ed una sufficiente quantità di grano e di bestiame. Aggiunse però, in un segreto colloquio di confidenziale amicizia, che gli esacerbati Barbari erano alieni da tali ragionevoli condizioni, e che Fritigerno stava in dubbio se potesse condurre a fine la conclusione del trattato, qualora egli non si trovasse sostenuto dalla presenza e dal terrore di un esercito Imperiale. Verso l'istesso tempo tornò dall'Occidente il Conte Ricomero ad annunziar la disfatta e la sommissione degli Alemanni, a far sapere a Valente che il suo nipote avanzavasi con rapide marce alla testa delle veterane e vittoriose legioni della Gallia; ed a richiedere in nome di Graziano e della Repubblica, che si sospendesse qualunque passo pericoloso e decisivo, finattantochè la congiunzione dei due Imperatori assicurasse il buon successo della guerra Gotica. Ma sul debole Sovrano dell'Oriente non agivano che le illusioni fatali della gelosia e dell'orgoglio. Sdegnò l'importuno avviso; rigettò l'umiliante soccorso; segretamente paragonò l'ignominioso o almeno non glorioso corso del proprio regno con la fama di un giovane imberbe; e corse al campo per innalzarsi un immaginario trofeo, prima che la diligenza del suo collega potesse aver parte veruna nei trionfi della battaglia. Il nove d'Agosto, giorno che ha meritato d'avere luogo fra i più malaugurati del calendario Romano[395], l'Imperator Valente, lasciato sotto una forte guardia il suo bagaglio e la cassa militare, si partì da Adrianopoli per attaccare i Goti, ch'erano accampati alla distanza di circa dodici miglia dalla città[396]. Per qualche sbaglio degli ordini, o per l'ignoranza del luogo, l'ala destra, o la colonna di cavalleria giunse a vista del nemico, mentre la sinistra era sempre in una considerabil distanza; i soldati furon costretti nell'affannoso caldo della state ad affrettare il passo; e si formò la linea di battaglia con un tedioso disordine ed una irregolar dilazione. S'era distaccata la cavalleria Gotica per cercar foraggio nelle vicine campagne; e Fritigerno tuttavia continuava a praticare i soliti suoi artifizi. Spedì egli dei Messaggieri di pace, fece proposizioni, richiese ostaggi, e consumò il tempo a tal segno, che i Romani, esposti senza riparo ai cocenti raggi del sole, restarono esausti dalla sete, dalla fame e dall'intollerabil fatica. L'Imperatore si indusse a mandare un Ambasciatore nel campo Gotico: fu applaudito lo zelo di Ricomero, che solo ebbe il coraggio d'accettare questa pericolosa commissione; ed il Conte dei domestici, adornato con le splendide insegne della sua dignità, erasi già qualche tratto avanzato fra le due armate, quando fu improvvisamente richiamato indietro dal suono della battaglia. Fu fatto il precipitoso ed imprudente attacco da Bacurio l'Ibero, che comandava un corpo di arcieri e di targettieri; ed in quella guisa che s'avanzarono temerariamente, ritiraronsi ancora con perdita e con vergogna. Nel momento stesso gli squadroni volanti di Alateo e di Safrace, dei quali ansiosamente s'aspettava l'arrivo dal Generale dei Goti, scenderono come un turbine dalle montagne, attraversarono il piano, ed aggiunsero nuovi terrori al tumultuario, ma irresistibile incontro dell'esercito Barbaro. In poche parole si può descriver l'evento della battaglia d'Adrianopoli, sì fatale a Valente ed all'Impero. La cavalleria Romana si diede alla fuga; l'infanteria restò abbandonata, circondata e tagliata a pezzi. Le più abili evoluzioni, il più fermo coraggio appena son sufficienti a distrigare un corpo d'infanteria, circondato in un piano aperto da un maggior numero di cavalli; ma le truppe di Valente, oppresse dal peso dei nemici e dei propri lor timori, si trovavano strette in un piccolo spazio, dov'era per loro impossibile d'estender le file, o anche di servirsi con effetto delle spade e dei giavellotti. In mezzo al tumulto, alla strage ed al disordine, l'Imperatore, abbandonato dalle sue guardie e ferito, come si suppone, da un dardo, cercò rifugio fra i -Lancearj- ed i -Mattiarj-, che tuttavia mantenevano il loro posto con qualche apparenza d'ordine e di fermezza. I fedeli Generali, Traiano e Vittore, che videro il suo pericolo, altamente gridarono che era tutto perduto, se non si poteva salvar la persona dell'Imperatore. Alcune truppe, animate dalle loro esortazioni, s'avanzarono in soccorso di lui; ma non trovarono che un sanguinoso tratto di terra, coperto di un mucchio di armi spezzate e di laceri corpi, senza potere scuoprir l'infelice lor Principe nè fra i vivi nè fra i morti. Infatti non potevano essi trovarlo, se vere sono le circostanze, con le quali hanno alcuni Storici riferito la morte dell'Imperatore. La cura de' suoi ministri condusse Valente dal campo di battaglia in una vicina capanna, dove procuravasi di medicare la sua ferita e di provvedere alla futura salvezza di lui. Ma fu ad un tratto circondato dai nemici quest'umile asilo; tentarono essi di forzarne la porta; ma, provocati da una scarica di dardi scagliati dal tetto, ed impazienti di più indugiare, misero fuoco ad un mucchio di secche legna, e distrussero la capanna insieme coll'Imperatore ed i suoi famigliari. Valente perì nelle fiamme, e non iscampò che un sol giovane, il quale saltando dalla finestra contò la trista novella, ed informò i Goti dell'inestimabile preda, che avevan perduto per causa della loro inconsideratezza. Nella battaglia d'Adrianopoli perì un gran numero di prodi e distinti Uffiziali, ed essa uguagliò nell'effettiva perdita, e molto sorpassò nelle fatali conseguenze la disgrazia, che Roma una volta soffrì nei campi di Canne[397]. Si trovarono fra i morti due Generali della cavalleria e della infanteria, due grand'Uffiziali del palazzo e trentacinque Tribuni, e la morte di Sebastiano mostrò al Mondo che se egli fu l'autore, fu pure la vittima della pubblica calamità. Fu distrutto per più di due terzi l'esercito Romano, e le tenebre della notte vennero tenute per molto propizie, come quelle che servirono a coprire la fuga della moltitudine, ed a proteggere la più ordinata ritratta di Vittore e di Ricomero, che soli, in mezzo alla generale costernazione, mantennero il vantaggio di un tranquillo valore e di una regolar disciplina[398]. Mentre erano ancora fresche nelle menti degli uomini le impressioni del dolore e dello spavento, l'oratore più celebre di quel tempo compose l'orazione funebre d'un esercito superato e d'un odioso Principe, il trono del quale era già stato occupato da uno straniero. «Non mancan persone (dice l'ingenuo Libanio) che incolpano la prudenza dell'Imperatore, o che attribuiscono la pubblica disgrazia al difetto di coraggio e di disciplina nelle truppe. Quanto a me, io venero la memoria delle lor precedenti azioni; venero la gloriosa morte, che valorosamente soffrirono, stando salde e combattendo nei loro posti: venero il campo di battaglia, asperso del sangue loro e di quello dei Barbari. Questi onorevoli segni sono già stati cancellati dalle piogge; ma i superbi monumenti delle ossa loro, di quelle dei generali, dei centurioni e de' valenti soldati meritano una più lunga durata. Il Sovrano medesimo pugnò e cadde nelle prime file dell'esercito. I suoi famigliari gli presentarono i più veloci destrieri della stalla Imperiale, che presto l'avrebbero liberato dalla persecuzion del nemico; essi lo stimolarono in vano a conservare l'importante sua vita pel futuro servigio della Repubblica. Ei fu costante nella protesta d'essere indegno di sopravvivere a tanti de' più valorosi e fedeli suoi sudditi; ed il Monarca restò nobilmente sepolto sotto un monte di uccisi. Non vi sia dunque chi ardisca d'attribuir la vittoria dei Barbari al timore, alla debolezza o alla imprudenza delle truppe Romane. I Capitani ed i soldati animati furono dal valore dei loro maggiori, de' quali uguagliavan la disciplina e l'arte militare. La generosa loro emulazione fu sostenuta dall'amore della gloria, che li pose in istato di contendere nel tempo istesso con la fame e con la sete, col ferro e col fuoco, ed a volentieri abbracciare una morte onorata, come un refugio contro la fuga e l'infamia. Lo sdegno degli Dei è stata la sola cagione del buon successo dei nostri nemici». La verità dell'istoria può disapprovar qualche parte di questo panegirico, che a rigore non si può conciliare col carattere di Valente o con le circostanze della battaglia; è dovuta però la più giusta lode all'eloquenza, e molto più alla generosità del Sofista d'Antiochia[399]. Si esaltò l'orgoglio de' Goti per questa memorabile vittoria, ma restò sconcertata la loro avidità dalla mortificante scoperta, che la più ricca porzione delle spoglie Imperiali era stata riposta dentro le mura di Adrianopoli. Essi affrettaronsi a godere il premio del lor valore; ma s'opposero loro i residui d'un vinto esercito con intrepida fermezza, che fu l'effetto