ut nullum tamem cogeret ad Christianisimum.... Didicerat enim a
doctoribus, auctoribusque suae salutis, servitium Christi voluntarium,
non coactitium esse debere-. Beda, -Hist. Eccl. l. 1. c. 26. p. 62.
Edit. Smith-.
[137] Vedi gl'Istorici di Francia (-Tom. IV. p. 114-) e Wilkins (-Leg.
Anglo-Saxonic. p. 11, 31-). -Si quis sacrificium immolaverit praeter Deo
soli, morte moriatur-.
[138] Gli Ebrei pretendono, ch'essi fossero introdotti nella Spagna
dalle flotte di Salomone, e dalle armi di Nabuccodonosor, che Adriano vi
trasferisse quarantamila famiglie della Tribù di Giuda, e diecimila
della Tribù di Beniamino ec. Basnag., -Hist. des Juifs. Tom. VII. c. 9.
pag. 240, 256-.
[139] Isidoro, ch'era in quel tempo Vescovo di Siviglia, fa menzione
dello zelo di Sisebuto, lo disapprova, e se ne congratula (-Chron. Goth.
pag. 728-). Il Baronio (-an. 614. n. 41-) assegna il numero de'
perseguitati sulla testimonianza d'Aimoino -L. IV, c. 22-; ma tal prova
è debole, ed io non ho potuto verificar la citazione -Istor. di Franc.
T. III p. 127-.
[140] Basnage (-Tom. VIII. c. 13. p 388, 400-) rappresenta fedelmente lo
stato degli Ebrei; ma egli avrebbe potuto aggiungervi, da' Canoni de'
Concilj di Spagna e dalle Leggi de' Visigoti, molte curiose circostanze
essenziali per il suo soggetto, quantunque siano estranee al mio.
CAPITOLO XXXVIII.
-Regno e conversione di Clodoveo. Sue vittorie sopra gli
Alemanni, i Borgognoni ed i Visigoti. Stabilimento della
Monarchia francese nella Gallia. Leggi de' Barbari. Stato de'
Romani. Visigoti della Spagna. Conquista della Gran Brettagna
fatta da' Sassoni.-
I Galli[141], che soffrivano impazientemente il giogo Romano ebbero una
memorabil lezione da uno de' Luogotenenti di Vespasiano, il grave
sentimento del quale si è raffinato ed espresso dal genio di
Tacito[142]. «La protezione della Repubblica ha liberato la Gallia
dall'interna discordia, e dalle straniere invasioni. Con la perdita
dell'indipendenza nazionale avete acquistato il nome ed i privilegi di
Cittadini Romani. Voi godete in comune con noi medesimi i costanti
vantaggi del governo civile, e la remota vostra situazione è meno
esposta a' danni accidentali della tirannide. Invece d'esercitare i
diritti della conquista, ci siamo contentati d'imporvi que' tributi che
son necessari per la propria vostra conservazione. Non si può assicurar
la pace senza le armi, queste debbono sostenersi a spese del Popolo. È
per vantaggio vostro, non per causa nostra, che noi guardiamo la
frontiera del Reno contro i feroci Germani, che hanno sì spesso tentato,
e brameranno sempre di cangiare la solitudine de' loro boschi e paludi
con la ricchezza e fertilità della Gallia. La caduta di Roma sarebbe
fatale per le Province; e voi restereste sepolti nelle rovine di quella
gran fabbrica, che si è innalzata dal valore e dalla saviezza
d'ottocento anni. L'immaginaria vostra libertà sarebbe insultata ed
oppressa da un selvaggio Signore; ed all'espulsione de' Romani
succederebbero le ostilità eterne de' Barbari conquistatori[143].» Fu
accettato questo salutevol avviso, e tale strana predizione ebbe il suo
compimento. Nello spazio di quattrocento anni, i fieri Galli, che
avevano affrontato le armi di Cesare, si confusero, senz'avvedersene,
nella massa generale de' cittadini ed de' sudditi: l'Impero Occidentale
si sciolse, ed i Germani, che avevano passato il Reno, ardentemente
combatterono per il possesso della Gallia, ed eccitarono il disprezzo o
l'aborrimento de' pacifici e culti di lei abitatori. Con quell'intimo
orgoglio, che la superiorità delle cognizioni e del lusso comunemente
suole inspirare, deridevano essi i chiomati e giganteschi selvaggi del
Nord; i rozzi loro costumi, l'incoerente letizia, il vorace appetito e
l'orrida figura loro, ugualmente disgustosa per la vista, che per
l'odorato. Si coltivavano tuttavia nelle scuole d'Autun e di Bordeaux
gli studi liberali; ed il linguaggio di Cicerone e di Virgilio era
famigliare alla Gallica Gioventù. Restaron sorprese le lor orecchie da'
duri ed incogniti suoni del dialetto germanico, ed ingegnosamente si
dolsero, che le muse tremanti fuggivano l'armonia della Lira burgundica.
I Galli eran dotati di tutti i vantaggi della natura e dell'arte; ma
siccome loro mancava il coraggio per difendersi, furono giustamente
condannati ad ubbidire, ed anche adulare i vittoriosi Barbari, dalla
clemenza de' quali essi riconoscevano le precarie sostanze e le vite
loro[144].
[A. 476-485]
Appena Odoacre ebbe estinto l'Impero Occidentale, cercò l'amicizia de'
più potenti fra' Barbari. Il nuovo Sovrano dell'Italia cedè ad Enrico,
Re de' Visigoti, tutte le conquiste Romane di là dalle Alpi fino al Reno
ed all'Oceano[145]: ed il Senato potè confermare questo liberal dono con
qualche ostentazione di potere, senza veruna real perdita di entrate, o
di dominio; le legittime pretensioni d'Enrico erano giustificate
dall'ambizione, e dal successo; e la Nazione gotica poteva, sotto il suo
comando, aspirare alla Monarchia della Spagna e della Gallia. Arles e
Marsiglia si arresero alle sue armi, egli oppresse la libertà
dell'Alvergna; ed il Vescovo d'essa condiscese a comprare il proprio
richiamo dall'esilio con un tributo di giusta ma involontaria lode.
Sidonio stava alle porte del palazzo in mezzo ad una folla di
ambasciatori e di supplichevoli; ed i vari loro negozi alla Corte di
Bordeaux dimostravano la potenza e la fama del Re de' Visigoti. Gli
Eruli del distante Oceano, che tingevano i nudi lor corpi con cerulei
colori, ne implorarono la protezione; ed i Sassoni rispettarono le
marittime Province d'un Principe, privo di forze navali. Gli alti
Borgognoni si sottoposero alla sua autorità; nè restituì gli schiavi
Franchi, finattantochè non ebbe ridotto quella fiera nazione a termini
d'una pace disuguale. I Vandali dell'Affrica coltivavano la sua
vantaggiosa amicizia; e gli Ostrogoti della Pannonia erano sostenuti dal
potente suo aiuto contro l'oppressione dei vicini Unni. Il Nord (tali
sono le superbe espressioni del Poeta) era agitato e posto in calma dal
cenno di Enrico; il gran Re della Persia consultò l'oracolo
dell'Occidente; ed il vecchio Dio del Tevere fu protetto dal crescente
Genio della Garonna[146]. La fortuna delle nazioni spesso dipende dagli
accidenti, e la Francia può attribuire la sua grandezza all'immatura
morte del Re Goto, in un tempo in cui Alarico, suo figlio, era
un'innocente fanciullo, e Clodoveo[147], suo nemico, un ambizioso e
prode garzone.
