rappresentazioni dell'Edipo di Sofocle, e della Ifigenia d'Euripide; ed i suoi allievi, Eschine e Demostene, contesero per la corona del patriottismo alla presenza d'Aristotele, Maestro di Teofrasto, che insegnò in Atene al tempo de' Fondatori della Setta Stoica e dell'Epicurea[590]. L'ingenua gioventù dell'Attica godeva i vantaggi della domestica educazione, che fu comunicata senza invidia alle Città sue rivali. Duemila scolari udirono le lezioni di Teofrasto[591]; le scuole di Rettorica dovevano essere anche più numerose di quelle di Filosofia; ed una rapida successione di studenti sparse la fama dei loro Maestri fino agli ultimi confini dell'idioma e del nome Greco. Questi confini furono estesi dalle vittorie di Alessandro; le arti d'Atene sopravvissero alla libertà, e al dominio di essa; e le Colonie Greche, da' Macedoni piantate nell'Egitto, e sparse per l'Asia, intrapresero de' lunghi e frequenti pellegrinaggi per venerare le Muse del favorito lor tempio sulle rive dell'Elisso. I conquistatori Latini rispettosamente ascoltavano le istruzioni de' loro sudditi e prigionieri; furono registrati nelle scuole d'Atene i nomi di Cicerone e d'Orazio; e dopo il perfetto stabilimento del Romano Impero, gl'Italiani, gli Affricani e i Britanni conversarono ne' boschetti dell'Accademia coi loro condiscepoli Orientali. Gli studj della Filosofia e dell'Eloquenza s'accordano col genio d'uno Stato popolare, che incoraggisce la libertà delle ricerche, e non si sottomette che alla forza della persuasione. Nelle Repubbliche di Grecia e di Roma l'arte di parlare era la potente macchina del patriottismo o della ambizione, e le scuole di Rettorica somministrarono una colonia di Politici e di Legislatori. Quando fu soppressa la libertà delle pubbliche discussioni, l'Oratore potè nell'onorevole impiego d'Avvocato difendere la causa dell'innocenza e della giustizia; potè abusare de' suoi talenti nella più lucrosa negoziazione de' panegirici; e gli stessi precetti continuarono a dettare le fantastiche declamazioni del Sofista, e le più pure bellezze della composizione Istorica. I sistemi, che si proponevano di scuoprir la natura di Dio, dell'Uomo e dell'Universo, occupavano la curiosità dello studente filosofico; e secondo l'indole della sua mente poteva o dubitar con gli Scettici, o decidere con gli Stoici, o levarsi con Platone alle sublimi speculazioni, o rigorosamente argomentare con Aristotele. L'orgoglio delle contrarie Sette avea stabilito un termine inaccessibile della morale felicità e perfezione: ma la strada per giungervi era gloriosa e salutare; gli scolari di Zenone, e quelli anche d'Epicuro venivano istruiti tanto ad agire quanto a soffrire; e la morte di Petronio fu efficace non meno che quella di Seneca ad umiliare un tiranno, manifestando la sua impotenza. Infatti la luce della scienza non potè limitarsi alle mura d'Atene. Gl'incomparabili suoi Scrittori s'indirizzarono all'uman Genere; si trasferirono de' Maestri ancor viventi nell'Italia, e nell'Asia; Berito ne' tempi posteriori fu consacrato allo studio della Legge; l'Astronomia e la Fisica si coltivarono nel Museo d'Alessandria; ma le scuole Attiche di Rettorica e di Filosofia mantennero la superiore lor fama, dalla guerra del Peloponeso fino al Regno di Giustiniano. Atene, quantunque situata in un suolo sterile, aveva però un'aria pura, una libera navigazione ed i monumenti delle arti antiche; quel sacro ritiro veniva raramente disturbato dagli affari del commercio o del Governo: e l'infimo degli Ateniesi distinguevasi per i vivaci suoi sali, per la purità del suo gusto e linguaggio, per le socievoli maniere, e per alcuni vestigi, almeno nel discorso, della magnanimità de' suoi Padri. Ne' sobborghi della Città l'-Accademia- de' Platonici; il -Liceo- de' Peripatetici, il -Portico- degli Stoici, ed il -Giardino- degli Epicurei erano sparsi di alberi, e decorati di statue; ed i Filosofi, invece di star rinchiusi in un Chiostro, davano le loro lezioni in piacevoli e spaziosi viali, che in diverse ore si destinavano agli esercizi dell'animo e del corpo. In quelle venerabili sedi vivea tuttavia il genio de' Fondatori; l'ambizione di succedere ai Maestri della ragione umana eccitava una generosa emulazione: e ad ogni vacanza si determinava il merito de' candidati da' liberi voti di un Popolo illuminato. I Professori Ateniesi eran pagati da' loro discepoli: secondo i vicendevoli bisogni e l'abilità loro, sembra, che il prezzo variasse da una mina fino ad un talento; e lo stesso Isocrate, che deridea l'avarizia de' Sofisti, esigeva nella sua scuola di Rettorica circa trenta lire sterline da ciascheduno dei cento suoi allievi. Le rimunerazioni dell'industria son giuste ed onorevoli; pure il medesimo Isocrate sparse lacrime al primo ricever che fece d'uno stipendio; lo Stoico doveva arrossire, quando si vedeva pagato per predicare il disprezzo del danaro; e mi dispiacerebbe di scuoprire, che Aristotile o Platone fossero talmente deviati dall'esempio di Socrate, che cambiato avesser le cognizioni per l'oro. Ma con la permissione delle Leggi, e per i legati di vari amici defunti, furono assegnate delle possessioni di terre e di case alle Cattedre filosofiche d'Atene. Epicuro lasciò a' suoi scolari i Giardini che egli aveva comprato per ottanta mine, o per dugento cinquanta lire sterline con un fondo sufficiente per la frugale lor sussistenza e per le solennità mensuali[592]; ed il patrimonio di Platone somministrò un'annua rendita, che in otto secoli appoco appoco s'accrebbe da tre fino a mille monete d'oro[593]. Le scuole d'Atene furon protette dal più saggio e virtuoso fra' Principi Romani; la libreria che fondò Adriano, fu collocata in un Portico adorno di pitture, di statue, e d'un tetto d'alabastro, e sostenuto da cento colonne di marmo Frigio. L'animo generoso degli Antonini assegnò de' pubblici stipendi; ed ogni Professore di Politica, di Rettorica e di Filosofia Platonica, Peripatetica, Stoica ed Epicurea ne aveva uno di diecimila dramme, o di più di trecento lire sterline[594]. Dopo la morte di Marco, questi liberali doni, ed i privilegi annessi alle Cattedre delle scienze, furono aboliti e restaurati, diminuiti ed estesi; e sotto i successori di Costantino possono anche trovarsi dei vestigi di Real bontà; ma l'arbitraria loro scelta di qualche indegno soggetto potè indurre i Filosofi di Atene a desiderare i tempi d'indipendenza e di libertà[595]. Egli è da osservarsi che l'imparzial favore degli Antonini fu accordato ugualmente alle quattro fra loro contrarie Sette di Filosofi, ch'essi risguardarono come ugualmente utili, o almeno come ugualmente innocenti. Socrate negli antichi tempi era stato la gloria e la vergogna del suo Paese; e le prime lezioni di Epicuro scandalizzaron talmente le pie orecchie degli Ateniesi, che mediante l'esilio di esso e de' suoi Antagonisti poser silenzio a tutte le vane dispute intorno alla natura degli Dei. Ma nel seguente anno rivocarono quel precipitoso decreto, restituirono la libertà delle