il veleno della scuola Galilea si riunisse nella sola persona
d'Atanasio[523].
Ho procurato di rappresentar fedelmente l'artificioso sistema, con cui
Giuliano si propose d'ottenere gli effetti della persecuzione, senza
incorrerne la colpa, o la taccia. Ma se un mortale spirito di fanatismo
pervertì il cuore e la mente d'un Principe virtuoso, bisogna nel tempo
stesso confessare, che i patimenti -reali- dei Cristiani furono promossi
ed accresciuti dalle passioni umane e dal religioso entusiasmo. La
mansuetudine e rassegnazione, che avea distinto i primi discepoli del
Vangelo, era l'oggetto dell'applauso piuttosto che dell'imitazione dei
loro successori. I Cristiani, che a quel tempo aveano posseduto più di
quarant'anni il governo civile ed ecclesiastico dell'Impero, avevano
contratto gli insolenti vizi della prosperità[524] e l'abito di credere,
che i soli Santi avessero diritto di regnare sopra la terra. Appena
l'inimicizia di Giuliano spogliò il Clero dei privilegi, che gli erano
stati conceduti dal favore di Costantino, si lamentarono della più
crudele oppressione; e la libera tolleranza degl'Idolatri e degli
Eretici fu un motivo di dolore e di scandalo per la parte
ortodossa[525]. Gli atti di violenza, che non erano più favoriti dai
Magistrati, si commettevan sempre dallo zelo del popolo. A Pessino, fu
rovesciato quasi in presenza dell'Imperatore l'altare di Cibele; e nella
città di Cesarea nella Cappadocia fu distrutto il tempio della Fortuna,
che era l'unico luogo di culto lasciato ai Pagani. In tali occasioni un
Principe, che aveva a cuore l'onor degli Dei, non era disposto ad
interrompere il corso della giustizia; ed il suo animo era sempre più
fortemente inasprito, allorchè vedeva che i fanatici, i quali avevan
meritata e portata la pena degl'incendiari, venivan premiati con gli
onori del martirio[526]. I sudditi Cristiani di Giuliano eran sicuri
degli ostili disegni del loro Principe; ed ogni circostanza del suo
governo potea somministrare alla gelosa loro apprensione qualche
fondamento di disgusto e di sospetto. Nell'amministrazione ordinaria
della giustizia i Cristiani che formavano una porzione sì grande del
popolo, dovevano esser frequentemente condannati; ma i loro indulgenti
fratelli, senz'esaminare il merito delle cause li supponevano innocenti,
ne accordavano le pretensioni, ed imputavan la severità del lor giudice
alla parzial malizia d'una religiosa persecuzione[527]. I travagli
presenti, per quanto parer potessero intollerabili, si rappresentavano
come un leggiero preludio delle imminenti calamità. I Cristiani
risguardavan Giuliano come un crudele ed artificioso tiranno, che
sospendeva l'esecuzione della sua vendetta, finchè fosse tornato
vittorioso dalla guerra Persiana. Essi aspettavano che tosto che avesse
trionfato degli esterni nemici di Roma, si sarebbe tolta dal viso la
molesta maschera della dissimulazione; che gli anfiteatri si sarebber
veduti inondati del sangue di Eremiti e di Vescovi; e che i Cristiani,
che avessero perseverato nella profession della fede, verrebbero privati
dei comuni benefizi della natura e della società[528]. Ogni
calunnia[529], che ferir potesse la riputazione dell'Apostata veniva
subito creduta dal timore e dall'odio de' suoi avversari; ed i loro
indiscreti clamori provocavano l'indole d'un Sovrano, ch'era loro dovere
di rispettare, e loro interesse di addolcire. Continuavano in vero a
protestare che le preghiere e le lagrime erano le uniche loro armi
contro l'empio tiranno, il capo del quale rilasciavano alla giustizia
del Cielo oltraggiato. Ma con torva risolutezza facean capire, che la
lor sommissione non era più l'effetto della debolezza, e che nello stato
imperfetto dell'umana virtù, la pazienza, che solo è fondata sopra le
massime, potava esaurirsi dalla persecuzione. Non può determinarsi fino
a qual segno lo zelo di Giuliano ne avrebbe superato il buon senso e
l'umanità, ma se riflettiamo seriamente alla forza ed allo spirito della
Chiesa, resteremo convinti, che prima di poter estinguere la religione
di Cristo, l'Imperatore avrebbe dovuto involgere lo Stato negli orrori
d'una guerra civile[530].
NOTE:
[389]
-..... Ductor fortissimus armis;-
-Conditor et legum celeberrimus; ore manuque-
-Consultor patriae; sed non consultor habendae-
-Religionis; amans tercentum milia divum.-
-Perfidus ille Deo, sed non et perfidus orbi-.
Prudent. -Apotheos.- 450. Sembra che la coscienza d'un sentimento
generoso abbia innalzato il Poeta Cristiano sopra la solita sua
mediocrità.
[390] Io trascriverò alcune delle sue proprie espressioni, tolte da un
breve discorso religioso, che compose il Pontefice Imperiale per
censurare l'ardita empietà d'un Cinico. Αλλ’ ουως ουτω δη τιτουσ θεους
πεφρικα, και φιλω, και σεβω, και αξομαι, και πανθ’ απλως τα τοιαυτα
προς αυτους πασχω, οσαπερ αν τις και υια προς αγαθους δεσποτας, προς
διδασκαλους, προς πατερας, προς κηδεμονας. -Ma in tal maniera ho temuto
ed amo, venero e rispetto gli Dei, e fo generalmente verso di loro
tutto ciò che potrebbe farsi verso de' buoni padroni, de' maestri, de'
padri, de' tutori. VII. p. 212-. La varietà e la copia della lingua
Greca non sembra sufficiente al fervore della sua devozione.
[391] L'oratore con qualche eloquenza, con molto entusiasmo e con più
vanità indirizza il suo discorso al cielo e alla terra, agli uomini e
agli angeli, a' vivi ed a' morti, e specialmente al gran Costanzo
ει τως αισθησις ec. -se pure è capace di sentimento-, inadequata
espressione Pagana ec. Ei conclude, con ardita sicurezza, che
ha eretto un monumento non meno durevole, e molto più maneggiabile delle
colonne di Ercole. Vedi Greg. Naz. -Orat. III. p. 50. IV. p. 134-.
[392] Vedasi questa lunga invettiva, ch'è stata con poco senno divisa in
due Orazioni nelle Opere di Gregorio -Tom. I p. 49-134-. Parigi 1630. Fu
pubblicata da Gregorio, e dal suo amico Basilio (-IV. p. 133-) circa sei
mesi dopo la morte di Giuliano, quando fu trasportato il suo corpo a
Tarso (-IV. p. 120-), mentre Gioviano era tuttora sul Trono (-III. p.
54. IV. p. 117-). Io ho tratto grand'aiuto da una traduzione Francese, e
dalle note impresse a Lione nel 1735.
[393] -Nicomediae ab Eusebio educatus Episcopo, quem genere longius
contingebat-. Amminano XXII. 9. Giuliano non dimostra mai gratitudine
alcuna verso l'Arriano Prelato; ma celebra l'eunuco Mardonio suo
precettore, e descrive la sua maniera d'educarlo, che inspirò
nell'allievo una forte ammirazione pel genio, e forse per la religione
d'Omero. -Misopogon p. 351. 352-.
[394] Gregor. Nazianz. III. p. 70. Egli procurò di cancellare quel santo
segno nel sangue, forse, d'un -Taurobolo-. Baron. -Annal. Eccl. an. 361.
n. 3. 4-.
[395] Giuliano stesso (-Epist. 51. p. 454-.) assicura gli Alessandrini,
ch'egli era stato Cristiano (deve intendere sincero) fino all'età di
vent'anni.
[396] Vedi la sua cristiana ed eziandio ecclesiastica educazione presso
Gregorio (III. p. 58.), Socrate (l. II. c. 1.) e Sozomeno (IV. c. 2).
Poco mancò che non fosse un Vescovo, e forse un Santo.
[397] La parte dell'opera, ch'era toccata a Gallo, fu proseguita con
vigore e buon successo; ma la terra ostinatamente rigettava e
distruggeva le moli che s'erigevano dalla sacrilega mano di Giuliano.
