Merovingi potevano alienare la loro libertà personale; e questo atto di
legal suicidio, che frequentemente si praticava, vien espresso con
termini i più vergognosi, ed umilianti per la dignità della natura
umana[239]. L'esempio del povero che comprava la sua vita col sacrifizio
di tutto ciò, che può render la vita stessa desiderabile, fu appoco
appoco imitato dal debole, e dal devoto che, in tempi di pubbliche
turbolenze, vilmente correva in folla a ripararsi sotto il baloardo d'un
potente Capo, ed intorno alle reliquie d'un santo popolare. Si accettava
la lor sommissione da questi temporali o spirituali padroni; ed il
precipitoso atto irreparabilmente fissava la lor condizione, e quella
dell'ultima loro posterità. Dal regno di Clodoveo, per cinque secoli
successivi, le leggi, ed i costumi de' Galli furono uniformemente
diretti a promuovere l'accrescimento, ed a confermar la durata della
personal servitù. Il tempo, e la violenza quasi cancellarono i gradi
intermedi della società; e lasciarono un oscuro, ed angusto intervallo
fra il nobile e lo schiavo. Quest'arbitraria e recente divisione si è
trasformata dall'orgoglio e dal pregiudizio in una distinzion
-nazionale-, universalmente stabilita dalle armi e dalle leggi de'
Merovingi. I Nobili, che vantavano la genuina o favolosa lor discendenza
dagl'indipendenti, e vittoriosi Franchi, hanno sostenuto l'inalienabil
diritto di conquista, e ne hanno abusato sopra un'avvilita folla di
schiavi e plebei, a' quali attribuivano l'immaginaria disgrazia d'una
estrazione Gallica o Romana.
Lo stato generale e le rivoluzioni della Francia, nome imposto a quel
regno da' conquistatori, può illustrarsi coll'esempio particolare d'una
Provincia, di una diocesi e d'una Famiglia Senatoria. L'Alvergna in
antico aveva conservato una giusta superiorità fra gli Stati, e le città
indipendenti, della Gallia. I bravi e numerosi abitatori di essa
mostravano un trofeo singolare, cioè la spada che Cesare stesso avea
perduto quando fu rispinto dalle mura di Gergovia[240]. Risguardandosi
essi come discendenti comuni di Troia, vantavano una fraterna
connessione co' Romani[241]: e se ogni Provincia avesse imitato il
coraggio e la fedeltà dell'Alvergna, si sarebbe potuto impedire, o
differir la caduta dell'Occidentale Impero. Mantennero costantemente la
fedeltà, che avevano con ripugnanza giurata a' Visigoti; ma quando i
loro più valorosi nobili restarono uccisi nella battaglia di Poitiers,
accettarono senza resistenza un vittorioso e cattolico Sovrano. Si
compì, e si possedè questa facile e pregevol conquista da Teodorico,
figlio maggiore di Clodoveo: ma era separata da' suoi Stati d'Austrasia
quella distante Provincia, per l'interposizione de' regni di Soissons,
di Parigi e d'Orleans che dopo la morte del padre formarono l'eredità
de' suoi tre fratelli. Childeberto, Re di Parigi, fu tentato dalla
vicinanza e dalla beltà dell'Alvergna[242]. La campagna superiore, che
s'innalza verso il mezzodì nelle montagne di Cevennes, presentava un
ricco e vario prospetto di boschi e di pasture; i lati de' colli eran
vestiti di viti; ed ogni eminenza era coronata da una villa o da un
castello. Nell'Alvergna inferiore, il fiume Allier scorre per la bella e
spaziosa pianura di Limagna; e l'inesausta fertilità del suolo
somministrava, e tuttavia somministra, senz'alcuno intervallo di riposo,
la costante ripetizione delle stesse raccolte[243]. Sulla falsa notizia,
che il legittimo loro Sovrano fosse stato ucciso in Germania, si rese la
città e diocesi d'Alvergna dal nipote di Sidonio Apollinare. Childeberto
godè di questa clandestina vittoria; ed i sudditi liberi di Teodorico
minacciarono d'abbandonare le sue bandiere, se si lasciava trasportare
dal suo sdegno privato, mentre la nazione era impegnata nella guerra di
Borgogna. Ma i Franchi d'Austrasia tosto cederono alla persuasiva
eloquenza del loro Re. «Seguitemi,» disse Teodorico, «nell'Alvergna; io
vi condurrò in una Provincia, dove potrete acquistare dell'oro,
dell'argento, degli schiavi, del bestiame e de' mobili preziosi in
quell'abbondanza, che potete desiderare. Io vi confermo la mia promessa:
vi do in preda il Popolo e la sua ricchezza; e voi potrete a vostro
piacere trasportar tutto nel vostro paese.» Mediante l'esecuzione di
questa promessa, Teodorico perdè giustamente la fedeltà d'un Popolo
ch'ei condannò alla distruzione. Le sue truppe, rinforzate da' più
feroci Barbari della Germania[244], sparsero la desolazione sulla
fruttifera faccia dell'Alvergna; e solo due Piazze, un forte castello,
ed un santuario furon salvati o redenti dal licenzioso loro furore. La
Fortezza di Meroliac[245] era posta sopra un'alta rupe, che s'innalzava
cento piedi sulla superficie del piano; ed erano incluse dentro il
ricinto delle sue fortificazioni, una gran conserva d'acqua fresca, ed
alcune terre coltivabili. I Franchi risguardavano con invidia e
disperazione quella insuperabil Fortezza: ma sorpresero una truppa di
cinquanta soldati dispersi, e siccome erano oppressi dal numero de' loro
schiavi, fissarono l'alternativa della vita ad un piccolo prezzo, o
della morte per queste miserabili vittime, che i crudeli Barbari eran
pronti a scannare, se la guarnigione ricusava di rendersi. Un altro
distaccamento penetrò fino a Brivas o Brioude, dove gli abitanti si
erano rifuggiti co' loro mobili di più valore nel Santuario di S.
Giuliano. Le porte della Chiesa resisterono all'assalto; ma un audace
soldato v'entrò per una finestra del Coro, ed aprì il passo a' suoi
compagni. Si strapparono crudelmente dall'altare il Clero ed il Popolo,
le spoglie sacre e le profane; e si fece la sacrilega divisione ad una
piccola distanza dalla città di Brioude. Ma quest'atto d'empietà fu
severamente punito dal devoto figlio di Clodoveo. Ei gastigò con la
morte i delinquenti più atroci; rilasciò i segreti lor complici alla
vendetta di S. Giuliano; liberò gli schiavi; restituì la preda; ed
estese i diritti del santuario a cinque miglia in giro intorno al
sepolcro del santo Martire[246].
Prima che l'armata d'Austrasia si ritirasse dall'Alvergna, Teodorico
volle qualche sicurezza della futura fedeltà d'un Popolo, il giusto odio
del quale non poteva frenarsi, che dal timore. Fu data in mano del
Conquistatore una scelta truppa di nobili giovani, figli de' principali
Senatori, come ostaggi della fede di Childeberto e de' suoi Nazionali.
Al primo rumore di guerra o di cospirazione quest'innocenti giovani
furono ridotti ad uno stato di servitù; ed uno di loro, chiamato
Attalo[247], le avventure del quale sono più particolarmente riferite,
custodiva i cavalli del suo padrone nella Diocesi di Treveri. Dopo una
penosa ricerca, fu egli trovato in quell'indegna occupazione da quelli
che aveva mandato il suo avo Gregorio, Vescovo di Langres; ma le lor
offerte di riscatto vennero duramente rigettate dall'avarizia del
Barbaro, che esigeva un'esorbitante somma di dieci libbre d'oro per la
libertà del nobile suo schiavo. Si effettuò la sua liberazione, mediante
l'arrischioso stratagemma di Leone, schiavo attenente alle cucine del
Vescovo di Langres[248]. Un incognito agente facilmente l'introdusse
nell'istessa Famiglia. Il Barbaro comprò Leone per il prezzo di dodici
monete d'oro; ed ebbe piacere d'intendere, ch'egli s'era molto abilitato
nel lusso d'una tavola Episcopale: «Domenica prossima,» disse il Franco,
«inviterò i miei vicini e parenti. Impiega tutta la tua arte, e
costringili a confessare, ch'essi non hanno mai veduto, nè gustato un
pranzo simile neppure in casa del Re». Leone l'assicurò, che se egli
avesse provveduto una sufficiente quantità di polli, sarebbero stati
soddisfatti i suoi desiderj. Il padrone, che già aspirava al merito
d'una elegante ospitalità, si prese come sua la lode che i voraci
commensali concordemente diedero al suo cuoco; ed il destro Leone
insensibilmente acquistò la confidenza, ed il maneggio della famiglia.
