crudel morte del Sovrano si risentì dalla servil indole degli Armeni e
dal libero ed audace spirito dei Germani. I Quadi erano essi, in vero,
assai scaduti da quel formidabil potere, che al tempo di Marco Antonino
aveva sparso il terrore fino alle porte di Roma. Essi però avevano
sempre armi e coraggio; questo fu animato dalla disperazione, ed
ottennero il solito rinforzo di cavalleria dai Sarmati, loro alleati. Il
perfido Marcellino fu tanto imprudente che scelse il momento, nel quale
i veterani più bravi erano stati mandati a sopprimere la ribellione di
Firmo; e tutta la Provincia era esposta con una debol difesa al furore
dei Barbari esacerbati. Essi invasero la Pannonia nel tempo della
raccolta; senza compassione distrussero tutto ciò che facilmente non
potevano trasportare; e disprezzarono o demolirono le vuote
fortificazioni. Alla Principessa Costanza, figlia dell'Imperator
Costanzo, e nipote del gran Costantino, assai difficilmente riuscì di
fuggire. La regia fanciulla che innocentemente avea sostenuta la
ribellione di Procopio, era in quel tempo destinata per moglie all'Erede
dell'Impero Occidentale. Traversava essa con uno splendido e non armato
corteggio quella Provincia creduta pacifica. E la persona di lei fu
salvata dal pericolo, ugualmente che la Repubblica dal disonore,
mediante l'attivo zelo di Messala, Governatore di quelle Province.
Appena egli seppe che il villaggio, dove ella s'era fermata per
desinare, era quasi circondato dai Barbari, la pose in fretta sul
proprio cocchio, e corse velocemente finchè giunse alle porte di Sirmio,
che era distante ventisei miglia. Neppur questa città sarebbe stata
sicura, se i Quadi ed i Sarmati si fossero speditamente avanzati, mentre
i Magistrati del popolo erano in una generale costernazione. Il loro
indugio concesse a Probo, Prefetto del Pretorio, tempo abbastanza di
riprendere animo egli stesso, e di ravvivare il coraggio dei cittadini.
Egli abilmente diresse i loro valorosi sforzi per riparare e fortificare
le cadenti muraglie; e procurò l'opportuna ed efficace assistenza d'una
compagnia di arcieri, per proteggere la capitale delle Province
Illiriche. Sconcertati nei tentativi, che fecero contro le mura di
Sirmio, gli irritati Barbari voltaron le armi contro il Generale della
frontiera, al quale ingiustamente attribuivano la morte del loro Re. Non
poteva Equizio mettere in campo che due legioni; ma contenevano esse il
veterano vigore delle truppe Mesie e Pannonie. La ostinazione con cui
disputaron fra loro i vani onori della precedenza e del grado, fu causa
della lor distruzione; e mentre agivano con forze separate e con
differenti disegni, sorprese furono e trucidate dall'operoso vigore
della Sarmata cavalleria. Il buon successo di quest'invasione provocò
l'emulazione delle confinanti tribù; e si sarebbe infallibilmente
perduta la Provincia della Mesia, se il giovane Teodosio, Duce o militar
Comandante della frontiera, non avesse, nella disfatta del pubblico
nemico, segnalato un intrepido genio, degno dell'illustre suo padre e
della sua futura grandezza[150].
[A. 375]
Lo spirito di Valentiniano, che allora risedeva in Treveri, fu
profondamente commosso dalle calamità dell'Illirico; ma la stagione
avanzata sospese l'esecuzione de' suoi disegni fino alla primavera
seguente. Mosse egli in persona, con una parte considerabile delle
truppe della Gallia, dalle rive della Mosella; ed ai supplichevoli
Ambasciatori dei Sarmati, che l'incontraron per viaggio, rispose
dubbiosamente, che quando fosse giunto al luogo dell'azione, avrebbe
esaminato e deciso. Arrivato a Sirmio, diede udienza ai Deputati delle
Province Illiriche, i quali altamente gloriaronsi della loro felicità
sotto il prospero governo di Probo, Prefetto del Pretorio[151].
Valentiniano, ch'era lusingato da tali dimostrazioni di fedeltà e di
gratitudine, dimandò imprudentemente al Deputato dell'Epiro, che era un
filosofo Cinico d'intrepida sincerità[152], s'era egli stato inviato
liberamente dai voti della Provincia? «Io son mandato (replicò Ificle)
con lacrime e con lamenti da un popolo contro sua voglia». L'Imperatore
s'arrestò: ma l'impunità de' suoi ministri fece stabilire la perniciosa
massima che essi potevano opprimere i sudditi, senza offendere il
servizio di lui. Una rigorosa ricerca sopra la loro condotta avrebbe
medicato il pubblico disgusto. La severa condanna dell'uccisor di
Gabinio era il solo mezzo che restituir potesse la confidenza dei
Germani, e vendicar l'onore del nome Romano. Ma il superbo Monarca era
incapace della magnanimità, che osa riconoscere una mancanza. Dimenticò
egli la causa, solo si rammentò dell'ingiuria, e s'avanzò nel paese dei
Quadi con un'insaziabile sete di vendetta e di sangue. Si giustificò
agli occhi dell'Imperatore, e forse a quelli del Mondo l'estrema
devastazione ed il promiscuo macello d'una barbara guerra dalla crudele
equità delle rappresaglie[153], e tale fu la disciplina dei Romani e la
costernazione del nemico, che Valentiniano ripassò il Danubio senza la
perdita d'un solo uomo. Siccome aveva egli risoluto di totalmente
distruggere i Quadi in una seconda campagna, stabilì i suoi quartieri
d'inverno a Bregezio sul Danubio, vicino alla città di Presburgo
nell'Ungheria. Mentre il rigore della stagione teneva sospese le
operazioni di guerra, i Quadi fecero un umile tentativo di mitigare il
furor del vincitore; ed i loro Ambasciatori, alla premurosa persuasione
d'Equizio, furono introdotti nel consiglio Imperiale. Accostaronsi al
trono inchinati ed in aria dimessa; e senza neppure osar di dolersi
della morte del loro Re, affermarono con solenni giuramenti, che
l'ultima invasione era solo imputabile ad alcuni sregolati ladroni, dal
consiglio pubblico della nazione condannati ed abborriti. La risposta
dell'Imperatore lasciò ad essi ben poca speranza di clemenza o di pietà.
Egli rinfacciò loro, col più intemperante linguaggio, la lor viltà,
ingratitudine ed insolenza. Gli occhi, la voce, il colore, i gesti
esprimevano la violenza dello sfrenato furore di lui. Mentre tutto il
suo aspetto era agitato da una passion convulsiva, un grosso vaso
sanguigno ad un tratto gli si ruppe nel petto; e Valentiniano cadde
senza parola nelle braccia dei suoi famigliari. Essi ebbero
immediatamente la cura di nasconder la sua situazione alla moltitudine:
ma in pochi minuti l'Imperator d'Occidente spirò in un'agonia dolorosa,
ritenendo fino all'ultimo i suoi sentimenti, e cercando inutilmente di
esprimere le sue intenzioni ai Generali e Ministri che circondavano il
reale suo letto. Valentiniano aveva circa cinquantaquattro anni; e non
mancavano che cento giorni a compire i dodici anni del suo regno[154].