-Greg-. III. p. 59. 60. 61. Questo parzial terremoto, attestato da molti
spettatori viventi, dovrebbe essere uno de' più chiari miracoli
nell'Istoria Ecclesiastica.
[398] Il -Filosofo- (-Fragm-. p. 288.) mette in ridicolo le catene di
ferro di questi solitari fanatici (Vedi Tillemont. -Mem. Eccl. Tom. IX.
p. 661. 662.-), che s'eran dimenticati, che -l'uomo è di sua natura un
animale gentile e socievole-, ανθρωπου, φυσει πολιτικου ζωου και
ἡμερτου. Il -Pagano- suppone ch'essi fossero posseduti e tormentati
da' cattivi spiriti, perchè avevano rinunziato agli Dei.
[399] Vedi Giuliano ap. Cirill. l. VI. p. 206. l. VIII. p. 253-262. -Voi
perseguitate, dic'egli, quegli Eretici, che non piangono l'uomo morto
precisamente nel modo che voi approvate.- Egli si dimostra tollerabil
teologo; ma sostiene, che la Trinità Cristiana non è derivata dalla
dottrina di Paolo, di Gesù, o di Mosè.
[400] Liban. -Orat. parent. n. 9. 10. p. 232.- Greg. Naz. -Orat. III, p.
61.- Eunap. -Vit. sophist. in Maximo p. 68. 69. 70. Edit. Commelin-.
[401] Un moderno Filosofo ha ingegnosamente paragonate le differenti
operazioni del Teismo, e del Politeismo, rispetto al dubbio e alla
persuasione che producono nello spirito umano. Vedi Hume -Sagg. II. p.
444, 457 in 8. Edit. 1777-.
[402] La Madre Idea sbarcò in Italia verso il fine della seconda guerra
Punica. Il miracolo di Claudia, vergine o matrona che fosse, la quale
purgò la sua fama coll'infamar la più grave modestia delle Dame Romane,
è attestato da una folla di testimonj. I loro attestati si son raccolti
da Drakenborch (-ad Sil. Ital. XVII. 33-). Ma noi possiam osservare che
Livio (XXIX. 14) passa sopra il fatto con prudente ambiguità.
[403] Io non posso ritenermi dal trascrivere l'enfatiche parole di
Giuliano: εμοι δε δοκει ταις πολεσι πιστευειν μαλλον τα τοιαυτα, ἡ
τουτοισι τοις κουψοις, ων το ψυχαριον δριμυ μεν, υγεις δε ουδε ἑν
βλεπει. -A me sembra, che si debba credere in tali cose piuttosto alle
città, che a questi faceti, lo spirito de' quali è acuto, ma non sano in
discernere. Orat. V. p. 161-. Giuliano similmente dichiara la ferma sua
fede negli -Ancili-, o ne' sacri scudi che caddero dal Cielo sul colle
Quirinale; e compassiona la strana cecità de' Cristiani, che preferivano
la -Croce- a questi celesti trofei. -Apud Cyrill. l. VI. p. 194-.
[404] Vedi i principj d'allegoria, appresso Giuliano (-Orat. VII. p.
216. 222-). Il suo ragionamento è meno assurdo di quello che alcuni
moderni Teologi, i quali asseriscono, che una stravagante o
contraddittoria dottrina dev'esser divina, mentre nessuna persona
vivente avrebbe potuto pensare ad inventarla.
[405] Eunapio ha fatto di questi Sofisti il soggetto d'una parziale e
fanatica storia; ed il dotto Brucher (Hist. Phil. T. II. p. 217-303) ha
impiegato molta fatica in illustrarne le oscure vite, e le
incomprensibili dottrine.
[406] Giuliano (-Orat.- VII. -p.- 222) giura con la più fervida ed
entusiastica devozione; e trema per paura di parlar troppo di que' santi
misteri, che i profani con un empio sardonico riso potrebber beffare.
[407] Vedi la quinta Orazione di Giuliano. Ma tutte le allegorie, che
mai uscirono dalla scuola Platonica, non uguagliano il breve poema di
Catullo sul medesimo straordinario soggetto. Il passaggio d'Ati, dal più
fiero entusiasmo al sobrio patetico lamento per l'irreparabil sua
perdita, deve inspirar compassione ad un uomo, e disperazione ad un
eunuco.
[408] Può dedursi la vera religione di Giuliano da' -Cesari- (-p.- 308
-con le note ed illustrazioni dello Spanemio-), da' frammenti appresso
Cirillo (l. II. p. 57. 58) e specialmente dalla orazione teologica -in
Solem Regem-, indirizzata in confidenza al Prefetto Sallustio, suo
amico.
[409] Giuliano adotta questo grossolano sentimento, attribuendolo al suo
favorito Marco Antonino (-Caesar.- p. 333.). Gli Stoici ed i Platonici
esitavano fra l'analogia de' corpi e la purità degli spiriti; tuttavia i
più gravi Filosofi inclinavano alla capricciosa fantasia d'Aristofane e
di Luciano, che un secolo miscredente avrebbe potuto affamare gli Dei
immortali. Vedi -le Osservazioni dello Spanem-, p. 284. 444.
[410] Ηλιον λεγω, το ζων αγαλμα και εμψυχον, και εννουν, και αγαθοεργου
τον γοκτον πατρος. -Io chiamo il sole vivente, animata, ragionevole,
e benefica immagine dell'intelligente padre. Juliano Epist.-
In un altro luogo (-ap. Cyrill.- l. II. p. 69) chiama il sole,
Dio, e il trono di Dio. Giuliano credeva la Trinità Platonica, e solo
biasimava i Cristiani, perchè preferissero un -Logos- mortale ad un
immortale.
[411] I sofisti d'Eunapio fanno tanti miracoli, quanti ne fanno i santi
del deserto; e l'unica circostanza in lor favore è che sono d'un color
men oscuro. In vece di diavoli con corna e code, Jamblico facea
comparire i genj d'amore -Eros e Anteros-, da due vicine fontane. Due
bei fanciulli uscivan fuori dall'acqua, lo abbracciavano teneramente
qual padre, e si ritiravano al primo suo cenno, p. 26, 27.
[412] Il destro maneggio di questi Sofisti, che facevan passare il loro
credulo allievo dalle mani dell'uno a quelle dell'altro, è chiaramente
riportato da Eunapio (p. 69. 76.) con non sospetta semplicità. L'Ab.
della Bleterie ha intesa ed elegantemente descritta tutta questa
commedia -Vie de Julien-, p. 61-67.
[413] Quando Giuliano, in un momentaneo timor panico che lo sorprese, si
fece il segno della croce, i demonj subito sparirono (Greg. Naz. -Orat.
III. p. 71-). Gregorio suppone, che si fossero spaventati, ma i
Sacerdoti dichiararono che si erano sdegnati. Il lettore potrà, secondo
il grado della sua fede, decidere questa profonda questione.
[414] Danno un'oscura e lontana idea de' terrori e de' piaceri
dell'iniziazione Dion Grisostomo, Temistio, Proclo, e Stobeo. Il dotto
autore della -Divina Legazione- ha riferito le loro parole (Vol. I. p.
239. 247. 248. 280. ed. 1765.) che esso destramente o forzatamente
applica alla sua ipotesi.
[415] La modestia di Giuliano limitossi ad oscuri ed accidentali cenni;
ma Libanio distendesi con piacere ne' digiuni e nelle visioni del
religioso eroe. -Legat. ad Julian. p. 157- e -Orat. parent. c. 85. p.
309, 310.-
[416] Libanio -Orat. parent. c. 10. p. 233, 234-. Gallo aveva qualche
motivo di sospettare dell'apostasia segreta di suo fratello, ed in una
lettera, che può ammettersi per genuina, esorta Giuliano ad aderire alla
religione de' loro -Maggiori-. Questo era un argomento, che, per quanto
sembra, non calzava ancora perfettamente. Vedi Giuliano -Op. p. 454- ed
-Hist. ae Jovien. Tom, II. p. 141.-
[417] Gregorio (III. p. 50) con zelo inumano censura Costanzo per aver
risparmiato l'apostata fanciullo κακως σωθεντα -malamente salvato-.