scuole, e si convinsero con l'esperienza de' secoli, che nel moral carattere dei Filosofi non influisce la diversità delle Teologiche loro speculazioni[596]. [A. 485-529] Alle scuole d'Atene furon meno fatali le armi dei Goti, che lo stabilimento d'una nuova Religione, i Ministri della quale impedivano l'esercizio della ragione, risolvevano ogni questione con un articolo di fede, e condannavano l'infedele o lo scettico ad eterne fiamme. In molti volumi di laboriose controversie i medesimi esposero la debolezza dell'intelletto, e la corruzione del cuore, insultarono la natura umana nei Savi dell'antichità, e condannarono lo spirito di ricerca Filosofica tanto ripugnante alla dottrina, o almeno al carattere d'un umil credente. La setta che restava dei Platonici, e che Platone si sarebbe vergognato di riconoscer per sua, fece uno stravagante miscuglio di una sublime teoria con la pratica della superstizione e della magia; e siccome questi rimasero soli in mezzo ad un Mondo cristiano, fomentarono un segreto rancore contro il governo della Chiesa e dello Stato, che tenevano sempre sospesi i rigori sulle lor teste. Circa un secolo dopo il Regno di Giuliano[597], fu permesso a Proclo[598] d'insegnare nella Cattedra filosofica dell'Accademia, e tale fu la sua industria, che spesso pronunziò nel medesimo giorno cinque lezioni, e compose settecento versi. La sagace sua mente esplorò le più profonde questioni della morale e della metafisica, e s'avventurò a proporre diciotto argomenti contro la dottrina Cristiana della creazione del Mondo. Ma negli intervalli di tempo che gli lasciava lo studio, ei diceva di conversare -personalmente- con Pane, con Esculapio e con Minerva, ne' misteri de' quali era segretamente iniziato, e de' quali adorava le abbattute statue nella devota persuasione che il Filosofo, ch'è un cittadino dell'Universo, dovesse essere il sacerdote delle sue varie divinità. Un ecclisse del Sole annunciò la prossima di lui morte; e la sua vita con quella di Isidoro suo scolare[599], compilate da due de' loro più dotti discepoli, presentano una deplorabil pittura della seconda puerizia della ragione umana. Pure l'aurea catena, com'era enfaticamente chiamata, della successione Platonica continuò per altri quarantaquattro anni, dalla morte di Proclo fino all'Editto di Giustiniano[600], che impose un perpetuo silenzio alle scuole d'Atene, ed eccitò il dispiacere e lo sdegno de' pochi che vi rimanevano devoti della scienza e della superstizione greca. Sette amici e filosofi, Diogene, Ermia, Eulalio, Prisciano, Damascio, Isidoro e Simplicio, che dissentivano dalla Religione del loro Sovrano presero la risoluzione di cercare in un Paese straniero quella libertà, che loro negavasi nella propria Patria. Essi avevano udito dire, ed avevan bonariamente creduto, che si fosse realizzata la Repubblica di Platone nel dispotico Governo di Persia, che ivi regnasse un Re patriottico sulla più felice e virtuosa delle Nazioni. Ma restaron ben presto sorpresi quando in fatti trovarono, che la Persia era simile agli altri paesi del globo; che Cosroe, il quale affettava il nome di Filosofo, era vano, crudele ed ambizioso: che fra i Magi dominava la bacchettoneria e lo spirito d'intolleranza; che i Nobili eran superbi, i Cortigiani servili, ed i Magistrati ingiusti; che il reo talvolta fuggiva la pena, e che l'innocente soventi fiate era oppresso. Defraudati i Filosofi nella loro espettativa, trascurarono le reali virtù de' Persiani, e furono scandalizzati più di quel che forse conveniva alla lor professione, della plurità delle mogli e concubine, de' matrimoni incestuosi, e dell'uso di lasciar esposti i cadaveri a' cani ed agli avvoltoi, invece di seppellirli sotto terra o di consumarli col fuoco. Un precipitoso ritorno dimostrò il lor pentimento, e dichiararono altamente che sarebber piuttosto morti su' confini dell'Impero, che goder la ricchezza ed il favore del Barbaro. Da questo viaggio nonostante essi trassero un vantaggio, che riflette il lustro più puro sul carattere di Cosroe. Ei domandò, che i sette Savi che avevan visitato la Corte di Persia, fossero liberi dalle leggi penali, che Giustiniano avea fatte contro i Pagani suoi sudditi; e tal privilegio, espressamente stipulato in un trattato di pace, fu mantenuto, attesa la vigilanza d'un potente mediatore[601]. Simplicio ed i suoi compagni terminaron la vita in pace e nell'oscurità; e non avendo lasciato discepoli, finisce in essi la lunga lista de' Filosofi Greci, che nonostanti i loro difetti possono giustamente lodarsi come i più saggi e virtuosi fra' loro contemporanei. Gli scritti di Simplicio tuttavia esistono: i suoi Commentari fisici e metafisici sopr'Aristotele col tempo sono andati in disuso, ma la sua interpretazione morale d'Epitteto si conserva nelle Biblioteche delle Nazioni come un libro classico il più acconcio a diriger la volontà, a purificare il cuore ed a consolidar l'intelletto, mediante una giusta fidanza nella natura tanto di Dio quanto dell'uomo. [A. 541] Verso quel tempo, in cui Pitagora inventò il nome di Filosofo, ebbe origine in Roma da Bruto il vecchio la libertà ed il Consolato. Nella presente Storia si sono a' suoi luoghi esposte le rivoluzioni dell'ufizio Consolare che può risguardarsi ne' successivi aspetti d'un corpo reale, d'un'ombra e d'un nome. I primi Magistrati della Repubblica erano stati eletti dal Popolo per esercitare nel Senato e nel Campo i diritti della pace e della guerra, che poi si trasferirono negl'Imperatori; ma la tradizione dell'antica dignità fu per lungo tempo rispettata da' Romani e da' Barbari. Un Istorico Goto applaudisce il Consolato di Teodorico quasi l'apice d'ogni temporal gloria e grandezza[602]; l'istesso Re d'Italia si congratula con quegli annui favoriti della fortuna, che godevano lo splendore senza le cure del Trono; ed in capo a mille anni si creavano tuttavia da' Sovrani di Roma e di Costantinopoli due Consoli al sol oggetto di dare una data all'anno ed una festa al Popolo. Ma le spese di questa festa, nelle quali l'opulento e vano titolare aspirava a sorpassare i suoi predecessori, appoco appoco s'accrebbero sino all'enorme somma di ottantamila lire sterline; i Senatori più saggi evitavano un inutile onore che portava seco la certa rovina delle loro Famiglie; ed a questa ripugnanza attribuirei le frequenti lacune che si trovano negli ultimi tempi de' Fasti consolari. I Predecessori di Giustiniano avevano sostenuto col pubblico tesoro la dignità de' candidati meno ricchi; ma l'avarizia di questo Principe antepose il meno dispendioso e più conveniente metodo dell'ammonizione e della regola[603]. Al numero di sette -Processioni- o spettacoli il suo Editto limitava le corse di cavalli e di cocchi, i divertimenti atletici, la musica ed i pantomimi del teatro, la caccia delle fiere; e piccole monete d'argento furono prudentemente sostituite alle medaglie d'oro che avevano sempr'eccitato il tumulto e l'ebrietà, quando venivano sparse a larga mano fra la plebe. Nonostanti