[A. 375]
Un istorico Ecclesiastico attesta seriamente la poligamia di
Valentiniano[155]. «L'Imperatrice Severa (io riferisco la favola )
ammise alla sua famigliar conversazione la bella Giustina, figlia d'un
Governatore Italiano; ed espresse con sì grandi ed inconsiderate lodi la
sua ammirazione di quelle nude bellezze, che aveva spesso vedute nel
bagno, che l'Imperatore fu tentato d'introdurre una seconda moglie nel
proprio letto; e con pubblico editto estese a tutti i sudditi
dell'Impero l'istesso domestico privilegio, che aveva preso per se
medesimo». Ma noi siamo assicurati dalla testimonianza della ragione e
dell'Istoria, che i due matrimoni di Valentiniano con Severa e con
Giustina furon contratti l'un dopo l'altro; e che ei si servì
dell'antica permission del divorzio, che era sempre accordata dalle
leggi, quantunque condannata dalla Chiesa. Severa fu madre di Graziano,
il quale sembrò che riunisse in sè ogni diritto all'indubitata
successione dell'Impero Occidentale. Egli era il figlio maggiore d'un
Monarca, il glorioso regno del quale avea confermato la libera ed
onorevol scelta dei suoi compagni soldati. Prima di giungere all'età di
nove anni il regio fanciullo avea ricevuto dalle mani dell'indulgente
suo padre la porpora ed il diadema col titolo d'Augusto; n'era stata
solennemente confermata la scelta dal consenso ed applauso degli
eserciti della Gallia[156]; ed erasi aggiunto il nome di Graziano a
quelli di Valentiniano e di Valente in tutti gli atti legali del Governo
Romano. Mercè del suo maritaggio con la nipote di Costantino, il figlio
di Valentiniano acquistò tutti gli ereditari diritti della Famiglia
Flavia, che in una serie di tre Imperiali generazioni s'erano confermati
dal tempo, dalla religione, e dalla riverenza del popolo. Alla morte del
padre il giovane reale aveva l'età di diciassette anni; e già le sue
virtù giustificavano la favorevole opinione del popolo e dell'esercito.
Ma Graziano si trovava senza timore nella reggia di Treveri, allorchè
alla distanza di molte centinaia di miglia Valentiniano subitamente morì
nel campo di Bregezio. Le passioni che sì lungo tempo erano state
soppresse dalla presenza d'un dominante, immediatamente si ravvivarono
nel consiglio Imperiale; e l'ambizioso disegno di regnare in nome di un
fanciullo fu posto artificiosamente in effetto da Mellobaude e da
Equizio, che avevano per sè l'amore delle truppe Illiriche ed Italiane.
Immaginarono essi i più onorevoli pretesti per rimuovere i Capi del
popolo e le truppe della Gallia, che avrebber potuto sostenere i diritti
del legittimo successore; e suggerirono con un ardito e decisivo passo
la necessità di estinguere le speranze dei nemici sì domestici che
stranieri. L'Imperatrice Giustina, che era restata in un palazzo circa
cento miglia lontano da Bregezio, fu rispettosamente invitata a venire
nel campo col figlio del morto Imperatore. Il sesto giorno dopo la morte
di Valentiniano, il Principe fanciullo dell'istesso nome, che non aveva
più di quattr'anni, fu mostrato nelle braccia della propria madre alle
legioni, e coll'acclamazion militare solennemente investito dei titoli e
delle insegne del potere supremo. La savia e moderata condotta
dell'Imperator Graziano impedì a tempo gli imminenti pericoli d'una
guerra civile. Accettò volentieri la scelta dell'esercito; dichiarò che
avrebbe sempre risguardato il figlio di Giustina come fratello, non come
rivale; e consigliò l'Imperatrice a stabilire col figlio di Valentiniano
la sua residenza a Milano nella bella e pacifica provincia dell'Italia,
mentre egli assumeva il più difficil comando delle regioni oltre le
alpi. Graziano dissimulò il suo sdegno finattanto che potesse con
sicurezza punire, o svergognare gli autori della cospirazione: e sebbene
si diportasse con uniforme tenerezza e riguardo verso il suo infante
collega, tuttavia nell'amministrazione dell'Impero occidentale confuse
appoco appoco l'uffizio di tutore coll'autorità di Sovrano. Si
esercitava il governo del Mondo Romano unitamente in nome di Valente e
dei suoi due nipoti: ma il debole Imperator Orientale, che in questa
dignità successe al suo fratello maggiore, non ebbe mai peso od
ascendente veruno nei consigli dell'Occidente[157].
NOTE:
[1] Le medaglie di Gioviano l'adornano di vittorie, di corone di lauro e
di schiavi prostrati. Du Cange -Famil. Bizantin.- p. 52. L'adulazione è
uno stolto suicidio: distrugge se stessa con le proprie mani.
[2] Gioviano restituì alla Chiesa τον αρχαιον κοσμον, -l'antico
decoro-; espressione forte e significante; Filostorg. l. VIII.
c. 5 -con le dissertazioni del Gotofredo- p. 329, Sozomeno VI. c. 3. Si
esagera da Sozomeno la nuova legge, che condannò il ratto o il
matrimonio delle Monache (-Cod. Teodos.- l. IX. tit. XXV. leg. 2). Egli
suppone che uno sguardo amoroso, l'adulterio del cuore, fosse punito con
la morte dall'Evangelico Legislatore.
[3] Si confronti Socrate l. III c. 25. e Filostorgio l. VIII. c. 6. -con
le dissertazioni del Gotofredo-. 330.
[4] La parola -celestiale- esprime debolmente l'empia e stravagante
adulazione dell'Imperatore verso l'Arcivescovo τἦ πρὸς τον θεὸν τὦν
ολων ὁμὸιωσεως; -figura di Dio onnipotente-. Vedi la lettera
originale appresso Atanasio Tom. II. p. 33. Gregorio Nazianzeno (-Orat.
XXI.- p. 392.) celebra l'amicizia di Gioviano e di Atanasio. I Monaci
d'Egitto consigliarono il Primate a far quel viaggio: Tillemont -Mem.
Eccl. Tom.- VIII. p. 221.
[5] Il Bleterie rappresenta ingegnosamente Atanasio alla Corte
d'Antiochia -Hist. de Jovien Tom. I.- pag. 131, 148. Egli traduce le
singolari ed originali conferenze dell'Imperatore, del Primate d'Egitto,
e de' Deputati Arriani. L'Abbate non si mostra soddisfatto delle rozze
facezie di Gioviano; ma la parzialità dell'Imperatore per Atanasio
prende a' suoi occhi il carattere di giustizia.
[6] Il vero tempo della sua morte è oscurato da varie difficoltà:
(Tillemont -Mem. Eccl.- Tom. VIII. p. 719-723). Ma la data del 2. Maggio
373., che sembra più coerente all'istoria ed alla ragione vien
confermata dall'autentica vita di lui. Maffei -Osservaz. Letterar. Tom.
III.- p. 81.
[7] Vedi le osservazioni del Valesio e Jortin (-Rifles. sull'Istor.
Eccl.- Vol. IV. p. 38.) sopra la lettera originale d'Atanasio
conservataci da Teodoreto (l. IV. c. 3). In alcuni manoscritti vien
tralasciata quell'imprudente promessa, forse dai Cattolici gelosi della
fama profetica del loro Capo.
[8] Atanasio (ap. Teodoret. l. IV. c. 3) magnifica il numero degli
Ortodossi, che riempivano tutto il Mondo; παρέξ ὸλὶγων των τα Αρεὶ
ου Φρονουντὦν; -eccettuati alcuni pochi seguaci della dottrina
d'Arrio-. Quest'asserzione fu verificata nello spazio di 30. o 40. anni.
[9] Socrate (l. III. c. 24.) Gregorio Nazianzeno, (-Orat. IV.- p. 131),
e Libanio (-Orat. parent.- c. 148, p. 369) esprimono i viventi sensi
delle rispettive loro fazioni.
[10] Temist. -Orat.- V. p. 63-71, -edit. Harduin. Paris- 1684. L'Ab.
della Bleterie giudiziosamente osserva (-Hist. de Jovien Tom.- II. pag.
199.) che Sozomeno ha passato in silenzio la general tolleranza, e
Temistio lo stabilimento della religione Cattolica. Ciascheduno di essi
ha voltato l'occhio lungi da quell'oggetto, che non gli piaceva, ed ha
procurato di sopprimere quella parte dell'editto, che secondo la propria
opinione, era meno onorevole all'Imperator Gioviano.
[11] Οι δε Αντίοχεις ουκ ηδεως δὶεκειντο πρὸς ὰυτὸν, ὰλλ’
έπεσκωπτον ὰυτὸν ωδαὶς καὶ παροδὶαις καὶ καλουμενοις Φαμωσοις: -E
quelli d'Antiochia non si portavan piacevolmente verso di esso: ma
l'insultavano con canzoni, con motti satirici, e con quelli che chiaman
libelli famosi-. Giovanni Antioch. -in Excerpt. Valesian. p.- 845.