Dopo aver pazientemente aspettato un intiero anno, ei disse cautamente
ad Attalo il suo disegno, e l'esortò a prepararsi alla fuga nella
seguente notte. Le intemperanti persone, convitate a cena, uscirono
quella sera a mezza notte da tavola; ed il genero del Franco, che Leone
servì al suo appartamento con una bevanda notturna, andava scherzando
sulla facilità, con cui poteva esso tradire la sua fede. L'intrepido
schiavo, dopo aver sostenuta questa pericolosa celia, entrò nella camera
del suo padrone; ne tolse la lancia e lo scudo; trasse tacitamente i più
veloci cavalli dalla stalla; aprì le pesanti porte, ed eccitò Attalo a
salvare con pronta diligenza la propria vita e libertà. I loro timori
gli mossero a lasciare i cavalli sulle rive della Mosa[249]; passarono
il fiume a nuoto, andaron vagando tre giorni per la vicina foresta; e
sussisterono solo per l'accidentale scoperta che fecero d'un susino
salvatico. Mentre stavan nascosti in un oscuro bosco, udiron lo strepito
de' cavalli; furono spaventati dal truce aspetto del loro padrone; e con
orrore sentirono la sua dichiarazione, che se poteva prendere i rei
fuggitivi, voleva tagliarne uno a pezzi con la sua spada, ed espor
l'altro sopra un patibolo. Finalmente Attalo, ed il fedel suo Leone
giunsero all'amica abitazione d'un Prete di Reims, che ristorò le loro
mancanti forze con pane e vino, gli celò alle ricerche del loro nemico e
gli condusse salvi, fuori de' confini dal Regno d'Austrasia, al palazzo
episcopale di Langros. Gregorio abbracciò il suo nipote con lacrime di
allegrezza; liberò con gratitudine Leone, e tutta la sua famiglia, dal
giogo della servitù, e gli concesse la proprietà d'una possessione, dove
potè finire i suoi giorni felicemente, ed in libertà. Questa singolare
avventura notata con tante circostanze di verità e di natura fu
raccontata forse da Attalo stesso al suo cugino o nipote, primo Istorico
dei Franchi. Gregorio di Tours[250] era nato circa sessant'anni dopo la
morte di Sidonio Apollinare: e la loro situazione fu quasi simile,
mentre ciascheduno di essi fu nativo dell'Alvergna, Senatore e Vescovo.
La differenza però dello stile e de' sentimenti loro può dimostrare la
decadenza della Gallia, e far chiaramente conoscere quanto la mente
umana in così breve spazio avea perduto d'energia e di acutezza[251].
Abbiamo adesso motivo di non curare le opposte fra loro, e forse
artificiose rappresentazioni, che hanno mitigato, o esagerato
l'oppressione de' Romani della Gallia sotto il regno de' Merovingi. I
conquistatori non promulgarono mai alcun editto generale di servitù, o
di confiscazione: ma un Popolo degenerato, che scusava la propria
debolezza con gli speciosi nomi di gentilezza e di pace, era esposto
alle armi ed alle leggi de' feroci Barbari, che insidiavano con
disprezzo le possessioni, la libertà e la sicurezza di esso. Le lor
personali ingiurie furon parziali ed irregolari, ma il corpo de' Romani
sopravvisse alla rivoluzione, e continuò a conservare la qualità e i
privilegi de' cittadini. Si preso una gran parte delle loro terre per
uso de' Franchi: ma essi godevano il rimanente immune da' tributi[252];
e la stessa irresistibil violenza, che tolse di mezzo le arti e le
manifatture della Gallia, distrusse l'elaborato e dispendioso sistema
dell'Imperial dispotismo. I Provinciali dovevan frequentemente deplorare
la rozza giurisprudenza delle Leggi Saliche o Ripuarie; ma la lor vita
privata, negl'importanti affari del matrimonio, de' testamenti, o
dell'eredità, era sempre regolata secondo il Codice Teodosiano: ed un
Romano malcontento poteva liberamente aspirare o discendere al titolo e
carattere di Barbaro. Gli onori dello Stato erano accessibili alla sua
ambizione; l'educazione e l'indole de' Romani li rendeva più
specialmente atti agli ufizi del Governo civile; e tostochè l'emulazione
ebbe riacceso il loro militare ardore fu permesso a' medesimi di marciar
nelle linee, o anche alla testa de' vittoriosi Germani. Io non mi
proporrò d'enumerare i Generali ed i Magistrati, i nomi de' quali[253]
attestano la generosa politica de' Merovingi. Il comando supremo della
Borgogna, col titolo di Patrizio, fu successivamente affidato a tre
Romani, e Mummolo[254], l'ultimo ed il più potente fra essi che
alternativamente salvò e disturbò la Monarchia, era succeduto a suo
padre nel posto di Conte d'Autun, e lasciò un tesoro di trenta talenti
d'oro, e di dugentocinquanta d'argento. I feroci ed ignoranti Barbari
furono esclusi per varie generazioni dalle dignità, ed anche dagli
ordini della Chiesa[255]. Il Clero della Gallia era quasi tutto composto
di nativi Provinciali; gli altieri Franchi si prostravano a' piedi de'
loro sudditi ch'erano investiti del carattere episcopale; e la potenza e
le ricchezze che si erano perdute in guerra, furono appoco appoco
ricuperate per mezzo della superstizione[256]. In tutti gli affari
temporali, il Codice Teodosiano era la Legge universale del Clero; ma la
Giurisprudenza Barbara aveva abbondantemente provvisto alla loro
personal sicurezza: un Suddiacono equivaleva a due Franchi;
l'-Antrustione- ed il Prete si reputavano dell'istesso valore; e la vita
d'un Vescovo era valutata molto al di sopra della misura comune, al
prezzo di novecento monete d'oro[257]. I Romani comunicarono a' loro
conquistatori l'uso della Religione Cristiana, e della lingua
latina[258]: ma la lingua e la religione loro erano ugualmente
degenerate dalla semplice purità del tempo d'Augusto e degli Apostoli.
Il progresso della superstizione e del Barbarismo fu rapido ed
universale: il culto de' Santi celava agli occhi volgari il Dio de'
Cristiani; ed il rozzo dialetto de' contadini e de' soldati fu corrotto
da un idioma e pronunzia Teutonica. Puro tal uso di sacra e di social
comunione sradicò le distinzioni della nascita, e della vittoria; e le
nazioni della Gallia a grado a grado, si confusero fra loro sotto il
nome ed il governo de' Franchi.
I Franchi, di poi che si furono mescolati co' Gallici loro sudditi,
avrebbero potuto far loro il dono del più valutabile fra' beni umani,
cioè uno spirito ed un sistema di libertà costituzionale. Sotto un Re
ereditario, ma limitato, i capi o consiglieri avrebber potuto deliberare
a Parigi nel palazzo de' Cesari: il vicino campo, dove gl'Imperatori
passavano in rivista le mercenarie loro legioni, avrebbe potuto
contenere la legislativa assemblea di uomini liberi e guerrieri; e quel
rozzo modello, ch'erasi abbozzato ne' boschi della Germania[259],
avrebbe potuto ripulirsi e perfezionarsi dalla sapienza civile de'
Romani. Ma i trascurati Barbari, sicuri della lor personale
indipendenza, sdegnarono la cura del Governo; furono tacitamente abolite
le annue adunanze del mese di Marzo, e la nazione restò separata, e
quasi disciolta dalla conquista della Gallia[260]. Si lasciò la
Monarchia senz'alcuno regolare stabilimento di giustizia, di milizia, o
di rendite. A' successori di Clodoveo mancò sufficiente fermezza per
assumere, o forza per esercitare la potestà legislativa ed esecutrice,
che il Popolo avea abbandonato: la dignità reale non si distingueva, che
mediante un più ampio privilegio di rapina e d'uccisione; e l'amor della
libertà, sì spesso invigorito e disonorato dall'ambizione privata, si
ridusse fra' licenziosi Franchi al disprezzo dell'ordine, ed al
desiderio dell'impunità. Settantacinque anni dopo la morte di Clodoveo,
il suo nipote Gontranno, Re di Borgogna mandò un esercito ad invadere
gli Stati gotici della Settimania, o Linguadoca. Le truppe della
Borgogna, del Berry, della Alvergna, e de' territori addiacenti, furono
eccitate dalla speranza della preda: esse marciarono senza disciplina
sotto le bandiere de' Conti Germani, o Gallici: i loro attacchi furono
deboli, e senza successo; ma vennero desolate con indistinto furore le
Province amiche e nemiche. Si abbruciarono i campi di grano, i villaggi,
e le stesse chiese; gli abitanti furon uccisi, o fatti schiavi; e nella
disordinata ritirata, che fecero quegl'inumani selvaggi, cinquemila di
essi restaron distrutti dalla fame, o dalle intestine discordie. Quando
il pio Gontranno rimproverò a' loro condottieri tal colpa, o
trascuratezza, e minacciò di sottoporli non ad una giudicial sentenza,
ma ad una pronta ed arbitraria esecuzione, essi accusarono l'universale
ed incurabile corruzione del Popolo: «Nessuno (dissero) ormai più teme,
o rispetta il proprio Re, Duca o Conte. Ognuno ama di far male, e
liberamente seconda le ree sue inclinazioni. La più blanda correzione
eccita immediatamente un tumulto; e l'incauto Magistrato che ardisce di
censurare, o di frenare i sediziosi suoi sottoposti, rade volte può
salvar la vita dalla loro vendetta».[261] È stato riservato alla
medesima nazione di esporre, con gl'intemperanti suoi vizi, il più
odioso abuso della libertà, o di riparar le proprie mancanze con lo
spirito d'onore e d'umanità, che ora solleva e decora la loro obbedienza
ad un assoluto Sovrano.
