crudel morte del Sovrano si risentì dalla servil indole degli Armeni e dal libero ed audace spirito dei Germani. I Quadi erano essi, in vero, assai scaduti da quel formidabil potere, che al tempo di Marco Antonino aveva sparso il terrore fino alle porte di Roma. Essi però avevano sempre armi e coraggio; questo fu animato dalla disperazione, ed ottennero il solito rinforzo di cavalleria dai Sarmati, loro alleati. Il perfido Marcellino fu tanto imprudente che scelse il momento, nel quale i veterani più bravi erano stati mandati a sopprimere la ribellione di Firmo; e tutta la Provincia era esposta con una debol difesa al furore dei Barbari esacerbati. Essi invasero la Pannonia nel tempo della raccolta; senza compassione distrussero tutto ciò che facilmente non potevano trasportare; e disprezzarono o demolirono le vuote fortificazioni. Alla Principessa Costanza, figlia dell'Imperator Costanzo, e nipote del gran Costantino, assai difficilmente riuscì di fuggire. La regia fanciulla che innocentemente avea sostenuta la ribellione di Procopio, era in quel tempo destinata per moglie all'Erede dell'Impero Occidentale. Traversava essa con uno splendido e non armato corteggio quella Provincia creduta pacifica. E la persona di lei fu salvata dal pericolo, ugualmente che la Repubblica dal disonore, mediante l'attivo zelo di Messala, Governatore di quelle Province. Appena egli seppe che il villaggio, dove ella s'era fermata per desinare, era quasi circondato dai Barbari, la pose in fretta sul proprio cocchio, e corse velocemente finchè giunse alle porte di Sirmio, che era distante ventisei miglia. Neppur questa città sarebbe stata sicura, se i Quadi ed i Sarmati si fossero speditamente avanzati, mentre i Magistrati del popolo erano in una generale costernazione. Il loro indugio concesse a Probo, Prefetto del Pretorio, tempo abbastanza di riprendere animo egli stesso, e di ravvivare il coraggio dei cittadini. Egli abilmente diresse i loro valorosi sforzi per riparare e fortificare le cadenti muraglie; e procurò l'opportuna ed efficace assistenza d'una compagnia di arcieri, per proteggere la capitale delle Province Illiriche. Sconcertati nei tentativi, che fecero contro le mura di Sirmio, gli irritati Barbari voltaron le armi contro il Generale della frontiera, al quale ingiustamente attribuivano la morte del loro Re. Non poteva Equizio mettere in campo che due legioni; ma contenevano esse il veterano vigore delle truppe Mesie e Pannonie. La ostinazione con cui disputaron fra loro i vani onori della precedenza e del grado, fu causa della lor distruzione; e mentre agivano con forze separate e con differenti disegni, sorprese furono e trucidate dall'operoso vigore della Sarmata cavalleria. Il buon successo di quest'invasione provocò l'emulazione delle confinanti tribù; e si sarebbe infallibilmente perduta la Provincia della Mesia, se il giovane Teodosio, Duce o militar Comandante della frontiera, non avesse, nella disfatta del pubblico nemico, segnalato un intrepido genio, degno dell'illustre suo padre e della sua futura grandezza[150]. [A. 375] Lo spirito di Valentiniano, che allora risedeva in Treveri, fu profondamente commosso dalle calamità dell'Illirico; ma la stagione avanzata sospese l'esecuzione de' suoi disegni fino alla primavera seguente. Mosse egli in persona, con una parte considerabile delle truppe della Gallia, dalle rive della Mosella; ed ai supplichevoli Ambasciatori dei Sarmati, che l'incontraron per viaggio, rispose dubbiosamente, che quando fosse giunto al luogo dell'azione, avrebbe esaminato e deciso. Arrivato a Sirmio, diede udienza ai Deputati delle Province Illiriche, i quali altamente gloriaronsi della loro felicità sotto il prospero governo di Probo, Prefetto del Pretorio[151]. Valentiniano, ch'era lusingato da tali dimostrazioni di fedeltà e di gratitudine, dimandò imprudentemente al Deputato dell'Epiro, che era un filosofo Cinico d'intrepida sincerità[152], s'era egli stato inviato liberamente dai voti della Provincia? «Io son mandato (replicò Ificle) con lacrime e con lamenti da un popolo contro sua voglia». L'Imperatore s'arrestò: ma l'impunità de' suoi ministri fece stabilire la perniciosa massima che essi potevano opprimere i sudditi, senza offendere il servizio di lui. Una rigorosa ricerca sopra la loro condotta avrebbe medicato il pubblico disgusto. La severa condanna dell'uccisor di Gabinio era il solo mezzo che restituir potesse la confidenza dei Germani, e vendicar l'onore del nome Romano. Ma il superbo Monarca era incapace della magnanimità, che osa riconoscere una mancanza. Dimenticò egli la causa, solo si rammentò dell'ingiuria, e s'avanzò nel paese dei Quadi con un'insaziabile sete di vendetta e di sangue. Si giustificò agli occhi dell'Imperatore, e forse a quelli del Mondo l'estrema devastazione ed il promiscuo macello d'una barbara guerra dalla crudele equità delle rappresaglie[153], e tale fu la disciplina dei Romani e la costernazione del nemico, che Valentiniano ripassò il Danubio senza la perdita d'un solo uomo. Siccome aveva egli risoluto di totalmente distruggere i Quadi in una seconda campagna, stabilì i suoi quartieri d'inverno a Bregezio sul Danubio, vicino alla città di Presburgo nell'Ungheria. Mentre il rigore della stagione teneva sospese le operazioni di guerra, i Quadi fecero un umile tentativo di mitigare il furor del vincitore; ed i loro Ambasciatori, alla premurosa persuasione d'Equizio, furono introdotti nel consiglio Imperiale. Accostaronsi al trono inchinati ed in aria dimessa; e senza neppure osar di dolersi della morte del loro Re, affermarono con solenni giuramenti, che l'ultima invasione era solo imputabile ad alcuni sregolati ladroni, dal consiglio pubblico della nazione condannati ed abborriti. La risposta dell'Imperatore lasciò ad essi ben poca speranza di clemenza o di pietà. Egli rinfacciò loro, col più intemperante linguaggio, la lor viltà, ingratitudine ed insolenza. Gli occhi, la voce, il colore, i gesti esprimevano la violenza dello sfrenato furore di lui. Mentre tutto il suo aspetto era agitato da una passion convulsiva, un grosso vaso sanguigno ad un tratto gli si ruppe nel petto; e Valentiniano cadde senza parola nelle braccia dei suoi famigliari. Essi ebbero immediatamente la cura di nasconder la sua situazione alla moltitudine: ma in pochi minuti l'Imperator d'Occidente spirò in un'agonia dolorosa, ritenendo fino all'ultimo i suoi sentimenti, e cercando inutilmente di esprimere le sue intenzioni ai Generali e Ministri che circondavano il reale suo letto. Valentiniano aveva circa cinquantaquattro anni; e non mancavano che cento giorni a compire i dodici anni del suo regno[154]. [A. 375] Un istorico Ecclesiastico attesta seriamente la poligamia di