Possono ammettersi le satire d'Antiochia anche su debolissime prove.
[12] Si paragoni Ammiano (XXV. 10.) che omette il nome dei Batavi, con
Zosimo (l. III. p. 197.) che trasferisce la scena dell'azione da Reims a
Sirmio.
[13] -Quos capita scholarum ordo castrensis appellat.- Ammiano XXV. 10,
e Vales. -ib.-
[14] -Cujus vagitus pertinaciter reluctantis, ne in curuli sella
veheretur ex more, id quod mox accidit, protendebat.- Augusto ed i
Successori di lui avevan chiesta rispettosamente la dispensa dell'età
per li figliuoli o nipoti, che avevano innalzati al Consolato. Ma la
sella curule del primo Bruto non era mai stata disonorata da un bambolo.
[15] L'Itinerario d'Antonino pone Dadastana distante 125 miglia da
Nicea, e 117 da Ancira (Wesseling. -Itinerar.- p. 142). Il Pellegrino di
Bordò, tralasciando alcune fermate, riduce tutto quello spazio da 242 a
181 miglia: Wesseling. p. 574.
[16] Vedi Ammiano (XXV. 10.) Eutropio (X. 18.), che potè per avventura
trovarsi presente, Girolamo (Tom. I. p. 26. -ad Heliodorum-), Orosio
(VII. 31), Sozomeno (l. VI. c. 6), Zosimo (lib. III. p. 197. 198.) e
Zonara (Tom. II. l. XIII. p. 28. 29). Non può sperarsi un perfetto
accordo fra loro, nè staremo a discutere le minute differenze che vi si
trovano.
[17] Ammiano, dimenticatosi del solito suo candore e buon senso,
paragona la morte dell'innocente Gioviano a quella del secondo
Affricano, che aveva eccitato i timori e lo sdegno della fazion
popolare.
[18] Grisostomo Tom. I, p. 336. 344. -Edit. Monfaucon-. L'oratore
Cristiano procura di confortare la vedova con esempi d'illustri
avversità; ed osserva che fra nove Imperatori (includendovi Gallo
Cesare) che avevan regnato al suo tempo, due soli (Costantino e
Costanzo) eran morti di morte naturale. Tali vaghe consolazioni non
hanno mai servito ad asciugare una lacrima.
[19] Sembra, che dieci giorni difficilmente potessero esser sufficienti
per la marcia e per l'elezione. Ma possiamo osservare in primo luogo,
che i Generali potevano ordinar l'uso speditivo delle pubbliche poste,
per se stessi, per i loro famigliari e per i messaggi; secondariamente,
che le truppe marciavano, per comodo delle città, in più divisioni; e
che la fronte della colonna poteva essere a Nicea, quando la
retroguardia trovavasi ad Ancira.
[20] Ammiano XXVI. 1. Zosim. l. III. p. 198. Filostorg. l. VIII. c. 8. e
Gotofred. -dissert.- p. 334. Filostorgio, il quale pare che avesse delle
importanti ed autentiche notizie, attribuisce la scelta di Valentiniano
al Prefetto Sallustio, al Generale Arinteo, a Dagalaifo Conte dei
domestici, ed al patrizio Daziano, le pressanti raccomandazioni dei
quali da Ancira ebbero una grande influenza nell'elezione.
[21] Ammiano XXX. 7. 9. e Vittore il giovane hanno somministrato il
ritratto di Valentiniano, che dee naturalmente precedere ed illustrare
l'istoria del suo regno.
[22] In Antiochia, dove era obbligato a seguire l'Imperatore nel tempio,
ei percosse un sacerdote, che avea preteso di purificarlo coll'acqua
lustrale. Sozomeno l. VI. c. 6. Teodoreto l. III. c. 15. Tal pubblica
provocazione poteva convenire a Valentiniano; ma essa non dà luogo
all'indegna accusa del filosofo Massimo, che suppone qualche più privata
ingiuria. Zosimo l. IV. p. 200, 201.
[23] Socrate l. IV. Da Sozomeno (l. VI. c. 6.) e da Filostorgio (l. VII.
c. 7. -con le Dissertazioni del Gotofredo p.- 293) vi si interpone un
precedente esilio a Melitene o nella Tebaide. (Il primo potrebbe esser
vero).
[24] Ammiano, in una lunga ed inopportuna digressione (XXVI. 1. e
-Vales. iv.-) inconsideratamente suppone d'intender egli una questione
astronomica, della quale i suoi lettori siano all'oscuro. Essa è
trattata con più giudizio, ed a proposito da Censurino (-De die Natal.-
c. 20.) e da Macrobio (-Saturnal.- l. I. -c.- 12-16). Il nome di
bisestile, che indica l'anno di cattivo augurio (Agostino -ad Januar.
Epist.- 119.) è nato dalla ripetizione del giorno -sesto- avanti le
calende di Marzo.
[25] Il primo discorso di Valentiniano è pieno in Ammiano, (XXVI. 2.)
conciso e sentenzioso in Filostorgio (l. VIII.).
[26] -Si tuos amas, Imperator, optime, habes fratrem: si Rempublicam,
quaere quem vestias-: Ammiano XXVI. 4. Nella division dell'imperio,
Valentiniano ritenne per sè quell'ingenuo Consigliere (c. 6.).
[27] -In Suburbano- Ammiano XXVI. 4. Il famoso -Hebdomon-, o campo di
Marte, era distante sette stadj, o sette miglia da Costantinopoli. Vedi
Vales. ed il suo fratello. -Iv. e- Ducange -Const. l.- II. -p.- 140,
141, 172, 173.
[28] -Participem quidem legitimum potestatis; sed in modum apparitoris
morigerum, ut progrediens aperiet textus.- Ammiano XXVI. 4.
[29] Nonostante la testimonianza di Zonara, di Suida, e della Cronica
Pasquale, il Tillemont (-Hist. des Emper. Tom.- V. -p.- 671.) brama di
non dar fede a questi racconti sì vantaggiosi per un Pagano.
[30] Eunapio celebra ed esagera i patimenti di Massimo (p. 82. 83). Egli
confessa però che questo Sofista o mago, reo favorito di Giuliano, e
personal nemico di Valentiniano, fu rilasciato libero, mediante il
pagamento d'una piccola multa.
[31] Il Tillemont (Tom. V. p. 21.) ha esaminato e confutato quelle
illimitate asserzioni di general disgrazia che si trovano app. Zosimo l.
IV. p. 201.
[32] Ammiano XXVI. 5.
[33] Ammiano dice in termini generali, -subagrestis ingenii, nec
bellicis, nec liberalibus studiis eruditus-: Ammiano XXXI. 14. L'oratore
Temistio, con l'impertinenza propria di un Greco, desiderò allora per la
prima volta di parlar la lingua Latina, dialetto del suo Sovrano,
την δὶαλεκτον κρατουσαν; -dialetto Imperiale-: Orat. VI. pag. 71.
[34] La parola ανεψὶος -cognatus consobrinus-, esprime un
grado incerto di parentela, o di consanguinità. -Vedi Vales. ad Ammian-.
XXIII. 3. Forse la madre di Procopio era sorella di Basilina madre
dell'Apostata e del Conte Giuliano zio del medesimo. Du Cange -Fam.
Byzant. p. 49.-
[35] Ammiano XXIII. 3. XXIV. 6. Ei fa menzione di tal voce con molta
dubbiezza. -Susurravit obscurior fama; nemo enim dicti auctor extitit
verus-. Giova però l'osservare, che Procopio era Pagano; quantunque la
sua religione sembra che non apportasse favore nè danno alle sue
pretensioni.
