in cui si duole il nostro Critico, che fossero inclusi nella condanna (udite linguaggio!) -gl'innocenti diritti del Genio domestico, e dei Penati-; perciocchè in essa il Legislatore così ragiona intorno alle vittime vietate con più rigore: «Sufficit enim ad criminis molem naturae ipsius leges velle rescindere, inlicita perscrutari, occulta recludere, interdicta temprare; finem quaerere salutis alienae, spem alienis INTERITUS polliceri». Ne debbo omettere la memorabil combriccola narrata da Zosimo, ed Ammiano Marcellino[429] non men che dai nostri[430]; in cui i Gentili, annojatisi degl'Imperadori Cristiani, sebbene fosse loro accordata in quel tempo una pienissima libertà religiosa[431], ansiosi tuttavolta di aver un Principe del lor partito, tentarono, come si esprime Sozomeno, ogni maniera dell'arte divinatoria per risapere il successor di Valente[432]. -I Pagani-, son riflessioni del Sig. Gibbon, -nutrivano sempre una forte speranza che una felice rivoluzione, un secondo Giuliano potesse di nuovo ristabilire gli altari degli Dei-[433]. Libanio alle suppliche in favore dei tempj accoppiò un'insolente minaccia[434]; in Oriente, con uno spirito ben diverso da quello, che animava i mansueti Cristiani nel furore delle più crude persecuzioni, non si erano risparmiate le armi[435]: si spargevano pubblicamente dei vaticinj, che il Paganesimo doveva risorgere trionfante[436]: si ripeteva l'antica querela, che le calamità dell'Impero fossero un castigo dei numi irritati pel nuovo culto[437]: e l'esperienza mostrava, che la moderazione del Principe[438] rendeva più audaci quei creduli sudditi, che -ammettevano le favole di Ovidio, e rigettavano ostinati i miracoli del Vangelo-. E si negherà tuttavolta agl'Imperadori Cristiani la -scusa di sospetto e di timore-, che tanto liberalmente si concede ai Tiranni? Io mi do a credere, che il Sig. Gibbon esigesse, che i Cesari, prima di promulgare veruna legge penale contro i riti del Paganesimo, lasciassero decretar dal Senato qual culto dovesse formare la Religion dei Romani. Or bene, Teodosio appunto ch'ei tenta di rendere odioso sopra di ogni altro, come se ancora il governo di Roma fosse stato sul piede, su cui era allor quando fu solennemente prescritta la licenza dei Baccanali[439], rilasciò al Senato una tal decisione; e quel rispettabile ceto decise, che si formasse dal culto di GESU' CRISTO. Un'azione sì bella e sì nobile, e tanto più gloriosa per Teodosio, quanto men necessaria, doveva riscuoter gli applausi di uno Storico vero; ma la malignità per esser coerente a se stessa dee sempre annettere -facto pulcherrimo atque justissimo imposturae calumniam-[440]. Quindi è che dal Sig. Gibbon pretendesi la -libertà di quei voti- conceduta da Teodosio per -affettazione-, anzi -tolta dalle speranze-, e -dai timori inspirati dalla presenza di lui-. Che le grandi speranze fossero un forte allettativo ad operare io lo sapeva già da fanciullo[441]; ma che giungano a togliere la libertà non l'ho per anco imparato. Neppur so comprendere qual timor tanto grave da togliere la libertà[442] potesse ispirar la presenza di un Principe che perdonava ai carnefici di coloro, i quali non dubitava di venerar come martiri[443]; -Principe di un carattere sì virtuoso da potersi quasi scusare la supposizione dell'Oratore Pacato, che se al vecchio Bruto fosse stato permesso di ritornar sulla terra, avrebbe quel rigido Repubblicano deposto a' piè di Teodosio l'odio che aveva pe' Re- (così il Sig. Gibbon) = -Ita enim accusas- (direbbe Plutarco) -mox patrocinaris calumniasque de viris illustribus perscribis, quas rursum dilluas-[444]. «La professione del Cristianesimo, aggiunge l'autore, non divenne essenziale per godere i diritti civili, non s'impose alcun peso ai Pagani; il palazzo, le scuole, l'esercito n'eran pieni. Simmaco fu innalzato alla dignità consolare. Libanio era distinto per l'amicizia del suo Sovrano, gli apologisti più eloquenti del Paganesimo non furono mai sollecitati o a mutare o a dissimulare le religiose loro opinioni». Da tali fatti considerati come tante premesse, la mia Dialettica, vel confesso, non si sente inclinata a dedurre, che fosse -affettata- la libertà dei voti concessa al al Senato Romano da Teodosio il Grande, e molto meno che fosse -tolta dalle speranze, e dai timori inspirati dalla presenza di lui-. Giudicate poi Voi, se il sig. Gibbon sia punto partecipe della malizia dei Sofisti Pagani Libanio, ed Eunapio. Del primo ho già detto abbastanza. Declamava il secondo furiosamente[445] contro il -nuovo- culto dei martiri, dolendosi, che i templi si fosser cambiati in sepolcri coll'introdurvi le loro -reliquie-, e rinfacciando ai Cristiani, che venerassero quei -malfattori-, come altrettante -Divinità-. Guardimi il Cielo dall'opinare, che il Sig. Gibbon consideri come giustamente condannati alla morte i Campioni della fede di Gesù Cristo; egli è però manifesto che il -culto dei Santi e delle Reliquie- è considerato da lui come una -innovazione adottata e favorita- ne' tempi di Costantino, -innovazione perniciosa, la qual corruppe la pura e perfetta semplicità del Cristiano Sistema: pratica superstiziosa- che fece introdurre nel Mondo Cristiano le cerimonie pagane, che -Tertulliano, e Lattanzio avrebbono riguardata con- tanto sdegno, che diè luogo al -risorgimento del Politeismo ed estinse appoco appoco il lume della Storia, e della ragione-: onde venne a verificarsi la profezia di Eunapio[446], -il quale predisse la rovina del Paganesimo in quelle parole- και τι μυθωδες, και αειδεξ σκοτος τηραννησει τα απι γης καλλιςα. Dopo ciò crederassi in diritto qualunque Cattolico[447], di conchiudere, che se in Eunapio vi era malizia, il Sig. Gibbon n'è partecipe in buona dose: anzi temo, che alcuno nol creda più malizioso dello stesso Eunapio, a cui, siccome ad uomo pagano, dee molto valere la scusa di una cognizione imperfetta dei nostri dommi e della nostra disciplina[448]; scusa la quale non vorrassi ammettere sì di leggieri nel Sig. Gibbon. Se egli si fosse limitato a rilevare gli abusi, che in tutti i secoli, ma specialmente in quelli di universale barbarie, si sono introdotti nella Chiesa rispetto al culto dei Santi, e delle loro Reliquie, sarebbe stato partecipe di quella lode[449], che hanno meritato i Pastori, e i fedeli zelanti della purità del Sistema Cristiano, alzando contro di essi la voce in ogni età: ma il riprovare come -nuova, superstiziosa, nocevole ed idolatrica- in se medesima una dottrina, ed una pratica -buona ed utile-[450] sol perchè alcuni semplici, e troppo fervorosi divoti l'hanno talora sfigurata e corrotta, e forse anche ai dì nostri la sfigurano e la corrompono contro lo spirito di quel corpo, di cui son membra[451], oltre ad essere una