accettò il servizio di Saro, allorchè questo bravo capitano e soldato d'Onorio fu provocato ad abbandonar la Corte d'un Principe, che non sapeva come premiare e come punire. Adolfo, educato in mezzo ad una stirpe di guerrieri, che stimavano il dovere della vendetta, come la parte più preziosa e più sacra della loro eredità, s'avanzò con un corpo di diecimila Goti ad incontrar l'ereditario nemico della casa di Balti. Attaccò Saro in un momento di negligenza, quando era accompagnato solo da diciotto o venti dei suoi valenti seguaci. Questa banda di Eroi, uniti dall'amicizia, animati dalla disperazione, ma finalmente oppressi dalla moltitudine, meritò la stima, senza eccitare la compassione dei loro nemici, ed appena il leone fu preso ne' lacci[336], fu immediatamente fatto morire. La morte di Saro sciolse la debole alleanza, che Adolfo tuttavia manteneva con gli usurpatori della Gallia. Ei prestò nuovamente orecchio ai dettami dell'amore e della prudenza, e presto assicurò il fratello di Placidia, che avrebbe subito mandato al palazzo di Ravenna le teste dei Tiranni, Giovino e Sebastiano. Il Re dei Goti eseguì la sua promessa senza difficoltà o dilazione. Gl'infelici fratelli non sostenuti da alcun merito personale, furon abbandonati dai Barbari loro ausiliari; e la breve opposizione, che fece Valenza, fu espiata dalla rovina d'una delle più nobili città della Gallia. L'Imperatore, eletto dal Senato Romano, che era stato promosso, deposto, insultato, restituito, di nuovo deposto, e di nuovo insultato fu alla fine abbandonato al suo destino; ma nell'atto di privarlo della sua protezione il Re Goto fu ritenuto o per pietà o per disprezzo dal fare alcuna violenza alla persona di Attalo. Il misero Attalo, rimasto senza sudditi e senz'alleati, s'imbarcò in un porto di Spagna per cercare qualche sicuro e remoto ritiro: ma fu sorpreso per mare, condotto alla presenza d'Onorio, fatto passare in trionfo per le strade di Roma o di Ravenna, ed esposto pubblicamente agli occhi della moltitudine sul secondo scalino del trono dell'-invincibile- suo vincitore. Attalo si trovò sottoposto alla medesima pena, di cui nel tempo della sua prosperità fu accusato d'aver minacciato il suo rivale. Fu esso condannato, dopo l'amputazione di due dita, ad un perpetuo esilio nell'isola di Lipari, dove gli fu somministrato un decente sostentamento per vivere. Il resto del regno d'Onorio non fu disturbato da ribellioni; e si può osservare che nello spazio di cinque anni sette usurpatori avean ceduto alla fortuna di un Principe, che era per se stesso incapace di consiglio e d'azione. [A. 409] La situazione della Spagna, separata per ogni parte dai nemici di Roma per mezzo del mare, dei monti, e delle intermedie province, aveva assicurato la tranquillità di quel remoto e diviso paese, e possiamo risguardare come un sicuro sintomo di pace domestica l'avere pel corso di quattrocento anni la Spagna somministrato ben pochi materiali all'istoria del Romano Impero. I vestigi dei Barbari, che nel regno di Gallieno erano penetrati al di là dei Pirenei, furono tosto cancellati dal ritorno della pace; e nel quarto secolo dell'Era Cristiana le città d'Emerita o Merida, di Cordova, di Siviglia, di Bracara, di Tarragona si contavano fra le più illustri del Mondo Romano. Le varie produzioni del regno animale, vegetabile e minerale, migliorate e lavorate dall'arte d'un industrioso popolo, ed i particolari vantaggi delle provvisioni navali contribuivano a sostenere un esteso e profittevol commercio[337]. Vi fiorivan le arti o le scienze sotto la protezione degl'Imperatori, e se il carattere degli Spagnuoli s'era indebolito per causa della pace e della servitù, l'ostile avvicinamento dei Germani, che avevano sparto il terrore e la desolazione dal Reno fino ai Pirenei, parve che riaccendesse in loro qualche scintilla dell'ardor militare. Finattantochè la difesa delle montagna fu affidata alla robusta e fedel milizia del paese, questa rispinse con buon successo i frequenti attacchi dei Barbari. Ma tosto che le truppe nazionali dovettero cedere il posto ai soldati Onoriani, al servizio di Costantino, le porte della Spagna furono perfidamente aperte al pubblico nemico, circa dieci mesi prima del sacco di Roma fatto da' Goti[338]. La coscienza della propria colpa e la sete della rapina indusse le guardie mercenarie dei Pirenei ad abbandonare il loro posto, ad invitare le armi degli Svevi, dei Vandali, e degli Alani, ed a far più gonfiare il torrente, che con irresistibil violenza delle frontiere della Gallia scorse fino al mare dell'Affrica. Si posson descrivere le disgrazie della Spagna con le frasi del più eloquente suo storico, il quale in breve ha espresso le patetiche e forse esagerate declamazioni degli scrittori contemporanei[339]. «L'irruzione di tali popoli fu accompagnata dalle più terribili calamità; mentre i Barbari esercitarono indistintamente la lor crudeltà sulle sostanze dei Romani e degli Spagnuoli, e saccheggiarono con ugual furore le città e l'aperta campagna. Il progresso della fame ridusse i miserabili abitanti a cibarsi della carne dei loro simili; ed anche le bestie selvagge, che si moltiplicarono senza opposizione nelle boscaglie, furono irritate dalla sete del sangue e dall'impazienza della fame ad arditamente attaccare e divorare l'umana lor preda. Tosto comparve la pestilenza, inseparabile compagna della fame; una gran quantità di Popolo fu distrutta; ed i lamenti di quei che morivano, non facevano che eccitar l'invidia degli amici, che loro sopravvivevano. Finalmente i Barbari, sazi della strage e della rapina, ed afflitti dal mal contagioso, che essi stessi vi aveano introdotto, stabilirono la permanente loro dimora nello spopolato paese. L'antica Galizia, i limiti della quale contenevano il regno della vecchia Castiglia, fu divisa fra gli Svevi ed i Vandali: gli Alani si sparsero nelle Province di Cartagena, e di Lusitania, dal mare Mediterraneo all'Atlantico; ed il fertile territorio della Betica toccò in sorte a' Silingi, altro ramo della nazione Vandalica. Dopo aver regolato tal divisione, i conquistatori ed i nuovi lor sudditi contrassero certi reciproci vincoli di protezione e d'ubbidienza fra loro: si coltivaron di nuovo le terre, e furon di nuovo abitate le città ed i villaggi da un Popolo schiavo. La massima parte degli Spagnuoli si trovò anche disposta a preferire questa nuova condizione di povertà e di barbarie alle severe oppressioni del Governo Romano: ve ne furono però molti, che sempre sostennero la nativa lor libertà; e che ricusarono, specialmente nelle montagne della Galizia, di sottomettersi al giogo dei Barbari[340]». [A. 414-415] L'importante dono delle teste di Giovino e di Sebastiano aveva confermato l'amicizia d'Adolfo, e restituita la Gallia all'ubbidienza d'Onorio, cognato di lui. La pace però era incompatibile con la situazione e coll'indole del Re dei Goti. Volentieri dunque accettò la proposizione di rivolgere le vittoriose sue armi contro i Barbari della Spagna: le truppe di Costanzo impedirono che avesse comunicazione coi porti della Gallia, e dolcemente gli fecero dirigere la marcia verso i Pirenei[341]. Passò questi monti, ed in nome dell'Imperatore sorprese la città di Barcellona. La tenerezza d'Adolfo per la Romana sua sposa non fu diminuita dal tempo, nè dal possesso, e la nascita d'un figlio, chiamato col nome dell'illustre suo avo Teodosio, parve, che lo fissasse per sempre negl'interessi della Repubblica. La morte di questo fanciullo, il corpo del quale posto in una cassa d'argento fu depositato in una Chiesa vicino a Barcellona, afflisse i suoi genitori; ma il dispiacere del Re Goto fu sospeso dalle fatiche del campo, ed il corso delle sue vittorie fu presto interrotto da un domestico tradimento. Egli aveva imprudentemente preso al suo servizio uno dei seguaci di Saro, Barbaro d'animo ardito, sebbene piccolo di statura, in cui la segreta brama di vendicare la morte del suo amato Signore veniva continuamente irritata dai sarcasmi dell'insolente suo Principe. Fu Adolfo assassinato nel palazzo di Barcellona: una tumultuosa fazione fu causa, che si violassero le leggi della successione[342], e Singerico, fratello dell'istesso Saro, non attenente alla stirpe reale, fu posto sul trono dei Goti. Il primo atto del suo regno fu l'inumana uccisione de' sei figli di Adolfo, nati da un anterior matrimonio, ch'ei senza