[36] Tra i suoi luoghi d'asilo fu una casa di campagna dell'eretico
Eunomio. Il padrone di essa era lontano, innocente, e non consapevole
del fatto; pure appena evitar potè la sentenza di morte, e fu bandito
nelle remote regioni della Mauritania: Filostorg. l. IX. c. 5. 8. e
Gotofredo -Dissert. p. 369. 378.-
[37] -Hormisdae maturo juveni, Hormisdae regalis illius filio potestatem
Proconsulis detulit, et civilia, more veterum et bella recturo-; Ammiano
XXVI. 8. Il Principe Persiano si trasse fuori da tal pericolo con onore
e sicurezza, e dipoi (l'anno 380), gli fu restituito il medesimo
straordinario uffizio di Proconsole della Bitinia (Tillemont -Hist. des
Emper.- Tom. V. p. 204). Io non so se la razza di Sassan si propagasse.
Trovo nell'anno 514 un Papa Ormisda; ma egli era nativo di Frusino
nell'Italia (Pagi -Brev. Pontif. T. I. pag.- 247).
[38] Questa ribelle fanciulla fu in seguito moglie dell'Imperator
Graziano; ma morì giovane e senza figli. Vedi Du Cange -Fam. Byzant. p.-
48, 59.
[39] -Sequimini culminis summi prosapiam.- Tale era il linguaggio di
Procopio, che affettava di sprezzare l'oscura nascita e la fortuita
elezione dell'ignobil Pannonio. Ammiano XXVI. 7.
[40] -Et dedignatus hominem superare certamine despicabilem,
auctoritatis et celsi fiducia corporis, ipsis hostibus jussit suum
vincere rectorem: atque ita turmarum antesignanus umbratilis
comprehensus suorum manibus.- La robustezza e la beltà d'Arinteo, nuovo
Ercole, vien celebrata da S. Basilio, il quale suppone che Dio lo
creasse come un modello inimitabile della specie umana. I Pittori e gli
Scultori non sapevano esprimere la sua figura; gli Storici nel riferire,
che fanno, le imprese di lui, sembrano favolosi (Ammiano XXVI. e Vales.
-ib.-).
[41] Il medesimo campo di battaglia si pone in Licia da Ammiano, e da
Zosimo a Tiatira, che sono alla distanza di 150. miglia fra loro. Ma
Tiatira -alluitur Lyco- (Plin. -Histor. Nat.- V. 31, Cellar -Geogr.
Antiq. Tom.- II. p. 79) ed i copisti facilmente poteron cangiare un
ignoto fiume in una ben nota provincia.
[42] Le avventure, l'usurpazione e la caduta di Procopio vengono
regolarmente riferite da Ammiano (XXVI. 6. 7. 8. 9. 10.) e da Zosimo (l.
IV. p. 203-210). Spesse volte s'illustrano, e di rado si contraddicono
fra loro. Temistio (-Orat.- VII. p. 91. 92.) vi aggiunge qualche vil
panegirico, ed Eunapio (p. 83. 84.) qualche maligna satira.
[43] Liban. -De ulcisc. Julian. nece- c. IX. p. 158, 159. Il Sofista
deplora la pubblica frenesia, ma non accusa (neppur dopo la loro morte)
la giustizia degli Imperatori.
[44] I Giureconsulti Francesi ed Inglesi dei nostri tempi accordano la
-teoria-, e negan la -pratica- dell'arte magica: Denisart -Recueil de
decis. de Jurispr. Vedi Sorciers T. IV. p.- 553. Blackstone -Commment.
Vol. IV.- p. 60. La ragione privata sempre suol prevenire o avanzare il
sapere pubblico; ond'è che il Presidente di Montesquieu (-Esprit des
Loix l. XII. c.- 5, 6.) rigetta l'esistenza della magia.
[45] Vedi le opere di Bayle -Tom. III.- p. 567-589. Lo Scettico di
Rotterdam presenta, secondo il suo costume, uno strano mescuglio di
vaghe cognizioni, e di vivace ingegno.
[46] I Pagani distinguevan la magia buona dalla cattiva, la teurgica
dalla goetica (-Hist. de l'Acad. ec. T. VII. p.- 25). Ma non avrebber
potuto difendere tale oscura distinzione contro l'acuta logica del
Bayle. Nel sistema Giudaico e nel Cristiano -tutti- i demoni sono
spiriti infernali; ed -ogni- commercio con essi è idolatria, apostasia
ec. che merita morte e dannazione.
[47] La Canidia d'Orazio (-Carm. l. V. od. 5. con le illustrazioni di
Dacier e di Sanadon-) è una strega volgare. L'Erictone di Lucano
(Pharsal. VI. 430-830.) è molesta e disgustosa, ma qualche volta
sublime. Essa riprende la lentezza delle furie: e minaccia con tremenda
oscurità di pronunziare i veri lor nomi, di scuoprire il vero infernale
aspetto di Ecate, e d'invocar le segrete potestà che sono -sotto-
l'inferno ec.
[48] -Genus hominum potentibus infidum, sperantibus fallax, quod in
civitate nostra et vetabitur semper et retinebitur-: Tacit. -Hist. I.-
22. Vedi Agostin. -de Civ. Dei l. VIII. c.- 19. ed il -Cod. Teodos. l.
IX. Tit. XXVI. col Comment.- del Gotofredo.
[49] La persecuzione d'Antiochia fu cagionata da una colpevole
consultazione. Si posero le ventiquattro lettere dell'alfabeto intorno
ad un tripode magico; ed un mobile agnello, che era stato collocato nel
centro, indicò nel nome del futuro Imperatore le quattro prime lettere
Φ, Ε, Ο, Δ. Teodoro (forse con molti altri che avevan quelle
fatali sillabe nel loro nome) fu condannato a morte. Teodosio successe
nel trono. Lardner (-Testim. Pagan. Vol. IV. p.- 353-372.) ha esaminato
copiosamente e bene quest'oscuro fatto del regno di Valente.
[50]
-Limus ut hic durescit, et haec ut cera liquescit-
-Uno eodemque igni...-
Virgil. -Bucol. VIII.- 80.
-Devovit absentes, simulacraque cerea figit:-
Ov. -in Epist. Hipsi. ad Jason.- 91.
Tali vane incantazioni poteron commuovere lo spirito, ed accrescer la
malattia di Germanico. Tacit. -Annal. II.- 69.
[51] Vedi Heinecc. Antiq. Jur. Rom. Tom. II. p. 353. -ec. Cod. Teod.
l. IX. Tit. VIII-, col -Comment. del Gotofred.-
[52] È descritta, ed assai probabilmente esagerata la crudele
inquisizione di Roma e di Antiochia da Ammiano (XXVIII, 1. XXIX, 1. 2.),
e da Zosimo (l. IV. p. 216. 218). Il filosofo Massimo fu con qualche
ragione involto nell'accusa di magia (Eunap. -in vit. Sophist. p.- 88.
89.), ed il giovane Grisostomo, che accidentalmente aveva trovato uno
dei libri proscritti, si credè perduto. Tillemont -Histoir. des Emper.
Tom. V. p.- 340.
[53] Si consultino gli ultimi sei libri d'Ammiano, e specialmente i
ritratti dei due fratelli reali (XXX. 8. 9. XXXI. 14). Il Tillemont
(Tom. V. pag. 12-18. p. 127-133.) ha raccolto da tutta l'antichità le
virtù ed i vizi loro.
[54] Vittore il giovane asserisce, che egli era -valde timidus-: pure
alla testa d'un esercito si portava con decente fermezza, come avrebbe
fatto quasi qualunque altro. Il medesimo Istorico si propone di provare
che la sua collera non era dannosa. Ammiano però osserva con maggior
candore e giudizio, che -incidentia crimina ad contemptam vel laesam
Principis amplitudinem trahens in sanguinem saeviebat-.
[55] -Cum esset ad acerbitatem naturae calore propensior... poenas per
ignes augebat et gladios.- Ammiano XXX. 8. ved. XXVII. 7.
[56] Ho trasferito la taccia d'avarizia da Valente a' suoi servi. Questa
passione appartiene più propriamente ai Ministri che ai Re, nei quali
per ordinario viene estinta dal dominio assoluto.
[57] Egli esprimeva alle volte una sentenza di morte in aria di scherzo.
-Abi, comes, et muta ei caput, qui sibi mutari Provinciam cupit.- Un
ragazzo, che avea sciolto troppo presto un can da caccia Spartano, un
artefice che avea fatto una bella corazza, in cui mancavano pochi grani
del giusto peso, ec., furon vittime del suo furore.