[A. 481-511]
Mentre Childerico, padre di Clodoveo, si trovava in esilio in Germania,
fu trattato amichevolmente dalla Regina, ugualmente che dal Re dei
Turingi. Dopo il suo ritorno, Basina fuggì dal letto del marito nelle
braccia dell'amante; liberamente dichiarando, che se avesse conosciuto
un uomo più savio, più forte e più bello di Childerico, questo sarebbe
stato l'oggetto della sua preferenza[148]. Clodoveo fu la prole di
questa volontaria unione; e non avea più di quindici anni, quando
successe, per la morte di suo padre, al comando della Tribù Salica. Gli
angusti confini del suo Regno[149] si limitavano all'isola de' Batavi,
con le antiche diocesi di Tournay e d'Arras[150]; ed al tempo del
battesimo di Clodoveo il numero de' suoi guerrieri non sorpassava i
cinquemila. Le ardenti tribù dei Franchi, che si erano stabilite lungo i
Belgici fiumi della Schelda, della Mosa, della Mosella e del Reno, erano
governati da' loro indipendenti Re della stirpe Merovingica, uguali,
alleati e talvolta nemici del Principe Salico. Ma i Germani che
obbedivano, in tempo di pace, all'ereditaria giurisdizione de' loro
Capi, eran liberi di seguitare in guerra la bandiera d'un popolare e
vittorioso Generale; ed il merito superiore di Clodoveo si attirò il
rispetto e l'omaggio della nazionale confederazione. Quando si pose in
campo la prima volta, non aveva nel suo erario nè oro nè argento, nè
vino nè grano ne' suoi magazzini[151]; ma esso imitò l'esempio di
Cesare, che nell'istesso luogo aveva acquistato delle ricchezze con la
spada, e comprato dei soldati co' frutti della conquista. Dopo
ciascheduna vantaggiosa battaglia e spedizione, le spoglie
s'accumulavano in una massa comune; ogni guerriero ne aveva la sua
parte, e la dignità reale si sottometteva agli uguali regolamenti della
legge militare. L'indomito spirito de' Barbari s'indusse a riconoscere i
vantaggi della regolar disciplina[152]. Nell'annua rivista del mese di
Marzo diligentemente s'esaminavano le loro armi; e quando attraversavano
un territorio amico, era loro proibito di toccare un filo d'erba. La
giustizia di Clodoveo era inesorabile, ed i suoi trascurati o
disubbidienti soldati eran puniti immediatamente di morte. Sarebbe
superfluo il lodare il valore d'un Franco: ma quello di Clodoveo era
diretto dalla fredda e consumata prudenza[153]. In tutti i suoi trattati
con gli altri, calcolava il peso dell'interesse, della passione e
dell'opinione, e le sue misure alle volte si adattavano a' sanguinari
costumi de' Germani ed alle volte venivano moderate dal genio più dolce
di Roma e del Cristianesimo. Fu interrotto nel corso della vittoria,
poichè morì nell'età di quarantacinque anni; ma egli aveva già
stabilita, in un Regno di trent'anni, la Monarchia francese nella
Gallia.
[A. 486]
La prima impresa di Clodoveo fu la disfatta di Siagrio, figlio d'Egidio,
ed in quest'occasione si accese forse la contesa pubblica dal privato
risentimento. La gloria del padre insultava sempre la stirpe
Merovingica; e la potenza del figlio potè eccitare la gelosa ambizione
del Re de' Franchi. Siagrio ereditò, come uno Stato patrimoniale, la
città, e la diocesi di Soissons: i desolati residui della seconda
Belgica, Reims e Troia, Beauvais ed Amiens si sarebbero naturalmente
sottomessi al Conte o Patrizio[154]; e dopo lo smembramento dell'Impero
Occidentale, egli avrebbe potuto regnare col titolo, o almeno
coll'autorità di Re de' Romani[155]. Come Romano, era stato educato
negli studi liberali della Rettorica e della Giurisprudenza; ma per
accidente e per politica si trovò impegnato nell'uso famigliare
dell'idioma germanico. Gl'indipendenti Barbari ricorrevano al tribunale
d'uno straniero, che aveva il singolar talento di spiegare, nella nativa
lor lingua, i dettami della ragione e dell'equità. La diligenza e
l'affabilità del loro giudice lo renderono popolare, l'imparziale
saviezza de' suoi decreti ottenne la lor volontaria ubbidienza, ed il
regno di Siagrio su' Franchi e Borgognoni pareva, che facesse risorgere
la primitiva istituzione della società civile[156]. In mezzo a queste
pacifiche occupazioni, Siagrio ricevè ed arditamente accettò l'ostile
disfida di Clodoveo che invitò il suo rivale, secondo lo spirito, e
quasi nel linguaggio cavalleresco, a stabilirne il giorno ed il
campo[157] di battaglia. Al tempo di Cesare, Soissons avrebbe dato un
corpo di cinquantamila cavalli; e tal esercito sarebbe stato
abbondantemente fornito di scudi, di corazze e di macchine militari, da
tre arsenali o manifatture della città[158]. Ma s'era da gran tempo
esaurito il coraggio ed il numero della gallica Gioventù; e le vaganti
truppe di volontari o mercenari, che marciavano sotto le bandiere di
Siagrio, erano incapaci di contendere col nazional valore dei Franchi.
Non sarebbe giusto senza qualche più esatta cognizione della forza e de'
mezzi di Siagrio, il condannarne la rapida fuga, mentre dopo la perdita
di una battaglia fuggì alla distante Corte di Tolosa. La debole minorità
d'Alarico non voleva assistere, o difendere un infelice fuggitivo. I
pusillanimi[159] Goti furono intimoriti dalle minacce di Clodoveo; ed il
Romano -Re- dopo un breve confino fu abbandonato nelle mani del
carnefice. Le città belgiche s'arresero al Re de' Franchi; ed i suoi
Stati s'ingrandirono verso l'Oriente dall'ampia Diocesi di Tongres[160],
che Clodoveo conquistò nel decimo anno del suo Regno.
[A. 469]
Si è tratto assurdamente il nome di -Alemanni- dall'immaginario loro
stabilimento sulle rive del lago -Leman-[161]. Quel felice distretto,
dal lago ad Avenche, ed al monte Giura, fu occupato da' Borgognoni[162].
In fatti le parti settentrionali dell'Elvezia erano state soggiogate da'
feroci Alemanni, che distrussero con le proprie lor mani i frutti della
loro conquista. Una Provincia coltivata ed ornata dalle arti di Roma, fu
di nuovo ridotta ad un selvaggio deserto; e possono tuttavia scuoprirsi
alcuni vestigi della magnifica Vindonissa nella fertile e popolata Valle
dell'Aar[163]. Dalla sorgente del Reno fino alla sua unione col Meno e
con la Mosella i formidabili sciami degli Alemanni dominavano ambe le
parti del fiume per diritto d'antico possesso, o di recente vittoria. Si
erano sparsi nella Gallia, sulle moderne Province dell'Alsazia e della
Lorena; e l'ardita loro invasione del regno di Colonia richiamò il
Principe Salico alla difesa dei Ripuarj suoi alleati. Clodoveo incontrò
gl'invasori della Gallia nella pianura di Tolbiac alla distanza di circa
ventiquattro miglia da Colonia; e le due più fiere nazioni della
Germania erano vicendevolmente animate dalla memoria delle azioni
passate, e dal prospetto della futura grandezza. I Franchi, dopo un
ostinato combattimento cederono; e gli Alemanni, alzando grida di
vittoria, impetuosamente incalzarono la lor ritirata. Ma si rimesse la
battaglia per il valore, per la condotta, e forse per la pietà di
Clodoveo; e l'evento di quella sanguinosa giornata decise per sempre
l'alternativa dell'Impero, o della servitù. L'ultimo Re degli Alemanni
restò ucciso nel campo, ed i suoi furono ammazzati ed inseguiti,
finattantochè non gettarono a terra le armi, e si diedero a discrezione
del vincitore. Senza disciplina militare era per loro impossibile di
riunirsi; essi avevano con disprezzo demolito le mura, e le
fortificazioni che avrebbero potuto difenderli nell'avversità; e furono
seguitati nel cuore delle loro foreste da un nemico non meno attivo ed
intrepido di essi. Il gran Teodorico si congratulò della vittoria con
Clodoveo, di cui aveva il Re d'Italia ultimamente sposato la sorella
Albofleda; ma dolcemente s'interpose appresso il cognato in favore de'
supplicanti e de' fuggitivi, che avevano implorato la sua protezione. I
territorj Gallici, ch'erano posseduti dagli Alemanni, divennero preda
del loro vincitore; e quella superba nazione, invincibile o ribelle alle
armi di Roma, riconobbe la sovranità de' Re Merovingici, che
graziosamente permisero loro di usare i propri particolari costumi ed
istituti, sotto il governo di Duchi temporari, ed in progresso
ereditari. Dopo la conquista delle Province occidentali, i soli Franchi
mantennero le loro antiche abitazioni di là dal Reno. Essi appoco appoco
sottomisero e ridussero a civiltà quegli esausti paesi, sino all'Elba ed
alle montagne della Boemia; e fu assicurata la pace d'Europa
dall'ubbidienza della Germania[164].