I Visigoti avean ceduto a Clodoveo la massima parte de' loro Stati della
Gallia, ma la perdita, ch'essi fecero, fu ampiamente compensata dalla
facil conquista, e dal sicuro godimento delle Province della Spagna.
Dalla monarchia de' Goti, che tosto occupò il regno svevico della
Gallicia, i moderni Spagnuoli traggono tuttavia qualche nazional vanità:
ma un Istorico del romano Impero non è invitato, nè obbligato a
proseguire le oscure e sterili serie de' loro annali[262]. I Goti di
Spagna restarono separati dagli altri uomini per causa delle alte cime
de monti Pirenei: ed i loro costumi ed istituti, in quanto eran comuni
alle tribù Germaniche, si sono già esposti. Ho anticipato nel capitolo
procedente i più importanti degli ecclesiastici, loro eventi, cioè la
caduta dell'Arrianesmo, o la persecuzione degli Ebrei: e non rimane, che
ad osservare alcune interessanti circostanze, relative alla civile ed
ecclesiastica costituzione del Regno di Spagna.
I Franchi ed i Visigoti, dopo la lor conversione dall'idolatria, o
dall'eresia, eran disposti ad abbracciare con ugual sommissione
gl'intrinseci mali, e gli accidentali vantaggi della superstizione. Ma i
Prelati della Francia, molto tempo prima che s'estinguesse la stirpe
Merovingica, avean degenerato in Barbari combattenti o cacciatori. Essi
sdegnarono l'uso de' sinodi; obbliarono le leggi della temperanza e
della castità; e preferirono di appagare l'ambizione ed il lusso
privato, al generale interesse della professione sacerdotale[263]. I
Vescovi di Spagna rispettavan se stessi; ed erano rispettati dal
pubblico; l'indissolubile unione loro ne cuopriva i vizi, e ne
confermava l'autorità, e la regolar disciplina della Chiesa introdusse
la pace, l'ordine, e la stabilità nel governo dello Stato. Dal Regno di
Recaredo, primo Re Cattolico, fino a quello di Vitizia, immediato
predecessore dello sfortunato Rodrigo, furono successivamente convocati
sedici Concili nazionali. I sei Metropolitani di Toledo, di Siviglia, di
Merida, di Braga, di Tarragona e di Narbona presedevano secondo la
rispettiva loro anzianità; l'assemblea era composta de' Vescovi lor
suffraganei, che vi comparivano in persona, o per mezzo de' loro
procuratori, ed assegnavasi un luogo anche a più santi, o ricchi Abbati
spagnuoli. Per i primi tre giorni della adunanza, finattantochè si
agitavano le questioni ecclesiastiche di dottrina, o di disciplina, i
profani laici erano esclusi dalle lor dispute, che si dicevano per altro
con decente solennità. Ma la mattina del quarto giorno, si aprivan le
porte per far entrare, i grandi Ufiziali del Palazzo, i Duchi, e Conti
delle Province, i Giudici delle città, ed i nobili Goti: ed i decreti
del Cielo venivan ratificati dal consenso del Popolo. Le stesse regole
s'osservavano rispetto alle assemblee provinciali, o a' sinodi annuali,
che avevano la facoltà d'ascoltar le querele, e di reprimer gli abusi;
ed un legittimo Governo veniva sostenuto dalla predominante autorità del
Clero spagnuolo. I Vescovi, che in ogni rivoluzione eran disposti ad
adulare il vittorioso e ad insultare il vinto, procuravano con diligenza
e buon successo d'accender le fiamme della persecuzione, e d'esaltar la
mitra sopra la corona. Pure i Concili nazionali di Toledo, ne' quali era
temperato e guidato lo spirito libero de' Barbari dalla politica
episcopale, hanno stabilito delle prudenti leggi per vantaggio comune sì
del Re, che del Popolo. Alla vacanza del trono si provvedeva mediante
l'elezione dei Vescovi e de' Palatini; e dopo che mancò la linea di
Alarico, la dignità reale fu sempre ristretta al puro e nobil sangue de'
Goti. I Chierici che ungevano il legittimo loro Sovrano, sempre
raccomandavano, ed alle volte praticavano, il dovere della fedeltà: e si
denunziavano le spirituali censure contro quegli empi sudditi, che
avessero resistito alla sua autorità, cospirato contro la sua vita, o
violato per un'indecente unione, la castità fino della vedova di esso.
Ma il Monarca medesimo, quando saliva sul trono, si vincolava con un
reciproco giuramento che faceva a Dio ed al suo Popolo, d'eseguir
fedelmente l'importante suo ufizio. Le vere o immaginarie mancanze della
sua amministrazione eran sottoposte all'esame d'una potente
aristocrazia; ed i Vescovi e Palatini eran difesi da un fondamental
privilegio, in forza di cui non potevano esser degradati, carcerati,
torturati, nè puniti di morte, d'esilio, nè di confiscazione, che per il
libero e pubblico giudizio de' loro Pari[264].
Uno di questi Concili legislativi di Toledo esaminò e ratificò il codice
di Leggi, che si erano fatte da una serie di Re Goti, dal fiero Eurico
fino al devoto Egica. Finattantochè i Visigoti medesimi furono contenti
de' rozzi costumi de' loro maggiori, permisero ai loro sudditi
dell'Aquitania, e della Spagna l'uso delle leggi Romane. La successiva
loro coltura nelle arti, nella politica e finalmente nella religione, li
trasse ad imitare, ed a toglier di mezzo gl'instituti stranieri, ed a
comporre un Codice di Giurisprudenza civile e criminale, per uso d'un
Popolo grande ed unito insieme. Si comunicarono le stesse obbligazioni,
e gli stessi privilegi alle nazioni della Monarchia di Spagna: ed i
conquistatori, appoco appoco rinunziando all'idioma Teutonico, si
sottomisero al freno dell'equità, ed esaltarono i Romani alla
partecipazione della libertà. Si accrebbe il merito di quella imparziale
politica dalla situazion della Spagna sotto il regno de' Visigoti. V'era
una gran separazione fra' Provinciali, e gli Arriani loro Signori per
l'irreconciliabile differenza della religione: e dopo che la conversione
di Recaredo ebbe tolto i pregiudizi de' Cattolici, le coste, sì
dell'Oceano che del Mediterraneo, erano tuttavia in potere
degl'Imperatori Orientali, che segretamente incitavano un Popolo
malcontento a scuotere il giogo dei Barbari, ed a sostenere il nome e la
dignità di Cittadini Romani. La fedeltà, in vero, di sudditi dubbiosi è
molto efficacemente assicurata dalla propria persuasione d'arrischiare
nella rivolta più di quel che essi possan ottenere da una rivoluzione;
ma sembra, così naturale d'opprimere quelli che odiamo e temiamo, che un
sistema contrario merita bene la lode di saviezza e moderazione[265].
Mentre si stabilivano i Regni de' Franchi e de' Visigoti nella Gallia e
nella Spagna, i Sassoni fecero la conquista della Brettagna, che formava
la terza gran diocesi della Prefettura dell'Occidente. Poichè la
Brettagna era già separata dal Romano Impero, io potrei, senza taccia,
evitare un'istoria, famigliare a' più ignoranti, ed oscura per i più
dotti de' miei lettori. I Sassoni, ch'erano eccellenti nell'uso del remo
e delle armi, non sapevano l'arte, che sola poteva perpetuare la fama
delle loro imprese: i Provinciali, ricaduti nel Barbarismo, trascurarono
di descrivere la rovina della lor patria; e la dubbiosa tradizione di
tali fatti era quasi estinta, prima che i missionari di Roma vi facesser
risorgere la luce della scienza e del Cristianesimo. Le declamazioni di
Gilda, i frammenti o le favole di Lennio, gli oscuri cenni delle Leggi
Sassone e delle croniche, e l'ecclesiastiche Novelle del venerabile
Beda[266] sono state illustrate dalla diligenza ed alle volte abbellite
dalla fantasia de' successivi scrittori, le opere de' quali non ambisco
di censurare, nè di trascrivere[267]. Pure un Istorico dell'Impero può
esser tentato a proseguire le rivoluzioni d'una Provincia romana,
finattantochè non la perda di vista; ed un Inglese può esser curioso
d'investigare lo stabilimento de' Barbari, da' quali trae il suo nome,
le sue leggi, e forse la sua origine.