manifesta ingiustizia, egli è altresì un incorrere nella censura fatta dal nostro Plutarco a Licurgo -Driantide-, il quale volle recise le viti per impedir l'ubbriachezza[452]. Gli atti pubblici, come i Concilj, e le Professioni di fede, gli scritti dei Santi Padri e Pastori depositarj legittimi della credenza, questi sono i fonti, dai quali si debbe attingere il domma e la disciplina del Cristianesimo[453]. Ecco pertanto ciò che insegna precisamente un Concilio, da noi riputato ecumenico, su questi punti. I Santi che regnano con Gesù Cristo -offeriscono a Dio- le loro -preghiere- a favore degli uomini, e per conseguenza ella è una pratica -buona e vantaggiosa- l'invocarli, perchè -c'impetrino da Dio- i benefizj per mezzo di Gesù Cristo, -unico nostro Redentore- e -Salvatore-[454]. Non si credono adunque i Santi gli -arbitri delle nostre suppliche-, e molto meno altrettante Divinità. Per esser superstiziosi e idolatri bisognerebbe togliere a Dio alcuna delle perfezioni della sua essenza infinita, od attribuirne alcuna alle sue creature propria unicamente di Lui[455]. «Ma la nostra Chiesa non permette di riconoscere nei più gran Santi alcun grado di eccellenza che non venga da Dio, nè alcun pregio avanti agli occhi di Lui, che per le virtù loro, nè alcuna virtù che non sia un DONO della SUA GRAZIA[456], nè alcuna conoscenza delle cose umane che quella, che egli loro comunica[457], nè alcun potere di assisterci, che per le loro preghiere.» Se l'invocazione dei Santi considerata in questo aspetto diminuisse la confidenza in Dio o fosse ingiuriosa alla mediazione di Gesù Cristo, sarebbe da condannarsi egualmente il costume di ricorrere alle preghiere dai nostri fratelli ancor viatori[458]. Che se un tal costume è inculcato come utilissimo dalle Sante Scritture[459]; perchè saremo noi idolatri, se ci rivolgiamo ai medesimi nostri fratelli già liberati dai legami del corpo, o regnanti con Cristo (non essendo il Dio di Abramo, di Giacobbe, e d'Isacco il Dio dei morti, ma bensì dei viventi non sonnecchiosi ed inerti[460]); affinchè ci rendan propizio pe' meriti del Redentore[461] il nostro Padre comune con le loro preghiere, le quali debbono essere più potenti assai delle nostre, perchè fatte da servi a Lui costantemente fedeli, che hanno compita la virtuosa loro carriera, e combattuto con gloria[462]? Essendo pertanto i nostri sentimenti intorno alle anime dei Beati sì scevri da ogni ombra di Politeismo, o di superstizione; ed essendo uno dei motivi del culto esteriore quello di render pubblica testimonianza dei sentimenti interni dell'animo; è egli impossibile, che noi veneriamo le Reliquie per qualche Divinità che si creda ad esse inerente, o che ad esse noi dirigiamo le nostre suppliche[463], o che in esse riponghiamo la nostra fiducia. La Chiesa nell'intimarci una tale venerazione, c'insegna ancora[464], che ella si debbe ai corpi dei Santi, perchè già furono membra vive di -Cristo-, e templi del -S. Spirito-, perchè -Dio- stesso non isdegnerà di coronarli colla gloria celeste dopo l'universale resurrezione, o perchè il medesimo -Dio- per mezzo delle Reliquie[465] si è compiaciuto talora di di spargere su l'uman genere le sue sovrane beneficenze: ed è suo intendimento esponendole con qualche pompa alla pubblica venerazione di risvegliar nei suoi figli un amore sincero per le virtuose azioni dei Santi, e renderli in cotal guisa adoratori veraci del nostro eterno Padre e Signore: che è l'altro motivo giustissimo, per cui si è stabilita una forma di culto esterno[466]. Nulla vi ha dunque in un tal culto dei Santi, e delle Reliquie, che possa accusarsi di Gentilesimo, o di Superstizione, nulla che a Dio non si riferisca, unico fonte di ogni santità, e d'ogni bene. Testimone ne sia oltre il Grozio allegato di sopra, il Ministro Sig. Noguier, il quale dopo aver letto -l'Esposizione etc.-, di M. Bossuet ripeteva sovente, che quel Prelato aveva cambiato partito. Il fatto però si è che egli si era limitato ad esporre la pura dottrina del Tridentino, e che quella immortale Operetta fu applaudita dai Ricci, dai Bona, dai Lauria, da tutti i dotti del secolo, e dal Pontefice stesso Innocenzo XI[467]. Quindi è che sebbene alcuni riti del Gentilesimo di lor natura indifferentissimi, come l'uso dei fiori, dell'incenso, dei lumi, ed il bacio, con ragione si riputassero abbominevoli, perchè destinati all'onore di numi bugiardi: non son però riprensibili in verun conto attesa la rettitudine dei sentimenti, e per la mutazion dell'oggetto, mentre si praticano in onore dei Santi. L'accusa dunque di Fausto, -Vertitis idola in martyres... quos votis similibus colitis- ripetuta dal Sig. Gibbon è inconcludente, l'erudizione di Beausobre, e di Middleton[468] inopportuna, e la risposta di S. Girolamo è senza replica. -Quia quondam colebamus Idola, nunc Deum colere non debemus, ne simili eum videamur cum idolis honore venerare? Illud fiebat idolis, et idcirco detestandum est: hoc fit- (Deo, ejusque) -martyribus, et ideo recipiendum est-[469]. Egli è pure un progetto del Sig. Gibbon, che si sarebbe forse potuto concedere ai vittoriosi Cristiani, -che sufficientemente purificate le mura dei tempj coi sacri riti, il culto del vero Dio espiasse l'antico delitto dell'Idolatria-. E ciò avvenne appunto rispetto a non pochi di quelli edifizj, come vedemmo, e ciò altresì -in multis Gentilium superstitionibus contigit, ut earum usus sacris ritibus expiatos, et sacrosanctus redditus in Dei Ecclesiam laudabiliter introductus sit-[470]; lo che si conferma colla riflessione del Grisostomo. -Deus ob deceptorum salutem se coli passus est, per ea, per quae daemones illi ante coluerant, aliquanto in melius inflectens, ut eos paulatim a consuetudine reduceret, et ad altiorem Philosophiam perduceret-[471]. Per accusar questa pratica senza ingiustizia era necessario, che quei Sofisti ignoranti, o quegli Eretici maliziosi già nemici di Santa Chiesa per altri titoli mostrassero, che i sentimenti della maggior parte almen dei Cattolici del loro secolo erano superstiziosi ed erronici. Ma come farlo, se la dottrina del Tridentino esposta di sopra è presa quasi letteralmente da S. Agostino? Voi già vel sapete; ma siccome non tutti quelli, a cui verrà fatto di leggere questa lettera il fanno, lo proverò brevemente. -Quaecumque adhibentur religiosorum obsequia in Martyrium locis, ornamenta sunt Memoriarum, non sacra vel sacrificia mortuorum, tamquam Deorum.