rappresentazioni dell'Edipo di Sofocle, e della Ifigenia d'Euripide; ed
i suoi allievi, Eschine e Demostene, contesero per la corona del
patriottismo alla presenza d'Aristotele, Maestro di Teofrasto, che
insegnò in Atene al tempo de' Fondatori della Setta Stoica e
dell'Epicurea[590]. L'ingenua gioventù dell'Attica godeva i vantaggi
della domestica educazione, che fu comunicata senza invidia alle Città
sue rivali. Duemila scolari udirono le lezioni di Teofrasto[591]; le
scuole di Rettorica dovevano essere anche più numerose di quelle di
Filosofia; ed una rapida successione di studenti sparse la fama dei loro
Maestri fino agli ultimi confini dell'idioma e del nome Greco. Questi
confini furono estesi dalle vittorie di Alessandro; le arti d'Atene
sopravvissero alla libertà, e al dominio di essa; e le Colonie Greche,
da' Macedoni piantate nell'Egitto, e sparse per l'Asia, intrapresero de'
lunghi e frequenti pellegrinaggi per venerare le Muse del favorito lor
tempio sulle rive dell'Elisso. I conquistatori Latini rispettosamente
ascoltavano le istruzioni de' loro sudditi e prigionieri; furono
registrati nelle scuole d'Atene i nomi di Cicerone e d'Orazio; e dopo il
perfetto stabilimento del Romano Impero, gl'Italiani, gli Affricani e i
Britanni conversarono ne' boschetti dell'Accademia coi loro condiscepoli
Orientali. Gli studj della Filosofia e dell'Eloquenza s'accordano col
genio d'uno Stato popolare, che incoraggisce la libertà delle ricerche,
e non si sottomette che alla forza della persuasione. Nelle Repubbliche
di Grecia e di Roma l'arte di parlare era la potente macchina del
patriottismo o della ambizione, e le scuole di Rettorica somministrarono
una colonia di Politici e di Legislatori. Quando fu soppressa la libertà
delle pubbliche discussioni, l'Oratore potè nell'onorevole impiego
d'Avvocato difendere la causa dell'innocenza e della giustizia; potè
abusare de' suoi talenti nella più lucrosa negoziazione de' panegirici;
e gli stessi precetti continuarono a dettare le fantastiche declamazioni
del Sofista, e le più pure bellezze della composizione Istorica. I
sistemi, che si proponevano di scuoprir la natura di Dio, dell'Uomo e
dell'Universo, occupavano la curiosità dello studente filosofico; e
secondo l'indole della sua mente poteva o dubitar con gli Scettici, o
decidere con gli Stoici, o levarsi con Platone alle sublimi
speculazioni, o rigorosamente argomentare con Aristotele. L'orgoglio
delle contrarie Sette avea stabilito un termine inaccessibile della
morale felicità e perfezione: ma la strada per giungervi era gloriosa e
salutare; gli scolari di Zenone, e quelli anche d'Epicuro venivano
istruiti tanto ad agire quanto a soffrire; e la morte di Petronio fu
efficace non meno che quella di Seneca ad umiliare un tiranno,
manifestando la sua impotenza. Infatti la luce della scienza non potè
limitarsi alle mura d'Atene. Gl'incomparabili suoi Scrittori
s'indirizzarono all'uman Genere; si trasferirono de' Maestri ancor
viventi nell'Italia, e nell'Asia; Berito ne' tempi posteriori fu
consacrato allo studio della Legge; l'Astronomia e la Fisica si
coltivarono nel Museo d'Alessandria; ma le scuole Attiche di Rettorica e
di Filosofia mantennero la superiore lor fama, dalla guerra del
Peloponeso fino al Regno di Giustiniano. Atene, quantunque situata in un
suolo sterile, aveva però un'aria pura, una libera navigazione ed i
monumenti delle arti antiche; quel sacro ritiro veniva raramente
disturbato dagli affari del commercio o del Governo: e l'infimo degli
Ateniesi distinguevasi per i vivaci suoi sali, per la purità del suo
gusto e linguaggio, per le socievoli maniere, e per alcuni vestigi,
almeno nel discorso, della magnanimità de' suoi Padri. Ne' sobborghi
della Città l'-Accademia- de' Platonici; il -Liceo- de' Peripatetici, il
-Portico- degli Stoici, ed il -Giardino- degli Epicurei erano sparsi di
alberi, e decorati di statue; ed i Filosofi, invece di star rinchiusi in
un Chiostro, davano le loro lezioni in piacevoli e spaziosi viali, che
in diverse ore si destinavano agli esercizi dell'animo e del corpo. In
quelle venerabili sedi vivea tuttavia il genio de' Fondatori;
l'ambizione di succedere ai Maestri della ragione umana eccitava una
generosa emulazione: e ad ogni vacanza si determinava il merito de'
candidati da' liberi voti di un Popolo illuminato. I Professori Ateniesi
eran pagati da' loro discepoli: secondo i vicendevoli bisogni e
l'abilità loro, sembra, che il prezzo variasse da una mina fino ad un
talento; e lo stesso Isocrate, che deridea l'avarizia de' Sofisti,
esigeva nella sua scuola di Rettorica circa trenta lire sterline da
ciascheduno dei cento suoi allievi. Le rimunerazioni dell'industria son
giuste ed onorevoli; pure il medesimo Isocrate sparse lacrime al primo
ricever che fece d'uno stipendio; lo Stoico doveva arrossire, quando si
vedeva pagato per predicare il disprezzo del danaro; e mi dispiacerebbe
di scuoprire, che Aristotile o Platone fossero talmente deviati
dall'esempio di Socrate, che cambiato avesser le cognizioni per l'oro.
Ma con la permissione delle Leggi, e per i legati di vari amici defunti,
furono assegnate delle possessioni di terre e di case alle Cattedre
filosofiche d'Atene. Epicuro lasciò a' suoi scolari i Giardini che egli
aveva comprato per ottanta mine, o per dugento cinquanta lire sterline
con un fondo sufficiente per la frugale lor sussistenza e per le
solennità mensuali[592]; ed il patrimonio di Platone somministrò
un'annua rendita, che in otto secoli appoco appoco s'accrebbe da tre
fino a mille monete d'oro[593]. Le scuole d'Atene furon protette dal più
saggio e virtuoso fra' Principi Romani; la libreria che fondò Adriano,
fu collocata in un Portico adorno di pitture, di statue, e d'un tetto
d'alabastro, e sostenuto da cento colonne di marmo Frigio. L'animo
generoso degli Antonini assegnò de' pubblici stipendi; ed ogni
Professore di Politica, di Rettorica e di Filosofia Platonica,
Peripatetica, Stoica ed Epicurea ne aveva uno di diecimila dramme, o di
più di trecento lire sterline[594]. Dopo la morte di Marco, questi
liberali doni, ed i privilegi annessi alle Cattedre delle scienze,
furono aboliti e restaurati, diminuiti ed estesi; e sotto i successori
di Costantino possono anche trovarsi dei vestigi di Real bontà; ma
l'arbitraria loro scelta di qualche indegno soggetto potè indurre i
Filosofi di Atene a desiderare i tempi d'indipendenza e di libertà[595].
Egli è da osservarsi che l'imparzial favore degli Antonini fu accordato
ugualmente alle quattro fra loro contrarie Sette di Filosofi, ch'essi
risguardarono come ugualmente utili, o almeno come ugualmente innocenti.
Socrate negli antichi tempi era stato la gloria e la vergogna del suo
Paese; e le prime lezioni di Epicuro scandalizzaron talmente le pie
orecchie degli Ateniesi, che mediante l'esilio di esso e de' suoi
Antagonisti poser silenzio a tutte le vane dispute intorno alla natura
degli Dei. Ma nel seguente anno rivocarono quel precipitoso decreto,
restituirono la libertà delle scuole, e si convinsero con l'esperienza
de' secoli, che nel moral carattere dei Filosofi non influisce la
diversità delle Teologiche loro speculazioni[596].