della disperazione e l'unica speranza che avessero di salute. Le mura della città, ed i ripari del campo addiacente, furono guerniti di macchine militari, che scagliavano pietre d'enorme peso, e spaventavano gl'ignoranti Barbari più con lo strepito e con la velocità, che coll'effetto reale della scarica. S'erano uniti nel pericolo e nella difesa i soldati, i cittadini, i provinciali e i domestici del palazzo; tornò rispinto il furioso assalto de' Goti; le segrete loro arti di perfidia e di tradimento furono scoperte; e dopo un ostinato combattimento di più ore, si ritirarono alle loro tende, convinti per esperienza, che sarebbe stato migliore partito per essi l'osservare il trattato, che il sagace lor Condottiero aveva tacitamente stipulato con le fortificazioni delle grandi e popolate città. Dopo il precipitoso e non politico macello di trecento disertori, atto di giustizia sommamente utile alla disciplina degli eserciti Romani, i Goti levarono sdegnati l'assedio d'Adrianopoli. Lo spettacolo della guerra e del tumulto si convertì ad un tratto in un tacito orrore solingo; immediatamente sparì la moltitudine; i segreti sentieri de' boschi, e de' monti eran segnati dalle vestigia de' fuggitivi tremanti, che cercavan rifugio nelle distanti città dell'Illirico e della Macedonia; ed i fedeli ministri della casa e del tesoro Imperiale cautamente andavano in cerca dell'Imperatore, del quale tuttora ignoravan la morte. La corrente dell'inondazione Gotica scorse dalle mura d'Adrianopoli fino ai sobborghi di Costantinopoli. I Barbari furon sorpresi dallo splendido aspetto della capitale dell'Oriente, dall'altezza ed estension delle mura, dalle migliaia di ricchi e spaventati cittadini, che coronavano i forti, e dalla varia veduta della terra e del mare. Nel tempo, che stavano ammirando con inutile desiderio le inaccessibili bellezze di Costantinopoli, una truppa di Saracini[400], che fortunatamente s'erano arruolati al servigio di Valente, fece una sortita da una porta della città. La cavalleria della Scizia dovè cedere alla mirabil velocità ed al brio de' cavalli Arabi; quelli che li cavalcavano erano abili nell'evoluzioni della guerra irregolare; ed i Barbari settentrionali restarono attoniti e sconcertati dall'inumana ferocia de' Barbari del Mezzodì. Un soldato Gotico, essendo stato ucciso dal pugnale d'un Arabo, il chiomato e nudo selvaggio, ponendo le labbra alla ferita di esso, esprimeva un orribil diletto nel succiar che faceva il sangue del vinto di lui nemico[401]. L'armata Gotica, carica delle spoglie de' ricchi sobborghi e del territorio addiacente, con lentezza si mosse dal Bosforo verso i monti, che formano il confine Occidentale della Tracia. Fu abbandonato l'importante passo di Succi dal timore o dalla mala condotta di Mauro; ed i Barbari, che non avevano più da temere alcuna resistenza dalle disperse e vinte truppe dell'Oriente, si diffusero sulla superficie d'una fertile e coltivata regione, sino ai confini dell'Italia e del mare Adriatico[402]. [A. 378-379] I Romani, che narrano con tanta freddezza e brevità gli atti di giustizia esercitati dalle legioni[403], riservano la lor pietà ed eloquenza per le angustie, che soffrirono essi, allorchè le Province furono invase e desolate dalle armi fortunate de' Barbari. La semplice ben circostanziata istoria (se pure una tal istoria esistesse) della rovina d'una sola città, delle disgrazie d'una sola famiglia[404] potrebbe rappresentare un'interessante ed istruttiva pittura de' costumi umani; ma la tediosa ripetizione di vaghi e declamatori lamenti stancherebbe l'attenzione del più paziente lettore. Si può applicare la stessa censura, quantunque forse non in grado uguale agli scrittori sì profani che ecclesiastici di quegl'infelici tempi, vale a dire che i loro animi erano accesi da una religiosa e volgare animosità, e che s'alterava la vera grandezza e il colore di ogni oggetto dall'esagerazioni della corrotta loro eloquenza. Potè l'ardente Girolamo[405] deplorar con ragione le calamità apportate da' Goti, e da' Barbari loro alleati nel nativo suo paese della Pannonia e nella vasta estensione delle Province, che sono fra le mura di Costantinopoli e il piè delle alpi Giulie; le rapine, le stragi, gl'incendi, e sopra tutto la profanazion delle Chiese, che si convertirono in stalle, e l'irriverente trattamento delle reliquie de' Santi Martiri. Ma il Santo si lascia trasportare oltre i confini della natura e dell'istoria, quando asserisce «che non rimase in quelle deserte regioni altro che il cielo e la terra; che distrutte le città ed estirpata la razza umana, il suolo era tutto ingombrato da folte selve e d'inestricabili boschi; e che s'adempiva la universal desolazione, annunziata dal Profeta Sofonia, nella scarsità delle bestie, degli uccelli e fino de' pesci». Si esposero tali querele circa vent'anni dopo la morte di Valente; e le Province Illiriche, le quali furono sempre soggette all'invasione ed al passaggio de' Barbari, continuarono dopo un calamitoso corso di dieci secoli a somministrar nuovi materiali di rapina e di distruzione. Quand'anche si potesse supporre, che un ampio tratto di paese fosse lasciato inculto e senz'abitanti, le conseguenze di ciò non avrebber potuto essere tanto fatali alle inferiori produzioni dell'animata natura. Gli utili e deboli animali, che si nutriscon dalla mano degli uomini, posson soffrire e distruggersi, qualora sieno privati della lor protezione; ma le bestie della foresta, nemiche o vittime dell'uomo, si debbon piuttosto moltiplicare nel libero e non disturbato possesso de' solitari loro dominj. Le varie tribù, che popolano l'aria o l'acqua, sono anche meno connesse colla sorte della specie umana; ed è molto probabile, che i pesci del Danubio dovessero sentire maggior terrore ed angustia dall'avvicinarsi loro un vorace luccio, che dalle ostili scorrerie d'un'armata di Goti. [A. 378] Per quanto fosse stato grande il numero delle calamità dell'Europa, v'era motivo di temere che in breve le stesse disgrazie s'estenderebbero alle pacifiche regioni dell'Asia. I figli de' Goti erano stati giudiziosamente distribuiti per le città dell'Oriente; e si erano impiegate le cure dell'educazione per vincere ed ingentilire la nativa fierezza della loro indole. Nello spazio di circa dodici anni era continuamente cresciuto il lor numero; ed i fanciulli, che nella prima emigrazione erano stati mandati sopra l'Ellesponto, avevano acquistato con rapido avanzamento la forza e lo spirito di una perfetta virilità[406]. Era impossibile di impedir che sapessero gli eventi della guerra Gotica; e siccome quegli arditi giovani non aveano studiato il linguaggio della dissimulazione, dimostravano il desiderio, la brama, e forse l'intenzione, che avevano, d'emulare il glorioso esempio de' loro padri. Pareva che il pericolo di que' tempi giustificasse i gelosi sospetti dei Provinciali; e furono ammessi tali sospetti come indubitabili prove, che i Goti dell'Asia formato avessero una segreta e pericolosa cospirazione contro la pubblica sicurezza. La morte di Valente avea lasciato l'Oriente senza Sovrano; e Giulio, che occupava l'importante posto di General delle truppe con un'alta riputazione di diligenza e d'abilità, si credè in dovere di consultare il Senato di Costantinopoli, che nella vacanza del Trono si considerava da esso, come l'assemblea rappresentante della nazione. Appena ebbe ottenuto la libera facoltà di operare come giudicava espediente pel bene della Repubblica, che convocò i primi uffiziali, e segretamente concertò i mezzi opportuni per eseguire il sanguinario suo disegno. Fu immediatamente pubblicato un ordine, che in un dato giorno si unisse la Gioventù Gotica nelle città capitali delle respettive loro Province; e siccome si fece a bella posta spargere una voce, che si convocavano per dar loro un liberal donativo di terre e di danaro, la piacevole speranza mitigò il furore del loro sdegno, e forse sospese i moti della cospirazione. Nel giorno determinato tutta la gioventù Gotica fu diligentemente raccolta senz'armi in una piazza; le strade ed i passi della medesima erano occupati dalle truppe Romane, ed i tetti delle case coperti di arcieri e frombolieri. In tutte le città dell'Oriente fu dato alla medesima ora il segnale dell'indistinto macello; e la crudel prudenza di Giulio liberò le Province dell'Asia da un domestico nemico, che in pochi mesi avrebbe potuto portare il ferro ed il fuoco dall'Ellesponto all'Eufrate[407]. L'urgente considerazione della sicurezza pubblica può senza dubbio autorizzare la violazione di ogni legge positiva. Ma fino a qual segno questa od altra simil considerazione possa valere a disciogliere le naturali obbligazioni d'umanità e di giustizia, è dessa una dottrina, che io desidero di sempre ignorare. [A. 379] L'Imperator Graziano erasi molto