Il suo traduttore Francese (-p.- 265) cautamente osserva, che
tali espressioni non debbon prendersi alla lettera.
[418] Libanio -Orat. parent. c.- IX. -p.- 233.
[419] Fabricio (-Bibl. Graec. l.- V. -c.- VIII. -p.- 88, 90) e Lardner
(-Testim. Pagan. Vol.- IV. -p.- 44-47) hanno esattamente raccolto tutto
ciò che ora può trovarsi delle opere di Giuliano contro i Cristiani.
[420] Circa settant'anni dopo la morte di Giuliano egli eseguì
un'impresa, che s'era debolmente tentata da Filippo di Sidone, prolisso
e disprezzabile autore; ma neppur l'opera di Cirillo ha interamente
soddisfatto i giudici più favorevoli; e l'Ab. della Bleterie (-Pref. a
l'Hist. de Jovien. pag.- 30-32) desidera, che qualche -Teologo filosofo-
(strano centauro) intraprenda la confutazione di Giuliano.
[421] Libanio (-Orat. parent. c.- 87 -p.- 313) contro di cui vi è stato
il sospetto, che aiutasse il suo amico, preferisce la divina sua
apologia (-Orat.- IX -in necem Julian. p.- 255 -Ed. Morel.-) agli
scritti di Porfirio. Si può attaccare il giudizio di Libanio (-Socrat.
l.- III -c.- 23) ma non accusar lui d'adulazione verso un Principe
defunto.
[422] Libanio (-Orat. parent. c.- 58. -p.- 283, 284) ha eloquentemente
spiegato i principj tolleranti e la condotta dell'Imperiale suo amico, e
Giuliano stesso in una molto notabile epistola al popolo di Bostra
(-Epist.- 52) protesta la sua moderazione, e tradisce il suo zelo, ch'è
riconosciuto da Ammiano, ed esposto da Gregorio (-Orat.- III -p.- 72).
[423] In Grecia s'aprirono per espresso comando di lui i tempj di
Minerva, prima della morte di Costanzo (Liban. -Orat. parent. c.- 55
-p.- 280), e Giuliano stesso si dichiarò Pagano nel pubblico suo
manifesto agli Ateniesi. Questa indubitabile prova può correggere
l'inconsiderata asserzione di Ammiano, il quale suppone che
Costantinopoli fosse il luogo, dove egli scuoprì il suo attaccamento
agli Dei.
[424] Ammiano XXII. 5. Sozomeno -l.- V. -c.- 5. -Bestia moritur,
tranquillitas redit... omnes Episcopi, qui de propriis sedibus fuerant
exterminati, per indulgentiam novi Principis ad Ecclesias redeunt.-
Girol. -adv. Lucifer. Tom.- II -p.- 143. Ottato rimprovera a' Donatisti
d'esser debitori della loro salvezza ad un apostata (-l.- II. -c.- 16
-p.- 36, 37, -Edit. Dupin-).
[425] La restaurazione del Culto Pagano è descritta da Giuliano
(-Misopogon p.- 346), da Libanio (-Orat. parent. c.- 60. p. 286. 287. e
-Orat. Consul. ad Julian.- p. 245. 246. -edit. Morel.-) da Ammiano
(XXII. 12.), e da Gregorio Nazianzeno (-Orat.- IV. -p.- 121). Questi
Scrittori convengono nella sostanza ed anche ne' fatti minuti; ma i
differenti aspetti, ne' quali vedevano l'estrema divozione di Giuliano,
esprimono diversi gradi d'amor proprio, d'appassionata ammirazione, di
dolce disapprovazione e di parzial invettiva.
[426] Vedi Giuliano (-Epist.- 49. 62. 63) ed un lungo e curioso
frammento senza principio nè fine (p. 288. 305). Il pontefice Massimo
deride la storia Mosaica e la disciplina Cristiana, preferisce i Poeti
Greci a' Profeti Ebrei, e dissimula coll'arte d'un Gesuita, il culto
-relativo- delle immagini.
[427] L'esultazione di Giuliano (-p.- 301) perchè s'estinguessero
quest'empie Sette ed anche i loro scritti, può essere assai coerente al
carattere Sacerdotale; ma è indegno d'un Filosofo il desiderare, che si
celasse agli occhi del genere umano alcuna opinione o argomento anche il
più ripugnante al proprio sentire.
[428] Insinua però che i Cristiani, sotto pretesto di carità, involavano
i fanciulli alla lor religione ed a' loro genitori, li trasportavano
sopra navi, e condannavano queste vittime ad una vita di povertà o di
servitù in un remoto paese (-p.- 305). Se l'accusa fosse stata provata,
il suo dovere non era di dolersi, ma di punire.
[429] Gregorio Nazianzeno è faceto, ingegnoso ed arguto (-Orat.- III.
-p.- 101, 102. ec.) Egli pone in ridicolo la follia di tal vana
imitazione, e si diverte ad investigare quali morali o teologiche
lezioni potrebbero trarsi dalle favole Greche.
[430] Egli accusa uno de' suoi Pontefici d'una segreta lega co' Vescovi
e Preti Cristiani. -Epist.- 69. Ορων ουν πολλην μεν ολιγωριαν ουσων
ημιν προς τους θεους, -vedendo pertanto che in noi si trova molta
negligenza verso gli Dei-; e di nuovo ημας δε ουτω ραθυμως;
-che noi così languidamente ec. Ep.- 63.
[431] Ei loda la fedeltà di Callissene, Sacerdotessa di Cerere, ch'era
stata due volte costante come Penelope, e la rimunera col Sacerdozio
della Dea Frigia a Pessino (Giuliano -Epist.- 21). Applaude alla
fermezza di Sopatro di Jerapoli, che più volte da Costanzo e da Gallo
era stato stimolato ad -apostatare- (-Epist.- 27. -p.- 401).
[432] Ο δε νομιζων αδελφα λογους τε και θεων ιερα: -stimando
congiunti fra loro i raziocinj ed i misteri degli Dei. Orat. parent. c.-
77, -p.- 302. Viene inculcato spesse volte il medesimo sentimento da
Giuliano, da Libanio, e dagli altri del loro partito.
[433] Ammiano (XXII. 12) espone elegantemente la curiosità e credulità
dell'Imperatore, che approvava ogni specie di divinazione.
[434] Giuliano -Epist.- 38. Sono indirizzate al filosofo Massimo le
altre tre lettere 15, 16 e 39 col medesimo stile d'amicizia e di
confidenza.
[435] Eunapio (-in Massimo p.- 77. 78. 79 -et in Chrysanthio p.- 147.
148) ha minutamente riportati questi aneddoti, ch'ei crede i fatti più
importanti di quel tempo. Nondimeno ingenuamente confessa la fragilità
di Massimo. Il suo ricevimento a Costantinopoli è descritto da Libanio
(-Orat. parent. c.- 86. -p.- 301) e da Ammiano (XXII. 7).
[436] Crisantio, che avea ricusato di partir dalla Lidia, fu creato
sommo Sacerdote della Provincia. Il cauto e moderato uso che fece del
suo potere, l'assicurò dopo la rivoluzione, e visse in pace, mentre
Massimo, Prisco ec. furon perseguitati da' ministri Cristiani. Vedi le
avventure di que' fanatici sofisti, raccolte dal Brucker T. II. 281-293.
[437] Vedi Libanio (-Orat. parent. c.- 101. 102. -p.- 324. 325. 326.) ed
Eunapio (-Vit. Sophista. in Proderesio. p.- 126). Alcuni studenti, le
speranze de' quali erano forse mal fondate o stravaganti, si ritirarono
disgustati (Greg. Nazianz. -Orat.- IV. -p.- 120). Egli è strano, che non
possiamo essere in grado di contraddire al titolo d'un capitolo di
Tillemont (-Hist. des Emper. Tom.- IV. -p.- 960.) «La cour de Julien est
pleine de philosophes et de gens perdus».
[438] Durante il regno di Luigi XIV. i suoi sudditi d'ogni ordine
aspiravano al glorioso titolo di -Convertisseur-, che esprimeva lo zelo
e successo loro in far de' proseliti. Sì la parola, che l'idea in
Francia sono presentemente antiquate. Possano in Inghilterra non trovare
accesso giammai!