[A. 485-529]
Alle scuole d'Atene furon meno fatali le armi dei Goti, che lo
stabilimento d'una nuova Religione, i Ministri della quale impedivano
l'esercizio della ragione, risolvevano ogni questione con un articolo di
fede, e condannavano l'infedele o lo scettico ad eterne fiamme. In molti
volumi di laboriose controversie i medesimi esposero la debolezza
dell'intelletto, e la corruzione del cuore, insultarono la natura umana
nei Savi dell'antichità, e condannarono lo spirito di ricerca Filosofica
tanto ripugnante alla dottrina, o almeno al carattere d'un umil
credente. La setta che restava dei Platonici, e che Platone si sarebbe
vergognato di riconoscer per sua, fece uno stravagante miscuglio di una
sublime teoria con la pratica della superstizione e della magia; e
siccome questi rimasero soli in mezzo ad un Mondo cristiano, fomentarono
un segreto rancore contro il governo della Chiesa e dello Stato, che
tenevano sempre sospesi i rigori sulle lor teste. Circa un secolo dopo
il Regno di Giuliano[597], fu permesso a Proclo[598] d'insegnare nella
Cattedra filosofica dell'Accademia, e tale fu la sua industria, che
spesso pronunziò nel medesimo giorno cinque lezioni, e compose
settecento versi. La sagace sua mente esplorò le più profonde questioni
della morale e della metafisica, e s'avventurò a proporre diciotto
argomenti contro la dottrina Cristiana della creazione del Mondo. Ma
negli intervalli di tempo che gli lasciava lo studio, ei diceva di
conversare -personalmente- con Pane, con Esculapio e con Minerva, ne'
misteri de' quali era segretamente iniziato, e de' quali adorava le
abbattute statue nella devota persuasione che il Filosofo, ch'è un
cittadino dell'Universo, dovesse essere il sacerdote delle sue varie
divinità. Un ecclisse del Sole annunciò la prossima di lui morte; e la
sua vita con quella di Isidoro suo scolare[599], compilate da due de'
loro più dotti discepoli, presentano una deplorabil pittura della
seconda puerizia della ragione umana. Pure l'aurea catena, com'era
enfaticamente chiamata, della successione Platonica continuò per altri
quarantaquattro anni, dalla morte di Proclo fino all'Editto di
Giustiniano[600], che impose un perpetuo silenzio alle scuole d'Atene,
ed eccitò il dispiacere e lo sdegno de' pochi che vi rimanevano devoti
della scienza e della superstizione greca. Sette amici e filosofi,
Diogene, Ermia, Eulalio, Prisciano, Damascio, Isidoro e Simplicio, che
dissentivano dalla Religione del loro Sovrano presero la risoluzione di
cercare in un Paese straniero quella libertà, che loro negavasi nella
propria Patria. Essi avevano udito dire, ed avevan bonariamente creduto,
che si fosse realizzata la Repubblica di Platone nel dispotico Governo
di Persia, che ivi regnasse un Re patriottico sulla più felice e
virtuosa delle Nazioni. Ma restaron ben presto sorpresi quando in fatti
trovarono, che la Persia era simile agli altri paesi del globo; che
Cosroe, il quale affettava il nome di Filosofo, era vano, crudele ed
ambizioso: che fra i Magi dominava la bacchettoneria e lo spirito
d'intolleranza; che i Nobili eran superbi, i Cortigiani servili, ed i
Magistrati ingiusti; che il reo talvolta fuggiva la pena, e che
l'innocente soventi fiate era oppresso. Defraudati i Filosofi nella loro
espettativa, trascurarono le reali virtù de' Persiani, e furono
scandalizzati più di quel che forse conveniva alla lor professione,
della plurità delle mogli e concubine, de' matrimoni incestuosi, e
dell'uso di lasciar esposti i cadaveri a' cani ed agli avvoltoi, invece
di seppellirli sotto terra o di consumarli col fuoco. Un precipitoso
ritorno dimostrò il lor pentimento, e dichiararono altamente che
sarebber piuttosto morti su' confini dell'Impero, che goder la ricchezza
ed il favore del Barbaro. Da questo viaggio nonostante essi trassero un
vantaggio, che riflette il lustro più puro sul carattere di Cosroe. Ei
domandò, che i sette Savi che avevan visitato la Corte di Persia,
fossero liberi dalle leggi penali, che Giustiniano avea fatte contro i
Pagani suoi sudditi; e tal privilegio, espressamente stipulato in un
trattato di pace, fu mantenuto, attesa la vigilanza d'un potente
mediatore[601]. Simplicio ed i suoi compagni terminaron la vita in pace
e nell'oscurità; e non avendo lasciato discepoli, finisce in essi la
lunga lista de' Filosofi Greci, che nonostanti i loro difetti possono
giustamente lodarsi come i più saggi e virtuosi fra' loro contemporanei.
Gli scritti di Simplicio tuttavia esistono: i suoi Commentari fisici e
metafisici sopr'Aristotele col tempo sono andati in disuso, ma la sua
interpretazione morale d'Epitteto si conserva nelle Biblioteche delle
Nazioni come un libro classico il più acconcio a diriger la volontà, a
purificare il cuore ed a consolidar l'intelletto, mediante una giusta
fidanza nella natura tanto di Dio quanto dell'uomo.
[A. 541]
Verso quel tempo, in cui Pitagora inventò il nome di Filosofo, ebbe
origine in Roma da Bruto il vecchio la libertà ed il Consolato. Nella
presente Storia si sono a' suoi luoghi esposte le rivoluzioni
dell'ufizio Consolare che può risguardarsi ne' successivi aspetti d'un
corpo reale, d'un'ombra e d'un nome. I primi Magistrati della Repubblica
erano stati eletti dal Popolo per esercitare nel Senato e nel Campo i
diritti della pace e della guerra, che poi si trasferirono
negl'Imperatori; ma la tradizione dell'antica dignità fu per lungo tempo
rispettata da' Romani e da' Barbari. Un Istorico Goto applaudisce il
Consolato di Teodorico quasi l'apice d'ogni temporal gloria e
grandezza[602]; l'istesso Re d'Italia si congratula con quegli annui
favoriti della fortuna, che godevano lo splendore senza le cure del
Trono; ed in capo a mille anni si creavano tuttavia da' Sovrani di Roma
e di Costantinopoli due Consoli al sol oggetto di dare una data all'anno
ed una festa al Popolo. Ma le spese di questa festa, nelle quali
l'opulento e vano titolare aspirava a sorpassare i suoi predecessori,
appoco appoco s'accrebbero sino all'enorme somma di ottantamila lire
sterline; i Senatori più saggi evitavano un inutile onore che portava
seco la certa rovina delle loro Famiglie; ed a questa ripugnanza
attribuirei le frequenti lacune che si trovano negli ultimi tempi de'
Fasti consolari. I Predecessori di Giustiniano avevano sostenuto col
pubblico tesoro la dignità de' candidati meno ricchi; ma l'avarizia di
questo Principe antepose il meno dispendioso e più conveniente metodo
dell'ammonizione e della regola[603]. Al numero di sette -Processioni- o
spettacoli il suo Editto limitava le corse di cavalli e di cocchi, i
divertimenti atletici, la musica ed i pantomimi del teatro, la caccia
delle fiere; e piccole monete d'argento furono prudentemente sostituite
alle medaglie d'oro che avevano sempr'eccitato il tumulto e l'ebrietà,
quando venivano sparse a larga mano fra la plebe. Nonostanti queste
precauzioni ed il suo proprio esempio, cessò finalmente la successione
de' Consoli nell'anno decimo terzo di Giustiniano, il carattere
dispotico del quale probabilmente gradì la tacita estinzione di un
titolo, che rammentava a' Romani la antica lor libertà[604]. Pure
tuttavia sussisteva il Consolato annuo nelle menti del Popolo; esso
ansiosamente aspettava la pronta di lui restaurazione; applaudì alla
graziosa condiscendenza de' successivi Principi, da' quali fu assunto
nel primo anno del loro Regno; e passarono dopo la morte di Giustiniano
tre secoli, prima che quell'antiquata dignità, ch'era stata già
soppressa dall'uso, potesse abolirsi per Legge[605]. All'imperfetta
maniera di distinguere ogni anno col nome d'un Magistrato, fu
vantaggiosamente supplito con la data d'un'Era permanente: i Greci
adottarono la creazione del Mondo, secondo la version de' Settanta[606],
ed i Latini, dal Secolo di Carlo Magno in poi, hanno computato il lor
tempo dalla nascita di Cristo[607].
NOTE:
[446] Teodorico medesimo, o piuttosto Cassiodoro, aveva descritto in
tragiche frasi i Vulcani di Lipari (Cluver. -Sicilia p. 406, 410-), e
del Vesuvio (IV 50).