avanzato nella sua marcia verso le pianure d'Adrianopoli, quando fu informato, a principio dalla voce confusa della fama, ed in seguito dai più esatti ragguagli di Vittore e di Ricomero, che l'impaziente collega di lui era stato ucciso in battaglia, e che la spada dei vittoriosi Goti aveva esterminato due terzi dell'armata Romana. Per quanto sdegno meritasse la temeraria e gelosa vanità dello zio, l'ira di un animo generoso è facilmente vinta dai più dolci moti di dolore e di compassione; ed anche i sentimenti di pietà presto andarono a perdersi nella seria e formidabile considerazione dello stato attuale della Repubblica. Graziano non era più in tempo d'assistere, ed era troppo debole per vendicare il suo disgraziato Collega, ed il valoroso e modesto giovane sentì se stesso incapace a sostenere un Mondo cadente. Una formidabil tempesta di Barbari della Germania sembrava pronta ad invader le Province della Gallia; e lo spirito di Graziano era oppresso e distratto dall'amministrazione dell'Impero Occidentale. In quest'importante crisi, il Governo dell'Oriente, e la condotta della guerra Gotica esigevano tutta intera l'attenzione d'un Eroe e d'un politico. Un suddito, investito di sì ampio comando, non avrebbe lungamente conservato la sua fedeltà ad un distante benefattore; ed il consiglio Imperiale abbracciò la savia e virile risoluzione di acquistarsi una riconoscenza, piuttosto che cedere ad un insulto. Graziano desiderava di donare la porpora come un premio della virtù: ma non è facile per un Principe, educato nel supremo posto, di conoscere alla età di diciannove anni i veri caratteri dei propri Generali e ministri. Procurò di pesare con imparziale bilancia i diversi loro meriti e difetti; e mentre frenava il temerario ardire dell'ambizione, diffidava di quella cauta saviezza, che induce a disperare della Repubblica. Siccome ogni momento di dilazione faceva perdere qualche parte del potere e de' ripieghi del futuro Sovrano d'Oriente, la situazione delle circostanze non permetteva un tedioso dibattimento. Graziano tosto dichiarò la sua scelta in favore d'un esule, il padre del quale, non più che tre anni avanti, aveva sofferto, esercitando esso l'autorità sovrana, un'ingiusta ed ignominiosa morte. Il Gran Teodosio, nome celebre nell'Istoria e caro alla Chiesa Cattolica[408], fu chiamato alla Corte Imperiale, che appoco appoco erasi ritirata dai confini della Tracia al più sicuro quartiere di Sirmio. Cinque mesi dopo la morte di Valente, l'Imperator Graziano produsse in presenza alle truppe adunate il -suo- Collega e -loro- Signore, che dopo una modesta e forse sincera resistenza, fu costretto ad accettare, in mezzo alle generali acclamazioni, il diadema, la porpora e l'ugual titolo d'Augusto[409]. Destinate furono al governo del nuovo Imperatore le Province della Tracia, dell'Asia e dell'Egitto, sopra le quali avea regnato Valente; ma siccome ad esso era specialmente affidata la condotta della guerra Gotica, fu smembrata la Prefettura dell'Illirico; e furono aggiunte agli stati dell'Impero d'Oriente le due gran diocesi della Dacia e della Macedonia[410]. L'istessa Provincia, e forse anche l'istessa città[411], che aveva dato al trono le virtù di Trajano ed i talenti d'Adriano, fu la sede originale d'un'altra famiglia di Spagnuoli, che in un secolo meno felice tenne per quasi ottant'anni il decadente Impero di Roma[412]. Questa uscì dall'oscurità degli onori municipali mediante l'attivo spirito del vecchio Teodosio, Generale le cui imprese nella Britannia e nell'Affrica formarono una delle più splendide parti degli annali di Valentiniano. Il figlio di quel Generale, che aveva parimente il nome di Teodosio, fu educato da abili professori negli studi liberali della gioventù; ma nell'arte della guerra fu istruito dalla tenera cura e dalla severa disciplina del proprio padre[413]. Sotto lo stendardo di tal condottiere, il giovane Teodosio andò in cerca di gloria e di cognizioni nei più lontani teatri dell'azione militare; assuefece il suo corpo alla diversità delle stagioni e dei climi; distinse il suo valore per mare e per terra; ed osservò la differente maniera di guerreggiare degli Scoti, dei Sassoni e dei Mori. Il proprio merito e la raccomandazione del conquistatore dell'Affrica l'elevarono in breve ad un comando separato; e fatto Duce della Mesia, vinse una armata di Sarmati, salvò la Provincia, meritò l'amor dei soldati, e provocò l'invidia della Corte[414]. La sua nascente fortuna ben presto decadde per la disgrazia e l'esecuzione dell'illustre suo padre; e Teodosio ricevè come un favore la permissione di ritirarsi a fare una vita privata nella nativa sua Provincia di Spagna. Ei dimostrò un fermo e moderato carattere nella calma, con cui s'adattò a questa nuova situazione. Il suo tempo era quasi ugualmente diviso fra la città e la campagna; lo spirito, che aveva animato la sua condotta pubblica, si fece conoscere anche nell'attivo e premuroso adempimento di ogni dover sociale; e con vantaggio applicossi la diligenza del soldato a migliorare il vasto suo patrimonio[415], che era fra Vagliadolid e Segovia in mezzo ad un fertile territorio, tuttavia famoso per la più squisita razza di pecore[416]. Dagl'innocenti ma utili lavori delle sue possessioni, Teodosio in meno di quattro mesi fu trasferito al trono dell'Impero Orientale; e tutta la serie dell'istoria degli uomini non potrà forse somministrare un esempio simile d'innalzamento nell'istesso tempo sì puro e sì onorevole. I Principi, che ereditano pacificamente lo scettro dei loro padri, pretendono e godono un diritto legittimo, tanto più sicuro, quanto è assolutamente distinto dai meriti del lor carattere personale. I sudditi, che in una Monarchia o in uno stato popolare acquistano la suprema potestà, possono elevarsi colla superiorità del genio o della virtù sopra i loro simili; ma rare volte la loro virtù è libera dall'ambizione, e frequentemente la causa del candidato, che ottiene il suo intento, è macchiata dalla colpa della cospirazione o della guerra civile. Eziandio in que' Governi, che permettono al Monarca regnante di nominare un collega o successore, la parziale sua scelta, nella quale possono influire le più cieche passioni, è spesso diretta ad un indegno soggetto. Ma la più sospettosa malignità non potè attribuire a Teodosio nell'oscura sua solitudine di Cauca, gli artifizi, i desiderj, e neppure le speranze d'un ambizioso politico, ed il nome stesso dell'esule da gran tempo sarebbe andato in dimenticanza, se le vere e distinte virtù di lui non avesser lasciato una profonda impressione nella Corte Imperiale. Il sublime suo merito, nel tempo della prosperità, non si era curato; ma nelle pubbliche angustie fu generalmente riconosciuto o sentito. Qual fiducia mai non doveva esser posta nella sua integrità, mentre Graziano potè fidarsi, che un pietoso figlio per amore della Repubblica perdonato avrebbe l'uccisione del padre! Qual espettazione dovevasi avere della sua abilità per sostener la speranza, che un solo uomo potesse salvare e restaurar l'Impero dell'Oriente! Teodosio fu decorato della porpora nell'anno trentesimoterzo della sua età. Il volgo guardava con ammirazione la virile bellezza del sembiante e la graziosa maestà della persona di lui, che si compiaceva di paragonare con le pitture e medaglie dell'Imperator Trajano; mentre gl'intelligenti osservatori scuoprivano nelle sue qualità del cuore e dello spirito una ben più importante rassomiglianza all'ottimo ed al più grande fra i Principi Romani. [A. 379-382] Non senza il più sincero dispiacere debbo adesso prender licenza da un'esatta e fedel guida, che ha composto l'istoria de' suoi tempi senza secondare i pregiudizi e le passioni che ordinariamente influiscono sulla mente di uno scrittore contemporaneo. Ammiano Marcellino, che termina l'utile sua opera con la disfatta e con la morte di Valente, raccomanda il soggetto più glorioso del seguente regno al fresco vigore ed all'eloquenza della nuova generazione[417]. Ma questa non fu disposta ad accettarne il consiglio o ad imitarne l'esempio[418], e nello studio del regno di Teodosio noi siamo ridotti ad illustrare la parzial narrazione di Zosimo con oscuri barlumi di frammenti e di croniche, col figurato stile della poesia o del panegirico, e col precario aiuto degli Ecclesiastici, che nel calore della fazion religiosa son portati a disprezzare le virtù profane della sincerità e della moderazione. Consapevole di tali svantaggi, che continueranno ad involgere una parte considerabile dell'istoria della decadenza e rovina del Romano Impero, io camminerò con dubbiosi e timidi passi. Può affermarsi però arditamente, che non fu mai vendicata la battaglia d'Adrianopoli da veruna segnalata o decisiva vittoria di Teodosio contro i Barbari: e l'espressivo silenzio dei venali oratori di