altieri e capricciosi Nobili dell'Armenia, i quali concordemente
richiesero un Governatore Persiano in luogo d'un indegno Re. La risposta
dell'Arcivescovo Isacco, di cui premurosamente ricercaron l'autorità,
esprime il carattere d'un Popolo superstizioso. Ei deplorò i manifesti
ed inescusabili vizi d'Artasire; e dichiarò, che non avrebbe dubitato
d'accusarlo al tribunale d'un Imperatore cristiano, che avrebbe punito
il peccatore senza distruggerlo. «Il nostro Re (continuò Isacco) è
troppo addetto a' piaceri licenziosi, ma egli è stato purificato nelle
sante acque del Battesimo. Egli ama le donne, ma non adora il fuoco o
gli elementi. Può meritare la taccia di libidinoso, ma è un indubitato
cattolico, ed è pura la sua fede, quantunque ne sian dissoluti i
costumi. Io non acconsentirò mai ad abbandonar le mie pecore alla rabbia
de' lupi divoratori; e voi presto vi pentirete del temerario cambio, che
fate, fra le infermità d'un credente, e le speciose virtù d'un
pagano»[595]. Inaspriti dalla fermezza d'Isacco i faziosi Nobili
accusarono sì il Re che l'Arcivescovo, come segreti aderenti
dell'Imperatore; ed assurdamente fecero festa della condanna che, dopo
una parzial processura, fu solennemente pronunziata da Baram istesso. I
discendenti d'Arsace furono spogliati della dignità reale[596], che
avevan goduta più di cinquecento sessant'anni[597]; e gli Stati
dell'infelice Artasire, sotto il nuovo e significante nome di
Persarmenia, furon ridotti a Provincia. Questa usurpazione risvegliò la
gelosia del governo Romano; ma tosto si terminarono le nascenti dispute
mediante una amichevole, sebben disugual, divisione dell'antico regno
d'Armenia; ed il territoriale acquisto, che Augusto avrebbe disprezzato,
apportò qualche lustro al decadente Impero di Teodosio il Giovane.
NOTE:
[511] Il P. Montfaucon, che per comando de' suoi superiori Benedettini
fu condotto (Vedi -Longueruana Tom. 1. p. 205-) a fare la laboriosa
edizione di S. Gio. Grisostomo in tredici tomi in foglio (Parigi 1738)
si è divertito ad estrarre da quell'immensa collezione di cose morali
alcune curiose -antichità-, che illustrano i costumi del secolo di
Teodosio (Vedi -oper. Chrysostomi- Tom. XIII. p. 192, 196. e la sua
dissertazione Francese nelle -Memorie dell'Accademia delle Inscriz. Tom.
XIII pag. 474, 490-).
[512] Secondo l'inesatto calcolo, che una nave può fare con un buon
vento mille stadi o 125 miglia nel corso d'un giorno e d'una notte,
Diodoro Siculo conta dieci giorni dalla Palude Meotide a Rodi, e quattro
da Rodi ad Alessandria. La navigazione del Nilo, da Alessandria a Siene,
sotto il tropico di cancro, essendo contro la corrente, richiedeva dieci
giorni di più. Diodoro Siculo -Tom. I. L. III. p. 200. Ediz. del
Wesseling-. Ei poteva senza grande improprietà misurare l'estremo caldo
dal principio della Zona torrida; ma parla della palude Meotide, ch'è al
grado 47 di latitudine settentrionale, come se fosse nel cerchio polare.
[513] Il Barzio, che adorava il suo autore con la cieca superstizione
d'un comentatore, dà la preferenza a due libri, che Claudiano compose
contro Eutropio, sopra tutte le altre sue produzioni (Baillet -Jugemens
des Savans Tom. IV. p. 227-). In vero contengono essi una satira molto
elegante e spiritosa; ed in linea d'Istoria sarebbero più valutabili, se
le invettive fossero meno generali e più moderate.
[514] Claudiano dopo d'essersi lagnato del progresso che facevan gli
Eunuchi nel Palazzo di Roma, ed aver definite le funzioni proprio di
essi, aggiunge -in Eutrop.- I. 41.
-... A fronte recedant-
-Imperii.-
Pure non sembra che quest'Eunuco si fosse attribuito alcuno degli ufizj
di forze nell'Impero; ed è chiamato solo -Praepositus sacri cubiculi-
nell'editto del suo esilio. Vedi -Cod. Teod. Lib. IX. tit. 40, leg. 17.-
[515]
-Jamque oblita sui nec sobria divitiis mens-
-In miseras leges hominumque negotia ludit:-
-Judicat Eunuchus.....-
-Arma, etiam violare parat.....-
Claudiano (-l. 229, 270-) con quella mescolanza di sdegno e di fantasia,
che sempre piace in un Poeta satirico, descrive l'insolente follìa
dell'Eunuco, la vergogna dell'Impero, e la gioia de' Goti.
-.... Gaudet, cum viderit hostis,-
-Et sentit jam deesse viros.-
[516] La viva descrizione, che fa il Poeta della sua deformità (1. 110,
125) vien confermata dall'autentica testimonianza del Grisostomo (-Tom.
III. p. 384 edit. Monfauc.-) il quale osserva, che quando era tolto il
belletto, la faccia d'Eutropio appariva più brutta e rugosa di quella
d'una vecchia. Claudiano osserva (1, 469) e tal osservazione dev'esser
fondata sull'esperienza, che appena si trova qualche intervallo fra la
gioventù e la decrepitezza d'un Eunuco.
[517] Sembra, ch'Eutropio fosse nativo dell'Armenia o dell'Assiria. I
suoi tre servizi, che Claudiano più particolarmente descrive, son
questi: 1. consumò varj anni in qualità di drudo di Tolomeo,
palafreniere, o guardia delle stalle Imperiali: 2. Tolomeo lo diede al
vecchio Generale Arinteo, per il quale con grande abilità esercitò la
profession di ruffiano: 3. fu dato alla Figlia d'Arinteo quando si
maritò; ed il futuro Consolo era impiegato in pettinare, in presentare
il mesciroba d'argento, in bagnare, ed in far vento alla sua padrona in
tempo di state. Vedi l. 1, 31, 137.
[518] Claudiano (-lib. 1. in Eutrop. 2, 22-) dopo aver enumerato i varj
prodigi delle nascite mostruose, degli animali parlanti, delle piogge di
sangue e di sassi, de' Soli raddoppiati ec. soggiunge con qualche
esagerazione:
-Omnia cesserunt Eunucho constile monstra.-
Il primo libro finisce con un nobil discorso della Dea Roma ad Onorio
suo favorito, esecrando la -nuova- ignominia, a cui trovavasi esposta.
[519] Fl. Mallio Teodoro, i civili onori e le opere filosofiche del
quale si celebrarono da Claudiano in un panegirico molto elegante.
[520] Μεθυων δε ηδη των πλουτω -ebrio di ricchezze- è la forte
espressione di Zosimo (-l. V. p. 301-); e vien esecrata ugualmente
l'avarizia d'Eutropio nel Lessico di Suida, e nella cronica di
Marcellino. Grisostomo aveva ammonito più volte il favorito della vanità
e del pericolo della smoderata ricchezza -Tom. III. p. 381-.
[521]
-.... certantum saepe duorum-
-Diversum suspendit onus; cum pendere Judex-
-Vergit, ut in geminias nutat provincia lances.-
Claudiano (I, 192, 209) distingue sì esattamente le circostanze della
vendita, che sembrano tutte allusive ad aneddoti particolari.
[522] Claudiano (l. 154, 120) fa menzione della colpa e dell'esilio
d'Abbondanzio, nè poteva mancare di citar l'esempio dell'artefice, che
fece la prima esperienza del Toro di bronzo, che presentò a Falaride.
Vedi Zosimo L. V. p. 302 Girolam. Tom. I. p. 26. Può facilmente
conciliarsi la differenza del luogo; ma l'autorità decisiva d'Asterio
d'Amusea (-Orat. 4. p. 76. ap. Tillemont Hist. des Emper, Tom. V. p.
435-) deve far pendere la bilancia in favore di Pitio.