[447] S'incontra qualche difficoltà nella data della sua nascita
(Ludewig. -in vita Justiniani p. 125-), ma non ve n'è alcuna rispetto al
luogo, che fu nel Distretto di Bederiana il villaggio Tauresio, ch'egli
di poi decorò col suo nome e splendore (Danville -Hist. de l'Acad. sc.
Tom. XXXI p. 287, 292-).
[448] I nomi di questi contadini Dardani son Gotici, e quasi Inglesi:
-Giustiniano- è una traduzione d'-Uprauda- (-upright, giusto-); suo
padre -Sabazio- (che nel linguaggio Greco barbaro significa -stipes-)
nel suo villaggio si chiamava -Istock- (-Stock, Stipite-); sua madre
Bigleniza fu convertita in -Vigilantia-.
[449] Il Ludewig (-p. 127, 135-) tenta di giustificare il nome Anicio di
Giustiniano e di Teodora, e d'unirli a quella Famiglia, da cui si è
fatta discendere anche la Casa d'Austria.
[450] Vedi gli Aneddoti di Procopio (-c. 5-) con le note di N.-Alemanno.
Il Satirico non avrebbe dovuto confondere nella generica e decente
denominazione di γεοργος (-agricoltore-) il Βουκολος e συφαρβος
(-condottiere di bovi e di porci-) di Zonara. Sebbene perchè mai
questi nomi sono disonoranti? Qual Barone Tedesco non si
glorierebbe di discendere dall'Eumeo dell'Odissea?
[451] Son lodate le sue virtù da Procopio (-Persic. L. 1, c. 11-). Il
Questor Proclo era amico di Giustiniano, e nemico di qualunque altra
adozione.
[452] -Manichea- significa Eutichiana. Si odano le furiose acclamazioni
di Costantinopoli e di Tiro: le prime, non più di sei giorni dopo la
morte d'Anastasio, cagionarono la morte dell'Eunuco, le seconde vi
fecero applauso (Baron. -An. 518 P. II n. 15.- Fleury -Hist. Eccl. Tom.
VII pag. 200, 205- dietro la Collezione de' Concilj -Tom. V pag. 182,
207-).
[453] Il Conte di Buat (-Tom. IX p. 54, 81-) spiega a maraviglia la
potenza, il carattere e le intenzioni di esso. Egli era pronipote
d'Aspar, Principe ereditario nella Scizia minore, e Conte de'
-Confederati- Gotici di Tracia. I Bessi, sopra quali esso poteva
influire, sono i Goti minori di Giornandes (-c. 51-).
[454] -Justiniani Patricii factione dicitur interfectus fuisse- (Victor.
Tununens. -Chron. in Thesaur. Temp. Scalig. P. II p. 7-). Procopio
(-Anecdot. c. 7-) lo chiama tiranno, ma riconosce l'ἀδελφοπιστια
(-Fede fraterna-), che bene si spiega dall'Alemanno.
[455] Nella sua prima Gioventù (-plane adolescens-) era stato qualche
tempo come in ostaggio presso Teodorico. Intorno a questo curioso fatto,
l'Alemanno (-ad Procop. Anecdot. c. 9 p. 34 della prima Ed.-) cita
un'Istoria MS. di Giustiniano, fatta da Teofilo suo precettore. Il
Ludewig (-p. 143-) brama di farne un soldato.
[456] Si vedrà in seguito l'Istoria Ecclesiastica di Giustiniano. Vedi
Baronio -An. 518, 521- ed il copioso articolo -Justinianus- nell'indice
del Tomo VII de' suoi Annali.
[457] Si può trovare descritto il Regno di Giustino il Vecchio nelle tre
Croniche di Marcellino, di Vittore, e di Gio. Malala (-Tom. II p. 130,
150-) l'ultimo de' quali (malgrado l'Hody, -Prolegom. n. 14, 39 Edit.
Oxon.-) visse subito dopo Giustiniano (-Osservazioni di Jortin Tom. IV
p. 383-), nella Storia Ecclesiastica d'Evagrio (-l. IV c. 1, 2, 3, 9-),
nell'Excerpta di Teodoro Lettore (-n. 37-), presso Cedreno (-p. 362,
366-) e Zonara (-l. XVI p. 58, 61-), che può passare per originale.
[458] Si vedano i caratteri di Procopio e d'Agatia presso la Mothe le
Vayer (-Tom VIII p. 144, 174-), Vossio (-De Historicis Graecis l. II c.
22-) e Fabricio (-Biblioth. Graecis l. V c. 5 Tom. VI p. 248, 278-). La
religione di essi, ch'è un onorevol problema, alle occasioni dimostra
della conformità, con un segreto attacco al Paganesimo ed alla
Filosofia.
[459] Ne' primi sette libri, destinati due alla guerra Persiana, due
alla Vandalica, e tre alla Gotica, Procopio ha preso la divisione delle
Province e delle guerre da Appiano. L'ottavo libro, quantunque porti il
nome di Gotico, non è che un miscellaneo e general supplemento fino alla
Primavera dell'anno 553, dal qual tempo fino al 559 vien continuato da
Agatia (-Pagi Critic. an. 579 n. 5-).
[460] Il destino letterario di Procopio è stato alquanto infelice.
Primieramente i suoi libri -de Bello Gothico- furono involati da
Leonardo Aretino, e pubblicati (in Foligno 1470 ed a Venezia 1471 presso
Janson. -Mattaire Annal. Typogr. Tom. I ediz. 2 p. 240, 304, 279, 299-)
in suo proprio nome (-Vedi Voss, De Histor. latinis l. III c. 5- e la
debole difesa del Giornale de' Letterati di Venezia Tom. XIX p. 207); 2.
ne furon mutilate le opere da' primi suoi traduttori Latini, Cristofano
Persona (Giornale -Tom. XIX p. 340, 348-), e Raffaello Volterrano (Huet
-de Clar. Interpr. p. 166-), i quali non consultaron neppure i
manoscritti della Libreria Vaticana, di cui essi eran Prefetti (Alemann.
-in Praefat. Anecdot-); 3. Il testo Greco non fu stampato che nel 1607
dall'Hoeschelio d'Augusta (-Diction. de Bayle Tom. II p. 782-); 4.
L'edizione di Parigi fu eseguita imperfettamente da Claudio Maltret,
Gesuita di Tolosa (nel 1663), molto lontano dalla stamperia del Louvre,
e da' manoscritti Vaticani, dai quali però egli ottenne alcuni
supplementi. I Commentari ec. ch'esso promise, non son mai comparsi alla
luce. L'Agatia di Leida (1594) fu saviamente ristampato dall'Editore
Parigino con la versione latina di Bonaventura Vulcanio, dotto
interprete (Huet. -p. 176-).
[461] Agat. -in Praef. p. 7, 8 l. IV p. 137-, Evagrio (-l. IV c. 12-).
Vedasi anche Fozio -Cod. LXIII p. 65-.
[462] Κυρου παιδεια l'Istituzion di Ciro (dice nella Pref. -ad
libr. de Aedificiis- περι κτισματον) non è altro che Κυρου παιδια
(-una puerizia di Ciro-) giuoco di parole! In questi cinque libri
Procopio affetta uno stile cristiano, ugualmente che cortigiano.
[463] Procopio si scuopre nella Prefaz. -ad Anecdot. c. 1, 2, 5-, e gli
Aneddoti stessi da Suida (-Tom. III p. 186 Edit. Kuster-) si contano per
il IX libro. Il silenzio d'Evagrio è una meschina obbiezione. Il Baronio
(-An. 548 n. 24-) compiange la perdita di questa storia segreta; eppure
trovavasi allora nella libreria Vaticana, sotto la custodia di lui
medesimo, e fu per la prima volta pubblicata, sedici anni dopo la sua
morte, con le dotte, ma parziali note di Niccolò Alemanno (-Lione
1623-).
[464] Giustiniano si rappresenta come un asino.... come una perfetta
imagine di Domiziano (-Anecd. c. 8-).... gli amanti di Teodora cacciati
fuori del suo letto da' demonj loro rivali... il matrimonio di lui
predetto da un gran demonio... un monaco vide il principe de' demonj sul
trono in luogo di Giustiniano... i servi, che facevan la guardia, videro
una faccia senza fattezze umane, un corpo che camminava senza testa ec.
ec. Procopio manifesta la fede ch'egli ed i suoi amici prestavano a
queste diaboliche storie (-c. 12-).