Valentiniano[155]. «L'Imperatrice Severa (io riferisco la favola ) ammise alla sua famigliar conversazione la bella Giustina, figlia d'un Governatore Italiano; ed espresse con sì grandi ed inconsiderate lodi la sua ammirazione di quelle nude bellezze, che aveva spesso vedute nel bagno, che l'Imperatore fu tentato d'introdurre una seconda moglie nel proprio letto; e con pubblico editto estese a tutti i sudditi dell'Impero l'istesso domestico privilegio, che aveva preso per se medesimo». Ma noi siamo assicurati dalla testimonianza della ragione e dell'Istoria, che i due matrimoni di Valentiniano con Severa e con Giustina furon contratti l'un dopo l'altro; e che ei si servì dell'antica permission del divorzio, che era sempre accordata dalle leggi, quantunque condannata dalla Chiesa. Severa fu madre di Graziano, il quale sembrò che riunisse in sè ogni diritto all'indubitata successione dell'Impero Occidentale. Egli era il figlio maggiore d'un Monarca, il glorioso regno del quale avea confermato la libera ed onorevol scelta dei suoi compagni soldati. Prima di giungere all'età di nove anni il regio fanciullo avea ricevuto dalle mani dell'indulgente suo padre la porpora ed il diadema col titolo d'Augusto; n'era stata solennemente confermata la scelta dal consenso ed applauso degli eserciti della Gallia[156]; ed erasi aggiunto il nome di Graziano a quelli di Valentiniano e di Valente in tutti gli atti legali del Governo Romano. Mercè del suo maritaggio con la nipote di Costantino, il figlio di Valentiniano acquistò tutti gli ereditari diritti della Famiglia Flavia, che in una serie di tre Imperiali generazioni s'erano confermati dal tempo, dalla religione, e dalla riverenza del popolo. Alla morte del padre il giovane reale aveva l'età di diciassette anni; e già le sue virtù giustificavano la favorevole opinione del popolo e dell'esercito. Ma Graziano si trovava senza timore nella reggia di Treveri, allorchè alla distanza di molte centinaia di miglia Valentiniano subitamente morì nel campo di Bregezio. Le passioni che sì lungo tempo erano state soppresse dalla presenza d'un dominante, immediatamente si ravvivarono nel consiglio Imperiale; e l'ambizioso disegno di regnare in nome di un fanciullo fu posto artificiosamente in effetto da Mellobaude e da Equizio, che avevano per sè l'amore delle truppe Illiriche ed Italiane. Immaginarono essi i più onorevoli pretesti per rimuovere i Capi del popolo e le truppe della Gallia, che avrebber potuto sostenere i diritti del legittimo successore; e suggerirono con un ardito e decisivo passo la necessità di estinguere le speranze dei nemici sì domestici che stranieri. L'Imperatrice Giustina, che era restata in un palazzo circa cento miglia lontano da Bregezio, fu rispettosamente invitata a venire nel campo col figlio del morto Imperatore. Il sesto giorno dopo la morte di Valentiniano, il Principe fanciullo dell'istesso nome, che non aveva più di quattr'anni, fu mostrato nelle braccia della propria madre alle legioni, e coll'acclamazion militare solennemente investito dei titoli e delle insegne del potere supremo. La savia e moderata condotta dell'Imperator Graziano impedì a tempo gli imminenti pericoli d'una guerra civile. Accettò volentieri la scelta dell'esercito; dichiarò che avrebbe sempre risguardato il figlio di Giustina come fratello, non come rivale; e consigliò l'Imperatrice a stabilire col figlio di Valentiniano la sua residenza a Milano nella bella e pacifica provincia dell'Italia, mentre egli assumeva il più difficil comando delle regioni oltre le alpi. Graziano dissimulò il suo sdegno finattanto che potesse con sicurezza punire, o svergognare gli autori della cospirazione: e sebbene si diportasse con uniforme tenerezza e riguardo verso il suo infante collega, tuttavia nell'amministrazione dell'Impero occidentale confuse appoco appoco l'uffizio di tutore coll'autorità di Sovrano. Si esercitava il governo del Mondo Romano unitamente in nome di Valente e dei suoi due nipoti: ma il debole Imperator Orientale, che in questa dignità successe al suo fratello maggiore, non ebbe mai peso od ascendente veruno nei consigli dell'Occidente[157]. NOTE: [1] Le medaglie di Gioviano l'adornano di vittorie, di corone di lauro e di schiavi prostrati. Du Cange -Famil. Bizantin.- p. 52. L'adulazione è uno stolto suicidio: distrugge se stessa con le proprie mani. [2] Gioviano restituì alla Chiesa τον αρχαιον κοσμον, -l'antico decoro-; espressione forte e significante; Filostorg. l. VIII. c. 5 -con le dissertazioni del Gotofredo- p. 329, Sozomeno VI. c. 3. Si esagera da Sozomeno la nuova legge, che condannò il ratto o il matrimonio delle Monache (-Cod. Teodos.- l. IX. tit. XXV. leg. 2). Egli suppone che uno sguardo amoroso, l'adulterio del cuore, fosse punito con la morte dall'Evangelico Legislatore. [3] Si confronti Socrate l. III c. 25. e Filostorgio l. VIII. c. 6. -con le dissertazioni del Gotofredo-. 330. [4] La parola -celestiale- esprime debolmente l'empia e stravagante adulazione dell'Imperatore verso l'Arcivescovo τἦ πρὸς τον θεὸν τὦν ολων ὁμὸιωσεως; -figura di Dio onnipotente-. Vedi la lettera originale appresso Atanasio Tom. II. p. 33. Gregorio Nazianzeno (-Orat. XXI.- p. 392.) celebra l'amicizia di Gioviano e di Atanasio. I Monaci d'Egitto consigliarono il Primate a far quel viaggio: Tillemont -Mem. Eccl. Tom.- VIII. p. 221. [5] Il Bleterie rappresenta ingegnosamente Atanasio alla Corte d'Antiochia -Hist. de Jovien Tom. I.- pag. 131, 148. Egli traduce le singolari ed originali conferenze dell'Imperatore, del Primate d'Egitto, e de' Deputati Arriani. L'Abbate non si mostra soddisfatto delle rozze facezie di Gioviano; ma la parzialità dell'Imperatore per Atanasio prende a' suoi occhi il carattere di giustizia. [6] Il vero tempo della sua morte è oscurato da varie difficoltà: (Tillemont -Mem. Eccl.- Tom. VIII. p. 719-723). Ma la data del 2. Maggio 373., che sembra più coerente all'istoria ed alla ragione vien confermata dall'autentica vita di lui. Maffei -Osservaz. Letterar. Tom. III.- p. 81. [7] Vedi le osservazioni del Valesio e Jortin (-Rifles. sull'Istor. Eccl.- Vol. IV. p. 38.) sopra la lettera originale d'Atanasio conservataci da Teodoreto (l. IV. c. 3). In alcuni manoscritti vien tralasciata quell'imprudente promessa, forse dai Cattolici gelosi della fama profetica del loro Capo. [8] Atanasio (ap. Teodoret. l. IV. c. 3) magnifica il numero degli Ortodossi, che riempivano tutto il Mondo; παρέξ ὸλὶγων των τα Αρεὶ ου Φρονουντὦν; -eccettuati alcuni pochi seguaci della dottrina d'Arrio-. Quest'asserzione fu verificata nello spazio di 30. o 40. anni. [9] Socrate (l. III. c. 24.) Gregorio Nazianzeno, (-Orat. IV.- p. 131), e Libanio (-Orat. parent.