[439] Vedansi le forti espressioni di Libanio, ch'erano probabilmente
quelle di Giuliano medesimo (-Orat. parent. c.- 59. -p.- 285.)
[440] Quando Gregorio Nazianzeno (-Orat.- X. -p.- 167.) vuol magnificare
la fermezza Cristiana di Cesario suo fratello, medico alla Corte
Imperiale, confessa che Cesario disputò con un formidabile avversario,
πολυν εν οπλοις, και μεγαν εν λογων δεινοτητι -abbondante di
armi, e grande nella forza del discorso-. Nelle sue invettive appena
concede alcuna dose d'ingegno o di coraggio all'apostata.
[441] Giuliano -Epist.- 38. Ammiano XXII. 12. -Adeo ut in dies poene
singulos milites carnis distentiore sagina victitantes incultius,
potusque aviditate correpti humeris impositi transeuntum per plateas ex
publicis aedibus... ad sua diversoria portarentur.- Tanto il devoto
Principe, quanto lo sdegnato Istorico descrivono la medesima scena; e
nell'Illirico non meno che in Antiochia simili cause debbono avere
prodotto simili effetti.
[442] Gregor. (-Orat.- III -p.- 74. 75. 83. 86) e Libanio (-Orat.
parent. c.- 81, 82, -p.- 307, 308) περι ταυτην την σπουδην ουκ αρνουμαι
πλουτον ανηλωσται μεγαν; -per tale ardore nego essersi spese
grandi somme-. Il sofista confessa e giustifica la spesa di queste
militari conversioni.
[443] La lettera XXV di Giuliano è indirizzata alla comunità degli
Ebrei. Aldo (Venet. 1499) l'ha notata con un ει γνησιον, -se
genuina-; ma di tal taccia è stata giustamente liberata da' seguenti
Editori Petavio e Spanemio. Fa menzione di questa lettera Sozomeno (-l.-
V. -c.- 22) ed il senso di essa vien confermato da Gregorio (-Orat.- IV.
-p.- 111) e da Giuliano medesimo (-Fragmen. p.- 295).
[444] Il Misnah determinava la morte contro quelli che abbandonavano il
fondamento. Il giudizio di zelo è spiegato dal Marsham (-Canon. Chron.
p.- 161 162. -Edit. fol. Lond.- 1672) e dal Basnagio (-Hist. des Juifs
T.- VIII. -p.- 120). Costantino fece una legge per proteggere i
Cristiani convertiti dal Giudaismo. -Cod. Theod. lib.- XXI. -Tit.- VIII.
-leg.- 1. -Gothofred. Tom.- VI. -p.- 215.
[445] -Et interea- (nel tempo della guerra civile di Magnenzio)
-Judaeorum seditio, qui Patricium nefarie in regni speciem sustulerunt,
oppressa-; Aurel. Vittor. -in Constantio c.- 42. Vedi Tillemont -Hist.
des Emper. T.- IV. -p.- 379. in 4.
[446] La città e la sinagoga di Tiberiade sono curiosamente descritte da
Reland. -Palestin. Tom.- II. -p.- 1036-1042.
[447] Il Basnagio ha pienamente illustrato lo stato degli Ebrei sotto
Costantino ed i suoi successori. Tomo VIII. -c.- IV. -p.- 111-155.
[448] Reland (-Palest. l.- I. -p.- 309, 390. -l.- III. -p.- 838.)
descrive con erudizione e chiarezza Gerusalemme, e l'aspetto
dell'addiacente paese.
[449] Ho consultato un raro e curioso trattato del Danville -Sur
l'ancienne Jerusalem. Paris- 1747. -p.- 75. La circonferenza dell'antica
città (Euseb. -Praepar. Evang. l.- IX. -c.- 36.) era di 27. stadi, o di
2550. tese francesi. Una pianta presa sul luogo, non ne assegna più di
1980. alla moderna città. Il recinto vien determinato da segni naturali
che non possono sbagliarsi o rimuoversi.
[450] Vedi due curiosi passi appresso Girolamo Tom. I. p. 102. Tom. VI.
p. 315. e le molte particolarità riferite dal Tillemont (-Hist. des
Emper. Tom. I. p. 509. Tom. II. 289. 294-. ed. in 4).
[451] Euseb. -in Vit. Constant. l. III. c. 25-47. 51-53-. L'Imperatore
fabbricò similmente delle Chiese a Betlemme, sul monte Oliveto, ed alla
quercia di Mambre. Il Santo Sepolcro è descritto da Sandys (-Viag-. p.
125. 133), e curiosamente disegnato dal Le Bruyn (-Voyage au Levant. p.
288-296-).
[452] L'itinerario da Bordò a Gerusalemme fu composto nell'anno 333 per
uso de' pellegrini, fra' quali Girolamo (-Tom-. I. p. 126) conta
Brettoni ed Indiani. Le cause di questa religiosa moda son discusse
nella dotta e giudiziosa prefazione di Wesseling (-Itiner-. p. 537-545).
[453] Cicerone (-de Finib.- V. 1.) ha espresso elegantemente il senso
comune degli uomini.
[454] Il Baronio (-Annal. Eccl.- an. 326. n. 42-50.) ed il Tillemont
(-Mem. Eccl. Tom.- VII. -p.- 8-16) sono gl'Istorici ed i campioni della
miracolosa invenzione della croce nel regno di Costantino. Le loro più
antiche testimonianze son tratte da Paolino, da Sulpicio Severo, da
Ruffino, da Ambrogio, e forse da Cirillo di Gerusalemme. Il silenzio
d'Eusebio e del pellegrino di Bordò soddisfanno alcuni e rendon altri
perplessi. Vedi le notabili osservazioni di Jortin -Vol. II p.- 238.
248.
[455] S'asserisce tal moltiplicazione da Paolino (-Epist. 36.-). Vedi
Dupin (-Bibl. Eccles. Tom. III. p. 149-), il quale sembra estendere un
ornamento oratorio di Cirillo ad un fatto reale. Il medesimo
soprannatural privilegio dev'essersi comunicato al latte della Vergine;
(-Erasmi Opera T. I. p. 378. Lugd. Batav. 1703 in colloq. de peregr.
relig. ergo-), alle teste de' Santi; e ad altre reliquie, che si trovano
replicate in tante Chiese diverse.
[456] Girolamo (T. I. p. 103), che dimorava nel vicino villaggio di
Betlemme, descrive per propria esperienza i vizi di Gerusalemme.
[457] Gregorio Nissen. -ap. Vesseling. p. 539-. Tutta quell'epistola,
che condanna o l'uso o l'abuso de' religiosi pellegrinaggi, è incomoda
pe' teologi Cattolici, laddove riesce grata e famigliare a' polemici
Protestanti.
[458] Ei rinunziò alla sua ordinazione ortodossa, uffiziò come Diacono,
e fu riordinato dalle mani degli Arriani. Ma in seguito Cirillo cangiò
col tempo, e prudentemente si uniformò alla fede Nicena. Il Tillemont
(-Mem. Eccl.- -Tom.- VIII.) che tratta la memoria di Cirillo con
tenerezza e rispetto, ha inserito nel testo le sue virtù, e nelle note,
con una decente -oscurità-, i -suoi difetti-.
[459] -Imperii sui memoriam magnitudine operam gestiens propagare.-
Ammiano XXIII. 1. Il tempio di Gerusalemme era stato famoso anche fra'
Gentili. Questi avevano molti tempj in ogni città (cinque in Sichem,
otto in Gaza, a Roma quattrocento ventiquattro); ma la ricchezza e la
religione della nazion Giudaica eran tutte concentrate in un luogo.
[460] S'espongono le segrete intenzioni di Giuliano dal fu Vescovo di
Glocester, l'erudito e dogmatico Warburton, che coll'autorità d'un
Teologo prescrive i motivi e la condotta dell'Esser supremo. Il discorso
intitolato -Giuliano- (2. -Ediz.- -Lond.- 1751) contiene in sommo grado
tutte le particolarità imputate alla scuola Warburtoniana.
[461] Io mi difendo coll'autorità di Maimonide, di Marsham, di Spencer,
di le Clerc, di Warburton ec., che hanno elegantemente deriso i timori,
la follia e la falsità di alcuni superstiziosi Teologi. Vedi -Div.