[465] Montesquieu (-Considerat. sur la Grand. et la decad. des Romains
c. 20-) dà fede a questi Aneddoti come coerenti, 1. alla debolezza
dell'Impero, 2. all'incostanza delle Leggi di Giustiniano.
[466] Quanto alla vita ed a' costumi dell'Imperatrice Teodora, vedi gli
Aneddoti, specialmente -cap. 1, 5, 9, 10, 15, 16, 17- con le dotte note
dell'Alemanno: citazione, che sempre si dee sottintendere.
[467] Comitone fu dipoi maritata a Sitta Duca d'Armenia, che fu
probabilmente il padre dell'Imperatrice Sofia, o almeno essa potè
esserne la madre. I due nipoti di Teodora possono esser figli
d'Anastasia (Aleman. -p. 30, 31-).
[468] Ne fu innalzata la statua in Costantinopoli sopra una colonna di
porfido. Vedi (Procop. -de aedif. l. I c. 11-), che ne fa pure il
ritratto negli Aneddoti (-c. 10-). L'Alemanno (-p. 57-) ne produce uno,
tratto da un Mosaico di Ravenna, carico di perle e di gioie, e
nonostante bello.
[469] Un frammento degli Aneddoti (-c. 19-) un poco troppo nudo fu
soppresso dall'Alemanno sebben esistesse nel manoscritto Vaticano: nè
tal difetto è stato supplito nell'edizione di Parigi e di Venezia. La
Mothe le Vayer (-Tom. VIII. p. 155-) diede il primo cenno di questo
curioso e genuino passo (Iortin -Osservaz. Tom. IV. p. 366-) ch'egli
aveva ricevuto da Roma, e dopo è stato pubblicato nelle Menagiane (-Tom.
III p. 254-259-) con una traduzione Latina.
[470] Dopo di aver ricordato ch'essa portava un picciolo cinto, poichè
nessuno potea comparire affatto nudo in teatro, Procopio soggiugne
αναπεπεσυια.
Ho udito a dire che un dotto prelato, che or più non vive, era vago di
citar questo passo nelle brigate.
[471] Teodora sorpassò la Crispa di Ausonio (Ep. 4, XXI) dalla quale
imitava il -capitalis luxus- delle donne di Nola. Vedi Quintil.
Institut. VIII, 6 e Torrenzio -ad Hor. Germ. t. 1 Sat. 2 v. 101-. In una
memorabil cena, trenta schiavi servivano a tavola: dieci giovinetti
banchettavano con Teodora. La sua carità fu -universale-.
Et lassata viris, necdum satiata, recessit.
[472] Ηος κεκ’ τοιων.
Ella desiderava un -quarto- altare su cui potesse offrire libazione al
Dio d'amore.
[473] Anonym. -De Antiquit. CP. L. III, 132- ap. Banduri -Imper. Orient.
Tom. I p. 48-. Il Ludveigio (-p. 754-) arguisce con ragione, che Teodora
non avrebbe voluto rendere immortale un bordello: ma io applico questo
fatto alla seconda sua più casta dimora in Costantinopoli.
[474] Vedi l'antica legge nel Codice di Giustiniano (-Lib. V Tit. 5 leg.
7 Tit. XXVII leg. 1-) sotto gli anni 336 e 454. Il nuovo Editto (circa
l'anno 521 o 522 Aleman, -pag. 38, 96-) molto sconciatamente non
rammenta che la clausola di -Mulieres Scenicae, libertinae,
tabernaciae-. Vedi le -Novelle- 89 e 117 ed un rescritto Greco, da
Giustiniano diretto ai Vescovi (-Aleman. p. 41-).
[475] Io giuro per il Padre ec. per la Vergine Maria, per i quattro
Evangeli -quae in manibus teneo-, o per i santi Arcangeli Michele e
Gabriele, -puram conscientiam, germanumque servitium me servaturum
Sacratissimis DD. NN. Justiniano, et Theodorae conjugi ejus- (-Novell.
VIII Tit. 3-). Avrebb'egli obbligato questo giuramento in favor della
vedova? -Communes tituli et triumphi ec.- (Alemann. -pag. 27 ec.-).
[476] «La riconosca la grandezza, ed essa non è più vile» ec.
Senza il critico telescopio di Warburton, io non avrei mai ravvisato in
questa general pittura del vizio trionfante, alcuna personale allusione
a Teodora.
[477] Le sue prigioni, caratterizzate per un laberinto, ed un Tartaro
(-Anecdot. c. 4-), erano sotto il Palazzo. L'oscurità favorisce la
crudeltà, ma è favorevole ugualmente alla calunnia ed alla finzione.
[478] A Saturnino fu data una pena più giocosa, per avere ardito dire,
che la sua moglie, favorita dell'Imperatrice, non era stata trovata
ατρητος (-Anecdot. c. 17-).
[479] -Per viventem in saecula excoriari te faciam.- Anastas. -de Vitis
Pont. Roman. in Vigilio p. 40-.
[480] Ludevig p. 161, 166. Io gli do fede per il caritatevole tentativo,
sebbene egli non abbia molta carità nel suo carattere.
[481] Si paragonino gli Aneddoti (c. 17) con gli Edifizi (-l. 1 c. 9-).
Quanto diversamente si può esporre il medesimo fatto! Gio. Malala (Tom.
II p. 174, 175) osserva, che in questa o in altra simile occasione essa
liberò e rivestì le ragazze, che aveva comprato da' lupanari a cinque
aurei l'una.
[482] -Novell.- VIII. 1. S'allude al nome di Teodora. I suoi nemici però
leggevano -Daemonodora- (Aleman. p. 66).
[483] S. Saba ricusò di pregare affinchè Teodora avesse un figlio, per
timore che questo non divenisse un eretico peggiore d'Anastasio medesimo
(Cyrill. -in Vita. S. Sabae ap. Aleman. p. 70, 109-).
[484] Vedi Gio. Malala -Tom. II p. 174-. Teofane -p. 158-. Procopio -de
Aedific. l. V c. 3. -
[485] -Theodora Calcedonensis Synodi inimica canceris plaga toto corpore
perfusa vitam prodigiose finivit- (Victor Tununensis in Chronic.). In
tali occasioni una mente ortodossa s'indura contro la compassione.
L'Alemanno (p. 12, 13) prende quelle parole di Teofane ὲυσεβως
ὲκοιμηβη (-piamente morì-) per un linguaggio civile, che non indica nè
pietà nè sentimento: pure due anni dopo la sua morte Paolo Silenziario
(-in Prooem. v. 58, 62-) celebra S. Teodora.
[486] Poichè essa perseguitò i Papi, e rigettò un Concilio, il Baronio
esaurisce i nomi di Eva, di Dalila, d'Erodiade ec. dopo di che ricorre
al suo dizionario infernale -civis inferni, alumna daemonum, satanico
agitata spirita, aestro percita diabolico ec.- (-An. 548 n. 24-).
[487] Si legga, e si gusti il libro XXIII dell'Iliade, viva pittura de'
costumi, delle passioni, di tutte le formalità, e dell'oggetto della
corsa de' cocchi. La dissertazione di West su' Giuochi Olimpici (-Sez.
XII, XVII-) somministra notizie molto curiose ed autentiche.
[488] I quattro colori -Albati, Russati, Prasini, e Veneti- secondo
Cassiodoro (-Var. III, 51-) che sparge molto spirito ed eloquenza su
questo teatral mistero, rappresentano le quattro stagioni. Di questi
possono i primi tre ben tradursi -Bianco, Rosso, e Verde.- Il -Veneto-
poi si spiega con -ceruleo-, parola di vario ed equivoco significato,
che propriamente significa il cielo riflesso nel mare: ma l'uso ed il
comodo può permettere di prender -l'azzurro- come un equivalente
(Roberto Stefano a questo vocabolo, Spence -Polymetis- p. 228).
[489] Vedi Onofrio Panvinio -de Ludis circensibus L.- I c. 10, 11,
-l'annotaz.- 17 all'Istoria de' Germani di Mascovio, e l'Alemanno al -c.
7-.
[490] Marcellino -in Chron. p. 47-. Invece della comun voce -Veneta- usa
i termini più ricercati di -caerulea e caerealis.- Il Baronio (-an. 501
n. 4, 5, 6-) è persuaso, che gli Azzurri fosser ortodossi, ma il
Tillemont si sdegna contro tale supposizione, e nega che vi fosse alcun
martire per causa di spettacoli (-Hist. des Emper. Tom. VI p. 554-).