- c. 148, p. 369) esprimono i viventi sensi delle rispettive loro fazioni. [10] Temist. -Orat.- V. p. 63-71, -edit. Harduin. Paris- 1684. L'Ab. della Bleterie giudiziosamente osserva (-Hist. de Jovien Tom.- II. pag. 199.) che Sozomeno ha passato in silenzio la general tolleranza, e Temistio lo stabilimento della religione Cattolica. Ciascheduno di essi ha voltato l'occhio lungi da quell'oggetto, che non gli piaceva, ed ha procurato di sopprimere quella parte dell'editto, che secondo la propria opinione, era meno onorevole all'Imperator Gioviano. [11] Οι δε Αντίοχεις ουκ ηδεως δὶεκειντο πρὸς ὰυτὸν, ὰλλ’ έπεσκωπτον ὰυτὸν ωδαὶς καὶ παροδὶαις καὶ καλουμενοις Φαμωσοις: -E quelli d'Antiochia non si portavan piacevolmente verso di esso: ma l'insultavano con canzoni, con motti satirici, e con quelli che chiaman libelli famosi-. Giovanni Antioch. -in Excerpt. Valesian. p.- 845. Possono ammettersi le satire d'Antiochia anche su debolissime prove. [12] Si paragoni Ammiano (XXV. 10.) che omette il nome dei Batavi, con Zosimo (l. III. p. 197.) che trasferisce la scena dell'azione da Reims a Sirmio. [13] -Quos capita scholarum ordo castrensis appellat.- Ammiano XXV. 10, e Vales. -ib.- [14] -Cujus vagitus pertinaciter reluctantis, ne in curuli sella veheretur ex more, id quod mox accidit, protendebat.- Augusto ed i Successori di lui avevan chiesta rispettosamente la dispensa dell'età per li figliuoli o nipoti, che avevano innalzati al Consolato. Ma la sella curule del primo Bruto non era mai stata disonorata da un bambolo. [15] L'Itinerario d'Antonino pone Dadastana distante 125 miglia da Nicea, e 117 da Ancira (Wesseling. -Itinerar.- p. 142). Il Pellegrino di Bordò, tralasciando alcune fermate, riduce tutto quello spazio da 242 a 181 miglia: Wesseling. p. 574. [16] Vedi Ammiano (XXV. 10.) Eutropio (X. 18.), che potè per avventura trovarsi presente, Girolamo (Tom. I. p. 26. -ad Heliodorum-), Orosio (VII. 31), Sozomeno (l. VI. c. 6), Zosimo (lib. III. p. 197. 198.) e Zonara (Tom. II. l. XIII. p. 28. 29). Non può sperarsi un perfetto accordo fra loro, nè staremo a discutere le minute differenze che vi si trovano. [17] Ammiano, dimenticatosi del solito suo candore e buon senso, paragona la morte dell'innocente Gioviano a quella del secondo Affricano, che aveva eccitato i timori e lo sdegno della fazion popolare. [18] Grisostomo Tom. I, p. 336. 344. -Edit. Monfaucon-. L'oratore Cristiano procura di confortare la vedova con esempi d'illustri avversità; ed osserva che fra nove Imperatori (includendovi Gallo Cesare) che avevan regnato al suo tempo, due soli (Costantino e Costanzo) eran morti di morte naturale. Tali vaghe consolazioni non hanno mai servito ad asciugare una lacrima. [19] Sembra, che dieci giorni difficilmente potessero esser sufficienti per la marcia e per l'elezione. Ma possiamo osservare in primo luogo, che i Generali potevano ordinar l'uso speditivo delle pubbliche poste, per se stessi, per i loro famigliari e per i messaggi; secondariamente, che le truppe marciavano, per comodo delle città, in più divisioni; e che la fronte della colonna poteva essere a Nicea, quando la retroguardia trovavasi ad Ancira. [20] Ammiano XXVI. 1. Zosim. l. III. p. 198. Filostorg. l. VIII. c. 8. e Gotofred. -dissert.- p. 334. Filostorgio, il quale pare che avesse delle importanti ed autentiche notizie, attribuisce la scelta di Valentiniano al Prefetto Sallustio, al Generale Arinteo, a Dagalaifo Conte dei domestici, ed al patrizio Daziano, le pressanti raccomandazioni dei quali da Ancira ebbero una grande influenza nell'elezione. [21] Ammiano XXX. 7. 9. e Vittore il giovane hanno somministrato il ritratto di Valentiniano, che dee naturalmente precedere ed illustrare l'istoria del suo regno. [22] In Antiochia, dove era obbligato a seguire l'Imperatore nel tempio, ei percosse un sacerdote, che avea preteso di purificarlo coll'acqua lustrale. Sozomeno l. VI. c. 6. Teodoreto l. III. c. 15. Tal pubblica provocazione poteva convenire a Valentiniano; ma essa non dà luogo all'indegna accusa del filosofo Massimo, che suppone qualche più privata ingiuria. Zosimo l. IV. p. 200, 201. [23] Socrate l. IV. Da Sozomeno (l. VI. c. 6.) e da Filostorgio (l. VII. c. 7. -con le Dissertazioni del Gotofredo p.- 293) vi si interpone un precedente esilio a Melitene o nella Tebaide. (Il primo potrebbe esser vero). [24] Ammiano, in una lunga ed inopportuna digressione (XXVI. 1. e -Vales. iv.-) inconsideratamente suppone d'intender egli una questione astronomica, della quale i suoi lettori siano all'oscuro. Essa è trattata con più giudizio, ed a proposito da Censurino (-De die Natal.- c. 20.) e da Macrobio (-Saturnal.- l. I. -c.- 12-16). Il nome di bisestile, che indica l'anno di cattivo augurio (Agostino -ad Januar. Epist.- 119.) è nato dalla ripetizione del giorno -sesto- avanti le calende di Marzo. [25] Il primo discorso di Valentiniano è pieno in Ammiano, (XXVI. 2.) conciso e sentenzioso in Filostorgio (l. VIII.). [26] -Si tuos amas, Imperator, optime, habes fratrem: si Rempublicam, quaere quem vestias-: Ammiano XXVI. 4. Nella division dell'imperio, Valentiniano ritenne per sè quell'ingenuo Consigliere (c. 6.). [27] -In Suburbano- Ammiano XXVI. 4. Il famoso -Hebdomon-, o campo di Marte, era distante sette stadj, o sette miglia da Costantinopoli. Vedi Vales. ed il suo fratello. -Iv. e- Ducange -Const. l.- II. -p.- 140, 141, 172, 173. [28] -Participem quidem legitimum potestatis; sed in modum apparitoris morigerum, ut progrediens aperiet textus.- Ammiano XXVI. 4. [29] Nonostante la testimonianza di Zonara, di Suida, e della Cronica Pasquale, il Tillemont (-Hist. des Emper. Tom.- V. -p.- 671.) brama di non dar fede a questi racconti sì vantaggiosi per un Pagano. [30] Eunapio celebra ed esagera i patimenti di Massimo (p. 82. 83). Egli confessa però che questo Sofista o mago, reo favorito di Giuliano, e personal nemico di Valentiniano, fu rilasciato libero, mediante il pagamento d'una piccola multa. [31] Il Tillemont (Tom. V. p. 21.) ha esaminato e confutato quelle illimitate asserzioni di general disgrazia che si trovano app. Zosimo l. IV. p. 201. [32] Ammiano XXVI. 5. [33] Ammiano dice in termini generali, -subagrestis ingenii, nec bellicis, nec liberalibus studiis eruditus-: Ammiano XXXI. 14. L'oratore Temistio, con l'impertinenza propria di un Greco, desiderò allora per la prima volta di parlar la lingua Latina, dialetto del suo Sovrano, την δὶαλεκτον κρατουσαν; -dialetto Imperiale-: Orat. VI. pag. 71. [34] La parola ανεψὶος -cognatus consobrinus-, esprime un grado incerto di parentela, o di consanguinità. -Vedi Vales. ad Ammian-. XXIII. 3. Forse la madre di Procopio era sorella di Basilina madre dell'Apostata e del Conte Giuliano zio del medesimo. Du Cange -Fam. Byzant. p. 49.- [35] Ammiano XXIII. 