[58] Erano innocenti tre apparitori ed un agente di Milano, che
Valentiniano condannò per aver significato una legal citazione. Ammiano
(XXVII. 7.) stranamente suppone che tutti coloro, i quali erano stati
ingiustamente condannati, si venerassero come martiri dai Cristiani.
L'imparziale silenzio di lui non ci permette di credere, che Rodano,
gran Ciamberlano, fosse arso vivo per un atto d'oppressione: -Cron.
Pasq. p.- 302.
[59] -Ut bene meritam in sylvas jussit abire- Innoxiam. Ammian. XXIX. 5.
e Vales. -ib.-
[60] Vedi -Cod. Justin. lib. VIII. Tit. III. leg. 2. Unus quisque
sobolem suamn nutriat. Quod si exponendam putaverit, animadversioni,
quae constituta est, subiacebit.- Io non mi starò a mescolare
presentemente nella disputa insorta fra Noodt e Bynkershoek, con quali
pene e per quanto tempo tal pratica opposta alla natura si fosse
condannata o abolita dalle leggi, dalla filosofia e dalla maggior
cultura della società.
[61] Questi salutari stabilimenti sono indicati nel codice Teodosiano
-lib.- XIII. -Tit. III. De Professoribus et Medicis, e lib.- XIV. -Tit.-
IX. -De studiis liberalibus urbis Romae-. Oltre il Gotofredo, solita
nostra guida, si può consultare il Giannone (-Stor. di Napoli Tom.- I.
p. 105. 111) che ha trattato di quest'importante soggetto con lo zelo e
con la curiosità d'un letterato che studia l'istoria del suo paese.
[62] -Cod. Teodos. lib. I. Tit. XI.- col -Paratitlo- del Gotofredo, che
diligentemente riunisce tutto ciò che si trova nel resto del Codice.
[63] Tre versi d'Ammiano (XXXI. 14) equivalgono a tutta una orazione di
Temistio (VIII. p. 101-120.) piena di adulazione e pedanteria e di
luoghi comuni di Morale. L'eloquente Thomas (Tom. I, p. 336-396) si è
dilettato nel celebrar le virtù ed il genio di Temistio che non fu
indegno del secolo, nel quale visse.
[64] Zosimo -l.- IV. p. 102, Ammiano XXX. 9. La riforma, che ei fece, di
dispendiosi abusi, potè dargli diritto alla lode, -in provinciales
admodum parcus, tributorum ubique molliens sarcinas-. Alcuni chiamavano
avarizia la sua frugalità: Girolam. -Cronic.- p. 186.
[65] -Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datae: quibus
unicuique quod animo imbibisset colendi libera facultas tributa est.
Cod. Teodos. lib. IX. Tit. XVI. leg.- 9. A questa dichiarazione di
Valentiniano possiamo aggiungere le varie testimonianze di Ammiano (XXX.
9), di Zosimo (lib. IV. p. 204.) e de Sozomeno (l. VI. c. 7. 27). Il
Baronio sarebbe naturalmente indotto a biasimare questa ragionevole
tolleranza: -Annal. Eccl. an.- 370. num. 129. 132. an. 375. n. 3. 4.
[66] Eudosso era d'un naturale timido e dolce. Quando battezzò Valente
nell'anno 367. doveva essere molto vecchio, poichè aveva studiato la
teologia cinquantacinque anni avanti sotto il dotto e pio martire
Luciano. Filostorg. l. II c. 14-16, l. IV. c. 4. col Gotofred. p.
82-206. e Tillemont -Mem. Eccles. Tom. V. p.- 474. 480. ec.
[67] Gregorio Nazianzeno (-Orat. XXV. p.- 432.) insulta lo spirito
persecutore degli Arriani, come un infallibil sintomo d'errore e
d'eresia.
[68] Questo schizzo del governo Ecclesiastico di Valente è tratto da
Socrate (l. IV.), da Sozomeno (l. VI.), da Teodoreto (l. IV.), e dalle
immense compilazioni del Tillemont (specialmente dal Tom. VI. VIII. e
IX.).
[69] Il D. Jortin. (-Osservaz. sull'Istor. Eccles.- Vol. IV. p. 78.) ha
già concepito ed insinuato l'istesso sospetto.
[70] Questa riflessione è così ovvia e forte, che Orosio (l. VII. c. 32.
33.) differisce la persecuzione fino ad un tempo posteriore alla morte
di Valentiniano. Socrate dall'altra parte, suppone (l. III. c. 21.) che
fosse quietata da una filosofica orazione, che pronunziò Temistio l'anno
374. (-Orat. XXII.- p. 154. solamente in Latino). Tali contraddizioni
diminuiscono l'evidenza ed abbreviano il termine della persecuzione di
Valente.
[71] Il Tillemont, da me seguitato e compendiato, ha tratto (-Mem.
Eccles. Tom. VIII.- p. 153-167.) le più autentiche circostanze dai
Panegirici dei due Gregori, l'uno fratello e l'altro amico di Basilio.
Le lettere di Basilio medesimo (Dupin -Bibl. Eccles. Tom. II.- p.
155-180.) non presentano l'immagine d'una persecuzione molto viva.
[72] -Basilius Caesarensis Episcopus Cappadociae clarus habetur... qui
multa continentiae et ingenii bona uno superbiae malo perdidit.- Questo
irriverente passo perfettamente combina con lo stile e col carattere di
S. Girolamo. Non si trova nell'Edizione Scaligeriana della sua Cronica;
ma Isacco Vossio l'ha trovato in alcuni antichi manoscritti, che non
erano stati corretti dai Monaci.
[73] Quella nobile e caritatevole fabbrica (quasi un'altra città)
sorpassava in merito se non in grandezza, le piramidi o le mura di
Babilonia. Essa era destinata principalmente a ricevere i lebbrosi:
Gregor. Nazianzeno -Orat. XX.- pag. 439.
[74] -Cod. Teodos. l. XII. Tit. I. leg. 63.- Il Gotofredo (Tom. IV. p.
409-413) fa l'uffizio di Commentatore e d'Avvocato. Il Tillemont (-Mem.
Ecoles. Tom. VIII. p. 808.-) suppone una seconda legge per iscusare gli
Ortodossi suoi amici, che avevano male rappresentato l'editto di Valente
e soppresso la libertà della scelta.
[75] Vedi Danville -Descript. de l'Egypt. p. 74.- In seguito esamineremo
gl'Instituti Monastici.
[76] Socrate l. IV. c. 24. 25., Orosio l. VII. c. 33. Girol. -Cron.- p.
189. e Tom. II. p. 212. I Monaci dell'Egitto facevano molti miracoli,
che provan la verità della loro fede. Benissimo, (dice Jortin -Osservaz.
Vol. IV.- p. 79.) ma chi prova la verità di questi miracoli?
[77] -Cod. Teodos. lib. XVI. Tit. II. leg. 20.- Il Gotofredo (Tom. IV.
pag. 49.), seguitando l'esempio del Baronio, raccoglie senza parzialità
tutto quello che i Padri hanno detto relativamente a questa importante
legge, lo spirito della quale molto tempo dopo fu fatto risorgere
dall'Imperator Federigo II. da Eduardo I. Re d'Inghilterra, e da altri
Principi Cristiani, che regnarono dopo il duodecimo secolo.
[78] L'espressioni, che ho adoperate, son deboli e moderate, se si
paragonino con le veementi invettive di Girolamo (Tom. I. p. 13. 45.
144). Fu anche ad esso rinfacciata la colpa, che egli imputava ai Monaci
fratelli di lui; e lo -scellerato, il versipelle- fu pubblicamente
accusato come amante della vedova Paola. (Tom. II. p. 363). Ei godeva
senza dubbio l'affezione sì della madre che della figlia; ma dichiara
che non abusò mai della sua autorità in favore di alcun sensuale o a sè
vantaggioso disegno.