[491] Vedi Procop. (-Persic. l. 1 c. 24-). Nel descrivere i vizi delle
fazioni, e del Governo il -pubblico- Istorico non è loro più favorevole
di quel che lo sia il -privato-. L'Alemanno (p. 26) ha citato un bel
passo di Gregorio Nazianzeno, che prova, che il male era inveterato.
[492] Attestano la parzialità di Giustiniano per gli Azzurri (-Anecdot.
c. 7-), Evagrio (-Hist. Eccl. l. IV c. 32-), Giovanni Malala (-Tom. II
p. 138, 139-) specialmente per Antiochia, e Teofane (-p. 142-).
[493] Una donna (dice Procopio) ch'era stata afferrata, e quasi violata
da una truppa di Azzurri, si gettò nel Bosforo. I Vescovi della seconda
Siria (Aleman. -p. 26-) deplorano tal suicidio, la colpa o la gloria
della femminil castità, e nominano l'Eroina.
[494] Il dubbioso credito di Procopio (-Anecd-. c. 17) viene sostenuto
dalla meno parzial testimonianza d'Evagrio, che conferma il fatto, e
specifica fino i nomi. Il tragico destino del Prefetto di Costantinopoli
si riferisce da Giovanni Malala (-Tom. II p. 139-).
[495] Vedi Gio. Malala (-Tom. II p. 47-). Anch'egli confessa, che
Giustiniano era attaccato agli Azzurri. L'apparente discordia
dell'Imperatore con Teodora vien risguardata forse con troppa gelosia e
sottigliezza da Procopio (-Anecdot. c. 10-). Vedi Alemann. -Pref. p. 6-.
[496] Questo dialogo, che ci è stato conservato da Teofane, dà un saggio
del linguaggio popolare, ugualmente che dei costumi di Costantinopoli
nel VI secolo. Il Greco di quel tempo è mescolato con molte parole
forestiere e barbare, delle quali, il Du-Cange non sempre sa trovare il
significato, o l'etimologia.
[497] Vedi questa Chiesa e Monastero presso il Du-Cange CP. Christiana
-l. IV p. 182-.
[498] L'istoria della sedizione -Nika- è tratta da Marcellino (-in
Chron-.), da Procopio (-Persic. l. 1 c. 26-), da Giovanni Malala (-T. II
p. 213, 218-), dalla Cronica Pasquale (-p. 336, 340-), da Teofane
(-Chronograph. p. 154, 158-) e da Zonara (-L. XVI p. 61, 63-).
[499] Marcellino dice in termini generali; -Innumeris populis in Circo
trucidatis.- Procopio numera trentamila vittime, ed i 35,000 di Teofane
s'accrescono fino a 40,000 dal più recente Zonara. Tale ordinariamente è
il progresso dell'esagerazione.
[500] Jerocle, contemporaneo di Giustiniano, compose il suo Συνδεχμος
(-Itinerar. p. 631-), o notizia delle Province e Città Orientali,
prima dell'anno 535 (Wesseling. -in Praefat. et not. ad p. 623- ec.).
[501] Vedi il Libro della Genesi (XII, 10) e l'amministrazione di
Giuseppe. Gli annali de' Greci convengono con quelli degli Ebrei, quanto
all'antichità delle arti, e dell'abbondanza d'Egitto: ma quest'antichità
suppone una lunga serie di progressi: e Warburton, ch'è quasi oppresso
dalla Cronologia Ebrea, ricorre alla Samaritana (-Divin. Legat. Tom. III
p. 29- ec.)
[502] Otto milioni di modj Romani, oltre una contribuzione di 80,000
aurei per le spese del trasporto per mare, da cui furono i sudditi
graziosamente liberati. Vedi l'Editto XIII di Giustiniano; i numeri sono
determinati e verificati dall'accordo de' Testi Greco e Latino.
[503] -Iliad-, VI, 289. Quei veli di vari colori, πεπλοι παμποικιλοι,
eran opere delle donne Sidonie. Ma questo passo fa più onore alle
manifatture che alla navigazione della Fenicia, donde s'erano
trasportate a Troia in navi Frigie.
[504] Vedi in Ovidio (-de art. amandi III 269- ec.) una lista poetica di
dodici colori tratti da' fiori, dagli elementi ec. Ma è quasi
impossibile distinguere con parole tutte le delicate e varie specie sì
dell'arte che della natura.
[505] Mediante la scoperta della cocciniglia ec. noi di gran lunga
sorpassiamo i colori degli antichi. La loro porpora Reale aveva un forte
odore, ed un coloro scuro come il sangue di toro; -Obscuritas rubens-
(dice Cassiodoro -Var. I 2-), -nigredo sanguinea-. Il Presidente Goguet
(-Origine des Loix et des Arts P. II L. 2 c. 2 p. 184, 215-) diletta e
soddisfa il Lettore. Io dubito se il suo libro, specialmente in
Inghilterra, sia tanto noto quanto merita.
[506] Si sono in altre occasioni accennate le prove istoriche di tal
gelosia, e se ne sarebbero potute addurre molte di più, ma gli atti
arbitrari del dispotismo venivan giustificati dalle sobrie e generali
dichiarazioni della Legge (-Cod. Teodos. Lib. X Tit. 21 Leg. 3 Cod.
Giustin. Lib. XI Tit. 8 Leg. 5-). Se ne fece una necessaria restrizione,
ed una permissione umiliante rispetto alle -mime- o alle ballerine
(-Cod. Teod. Lib. XV Tit. VII Leg. 11-).
[507] Nell'istoria degl'Insetti (molto più maravigliosa che le
metamorfosi d'Ovidio) il baco da seta tiene un posto distinto. Il
Bombice dell'Isola di Ceos, quale vien descritto da Plinio (-Hist. Nat.
XI, 26, 27- con le note de' dotti Gesuiti Arduino, e Brotier) può
illustrarsi mediante una simile specie, che si trova nella China
(-Memoires sur les Chinois. Tom. II p. 575, 598-): ma il nostro baco da
seta, ugualmente che il gelso bianco, non eran noti a Teofrasto, nè a
Plinio.
[508] -Georgic. II, 121. Serica quando venerint in usum planissime non
scio; suspicor tamen in Julii Caesaris aevo, nam ante non invenio-, dice
Giusto Lipsio (-Excursus I ad Tacit. Annal. II, 32-). Vedi Dione Cassio
(-Lib. XLIII p. 358 Edit. Reimar.-) e Pausania (-Lib. VI p. 519-), il
primo che descriva, sebbene stranamente, l'insetto Chinese.
[509] -Tam longinquo orbe petitur, ut in publico matrona transluceat....
ut denudet foeminas vestis- (Plin. VI, 20. XI, 21). Varrone, e Publio
Siro avevano già scherzato sulla -Toga vitrea, ventus textilis, et
nebula linea- (-Horat. ermon I, 2, 101- con le note del Torrent e di
Dacier).
[510] Sopra la tessitura, i colori, i nomi e l'uso degli ornamenti di
seta, di mezza seta e di lino dell'antichità vedansi le diffuse,
profonde ed oscure ricerche del gran Salmasio (-in Hist. August. p.
127,309, 310, 339, 341, 342, 344, 338, 391, 395, 513-), che però non
conosceva il più comune commercio di Digione, o di Leida.
[511] Flavio Vopisco in -Aurelian. c.- 45 -in Hist, Aug. p.- 224 Vedi
Salmas. -ad Hist. Aug. p. 392- e Plinian. Exerc. -in Solinum p. 694,
695-. Gli Aneddoti di Procopio (c. 25) fissano in modo parziale ed
imperfetto il prezzo della seta al tempo di Giustiniano.
[512] Procopio -de Aedif. l. III c. 1-. Queste -Pinne di mare- si
trovano vicino a Smirne, in Sicilia, in Corsica, ed in Minorca: e fu
presentato al Pontefice Benedetto XIV un par di guanti di questa sorte
di seta.
[513] Procopio -Persic. Lib. I c. 20. Lib. II c. 25 Gothic. l. IV c.
17-. Menandro -in Excerpt. Legat. p. 107-. Isidoro de Charax (-in
Stathmis Parthicis p. 7, 8- ap. Hudson -Geogr. minor. Tom. II-) ha
notato le strade, ed Ammiano Marcellino (-Lib. XXIII c. 6 p. 400-) ha
enumerato le Province dell'Impero Panico e Persiano.