[A. 449]
Circa quarant'anni dopo lo scioglimento del governo Romano, sembra che
Vortigerno avesse ottenuto il supremo, quantunque precario, comando de'
Principi, e delle città della Brettagna. Quest'infelice Monarca è stato
quasi da tutti condannato per la debole ed erronea politica d'avere
invitato[268] un formidabile straniero a rispingere le moleste
incursioni d'un nemico domestico. Si mandano, da' più gravi Storici, i
suoi ambasciatori alla costa della Germania; indirizzano questi una
patetica orazione alla Generale Assemblea dei Sassoni, e quei bellicosi
Barbari risolvono d'assistere con una flotta ed armata i supplicanti
d'una lontana ed incognita Isola. Se la Brettagna, in vero, fosse stata
incognita a' Sassoni, la misura delle sue calamità sarebbe stata meno
ripiena. Ma la forza del Governo Romano non poteva sempre guardare la
Provincia marittima contro i pirati della Germania: gli Stati
indipendenti e divisi erano esposti a' loro attacchi; ed i Sassoni si
saranno alle volte uniti con gli Scoti ed i Pitti in una espressa o
tacita colleganza di distruzione e di rapina. Vortigerno poteva solo
bilanciare i vari pericoli, che assalivano da ogni parte il suo trono ed
il suo Popolo; e la sua politica può meritar lode o scusa, se preferì
l'alleanza di que' Barbari, la forza marittima de' quali gli rendeva i
più pericolosi nemici, ed i confederati i più vantaggiosi. Engisto ed
Orsa, trovandosi lungo la costa orientale con tre navi, furono indotti
dalla promessa d'un ampio stipendio a prender la difesa della Brettagna;
e l'intrepido loro valore tosto liberò il paese dagl'invasori Caledonj.
S'assegnò per abitazione di questi Germani ausiliari l'isola di Tanet,
sicuro e fertil distretto, e secondo il trattato furono abbondantemente
forniti di abiti e di provvisioni. Questo favorevole accoglimento
incoraggì cinquemila guerrieri ad imbarcarsi con le loro famiglie su
diciassette vascelli e la principiante potenza d'Engisto fu invigorita
da questo notabile ed opportuno rinforzo. L'astuto Barbaro suggerì a
Vortigerno lo specioso vantaggio di stabilire nelle vicinanze de' Pitti
una colonia di fedeli alleati; onde una terza flotta di quaranta navi,
sotto il comando del suo figlio o nipote, venne dalla Germania, devastò
le Orcadi e sbarcò un altro esercito sulla costa della Provincia di
Nortumberland, o di Lothian all'estremità opposta della terra loro
destinata. Erano facili a prevedersi gl'imminenti mali; ma era divenuto
impossibile d'impedirli. Le due nazioni tosto si divisero e s'irritarono
l'una contro dell'altra per le mutue gelosie. I Sassoni magnificavano
tutto ciò, che avevan fatto e sofferto per causa d'un ingrato Popolo;
mentre i Brettoni rinfacciavano loro gli abbondanti premj, che non
potevan soddisfar l'avarizia di que' superbi mercenari. Il timore e
l'odio, s'infiammarono a segno da divenire una irreconciliabil contesa.
I Sassoni presero le armi; e se a tradimento, nel tempo della sicurezza
d'una festa, fecero, come si dice, un'orribile strage, distrussero la
reciproca fiducia che sostiene il commercio nella pace, e nella
guerra[269].
[A. 355-582]
Engisto, che arditamente aspirava alla conquista della Brettagna, esortò
i suoi compatriotti ad abbracciar quella gloriosa occasione; dipinse
loro con vivaci colori la fertilità del suolo, la ricchezza della città,
l'indole pusillanime de' nativi abitatori e la comoda situazione d'una
solitaria e spaziosa isola, accessibile da ogni parte alle flotte de'
Sassoni. Le successive colonie, che nel corso d'un secolo uscirono dalle
bocche dell'Elba, del Weser e del Reno, furono principalmente composte
di tre valorose tribù, o nazioni Germaniche, cioè de' -Juti-, degli
-antichi Sassoni- e degli -Angli-. I primi, che combattevano sotto la
special bandiera d'Engisto, ebbero il merito di aprire a' loro nazionali
il sentiero della gloria, e d'erigere in Kent il primo regno
indipendente. La fama di tal impresa fu attribuita a' primitivi Sassoni,
e si descrivon le comuni leggi ed il linguaggio de' conquistatori col
nome nazionale d'un Popolo, che al termine di quattrocento anni produsse
i primi Re della Brettagna meridionale. Gli Angli si distinsero pel
numero, e per la felicità loro; e s'arrogaron l'onore di dare un
perpetuo nome a quella regione, di cui occuparon la maggior parte. I
Barbari, che seguirono le speranze della rapina, sì per terra che per
mare, si mescolarono insensibilmente con questa triplice confederazione;
i -Frisi-, ch'erano stati dalla lor vicinanza invitati a' lidi
Britannici, poterono bilanciare, per breve tempo, la forza e la
riputazione de' nativi Sassoni: i -Dani-, i -Prussi- ed i -Rugi- sono
appena nominati; ed alcuni avventurieri -Unni-, ch'eran andati vagando
fino al Baltico, poterono imbarcarsi a bordo di navi germaniche per
andare alla conquista d'un nuovo Mondo[270]. Ma questa difficile impresa
non fu preparata nè eseguita dall'unione di tali forze nazionali. Ogni
audace Capitano, secondo la propria fama o le sue sostanze, adunava una
quantità di seguaci; equipaggiava una flotta di tre navi, ugualmente che
di sessanta; sceglieva il luogo dell'attacco; e regolava le successive
sue operazioni, secondo gli eventi della guerra, e le circostanze del
suo privato interesse. Nell'invasione della Brettagna, molti eroi
restarono vincitori, e molti perirono; ma solo sotto vittoriosi Capitani
assunsero, o almeno conservarono il titolo di Re. I Conquistatori
fondarono sette indipendenti troni, o l'Eptarchia sassonica; e sette
famiglie, una delle quali si è continuata per successione femminile fino
al presente nostro Sovrano, trassero l'uguale, e sacra loro origine da
Woden, Dio della guerra. Si è preteso, che questa repubblica di Regi
fosse moderata da un Concilio generale, e da un Magistrato supremo. Ma
tale artificial sistema di politica ripugna col torbido e rozzo spirito
de' Sassoni: le loro leggi non ne parlano; ed i loro imperfetti annali
non somministrarono, che un oscuro e sanguinoso prospetto d'intestina
discordia[271].
Un Monaco, il quale nella profonda ignoranza della vita umana ha voluto
far l'ufizio d'Istorico, sfigura stranamente lo stato della Brettagna,
al tempo della sua separazione dall'Impero Occidentale. Gilda[272]
descrive con florido stile gli accrescimenti dell'agricoltura, il
commercio straniero, che ad ogni marea si faceva per mezzo del Tamigi o
della Saverna, la stabile e sublime costruzione de' pubblici e privati
edifizi: egli accusa il lusso colpevole del Popolo britannico; d'un
Popolo, secondo il medesimo scrittore, ignorante delle arti più
semplici, ed incapace, senza l'aiuto dei Romani, di far delle mura di
pietra, o delle armi di ferro per la difesa della propria patria[273].
Sotto il lungo dominio degl'Imperatori, la Brettagna insensibilmente
avea preso l'elegante e servile forma d'una Provincia romana, la cui
salute era affidata ad una potenza straniera. I sudditi d'Onorio
rimirarono la nuova lor libertà con sorpresa e terrore; mancavano essi
d'ogni civile, o militare costituzione; e gl'incerti loro regolatori
erano privi o d'abilità, o di coraggio o d'autorità per dirigere la
pubblica forza contra il comun nemico. L'introduzione de' Sassoni
dimostrò l'interna lor debolezza, e degradò il carattere sì del
Principe, che del Popolo. La costernazione loro magnificò il pericolo;
la mancanza d'unione diminuì i loro mezzi di difesa; ed il furore delle
fazioni civili era più sollecito d'accusare, che di rimediare a' mali,
che s'attribuivano alla cattiva condotta degli avversari. Pure i
Brettoni non erano, nè potevano essere ignoranti della manifattura, o
dell'uso delle armi: i successivi e disordinati attacchi de' Sassoni,
gli fecero tornare in se stessi dalla prima loro sorpresa, ed i prosperi
o contrari eventi della guerra aggiunsero la disciplina e l'esperienza
al nativo loro valore.