[A. 496]
Fino all'età di trent'anni, Clodoveo continuò a venerare gli Dei de'
suoi maggiori[165]. La sua incredulità, o piuttosto non curanza del
Cristianesimo poteva incoraggirlo forse a predare con minor rimorso le
chiese d'un paese nemico: ma i suoi sudditi della Gallia godevano
l'esercizio libero del Culto religioso; ed i Vescovi mettevano speranza
maggiore in un idolatra, che negli eretici. Il Principe Merovingico
aveva contratto fortunatamente matrimonio con la bella Clotilde, nipote
del Re di Borgogna, che in mezzo ad una Corte Arriana era stata educata
nella professione della Fede Cattolica. Era interesse non meno che
dovere di lei il compire la conversione[166] d'un marito Pagano, e
Clodoveo, senz'accorgersene, diede orecchio alla voce dell'amore e della
Religione. Egli acconsentì (ed era forse preventivamente stato convenuto
di ciò) al battesimo del suo maggior figlio, e quantunque la repentina
morte del fanciullo eccitasse qualche superstizioso timore, fu persuaso
per la seconda volta a ripetere quel pericoloso esperimento. Nelle
angustie della battaglia di Tolbiac, Clodoveo altamente invocò il Dio di
Clotilde e de' Cristiani; e la vittoria lo dispose ad ascoltare con
rispettosa gratitudine l'eloquente[167] Remigio[168] Vescovo di Reims,
che dimostrò con forza i temporali e spirituali vantaggi della sua
conversione. Il Re si dichiarò persuaso della verità della Fede
Cattolica; e le ragioni politiche, le quali avrebbero potuto farne
sospendere la pubblica professione, furon tolte di mezzo dalle devote o
fedeli acclamazioni de' Franchi, che si dimostrarono ugualmente disposti
a seguire l'eroico lor capitano, sì al campo di battaglia, che al fonte
battesimale. Quest'importante ceremonia fu eseguita nella Cattedrale di
Reims con ogni circostanza e solennità che poteva imprimere un
rispettoso sentimento di religione nelle menti de' suoi rozzi
proseliti[169]. Il nuovo Costantino fu immediatamente battezzato,
insieme con tremila guerrieri, suoi sudditi: e fu imitato l'esempio loro
dal resto de' -Barbari ingentiliti-, i quali in obbedienza al vittorioso
Prelato, adoraron la Croce, ch'essi avevano già bruciato, e bruciarono
gli idoli, che avevano adorato[170]. Lo spirito di Clodoveo era
suscettibile d'un passaggero fervore: ei fu commosso dal patetico
racconto della passione, e della morte di Cristo; ed invece di ponderare
i salutari effetti di quel misterioso sacrifizio, esclamò con indiscreto
furore; «Se io vi fossi stato presente alla testa de' miei valorosi
Franchi, avrei vendicato le sue ingiurie»[171]. Ma il selvaggio
conquistator della Gallia era incapace d'esaminare le prove d'una
religione, che dipendono da una laboriosa investigazione d'istorica
autorità, e di speculativa teologia. Molto più egli era incapace di
sentire la dolce influenza del Vangelo, che persuade e purifica il cuore
d'un vero convertito. L'ambizioso suo regno presenta una perpetua
violazione de' doveri morali e cristiani; le sue mani furon macchiate di
sangue, sì in pace, che in guerra, ed appena ebbe Clodoveo licenziato un
sinodo della Chiesa Gallicana, che tranquillamente assassinò tutti i
Principi della stirpe Merovingica[172]. Pure poteva il Re de' Franchi
adorare sinceramente il Dio dei Cristiani, come un Essere più eccellente
e potente delle nazionali sue divinità; e la segnalata liberazione e
vittoria di Tolbiac incoraggirono Clodoveo a confidar nella futura
protezione del Signor degli eserciti. Martino, il più popolare de'
Santi, aveva ripieno il Mondo occidentale della fama di que' miracoli,
che si facevan continuamente al santo di lui sepolcro di Tours. Il suo
visibile o invisibile aiuto favorì la causa d'un Principe liberale ed
ortodosso; e non bisogna interpretar la profana osservazione di Clodoveo
medesimo, che S. Martino era un dispendioso amico[173], come un sintomo
d'alcun permanente o ragionato scetticismo. Ma la terra non meno che il
cielo si rallegrò della conversione de' Franchi. Nel memorabile giorno,
in cui Clodoveo uscì dal fonte battesimale, egli solo nel Mondo
cristiano meritò il nome e le prerogative di Re Cattolico. L'Imperatore
Anastasio ammetteva de' pericolosi errori intorno alla natura
dell'incarnazione divina; ed i Barbari dell'Italia, dell'Affrica, della
Spagna e della Gallia erano involti nell'eresia Arriana. Il maggiore, o
piuttosto l'unico figlio, della Chiesa fu riconosciuto dal Clero per suo
legittimo sovrano, o glorioso liberatore; e le armi di Clodoveo furono
valorosamente sostenute dal zelo e dal fervore della fazione
cattolica[174].
[A. 497]
Sotto l'Impero Romano la ricchezza e la giurisdizione dei Vescovi, il
sacro carattere e perpetuo ufizio loro, i numerosi dipendenti, la
popolar eloquenza e le assemblee provinciali di essi gli avevano sempre
resi rispettabili, ed alle volte pericolosi. L'autorità loro aumentossi
col progresso della superstizione, e lo stabilimento della Monarchia
francese può in qualche modo attribuirsi alla stabile alleanza d'un
centinaio di Prelati, che dominavano nelle malcontente, o indipendenti
città della Gallia. I deboli fondamenti della Repubblica Armorica si
erano più volte scossi, o abbattuti; ma l'istesso Popolo manteneva
sempre la domestica sua libertà; sosteneva la dignità del nome Romano; e
valorosamente resisteva alle predatorie scorrerie, ed a' regolari
attacchi di Clodoveo, che cercava d'estender le sue conquiste dalla
Senna alla Loira. La felice lor opposizione introdusse un'uguale ed
onorevole società fra loro. I Franchi stimavano il valore degli
Armorici[175], e questi si erano riconciliati per mezzo della religione
co' Franchi. La forza militare destinata a difender la Gallia,
consisteva in cento diverse truppe di cavalleria, o d'infanteria; e
queste nel tempo, che prendevano il titolo ed i privilegi di soldati
Romani, erano rinnuovate da un continuo supplimento di Barbara gioventù.
Si difendevano tuttavia dal disperato lor coraggio le ultime
fortificazioni, e gli sparsi frammenti dell'Impero. Ma n'era impedita la
ritirata, ed impraticabile la comunicazione: essi erano abbandonati da'
Principi Greci di Costantinopoli, e piamente rigettavano qualunque
connessione con gli Arriani usurpatori della Gallia. Accettaron però,
senza vergogna o ripugnanza, la generosa capitolazione, che fu proposta
loro da un eroe cattolico; e questa legittima e spuria progenie di
legioni Romane fu distinta ne' successivi tempi con le proprie armi,
insegne, vesti ed istituti particolari. Ma per mezzo di questi valevoli
e volontari aumenti s'accrebbe la forza nazionale: ed i Regni vicini
temettero il numero ugualmente che il coraggio de' Franchi. La riduzione
delle Province settentrionali della Gallia, invece che si decidesse
dall'evento d'una sola battaglia, sembra, che fosse lentamente
effettuata dalle successive operazioni della guerra, e del trattato; e
Clodoveo acquistò tutto quello che formava l'oggetto della sua
ambizione, per mezzo di tali sforzi, o di tali concessioni, che potevano
combinarsi col suo real valore. Il selvaggio carattere di esso, e le
virtù d'Enrico IV suggeriscono le idee più contrarie fra loro della
natura umana: pure si può trovare qualche somiglianza nella situazione
di due Principi, che conquistaron la Francia per mezzo del loro valore,
della lor politica e del merito d'una opportuna conversione[176].
[A. 499]
Il Regno de' Borgognoni, che aveva per confini i due fiumi Gallici la
Saona ed il Rodano, s'estendeva dalla foresta de' Vosgi fino alle Alpi,
ad al Mare di Marsiglia[177]. Lo scettro di esso era in mano di
Gundobaldo. Questo valoroso ed ambizioso Principe aveva ristretto il
numero de' canditati Reali mediante la morte di due fratelli, uno de'
quali era padre di Clotilde[178], ma la sua imperfetta prudenza permise
a Godegesilo, suo minor fratello, di possedere il dipendente Principato
di Ginevra. L'Arriano Monarca fu giustamente sbigottito dalla
soddisfazione e dalle speranze, che pareva animassero il suo Clero, ed
il suo Popolo, dopo la conversione di Clodoveo; e Gondubaldo convocò a
Lione un'assemblea de' suoi Vescovi per conciliare, se era possibile, i
religiosi e politici dissapori. Si fece invano una conferenza fra le due
fazioni. Gli Arriani rinfacciarono a' Cattolici il culto di tre Dei; i
Cattolici difesero la loro causa per mezzo di teologiche distinzioni; e
si dibatterono con ostinato clamore i soliti argomenti, le obbiezioni e
le repliche, finattantochè il Re manifestò le sue segrete apprensioni
con una improvvisa, ma decisiva questione, che fece a Vescovi Ortodossi:
«Se voi professate veramente la Religion cristiana, perchè non frenate
il Re de' Franchi? Egli mi ha dichiarato la guerra, e forma alleanza co'
miei nemici per distruggermi. Uno spirito sanguinario ed avido non è
l'indizio d una conversione sincera: dimostri la sua fede per mezzo
delle sue opere». Avito Vescovo di Vienna, che parlava in nome de suoi
fratelli, rispose con la voce e col contegno d'un angelo: «Noi non
sappiamo i motivi e le intenzioni del Re de' Franchi: ma la Scrittura
c'insegna che spesso vengon rovesciati que' Regni che abbandonan la
legge Divina; e che sorgeranno da ogni parte de' nemici contro di quelli
che hanno fatto Dio lor nemico. Torna col tuo Popolo alla legge di Dio,
ed esso darà pace e sicurezza a' tuoi Stati». Il Re di Borgogna, che non
era disposto ad accettare la condizione, che i Cattolici risguardavano
come essenziale al trattato, rimesse ad altro tempo, e licenziò
l'adunanza ecclesiastica, dopo d'aver rimproverato a' suoi Vescovi, che
Clodoveo, amico e proselito loro, aveva segretamente tentato la fedeltà
del proprio di lui fratello[179].