queste precauzioni ed il suo proprio esempio, cessò finalmente la successione de' Consoli nell'anno decimo terzo di Giustiniano, il carattere dispotico del quale probabilmente gradì la tacita estinzione di un titolo, che rammentava a' Romani la antica lor libertà[604]. Pure tuttavia sussisteva il Consolato annuo nelle menti del Popolo; esso ansiosamente aspettava la pronta di lui restaurazione; applaudì alla graziosa condiscendenza de' successivi Principi, da' quali fu assunto nel primo anno del loro Regno; e passarono dopo la morte di Giustiniano tre secoli, prima che quell'antiquata dignità, ch'era stata già soppressa dall'uso, potesse abolirsi per Legge[605]. All'imperfetta maniera di distinguere ogni anno col nome d'un Magistrato, fu vantaggiosamente supplito con la data d'un'Era permanente: i Greci adottarono la creazione del Mondo, secondo la version de' Settanta[606], ed i Latini, dal Secolo di Carlo Magno in poi, hanno computato il lor tempo dalla nascita di Cristo[607]. NOTE: [446] Teodorico medesimo, o piuttosto Cassiodoro, aveva descritto in tragiche frasi i Vulcani di Lipari (Cluver. -Sicilia p. 406, 410-), e del Vesuvio (IV 50). [447] S'incontra qualche difficoltà nella data della sua nascita (Ludewig. -in vita Justiniani p. 125-), ma non ve n'è alcuna rispetto al luogo, che fu nel Distretto di Bederiana il villaggio Tauresio, ch'egli di poi decorò col suo nome e splendore (Danville -Hist. de l'Acad. sc. Tom. XXXI p. 287, 292-). [448] I nomi di questi contadini Dardani son Gotici, e quasi Inglesi: -Giustiniano- è una traduzione d'-Uprauda- (-upright, giusto-); suo padre -Sabazio- (che nel linguaggio Greco barbaro significa -stipes-) nel suo villaggio si chiamava -Istock- (-Stock, Stipite-); sua madre Bigleniza fu convertita in -Vigilantia-. [449] Il Ludewig (-p. 127, 135-) tenta di giustificare il nome Anicio di Giustiniano e di Teodora, e d'unirli a quella Famiglia, da cui si è fatta discendere anche la Casa d'Austria. [450] Vedi gli Aneddoti di Procopio (-c. 5-) con le note di N.-Alemanno. Il Satirico non avrebbe dovuto confondere nella generica e decente denominazione di γεοργος (-agricoltore-) il Βουκολος e συφαρβος (-condottiere di bovi e di porci-) di Zonara. Sebbene perchè mai questi nomi sono disonoranti? Qual Barone Tedesco non si glorierebbe di discendere dall'Eumeo dell'Odissea? [451] Son lodate le sue virtù da Procopio (-Persic. L. 1, c. 11-). Il Questor Proclo era amico di Giustiniano, e nemico di qualunque altra adozione. [452] -Manichea- significa Eutichiana. Si odano le furiose acclamazioni di Costantinopoli e di Tiro: le prime, non più di sei giorni dopo la morte d'Anastasio, cagionarono la morte dell'Eunuco, le seconde vi fecero applauso (Baron. -An. 518 P. II n. 15.- Fleury -Hist. Eccl. Tom. VII pag. 200, 205- dietro la Collezione de' Concilj -Tom. V pag. 182, 207-). [453] Il Conte di Buat (-Tom. IX p. 54, 81-) spiega a maraviglia la potenza, il carattere e le intenzioni di esso. Egli era pronipote d'Aspar, Principe ereditario nella Scizia minore, e Conte de' -Confederati- Gotici di Tracia. I Bessi, sopra quali esso poteva influire, sono i Goti minori di Giornandes (-c. 51-). [454] -Justiniani Patricii factione dicitur interfectus fuisse- (Victor. Tununens. -Chron. in Thesaur. Temp. Scalig. P. II p. 7-). Procopio (-Anecdot. c. 7-) lo chiama tiranno, ma riconosce l'ἀδελφοπιστια (-Fede fraterna-), che bene si spiega dall'Alemanno. [455] Nella sua prima Gioventù (-plane adolescens-) era stato qualche tempo come in ostaggio presso Teodorico. Intorno a questo curioso fatto, l'Alemanno (-ad Procop. Anecdot. c. 9 p. 34 della prima Ed.-) cita un'Istoria MS. di Giustiniano, fatta da Teofilo suo precettore. Il Ludewig (-p. 143-) brama di farne un soldato. [456] Si vedrà in seguito l'Istoria Ecclesiastica di Giustiniano. Vedi Baronio -An. 518, 521- ed il copioso articolo -Justinianus- nell'indice del Tomo VII de' suoi Annali. [457] Si può trovare descritto il Regno di Giustino il Vecchio nelle tre Croniche di Marcellino, di Vittore, e di Gio. Malala (-Tom. II p. 130, 150-) l'ultimo de' quali (malgrado l'Hody, -Prolegom. n. 14, 39 Edit. Oxon.-) visse subito dopo Giustiniano (-Osservazioni di Jortin Tom. IV p. 383-), nella Storia Ecclesiastica d'Evagrio (-l. IV c. 1, 2, 3, 9-), nell'Excerpta di Teodoro Lettore (-n. 37-), presso Cedreno (-p. 362, 366-) e Zonara (-l. XVI p. 58, 61-), che può passare per originale. [458] Si vedano i caratteri di Procopio e d'Agatia presso la Mothe le Vayer (-Tom VIII p. 144, 174-), Vossio (-De Historicis Graecis l. II c. 22-) e Fabricio (-Biblioth. Graecis l. V c. 5 Tom. VI p. 248, 278-). La religione di essi, ch'è un onorevol problema, alle occasioni dimostra della conformità, con un segreto attacco al Paganesimo ed alla Filosofia. [459] Ne' primi sette libri, destinati due alla guerra Persiana, due alla Vandalica, e tre alla Gotica, Procopio ha preso la divisione delle Province e delle guerre da Appiano. L'ottavo libro, quantunque porti il nome di Gotico, non è che un miscellaneo e general supplemento fino alla Primavera dell'anno 553, dal qual tempo fino al 559 vien continuato da Agatia (-Pagi Critic. an. 579 n. 5-). [460] Il destino letterario di Procopio è stato alquanto infelice. Primieramente i suoi libri -de Bello Gothico- furono involati da Leonardo Aretino, e pubblicati (in Foligno 1470 ed a Venezia 1471 presso Janson. -Mattaire Annal. Typogr. Tom. I ediz. 2 p. 240, 304, 279, 299-) in suo proprio nome (-Vedi Voss, De Histor. latinis l. III c. 5- e la debole difesa del Giornale de' Letterati di Venezia Tom. XIX p. 207); 2. ne furon mutilate le opere da' primi suoi traduttori Latini, Cristofano Persona (Giornale -Tom. XIX p. 340, 348-), e Raffaello Volterrano (Huet -de Clar. Interpr. p. 166-), i quali non consultaron neppure i manoscritti della Libreria Vaticana, di cui essi eran Prefetti (Alemann. -in Praefat. Anecdot-); 3. Il testo Greco non fu stampato che nel 1607 dall'Hoeschelio d'Augusta (-Diction. de Bayle Tom. II p. 782-); 4. L'edizione di Parigi fu eseguita imperfettamente da Claudio Maltret, Gesuita di Tolosa (nel 1663), molto lontano dalla stamperia del Louvre, e da' manoscritti Vaticani, dai quali però egli ottenne alcuni supplementi. I Commentari ec. ch'esso promise, non son mai comparsi alla luce. L'Agatia di Leida (1594) fu saviamente ristampato dall'Editore Parigino con la versione latina di Bonaventura Vulcanio, dotto interprete (Huet. -p. 176-). [461] Agat. -in Praef. p. 7, 8 l. IV p. 137-, Evagrio (-l. IV c. 12-). Vedasi anche Fozio -Cod. LXIII p. 65-. [462] Κυρου παιδεια l'Istituzion di Ciro (dice nella Pref. -ad libr. de Aedificiis- περι κτισματον) non è altro che Κυρου παιδια (-una puerizia di Ciro-) giuoco di parole! In questi cinque libri Procopio affetta uno stile cristiano, ugualmente che cortigiano. [463] Procopio si scuopre nella Prefaz. -ad Anecdot. c. 1, 2, 5-, e gli Aneddoti stessi da Suida (-Tom. III p. 186 Edit. Kuster-) si contano per il IX libro. Il silenzio d'Evagrio è una meschina