[514] La cieca ammirazione de' Gesuiti confonde i differenti periodi
della Storia Chinese. Questi vengono con maggiore critica distinti dal
Guignes (-Hist. des Huns Tom.- I p. I -nelle Tavole, Part.- 2 -nella
Geografia; Mem. de l'Academ. des Inscript. Tom.- XXXII, XXXVI, XLII,
XLIII) che scuopre il successivo progresso della verità degli annali e
della estensione della Monarchia, fino all'Era Cristiana. Egli con
occhio curioso ha cercato le connessioni della nazion Chinese con le
Occidentali: ma queste son tenui, casuali, ed oscure; nè avrebbero i
Romani mai sospettato, che i Seri, o Chinesi possedessero un Impero non
inferiore al loro.
[515] Si possono investigare le strade dalla China alla Persia ed
all'Indostan nelle relazioni di Hackluyt, e Thevenot, degli ambasciatori
di Sharokh, d'Antonio Ienkinson, del P. Greuber ec. Vedi anche i viaggi
d'Hanmay Vol. I p. 345, 357. Ultimamente si è tentata una comunicazione
per mezzo del Tibet dagl'Inglesi Sovrani di Bengala.
[516] Intorno alla Navigazione Chinese fino a Malacca ed Achin, e forse
fino a Ceylan, vedi Renaudot (-sopra i due viaggiatori maomettani p. 8,
11, 13, 17, 141, 157-), Dampier (-Vol. II pag. 136-), l'Istoria
filosofica delle due Indie (-Tom. I p. 98-), e l'Istoria generale de'
viaggi (-Tom. VI p. 201-).
[517] La cognizione o piuttosto l'ignoranza di Strabone, di Plinio, di
Tolomeo, d'Arriano, di Marciano ec. rispetto alle regioni orientali del
Capo Comorin è dottamente illustrata dal Danville (Antiquité
Geographique de l'Inde, specialmente a p. 161, 198). Si è migliorata la
nostra Geografia dell'Indie per mezzo del commercio e della conquista: e
si è schiarita dall'eccellenti Carte e Memorie del Maggior Rennel.
S'egli estende la sfera delle sue ricerche con la medesima critica,
sagacità e cognizione, succederà e forse sarà preferibile al primo fra'
moderni Geografi.
[518] La Taprobana di Plinio (VI 24), di Solino (c. 53), di Salmasio
(-Plinian. Exercit. pag. 781, 782-), e della maggior parte degli
Antichi, i quali spesso confondono le Isole di Ceylan e di Sumatra,
viene più chiaramente descritta da Cosimo Indicopleuste. Pure anche il
Topografo Cristiano ne ha esagerato le dimensioni. Le notizie, che dà
sul commercio Indiano e Chinese, son rare e curiose (-l.- II p. 138 -L.
XI 337, 338. Edit. Montfaucon-).
[519] Vedi Procopio (-Persic. L. II c. 20-). Cosimo somministra
interessanti notizie intorno al porto, ed all'iscrizione d'Aduli
(-Topograph. Christ. l. II p. 138, 140, 143-) ed al commercio degli
Assumiti lungo le coste affricane della Barberia o Zingi (-p. 138, 139-)
fino a Taprobana (-Lib. XI p. 339-).
[520] Vedi le missioni Cristiane all'Indie presso Cosimo (-L. III p.
178, 179 L. XI p. 337-), e si consulti Asseman. (-Bibliothec. Orient.
Tom. IV p. 413, 548-).
[521] L'invenzione, la manifattura, e l'uso generale della seta nella
China si può vedere presso il Duhalde (-Description generale de la Chine
Tom. II p. 165, 205, 223-). La Provincia di Chekian è la più rinomata,
sì per la quantità, che per la qualità di essa.
[522] Procopio (-L. VIII Gothic. IV c. 17-), Teofane Bizantin. (ap.
-Phot. Cod. LXXXIV p. 38-), Zonara (-T. II l. XIV p. 69-). Il Pagi,
(-Tom. II p. 602-) pone all'anno 552 questo memorabil trasporto.
Menandro (-in Excerpt. Leg. p. 107-) riferisce l'ammirazione de'
Sogdoiti: e Teofilatto Simocatta (-L. VII c. 9-) oscuramente presenta i
due regni rivali nella China, Paese della seta.
[523] Cosimo, soprannominato Indicopleuste, o sia il Navigatore Indiano,
fece il suo viaggio verso l'anno 522; e fra gli anni 535 e 547 compose
in Alessandria la Topografia Cristiana (Montfaucon -Praef. c. 1-), nella
quale confuta la empia opinione, che la terra sia un globo: e Fozio
aveva letto quest'Opera (-Cod. XXXVI p. 9, 10-) che dimostra i
pregiudizi d'un Monaco, uniti alla cognizione d'un Mercante: la parte
più valutabile di essa fu pubblicata in francese ed in greco da
Melchisedec Thevenot (-Rélations curieuses P. 1-) e dipoi tutta insieme
in una splendida Edizione dal P. Montfaucon (-Nova collectio Patrum-.
-Paris, 1707 2 Vol. in fol. Tom. II p. 113, 346-). Ma l'Editore, ch'era
Teologo, arrossirebbe di non avere scoperto in Cosimo la eresia
Nestoriana, che si è svelata dal La Croze (-Christianisme des Indes Tom.
I p. 40, 56-).
[524] Evagrio (-L. III c. 39, 40-) è minuto e grato, ma si irrita contro
Zosimo, perchè calunnia il gran Costantino. L'umanità d'Anastasio fu
diligente ed artificiosa nel raccogliere tutte le circostanze e le
memorie di quella tassa: i Padri per pagarla venivano talvolta costretti
a prostituire le loro figlie (Zosimo -Histor. L. II c. 38 p. 165, 166
Lipsiae 1784-). Timoteo di Gaza prese un avvenimento di questa specie
per soggetto d'una tragedia (Suida -Tom. III p. 475-) che contribuì a
fare abolire il tributo (Cedrono -p. 35-). Felice esempio (se è vero)
dell'utilità del Teatro.
[525] Vedi Giosuè Stilite nella Biblioteca Orient. dell'Assemanno (Tom.
I p. 268). Di questa tassa di Capitazione fa leggiermente menzione la
Cronica d'Edessa.
[526] Procopio stabilisce questa somma (-Anecd. c. 19-) sulla relazione
de' Tesorieri medesimi. Tiberio aveva -vicies ter millies-: ma il suo
Impero era assai diverso da quello d'Anastasio.
[527] Evagrio (-L. IV c. 30-) nella seguente generazione era moderato e
bene istruito: e Zonara (-Lib. XIV c. 61-) nel XII secolo aveva letto
attentamente, e pensato senza prevenzione: pure i loro colori son quasi
così neri come quegli degli Aneddoti.
[528] Procopio (-Anecd. c. 30-) riferisce le oziose congetture di quel
tempo. La morte di Giustiniano, dice l'Istorico segreto, manifesterà la
sua ricchezza, o povertà.
[529] Vedi Corippo -De Laudib. Justini Aug. L. II 260 ec. 304 ec.-
-Plurima sunt vivo nimium neglecta parenti,-
-Unde tot exhaustus contraxit debita Fiscus.-
Si portarono da robuste braccia nell'Ippodromo delle centinaia di libbre
d'oro; -Debita genitoris persolvit, cauta recepit-.
[530] Gli Aneddoti (-c. 11, 14, 18, 20, 30-) somministrano molti fatti,
e più querele.
[531] Un centinaio ne fu rimesso a Scitopoli, Capitale della seconda
Palestina, e dodici al rimanente della Provincia. L'Alemanno (-p. 59-)
produce onestamente questo fatto rilevato da una vita manoscritta di S.
Saba composta da Cirillo di lui discepolo, ch'era nella Libreria
Vaticana, e poi fu pubblicata dal Cotelerio.
[532] Gio. Malala (Tom. II p. 232) parla della mancanza del pane, e
Zonara (-L. XIV pag. 63-) de' tubi di piombo, che Giustiniano, o i suoi
Ministri tolsero dagli acquedotti.
[533] Per un Aureo, ch'era la sesta parte d'un oncia di oro, invece di
210 folli, o sia once di rame, ne diede solamente 180. Una sproporzione
del valore della moneta sotto il prezzo comune, doveva tosto produrre
una scarsità nella moneta bassa. In Inghilterra dodici soldi in moneta
di rame non si venderebbero più di sette soldi (Smith -Ricerche sulla
ricchezza delle Nazioni Vol. I p. 49-). Quanto alla moneta d'oro di
Giustiniano. Vedi Evagrio -L. IV c. 30-.