[A. 500]
La fedeltà del fratello era stata già sedotta, e l'ubbidienza di
Godegesilo, che si unì alle bandiere reali con le sue truppe di Ginevra,
promosse più efficacemente il successo della cospirazione. Mentre i
Franchi, ed i Borgognoni combattevano con ugual valore, l'opportuna sua
diserzione decise l'evento della battaglia; e siccome Gundobaldo fu
debolmente sostenuto da' mal affezionati Galli, cedè alle armi di
Clodoveo, e si ritirò in fretta dal campo, che sembra essere stato fra
Langres e Digione. Non s'affidò egli alle fortificazioni di Digione, che
aveva una Fortezza quadrangolare circondata da due fiumi, e da una
muraglia alta trenta piedi, e grossa quindici con quattro porte, e
trentatre torri[180]: abbandonò a Clodoveo le importanti città di Lione
e di Vienna; e seguitò a fuggire precipitosamente, finattantochè non
giunsero in Avignone, alla distanza di dugentocinquanta miglia dal campo
di battaglia. Un lungo assedio, ed una artificiosa negoziazione
avvertirono il Re de' Franchi del pericolo, e della difficoltà
dell'impresa. Esso impose dunque un tributo al Principe di Borgogna, lo
costrinse a perdonare ed a premiare il tradimento del suo fratello, e se
ne tornò superbo a' suoi Stati con le spoglie, e gli schiavi delle
Province meridionali. Questo splendido trionfo ben tosto venne oscurato
dalla notizia, che Gundobaldo aveva violato le recenti sue obbligazioni,
e che l'infelice Godegesilo, ch'era restato a Vienna con una guarnigione
di cinquemila Franchi[181], era stato assediato, sorpreso ed ucciso
dall'inumano di lui fratello. Tale oltraggio avrebbe irritato la
pazienza del più pacifico Sovrano; ma il conquistator della Gallia
dissimulò l'ingiuria, rilasciò il tributo, ed accettò l'alleanza ed il
servizio militare del Re di Borgogna. Clodoveo non aveva più que'
vantaggi, che gli avevano assicurato il buon successo della precedente
guerra, ed il suo rivale, ammaestrato dall'avversità, aveva trovato
nuovi mezzi di risorgere nell'affezione del suo Popolo. I Galli Romani
applaudirono alle imparziali e miti leggi di Gundobaldo, che gli aveva
innalzati quasi all'istesso livello co' loro vincitori. I Vescovi si
riconciliarono, lusingandosi non la speranza, ch'egli artificiosamente
dava loro, della sua prossima conversione; e quantunque n'eludesse
l'effetto fino all'ultimo momento della sua vita, la moderazione di esso
assicurò la pace, e sospese la rovina del regno di Borgogna[182].
[A. 532]
Io sono impaziente di proseguire a narrar l'ultima rovina di quel Regno,
che si compì sotto il Re Sigismondo figlio di Gundobaldo. Il cattolico
Sigismondo acquistò gli onori di santo e di martire[183]; ma il santo
Reale macchiò le proprie mani nel sangue dell'innocente suo figlio,
ch'esso crudelmente sacrificò all'orgoglio ed allo sdegno d'una
matrigna. Ei tosto scuoprì l'errore, e ne pianse l'irreparabile perdita.
Mentre Sigismondo abbracciava il corpo dell'infelice giovane, ricevè
questa severa ammonizione da uno de' suoi famigliari: «Non è la sua
sorte, o Re, ma la tua, che merita pietà e lamento». I rimorsi d'una rea
coscienza, per altro, furono mitigati da' liberali suoi doni al
monastero d'Agauno o San Morizio nel Valese, ch'egli stesso aveva
fondato in onore degl'immaginari martiri della legione Tebea[184]. Fu
istituito dal pio Re un pieno coro di perpetua salmodia; egli
assiduamente praticava l'austera devozione de' Monaci, e pregava
umilmente il cielo, che gli desse in questo Mondo il castigo delle sue
colpe. Fu esaudita la sua preghiera: vennero tosto i vendicatori; e le
Province della Borgogna furono innondate da un'esercito di vittoriosi
Franchi. Dopo l'evento d'una infelice battaglia, Sigismondo, che
desiderava di prolungar la sua vita per prolungar la sua penitenza, si
nascose nel deserto sotto l'abito di religioso, finattantochè fu
scoperto e tradito da' suoi sudditi, che riunivano il favore de' loro
Signori. Il prigioniero Monarca insieme con la sua moglie e due
fanciulli, fu trasportato ad Orleans e sepolto vivo in un profondo pozzo
per inumano comando de' figli di Clodoveo, la crudeltà de' quali può
trarre qualche scusa dalle massime e dagli esempi del barbaro loro
secolo. L'ambizione loro che gli stimolava a compir la conquista della
Borgogna, era infiammata o coperta dalla filial pietà: e Clotilde, la
cui santità non consisteva nel perdonar le ingiurie, gli spinse a
vendicar la morte del proprio padre contro la famiglia del suo
assassino. I Borgognoni ribelli, giacchè tentarono di romper le loro
catene, ebbero tuttavia la permissione di servirsi delle lor leggi
nazionali sotto l'obbligo d'un tributo e del militar servizio; ed i
Principi Merovingici dominarono pacificamente sopra un regno, la gloria
e grandezza del quale era stata prima rovesciata dalle armi di
Clodoveo[185].
[A. 507]
La prima vittoria di Clodoveo aveva insultato l'onore de' Goti. Essi
videro i rapidi suoi progressi con gelosia e con terrore; e la giovanil
fama d'Alarico era oppressa dal genio più potente del suo rivale.
Nacquero inevitabilmente delle dispute intorno a' confini de' contigui
loro Stati; e dopo gl'indugi d'una infruttuosa negoziazione, si propose
ed accettò un personal congresso de' due Re. Quest'abboccamento di
Clodoveo e d'Alarico si fece in una piccola isola della Loira, vicina ad
Amboise. Si abbracciarono essi, conversarono famigliarmente, mangiarono
insieme, e si separarono con le più calde proteste di pace e d'amore
fraterno. Ma l'apparente loro amicizia nascondeva un oscuro sospetto di
perfidi ed ostili disegni; e le lor mutue querele sollecitarono, elusero
ed impedirono una finale composizione. Clodoveo in un'assemblea di
Principi e di guerrieri, tenuta a Parigi, ch'ei risguardava già come la
sua sede, dichiarò il pretesto ed il motivo di una guerra Gotica. «Mi
dispiace, disse, di vedere che gli Arriani tuttavia posseggano la più
bella parte della Gallia. Marciamo contro di loro, coll'aiuto di Dio; e
vinti gli eretici, possederemo, e ci divideremo le fertili loro
Province[186].» I Franchi, eccitati dall'ereditario valore, e dal
recente zelo, applaudirono al generoso disegno del loro Monarca;
espressero la lor risoluzione di conquistare, o di morire, poichè la
morte e la conquista sarebbero state ugualmente vantaggiose; e
solennemente protestarono, che non si sarebber rasi la barba,
finattantochè la vittoria non gli avesse assoluti da quell'inconveniente
voto. L'impresa fu promossa dalle pubbliche, o private esortazioni di
Clotilde. Rammentò essa al marito, con quanta efficacia le pie
fondazioni avrebber reso propizia la divinità, ed i servitori di essa:
ed il Cristiano eroe, scagliando la sua scure militare con abile e
robusto braccio. «Là, disse, nel luogo, dove caderà la mia
-Francesca-[187], edificherò una Chiesa in onore de' santi Apostoli».
