Merovingi potevano alienare la loro libertà personale; e questo atto di legal suicidio, che frequentemente si praticava, vien espresso con termini i più vergognosi, ed umilianti per la dignità della natura umana[239]. L'esempio del povero che comprava la sua vita col sacrifizio di tutto ciò, che può render la vita stessa desiderabile, fu appoco appoco imitato dal debole, e dal devoto che, in tempi di pubbliche turbolenze, vilmente correva in folla a ripararsi sotto il baloardo d'un potente Capo, ed intorno alle reliquie d'un santo popolare. Si accettava la lor sommissione da questi temporali o spirituali padroni; ed il precipitoso atto irreparabilmente fissava la lor condizione, e quella dell'ultima loro posterità. Dal regno di Clodoveo, per cinque secoli successivi, le leggi, ed i costumi de' Galli furono uniformemente diretti a promuovere l'accrescimento, ed a confermar la durata della personal servitù. Il tempo, e la violenza quasi cancellarono i gradi intermedi della società; e lasciarono un oscuro, ed angusto intervallo fra il nobile e lo schiavo. Quest'arbitraria e recente divisione si è trasformata dall'orgoglio e dal pregiudizio in una distinzion -nazionale-, universalmente stabilita dalle armi e dalle leggi de' Merovingi. I Nobili, che vantavano la genuina o favolosa lor discendenza dagl'indipendenti, e vittoriosi Franchi, hanno sostenuto l'inalienabil diritto di conquista, e ne hanno abusato sopra un'avvilita folla di schiavi e plebei, a' quali attribuivano l'immaginaria disgrazia d'una estrazione Gallica o Romana. Lo stato generale e le rivoluzioni della Francia, nome imposto a quel regno da' conquistatori, può illustrarsi coll'esempio particolare d'una Provincia, di una diocesi e d'una Famiglia Senatoria. L'Alvergna in antico aveva conservato una giusta superiorità fra gli Stati, e le città indipendenti, della Gallia. I bravi e numerosi abitatori di essa mostravano un trofeo singolare, cioè la spada che Cesare stesso avea perduto quando fu rispinto dalle mura di Gergovia[240]. Risguardandosi essi come discendenti comuni di Troia, vantavano una fraterna connessione co' Romani[241]: e se ogni Provincia avesse imitato il coraggio e la fedeltà dell'Alvergna, si sarebbe potuto impedire, o differir la caduta dell'Occidentale Impero. Mantennero costantemente la fedeltà, che avevano con ripugnanza giurata a' Visigoti; ma quando i loro più valorosi nobili restarono uccisi nella battaglia di Poitiers, accettarono senza resistenza un vittorioso e cattolico Sovrano. Si compì, e si possedè questa facile e pregevol conquista da Teodorico, figlio maggiore di Clodoveo: ma era separata da' suoi Stati d'Austrasia quella distante Provincia, per l'interposizione de' regni di Soissons, di Parigi e d'Orleans che dopo la morte del padre formarono l'eredità de' suoi tre fratelli. Childeberto, Re di Parigi, fu tentato dalla vicinanza e dalla beltà dell'Alvergna[242]. La campagna superiore, che s'innalza verso il mezzodì nelle montagne di Cevennes, presentava un ricco e vario prospetto di boschi e di pasture; i lati de' colli eran vestiti di viti; ed ogni eminenza era coronata da una villa o da un castello. Nell'Alvergna inferiore, il fiume Allier scorre per la bella e spaziosa pianura di Limagna; e l'inesausta fertilità del suolo somministrava, e tuttavia somministra, senz'alcuno intervallo di riposo, la costante ripetizione delle stesse raccolte[243]. Sulla falsa notizia, che il legittimo loro Sovrano fosse stato ucciso in Germania, si rese la città e diocesi d'Alvergna dal nipote di Sidonio Apollinare. Childeberto godè di questa clandestina vittoria; ed i sudditi liberi di Teodorico minacciarono d'abbandonare le sue bandiere, se si lasciava trasportare dal suo sdegno privato, mentre la nazione era impegnata nella guerra di Borgogna. Ma i Franchi d'Austrasia tosto cederono alla persuasiva eloquenza del loro Re. «Seguitemi,» disse Teodorico, «nell'Alvergna; io vi condurrò in una Provincia, dove potrete acquistare dell'oro, dell'argento, degli schiavi, del bestiame e de' mobili preziosi in quell'abbondanza, che potete desiderare. Io vi confermo la mia promessa: vi do in preda il Popolo e la sua ricchezza; e voi potrete a vostro piacere trasportar tutto nel vostro paese.» Mediante l'esecuzione di questa promessa, Teodorico perdè giustamente la fedeltà d'un Popolo ch'ei condannò alla distruzione. Le sue truppe, rinforzate da' più feroci Barbari della Germania[244], sparsero la desolazione sulla fruttifera faccia dell'Alvergna; e solo due Piazze, un forte castello, ed un santuario furon salvati o redenti dal licenzioso loro furore. La Fortezza di Meroliac[245] era posta sopra un'alta rupe, che s'innalzava cento piedi sulla superficie del piano; ed erano incluse dentro il ricinto delle sue fortificazioni, una gran conserva d'acqua fresca, ed alcune terre coltivabili. I Franchi risguardavano con invidia e disperazione quella insuperabil Fortezza: ma sorpresero una truppa di cinquanta soldati dispersi, e siccome erano oppressi dal numero de' loro schiavi, fissarono l'alternativa della vita ad un piccolo prezzo, o della morte per queste miserabili vittime, che i crudeli Barbari eran pronti a scannare, se la guarnigione ricusava di rendersi. Un altro distaccamento penetrò fino a Brivas o Brioude, dove gli abitanti si erano rifuggiti co' loro mobili di più valore nel Santuario di S. Giuliano. Le porte della Chiesa resisterono all'assalto; ma un audace soldato v'entrò per una finestra del Coro, ed aprì il passo a' suoi compagni. Si strapparono crudelmente dall'altare il Clero ed il Popolo, le spoglie sacre e le profane; e si fece la sacrilega divisione ad una piccola distanza dalla città di Brioude. Ma quest'atto d'empietà fu severamente punito dal devoto figlio di Clodoveo. Ei gastigò con la morte i delinquenti più atroci; rilasciò i segreti lor complici alla vendetta di S. Giuliano; liberò gli schiavi; restituì la preda; ed estese i diritti del santuario a cinque miglia in giro intorno al sepolcro del santo Martire[246]. Prima che l'armata d'Austrasia si ritirasse dall'Alvergna, Teodorico volle qualche sicurezza della futura fedeltà d'un Popolo, il giusto odio del quale non poteva frenarsi, che dal timore. Fu data in mano del Conquistatore una scelta truppa di nobili giovani, figli de' principali Senatori, come ostaggi della fede di Childeberto e de' suoi Nazionali. Al primo rumore di guerra o di cospirazione quest'innocenti giovani furono ridotti ad uno stato di servitù; ed uno di loro, chiamato Attalo[247], le avventure del quale sono più particolarmente riferite, custodiva i cavalli del suo padrone nella Diocesi di Treveri. Dopo una penosa ricerca, fu egli trovato in quell'indegna occupazione da quelli che aveva mandato il suo avo Gregorio, Vescovo di Langres; ma le lor offerte di riscatto vennero duramente rigettate dall'avarizia del Barbaro, che esigeva un'esorbitante somma di dieci libbre d'oro per la libertà del nobile suo schiavo. Si effettuò la sua liberazione, mediante l'arrischioso stratagemma di Leone, schiavo attenente alle cucine del Vescovo di Langres[248]. Un incognito agente facilmente l'introdusse nell'istessa Famiglia. Il Barbaro comprò Leone per il prezzo di dodici monete d'oro; ed ebbe piacere d'intendere, ch'egli s'era molto abilitato nel lusso d'una tavola Episcopale: «Domenica prossima,» disse il Franco, «inviterò i miei vicini e parenti. Impiega tutta la tua arte, e costringili a confessare, ch'essi non hanno mai veduto, nè gustato un pranzo simile neppure in casa del Re». Leone l'assicurò, che se egli avesse provveduto una sufficiente quantità di polli, sarebbero stati soddisfatti i suoi desiderj. Il padrone, che già aspirava al merito d'una elegante ospitalità, si prese come sua la lode che i voraci commensali concordemente diedero al suo cuoco; ed il destro Leone insensibilmente acquistò la confidenza, ed il maneggio della famiglia. Dopo aver pazientemente aspettato un intiero anno, ei disse cautamente ad Attalo il suo disegno, e l'esortò a prepararsi alla