3. XXIV. 6. Ei fa menzione di tal voce con molta dubbiezza. -Susurravit obscurior fama; nemo enim dicti auctor extitit verus-. Giova però l'osservare, che Procopio era Pagano; quantunque la sua religione sembra che non apportasse favore nè danno alle sue pretensioni. [36] Tra i suoi luoghi d'asilo fu una casa di campagna dell'eretico Eunomio. Il padrone di essa era lontano, innocente, e non consapevole del fatto; pure appena evitar potè la sentenza di morte, e fu bandito nelle remote regioni della Mauritania: Filostorg. l. IX. c. 5. 8. e Gotofredo -Dissert. p. 369. 378.- [37] -Hormisdae maturo juveni, Hormisdae regalis illius filio potestatem Proconsulis detulit, et civilia, more veterum et bella recturo-; Ammiano XXVI. 8. Il Principe Persiano si trasse fuori da tal pericolo con onore e sicurezza, e dipoi (l'anno 380), gli fu restituito il medesimo straordinario uffizio di Proconsole della Bitinia (Tillemont -Hist. des Emper.- Tom. V. p. 204). Io non so se la razza di Sassan si propagasse. Trovo nell'anno 514 un Papa Ormisda; ma egli era nativo di Frusino nell'Italia (Pagi -Brev. Pontif. T. I. pag.- 247). [38] Questa ribelle fanciulla fu in seguito moglie dell'Imperator Graziano; ma morì giovane e senza figli. Vedi Du Cange -Fam. Byzant. p.- 48, 59. [39] -Sequimini culminis summi prosapiam.- Tale era il linguaggio di Procopio, che affettava di sprezzare l'oscura nascita e la fortuita elezione dell'ignobil Pannonio. Ammiano XXVI. 7. [40] -Et dedignatus hominem superare certamine despicabilem, auctoritatis et celsi fiducia corporis, ipsis hostibus jussit suum vincere rectorem: atque ita turmarum antesignanus umbratilis comprehensus suorum manibus.- La robustezza e la beltà d'Arinteo, nuovo Ercole, vien celebrata da S. Basilio, il quale suppone che Dio lo creasse come un modello inimitabile della specie umana. I Pittori e gli Scultori non sapevano esprimere la sua figura; gli Storici nel riferire, che fanno, le imprese di lui, sembrano favolosi (Ammiano XXVI. e Vales. -ib.-). [41] Il medesimo campo di battaglia si pone in Licia da Ammiano, e da Zosimo a Tiatira, che sono alla distanza di 150. miglia fra loro. Ma Tiatira -alluitur Lyco- (Plin. -Histor. Nat.- V. 31, Cellar -Geogr. Antiq. Tom.- II. p. 79) ed i copisti facilmente poteron cangiare un ignoto fiume in una ben nota provincia. [42] Le avventure, l'usurpazione e la caduta di Procopio vengono regolarmente riferite da Ammiano (XXVI. 6. 7. 8. 9. 10.) e da Zosimo (l. IV. p. 203-210). Spesse volte s'illustrano, e di rado si contraddicono fra loro. Temistio (-Orat.- VII. p. 91. 92.) vi aggiunge qualche vil panegirico, ed Eunapio (p. 83. 84.) qualche maligna satira. [43] Liban. -De ulcisc. Julian. nece- c. IX. p. 158, 159. Il Sofista deplora la pubblica frenesia, ma non accusa (neppur dopo la loro morte) la giustizia degli Imperatori. [44] I Giureconsulti Francesi ed Inglesi dei nostri tempi accordano la -teoria-, e negan la -pratica- dell'arte magica: Denisart -Recueil de decis. de Jurispr. Vedi Sorciers T. IV. p.- 553. Blackstone -Commment. Vol. IV.- p. 60. La ragione privata sempre suol prevenire o avanzare il sapere pubblico; ond'è che il Presidente di Montesquieu (-Esprit des Loix l. XII. c.- 5, 6.) rigetta l'esistenza della magia. [45] Vedi le opere di Bayle -Tom. III.- p. 567-589. Lo Scettico di Rotterdam presenta, secondo il suo costume, uno strano mescuglio di vaghe cognizioni, e di vivace ingegno. [46] I Pagani distinguevan la magia buona dalla cattiva, la teurgica dalla goetica (-Hist. de l'Acad. ec. T. VII. p.- 25). Ma non avrebber potuto difendere tale oscura distinzione contro l'acuta logica del Bayle. Nel sistema Giudaico e nel Cristiano -tutti- i demoni sono spiriti infernali; ed -ogni- commercio con essi è idolatria, apostasia ec. che merita morte e dannazione. [47] La Canidia d'Orazio (-Carm. l. V. od. 5. con le illustrazioni di Dacier e di Sanadon-) è una strega volgare. L'Erictone di Lucano (Pharsal. VI. 430-830.) è molesta e disgustosa, ma qualche volta sublime. Essa riprende la lentezza delle furie: e minaccia con tremenda oscurità di pronunziare i veri lor nomi, di scuoprire il vero infernale aspetto di Ecate, e d'invocar le segrete potestà che sono -sotto- l'inferno ec. [48] -Genus hominum potentibus infidum, sperantibus fallax, quod in civitate nostra et vetabitur semper et retinebitur-: Tacit. -Hist. I.- 22. Vedi Agostin. -de Civ. Dei l. VIII. c.- 19. ed il -Cod. Teodos. l. IX. Tit. XXVI. col Comment.- del Gotofredo. [49] La persecuzione d'Antiochia fu cagionata da una colpevole consultazione. Si posero le ventiquattro lettere dell'alfabeto intorno ad un tripode magico; ed un mobile agnello, che era stato collocato nel centro, indicò nel nome del futuro Imperatore le quattro prime lettere Φ, Ε, Ο, Δ. Teodoro (forse con molti altri che avevan quelle fatali sillabe nel loro nome) fu condannato a morte. Teodosio successe nel trono. Lardner (-Testim. Pagan. Vol. IV. p.- 353-372.) ha esaminato copiosamente e bene quest'oscuro fatto del regno di Valente. [50] -Limus ut hic durescit, et haec ut cera liquescit- -Uno eodemque igni...- Virgil. -Bucol. VIII.- 80. -Devovit absentes, simulacraque cerea figit:- Ov. -in Epist. Hipsi. ad Jason.- 91. Tali vane incantazioni poteron commuovere lo spirito, ed accrescer la malattia di Germanico. Tacit. -Annal. II.- 69. [51] Vedi Heinecc. Antiq. Jur. Rom. Tom. II. p. 353. -ec. Cod. Teod. l. IX. Tit. VIII-, col -Comment. del Gotofred.- [52] È descritta, ed assai probabilmente esagerata la crudele inquisizione di Roma e di Antiochia da Ammiano (XXVIII, 1. XXIX, 1. 2.), e da Zosimo (l. IV. p. 216. 218). Il filosofo Massimo fu con qualche ragione involto nell'accusa di magia (Eunap. -in vit. Sophist. p.- 88. 89.), ed il giovane Grisostomo, che accidentalmente aveva trovato uno dei libri proscritti, si credè perduto. Tillemont -Histoir. des Emper. Tom. V. p.- 340. [53] Si consultino gli ultimi sei libri d'Ammiano, e specialmente i ritratti dei due fratelli reali (XXX. 8. 9. XXXI. 14). Il Tillemont (Tom. V. pag. 12-18. p. 127-133.) ha raccolto da tutta l'antichità le virtù ed i vizi loro. [54] Vittore il giovane asserisce, che egli era -valde timidus-: pure alla testa d'un esercito si portava con decente fermezza, come avrebbe fatto quasi qualunque altro. Il medesimo Istorico si propone di provare che la sua collera non era dannosa. Ammiano però osserva con maggior candore e giudizio, che -incidentia crimina ad contemptam vel laesam Principis amplitudinem trahens in sanguinem saeviebat-. [55] -Cum esset ad acerbitatem naturae calore propensior... poenas per ignes augebat et gladios.- Ammiano XXX. 8. ved. XXVII. 