Legat. vol. IV. p. 25-.
[462] Giuliano (-Fragm. p. 295-) lo chiama rispettosamente μεγας θεος
-grande Dio-, ed altrove (-Epist. 63-) lo rammenta con sempre
maggior riverenza. Ei condanna doppiamente i Cristiani, e perchè
credevano, e perchè rinunziavano la religione degli Ebrei. La loro
Divinità era secondo esso il -vero-, ma non -l'unico- Dio. -Ap. Cyrill.
l. IX p. 305-.
[463] -I. Reg. VIII. 63. II. Numer. VII. 5-. Joseph. -Antiq. Jud. l.
VIII, c. 4. p. 431. edit. Havercamp-. Siccome il sangue ed il fumo di
tante ecatombe sarebbe stato inconveniente, il Cristiano Rabbino
Lightfoot se ne sbriga con un miracolo. Le Clerc (in quei luoghi)
ardisce di sospettare della fedeltà de' numeri.
[464] -Juliano Epist. XXIX, XXX-. La Bleterie ha trascurato di tradurre
la seconda di queste lettere.
[465] Vedi lo zelo e l'impazienza degli Ebrei appresso Gregorio
Nazianzeno (-Orat. IV. v. 111-.) e Teodoreto (l. III. c. 20).
[466] Fabbricata da Omar, secondo Califfo, che morì l'anno 644. Questa
gran Moschea occupa tutto il sacro terreno del tempio Giudaico; e forma
quasi un quadrato di 760 tese, o un miglio Romano in circonferenza. Vedi
Danville -Jerusalem. p.- 45.
[467] Ammiano rammenta i Consoli dell'anno 363 avanti di procedere a far
menzione de' -pensieri- di Giuliano: -Templum instaurare sumptibus
cogitabat immodicis-. Warburton ha un segreto desiderio d'anticiparne il
disegno; ma deve avere appreso da' più antichi esempi, che l'esecuzione
di tal opera avrebbe richiesto molti anni.
[468] Le successive testimonianze di Socrate, di Sozomeno, di Teodoreto,
di Filostorgio ec. aggiungono contraddizioni anzi che autorità. Si
confrontino le obbiezioni di Basnagio (-Hist. des Juifs, Tom.- VIII.
-p.- 157. 168.) con le risposte di Warburton (-Julian. p.- 174. 258). Il
Vescovo ha spiegato ingegnosamente le croci miracolose, che apparivano
sulle vesti degli spettatori per mezzo d'un simil esempio e de' naturali
effetti del baleno.
[469] Ambrog. -Tom.- II. -Epist.- 40. -p.- 946. -Edit. Bened.- Egli
compose questa lettera l'anno 388 per giustificare un Vescovo ch'era
stato condannato dal Magistrato civile per aver bruciato una sinagoga.
[470] Grisostomo -Tom.- I. -p.- 580 -adv. Judaeos et Gent.- T. II. -p.-
574. -de S. Babyla Edit. Montfaucon-. Io ho seguitato la comune e
naturale supposizione; ma il dotto Benedettino, che riferisce la
composizione di questi sermoni all'an. 383, crede che non fosser mai
pronunziati dal pulpito.
[471] Gregor. Nazianzeno -Orat.- IV. -p.- 110. 113. Το δε ουν περιβοητον
πασι θαυμα και ουδε τοις αθεοις αυτοις απιστουμενον λεξων ερχομαι.
-Intraprendo a narrare adunque tal prodigio noto a tutti, e
neppure negato dagli stessi infedeli.-
[472] Ammiano XXIII. 1. -Cum itaque rei fortiter instaret Alypius,
juvaretque Provinciae rector, metuendi globi flammarum prope fundamenta
crebris assultibus erumpentes fecere locum exustis aliquoties
operantibus inaccessum: hocque modo elemento destinatius repellente,
cessavit inceptum.- Warburton s'affatica d'estorcere (-p.- 60. 90.) una
confessione del miracolo dalla bocca di Giuliano e di Libanio, e di
servirsi della testimonianza d'un Rabbino, che visse nel XV Secolo. Tali
prove non possono ammettersi che da un giudice ben favorevole.
[473] Il Dottor Lardner è forse il solo fra' critici Cristiani ad osare
di porre in dubbio la verità di questo famoso miracolo. -Testim.
Giudaic. Pag. Vol.- IV. -p.- 47. 71. Il silenzio di Girolamo condurrebbe
a sospettare, che potesse dispregiarsi sul luogo quella medesima storia
ch'era celebre in lontananza.
[474] Greg. Nazianz. -Orat.- III. -p.- 81. E questa legge fu confermata
dalla pratica invariabile dell'istesso Giuliano. Warburton ha
giustamente osservato (-p.- 35) che i Platonici credevano nella
misteriosa virtù delle parole: ed il contraggenio di Giuliano pel nome
di Cristo potea procedere da superstizione ugualmente che da disprezzo.
[475] Juliano -Fragm. p.- 288. Ei deride la μορια αλιλαιων
-stoltezza dei Galilei-; (-Epist.- 7) e perde tanto di vista i principj
di tolleranza, che brama, -Epist.- 42. ακοντας ιασθαι, -medicarli
contro lor voglia-.
[476] Ου γαρ μοι θεμις εστι χομιζεμεν, η ελεαιρειν Ανδρας οι και θεοισιν
απεχθωντ’ αθανατοισιν. -Poichè non mi è permesso d'aver cura o
misericordia di uomini, che sono odiosi agli Dei immortali.-
Questi due versi, che Giuliano ha cangiati e pervertiti nel vero spirito
d'un superstizioso (-Epist.- 49) son presi dal discorso d'Eolo, che
ricusa di accordare ad Ulisse un nuovo aiuto di venti (-Odyss.- X. 73).
Libanio (-Orat. parent. c.- 59. -p.- 286.) tenta di giustificare questa
parziale condotta con un'apologia, in cui si travede la persecuzione
attraverso la maschera del candore.
[477] Queste leggi sopra il Clero si posson vedere ne' leggieri cenni,
che ne ha dato Giuliano medesimo (-Epist.- 52.), nelle vaghe
declamazioni di Gregorio (-Orat.- III. -p.- 86. 87), e nelle positive
asserzioni di Sozomeno l. V. c. 5.
[478] -Inclemens, perenni obruendum silentio.- Ammiano XXII. 10. XXV. 5.
[479] Può confrontarsi l'editto medesimo, che tuttavia sussiste nella 42
fra le lettere di Giuliano, con le libere invettive di Gregorio (-Orat.-
III. -p.- 96). Il Tillemont (-Mem. Eccl.- VII. -pag.- 96) ha raccolto le
apparenti differenze fra gli antichi ed i moderni. Possono però
facilmente conciliarsi fra loro. A' Cristiani fu -direttamente- proibito
d'insegnare, ed -indirettamente- d'apprendere, mentre non avrebbero mai
frequentato le scuole de' Pagani.
[480] -Cod. Theod. lib.- XIII. -Tit.- III. -de medicis et professor.
leg.- 5. (pubblicata li 17 Giugno, ricevuta a Spoleti, in Italia il 29
Luglio dell'anno 363) con le illustrazioni del Gottofredo, Tom. V. -p.-
31.
[481] Orosio celebra la lor disinteressata risoluzione. -Sicut a
majoribus nostris compertum habemus, omnes ubique propemodum....
officium quam fidem deserere maluerunt.- VII. 30. Proeresio, Sofista
Cristiano ricusò d'accettare il parzial favore dell'Imperatore.
Hieronym. -in Chron. p.- 185 -ed. Scalig.- Eunap. -in Proaeresio p.-
126.
[482] Essi ricorsero all'espediente di comporre libri per le loro
scuole. In pochi mesi Apollinare pubblicò le sue Cristiane imitazioni
d'Omero (-Istoria sacra in 4 libri-), di Pindaro, d'Euripide e di
Menandro; e Sozomeno è persuaso, ch'esse uguagliassero o superassero gli
originali.
[483] Tal era l'istruzione di Giuliano a' suoi Magistrati Epist. 7
προτιμασθαι μεν τοι τους θεοσεβεις και πανυ φημι δειν -dico
che si debbano onninamente preferire quelli che venerano gli Dei-.