- Così il S. Padre[472]. Il Sig. Beausobre citando un tal passo a suo modo[473] soggiunge «ces mots -ornamenta memoriarum- sont bien ambigus. Je ne saurois les définir». Questa definizione per altro sarebbe stata ben facile a chi avesse letto di sopra, che gli atti di ossequio resi dai Fedeli alle Memorie, o tombe dei Martiri recavano ad esse senza dubbio un certo lustro, e splendore; ma non consistevano già in sacrifizj, nè si partivano dalla opinione, che i martiri fossero -genus quoddam inferiorum deorum-, dicendo Agostino, -non ipsi, sed Deus eorum nobis est Deus-: e quegli onori medesimi eran diretti alla gloria di Dio, ed alla santificazione del popolo. -Honoramus Memorias eorum tamquam Sanctorum hominum; ut ea celebritate et DEO VERO de illorum victoriis gratias agamus, et nos ad IMITATIONEM talium coronarum adhortemur.- In fatti qual Sacerdote, qual Vescovo, scriveva Agostino medesimo[474], ha mai offerto ad un Martire, benchè celebrasse sulla sua tomba, il sacrifizio che è l'atto del culto esteriore consacrato per universale consentimento alla sola Divinità? «Quis enim antistitum in locis sanctorum corporum assistens, altari aliquando dixit: offerimus tibi Petre, aut Paule, aut Cypriane? Sed quod offertur, offertur DEO, qui Martyres coronavit; ut ex ipsorum locorum admonitione major effectus exurgat AD ACUENDAM CHARITATEM, et in illos, quos imitari possumus, et in ILLUM, quo adjuvante possumus. Colimus ergo Martyres eo cultu dilectionis, et societatis, quo et in hac vita coluntur S. homines Dei.... sed illos tanto -devotius-, quanto -securius- post superata certamina ec.». Una ragion sì trionfante, e per sè sola bastevole a rintuzzar le calunnie di Fausto, ha imbarazzato talmente Beausobre, che precipitando di abisso in abisso è costretto a negare, secondo i principj della sua setta, che ai tempi di S. Agostino[475] il Pane, ed il Vino Eucaristico si credessero un vero e real Sacrifizio; non si avvisando quel Candido, e dotto Storico della Cristiana idolatria nel quarto e nel quinto secolo[476], che se non vi fosse stato allora un rito Ecclesiastico (od a ragione, od a torto, che or ciò non monta) creduto un vero sacrificio comunemente, Agostino Dottore di sublimissimo ingegno, per difender la Chiesa dalla taccia più nera, che si possa ideare, avrebbe dato una risposta del tutto priva del senso comune[477]. Eppure lo credereste? a giudizio di Beausobre -les idées de S. Augustin sur le culte des Martyres... sont asses pures-[478]. Sia lode all'eterna Verità: ed il Sig. Gibbon ammiratore di lui confessi altrettanto. «Mais nous nous tromperions infiniment, (soggiunge lo Storico del Manicheismo) si nous jugions par là des idées, et de la pratique des Peuples. Il en étoit du Christianisme de S. Augustin, comparé a celui des peuples, comme du Paganisme des Philosophes comparé de méme à celui des peuples». Distinguo: c'inganneremmo credendo o che tutti i Cristiani del 4, e del 5 secolo fossero altrettanti Agostini in Teologia[479], o che non vi fossero nel Mondo Cristiano tra tante Sette di Eretici, ed ancor tra i Cattolici molti -sepulcrorum adoratores-, molti -qui luxuriosissime super mortuos biberent-[480], lo concedo; tanto più che agli occhi dei Santi, a' quali per lo zelo che hanno di veder tutti come sono eglino stessi, secondo l'espression dell'Apostolo, i cattivi non sembran mai pochi; c'inganneremmo credendo, che il complesso dei Pastori, e dei popoli componenti la Chiesa Cattolica non avesse idee bastevolmente pure sul culto dei Martiri, e delle Reliquie da distinguersi di lunga mano dal volgo pagano relativamente ai suoi falsi Numi, lo nego costantemente, e i Sigg. Beausobre, e Gibbon -infinitamente s'ingannano- pensando altrimenti. E che hanno che fare pochi oziosi Filosofi rammentati dal primo, senza autorità, senza missione, senza popoli subordinati, e per patria, e per età tra lor rimotissimi con un numero prodigioso di Dottori, e di Vescovi[481] quasi tutti contemporanei, inteso unicamente ad istruire i lor popoli, obbligali sovente[482] a render conto della loro dottrina, e condotta al Sinodo della Provincia, ed uniti col mondo tutto per mezzo delle lettere di Comunione[483]. Come non veder che Agostino non parla di se medesimo, ma del corpo intero dei sacri Pastori, venendo alle strette coll'avversario, ed interrogandolo -quis enim Antistitum aliquando dixit, offerimus tibi, Petre?- e che egli nei sermoni pubblici informava bene il suo gregge della sana dottrina[484], dicendo; -quando autem audisti dici apud memoriam.... offero tibi, Petre? etc. Nunquam audistis, non fit, non licet.- Non della sua unicamente, ma della fede comune tra i Cattolici rendeva testimonianza Girolamo, quando scriveva: -quis aliquando martyres adoravit? Honoramus autem reliquias martyrum, ut eum, cujus sunt martyres, adoremus: honoramus servos etc. ut honor servorum redundet ad Dominum[485].- L'impegno dei Santi Agostino e Girolamo era di giustificar la dottrina, e la pratica della Chiesa, non già la propria. Era dunque necessario, che la -morale totalità- dei Fedeli avesse idee pure sul culto de' Martiri, e delle Reliquie quanto le avevano nella sostanza eglino stessi. In fatti, soggiungeva Agostino, se taluno cade giammai nell'errore di tributare alla creatura, fosse anche l'anima la più santa, od un angiolo, il culto dovuto a Dio solo, costui per -sanam doctrinam corripitur, sive ut condamnetur, sive ut caveatur-, e così cessi di appartenere alla Chiesa[486]. In caso diverso domanderemo a questi sagacissimi Critici come potesse avvenire, che il -susurro della profana ragione di Fausto, e Vigilanzio fosse sì debole, e inefficace, e gli onori dei santi, e dei martiri- quantunque superstiziosi, ed infetti d'Idolatria -generalmente si stabilissero-. Se io non ravvisassi in questo fenomeno il carattere della novità nella dottrina di Fausto e di Vigilanzio[487] crederei d'esser mandato in Antioira, secondo l'antico proverbio; ed intanto i Sigg. Gibbon, Beausobre, Daillé ec. vogliono ravvisare questo stesso carattere nella dottrina e nella pratica della Chiesa. Vediamo adunque per chi si dee preparare l'imbarco. Si conviene, che nei primi secoli, si avesse un rispetto grandissimo per i martiri ancor viventi. Oltre le indulgenze accordate dai Vescovi alle loro preghiere, baciavansi con riverenza all'entrar nelle carceri le lor catene[488]. Se il bacio, senza riguardo allo spirito di chi lo dà, ed all'oggetto di sua natura «étoit le plus haut degré de l'adoration, et la plus profonde humiliation, où une creation raisonnable pût descendre[489]», ecco l'idolatria delle stesse catene de' martiri portata all'eccesso senza rimprovero, ed antichissima. Si conviene altresì, che gli Smirnesi, nel 2. secolo, nel protestar di -adorare- il solo Gesù Cristo, soggiunsero -martyres vero tamquam discipulos et imitatores Domini merita amore prosequimur-: si conviene altresì che eglino altamente si dolessero perchè il demonio invidioso gli avesse tolto il cadavere di S. Policarpo[490]: che l'ossa avanzate alle fiamme fosser