lui si può confermare dall'osservazione dello stato e delle circostanze dei tempi. La fabbrica d'un potente Impero, che era sorto coll'opera di più secoli, non poteva rovesciarsi dalla disgrazia di una sola giornata, se la forza fatale dell'immaginazione non avesse esagerato la vera misura della calamità. La perdita di quarantamila Romani, che perirono nelle pianure d'Adrianopoli, poteva presto ripararsi nelle popolate Province dell'Oriente, che contenevano tanti milioni di abitatori. Il coraggio di un soldato è la qualità più a buon mercato e più comune della natura umana; ed una sufficiente perizia per affrontare un nemico indisciplinato, poteva in breve acquistarsi mediante la cura dei Centurioni, che in vita eran rimasti. Se i Barbari s'erano impossessati dei cavalli e delle armi dei vinti loro nemici, le copiose razze della Cappadocia e della Spagna somministrar potevano nuovi squadroni di cavalleria; i trentotto arsenali dell'Impero erano abbondantemente forniti di magazzini di armi offensive e difensive; e la ricchezza dell'Asia potea sempre concedere un ampio fondo per le spese della guerra. Ma gli effetti, che produsse la battaglia d'Adrianopoli negli animi dei Barbari o de' Romani estesero la vittoria de' primi, e la disfatta de' secondi molto al di là dei limiti d'una sola giornata. Si udì un Capitano Gotico protestare con insolente moderazione, che quanto a sè era stanco della strage; ma si maravigliava come un popolo, che fuggiva d'avanti a lui come un branco di pecore, ardisse ancora di disputargli il possesso dei propri beni e delle Province[419]. Gli stessi terrori, che aveva sparso fra le tribù Gotiche il nome degli Unni, s'erano inspirati dal formidabil nome dei Goti fra' sudditi ed i soldati dell'Impero Romano[420]. Se Teodosio avesse precipitosamente raccolto le sparse sue truppe, e le avesse condotte in campo a fronte d'un vittorioso nemico, il suo esercito sarebbe restato vinto dai propri timori, nè l'incerta sorte del successo avrebbe scusato l'imprudenza del Capitano. Ma il Gran Teodosio, titolo che onorevolmente si meritò in questa importante occasione, si condusse da costante e fedel custode della Repubblica. Piantò i suoi principali quartieri a Tessalonica, capitale della Diocesi di Macedonia[421], d'onde poteva osservare gli irregolari movimenti dei Barbari, e diriger le operazioni dei suoi Luogotenenti, dalle porte di Costantinopoli fino ai lidi dell'Adriatico. Si rinforzarono le guarnigioni e fortificazioni delle città; e le truppe, nelle quali fu ravvivato un sentimento d'ordine e di disciplina, ripresero insensibilmente coraggio per la confidenza della propria salvezza. Da questi sicuri posti arrischiaronsi a fare delle frequenti sortite su' Barbari, che infestavano l'addiacente campagna; e siccome rare volte permettevasi loro l'attacco senza qualche decisivo vantaggio o nel terreno o nel numero, le loro imprese furono per lo più fortunate, e presto restarono persuasi per la propria esperienza della possibilità di vincere gl'-invincibili- loro nemici. Appoco appoco riunironsi in piccole armate i distaccamenti di quelle divise guarnigioni; si proseguirono i medesimi cauti passi a forma d'un esteso e ben concertato piano di operazioni; i quotidiani successi accrescevan forza e coraggio alle armi Romane, e l'artificiosa diligenza dell'Imperatore, che facea circolare i più favorevoli ragguagli degli avvenimenti della guerra, contribuì a domar l'orgoglio dei Barbari, e ad animar le speranze e l'ardire dei proprj sudditi. Se in luogo di questi deboli ed imperfetti delineamenti, si potessero con esattezza rappresentare i consigli e le azioni di Teodosio in quattro successive campagne, vi è ragione di credere, che la consumata perizia di lui meriterebbe l'applauso d'ogni militare lettore. Le dilazioni di Fabio avevano anticamente salvato la Repubblica; e mentre gli splendidi trofei di Scipione nella campagna di Zama tirano a sè gli occhi della posterità, gli accampamenti e le marce del Dittatore fra i colli della Campania hanno un ben giusto diritto a quell'indipendente e solida fama, che il Generale non è costretto a dividere nè con la fortuna nè con le truppe. Di tal sorta fu il merito ancor di Teodosio; e la debolezza del suo corpo, che fu molto inopportunamente attaccato da una lunga e pericolosa malattia, non potè opprimere il vigore della sua mente, o deviarne l'attenzione dal pubblico servigio[422]. [A. 379-382] La liberazione e la pace delle Province Romane[423] fu opera più della prudenza che del valore; la prudenza di Teodosio fu secondata dalla fortuna; e l'Imperatore non mancò mai di trar profitto e vantaggio da ogni favorevole circostanza. Finattantochè il superior genio di Fritigerno conservò l'unione, e diresse i movimenti dei Barbari, la loro forza fu capace della conquista d'un grande Impero. La morte di quell'Eroe, predecessore e maestro del famoso Alarico, liberò un'impaziente moltitudine dall'intollerabile giogo della disciplina e della discrezione. I Barbari, ch'erano stati tenuti in freno dalla sua autorità, s'abbandonarono ai dettami delle loro passioni; e queste di rado erano coerenti o uniformi. Un'armata di conquistatori si divise in molte disordinate bande di selvaggi ladroni; e la cieca ed irregolare lor furia non fu meno dannosa a loro medesimi che ai nemici. Si vedeva la cattiva loro disposizione nel distrugger che essi facevano qualunque oggetto, che non avevan forza di trasportare, o buon gusto da godere; e spesso consumarono con improvvida rabbia le raccolte o i granai, che poco dopo divennero necessari alla lor sussistenza. Eccitossi uno spirito di discordia fra quelle indipendenti nazioni e tribù, che non s'erano unite che per mezzo dei vincoli d'una libera e volontaria alleanza. Le truppe degli Unni e degli Alani dovevan naturalmente rinfacciare a' Goti la fuga; e questi non eran disposti ad usar con moderazione i vantaggi della fortuna: non potea più lungamente restar sospesa l'antica gelosia fra gli Ostrogoti ed i Visigoti; ed i superbi Capitani tuttora si rammentavan gl'insulti e le ingiurie che si eran fatte reciprocamente, allorchè la nazione trovavasi al di là del Danubio. Il progresso delle particolari fazioni abbatteva il più general sentimento dell'animosità nazionale; e gli uffiziali di Teodosio avevan ordine di comprare con liberali doni e promesse la ritirata o i servigi del malcontento partito. L'acquisto di Modar, principe del sangue reale degli Amali, diede un ardito e fedel campione alla parte Romana. L'illustre disertore ottenne subito il posto di Generale con un importante comando; sorprese un'armata di suoi nazionali, che erano immersi nel sonno e nel vino; e dopo una crudele strage degli attoniti Goti tornò con un'immensa preda di quattromila carri al campo Imperiale[424]. Nelle mani d'un avveduto politico i mezzi più differenti si possono utilmente dirigere ai medesimi fini; e la pace dell'Impero, cominciata dalla divisione, fu compiuta dalla riunione dei Goti. Atanarico il quale era stato paziente spettatore di quegli straordinari avvenimenti, alla fine dell'evento delle armi fu tratto fuor dagli oscuri nascondigli dei boschi di Caucaland. Egli non esitò più a passare il Danubio, ed una parte molto considerabile dei sudditi di Fritigerno, che aveva già provato gli incomodi dell'anarchia, facilmente s'indusse a riconoscer per Re un Giudice Gotico, del quale rispettava la nascita, e spesso aveva sperimentato l'abilità. Ma l'età avea raffreddato l'ardente spirito d'Atanarico; ed invece di condurre il suo popolo al campo della battaglia e della vittoria, diede orecchio prudentemente all'opportuna proposizione d'un onorevole e vantaggioso trattato. Teodosio, che conosceva il merito ed il potere del suo nuovo alleato, condiscese ad incontrarlo alla distanza di più miglia da Costantinopoli; e lo trattò nella città Imperiale con la confidenza d'un amico o colla magnificenza d'un Monarca. «Il Barbaro Principe con curiosa attenzione osservò la varietà degli oggetti, che a sè traevano i suoi occhi, e finalmente proruppe in questa sincera e patetica esclamazione di meraviglia: Adesso io miro, ciò che non avrei mai creduto, le glorie di questa Capitale stupenda! E girando attorno gli occhi vide ed ammirò la dominante situazione della città, la forza e bellezza delle mura e dei pubblici edifizi, il capace porto, coronato d'innumerabili navi, il continuo commercio di remote nazioni, e le armi e la disciplina delle truppe. In verità, proseguì Atanarico, l'Imperator dei Romani è un Dio sopra la terra; e l'uomo presontuoso, che ardisce d'alzar la mano contro di lui, è reo del proprio sangue[425].» Il Gotico Re non potè goder lungamente di quell'onorevol e splendido trattamento, e poichè la temperanza non era la virtù della sua nazione, giustamente si può sospettare che la mortale malattia