[523] Suida ha fatto una pittura molto svantaggiosa di Timasio, tratta
probabilmente dall'istoria d'Eunapio. La descrizione del suo accusatore,
de' giudici, del processo perfettamente conviene alla pratica delle
Corti antiche e moderne. Vedi Zosimo -L. V. p. 298, 299, 300-. Io son
quasi tentato a citare il romanzo d'un gran maestro (Fielding. -oper.
vol. IV. p. 49. etc. 80-) che si può considerare come l'istoria della
natura umana.
[524] Il grande Oasi era uno de' luoghi nelle arene della Libia irrigato
dall'acqua, e capace di produrre grano, orzo, e palme. Conteneva circa
tre giornate di cammino dal Nord al Sud, circa mezza giornata in
larghezza, ed era distante cinque giornata circa dall'Occidente d'Abido
sul Nilo. Vedi Danville -descript. de l'Egypte p. 186, 187, 188-. Lo
steril deserto che circonda Oasi (Zosim. -L. V. p. 300-) ha suggerito
l'idea d'una comparativa fertilità, ed anche l'epiteto d'-Isola felice-
(Erodot. -III 27-).
[525] Quel verso di Claudiano -in Eutrop., l. 2. 180-.
-Marmaricus claris violatur caedibus Hammon-
evidentemente allude alla sua persuasione della morte di Timasio.
[526] Sozomeno -L. VIII, c 7-. Ei parla secondo le relazioni ως τινος
επυδομεν -come udimmo dire-.
[527] Zosimo -L. V. p. 300-. Pure sembra sospettare, che si spargesse
questo romore dagli amici d'Eutropio.
[528] Vedi il Codice Teodosiano (-Lib. IX, tit. 14, ad legem Cornel, de
sicariis leg. 3-), ed il codice di Giustiniano (-Lib. IX. Tit. 8. ad
legem Juliam majestat. leg. 5-). L'alterazione del -titolo-
dall'omicidio al delitto di lesa Maestà, fu un'invenzione del sottil
Triboniano. Il Gotofredo in una disertazione apposta, che ha inserito
nel suo comentario, illustra questa legge d'Arcadio, e ne spiega tutti i
passi difficili, che si erano pervertiti da Giurisconsulti de' secoli
più tenebrosi. Cod. -Tom. III. pagina 88, 111.-
[529] Bartolo intende una semplice e pura cognizione senz'alcun segno
d'approvazione o concorso. Per causa di questa opinione, dice Baldo,
egli adesso brucia nell'Inferno. Quanto a me continua il discreto
Eineccio (-Elem. Jur. Civ. L. IV p. 411-) bisogna che approvi la teoria
del Bartolo; ma in pratica inclinerei al sentimento di Baldo. Pure
Bartolo fu gravemente citato da' legali del Card. Richelieu; ed Eutropio
indirettamente fu reo della morte del virtuoso de Thou.
[530] Gotofredo -Tom. III. p. 89-. Si è però supposto che questa legge,
così ripugnante alle massime della libertà Germanica, sia stata aggiunta
per frode alla Bolla d'Oro.
[531] Zosimo (l. V. p. 304, 312) ci dà una copiosa e circostanziata
narrazione delle rivolte di Tribigildo e di Gaina, ch'egli avrebbe
potuto riservare ad avvenimenti di maggiore importanza. Vedasi anche
Socrate -L. VI. c. 6-, e Sozomeno -L. VIII c. 4-. Il secondo libro di
Claudiano contro Eutropio è un bel pezzo d'Istoria, quantunque
imperfetto.
[532] Claudiano (-in Eutrop. l. 11. 237, 250-) con molta accuratezza
osserva, che l'antico nome e la nazione de' Frigj estendevasi molto da
ogni parte, finattantochè ne furon ristretti i confini dalle colonie de'
Bitinj di Tracia, de' Greci, e finalmente de' Galli. La sua descrizione
(-II. 57, 272-) della fertilità della Frigia o de' quattro fiumi, che
portan oro è giusta e pittoresca.
[533] Zenofonte, -Anabas. L. 1. p. 11, 12, Ediz. d'Hutch-; Strabone L.
XII. p. 865, ediz. d'Amsterd., Q. Curzio l. III. c. 1. Claudiano compara
l'unione del Marsia e del Meandro a quella della Saona e del Rodano; con
quella differenza però che il più piccolo de' fiumi Frigj non è
accelerato, ma ritardato dal più grande.
[534] Selgae, colonia de' Lacedemoni, aveva anticamente numerato
ventimila cittadini; ma al tempo di Zosimo era ridotta ad una πολιχνη,
o -piccola città-. Vedi Cellar., -Geogr. antiq. Tom. II. p. 117-.
[535] Il consiglio d'Eutropio, appresso Claudiano, si può paragonare a
quello di Domiziano nella quarta satira di Giovenale. I principali
membri del primo erano -Juvenes protervi, lascivique senes-; uno di essi
era stato cuoco, un altro cardator di lana. Il linguaggio
dell'originaria lor professione avvilisce la dignità da essi assunta; e
la frivola conversazione loro intorno a tragedie, danzatori ec. si rende
sempre più ridicola dall'importanza della discussione.
[536] Claudiano (l. 11. 376, 461) l'ha notato d'infamia; e Zosimo in
tuono più moderato conferma le sue accuse -l. V. p. 305.-
[537] La -cospirazione- di Gaina e di Tribigildo, che si attesta
dall'Istorico Greco, non era giunta agli orecchi di Claudiano, che
attribuisce la rivolta dell'Ostrogoto al -marziale- suo spirito, ed
all'avviso della sua moglie.
[538] Quest'aneddoto, che il solo Filostorgio ci ha conservato (-L. XI.
c. 6. Gotofred, dissert. p. 451, 456-) è curioso ed importante; mentre
collega la rivolta de' Goti con gl'intrighi segreti del Palazzo.
[539] Vedi l'Omilia di Grisostomo (-Tom. III p. 381, 386-.) di cui
l'esordio è sommamente bello. Socrate -Lib. VI c. 5-, Sozomeno -L. VIII.
c. 7-. Il Montfaucon (-nella sua vita del Grisostomo Tom. XIII. p. 135-)
troppo leggiermente suppone, che Tribigildo fosse -attualmente- in
Costantinopoli; e ch'egli comandasse i soldati, a' quali fu ordinato di
prender Eutropio. Anche Claudiano, Poeta Gentile (-Praefat. ad. Lib. II.
in Eutr. 27-) ha fatto menzione della fuga dell'Eunuco al Santuario.
-Suppliciterque pias humilis prostratus ad aras-
-Mitigat iratas voce tremente nurus.-
[540] Il Grisostomo in un'altra Omilia (Tom. III. p. 396) dichiara, che
se Eutropio non avesse abbandonato la Chiesa non sarebbe stato preso.
Zosimo al contrario pretende (L. V. p. 313) che i suoi nemici
l'estraessero a forza εξαρπασωνινου αυτον dal santuario. La
promessa però è una prova di qualche trattato; e la forte asserzione di
Claudiano (-Praefat. ed. L. II. 46-).
-Sed tamen exemplo non feriere tuo,-
può riguardarsi come una prova di qualche promessa.
[541] Cod. Teodos. Lib. IX. Tit. XL. leg. 14. La data di questa legge
(de' 17 Gennaio dell'anno 399) è corrotta ed erronea, mentre la caduta
d'Eutropio non potè avvenire fino all'autunno del medesimo anno. Vedi
Tillemont -Hist. des Emper. Tom. V p. 780.-
[542] Zosimo L. V. p. 313. Filostorg. l. XI. c. 6.
[543] Zosimo (L. V. p. 313, 323), Socrate (L, VI c. 4), Sozomeno (L.
VIII. c. 4), e Teodoreto (L. V. c. 32, 33) raccontano, sebbene con
qualche varietà di circostanze, la cospirazione, la disfatta e la morte
di Gaina.
[544] Οσιας Ευφημιας μαρτυριον, -la Chiesa della martire S.
Eufemia-, è l'espressione di Zosimo stesso (L. V. p. 314) che
senz'accorgersene usa il solito linguaggio de' Cristiani. Evagrio
descrive (l. 11. c. 3) la situazione, l'architettura, le reliquie ed i
miracoli di quella celebre Chiesa, nella quale di poi fu tenuto il
Concilio generale di Calcedonia.