pietà strappò dalle deboli braccia d'un venerabile Vescovo[343]. La sfortunata Placidia, invece della rispettosa compassione che avrebbe dovuto eccitare nei petti più selvaggi, fu trattata con crudele e vergognoso insulto. La figlia dell'Imperator Teodosio, confusa in una folla di volgari schiave, fu costretta a camminare a piedi più di dodici miglia innanzi al cavallo d'un Barbaro, assassino d'un marito, che Placidia amava e piangeva[344]. [A. 415-418] Ma Placidia ebbe presto il piacere della vendetta; e la vista degl'ignominiosi travagli di lei potè muovere uno sdegnato Popolo contro il Tiranno, che fu assassinato il settimo giorno della sua usurpazione. Dopo la morte di Singerico, la libera scelta della nazione diede lo scettro Gotico a Vallia, l'indole guerriera ed ambiziosa del quale parve nel principio del suo regno estremamente contraria alla Repubblica. Ei marciò in armi da Barcellona fino a' lidi del mar Atlantico, che gli Antichi veneravano e temevano come il confine del Mondo. Ma quando giunse al promontorio meridionale della Spagna[345], e dallo scoglio, dove ora è la fortezza di Gibilterra, osservò la vicina e fertile costa dell'Affrica, Vallia riprese i disegni di conquista, che la morte d'Alarico aveva interrotti. I venti ed i flutti sconcertaron di nuovo l'impresa dei Goti; e le menti di un superstizioso Popolo furono altamente commosse dai replicati disastri delle tempeste e dei naufragi. In tali circostanze il successore d'Adolfo non ricusò più di dare orecchio ad un ambasciatore Romano, le proposizioni del quale venivano invigorite dal vero o supposto avvicinamento d'un numeroso esercito sotto la condotta del valoroso Costanzo. Si stipulò, e si mantenne un solenne trattato: Placidia fu restituita onorevolmente al fratello; furono date agli affamati Goti seicentomila misure di grano[346]; e Vallia s'impegnò a combattere in servizio dell'Impero. S'eccitò immediatamente una sanguinosa guerra fra' Barbari della Spagna; e si dice, che i Principi contendenti fra loro mandassero lettere, ambasciadori, ed ostaggi al trono dell'Imperatore occidentale, esortandolo a rimanere spettatore tranquillo della lor pugna, il cui evento doveva esser favorevole pei Romani, attesa la vicendevole strage de' comuni loro nemici[347]. La guerra di Spagna fu ostinatamente sostenuta per tre campagne con disperato valore, e con vario successo; e le marziali operazioni di Vallia sparsero per l'Impero la superior fama dell'eroe Gotico. Egli esterminò i Silingi, che avevano irreparabilmente rovinato l'elegante abbondanza della Provincia della Betica. Uccise in battaglia il Re degli Alani; e gli avanzi di que' vagabondi Sciti, che scamparono dalla battaglia, invece d'eleggersi un nuovo condottiero, si cercarono umilmente un asilo sotto lo stendardo de' Vandali, coi quali essi poi furono sempre confusi. I Vandali stessi e gli Svevi cederono agli sforzi degl'invincibili Goti. Una promiscua moltitudine di Barbari, a' quali era stata impedita la ritirata, andò a rifuggirsi nelle montagne della Galizia, dove sempre continuarono in un angusto luogo e sopra uno sterile terreno ad esercitare le domestiche loro ed implacabili ostilità. Nell'orgoglio della vittoria, Vallia osservò fedelmente le sue promesse, rimise le sue conquiste di Spagna sotto l'ubbidienza d'Onorio; e la tirannia degl'Imperiali Ministri ben tosto ridusse l'oppresso popolo a sospirare il tempo della sua Barbarica servitù. Mentre l'evento della guerra era sempre dubbioso, i primi vantaggi delle armi di Vallia avevano incoraggiato la Corte di Ravenna a decretare gli onori del trionfo al debole suo Sovrano. Questi entrò in Roma come gli antichi conquistatori delle nazioni; e se i monumenti di servil corruzione non avessero da gran tempo avuto il destino che meritavano, probabilmente si vedrebbe che una folla di poeti e di oratori, di Magistrati e di Vescovi applaudirono alla fortuna, alla saviezza, ed all'invincibil coraggio dell'Imperatore Onorio[348]. [A. 419] Tal trionfo si sarebbe potuto giustamente pretendere dall'alleato di Roma, se Vallia, prima di ripassare i Pirenei, avesse estirpato i semi della guerra di Spagna. I suoi vittoriosi Goti, quarantatre anni dopo aver passato il Danubio, si posero, secondo la fede de' trattati, in possesso della seconda Aquitania, Provincia marittima fra la Garonna e la Loira, sotto la civile ed Ecclesiastica giurisdizion di Bordò. Questa Metropoli, situata vantaggiosamente per il commercio dell'Oceano, era fabbricata in una forma regolare ed elegante; ed i molti suoi abitatori eran distinti fra' Galli per la ricchezza, per la cultura, e per la gentilezza delle loro maniere. L'addiacente Provincia, che si è graziosamente paragonata al giardino d'Eden, gode un terreno fruttifero ed un clima temperato; l'aspetto della campagna dimostrava le arti ed i premj dell'industria: ed i Goti, dopo i loro marziali travagli, lussuriosamente esaurivano le ricche vigne dell'Aquitania[349]. I confini Gotici s'estesero per l'aggiunta di alcune vicine diocesi date loro; ed i successori d'Alarico piantarono la lor residenza Reale in Tolosa, che conteneva cinque popolati quartieri o città dentro lo spazioso recinto delle sue mura. Verso il medesimo tempo, negli ultimi anni del regno d'Onorio, i Goti, i Borgognoni, ed i Franchi ottennero stabil sede, e permanente dominio nelle Province della Gallia. La liberal concessione, fatta dall'usurpatore Giovino a' Borgognoni suoi alleati, fu confermata dall'Imperadore legittimo; si cederono a que' formidabili Barbari le terre della Germania prima o superiore, ed essi appoco appoco, o per via di conquista, o di trattato, occuparono le due Province, che tuttavia ritengono, co' titoli di Ducato e di Contea, il nome nazionale di Borgogna[350]. I Franchi, valorosi e fedeli alleati della Repubblica Romana, furono presto tentati ad imitar gl'invasori, a' quali avevano sì valorosamente resistito. Le libere loro truppe saccheggiarono Treveri, capitale della Gallia; e la piccola colonia, che sì lungamente si conservò nel ristretto di Toxandria nel Brabante, insensibilmente si dilatò lungo le rive della Mosa e della Schelda, finattantochè l'indipendente loro potenza riempì tutta l'estensione della seconda o bassa Germania. Si possono sufficientemente giustificar questi fatti con prove istoriche: ma la fondazione della Monarchia Francese per opera di Faramondo, le conquiste, le leggi, ed anche l'esistenza di quell'Eroe, si sono giustamente attaccate dall'imparziale severità della moderna critica[351]. [A. 420] La rovina delle opulenti Province della Gallia può prender l'epoca dallo stabilimento di questi Barbari, l'alleanza de' quali era pericolosa ed oppressiva, mentre venivano capricciosamente spinti dall'interesse o dalla passione a violare la pubblica pace. Fu imposto un grave e parzial tributo a' Provinciali, sopravvissuti alle calamità della guerra; le più belle e fertili terre furono assegnate ai rapaci stranieri per uso delle loro famiglie, de' loro schiavi e del loro bestiame; ed i nativi tremanti abbandonarono sospirando l'eredità dei loro maggiori. Tali domestiche disgrazie però, che rare volte affliggono un Popolo soggiogato, si erano provate ed inflitte da' Romani medesimi non solo nell'insolenza delle straniere conquiste, ma anche nel furore delle discordie civili. I Triumviri proscrissero diciotto delle più floride colonie d'Italia, e distribuirono le loro terre e case a' veterani, che vendicarono la morte di Cesare, ed oppressero la libertà della patria. Due Poeti di non ugual fama in simili circostanze hanno deplorato la perdita del loro patrimonio: ma sembra, che i legionari d'Augusto sorpassassero in violenza ed ingiustizia i Barbari, che invasero la Gallia sotto il regno d'Onorio. Non fu senza la massima difficoltà, che Virgilio evitò la spada del Centurione, che aveva usurpato le sue possessioni nelle vicinanze di Mantova[352], ma Paolino di Bordò ricevè una somma di danaro dal Gotico suo conquistatore, che fu da lui accettata con piacere e sorpresa; e quantunque essa fosse molto inferiore alla real valuta del suo patrimonio, quest'atto di rapina fu coperto di qualche colore di moderazione e d'equità[353]. Si mitigò l'odioso nome di conquistatori con la dolce ed amichevole denominazione di ospiti de' Romani; ed i Barbari della Gallia, specialmente i Goti, dichiararono più volte, ch'essi erano uniti al popolo