[79] -Pudet dicere Sacerdotes Idolorum, mimi, et aurigae, et scorta
haereditates capiunt: solis Clericis ac Monacis hac lege prohibetur. Et
non prohibetur a persecutoribus, sed a Principibus Christianis. Nec de
lege quaeror, sed doleo, cur meruerimus hanc legem.- Girolamo (Tom. I.
p. 13) prudentemente indica la segreta politica di Damaso, suo
protettore.
[80] Tre parole di Girolamo, -Sanctae memoriae Damasus- (Tom. II. p.
109.), lavano tutte le sue macchie; ed abbagliano i devoti occhj del
Tillemont: -Mem. Eccles. T. VIII p. 386. 424.-
[81] La Basilica di Sicinino o di Liberio è probabilmente la Chiesa di
S. Maria Maggiore sul colle Esquilino. Baronio an. 367. num. 3. e Donat.
-Rom. Antiq. et nov. lib. IV. c. 3. p. 462.-
[82] Girolamo stesso è costretto a confessare -crudelissimae
interfectiones diversi sexus perpatratae. Cron.- p. 186. Ma per strana
combinazione ci è restato un -libello-, o domanda originale di due Preti
del partito contrario. Essi affermano, che furon bruciate le porte della
Basilica, e scoperchiatone il tetto; che Damaso marciò alla testa del
suo Clero, di scavatori di sepolcri, di cocchieri e di gladiatori
stipendiati; che non fu ucciso veruno del suo partito, ma che vi furon
trovati centosessanta corpi morti. Tal libello fu pubblicato dal P.
Sirmondo nel primo Tomo delle sue opere.
[83] I nemici di Damaso lo chiamavano -Auriscalpius Matronarum-,
sollecitatore degli orecchj delle matrone.
[84] Gregorio Nazianzeno (-Orat.- XXXII. p. 526.) descrive la vanità ed
il lusso dei Prelati che presedevano alle città Imperiali; gli aurei
loro cocchi, i focosi destrieri, ed il numeroso seguito ec. La turba
dava luogo come ad una bestia selvaggia.
[85] Ammiano XXVII. 3. -Perpetuo Numini verisque ejus cultoribus.- Che
incomparabil condiscendenza d'un Politeista!
[86] Ammiano, che fa una bella narrazione della sua Prefettura (XXVII.
9.), lo chiama -praeclarae indolis gravitatisque Senator- (XXII. 7. e
-Vales. ib-.). Una curiosa Inscrizione (ap. Gruter. MCII, n. 2.)
contiene in due colonne gli onori civili e religiosi di esso. In una
vien dichiarato Pontefice del Sole e di Vesta, Augure, Quindecemviro,
Jerofante ec. ec. Nell'altra 1. Questore candidato, più probabilmente
titolare, 2. Pretore, 3. Correttore della Toscana e dell'Umbria, 4.
Consolare della Lusitania, 5. Proconsole dell'Acaja, 6. Prefetto di
Roma, 7. Prefetto del Pretorio d'Italia, 8. dell'Illirico, 9. Console
eletto; ma egli morì prima che cominciasse l'anno 385. Vedi Tillemont
-Hist. des Emper. Tom. V. p. 241, 736-.
[87] -Facite me Romanae urbis Episcopum, et ero protinus Christianus:-
Girolam. Tom. II. p. 165. Egli è più che probabile, che Damaso non
avrebbe comprato a tal prezzo la conversione di esso.
[88] Ammiano XXVI. 5. Valesio aggiunge una lunga e stimabile nota sopra
il Maestro degli Uffizj.
[89] Ammiano XXVII. 1. Zosimo l. IV. p. 208. Vien soppressa la vergogna
dei Batavi da un soldato contemporaneo per un riguardo all'onor
militare, che non poteva interessare un Retore Greco del seguente
secolo.
[90] Vedi Danville -Not. dell'ant. Gallia p. 587-. Il nome della
Mosella, che non è specificato da Ammiano, viene indicato chiaramente da
Mascov -Istor. degli ant. Germani- VII. 2.
[91] Son descritte queste battaglie da Ammiano (XXVII. 2) e da Zosimo
(l. IV. p. 209.) il quale suppone che Valentiniano vi si trovasse
presente.
[92] -Studio sollicitante nostrorum occubuit-: Ammiano XXVII. 10.
[93] Questa spedizione vien riferita da Ammiano (XXVII. 10) e celebrata
da Ausonio (-Mosell. 421-.) il quale stoltamente suppone, che i Romani
ignorassero le sorgenti del Danubio.
[94] -Immanis enim natio jam inde ab incunabulis primis varietate casuum
imminuta, ita saepius adolescit, ut fuisse longis soeculis aestimetur
intacta-: Ammiano XXVII. 5. Il Conte di Buat (-Histor. des Peuples de
l'Europ. Tom. VII. p. 370-.) attribuisce la fecondità degli Alemanni
alla facilità con cui adottavano gli stranieri.
[95] Ammiano XXVIII. 2. Zosimo l. IV. p. 214. Vittore il Giovane fa
menzione del genio meccanico di Valentiniano: -nova arma meditari;
fingere terra seu limo simulacra.-
[96] -Bellicosos et pubis immensae viribus affluentes, et ideo metuendos
finitimis universis.- Ammiano XXVIII. 5.
[97] Io son sempre inclinato a sospettare, che gl'Istorici e i
viaggiatori facilmente riducano a leggi generali alcuni fatti
straordinarj. Ammiano attribuisce un costume simile all'Egitto; ed i
Chinesi l'hanno attribuito al Tapsin o all'Impero Romano (De Guignes
-Histor. des Huns- Tom. II. p. I. p. 79.)
[98] -Salinarum finiumque causa Alemannis saepe jurgabant:- Ammiano
XXVIII. 5. Può esser che si disputassero il possesso della -Sala-, fiume
che produceva del sale, e che era stato l'oggetto di antiche pugne.
Tacit. -Annal.- XIII. 57. e Lipsio -ib.-
[99] -Jam inde temporibus priscis sobolem se esse Romanam Burgundii
sciunt-; e tale incerta tradizione appoco appoco prese un aspetto
regolare: Oros. l. VII. c. 32. Essa è distrutta dalla decisiva
testimonianza di Plinio, che fece l'istoria di Druso, e militò in
Germania (Plin. Sec. -Epist.- III. 5.) dentro i sessant'anni dalla morte
di quell'eroe: Germanorum -generae quinque Vindili, quorum pars
Burgundiones ec. Hist. nat. IV. 28.-
[100] Le guerre e le negoziazioni relative a' Borgognoni ed agli
Alemanni son distintamente riferite da Ammiano Marcellino (XXVII. 5.
XXIX. 4. XXX. 1.) Orosio (l. VII. c. 33) e le Croniche di Girolamo e di
Cassiodoro determinano alcune date, ed aggiungono varie circostanze.
[101] Επι τον αυχενα της Κιμβρικη χερσονεσου Σαξονες -nel più
stretto del Chersoneso Cimbrico i Sassoni-. All'estremità Settentrionale
della penisola (ch'è il promontorio Cimbrico di Plinio IV. 27) Tolomeo
pone il restante dei -Cimbri-, e riempie l'intervallo fra i -Sassoni- ed
i Cimbri con sei oscure tribù, che erano unite insieme fino dal sesto
secolo sotto la nazional denominazione di -Dani-. Vedi Cluver. -German.
Antiq.- l. III. c. 21. 22. 23.
[102] Danville (-Etablissem. des etats de l'Europe p.- 19. 26) ha
determinato gli estesi limiti della Sassonia al tempo di Carlo Magno.
[103] La flotta di Druso invano tentò di passare o anche d'avvicinarsi
al -Sund- (chiamato per una facile somiglianza -le colonne d'Ercole-) e
non fu mai più intrapresa tale spedizione navale: Tacit. -de morib.
Germ. c.- 34. La cognizione che i Romani acquistarono delle forze
marittime del Baltico (c. 44. 45) l'ottennero col mezzo dei viaggi che
facevano per terra in cerca dell'ambra.
[104]
-Quin et Aremoricus piratam Saxona tractus.....-
-Sperabat; cui pelle salum sulcare Britannum-
-Ludus; et assuto glaucum mare findere lembo.-
Sidon. -in Panegyr. Avit.- 369.