Mentre il continente dell'Europa e dell'Affrica cadeva senza resistenza
in mano de' Barbari, l'Isola britannica, sola e senz'aiuto, mantenne una
lunga e vigorosa, quantunque inutil contesa contro i formidabili Pirati,
che quasi nel medesimo istante ne assalirono le coste Settentrionali,
Orientali e Meridionali. Le città, ch'erano state abilmente fortificate,
si difendevano con fermezza; gli abitanti accrebbero diligentemente i
vantaggi del terreno, de' colli, delle foreste e delle paludi; la
conquista d'ogni distretto compravasi a prezzo di sangue; e vengono
fortemente attestate le disfatte de' Sassoni dal discreto silenzio del
loro Annalista. Engisto sperava forse di condurre a fine la conquista
della Brettagna; ma la sua ambizione, in un attivo regno di trentacinque
anni, si limitò al possesso di Kent: e la numerosa colonia, ch'ei piantò
nel Nord, fu estirpata dalla spada de' Brettoni. Si fondò la Monarchia
de' Sassoni occidentali a gran fatica da' continui sforzi di tre
marziali generazioni. La vita di Cerdic, uno de' più prodi fra' figli di
Woden, si consumò nella conquista di Hampshire, e dell'isola di Wight; e
la perdita che soffrì nella battaglia di Monte Badon lo ridusse ad uno
stato d'ignobil riposo. Kenric, suo valoroso figlio, s'avanzò nel
Wiltshire; assediò Salisbury, che in quel tempo era sopra una dominante
eminenza, e disfece un'armata, che veniva in soccorso della città. Nella
successiva battaglia di Marlborough[274], i Britanni suoi nemici
mostrarono la loro scienza militare. Le loro truppe eran disposte in tre
linee; ogni linea conteneva tre corpi distinti; e la cavalleria, gli
arcieri, e gli alabardieri eran distribuiti secondo i principj della
tattica romana. I Sassoni attaccarono una grave colonna, arditamente
affrontarono con le corte loro spade le lunghe lance de' Brettoni, e
mantennero un'ugual battaglia fino all'avvicinarsi della notte. Due
vittorie decisive, la morte di tre Re Brettoni, e la espugnazione di
Cirencester, di Bath, e di Glocester stabiliron la fama e la potenza di
Celaulino nipote di Cerdic, che portò le sue armi vittoriose fino alle
rive della Saverna.
Dopo una guerra di cento anni, gl'indipendenti Brettoni, occupavano
sempre tutta l'estensione della costa occidentale, dalla muraglia
d'Antonino fino all'ultimo promontorio di Cornovaglia; e le città
principali del paese interno tuttavia resistevano alle armi de' Barbari.
L'opposizione divenne più languida, a misura che il numero e l'ardire
degli assalitori andava continuamente crescendo. Guadagnandosi la strada
con lenti e penosi sforzi, i Sassoni, gli Angli ed i vari loro
confederati s'avanzarono dal Settentrione, dall'Oriente, e dal Mezzodì,
finattantochè le vittoriose lor bandiere non s'incontrarono nel centro
dell'isola. Di là dalla Savorna, i Brettoni tuttavia sostennero la
nazionale lor libertà, che sopravvisse all'Eptarchia, ed anche alla
Monarchia de' Sassoni. I più valenti guerrieri, che preferiron l'esilio
alla schiavitù, trovarono un rifugio sicuro nelle montagne di Galles: la
ripugnante sottomissione di Cornovaglia fu differita per qualche
secolo[275]; ed un corpo di fuggitivi si formò uno stabilimento nella
Gallia, o per il proprio valore, o per la liberalità de' Re
Merovingi[276]. L'angolo occidentale dell'Armorica prese i nuovi nomi di
-Cornovaglia-, e di -Brettagna minore-; e le terre vacanti degli
-Osismi- furon'occupate da un Popolo straniero, che sotto la condotta
de' propri Conti e Vescovi conservò le leggi ed il linguaggio de' suoi
maggiori. I Brettoni dell'Armorica negarono, a deboli discendenti di
Clodoveo e di Carlo Magno il solito tributo, soggiogarono le vicine
diocesi di Vannes, di Rennes, e di Nantes, e formarono un potente,
quantunque soggetto, Stato, che poi si è riunito alla corona di
Francia[277].
In un secolo di perpetua, o almeno d'implacabile guerra si dovè
esercitar molto coraggio, e qualche abilità nella difesa della
Brettagna. Pure non ci dee molto dispiacere, se la memoria de' suoi
campioni è quasi sepolta nell'oblivione; poichè ogni secolo, per quanto
sia privo di scienza o di virtù, abbonda sufficientemente di azioni
sanguinose, e di gloria militare. Fu eretta sul margine del lido del
mare la tomba di Vertimero, figlio di Vertigerno, come un termine
formidabile per li Sassoni, ch'egli avea vinto tre volte ne' campi di
Kent. Ambrogio Aureliano era disceso da una famiglia nobile di
Romani[278]; la sua modestia ne uguagliava il valore, ed il suo valore,
fino all'ultima di lui fatale azione[279], fu coronato di splendidi
successi. Ma ogni altro Britannico nome vien ecclissato dall'illustre
nome d'Arturo[280], Principe ereditario de' Siluri nella parte
meridionale di Galles, e Re o Generale elettivo della nazione. Secondo
la narrazione più ragionevole, egli disfece in dodici successive
battaglie gli Angli del settentrione, ed i Sassoni dell'occidente; ma la
cadente età dell'Eroe fu amareggiata dall'ingratitudine popolare, e da
disgrazie domestiche. Gli avvenimenti della sua vita son meno importanti
che le rivoluzioni singolari della fama di esso. Per il corso di
cinquecento anni la tradizione delle sue imprese si conservò, e
s'abbellì rozzamente dagli oscuri Bardi di Galles, e dell'Armorica, i
quali eran odiosi a' Sassoni, ed ignoti al restante degli uomini.
L'orgoglio e la curiosità de' conquistatori Normanni fece investigar
loro l'istoria antica della Brettagna: ammisero con appassionata
credulità la novella d'Arturo, e caldamente applaudirono al merito d'un
Principe, che avea trionfato de' Sassoni, comuni loro nemici. Il suo
romanzo, trascritto in latino da Jeffrey di Monmouth, e quindi tradotto
nell'idioma, che s'usava in quei tempi, fu arricchito coi varj,
quantunque incoerenti, ornamenti, ch'erano famigliari all'esperienza,
alla dottrina, o alla fantasia del duodecimo secolo. Facilmente si
modellò sulla favola dell'Eneide il progresso d'una colonia Frigia dal
Tevere al Tamigi: ed i reali antenati d'Arturo trassero l'origine loro
da Troia, e pretesero d'aver parentela co' Cesari. Furon decorati i suoi
trofei con Province soggiogate, e con titoli Imperiali, e le Daniche sue
vittorie vendicarono le recenti ingiurie della sua patria. La galanteria
e superstizione dell'Eroe Britannico, le sue feste e torneamenti, e la
memorabile istituzioni de' suoi Cavalieri della -Tavola rotonda-
fedelmente si copiarono dai costumi allora dominanti della cavalleria; e
le favolose imprese del figlio d'Uter sembrano meno incredibili per le
avventure, che si fecero dall'intraprendente valor de' Normanni. I
pellegrinaggi, e le guerre sante introdussero in Europa gli speciosi
prodigi della magia Arabica. Le fate, ed i giganti, i dragoni volanti,
ed i palazzi incantati si mescolarono con le finzioni più semplici
dell'occidente: ed il destino della Brettagna si faceva dipender dalle
arti, o dalle predizioni di Merlino. Ogni nazione abbracciò, ed abbellì
il popolar romanzo d'Arturo, ed i Cavalieri della Tavola rotonda; si
celebrarono i loro nomi nella Grecia ed in Italia; e le voluminose
Novelle di Ser Lancelloto, e di Ser Tristramo furono ardentemente
studiate da' Principi e da' Nobili, che non curavano i veri eroi ed
istorici dell'antichità. Finalmente si riaccese il lume della scienza e
della ragione, si ruppe l'incantesimo, quella fabbrica immaginaria andò
in fumo; e per una naturale, quantunque ingiusta mutazione della
pubblica opinione, la severità del presente secolo è disposta a mettere
in dubbio fino -l'esistenza- d'Arturo[281].