da essi stimate -gemmis pretiosissimis cariora-, e collocate dov'esigea la decenza: e duopo è convenire, che già celebravasi il giorno natalizio, o sia del martirio dei Santi -cum hilaritate, et gaudio-[491] per due motivi, cioè -tum in- MEMORIAM -eorum qui- glorioso certamine perfuncti (erant), tum ad posteros hujusmodi -Exemplo- crudiendos et confirmandos[492]». La premura, e potrebbe quasi dirsi la smania[493], per le Reliquie è qui manifesta, ed una festiva ed onorevole commemorazione dei Martiri nelle sacre funzioni è chiarissima. Resta soltanto il dubbio, se quella commemorazione fosse congiunta con qualche specie d'invocazione dei Martiri stessi. Beausobre asserisce che no, fondandosi su quelle parole di S. Agostino[494] -suo loco et ordine nominantur, non tamen a Sacerdote, qui sacrificati, invocantur-; anzi pretende, che anticamente si pregasse pei Martiri, facendo gran conto di una Liturgia -ben antica attribuita a S. Giacomo, ma d'altra mano[495], sfacciatamente falsificata da S. Cirillo, seppure le Catechesi sono un parto genuino di esso-. In mal punto è citato S. Agostino. Non s'invocavano i Martiri certamente, come abbiam detto, e come ripete quel S. Padre in quel luogo stesso (troncato da Beausobre, perchè intiero lo incomodava) per offerir loro il S. Sacrifizio[496]; ma però s'invocavano per ottenere la loro -intercessione-, ed il lor patrocinio, come tuttora si pratica nella Chiesa. «Unde magni....? Unde quod norunt fideles, distincti a defunctis loco suo Martires recitantur, -nec pro eis oratur, sed eorum orationibus Ecclesia commendatur-»? Così Agostino[497]. «Ecclesiastica disciplina, quod fideles noverunt, cum Martyres recitantur ad altare Dei, ubi -nos pro ipsis oretur-, pro ceteris vero commemoratis defunctis oratur. -Injuria est enim pro Martyre orare-, cujus nos debebamus -orationibus- commendari.» Così l'istesso Agostino[498], il quale ripete altrove: «Ideo ad ipsam mensam non sic eos commemoramus quemadmodum alios, -sed magis ut orent ipsi pro nobis-[499].» E qual frenesia non sarebbe l'immaginarsi, che volesser pregare per S. Policarpo quegli Smirnesi persuasissimi, che egli, e per l'illibatezza della sua vita, e pel suo Martirio, avesse riportato βραβειον αναντιρρητον -senza il minimo dubbio il premio- del suo glorioso combattimento? O per S. Pietro, e S. Paolo i Fedeli che avevano eretti alla loro memoria quei monumenti, o trofei, che si mostravano a dito agli Eretici per confonderli fino dai tempi del Pontefice Zefirino[500]! -On touche difficilement aux Liturgies-, riflette al passo di S. Agostino da esso citato male a proposito il S. Beausobre[501]. La riflessione è giustissima; ma eccole intanto, se crediamo a lui stesso, alterate a Gerusalemme da S. Cirillo[502], e ciò sotto gli occhi di chi sa quanti battezzati, istruiti, e ordinati dai Padri del terzo secolo[503] illibatissimo: eccole interpolate, come dovrebbe dedursi da ciò che ho mostrato, nell'Affrica, ed ivi con approvazione ed applauso di quell'Agostino, che aveva -idées assez pures- sul culto dei Martiri, e delle Reliquie: eccole guaste a Costantinopoli, e senza che alcuno Storico contemporaneo rampogni o rammenti la mano sacrilega che lo tentò[504]; e quel che è più difficile a concepirsi tante alterazioni eseguironsi nel periodo di non molt'anni, ed in quella venerabile età, in cui a tutti gli assistenti, agli uffizj divini era famigliarissimo il sacro linguaggio. E come mai è potuto avvenire, che i Fedeli del quarto secolo leggendo le Sante Scritture, più avidamente di quel che si leggano ai dì nostri i Romanzi, non si accorgessero, o non curassero di una innovazione contraria (per quanto pretendesi) al primo, ed al massimo tra i precetti, ed alla Dottrina, e alla pratica dei Padri del secondo, e del terzo secolo viventi almeno nelle opere loro cotanto ammirate, e nella memoria di tanti, i quali potevano aver conversato con essi? Si spieghi almeno come potesse mai l'illusione portarsi tant'oltre, che fosse universalmente creduta antica[505] una massima ed una disciplina nascente, e Fausto e Vigilanzio essere abbominati quai novatori[506]. Ma sia pure avvenuta nel quarto secolo sul culto de' Martiri delle Reliquie una -innovazione superstiziosa, nocevole-, ed infetta di -Paganesimo-. Dunque S. Gregorio il Grande, ed il S. Arcivescovo di Cantorbery Agostino non introdussero nel vostro Regno, -la pura e perfetta semplicità del Cristiano sistema-, ma la superstizione e l'Idolatria; ed altrettanti superstiziosi e Idolatri dovettero essere i vostri Maggiori quasi fino al principio del secolo decimosettimo[507]. Siccome poi quello, che io dico della Chiesa Anglicana, in adempimento della pretesa profezia di Eunapio si debbe estendere a tutto il Mondo Cristiano[508] da -Costantino fino a Lutero-, così debbe ancora conchiudersi, che le solenni promesse di Gesù Cristo di esser co' suoi discepoli fino alla consumazione dei secoli, e di non permettere, che le porte infernali giammai prevalessero contro la Chiesa, furono di una molto breve durata, ed andarono in fumo ben presto. Lo che sarebbe una bestemmia esecranda. Felici Voi, se ritornando alla Patria, come ben tosto avverrà, essendo uno oramai Sacerdote, e l'altro Suddiacono, poteste indurre i Protestanti vostri fratelli ad avere un miglior concetto della colonna, e della saldissima base del vero in materia di Religione. Mostrate ad essi con S. Ireneo[509], che pur dovrebbono rispettare, come coloro, -qui relinquunt praeconium Ecclesiae, imperitiam sanctorum Presbyterorum arguunt, non contemplantes quanto pluris sit idiota religiosus a blasphemo, et IMPUDENTE SOPHISTA-. Che se mai ritrovaste chi più volentieri ascoltasse un Poeta[510], che un Santo Padre, ripetetegli col mio Dante a Voi famigliare. «Avete il vecchio, e nuovo Testamento, E 'l Pastor della CHIESA, che vi guida: Questo vi basti a vostro salvamento. Se mala cupidigia altro vi grida, Uomini siate, e non pecore matte; Sì che il Giudeo tra voi di voi non rida: Non fate come agnel, che lascia il latte Della sua madre semplice, e lascivo Seco medesmo a suo piacer combatte.» NOTE: [374] Vedi M. Huet, -Demonstr. Evang-. Prop. 9. c. 160. [375] De Malignit. Herodot. p. 845. Xyland. Interp. Basil. 1570. -Sophistis quidem concessum est... sententiam pejorem sumere defendendam. Non enim fidem validam faciunt de rebus, et plerumque non negant gaudere se absurdis, et incredibilibus probabilitatem conciliando: qui vero historiam scribit, debet quae VERA sit scribere: de incertis MELIORA videntur RECTIUS quam PEJORA prodi.- [376] Orat. -pro Templis-. [377] Vedi il Gotofr., Comment. ad LL. 8 et ult. Cod. Theod. Tit. de Pagan. -Quod- NON SEMPER -Principum auctoritate jussuve factum, verum etiam Ecclesiasticorum, Monacorumque zelo- (altrove) -impetu-. [378] -Ars. cogit. part. 3. C. 20-. [379] Bolland. 