co' vincoli dell'ospitalità, ed all'Imperatore mediante il dovere della fedeltà, e del servizio militare. Il titolo d'Onorio, e de' suoi successori, lo loro leggi, ed i civili lor Magistrati si rispettarono sempre nelle Province della Gallia, delle quali avevan ceduto il possesso a' Barbari alleati; ed i Re, ch'esercitavano una suprema e indipendente autorità su' nativi lor sudditi, erano ambiziosi del più onorevole posto di generali degli eserciti Imperiali[354]. Tanta era l'involontaria venerazione, che tuttavia il nome Romano imprimeva nelle menti di que' guerrieri, che avevan portato in trionfo le spoglie del Campidoglio. [A. 419] Mentre l'Italia era devastata da' Goti ed una serie di deboli tiranni opprimeva la Province di là dalle Alpi, l'Isola Britannica si separò dal corpo del Romano Impero[355]. Si erano appoco appoco ritirate le truppe regolari, che guardavano quella remota Provincia; e la Britannia restò abbandonata senza difesa a' pirati Sassoni, ed a' Selvaggi dell'Irlanda e della Caledonia. I Britanni, ridotti a tal estremità, non s'affidarono più al dubbioso e tardo soccorso d'una Monarchia decadente. S'armarono da loro stessi, rispinsero gl'invasori, e fecero con piacere l'importante scoperta della propria lor forza. Le Province Armoriche (nome che comprendeva i paesi marittimi della Gallia fra la Senna e la Loira)[356] afflitte da simili calamità, ed eccitate dal medesimo spirito, risolvettero d'imitar l'esempio della vicina Isola. Scacciarono esse i Magistrati Romani, che obbedivano all'autorità dell'usurpator Costantino; e fu stabilito un governo libero sopra un Popolo, ch'era sì lungamente stato soggetto all'arbitraria volontà d'un Signore. L'indipendenza della Britannia e dell'Armorica fu tosto confermata da Onorio medesimo, legittimo Imperatore dell'Occidente, e le lettere, con le quali commise ai nuovi Stati la cura della propria loro salvezza, possono interpretarsi come un'assoluta e perpetua rinunzia dell'esercizio e dei diritti della Sovranità. Quest'interpretazione fu in qualche modo giustificata dall'evento. Dopo che gli usurpatori della Gallia, l'uno dopo l'altro, furon caduti, le Province marittime vennero restituite all'Impero. La lor obbedienza però fu imperfetta e precaria: la vana, incostante e tumultuosa disposizione del Popolo non s'accordava nè con la libertà, nè con la servitù[357]; e l'Armorica, sebbene non potesse lungamente conservare la forma di Repubblica[358], fu agitata da frequenti e rovinose sommosse. La Britannia non fu mai ricuperata[359]. Ma siccome gl'Imperatori saviamente accordarono l'indipendenza di quella remota Provincia, tal separazione non fu amareggiata colla taccia di tirannia o di ribellione; ed ai diritti di fedeltà e di protezione successero i vicendevoli o volontari ufizi di nazionale amicizia[360]. [A. 409-449] Questa rivoluzione disciolse l'artificiosa fabbrica del governo civile e militare; e per il corso di quarant'anni, fino alla discesa de' Sassoni, l'indipendente paese fu governato dall'autorità del Clero, de' Nobili, e delle città Municipali[361]. I. Zosimo, che solo ci ha conservato la memoria di questo singolar avvenimento, con grande accuratezza osserva, che le lettere d'Onorio furono indiritte alle città della Britannia[362]. Sotto la protezione de' Romani si erano edificate in varie parti di quella gran Provincia novantadue considerabili città; e fra queste trentatre si distinguevano sopra le altre per l'importanza ed i maggiori privilegi che avevano[363]. Ciascheduna di queste città, come in tutte le altre Province dell'Impero, formava un corpo legale, ad oggetto di regolare la domestica lor polizia; e la podestà del governo municipale si distribuiva fra' Magistrati annuali, uno scelto Senato, e l'assemblea del Popolo, secondo l'original modello della costituzione Romana[364]. Queste piccole Repubbliche avevano il maneggio d'una pubblica entrata, l'esercizio della civile o criminale giurisdizione, e l'abitudine del consiglio e del comando pubblico, e quando si trovarono indipendenti, la gioventù della città e de' contorni di essa doveva porsi naturalmente sotto lo stendardo del magistrato. Ma il desiderio di godere i vantaggi, e di evitare i pesi della società politica, è una perpetua ed inesausta sorgente di discordia; nè si può ragionevolmente presumere, che la restaurazione della Britannica libertà fosse esente dal tumulto e dalla fazione. Gli audaci e popolari cittadini avranno frequentemente violato la superiorità della nascita e della fortuna; e gli orgogliosi Nobili, che si lagnavano di esser divenuti soggetti a' loro propri servi[365], avranno talvolta desiderato il regno d'un arbitrario Monarca. II. La giurisdizione d'ogni città sull'addiacente campagna veniva sostenuta dall'influenza, che i principali Senatori vi esercitavano con le lor possessioni; e le città più piccole, i villaggi, ed i proprietari di terre provvedevano alla propria lor sicurezza con ricorrere alla protezione di queste nascenti Repubbliche. La sfera della loro attrazione era proporzionata a' lor respettivi gradi di popolazione e di ricchezza; ma i Signori ereditari di ampie tenute, che non eran oppressi dalla vicinanza d'alcuna potente città, aspiravano al grado di Principi indipendenti, ed esercitavano arditamente i diritti della guerra e della pace. I giardini e le ville, che dimostravano qualche debole imitazione dell'eleganza italiana, si dovettero presto mutare in forti castelli per servir di rifugio in occasione di pericolo agli abitatori della vicina campagna[366]; il prodotto della terra fu impiegato in comprare armi e cavalli, ed in mantenere una milizia di schiavi, di contadini, e di licenziosi satelliti; ed il Capitano dovette assumere, dentro il suo dominio, l'ufizio di civil magistrato. Alcuni di questi Capitani Britanni erano forse i veri discendenti degli antichi Re; e molti di più saranno stati tentati ad adottare quell'onorevole genealogia, ed a rivendicare gli ereditari loro diritti, sospesi dall'usurpazione de' Cesari[367]. La situazione e le speranze loro dovetter disporli ad affettare l'abito, il linguaggio, ed i costumi de' loro antichi. Se i -Principi- della Britannia ricaddero nella barbarie, mentre le città procuravano di mantener le leggi ed i costumi di Roma, tutta l'isola dovè appoco appoco dividersi per la distinzione di due nazionali partiti, ancor essi dispersi in mille suddivisioni di fazioni e di guerre, prodotte dalle varie cause d'interesse e di sdegno. La pubblica forza, in vece d'essere unita contro i nemici di fuori, si consumava in oscure ed interne contese; ed il merito personale, che avrebbe potuto porre un buon Capitano alla testa de' suoi uguali, lo rendeva capace di soggiogare la libertà di qualche città vicina, e di pretendere un posto fra' -tiranni-[368], che infestarono la Britannia dopo lo scioglimento del Governo Romano. III. La Chiesa Britannica poteva esser composta di trenta o quaranta Vescovi[369] con un'adequata proporzione del Clero inferiore; e la mancanza di ricchezze (giacchè sembra che fossero poveri[370]) gli doveva costringere a meritar la pubblica stima con una decente ed esemplare condotta. L'interesse ugualmente che l'indole del Clero favoriva la pace e l'unione della divisa lor patria: ne' lor popolari discorsi potevan frequentemente inculcare salutari lezioni; ed i sinodi Episcopali erano i soli concilj, che potevano assumere l'autorità ed il peso d'un'assemblea nazionale. In questi concilj, dove i Principi ed i Magistrati sedevano mescolati co' Vescovi, potevan esser liberamente dibattuti gl'importanti affari dello Stato e della Chiesa, composte le differenze, formate nuove alleanze, imposti i tributi, spesso concertate, e talvolta eseguite molte savie risoluzioni; e v'è motivo di credere che in occasione d'estremo pericolo, s'eleggesse col generale assenso de' Brettoni un Pendragon, o Dittatore. Queste cure pastorali, così degne del carattere episcopale furono però interrotte dalla superstizione, e dallo zelo; ed il Clero Britannico di continuo s'affaticava a sradicare l'eresia Pelagiana, che esso abborriva come uno special disonore del proprio nativo paese[371]. [A. 418] Egli è alquanto notabile, o piuttosto assai naturale, che la rivolta della Britannia e dell'Armorica dovesse introdurre un'apparenza di libertà nelle obbedienti Province della Gallia. In un Editto solenne[372] ripieno delle più