7. [56] Ho trasferito la taccia d'avarizia da Valente a' suoi servi. Questa passione appartiene più propriamente ai Ministri che ai Re, nei quali per ordinario viene estinta dal dominio assoluto. [57] Egli esprimeva alle volte una sentenza di morte in aria di scherzo. -Abi, comes, et muta ei caput, qui sibi mutari Provinciam cupit.- Un ragazzo, che avea sciolto troppo presto un can da caccia Spartano, un artefice che avea fatto una bella corazza, in cui mancavano pochi grani del giusto peso, ec., furon vittime del suo furore. [58] Erano innocenti tre apparitori ed un agente di Milano, che Valentiniano condannò per aver significato una legal citazione. Ammiano (XXVII. 7.) stranamente suppone che tutti coloro, i quali erano stati ingiustamente condannati, si venerassero come martiri dai Cristiani. L'imparziale silenzio di lui non ci permette di credere, che Rodano, gran Ciamberlano, fosse arso vivo per un atto d'oppressione: -Cron. Pasq. p.- 302. [59] -Ut bene meritam in sylvas jussit abire- Innoxiam. Ammian. XXIX. 5. e Vales. -ib.- [60] Vedi -Cod. Justin. lib. VIII. Tit. III. leg. 2. Unus quisque sobolem suamn nutriat. Quod si exponendam putaverit, animadversioni, quae constituta est, subiacebit.- Io non mi starò a mescolare presentemente nella disputa insorta fra Noodt e Bynkershoek, con quali pene e per quanto tempo tal pratica opposta alla natura si fosse condannata o abolita dalle leggi, dalla filosofia e dalla maggior cultura della società. [61] Questi salutari stabilimenti sono indicati nel codice Teodosiano -lib.- XIII. -Tit. III. De Professoribus et Medicis, e lib.- XIV. -Tit.- IX. -De studiis liberalibus urbis Romae-. Oltre il Gotofredo, solita nostra guida, si può consultare il Giannone (-Stor. di Napoli Tom.- I. p. 105. 111) che ha trattato di quest'importante soggetto con lo zelo e con la curiosità d'un letterato che studia l'istoria del suo paese. [62] -Cod. Teodos. lib. I. Tit. XI.- col -Paratitlo- del Gotofredo, che diligentemente riunisce tutto ciò che si trova nel resto del Codice. [63] Tre versi d'Ammiano (XXXI. 14) equivalgono a tutta una orazione di Temistio (VIII. p. 101-120.) piena di adulazione e pedanteria e di luoghi comuni di Morale. L'eloquente Thomas (Tom. I, p. 336-396) si è dilettato nel celebrar le virtù ed il genio di Temistio che non fu indegno del secolo, nel quale visse. [64] Zosimo -l.- IV. p. 102, Ammiano XXX. 9. La riforma, che ei fece, di dispendiosi abusi, potè dargli diritto alla lode, -in provinciales admodum parcus, tributorum ubique molliens sarcinas-. Alcuni chiamavano avarizia la sua frugalità: Girolam. -Cronic.- p. 186. [65] -Testes sunt leges a me in exordio imperii mei datae: quibus unicuique quod animo imbibisset colendi libera facultas tributa est. Cod. Teodos. lib. IX. Tit. XVI. leg.- 9. A questa dichiarazione di Valentiniano possiamo aggiungere le varie testimonianze di Ammiano (XXX. 9), di Zosimo (lib. IV. p. 204.) e de Sozomeno (l. VI. c. 7. 27). Il Baronio sarebbe naturalmente indotto a biasimare questa ragionevole tolleranza: -Annal. Eccl. an.- 370. num. 129. 132. an. 375. n. 3. 4. [66] Eudosso era d'un naturale timido e dolce. Quando battezzò Valente nell'anno 367. doveva essere molto vecchio, poichè aveva studiato la teologia cinquantacinque anni avanti sotto il dotto e pio martire Luciano. Filostorg. l. II c. 14-16, l. IV. c. 4. col Gotofred. p. 82-206. e Tillemont -Mem. Eccles. Tom. V. p.- 474. 480. ec. [67] Gregorio Nazianzeno (-Orat. XXV. p.- 432.) insulta lo spirito persecutore degli Arriani, come un infallibil sintomo d'errore e d'eresia. [68] Questo schizzo del governo Ecclesiastico di Valente è tratto da Socrate (l. IV.), da Sozomeno (l. VI.), da Teodoreto (l. IV.), e dalle immense compilazioni del Tillemont (specialmente dal Tom. VI. VIII. e IX.). [69] Il D. Jortin. (-Osservaz. sull'Istor. Eccles.- Vol. IV. p. 78.) ha già concepito ed insinuato l'istesso sospetto. [70] Questa riflessione è così ovvia e forte, che Orosio (l. VII. c. 32. 33.) differisce la persecuzione fino ad un tempo posteriore alla morte di Valentiniano. Socrate dall'altra parte, suppone (l. III. c. 21.) che fosse quietata da una filosofica orazione, che pronunziò Temistio l'anno 374. (-Orat. XXII.- p. 154. solamente in Latino). Tali contraddizioni diminuiscono l'evidenza ed abbreviano il termine della persecuzione di Valente. [71] Il Tillemont, da me seguitato e compendiato, ha tratto (-Mem. Eccles. Tom. VIII.- p. 153-167.) le più autentiche circostanze dai Panegirici dei due Gregori, l'uno fratello e l'altro amico di Basilio. Le lettere di Basilio medesimo (Dupin -Bibl. Eccles. Tom. II.- p. 155-180.) non presentano l'immagine d'una persecuzione molto viva. [72] -Basilius Caesarensis Episcopus Cappadociae clarus habetur... qui multa continentiae et ingenii bona uno superbiae malo perdidit.- Questo irriverente passo perfettamente combina con lo stile e col carattere di S. Girolamo. Non si trova nell'Edizione Scaligeriana della sua Cronica; ma Isacco Vossio l'ha trovato in alcuni antichi manoscritti, che non erano stati corretti dai Monaci. [73] Quella nobile e caritatevole fabbrica (quasi un'altra città) sorpassava in merito se non in grandezza, le piramidi o le mura di Babilonia. Essa era destinata principalmente a ricevere i lebbrosi: Gregor. Nazianzeno -Orat. XX.- pag. 439. [74] -Cod. Teodos. l. XII. Tit. I. leg. 63.- Il Gotofredo (Tom. IV. p. 409-413) fa l'uffizio di Commentatore e d'Avvocato. Il Tillemont (-Mem. Ecoles. Tom. VIII. p. 808.-) suppone una seconda legge per iscusare gli Ortodossi suoi amici, che avevano male rappresentato l'editto di Valente e soppresso la libertà della scelta. [75] Vedi Danville -Descript. de l'Egypt. p. 74.- In seguito esamineremo gl'Instituti Monastici. [76] Socrate l. IV. c. 24. 25., Orosio l. VII. c. 33. Girol. -Cron.- p. 189. e Tom. II. p. 212. I Monaci dell'Egitto facevano molti miracoli, che provan la verità della loro fede. Benissimo, (dice Jortin -Osservaz. Vol. IV.- p. 79.) ma chi prova la verità di questi miracoli? [77] -Cod. Teodos. lib. XVI. Tit. II. leg. 20.- Il Gotofredo (Tom. IV. pag. 49.), seguitando l'esempio del Baronio, raccoglie senza parzialità tutto quello che i Padri hanno detto relativamente a questa importante legge, lo spirito della quale molto tempo dopo fu fatto risorgere dall'Imperator Federigo II. da Eduardo I. Re d'Inghilterra, e da altri Principi Cristiani, che regnarono dopo il duodecimo secolo. [78] L'espressioni, che ho adoperate, son deboli e moderate, se si paragonino con le veementi invettive di Girolamo (Tom. I. p. 13. 45. 