26. Febrar. [380] Gli antichi Monaci si sostentavano col lavoro delle proprie mani. Gli spirituali loro esercizi erano: I. una penitenza perpetua -Vita plangentis. S. Hyeron. ad Ripar. Ep. 53-: I rigorosi e lunghi digiuni, onde rendevansi più bisognosi dei fomenti d'Ippocrate, che di avvertimenti -Id. Ep. 4. ad Rustic-: III. Frequentissime sacre funzioni. L'autore da cui traggo tali notizie è Bingham vol. 3. L. 7. C. 3. dal §. 10. al §. 17, Orig. Eccl. [381] Georg, -in Vit. Jo. Chrisost-. Theodor. H. E. Lib. 5. Cap. 29, Ed. Vales. [382] L. 16. C. Theod. Tit., -de Pagan.- Fu però tale la resistenza dei Pagani, che molti Monaci restaron feriti, ed alcuni uccisi. S. Gio. Gris. Ep. 123 e 126. To. 3. Ediz. del Montfaucon. [383] Leg. 36. -de. oper. publ.- Cod. Th. T. 5. [384] De Malign. Herod. [385] Vedi il Tit. cit. -de Pag. Saerif. et Templ.- del Cod. Theod. [386] -Jusserat Imperator ut templa Gentilium Alexandriae destruerentur.- Socr. H. E. L. 7. C. 16. -Templa- (Imperator) -solo aequari jussit-. Soz. H. E. L. 7. C. 15. [387] Soz. II. E. L. 7. C. 15. [388] Bolland. T. 2. Mart. 17. Hermant. Vie de S. Ambroise pag. 381. [389] -Sunt qui Apim et Serapidem unum nomen putarent, et per hunc Josephum intellexerint, uti Bochart cum Beyer ostendunt: nec veritati contraria videtur haec opinio, ut pluribus ostendit... Cl. Jo. Lehmann, quam iterum excudi curavit celeberr. Crenius... Interim favere huic sententia ipsa quoque Apis appellatio videtur.- Vedi Ugolin. T. 3. p. 743. N. 14 Monsig. Huet però vi vede al solito il suo Mosè -Demonst. Evang. Prop. 4 c. 4.- [390] At qui Amasidis crepitum, adventum asinorum furis, utrum incrementum... commemorasset, certo videri potest illa non incuria, aut contemtu praeterivisse pulchre facta, atque dieta, sed quod quibusdam male vellet, essetque in co injurius. Plutarc, loc. cit. p. 852. lin. 1. [391] Can. 3, 4, 5, 6. Vedi Gotofr. T. 6. C. Theod. p, 328. [392] S. Agost., -De Civ. D. L. 18. C. ult.- [393] LL. 7. et 11. Cod. Theod. Tit. cit. [394] LL. 15, 18, 19. C. Theod. T. cit. [395] II. Eccl. Lib. 5. C. 21. [396] Teodor. ivi = -ipse vero frontem silo affixam habens Clementem Dominum orabat etc.- [397] H. E. L. 5. C. 16. [398] Sulp. Sev., Dial. 2. C. 6. [399] Plutarc., -loc. cit.- [400] T. X. M. E. -Vie de S. Martin- Art. 16. [401] V. Hyeron, de Prato, -Praef. ad Sever. Sulp. Edit. Veron.- T. 1. [402] Sulp. Sev., Dial. 2. p. 108, 109, ec. T. 1. [403] Sulp. Sev., -de Vit. B. Mart.- pag. 19. Injuria repulsus ... secessit ad proxima loca, ibique per triduum cilicio tectus ac cinere jejunans semper, atque -orans-, ut virtus illud (templum) divina dirueret. pag. 21. = Quae erant -illius familiaria... arma-, solo prostratus -oravit- = pag. 23. Ubi vero auxilium crucis et -orationis arma- reperisset = Ad Euseb. Ep. p. 43. Recurrit ad -nota praesidia... orationem- diebus noctibusque perpetuat Dialog. 2. p. 11. [404] Sulp. Sev. pag. 18, 20, 21. De V. S. Mart. [405] Sulp., -De V. B. Martini, p. 22-. [406] Sulp., Dial. 2. p. 109. = e Dial. 3. p. 143. Nos Ecclesia et pascat et vestiat, dummodo nihil nostris usibus quaesisse videamur = così pensava ed operava quel Santo. Vedi p. 8. de V. B. Mart. [407] Et vece ante Martinum pauci admodum, imo fere nulli in illis regionibus Christi nomen receperant = Sulp. de V. B. M. p. 20. [408] Sulp., V. B. Mart. pag. 18, 19. [409] Questo è l'epiteto datogli da Sulpizio. [410] I. -Ad Corinth. 14, 22. Signa autem infidelibus, non fidelibus-. S. Greg I. Lib. 1 Hom. IV. in Evang. § 3 Lib. 2 Hom 29 §. 4. Moral. L. 27. C. 37. §. 3. Tom. I. Ed. Paris. [411] Leg. 18. T. -de Pagan.- etc. C. Theod. T. 6. Il Gotof. attribuisce il motivo di questo legge all'attentato dei Conti Giovio e Gaudenzio. Vedi il -Com.- p. 320. [412] Leg. 19, ibid. [413] Leg. 25, ivi Vedi il Com. del Gotofr. [414] Nicef. Call. L. 14. C. 44: -Teodosius in sacrosantum fanum τυχαιον convertit-. [415] H. E. lib. 7. C. 15. [416] -Reg. Epistol.- L. XI. Ind. IV. Ep. 76, T. 2. Ed. Paris. S. Agostino era stato del medesimo sentimento. Epist. 47, -ad Publicolam-. [417] Ad altri è sembrata -piena di scurrilità e di epiteti infami. Valsecchi dei Fondam. della Relig. L. 3. C. 6. Trahit sua quemque voluptas-. [418] Vedi Marangoni, -delle cose idolatriche ec.- Cap. 54. e seg. Jo. Ciampini, -de Sacr. aedific.- [419] -De Persec. Vandal.- Lib. 3. [420] -Eamque (Romam) depopulati maximam partem admirandorum illic operum incendio consumserunt.- Socr. lib. 7. C. 10. Vedi per tutti Tillem. p. 433. etc. ep. 592. T. 5. -Hist. des Emper.- [421] Euseb. in -V. Constant.- Lib. 2. C. 52. ex Vales. Vedi nel T. 3. della Storia di Gibbon il -Saggio di Confutaz.- [422] Plutarc. nel l. cit. [423] Euseb., -De V. Costant. Lib. 3. C. 1-. [424] S. Ambros., -de Vid. prop. f.- Lactant., -de Fals. Relig.- L. 1. C. 17. Arnob., -ad Gent. l. 4. c. 5-. S. August., -de C. Dei L. 2. C. 8-. etc. etc. [425] Hobbes, -de cive- e nel -Leviathan-. [426] Vedi Jo. M. Lampredi in Pis. Acad. Antecess. -Juribus pub. Univers. Theoremata- T. 2. pag. 550. 51, Ediz Pis. 1782, Henric. de Cocc., -Comm. ad Hug. Grot.- Lib. 2. C. 20 §. 44. p. 384. Lausari. 1752. [427] Il principio di S. Agost. L. 3. C. 51, cont. Cresc. è ancora più esteso = -In hoc Reges, sicut eis divinitus praecipitur, Deo serviunt, in quantum Reges sunt si in Regno suo bona, jubeant, male prohibeant non solum quae pertinent ad humanam societatem, verum etiam quae pertinent ad Religionem.- [428] Comm. ad L. 4. -de' Sacrif. T. 6-. C. Theod. [429] Zos. L. 4. C. 13, Amm. L. 29 C. 1. [430] Soz. L. 6. C. 35, Socr. L. 4 C. 19. [431] Leg. 9. Cod. Theod. -de Malef. et Mathem.- = Testes sunt leges a me in exordio Imperii mei datae, quibus unicuique quod animo imbibisset, colendi libera facultas tributa est =. [432] È condannabile senza dubbio la crudeltà, che mostrò Valente in quell'occasione; ma non per questo la divinazione lasciava di esser prudentemente sospetta, e pericolosa. Vedi il Com. del Gotof. alla L. 8, -de Malef. etc.- [433] Vedi S. Agost., de C. D. L. 5. C. 23. [434] Orat., -de Templ. in f.- [435] Soz. Lib. 7. C. 15, -pro templis suis acriter dimicabant etc.- [436] S. Agost., de Civ. D. lib. 18, Cap. ult. [437] Questa querela mosse a scrivere Arnobio i suoi libri -Adv. Gent.- e questa medesima indusse S. Agost. ad intraprendere la grand'opera de Civ. D. -Retract.- L. 2, C. 43. [438] Vedi la Leg. 23, -de Sacrif.- col Com. del Gotof. il quale con ragione raccomanda la lettura della Novel. di Teodosio il Giovane Tom 7. Tit, -de Judaeis- al §. -Hinc perspicit- in cui si rimproverano i Pagani con somma forza ed eleganza per la loro audacia. Non la trascrivo per non esser prolisso. [439] Tit. Liv. Lib. 39. C. 14. Ed. Freinshem; T. 5. p. 322. [440] Plutarc., al l. cit. [441] Cic. -de Offic. Lib. 3. C. 19-. -Cum permagna praemia sunt etc.