forti proteste di quel paterno affetto, che i Principi esprimon sì spesso, e sentono sì di rado, l'Imperatore Onorio promulgò la sua intenzione di convocare un'assemblea delle sette Province: nome particolarmente attribuito all'Aquitania ed all'antica Narbonese, che avevano da gran tempo cangiato la celtica rozzezza loro colle utili ed eleganti arti dell'Italia[373]. Arles, che era la sede del governo e del commercio, fu destinata per luogo dell'assemblea, la quale ogni anno regolarmente durava ventotto giorni, dal quindici d'Agosto fino al tredici di Settembre. Era composta dal Prefetto del Pretorio delle Gallie, dai sette Governatori Provinciali, uno consolare, e sei Presidenti; dai Magistrati, e forse dai Vescovi di circa sessanta città; e da un competente, quantunque indeterminato numero dei più onorevoli ed opulenti possessori di terre, che potessero giustamente considerarsi come i rappresentanti del loro paese. Avevano essi la facoltà d'interpretare e di comunicar le leggi del loro Sovrano; di esporre gli aggravj e i desiderj dei loro costituenti; di moderare l'eccessivo o disugual peso delle tasse; e di deliberare sopra ogni materia d'importanza locale o nazionale, che potesse tendere a restituir la pace e la prosperità delle sette Province. Se tale instituto, che faceva prendere al Popolo un interesse nel proprio loro governo, si fosse universalmente stabilito da Traiano o dagli Antonini, si sarebbero potuti apprezzare e propagare nell'Impero di Roma i semi della virtù e della saviezza pubblica; i privilegi del suddito avrebbero assicurato il trono del Monarca; si sarebbero potuti in qualche modo impedire o corregger gli abusi d'un'amministrazione arbitraria, mediante l'interposizione di quei corpi rappresentativi; ed il paese sarebbe stato difeso contro i nemici stranieri, dalle armi dei liberi nazionali. Sotto il dolce e generoso influsso della libertà, il Romano Imperio avrebbe potuto durare invincibile ed immortale; o se l'eccessiva sua grandezza, e le vicende delle cose umane si fossero opposte a tal perpetua continuazione, i vitali membri, che lo formavano, avrebber potuto separatamente conservare la loro indipendenza e il vigore. Ma nella decadenza dell'Impero, allorchè s'era già esausto ogni principio di salute o di vita, la tarda applicazione di questo parzial rimedio non era capace di produrre alcuno importante o salutevol effetto. L'Imperatore Onorio esprime la sua sorpresa nell'aver dovuto costringere le ripugnanti Province ad accettare un privilegio, che esse avrebber dovuto ardentemente richiedere. Fu imposta una pena di tre, od anche di cinque libbre di oro a' rappresentanti assenti, i quali sembra che evitassero questo immaginario dono di costituzione libera, come l'ultimo ed il più crudele insulto dei loro oppressori. NOTE: [183] La serie de' fatti, dalla morte di Stilicone fino all'arrivo d'Alarico sotto Roma, non si trova che in Zosimo -Lib. V. p. 347, 350-. [184] L'espressione di Zosimo; καταφρονησιν εμποιησαι τοις πολεμιοις αρκοντας; capaci d'eccitare il disprezzo a' nemici, è forte e vivace. [185] «Eos qui Catholicae sectae sunt inimici, intra palatium militare prohibemus. Nullus nobis sit aliqua ratione conjunctus, qui a nobis fide et religione discordat.» -Cod. Theod. Lib. 16, tit. 5. leg. 42-, ed il Coment. del Gotofredo -Tom. VI. p. 364-. Questa legge fu interpretata nella massima estensione, e rigorosamente eseguita. (Zosimo -Lib. V. p. 364-). [186] Addisson (nelle sue opere -vol. 2. p. 54 dell'Ediz. di Baskerville-) ha fatto una descrizione molto pittoresca della strada per l'Appenino. I Goti non avevano agio d'osservare le bellezze del prospetto; ma ebbero ben piacere di trovare che -Saxa intercisa-, stretto passo che Vespasiano aveva tagliato nel masso (Cluver. -Ital. antiq. Tom. 1. p. 618-) fosse totalmente abbandonato. [187] -Hinc albi Clitumni greges, et maxima taurus- -Victima; saepe tuo perfusi flumine sdero- -Romanos ad tempia Deum duxere triumphos.- Oltre Virgilio, molti altri Poeti Latini, Properzio, Lucano, Silio Italico, Claudiano ec., i passi de' quali posson trovarsi appresso Cluverio ed Addisson, hanno celebrato le trionfali vittime del Clitunno. [188] Si è presa qualche idea della marcia d'Alarico dal viaggio d'Onorio fatto pei medesimi luoghi (Vedi Claudiano -in VI. conf. Honor. 404. 522-). La distanza misurata fra Ravenna, e Roma era 254 miglia Romane. -Itinerar. del Wesseling. p. 126-. [189] La marcia e la ritirata d'Annibale son descritte da Livio (-Lib. XXVI. c. 7, 8, 9, 10, 11-) ed il Lettore si fa spettatore di quell'interessante scena. [190] Si usarono tali comparazioni da Cinea, consigliere di Pirro, dipoi che fu tornato dalla sua ambasceria, in occasione della quale aveva esso diligentemente studiato la disciplina ed i costumi di Roma (Vedi Plutarco -in Pyrrho Tom. 2 p. 459-). [191] Ne' tre -censi- del Popolo Romano, che si fecero verso il tempo della seconda guerra Punica, i numeri sono 270213, 137108, 214000: vedi Liv. -Epitom. L. XX. Hist. Lib. XXVII. 36. XXIX. 37-. La diminuzione del secondo, e l'accrescimento del terzo pare sì enorme, che vari critici, nonostante l'uniformità de' Manoscritti, hanno sospettato nel testo di Livio qualche corruzione (Vedi Drakenborch -ad XXVII. 36- e Beaufort -Republ. Rom. Tom.- 1. p. 325). Essi non avvertirono, che il secondo censo fu fatto solamente in Roma, e che il numero era diminuito non solo per la morte, ma anche per l'assenza di molti soldati. Nel terzo censo Livio espressamente dice, che de' Commissari particolari ebber la cura di passare in rivista le legioni. Da' numeri notati si dee sempre dedurre una duodecima parte sopra sessanta, e gl'incapaci di portar armi. (Vedi -Populat. de la France p. 72-). [192] Livio risguarda questi due accidenti come gli effetti solo del caso e del coraggio. Io sospetto che ambedue fossero prodotti dall'ammirabile politica del Senato. [193] Vedi Girolamo -Tom. 1. p. 169, 170 ad Eultoch.- Egli dà a Paola questi splendidi titoli -Graecorum stirps-, -saboles Scipionum-, -Pauli haeres-, -cujus vocabulum trahit-, -Martiae Papyriae matris Africani vera et germana propago-. Questa particolar descrizione suppone un titolo più solido, che il cognome di Giulio, che Tossono aveva comune con mille famiglie delle Province occidentali. Vedi l'Indice di Tacito, delle Iscrizioni del Grutero ec. [194] Tacito (-Annal. III. 55-) afferma, che fra la battaglia d'Azio ed il regno di Vespasiano, il Senato fu di mano in mano ripieno di famiglie -nuove-, prese da' Municipj e dalle colonie d'Italia. [195] -Nec quisquam Procerum tentet (licet aere vetusto- -Floreat, et claro cingatur Roma Senatu)- -Se jactare parem; sed prima sede relicta- Aucheniis, -de jure licet certare secando.- Claudian. -in Prob. et Olybrii Cons. 18-. Tal complimento, fatto all'oscuro nome degli -Auchenj-, ha sorpreso i critici; ma tutti convengono, che qualunque sia la vera lezione di questo passo, non si può applicare il senso di Claudiano che alla famiglia Anicia. [196] La data più antica negli annali del Pighio è quella di M. Anicio Gallo Trib. della Plebe nell'anno di Roma 506. Un altro Tribuno Q. Anicio nell'anno 508 si distingue coll'epiteto di Prenestino. Livio (XLV. 43) pone gli Anicj sotto le gran famiglie di Roma. [197] Livio XLIV. 30, 31. XLV. 3, 26, 43. Ei pone in buona veduta il merito d'Anicio, e giustamente osserva, che la sua fama fu oscurata dal maggior lustro del trionfo Macedonico che precedè l'Illirico. [198] Questi tre Consolati cadono negli anni di Roma 593, 818, e 967, ed i due ultimi ne' regni di Nerone e di Caracalla. Il secondo di que' Consoli si distinse solo per mezzo dell'infame sua adulazione: Tacit. -Annal. XV, 74-. Ma eziandio la testimonianza dei delitti, se hanno l'impronta della grandezza e dell'antichità, viene ammessa senza ripugnanza a provare la genealogia d'una casa nobile. [199] Nel sesto secolo si fa menzione della nobiltà del nome Anicio con singolar rispetto dal Ministro d'un Re Goto d'Italia. (Cassiodoro, -Variat. L. X, Ep. 10, 12-). [200] -.... Fixus in omnes- -Cognatos procedit honos; quemcumque requiras- -Hac de stirpe virum, certum est de Consule nasci- -Per fasces numerantur avi, semperque renata- -Nobilitate virent, et prolem fata sequuntur- Claudiano -in Prob. et Olyb. cons. 12. etc-. Gli Annii, il nome dei quali sembra essersi trasfuso nell'Anicia, notano i Fasti con molti Consolati, dal tempo di Vespasiano sino al quarto secolo. [201] Può comprovarsi coll'autorità di Prudenzio (-in Symmach. l. 553-) il titolo di primo Senatore Cristiano, ed il disgusto de' Pagani verso la famiglia Anicia: vedi Tillemont -Hist. des Emper., Tom. IV. p. 183. V. p. 44.