Questa ostentata pietà confermò e giustificò l'attaccamento de'
Cattolici, co' quali aveva esso una segreta corrispondenza; e le devote
lor brame appoco appoco divennero una formidabil cospirazione. Il Popolo
d'Aquitania era eccitato dagl'indiscreti rimproveri de' tiranni Gotici,
che giustamente l'accusavano di preferire il dominio de' Franchi; e
Quinziano, Vescovo di Rodes[188], zelante loro aderente, predicava con
più forza nel suo esilio, che nella sua Diocesi. Alarico, ad oggetto di
resistere a questi nemici stranieri e domestici, ch'erano fortificati
dall'alleanza dei Borgognoni, raccolse le sue truppe molto più numerose
delle forze militari di Clodoveo. I Visigoti ripresero l'esercizio delle
armi, ch'essi avevano trascurato in una lunga lussuriosa pace[189]; uno
scelto corpo di valenti e robusti schiavi seguitarono i loro padroni nel
campo[190]; e le città della Gallia furon costrette a somministrare il
loro dubbioso e ripugnante aiuto. Teodorico, Re degli Ostrogoti, che
regnava in Italia, aveva cercato di mantener la tranquillità della
Gallia; ed assunse o affettò per tal motivo l'imparzial carattere di
mediatore. Ma l'accorto Monarca temeva il nascente Impero di Clodoveo, e
stabilmente impegnossi a sostenere la nazionale e religiosa causa de'
Goti.
[A. 507]
Gli accidentali, o artificiali prodigi, che adornarono la spedizione di
Clodoveo, furono accettati da un secolo superstizioso come una manifesta
dichiarazione del favor divino. Ei partì da Parigi; e siccome passò con
decente reverenza per tutta la sacra Diocesi di Tours, la sua ansietà lo
tentò di consultare l'urna di S. Martino, ch'era il santuario e
l'oracolo della Gallia. Fu ordinato a' suoi messaggi di notare le parole
del salmo, che si fosser cantate in quel preciso momento, nel quale essi
entravano in Chiesa. Quelle parole fortunatamente espressero il valore e
la vittoria de' campioni del Cielo, e facilmente se ne fece
l'applicazione al nuovo Giosuè, al nuovo Gedeone, che usciva a
combattere contro i nemici del Signore[191]. Orleans assicurò a' Franchi
un ponte sulla Loira; ma alla distanza di quaranta miglia da Poitiers,
fu arrestato il progresso loro da uno straordinario gonfiamento del
fiume Vigenna, o Vienna, mentre le opposte rive eran coperte
dall'accampamento de' Visigoti. La dilazione dev'esser sempre pericolosa
per i Barbari, che consumano il paese, per il quale marciano; e
quand'anche avesse Clodoveo avuto comodo e materiali, sarebbe stato
impossibile di costruire un ponte, o forzare il passaggio in faccia ad
un superiore nemico. Ma gli affezionati contadini, ch'erano impazienti
d'accogliere il loro liberatore, poteron facilmente mostrargli un passo
incognito, o non guardato; s'innalzò il merito della scoperta dall'utile
interposizione della frode, o della finzione; ed un bianco cervo di
singolar grandezza e beltà, comparve a guidare e ad animare la marcia
dell'armata cattolica. I consigli de' Visigoti furono irrisoluti e
distratti. Una folla d'impazienti guerrieri, che presumevano assai della
loro forza, e sdegnavano di fuggire avanti a' ladri della Germania,
eccitò Alarico a sostenere colle armi il nome ed il sangue del
conquistatore di Roma. Il consiglio dei Capitani più gravi lo stimolava
ad eludere il primo ardore de' Franchi; e ad aspettare, nelle Province
meridionali della Gallia, i veterani e vittoriosi Ostrogoti, che il Re
d'Italia gli aveva già mandato in soccorso. Si consumarono in oziose
deliberazioni i decisivi momenti; i Goti abbandonarono, forse con troppa
fretta, un posto vantaggioso, e perderono l'opportunità d'una sicura
ritirata per causa de' tardi e disordinati lor movimenti. Dopo che
Clodoveo ebbe passato il guado, che tuttavia si chiama del -cervo-, si
avanzò con arditi e veloci passi ad impedire la fuga del nemico. La
notturna sua marcia fu diretta da una lucida meteora, sospesa nell'aria
sopra la Cattedrale di Poitiers; e tal segnale, che poteva essersi
precedentemente concertato col successore ortodosso di S. Ilario, fu
paragonato alla colonna di fuoco, che guidò gl'Israeliti nel deserto.
Alla terza ora del giorno, circa dieci miglia di là da Poitiers,
Clodoveo sopraggiunse, ed immediatamente attaccò l'armata Gotica, la cui
disfatta era già preparata dal terrore e dalla confusione. Pure
nell'estremo loro pericolo si riunirono insieme: ed i bellicosi giovani,
che avevano altamente richiesto di combattere, non vollero sopravvivere
all'ignominia della fuga. I due Re s'incontrarono nella pugna: Alarico
cadde per mano del suo rivale; ed il vittorioso Franco fu salvato per la
buona tempra della sua corazza, e per il vigore del suo cavallo, dalle
lance di due disperati Goti, che furiosamente corsero contro di lui per
vendicare la morte del lor Sovrano. L'incerta espressione d'una montagna
di uccisi serve per indicare una crudele quantunque indefinita strage;
ma Gregorio ha diligentemente osservato, che Apollinare, figlio di
Sidonio, suo valoroso nazionale, perdè la vita alla testa de' nobili
dell'Alvergna. Forse questi sospetti Cattolici erano stati
maliziosamente esposti al cieco assalto del nemico; e forse l'influenza
della religione cedè all'attaccamento personale, od all'onor
militare[192].
[A. 507]
Tal è l'Impero della fortuna (se pure tuttavia possiam cuoprire la
nostra ignoranza con questo volgar vocabolo), che è quasi ugualmente
difficile il prevedere gli eventi della guerra, che lo spiegarne le
varie conseguenze. Una sanguinosa e compita vittoria non ha portato alle
volte, che il puro possesso del campo; ed alle volte la perdita di
diecimila uomini è stata capace, in un giorno, a distruggere l'opera di
più secoli. La decisiva battaglia di Poitiers fu seguita dalla conquista
dell'Aquitania. Alarico aveva lasciato dopo di se un figlio fanciullo,
un bastardo suo competitore, da' Nobili faziosi, ed un Popolo disleale;
e le restanti truppe de' Goti eran oppresse dalla generale
costernazione, o rivolte le une contro le altre nelle civili discordie.
Il vittorioso Re de' Franchi procedè senza dilazione all'assedio
d'Angolemme. Al suono delle sue trombe, le mura della città imitaron
l'esempio di quelle di Gerico, e ad un tratto caddero a terra: splendido
miracolo, che può ridursi alla supposizione, che qualche clerical
macchinista avesse segretamente scavato i fondamenti delle
fortificazioni[193]. A Bordò, che si era sottomessa senza resistenza,
Clodoveo stabilì i suoi quartieri d'inverno, e la prudente sua economia
trasferì da Tolosa il tesoro reale, ch'era depositato nella Capitale
della Monarchia. Il Conquistatore penetrò sino a' confini della
Spagna[194]; risarcì l'onore della Chiesa Cattolica; piantò in Aquitania
una colonia di Franchi[195]; e commesse a' suoi Luogotenenti la facile
impresa di soggiogare, o d'estirpare la Nazione de' Visigoti. Ma questi
erano protetti dal saggio e potente Monarca d'Italia. Finattantochè la
bilancia durò ad essere uguale, Teodorico aveva forse a bella posta
differito la marcia degli Ostrogoti; ma i loro valorosi sforzi
resisterono in seguito con successo all'ambizione di Clodoveo; e
l'esercito de' Franchi, e de' Borgognoni loro alleati, fu costretto a
levare l'assedio d'Arles con la perdita, per quanto fu detto, di
trentamila uomini. Queste vicende fecero inclinare il fiero spirito di
Clodoveo ad acconsentire ad un vantaggioso trattato di pace. Fu
rilasciato ai Visigoti il possesso della Settimania, piccolo tratto di
costa marittima dal Rodano ai Pirenei; ma l'ampia Provincia
dell'Aquitania, da quelle montagne fino alla Loira, fu indissolubilmente
unita al regno di Francia[196].
[A. 510]
Dopo il successo della Guerra Gotica, Clodoveo accettò gli onori del
Consolato Romano. L'Imperatore Anastasio ambì di dare al più potente
rivale di Teodorico il titolo e le insegne di quell'eminente dignità;
pure il nome di Clodoveo per qualche ignota causa non è stato inserito
ne' -Fasti- nè dell'Oriente, nè dell'Occidente[197]. Nel giorno solenne,
il Monarca della Gallia, col diadema sul capo, fu investito nella Chiesa
di S. Martino, della tunica, e del manto di porpora. Di là si trasferì a
cavallo alla Cattedrale di Tours; e passando per le strade spargeva
profusamente con le proprie mani un donativo d'oro e d'argento alla
lieta moltitudine, che non cessava di ripeter le sue acclamazioni di
Console, e d'-Augusto-. L'autorità, che di fatto, o di diritto avea
Clodoveo, non poteva ricevere alcun nuovo aumento dalla dignità
consolare. Essa era un nome, un'ombra, una vana pompa; e se il
conquistatore avesse voluto pretendere le antiche prerogative di quel
sublime uffizio, sarebbero queste spirate dentro lo spazio dell'annua
durata di esso. Ma i Romani eran disposti a venerare nella persona del
loro Signore quell'antico titolo, che gl'Imperatori stessi
condiscendevano a prendere: il Barbaro medesimo pareva, che contraesse
una sacra obbligazione di rispettare la maestà della Repubblica; ed i
successori di Teodosio, col cercarne l'amicizia, tacitamente
dimenticavano, e quasi ratificavano l'usurpazione della Gallia.