fuga nella seguente notte. Le intemperanti persone, convitate a cena, uscirono quella sera a mezza notte da tavola; ed il genero del Franco, che Leone servì al suo appartamento con una bevanda notturna, andava scherzando sulla facilità, con cui poteva esso tradire la sua fede. L'intrepido schiavo, dopo aver sostenuta questa pericolosa celia, entrò nella camera del suo padrone; ne tolse la lancia e lo scudo; trasse tacitamente i più veloci cavalli dalla stalla; aprì le pesanti porte, ed eccitò Attalo a salvare con pronta diligenza la propria vita e libertà. I loro timori gli mossero a lasciare i cavalli sulle rive della Mosa[249]; passarono il fiume a nuoto, andaron vagando tre giorni per la vicina foresta; e sussisterono solo per l'accidentale scoperta che fecero d'un susino salvatico. Mentre stavan nascosti in un oscuro bosco, udiron lo strepito de' cavalli; furono spaventati dal truce aspetto del loro padrone; e con orrore sentirono la sua dichiarazione, che se poteva prendere i rei fuggitivi, voleva tagliarne uno a pezzi con la sua spada, ed espor l'altro sopra un patibolo. Finalmente Attalo, ed il fedel suo Leone giunsero all'amica abitazione d'un Prete di Reims, che ristorò le loro mancanti forze con pane e vino, gli celò alle ricerche del loro nemico e gli condusse salvi, fuori de' confini dal Regno d'Austrasia, al palazzo episcopale di Langros. Gregorio abbracciò il suo nipote con lacrime di allegrezza; liberò con gratitudine Leone, e tutta la sua famiglia, dal giogo della servitù, e gli concesse la proprietà d'una possessione, dove potè finire i suoi giorni felicemente, ed in libertà. Questa singolare avventura notata con tante circostanze di verità e di natura fu raccontata forse da Attalo stesso al suo cugino o nipote, primo Istorico dei Franchi. Gregorio di Tours[250] era nato circa sessant'anni dopo la morte di Sidonio Apollinare: e la loro situazione fu quasi simile, mentre ciascheduno di essi fu nativo dell'Alvergna, Senatore e Vescovo. La differenza però dello stile e de' sentimenti loro può dimostrare la decadenza della Gallia, e far chiaramente conoscere quanto la mente umana in così breve spazio avea perduto d'energia e di acutezza[251]. Abbiamo adesso motivo di non curare le opposte fra loro, e forse artificiose rappresentazioni, che hanno mitigato, o esagerato l'oppressione de' Romani della Gallia sotto il regno de' Merovingi. I conquistatori non promulgarono mai alcun editto generale di servitù, o di confiscazione: ma un Popolo degenerato, che scusava la propria debolezza con gli speciosi nomi di gentilezza e di pace, era esposto alle armi ed alle leggi de' feroci Barbari, che insidiavano con disprezzo le possessioni, la libertà e la sicurezza di esso. Le lor personali ingiurie furon parziali ed irregolari, ma il corpo de' Romani sopravvisse alla rivoluzione, e continuò a conservare la qualità e i privilegi de' cittadini. Si preso una gran parte delle loro terre per uso de' Franchi: ma essi godevano il rimanente immune da' tributi[252]; e la stessa irresistibil violenza, che tolse di mezzo le arti e le manifatture della Gallia, distrusse l'elaborato e dispendioso sistema dell'Imperial dispotismo. I Provinciali dovevan frequentemente deplorare la rozza giurisprudenza delle Leggi Saliche o Ripuarie; ma la lor vita privata, negl'importanti affari del matrimonio, de' testamenti, o dell'eredità, era sempre regolata secondo il Codice Teodosiano: ed un Romano malcontento poteva liberamente aspirare o discendere al titolo e carattere di Barbaro. Gli onori dello Stato erano accessibili alla sua ambizione; l'educazione e l'indole de' Romani li rendeva più specialmente atti agli ufizi del Governo civile; e tostochè l'emulazione ebbe riacceso il loro militare ardore fu permesso a' medesimi di marciar nelle linee, o anche alla testa de' vittoriosi Germani. Io non mi proporrò d'enumerare i Generali ed i Magistrati, i nomi de' quali[253] attestano la generosa politica de' Merovingi. Il comando supremo della Borgogna, col titolo di Patrizio, fu successivamente affidato a tre Romani, e Mummolo[254], l'ultimo ed il più potente fra essi che alternativamente salvò e disturbò la Monarchia, era succeduto a suo padre nel posto di Conte d'Autun, e lasciò un tesoro di trenta talenti d'oro, e di dugentocinquanta d'argento. I feroci ed ignoranti Barbari furono esclusi per varie generazioni dalle dignità, ed anche dagli ordini della Chiesa[255]. Il Clero della Gallia era quasi tutto composto di nativi Provinciali; gli altieri Franchi si prostravano a' piedi de' loro sudditi ch'erano investiti del carattere episcopale; e la potenza e le ricchezze che si erano perdute in guerra, furono appoco appoco ricuperate per mezzo della superstizione[256]. In tutti gli affari temporali, il Codice Teodosiano era la Legge universale del Clero; ma la Giurisprudenza Barbara aveva abbondantemente provvisto alla loro personal sicurezza: un Suddiacono equivaleva a due Franchi; l'-Antrustione- ed il Prete si reputavano dell'istesso valore; e la vita d'un Vescovo era valutata molto al di sopra della misura comune, al prezzo di novecento monete d'oro[257]. I Romani comunicarono a' loro conquistatori l'uso della Religione Cristiana, e della lingua latina[258]: ma la lingua e la religione loro erano ugualmente degenerate dalla semplice purità del tempo d'Augusto e degli Apostoli. Il progresso della superstizione e del Barbarismo fu rapido ed universale: il culto de' Santi celava agli occhi volgari il Dio de' Cristiani; ed il rozzo dialetto de' contadini e de' soldati fu corrotto da un idioma e pronunzia Teutonica. Puro tal uso di sacra e di social comunione sradicò le distinzioni della nascita, e della vittoria; e le nazioni della Gallia a grado a grado, si confusero fra loro sotto il nome ed il governo de' Franchi. I Franchi, di poi che si furono mescolati co' Gallici loro sudditi, avrebbero potuto far loro il dono del più valutabile fra' beni umani, cioè uno spirito ed un sistema di libertà costituzionale. Sotto un Re ereditario, ma limitato, i capi o consiglieri avrebber potuto deliberare a Parigi nel palazzo de' Cesari: il vicino campo, dove gl'Imperatori passavano in rivista le mercenarie loro legioni, avrebbe potuto contenere la legislativa assemblea di uomini liberi e guerrieri; e quel rozzo modello, ch'erasi abbozzato ne' boschi della Germania[259], avrebbe potuto ripulirsi e perfezionarsi dalla sapienza civile de' Romani. Ma i trascurati Barbari, sicuri della lor personale indipendenza, sdegnarono la cura del Governo; furono tacitamente abolite le annue adunanze del mese di Marzo, e la nazione restò separata, e quasi disciolta dalla conquista della Gallia[260]. Si lasciò la Monarchia senz'alcuno regolare stabilimento di giustizia, di milizia, o di rendite. A' successori di Clodoveo mancò sufficiente fermezza per assumere, o forza per esercitare la potestà legislativa ed esecutrice, che il Popolo avea abbandonato: la dignità reale non si distingueva, che mediante un più ampio privilegio di rapina e d'uccisione; e l'amor della libertà, sì spesso invigorito e disonorato dall'ambizione privata, si ridusse fra' licenziosi Franchi al disprezzo dell'ordine, ed al desiderio dell'impunità. Settantacinque anni dopo la morte di Clodoveo, il suo nipote Gontranno, Re di Borgogna mandò un esercito ad invadere gli Stati gotici della Settimania, o Linguadoca. Le truppe della Borgogna, del Berry, della Alvergna, e de' territori addiacenti, furono eccitate dalla speranza della preda: esse marciarono senza disciplina sotto le bandiere de' Conti Germani, o Gallici: i loro attacchi furono deboli, e senza successo; ma vennero desolate con indistinto furore le Province amiche e nemiche. Si abbruciarono i campi di grano, i villaggi, e le stesse chiese; gli abitanti furon uccisi, o fatti schiavi; e nella disordinata ritirata, che fecero quegl'inumani selvaggi, cinquemila di essi restaron distrutti dalla fame, o dalle intestine discordie. Quando il pio Gontranno rimproverò a' loro condottieri tal colpa, o trascuratezza, e minacciò di sottoporli non ad una giudicial sentenza, ma ad una pronta ed arbitraria esecuzione, essi accusarono l'universale ed incurabile corruzione del Popolo: «Nessuno (dissero) ormai più teme, o rispetta il proprio Re, Duca o Conte. Ognuno ama di far male, e liberamente seconda le ree sue inclinazioni. La più blanda correzione eccita immediatamente un tumulto; e l'incauto Magistrato che ardisce di censurare, o di frenare i sediziosi suoi sottoposti, rade volte può salvar la vita dalla loro vendetta».