[534] Il giuramento è concepito ne' termini più formidabili (-Novell.
VIII Tit. 3-). I trasgressori usano contro di se medesimi queste
imprecazioni; -quidquid habent telorum armamentaria Coeli-, a
partecipare l'infamia di Giuda, la lebbra di Giezi, il tremor di Caino
ec. oltre tutte le pene temporali.
[535] Luciano (-in Toxare c. 22, 23 Tom. II p. 530-) riferisce un simile
o anche più generoso atto d'amicizia d'Eudamida di Corinto; e tal
istoria ha prodotto un'ingegnosa, ma debole commedia di Fontanelle.
[536] Gio. Malala Tom. II p. 101, 102, 103.
[537] Anatolio, uno di questi, perì in occasione d'un terremoto... senza
dubbio per giusto giudizio di Dio! I lamenti e clamori del Popolo presso
Agatia (-L. V p. 146, 147-) fanno quasi eco agli Aneddoti. -L'aliena
pecunia reddenda- di Corippo (-L. II, 381 ec.-) non è molt'onorevole per
la memoria di Giustiniano.
[538] Vedi l'istoria ed il carattere di Giovanni di Cappadocia in
Procopio (-Persic. L. I c. 24, 25. L. II c. 30. Vandal. L. I c. 13.
Anecd. c. 2, 17, 22-). La concordanza della Istoria con gli Aneddoti è
una mortal ferita per la riputazione del Prefetto.
[539] Ου γαρ αλλα ουδεν ες γραμματιστους φοιτων εμαθεν οτι μη
γραμματιστα, και ταυτα κακα κακαως γραψαι... -Niente altro imparò
andando alla scuola che a scriver le lettere, e queste assai
malamente-; espressione molto forte.
[540] La cronologia di Procopio è incerta ed oscura; ma coll'aiuto del
Pagi ho potuto distinguere, che Giovanni fu fatto Prefetto del Pretorio
d'Oriente nell'anno 530, che fu deposto nel gennaio del 532, restituito
prima del giugno 533, bandito nel 541 e richiamato fra 'l giugno 548 ed
il primo d'aprile 549. L'Alemanno (-p. 96, 97-) dà la lista de' dieci
suoi successori: serie ben rapida in una porzione d'un solo regno.
[541] Quest'incendio s'accenna da Luciano (-in Hippia c. 2-) e da Galeno
(-L. III de Temperamentis Tom. I p. 81 Edit. Basil.-) nel secondo
secolo. Mille anni dopo viene positivamente affermato da Zonara (-L. IX
p. 424-) sull'autorità di Dione Cassio, da Tzetze (-Chiliad. II, 119 ec.
-), da Eustazio (-ad Iliad. Ep. 338-) e dallo Scoliaste di Luciano. Vedi
Fabricio (-Bibl. Graec. L. III c. 22 Tom. II p. 551, 552-) a cui son più
o meno debitore di queste citazioni.
[542] Zonara (-L. XIV p. 55-) afferma il fatto senz'addurne alcuna
prova.
[543] Tzetze descrive l'artifizio di questi specchi ustorj, che egli
aveva letto, probabilmente con occhi non istruiti, in un Trattato
matematico d'Antemio. Questo Trattato, περὶ παραδοξων μηχανηματων
(-delle macchine mirabili-) si è ultimamente pubblicato, tradotto,
ed illustrato da M. Dupuys, erudito e matematico (Memoires -de
l'Academie des Inscriptions Tom.- LXII p. 392, 451).
[544] Nell'assedio di Siracusa dal silenzio di Polibio, di Plutarco e di
Livio e nell'assedio di Costantinopoli da quello di Marcellino, e di
tutti i contemporanei del VI secolo.
[545] Senz'alcuna previa cognizione di Tzetze o d'Antemio l'immortal
Buffon immaginò, ed eseguì una serie di specchi ustorj, co' quali potè
infiammar delle tavole alla distanza di 200 piedi (-Supplement a l'Hist.
nat. Tom. I p. 330, 483. Edit. 4-). Quali miracoli non avrebbe fatto il
suo genio pel pubblico servizio a spese Reali, e col forte Sole di
Costantinopoli o di Siracusa?
[546] Gio. Malala (-Tom. II p. 120, 124-) racconta il fatto: ma sembra,
che confonda i nomi o le persone di Proclo e di Marino.
[547] Agatia -Lib. V pag. 140, 152-. Il merito di Antemio come
Architetto vien sommamente innalzato da Procopio (-de Aedif. Lib. I cap.
1-), e da Paolo Silenziario (-p. 1, 134 ec.-).
[548] Vedi Procopio (-De Aedif. L. I c. 1, 2 L. II c. 3-). Ei riferisce
una coincidenza di sogni, che suppone qualche frode in Giustiniano, o
nel suo Architetto: ambidue videro in una visione l'istesso piano per
fermare un'inondazione a Dara: fu rivelata all'Imperatore una cava di
pietre vicina a Gerusalemme (-L. V c. 6-); e fu destinato un angelo alla
perpetua custodia di S. Sofia (Anonym. -de antiq. C. P. L. IV p. 70-).
[549] Nella folla di Scrittori antichi e moderni, che hanno celebrato
l'edifizio di S. Sofia, io distinguerò e seguirò: 1. Quattro Spettatori
ed Istorici originali di esso, cioè Procopio (-De Aedif. l. I c. 1-),
Agatia (-L. V p. 152-), Paolo Silenziario (-in un Poema di 1026 Esametri
ad calcem Annae Comnen. Alexiad.-) ed Evagrio (-L. IV c. 31-): 2. Due
leggende Greche più recenti, Giorgio Codino (-De Orig. CP. p. 64, 74-),
e lo Scrittore anonimo del Banduri (-Imp. Orient. Tom. I l. IV p. 65,
80-): 3. Il grande Antiquario Bizantino Du-Cange (-Comment. ad Paul.
Silent. p. 525, 598- e -CP. Christi L. III pag. 4, 78-): 4. Due
Viaggiatori Francesi, cioè Pietro Gillio (-De Topograph. CP. L. II c. 3,
4-) nel secolo XVI, e Grelot (-Voyage de CP. p. 95, 164. Paris 1680 in
4-). Quest'ultimo ha pubblicato anche le piante, i prospetti e le vedute
interne di S. Sofia; ed i suoi disegni, quantunque di minor dimensione,
sembrano più corretti di quelli del Du-Cange. Io ho adottato e ridotto
le misure del Grelot; ma siccome nessun Cristiano può presentemente
salir sulla cupola, l'altezza n'è presa da Evagrio paragonato con
Gillio, con Greaves, e col Geografo Orientale.
[550] Il tempio di Salomone era circondato da Cortili, Portici ec. ma la
pura fabbrica della Casa di Dio (se calcoliamo il cubito Egiziano o
Ebreo a ragione di 22 pollici) non era più di 55 piedi alta, 36-2/3
larga, 110 lunga: Piccola Chiesa Parrochiale, dice Prideaux (-Connection
Vol. I p. 144 fol.-): ma pochi Santuari potrebbero valutarsi quattro o
cinque milioni di lire sterline.
[551] Paolo Silenziario in oscuro e poetico stile descrive la varie
pietre e marmi, che s'impiegarono nell'edifizio di S. Sofia (-P. II p.
129, 133 ec.-), vale a dire, 1. Il -Caristio- pallido con vene di ferro:
2. il -Frigio- di due sorti ambedue color di rosa, uno con ombreggiature
bianche, l'altro purpuree con fiori d'argento: 3. il -Porfido d'Egitto-
con piccole stelle: 4. -Il marmo verde di Laconia-: 5. il -Cario- del
monte Jassi con vene obblique bianche e rosse: 6. il -Lidio- pallido con
un fiore rosso: 7. L'-Affricano o Mauritano- d'un color d'oro, o di
zafferano: 8. il -Celtico- nero con vene bianche: 9. il -Bosforico-
bianco con punte nere. Oltre il -Proconnesio-, che formava il pavimento,
il -Tessalo-, il -Molossio ec.- che son coloriti meno distintamente.