[A. 536]
Venticinque anni dopo la morte di Clodoveo venne dichiarata finalmente
quest'importante concessione in un trattato fra' suoi figli, e
l'Imperador Giustiniano. Gli Ostrogoti d'Italia, incapaci a difendere i
loro distanti acquisti, avevan ceduto a' Franchi la città d'Arles,
tuttavia decorata della sede d'un Prefetto del Pretorio, e di Marsilia,
arricchita da' vantaggi del commercio, e della navigazione[198]. Fu
confermata questa cessione dall'autorità Imperiale; e Giustiniano,
generosamente cedendo a' Franchi la sovranità de' paesi di là dalle
Alpi, che già possedevano, assolvè i Provinciali dall'obbligo di
fedeltà; e stabilì sopra un più legittimo, sebbene non più solido,
fondamento il trono de Merovingi[199]. Da quel tempo in poi essi
goderono il diritto di celebrare in Arles i giuochi Circensi: e per un
singolar privilegio, ch'era negato fino al Monarca Persiano, la Moneta
d'oro, coniata col nome, e l'immagine loro, ebbe un libero corso
nell'Impero[200]. Un Istorico Greco di quel tempo ha lodato le private e
pubbliche virtù de' Franchi con un parziale entusiasmo, che non si può
sufficientemente giustificare coi loro annali domestici[201]. Ei celebra
la gentilezza ed urbanità, il regolare governo, e l'ortodossa religione
di essi; ed arditamente asserisce, che questi Barbari non si potevan
distinguere da' sudditi di Roma, che per l'abito ed il linguaggio loro.
Forse i Franchi spiegavano già quella socievol disposizione, e vivace
grazia, che in ogni tempo ha mascherato i loro vizi, ed alle volte
nascosto l'intrinseco loro merito. Forse Agatia ed i Greci, furono
abbagliati dal rapido progresso delle loro armi, e dallo splendore del
loro impero. Dopo la conquista della Borgogna, la Gallia, in tutta la
sua estensione, a riserva della Gotica Provincia di Settimania, era
soggetta a' figli di Clodoveo. Esse avevano estinto il regno Germanico
della Turingia, ed il vago loro dominio penetrava di là dal Reno nel
cuore delle native loro foreste. Gli Alemanni ed i Bavari, che avevan
occupato le Romane Province della Rezia e del Norico, al mezzo giorno
del Danubio, si riconoscevano umili vassalli de' Franchi; ed il debole
ritegno delle Alpi, era incapace di resistere alla loro ambizione.
Quando l'ultimo de' figli di Clodoveo, che sopravvisse agli altri, nella
sua persona riunì l'eredità e le conquiste de' Merovingi, s'estendeva il
suo regno molto al di là de' confini della moderna Francia. Pure questa,
tal è stato il progresso delle arti e della politica, di gran lunga
sorpassa in ricchezza, popolazione e potenza gli spaziosi, ma selvaggi
reami di Clotario, o di Dagoberto[202].
I Franchi o Francesi son l'unico Popolo d'Europa, che possa dimostrare
una continua successione dai conquistatori dell'Impero occidentale. Ma
la loro conquista della Gallia fu seguita da dieci secoli d'anarchia e
d'ignoranza. Quando risorsero le lettere, gli studiosi, che si eran
formati nelle scuole di Atene e di Roma, sdegnarono i Barbari loro
maggiori; e passò un lungo tratto di tempo avanti che la paziente fatica
potesse preparare i materiali necessari, per soddisfare, o piuttosto
eccitare, la curiosità de' tempi più illuminati[203]. Finalmente
l'occhio della critica e della Filosofia si rivolse alle antichità di
Francia; ma anche i Filosofi sono attaccati dal contagio del
pregiudizio, e della passione. I sistemi più disperati, ed esclusivi
della personal servitù de' Galli, o della volontaria loro ed uguale
alleanza co' Franchi, si sono audacemente immaginati, ed ostinatamente
difesi: e gl'intemperanti disputatori si sono vicendevolmente accusati
di cospirare contro le prerogative della corona, contra la dignità de'
Nobili, o la libertà del Popolo. Pure l'aspro conflitto ha esercitato
ultimamente le armi nemiche dell'erudizione e dell'ingegno, ed ogni
antagonista, ora vincitore ora vinto, ha estirpato qualche antico
errore, e stabilito qualche verità interessante. Un imparziale
straniero, istruito dalle scoperte, dalle dispute, ed anche dagli errori
loro, può descrivere, con gli stessi autentici materiali, lo stato de'
provinciali Romani, dopo che la Gallia fu sottomessa alle armi, ed alle
Leggi de' Re Merovingici[204].
La più rozza e servil condizione della società umana è sempre diretta da
regole fisse e generali. Quando Tacito osservò la primitiva semplicità
de' Germani, scuoprì alcune massime costanti, o costumanze di vita
pubblica e privata, che si conservarono da una fedel tradizione fino
all'introduzione dell'arte di scrivere, e della lingua Latina[205].
Prima dell'elezione dei Re Merovingici, la più potente tribù, o nazione
de' Franchi deputò quattro venerabili Capitani a comporre le leggi
-Saliche-[206]; ed il loro lavoro fu esaminato, ed approvato in tre
successive adunanze dal Popolo. Clodoveo dopo il suo Battesimo, ne
riformò vari articoli, che sembravano incompatibili col Cristianesimo:
il Gius Salico fu di nuovo emendato da' suoi figli; e finalmente sotto
il Regno di Dagoberto fu rivisto e promulgato il Codice medesimo
nell'attuale sua forma, cento anni dopo lo stabilimento della Monarchia
Francese. Dentro l'istesso periodo di tempo, furon trascritti e
pubblicati gli usi de' -Ripuari-; e Carlo Magno medesimo, legislatore
del suo secolo, e del suo paese, aveva diligentemente studiate i due
corpi di leggi nazionali, che tuttavia si osservavan da' Franchi[207].
La stessa cura si estese anche a' loro vassalli, e furon diligentemente
compilati e ratificati dalla suprema autorità de' Re Merovingici i rozzi
istituti degli Alemanni e de' Bavari. I Visigoti ed i Borgognoni, le
conquiste de' quali nella Gallia precederono quelle de' Franchi,
dimostrarono meno impazienza a procurarsi uno de' principali vantaggi
della società incivilita. Enrico fu il primo de' Principi Goti, che pose
in iscritto le usanze ed i costumi del suo Popolo; e la composizione
delle Leggi Borgognone fu un effetto di politica, piuttosto che di
giustizia, per sollevare il giogo e riguadagnar l'affezione de' Gallici
loro sudditi[208]. Così, per una singolare combinazione, i Germani
formarono le semplici loro istituzioni in un tempo, in cui si condusse
all'ultima sua perfezione l'elaborato sistema della Giurisprudenza
Romana. Possiamo confrontare nelle Leggi Saliche, e nelle Pandette di
Giustiniano, i primi rudimenti e la piena maturità del sapore civile; e
per quanto possiamo esser prevenuti in favore de' Barbari, le nostre più
tranquille riflessioni attribuiranno a' Romani i superiori vantaggi, non
solo della scienza e della ragione, ma anche dell'umanità e della
giustizia. Pure le leggi de' Barbari erano adattate a' bisogni e
desiderj, alle occupazioni ed alla capacità loro; e tutte contribuivano
a conservar la pace, ed a promuovere i vantaggi della società, per uso
della quale in principio erano state fatte. I Merovingi, in cambio
d'imporre una regola uniforme di condotta a' diversi lor sudditi,
permisero ad ogni Popolo, e ad ogni famiglia del loro Impero di usare
liberamente le domestiche loro costituzioni[209]; nè i Romani furono
esclusi da' comuni vantaggi di questa civil tolleranza[210]. I figli
abbracciavan la legge de' loro padri, la moglie quella del marito, il
liberto quella del padrone; ed in tutte le cause, nelle quali fossero di
varia nazione le parti, l'attore o l'accusatore era tenuto a seguitare
il foro del reo, che può sempre avere una giudicial presunzione di
diritto o d'innocenza. Si concedeva una maggior libertà, se uno alla
presenza del Giudice, dichiarava la legge, secondo la quale voleva
vivere, e la nazional società, a cui desiderava d'appartenere. Tale
indulgenza doveva abolire le parziali distinzioni della vittoria; ed i
provinciali Romani potevano pazientemente soffrire gl'incomodi della lor
condizione, giacché da loro stessi dipendeva di godere il privilegio di
liberi e bellicosi Barbari[211], se ne volevano assumere il carattere.