[261] È stato riservato alla medesima nazione di esporre, con gl'intemperanti suoi vizi, il più odioso abuso della libertà, o di riparar le proprie mancanze con lo spirito d'onore e d'umanità, che ora solleva e decora la loro obbedienza ad un assoluto Sovrano. I Visigoti avean ceduto a Clodoveo la massima parte de' loro Stati della Gallia, ma la perdita, ch'essi fecero, fu ampiamente compensata dalla facil conquista, e dal sicuro godimento delle Province della Spagna. Dalla monarchia de' Goti, che tosto occupò il regno svevico della Gallicia, i moderni Spagnuoli traggono tuttavia qualche nazional vanità: ma un Istorico del romano Impero non è invitato, nè obbligato a proseguire le oscure e sterili serie de' loro annali[262]. I Goti di Spagna restarono separati dagli altri uomini per causa delle alte cime de monti Pirenei: ed i loro costumi ed istituti, in quanto eran comuni alle tribù Germaniche, si sono già esposti. Ho anticipato nel capitolo procedente i più importanti degli ecclesiastici, loro eventi, cioè la caduta dell'Arrianesmo, o la persecuzione degli Ebrei: e non rimane, che ad osservare alcune interessanti circostanze, relative alla civile ed ecclesiastica costituzione del Regno di Spagna. I Franchi ed i Visigoti, dopo la lor conversione dall'idolatria, o dall'eresia, eran disposti ad abbracciare con ugual sommissione gl'intrinseci mali, e gli accidentali vantaggi della superstizione. Ma i Prelati della Francia, molto tempo prima che s'estinguesse la stirpe Merovingica, avean degenerato in Barbari combattenti o cacciatori. Essi sdegnarono l'uso de' sinodi; obbliarono le leggi della temperanza e della castità; e preferirono di appagare l'ambizione ed il lusso privato, al generale interesse della professione sacerdotale[263]. I Vescovi di Spagna rispettavan se stessi; ed erano rispettati dal pubblico; l'indissolubile unione loro ne cuopriva i vizi, e ne confermava l'autorità, e la regolar disciplina della Chiesa introdusse la pace, l'ordine, e la stabilità nel governo dello Stato. Dal Regno di Recaredo, primo Re Cattolico, fino a quello di Vitizia, immediato predecessore dello sfortunato Rodrigo, furono successivamente convocati sedici Concili nazionali. I sei Metropolitani di Toledo, di Siviglia, di Merida, di Braga, di Tarragona e di Narbona presedevano secondo la rispettiva loro anzianità; l'assemblea era composta de' Vescovi lor suffraganei, che vi comparivano in persona, o per mezzo de' loro procuratori, ed assegnavasi un luogo anche a più santi, o ricchi Abbati spagnuoli. Per i primi tre giorni della adunanza, finattantochè si agitavano le questioni ecclesiastiche di dottrina, o di disciplina, i profani laici erano esclusi dalle lor dispute, che si dicevano per altro con decente solennità. Ma la mattina del quarto giorno, si aprivan le porte per far entrare, i grandi Ufiziali del Palazzo, i Duchi, e Conti delle Province, i Giudici delle città, ed i nobili Goti: ed i decreti del Cielo venivan ratificati dal consenso del Popolo. Le stesse regole s'osservavano rispetto alle assemblee provinciali, o a' sinodi annuali, che avevano la facoltà d'ascoltar le querele, e di reprimer gli abusi; ed un legittimo Governo veniva sostenuto dalla predominante autorità del Clero spagnuolo. I Vescovi, che in ogni rivoluzione eran disposti ad adulare il vittorioso e ad insultare il vinto, procuravano con diligenza e buon successo d'accender le fiamme della persecuzione, e d'esaltar la mitra sopra la corona. Pure i Concili nazionali di Toledo, ne' quali era temperato e guidato lo spirito libero de' Barbari dalla politica episcopale, hanno stabilito delle prudenti leggi per vantaggio comune sì del Re, che del Popolo. Alla vacanza del trono si provvedeva mediante l'elezione dei Vescovi e de' Palatini; e dopo che mancò la linea di Alarico, la dignità reale fu sempre ristretta al puro e nobil sangue de' Goti. I Chierici che ungevano il legittimo loro Sovrano, sempre raccomandavano, ed alle volte praticavano, il dovere della fedeltà: e si denunziavano le spirituali censure contro quegli empi sudditi, che avessero resistito alla sua autorità, cospirato contro la sua vita, o violato per un'indecente unione, la castità fino della vedova di esso. Ma il Monarca medesimo, quando saliva sul trono, si vincolava con un reciproco giuramento che faceva a Dio ed al suo Popolo, d'eseguir fedelmente l'importante suo ufizio. Le vere o immaginarie mancanze della sua amministrazione eran sottoposte all'esame d'una potente aristocrazia; ed i Vescovi e Palatini eran difesi da un fondamental privilegio, in forza di cui non potevano esser degradati, carcerati, torturati, nè puniti di morte, d'esilio, nè di confiscazione, che per il libero e pubblico giudizio de' loro Pari[264]. Uno di questi Concili legislativi di Toledo esaminò e ratificò il codice di Leggi, che si erano fatte da una serie di Re Goti, dal fiero Eurico fino al devoto Egica. Finattantochè i Visigoti medesimi furono contenti de' rozzi costumi de' loro maggiori, permisero ai loro sudditi dell'Aquitania, e della Spagna l'uso delle leggi Romane. La successiva loro coltura nelle arti, nella politica e finalmente nella religione, li trasse ad imitare, ed a toglier di mezzo gl'instituti stranieri, ed a comporre un Codice di Giurisprudenza civile e criminale, per uso d'un Popolo grande ed unito insieme. Si comunicarono le stesse obbligazioni, e gli stessi privilegi alle nazioni della Monarchia di Spagna: ed i conquistatori, appoco appoco rinunziando all'idioma Teutonico, si sottomisero al freno dell'equità, ed esaltarono i Romani alla partecipazione della libertà. Si accrebbe il merito di quella imparziale politica dalla situazion della Spagna sotto il regno de' Visigoti. V'era una gran separazione fra' Provinciali, e gli Arriani loro Signori per l'irreconciliabile differenza della religione: e dopo che la conversione di Recaredo ebbe tolto i pregiudizi de' Cattolici, le coste, sì dell'Oceano che del Mediterraneo, erano tuttavia in potere degl'Imperatori Orientali, che segretamente incitavano un Popolo malcontento a scuotere il giogo dei Barbari, ed a sostenere il nome e la dignità di Cittadini Romani. La fedeltà, in vero, di sudditi dubbiosi è molto efficacemente assicurata dalla propria persuasione d'arrischiare nella rivolta più di quel che essi possan ottenere da una rivoluzione; ma sembra, così naturale d'opprimere quelli che odiamo e temiamo, che un sistema contrario merita bene la lode di saviezza e moderazione[265]. Mentre si stabilivano i Regni de' Franchi e de' Visigoti nella Gallia e nella Spagna, i Sassoni fecero la conquista della Brettagna, che formava la terza gran diocesi della Prefettura dell'Occidente. Poichè la Brettagna era già separata dal Romano Impero, io potrei, senza taccia, evitare un'istoria, famigliare a' più ignoranti, ed oscura per i più dotti de' miei lettori. I Sassoni, ch'erano eccellenti nell'uso del remo e delle armi, non sapevano l'arte, che sola poteva perpetuare la fama delle loro imprese: i Provinciali, ricaduti nel Barbarismo, trascurarono di descrivere la rovina della lor patria; e la dubbiosa tradizione di tali fatti era quasi estinta, prima che i missionari di Roma vi facesser risorgere la luce della scienza e del Cristianesimo. Le declamazioni di Gilda, i frammenti o le favole di Lennio, gli oscuri cenni delle Leggi Sassone e delle croniche, e l'ecclesiastiche Novelle del venerabile Beda[266] sono state illustrate dalla diligenza ed alle volte abbellite dalla fantasia de' successivi