[552] I sei libri degli Edifizi di Procopio son distribuiti in tal modo:
il primo si limita a Costantinopoli: il secondo include la Mesopotamia,
e la Siria: il terzo l'Armenia, ed il Ponto Eussino: il quarto l'Europa:
il quinto l'Asia minore, e la Palestina: il sesto l'Egitto e l'Affrica.
L'Italia è omessa dall'Imperatore, o dall'Istorico, che pubblicò questa
opera d'adulazione avanti l'epoca dell'intera conquista di essa (an.
555).
[553] Giustiniano diede una volta quarantacinque centinaia d'oro
(180,000 lire -Sterline-) per la riparazione d'Antiochia dopo il
terremoto (Gio. Malala -Tom. II pag. 146, 149-).
[554] Quanto all'-Ereo-, Palazzo di Teodora. Vedi Gillio (-De Bosphoro
Thrac. l. III c. 11.-), l'Alemanno (-Not. ad Anecd. p. 80, 81- che cita
vari Epigrammi dell'Antologia), ed il Du-Cange (-CP. Christ. L. IV c. 13
p. 175, 176-).
[555] Si paragonino fra loro i diversi linguaggi dell'adulazione e della
malevolenza negli Edifizi (-L. I c. 11-), e negli Aneddoti (-c. 8, 15-).
Gli oggetti spogliati del belletto, o nettati dal fango compariscono i
medesimi.
[556] Procopio -L. VIII, 29-. Era questa Balena probabilmente forestiera
o vagante, mentre il Mediterraneo non suole nutrirne. -Balenae quoque in
nostra maria penetrant- (-Plin. Hist. Nat. IX, 2-). Fra il cerchio
polare, ed il tropico, gli animali cetacei dell'Oceano crescono fino
alla lunghezza di 50, di 80 e di 100 piedi (-Hist. des Voyages Tom. XV
p. 289; Zoologia Britannica di Pennant Vol. III p. 35-).
[557] Montesquieu (-Observat. sur la Grand. et la Decad. des Romains c.
20 Tom. III p. 503-) osserva, che l'Impero di Giustiniano, come la
Francia nel tempo delle incursioni de' Normanni, non fu mai tanto
debole, come quando si fortificò ogni villaggio.
[558] Procopio afferma (-l. IV c. 6-), che il Danubio fu arrestato dalle
rovine del Ponte. Se l'Architetto Apollodoro ci avesse lasciato una
descrizione della sua opera, si sarebbero dalla genuina di lui pittura
corrette le favolose maraviglie di Dione Cassio (-L. XVIII pag. 129-).
Il Ponte di Traiano era composto di venti o ventidue pilastri di pietra
con archi di legno: il fiume è poco profondo, la corrente non rapida, e
l'intero spazio fra le due rive non è maggiore di 443 tese (Reimar -ad
Dion.- coll'autorità del Marsigli) o di 515 (Danville -Geogr. anc. Tom.
I p. 305-).
[559] Vale a dire sopra le due Dacie -Mediterranea e Ripense-, sopra la
Dardania, la Prevalitana, la Mesia seconda, e la Macedonia seconda. Vedi
Giustiniano, che parla (-Novell. XI-) delle sue Fortezze di là del
Danubio, e degli -homines semper bellicis sudoribus inhaerentes-.
[560] Vedi Danville (-Memoires de l'Acad. ec. Tom. XXXI p. 289, 290-),
Rycaut (-Stato presente dell'Impero Turco pag. 97, 316-), Marsigli
(-Stato milit. dell'Imp. Ottomano p. 150-). Il Sangiacco di Giustendil è
uno de' venti sottoposti al Beglerbeg di Romelia; ed il suo distretto
mantiene 48 -Zaim- e 588 -Timariotti-.
[561] Queste fortificazioni possono assomigliarsi ai castelli della
Mingrelia (Chardin -Voyag. en Perse Tom. I p. 60, 131-), pittura ben
naturale.
[562] La Valle di Tempe è situata lungo il fiume Penco, fra i colli
d'Ossa e d'Olimpo; essa è lunga soltanto cinque miglia, ed in alcuni
luoghi non e più larga di 120 piedi. Le sue verdeggianti bellezze sono
elegantemente descritte da Plinio (-Hist. Nat. l. IV, 15-), e più
diffusamente da Eliano (-Hist. var. L. III c. 1-).
[563] Zenofonte -Hellenic. lib. III c. 2-. Dopo una lunga e tediosa
conversazione co' declamatori Bizantini, quanto è piacevole la verità,
la semplicità e l'eleganza d'un Attico Scrittore!
[564] Della lunga muraglia vedasi Evagrio (-L. IV c. 38-). Tutto
quest'articolo è tratto dal quarto libro degli Edifizi, eccettuato
Anchialo (-L. III c. 7-).
[565] Vedi sopra -Vol. I-. Nel corso di quest'Istoria ho qualche volta
rammentato, e molto più spesso trascurato le precipitose incursioni
degl'Isauri, che non ebbero alcuna conseguenza.
[566] Trebellio Pollione (-in Hist. Aug. p. 107-) che visse al tempo di
Diocleziano o di Costantino. Vedi anche Pancirolo -ad Notit. Imper.
Orient. c. 115, 141; Cod. Theodos. Lib. IX Tit. 35 Leg. 37-; con una
copiosa e ben corredata annotazione del Gotofredo (-Tom. III p. 250,
257-).
[567] Vedi la piena ed ampia descrizione delle loro scorrerie presso
Filostorgio (-Hist. Eccl. L. XI c. 8-) con l'erudite dissertazioni del
Gotofredo.
[568] -Cod. Giustin. L. IX Tit. 12 Leg. 10.- Son rigorose le pene
stabilite contro di essi, cioè una multa di cento libbre d'oro, la
degradazione, e fino la morte. La pubblica sicurezza potè somministrare
un pretesto per dissiparli: ma Zenone in seguito volle piuttosto trar
profitto dal valore e dal servizio degl'Isauri.
[569] La guerra Isaurica, ed il trionfo d'Anastasio si narrano
brevemente ed oscuramente da Giovanni Malala (-T. II p. 106, 107-), da
Evagrio (-L. III c. 35-), da Teofane (-p. 118, 120-) e dalla Cronica di
Marcellino.
[570] -Fortes ea regios- (dice Giustiniano) -viros habet, nec in ullo
differt ab Isauria-, quantunque Procopio (-Persic. l. 1 c. 18-) noti
un'essenzial differenza nel militare loro carattere: ne' più antichi
tempi però i Licaonj ed i Pisidj avevan difeso la lor libertà contro il
gran Re (Senofonte -Anabas. l. III c. 2-). Giustiniano si serve d'una
falsa e ridicola erudizione dell'antico Impero de' Pisidj e di Licaone,
il quale dopo aver visitato Roma (lungo tempo avanti Enea) diede il nome
e la popolazione alla Licaonia (-Nov. 24, 25, 27, 30-).
[571] Vedi Procopio -Persic. l. 1 c. 19-. L'Altare della concordia
nazionale, dove si facevano gli annui sacrifizi e giuramenti, che
Diocleziano aveva eretto nell'Isola d'Elefantina, fu demolito da
Giustiniano con minor politica che zelo.
[572] Procopio -de Aedif. l. III c. 7 Hist. l. VIII c. 3, 4.- Questi
Goti senz'ambizione avevan ricusato di seguitar le bandiere di
Teodorico. Fino al secolo XV e XVI se ne può rintracciare il nome e la
nazione fra Caffa, e lo Stretto di Azof (Danville -Memoir. de l'Acad.
Tom. XXX p. 240-). Essi meritarono bene la curiosità del Busbechio
(-pag. 321, 326-): ma sembra, che siano svaniti nelle relazioni più
recenti delle missioni del Levante (-Tom. I-), e presso Tott, Peyssonel
ec.
[573] Per la geografia e la struttura di questa frontiera dell'Armenia,
vedi le Guerre Persiane, e gli Edifizi di Procopio (-l. II c. 4, 7. l.
III c. 2, 7-).
[574] Questo Paese vien descritto da Tournefort (-Voyage au Levant Tom.
III Lettr. XVII, XVIII-). Quell'abile Botanico ben presto scuoprì la
pianta, che infetta il mele (Plin. XXI, 44, 45). Egli osserva, che i
soldati di Lucullo con ragione restaron sorpresi al freddo, che vi
trovarono, mentre anche nella pianura d'Erzerum alle volte cade la neve
nel mese di giugno, e di rado termina la raccolta prima del Settembre. I
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