Sozomeno (l. V. c. 18) e Socrate (l. III. c. 13) esser debbon ridotti
alla misura di Gregorio (-Orat. III. p. 195-), non in vero meno proclive
ad esagerare, ma più ritenuto per l'attual cognizione de' lettori del
suo tempo.
[484] ψηφω θεων και διδυς και ην διδυς. -Dando e non dando
secondo il suffragio degli Dei-. -Liban. Orat. parent. c. 88, pag. 314.-
[485] Gregor. Nazianzen. -Orat. III. p. 74, 91, 92-. Socrate l. III. c.
4. Teodoreto l. III. c. 6. Può accordarsi però qualche tara alla
violenza del loro zelo non meno parziale di quello di Giuliano.
[486] Se paragoniamo il moderato linguaggio di Libanio (-Orat. parent.
c. 60, p. 286-) con le forti esclamazioni di Gregorio (-Orat. III p. 86,
87-) sarà difficile di persuaderci che i due Oratori veramente
descrivano i medesimi fatti.
[487] -Restan-, o Aretusa, posta in ugual distanza di sedici miglia fra
Emesa (-Hems-) ed Epifania (-Hamath-) fu fondata, o almeno nominata da
Seleucio Nicatore. La particolare sua Era incomincia dall'anno 685 di
Roma secondo le medaglie della città. Nella decadenza de' Seleucidi,
Emesa ed Aretusa furono usurpate dall'Arabo Sampsiceramo, la posterità
del quale, divenuta vassalla di Roma, non era anche estinta nel regno di
Vespasiano. Vedi Danville -Carte, e geogr. antic. Tom.- II -p.- 134.
Wesseling. -Itinerar. p.- 188 e Noris -Epoch. Syro Maced. p.- 80, 481,
482.
[488] Sozomeno -l.- V. -c.- 10. Fa maraviglia che Gregorio e Teodoreto
abbian soppresso una circostanza, che, a' loro occhj, doveva far crescer
di pregio il religioso merito del Confessore.
[489] I patimenti e la costanza di Marco, che Gregorio ha sì
tragicamente rappresentato (-Orat.- III. -p.- 88-91) si confermano
dall'indubitabile e forzata testimonianza di Libanio. Μαρκος εκεινος
κρεμαμενος και μαστιγουμενος, και του πωγωνος αυτω τιλλομενου, παντα
ενεγκων ανδρειως νυν ισοθεος εστι ταις τιμαις, καν φανη που περιμαχητος
ευθυς; -quel Marco essendo stato sospeso e battuto, ed
essendogli stata svelta la barba, fortemente avendo tutto sofferto,
adesso è onorato come un Dio, e dovunque si trovi, con ardore si
combatte pel favore di lui.- -Epist.- 730. -p.- 350. 351. -Ed. Wolf.
Amstel.- 1713.
[490] Περιμαχητος: -intorno a cui si contende; certatim eum
sibi- (Christiani) -vindicant-. In tal modo Lacroze e Volfio (-ivi-)
hanno spiegato un vocabolo Greco, di cui non s'era capito il vero senso
dagl'Interpreti antecedenti e neppure dal Le Clerc (-Bibl. ant. et mod.-
Tom. III. -p.- 371). Contuttocciò il Tillemont in strana guisa
tormentasi per capire (-Mem. Eccl.- Tom. VII. -p.- 1309) come Gregorio e
Teodoreto potessero prender per santo un Vescovo Semi-arriano.
[491] Vedi il ragionevol consiglio di Sallustio (Gregorio Nazianzeno
-Orat.- III. 90. 91). Libanio intercede in favore di un simile reo, per
timore di trovar molti -Marchi-; pure conviene, che se Orione avea
realmente nascosto i beni sacri, meritava d'esser condannato al gastigo
di Marsia, cioè d'essere scorticato vivo. Ep. 730. -p.- 349, 351.
[492] Gregorio (-Orat.- III. -p.- 90), è persuaso, che salvando
l'Apostata, Marco avea meritato molto peggio di quello che aveva
sofferto.
[493] Il bosco ed il tempio di Dafne son descritti da Strabone (l. XVI.
-p.- 1089, 1090 ed. Amstel. 1707), da Libanio (-Naenia p.- 185. 188.
-Antioch. Orat.- XI. -p.- 380, 581. -ec.-) e da Sozomeno (l. v. c. 19).
Wesseling (-Itin. p.- 581), e Casaubono (-ad Hist. Aug. p.- 64)
illustrano questo curioso soggetto.
[494] -Simulacrum in eo Olympiaci Jovis imitamenti aequiparans
magnitudinem.- Ammiano XXII. 13. Il Giove Olimpico era alto sessanta
piedi, e la sua mole per conseguenza era uguale a quella di mille
uomini. Vedi una curiosa memoria dell'Ab. Gedoyn -Acad. des Inscr. Tom.
IX. p. 198-.
[495] Adriano lesse l'istoria della sua futura grandezza sopra una
foglia immersa nel fonte Castalio: artificio, che secondo il medico
Vandale (-de Oraculis 281, 282-) per mezzo di chimiche preparazioni può
facilmente eseguirsi. L'Imperatore turò la sorgente di tal pericolosa
cognizione, la quale fu riaperta dalla devota curiosità di Giuliano.
[496] Fu acquistato l'anno di Cristo 44 ed il 92 dell'era di Antioco
(Noris -Epoc. Syr. Maced. p. 139-174-) per il termine di novanta
olimpiadi. Ma non furon celebrati regolarmente i giuochi olimpici
d'Antiochia fino al regno di Commodo. Vedine le curiose particolarità
nella cronica di Gio. Malala (Tom. I. -p. 290, 320, 370, 381-)
scrittore, il merito e l'autorità del quale si ristringono a' limiti
della sua patria.
[497] Quindici talenti d'oro, lasciati da Sosibio, che morì al tempo
d'Augusto. Si riferiscono i meriti teatrali delle città della Siria nel
secolo di Costantino nell'-Expositio totius mundi p. 6.- (Hudson -Geogr.
min. Tom. III.-).
[498] -Avidio Cassio Syriacas legiones dedi luxuria diffluentes, et
Daphnicis moribus.- Queste sono le parole dell'Imperatore Marco Antonino
in una lettera originale conservataci dal suo Biografo (-in Hist. Aug.
p. 41-). Cassio licenziò o punì ogni soldato che fosse veduto a Dafne.
[499] -Aliquantum agrorum Daphnensibus dedit- (Pompeo) -quo lucus ibi
spatiosior fieret, delectatus amoenitate loci, et aquarum abundantia-,
Eutrop. VI. 14. Sext. Ruf. -de Provinc. c. 16-.
[500] Giuliano (-Misopogon. p. 361. 362-) scuopre il suo carattere con
quella -naturalezza-, con quella inavveduta semplicità, che sempre
costituisce la vera fantasia.
[501] Babila è rammentato da Eusebio nella successione dei Vescovi
d'Antiochia (-Hist. Eccl. l. VI. c. 29. 30-). Vien diffusamente
celebrato da Grisostomo (-Tom. II. p. 536. 579. ed. Montfaucon.-) il suo
trionfo sopra due Imperatori (il primo favoloso, ed il secondo
istorico). Il Tillemont (-Memoir. Ecclesiast. Tom. III. p. II. p. 287.
302. 459. 465.-) diviene quasi scettico.
[502] I Critici Ecclesiastici, particolarmente quelli che amano le
reliquie, esultano per la confessione di Giuliano (-Misopogon p. 361-) e
di Libazio (-Naen. pag. 785-) che Apollo fosse disturbato dalla
vicinanza d'un uomo morto. Ammiano però (XXII. 12.) fa mondare e
purificare tutto il terreno secondo i riti che usaron anticamente gli
Ateniesi nell'isola di Delo.
[503] Giuliano, -in Misopogon p. 361-, insinua, piuttosto che affermi il
loro delitto. Ammiano (XXII. 13), tratta quest'imputazione come
-levissimus rumor-, e riferisce l'istoria con estremo candore.