- Baron., -Annal. A. 312. n. 78. A. 322. n. 2.- [202] -Probus........ claritudine generis, et potentia et opum magnitudine cognitus orbi Romano, per quem universum pene patrimonia sparsa possedit, juste an secus non judicioli est nostri-. (Ammiano Marcell. XVII. 11). La moglie ed i figliuoli gli eressero un magnifico sepolcro nel Vaticano, che fu demolito al tempo del Pontefice Nicolò V. per dar luogo alla nuova Chiesa di S. Pietro. Il Baronio, che deplora la rovina di questo monumento Cristiano, ne ha diligentemente conservate le iscrizioni ed i bassi rilievi. (Vedi -Annal. Eccl. An. 395. n. 5. 17-). [203] Due Satrapi Persiani andarono a Milano ed a Roma per udir S. Ambrogio, e per veder Probo (Paulin., -in vit. Ambros-.) Claudiano sembra che non abbia termini da esprimere la gloria di Probo (-in cons. Prob. et Olybr. 30, 60-). [204] Vedi il poema, che Claudiano fece per i due nobili giovani. [205] Secondino Manicheo, ap. Baron. -ann. 490. n. 34-. [206] Vedi Nardini. -Roma antica, p. 89, 498, 500-. [207] «-Quid loquar inclusas inter laquearia sylvas;- «-Vernula quae vario carmine ludit avis-». Claud. Rutil. Numatian., -Itiner, v. III.-. Il Poeta visse al tempo dell'invasione Gotica. Un moderato palazzo avrebbe occupato la possessione di quattro iugeri di Cincinnato (Val. Max. IV. 4.). «In laxitatem ruris excurrunt» dice Seneca -Ep. 114-. Vedi una giudiziosa nota di Hume (-Saggi vol. 1. p. 562 dell'ultima edizione in 8-). [208] Questo curioso ragguaglio di Roma nel tempo d'Onorio si trova in un frammento dell'Istorico Olimpiodoro, ap. -Fozio, p. 197-. [209] I figlj d'Alipio, di Simmaco, e di Massimo spesero nelle respettive loro Preture, chi dodici, chi venti, e chi quaranta centenari (o cento libbre d'oro). Vedi Olimpiodoro, ap. Fozio, p. 197. Tale stima popolare ammette qualche estensione; ma è difficile spiegare una legge nel Codice Teodosiano (-Lib. VI. Tit. 4. leg. 5.-) che determina la spesa del primo Pretore a 25000 -folli-, del secondo a 20000, e del terzo a 15000. Il nome di -follis- (Vedi -Mem. dell'Accad. delle Inscriz., Tom. XXVIII. p. 727-) si dava tanto ad una somma di 125 monete d'argento, che ad una piccola moneta di rame, ch'era 1/2625 di quella somma. Nel primo senso i 25000 folli sarebbero stati 150000 lire sterline: nel secondo solamente cinque o sei. L'uno sembra stravagante, l'altro è ridicolo. Bisogna che ve ne fosse una terza specie d'un valor medio, di cui s'intende di parlare in questo luogo; ma nel linguaggio delle leggi la ambiguità è una mancanza inescusabile. [210] «Nicopolis... in Actiaco littore, sita possessionis vostrae, nunc pars vel maxima est»: Girolam. -in praef. Comm. ad Epistol. ad Tit. Tom. IX. p. 243-. Il Tillemont suppone assai stranamente, che questa fosse una parte dell'eredità di Agamennone. (-Mem. Eccl. tom. XII. pag. 85-). [211] Seneca -Ep. 89-. Il suo stile è declamatorio; ma v'è appena declamazione, che possa esagerare l'avarizia ed il lusso de' Romani. Il Filosofo stesso meritava qualche specie di rimprovero, se è vero, che la sua rigorosa esazione dei -quadringenties- (cioè più di trecentomila lire sterline) che egli aveva prestato ad un alto interesse, suscitò una ribellione nella Britannia (Dion. Cas. -l. 62. p. 1003-). Secondo la congettura di Gale (-Itinerar. d'Antonino in Britann. p. 92-) il medesimo Faustino godeva una possessione vicino a Bury in Suffolk, ed un'altra nel regno di Napoli. [212] Volusio, ricco Senatore (Tacit., -Annal.- III. 30), preferiva sempre gli affittuali nativi del luogo. Columella, che da esso ebbe questa massima, discorre molto giudiziosamente su tal materia. (-De re rustica, lib. 1. c. 7. p. 408 edit. Gesner. Lips. 1735-). [213] Il Valesio (-ad Ammian.- XIV. 6 ) ha provato coll'autorità del Grisostomo e d'Agostino, che a' Senatori non era permesso dar del denaro ad usura. Pure apparisce dal Codice Teodosiano (Vedi Gotofred. -ad lib. II. tit. XXXIII. Tom. I. p. 230, 289-) che si concedeva loro di prendere il sei per cento, o la metà dell'interesse legale, e quel ch'è più singolare, tal permissione accordavasi a' -giovani- Senatori. [214] Plinio, -Hist. Nat. XXXIII. 50-. Egli determina l'argento a sole 4380 libbre, che sono accresciute da Livio (XXX. 45) fino a 100,023. La prima somma pare troppo piccola per una opulenta città, e l'altra troppo grande per qualunque tavola privata. [215] L'erudito Arbuthnot (-Tavole d'antiche monete p. 153-) ha osservato graziosamente, ed io credo con verità, che Augusto non aveva nè vetri alle sue finestre, nè una camicia indosso. Nel basso Impero l'uso del vetro e del lino divenne alquanto più comune. [216] Io debbo spiegare le libertà, che mi ho prese intorno al testo d'Ammiano: 1. Ho unito insieme il Cap. 6 del libro XIV col cap. 4. del XXVIII; 2. Ho dato ordine e connessione alla massa confusa de' suoi materiali; 3. Ho mitigato alcune iperbole stravaganti, e tolto alcune superfluità dell'originale; 4. Ho sviluppato alcune osservazioni ch'erano accennate piuttosto che espresse. Con tali licenze, la mia versione in vero non si troverà litterale, ma è però fedele ed esatta. [217] Claudiano, il quale pare che avesse letto l'istoria di Ammiano, parla di questa gran rivoluzione in uno stile assai meno cortigianesco: -Postquam jura ferox in se communia Caesar- -Transtulit, et lapsi mores desuetaque priscis- -Artibus, in gremium pacis servile recessi.- -De bello Gildonico-, 49. [218] La minuta diligenza degli Antiquari non è stata capace di verificar questi nomi straordinari. Io son d'opinione, che siano stati inventati dall'Istorico stesso, per evitare qualunque satira o applicazione personale. Egli è certo però, che le semplici denominazioni de' Romani furono appoco appoco prolungate sino al numero di quattro, cinque o anche sette pomposi cognomi, per esempio -Marcus Maecius Memmius Furius Balburius Caecilianus Placidus-. (Vedi Noris, -Cenotaph. Pis. diss. IV. p. 438-). [219] I cocchi o -Carrucae- de' Romani spesso eran d'argento sodo, superbamente intagliati e figurati, e gli arnesi delle mule o de' cavalli erano intarsiati d'oro. Tal magnificenza durò dal regno di Nerone fino a quello d'Onorio; e la via Appia era coperta di splendidi equipaggi di nobili, che venivano ad incontrar S. Melania, quando ritornò a Roma, sei anni prima dell'assedio Gotico (-Senec., epist. 87. Plin., Hist. Nat. XXXIII. 49. Paulin. Nolan., ap. Baron. Ann. Eccl. an. 397. n. 5-). La pompa però si è rettamente mutata nel comodo; ed una semplice carrozza moderna sulle molle è molto preferibile ai carri d'argento o d'oro dell'antichità, che posavano sugli assi delle rote, ed erano per lo più esposti all'inclemenza dell'aria. [220] In un'omelia d'Asterio, Vescovo di Amasia, il Valois ha scoperto (-ad Ammian. XIV. 6-.) che questa era una nuova moda; che si rappresentavano in ricamo orsi, lupi, leoni e tigri, boschi, caccie ec., e che i più devoti vi sostituivano la figura, o la leggenda di qualche Santo lor favorito. [221] Vedi Plin., -Hist. t. 6-. Tre grossi cignali furono tirati e presi ne' lacci senza interromper gli studi del filosofico cacciatore. [222] Il cangiamento dell'infausta voce -Averno-, ch'è nel testo, non è d'alcuna importanza. I due laghi Averno e Lucrino comunicavano insieme, e formavano per mezzo delle stupende moli d'Agrippa il porto Giuliano, che si apriva per uno stretto ingresso nel Golfo di Pozzuolo. Virgilio, che abitava in quel luogo, ha descritto (-Georg. II. 161-) quest'opera nel tempo della sua esecuzione, ed i comentatori di esso, particolarmente Catrou, hanno preso gran lume da Strabone, da Svetonio e da Dione. I terremoti, ed i Vulcani hanno mutata la faccia del luogo, e convertito il Lago Lucrino dopo l'anno 1538, nel monte nuovo. Vedi Camillo Pellegrino, -discorsi della Campan. Felice p. 239, 244. Anton Sanfelici, Campania p. 13, 88. - [223] -Regna Cumana et Puteolana; loca, ceteroqui valde expetenda, interpellantium autem multitudine pene fugienda. Cicer., ad Attic. XVI. 17-. [224] L'espressione di -tenebre Cimmerie- fu presa in origine dalla descrizione d'Omero (-nel lib. XI. dell'Odissea-), applicandola esso ad un remoto e favoloso paese sui lidi dell'Oceano. (Vedi -Erasmi Adag. nelle sue opere Tom. 2. p. 593. ediz. di Leida-). [225] Possiamo rilevare da Seneca (-epist. 