di lui derivasse da' piaceri degl'Imperiali banchetti. Ma la politica di Teodosio trasse un più solido vantaggio dalla morte di lui che non avrebbe potuto aspettare dai più fedeli servigi del suo alleato. Con solenni ceremonie si fece il funerale d'Atanarico, nella capitale dell'Oriente; fu eretto un magnifico monumento alla sua memoria; e tutta l'armata di esso, vinta dalla liberal cortesia e dal decente lutto di Teodosio, s'arrolò sotto gli stendardi dell'Imperio Romano[426]. La sommissione d'un corpo di Visigoti sì grande produsse le più salutevoli conseguenze; e l'influsso della forza, della ragione e della corruzione, unite insieme, divenne sempre più potente ed esteso. Ogni Capitano indipendente affrettossi a fare un trattato a parte, pel timore che un ostinato indugio non l'esponesse solo e senza difesa alla vendetta o alla giustizia del vincitore. Si può fissare la data della generale o piuttosto finale capitolazione dei Goti a quattro anni, un mese e venticinque giorni dopo la disfatta e la morte dell'Imperator Valente[427]. [A. 386] Le Province del Danubio erano già sollevate dall'opprimente peso dei Grutungi od Ostrogoti mediante la volontaria ritirata d'Alateo e di Safrace, lo spirito inquieto dei quali avevagli mossi a cercare nuove scene di rapina e di gloria. Il distruttivo loro corso era diretto verso l'Occidente; ma noi dobbiamo contentarci d'un'oscura ed imperfetta cognizione delle varie loro avventure. Gli Ostrogoti spinsero varie tribù Germaniche nelle Province della Gallia; conclusero e tosto violarono un trattato coll'Imperator Graziano; avanzaronsi nelle incognite regioni del Norte; e dopo uno spazio di quattro anni tornarono con maggiori forze alle rive del basso Danubio. Avevano reclutato i più feroci guerrieri della Germania e della Scizia; ed i soldati o almeno gli Istorici dell'Impero non conoscevan più il nome e gli aspetti dei primi loro nemici[428]. Il Generale, che comandava le forze terrestri e marittime della frontiera della Tracia, tosto s'accorse che la propria superiorità sarebbe svantaggiosa pel pubblico servigio; e che i Barbari, spaventati dalla presenza delle sue flotte e legioni, avrebbero probabilmente differito il passaggio del fiume fino al prossimo inverno. La destrezza delle spie, che esso mandò nel campo dei Goti, attirò i Barbari in una rete fatale. Si lasciarono persuadere, che mediante un ardito tentativo avrebber potuto sorprendere nel silenzio e nell'oscurità della notte l'addormentato esercito dei Romani; e fu precipitosamente imbarcata tutta la moltitudine in una flotta di tremila canoe[429]. I più prodi fra gli Ostrogoti conducevano la vanguardia: il corpo di mezzo era composto del rimanente dei loro sudditi e soldati; e le femmine ed i fanciulli seguivano con sicurezza nella retroguardia. Era stata scelta una notte senza luna per eseguire il disegno; ed erano quasi giunti alla sponda meridionale del Danubio con la ferma fiducia di trovare un facile sbarco ed un campo non guardato. Ma s'arrestò ad un tratto il progresso dei Barbari da un ostacolo inaspettato, vale a dire da una triplice fila di navi fortemente connesse l'una coll'altra, che formavano un'impenetrabil catena di due miglia e mezzo lungo il fiume. Mentre tentavano essi di aprirsi per forza la strada in un disuguale combattimento, fu oppresso il lor destro fianco dall'irresistibile attacco di una flotta di galere, che erano spinte giù pel fiume dalla forza insieme dei remi e della corrente. Il peso e la velocità di quelle navi da guerra ruppe, gettò a fondo, e disperse le rozze e deboli canoe dei Barbari: inefficace tornò ad essi il loro valore; ed Alateo, Re o Generale degli Ostrogoti, perì con le brave sue truppe, o sotto la spada dei Romani, o nelle acque del Danubio. L'ultima divisione di quell'infelice flotta poteva riguadagnare l'opposto lido; ma l'angustia ed il disordine della moltitudine la rendè incapace di azione e di consiglio; e tosto implorarono la clemenza dei vittoriosi nemici. In questa occasione, ugualmente che in molte altre, è difficile di conciliar le passioni ed i pregiudizi degli scrittori del secolo di Teodosio. Il parziale e maligno Istorico, che altera qualunque azione del suo regno, asserisce, che l'Imperatore non comparve nel campo di battaglia, finattantochè i Barbari non furon vinti dal valore e dalla condotta di Promoto, suo luogotenente[430]. L'adulante Poeta, che celebrò nella Corte d'Onorio le glorie del padre e del figlio, attribuisce la vittoria al personale valore di Teodosio; e quasi vuole insinuare che il Re degli Ostrogoti fosse ucciso per mano dell'Imperatore[431]. Si potrebbe forse trovare la verità dell'istoria in un giusto mezzo fra queste estreme e contradditorie asserzioni. [A. 383-395] Il trattato originale, che fissò lo stabilimento dei Goti, che assicurò i lor privilegi, e ne determinò le obbligazioni, servirebbe ad illustrare la storia di Teodosio e de' suoi successori. La serie di questa non ha che imperfettamente conservato lo spirito e la sostanza di quel singolare accordo[432]. Le devastazioni della guerra e della tirannide preparato avevano molti ampi tratti di fertile ma incolto terreno per uso di quei Barbari, che non isdegnavano d'esercitarsi nell'agricoltura. Fu posta una Colonia numerosa di Visigoti nella Tracia; il resto degli Ostrogoti si trapiantò nella Frigia e nella Lidia: si supplì agl'immediati loro bisogni con una distribuzione, che loro si fece di bestiame e di grano; e se ne incoraggiò l'industria in futuro, mercè di un'esenzione dai tributi per un certo numero di anni. I Barbari avrebbero meritato di provare la perfida e crudel politica della Corte Imperiale, se si fossero piegati ad esser dispersi per le Province. Essi chiesero ed ottennero separatamente il possesso dei villaggi e distretti, assegnati per loro abitazione: ritennero sempre e propagarono il linguaggio ed i costumi loro nativi; sostennero in seno del dispotismo la libertà del domestico loro governo; e riconobbero la sovranità dell'Imperatore, senza sottoporsi all'inferior giurisdizione delle leggi e dei magistrati di Roma. Fu sempre permesso ai Capi ereditari delle tribù e delle famiglie di comandare in pace ed in guerra i loro seguaci; ma fu abolita la dignità reale, ed i generali dei Goti erano eletti e rimossi ad arbitrio dell'Imperatore. Si mantenne al servizio continuo dell'Impero d'Oriente un'armata di quarantamila Goti; queste superbe truppe, che prendevano il nome di -Foederati-, o alleati, si distinguevano per le auree loro collane, per la generosa paga, e pei larghi privilegi che avevano. S'accrebbe il nativo loro coraggio per l'uso delle armi e per la cognizione della disciplina, e mentre la Repubblica era difesa o minacciata dalla dubbiosa spada dei Barbari, vennero finalmente ad estinguersi negli animi dei Romani le ultime scintille dell'ardor militare[433]. Teodosio ebbe la destrezza di persuadere ai suoi alleati, che le condizioni di pace, a cui l'avevano tratto la necessità e la prudenza, non erano che volontarie espressioni della sua sincera amicizia per la nazione dei Goti[434]. Si oppose poi una maniera diversa di difesa o d'apologia alle querele del popolo, che altamente censurava tali vergognose e pericolose concessioni[435]. Si dipinsero coi più vivi colori le calamità della guerra; e diligentemente s'esagerarono i primi sintomi della restaurazione del buon ordine, dell'abbondanza e della sicurezza. Gli avvocati di Teodosio affermar potevano con qualche apparenza di verità e di ragione, che era impossibile d'estirpare tante bellicose tribù, ridotte alla disperazione per la perdita del nativo loro paese; e che l'esauste Province sarebbero tornate a vita, mediante un fresco sussidio di soldati e di agricoltori. I Barbari serbavano sempre un acerbo ed ostile aspetto; ma la esperienza del passato poteva animar la speranza, che avrebbero acquistato in seguito l'abitudine dell'industria e dell'obbedienza; che si sarebbero inciviliti i loro costumi mercè del tempo, dell'educazione e della forza del Cristianesimo; e che la loro posterità si sarebbe appoco appoco fusa nel gran Corpo del popolo Romano[436]. Non ostanti questi speciosi argomenti e queste grate speranze, ogni occhio illuminato chiaramente vedeva, che i Goti sarebbero lungamente restati nemici, e ben presto sarebber divenuti conquistatori del Romano Impero. Il rozzo ed insolente loro contegno esprimeva il disprezzo, che avevano dei cittadini e dei provinciali, che impunemente insultavano[437]. Teodosio fu debitore del buon successo delle sue armi allo zelo ed al valore dei Barbari, ma era precaria la loro assistenza; e qualche volta furono indotti da una ribelle ed incostante disposizione ad abbandonare i suoi stendardi, nel momento in cui v'era maggior bisogno del loro servigio. Nella guerra civile contro Massimo, un