[545] Le pie rimostranze del Grisostomo, che non si trovano ne' suoi
propri scritti, vengon rappresentate con forza da Teodoreto; ma ciò
ch'egli accenna, che avessero un buon successo, è contraddetto da'
fatti. Il Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. V. p. 389-) ha scoperto che
l'Imperatore, per soddisfare le rapaci domande di Gaina, fu obbligato a
fondere l'argenteria della Chiesa degli Apostoli.
[546] Gl'Istorici Ecclesiastici che ora guidano, ora seguono, in
pubblica opinione, confidentemente asseriscono, che il Palazzo di
Costantinopoli era guardato da legioni di Angeli.
[547] Zosimo (l. V. p. 319) fa menzione di queste galere dando loro il
nome di -Liburnie-, ed osserva, ch'esse eran tanto veloci quanto i
vascelli con cinquanta remi, senza spiegare la differenza ch'era fra
loro; ma che in celerità eran molto inferiori alle -Triremi-, che da
gran tempo erano andate in disuso. A ragione però conclude,
coll'autorità di Polibio, che al tempo delle guerre Puniche si eran
costrutte galere di assai maggior grandezza. Dopo lo stabilimento del
Romano Impero sul Mediterraneo, probabilmente s'era trascurata, ed alla
fine dimenticata l'inutile arte di costruire grosse navi da guerra.
[548] Chishull (-viaggi p. 61, 72, 73, 76-) passò da Gallipoli per
Adrianopoli al Danubio in circa quindici giorni. Egli era nel seguito
d'un ambasciatore Inglese, il bagaglio del quale occupava settantuno
carri. Quest'erudito viaggiatore ha il merito d'aver descritto una
curiosa e non frequentata strada.
[549] Il racconto di Zosimo, che conduce effettivamente Gaina di là dal
Danubio, si dee correggere coll'autorità di Socrate e di Sozomeno, che
dicono esser egli stato ucciso nella -Tracia-: e dalle precise ed
autentiche date della Cronica Alessandrina o Pasquale p. 307. La
vittoria navale dell'Ellesponto ivi è fissata nel mese -Apellaeus-, il
decimo delle calende di Gennaio (23 Decembre): il capo di Gaina fu
portato a Costantinopoli il terzo delle none di Gennaio, (3 Gennaio) nel
mese -Audinaeus-.
[550] Eusebio Scolastico s'acquistò molta fama col suo Poema sulla
guerra Gotica, nella quale avea militato. Quasi quarant'anni dopo,
Ammonio recitò un altro poema sul medesimo soggetto alla presenza
dell'Imperator Teodosio. Vedi Socrate l. VI. c. 6.
[551] Il sesto libro di Socrate, l'ottavo di Sozomeno, ed il quinto di
Teodoreto somministrano curiosi ed autentici materiali per la vita di
Gio. Grisostomo. Oltre quegli Istorici generali, ho preso per mie guide
i quattro principali Biografi del Santo: 1. L'autore d'un'appassionata e
parziale apologia dell'Arcivescovo di Costantinopoli, composta in forma
di dialogo, e sotto nome di Palladio, Vescovo d'Elenopoli, zelante suo
partigiano; Tillemont (-Mem. Eccl. T. XI. p. 500-533-). Questa è
inserita fra le opere del Grisostomo Tom. XII. p. 1-90 -dell'ediz. del
Montfaucon-: 2. Il moderato Erasmo (Tom. III. epist. MCL. p. 1331-1347
-edit. Lugd. Batav.-). La vivacità e il buon senso eran propri di lui; i
suoi errori nell'inculto stato di antichità Ecclesiastica, in cui si
trovava, erano quasi inevitabili: 3. L'erudito Tillemont. (-Mem. Eccles.
T. XI. p. 1-405, 547-626 ec.-) che compila con incredibil pazienza, e
religiosa esattezza le vite de' Santi; 4. Il P. Montfaucon, che ha letto
quelle opere con la curiosa diligenza d'un editore, ha scoperto varie
nuove Omilie, e di nuovo ha rivista e composta la vita del Grisostomo
-Oper. Chrisostom. Tom. XIII. pag. 91-177-.
[552] Poichè io sono -quasi- al buio dei voluminosi discorsi del
Grisostomo, mi sono affidato a' due più giudiziosi e moderati critici
Ecclesiastici, Erasmo (Tom. III. p. 1344), e Dupin (-Bibl. Eccl. Tom.
III. p. 38-): pure il buon gusto del primo è qualche volta viziato da un
eccessivo amore dell'antichità; ed il buon senso dell'altro è sempre
frenato da prudenziali riflessi.
[553] Le donne di Costantinopoli si distinsero per la nemicizia o per
l'attacco loro al Grisostomo. Tre nobili e ricche vedove, Marsa,
Castricia ed Eugrafia, erano le condottiere della persecuzione: Pallad.
-Dialog. Tom. XIII. p. 14-. Era impossibile, che esse perdonassero ad un
Predicatore, che rimproverava loro l'affettazione di nascondere con gli
ornamenti delle vesti l'età e la bruttezza loro; Pallad. p. 27. Olimpia,
con un uguale zelo, impiegato in una causa più pia, ha ottenuto il
titolo di Santa. Vedi Tillemont -Mem. Eccles. T. XI. pag. 416-440-.
[554] Sozomeno e Socrate più specialmente hanno definito il vero
carattere del Grisostomo con una moderata ed imparziale libertà, molto
offensiva per i ciechi suoi ammiratori. Quest'Istorici vissero nella
successiva generazione, quando la forza del partito era abbattuta, e
conversarono con molte persone pienamente informate delle virtù e delle
imperfezioni del Santo.
[555] Palladio (Tom. XIII. p. 40 ec.) difende molto seriamente
l'Arcivescovo. 1. Ei non gustava mai vino; 2. La debolezza del suo
stomaco richiedeva una maniera particolare di cibarsi; 3. Gli affari, lo
studio, e la devozione spesso lo tenevan digiuno fino al tramontar del
sole; 4. Detestava lo strepito, e la leggierezza dei gran pranzi; 5.
risparmiava la spesa pei poveri; 6. Temeva, in una Capitale come
Costantinopoli, l'invidia e l'accusa di parziali inviti.
[556] Grisostomo dichiara liberamente la sua opinione (-T. IX. Homil.
III. in Act. Apostol. p. 29-), che il numero dei Vescovi, che si potevan
salvare, era ben piccolo in paragone di quelli, che si sarebber dannati.
[557] Vedi Tillemont, -Mem. Eccles. Tom. XI. p. 441-500-.
[558] Ho tralasciato a bella posta la controversia, che nacque tra i
monaci dell'Egitto intorno all'Origenianismo, ed all'Antropomorfismo; la
violenza e la dissimulazione di Teofilo; l'artificioso maneggio che fece
della semplicità d'Epifanio; la persecuzione e la fuga de' -lunghi-, od
-alti- fratelli; l'ambiguo sussidio, che essi ricevettero a
Costantinopoli dal Grisostomo ec. ec.
[559] Fozio (p. 53-60) ci ha conservato gli atti originali del Sinodo
-della Quercia-, i quali distruggono la falsa asserzione, che il
Grisostomo fosse condannato da non più di trentasei Vescovi; dei quali
ventinove erano Egiziani. Quarantacinque furono i Vescovi che
sottoscrissero la sua sentenza. Vedi Tillemont. -Mem. Eccles. Tom. XI.
p. 595-.
[560] Palladio confessa (p. 30) che se il popolo di Costantinopoli
avesse trovato Teofilo, sicuramente l'avrebbe gettato nel mare. Socrate
fa menzione (l. VI. c. 17) d'una pugna seguita fra la plebe ed i
marinari d'Alessandria, in cui molti restaron feriti, ed alcuni perderon
la vita. Il macello de' Monaci si riporta solamente dal Pagano Zosimo
(l. V. p. 324), il quale osserva, che il Grisostomo aveva un singolar
talento per condurre l'ignorante moltitudine, ην γαρ ο αντροπος αλογον
οχλον υπαγαγεθαι θεινοε. -Era egli un uomo valente per trarre
l'irragionevole turba.-
[561] Vedi Socrate (l. VI. c. 18), Sozomeno (l. VIII. c. 10). Zosimo (L.
V. p. 324, 327) fa menzione in termini generali delle sue invettive
contro Eudossia. Vien rigettata come spuria l'Omilia, che principia con
quelle parole; Montfaucon Tom. XII. p. 251. Tillemont -Mem. Eccl. Tom.