144). Fu anche ad esso rinfacciata la colpa, che egli imputava ai Monaci fratelli di lui; e lo -scellerato, il versipelle- fu pubblicamente accusato come amante della vedova Paola. (Tom. II. p. 363). Ei godeva senza dubbio l'affezione sì della madre che della figlia; ma dichiara che non abusò mai della sua autorità in favore di alcun sensuale o a sè vantaggioso disegno. [79] -Pudet dicere Sacerdotes Idolorum, mimi, et aurigae, et scorta haereditates capiunt: solis Clericis ac Monacis hac lege prohibetur. Et non prohibetur a persecutoribus, sed a Principibus Christianis. Nec de lege quaeror, sed doleo, cur meruerimus hanc legem.- Girolamo (Tom. I. p. 13) prudentemente indica la segreta politica di Damaso, suo protettore. [80] Tre parole di Girolamo, -Sanctae memoriae Damasus- (Tom. II. p. 109.), lavano tutte le sue macchie; ed abbagliano i devoti occhj del Tillemont: -Mem. Eccles. T. VIII p. 386. 424.- [81] La Basilica di Sicinino o di Liberio è probabilmente la Chiesa di S. Maria Maggiore sul colle Esquilino. Baronio an. 367. num. 3. e Donat. -Rom. Antiq. et nov. lib. IV. c. 3. p. 462.- [82] Girolamo stesso è costretto a confessare -crudelissimae interfectiones diversi sexus perpatratae. Cron.- p. 186. Ma per strana combinazione ci è restato un -libello-, o domanda originale di due Preti del partito contrario. Essi affermano, che furon bruciate le porte della Basilica, e scoperchiatone il tetto; che Damaso marciò alla testa del suo Clero, di scavatori di sepolcri, di cocchieri e di gladiatori stipendiati; che non fu ucciso veruno del suo partito, ma che vi furon trovati centosessanta corpi morti. Tal libello fu pubblicato dal P. Sirmondo nel primo Tomo delle sue opere. [83] I nemici di Damaso lo chiamavano -Auriscalpius Matronarum-, sollecitatore degli orecchj delle matrone. [84] Gregorio Nazianzeno (-Orat.- XXXII. p. 526.) descrive la vanità ed il lusso dei Prelati che presedevano alle città Imperiali; gli aurei loro cocchi, i focosi destrieri, ed il numeroso seguito ec. La turba dava luogo come ad una bestia selvaggia. [85] Ammiano XXVII. 3. -Perpetuo Numini verisque ejus cultoribus.- Che incomparabil condiscendenza d'un Politeista! [86] Ammiano, che fa una bella narrazione della sua Prefettura (XXVII. 9.), lo chiama -praeclarae indolis gravitatisque Senator- (XXII. 7. e -Vales. ib-.). Una curiosa Inscrizione (ap. Gruter. MCII, n. 2.) contiene in due colonne gli onori civili e religiosi di esso. In una vien dichiarato Pontefice del Sole e di Vesta, Augure, Quindecemviro, Jerofante ec. ec. Nell'altra 1. Questore candidato, più probabilmente titolare, 2. Pretore, 3. Correttore della Toscana e dell'Umbria, 4. Consolare della Lusitania, 5. Proconsole dell'Acaja, 6. Prefetto di Roma, 7. Prefetto del Pretorio d'Italia, 8. dell'Illirico, 9. Console eletto; ma egli morì prima che cominciasse l'anno 385. Vedi Tillemont -Hist. des Emper. Tom. V. p. 241, 736-. [87] -Facite me Romanae urbis Episcopum, et ero protinus Christianus:- Girolam. Tom. II. p. 165. Egli è più che probabile, che Damaso non avrebbe comprato a tal prezzo la conversione di esso. [88] Ammiano XXVI. 5. Valesio aggiunge una lunga e stimabile nota sopra il Maestro degli Uffizj. [89] Ammiano XXVII. 1. Zosimo l. IV. p. 208. Vien soppressa la vergogna dei Batavi da un soldato contemporaneo per un riguardo all'onor militare, che non poteva interessare un Retore Greco del seguente secolo. [90] Vedi Danville -Not. dell'ant. Gallia p. 587-. Il nome della Mosella, che non è specificato da Ammiano, viene indicato chiaramente da Mascov -Istor. degli ant. Germani- VII. 2. [91] Son descritte queste battaglie da Ammiano (XXVII. 2) e da Zosimo (l. IV. p. 209.) il quale suppone che Valentiniano vi si trovasse presente. [92] -Studio sollicitante nostrorum occubuit-: Ammiano XXVII. 10. [93] Questa spedizione vien riferita da Ammiano (XXVII. 10) e celebrata da Ausonio (-Mosell. 421-.) il quale stoltamente suppone, che i Romani ignorassero le sorgenti del Danubio. [94] -Immanis enim natio jam inde ab incunabulis primis varietate casuum imminuta, ita saepius adolescit, ut fuisse longis soeculis aestimetur intacta-: Ammiano XXVII. 5. Il Conte di Buat (-Histor. des Peuples de l'Europ. Tom. VII. p. 370-.) attribuisce la fecondità degli Alemanni alla facilità con cui adottavano gli stranieri. [95] Ammiano XXVIII. 2. Zosimo l. IV. p. 214. Vittore il Giovane fa menzione del genio meccanico di Valentiniano: -nova arma meditari; fingere terra seu limo simulacra.- [96] -Bellicosos et pubis immensae viribus affluentes, et ideo metuendos finitimis universis.- Ammiano XXVIII. 5. [97] Io son sempre inclinato a sospettare, che gl'Istorici e i viaggiatori facilmente riducano a leggi generali alcuni fatti straordinarj. Ammiano attribuisce un costume simile all'Egitto; ed i Chinesi l'hanno attribuito al Tapsin o all'Impero Romano (De Guignes -Histor. des Huns- Tom. II. p. I. p. 79.) [98] -Salinarum finiumque causa Alemannis saepe jurgabant:- Ammiano XXVIII. 5. Può esser che si disputassero il possesso della -Sala-, fiume che produceva del sale, e che era stato l'oggetto di antiche pugne. Tacit. -Annal.- XIII. 57. e Lipsio -ib.- [99] -Jam inde temporibus priscis sobolem se esse Romanam Burgundii sciunt-; e tale incerta tradizione appoco appoco prese un aspetto regolare: Oros. l. VII. c. 32. Essa è distrutta dalla decisiva testimonianza di Plinio, che fece l'istoria di Druso, e militò in Germania (Plin. Sec. -Epist.- III. 5.) dentro i sessant'anni dalla morte di quell'eroe: Germanorum -generae quinque Vindili, quorum pars Burgundiones ec. Hist. nat. IV. 28.- [100] Le guerre e le negoziazioni relative a' Borgognoni ed agli Alemanni son distintamente riferite da Ammiano Marcellino (XXVII. 5. XXIX. 4. XXX. 1.) Orosio (l. VII. c. 33) e le Croniche di Girolamo e di Cassiodoro determinano alcune date, ed aggiungono varie circostanze. [101] Επι τον αυχενα της Κιμβρικη χερσονεσου Σαξονες -nel più stretto del Chersoneso Cimbrico i Sassoni-. All'estremità Settentrionale della penisola (ch'è il promontorio Cimbrico di Plinio IV. 27) Tolomeo pone il restante dei -Cimbri-, e riempie l'intervallo fra i -Sassoni- ed i Cimbri con sei oscure tribù, che erano unite insieme fino dal sesto secolo sotto la nazional denominazione di -Dani-. Vedi Cluver. -German. Antiq.- l. III. c. 21. 22. 23. [102] Danville (-Etablissem. des etats de l'Europe p.- 19. 26) ha determinato gli estesi limiti della Sassonia al tempo di Carlo Magno. [103] La flotta di Druso invano tentò di passare o anche d'avvicinarsi al -Sund- (chiamato per una facile somiglianza -le colonne d'Ercole-) e non fu mai più intrapresa tale spedizione navale: Tacit. -de morib. Germ. c.- 34. La cognizione che i Romani acquistarono delle forze marittime del Baltico (c. 44. 45) l'ottennero col mezzo dei viaggi che facevano per terra in cerca dell'ambra. [104] -Quin et Aremoricus piratam Saxona tractus.....- -Sperabat; cui pelle salum sulcare Britannum- -Ludus; et assuto glaucum mare findere lembo.- Sidon. -in Panegyr. Avit.