Allorchè la resistenza non può allontanar le miserie della conquista, le
deve accrescere: nè la conquista comparve mai più terribile e
distruttiva, che nelle mani de' Sassoni, che odiavano il valore de'
nemici, non curavano la fede de' trattati, e violavano senza rimorso gli
oggetti più sacri del Culto Cristiano. Potevano quasi in ogni distretto,
segnarsi i campi di battaglia per mezzo di monumenti di ossa; i
frammenti delle torri abbattute eran macchiati di sangue; tutti quanti i
Brettoni, senza distinzione di età o di sesso, restaron uccisi[282]
sotto le rovine d'Anderida[283]; e tali calamità frequentemente si
ripeterono al tempo dell'Eptarchia Sassone. Le arti e la religione, le
leggi, la lingua, che i Romani avevano con tanta cura piantato nella
Brettagna, s'estirparono da' Barbari loro successori. Dopo la
distruzione delle Chiese principali, i Vescovi che avevano evitato la
corona del martirio, si ritirarono con le sante reliquie nel territorio
di Galles e dell'Armorica; i residui de' loro greggi restaron privi
d'ogni cibo spirituale; si abolì la pratica, e fino la rimembranza del
Cristianesimo; ed il clero Britannico potè in qualche modo consolarsi
per la dannazione degl'idolatri stranieri. I Re di Francia mantennero i
privilegi de' Romani lor sudditi; ma i feroci Sassoni calpestarono le
leggi di Roma, e degli Imperatori. Si soppressero affatto le formalità
della civile e criminale Giurisdizione, i titoli onorifici, gli ufizi,
ed i gradi della società, e fino i domestici diritti del matrimonio, del
testamento e dell'eredità; e l'indistinta folla di schiavi, nobili e
plebei, veniva governata da' costumi tradizionali, che si erano
rozzamente formati appresso i pastori e pirati della Germania. Nella
generale desolazione si perde il linguaggio delle scienze, degli affari
e della conversazione, che vi s'era introdotto da' Romani. I Germani
presero forse un sufficiente numero di parole Latine, o Celtiche, per
esprimere i nuovi loro bisogni e pensieri[284]; ma quegl'ignoranti
Pagani conservarono, e stabilirono l'uso del loro nazionale
dialetto[285]. Quasi ogni nome, cospicuo nella Chiesa, o nello Stato,
dimostra la sua origine Teutonica[286]; e la geografia d'-Inghilterra-
fu generalmente ripiena di caratteri, e denominazioni straniere. Non si
troverà facilmente l'esempio d'una rivoluzione sì rapida e perfetta; ma
essa ecciterà un probabil sospetto, che le arti di Roma avesser gettato
radici meno profonde nella Brettagna, che nella Gallia, o nella Spagna;
e che la nativa rozzezza del paese e de' suoi abitanti fosse coperta
solo da una sottil vernice di costumi Italiani.
Tale strana alterazione ha persuaso gl'Istorici, ed anche i Filosofi,
che i Provinciali della Brettagna fossero affatto esterminati; e che la
terra vacante fosse di nuovo popolata da un perpetuo concorso, e rapido
accrescimento di Colonie germaniche. -Si dice-, che trecentomila Sassoni
obbedissero alle chiamate d'Engisto[287]: al tempo di Beda l'intiera
emigrazione degli Angli si chiariva dalla solitudine del nativo loro
paese[288]; e l'esperienza ci ha dimostrato, quanto è grande la libera
propagazione della specie umana, quando si trova in un fecondo deserto,
dove non son limitati i suoi passi, ed è abbondante la sufficienza. I
Regni Sassoni avevan l'aspetto d'una recente scoperta e cultura: le
città de' medesimi erano piccole, i villaggi distanti l'uno dall'altro,
l'agricoltura era languida ed imperfetta; quattro pecore equivalevano ad
un acro della terra migliore[289]; un ampio spazio di boschi, e di
paludi era lasciato in abbandono alla natura; ed il moderno Vescovato di
Durham, cioè tutto il territorio dal Tyne al Tees, era tornato al suo
primitivo stato di selvaggia e solitaria foresta[290]. Si sarebbe potuto
supplire ad una tanto imperfetta popolazione, dopo alcune generazioni,
dalle colonie Inglesi; ma nè la ragione, nè i fatti posson giustificare
l'improbabil supposizione, che i Sassoni della Brettagna rimanessero
soli nel deserto, ch'essi avevano soggiogato. Dopo che i sanguinari
Barbari ebbero assicurato il proprio dominio, e soddisfatta la lor
vendetta, era loro interesse di conservare gli abitanti, ugualmente che
il bestiame della non resistente campagna. In ogni successiva
rivoluzione il paziente gregge diviene patrimonio dei suoi nuovi
padroni; ed il salutevole patto del cibo e del lavoro viene tacitamente
confermato dalle loro vicendevoli necessità. Wilfrido, Apostolo di
Sussex[291], ricevè dal regio suo proselito in dono la penisola di
Selsey, vicina a Chichester, con le persone e le cose de' suoi
abitatori, che in quel tempo ascendevano ad ottantasette famiglie. Esso
gli liberò con un solo atto dalla servitù spirituale e temporale; e
dugentocinquanta schiavi di ambedue i sessi furono battezzati
dall'indulgente loro Signore. Il regno di Sussex, che s'estendeva dal
mare al Tamigi, conteneva settemila famiglie; mille dugento se ne
attribuivano all'isola di Wight; e se moltiplichiamo questo incerto
computo, sembra probabile, che l'Inghilterra fosse coltivata da un
milione di servi, o -villani-, ch'erano attaccati alle terre degli
arbitrari loro padroni. I bisognosi Barbari, spesso eran tentati di
vendere i loro figli, o se medesimi in perpetua, ed anche straniera
schiavitù[292]; pure le speciali esenzioni, che si accordavano agli
schiavi -nazionali-[293], sufficientemente dimostrano, ch'essi eran di
numero molto minore, che gli stranieri, che avevan perduto la libertà, o
mutato padroni per gli accidenti della guerra. Quando il tempo e la
religione ebbero mitigato il fiero spirito degli Anglo-Sassoni, le leggi
favorirono il frequente uso della manomissione; ed i sudditi d'origine
di Galles, o Cambria assunsero la rispettabile condizione di uomini
liberi inferiori, possederono terre, ed acquistarono i diritti della
civil società[294]. Tal cortese trattamento potè assicurare la fedeltà
d'un feroce Popolo, che era stato di fresco vinto su' confini di Galles,
e di Cornovaglia. Il saggio Ina, Legislatore di Wessex, riunì le due
nazioni co' vincoli della domestica alleanza; e nella Corte d'un Monarca
Sassone poterono distinguersi onorevolmente quattro Signori Britanni di
Somersetshire[295].
Sembra che gl'indipendenti Brettoni ricadessero nello lo stato
d'original barbarie, da cui si erano imperfettamente liberati. Separati
per la forza de' loro nemici dal resto dell'uman Genere, tosto divennero
un oggetto di scandalo, e d'aborrimento al Mondo cattolico[296]. Si
professava tuttavia il Cristianesimo nelle montagne di Galles; ma que'
rozzi Scismatici, rispetto alla -forma- della tonsura clericale, ed al
-giorno- della celebrazion della Pasqua, ostinatamente resistevano agli
imperiosi mandati de Pontefici Romani. Si abolì appoco appoco presso di
loro l'uso della lingua Latina, ed i Brettoni restaron privi delle arti,
e della dottrina, che l'Italia comunicava a' Sassoni suoi proseliti. Nel
paese di Galles, e nell'Armorica si mantenne, e si propagò la lingua
Celtica, primitivo idioma dell'occidente; ed i -Bardi-, ch'erano stati i
compagni de' Druidi, erano tuttavia protetti, nel secolo decimosesto,
dalle leggi di Elisabetta. Il loro Capo, ch'era un rispettabile uficiale
delle Corti di Pengwern, o Aberfraw, o Caermathaen, accompagnava i Servi
del Re alla guerra: la Monarchia de' Britanni, ch'ei celebrava col
canto, alla testa della battaglia, eccitava il loro coraggio, e
giustificava le loro prede; ed il cantore aveva per suo legittimo premio
la più bella vitella della spoglie. I ministri, subordinati al medesimo,
ch'erano i maestri, e gli scolari della musica sì vocale che
istrumentale, visitavano ne' respettivi loro distretti le case del Re,
dei Nobili e de' Plebei, e la pubblica povertà, quasi esausta dal Clero,
era oppressa dalle importune domande de' Bardi. Si fissava il grado ed
il merito loro per mezzo di solenni esperimenti, e la forte credenza
d'una ispirazione soprannaturale esaltava la fantasia del poeta, e della
sua udienza[297]. Gli ultimi nascondigli della libertà Celtica, vale a
dire i territori più remoti della Gallia e della Brettagna, eran meno
adattati alla coltivazione, che alla pastura: la ricchezza de' Brettoni
consisteva ne' loro greggi ed armenti; il latte e la carne erano
l'ordinario lor cibo; ed il pane talvolta era stimato, o rigettato, come
un lusso straniero. La libertà avea popolato le montagne di Galles e le
paludi dell'Armorica; ma la popolazione loro si è maliziosamente
attribuita alla libera pratica della poligamia; ed è stato supposto, che
le case di questi licenziosi Barbari contenessero dieci mogli, e forse
cinquanta figli[298]. Essi erano d'indole impetuosa, e collerica, audaci
nelle azioni e nelle parole[299]; e siccome ignoravano le arti della
pace, soddisfacevano a vicenda le loro passioni nelle guerre straniere e
domestiche. La cavalleria dell'Armorica, i lancieri di Gwent, e gli
arcieri di Merioneth erano ugualmente formidabili; ma la lor povertà
rade volte poteva provvedergli di scudi o di elmi: e l'incomodo peso di
questi avrebbe ritardato la velocità e l'agilità delle subitanee loro
operazioni. La curiosità d'un Imperator Greco fece delle ricerche ad uno
de' più grandi fra' Monarchi Inglesi intorno allo stato della Brettagna;
ed Enrico II potè asserire, per la propria personal esperienza, che la
provincia di Galles era abitata da una razza di guerrieri nudi, che
affrontavan senza timore le armi difensive de' loro nemici[300].