XI. p. 603-.
[562] Poteva naturalmente aspettarsi tale accusa da Zosimo (l. V. p.
327), ma è molto notabile, che questa fosse anche confermata da Socrate
(l. VI. c. 18) e dalla Cronica Pasquale p. 307.
[563] Egli espone quegli speciosi motivi (-post reditum c. 13, 14-) col
linguaggio d'oratore e di politico.
[564] Tuttavia ci restano dugentoquarantadue lettere del Grisostomo
(-oper. Tom. III. p. 528-736-). Sono esse indirizzate ad una gran
varietà di persone, e dimostrano una fermezza d'animo ben superiore a
quella di Cicerone nel suo esilio. La decimaquarta contiene una curiosa
narrazione dei pericoli del suo viaggio.
[565] Dopo l'esilio del Grisostomo, Teofilo pubblicò un enorme ed
orribil volume contro di lui, nel quale continuamente ripete le civili
espressioni di -hostem humanitatis, sacrilegorum principem, immundum
daemonem-. Egli afferma che il Grisostomo ha dato la sua anima in
adulterio al diavolo e brama che gli sia applicato qualche ulteriore
castigo, eguale, se è possibile, alla grandezza de' suoi delitti. S.
Girolamo, ad istanza del suo amico Teofilo, tradusse quest'edificante
opera dal Greco in Latino. Vedi -Facund. Hermian. defens. pro 3 capitul.
lib. VI. c. 5 pubblicata dal Sirmondo oper. T. II. p. 595, 596, 597-.
[566] Attico, suo successore, ne inserì il nome ne' dittici della Chiesa
di Costantinopoli l'anno 418. Dieci anni dopo fu venerato come Santo:
Cirillo, che aveva ereditato il posto e le passioni di Teofilo suo zio,
cedè con molta ripugnanza. Vedi -Facond. Hermian. L. IV c. I. Tillemont
Mem. Eccl. Tom. XIV. p. 277, 283-.
[567] Socrate -L. VII. c. 45. Teodoreto L. V. c. 36-. Questo avvenimento
riconciliò i Giovanniti, che fin'allora avevano ricusato d'obbedire a'
suoi successori. Nel tempo della sua vita, i Giovanniti erano rispettati
da' Cattolici, come la vera ed ortodossa comunione di Costantinopoli. La
lor ostinazione però a grado a grado li trasse sull'orlo dello scisma.
[568] Secondo alcuni racconti (Baron. -Annal. Eccles. an. 438. n. 9,
10-) l'Imperatore fu costretto a mandare una lettera d'invito e di
scuse, prima che il corpo del ceremonioso Santo potesse muoversi da
Comana.
[569] Zosimo -L. V. p. 315-. Non dovrebbe accusarsi la castità
d'un'Imperatrice, senza produrne un testimone; ma è sorprendente, che
tal testimone scrivesse e vivesse sotto un Principe, di cui osava
d'attaccare la legittimità. Noi dobbiamo supporre, che tal'Istoria fosse
un libello di partito, che si leggesse in segreto, e circolasse fra'
Pagani. Il Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. V. p. 782-) non è alieno
dall'infamar la riputazione d'Eudossia.
[570] Porfirio di Gaza. Il suo zelo fu esaltato dall'ordine che avea
ottenuto di distruggere otto templi pagani di quella città. Vedi le
curiose particolarità della sua vita (Baronio A. D. 401, num. 17-51)
originalmente scritte in Greco, o forse in Siriaco da un monaco, suo
diacono favorito.
[571] Filostorg. -l. XI. c. 8- e Gotofredo -Dissert. p. 457-.
[572] Girolamo descrive (-Tom. VI. p. 73, 76-) con vivaci colori la
regolare e distruttiva marcia delle locuste, che formavano sulla
Palestina un'oscura nuvola fra il cielo e la terra. Furono poi disperse
da opportuni venti parte nel Mar Morto, e parte nel Mediterraneo.
[573] Procop. -de Bello Persic. l. I. c. 2. p. 8 edit. Louvre-.
[574] Agatia (-l. IV. p. 136, 137-) quantunque confessi l'esistenza di
tal tradizione, asserisce, che Procopio fu il primo, che la scrivesse.
Il Tillemont (-Hist. des Emper. T. VI. p. 597-) ragiona molto
sensatamente sul merito di questa favola. La sua critica non era
ristretta da alcuna Ecclesiastica autorità: sì Procopio che Agatia erano
mezzo pagani.
[575] Socrate -l. VIII. c. 1-. Antemio era nipote di Filippo, uno de'
Ministri di Costanzo, ed avo dell'Imperatore Antemio. Dopo il suo
ritorno dall'ambasceria di Persia fu creato Console, e Prefetto del
Pretorio dell'Oriente nell'anno 405: e tenne la Prefettura circa dieci
anni. Vedansi gli onori e le lodi di esso appresso il Gotofredo (-Cod.
Th. T. VI p. 350-), ed il Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. VI. p. 1-).
[576] Sozomeno -l.- IX. -c.- 5. Ei vide alcuni Scirri occupati nel
lavoro vicino al monte Olimpo nella Bitinia, e si lusingava con la vana
speranza, che quegli schiavi fossero gli ultimi della nazione.
[577] -Cod. Theod. l. VII. Tit. XVII. L. XV. Tit. 2. leg. 49-.
[578] Sozomeno ha riempito tre capitoli con un magnifico panegirico di
Pulcheria (-l. IX. c. 1, 2, 3-); ed il Tillemont (-Mem. Eccl. Tom. XV.
p. 171, 184-) ha destinato un articolo a parte in onore di S. Pulcheria,
vergine ed Imperatrice.
[579] Suida (-Excerpt. p. 68 in script. Byzant.-) pretende sulla fede
dei Nestoriani che Pulcheria fosse sdegnata col lor fondatore, perchè
questi avea censurato i legami di Pulcheria coll'avvenente Paolino e
l'incesto di essa col fratello Teodosio.
[580] Vedi Du Cange -Famil. Byzant. p.- 70. Flaccilla sua figlia
maggiore o morì prima d'Arcadio, o se visse fino all'anno 431
(Marcellin. -Chron.-), bisogna, che qualche difetto di mente o di corpo
l'escludesse dagli onori del suo grado.
[581] Ella fu avvertita, con replicati sogni, del luogo in cui le
reliquie de' 40 Martiri eran sepolte. Il terreno era successivamente
appartenuto alla casa ed al giardino di una donna di Costantinopoli, ad
un convento di monaci Macedoni, e ad una Chiesa di S. Tirso, fondata da
Cesario ch'era console l'anno 397; e la memoria di quelle reliquie era
quasi spenta del tutto. Ad onta delle caritatevoli brame del D. Jortin
(-Osservazioni, tomo IV. p. 234-) non è facile credere che Pulcheria non
abbia avuto parte nella pia frode, avvenuta, a quanto pare, quand'ella
aveva più di trentacinque anni.
[582] V'è una differenza notabile fra i due Storici ecclesiastici, che
in generale hanno tanta somiglianza fra loro. Sozomeno (-L. XI. c. 1-)
attribuisce a Pulcheria il governo dell'Impero, e l'educazione del
fratello, ch'egli appena s'induce a lodare. Socrate, quantunque
affettatamente rigetti ogni speranza di favore o di fama, compone un
elaborato panegirico dell'Imperatore, e cautamente sopprime i meriti
della sorella (l. VII. c. 22, 42). Filostorgio (l. XII. c. 7) esprime
l'influenza di Pulcheria in un tuono gentile e da cortigiano τας
βασιλικας σημειωτεις υπηρετουμενη και διενθυνουσει (-osservando e
dirigendo le Imperiali sottoscrizioni-). Suida (-Excerpt. p.- 53) fa il
vero carattere di Teodosio, ed io ho seguitato l'esempio del Tillemont
(-Tom. VI. p. 25-) nel prendere alcuni tratti da' Greci moderni.
[583] Teodoreto (L. V. c. 37). Il Vescovo di Cirro uno dei primi uomini
del suo secolo per la dottrina e per la pietà, applaudisce
all'ubbidienza di Teodosio verso le divine leggi.