obbiezione. Il Baronio (-An. 548 n. 24-) compiange la perdita di questa storia segreta; eppure trovavasi allora nella libreria Vaticana, sotto la custodia di lui medesimo, e fu per la prima volta pubblicata, sedici anni dopo la sua morte, con le dotte, ma parziali note di Niccolò Alemanno (-Lione 1623-). [464] Giustiniano si rappresenta come un asino.... come una perfetta imagine di Domiziano (-Anecd. c. 8-).... gli amanti di Teodora cacciati fuori del suo letto da' demonj loro rivali... il matrimonio di lui predetto da un gran demonio... un monaco vide il principe de' demonj sul trono in luogo di Giustiniano... i servi, che facevan la guardia, videro una faccia senza fattezze umane, un corpo che camminava senza testa ec. ec. Procopio manifesta la fede ch'egli ed i suoi amici prestavano a queste diaboliche storie (-c. 12-). [465] Montesquieu (-Considerat. sur la Grand. et la decad. des Romains c. 20-) dà fede a questi Aneddoti come coerenti, 1. alla debolezza dell'Impero, 2. all'incostanza delle Leggi di Giustiniano. [466] Quanto alla vita ed a' costumi dell'Imperatrice Teodora, vedi gli Aneddoti, specialmente -cap. 1, 5, 9, 10, 15, 16, 17- con le dotte note dell'Alemanno: citazione, che sempre si dee sottintendere. [467] Comitone fu dipoi maritata a Sitta Duca d'Armenia, che fu probabilmente il padre dell'Imperatrice Sofia, o almeno essa potè esserne la madre. I due nipoti di Teodora possono esser figli d'Anastasia (Aleman. -p. 30, 31-). [468] Ne fu innalzata la statua in Costantinopoli sopra una colonna di porfido. Vedi (Procop. -de aedif. l. I c. 11-), che ne fa pure il ritratto negli Aneddoti (-c. 10-). L'Alemanno (-p. 57-) ne produce uno, tratto da un Mosaico di Ravenna, carico di perle e di gioie, e nonostante bello. [469] Un frammento degli Aneddoti (-c. 19-) un poco troppo nudo fu soppresso dall'Alemanno sebben esistesse nel manoscritto Vaticano: nè tal difetto è stato supplito nell'edizione di Parigi e di Venezia. La Mothe le Vayer (-Tom. VIII. p. 155-) diede il primo cenno di questo curioso e genuino passo (Iortin -Osservaz. Tom. IV. p. 366-) ch'egli aveva ricevuto da Roma, e dopo è stato pubblicato nelle Menagiane (-Tom. III p. 254-259-) con una traduzione Latina. [470] Dopo di aver ricordato ch'essa portava un picciolo cinto, poichè nessuno potea comparire affatto nudo in teatro, Procopio soggiugne αναπεπεσυια. Ho udito a dire che un dotto prelato, che or più non vive, era vago di citar questo passo nelle brigate. [471] Teodora sorpassò la Crispa di Ausonio (Ep. 4, XXI) dalla quale imitava il -capitalis luxus- delle donne di Nola. Vedi Quintil. Institut. VIII, 6 e Torrenzio -ad Hor. Germ. t. 1 Sat. 2 v. 101-. In una memorabil cena, trenta schiavi servivano a tavola: dieci giovinetti banchettavano con Teodora. La sua carità fu -universale-. Et lassata viris, necdum satiata, recessit. [472] Ηος κεκ’ τοιων. Ella desiderava un -quarto- altare su cui potesse offrire libazione al Dio d'amore. [473] Anonym. -De Antiquit. CP. L. III, 132- ap. Banduri -Imper. Orient. Tom. I p. 48-. Il Ludveigio (-p. 754-) arguisce con ragione, che Teodora non avrebbe voluto rendere immortale un bordello: ma io applico questo fatto alla seconda sua più casta dimora in Costantinopoli. [474] Vedi l'antica legge nel Codice di Giustiniano (-Lib. V Tit. 5 leg. 7 Tit. XXVII leg. 1-) sotto gli anni 336 e 454. Il nuovo Editto (circa l'anno 521 o 522 Aleman, -pag. 38, 96-) molto sconciatamente non rammenta che la clausola di -Mulieres Scenicae, libertinae, tabernaciae-. Vedi le -Novelle- 89 e 117 ed un rescritto Greco, da Giustiniano diretto ai Vescovi (-Aleman. p. 41-). [475] Io giuro per il Padre ec. per la Vergine Maria, per i quattro Evangeli -quae in manibus teneo-, o per i santi Arcangeli Michele e Gabriele, -puram conscientiam, germanumque servitium me servaturum Sacratissimis DD. NN. Justiniano, et Theodorae conjugi ejus- (-Novell. VIII Tit. 3-). Avrebb'egli obbligato questo giuramento in favor della vedova? -Communes tituli et triumphi ec.- (Alemann. -pag. 27 ec.-). [476] «La riconosca la grandezza, ed essa non è più vile» ec. Senza il critico telescopio di Warburton, io non avrei mai ravvisato in questa general pittura del vizio trionfante, alcuna personale allusione a Teodora. [477] Le sue prigioni, caratterizzate per un laberinto, ed un Tartaro (-Anecdot. c. 4-), erano sotto il Palazzo. L'oscurità favorisce la crudeltà, ma è favorevole ugualmente alla calunnia ed alla finzione. [478] A Saturnino fu data una pena più giocosa, per avere ardito dire, che la sua moglie, favorita dell'Imperatrice, non era stata trovata ατρητος (-Anecdot. c. 17-). [479] -Per viventem in saecula excoriari te faciam.- Anastas. -de Vitis Pont. Roman. in Vigilio p. 40-. [480] Ludevig p. 161, 166. Io gli do fede per il caritatevole tentativo, sebbene egli non abbia molta carità nel suo carattere. [481] Si paragonino gli Aneddoti (c. 17) con gli Edifizi (-l. 1 c. 9-). Quanto diversamente si può esporre il medesimo fatto! Gio. Malala (Tom. II p. 174, 175) osserva, che in questa o in altra simile occasione essa liberò e rivestì le ragazze, che aveva comprato da' lupanari a cinque aurei l'una. [482] -Novell.- VIII. 1. S'allude al nome di Teodora. I suoi nemici però leggevano -Daemonodora- (Aleman. p. 66). [483] S. Saba ricusò di pregare affinchè Teodora avesse un figlio, per timore che questo non divenisse un eretico peggiore d'Anastasio medesimo (Cyrill. -in Vita. S. Sabae ap. Aleman. p. 70, 109-). [484] Vedi Gio. Malala -Tom. II p. 174-. Teofane -p. 158-. Procopio -de Aedific. l. V c. 3. - [485] -Theodora Calcedonensis Synodi inimica canceris plaga toto corpore perfusa vitam prodigiose finivit- (Victor Tununensis in Chronic.). In tali occasioni una mente ortodossa s'indura contro la compassione. L'Alemanno (p. 12, 13) prende quelle parole di Teofane ὲυσεβως ὲκοιμηβη (-piamente morì-) per un linguaggio civile, che non indica nè pietà nè sentimento: pure due anni dopo la sua morte Paolo Silenziario (-in Prooem. v. 58, 62-) celebra S. Teodora. [486] Poichè essa perseguitò i Papi, e rigettò un Concilio, il Baronio esaurisce i nomi di Eva, di Dalila, d'Erodiade ec. dopo di che ricorre al suo dizionario infernale -civis inferni, alumna daemonum, satanico agitata spirita, aestro percita diabolico ec.- (-An. 548 n. 24-). [487] Si legga, e si gusti il libro XXIII dell'Iliade, viva pittura de' costumi, delle passioni, di tutte le formalità, e dell'oggetto della corsa de' cocchi. La dissertazione di West su' Giuochi Olimpici (-Sez. XII, XVII-) somministra notizie molto curiose ed autentiche. [488] I quattro colori -Albati, Russati, Prasini, e Veneti- secondo Cassiodoro (-Var. III, 51-) che sparge molto spirito ed eloquenza su questo teatral mistero, rappresentano le quattro stagioni. Di questi possono i primi tre ben tradursi -Bianco, Rosso, e Verde.- Il -Veneto- poi si spiega con -ceruleo-, parola di vario ed equivoco significato, che propriamente significa il cielo riflesso nel mare: ma l'uso ed il comodo può permettere di prender -l'azzurro- come un equivalente (Roberto Stefano a questo vocabolo, Spence -Polymetis- p. 228). [489] Vedi Onofrio Panvinio -de Ludis circensibus L.