123-) tre curiose circostanze relativamente ai viaggi de' Romani. 1. Essi eran preceduti da una truppa di Cavalleggieri di Numidia, che con un nuvolo di polvere annunziavano l'avvicinamento di un grand'uomo; 2. I loro muli da bagaglio non solamente trasportavano i vasi preziosi, ma anche i fragili vasellami di cristallo e di -murra-, sotto il qual nome è quasi provato dal dotto Francese Traduttore di Seneca (-T. III. p. 403, 422-) che intendevasi la porcellana della China e del Giappone; 3. i be' volti de' giovani schiavi eran coperti d'una crosta o unzione fatta ad arte per difenderli dagli effetti del sole e del gelo. [226] -Distributio solemnium sportularum. Le sportulae e sportellae- eran piccoli panieri, che si suppone che contenessero una quantità di cibi caldi del valore di 100 quadranti, o di dodici soldi e mezzo, ch'erano posti per ordine in una sala, e con ostentazione distribuiti alla famelica o servil turba, che stava aspettando alla porta. Si fa bene spesso menzione di tal grossolano costume negli epigrammi di Marziale e nelle satire di Giovenale. Vedasi anche Svetonio, -in Claud. c. 21. in Neron. c. 16. in Domitian. c. 4, 7-. Quanti panieri di cibi si convertirono in seguito in grosse monete, o in piatti d'oro e d'argento, che reciprocamente si davano e si ricevevano ancora dalle persona del più alto grado, nelle solenni occasioni de' Consolati, de' matrimonj ec. (Vedi Symmac., -Epist. IV. 55., IX. 124, e Miscell. p. 256-). [227] Il ghiro, detto da' Latini -glis- e da' Francesi -loir-, è un piccolo animale, che dimora ne' boschi, e rimane intorpidito nel grande inverno (Vedi Plin., -Hist. nat.- VIII. 82. Buffon, -Hist. nat. Tom. VIII, pag. 158-. Pennant, -Sinopsi de' quadrupedi- p. 289.). V'era l'arte di allevare e d'ingrassare un gran numero di ghiri nelle ville Romane, risguardandosi questo come un vantaggioso articolo di economia rurale (Varrone, -de re rust. III. 15-). L'eccessiva richiesta di essi per le tavole di lusso si accrebbe per le folli proibizioni de' Censori, e si racconta, che sono tuttavia in pregio nella moderna Roma, e si mandano frequentemente in regalo da' Principi Colonna. (Vedi Brotier ultimo editore di Plinio -Tom. II. p. 458. ap. Barbou 1779-). [228] Questo giuoco, che può tradursi co' nomi più a noi famigliari di -Trictrac-, o di -Tavola Reale- era il divertimento favorito de' più gravi Romani: ed il Giurisconsulto Muzio Scevola, il vecchio, aveva la fama di abilissimo giuocatore. Era chiamato -ludus duodecim scriptorum- da' dodici scritti o linee che dividevano in uguali parti l'alveolo, o la tavola. Sopra di esse venivan ordinate due armate, una bianca e l'altra nera, ciascheduna delle quali conteneva quindici uomini, o pezzi, e si muovevano alternativamente secondo le regole del giuoco e le indicazioni delle -tessere-, o de' dadi. Il Dottor Hide, che fa diligentemente l'istoria, e nota le varietà del -Nerdiludium- (nome di etimologia Persiana) dall'Irlanda al Giappone, versa su questo lieve soggetto un copioso torrente di erudizione classica ed orientale. Vedi -Syntagm. dissertat. Tom. II. p. 217, 405-. [229] -Marius Maximus homo omnium verbosissimus, qui et mythistoricis se voluminibus implicavit.- Vopisc. -in Hist. August.- p. 242. Egli scrisse le vite degli Imperatori da Traiano fino ad Alessandro Severo. Vedi Gerardo Vossio, -de Hist. Latin. l. II. c. 3- nelle sue Opere volum. IV, pag. 57. [230] Questa satira probabilmente è esagerata. I Saturnali di Macrobio, e l'Epistole di Girolamo danno sufficienti prove, che molti Romani di ambi i sessi, e del più alto grado coltivavano studiosamente la teologia Cristiana e la classica letteratura. [231] Macrobio, amico di quei nobili Romani, risguardava le stelle come la causa o almeno i segni de' futuri eventi (-de Somn. Scip., l. I. c. 19. p. 68-). [232] Le storie di Livio (vedi specialmente lib. VI c. 36) son piene dell'estorsioni dei ricchi, e delle angustie dei poveri debitori. La patetica istoria di un bravo antico soldato (Dionis. Alicanass. l. V. c. 26. pag. 347. -Ediz. d'Hudson-. e Livio II. 23) deve essersi frequentemente ripetuta in quei primi tempi, che tanto immeritamente si son lodati. [233] -Non esse in civitate duo millia hominum, qui rem haberent-: Cicero,- Off. II. 21. col Coment. di Paolo Manuz. ediz. del Grevio-. Questo indeterminato calcolo fu fatto l'anno di Roma 649 in un discorso dal Tribuno Filippo, ed il sue scopo non meno che quello dei Gracchi (vedi Plutarco) era di deplorare e forse d'esagerare la miseria della plebe. [234] Vedi la terza satira v. 60-125. di Giovenale, che deplora con isdegno. -.... Quamvis quota portio faecis Achaeae?- -Jampridem Syrus in Tiberim defluxit Orantes;- -Et linguam et mores etc.- Seneca proponendosi di consolare la propria madre (-Consol. ad Helv. c. 6.-) colla riflessione che una gran parte dell'uman genere si trovava in uno stato d'esilio, le rammenta quanto pochi fra gli abitanti di Roma fossero nati nella città. [235] Quasi tutto quello che si è detto del pane, del lardo, dell'olio, del vino etc. può trovarsi nel lib. XIV. del Codice Teodosiano, che tratta espressamente del governo delle grandi città. Si vedano in specie i -Titoli 3, 4, 15, 16, 17 e 24-. Le autorità correlative son prodotte nel Comentario del Gotofredo; e non v'è bisogno di trascriverle. Secondo una legge di Teodosio, che riduce a danaro la contribuzion militare, una moneta d'oro (cioè undici scellini) equivaleva ad ottanta libbre di lardo, o ad ottanta libbre d'olio, o a dodici moggia di sale (-Cod. Teod. l. VIII. Tit. IV. Leg. 17-). Questo confronto, paragonato con un altro di sessanta libbre di lardo per un'anfora (-Cod. Teod. l. XIV. Tit. IV. Leg. 4-), determina il prezzo del vino a circa sedici soldi il gallone. [236] L'anonimo autore della Descrizione del Mondo (p. 14. nel -Tom. III. Geogr. Minor. Hudson-) nel suo barbaro Latino così parla della Lucania: -Regio optima et ipsa omnibus abundans, et lardum multum foras emittit. Propter quod est in montibus, cujus escam animalium variam etc-. [237] Vedi -Novell. ad calcem Cod. Theod. D. Valent. l. I. Tit. XV-. Questa legge fu pubblicata in Roma il 20. Giugno 452. [238] Sueton., -in August. c. 42-. Il più grand'eccesso dell'Imperatore medesimo, nel suo favorito vino della Rezia, non eccedè mai un Sestario, cioè una pinta Inglese, id. c. 77. Torrent., -Ib. e Tavol. d'Arbuthnot p. 86-. [239] Il suo disegno era di piantar vigne lungo le coste marittime dell'Etruria; Vopisc., -in Hist. August. p. 225-. cioè nell'orrida, malsana ed incolta -Maremma- della moderna Toscana. [240] Olimp., -ap. Phot. p. 197-. [241] Seneca (-Epist. 86-) paragona i bagni di Scipione Affricano alla sua villa di Literno con la magnificenza, che andava continuamente crescendo, de' pubblici bagni di Roma, molto tempo avanti che fossero fatte le magnifiche -Terme- d'Antonino e di Diocleziano. Il -quadrante-, che si pagava per l'ingresso nelle medesime, era la quarta parte d'un asso, circa un ottavo d'un soldo Inglese. [242] Ammiano (l. XIV. c. 6, e lib. XXVIII. c. 4) dopo aver descritto il lusso e l'orgoglio dei Nobili Romani, espone con uguale indignazione i vizi e le follie della plebe. [243] Gioven., -Satir. XI. 191-. L'espressioni dell'Istorico Ammiano non son meno forti ed animate di quelle del satirico; e tanto l'uno che l'altro dipingono al vivo. Il numero delle persone, che il Circo Massimo era capace di contenere, è preso dalle -Notizie originali- della città. Le differenze, che sono fra loro, provano che non si sono copiate, ma la quantità può sembrare incredibile, quantunque in tali occasioni il contado accorresse in folla alla città. [244] Alle volte in vero componevano opere originali. -.... vestigia Graeca- -Ausi deserere et celebrare domestica facta.- Orazio, -Epist. ad Pison. 285.