[584] Socrate (-L. VIII. c. 21-) fa menzione del suo nome, (ch'era
Atenaide figlia di Leonzio, Sofista d'Atene) del suo battesimo,
matrimonio, e genio poetico. Il più antico ragguaglio della sua storia è
presso Gio. Malala (-Part. II. p. 20, 21, edit. Venet. 1753-) e nella
Cronica Pasquale (p. 311, 312). Questi autori avevano probabilmente
veduto le pitture originali dell'Imperatrice Eudossia. I Greci moderni
(Zonara, Cedreno) hanno dimostrato la voglia piuttosto che il talento di
fingere. Mi sono arrischiato però a prendere da Niceforo l'età di lei.
Lo scrittor d'un romanzo non avrebbe mai -immaginato-, che Atenaide
avesse quasi ventotto anni, quando accese il cuore d'un giovane
Imperatore.
[585] Socrate -L. VIII. c. 21. Fozio p. 413, 420-. Tuttavia sussiste il
centone Omerico, ed è stato più volte stampato; ma si pone in dubbio da'
critici il diritto d'Eudossia a quella insipida composizione. Vedi
Fabric. -Bibl. Graec. Tom. I. p. 357-. La -Jonia-, dizionario
miscellaneo d'istoria e di favola, fu compilato da un'altra Imperatrice
nominata Eudossia, che visse nell'undecimo secolo; e l'opera tuttora è
manoscritta.
[586] Il Baronio (-Annal. Eccl. an. 438, 439-) è copioso, e florido; ma
viene accusato di porre le favole di varj tempi al medesimo livello
d'autenticità.
[587] In questa breve occhiata sopra la disgrazia d'Eudossia, ho imitato
la cautela d'Evagrio (l. I. c. 21 ), e del Conte Marcellino (-in Cron.
an. 440 e 444-). Le due autentiche date, che si assegnano da
quest'ultimo, rovesciano una gran parte delle finzioni Greche; la
celebre storia del -pomo- ecc. è buona solo per le Notti Arabe, dove può
trovarsi qualche cosa non molto dissimile.
[588] Prisco (-in Excerpt. Legat. p. 69-) contemporaneo e cortigiano, fa
seccamente menzione del nome Cristiano e Pagano di essa, senz'aggiungere
alcun titolo d'onore o di rispetto.
[589] Quanto a' due pellegrinaggi d'Eudossia, ed alla sua lunga
residenza in Gerusalemme, alle sue devozioni, elemosine ec. Vedi Socrate
(l. VII. c. 47) ed Evagrio (l. I. c. 20, 21, 22). La Cronica Pasquale
può meritare alle volte del riguardo, e nell'istoria domestica
d'Antiochia Gio. Malala diventa uno scrittore di buon'autorità. L'Abate
Guenée in una memoria sulla fertilità della Palestina, di cui non ho
veduto che un estratto, calcola i doni d'Eudossia a 20,488 libbre d'oro,
che sono più d'ottocentomila lire sterline.
[590] Teodoreto l. V. c. 39, Tillemont -Mem. Eccl. T. XII, p. 356, 364-,
Assemanni -Bibl. Oriental. Tom. III. p. 396. Tom. IV. p. 61-. Teodoreto
biasima la temerità d'Abdas, ma innalza la costanza del suo martirio.
[591] Socrate (l. VII. c. 18, 19, 20, 21) è il migliore autore per la
guerra Persiana. Possiamo ancora consultar le tre Croniche, la Pasquale,
e quelle di Marcellino e di Malala.
[592] Questo racconto della rovina e divisione del regno di Armenia è
presa dal terzo libro dell'Istoria Armena di Mosè di Corene. Mancante,
com'egli è, d'ogni qualità di buono Istorico, la pratica de' luoghi che
ha, le sue passioni, ed i suoi pregiudizi, sono forti prove ch'egli era
nativo e contemporaneo. Procopio (-de Aedific. l. III. c. 1, 5-)
riferisce i medesimi fatti in una maniera molto diversa; ma io ho
estratto le circostanze per loro stesse più probabili e meno contrarie a
Mosè di Corene.
[593] Gli Armeni occidentali usavano la lingua ed i caratteri Greci ne'
loro ufizi di religione: ma i Persiani proibirono l'uso di quel nemico
linguaggio nelle Province orientali, che furon costrette ad usare il
Siriaco, sintatochè Mesrobe, nel principio del quinto secolo, inventò le
lettere Armene, e fu successivamente fatta la versione della Bibbia in
quella lingua; avvenimento, che rallentò l'unione della Chiesa e della
nazione con Costantinopoli.
[594] Mosè di Corene -l. III. c. 59. p. 309 e p. 358-. Procop., -de
aedif. l. 3. c. 5-. Teodosiopoli è, o piuttosto era, trentacinque miglia
all'oriente d'Arzerum, moderna capitale dell'Armenia Turca. Vedi
Danville, -Geogr. an. Tom. II p. 99, 100-.
[595] Mosè di Corene (-l. III. c. 63 p. 316-). Secondo l'istituzione di
S. Gregorio, Apostolo dell'Armenia, l'Arcivescovo era sempre della
famiglia reale; circostanza che in qualche modo correggeva l'influenza
del carattere sacerdotale, ed univa la mitra con la corona.
[596] Tuttavia restò un ramo della casa reale d'Arsace col grado, e i
diritti (come sembra) di Satrapo Armeno. Vedi Mosè di Corene -l. III. c.
65 p. 321-.
[597] Valarsace fu creato Re d'Armenia dal Re de' Parti suo fratello
subito dopo la disfatta d'Antioco Sidete (Mos. di Corene -l. II. c. 2 p.
86-) cento trent'anni prima di Cristo. Senza appoggiarci ai varj e
contraddittorj periodi de' regni degli ultimi Re, possiamo esser sicuri,
che la rovina del Regno di Armenia successe dopo il Concilio di
Calcedonia l'anno 451. (-l. 3 c. 61 p. 312-), e sotto Veramo o Baram Re
di Persia (-l. III. c. 64 p. 317-), che regnò dall'anno 420. al 440.
Vedi Assemanni, -Bibl. Orient. Tom. III. p. 396-.
CAPITOLO XXXIII.
-Morte d'Onorio. Valentiniano III Imperatore dell'Occidente.
Amministrazione di Placidia, sua madre. Ezio, e Bonifazio.
Conquista dell'Affrica fatta da' Vandali.-
Durante un lungo e disonorevole regno di ventotto anni, Onorio,
Imperatore dell'Occidente, fu separato dall'amicizia del suo fratello, e
di poi del nipote, che regnarono nell'Oriente; e Costantinopoli rimirò
con apparente indifferenza e segreta gioia le calamità di Roma. Le
strane avventure di Placidia appoco appoco rinnovarono, e fomentarono
l'unione de' due Imperi. La figlia del Gran Teodosio era stata
prigioniera e Regina de' Goti: essa perdè un affezionato marito; fu
tratta in catene dall'insultante di lui assassino; gustò il piacere
della vendetta; e fu cambiata nel trattato di pace per seicentomila
misure di grano. Dopo il suo ritorno dalla Spagna in Italia, Placidia
provò una nuova persecuzione in seno alla sua famiglia. Essa era
contraria ad un matrimonio, ch'era stato stipulato senza il suo
consenso; ed il prode Costanzo ricevè come un nobile premio delle
vittorie, che avea riportate contro i tiranni, dalla mano d'Onorio
medesimo, la ripugnante destra della vedova d'Adolfo. Ma terminò lo sua
resistenza con la ceremonia delle nozze, nè Placidia ricusò di divenir
madre d'Onoria e di Valentiniano III, e d'assumere ed esercitare un
assoluto dominio sull'animo del grato di lei marito. Questo generoso
soldato, che aveva fin allora diviso il suo tempo fra' piaceri sociali,
ed il militar servizio, apprese nuove lezioni d'ambizione e d'avarizia:
egli estorse il titolo d'Augusto; ed il servo d'Onorio fu associato
all'Impero dell'Occidente. La morte di Costanzo, nel settimo mese del
suo regno, invece di diminuire parve che accrescesse il poter di
Placidia; e l'indecente famigliarità[598] del fratello, che non era
forse che un effetto di puerile affezione, universalmente attribuivasi
ad un amore incestuoso. Ad un tratto, per causa d'alcuni bassi intrighi
d'un maestro di casa e d'una nutrice, quest'eccessiva tenerezza si
convertì in una irreconciliabil contesa: i contrasti dell'Imperatore e
della sorella non restarono lungamente nascosti dentro le mura del
Palazzo; e siccome i soldati Gotici erano aderenti alla loro Regina, la
città di Ravenna fu agitata da sanguinosi e pericolosi tumulti, che non
poterono acquietarsi, che mediante il volontario o forzato ritiro di
Placidia e de' suoi figli. I reali esuli sbarcarono a Costantinopoli,
poco dopo il matrimonio di Teodosio, e nel tempo delle feste per le
vittorie Persiane. Furono essi trattati con affetto e magnificenza; ma
siccome si erano rigettate dalla Corte Orientale le statue
dell'Imperator Costanzo, non poteva decentemente accordarsi alla vedova
di esso il titolo d'Augusta. Pochi mesi dopo l'arrivo di Placidia, un
celere messaggio annunziò la morte d'Onorio, in conseguenza
d'un'idropisia; ma non ne fu divulgato l'importante segreto,
finattantochè non furono dati gli ordini necessari per la marcia d'un
grosso corpo di truppe verso le coste marittime della Dalmazia. Le
botteghe e le porte di Costantinopoli restarono chiuse per sette giorni:
e la morte d'un Principe straniero, che non poteva essere nè stimato nè
desiderato, si celebrò con alte ed affettate dimostrazioni di pubblico
lutto.