scrittori, le opere de' quali non ambisco di censurare, nè di trascrivere[267]. Pure un Istorico dell'Impero può esser tentato a proseguire le rivoluzioni d'una Provincia romana, finattantochè non la perda di vista; ed un Inglese può esser curioso d'investigare lo stabilimento de' Barbari, da' quali trae il suo nome, le sue leggi, e forse la sua origine. [A. 449] Circa quarant'anni dopo lo scioglimento del governo Romano, sembra che Vortigerno avesse ottenuto il supremo, quantunque precario, comando de' Principi, e delle città della Brettagna. Quest'infelice Monarca è stato quasi da tutti condannato per la debole ed erronea politica d'avere invitato[268] un formidabile straniero a rispingere le moleste incursioni d'un nemico domestico. Si mandano, da' più gravi Storici, i suoi ambasciatori alla costa della Germania; indirizzano questi una patetica orazione alla Generale Assemblea dei Sassoni, e quei bellicosi Barbari risolvono d'assistere con una flotta ed armata i supplicanti d'una lontana ed incognita Isola. Se la Brettagna, in vero, fosse stata incognita a' Sassoni, la misura delle sue calamità sarebbe stata meno ripiena. Ma la forza del Governo Romano non poteva sempre guardare la Provincia marittima contro i pirati della Germania: gli Stati indipendenti e divisi erano esposti a' loro attacchi; ed i Sassoni si saranno alle volte uniti con gli Scoti ed i Pitti in una espressa o tacita colleganza di distruzione e di rapina. Vortigerno poteva solo bilanciare i vari pericoli, che assalivano da ogni parte il suo trono ed il suo Popolo; e la sua politica può meritar lode o scusa, se preferì l'alleanza di que' Barbari, la forza marittima de' quali gli rendeva i più pericolosi nemici, ed i confederati i più vantaggiosi. Engisto ed Orsa, trovandosi lungo la costa orientale con tre navi, furono indotti dalla promessa d'un ampio stipendio a prender la difesa della Brettagna; e l'intrepido loro valore tosto liberò il paese dagl'invasori Caledonj. S'assegnò per abitazione di questi Germani ausiliari l'isola di Tanet, sicuro e fertil distretto, e secondo il trattato furono abbondantemente forniti di abiti e di provvisioni. Questo favorevole accoglimento incoraggì cinquemila guerrieri ad imbarcarsi con le loro famiglie su diciassette vascelli e la principiante potenza d'Engisto fu invigorita da questo notabile ed opportuno rinforzo. L'astuto Barbaro suggerì a Vortigerno lo specioso vantaggio di stabilire nelle vicinanze de' Pitti una colonia di fedeli alleati; onde una terza flotta di quaranta navi, sotto il comando del suo figlio o nipote, venne dalla Germania, devastò le Orcadi e sbarcò un altro esercito sulla costa della Provincia di Nortumberland, o di Lothian all'estremità opposta della terra loro destinata. Erano facili a prevedersi gl'imminenti mali; ma era divenuto impossibile d'impedirli. Le due nazioni tosto si divisero e s'irritarono l'una contro dell'altra per le mutue gelosie. I Sassoni magnificavano tutto ciò, che avevan fatto e sofferto per causa d'un ingrato Popolo; mentre i Brettoni rinfacciavano loro gli abbondanti premj, che non potevan soddisfar l'avarizia di que' superbi mercenari. Il timore e l'odio, s'infiammarono a segno da divenire una irreconciliabil contesa. I Sassoni presero le armi; e se a tradimento, nel tempo della sicurezza d'una festa, fecero, come si dice, un'orribile strage, distrussero la reciproca fiducia che sostiene il commercio nella pace, e nella guerra[269]. [A. 355-582] Engisto, che arditamente aspirava alla conquista della Brettagna, esortò i suoi compatriotti ad abbracciar quella gloriosa occasione; dipinse loro con vivaci colori la fertilità del suolo, la ricchezza della città, l'indole pusillanime de' nativi abitatori e la comoda situazione d'una solitaria e spaziosa isola, accessibile da ogni parte alle flotte de' Sassoni. Le successive colonie, che nel corso d'un secolo uscirono dalle bocche dell'Elba, del Weser e del Reno, furono principalmente composte di tre valorose tribù, o nazioni Germaniche, cioè de' -Juti-, degli -antichi Sassoni- e degli -Angli-. I primi, che combattevano sotto la special bandiera d'Engisto, ebbero il merito di aprire a' loro nazionali il sentiero della gloria, e d'erigere in Kent il primo regno indipendente. La fama di tal impresa fu attribuita a' primitivi Sassoni, e si descrivon le comuni leggi ed il linguaggio de' conquistatori col nome nazionale d'un Popolo, che al termine di quattrocento anni produsse i primi Re della Brettagna meridionale. Gli Angli si distinsero pel numero, e per la felicità loro; e s'arrogaron l'onore di dare un perpetuo nome a quella regione, di cui occuparon la maggior parte. I Barbari, che seguirono le speranze della rapina, sì per terra che per mare, si mescolarono insensibilmente con questa triplice confederazione; i -Frisi-, ch'erano stati dalla lor vicinanza invitati a' lidi Britannici, poterono bilanciare, per breve tempo, la forza e la riputazione de' nativi Sassoni: i -Dani-, i -Prussi- ed i -Rugi- sono appena nominati; ed alcuni avventurieri -Unni-, ch'eran andati vagando fino al Baltico, poterono imbarcarsi a bordo di navi germaniche per andare alla conquista d'un nuovo Mondo[270]. Ma questa difficile impresa non fu preparata nè eseguita dall'unione di tali forze nazionali. Ogni audace Capitano, secondo la propria fama o le sue sostanze, adunava una quantità di seguaci; equipaggiava una flotta di tre navi, ugualmente che di sessanta; sceglieva il luogo dell'attacco; e regolava le successive sue operazioni, secondo gli eventi della guerra, e le circostanze del suo privato interesse. Nell'invasione della Brettagna, molti eroi restarono vincitori, e molti perirono; ma solo sotto vittoriosi Capitani assunsero, o almeno conservarono il titolo di Re. I Conquistatori fondarono sette indipendenti troni, o l'Eptarchia sassonica; e sette famiglie, una delle quali si è continuata per successione femminile fino al presente nostro Sovrano, trassero l'uguale, e sacra loro origine da Woden, Dio della guerra. Si è preteso, che questa repubblica di Regi fosse moderata da un Concilio generale, e da un Magistrato supremo. Ma tale artificial sistema di politica ripugna col torbido e rozzo spirito de' Sassoni: le loro leggi non ne parlano; ed i loro imperfetti annali non somministrarono, che un oscuro e sanguinoso prospetto d'intestina discordia[271]. Un Monaco, il quale nella profonda ignoranza della vita umana ha voluto far l'ufizio d'Istorico, sfigura stranamente lo stato della Brettagna, al tempo della sua separazione dall'Impero Occidentale. Gilda[272] descrive con florido stile gli accrescimenti dell'agricoltura, il commercio straniero, che ad ogni marea si faceva per mezzo del Tamigi o della Saverna, la stabile e sublime costruzione de' pubblici e privati edifizi: egli accusa il lusso colpevole del Popolo britannico; d'un Popolo, secondo il medesimo scrittore, ignorante delle arti più semplici, ed incapace, senza l'aiuto dei Romani, di far delle mura di pietra, o delle armi di ferro per la difesa della propria patria[273]. Sotto il lungo dominio degl'Imperatori, la Brettagna insensibilmente avea preso l'elegante e servile forma d'una Provincia romana, la cui salute era affidata ad una potenza straniera. I sudditi d'Onorio rimirarono la nuova lor libertà con sorpresa e terrore; mancavano essi d'ogni civile, o militare costituzione; e gl'incerti loro regolatori erano privi o d'abilità, o di coraggio o d'autorità per dirigere la pubblica forza contra il comun nemico. L'introduzione de' Sassoni dimostrò l'interna lor debolezza, e degradò il carattere sì del Principe, che del Popolo. La costernazione loro magnificò il pericolo; la mancanza d'unione diminuì i loro mezzi di difesa; ed il furore delle fazioni civili era più sollecito d'accusare, che di rimediare a' mali, che s'attribuivano alla cattiva condotta degli avversari. Pure i Brettoni non erano, nè potevano essere ignoranti della manifattura, o dell'uso delle armi: i successivi e disordinati attacchi de' Sassoni, gli