gran numero di disertori Goti si ritirò nelle paludose terre della Macedonia; saccheggiarono le addiacenti Province, ed obbligarono l'intrepido Monarca ad esporre la propria persona, e ad esercitar la sua forza per sopprimere la nascente fiamma della ribellione[438]. Le pubbliche apprensioni venivano confermate dal forte sospetto, che quei tumulti non fossero l'effetto d'un accidentale trasporto, ma il risultato di un profondo e premeditato disegno. Si credeva generalmente, che i Goti avessero sottoscritto il trattato di pace con un'ostile ed insidiosa intenzione; e che i loro Capi si fossero precedentemente legati fra loro con un solenne e segreto giuramento di non mantener mai la fede ai Romani, di mostrar la più bella apparenza di fedeltà e d'amicizia, e di spiare il momento favorevole alla rapina, alla conquista ed alla vendetta. Ma siccome gli animi dei Barbari non erano affatto insensibili alla forza della gratitudine, molti condottieri Gotici sinceramente attaccaronsi al servizio dell'Impero, o almeno dell'Imperatore; il corpo della nazione fu appoco appoco diviso in due contrari partiti, e gran sottigliezza impiegossi nella conversazione e nella disputa in paragonare fra loro le obbligazioni del primo e del secondo dei loro vincoli. I Goti, che si riguardavano come amici della pace, della giustizia e di Roma, eran diretti dall'autorità di Fravitta, valoroso ed onorato giovane, spettabile sopra gli altri suoi nazionali per la gentilezza dei costumi, pei generosi sentimenti, e per le dolci virtù della vita sociale. Ma la fazione più numerosa aderiva al fiero ed infedele Priulfo, che infiammava le passioni, e sosteneva l'indipendenza dei suoi guerrieri seguaci. In una delle feste solenni, essendo i Capi di ambe le parti stati invitati alla mensa Imperiale, furono riscaldati appoco appoco dal vino a tal segno, che dimenticarono i consueti riguardi di discrezione e di rispetto, e scuoprirono alla presenza di Teodosio il fatal segreto delle domestiche loro dispute. L'Imperatore, ch'era stato contro sua voglia testimone di tale straordinaria controversia, dissimulò i timori e lo sdegno, e tosto licenziò la tumultuosa assemblea. Fravitta, agitato ed inasprito dall'insolenza del suo rivale, la cui partenza dal palazzo avrebbe potuto essere il segno d'una guerra civile, arditamente lo seguitò, e sfoderata la spada, stese morto Priulfo ai suoi piedi. I loro compagni corsero alle armi; ed il fedel campione di Roma sarebbe restato oppresso dal maggior numero, se non fosse stato difeso dall'opportuna interposizione delle guardie Imperiali[439]. Tali erano le scene del furore dei Barbari, che disonoravano il palazzo e la mensa dell'Imperatore di Roma; e poichè gl'impazienti Goti non potevano esser tenuti a freno, che dal fermo e moderato carattere di Teodosio, pareva che la pubblica salute dipendesse dalla vita e dall'abilità di un solo uomo[440]. NOTE: [305] È tale il cattivo gusto d'Ammiano (XXVI; 10) che non è facile il distinguere in esso i fatti dalle metafore. Pure egli positivamente asserisce d'aver veduto lo scheletro imputridito d'una nave -ad secundum lapidem-, a Metone o Modona nel Peloponneso. [306] I terremoti e le innondazioni sono in varie guise descritte da Libanio (-Orat. de ulcisc. Juliani nece. c. X. ap. Fabric. Biblioth. Graec. Tom. VII. p. 158 con una dotta nota d'Oleario-,) da Zosimo (-l. IV. p. 221-), da Sozomeno (-l. VI. c. 2-), da Cedreno (-p. 310-314-) e da Girolamo (-in Chron. p. 186 e Tom. I. p. 250 in vit. Hilarion-.). La città d'Epidauro sarebbe restata distrutta, se i prudenti cittadini non avesser posto S. Illarione, monaco Egizio, sul lido. Egli vi fece il segno della croce, la montagna si scosse, si fermò, piegossi, e tornò al suo posto. [307] Dicearco Peripatetico compose un trattato a posta per provare questa verità ovvia, che non è la più onorevole alla specie umana: Cicer. -de Offic-. II. 5. [308] I primitivi Sciti d'Erodoto (l. IV. c. 47-57. 99. 101) avevano per confini il Danubio e la palude Meotide, occupando uno spazio di 400 stadi (o 400 miglia Romane). Vedi Dauville -Mem. de l'Acad. Tom. XXV. p. 573-571-. Diodoro Siculo (Tom. I. -l. II. p. 155. Edit. Wesseling-) ha notato i successivi progressi del nome e della nazione degli Sciti. [309] I -Tatars- o Tartari furono in origine una tribù; in seguito rivali, e finalmente sudditi dei Mògolli. Nelle vittoriose armate di Gengis-Kan e dei suoi successori, i Tartari formavano la vanguardia; ed applicavasi a tutta la nazione il nome, che prima degli altri giungeva alle orecchie degli stranieri: Freret -Hist. de l'Acad. Tom. XXV. p. 60-. Parlando di tutti o di alcuno dei popoli pastori settentrionali dell'Europa o dell'Asia, promiscuamente mi servo dei nomi di -Sciti- o di -Tartari-. [310] -Imperium Asiae ter quaesivere: ipsi perpetuo ab alieno Imperio aut intacti aut invicti mansere-. Dal tempo di Giustino (II. 2.) in poi essi hanno moltiplicato questo numero. Voltaire ha compendiato in poche parole (Tom. X. p. 65. -Hist. Gener. c. 156-) le conquiste dei Tartari. «Spesso sulle tremanti nazioni da lontano «Ha la Scizia spirato il vivo nembo di guerra. [311] Il quarto libro d'Erodoto somministra un curioso, benchè imperfetto, ritratto degli Sciti. Fra' moderni che descrivono l'uniforme loro vita, il Kan di Kowaresm Abulgazi Bahadur esprime i naturali suoi sentimenti; e la sua storia genealogica dei Tartari è stata copiosamente illustrata dagli editori Francesi e Inglesi. Carpin, Ascelin e Rubruquis (-nell'Istor. dei viaggi Tom. VII-.) rappresentano i Mogolli del secolo XIV. A queste guide ho aggiunto Gerbillon, e gli altri Gesuiti (-Descript. de la Chine par du Halde Tom. IV-.) che hanno esattamente osservato la Tartaria Chinese, e l'onesto ed intelligente viaggiatore Bell d'Antermony (2. Vol. in 4. -Glasg-. 1763). [312] Gli Usbecchi son quelli che più si sono allontanati dai lor primitivi costumi 1. per causa della religion Maomettana che professano, 2. per il possesso che hanno delle città e delle raccolte della gran Bucaria. [313] -Il est certain, que, les grands mangeurs de viande sont en général cruels et féroces plus que les autres hommes. Cette observation est de tous les lieux et de tous les temps: la barbarie Anglaise est connue: Emil. de Rousseau Tom. I. p. 274-. Qualunque sia l'opinione che abbiamo di questa osservazione in generale, non accorderemo facilmente la verità dell'esempio addotto. Le oneste querele di Plutarco ed i patetici lamenti di Ovidio ci seducono la ragione con eccitar la nostra sensibilità. [314] Tali emigrazioni Tartare si sono scoperte dal sig. di Guignes (-Hist. des Huns Tom.- I. II.) abile e laborioso interprete della lingua Chinese, il quale ha aperto in tal guisa nuove ed importanti scene nell'istoria dell'uman genere. [315] I Missionari trovarono, che una pianura nella Tartaria Chinese, distante non più d'ottanta leghe dalla gran muraglia, era superiore tremila passi geometrici al livello del mare. Montesquieu, il quale ha fatto uso ed abuso delle relazioni dei viaggiatori, deduce le rivoluzioni dell'Asia da questa importante circostanza, che il caldo ed il freddo, la debolezza e la forza si toccano fra loro senza una zona temperata di mezzo: (-Esprit des Loix l. XXII. c. 3-). [316] Petit de la Croix (-vie de Gengiskan l. III. c. 7-) rappresenta tutta la gloria ed estensione della caccia Mogolla. I Gesuiti Gerbillon e Verbiest seguivano l'Imperatore Kamhi nella caccia di Tartaria (Duhalde -Descritp. de la Chine- T. IV p. 81, 290. -edit. in fol.-). Kienlong, nipote di lui, che congiunge la disciplina dei Tartari con le leggi e la cultura della China, descrive da poeta (-Elog. de Moukden- p. 273. 285) i piaceri, che aveva spesso goduto alla caccia. [317] Vedi il Tomo II. dell'Istoria genealogica dei Tartari, e le liste dei Kan, al fine della vita di Gengis o Zingis. Nel regno di Timur, o Tamerlano, uno de' suoi soggetti, discendente di Gengis, usava sempre il regio nome di Kan, ed il conquistatore dell'Asia contentossi del titolo d'Emir, o di Sultano. Abulgazi P. V. c. 4. D'Herbelot. -Bibl. Orien. p. 878.- [318] Vedi le diete dogli antichi Unni (De Guignes Tom. II. p. 26), ed una curiosa descrizione di quelle di Gengis (-vie de Gengiskan. l. I. c 6. l. IV. c. 11-). Si fa menzione di tali assemblee frequentemente nell'istoria Persiana di Timur, quantunque non servissero esse che a confermar le risoluzioni del loro Signore. [319] Montesquieu s'affatica per ispiegare una differenza, che non sussiste, fra la libertà degli Arabi e la -perpetua- schiavitù de' Tartari (-Espr. des Loix l. XVII. c. 5. l. XVIII. c. 19 ec.-). [320] Abulgazi Kan riferisce, nelle prime due parti della sua storia Genealogica, le misere favole e tradizioni de' Tartari Usbecchi, intorno a' tempi anteriori al regno di Gengis. [321] Nel XIII. libro dell'Iliade Giove da' sanguinosi campi di Troja rivolge gli occhi alle pianure della Tracia e della Scizia. Cangiando ogggetto, ei non potea vedere una scena più piacevole o più innocente. [322] Tucidide -l. II c. 97.