- [442] V. Puffendorf de J. N. et. G. Lib. 1. G. 4. cum Barbeyr. Not. 3. ac. §. 9. Burlam. -Princip. du Droit. nat. C. 2-. ed altri -non Casisti.- [443] Sozom. L. 7. C. 15, cit. de' sop. [444] -De malign, Herod.- [445] Eunap. nella V. di Edes. del Commel. p. 64, 65, etc. [446] Eunap. nella V. di Edesio p. 60. Ediz. -di Commel.- [447] -Illos vero, qui negant Sanctos aeterna felicitate fruentes invocandos esse... vel invocationem esse idolatriam... vel stultum esse in caelo regnantibus... supplicare, impie sentire.... affirmantes Sanctorum reliquiis venerationem, atque honorem non deberi, vel eas aliaque sacra monumenta a fidelibus inutiliter honorari.... omnino damnandos esse.- Trident. Sess. XXV. -De Invocat. etc.- [448] Son note le atroci calunnie dei Gentili, figlie in parte della loro ignoranza, contro i primi fedeli. Tertul., Apolog. C. 7. Minul. Fel. in Oct.... Neppur si sapeva esattamente il nostro nome. Tertul., Apolog. C. 3. -Perperam Christianus pronunciatur a vobis; nam nec nominis certa est notitia penes vos.- Questa ignoranza durava ai tempi di Lattanzio tra molti. -Divinar. Inst. C. 7. Lib. 4-. [449] Ho presente la Dissert. Filosof. -De Argum. Theologico ab invid. ducto num. Octavo etc.- Credo però, che S. Girolamo fosse in istato di giudicare delle intenzioni di Vigilanzio assai meglio, che il Sig. le Clerc dopo 12 buoni secoli. [450] Trid. sess. 25, -De Invocat. etc.- [451] Vedi il Muratori, -Della regolata Divozione etc.- Cap. XXIII. [452] Plutarc., in Comment. -Quomodo adolescens poetas audire debeat- ex Xyland. pag. 11. [453] Lo stesso, e con ragione esigono i Protestanti. Vedi Concl. Syn. Dord. -in Syntagm. Confes. Fid.- [454] Trid. sess. 25. al l. e la professione di fede non dice di più. Vedi Franc. Veron., -Reg. Fid. § 7-. [455] Vedi -l'Esposiz. della Dottr. della Chiesa- di Mons. Bossuet Cap. 4. l'Avvertim. premesso all'Ediz. di Venez. 1713. [456] -Absit.... ut Christianus homo in se ipso vel confidat, vel gloriatur, et non in DOMINO, cujus tanta est erga omnes homines bonitas, ut eorum velit esse merita, quae sunt IPSIUS DONA. Trid. sess. 6. Cap. 15.- Vedi Bossuet, -Spiegaz. di alcune diffic. sopra la Messa. Cap. 39 e 40-. [457] L'eruditissimo Grozio avendo esaminate le diverse maniere indicate dai Padri, e dai nostri Teologi per ispiegare come i Santi abbiano notizia dei nostri bisogni etc. conchiude = -Ita inique faciunt Protestantes; qui Idolatriae damnant eos, qui multorum veterum sententiam secuti, putant nostrarum necessitatum et precum notitiam aliquam ad Martyres pervenire.- Grot. ad Consult. Cassand. T. 4. p. 6. Vedi -Perpétuité de la Foy. Tom. 5. L. 7. C. 7-. ed il Veton., -Reg. Fid. §.7-. [458] Cath. Rom. p. 3. -De Cultu etc.- [459] T. ad Thessal. Cap. 5, 25, ad Hebr. C. 13, 18. Jacob. C. 5. 16. -Orate pro invicem, ut salvamini; multum enim valet deprecatio fusti assidua.- Potrei ancora allegare il comando di Dio medesimo = -Job autem servus meus orabit pro vobis- Job. Cap. 42. V. 8. ec.; ma i nostri avversarj o stravolgono i Sacri Libri con interpetrazioni arbitrarie, o gli ripudiano totalmente: -Tertull., de Praescript. Haeret. § 17-. [460] Dico ciò, perchè il Sig. Gibbon cita Burnet, -de Stat. mort-..... Leggetelo pure, ma leggete ancora il Muratori, -De Paradiso non expectata Corp. Resurect.-, e specialmente il Cap. 23, dove dimostra quanto giustamente abbia deciso il concilio Fiorentino l'opinione contraria a quella di Burnet coll'autorità di -S. Greg. M.- a cui dee tanto la vostra Inghilterra, del -Ven. Beda-, di -S. Aldhelmo-, e di -Alcuino-, tutti luminari del vostro Regno. [461] Le orazioni della Liturgia quasi tutte terminano con la clausula: -Per Dominum nostrum J. Christum etc.- [462] Certum est, quod hac interpellatione adoratio illa, et cultus, qui soli Deo debetur non imminuitur; cum Sanctos Dei -non ut Deos, et largitores bonorum, sed ut Condeprecatores,- et -Impetratores- appellemus. Cassand. Cons. art. 21. Tuttavolta M. Fell Vescovo di Oxford si ostina ad asserire = Deos, qui rogat (Martyres) ille facit = Ditemi in grazia: a pregare un ministro, perchè sostenga una supplica presentata a S. M. Britannica, si divien forse rei di alto tradimento? [463] Quis umquam auditus in precibus aut Litaniis dixisse -Sanctae Raliquiae orate pro me?- Eppur una tal manifesta calunnia dei Centurioni Magdeb. è ripetuta dal Sig. Gibbon. Vedi il Bellarm., de Reliq. C. 2. in f. [464] Trident. sess. 25. De invocat etc. [465] O convien credere accetto a Dio il culto dei Santi, e delle loro Reliquie, o bisogna negar tutti -fino ad uno- i miracoli, che si raccontano operati da Esso a favore di chi ha praticato un tal culto. Quest'ultimo partito, che è quel di Daillé e del Sig. Gibbon (N. 1) porta ad ammettere non solo una -credulità-, ed una -stupidezza- (appena scusabile in un fanciullo) ma eziandio una -frode-, ed un manifesto carattere d'-impostura- in S. Ambrogio, S. Agostino, S. Ilario, S. Paolino, S. Gio. Grisostomo, S. Asterio, Teodoreto, Eulogio, ed altri senza numero, tutti insigni per antichità, per integrità, e per ingegno e dottrina. Vedi il Petav., -de Incarn. Lib. 15. C. 13-. Son forse tutti i prodigi narrati da essi impossibili, inverisimili, e senza esempio nelle S. Scritture? Colui che volle onorare S. Pietro e S. Paolo ancor racchiusi -in carcere mortis hujus-, operando prodigi per mezzo dell'-Ombra- di questo (Act. Cap. 5 ), e delle cose state al -contatto del corpo- di questo (Act. C. 19) sarà cosa impossibile, strana e ridicola, che gli abbia operati per mezzo dei -vasi posseduti- sino alla morte -in honorem- da quei medesimi Santi, dopo averli coronati nel Cielo? Vedi il T. 2. de Unit. Eccl. lib. 12. C. 29. Fratr. Walenburch. e l'A. Anon., -dell'Arte di pensare. P. 4. C. 14-. [466] Trid. sess. 22. C. 5 de Sacr. Mis. Vedi il bel Catech. di M. Giorgio Berger. Vesc. di Montpellier sulla materia in questione. [467] Vedi l'Avvertim. all'-Esposizione- nell'Ediz. di Venez. del 1713. [468] Molti altri hanno sfogato il loro veleno contro la Chiesa. Vedi Alberto Fabric., -Bibliogr. antiq.- Cap. 4. N. 6. etc. [469] -Adv. Vigilant.- Ed. Paris T. 4, p. 284. Vedi la dotta Dissert. -de Veterum quorumd. Christianor. nominibus- del Ch. Padre Passini. Venet. 1772 ed il Gaetano 2. II. Quaest. 86. Art. 1. [470] Baron., -in Annotat. ad Martyrolog.- R. ad d. 2. Febr., -Annal. ad Ann. 45. p. 273-. Venet. Ed. 1705. [471] Middleton inclina a credere con lo Spencero, che le Cerimonie Giudaiche gran tempo prima fossero usate dagli Egiziani. In tale ipotesi, il culto del popolo prediletto da Dio nel suo tempio santo sarà dunque stato impuro, e sacrilego? Le lavande nei fiumi si praticavano dai Pagani per cancellare le colpe. Dunque il Battesimo sarà un atto d'Idolatria? Vedi il Valsecchi, -Dei Fondam. della Relig.