fecero tornare in se stessi dalla prima loro sorpresa, ed i prosperi o contrari eventi della guerra aggiunsero la disciplina e l'esperienza al nativo loro valore. Mentre il continente dell'Europa e dell'Affrica cadeva senza resistenza in mano de' Barbari, l'Isola britannica, sola e senz'aiuto, mantenne una lunga e vigorosa, quantunque inutil contesa contro i formidabili Pirati, che quasi nel medesimo istante ne assalirono le coste Settentrionali, Orientali e Meridionali. Le città, ch'erano state abilmente fortificate, si difendevano con fermezza; gli abitanti accrebbero diligentemente i vantaggi del terreno, de' colli, delle foreste e delle paludi; la conquista d'ogni distretto compravasi a prezzo di sangue; e vengono fortemente attestate le disfatte de' Sassoni dal discreto silenzio del loro Annalista. Engisto sperava forse di condurre a fine la conquista della Brettagna; ma la sua ambizione, in un attivo regno di trentacinque anni, si limitò al possesso di Kent: e la numerosa colonia, ch'ei piantò nel Nord, fu estirpata dalla spada de' Brettoni. Si fondò la Monarchia de' Sassoni occidentali a gran fatica da' continui sforzi di tre marziali generazioni. La vita di Cerdic, uno de' più prodi fra' figli di Woden, si consumò nella conquista di Hampshire, e dell'isola di Wight; e la perdita che soffrì nella battaglia di Monte Badon lo ridusse ad uno stato d'ignobil riposo. Kenric, suo valoroso figlio, s'avanzò nel Wiltshire; assediò Salisbury, che in quel tempo era sopra una dominante eminenza, e disfece un'armata, che veniva in soccorso della città. Nella successiva battaglia di Marlborough[274], i Britanni suoi nemici mostrarono la loro scienza militare. Le loro truppe eran disposte in tre linee; ogni linea conteneva tre corpi distinti; e la cavalleria, gli arcieri, e gli alabardieri eran distribuiti secondo i principj della tattica romana. I Sassoni attaccarono una grave colonna, arditamente affrontarono con le corte loro spade le lunghe lance de' Brettoni, e mantennero un'ugual battaglia fino all'avvicinarsi della notte. Due vittorie decisive, la morte di tre Re Brettoni, e la espugnazione di Cirencester, di Bath, e di Glocester stabiliron la fama e la potenza di Celaulino nipote di Cerdic, che portò le sue armi vittoriose fino alle rive della Saverna. Dopo una guerra di cento anni, gl'indipendenti Brettoni, occupavano sempre tutta l'estensione della costa occidentale, dalla muraglia d'Antonino fino all'ultimo promontorio di Cornovaglia; e le città principali del paese interno tuttavia resistevano alle armi de' Barbari. L'opposizione divenne più languida, a misura che il numero e l'ardire degli assalitori andava continuamente crescendo. Guadagnandosi la strada con lenti e penosi sforzi, i Sassoni, gli Angli ed i vari loro confederati s'avanzarono dal Settentrione, dall'Oriente, e dal Mezzodì, finattantochè le vittoriose lor bandiere non s'incontrarono nel centro dell'isola. Di là dalla Savorna, i Brettoni tuttavia sostennero la nazionale lor libertà, che sopravvisse all'Eptarchia, ed anche alla Monarchia de' Sassoni. I più valenti guerrieri, che preferiron l'esilio alla schiavitù, trovarono un rifugio sicuro nelle montagne di Galles: la ripugnante sottomissione di Cornovaglia fu differita per qualche secolo[275]; ed un corpo di fuggitivi si formò uno stabilimento nella Gallia, o per il proprio valore, o per la liberalità de' Re Merovingi[276]. L'angolo occidentale dell'Armorica prese i nuovi nomi di -Cornovaglia-, e di -Brettagna minore-; e le terre vacanti degli -Osismi- furon'occupate da un Popolo straniero, che sotto la condotta de' propri Conti e Vescovi conservò le leggi ed il linguaggio de' suoi maggiori. I Brettoni dell'Armorica negarono, a deboli discendenti di Clodoveo e di Carlo Magno il solito tributo, soggiogarono le vicine diocesi di Vannes, di Rennes, e di Nantes, e formarono un potente, quantunque soggetto, Stato, che poi si è riunito alla corona di Francia[277]. In un secolo di perpetua, o almeno d'implacabile guerra si dovè esercitar molto coraggio, e qualche abilità nella difesa della Brettagna. Pure non ci dee molto dispiacere, se la memoria de' suoi campioni è quasi sepolta nell'oblivione; poichè ogni secolo, per quanto sia privo di scienza o di virtù, abbonda sufficientemente di azioni sanguinose, e di gloria militare. Fu eretta sul margine del lido del mare la tomba di Vertimero, figlio di Vertigerno, come un termine formidabile per li Sassoni, ch'egli avea vinto tre volte ne' campi di Kent. Ambrogio Aureliano era disceso da una famiglia nobile di Romani[278]; la sua modestia ne uguagliava il valore, ed il suo valore, fino all'ultima di lui fatale azione[279], fu coronato di splendidi successi. Ma ogni altro Britannico nome vien ecclissato dall'illustre nome d'Arturo[280], Principe ereditario de' Siluri nella parte meridionale di Galles, e Re o Generale elettivo della nazione. Secondo la narrazione più ragionevole, egli disfece in dodici successive battaglie gli Angli del settentrione, ed i Sassoni dell'occidente; ma la cadente età dell'Eroe fu amareggiata dall'ingratitudine popolare, e da disgrazie domestiche. Gli avvenimenti della sua vita son meno importanti che le rivoluzioni singolari della fama di esso. Per il corso di cinquecento anni la tradizione delle sue imprese si conservò, e s'abbellì rozzamente dagli oscuri Bardi di Galles, e dell'Armorica, i quali eran odiosi a' Sassoni, ed ignoti al restante degli uomini. L'orgoglio e la curiosità de' conquistatori Normanni fece investigar loro l'istoria antica della Brettagna: ammisero con appassionata credulità la novella d'Arturo, e caldamente applaudirono al merito d'un Principe, che avea trionfato de' Sassoni, comuni loro nemici. Il suo romanzo, trascritto in latino da Jeffrey di Monmouth, e quindi tradotto nell'idioma, che s'usava in quei tempi, fu arricchito coi varj, quantunque incoerenti, ornamenti, ch'erano famigliari all'esperienza, alla dottrina, o alla fantasia del duodecimo secolo. Facilmente si modellò sulla favola dell'Eneide il progresso d'una colonia Frigia dal Tevere al Tamigi: ed i reali antenati d'Arturo trassero l'origine loro da Troia, e pretesero d'aver parentela co' Cesari. Furon decorati i suoi trofei con Province soggiogate, e con titoli Imperiali, e le Daniche sue vittorie vendicarono le recenti ingiurie della sua patria. La galanteria e superstizione dell'Eroe Britannico, le sue feste e torneamenti, e la memorabile istituzioni de' suoi Cavalieri della -Tavola rotonda- fedelmente si copiarono dai costumi allora dominanti della cavalleria; e le favolose imprese del figlio d'Uter sembrano meno incredibili per le avventure, che si fecero dall'intraprendente valor de' Normanni. I pellegrinaggi, e le guerre sante introdussero in Europa gli speciosi prodigi della magia Arabica. Le fate, ed i giganti, i dragoni volanti, ed i palazzi incantati si mescolarono con le finzioni più semplici dell'occidente: ed il destino della Brettagna si faceva dipender dalle arti, o dalle predizioni di Merlino. Ogni nazione abbracciò, ed abbellì il popolar romanzo d'Arturo, ed i Cavalieri della Tavola rotonda; si celebrarono i loro nomi nella Grecia ed in Italia; e le voluminose Novelle di Ser Lancelloto, e di Ser Tristramo furono ardentemente studiate da' Principi e da' Nobili, che non curavano i veri eroi ed istorici dell'antichità. Finalmente si riaccese il lume della scienza e della ragione, si ruppe l'incantesimo, quella fabbrica immaginaria andò in fumo; e per una naturale, quantunque ingiusta mutazione della pubblica opinione, la severità del presente secolo è disposta a mettere in dubbio fino -l'esistenza- d'Arturo[281]. Allorchè la resistenza non può allontanar le miserie della conquista, le deve accrescere: nè la conquista comparve mai più terribile e distruttiva, che nelle mani de' Sassoni, che odiavano il valore de' nemici, non curavano la fede de' trattati, e violavano senza rimorso gli oggetti più sacri del Culto Cristiano. Potevano quasi in ogni distretto, segnarsi i campi di