- I c. 10, 11, -l'annotaz.- 17 all'Istoria de' Germani di Mascovio, e l'Alemanno al -c. 7-. [490] Marcellino -in Chron. p. 47-. Invece della comun voce -Veneta- usa i termini più ricercati di -caerulea e caerealis.- Il Baronio (-an. 501 n. 4, 5, 6-) è persuaso, che gli Azzurri fosser ortodossi, ma il Tillemont si sdegna contro tale supposizione, e nega che vi fosse alcun martire per causa di spettacoli (-Hist. des Emper. Tom. VI p. 554-). [491] Vedi Procop. (-Persic. l. 1 c. 24-). Nel descrivere i vizi delle fazioni, e del Governo il -pubblico- Istorico non è loro più favorevole di quel che lo sia il -privato-. L'Alemanno (p. 26) ha citato un bel passo di Gregorio Nazianzeno, che prova, che il male era inveterato. [492] Attestano la parzialità di Giustiniano per gli Azzurri (-Anecdot. c. 7-), Evagrio (-Hist. Eccl. l. IV c. 32-), Giovanni Malala (-Tom. II p. 138, 139-) specialmente per Antiochia, e Teofane (-p. 142-). [493] Una donna (dice Procopio) ch'era stata afferrata, e quasi violata da una truppa di Azzurri, si gettò nel Bosforo. I Vescovi della seconda Siria (Aleman. -p. 26-) deplorano tal suicidio, la colpa o la gloria della femminil castità, e nominano l'Eroina. [494] Il dubbioso credito di Procopio (-Anecd-. c. 17) viene sostenuto dalla meno parzial testimonianza d'Evagrio, che conferma il fatto, e specifica fino i nomi. Il tragico destino del Prefetto di Costantinopoli si riferisce da Giovanni Malala (-Tom. II p. 139-). [495] Vedi Gio. Malala (-Tom. II p. 47-). Anch'egli confessa, che Giustiniano era attaccato agli Azzurri. L'apparente discordia dell'Imperatore con Teodora vien risguardata forse con troppa gelosia e sottigliezza da Procopio (-Anecdot. c. 10-). Vedi Alemann. -Pref. p. 6-. [496] Questo dialogo, che ci è stato conservato da Teofane, dà un saggio del linguaggio popolare, ugualmente che dei costumi di Costantinopoli nel VI secolo. Il Greco di quel tempo è mescolato con molte parole forestiere e barbare, delle quali, il Du-Cange non sempre sa trovare il significato, o l'etimologia. [497] Vedi questa Chiesa e Monastero presso il Du-Cange CP. Christiana -l. IV p. 182-. [498] L'istoria della sedizione -Nika- è tratta da Marcellino (-in Chron-.), da Procopio (-Persic. l. 1 c. 26-), da Giovanni Malala (-T. II p. 213, 218-), dalla Cronica Pasquale (-p. 336, 340-), da Teofane (-Chronograph. p. 154, 158-) e da Zonara (-L. XVI p. 61, 63-). [499] Marcellino dice in termini generali; -Innumeris populis in Circo trucidatis.- Procopio numera trentamila vittime, ed i 35,000 di Teofane s'accrescono fino a 40,000 dal più recente Zonara. Tale ordinariamente è il progresso dell'esagerazione. [500] Jerocle, contemporaneo di Giustiniano, compose il suo Συνδεχμος (-Itinerar. p. 631-), o notizia delle Province e Città Orientali, prima dell'anno 535 (Wesseling. -in Praefat. et not. ad p. 623- ec.). [501] Vedi il Libro della Genesi (XII, 10) e l'amministrazione di Giuseppe. Gli annali de' Greci convengono con quelli degli Ebrei, quanto all'antichità delle arti, e dell'abbondanza d'Egitto: ma quest'antichità suppone una lunga serie di progressi: e Warburton, ch'è quasi oppresso dalla Cronologia Ebrea, ricorre alla Samaritana (-Divin. Legat. Tom. III p. 29- ec.) [502] Otto milioni di modj Romani, oltre una contribuzione di 80,000 aurei per le spese del trasporto per mare, da cui furono i sudditi graziosamente liberati. Vedi l'Editto XIII di Giustiniano; i numeri sono determinati e verificati dall'accordo de' Testi Greco e Latino. [503] -Iliad-, VI, 289. Quei veli di vari colori, πεπλοι παμποικιλοι, eran opere delle donne Sidonie. Ma questo passo fa più onore alle manifatture che alla navigazione della Fenicia, donde s'erano trasportate a Troia in navi Frigie. [504] Vedi in Ovidio (-de art. amandi III 269- ec.) una lista poetica di dodici colori tratti da' fiori, dagli elementi ec. Ma è quasi impossibile distinguere con parole tutte le delicate e varie specie sì dell'arte che della natura. [505] Mediante la scoperta della cocciniglia ec. noi di gran lunga sorpassiamo i colori degli antichi. La loro porpora Reale aveva un forte odore, ed un coloro scuro come il sangue di toro; -Obscuritas rubens- (dice Cassiodoro -Var. I 2-), -nigredo sanguinea-. Il Presidente Goguet (-Origine des Loix et des Arts P. II L. 2 c. 2 p. 184, 215-) diletta e soddisfa il Lettore. Io dubito se il suo libro, specialmente in Inghilterra, sia tanto noto quanto merita. [506] Si sono in altre occasioni accennate le prove istoriche di tal gelosia, e se ne sarebbero potute addurre molte di più, ma gli atti arbitrari del dispotismo venivan giustificati dalle sobrie e generali dichiarazioni della Legge (-Cod. Teodos. Lib. X Tit. 21 Leg. 3 Cod. Giustin. Lib. XI Tit. 8 Leg. 5-). Se ne fece una necessaria restrizione, ed una permissione umiliante rispetto alle -mime- o alle ballerine (-Cod. Teod. Lib. XV Tit. VII Leg. 11-). [507] Nell'istoria degl'Insetti (molto più maravigliosa che le metamorfosi d'Ovidio) il baco da seta tiene un posto distinto. Il Bombice dell'Isola di Ceos, quale vien descritto da Plinio (-Hist. Nat. XI, 26, 27- con le note de' dotti Gesuiti Arduino, e Brotier) può illustrarsi mediante una simile specie, che si trova nella China (-Memoires sur les Chinois. Tom. II p. 575, 598-): ma il nostro baco da seta, ugualmente che il gelso bianco, non eran noti a Teofrasto, nè a Plinio. [508] -Georgic. II, 121. Serica quando venerint in usum planissime non scio; suspicor tamen in Julii Caesaris aevo, nam ante non invenio-, dice Giusto Lipsio (-Excursus I ad Tacit. Annal. II, 32-). Vedi Dione Cassio (-Lib. XLIII p. 358 Edit. Reimar.-) e Pausania (-Lib. VI p. 519-), il primo che descriva, sebbene stranamente, l'insetto Chinese. [509] -Tam longinquo orbe petitur, ut in publico matrona transluceat.... ut denudet foeminas vestis- (Plin. VI, 20. XI, 21). Varrone, e Publio Siro avevano già scherzato sulla -Toga vitrea, ventus textilis, et nebula linea- (-Horat. ermon I, 2, 101- con le note del Torrent e di Dacier). [510] Sopra la tessitura, i colori, i nomi e l'uso degli ornamenti di seta, di mezza seta e di lino dell'antichità vedansi le diffuse, profonde ed oscure ricerche del gran Salmasio (-in Hist. August. p. 127,309, 310, 339, 341, 342, 344, 338, 391, 395, 513-), che però non conosceva il più comune commercio di Digione, o di Leida. [511] Flavio Vopisco in -Aurelian. c.- 45 -in Hist, Aug. p.- 224 Vedi Salmas. -ad Hist. Aug. p. 392- e Plinian. Exerc. -in Solinum p. 694, 695-. Gli Aneddoti di Procopio (c. 25) fissano in modo parziale ed imperfetto il prezzo della seta al tempo di Giustiniano. [512] Procopio -de Aedif. l. III c. 1-. Queste -Pinne di mare- si trovano vicino a Smirne, in Sicilia, in Corsica, ed in Minorca: e fu presentato al Pontefice Benedetto XIV un par di guanti di questa sorte di seta. [513] Procopio -Persic. Lib. I c. 20. Lib. II c. 25 Gothic. l. IV c. 17-. Menandro -in Excerpt. Legat. p. 107-. Isidoro de Charax (-in Stathmis Parthicis p. 7, 8- ap. Hudson -Geogr. minor. Tom. II-) ha notato le strade, ed Ammiano Marcellino (-Lib. XXIII c. 6 p. 400-) ha enumerato le Province dell'Impero Panico e Persiano. [514] La cieca ammirazione de' Gesuiti confonde i differenti periodi della Storia Chinese. Questi vengono con maggiore critica distinti dal Guignes (-Hist. des Huns Tom.