- [323] Vedi il lib. IV. d'Erodoto. Allorchè Dario avanzossi nel deserto di Moldavia, fra il Danubio ed il Niester, il Re degli Sciti gli mandò un topo, una rana, un uccello e cinque dardi: formidabile allegoria! [324] Posson trovarsi tali guerre ed eroi sotto i respettivi lor titoli nella Biblioteca orientale dell'Herbelot. Se ne sono celebrate le geste in un poema epico di sessantamila coppie di versi rimati da Ferdusi, l'Omero Persiano. Vedi l'Istoria di Nader Shah p. 145, 165. Il Pubblico si dee dolere che il sig. Jones abbia sospeso le sue ricerche d'erudizione orientale. [325] S'illustra laboriosamente il mar Caspio co' suoi fiumi e le addiacenti Tribù nell'-Esame critico degli Storici d'Alessandro-, dove si paragona la vera geografia con gli errori prodotti dalla vanità o dalla ignoranza de' Greci. [326] Sembra che la sede originale della nazione fosse al Norte-Ovest della China nelle province di -Chensi o Chansi-. Sotto le due prime Dinastie, la città principale fu sempre un campo amovibile; eran sparsi raramente i villaggi; s'impiegava più terra in pasture, che per l'agricoltura: l'esercizio della caccia era diretto a purgare il paese dalle bestie selvagge; Petcheli (dove ora è Pekino) era un deserto: e le province meridionali eran popolate da selvaggi Indiani. La dinastia di Han (206 anni avanti Cristo) diede all'Impero la forma ed estensione attuale. [327] Si è fissata in diverse guise l'Era della Monarchia Chinese dell'anno 2952 fino al 2132 avanti Cristo; e si è scelto per legittima epoca l'anno 2637 per ordine dell'Imperatore presente. Tal differenza nasce dall'incerta durata delle prime due Dinastie, e dallo spazio vacante fra loro sino a veri o favolosi tempi di Fohi o Hoangti. Sematsien principia la autentica sua cronologia dall'anno 841. Le trentasei ecclissi di Confucio (trentuna delle quali si sono verificate) s'osservarono fra gli anni 722 e 480 avanti Cristo. Il -periodo Istorico- della China non ascende più alto delle Olimpiadi Greche. [328] Dopo vari secoli d'anarchia e di despotismo la Dinastia di Han (206 anni avanti Cristo) fu l'epoca del risorgimento delle lettere. Furon ristaurati i frammenti dell'antica letteratura; migliorato e fissato il carattere; ed assicurata in futuro la conservazione de' libri mercè delle utili invenzioni dell'inchiostro, della carta e della stampa. Novantasette anni prima di Cristo, Sematsien pubblicò la prima storia della China. Lo sue fatiche furono illustrate e continuate da una serie di cent'ottanta Storici. Tuttavia sussiste la sostanza delle opere, e si trovano attualmente depositate le più considerabili di esse nella libreria del Re di Francia. [329] La China è stata illustrata dalle fatiche de' Francesi, vale a dire de' Missionari a Pekino e de' Sigg. Freret e de Guignes a Parigi. Le precedenti tre note son tratte dal -Chouking- con la prefazione e le note di Guignes, Parigi 1770, dal -Tong-kien-kang-mou- tradotto dal P. de Mailla col titolo d'-Hist. générale de la Chine Tom.- I. -p.- XLIX. -CC.-, dalle -memorie sulla China Parigi- 1776. -ec. Tom.- I. -p.- 1-323. -Tom.- II -p.- 5-56, dall'-Istoria degli Unni Tom.- I. -p.- 6-131. -Tom.- V. -p.- 345-362 e dalle -Memorie dell'Accad. delle Iscriz. Tom.- X. -p.- 377-402. -Tom.- XV -p.- 495-564. -Tom.- XVIII. -p.- 178-295. -Tom.- XXXVI. -p.- 164-238. [330] Vedi l'-Istor. gener. de' Viaggi Tom.- XVIII. e l'-Istoria Genealogica vol.- II. -p.- 620-664. [331] Il Guignes (-Tom.- II. -p.- 1-124) ha fatto l'istoria originale degli antichi Hiong-nou o Unni. La geografia Chinese del lor territorio, (-Tom. I. Part.- II. -p.- LV. LXIII) par che contenga una parte delle loro conquiste. [332] Vedasi appresso Duhalde (-Tom.- IV. -p.- 28-65) una circostanziata descrizione con una corretta carta del paese de' Mongussi. [333] Gl'Iguri o Viguri eran divisi in tre classi; in cacciatori, pastori ed agricoltori, e quest'ultima era sprezzata dalle altre due. Vedi Abulgazi -Par.- II. -c.- 7. [334] -Memoir. de l'Acad. des Inscript. Tom.- XXV. -p.- 17-33. L'estesa veduta del Guignes ha confrontato questi lontani avvenimenti fra loro. [335] Sono tuttavia celebri nella China la fama di Sovou o So-ou, il suo merito e le singolari di lui avventure. Vedi l'-elogio di Moukden p.- 20. -net. p.- 241-247. e le -Memoir. sur la Chine Tom.- III. -p.- 317-360. [336] Vedi Isbrand Jves nella collezione d'Harris -vol.- II. -p.- 931, i viaggi di Bell -vol.- I. -p.- 247-254 e Gmelin nell'-Ist. gen. de' viaggi Tom.- XVII. -p.- 283 329. Notano tutti la volgare opinione, che il -mar Santo- diviene torbido e tempestoso, se alcuno ardisce di chiamarlo -Lago-. Questa minuzia grammaticale eccita spesse dispute fra l'assurda superstizione dei marinari e l'assurda ostinazione de' viaggiatori. [337] La costruzione della muraglia della China vien mentovata dal Duhalde (Tom. II. p. 45), e dal Guignes (T. II. p. 59). [338] Vedi la vita di Lieoupang o Kaoti nell'-Istoria della, China- pubblicata a Parigi 1777 cc. T. I. p. 441, 522. Quest'opera voluminosa è la traduzione fatta dal P. Mailla del -Tong-kien-kang-Mou-, che è il celebre compendio della grande storia di Sema Kouang (an. 1084) e dei suoi continuatori. [339] Vedasi un libero ed ampio memoriale presentato da un Mandarino all'Imperator Vouti (an. avanti Cristo 180, 157) appresso Duhalde (Tom. II. p. 412-426) tratto da una raccolta di fogli pubblici notati col pennello rosso da Kamhi medesimo (p. 384-612). Un altro memoriale fatto dal ministro di guerra Kan-Mou (Tom. II. p. 555) somministra varie curiose circostanze de' costumi degli Unni. [340] Si fa menzione di una quantità di donne come d'un articolo consueto di trattato o di tributo: -Storia della conquista della China fatta dai Tartari Mantsciù, Tom.- I. -p.- 186. 187 -con la nota dell'Editore-. [341] De Guignes -Hist. des Huns- Tom. II. p. 62. [342] Vedi il regno dell'Imperator Vouti nel -Kang-Mou- Tom. III, p. 1-98. Sembra, che il vario ed incoerente carattere di lui sia imparzialmente delineato. [343] Si usa tale espressione nel memoriale all'Imperator Vouti: -Duhalde Tom.- IV. -p.- 417. Senza adottare l'esagerazioni di Marco Polo e d'Isacco Vossio, noi possiamo ragionevolmente accordare a Pekino due milioni d'abitatori. Le città Meridionali, che contengono le manifatture della China, sono anche più popolate. [344] Vedi il Kang-Mou Tom. III. p. 150 ed i fatti successivi, sotto i respettivi lor anni. Questa memorabile festa è celebrata nell'elogio di Moukden, e spiegata in una nota dal P. Gaubil p. 89, 90. [345] Quest'inscrizione fu composta sul luogo medesimo da Pankou, Presidente del Tribunale d'Istoria (Kang-Mou T. III. p. 392). Si sono scoperti altri simili monumenti in molte parti della Tartaria (-Hist. des Huns- Tom. II. p. 122). [346] Il Guignes ha inserito nel T. I. p. 189 una breve notizia de' Sienpi. [347] L'Era degli Unni si fissa dai Chinesi all'anno 1210 prima di Cristo. Ma la serie dei loro Re non comincia che all'anno 230 (-Hist. des Huns- Tom. II. p. 21. 123). [348] Si riferiscono i vari accidenti della caduta e della fuga degli Unni nel Kang-Mou Tom. III. p. 88, 91, 95, 139: il piccolo numero di ciascheduna Orda si può attribuire alle loro perdite e divisioni. [349] Il Guignes ha dottamente investigato le tracce degli Unni per i vasti deserti della Tartaria. Tom. II. p. 123, 277, 225, ec. [350] Regnava nella Sogdiana Maometto, Sultano di Carizme, quando essa fu invasa (l'anno 1218) da Gengis e dai suoi Mogolli. Gl'istorici Orientali (Vedi d'Herbelot, Petit della Croix ec.) celebrano le popolate città, che ei rovinò, e le fertili campagne da lui devastate. Nel seguente secolo furon descritte le medesime province di Corasmia e di Maccaralnahr da Abulfeda (Hudson -Geog. minor. Tom.- III). Se ne può veder la presente miseria nell'-Istoria genealogica dei Tartari, pag.- 423-469. [351] Giustino (XLI. 6.) ha fatto un breve compendio dei Re Greci della Battriana. Io attribuirei all'industria loro il nuovo e straordinario commercio, che trasportava le mercanzie dell'India nell'Europa per mezzo dell'Osso, del mar Caspio, del Ciro, dal Fasi e del ponto Eussino. Le altre strade sì terrestri che marittime erano in possesso dei Seleucidi e dei Tolomei. Vedi -l'Esprit des Loix l.- 21. [352] Procopio: -de Bello Persic. l.- I. c. 3. p. 5. [353] Nel secolo decimoterzo il Monaco Rubruguis (che attraversò l'immensa pianura di Kipzak nel suo viaggio alla Corte del gran Kan) osservò il nome speciale di -Ungheria- coi vestigi d'una lingua ed origine comune. -Hist. des Voyag. Tom. VII. p. 269.