- con la dotta quantunque ambigua nota di Dacier, che avrebbe potuto accordare il nome di tragedie al -Bruto- e al -Decio- di Pacuvio, o al Catone di Materno. Tuttavia sussiste come un saggio assai svantaggioso della tragedia Romana l'-Ottavia-, attribuita ad uno dei Senechi. [245] Al tempo di Quintiliano e di Plinio un poeta tragico era ridotto all'imperfetto metodo d'invitar molta gente in un luogo capace, ad oggetto di leggere ivi la sua composizione. Vedi il dialogo -de Oratorib. c. 9, 11-, e -Plinio, Epist. VII. 17-. [246] Vedi il Dialogo di Luciano -de saltatione Tom. II. p. 265-317. Ediz. Reitz-. I pantomimi ebbero l'onorevol nome di χειροσοφοι sapienti di mano; ed era necessario, che si esercitassero in quasi ogni arte e scienza. Burette (-nelle Memor. dell'Accadem. delle Iscriz. Tom. I. p. 127-) ha fatto una breve storia dell'arte de' pantomimi. [247] Ammiano (l. XIV. c. 6) si duole con decente sdegno, che le strade di Roma fossero piene d'una turba di donne, che avrebbero potuto dare dei figli allo Stato, ma che non avevano altra occupazione che quella d'arricciarsi, ed accomodarsi i capelli, e -jactari volubilibus gyris dum exprimunt innumera simulacra, quae finxere fabulae theatrales-. [248] Lipsio (-Tom. III. p 423. de magnitud, Rom. l. III. c. 3-) ed Isacco Vossio (-Observ. var. p. 26, 34-) si son lasciati trasportare da strani sogni di quattro, di otto, o di quattordici milioni di persone in Roma. David Hume, (-Saggi Vol. I. p. 460-457-) unitamente ad un ammirabile buon senso e scetticismo, dimostra qualche segreta disposizione a diminuir la popolazione degli antichi tempi. [249] Olimpiodoro, -ap. Phot. p. 197-. Vedi Fabric., -Bibl. Graec. Tom. IX. p. 400-. [250] -In ea autem majestate urbis, et civium infinita frequentia innumerabiles habitationes opus fuit explicare. Ergo cum recipere non posset area plana tantam multitudinem in urbe, ad auxilium altitudinis aedificiorum res ipsa coegit devenire-: Vitruv. II. 8. Questo passo, di cui son debitore al Vossio, è chiaro, forte, e pieno. [251] Le successive testimonianze di Plinio, di Aristide, di Claudiano, di Rutilio ec. provano l'insufficienza di questi editti restrittivi. Vedi Lipsio, -de Magnitud. Rom. l. III c. 2-. -... Tabulata, tibi jam tertia fumant,- -Tu nesciis; nam si gradibus trepidatur ab imis- -Ultimus ardebit, quem tegula Sola tuetur- -A pluvia....- Juvenal., -Satir. III. 199-. [252] Leggasi tutta la satira terza, ma particolarmente i versi 166-223. La descrizione dell'-insula-, o casa d'appigionarsi piena di gente in Petronio (c. 95. 97) perfettamente s'accorda coi lamenti di Giovenale; e sappiamo da prove legali, che al tempo d'Augusto (Heinec., -Hist. Jur. Rom.- c. IV. p. 181) la rendita ordinaria di varj -cenacoli- o appartamenti d'una -isola- era di quarantamila sesterzi l'anno, fra tre e quattrocento lire sterline (-Pandect. lib. XIX. Tit II. n. 30-); somma che prova nel tempo stesso e la grand'estensione, e l'alto valore di quelle comuni fabbriche. [253] Questa somma totale è composta di 1780 Domus o vaste case, di 46,602 -insule- o abitazioni plebee (vedi Nardini, Rom. ant. l. III. p. 88); e questi numeri vengono assicurati dalla conformità dei testi delle diverse -Notitiae- (Nardini, l. VIII. p. 498-500). [254] Vedasi l'esatto scrittore Messance, -Recherches sur la Population p. 17-187-. Appoggiato a probabili o certi fondamenti egli assegna a Parigi 23,565 case, 71,114 famiglie, e 576,630 abitanti. [255] Questo computo non è molto diverso da quello che il Brotier, ultimo editore di Tacito, (Tom. II. pag. 380) ha tratto da principj simili; quantunque sembri, che esso tenda ad un grado di precisione, a cui non è possibile nè importante di giungere. [256] Quanto ai fatti seguiti nel primo assedio di Roma, che vengono spesso confusi con quelli del secondo e del terzo, vedi Zosimo l. V. p. 350-354. Sozomeno lib IX. c. 6, Olimpiodoro, -ap. Phot. p. 180-, Filostorgio lib. XII. c. 3, e Gotofredo, -Dissert. p. 467-475-. [257] La madre di Leta era chiamata -Pissuxena-. Erano però ignoti il padre, la famiglia, e la patria di essa. (Ducange, -Famil. Byzantin. p. 59-). [258] -Ad nefandos cibos erupit esurientium rabies et sua invicem membra laniarunt, dum mater non parcit lactenti infantiae: et recipit utero quem paullo anta effuderat. Girolam., ad Principiam Tom. I. p. 121-. La stessa orribile circostanza parimente si racconta degli assedj di Gerusalemme e di Parigi. Quanto all'ultimo, si paragonino fra loro il decimo libro dell'Enriade, ed il Giornale di Enrico IV. (T. I. p. 47-83) e si osservi che una semplice narrazione dei fatti è molto più patetica delle più elaborate descrizioni dell'epica poesia. [259] Zosimo (l. V. p. 355, 356) parla di queste ceremonie come un Greco male informato della nazionale superstizione di Roma e della Toscana. Io sospetto, che contenesser due parti, cioè le segrete e le pubbliche: le prime erano probabilmente un'imitazione delle arti e degl'incantesimi, coi quali Numa aveva tratto Giove ed il suo fulmine sul monte Aventino. -... Quid agant laqueis, quae carmina dicant,- -Quaque trahant superis sedibus arte Jovem,- -Scire nefas homini....- Gli -ancili- o scudi di Marte, -pignora Imperii-, che si portavano nelle processioni solenni per le calende di Marzo, traevano l'origine da questo misterioso evento (Ovid., -Fastor. III. 259, 398-). Si aveva probabilmente intenzione di far risorgere quest'antica festa, che era stata soppressa da Teodosio. In tal caso noi scuopriremmo una data cronologica, vale a dire il primo di Marzo dell'anno 409, che finora non si è osservata. [260] Sozomeno (l. IX. c. 6.) induce a credere, che l'esperimento fosse realmente fatto, quantunque senza successo; ma non rammenta il nome d'Innocenzo; ed il Tillemont (-Mem. Eccl. Tom. X. p. 645-) è determinato a non credere, che un Papa potesse esser reo d'una sì empia condiscendenza. [261] Il pepe era un ingrediente favorito della più sontuosa cucina Romana, e la sorte migliore di esso vendevasi quindici -denarii-, o dieci scellini la libbra. Vedi Plinio, -Hist. Nat. XII. 14-. Era portato dall'India; ed il medesimo paese, cioè la costa del Malabar, tuttavia ne somministra la più grande abbondanza: ma il perfezionamento del commercio e della navigazione ha moltiplicato la quantità e diminuito il prezzo di esso. Vedi -Hist. Polit. et Philos. ec. Tom. I. p. 457.- [262] Questo Capitano Goto è chiamato -Athaulphus- da Isidoro e da Giornandes; -Ataulphus- da Zosimo e da Orosio: e da Olimpiodoro -Adaoulphus-. Io mi son servito del celebre nome d'-Adolfo-, che sembra essere autorizzato dalla pratica degli Svedesi, figli o fratelli degli antichi Goti. [263] Il trattato fra Alarico ed i Romani ec. è preso da Zosimo lib. V. p. 354, 355, 358, 359, 362, 363. Le circostanze, che vi si potrebbero aggiungere, sono troppo poche e di piccola importanza per esigere qualche altra citazione. [264] Zosimo, lib. V. p. 367, 368, 369. [265] Zosimo, lib. V. p. 360, 361, 362. Il Papa, essendo restato a Ravenna, scansò le imminenti calamità di Roma, Orosio, l. VII. c. 39 p. 573. [266] Per le avventure d'Olimpio e de' suoi successori nel ministero, vedi Zosimo (l. V. p. 363, 365, 366) ed Olimpiodoro (-ap. Phot. p. 180, , 1 ' ' , 2 . , 3 , , 4 , ' 5 ' . 6 , 7 . , 8 ' , , 9 , , 10 , ' [ ] , 11 . 12 , . 13 ' , 14 , 15 , . 16 . ' 17 , 18 ; , , 19 ' . 20 ' , , , , 21 , , , 22 ; ' 23 24 . , 25 ' , ' 26 : , 27 ' , 28 , 29 ' - - . 30 , 31 ' . 32 , ' , 33 ' , 34 . ' ; 35 36 , 37 ' . 38 39 [ . ] 40 41 , 42 , , , 43 , 44 ' 45 46 ' . , 47 , 48 ; ' 49 ' , , , , 50 . 51 , , ' 52 ' , 53 [ ] . 54 ' , 55 ' 56 , ' , 57 , 58 ' . 59 60 , 61 . 62 , , 63 , 64 ' [ ] . 65 66 , , 67 , , , 68 69 ' . 70 , 71 72 [ ] . « ' 73 ; 74 , 75 ' . 76 77 ; , 78 , 79 ' ' 80 . , 81 ; ; 82 , ' , 83 . , , 84 , , 85 . ' 86 , 87 , : 88 , , 89 ' ; ' 90 , . 91 , 92 ' : 93 , 94 . 95 96 : , 97 ; , 98 , [ ] » . 99 100 [ . - ] 101 102 ' 103 ' ' , ' 104 ' , . 105 ' . 106 107 : 108 , 109 [ ] . , ' 110 . ' 111 , , ' , 112 ' , , 113 ' . 114 , ' 115 , ; 116 , 117 . 118 , 119 ' , , 120 121 ' . 122 : , 123 [ ] , , 124 ' , , 125 . ' ' 126 , , ' 127 ' [ ] . 128 , 129 , 130 . ' , 131 , 132 ' , ' , 133 [ ] . 134 135 [ . - ] 136 137 ; 138 ' 139 , . 140 , 141 , ' 142 . 143 ' , 144 . 145 [ ] , , 146 , 147 ' , , 148 ' . 149 ' ; 150 . 151 ' 152 , 153 ' 154 . , 155 : ; 156 [ ] ; 157 ' ' . ' 158 ' ; 159 , , 160 , ' , 161 , 162 , 163 ' [ ] . 164 , ; 165 ' 166 ' . , 167 ' . 168 ; ' , 169 , ' , 170 ' , 171 . 172 ' . , 173 ' , 174 , 175 176 . ' , 177 , 178 ' ' ; ' 179 ' 180 . ' , 181 182 . 183 ; 184 185 , 186 , , 187 , ' ' [ ] . 188 189 [ . ] 190 191 ' 192 , , , 193 . , 194 , , ' , 195 , 196 , . 197 , ' , 198 ; 199 ' , , 200 . ' , 201 ' , 202 ; ' 203 ' : , , 204 ' [ ] . 205 ' ' 206 ; ' 207 , 208 . , 209 ' , , , 210 , . 211 , ' ' 212 , ' ; ' 213 , 214 , , , 215 , , ' , 216 [ ] . , 217 , ' , ' 218 . 