- I p. I -nelle Tavole, Part.- 2 -nella Geografia; Mem. de l'Academ. des Inscript. Tom.- XXXII, XXXVI, XLII, XLIII) che scuopre il successivo progresso della verità degli annali e della estensione della Monarchia, fino all'Era Cristiana. Egli con occhio curioso ha cercato le connessioni della nazion Chinese con le Occidentali: ma queste son tenui, casuali, ed oscure; nè avrebbero i Romani mai sospettato, che i Seri, o Chinesi possedessero un Impero non inferiore al loro. [515] Si possono investigare le strade dalla China alla Persia ed all'Indostan nelle relazioni di Hackluyt, e Thevenot, degli ambasciatori di Sharokh, d'Antonio Ienkinson, del P. Greuber ec. Vedi anche i viaggi d'Hanmay Vol. I p. 345, 357. Ultimamente si è tentata una comunicazione per mezzo del Tibet dagl'Inglesi Sovrani di Bengala. [516] Intorno alla Navigazione Chinese fino a Malacca ed Achin, e forse fino a Ceylan, vedi Renaudot (-sopra i due viaggiatori maomettani p. 8, 11, 13, 17, 141, 157-), Dampier (-Vol. II pag. 136-), l'Istoria filosofica delle due Indie (-Tom. I p. 98-), e l'Istoria generale de' viaggi (-Tom. VI p. 201-). [517] La cognizione o piuttosto l'ignoranza di Strabone, di Plinio, di Tolomeo, d'Arriano, di Marciano ec. rispetto alle regioni orientali del Capo Comorin è dottamente illustrata dal Danville (Antiquité Geographique de l'Inde, specialmente a p. 161, 198). Si è migliorata la nostra Geografia dell'Indie per mezzo del commercio e della conquista: e si è schiarita dall'eccellenti Carte e Memorie del Maggior Rennel. S'egli estende la sfera delle sue ricerche con la medesima critica, sagacità e cognizione, succederà e forse sarà preferibile al primo fra' moderni Geografi. [518] La Taprobana di Plinio (VI 24), di Solino (c. 53), di Salmasio (-Plinian. Exercit. pag. 781, 782-), e della maggior parte degli Antichi, i quali spesso confondono le Isole di Ceylan e di Sumatra, viene più chiaramente descritta da Cosimo Indicopleuste. Pure anche il Topografo Cristiano ne ha esagerato le dimensioni. Le notizie, che dà sul commercio Indiano e Chinese, son rare e curiose (-l.- II p. 138 -L. XI 337, 338. Edit. Montfaucon-). [519] Vedi Procopio (-Persic. L. II c. 20-). Cosimo somministra interessanti notizie intorno al porto, ed all'iscrizione d'Aduli (-Topograph. Christ. l. II p. 138, 140, 143-) ed al commercio degli Assumiti lungo le coste affricane della Barberia o Zingi (-p. 138, 139-) fino a Taprobana (-Lib. XI p. 339-). [520] Vedi le missioni Cristiane all'Indie presso Cosimo (-L. III p. 178, 179 L. XI p. 337-), e si consulti Asseman. (-Bibliothec. Orient. Tom. IV p. 413, 548-). [521] L'invenzione, la manifattura, e l'uso generale della seta nella China si può vedere presso il Duhalde (-Description generale de la Chine Tom. II p. 165, 205, 223-). La Provincia di Chekian è la più rinomata, sì per la quantità, che per la qualità di essa. [522] Procopio (-L. VIII Gothic. IV c. 17-), Teofane Bizantin. (ap. -Phot. Cod. LXXXIV p. 38-), Zonara (-T. II l. XIV p. 69-). Il Pagi, (-Tom. II p. 602-) pone all'anno 552 questo memorabil trasporto. Menandro (-in Excerpt. Leg. p. 107-) riferisce l'ammirazione de' Sogdoiti: e Teofilatto Simocatta (-L. VII c. 9-) oscuramente presenta i due regni rivali nella China, Paese della seta. [523] Cosimo, soprannominato Indicopleuste, o sia il Navigatore Indiano, fece il suo viaggio verso l'anno 522; e fra gli anni 535 e 547 compose in Alessandria la Topografia Cristiana (Montfaucon -Praef. c. 1-), nella quale confuta la empia opinione, che la terra sia un globo: e Fozio aveva letto quest'Opera (-Cod. XXXVI p. 9, 10-) che dimostra i pregiudizi d'un Monaco, uniti alla cognizione d'un Mercante: la parte più valutabile di essa fu pubblicata in francese ed in greco da Melchisedec Thevenot (-Rélations curieuses P. 1-) e dipoi tutta insieme in una splendida Edizione dal P. Montfaucon (-Nova collectio Patrum-. -Paris, 1707 2 Vol. in fol. Tom. II p. 113, 346-). Ma l'Editore, ch'era Teologo, arrossirebbe di non avere scoperto in Cosimo la eresia Nestoriana, che si è svelata dal La Croze (-Christianisme des Indes Tom. I p. 40, 56-). [524] Evagrio (-L. III c. 39, 40-) è minuto e grato, ma si irrita contro Zosimo, perchè calunnia il gran Costantino. L'umanità d'Anastasio fu diligente ed artificiosa nel raccogliere tutte le circostanze e le memorie di quella tassa: i Padri per pagarla venivano talvolta costretti a prostituire le loro figlie (Zosimo -Histor. L. II c. 38 p. 165, 166 Lipsiae 1784-). Timoteo di Gaza prese un avvenimento di questa specie per soggetto d'una tragedia (Suida -Tom. III p. 475-) che contribuì a fare abolire il tributo (Cedrono -p. 35-). Felice esempio (se è vero) dell'utilità del Teatro. [525] Vedi Giosuè Stilite nella Biblioteca Orient. dell'Assemanno (Tom. I p. 268). Di questa tassa di Capitazione fa leggiermente menzione la Cronica d'Edessa. [526] Procopio stabilisce questa somma (-Anecd. c. 19-) sulla relazione de' Tesorieri medesimi. Tiberio aveva -vicies ter millies-: ma il suo Impero era assai diverso da quello d'Anastasio. [527] Evagrio (-L. IV c. 30-) nella seguente generazione era moderato e bene istruito: e Zonara (-Lib. XIV c. 61-) nel XII secolo aveva letto attentamente, e pensato senza prevenzione: pure i loro colori son quasi così neri come quegli degli Aneddoti. [528] Procopio (-Anecd. c. 30-) riferisce le oziose congetture di quel tempo. La morte di Giustiniano, dice l'Istorico segreto, manifesterà la sua ricchezza, o povertà. [529] Vedi Corippo -De Laudib. Justini Aug. L. II 260 ec. 304 ec.- -Plurima sunt vivo nimium neglecta parenti,- -Unde tot exhaustus contraxit debita Fiscus.