- Lib. 2 e 4, e Lib. 3. e 6. p. 2. [472] De Civ. D. Lib. 8. c. 23 [473] Histoire etc. T. 2 p. 680. 2, 3. [474] Lib. 20. -Contr. Faust. C. 21. T. 6. p. 156-. Si confronti col Tridentino alla sess. 22. -de sacrif. Mis.- cap. 3. [475] Histoire etc. p. 676. Tom. 2. [476] Così lo qualifica il Sig. Gibbon, onde mostra di adottarne i sentimenti. [477] Vedi il Muratori nella Dissert. -de Rebus Liturg. T. 13-. Ed il Vescovo di Arezzo P. 1. p. 180, 191, dove mostra ad evidenza con passi chiari di S. Agostino il domma Cattolico intorno al Sacrifizio dell'Altare contro Bingham ec. e la 3. Dissert. del Padre Touttée cap. 12 de Doct. S. Cyrilli Ed. Paris. [478] Histoire etc. T. 2. p. 681. [479] Vedi S. Iren., -Cont. Haeres. L. 1. c. 10 T. 1-. [480] S. Agost. med., -de Morib. Eccl. C. 39-. [481] Non è una esagerazione: Vedi il Petav., -de Incarn. Lib. XIV. c. 10-, il Bellarm., -de Reliq.- etc., ed il Catech. di M. Berger, etc. [482] Can. 5. Syn. Nic. I. Can. 20, Conc. Antioch. a. 341. Can. 19. Conc. Calcedon. -secundum Regulas Petrum bis in anno in unum convenire Episcopos, ubi singula, quae emerserint, corrigantur-. Vedi il Decr. di Graziano alla Dist. 18. S. Leone Ep. 16 c. 7. inculca questa regola -pro custodia concordissimae unitatis-. [483] Optat. Lib. 2. cont. Parmeo. -Cum quo- Damaso Pontefice -nobis totus orbis commercio formatarum in una communionis societate concordat-. S. Aug. Ep. 163 V. Ed. ad Eleus. V. Cabas. Diss. 7. -Notit. Concil.- [484] Serm. 101. -de Divers. C. 7-. Ed. Plantin. T. X. p. 572. I testi, che riportano poco dopo, dimostrano i Fedeli bene informati. [485] Ad -Riparium- Ep. 37. T. 4. Ed. Paris. p. 278. et. adv. Vigilant. p. 280. [486] S. Aug. -Cunt. Faust.- Lib. 20, c. 21. [487] Tertull. de -Praescript. Haeret.- §. 21, etc, e l'Analisi del Ch. D. Tamburini Prof. della R. I. Università di Pavia. [488] Vedi Ruinart nella Pref. generale -in act. Mart.- e Mamachi -Orig. et Antiq. Christ.- T. 1. L. 1. § 27. [489] Beausob. l. c. pag. 663. [490] Euseb. H. E. L. 4. C. 15. [491] Un segno di gioja, lasciando da parte la mistica, erano i lumi, adoprati ne' primi tre secoli per necessità, e quindi per ceremonia. Tanto è contraria la Chiesa alle novità. Vedi de Vert. T. 2. p. 18, Pref. e la Lettera a Jurieu. Quale ingiustizia il voler prender regola del Culto pubblico dai tempi della più barbara persecuzione! Vedi Prudent., -hymn. de S. Laurentio-; e S. Paolino, -Carm. de S. Felice- colla Dissert. del Muratori 16. Tom. XI. p. 1. Ed. di Arez. ol. -Anecdot. T. 1-. [492] Euseb., H. E. loc. cit. [493] Vedi il Trombelli, -de cultu- SS. Diss. 7. capit. 6. e seg. [494] Beausob. T. 2 p. 668 N. 2. l, c. [495] Beausob. ivi pag. 644. n. 2. [496] -Suo loco et ordine nominantur, non tamen a Sacerdote, qui sacrificat, invocantur.- S. Aug., de C. D. Lib. 22. c. 10. Così Beausobre. -Deo quippe, non ipsis sacrificat, quamvis in Memoria sacrificet corum, quia Dei Sacerdos est non illorum-. Così prosegue S. Agost. Le parole poi antecedenti sono: -Ad quod sacrificium sicut homines Dei, qui mundum in ejus confessione vicerunt suo loco etc.- [497] Serm. 107 de divers. cap. 2. Ed. Plant. pag. 582 T. X. [498] Serm. 17. -de Verb. Apost. c. 1. 131. T. X-. [499] Tract. 84. -in Joan. T. IX-. Ed, Plant. p. 185. [500] Euseb. H. E. L. 2. C. 25. [501] Histoire etc. T. 2. pag. 668. [502] L'autorità di S. Cirillo ha sempre spaventato i Settarj: onde hanno tentato ogni via per eluderla. Vedi la -Pref.- alle sue Opere -Edit. Paris.- §. 2. Le ventitre Catechesi si mostrano un parto genuino, ed incorrotto di quel S. da Nat. Aless. contro -Rivet Hist. Eccl. Saec. IV. c. 6. art. 12-, e dal Padre Touttée Bened. -Dissert.- 2 premessa alla Ediz. cit. Vedi il cap. 3 destinato alla difesa delle 5 Mistagog.; giacchè nella quinta di queste §. IX. p. 328 si legge: -Postea recordemus eorum, qui obdormierunt, primum Patriarcharum, Prophetarum, Apostolorum, Martyrum, ut Deus EORUM PRECIBUS, et legationibus orationem nostram suscipiat-. La Liturgia attribuita a S. Giacomo mi par che confermi l'asserzione di S. Cirillo, leggendosi = -Commemorationem agamus..... omnium SS. et justorum, ut PRECIBUS, atque intercessionibus EORUM omnes misericordiam consequamur. Tom. 2. Bib. PP. pag. 4, in fin-. Ed. Lugd. 677. Vedi Renaudot. -Liturgiarum Oriental. Coll. Tom. 2. p. 29 e seg.- Lascio però al Sig. Beausobre il privilegio di contare sopra monumenti sì dubbj. V. Praef. Tract, etc. Praelim. Jo. Bolland. Tom. 3. Ed. Venet. 1751. pag. 473. Sul passo delle -Costituz. Apost.- Vedi il Muratori, Dissert. -De Reb. Liturg.- cap. 22, ove rileva egregiamente la mala fede di Bingham., -Crimine ab uno etc.- [503] Vedi la cit. Dissert. a, del P. Toutée § 31 pag. 121. [504] Liturgia S. Jo. Chrisost. = -In honorem... Dei Genitricis, et S. V. Mariae, cujus intercessionibus suscipe Domine Sacrificium hoc.- Indi il Sacerdote fa la commemorazione dei SS. o dei Martiri -QUORUM PRECIBUS visitari se a Deo rogat-. Presso il Petav. l. cit. V. T. Epifanio Haere 75, §. 7. ed i sacramentarj -Leoniano, Gelesiano e Gregoriano- presso il Muratori T. 13 P. I. II. III. della Ediz. cit. [505] L'invocazione de' SS. si confessa molto antica da Chemnizio, -Exam. Conc. Trid.- P. IV. p. 16. Può vedersi Agosti Einsidlens. Tom V. -Oecum. Trid. Concilii Veritas inextincta cont. Heidegger.- usandone con Critica. È celebre il testo di S. Cipriano nell'Epist. 57, -ad Cornel. Edit. Pamel.- sostenuto dal Petavio, -cont. Rigalt. de Incarn. L. XIV. c. 10-. ed il Can. XX. -del Conc. Gangrense- nel Pontificato di S. Silvestro. [506] Questo argomento è trattato ampiamente nel T. I. -de la Perpetuitè de la Foy-. Lib. 1. cap. 10. Debbono ancora spiegare i Protestanti il perchè in tutti i tempi la Chiesa abbia usato una somma cautela in registrare gli Atti de' Martiri, e nell'esame delle S. Reliquie per impedire le frodi talora pie, e talor vergognose. Vedi Ruinart, -Praef. in Act. Martirum- §. 4., Mabillon -de Canoniz. SS. ad. Saec. V. Bened.-, e l'Epist. -de Cultu SS. Ignotor.- Front. Duc., -de diebus fest.-, Orsi, -Dissert. Apolog. pro SS. Perpet. et Felicit.-, ed i Prolegomeni -ad Hist. Eccl. p. 20- del Ch. Zola. Ma questa spiegazione si aspetta invano. [507] Vedi la -lettera di una Inglese Cattol.- presso il Murat. Tom. 4. dell'Oper. Ediz. cit. Giovanni Hus e Wicleffo acconsentirono all'Invocazione de' SS. -Storia delle variazioni- Lib. XI. §. 157, e 165, ed Arrigo VIII, ne confermò solennemente la pratica. Ivi lib. VII. §. 