[A. 423-425]
Mentre i Ministri di Costantinopoli deliberavano, il trono vacante
d'Onorio fu usurpato dall'ambizione di uno straniero. Giovanni era il
nome del ribelle; occupava esso il confidenziale ufizio di -Primicerio-,
o sia di principal Segretario; e l'Istoria ha attribuito al suo
carattere più virtù di quelle, che si possano facilmente conciliare con
la violazione del dovere più sacro. Incoraggiato Giovanni dalla
sommission dell'Italia, e dalla speranza d'una confederazione con gli
Unni, osò d'insultare con un'ambasceria la maestà dell'Imperatore
Orientale; ma quando seppe, che i suoi agenti erano stati banditi,
carcerati, e finalmente cacciati via con la dovuta ignominia, si preparò
a sostenere con le armi l'ingiustizia delle sue pretensioni. In tale
occasione il nipote del Gran Teodosio avrebbe dovuto marciare in
persona; ma i medici facilmente dissuasero il giovane Imperatore da un
sì temerario e pericoloso disegno; e la condotta della spedizione
d'Italia fu prudentemente affidata ad Ardaburio ed al suo figlio Aspar,
che avevano già segnalato il loro valore contro i Persiani. Fu risoluto,
che Ardaburio s'imbarcasse coll'infanteria, mentre Aspar, alla testa
della cavalleria, conduceva Placidia e Valentiniano suo figlio, lungo le
coste dell'Adriatico. La marcia della cavalleria fu eseguita con tale
attiva diligenza, che sorprese, senza resistenza, l'importante città
d'Aquileia, quando le speranze d'Aspar rimasero inaspettatamente confuse
dalla notizia, che una tempesta avea disperso la flotta Imperiale, e che
suo padre con due sole galere, era stato preso e condotto schiavo nel
porto di Ravenna. Questo accidente, d'altronde, per quanto potesse parer
disgraziato, facilitò la conquista dell'Italia. Ardaburio si servì, o
piuttosto abusò della cortese libertà, che gli era permesso di godere,
per ravvivare fra le truppe un sentimento di fedeltà e di gratitudine;
ed appena la cospirazione fu giunta alla sua maturità, invitò, per mezzo
di segreti avvisi, e sollecitò l'avvicinamento d'Aspar. Un pastore, che
la popolare credulità trasformò in un angelo, guidò la cavalleria
orientale per mezzo d'un segreto, e per quanto si credeva, impraticabil
sentiero attraverso i pantani del Po: le porte di Ravenna, dopo una
breve resistenza, s'aprirono; ed il tiranno senza difesa fu abbandonato
alla mercè, o piuttosto alla crudeltà dei conquistatori. Gli fu prima
tagliata la mano destra; e dopo essere stato esposto sopra un asino alla
pubblica derisione, Giovanni fu decapitato nel Circo d'Aquileia.
L'Imperatore Teodosio, quando ricevè le nuove della vittoria, interruppe
le corse de' cavalli; e cantando, nel tempo che camminava per le strade,
un opportuno salmo, condusse il suo Popolo dall'Ippodromo alla Chiesa,
dove consumò il resto del giorno in grata devozione[599].
[A. 425-435]
In una Monarchia, che secondo i varj esempi, avuti precedentemente,
potea risguardarsi com'elettiva, o come ereditaria, o come patrimoniale,
era impossibile che fossero chiaramente definiti gl'intricati diritti di
femminile e collateral successione[600]; e Teodosio, per gius di
consanguineità o di conquista, poteva regnar solo come legittimo
Imperator de Romani. Forse per un momento restarono abbagliati i suoi
occhi dal prospetto d'un illimitato dominio: ma l'indolente sua natura
appoco appoco acquietossi a' dettami della sana politica. Si contentò di
possedere l'Oriente, e saviamente abbandonò la faticosa impresa di fare
una distante e dubbiosa guerra contro i Barbari di là dalle alpi; o
d'assicurarsi dell'ubbidienza degl'Italiani e degl'Affricani, gli animi
de' quali erano alienati dall'irreconciliabile differenza d'interesse e
di linguaggio. Teodosio invece d'ascoltar la voce dell'ambizione,
risolvè d'imitare la moderazione dell'avo, e di collocare Valentiniano
suo cugino sul trono dell'Occidente. Il real fanciullo fu distinto a
Costantinopoli col titolo di -Nobilissimo-: avanti la sua partenza da
Tessalonica fu promosso al grado ed alla dignità di -Cesare-; e dopo la
conquista dell'Italia, il patrizio Elione coll'autorità di Teodosio ed
in presenza del Senato, salutò Valentiniano III col nome d'-Augusto-, e
solennemente l'adornò del diadema e della porpora Imperiale[601]. Col
consenso delle tre donne, che governavano il Mondo Romano, il figlio di
Placidia contrasse gli sponsali con Eudossia, figlia di Teodosio e
d'Atenaide, e tostochè furono essi giunti alla pubertà, quest'onorevol
legame ebbe il pieno suo effetto. Nel tempo stesso fu distaccato
l'Illirico occidentale dagli Stati d'Italia, e ceduto al trono di
Costantinopoli[602], forse come una compensazione delle spese della
guerra. L'Imperatore dell'Oriente acquistò l'utile dominio della ricca e
marittima provincia della Dalmazia, e la pericolosa sovranità della
Pannonia e del Norico, ch'era stata più di venti anni ripiena e
devastata da una promiscua folla di Unni, di Ostrogoti, di Vandali e di
Bavari. Teodosio e Valentiniano continuarono a rispettare le
obbligazioni della pubblica e domestica loro alleanza; ma l'unità del
Governo Romano definitivamente fu sciolta. Con una positiva
dichiarazione, la validità di tutte le leggi fu limitata in futuro agli
Stati di quello, che particolarmente le avesse fatte; qualora non
credesse proprio di comunicarla sottoscritte di sua mano per essere
approvate dal suo indipendente collega[603].
[A. 428-450]
Quando Valentiniano ricevè il titolo d'Augusto, non avea più di sei
anni: e la sua lunga minorità fa affidata alla tutelar cura d'una madre,
che avrebbe potuto avere un femminile diritto alla successione
dell'Impero Occidentale. Placidia invidiò, ma non potè uguagliare la
riputazione e le virtù della moglie e della sorella di Teodosio,
l'elegante genio d'Eudossia, la savia e felice politica di Pulcheria. La
madre di Valentiniano era gelosa del potere, ch'essa era incapace di
esercitare[604]: regnò venticinque anni in nome del figlio; ed il
carattere di quell'indegno Imperatore appoco appoco diede valore al
sospetto, che Placidia avesse snervato la sua gioventù per mezzo d'una
dissoluta educazione, ed a bello studio divertito la sua attenzione da
ogni virile ed onorevole impresa. Nella decadenza dello spirito
militare, furono comandati gli eserciti da due Generali, Ezio[605] e
Bonifazio[606], che possono meritamente chiamarsi gli ultimi de' Romani.