- 369. Il genio di Cesare imitò in una particolare occasione quei rozzi ma leggieri vascelli, che s'usavano ancora dagli abitanti della Britannia (-Comment. de Bello Civ.- I. 51) e Guichardt (-Nouv. Memoir. milit. Tom.- II. -p.- 41. 42). Le navi Britanniche farebbero al presente stupire il genio di Cesare. [105] Posson trovarsi le migliori notizie originali, rispetto ai pirati Sassoni, appresso Sidonio Apollinare (l. VIII. -Epist.- VI. p. 223, -edit. Sirmond.-), ed il miglior Commentario appresso l'Abb. du Bos (-Hist. crit. de la Monar. Fran. Tom.- I. -l.- I -c.- 16. -p.- 148-155. -Vedi- anche p. 78. 79). [106] Ammiano (XXVIII. 5.) giustifica tale mancanza di fede ai pirati e ladroni; ed Orosio (l. VII. c. 32.) esprime più chiaramente la vera lor colpa, -virtute atque agilitate terribiles-. [107] Simmaco (l. II. ep. 16.) pretende di far tuttavia menzione dei sacri nomi di Socrate e della filosofia. Sidonio, Vescovo di Clermont, potea condannare (l. VIII. -epist.- 6.) con -minor- incoerenza i sacrifizi umani dei Sassoni. [108] Nel principio del secolo passato il dotto Cambden fu costretto a distruggere con rispettoso scetticismo il Romanzo di -Bruto- Troiano, che ora è sepolto in una tacita obblivione con -Scota- figlia di Faroah, e la numerosa lor discendenza. Pure io so, che si trovano ancora fra gli originali nativi di Irlanda molti campioni della colonia Milesia. Un popolo, malcontento della propria condizione presente, s'attacca ad ogni visione di passata o futura sua gloria. [109] Tacito, o piuttosto Agricola suocero di lui, potè osservare la carnagione Germanica o Spagnuola di alcune tribù Britanniche; ma la più moderata e dichiarata loro opinione era questa: -In universum tamen aestimanti, Gallos vicinum solum occupasse, credibile est. Eorum sacra deprehendas.... Sermo haud multum diversus-. (-In vitae Agric. c.- XI.) Cesare ha osservato la somiglianza della lor religione (-Comm. de Bell. Gallic.- VI. 13.); ed al suo tempo l'emigrazione dalla Gallia Belgica era un fatto recente o almeno istorico (V. 10). Cambden, lo Strabone Britannico, ha modestamente determinato le nostre genuine antichità. (-Britan. Vol.- I. -Inter. p.- II. XXXI.) [110] Negli oscuri e dubbi sentieri dell'antichità Caledonia ho preso per miei condottieri due dotti ed ingegnosi abitatori di montagne, che per la nascita e l'educazione loro erario specialmente adattati a tale uffizio. Vedi le Dissertazioni critiche sull'origine, antichità ec. dei Caledoni del Dott. Gio. Macpherson, Londr. 1768, -in- 4. e -l'Introduzione all'Istoria della Gran Brettagna e dell'Irlanda di Giacomo Macpherson, Scud. Londr.- 1773, 4, -terza ediz.- Il Dott. Macpherson era un ministro dell'isola di Sky; ed è una circostanza che fa onore al nostro secolo, che nella più remota fra l'Ebridi sia stata composta un'opera piena d'erudizione e di critica. [111] Si è fatta risorgere negli ultimi momenti di sua rovina, e vigorosamente si è sostenuta la discendenza Irlandese degli Scoti dal Rev. Whitaker (-Istor. di Manchester vol. I. p.- 430. 431 -ed Istoria genuina dei Brettoni provata ec. p.- 154. 293). Pure confessa egli, 1. che gli Scoti d'Ammiano Marcellino (an. 340) erano già stabiliti nella Caledonia, e che gli Scrittori Romani non danno alcun indizio della loro emigrazione da un altro paese; 2. che tutti i racconti di tali emigrazioni, che si son fatti o ammessi dai Bardi Irlandesi, dagli Istorici di Scozia o dagli antiquari Inglesi (Bucanano, Cambden, Usher, Stillingfleet ec.) sono interamente favolosi; 3. che tre delle tribù Irlandesi mentovate da Tolomeo (anno 150) eran d'origine Caledonia; 4. che il ramo cadetto dei Principi Caledoni della casa di Fingal acquistò e possedè il regno dell'Irlanda. Dopo queste concessioni la differenza che resta fra il Whitaker ed i suoi avversari, è piccola ed oscura. L'istoria -genuina-, che egli produce, d'un Fergus cugino d'Ossian, che si trasferì (nell'anno 320.) dall'Irlanda nella Caledonia, è fondata sopra un supplimento congetturale alla poesia Ersa, e sopra la debole testimonianza di Riccardo di Cirencester, Monaco del secolo XIV. Il vivace spirito dell'erudito ed ingegnoso Antiquario l'ha indotto a dimenticare la natura d'una questione, che con tanta veemenza egli discute, e tanto assolutamente decide. [112] -Hyeme tumentes ac saevientes undas calcastis oceani sub remis vestris... insperatam Imperatoris faciem Britannus expavit-: Jul. Firmic. Matern. -de error. prop. Religion. p.- 464. -edit. Gronov. ad calc. Minuc. Felic.- Vedi Tillemont -Hist. des Emper. Tom.- IV. -p.- 336. [113] Liban. -Orat. parent. c.- XXXIX. p. 264. Questo curioso passo è sfuggito alla diligenza degli Inglesi nostri antiquari. [114] I Caledoni lodavano e desideravano l'oro, i destrieri, i lumi ec. dello -straniero-. Vedi -la Dissert. del D. Blair sopra Ossian Vol. II. p.- 343. e -l'Introduzione di Macpherson p.- 241-286. [115] Lord Littleton ha riferito circostanziatamente (-Istor. d'Enric. II. Vol. I. pag.- 182.) e David Darymple ha brevemente rammentato (-Annal. di Scozia Vol.- I. -p.- 69) una barbara irruzione degli Scoti in un tempo (an. 1137) in cui la legge, la religione e la società dovevano avere addolcito gli antichi loro costumi. [116] -Attacotti bellicosa hominum natio-: Ammiano XXVII. 8. Cambden ha restituito (-Introd. p.- CLIII) il loro vero nome nel testo di Girolamo. Le truppe degli Attacotti, che Girolamo aveva veduto nella Gallia, furono in seguito poste nell'Italia e nell'Illirico: -Notit. l.- VIII. XXXIX. XL. [117] -Cum ipse adolescentulus in Gallia viderim Attacottos (o Scotos) gentem Britannicam humanis vesci carnibus; et cum per silvas porcorum greges et armentorum pecudumque reperiant, pastorum nates, et feminarum papillas solere abscindere; et has solas ciborum delicias arbitrari.- Tale è la testimonianza di Girolamo (-Tom.- II. -p.- 75), di cui non ho ragione di porre in dubbio la veracità. [118] Ammiano ha succintamente descritto (XX. 1. XXVI. 4. XXVII. 8. XXVIII. 3.) tutta la serie della guerra Britannica. [119] -Horrescit... ratibus... impervia Thule.- -Ille... nec falso nomine Pictos.- -Edomuit, Scotumque vago mucrone secutus- -Fregit Hyperboreas remis audacibus undas.- Claudian. in III. Cons. Honorii v. 53. -.... Maduerunt Saxone fuso- -Orcades: incaluit Pictorum sanguine Thule.- -Scotorum cumulos flevit glacialis Jerne.- -In IV. Consult. Honor.- v. 31. Vedasi anche Pacato (-in Paneg. veter. XII.- 5). Ma non è facile lo stabilire il valore intrinseco dell'adulazione e della metafora. Si paragonino le vittorie -Britanniche- di Bolano (-Stat. Silv. V.- 2) col vero carattere di lui (-ap. Tacit. in vit. Agricol.- 6. 16). [120] Ammiano fa spesso menzione del loro -concilium annuum, legitimum etc.