26 e 37. [508] M. Claude ha compreso il settimo secolo intiero -dans les beaux jours de l'Eglise-: Ospiniano avendo appunto in mira il culto dei SS. e delle Reliquie riguarda S. Greg. M. come il fonte da cui scaturì il -torrente della superstizione, e della Idolatria-: i Centuriatori Magdeburg. si contraddicono. Vedi al Bellarm. -l. cit.- Chamier od altri prendon per -figure rettoriche- le invocazioni dei SS. fatte dai Padri del IV. Secolo. Gibbon dopo Beausobre o Dailé etc. è meno scrupoloso. Quali e quante variazioni! È egli questo il carattere della verità! V. -la Perpet. de la Foy T. 1. e T. 5-. al -luog. cit.- Una innovazione, ed una innovazione superstiziosa e pagana poteva ella esprimersi con questi termini? -Iidem (Praesides Provinciarum) Martyrum festos dies jussu Principii OBSERVABANT.- Euseb., -in Vit. Const.- Lib. IV. c. 23. -Eorum Martyrum sepulchra celebrare, et PRECES ibi votaque nuncupare, et beatas illorum animas venerari CONSUEVIMUS: idque a nobis MERITO fieri statuimus.- Il med. Euseb., -Praep. Evangel.- Lib XIII. c. II. -Una innovazione superstiziosa e pagana-, può mai autorizzarsi dai Concilj Ecumenici? Nel Conc. Calced. -Act.- XI esclamarono i Padri = -ecce ultio, ecce VERITAS: Flavianus post mortem vivit, Martyr pro nobis oret-. Lab. Lutet. Paris. Tom. 4. P. 697. Tralascio come sospetto il Capit. 7. del VI. Conc. Gener. Tom. 6. p. 205., rimettendovi agli Atti dei Niceno II. Tom. VII. [509] Lib. V, Cap. 20. -Contr. Haeres.- pag. 317. T. I. Ed. di Ven. de' Bened. [510] Paradiso Cant. V. CAPITOLO XXXII. -Arcadio Imperatore dell'Oriente. Amministrazione e disgrazia d'Eutropio. Rivolta di Gaina. Persecuzione di S. Gio. Grisostomo. Teodosio II. Imperatore dell'Oriente. Sua sorella Pulcheria. Eudossia sua moglie. Guerra Persiana e division dell'Armenia.- [A. 395-1453] La divisione del Mondo Romano tra i figli di Teodosio contrassegna il finale stabilimento dell'Impero orientale, che dal regno d'Arcadio fino alla presa di Costantinopoli, fatta dai Turchi, durò mille e cinquantotto anni in uno stato di prematura e perpetua decadenza. Il Sovrano di quell'Impero assunse ed ostinatamente ritenne il vano, e di poi fittizio titolo d'Imperator dei -Romani-; e l'ereditarie denominazioni di -Cesare- e d'-Augusto- continuarono a dichiarare, che egli era il legittimo successore del primo degli uomini, che avesse regnato sulla prima delle nazioni. Il Palazzo di Costantinopoli gareggiava, e forse oltrepassava la magnificenza della Persia; e gli eloquenti discorsi di S. Gio. Grisostomo[511] celebrano il pomposo lusso del regno d'Arcadio nell'atto di condannarlo. «L'Imperatore (dic'egli) porta sul capo o un diadema o una corona d'oro adornata di pietre preziose, d'inestimabil valore. Questi ornamenti e le vesti di porpora son riserbate per la sola sua sacra persona; ed i suoi abiti di seta son ricamati con figure di dragoni d'oro. Il suo trono è d'oro massiccio. Ogni volta che comparisce in pubblico, egli è attorniato dai cortigiani, dalle guardie e dai Ministri. Le lance, gli scudi, le corazze, le briglie, ed i finimenti dei loro cavalli sono o in sostanza o in apparenza d'oro, e l'ampio splendido rilievo, che è nel mezzo del loro scudo, è circondato da piccole borchie, le quali hanno la figura dell'occhio umano. Le due mule, che tirano il cocchio del Monarca, sono perfettamente bianche, e da ogni parte risplendono d'oro. Il cocchio medesimo, di purissimo oro sodo, attrae l'ammirazione degli spettatori, che osservano le portiere di porpora, il candido tappeto, la grossezza delle pietre preziose, e le rilucenti lastre d'oro, che brillano, quando sono agitate dal moto del cocchio. Le pitture Imperiali son bianche sopra un fondo turchino: l'Imperatore comparisce assiso sul trono, con le armi, i cavalli e le guardie intorno ad esso, ed i suoi soggiogati nemici, in catena, a' suoi piedi». I successori di Costantino stabilirono la perpetua lor residenza nella città reale, che egli aveva eretta sul confine dell'Europa e dell'Asia. Inaccessibili alle minacce dei loro nemici, e forse alle querele dei loro Popoli, ricevevano, qualunque vento spirasse, le tributarie produzioni d'ogni clima, e l'inespugnabil forza della lor Capitale continuò per più secoli a sfidare gli ostili sforzi dei Barbari. I loro Stati avevano per confini l'Adriatico, e il Tigri, e l'intiero spazio di venticinque giorni di navigazione, che separava la fredda estremità della Scizia dalla Zona torrida dell'Etiopia[512], era compreso nei limiti dell'Impero orientale. Le popolose regioni di quell'Impero erano la sede delle arti e delle scienze, del lusso e della ricchezza, e gli abitanti di esse, che avevan preso il linguaggio ed i costumi dei Greci, si nominavano con qualche apparenza di verità la parte più colta e gentile della specie umana. La forma del Governo era una pura e semplice monarchia. Il nome di -Repubblica Romana-, che per tanto tempo conservò una debole tradizione di libertà, ristringevasi alle province Latine; ed i Principi di Costantinopoli misuravano la lor grandezza dalla servile obbedienza del loro Popolo. Essi non sapevano quanto una tal passiva disposizione snerva e degrada ogni facoltà della mente. I sudditi, che avevano abbandonato la lor volontà ai comandi assoluti d'un padrone, erano ugualmente incapaci e di difender le vite ed i beni loro dagli assalti dei Barbari, e di guardar la propria ragione dai terrori della superstizione. [A. 365-399] Sono tanto fra loro connessi i primi avvenimenti del regno d'Arcadio e d'Onorio, che la ribellione dei Goti e la caduta di Buffino hanno già avuto luogo nell'Istoria dell'Occidente. Si è già osservato, che Eutropio[513], uno dei principali Eunuchi del palazzo di Costantinopoli, successe a quel superbo Ministro, di cui aveva ultimato la rovina, e tosto imitato i vizi. Ogni Ordine dello Stato inchinavasi al nuovo favorito, e la vile ed ossequiosa lor sommissione l'incoraggiò ad insultar le leggi, e quel che è viepiù difficile o pericoloso, i costumi del paese. Sotto i più deboli fra i Predecessori d'Arcadio, il regno , 1 ( ! ) - ' , 2 - ; 3 : « 4 , , , 5 ; , 6 » . 7 , [ ] [ ] ; 8 , ' , 9 [ ] , 10 , , 11 , ' 12 [ ] . - - , . , 13 - , 14 15 - [ ] . 16 ' [ ] ; , 17 , 18 , [ ] : 19 , 20 [ ] : ' , 21 ' [ ] : 22 ' , [ ] 23 , - , 24 - . 25 ' - - , 26 ? 27 28 , . , , 29 , 30 . 31 , ' 32 , , 33 34 [ ] , ; 35 , ' . 36 ' , , 37 , 38 ; 39 - 40 - [ ] . . - 41 - - - , - 42 - , - - . 43 44 [ ] ; ' 45 . 46 [ ] 47 , [ ] ; 48 - 49 ' , 50 , 51 ' ' ' - ( . 52 ) = - - ( ) - 53 , - [ ] . 54 « , ' , 55 , ' 56 ; , , ' ' . 57 . ' 58 , 59 » . 60 , , 61 , , - - 62 , 63 - , 64 - . , . 65 , . 66 67 . 68 [ ] - - , , 69 ' 70 - - , , 71 - - , - - . 72 ' , . 73 ; 74 - - 75 - - ' , - 76 , 77 : - 78 , - , 79 - , - 80 , - : 81 [ ] , - 82 - , 83 . 84 [ ] , , 85 , . 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