[504] -Quo tam atroci casu repente consumpto, ad id usque Imperatoris
ira provexit, ut quaestiones agitare juberet solito acriores- (Giuliano
però biasima la mollezza de' Magistrati d'Antiochia) -et majorem
Ecclesiam Antiochiae claudi.- Tale interdetto fu eseguito con alcune
circostanze d'indegnità e di profanazione; e l'opportuna morte dello zio
di Giuliano, attore principale, si riferisce con molto superstiziosa
compiacenza dall'Ab. della Bleterie. -Vie de Julien pag. 362, 569.-
[505] Oltre gl'Istorici Ecclesiastici, che debbono essere più o meno
sospetti, possiamo allegare la passione di S. Teodoro negli -Atti
sinceri- di Ruinart -p. 591-. Il lamento di Giuliano le dà un'aria
originale ed autentica.
[506] Juliano -Misopogon p. 361-.
[507] Vedi Greg. Naz. -Orat. III. p. 87-. Sozomeno (l. V. c. 9) può
considerarsi come un testimone originale, quantunque non imparziale.
Egli era nativo di Gaza, ed aveva conversato col Confessore Zenone,
Vescovo di Majuma, che visse fino all'età di cent'anni (l. VII. c. 28).
Filostorgio (l. VII. c. 14. -colle Dissertazioni del Gottofredo p.
284-), aggiunge alcune tragiche circostanze di Cristiani, che furono
letteralmente sacrificati sugli altari degli Dei ec.
[508] La vita e morte di Giorgio di Cappadocia sono descritte da Ammiano
(XXII. 11.), da Gregorio Nazianzeno (-Orat. XXI. p. 382. 385. 389.
390-.) e da Epifanio (-Haeres. 70-). Le invettive de' due Santi non
meriterebbero molta fede, se confermate non fossero dalla testimonianza
del freddo ed imparziale Pagano.
[509] Dopo l'uccisione di Giorgio, l'Imperator Giuliano più volte
ordinò, che se ne conservasse la libreria per uso suo, e che si
torturassero gli schiavi, che potessero esser sospetti d'aver occultato
qualche libro. Ei loda il merito della collezione, da cui avea prese in
prestito e trascritte molte opere, quando faceva i suoi studi in
Cappadocia. Avrebbe in vero desiderato, che perissero le opere de'
Galilei; ma richiese un esatto conto anche di quei Teologici Volumi,
affinchè non si perdesser con essi altri pregevoli trattati. Juliano
-Epist. IX. XXXIV-.
[510] Filostorgio con cauta malizia indica la loro colpa; και του
Αθανασιου γνωμην στρατηγισαι της πραξεως -e che il consiglio
d'Atanasio diresse quel fatto- lib. VII. c. 2. Gottofred. -pag.- 267.
[511] -Cineres projecit in mare, id metuens, ut clamabat, ne, collectis
supremis, aedes illis extruerent; ut reliquis, qui deviare a religione
compulsi, pertulere cruciabiles poenas, ad usque gloriosam mortem
intemerata fide progressi, et nunc- Martyres -appellantur-. Ammiano
XXII. 11. Epifanio prova agli Arriani, che Giorgio non fu martire.
[512] Alcuni Donatisti (Optat. Millev. -p.- 60. 307. -Ed. Dupin.- e
Tillemont -Mem. Eccles. Tom.- VI. -p.- 713 in 4.) e Priscillianisti
(Tillemont. T. VIII. -p.- 516.) hanno in simile guisa usurpato gli onori
di martiri e di santi Cattolici.
[513] I Santi della Cappadocia, Basilio ed i Gregorj, non furono
informati del Santo loro compagno. Il Papa Gelasio, il primo fra'
Cattolici, che riconosca S. Giorgio (nell'an. 494.), lo pone fra'
martiri «-qui Deo magis quam hominibus noti sunt-». Rigetta i suoi atti,
come opera d'Eretici. Tuttavia sussistono alcuni, forse non i più
antichi dagli atti spurj, ed a traverso una nuvola di finzioni possiamo
anche scorgere il combattimento che S. Giorgio di Cappadocia sostenne in
presenza della Regina -Alessandra-, contro il -Mago Atanasio-.
[514] Non si dà questa trasformazione come assolutamente certa, ma
com'-estremamente- probabile. Vedi -Lengueruana- Tom. I. -p.- 194.
[515] Si potrebbe trarre una curiosa storia del culto di S. Giorgio fino
dal sesto secolo (in cui era già venerato nella Palestina e
nell'Armenia, in Roma ed a Treveri nella Gallia) dal Dottor Heylin
-Istor. di S. Giorg.- 2. -Ediz. Lond.- 1633. -in- 4. -p.- 429. e da'
Bollandisti -Act. SS. Mens. April. Tom.- III. -p.- 100-163. La sua fama
e popolarità in Europa, e specialmente in Inghilterra, provenne dalla
Crociate.
[516] Juliano -Epist.- 43.
[517] Juliano -Ep.- X. Egli permetteva agli amici di calmare la sua
collera. Ammiano XXII. 11.
[518] Vedasi Atanasio -ad Rufin. Tom.- II. -p.- 40, 41. e Greg. Nazianz.
(-Orat.- III. -p.- 395, 396) il quale giustamente stabilisce, che fu il
moderato zelo del Primato più meritorio dello sue preghiere, de' suoi
digiuni, delle sue persecuzioni ec.
[519] Io non ho tempo di seguire la cieca ostinazione di Lucifero di
Cagliari. Vedansi le sue avventure nel Tillemont (-Mem. Eccl. Tom.- VII.
-p.- 900, 926,) e si osservi, come insensibilmente cangia il colore
della narrazione, finattantochè il Confessore diventa uno scismatico.
[520] -Assensus est huic sententiae Occidens, et per tam necessarium
concilium Satanae faucibus mundus ereptus.- Il vivo ed artificioso
dialogo di Girolamo contro i Luciferiani (Tom. II. -p.- 135-155.)
presenta un'original pittura della politica Ecclesiastica di quei tempi.
[521] Il Tillemont, supponendo, che Giorgio fosse trucidato nel mese
d'Agosto, accumula in uno stretto spazio le azioni d'Atanasio (-Mem.
Eccles. Tom.- VIII. -p.- 360). Un frammento originale, che pubblicò il
Marchese Maffei, tratto dall'antica Libreria Capitolare di Verona
(-Osserv. Letter. Tom.- III. -p.- 60-92), somministra molte importanti
date, che sono autenticate dal computo dei mesi Egiziani.
[522] Τον μιαρον, ος ετολμησεν Ελληνιδας επ’ εμου, γυναικας των επισημων
Βαπτισαι διωκεσθαι. Ho conservato l'ambiguo senso di quest'ultima voce;
ambiguità d'un tiranno che brama di trovare o di crear delle colpe.
[523] Le tre lettere di Giuliano, che spiegano la sua intenzione e
condotta intorno ad Atanasio, si dovrebbero disporre nel seguente ordine
cronologico, XXVI. X. VI. Vedi anche Greg. Naz. XXI. -p.- 393. Sozomen.
Lib. V. c. 15. Socrate lib. III. c. 14. Teodoreto lib. III. c. 9. e
Tillemont -Mem. Eccl. Tom.- VIII. -p.- 361-368, che si è servito
d'alcuni materiali preparati dai Bollandisti.
[524] Vedi la bella confessione di Gregorio, Orat. III. -pag.- 61-62.
[525] Si oda il furioso ed assurdo lamento d'Ottato. -De schism. Donat.
l.- II -c.- 16. 17.
[526] Gregor. Naz. -Orat.- III. -p.- 91. IV. p. 133. Ei loda i
tumultuanti di Cesarea; τουτων δε των αγμελοσυων και θερμων εις
ευσεβειαν; -questi magnanimi e ferventi nella pietà-. Vedi Sozomeno l.
V. 4. 11. Il Tillemont (-Mem. Eccles. T.- VII. -p.- 649-650.) confessa
che la lor condotta non fu -dans l'ordre commun-: ma resta perfettamente
soddisfatto, perchè il gran S. Basilio celebrò sempre la festa di questi
benedetti Martiri.
[527] Giuliano decise una lite contro la nuova città Cristiana di
Maiuma, porto di Gaza; e quantunque la sua sentenza potesse imputarsi di
superstizione, non fu mai revocata dai suoi successori. Sozomeno lib. V.
c. 3. Roland. -Palest. T.- II. -pag.- 791.