- [354] Bell (Vol. I. p. 29-34), e gli Editori dell'Istoria Genealogica (p. 539) hanno descritto i Calmucchi del Volga nel principio del presente secolo. [355] Questa gran transmigrazione di 300000 Calmucchi o Torguti seguì . , 1 , 2 , 3 , 4 5 . ' ' 6 , 7 8 ; 9 , 10 , 11 . 12 ' 13 ' . ' ; ' 14 ; ' 15 ; 16 , 17 . 18 19 ' , ' 20 [ ] , ' , 21 , 22 , ' 23 [ ] . , 24 ' , ' , 25 , 26 ; ' 27 ; 28 . ' 29 ; 30 . 31 , , , 32 , , 33 , , 34 ' . ' 35 : , 36 ' ; 37 , 38 , , 39 . 40 ' , 41 ; 42 ' , 43 . 44 , ' ' 45 , , 46 , , 47 ' . 48 ' ' , 49 ' . ; ' 50 , . , 51 52 ' , 53 ; , 54 , , ' 55 ' , 56 . , 57 , ' , , 58 , , - - - - , 59 ' 60 . , , 61 , , 62 ' . , 63 , ' ; 64 , 65 , ' 66 . , 67 , 68 ' . ' 69 , 70 . 71 ' ; 72 ; , , 73 , , 74 ' . 75 , , 76 , 77 ' , 78 . ' 79 , ' , 80 , 81 [ ] . 82 83 84 , ' , 85 ' , 86 . 87 ' , 88 , , 89 , 90 , , 91 [ ] . 92 93 94 , ' 95 ' ' ' , 96 . « 97 ( ' ) 98 ' , 99 . , 100 ; , 101 , : 102 , . 103 ; 104 , , ' 105 . 106 ' . 107 , 108 ' ; 109 ' 110 . ' 111 ' ; 112 . 113 ' , 114 . 115 , ' 116 ' . 117 ' , 118 , , 119 , 120 ' . 121 » . ' 122 , 123 ; 124 ' , 125 ' [ ] . 126 127 ' ' , 128 , 129 130 . ; 131 ' ' , 132 ' ' 133 . , , 134 , ' , 135 ' , 136 ' . ' 137 , , ; 138 ' ; 139 ; 140 , , 141 , ' 142 , 143 . 144 , 145 , 146 ' ' . 147 ; 148 ; ' , ' 149 ' , 150 ' ; 151 152 ' , . 153 ' ' 154 . 155 ' , ' 156 , , 157 , . , 158 159 , [ ] , ' 160 , 161 . 162 ' ; 163 ' ; 164 ' ' 165 . , ' , 166 , , 167 168 [ ] . ' , ' 169 , 170 , . 171 ' 172 ; , 173 ' , 174 ' , 175 ' [ ] . 176 177 [ . - ] 178 179 , 180 [ ] , 181 , , 182 ' . 183 ( ) 184 ' , ' [ ] 185 ' ' 186 ; 187 ' . 188 , 189 ' , 190 , 191 ' 192 ' . ' 193 [ ] ' , ' 194 195 , 196 ; , , ' , 197 , , 198 ' ' . 199 ' , 200 « 201 ; , 202 ' ; 203 ' , , 204 , ' » . 205 ' ; 206 , ' 207 ' , 208 . 209 ' , 210 ' , 211 ' 212 . , 213 , , 214 ; , ' , 215 ' 216 . , ' ' , 217 ; 218 , 219 ' , 220 ' ' . 221 222 [ . ] 223 224 ' , 225 ' ' 226 ' . ' 227 ' ; 228 ' 229 . 230 ; , 231 ' , 232 233 [ ] . 234 ; 235 , , , 236 ' , , ' ' 237 . ' 238 ; 239 , ' 240 . 241 ' ; , 242 ' ' 243 ' , 244 , , 245 ' . 246 , 247 , 248 . 249 , 250 ; 251 , 252 , 253 , . 254 255 ' ; 256 , 257 . ' 258 ' ; 259 ' , 260 ' ' [ ] . 261 ' 262 . 263 264 ' , , 265 . 266 267 [ . ] 268 269 ' 270 ' , , 271 , 272 , ' 273 , 274 ' . 275 , ' 276 ; 277 278 . 279 ' , 280 , 281 . 282 283 ; 284 ' ' . ' , 285 ' , 286 ' ' ' . , 287 , 288 ; 289 , 290 . 291 : , 292 , 293 . 294 ; 295 ' , , 296 . 297 ' 298 ' , 299 . ' 300 , , , , 301 ' , ' . 302 , ' 303 [ ] , , 304 305 . , ' 306 - - - - 307 , , 308 , , , 309 ' ' [ ] . 310 , ' ' , 311 ; 312 , 313 ' ; ' ' 314 [ ] . 315 316 ' , ' [ ] , 317 ' , 318 ' ' , 319 ' [ ] . 320 ' ' 321 , ' 322 . 323 , , 324 ; 325 ' 326 [ ] . 327 , 328 ' ; 329 ; 330 ; , 331 . 332 ' ' ; 333 , , 334 , ' , ' 335 [ ] . 336 ' ' ; 337 338 . 339 , ' . 340 ; , 341 , 342 ' ; 343 344 [ ] , 345 , 346 [ ] . ' , 347 ' 348 ; ' 349 ' ' 350 . , 351 , , 352 , 353 . , 354 , 355 ; 356 ' , , 357 , 358 . ' , 359 , , 360 , 361 . 362 ' , , 363 , ' , 364 ' , 365 366 . , 367 , ; 368 . 369 , , 370 ' 371 ! 372 , ' 373 ' ! ' 374 . 375 , 376 ' 377 ; ' 378 379 ' . 380 381 [ . - ] 382 383 384 ' , ' ' 385 386 . , 387 ' , 388 389 ' [ ] . 390 ' [ ] , 391 392 , 393 , 394 , 395 . 396 , 397 ' , 398 . 399 , ' 400 : 401 ' 402 ' . 403 ' , ' , 404 , 405 ' . 406 , 407 ' , 408 ' , . 409 410 ; 411 , 412 , . ' 413 , 414 415 ; ' 416 ; 417 ' 418 . , ' 419 ' ' , 420 ' ' . 421 , 422 ; , 423 ' , 424 [ ] . 425 , 426 , ' ' 427 ' [ ] . 428 , 429 ' , 430 , ' ' 431 . , 432 , 433 . , 434 [ ] , ' 435 , 436 , ' . 437 ; 438 , ' , 439 440 . 441 ' , ' ; 442 ' 443 , , 444 445 ' - - . 446 ; 447 ' 448 ; 449 , ' ' , 450 , 451 ' , 452 ' . 453 , 454 , 455 , ' ' 456 . 457 ; 458 , 459 460 ' , 461 . 462 ; , 463 , 464 , ' 465 [ ] . 466 467 [ . - ] 468 469 [ ] 470 ; 471 ; ' 472 . 473 ' , , 474 ' . 475 ' , , 476 ' ' 477 . , ' 478 , ' ; 479 . ' 480 ; 481 . 482 483 , , ; 484 , 485 . 486 , 487 ' ' 488 . 489 ' ; 490 : 491 ' ; 492 ' 493 , 494 . 495 ' ; 496 497 . ' , 498 , . 499 ' 500 ; ' , 501 ; 502 ' 503 [ ] . ' 504 ; ' , 505 , . 506 507 , ' 508 . 509 , , 510 ' , ' 511 , , 512 ' . ' ' 513 ' ; 514 , ' 515 ' . , 516 , 517 ; 518 ' 519 ' . « 520 , , 521 : 522 , , 523 ! 524 , 525 , , ' , 526 , . 527 , , ' 528 ; ' , ' , 529 [ ] . » 530 ' , 531 , 532 ' ' . 533 534 535 . ' , 536 ' ; 537 ; ' , 538 , ' ' 539 [ ] . ' 540 ; ' , 541 , , . 542 , 543 ' 544 . 545 , 546 ' 547 [ ] . 548 549 [ . ] 550 551 ' 552 ' 553 , 554 . 555 ' ; ' ' 556 . 557 ; 558 ' ; 559 ; 560 . 561 ; 562 ' 563 [ ] . , 564 , ' 565 ; , 566 , 567 . 568 , , 569 . , 570 571 ' ' ; 572 573 [ ] . : 574 ; 575 . 576 ; 577 578 . ' 579 , 580 ' ' , 581 ' . 582 583 , ' 584 , 585 . 586 , , 587 : ; , 588 , , 589 , . ' 590 ' ' ; ' 591 592 ; . 593 , , 594 595 . , 596 , , ' 597 , 598 , [ ] . ' , 599 ' , 600 ; 601 602 ' [ ] . ' 603 . 604 605 [ . - ] 606 607 , , 608 , , 609 ' . 610 611 [ ] . 612 613 , ' 614 ' . 615 ; 616 : ' , 617 ; ' 618 , ' . 619 620 , 621 . 622 , : 623 ; 624 ; 625 ' , ' 626 . 627 628 ; , 629 ' . 630 ' ' ' ; 631 , - - , , 632 , , 633 . ' 634 ' , 635 , 636 637 ' [ ] . 638 , , ' 639 , 640 [ ] . 641 ' , 642 [ ] . 643 ; 644 ' , 645 ' . 646 , 647 ' , 648 ; ' 649 , . 650 ; 651 , 652 ' ' ' ; 653 , ' 654 ; 655 [ ] . 656 657 , 658 , 659 , 660 . , 661 , 662 [ ] . 663 , ; 664 665 , ' 666 . , 667 ; 668 , ' 669 , 670 [ ] . 671 , 672 ' ' , 673 . , 674 ' 675 ; 676 677 , ' , 678 , 679 . 680 , 681 ' , ' ; 682 , 683 684 685 . , , 686 , ' , 687 , 688 , , 689 . 690 , , ' 691 . , 692 , 693 , 694 , 695 . ' , 696 ' 697 , , 698 . , ' 699 , 700 ' , , , 701 . ; 702 , 703 ' 704 [ ] . , 705 ' ; 706 ' , 707 , 708 ' [ ] . 709 710 : 711 712 [ ] ' ( ; ) 713 . 714 ' ' - 715 - , . 716 717 [ ] 718 ( - . . . . . . . . 719 . . . . ' - , ) ( - . 720 . . - ) , ( - . . . - ) , ( - . - - ) 721 ( - . . . . . . - . ) . 722 ' , 723 . , , . 724 , , , , 725 . 726 727 [ ] 728 , : 729 . - - . . . 730 731 [ ] ' ( . . . - . . ) 732 , 733 ( ) . - . ' . . . . 734 - - . ( . . - . . . . . - ) 735 . 736 737 [ ] - - ; 738 , . 739 - , ; 740 , 741 : - . ' . . . . 742 - . 743 ' ' , - - 744 - - . 745 746 [ ] - : 747 - . ( . . ) 748 . 749 ( . . . . - . . . - ) . 750 751 « 752 « . 753 754 [ ] ' , 755 , . ' ' 756 , 757 ; 758 . , 759 ( - ' . . - . ) 760 . , 761 ( - . . - . ) 762 , ' 763 ' ( . . . - - . ) . 764 765 [ ] 766 . , 767 . 768 . 769 770 [ ] - , , 771 . 772 : 773 : . . . . - . ' 774 , 775 ' . 776 777 . 778 779 [ ] . 780 ( - . . - . . ) 781 , 782 ' ' . 783 784 [ ] , , 785 ' , 786 . , 787 , 788 ' , 789 , 790 : ( - . . . - ) . 791 792 [ ] ( - . . . - ) 793 . 794 ' 795 ( - . - . . , . - . . - ) . 796 , , 797 , ( - . - . 798 . ) , . 799 800 [ ] . ' , 801 , . , 802 , ' , , 803 , ' 804 ' , . . . . . ' . - . . . 805 . - 806 807 [ ] ( . . . ) , 808 ( - . . . 809 . . . . - ) . 810 ' , 811 . 812 813 [ ] ' , 814 , - - ' 815 ( - . . . . . . . . . - ) . 816 817 [ ] , 818 , ' , 819 ' . 820 821 [ ] . ' ' 822 . 823 , . 824 825 [ ] - . . . - 826 827 [ ] . . ' . 828 , , 829 , , : ! 830 831 [ ] 832 ' . 833 , 834 ' . ' . , . 835 . 836 ' . 837 838 [ ] ' ' 839 ' - ' - , 840 841 ' . 842 843 [ ] - 844 - - . 845 , ; 846 ; ' , 847 ' : ' 848 ; ( ) : 849 . 850 ( ) ' 851 . 852 853 [ ] ' 854 ' ; 855 ' ' . 856 ' , 857 . 858 ' . 859 ( ) 860 ' . - 861 - . 862 863 [ ] ' 864 ( ) ' . 865 ' ; 866 ; ' 867 ' , 868 . , 869 . 870 ' . 871 , 872 . 873 874 [ ] ' , 875 ' ' . . 876 - - 877 , , - - - - - . 878 ' - . . - . - . - . 879 - . - , - - . - . . - . - . - 880 - . - . - - . - - , ' - . - . - . - 881 - . - . - . - . - - - ' . . 882 . - . - . - - . - . - - . - - . - . - . - . - 883 - . - . - . - . - - . 884 885 [ ] ' - . . ' . - . ' - 886 . - . - . - - . 887 888 [ ] ( - . - . - . - - ) ' 889 - . , 890 ( - . . . - . - . - . ) 891 . 892 893 [ ] ( - . - . - . - - ) 894 ' . 895 896 [ ] ' ; , 897 , ' . 898 - . - . - . - . 899 900 [ ] - . ' . . . - . - . - - . ' 901 . 902 903 [ ] - , 904 . ' - . - 905 . - . . - - . - . . - . - . - 906 - . 907 908 [ ] ' - . - . - . - , 909 - . - . - . - - ' - . . ' 910 . - . - . - . , 911 - - , 912 - - . 913 ' ' ' 914 . 915 916 [ ] 917 ( . . . ) , ( . . . ) . 918 919 [ ] ' - , - 920 . . . . , . ' 921 . - - - - - , 922 ( . ) 923 . 924 925 [ ] 926 ' ( . , ) ( . 927 . . - ) 928 ( . - ) . 929 - ( . . . ) 930 ' . 931 932 [ ] ' 933 : - 934 , . - . - . - . - 935 ' - . 936 937 [ ] - . - . . . . 938 939 [ ] ' - - - . , . 940 - . , 941 . 942 943 [ ] ' : 944 - . - . - . - . ' 945 ' , 946 ' . , 947 , . 948 949 [ ] - . . . , 950 . ' 951 , . . , . 952 953 [ ] ' , 954 ' ( - . . . ) . 955 ( - . 956 - . . . ) . 957 958 [ ] . . . ' 959 . 960 961 [ ] ' ' 962 . ' ( - . 963 - . . . . ) . 964 965 [ ] 966 - . . . , , , : 967 . 968 969 [ ] 970 . . . . , , , . 971 972 [ ] , , 973 ( ' ) . ' 974 ( ' , . ) 975 , , . 976 977 ( - . . . - ) . 978 ' - , . - 979 - . 980 981 [ ] ( . . ) 982 . ' 983 , ' ' 984 ' , , , . 985 986 . - ' . - . 987 988 [ ] : - . . - . . . . . 989 990 [ ] ( 991 ' ) 992 - - ' 993 . - . . . . . . - 994 995 [ ] ( . . . - ) , ' 996 ( . ) 997 . 998 999 [ ] 1000