L'unione loro avrebbe potuto sostenere un cadente Impero; la loro
discordia fu l'immediata e fatal causa della perdita dell'Affrica.
L'invasione e la sconfitta d'Attila hanno fatta immortale la fama
d'Ezio; e quantunque il tempo abbia tirato un velo sopra le imprese del
suo rivale, la difesa di Marsiglia, e la liberazione dell'Affrica
attestano i militari talenti del Conte Bonifazio. Nel campo di
battaglia, ne' particolari incontri, ne' combattimenti a corpo a corpo,
egli era sempre il terrore de' Barbari. Il Clero, ed in ispecie Agostino
suo amico, erano edificati dalla cristiana pietà, che una volta l'avea
tentato a ritirarsi dal Mondo; il Popolo applaudiva la sua
irreprensibile integrità; l'esercito ne temeva l'uguale ed inesorabil
giustizia, che può dimostrarsi in un esempio assai singolare. Ad un uomo
di campagna, che si era doluto della colpevole famigliarità fra la
propria moglie ed un soldato Goto, fu ordinato di portarsi al suo
tribunale il giorno seguente: la sera il Conte, che s'era diligentemente
informato del tempo e del luogo del congresso, montò a cavallo, fece
dieci miglia di cammino, sorprese la colpevole coppia, punì
coll'immediata morte il soldato, e quietò i lamenti del marito con
presentargli, la mattina dopo, la testa dell'adultero. L'abilità d'Ezio
e di Bonifazio avrebbe potuto essere utilmente impiegata contro i
pubblici nemici in separati ed importanti comandi; ma l'esperienza della
passata loro condotta avrebbe dovuto decidere il real favore e la
fiducia dell'Imperatrice Placidia. Nell'infelice occasione dell'esilio e
dell'angustie di essa, il solo Bonifazio avea sostenuto la sua causa con
intrepida fedeltà; e le truppe ed i tesori dell'Affrica essenzialmente
avevan contribuito ad estinguere la ribellione. L'istessa ribellione, al
contrario, s'era sostenuta dallo zelo e dall'attività d'Ezio, che
condusse un'armata di sessantamila Unni dal Danubio a' confini
dell'Italia, in servizio dell'Usurpatore. L'inopportuna morte di
Giovanni lo costrinse ad accettare un vantaggioso trattato; ma sempre
continuò, quantunque suddito e soldato di Valentiniano, a tenere una
segreta e forse perfida corrispondenza co' Barbari suoi alleati, la
ritirata de' quali erasi comprata con liberali doni, e con più liberali
promesse. Ma Ezio aveva un vantaggio di singolare importanza nel regno
d'una donna: egli era presente: assediava con artificiosa ed assidua
adulazione il palazzo di Ravenna; cuopriva gli oscuri suoi disegni con
la maschera della lealtà e dell'amicizia; e finalmente ingannò la sua
Signora, quanto l'assente di lui rivale con una sottile cospirazione,
che ad una debole donna, e ad un bravo soldato non poteva facilmente
cadere in pensiero. Segretamente persuase Placidia[607] di richiamar
Bonifazio dal governo dell'Affrica; e segretamente avvisò Bonifazio di
disubbidire all'Imperiale chiamata: all'uno rappresentò quell'ordine
come una sentenza di morte; all'altra espose il rifiuto come un segno di
ribellione; e quando il credulo e non sospettoso Conte ebbe armato la
Provincia in sua difesa, Ezio applaudì la sua sagacità nell'aver
preveduta la rivolta, che aveva eccitato la propria perfidia. Un
moderato esame de' veri motivi di Bonifazio avrebbe restituito un servo
fedele al suo dovere ed alla Repubblica; ma le arti d'Ezio continuavano
sempre a tradire, ed a fomentare l'incendio, ed il Conte fu costretto
dalla persecuzione ad abbracciare i più disperati consigli. Il buon
successo, con cui evitò o rispinse i primi attacchi, non poteva
inspirargli una vana speranza di potere, alla testa di alcuni sparsi e
disordinati Affricani, opporsi alle forze regolate dell'Occidente,
comandate da un rivale, di cui egli non poteva disprezzare il militare
carattere. Dopo qualche dubbiezza, che fu l'ultimo contrasto della
prudenza e della fedeltà, Bonifazio spedì un fedele amico alla Corte o
piuttosto al campo di Gonderico Re de' Vandali, con la proposizione
d'una stretta alleanza, e coll'offerta d'un vantaggioso e perpetuo
stabilimento.
[A. 428]
Dopo la ritirata de' Goti, l'autorità d'Onorio si era precariamente
ristabilita nella Spagna; eccettuata solamente la Provincia della
Galizia dove gli Svevi ed i Vandali avevan fortificato i lor campi in
mutua discordia, ed in ostile indipendenza. I Vandali prevalsero; ed i
loro nemici erano assediati ne' colli Nervasi fra Leone ed Oviedo;
allorchè l'approssimarsi del Conte Asterio costrinse, o piuttosto
provocò i vittoriosi Barbari a trasferir la scena della guerra nella
pianura della Betica. Il rapido progresso de' Vandali tosto richiese una
più efficace opposizione; ed il Generale Cestino marciò contro di loro
con un numeroso esercito di Romani e di Goti. Vinto Castino in battaglia
da un nemico inferiore di forze, fuggì vergognosamente a Tarragona; e
questa memorabil disfatta, ch'è stata rappresentata come la pena della
temeraria sua presunzione[608], ne fu poi probabilmente l'effetto.
Siviglia e Cartagena divennero il premio, o piuttosto la preda de'
feroci conquistatori; ed i vascelli, ch'essi trovarono nel porto di
Cartagena, facilmente li poterono trasportare alle isole di Maiorca, e
di Minorca, dove i fuggitivi Spagnuoli avevano inutilmente nascosto,
come in un sicuro asilo, le loro famiglie e sostanze. L'esperienza della
navigazione, e forse il prospetto dell'Affrica incoraggiò i Vandali ad
accettare l'invito, che riceverono dal Conte Bonifazio; e la morte di
Gonderico non servì che a fomentare e ad animare l'audace impresa. In
luogo d'un Principe, che non fu insigne per alcuna superiore abilità nè
di spirito nè di corpo, acquistarono il terribile Genserico[609], suo
fratello bastardo; nome, che nella distruzione del Romano Impero ha
meritato un posto uguale a quelli di Attila e d'Alarico. Il Re de'
Vandali vien descritto di statura mediocre, e zoppo di un piede per
causa d'un accidental caduta, ch'ei fece da cavallo. Il tardo e cauto
suo discorso rare volte dichiarava i profondi disegni dell'animo suo: ei
sdegnava d'imitare il lusso del vinto; ma secondava le più forti
passioni dell'ira, e della vendetta. L'ambizione di Genserico era senza
limiti e senza scrupoli; ed il guerriero sapeva destramente impiegare le
segrete macchine della politica per trarre a sè quegli alleati, che
potevano favorire i suoi successi, o spargere fra' suoi nemici i semi
dell'odio e della contesa. Quasi nel momento della sua partenza fu
informato, che Ermanrico, Re degli Svevi, aveva osato di saccheggiare il
territorio della Spagna, che egli aveva risoluto d'abbandonare. Non
soffrendo l'insulto, Genserico perseguitò la precipitosa ritirata degli
Svevi fino a Merida; gettò il Re e la sua armata nel fiume Anas, e
tranquillamente tornò al lido del mare ad imbarcar le vittoriose sue
truppe. I vascelli, che trasportarono i Vandali sul moderno stretto di
Gibilterra, canale di sole dodici miglia di larghezza, furon
somministrati dagli Spagnuoli, che ansiosamente bramavano la loro
partenza, e dal Generale Affricano, che aveva implorato il formidabile
loro aiuto[610].