- Si portarono da robuste braccia nell'Ippodromo delle centinaia di libbre d'oro; -Debita genitoris persolvit, cauta recepit-. [530] Gli Aneddoti (-c. 11, 14, 18, 20, 30-) somministrano molti fatti, e più querele. [531] Un centinaio ne fu rimesso a Scitopoli, Capitale della seconda Palestina, e dodici al rimanente della Provincia. L'Alemanno (-p. 59-) produce onestamente questo fatto rilevato da una vita manoscritta di S. Saba composta da Cirillo di lui discepolo, ch'era nella Libreria Vaticana, e poi fu pubblicata dal Cotelerio. [532] Gio. Malala (Tom. II p. 232) parla della mancanza del pane, e Zonara (-L. XIV pag. 63-) de' tubi di piombo, che Giustiniano, o i suoi Ministri tolsero dagli acquedotti. [533] Per un Aureo, ch'era la sesta parte d'un oncia di oro, invece di 210 folli, o sia once di rame, ne diede solamente 180. Una sproporzione del valore della moneta sotto il prezzo comune, doveva tosto produrre una scarsità nella moneta bassa. In Inghilterra dodici soldi in moneta di rame non si venderebbero più di sette soldi (Smith -Ricerche sulla ricchezza delle Nazioni Vol. I p. 49-). Quanto alla moneta d'oro di Giustiniano. Vedi Evagrio -L. IV c. 30-. [534] Il giuramento è concepito ne' termini più formidabili (-Novell. VIII Tit. 3-). I trasgressori usano contro di se medesimi queste imprecazioni; -quidquid habent telorum armamentaria Coeli-, a partecipare l'infamia di Giuda, la lebbra di Giezi, il tremor di Caino ec. oltre tutte le pene temporali. [535] Luciano (-in Toxare c. 22, 23 Tom. II p. 530-) riferisce un simile o anche più generoso atto d'amicizia d'Eudamida di Corinto; e tal istoria ha prodotto un'ingegnosa, ma debole commedia di Fontanelle. [536] Gio. Malala Tom. II p. 101, 102, 103. [537] Anatolio, uno di questi, perì in occasione d'un terremoto... senza dubbio per giusto giudizio di Dio! I lamenti e clamori del Popolo presso Agatia (-L. V p. 146, 147-) fanno quasi eco agli Aneddoti. -L'aliena pecunia reddenda- di Corippo (-L. II, 381 ec.-) non è molt'onorevole per la memoria di Giustiniano. [538] Vedi l'istoria ed il carattere di Giovanni di Cappadocia in Procopio (-Persic. L. I c. 24, 25. L. II c. 30. Vandal. L. I c. 13. Anecd. c. 2, 17, 22-). La concordanza della Istoria con gli Aneddoti è una mortal ferita per la riputazione del Prefetto. [539] Ου γαρ αλλα ουδεν ες γραμματιστους φοιτων εμαθεν οτι μη γραμματιστα, και ταυτα κακα κακαως γραψαι... -Niente altro imparò andando alla scuola che a scriver le lettere, e queste assai malamente-; espressione molto forte. [540] La cronologia di Procopio è incerta ed oscura; ma coll'aiuto del Pagi ho potuto distinguere, che Giovanni fu fatto Prefetto del Pretorio d'Oriente nell'anno 530, che fu deposto nel gennaio del 532, restituito prima del giugno 533, bandito nel 541 e richiamato fra 'l giugno 548 ed il primo d'aprile 549. L'Alemanno (-p. 96, 97-) dà la lista de' dieci suoi successori: serie ben rapida in una porzione d'un solo regno. [541] Quest'incendio s'accenna da Luciano (-in Hippia c. 2-) e da Galeno (-L. III de Temperamentis Tom. I p. 81 Edit. Basil.-) nel secondo secolo. Mille anni dopo viene positivamente affermato da Zonara (-L. IX p. 424-) sull'autorità di Dione Cassio, da Tzetze (-Chiliad. II, 119 ec. -), da Eustazio (-ad Iliad. Ep. 338-) e dallo Scoliaste di Luciano. Vedi Fabricio (-Bibl. Graec. L. III c. 22 Tom. II p. 551, 552-) a cui son più o meno debitore di queste citazioni. [542] Zonara (-L. XIV p. 55-) afferma il fatto senz'addurne alcuna prova. [543] Tzetze descrive l'artifizio di questi specchi ustorj, che egli aveva letto, probabilmente con occhi non istruiti, in un Trattato matematico d'Antemio. Questo Trattato, περὶ παραδοξων μηχανηματων (-delle macchine mirabili-) si è ultimamente pubblicato, tradotto, ed illustrato da M. Dupuys, erudito e matematico (Memoires -de l'Academie des Inscriptions Tom.- LXII p. 392, 451). [544] Nell'assedio di Siracusa dal silenzio di Polibio, di Plutarco e di Livio e nell'assedio di Costantinopoli da quello di Marcellino, e di tutti i contemporanei del VI secolo. [545] Senz'alcuna previa cognizione di Tzetze o d'Antemio l'immortal Buffon immaginò, ed eseguì una serie di specchi ustorj, co' quali potè infiammar delle tavole alla distanza di 200 piedi (-Supplement a l'Hist. nat. Tom. I p. 330, 483. Edit. 4-). Quali miracoli non avrebbe fatto il suo genio pel pubblico servizio a spese Reali, e col forte Sole di Costantinopoli o di Siracusa? [546] Gio. Malala (-Tom. II p. 120, 124-) racconta il fatto: ma sembra, che confonda i nomi o le persone di Proclo e di Marino. [547] Agatia -Lib. V pag. 140, 152-. Il merito di Antemio come Architetto vien sommamente innalzato da Procopio (-de Aedif. Lib. I cap. 1-), e da Paolo Silenziario (-p. 1, 134 ec.-). [548] Vedi Procopio (-De Aedif. L. I c. 1, 2 L. II c. 3-). Ei riferisce una coincidenza di sogni, che suppone qualche frode in Giustiniano, o nel suo Architetto: ambidue videro in una visione l'istesso piano per fermare un'inondazione a Dara: fu rivelata all'Imperatore una cava di pietre vicina a Gerusalemme (-L. V c. 6-); e fu destinato un angelo alla perpetua custodia di S. Sofia (Anonym. -de antiq. C. P. L. IV p. 70-). [549] Nella folla di Scrittori antichi e moderni, che hanno celebrato l'edifizio di S. Sofia, io distinguerò e seguirò: 1. Quattro Spettatori ed Istorici originali di esso, cioè Procopio (-De Aedif. l. I c. 1-), Agatia (-L. V p. 152-), Paolo Silenziario (-in un Poema di 1026 Esametri ad calcem Annae Comnen. Alexiad.-) ed Evagrio (-L. IV c. 31-): 2. Due leggende Greche più recenti, Giorgio Codino (-De Orig. CP. p. 64, 74-), e lo Scrittore anonimo del Banduri (-Imp. Orient. Tom. I l. IV p. 65, 80-): 3. Il grande Antiquario Bizantino Du-Cange (-Comment. ad Paul. Silent. p. 525, 598- e -CP. Christi L. III pag. 4, 78-): 4. Due Viaggiatori Francesi, cioè Pietro Gillio (-De Topograph. CP. L. II c. 3, 4-) nel secolo XVI, e Grelot (-Voyage de CP. p. 95, 164. Paris 1680 in 4-). Quest'ultimo ha pubblicato anche le piante, i prospetti e le vedute interne di S. Sofia; ed i suoi disegni, quantunque di minor dimensione, sembrano più corretti di quelli del Du-Cange. Io ho adottato e ridotto le misure del Grelot; ma siccome nessun Cristiano può presentemente salir sulla cupola, l'altezza n'è presa da Evagrio paragonato con Gillio, con Greaves, e col Geografo Orientale. [550] Il tempio di Salomone era circondato da Cortili, Portici ec. ma la pura fabbrica della Casa di Dio (se calcoliamo il cubito Egiziano o Ebreo a ragione di 22 pollici) non era più di 55 piedi alta, 36-2/3 larga, 110 lunga: Piccola Chiesa Parrochiale, dice Prideaux (-Connection Vol. I p. 144 fol.-): ma pochi Santuari potrebbero valutarsi quattro o cinque milioni di lire sterline. [551] Paolo Silenziario in oscuro e poetico stile descrive la varie pietre e marmi, che s'impiegarono nell'edifizio di S. Sofia (-P. II p. 129, 133 ec.-), vale a dire, 1. Il -Caristio- pallido con vene di ferro: 2. il -Frigio- di due sorti ambedue color di rosa, uno con ombreggiature bianche, l'altro purpuree con fiori d'argento: 3. il -Porfido d'Egitto- con piccole stelle: 4. -Il marmo verde di Laconia-: 5. il -Cario- del monte Jassi con vene obblique bianche e rosse: 6. il -Lidio- pallido con un fiore rosso: 7. L'-Affricano o Mauritano- d'un color d'oro, o di zafferano: 8. il -Celtico- nero con vene bianche: 9. il -Bosforico- bianco con punte nere. Oltre il -Proconnesio-, che formava il pavimento, il -Tessalo-, il -Molossio ec.- che son coloriti meno distintamente. [552] I sei libri degli Edifizi di Procopio son distribuiti in tal modo: il primo si limita a Costantinopoli: il secondo include la Mesopotamia, e la Siria: il terzo l'Armenia, ed il Ponto Eussino: il quarto l'Europa: il quinto l'Asia minore, e la Palestina: il sesto l'Egitto e l'Affrica. L'Italia è omessa dall'Imperatore, o dall'Istorico, che pubblicò questa opera d'adulazione avanti l'epoca dell'intera conquista di essa (an. 555). [553] Giustiniano diede una volta quarantacinque centinaia d'oro (180,000 lire -Sterline-) per la riparazione d'Antiochia dopo il terremoto (Gio. Malala -Tom. II pag. 146, 149-). [554] Quanto all'-Ereo-, Palazzo di Teodora. Vedi Gillio (-De Bosphoro Thrac. l. III c. 11.