219 , ; , 220 , 221 , 222 ' ' 223 . 224 : 225 , , , 226 ' ' , ' 227 [ ] . 228 229 [ . ] 230 231 ' 232 , ' ' 233 , ' 234 . 235 ' , ; 236 237 , ' ; 238 ' . 239 , 240 , ' 241 ' , 242 . 243 ' , ' , 244 , . 245 246 : , ' 247 , 248 ' . , 249 , 250 [ ] , 251 , 252 ; 253 , ' 254 ' [ ] . 255 ' 256 ' ; , , 257 , ' ' 258 ' , ' , 259 . ' , ' , 260 , 261 , ' 262 ; , ' 263 ' , 264 [ ] . ' 265 , ' 266 , . 267 268 [ . ] 269 270 ' ' 271 , ' 272 [ ] . 273 , ; 274 ' , ' ' 275 . , , ' 276 ' . ' 277 , ' , 278 ' . 279 ( 280 ) [ ] , 281 , ' ' . 282 , ' ' 283 ; , ' 284 ' ' . 285 ' ' 286 , ' , , 287 , 288 ' 289 ' . ' 290 ' . 291 , ' ' , , 292 ' . : 293 , ' 294 , [ ] ; ' , 295 [ ] , 296 . [ ] . 297 ' ' 298 , 299 ; 300 [ ] . 301 302 [ . - ] 303 304 ' 305 ; ' , ' , 306 ' ' , ' , 307 [ ] . . , 308 , , 309 ' 310 [ ] . ' 311 ; 312 ' 313 [ ] . , 314 ' , , 315 ; 316 ' , , 317 ' , ' 318 [ ] . ' 319 , ' , 320 ' , 321 , ' 322 . 323 , , 324 ; 325 , 326 . 327 ; 328 , ' 329 [ ] , ' 330 . 331 332 . ' ' 333 ' , 334 ; , , 335 336 . 337 ' 338 ; , 339 ' , 340 , 341 . , 342 ' , 343 344 [ ] ; 345 , , , 346 ; , 347 , ' . 348 ; 349 ' , 350 , ' ' 351 [ ] . 352 ' , , ' . 353 - - , 354 , ' 355 356 , 357 , ' . 358 , ' , 359 ; , 360 ' , 361 , 362 ' - - [ ] , 363 . . 364 [ ] ' 365 ; ( 366 [ ] ) 367 . ' ' 368 ' : ' 369 ; 370 , 371 ' ' ' . , 372 ' , 373 ' , 374 , , , 375 , ; ' 376 ' , ' 377 ' , . 378 , 379 , ; 380 ' ' , 381 [ ] . 382 383 [ . ] 384 385 , , 386 ' ' 387 . 388 [ ] , 389 , , ' 390 ' 391 : ' ' 392 , 393 ' [ ] . , 394 , ' , 395 , 396 ' . 397 , , , 398 ; , 399 ; , 400 , 401 . 402 ' ; 403 ; 404 ' ; 405 ' , 406 . , 407 , 408 , 409 ' 410 ; 411 ; 412 ' ' , 413 ' ; 414 , . 415 , 416 ; ' 417 , 418 , , , 419 . 420 ' , ' 421 , 422 . 423 ' ' 424 , 425 . , 426 ' , 427 , ' 428 . 429 430 : 431 432 [ ] ' , ' 433 ' , - . . . , - . 434 435 [ ] ' ; 436 ; ' ' , 437 . 438 439 [ ] « , 440 . , 441 . » - . . . , . . . - , 442 . - . . . - . 443 , . ( - . . . 444 - ) . 445 446 [ ] ( - . . . ' . 447 - ) 448 ' . ' 449 ; - - , 450 ( . - . 451 . . . . - ) . 452 453 [ ] 454 455 - , - 456 - ; - 457 - . - 458 459 , , , , 460 , . , ' 461 , . 462 463 [ ] ' 464 ' ( - . . . 465 . - ) . , 466 . - . . . - . 467 468 [ ] ' ( - . 469 . . , , , , - ) 470 ' . 471 472 [ ] , , 473 , 474 ( 475 - . . - ) . 476 477 [ ] ' - - , 478 , , , : 479 . - . . . . . . . . - . 480 , ' , , 481 ' ' , 482 ( - . - 483 - . . . - . . ) . , 484 , 485 , ' . 486 , ' 487 . ' 488 , ' 489 . ( - . . - ) . 490 491 [ ] 492 . 493 ' . 494 495 [ ] - . . . , . - 496 - - , - - , - 497 - , - - , - 498 - . 499 , , 500 . ' , 501 . 502 503 [ ] ( - . . - ) , ' 504 , 505 - - , ' ' . 506 507 [ ] 508 509 - ( - 510 - , ) - 511 - ; - 512 , - . - 513 . - . . - . 514 515 , ' - - , 516 ; , 517 , 518 . 519 520 [ ] . 521 . ' . . 522 ' ' . 523 ( . ) . 524 525 [ ] . , . . , , . 526 ' , , 527 ' . 528 529 [ ] , , , 530 ' . ' 531 ' : . 532 - . , - . , 533 ' ' , 534 ' . 535 536 [ ] 537 ' ' . ( , 538 - . . , . , - ) . 539 540 [ ] 541 542 - . . . . - 543 - ; - 544 - , - 545 - , - 546 - , - 547 548 - . . . . - . , 549 ' , 550 , . 551 552 [ ] ' ( - . . - ) 553 , ' 554 : - . . , . . . . 555 . . . - . , - . . . . . . . . . - 556 557 [ ] - . . . . . . . . , 558 , 559 , - . ( 560 . . ) . 561 , . 562 . . , 563 , 564 . ( - . . . . . . - ) . 565 566 [ ] . 567 , ( . , - . - . ) 568 ( - . 569 . . , - ) . 570 571 [ ] , . 572 573 [ ] , . . - . . . - . 574 575 [ ] . - , . , , - . 576 577 [ ] 578 579 « - ; - 580 « - - » . 581 582 . . . , - , . . - . 583 ' . 584 ( . . . . ) . « 585 » - . - . 586 ( - . . . ' - ) . 587 588 [ ] ' 589 ' , . - , . - . 590 591 [ ] ' , , 592 , , , 593 ( ' ) . , . , . . 594 ; 595 ( - . . . . . . - ) 596 - - , , 597 . - - ( - . ' . 598 . , . . . - ) 599 ' , , ' / 600 . 601 : . ' , 602 ' . ' 603 , ' ; 604 . 605 606 [ ] « . . . , , 607 » : . - . . . . . 608 . . - . , 609 ' . ( - . . . . . - ) . 610 611 [ ] - . - . ; ' 612 , ' ' . 613 , , 614 - - ( 615 ) , 616 ( . . - . . . - ) . 617 ( - . ' . . - ) 618 , 619 ' . 620 621 [ ] , ( . , - . - . ) , 622 . , 623 , . ( - 624 , . . . . . . . . - ) . 625 626 [ ] ( - . - . ) ' 627 ' , ' 628 . ( . - . 629 . . . . . . , - ) 630 , ' , ' 631 , ' - - . 632 633 [ ] , - . . . - . ' 634 , ( . ) , . 635 , ' 636 . 637 638 [ ] ' ( - ' . - ) 639 , , 640 , . 641 ' . 642 643 [ ] , 644 ' : . . . . 645 ; . ' 646 ; . , 647 ' ; . 648 ' . , 649 , . 650 651 [ ] , ' , 652 : 653 654 - - 655 - , - 656 - , . - 657 - - , . 658 659 [ ] 660 . ' , 661 ' , 662 . , 663 ' , 664 , - 665 - . ( , - . 666 . . . . - ) . 667 668 [ ] - - ' ' , 669 , ' 670 ' . 671 ' ; 672 , . , 673 , ' ( - . , . . 674 . , . . . . . . , . . . . . 675 . . - ) . ; 676 677 ' ' ' , , 678 ' ' . 679 680 [ ] ' ' , , 681 ( - . . - . ) ; 682 , , , , . , 683 , 684 . 685 686 [ ] . , - . . - . 687 ' . 688 689 [ ] ' - - , ' , 690 ' . , 691 ' , 692 . , 693 , ( - . . - ) ' 694 , , 695 , , 696 . , , 697 ' , . 698 , - . . , . 699 , . , . - 700 701 [ ] - ; , , 702 . . , . . 703 - . 704 705 [ ] ' - - 706 ' ( - . . ' - ) , 707 ' . ( - . 708 . . . . . - ) . 709 710 [ ] ( - . - ) 711 ' . . 712 , 713 ' ' ; . 714 , 715 - - , 716 ( - . . . , - ) 717 ; . ' ' 718 ' 719 . 720 721 [ ] - . - 722 , 723 , , 724 ' , 725 , . 726 727 . , - . 728 . . . . . . . , - . 729 , ' ' , 730 731 , ' , ' . 732 ( . , - . . . , . , . . - ) . 733 734 [ ] , ' - - ' - - , 735 , ' , 736 ( . , - . . - . . , - . . . 737 , . - . , - ' - . . ) . ' 738 ' ' 739 , 740 ( , - . . - ) . ' 741 ' , 742 , , 743 ' . ( 744 - . . . . . - ) . 745 746 [ ] , ' 747 - - , - - ' 748 : , , 749 . - - 750 ' ' , 751 . , 752 ' , , 753 , 754 - - , ' . , 755 ' , - - ( 756 ) ' , 757 . 758 - . . . . . , - . 759 760 [ ] - , 761 . - . - . . - . . 762 . 763 , - . . . . . - . , 764 . . 765 766 [ ] . , 767 ' , 768 , 769 . 770 771 [ ] , , 772 ' ( - . . , . . . 773 . . - ) . 774 775 [ ] ( . . ) 776 ' , . 777 ( . . . . . 778 . . . - . ' - . . ) 779 , 780 . 781 782 [ ] - , - : 783 , - . . . . . . - . 784 ' 785 , 786 ( ) ' 787 . 788 789 [ ] . - . , 790 . 791 792 - . . . . ? - 793 - ; - 794 - . - 795 796 ( - . . . 797 . - ) ' 798 ' , 799 . 800 801 [ ] , , ' , 802 . . . , 803 . 804 - , , , , - . 805 ; ' . 806 , , 807 ' ( ) 808 , ' , ( - . 809 . . . . . . - ) . , 810 ' ( - . . . . 811 . . . - ) , 812 . 813 814 [ ] ' ( . . - . 815 . . . - ) 816 : - , 817 . , 818 - . 819 820 [ ] - . . . . . . . . - . 821 . . 822 823 [ ] . , - . . - . ' ' 824 , , , 825 , . . . . , - . . ' 826 . - . 827 828 [ ] 829 ' ; . , - . . . - . ' , 830 - - . 831 832 [ ] . , - . . . - . 833 834 [ ] ( - . - ) 835 , 836 , ' , 837 - - ' . - - , 838 ' , ' 839 , ' . 840 841 [ ] ( . . . , . . . ) 842 ' , 843 . 844 845 [ ] . , - . . - . ' ' 846 ; ' 847 ' . , 848 , - - . 849 , , , 850 , 851 . 852 853 [ ] . 854 855 - . . . . - 856 - . - 857 858 , - . . . - 859 , - - 860 - - , . 861 ' - - , 862 . 863 864 [ ] 865 ' ' , 866 . - 867 . . , - , - , . . - . 868 869 [ ] - . . . - . 870 . - . ' 871 ; , 872 . ( - . ' . . . . 873 . - ) ' ' . 874 875 [ ] ( . . . ) , 876 ' , 877 , 878 ' , , - 879 , - . 880 881 [ ] ( - . . . , . . . . - ) 882 ( - . . . , - ) 883 , , 884 . , ( - . . . - - ) 885 , 886 . 887 888 [ ] , - . . . - . . , - . . . 889 . . - . 890 891 [ ] - , 892 . 893 , 894 - : . . . , 895 , , , . 896 897 [ ] , , , 898 . ' . 899 , - . . . . - . 900 901 - . . . , , - 902 - ; - 903 - , - 904 - . . . . - 905 . , - . . - . 906 907 [ ] , - . 908 ' - - , ' 909 ( . . ) ' ; 910 , ' ( . , - . . 911 . - . . . ) - - 912 ' - - ' , 913 ( - . . . . . - ) ; 914 ' , ' 915 . 916 917 [ ] , 918 , - - ( , . . . . . 919 ) ; 920 - - ( , . . . - ) . 921 922 [ ] ' , - 923 . - - . 924 , , , , , . 925 926 [ ] , 927 , ( . . . ) 928 ; , , 929 . 930 931 [ ] , 932 , . . . 933 - . . . , , - . . . - , 934 . . . , , - . . - - . 935 936 [ ] - - . 937 , , . ( , - . . . 938 - ) . 939 940 [ ] - 941 , : 942 . . , . . . - . 943 944 . ' , 945 ' , . ( . . . - ) 946 947 ' . 948 949 [ ] ( . . . , ) 950 . 951 , , : 952 ' ' , 953 . 954 955 - . . . , , - 956 - , - 957 - . . . . - 958 959 - - , - - , 960 , ' 961 ( . , - . . , - ) . 962 ' , 963 . 964 , ' , 965 . 966 967 [ ] ( . . . . ) , ' 968 , ; 969 ' ; ( - . . . . . - ) 970 , ' 971 . 972 973 [ ] 974 , - - , 975 . , - . . . - . 976 ' ; , , 977 : 978 979 . - . . . . . . . . - 980 981 [ ] - - 982 ; - - : 983 - - . ' - - , 984 , 985 . 986 987 [ ] . . . 988 . , , , , , . , 989 , 990 . 991 992 [ ] , . . . , , . 993 994 [ ] , . . . , , . , 995 , , , . . . . 996 . 997 998 [ ] ' ' , 999 ( . . . , , ) ( - . . . , 1000