battaglia per mezzo di monumenti di ossa; i frammenti delle torri abbattute eran macchiati di sangue; tutti quanti i Brettoni, senza distinzione di età o di sesso, restaron uccisi[282] sotto le rovine d'Anderida[283]; e tali calamità frequentemente si ripeterono al tempo dell'Eptarchia Sassone. Le arti e la religione, le leggi, la lingua, che i Romani avevano con tanta cura piantato nella Brettagna, s'estirparono da' Barbari loro successori. Dopo la distruzione delle Chiese principali, i Vescovi che avevano evitato la corona del martirio, si ritirarono con le sante reliquie nel territorio di Galles e dell'Armorica; i residui de' loro greggi restaron privi d'ogni cibo spirituale; si abolì la pratica, e fino la rimembranza del Cristianesimo; ed il clero Britannico potè in qualche modo consolarsi per la dannazione degl'idolatri stranieri. I Re di Francia mantennero i privilegi de' Romani lor sudditi; ma i feroci Sassoni calpestarono le leggi di Roma, e degli Imperatori. Si soppressero affatto le formalità della civile e criminale Giurisdizione, i titoli onorifici, gli ufizi, ed i gradi della società, e fino i domestici diritti del matrimonio, del testamento e dell'eredità; e l'indistinta folla di schiavi, nobili e plebei, veniva governata da' costumi tradizionali, che si erano rozzamente formati appresso i pastori e pirati della Germania. Nella generale desolazione si perde il linguaggio delle scienze, degli affari e della conversazione, che vi s'era introdotto da' Romani. I Germani presero forse un sufficiente numero di parole Latine, o Celtiche, per esprimere i nuovi loro bisogni e pensieri[284]; ma quegl'ignoranti Pagani conservarono, e stabilirono l'uso del loro nazionale dialetto[285]. Quasi ogni nome, cospicuo nella Chiesa, o nello Stato, dimostra la sua origine Teutonica[286]; e la geografia d'-Inghilterra- fu generalmente ripiena di caratteri, e denominazioni straniere. Non si troverà facilmente l'esempio d'una rivoluzione sì rapida e perfetta; ma essa ecciterà un probabil sospetto, che le arti di Roma avesser gettato radici meno profonde nella Brettagna, che nella Gallia, o nella Spagna; e che la nativa rozzezza del paese e de' suoi abitanti fosse coperta solo da una sottil vernice di costumi Italiani. Tale strana alterazione ha persuaso gl'Istorici, ed anche i Filosofi, che i Provinciali della Brettagna fossero affatto esterminati; e che la terra vacante fosse di nuovo popolata da un perpetuo concorso, e rapido accrescimento di Colonie germaniche. -Si dice-, che trecentomila Sassoni obbedissero alle chiamate d'Engisto[287]: al tempo di Beda l'intiera emigrazione degli Angli si chiariva dalla solitudine del nativo loro paese[288]; e l'esperienza ci ha dimostrato, quanto è grande la libera propagazione della specie umana, quando si trova in un fecondo deserto, dove non son limitati i suoi passi, ed è abbondante la sufficienza. I Regni Sassoni avevan l'aspetto d'una recente scoperta e cultura: le città de' medesimi erano piccole, i villaggi distanti l'uno dall'altro, l'agricoltura era languida ed imperfetta; quattro pecore equivalevano ad un acro della terra migliore[289]; un ampio spazio di boschi, e di paludi era lasciato in abbandono alla natura; ed il moderno Vescovato di Durham, cioè tutto il territorio dal Tyne al Tees, era tornato al suo primitivo stato di selvaggia e solitaria foresta[290]. Si sarebbe potuto supplire ad una tanto imperfetta popolazione, dopo alcune generazioni, dalle colonie Inglesi; ma nè la ragione, nè i fatti posson giustificare l'improbabil supposizione, che i Sassoni della Brettagna rimanessero soli nel deserto, ch'essi avevano soggiogato. Dopo che i sanguinari Barbari ebbero assicurato il proprio dominio, e soddisfatta la lor vendetta, era loro interesse di conservare gli abitanti, ugualmente che il bestiame della non resistente campagna. In ogni successiva rivoluzione il paziente gregge diviene patrimonio dei suoi nuovi padroni; ed il salutevole patto del cibo e del lavoro viene tacitamente confermato dalle loro vicendevoli necessità. Wilfrido, Apostolo di Sussex[291], ricevè dal regio suo proselito in dono la penisola di Selsey, vicina a Chichester, con le persone e le cose de' suoi abitatori, che in quel tempo ascendevano ad ottantasette famiglie. Esso gli liberò con un solo atto dalla servitù spirituale e temporale; e dugentocinquanta schiavi di ambedue i sessi furono battezzati dall'indulgente loro Signore. Il regno di Sussex, che s'estendeva dal mare al Tamigi, conteneva settemila famiglie; mille dugento se ne attribuivano all'isola di Wight; e se moltiplichiamo questo incerto computo, sembra probabile, che l'Inghilterra fosse coltivata da un milione di servi, o -villani-, ch'erano attaccati alle terre degli arbitrari loro padroni. I bisognosi Barbari, spesso eran tentati di vendere i loro figli, o se medesimi in perpetua, ed anche straniera schiavitù[292]; pure le speciali esenzioni, che si accordavano agli schiavi -nazionali-[293], sufficientemente dimostrano, ch'essi eran di numero molto minore, che gli stranieri, che avevan perduto la libertà, o mutato padroni per gli accidenti della guerra. Quando il tempo e la religione ebbero mitigato il fiero spirito degli Anglo-Sassoni, le leggi favorirono il frequente uso della manomissione; ed i sudditi d'origine di Galles, o Cambria assunsero la rispettabile condizione di uomini liberi inferiori, possederono terre, ed acquistarono i diritti della civil società[294]. Tal cortese trattamento potè assicurare la fedeltà d'un feroce Popolo, che era stato di fresco vinto su' confini di Galles, e di Cornovaglia. Il saggio Ina, Legislatore di Wessex, riunì le due nazioni co' vincoli della domestica alleanza; e nella Corte d'un Monarca Sassone poterono distinguersi onorevolmente quattro Signori Britanni di Somersetshire[295]. Sembra che gl'indipendenti Brettoni ricadessero nello lo stato d'original barbarie, da cui si erano imperfettamente liberati. Separati per la forza de' loro nemici dal resto dell'uman Genere, tosto divennero un oggetto di scandalo, e d'aborrimento al Mondo cattolico[296]. Si professava tuttavia il Cristianesimo nelle montagne di Galles; ma que' rozzi Scismatici, rispetto alla -forma- della tonsura clericale, ed al -giorno- della celebrazion della Pasqua, ostinatamente resistevano agli imperiosi mandati de Pontefici Romani. Si abolì appoco appoco presso di loro l'uso della lingua Latina, ed i Brettoni restaron privi delle arti, e della dottrina, che l'Italia comunicava a' Sassoni suoi proseliti. Nel paese di Galles, e nell'Armorica si mantenne, e si propagò la lingua Celtica, primitivo idioma dell'occidente; ed i -Bardi-, ch'erano stati i compagni de' Druidi, erano tuttavia protetti, nel secolo decimosesto, dalle leggi di Elisabetta. Il loro Capo, ch'era un rispettabile uficiale delle Corti di Pengwern, o Aberfraw, o Caermathaen, accompagnava i Servi del Re alla guerra: la Monarchia de' Britanni, ch'ei celebrava col canto, alla testa della battaglia, eccitava il loro coraggio, e giustificava le loro prede; ed il cantore aveva per suo legittimo premio la più bella vitella della spoglie. I ministri, subordinati al medesimo, ch'erano i maestri, e gli scolari della musica sì vocale che istrumentale, visitavano ne' respettivi loro distretti le case del Re, dei Nobili e de' Plebei, e la pubblica povertà, quasi esausta dal Clero, era oppressa dalle importune domande de' Bardi. Si fissava il grado ed il merito loro per mezzo di solenni esperimenti, e la forte credenza d'una ispirazione soprannaturale esaltava la fantasia del poeta, e della sua udienza[297]. Gli ultimi nascondigli della libertà Celtica, vale a dire i territori più remoti della Gallia e della Brettagna, eran meno adattati alla coltivazione, che alla pastura: la ricchezza de' Brettoni consisteva ne' loro greggi ed armenti; il latte e la carne erano l'ordinario lor cibo; ed il pane talvolta era stimato, o rigettato, come un lusso straniero. La libertà avea popolato le montagne di Galles e le paludi dell'Armorica; ma