Quando la giustizia esige inesorabilmente la morte dell'omicida, ogni
privato cittadino viene confortato dalla sicurezza, che le Leggi, i
Magistrati, e tutta la società vegliano alla personal sua salute. Ma
nella disfrenata società de' Germani la vendetta fu sempre onorevole, e
spesso meritoria: l'indipendente guerriero puniva, o vendicava con le
proprie mani le ingiurie, ch'egli aveva fatte, o ricevute: e non dovea
temere, che il risentimento de' figli, e de' congiunti del nemico,
ch'egli aveva sacrificato alle proprie passioni. Il Magistrato,
consapevole della sua debolezza, s'interponeva non per punire, ma per
riconciliare; ed era ben soddisfatto se poteva persuadere, o
costringere, le parti contendenti a pagare, o ad accettare la moderata
tassa, ch'era stata fissata come prezzo del sangue[212]. Il feroce
spirito de' Franchi si sarebbe opposto ad una più rigorosa sentenza; la
stessa fierezza deprezzava quest'inefficaci ritegni; e quando i semplici
loro costumi furon corrotti dalla ricchezza della Gallia, era
continuamente violata la pubblica pace da atti di repentini, o
deliberati delitti. In ogni giusto Governo, s'infligge o almeno s'impone
la medesima pena per l'uccisione d'un Villano o d'un Principe. Ma la
nazional disuguaglianza, stabilita da' Franchi ne' loro processi
criminali, fu l'ultimo insulto, ed abuso della conquista[213]. Ne'
tranquilli momenti della Legislazione, solennemente pronunziarono, che
la vita d'un Romano fosse di minor valore di quella d'un Barbaro.
L'-Antrustione-[214], vocabolo ch'esprimeva la più illustre nascita o
dignità fra i Franchi, era valutato la somma di seicento monete d'oro,
mentre il nobile Provinciale, ch'era ammesso alla tavola del Re, poteva
esser ucciso legalmente con la spesa di trecento monete. Dugento si
stimarono sufficienti per un Franco di condizione ordinaria; ma i Romani
più bassi erano esposti al disonore, ed al pericolo, mediante una tenue
compensazione di cento, o anche di cinquanta monete d'oro. Se queste
leggi si fossero regolate con qualche principio d'equità o di ragione,
la pubblica difesa avrebbe dovuto supplire in giusta proporzione alla
mancanza di forza personale. Ma il Legislatore avea pesato nella
bilancia, non della giustizia, ma della politica, la perdita d'un
soldato e quella d'uno schiavo: la testa d'un insolente rapace Barbaro
era guardata da una grave tassa; e si dava il più tenue aiuto a' sudditi
più deboli. Il tempo appoco appoco abbattè l'orgoglio de' conquistatori,
e la pazienza de' vinti; ed il più audace cittadino apprese per
esperienza, ch'ei poteva soffrire più ingiurie di quelle, che potesse
farne. A misura che i costumi dei Franchi divenner meno feroci, le lor
leggi si renderono meno severe; ed i Re Merovingici tentarono di imitare
l'imparzial rigore de' Visigoti, e de' Borgognoni[215]. Sotto l'impero
di Carlo Magno, l'omicidio era generalmente punito con la morte; e l'uso
delle pene capitali si è abbondantemente moltiplicato nella
Giurisprudenza della moderna Europa[216].
Le professioni civili e militari, ch'erano state separate da Costantino,
furono di nuovo unite insieme da' Barbari. Il duro suono de' nomi
Teutonici fu addolcito riducendoli a' titoli latini di Duca, di Conte, o
di Prefetto, ed il medesimo Ufiziale prese nel suo distretto il comando
delle truppe, e l'amministrazione della giustizia[217]. Ma il fiero ed
inculto Capitano rade volte era capace di soddisfare a' doveri di
Giudice, che richiedono tutte le facoltà d'una mente filosofica,
laboriosamente coltivata dall'esperienza e dallo studio; e la sua rozza
ignoranza fu costretta ad abbracciare alcuni semplici, e visibili metodi
di assicurar la causa della giustizia. In ogni religione si è invocata
la Divinità per confermare la verità, o per punire la falsità della
testimonianza umana; ma questo potente istrumento fu male applicato
dalla semplicità de' Germani Legislatori, o se ne abusarono. La parte
accusata poteva giustificare la sua innocenza, producendo al Tribunale
un numero di amichevoli testimoni, che solennemente dichiaravano la loro
credenza o sicurezza, ch'esso non fosse colpevole. Secondo il peso
dell'accusa moltiplicavasi questo numero legale di -Compurgatori-; per
assolvere un incendiario, o un assassino, si richiedevano settantadue
persone; e quando era sospetta la castità d'una Regina di Francia,
trecento valorosi Nobili giuravano senza esitare, che il nato Principe
era stato realmente generato dal defunto di lei marito[218]. Il delitto,
e lo scandalo di manifesti e frequenti spergiuri indussero i Magistrati
a rimovere tali pericolose tentazioni; ed a supplire a' difetti della
testimonianza umana per mezzo de' famosi sperimenti del fuoco e
dell'acqua. Tali straordinarie prove furono sì capricciosamente
immaginate, che in alcuni casi il delitto, ed in altri l'innocenza, non
potea provarsi senza l'interposizione d'un miracolo. Facilmente, si
procuravan questi miracoli dalla frode, e dalla credulità; le cause più
intricate si decidevano con questo -facile ed infallibile- metodo; ed i
turbolenti Barbari, che avrebbero sdegnato la sentenza del Magistrato,
umilmente si sottomettevano al giudizio di Dio[219].
Ma le prove per via di duello, appoco appoco, ebbero il maggior credito
ed autorità presso un Popolo guerriero, che non potea credere che un
uomo valoroso meritasse di soffrire, o un vigliacco di vivere[220]. Sì
ne' processi civili, che ne' criminali, l'attore o l'accusatore, il reo,
o anche il testimone, erano esposti alla mortal disfida per parte
dell'avversario, che mancava di prove legali; e dovevano, o abbandonar
la causa, o pubblicamente sostenere il proprio onore nel campo di
battaglia. Combattevano essi, o a piedi o a cavallo, secondo l'uso della
loro nazione[221]; e la decisione della spada, o della lancia veniva
ratificata dalla sanzione del Cielo, del Giudice, e del Popolo. Questa
legge sanguinaria fu introdotta nella Gallia dai Borgognoni; e
Gundobaldo[222] loro Legislatore condiscese a rispondere in tal modo
alle querele ed obbiezioni d'Avito, suo suddito. «Non è egli vero, disse
il Re di Borgogna al Vescovo, che l'evento delle guerre delle Nazioni o
de' combattimenti privati è diretto dal giudizio di Dio; e che la sua
Provvidenza aggiudica la vittoria a chi ha la causa più giusta?» Per
mezzo di tali argomenti, che in quel tempo prevalsero, l'assurda e
crudel pratica de' duelli giudiciali, ch'era stata propria di alcune
Tribù di Germania, fu propagata e stabilita in tutte le monarchie
dell'Europa, dalla Sicilia fino al Baltico. Al termine di dieci secoli,
il regno della violenza legale non era totalmente estinto, e sembra, che
le censure inefficaci de' Santi, de' Papi, e de' Sinodi provino solo,
che la forza della superstizione s'indebolisce quando, contro la sua
natura, fa lega colla ragione, e coll'umanità. I tribunali eran
macchiati col sangue forse di innocenti e rispettabili cittadini; la
legge, che ora favorisce il ricco, allora cedeva al forte; ed il
vecchio, il debole, l'infermo eran condannati o a rinunziare a' loro più
be' diritti e possessi, o a sostenere i pericoli d'un disuguale
combattimento[223], o ad affidarsi al dubbioso aiuto d'un campion
mercenario. Questa oppressiva Giurisprudenza regolava i Provinciali
della Gallia, che si querelavano di qualche ingiuria fatta loro nelle
persone, o ne' beni. Per quanto fosse grande la forza o il coraggio
degli individui, i vittoriosi Barbari erano al di sopra nell'amore, e
nell'esercizio delle armi; ed il vinto Romano era ingiustamente citato a
ripetere nella propria persona la sanguinosa contesa, che già era stata
decisa contra la sua patria[224].