[528] Gregorio (-Orat.- III. -p.- 93, 94, 95. -Orat.- IV. -p.- 114.)
pretende di parlare secondo le informazioni avute dai confidenti di
Giuliano, che Orosio (VII. 30) non potè avere veduto.
[529] Gregorio (-Orat.- III. -p.- 91.) accusa l'Apostata di segreti
sacrifizi di fanciulli e di fanciulle, e positivamente afferma, che
n'erano gettati i corpi nell'Oronte. Vedi Teodoreto lib. III. c. 26, 27
e l'equivoco candore dell'Ab. della Bleterie, -Vie de Julien p.- 351,
352. Pure la malizia dei contemporanei non potè imputare a Giuliano le
truppe di Martiri, specialmente nell'Occidente, che il Baronio sì
avidamente moltiplica, ed il Tillemont così debolmente rigetta (-Mem.
Eccles. Tom.- VII. -p.- 1295-1315).
[530] La rassegnazione di Gregorio è veramente edificante (Orat. IV.
-p.- 123. 124). Nondimeno, quando un uffizial di Giuliano tentò
d'impadronirsi della Chiesa di Nazianzo, egli avrebbe perduta la vita,
se non avesse ceduto allo zelo del Vescovo e del popolo (Orat. XIX. -p.-
308). Vedi le riflessioni di Grisostomo, allegate dal Tillemont (-Mem.
Eccles. Tom.- VII. -p.- 575.).
CAPITOLO XXIV.
-Residenza di Giuliano in Antiochia. Sua felice spedizione
contro i Persiani. Passaggio del Tigri. Ritirata e morte di
Giuliano. Elezione di Gioviano. Egli salva l'esercito Romano per
mezzo d'un vergognoso trattato.-
La favola filosofica, che Giuliano compose col titolo -de' Cesari-[531],
è una delle più piacevoli ed utili produzioni dell'antico sapere[532].
Nel tempo della libertà ed uguaglianza, che somministravano i Saturnali,
Romolo preparò un convito per le Divinità dell'Olimpo, che l'avevano
stimato degno della lor società, e pei Principi Romani, che avean
regnato sopra il marziale suo popolo e le soggiogate nazioni della
terra. Gli Dei eran distribuiti in buon ordine su' magnifici loro troni;
e sotto la luna era apparecchiata la tavola pei Cesari nella più alta
regione dell'aria. I Tiranni che disonorato avrebber la compagnia degli
uomini e degli Dei, dall'inesorabile Nemesi venivan precipitati giù
nell'abisso tartareo. Gli altri Cesari s'avanzavano, l'un dopo l'altro,
verso i lor posti; e, mentre passavano, il vecchio Sileno, giocoso
moralista, che sotto la maschera d'un baccanale cuopriva la saviezza di
un filosofo, maliziosamente notava i vizi, i difetti e le macchie de'
respettivi loro caratteri[533]. Quando fu terminato il convito, Mercurio
promulgò il decreto di Giove, che una corona celeste fosse il premio del
merito più sublime. Furono scelti come i più illustri candidati Giulio
Cesare, Augusto, Traiano e Marco Antonino; non fu escluso l'effeminato
Costantino[534] da tal onorevole concorrenza, e fu invitato Alessandro
Magno a disputare il glorioso premio a' Romani Eroi. Fu permesso a
ciaschedun candidato d'esporre il merito delle proprie geste; ma,
secondo il giudizio degli Dei, il modesto silenzio di Marco perorò con
maggior efficacia, che l'elaborate orazioni de' superbi rivali di lui;
ed apparve sempre più decisiva e cospicua la superiorità dello stoico
Imperiale, allorchè i Giudici di quella terribil contesa procederono ad
esaminare il cuore ed a scrutinare i motivi delle azioni[535].
Alessandro, e Cesare, Augusto, Traiano e Costantino confessarono con
rossore, che l'importante argomento de' loro travagli era stato la fama,
la potenza o il piacere: ma gli Dei medesimi risguardarono con rispetto
ed amore un virtuoso mortale, che sul trono avea posto in pratica
gl'insegnamenti della filosofia, e che nello stato dell'imperfezione
umana aveva aspirato ad imitare i morali attributi della Divinità. Il
grado dell'Autore fa crescer di pregio questa piacevole opera (-i
Cesari- di Giuliano). Un Principe, che dipinge con libertà i vizi e le
virtù de' suoi predecessori, sottoscrive ad ogni verso la censura o
l'approvazione della propria condotta.
Ne' freddi momenti della riflessione, Giuliano anteponeva ad ogni cosa
le utili e benefiche virtù d'Antonino; ma l'ambizioso suo spirito era
infiammato dalla gloria d'Alessandro; ed egli desiderava, con uguale
ardore, la stima de' savi e l'applauso della moltitudine. In quel tratto
della vita umana, in cui le facoltà della mente e del corpo godono il
vigore più attivo, l'Imperatore, istruito dall'esperienza ed animato dal
buon successo della guerra Germanica, risolvè di segnalare il suo regno
con qualche più splendida e memorabile impresa. Gli Ambasciatori
dell'Oriente, fino dal Continente dell'India e dall'Isola di Ceilan[536]
avean salutato rispettosamente la porpora Romana[537]. Le nazioni
Occidentali stimavano e temevano le personali virtù di Giuliano, tanto
in pace che in guerra. Egli disprezzava i trofei d'una vittoria
Gotica[538], ed era persuaso che i rapaci Barbari del Danubio si
sarebber guardati da ogni futura violazione della fede dei trattati, pel
terror del suo nome, e per le fortificazioni che aveva aggiunto alle
frontiere della Tracia o dell'Illirico. Il successore di Ciro e
d'Artaserse era l'unico rivale, che stimava degno delle sue armi; e
risolvè di castigare, mediante l'intera conquista della Persia,
quell'altiera Nazione, che avea per tanto tempo resistito e fatto
insulto alla Romana Maestà[539]. Appena seppe il Monarca Persiano, che
il trono di Costanzo era occupato da un Principe d'indole assai diversa,
condiscese a fare alcune artificiose, o forse anche sincere pratiche per
un trattato di pace. Ma restò sorpreso l'orgoglio di Sapore dalla
fermezza di Giuliano, che altamente dichiarò di non voler mai
acconsentire a tenere alcuna pacifica conferenza fra gl'incendi e le
rovine delle città della Mesopotamia; e che soggiunse con un
disprezzante sorriso, ch'era inutile di trattare per mezzo di
Ambasciatori, mentre aveva determinato di visitar da se stesso in breve
la Corte di Persia. L'impazienza dell'Imperatore sollecitò la diligenza
de' militari preparativi. Furono eletti i Generali; fu destinato per
quest'importante impresa un esercito formidabile; e Giuliano, da
Costantinopoli marciando per le Province dell'Asia Minore, giunse ad
Antiochia, circa otto mesi dopo la morte del suo predecessore. L'ardente
suo desiderio d'internarsi nel cuor della Persia venne raffrenato
dall'indispensabile dovere di regolare lo stato dell'Impero, dallo zelo
di far risorgere il culto degli Dei, e dal consiglio de' più saggi suoi
amici, che gli rappresentarono la necessità d'interporre il salutare
intervallo de' quartieri d'inverno per ristorare l'esausta forza delle
Legioni della Gallia, e la disciplina e lo spirito delle truppe
Orientali. Giuliano s'indusse a stabilire fino alla primavera seguente
la sua residenza in Antiochia; in mezzo ad un popolo maliziosamente
disposto a deridere la fretta, ed a censurare le dilazioni del suo
Sovrano[540].
Se Giuliano si fosse lusingato, che la personal sua dimora nella
capitale dell'Oriente dovesse produrre una vicendevol soddisfazione al
Principe ed al Popolo, avrebbe formato una ben falsa idea del proprio
carattere e de' costumi d'Antiochia[541]. Il calore del clima disponeva
gli abitanti ai più sfrenati piaceri che nascano dalla tranquillità e
dall'opulenza, ed in essi riunivasi la vivace libertà dei Greci
all'ereditaria mollezza de' Sirj. La moda era l'unica legge, il piacere
l'unico scopo, e lo splendor delle vesti e degli arredi l'unica
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