Il genio di Cesare imitò in una particolare occasione quei rozzi ma
leggieri vascelli, che s'usavano ancora dagli abitanti della Britannia
(-Comment. de Bello Civ.- I. 51) e Guichardt (-Nouv. Memoir. milit.
Tom.- II. -p.- 41. 42). Le navi Britanniche farebbero al presente
stupire il genio di Cesare.
[105] Posson trovarsi le migliori notizie originali, rispetto ai pirati
Sassoni, appresso Sidonio Apollinare (l. VIII. -Epist.- VI. p. 223,
-edit. Sirmond.-), ed il miglior Commentario appresso l'Abb. du Bos
(-Hist. crit. de la Monar. Fran. Tom.- I. -l.- I -c.- 16. -p.- 148-155.
-Vedi- anche p. 78. 79).
[106] Ammiano (XXVIII. 5.) giustifica tale mancanza di fede ai pirati e
ladroni; ed Orosio (l. VII. c. 32.) esprime più chiaramente la vera lor
colpa, -virtute atque agilitate terribiles-.
[107] Simmaco (l. II. ep. 16.) pretende di far tuttavia menzione dei
sacri nomi di Socrate e della filosofia. Sidonio, Vescovo di Clermont,
potea condannare (l. VIII. -epist.- 6.) con -minor- incoerenza i
sacrifizi umani dei Sassoni.
[108] Nel principio del secolo passato il dotto Cambden fu costretto a
distruggere con rispettoso scetticismo il Romanzo di -Bruto- Troiano,
che ora è sepolto in una tacita obblivione con -Scota- figlia di Faroah,
e la numerosa lor discendenza. Pure io so, che si trovano ancora fra gli
originali nativi di Irlanda molti campioni della colonia Milesia. Un
popolo, malcontento della propria condizione presente, s'attacca ad ogni
visione di passata o futura sua gloria.
[109] Tacito, o piuttosto Agricola suocero di lui, potè osservare la
carnagione Germanica o Spagnuola di alcune tribù Britanniche; ma la più
moderata e dichiarata loro opinione era questa: -In universum tamen
aestimanti, Gallos vicinum solum occupasse, credibile est. Eorum sacra
deprehendas.... Sermo haud multum diversus-. (-In vitae Agric. c.- XI.)
Cesare ha osservato la somiglianza della lor religione (-Comm. de Bell.
Gallic.- VI. 13.); ed al suo tempo l'emigrazione dalla Gallia Belgica
era un fatto recente o almeno istorico (V. 10). Cambden, lo Strabone
Britannico, ha modestamente determinato le nostre genuine antichità.
(-Britan. Vol.- I. -Inter. p.- II. XXXI.)
[110] Negli oscuri e dubbi sentieri dell'antichità Caledonia ho preso
per miei condottieri due dotti ed ingegnosi abitatori di montagne, che
per la nascita e l'educazione loro erario specialmente adattati a tale
uffizio. Vedi le Dissertazioni critiche sull'origine, antichità ec. dei
Caledoni del Dott. Gio. Macpherson, Londr. 1768, -in- 4. e
-l'Introduzione all'Istoria della Gran Brettagna e dell'Irlanda di
Giacomo Macpherson, Scud. Londr.- 1773, 4, -terza ediz.- Il Dott.
Macpherson era un ministro dell'isola di Sky; ed è una circostanza che
fa onore al nostro secolo, che nella più remota fra l'Ebridi sia stata
composta un'opera piena d'erudizione e di critica.
[111] Si è fatta risorgere negli ultimi momenti di sua rovina, e
vigorosamente si è sostenuta la discendenza Irlandese degli Scoti dal
Rev. Whitaker (-Istor. di Manchester vol. I. p.- 430. 431 -ed Istoria
genuina dei Brettoni provata ec. p.- 154. 293). Pure confessa egli, 1.
che gli Scoti d'Ammiano Marcellino (an. 340) erano già stabiliti nella
Caledonia, e che gli Scrittori Romani non danno alcun indizio della loro
emigrazione da un altro paese; 2. che tutti i racconti di tali
emigrazioni, che si son fatti o ammessi dai Bardi Irlandesi, dagli
Istorici di Scozia o dagli antiquari Inglesi (Bucanano, Cambden, Usher,
Stillingfleet ec.) sono interamente favolosi; 3. che tre delle tribù
Irlandesi mentovate da Tolomeo (anno 150) eran d'origine Caledonia; 4.
che il ramo cadetto dei Principi Caledoni della casa di Fingal acquistò
e possedè il regno dell'Irlanda. Dopo queste concessioni la differenza
che resta fra il Whitaker ed i suoi avversari, è piccola ed oscura.
L'istoria -genuina-, che egli produce, d'un Fergus cugino d'Ossian, che
si trasferì (nell'anno 320.) dall'Irlanda nella Caledonia, è fondata
sopra un supplimento congetturale alla poesia Ersa, e sopra la debole
testimonianza di Riccardo di Cirencester, Monaco del secolo XIV. Il
vivace spirito dell'erudito ed ingegnoso Antiquario l'ha indotto a
dimenticare la natura d'una questione, che con tanta veemenza egli
discute, e tanto assolutamente decide.
[112] -Hyeme tumentes ac saevientes undas calcastis oceani sub remis
vestris... insperatam Imperatoris faciem Britannus expavit-: Jul.
Firmic. Matern. -de error. prop. Religion. p.- 464. -edit. Gronov. ad
calc. Minuc. Felic.- Vedi Tillemont -Hist. des Emper. Tom.- IV. -p.-
336.
[113] Liban. -Orat. parent. c.- XXXIX. p. 264. Questo curioso passo è
sfuggito alla diligenza degli Inglesi nostri antiquari.
[114] I Caledoni lodavano e desideravano l'oro, i destrieri, i lumi ec.
dello -straniero-. Vedi -la Dissert. del D. Blair sopra Ossian Vol. II.
p.- 343. e -l'Introduzione di Macpherson p.- 241-286.
[115] Lord Littleton ha riferito circostanziatamente (-Istor. d'Enric.
II. Vol. I. pag.- 182.) e David Darymple ha brevemente rammentato
(-Annal. di Scozia Vol.- I. -p.- 69) una barbara irruzione degli Scoti
in un tempo (an. 1137) in cui la legge, la religione e la società
dovevano avere addolcito gli antichi loro costumi.
[116] -Attacotti bellicosa hominum natio-: Ammiano XXVII. 8. Cambden ha
restituito (-Introd. p.- CLIII) il loro vero nome nel testo di Girolamo.
Le truppe degli Attacotti, che Girolamo aveva veduto nella Gallia,
furono in seguito poste nell'Italia e nell'Illirico: -Notit. l.- VIII.
XXXIX. XL.
[117] -Cum ipse adolescentulus in Gallia viderim Attacottos (o Scotos)
gentem Britannicam humanis vesci carnibus; et cum per silvas porcorum
greges et armentorum pecudumque reperiant, pastorum nates, et feminarum
papillas solere abscindere; et has solas ciborum delicias arbitrari.-
Tale è la testimonianza di Girolamo (-Tom.- II. -p.- 75), di cui non ho
ragione di porre in dubbio la veracità.
[118] Ammiano ha succintamente descritto (XX. 1. XXVI. 4. XXVII. 8.
XXVIII. 3.) tutta la serie della guerra Britannica.
[119]
-Horrescit... ratibus... impervia Thule.-
-Ille... nec falso nomine Pictos.-
-Edomuit, Scotumque vago mucrone secutus-
-Fregit Hyperboreas remis audacibus undas.-
Claudian. in III. Cons. Honorii v. 53.
-.... Maduerunt Saxone fuso-
-Orcades: incaluit Pictorum sanguine Thule.-
-Scotorum cumulos flevit glacialis Jerne.-
-In IV. Consult. Honor.- v. 31. Vedasi anche Pacato (-in Paneg. veter.