Per la rivoluzione della Brettagna si ristrinsero i limiti della
scienza, ugualmente che quelli dell'Impero. L'oscura nuvola, ch'era
stata rischiarata dalle scoperte Fenicie, ed affatto sgombrata dalle
armi di Cesare, si posò di nuovo su' lidi dell'Atlantico, ed una
provincia Romana si perdè nuovamente fra le isole favolose dell'Oceano.
Cento cinquant'anni dopo il regno d'Onorio, il più grave Istorico di
que' tempi[301] descrive le meraviglie d'un isola remota, le cui parti
Orientale ed Occidentale son divise da una antica muraglia, limite della
vita e della morte, o piuttosto della verità e della finzione.
L'Orientale contiene una bella campagna abitata da un Popolo culto;
l'aria è salubre, le acque pure ed abbondanti, e la terra dà
regolarmente i suoi frutti. Nell'Occidentale oltre la muraglia, l'aria è
infetta e mortale, la terra è coperta di serpenti; e quell'arida
solitudine è l'abitazione di ombre di morti, che vi sono trasportati
dagli opposti lidi, in solidi battelli, e per opera di rematori viventi.
Alcune famiglie di pescatori, sottoposte ai Franchi, sono esenti da'
tributi, a riguardo del misterioso ufizio, che si fa da questi Caronti
dell'Oceano. Ciascheduno di essi a vicenda è chiamato, nell'orror di
mezza notte, ad ascoltar le voci, ed anche i nomi degli spiriti: ei
sente il loro peso, e si trova spinto da un'ignota, ma irresistibil
forza. Dopo questo sogno di fantasia, leggiamo con stupore, che il nome
di quest'isola è -Brittia-, ch'essa giace nell'Oceano, in faccia
all'imboccatura del Reno, e distante meno di trenta miglia dal
continente; ch'essa è posseduta da tre nazioni, da' Frisj, dagli Angli e
da' Brettoni, e che alcuni Angli eran comparsi a Costantinopoli nel
seguito degli Ambasciatori francesi. Da questi Ambasciatori potè forse
Procopio essere informato d'una singolare, quantunque non improbabile,
avventura, che indica lo spirito piuttosto, che la delicatezza d'una
Eroina Inglese. Essa era stata promessa a Radigero, Re de' Varni, Tribù
di Germani, che confinava coll'Oceano, e col Reno; ma il perfido amante
fu indotto, da motivi di politica, preferirle la vedova di suo padre,
sorella di Teodeberto Re de' Franchi[302]. L'abbandonata Principessa
degli Angli, in vece di deplorare la sua disgrazia, pensò a vendicarla.
-Si dice-, che i bellicosi di lei sudditi non conoscessero l'uso e
neppur la forma del cavallo, ma essa, partendo audacemente dalla
Brettagna, approdò alla bocca del Reno, con una flotta di quattrocento
navi, ed un esercito di centomila uomini. Dopo la perdita d'una
battaglia Radigero, fatto prigione, implorò la pietà della vittoriosa
sua sposa, che generosamente gli perdonò l'ingiuria, lasciò in libertà
la sua rivale, e costrinse il Re de' Varni a soddisfare con onore e con
fedeltà i doveri di marito[303]. Sembra che questa galante impresa fosse
l'ultima guerra navale degli Anglo-Sassoni. L'arte della navigazione,
mediante la quale avevano essi acquistato l'Impero della Brettagna e del
mare, fu tosto negletta dagl'indolenti Barbari, che rinunziarono
scioccamente a tutti i vantaggi del commercio, che la loro isolare
situazione somministrava. I sette loro indipendenti regni erano agitati
da perpetue discordie; ed il -Mondo Britannico- rade volte si trovava
connesso in pace o in guerra, con le nazioni del continente[304].
Ho terminato adesso la faticosa narrazione della decadenza, e caduta del
Romano Impero dalla fortunata età di Traiano e degli Antonini fino alla
sua total estinzione in Occidente, circa cinque secoli dopo l'Era
Cristiana. In quell'infelice tempo i Sassoni fieramente contrastavano
pel possesso della Brettagna co' nativi di essa: la Gallia e la Spagna
eran divise fra le potenti Monarchie de' Franchi e de' Visigoti, ed i
regni dipendenti degli Svevi e de' Borgognoni: l'Affrica era esposta
alla crudel persecuzione de' Vandali, ed a' Selvaggi insulti de' Mori:
Roma e l'Italia fino alle rive del Danubio, veniva angustiata da un
esercito di Barbari mercenari, all'arbitraria tirannia de' quali
successe il regno di Teodorico l'Ostrogoto. Tutti i sudditi dell'Impero,
che per l'uso che facevano della lingua Latina, meritavano più
specialmente il nome ed i privilegi di Romani, eran oppressi dalla
vergogna e dalle calamità d'una straniera conquista; e le vittoriose
nazioni della Germania stabilirono un nuovo sistema di costumi, e di
governo nell'Occidentali regioni d'Europa. Debolmente rappresentavasi
da' Principi di Costantinopoli, languidi ed immaginari successori
d'Augusto, la maestà di Roma. Pure continuarono a regnare sull'Oriente,
dal Danubio sino al Nilo ed al Tigri; dalle armi di Giustiniano si
rovesciarono i regni Gotico e Vandalo dell'Italia e dell'Affrica; e
l'Istoria degl'Imperatori Greci può sempre somministrare una lunga serie
di istruttive lezioni e di rivoluzioni interessanti.
NOTE:
[141] In questo Capitolo io trarrò le mie citazioni dall'Opera
intitolata -Recueil des Historiens des Gaules, et de la France. Paris
1738-1767- in undici Tomi in foglio. Mediante la fatica di Dom Bouquet e
degli altri Benedettini, si sono disposte per ordine cronologico, ed
illustrate con erudite note tutte le memorie originali fino all'anno
1060. Tal opera nazionale, che sarà continuata fino all'anno 1500
dovrebbe provocare la nostra emulazione.
[142] Tacito -Hist. IV. 73, 74. in Tom. I. p. 445-. Sarebbe in vero una
presunzione il compendiar Tacito. Ma io posso scegliere le idee generali
che egli applica al presente stato, ed alle future rivoluzioni della
Gallia.
[143] -Eadem semper caussa Germanis transcendendi in Gallias libido
atque avaritiae et mutandae sedis amor; ut relictis paludibus et
solitudinibus suis, fecundissimum hoc solum vosque ipsos possiderint....
Nam pulsis Romanis, quid aliud quam bella omnium inter se gentium
exsistent?-
[144] Sidonio Apollinare scherza, con affettato spirito e vivacità,
sulle angustie della sua situazione (-Carm. XII. in Tom. I. p. 811-).
[145] Vedi Procopio, -de Bell. Gothico L. I. c. 12. in T. II. p. 31-. Il
carattere di Grozio mi fa inclinare a credere, che egli non abbia
sostituito il Reno al Rodano (-Hist. Gothor. p. 175-) senza l'autorità
di qualche manoscritto.
[146] Sidonio -L. VIII. Epist. 3, 9. in Tom. I. p. 800-. Giornandes (-de
Reb. Getic. c. 47. p. 680-) giustifica in qualche modo questo ritratto
dell'eroe Goto.
[147] Io fo uso del nome famigliare -di Clovis, Clodoveo-, dal latino
-Chlodovechus o Chlodovaeus-. Ma il -ch- esprime solamente l'aspirazione
Germanica; ed il vero nome non è diverso da -Luduin-, o -Lewis-,
Lodovico o Luigi (-Mem. de l'academ. des Inscript. Tom. XX. p. 68-).
[148] Greg. Turon. -L. II. c. 12. in Tom. I. p. 168-. Basina parla il
linguaggio della natura. I Franchi, che l'avevan veduta nella lor
gioventù, poterono conversar con Gregorio nella lor vecchiezza; ed il
Vescovo di Tours non potea desiderare infamare la madre del primo Re
Cristiano.
[149] L'Abbate Dubos (-Hist. critiq. de l'etablissem. de la Monarch.
Franc. dans les Gaules, Tom. I. p. 630, 650-) ha il merito di aver
stabilito il primitivo regno di Clodoveo, e fissato il vero numero de'
suoi Sudditi.
[150] -Ecclesiam incultam ac negligentia civium paganorum praetermissam,
veprium densitate oppletam-. Vit. -S. Vedasti in Tom. III. p. 372-.
Questa descrizione suppone, che Arras fosse posseduta da' Pagani, molti
anni prima del battesimo di Clodoveo.