la popolazione loro si è maliziosamente attribuita alla libera pratica della poligamia; ed è stato supposto, che le case di questi licenziosi Barbari contenessero dieci mogli, e forse cinquanta figli[298]. Essi erano d'indole impetuosa, e collerica, audaci nelle azioni e nelle parole[299]; e siccome ignoravano le arti della pace, soddisfacevano a vicenda le loro passioni nelle guerre straniere e domestiche. La cavalleria dell'Armorica, i lancieri di Gwent, e gli arcieri di Merioneth erano ugualmente formidabili; ma la lor povertà rade volte poteva provvedergli di scudi o di elmi: e l'incomodo peso di questi avrebbe ritardato la velocità e l'agilità delle subitanee loro operazioni. La curiosità d'un Imperator Greco fece delle ricerche ad uno de' più grandi fra' Monarchi Inglesi intorno allo stato della Brettagna; ed Enrico II potè asserire, per la propria personal esperienza, che la provincia di Galles era abitata da una razza di guerrieri nudi, che affrontavan senza timore le armi difensive de' loro nemici[300]. Per la rivoluzione della Brettagna si ristrinsero i limiti della scienza, ugualmente che quelli dell'Impero. L'oscura nuvola, ch'era stata rischiarata dalle scoperte Fenicie, ed affatto sgombrata dalle armi di Cesare, si posò di nuovo su' lidi dell'Atlantico, ed una provincia Romana si perdè nuovamente fra le isole favolose dell'Oceano. Cento cinquant'anni dopo il regno d'Onorio, il più grave Istorico di que' tempi[301] descrive le meraviglie d'un isola remota, le cui parti Orientale ed Occidentale son divise da una antica muraglia, limite della vita e della morte, o piuttosto della verità e della finzione. L'Orientale contiene una bella campagna abitata da un Popolo culto; l'aria è salubre, le acque pure ed abbondanti, e la terra dà regolarmente i suoi frutti. Nell'Occidentale oltre la muraglia, l'aria è infetta e mortale, la terra è coperta di serpenti; e quell'arida solitudine è l'abitazione di ombre di morti, che vi sono trasportati dagli opposti lidi, in solidi battelli, e per opera di rematori viventi. Alcune famiglie di pescatori, sottoposte ai Franchi, sono esenti da' tributi, a riguardo del misterioso ufizio, che si fa da questi Caronti dell'Oceano. Ciascheduno di essi a vicenda è chiamato, nell'orror di mezza notte, ad ascoltar le voci, ed anche i nomi degli spiriti: ei sente il loro peso, e si trova spinto da un'ignota, ma irresistibil forza. Dopo questo sogno di fantasia, leggiamo con stupore, che il nome di quest'isola è -Brittia-, ch'essa giace nell'Oceano, in faccia all'imboccatura del Reno, e distante meno di trenta miglia dal continente; ch'essa è posseduta da tre nazioni, da' Frisj, dagli Angli e da' Brettoni, e che alcuni Angli eran comparsi a Costantinopoli nel seguito degli Ambasciatori francesi. Da questi Ambasciatori potè forse Procopio essere informato d'una singolare, quantunque non improbabile, avventura, che indica lo spirito piuttosto, che la delicatezza d'una Eroina Inglese. Essa era stata promessa a Radigero, Re de' Varni, Tribù di Germani, che confinava coll'Oceano, e col Reno; ma il perfido amante fu indotto, da motivi di politica, preferirle la vedova di suo padre, sorella di Teodeberto Re de' Franchi[302]. L'abbandonata Principessa degli Angli, in vece di deplorare la sua disgrazia, pensò a vendicarla. -Si dice-, che i bellicosi di lei sudditi non conoscessero l'uso e neppur la forma del cavallo, ma essa, partendo audacemente dalla Brettagna, approdò alla bocca del Reno, con una flotta di quattrocento navi, ed un esercito di centomila uomini. Dopo la perdita d'una battaglia Radigero, fatto prigione, implorò la pietà della vittoriosa sua sposa, che generosamente gli perdonò l'ingiuria, lasciò in libertà la sua rivale, e costrinse il Re de' Varni a soddisfare con onore e con fedeltà i doveri di marito[303]. Sembra che questa galante impresa fosse l'ultima guerra navale degli Anglo-Sassoni. L'arte della navigazione, mediante la quale avevano essi acquistato l'Impero della Brettagna e del mare, fu tosto negletta dagl'indolenti Barbari, che rinunziarono scioccamente a tutti i vantaggi del commercio, che la loro isolare situazione somministrava. I sette loro indipendenti regni erano agitati da perpetue discordie; ed il -Mondo Britannico- rade volte si trovava connesso in pace o in guerra, con le nazioni del continente[304]. Ho terminato adesso la faticosa narrazione della decadenza, e caduta del Romano Impero dalla fortunata età di Traiano e degli Antonini fino alla sua total estinzione in Occidente, circa cinque secoli dopo l'Era Cristiana. In quell'infelice tempo i Sassoni fieramente contrastavano pel possesso della Brettagna co' nativi di essa: la Gallia e la Spagna eran divise fra le potenti Monarchie de' Franchi e de' Visigoti, ed i regni dipendenti degli Svevi e de' Borgognoni: l'Affrica era esposta alla crudel persecuzione de' Vandali, ed a' Selvaggi insulti de' Mori: Roma e l'Italia fino alle rive del Danubio, veniva angustiata da un esercito di Barbari mercenari, all'arbitraria tirannia de' quali successe il regno di Teodorico l'Ostrogoto. Tutti i sudditi dell'Impero, che per l'uso che facevano della lingua Latina, meritavano più specialmente il nome ed i privilegi di Romani, eran oppressi dalla vergogna e dalle calamità d'una straniera conquista; e le vittoriose nazioni della Germania stabilirono un nuovo sistema di costumi, e di governo nell'Occidentali regioni d'Europa. Debolmente rappresentavasi da' Principi di Costantinopoli, languidi ed immaginari successori d'Augusto, la maestà di Roma. Pure continuarono a regnare sull'Oriente, dal Danubio sino al Nilo ed al Tigri; dalle armi di Giustiniano si rovesciarono i regni Gotico e Vandalo dell'Italia e dell'Affrica; e l'Istoria degl'Imperatori Greci può sempre somministrare una lunga serie di istruttive lezioni e di rivoluzioni interessanti. NOTE: [141] In questo Capitolo io trarrò le mie citazioni dall'Opera intitolata -Recueil des Historiens des Gaules, et de la France. Paris 1738-1767- in undici Tomi in foglio. Mediante la fatica di Dom Bouquet e degli altri Benedettini, si sono disposte per ordine cronologico, ed illustrate con erudite note tutte le memorie originali fino all'anno 1060. Tal opera nazionale, che sarà continuata fino all'anno 1500 dovrebbe provocare la nostra emulazione. [142] Tacito -Hist. IV. 73, 74. in Tom. I. p. 445-. Sarebbe in vero una presunzione il compendiar Tacito. Ma io posso scegliere le idee generali che egli applica al presente stato, ed alle future rivoluzioni della Gallia. [143] -Eadem semper caussa Germanis transcendendi in Gallias libido atque avaritiae et mutandae sedis amor; ut relictis paludibus et solitudinibus suis, fecundissimum hoc solum vosque ipsos possiderint.... Nam pulsis Romanis, quid aliud quam bella omnium inter se gentium exsistent?- [144] Sidonio Apollinare scherza, con affettato spirito e vivacità, sulle angustie della sua situazione (-Carm. XII. in Tom. I. p. 811-). [145] Vedi Procopio, -de Bell. Gothico L. I. c. 12. in T. II. p. 31-. Il carattere di Grozio mi fa inclinare a credere, che egli non abbia sostituito il Reno al Rodano (-Hist. Gothor. p. 175-) senza l'autorità di qualche manoscritto. [146] Sidonio -L. VIII. Epist. 