-), l'Alemanno (-Not. ad Anecd. p. 80, 81- che cita vari Epigrammi dell'Antologia), ed il Du-Cange (-CP. Christ. L. IV c. 13 p. 175, 176-). [555] Si paragonino fra loro i diversi linguaggi dell'adulazione e della malevolenza negli Edifizi (-L. I c. 11-), e negli Aneddoti (-c. 8, 15-). Gli oggetti spogliati del belletto, o nettati dal fango compariscono i medesimi. [556] Procopio -L. VIII, 29-. Era questa Balena probabilmente forestiera o vagante, mentre il Mediterraneo non suole nutrirne. -Balenae quoque in nostra maria penetrant- (-Plin. Hist. Nat. IX, 2-). Fra il cerchio polare, ed il tropico, gli animali cetacei dell'Oceano crescono fino alla lunghezza di 50, di 80 e di 100 piedi (-Hist. des Voyages Tom. XV p. 289; Zoologia Britannica di Pennant Vol. III p. 35-). [557] Montesquieu (-Observat. sur la Grand. et la Decad. des Romains c. 20 Tom. III p. 503-) osserva, che l'Impero di Giustiniano, come la Francia nel tempo delle incursioni de' Normanni, non fu mai tanto debole, come quando si fortificò ogni villaggio. [558] Procopio afferma (-l. IV c. 6-), che il Danubio fu arrestato dalle rovine del Ponte. Se l'Architetto Apollodoro ci avesse lasciato una descrizione della sua opera, si sarebbero dalla genuina di lui pittura corrette le favolose maraviglie di Dione Cassio (-L. XVIII pag. 129-). Il Ponte di Traiano era composto di venti o ventidue pilastri di pietra con archi di legno: il fiume è poco profondo, la corrente non rapida, e l'intero spazio fra le due rive non è maggiore di 443 tese (Reimar -ad Dion.- coll'autorità del Marsigli) o di 515 (Danville -Geogr. anc. Tom. I p. 305-). [559] Vale a dire sopra le due Dacie -Mediterranea e Ripense-, sopra la Dardania, la Prevalitana, la Mesia seconda, e la Macedonia seconda. Vedi Giustiniano, che parla (-Novell. XI-) delle sue Fortezze di là del Danubio, e degli -homines semper bellicis sudoribus inhaerentes-. [560] Vedi Danville (-Memoires de l'Acad. ec. Tom. XXXI p. 289, 290-), Rycaut (-Stato presente dell'Impero Turco pag. 97, 316-), Marsigli (-Stato milit. dell'Imp. Ottomano p. 150-). Il Sangiacco di Giustendil è uno de' venti sottoposti al Beglerbeg di Romelia; ed il suo distretto mantiene 48 -Zaim- e 588 -Timariotti-. [561] Queste fortificazioni possono assomigliarsi ai castelli della Mingrelia (Chardin -Voyag. en Perse Tom. I p. 60, 131-), pittura ben naturale. [562] La Valle di Tempe è situata lungo il fiume Penco, fra i colli d'Ossa e d'Olimpo; essa è lunga soltanto cinque miglia, ed in alcuni luoghi non e più larga di 120 piedi. Le sue verdeggianti bellezze sono elegantemente descritte da Plinio (-Hist. Nat. l. IV, 15-), e più diffusamente da Eliano (-Hist. var. L. III c. 1-). [563] Zenofonte -Hellenic. lib. III c. 2-. Dopo una lunga e tediosa conversazione co' declamatori Bizantini, quanto è piacevole la verità, la semplicità e l'eleganza d'un Attico Scrittore! [564] Della lunga muraglia vedasi Evagrio (-L. IV c. 38-). Tutto quest'articolo è tratto dal quarto libro degli Edifizi, eccettuato Anchialo (-L. III c. 7-). [565] Vedi sopra -Vol. I-. Nel corso di quest'Istoria ho qualche volta rammentato, e molto più spesso trascurato le precipitose incursioni degl'Isauri, che non ebbero alcuna conseguenza. [566] Trebellio Pollione (-in Hist. Aug. p. 107-) che visse al tempo di Diocleziano o di Costantino. Vedi anche Pancirolo -ad Notit. Imper. Orient. c. 115, 141; Cod. Theodos. Lib. IX Tit. 35 Leg. 37-; con una copiosa e ben corredata annotazione del Gotofredo (-Tom. III p. 250, 257-). [567] Vedi la piena ed ampia descrizione delle loro scorrerie presso Filostorgio (-Hist. Eccl. L. XI c. 8-) con l'erudite dissertazioni del Gotofredo. [568] -Cod. Giustin. L. IX Tit. 12 Leg. 10.- Son rigorose le pene stabilite contro di essi, cioè una multa di cento libbre d'oro, la degradazione, e fino la morte. La pubblica sicurezza potè somministrare un pretesto per dissiparli: ma Zenone in seguito volle piuttosto trar profitto dal valore e dal servizio degl'Isauri. [569] La guerra Isaurica, ed il trionfo d'Anastasio si narrano brevemente ed oscuramente da Giovanni Malala (-T. II p. 106, 107-), da Evagrio (-L. III c. 35-), da Teofane (-p. 118, 120-) e dalla Cronica di Marcellino. [570] -Fortes ea regios- (dice Giustiniano) -viros habet, nec in ullo differt ab Isauria-, quantunque Procopio (-Persic. l. 1 c. 18-) noti un'essenzial differenza nel militare loro carattere: ne' più antichi tempi però i Licaonj ed i Pisidj avevan difeso la lor libertà contro il gran Re (Senofonte -Anabas. l. III c. 2-). Giustiniano si serve d'una falsa e ridicola erudizione dell'antico Impero de' Pisidj e di Licaone, il quale dopo aver visitato Roma (lungo tempo avanti Enea) diede il nome e la popolazione alla Licaonia (-Nov. 24, 25, 27, 30-). [571] Vedi Procopio -Persic. l. 1 c. 19-. L'Altare della concordia nazionale, dove si facevano gli annui sacrifizi e giuramenti, che Diocleziano aveva eretto nell'Isola d'Elefantina, fu demolito da Giustiniano con minor politica che zelo. [572] Procopio -de Aedif. l. III c. 7 Hist. l. VIII c. 3, 4.- Questi Goti senz'ambizione avevan ricusato di seguitar le bandiere di Teodorico. Fino al secolo XV e XVI se ne può rintracciare il nome e la nazione fra Caffa, e lo Stretto di Azof (Danville -Memoir. de l'Acad. Tom. XXX p. 240-). Essi meritarono bene la curiosità del Busbechio (-pag. 321, 326-): ma sembra, che siano svaniti nelle relazioni più recenti delle missioni del Levante (-Tom. I-), e presso Tott, Peyssonel ec. [573] Per la geografia e la struttura di questa frontiera dell'Armenia, vedi le Guerre Persiane, e gli Edifizi di Procopio (-l. II c. 4, 7. l. III c. 2, 7-). [574] Questo Paese vien descritto da Tournefort (-Voyage au Levant Tom. III Lettr. XVII, XVIII-). Quell'abile Botanico ben presto scuoprì la pianta, che infetta il mele (Plin. XXI, 44, 45). Egli osserva, che i soldati di Lucullo con ragione restaron sorpresi al freddo, che vi trovarono, mentre anche nella pianura d'Erzerum alle volte cade la neve nel mese di giugno, e di rado termina la raccolta prima del Settembre. I ' , ' ; 1 , , 2 ' , , 3 ' 4 ' [ ] . ' ' 5 , 6 . [ ] ; 7 8 ; 9 ' . 10 ; ' 11 , ; , 12 ' ' , ' , ' 13 14 ' . 15 ' ; 16 ' ' ; 17 , ' , 18 ' ' 19 . ' ' 20 ' , , 21 . 22 ' 23 , 24 . 25 , ' ' 26 ' ' ; 27 ' ' ; 28 29 , . 30 , , ' 31 ' , ; 32 ' , 33 , 34 , . ' 35 36 : 37 ; , ' 38 ; 39 , 40 . 41 ' . ' 42 ' ' ; ' 43 ' , ' ; ' 44 ; ' 45 ' ; 46 , 47 . , 48 , ' , 49 ; 50 : ' 51 , 52 , , , 53 , ' . ' 54 ' - - ' ; - - ' , 55 - - , - - 56 , ; , 57 , , 58 ' . 59 ' ; 60 ' 61 : ' 62 ' . 63 ' : 64 ' , , 65 ; , ' ' , 66 67 . ' 68 ; 69 ' ; , 70 ; 71 , 72 ' , ' . 73 , , 74 75 ' . ' 76 , 77 78 [ ] ; 79 ' , ' 80 ' [ ] . ' 81 ' ; , 82 , , ' 83 ' , . 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