[A. 429]
La nostra fantasia, da tanto tempo assuefatta ad esagerare ed a
moltiplicare i marziali sciami de' Barbari, che parevano scaturire dal
Settentrione, sarà probabilmente sorpresa dal numero de' soldati, che
Genserico passò la rivista sulle coste della Mauritania. I Vandali, che
in venti anni avean penetrato dall'Elba al monte Atlante, erano uniti
sotto il comando del guerriero lor Re; ed ei regnava con uguale autorità
sopra gli Alani, che nel termine della vita umana eran passati dal
freddo della Scizia all'eccessivo caldo del clima Affricano. Le speranze
dell'ardita impresa avevano eccitato molti bravi avventurieri della
nazione Gotica, e più Provinciali furon tentati dalla disperazione a
riacquistare le sostanze loro con quegli stessi mezzi, che avevan
cagionato la loro rovina. Pure questa varia moltitudine non ascendeva
che a cinquantamila uomini effettivi; e quantunque Genserico
artificiosamente magnificasse l'apparente sua forza con eleggere ottanta
-Chiliarchi-, o Comandanti di mille soldati, il fallace aumento de'
vecchi, de' fanciulli, e degli schiavi avrebbe appena fatto crescere la
sua armata fino al numero d'ottantamila persone[611]. Ma la sua
destrezza, ed i malcontenti dell'Affrica tosto aumentarono le forze de'
Vandali, mediante l'aggiunta di numerosi ed attivi alleati. Le parti
della Mauritania, che confinano col gran deserto e col mare Atlantico,
erano piene d'una feroce ed intrattabile razza di uomini, l'indole
selvaggia de' quali s'era inasprita piuttosto, che mitigata dal timore
che aveano delle armi Romane. I vagabondi Mori[612] a misura che appoco
appoco ardivano d'accostarsi al lido del mare ed al campo de' Vandali,
dovettero risguardar con terrore e sorpresa l'abito, l'armatura, il
marziale orgoglio e la disciplina degli incogniti stranieri, ch'erano
sbarcati sulla lor costa; e le belle carnagioni degli occhi-azzurri
guerrieri della Germania facevano un contrasto ben singolare col bruno o
olivastro colore, che nasce dalla vicinanza della Zona torrida. Poscia
che furono in qualche modo superate le prime difficoltà, che nascevano
dalla vicendevole ignoranza de' respettivi loro linguaggi, i Mori, senza
riguardo ad alcuna futura conseguenza, fecero alleanza co' nemici di
Roma; ed uscì da' boschi, e dalle valli del Monte Atlante una folla di
nudi selvaggi per saziare la loro vendetta contro i civilizzati tiranni,
che gli avevano ingiustamente scacciati dalla nativa sovranità del
paese.
La persecuzione de' Donatisti[613] fu un caso non meno favorevole a'
disegni di Genserico. Diciassette anni prima ch'egli sbarcasse
nell'Affrica fu tenuta per ordine de' Magistrati una pubblica conferenza
a Cartagine. I Cattolici tenevano per fermo, che dopo le invincibili
ragioni, ch'essi avevano addotte, dovesse l'ostinazione degli Scismatici
essere inescusabile e volontaria; e l'Imperatore Onorio fu persuaso ad
infliggere le più rigorose pene ad una fazione, che aveva tanto tempo
abusato della sua pazienza e clemenza. Trecento Vescovi[614] con molte
migliaia d'inferiori cherici furono strappati dalle lor chiese,
spogliati delle ecclesiastiche possessioni, rilegati nelle isole, e
proscritti dalle leggi, se ardivano di star nascosti nelle Province
dell'Affrica. Le numerose loro congregazioni, sì nelle città che in
campagna, furon private de' diritti di cittadinanza, e dell'esercizio
del Culto religioso. Fu curiosamente determinata una scala regolare di
pene, da dieci fino a dugento libbre d'argento, secondo le distinzioni
del grado e delle facoltà, per punire il delitto di chi assisteva ad una
conventicola scismatica; e se la pena era stata pagata cinque volte,
senza vincer l'ostinazione del trasgressore, il suo futuro gastigo si
rimetteva alla discrezione della Corte Imperiale[615]. Per mezzo di
questi rigori, che ottennero la più calda approvazione di S.
Agostino[616], un gran numero di Donatisti si riconciliò con la Chiesa
Cattolica; ma i fanatici, che tuttavia perseverarono nella lor
opposizione, furono spinti alla pazzia ed alla disperazione; la divisa
campagna era piena di tumulti e di stragi; le truppe armate de'
Circoncellioni dirigevano il loro furore a vicenda o contro se stessi o
contro i loro nemici; ed il calendario de' martiri ebbe da ambe le parti
un considerabile aumento[617]. In queste circostanze Genserico,
Cristiano, ma nemico della comunione ortodossa, comparve a' Donatisti
come un potente liberatore, dal quale potevano essi ragionevolmente
aspettare la revocazione degli odiosi ed oppressivi editti
degl'Imperatori Romani[618]. Si facilitò la conquista dell'Affrica
dall'attivo zelo e dal segreto favore d'una domestica fazione; i
capricciosi oltraggi contro le chiese ed il clero, de' quali sono
accusati i Vandali, possono con ragione imputarsi al fanatismo dei loro
alleati; e forse lo spirito d'intolleranza che disonorò il trionfo del
Cristianesimo, contribuì alla perdita della più importante Provincia
dell'Occidente[619].
[A. 430]
La Corte ed il Popolo rimasero sorpresi alla strana notizia che un
virtuoso Eroe, dopo tanti favori e tanti servigi, avea rinunziato alla
sua fedeltà, ed invitato i Barbari a distruggere la Provincia confidata
al suo governo. Gli amici di Bonifazio, che sempre credevano si potesse
scusare la sua colpevol condotta con qualche onorevol motivo,
sollecitarono, nell'assenza di Ezio, una libera conferenza col Conte
dell'Affrica; e Dario, ufiziale di gran distinzione, fu eletto per
quell'importante ambasceria[620]. Nel primo loro congresso a Cartagine
furono vicendevolmente spiegate le immaginarie provocazioni; si
produssero e si paragonaron fra loro le opposte lettere d'Ezio; e
facilmente restò scoperta la frode. Placidia e Bonifazio si dolsero del
loro fatal errore; ed il Conte ebbe sufficiente magnanimità da confidare
nel perdono della sua Sovrana, od esporre la sua testa al futuro sdegno
di lei. Il suo pentimento fu fervente e sincero; ma tosto conobbe che
non era più in suo potere di restaurar l'edifizio, che egli aveva scosso
da' fondamenti. Cartagine e le guarnigioni Romane tornarono, insieme col
lor Generale, all'ubbidienza di Valentiniano; ma il resto dell'Affrica
restò tuttavia diviso dalla guerra e dalla fazione; e l'inesorabil Re
de' Vandali, sdegnando qualunque termine d'accomodamento, fieramente
ricusò di lasciare il possesso della sua preda. Il corpo de' Veterani,
che marciarono sotto gli ordini di Bonifazio, e le leve di truppe
Provinciali fatte precipitosamente, furono rotte con notabile perdita:
il vittorioso Barbaro insultava l'aperta campagna; e Cartagine, Cirta,
ed Ippona Regia furono le sole città che parvero restare a galla nella
generale inondazione.
Il lungo ed angusto tratto della costa dell'Affrica era pieno di
frequenti monumenti dell'arte e magnificenza Romana; e potrebbero
esattamente misurarsi i respettivi gradi di perfezione, computando la
distanza da Cartagine e dal Mediterraneo. Una semplice riflessione
imprimerà in chiunque rifletta la più chiara idea della fertilità e
della coltivazione: la campagna era estremamente popolata: gli abitanti
si riservavano pel proprio uso tanto da poter comodamente sussistere; e
l'annua esportazione, specialmente di grano, era sì regolare ed
abbondante, che l'Affrica meritò il nome di comune granaio di Roma e del
genere umano. Ad un tratto, le sette fertili Province, da Tangeri a
Tripoli, furon messe sossopra dall'invasione de' Vandali, il rovinoso
furore de' quali è stato forse esagerato dalla popolare animosità, dal
religioso zelo, e dalla stravagante declamazione. La guerra, nella sua
forma più dolce, porta seco la perpetua violazione dell'umanità e della
giustizia; e le ostilità de' Barbari sono infiammate da uno spirito
senza legge e feroce, che continuamente disturba la pacifica e domestica
società. I Vandali rare volte davan quartiere, dove trovavano
resistenza; ed espiavan la morte de' valorosi lor nazionali con la
rovina delle città, sotto le mura delle quali essi eran caduti. Non
curando alcuna distinzione d'età, di sesso, o di grado impiegavano
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