3, 9. in Tom. I. p. 800-. Giornandes (-de Reb. Getic. c. 47. p. 680-) giustifica in qualche modo questo ritratto dell'eroe Goto. [147] Io fo uso del nome famigliare -di Clovis, Clodoveo-, dal latino -Chlodovechus o Chlodovaeus-. Ma il -ch- esprime solamente l'aspirazione Germanica; ed il vero nome non è diverso da -Luduin-, o -Lewis-, Lodovico o Luigi (-Mem. de l'academ. des Inscript. Tom. XX. p. 68-). [148] Greg. Turon. -L. II. c. 12. in Tom. I. p. 168-. Basina parla il linguaggio della natura. I Franchi, che l'avevan veduta nella lor gioventù, poterono conversar con Gregorio nella lor vecchiezza; ed il Vescovo di Tours non potea desiderare infamare la madre del primo Re Cristiano. [149] L'Abbate Dubos (-Hist. critiq. de l'etablissem. de la Monarch. Franc. dans les Gaules, Tom. I. p. 630, 650-) ha il merito di aver stabilito il primitivo regno di Clodoveo, e fissato il vero numero de' suoi Sudditi. [150] -Ecclesiam incultam ac negligentia civium paganorum praetermissam, veprium densitate oppletam-. Vit. -S. Vedasti in Tom. III. p. 372-. Questa descrizione suppone, che Arras fosse posseduta da' Pagani, molti anni prima del battesimo di Clodoveo. [151] Gregorio di Tours (-L. V. c. I. in Tom. II. p. 232-) confronta la povertà di Clodoveo con la ricchezza de' suoi nipoti. Remigio però (-in Tom. IV. pag. 52-) fa menzione delle sue -paterne ricchezze-, come sufficienti a redimer gli schiavi. [152] Vedi Gregorio -L. II. c. 27, 37. in Tom. II. p. 175, 181, 182-. La famosa storia del vaso di Soissons spiega la potenza ed il carattere di Clodoveo. Come soggetto di controversia si è stranamente torturato dal Boulainvilliers, dal Dubos, e da altri antiquari politici. [153] Il Duca di Nivernois, nobil Politico, il quale ha maneggiato importanti e delicate negoziazioni, illustra ingegnosamente (-Mem. de l'Acad. des Inscr. Tom. XX. p. 147, 184-) il sistema politico di Clodoveo. [154] Il Biet (in una Dissertazione, che meritò il premio dell'Accademia di Soissons -p. 178, 226-) accuratamente ha determinato la natura e l'estensione del Regno di Siagrio, e di suo Padre; ma troppo facilmente ammette la debole testimonianza di Dubos (-Tom. II. p. 54, 57-) per privarlo di Beauvais e d'Amiens. [155] Si può avvertire, che Fredegario nella sua Epitome di Gregorio di Tours (-Tom. II. p. 398-) ha prudentemente sostituito il nome di -Patricius- all'incredibile titolo di -Rex Romanorum-. [156] Sidonio (-L. V. ep. 5. in Tom. 1. p. 794-), che lo chiama il Solone, l'Amfione de' Barbari, s'indirizza a questo Re immaginario in uno stile d'amicizia e d'uguaglianza. Per mezzo di tali uffizi di equità, l'accorto Dejoce si era inalzato al trono de' Medi (Herodot. -l. 1. c. 96, 100-). [157] -Campum sibi praeparari jussit-. Il Biet (226, 261) ha diligentemente fissato questo campo di battaglia a Nogent, Abbazia Benedettina, distante circa dieci miglia da Soissons, dalla parte settentrionale. Quel terreno era indicato da un recinto di sepolcri pagani; Clodoveo donò le terre addiacenti di Leuilly e Coucy alla Chiesa di Reims. [158] Vedi Cesare -Comment. de Bell. Gall. II, 4. in Tom. I. p. 220-, e le notizie -Tom. I. p. 126-. Le tre -fabbriche- di Soissons erano -scutaria, balistaria-, e -clinabaria-. L'ultima somministrava tutta l'armatura de' gravi corazzieri. [159] Deve quest'epiteto limitarsi alle circostanze d'allora e non potrebbe giustificarsi coll'Istoria il pregiudizio Francese di Gregorio (-L. II, c. 27. in. Tom. II. p. 175-) -ut Gothorum pavere mos est-. [160] Dubos mi ha persuaso (-Tom. 1. p. 277, 286-) che Gregorio di Tours ed i suoi copisti o lettori hanno più volte confuso il regno Germanico della -Turingia- oltre il Reno, colla città Gallica di Tongria sulla Mosa, che anticamente era il paese degli Eburoni, e modernamente la diocesi di Liegi. [161] -Populi habitantes iuxta,- Lemanum -lacum- Alemanni -dicuntur-. Serv. -ad Virgil. Georg.- IV. 278. Dom Bouquet (-Tom. I. p. 817-) ha solamente allegato il più recente, e corrotto testo d'Isidoro di Siviglia. [162] Gregorio di Tours manda S. Lupicino -inter illa Jurensis deserti secreta, quae inter Burgundiam Alemaniamque sita Aventicae adiacent Civitati (in Tom. I. p. 648)- Il Watteville (-Hist. de la confederat. Helvet. Tom. I. p. 9, 10-) ha diligentemente fissato i confini Elvetici del Ducato dell'Alemannia, e della Borgogna Transiurana. Essi corrispondevano alle Diocesi di Costanza, e d'Avenche o Losanna, e sono tuttavia distinti, nella moderna Svizzera, dall'uso della lingua Germanica e Francese. [163] Vedi Guilliman -de Reb. Helveticis L. I. c. 3. p. 11, 12-. Dentro le antiche mura di Vindonissa si sono successivamente fabbricate la fortezza d'Habsburgh, l'Abbazia di Konigsfield, e la Città di Bruck. Il filosofico viaggiatore può paragonare i monumenti della conquista Romana, della feudale tirannia, della superstizione monastica, e dell'industriosa libertà. Se sarà veramente Filosofo, applaudirà il merito, e la felicità de' suoi tempi. [164] Gregorio di Tours (-L. II. 30, 37. in Tom. II. p. 176, 177, 182-), le -Gesta Francorum- (-in Tom. II. p. 551-) e la lettera di Teodorico (Cassiodoro -Var. Lib. II. cap. 41. in Tom. IV. p. 4-) descrivono la disfatta degli Alemanni. Alcune delle loro Tribù si stabilirono nella Rezia sotto la protezione di Teodorico, i successori del quale cederono la Colonia ed il paese loro al nipote di Clodoveo. Può vedersi lo stato degli Alemanni sotto i Re Merovingici presso Mascou (-Istor. degli antichi Germani XI. 8. etc. Annotas. 362-) e Guillimain (-De Reb. Helvetic. L. II c. 10, 12. p. 72, 80-). [165] Clotilde, o piuttosto Gregorio, suppone, che Clodoveo adorasse gli Dei della Grecia e di Roma. Il fatto è incredibile, e tale sbaglio non serve che a dimostrare, come in meno d'un secolo si era pienamente abolita ed anche dimenticata la Religion nazionale de' Franchi. [166] Gregorio di Tours riferisce il matrimonio, e la conversione di Clodoveo (-L. II. c. 28, 31. in Tom. II. p. 175, 178-). Anche Fredegario, o l'Epitomatore anonimo (-in T. II. p. 399, 400-), l'Autore delle -Gesta Francorum- (-in Tom. II. p. 548, 552-) ed Aimoino medesimo (-L. I. c. 13. in T. III. p. 37, 40-) non sono da disprezzarsi. La tradizione ha potuto conservar lungamente alcune curiose circostanze di questi importanti successi. [167] Un Viaggiatore, che tornava da Reims nell'Alvergna aveva rubato una copia delle sue declamazioni al segretario o libraio del modesto Arcivescovo (Sidon. Apollinar. -L. IX. Epist. 7-). Quattro lettere di Remigio, che tuttavia esistono (-in Tom. IV. p. 51, 52, 53-) non corrispondono alla lode magnifica di Sidonio. [168] Incmaro, uno de' successori di Remigio (-an. 845, 882-) ne fece la vita (-in Tom. III. p. 373, 480-). L'autorità degli antichi Manoscritti della Chiesa di Reims potrebbe ispirare qualche fiducia, la quale però vien distrutta dalle temerarie ed audaci finzioni d'Incmaro. Egli è molto notabile, che Remigio, il quale fu consacrato all'età di ventidue anni (anno 457) occupò la cattedra Episcopale settantaquattro anni (Pagi, -Critic. in Baron. Tom. II. p. 384, 572-). [169] Per il battesimo di Clodoveo fu portata da una bianca colomba una boccetta (la santa ampolla) d'olio santo, o piuttosto celeste, e ciò tuttavia si usa, e si rinnuova nella coronazione de' Re di Francia. Incmaro (che aspirava alla Primazia della Gallia) è il primo autore di questa favola (-in Tom. III. p. 377-), i deboli fondamenti della quale con profondo rispetto, e consumata destrezza si sono rovesciati dall'Abbate Vertot (-Memoir. de l'Acad. des Inscr. Tom. II. p. 619, 633-). [170] -Mitis depone colla Sicamber: adora quod incendisti, incende quod adorasti-. Gregorio Turon. -L. II. cap. 31. in Tom. II. p. 177-. [171] -Si ego ibidem cum Francis meis fuissem, injurias eius vindicassem-. Questa temeraria espressione, che Gregorio ha prudentemente taciuta, vien celebrata da Fredegario (-Epitom. c. 21. in Tom. II. p. 400-), da Aimoino (-L. 1, c. 16. in Tom. III. p. 40-), e dalla croniche di S. Dionisio (-L. 1. c. 20. in Tom. III. p. 171-), come un'ammirabile effusione di zelo cristiano. [172] Gregorio -L. II. c. 40, 43. in Tom. 11. p. 183, 185-. Dopo aver freddamente riferito i replicati delitti, e gli affettati rimorsi di Clodoveo, conclude, forse inavvertentemente, con una lezione, che l'ambizione non vorrà mai ascoltare: -His ita transactis.... obiit-. [173] Dopo la vittoria Gotica, Clodoveo fece delle ricche offerte a S. ; 1 , , 2 , 3 [ ] . ' 4 , , 5 , , 6 , ' 7 , ' . 8 ; 9 , 10 ' . , 11 , , ' 12 ' , 13 . , 14 ; , 15 . ' 16 ' 17 - - , ' 18 . , 19 ' , , ' 20 , ' 21 , ' ' ' 22 . 23 24 , 25 ' , ' ' 26 , ' . ' 27 , 28 , . 29 , 30 [ ] . 31 , 32 ' [ ] : 33 ' , , 34 ' . 35 , ' ; 36 , 37 . 38 , , 39 : ' ' 40 , ' ' , 41 ' ' 42 ' . , , 43 ' [ ] . , 44 ' , 45 ; ' 46 ; 47 . 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