XII.- 5). Ma non è facile lo stabilire il valore intrinseco
dell'adulazione e della metafora. Si paragonino le vittorie
-Britanniche- di Bolano (-Stat. Silv. V.- 2) col vero carattere di lui
(-ap. Tacit. in vit. Agricol.- 6. 16).
[120] Ammiano fa spesso menzione del loro -concilium annuum, legitimum
etc.- Leptis e Sabrata sono da gran tempo distrutte; ma la città di Oea,
patria d'Apulejo, fiorisce ancora sotto la provincial denominazione di
-Tripoli-. Vedi Cellar. -Geogr. antiq. Tom. II. P. II. pag.- 8. Danville
-Geogr. Ancien. Tom. II. pag.- 71 72 e Marmol -Afrique Tom. II. pag.-
562.
[121] Ammiano XVIII. 6. Il Tillemont (-Hist. des Emper. T. V. p.- 25.
676) ha discusso le difficoltà cronologiche dell'istoria del Conte
Romano.
[122] La cronologia d'Ammiano è sconnessa ed oscura; ed Orosio (l. VII.
c. 33. p. 551 -edit. Havercamp.-), sembra, che ponga la rivoluzione di
Firmo dopo la morte di Valentiniano e di Valente. Il Tillemont (-Hist.
des Emper. T. V. p.- 691) procura di sgombrar la strada. Ne' più
sdrucciolevoli sentieri possiamo affidarci al paziente e sicuro mulo
delle Alpi.
[123] Ammiano XXIX. 5. Il testo di questo lungo capitolo (di quindici
pagine in quarto) è mutilato e corrotto; e la narrazione è ambigua per
mancanza d'indicazioni cronologiche e geografiche.
[124] Ammiano XXVIII. 4. Orosio l. VII. c. 33. p. 551. 552. Girol.
-Chron. p.- 187.
[125] Leone Affricano (-nei viaggi di Ramusio Tom. I. fol.- 78, 83) ha
fatto una curiosa pittura sì del popolo che del paese, il quale vien più
minutamente descritto nell'-Affrica di Marmol. Tom.- III. -p.- 1-54.
[126] Tale inabitabile zona fu appoco appoco ridotta, pei miglioramenti
fatti all'antica geografia, da quarantacinque a ventiquattro o anche
sedici gradi di latitudine. Vedi una dotta e giudiziosa nota del Dott.
Robertson -Istor. d'Amer. Vol. I. p.- 426.
[127] -Intra, si credere libet, vix jam homines, et magis semiferi...
Blemmyes, satyri- ec. Pomponio Mela l. 4. p. 26. -Edit. Voss.- in 8.
Plinio spiega -filosoficamente- (VI. 35) le irregolarità della natura,
che -con credulità- egli aveva ammesse V. 8.
[128] Se il Satiro era l'Orang-outang, o la grande scimia umana di
Buffon (-Hist. nat.- Tom. XIV. p. 43 ec.), potè realmente farsi veder
vivo uno di quella specie in Alessandria nel regno di Costantino.
Contuttociò resta sempre qualche difficoltà sopra la conversazione che
ebbe S. Antonio con uno di quei pii Selvaggi nel deserto della Tebaide
(Girol. -vit. Paul. Erem.- Tom. I. p. 238).
[129] S. Antonio incontrò anche uno di -questi- mostri; l'esistenza dei
quali fu sostenuta seriamente dall'Imperatore Claudio. Il pubblico se ne
rideva; ma il suo Prefetto dell'Egitto ebbe la cura di mandare
l'artificiosa preparazione di un corpo imbalsamato d'un -Hippocentauro-
che fu conservato quasi per un secolo nel palazzo Imperiale. Vedi Plin.
(-Hist. nat.- VIII. 3) e le giudiziose osservazioni di Freret (-Mem. de
l'Acad.- Tom. VII. p. 321).
[130] La favola de' pimmei è antica quanto Omero (-Iliad.- III. 6). I
pimmei dell'India e dell'Etiopia erano (trispithami) alti ventisette
pollici. Nella primavera marciava la lor cavalleria (sopra capre e
montoni) in militare ordinanza per distrugger le ova delle grue:
-aliter- (dice Plin.) -futuris gregibus non resisti-. Le loro case erano
formate di terra, di foglie e di gusci di conchiglie. Vedi Plin. VI. 35.
VII 2., e Strabone l. II. p. 121.
[131] I Volumi III e IV della stimabile -Storia dei viaggi- descrivono
lo stato presente de' Neri. Le nazioni delle coste marittime si sono
incivilite pel commercio Europeo; e quelle dell'interno del paese sono
state migliorate dalle colonie Moresche.
[132] -Hist. Philos. e Polit.- Tom. IV. p. 192.
[133] È originale e decisiva la testimonianza d'Ammiano (XXVII 12). Si
son consultati Mosè di Corene (l. III. c. 17. p. 249 e c. 24. p. 169), e
Procopio (-De Bell. Pers. l. I. c.- 5. -p.- 17. -Ed. Louvr.-), ma
bisogna far uso con diffidenza e cautela di quest'istorici, che
confondono i fatti fra loro distinti, ripetono i medesimi avvenimenti, e
v'inseriscono stravaganti racconti.
[134] Forse Artagera o Ardis, sotto le mura di cui restò ferito Cajo
nipote d'Augusto. Questa fortezza era situata sopra Amida, vicino ad una
delle sorgenti del Tigri. Vedi Danville -Geogr. anc.- Tom. II. p. 106.
[135] Il Tillemont (-Hist. des Emper.- Tom. V. pag. 701) prova colla
cronologia, che Olimpia deve essere stata madre di Para.
[136] Ammiano (XXVII. 12. XXIX. 1. XXX. 1. 2), ha descritto gli
avvenimenti della guerra Persiana, senza le date. Mosè di Corene (-Hist.
Armen. l. III. c.- 28. -p.- 261. -c.- 31. -p.- 266. -c.- 33. p. 271)
somministra altri fatti; ma è sommamente difficile il distinguere il
vero dal favoloso.
[137] Artaserse fu successore e fratello (cugino germano) del gran
Sapore, e custode del suo figlio Sapore III (Agat. l. IV. p. 136. -Edit.
Louvr.-) Vedi l'-Istor. Univers.- Vol. XI. p. 86, 162. Gli autori di
quell'opera disuguale hanno compilato i fatti della dinastia Sassania
con erudizione e diligenza; ma è male inteso il metodo di dividere in
due distinte storie le narrazioni Romane e le Orientali.
[138] Pacat. -in Paneg. Vet. XII.- 22. ed Oros. -lib. VII. c.- 34.
-Ictumque tum foedus est, quo universus Oriens usque ad nunc- (an. 416)
-tranquillissime fruitur-.
[139] Vedi ap. Ammiano (XXX. 1.) le avventure di Para. Mosè di Corene lo
chiama Tiridate; e racconta una lunga e non improbabile storia di Gnelo
suo figlio, che in seguito divenne popolare nell'Armenia, e provocò la
gelosia del Re allora regnante (l. III. c. 21, ec. p. 253).
[140] Sembra che il breve racconto del regno e delle conquiste
d'Ermanrico sia uno dei più stimabili frammenti, che Giornande abbia
preso (c. 28) dalle Gotiche storie d'Ablavio o di Cassiodoro.
[141] Il Buat (-Hist. des Peuples de l'Eur.- Tom. VI. p. 311, 329) va
investigando, con maggiore industria che effetto, le nazioni domate
dalle armi d'Ermanrico. Ei nega l'esistenza dei -Vasinobronci-, per
causa dell'eccessiva lunghezza del loro nome. Eppure l'Inviato Francese
a Ratisbona o a Dresda deve aver traversato il paese dei -Mediomatrici-.
[142] L'edizione di Grozio (-Jornandes- p. 642) porta il nome di
-Aestri-. Ma la ragione ed il MS. Ambrosiano hanno restituito quello di
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451
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.
.
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.
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.
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.
.
.
-
.
457
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.
-
.
.
-
.
460
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.
.
.
.
.
.
.
.
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.
.
.
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.
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.
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.
.
.
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.
.
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.
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.
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.
.
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.
.
.
.
.
.
.
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