[151] Gregorio di Tours (-L. V. c. I. in Tom. II. p. 232-) confronta la
povertà di Clodoveo con la ricchezza de' suoi nipoti. Remigio però (-in
Tom. IV. pag. 52-) fa menzione delle sue -paterne ricchezze-, come
sufficienti a redimer gli schiavi.
[152] Vedi Gregorio -L. II. c. 27, 37. in Tom. II. p. 175, 181, 182-. La
famosa storia del vaso di Soissons spiega la potenza ed il carattere di
Clodoveo. Come soggetto di controversia si è stranamente torturato dal
Boulainvilliers, dal Dubos, e da altri antiquari politici.
[153] Il Duca di Nivernois, nobil Politico, il quale ha maneggiato
importanti e delicate negoziazioni, illustra ingegnosamente (-Mem. de
l'Acad. des Inscr. Tom. XX. p. 147, 184-) il sistema politico di
Clodoveo.
[154] Il Biet (in una Dissertazione, che meritò il premio dell'Accademia
di Soissons -p. 178, 226-) accuratamente ha determinato la natura e
l'estensione del Regno di Siagrio, e di suo Padre; ma troppo facilmente
ammette la debole testimonianza di Dubos (-Tom. II. p. 54, 57-) per
privarlo di Beauvais e d'Amiens.
[155] Si può avvertire, che Fredegario nella sua Epitome di Gregorio di
Tours (-Tom. II. p. 398-) ha prudentemente sostituito il nome di
-Patricius- all'incredibile titolo di -Rex Romanorum-.
[156] Sidonio (-L. V. ep. 5. in Tom. 1. p. 794-), che lo chiama il
Solone, l'Amfione de' Barbari, s'indirizza a questo Re immaginario in
uno stile d'amicizia e d'uguaglianza. Per mezzo di tali uffizi di
equità, l'accorto Dejoce si era inalzato al trono de' Medi (Herodot. -l.
1. c. 96, 100-).
[157] -Campum sibi praeparari jussit-. Il Biet (226, 261) ha
diligentemente fissato questo campo di battaglia a Nogent, Abbazia
Benedettina, distante circa dieci miglia da Soissons, dalla parte
settentrionale. Quel terreno era indicato da un recinto di sepolcri
pagani; Clodoveo donò le terre addiacenti di Leuilly e Coucy alla Chiesa
di Reims.
[158] Vedi Cesare -Comment. de Bell. Gall. II, 4. in Tom. I. p. 220-, e
le notizie -Tom. I. p. 126-. Le tre -fabbriche- di Soissons erano
-scutaria, balistaria-, e -clinabaria-. L'ultima somministrava tutta
l'armatura de' gravi corazzieri.
[159] Deve quest'epiteto limitarsi alle circostanze d'allora e non
potrebbe giustificarsi coll'Istoria il pregiudizio Francese di Gregorio
(-L. II, c. 27. in. Tom. II. p. 175-) -ut Gothorum pavere mos est-.
[160] Dubos mi ha persuaso (-Tom. 1. p. 277, 286-) che Gregorio di Tours
ed i suoi copisti o lettori hanno più volte confuso il regno Germanico
della -Turingia- oltre il Reno, colla città Gallica di Tongria sulla
Mosa, che anticamente era il paese degli Eburoni, e modernamente la
diocesi di Liegi.
[161] -Populi habitantes iuxta,- Lemanum -lacum- Alemanni -dicuntur-.
Serv. -ad Virgil. Georg.- IV. 278. Dom Bouquet (-Tom. I. p. 817-) ha
solamente allegato il più recente, e corrotto testo d'Isidoro di
Siviglia.
[162] Gregorio di Tours manda S. Lupicino -inter illa Jurensis deserti
secreta, quae inter Burgundiam Alemaniamque sita Aventicae adiacent
Civitati (in Tom. I. p. 648)- Il Watteville (-Hist. de la confederat.
Helvet. Tom. I. p. 9, 10-) ha diligentemente fissato i confini Elvetici
del Ducato dell'Alemannia, e della Borgogna Transiurana. Essi
corrispondevano alle Diocesi di Costanza, e d'Avenche o Losanna, e sono
tuttavia distinti, nella moderna Svizzera, dall'uso della lingua
Germanica e Francese.
[163] Vedi Guilliman -de Reb. Helveticis L. I. c. 3. p. 11, 12-. Dentro
le antiche mura di Vindonissa si sono successivamente fabbricate la
fortezza d'Habsburgh, l'Abbazia di Konigsfield, e la Città di Bruck. Il
filosofico viaggiatore può paragonare i monumenti della conquista
Romana, della feudale tirannia, della superstizione monastica, e
dell'industriosa libertà. Se sarà veramente Filosofo, applaudirà il
merito, e la felicità de' suoi tempi.
[164] Gregorio di Tours (-L. II. 30, 37. in Tom. II. p. 176, 177, 182-),
le -Gesta Francorum- (-in Tom. II. p. 551-) e la lettera di Teodorico
(Cassiodoro -Var. Lib. II. cap. 41. in Tom. IV. p. 4-) descrivono la
disfatta degli Alemanni. Alcune delle loro Tribù si stabilirono nella
Rezia sotto la protezione di Teodorico, i successori del quale cederono
la Colonia ed il paese loro al nipote di Clodoveo. Può vedersi lo stato
degli Alemanni sotto i Re Merovingici presso Mascou (-Istor. degli
antichi Germani XI. 8. etc. Annotas. 362-) e Guillimain (-De Reb.
Helvetic. L. II c. 10, 12. p. 72, 80-).
[165] Clotilde, o piuttosto Gregorio, suppone, che Clodoveo adorasse gli
Dei della Grecia e di Roma. Il fatto è incredibile, e tale sbaglio non
serve che a dimostrare, come in meno d'un secolo si era pienamente
abolita ed anche dimenticata la Religion nazionale de' Franchi.
[166] Gregorio di Tours riferisce il matrimonio, e la conversione di
Clodoveo (-L. II. c. 28, 31. in Tom. II. p. 175, 178-). Anche
Fredegario, o l'Epitomatore anonimo (-in T. II. p. 399, 400-), l'Autore
delle -Gesta Francorum- (-in Tom. II. p. 548, 552-) ed Aimoino medesimo
(-L. I. c. 13. in T. III. p. 37, 40-) non sono da disprezzarsi. La
tradizione ha potuto conservar lungamente alcune curiose circostanze di
questi importanti successi.
[167] Un Viaggiatore, che tornava da Reims nell'Alvergna aveva rubato
una copia delle sue declamazioni al segretario o libraio del modesto
Arcivescovo (Sidon. Apollinar. -L. IX. Epist. 7-). Quattro lettere di
Remigio, che tuttavia esistono (-in Tom. IV. p. 51, 52, 53-) non
corrispondono alla lode magnifica di Sidonio.
[168] Incmaro, uno de' successori di Remigio (-an. 845, 882-) ne fece la
vita (-in Tom. III. p. 373, 480-). L'autorità degli antichi Manoscritti
della Chiesa di Reims potrebbe ispirare qualche fiducia, la quale però
vien distrutta dalle temerarie ed audaci finzioni d'Incmaro. Egli è
molto notabile, che Remigio, il quale fu consacrato all'età di ventidue
anni (anno 457) occupò la cattedra Episcopale settantaquattro anni
(Pagi, -Critic. in Baron. Tom. II. p. 384, 572-).
[169] Per il battesimo di Clodoveo fu portata da una bianca colomba una
boccetta (la santa ampolla) d'olio santo, o piuttosto celeste, e ciò
tuttavia si usa, e si rinnuova nella coronazione de' Re di Francia.
Incmaro (che aspirava alla Primazia della Gallia) è il primo autore di
questa favola (-in Tom. III. p. 377-), i deboli fondamenti della quale
con profondo rispetto, e consumata destrezza si sono rovesciati
dall'Abbate Vertot (-Memoir. de l'Acad. des Inscr. Tom. II. p. 619,
633-).
[170] -Mitis depone colla Sicamber: adora quod incendisti, incende quod
adorasti-. Gregorio Turon. -L. II. cap. 31. in Tom. II. p. 177-.
[171] -Si ego ibidem cum Francis meis fuissem, injurias eius
vindicassem-. Questa temeraria espressione, che Gregorio ha
prudentemente taciuta, vien celebrata da Fredegario (-Epitom. c. 21. in
Tom. II. p. 400-), da Aimoino (-L. 1, c. 16. in Tom. III. p. 40-), e
dalla croniche di S. Dionisio (-L. 1. c. 20. in Tom. III. p. 171-), come
un'ammirabile effusione di zelo cristiano.
[172] Gregorio -L. II. c. 40, 43. in Tom. 11. p. 183, 185-. Dopo aver
freddamente riferito i replicati delitti, e gli affettati rimorsi di
Clodoveo, conclude, forse inavvertentemente, con una lezione, che
l'ambizione non vorrà mai ascoltare: -His ita transactis.... obiit-.
[173] Dopo la vittoria Gotica, Clodoveo fece delle ricche offerte a S.
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