Un esercito divoratore di centoventimila Germani anticamente aveva
passato il Reno sotto il comando d'Ariovisto. Fu appropriata loro la
terza parte delle fertili terre de' Sequani; ed il Conquistatore ben
tosto ripetè le sue oppressive domande d'un'altra terza parte per uso
d'una nuova colonia di ventimila Barbari, ch'egli aveva invitato a
partecipare della ricca messe della Gallia[225]. Alla distanza di
cinquecento anni, i Visigoti, ed i Borgognoni, che vendicarono la
disfatta d'Ariovisto, usurparono la stessa disugual proporzione -de' due
terzi- delle terre soggette. Ma questa distribuzione, invece
d'estendersi a tutta la Provincia, può ragionevolmente limitarsi a'
particolari distretti, ne' quali si era stabilito il Popolo vittorioso
per propria elezione, o per la politica del suo Capitano. In questi
distretti ogni Barbaro era legato con qualche provinciale Romano da'
vincoli dell'ospitalità. Il proprietario era costretto di cedere a
quest'ospite non gradito due terzi del suo patrimonio. Ma il Germano
pastore, o cacciatore, si sarà talvolta contentato d'uno spazioso tratto
di selva, o di pastura, rilasciando la più piccola, quantunque più
valutabile parte, al travaglio dell'industrioso Agricoltore[226]. La
mancanza di antiche ed autentiche testimonianze ha favorito l'opinione,
che la rapina de' -Franchi- non fosse moderata, o coperta dalle
formalità d'una legal divisione; che questi si fosser dispersi nelle
Province della Gallia senza ordine o ritegno veruno; e che ogni
vittorioso ladro, secondo i suoi bisogni, la sua avarizia, e la sua
forza, misurasse con la spada l'estensione del nuovo suo patrimonio. I
Barbari, che si trovavano in distanza dal lor Sovrano, saranno forse
stati tentati ad esercitare tali arbitrarie depredazioni; ma la stabile
ed artificiosa politica di Clodoveo doveva frenare uno spirito
licenzioso, che avrebbe aggravato la miseria del vinto, nel tempo che
corrompeva l'unione, e la disciplina de' conquistatori. Il memorabile
vaso di Soissons è un monumento, ed una prova della regolar
distribuzione delle spoglie Galliche. Era dovere, ed interesse di
Clodoveo il provvedere di premj una armata vittoriosa, e di stabilimenti
un numeroso Popolo, senza però cagionare de' dispiaceri, e delle
ingiurie superflue a' suoi leali Cattolici della Gallia. L'ampio fondo,
ch'ei poteva legittimamente acquistare dall'Imperial patrimonio, i
terreni vacanti, e le Gotiche usurpazioni, dovevan diminuire la crudele
necessità dell'invasione e della confisca; e gli umili Provinciali
dovevano più pazientemente piegarsi all'uguale e regolar distribuzione
della loro perdita[227].
La ricchezza de' Principi Merovingi consisteva nell'esteso lor
patrimonio. Dopo la conquista della Gallia, tuttavia si dilettavano
della rustica semplicità dei loro maggiori: le città furono abbandonate
alla solitudine, ed alla decadenza; e le monete, le carte, ed i sinodi
loro, portano sempre i nomi delle ville o dei palazzi rurali, ne' quali
successivamente risederono. Erano sparsi per le Province del loro regno
centosessanta di questi palazzi, titolo che non dev'eccitare alcuna
inopportuna idea d'arte, o di lusso, e se alcuni di essi potevano
pretender l'onore di Fortezze, la massima parte non debbono stimarsi,
che utili fattorie. L'abitazione de' chiomati Re era circondata da
comode corti, e da stalle pel bestiame, e pei polli; il giardino
conteneva degli utili vegetabili; si esercitavano da mani servili per
vantaggio del Sovrano le varie specie di commercio, i lavori
dell'agricoltura, ed anche le arti della caccia, e della pesca: i suoi
magazzini erano pieni di grano, e di vino o per vendersi o per il
consumo, e tutta l'amministrazione si regolava con le più strette
massime della privata economia[228]. Quest'ampio patrimonio fu destinato
a sostenere l'estesa ospitalità di Clodoveo, e de' suoi successori; ed a
premiare la fedeltà de' bravi loro compagni, che tanto in pace, che in
guerra erano addetti al loro personal servizio. In vece d'un cavallo o
di una continua armatura, ogni compagno, secondo il proprio grado,
merito o favore, era investito d'un Benefizio: nome primitivo, e più
semplice modello delle possessioni feudali. Tali doni potevan
riprendersi a piacimento del Sovrano; e la debole sua prerogativa traeva
qualche vantaggio dall'influenza della sua liberalità. Ma questo
dipendente possesso, fu appoco appoco, abolito[229] dagl'indipendenti, e
rapaci nobili della Francia, che formarono un perpetuo patrimonio, ed
un'ereditaria successione de' lor Benefizi: rivoluzione salutare per li
terreni che erano stati danneggiati, o negletti da' loro precari
signori[230]. Oltre questi beni reali e beneficiari, nella divisione
della Gallia era stata assegnata loro una gran porzione di terre
Allodiali e Saliche: queste erano esenti dal tributo, e le terre Saliche
si dividevano ugualmente fra i discendenti maschi de' Franchi[231].
Nelle sanguinose discordie, e nella tacita decadenza della stirpe
Merovingica, si formò nelle Province una nuova specie di tiranni, che
sotto la denominazione di seniori o Signori usurparono un diritto di
governare, ed una licenza d'opprimere i sudditi de' particolari lor
territori. La loro ambizione poteva tenersi a freno bensì dall'ostile
resistenza d'un uguale; ma le leggi s'estinsero; ed i sacrileghi
Barbari, che ardivano di provocar la vendetta d'un santo, o d'un
vescovo[232], rade volte rispettavano i termini d'un profano e debol
vicino. I comuni o pubblici diritti naturali, quali si erano sempre
mantenuti dalla Romana Giurisprudenza[233], furono rigorosamente
limitati da' Germani conquistatori, il divertimento, o piuttosto la
passione dei quali era l'esercizio della caccia. L'esteso dominio, che
l'Uomo ha preso su' selvaggi abitatori della terra, dell'aria e
dell'acqua, fu ristretto ad alcuni fortunati individui della specie
umana. La Gallia fu di nuovo coperta di boschi; e gli animali, riservati
all'uso o al piacere del Signore, potevan devastare impunemente le
campagne degl'industriosi vassalli. La caccia era il sacro privilegio
de' Nobili, e de' famigliari loro servi. I trasgressori plebei erano
gastigati per legge con verghe, e con la carcere[234]; ed in un secolo
che ammetteva una tenue composizione per la vita d'un cittadino, era un
delitto capitale il distruggere un cervo, o un toro salvatico dentro i
recinti delle foreste reali[235].
Secondo le massime della guerra antica, il vincitore diveniva Signore
del nemico, ch'egli avea soggiogato e conservato in vita[236]: e la
lucrosa causa della servitù personale, ch'era stata quasi soppressa
dalla pacifica sovranità di Roma, si fece di nuovo risorgere e si
moltiplicò dalle perpetue ostilità degl'indipendenti Barbari. Il Goto,
il Borgognone o il Franco, che tornava da una spedizione di buon
successo, si traeva dietro una lunga serie di pecore, di bovi e di
schiavi umani, ch'esso trattava col medesimo brutal disprezzo. I giovani
d'un'elegante figura, e di buono aspetto erano messi a parte per il
servizio domestico: situazione dubbiosa, che gli esponeva
alternativamente al favorevole o crudele impulso delle passioni. Gli
artefici e servi utili (come i fabbri, i legnaiuoli, i sarti, i
calzolai, i cuochi, i giardinieri, i tintori, gli orefici, ed argentieri
ec.) impiegavano la loro abilità per uso e vantaggio de' loro padroni.
Ma gli schiavi Romani, che eran privi d'arte e capaci di fatica, venivan
condannati, senza riguardo alla prima lor condizione, a guardare il
bestiame, ed a coltivar le terre de' Barbari. Il numero degli schiavi
ereditari ch'erano attaccati a' patrimoni Gallici, veniva continuamente
accresciuto da nuove reclute; ed il servil Popolo, secondo la situazione
ed il carattere de' padroni, talora veniva sollevato mercè di una
precaria indulgenza; e più frequentemente depresso da un capriccioso
dispotismo[237]. Si esercitava da questi padroni un assoluto potere di
vita e di morte sopra di loro; e quando maritavan le proprie figlie, si
mandava, come un dono nuziale in un lontano paese[238], una quantità di
servi utili, incatenati su' carri per impedirne la fuga. La maestà delle
Leggi Romane difendeva la libertà d'ogni cittadino contro i temerari
effetti della propria sua miseria, o disperazione. Ma i sudditi de Re
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