- Leptis e Sabrata sono da gran tempo distrutte; ma la città di Oea, patria d'Apulejo, fiorisce ancora sotto la provincial denominazione di -Tripoli-. Vedi Cellar. -Geogr. antiq. Tom. II. P. II. pag.- 8. Danville -Geogr. Ancien. Tom. II. pag.- 71 72 e Marmol -Afrique Tom. II. pag.- 562. [121] Ammiano XVIII. 6. Il Tillemont (-Hist. des Emper. T. V. p.- 25. 676) ha discusso le difficoltà cronologiche dell'istoria del Conte Romano. [122] La cronologia d'Ammiano è sconnessa ed oscura; ed Orosio (l. VII. c. 33. p. 551 -edit. Havercamp.-), sembra, che ponga la rivoluzione di Firmo dopo la morte di Valentiniano e di Valente. Il Tillemont (-Hist. des Emper. T. V. p.- 691) procura di sgombrar la strada. Ne' più sdrucciolevoli sentieri possiamo affidarci al paziente e sicuro mulo delle Alpi. [123] Ammiano XXIX. 5. Il testo di questo lungo capitolo (di quindici pagine in quarto) è mutilato e corrotto; e la narrazione è ambigua per mancanza d'indicazioni cronologiche e geografiche. [124] Ammiano XXVIII. 4. Orosio l. VII. c. 33. p. 551. 552. Girol. -Chron. p.- 187. [125] Leone Affricano (-nei viaggi di Ramusio Tom. I. fol.- 78, 83) ha fatto una curiosa pittura sì del popolo che del paese, il quale vien più minutamente descritto nell'-Affrica di Marmol. Tom.- III. -p.- 1-54. [126] Tale inabitabile zona fu appoco appoco ridotta, pei miglioramenti fatti all'antica geografia, da quarantacinque a ventiquattro o anche sedici gradi di latitudine. Vedi una dotta e giudiziosa nota del Dott. Robertson -Istor. d'Amer. Vol. I. p.- 426. [127] -Intra, si credere libet, vix jam homines, et magis semiferi... Blemmyes, satyri- ec. Pomponio Mela l. 4. p. 26. -Edit. Voss.- in 8. Plinio spiega -filosoficamente- (VI. 35) le irregolarità della natura, che -con credulità- egli aveva ammesse V. 8. [128] Se il Satiro era l'Orang-outang, o la grande scimia umana di Buffon (-Hist. nat.- Tom. XIV. p. 43 ec.), potè realmente farsi veder vivo uno di quella specie in Alessandria nel regno di Costantino. Contuttociò resta sempre qualche difficoltà sopra la conversazione che ebbe S. Antonio con uno di quei pii Selvaggi nel deserto della Tebaide (Girol. -vit. Paul. Erem.- Tom. I. p. 238). [129] S. Antonio incontrò anche uno di -questi- mostri; l'esistenza dei quali fu sostenuta seriamente dall'Imperatore Claudio. Il pubblico se ne rideva; ma il suo Prefetto dell'Egitto ebbe la cura di mandare l'artificiosa preparazione di un corpo imbalsamato d'un -Hippocentauro- che fu conservato quasi per un secolo nel palazzo Imperiale. Vedi Plin. (-Hist. nat.- VIII. 3) e le giudiziose osservazioni di Freret (-Mem. de l'Acad.- Tom. VII. p. 321). [130] La favola de' pimmei è antica quanto Omero (-Iliad.- III. 6). I pimmei dell'India e dell'Etiopia erano (trispithami) alti ventisette pollici. Nella primavera marciava la lor cavalleria (sopra capre e montoni) in militare ordinanza per distrugger le ova delle grue: -aliter- (dice Plin.) -futuris gregibus non resisti-. Le loro case erano formate di terra, di foglie e di gusci di conchiglie. Vedi Plin. VI. 35. VII 2., e Strabone l. II. p. 121. [131] I Volumi III e IV della stimabile -Storia dei viaggi- descrivono lo stato presente de' Neri. Le nazioni delle coste marittime si sono incivilite pel commercio Europeo; e quelle dell'interno del paese sono state migliorate dalle colonie Moresche. [132] -Hist. Philos. e Polit.- Tom. IV. p. 192. [133] È originale e decisiva la testimonianza d'Ammiano (XXVII 12). Si son consultati Mosè di Corene (l. III. c. 17. p. 249 e c. 24. p. 169), e Procopio (-De Bell. Pers. l. I. c.- 5. -p.- 17. -Ed. Louvr.-), ma bisogna far uso con diffidenza e cautela di quest'istorici, che confondono i fatti fra loro distinti, ripetono i medesimi avvenimenti, e v'inseriscono stravaganti racconti. [134] Forse Artagera o Ardis, sotto le mura di cui restò ferito Cajo nipote d'Augusto. Questa fortezza era situata sopra Amida, vicino ad una delle sorgenti del Tigri. Vedi Danville -Geogr. anc.- Tom. II. p. 106. [135] Il Tillemont (-Hist. des Emper.- Tom. V. pag. 701) prova colla cronologia, che Olimpia deve essere stata madre di Para. [136] Ammiano (XXVII. 12. XXIX. 1. XXX. 1. 2), ha descritto gli avvenimenti della guerra Persiana, senza le date. Mosè di Corene (-Hist. Armen. l. III. c.- 28. -p.- 261. -c.- 31. -p.- 266. -c.- 33. p. 271) somministra altri fatti; ma è sommamente difficile il distinguere il vero dal favoloso. [137] Artaserse fu successore e fratello (cugino germano) del gran Sapore, e custode del suo figlio Sapore III (Agat. l. IV. p. 136. -Edit. Louvr.-) Vedi l'-Istor. Univers.- Vol. XI. p. 86, 162. Gli autori di quell'opera disuguale hanno compilato i fatti della dinastia Sassania con erudizione e diligenza; ma è male inteso il metodo di dividere in due distinte storie le narrazioni Romane e le Orientali. [138] Pacat. -in Paneg. Vet. XII.- 22. ed Oros. -lib. VII. c.- 34. -Ictumque tum foedus est, quo universus Oriens usque ad nunc- (an. 416) -tranquillissime fruitur-. [139] Vedi ap. Ammiano (XXX. 1.) le avventure di Para. Mosè di Corene lo chiama Tiridate; e racconta una lunga e non improbabile storia di Gnelo suo figlio, che in seguito divenne popolare nell'Armenia, e provocò la gelosia del Re allora regnante (l. III. c. 21, ec. p. 253). [140] Sembra che il breve racconto del regno e delle conquiste d'Ermanrico sia uno dei più stimabili frammenti, che Giornande abbia preso (c. 28) dalle Gotiche storie d'Ablavio o di Cassiodoro. [141] Il Buat (-Hist. des Peuples de l'Eur.- Tom. VI. p. 311, 329) va investigando, con maggiore industria che effetto, le nazioni domate dalle armi d'Ermanrico. Ei nega l'esistenza dei -Vasinobronci-, per causa dell'eccessiva lunghezza del loro nome. Eppure l'Inviato Francese a Ratisbona o a Dresda deve aver traversato il paese dei -Mediomatrici-. [142] L'edizione di Grozio (-Jornandes- p. 642) porta il nome di -Aestri-. Ma la ragione ed il MS. Ambrosiano hanno restituito quello di 1 . , , 2 , 3 . 4 ; , 5 , . 6 , 7 8 ; 9 . 10 ; 11 ; 12 . , ' 13 , , 14 . 15 , ' 16 ' . 17 . 18 , , 19 ' , . 20 , ' 21 , , 22 , , 23 . 24 , , 25 . 26 , , 27 , . 28 29 ; ' ' 30 , 31 . , 32 , 33 , . 34 ; 35 . 36 , 37 ; 38 , ' 39 . ' 40 ' ; 41 , , 42 , , 43 , , ' 44 [ ] . 45 46 [ . ] 47 48 , , 49 ' ; 50 ' ' 51 . , 52 , ; 53 , ' , 54 , ' , 55 . , 56 , 57 , [ ] . 58 , ' 59 , ' , 60 ' [ ] , ' 61 ? « ( ) 62 » . ' 63 ' : ' ' 64 , 65 . 66 . ' 67 68 , ' . 69 , . 70 , ' , ' 71 ' . 72 ' , ' 73 ' 74 [ ] , 75 , 76 ' . 77 , 78 ' , 79 ' . 80 , 81 ; , 82 ' , . 83 ; 84 , , 85 ' , 86 . 87 ' . 88 , , , 89 . , , , 90 . 91 , 92 ; 93 . 94 : 95 ' ' ' , 96 ' , 97 98 . ; 99 [ ] . 100 101 [ . ] 102 103 104 [ ] . « ' ( ) 105 , ' 106 ; 107 , 108 , ' ' 109 ; 110 ' ' , 111 » . 112 ' , 113 ' ' ; 114 ' , 115 , . , 116 ' 117 ' . ' 118 , 119 . 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