Proconsoli, contro i quali non potea nascer sospetto veruno di tendere a sovvertire la religione stabilita[297]. I figli di Costantino calcaron le vestigia del loro padre con più zelo e con minor discrezione. Si moltiplicarono appoco appoco i pretesti dell'oppressione e della rapina[298]; fu accordata ogni sorta di condiscendenza all'illegittima condotta dei Cristiani; qualunque dubbio fu interpretato in disfavore del Paganesimo; e la demolizione de' tempj fu celebrata come uno dei più prosperi avvenimenti del regno di Costante e di Costanzo[299]. È scritto il nome di quest'ultimo in fronte ad una breve legge, che avrebbe potuto render superflua qualunque posteriore proibizione. «Vogliamo che in tutti i luoghi ed in tutte le città immediatamente si chiudano i tempj, o siano diligentemente guardati, affinchè nessuno possa far male. Vogliamo ancora, che tutti i nostri sudditi si astengano da' Sacrifizj. Se alcuno fosse reo di tal atto, provi la spada della vendetta; e dopo la morte i suoi beni siano confiscati a vantaggio del Pubblico. Estendiamo le stesse pene a' Governatori delle Province, se trascureranno di punire i delinquenti»[300]. Ma vi è la più forte ragione di credere, che questo formidabil editto o fosse scritto senza esser pubblicato, o fosse pubblicato senza essere eseguito. L'evidenza dei fatti ed i monumenti, che tuttavia sussistono di bronzo e di marmo, continuano a provare il pubblico esercizio del Culto Pagano in tutto il regno de' figli di Costantino. Tanto nell'Oriente quanto nell'Occidente, sì nelle città che nella campagna si rispettava, o almeno si risparmiava un gran numero di tempj; e la devota moltitudine tuttavia godeva il lusso dei sacrifizj, delle feste e delle processioni per la permissione o per la connivenza del Governo. Circa quattro anni dopo la pretesa data di quel sanguinoso editto, Costanzo visitò i tempj di Roma; e viene commendata da un oratore Pagano la decenza del suo contegno, come un esempio degno dell'imitazione dei successivi Principi. Quell'Imperatore (dice Simmaco) «tollerò che restassero intatti i privilegi delle Vestali; diede le dignità Sacerdotali a' nobili di Roma; concesse la solita prestazione per le spese dei pubblici riti e sacrifizj; e quantunque avesse abbracciato una religione diversa, non tentò mai di spogliar l'Impero del sacro culto dell'antichità»[301]. Il Senato pretendeva sempre di consacrare con solenni decreti la -divina- memoria dei suoi Sovrani, e Costantino medesimo fu dopo la sua morte associato a quegli Dei, che esso avea rinunziati e insultati in vita. Il titolo, le insegne, e le prerogative di -Pontefice Massimo-, che s'erano istituite da Numa ed assunte da Augusto, s'accettarono senza esitare da sette Imperatori Cristiani, che venivano investiti di un'autorità più assoluta sulla religione da essi abbandonata, che su quella che professavano[302]. Le divisioni fra i Cristiani sospesero la rovina del Paganesimo[303]; e la guerra sacra, contro gl'Infedeli con minor vigore fu proseguita da Principi e da Vescovi, che erano più immediatamente sbigottiti dal male e dal pericolo della ribellione domestica. Si sarebbe potuta giustificare l'estirpazione dell'idolatria[304] coi principj già stabiliti d'intolleranza; ma le contrarie Sette, che a vicenda regnavano nella Corte Imperiale, temevano di alienare da loro, e forse d'esacerbare gli animi di una forte, sebbene decadente fazione. Militava allora in favore del Cristianesimo ogni motivo di autorità e di moda, d'interesse e di ragione; ma dovettero passare due o tre generazioni, prima che fosse universalmente sentita la sua vittoriosa influenza. La religione, che per sì lungo tempo e recentemente avea dominato nell'Impero Romano, era sempre venerata da molti, meno attaccati invero alle opinioni speculative che all'antico uso. Erano indifferentemente concessi gli onori dello Stato e dell'esercito a tutti i sudditi di Costantino e di Costanzo; ed una parte considerabile di cognizioni, di ricchezze e di valore trovavasi tuttora impegnata in servizio del politeismo. Nasceva da cause molto diverse la superstizione del Senatore e del Villano, del Poeta e del Filosofo; ma con ugual divozione si univano tutti nei tempj degli Dei. Era insensibilmente provocato il loro zelo dall'insultante trionfo d'una Setta proscritta; e si ravvivavan le loro speranze dalla ben fondata fiducia, che l'erede presuntivo dell'Impero, giovane e valoroso Eroe, che avea liberato la Gallia dalle armi dei Barbari, avesse abbracciato segretamente la religione dei suoi maggiori. NOTE: [131] Eusebio -in vit. Const. l.- III. -c.- 63, 64, 65, 66. [132] Dopo qualche esame delle varie opinioni di Tillemont, di Beausobre, di Lardner ec. io son persuaso, che Manete non propagasse neppure nella Persia la sua Setta prima dell'anno 270. Egli è strano, che una filosofica e straniera eresia penetrar potesse con tanta rapidità nelle Province Affricane; pure io non posso facilmente indurmi a rigettare l'editto di Diocleziano contro i Manichei, che può leggersi appresso il Baronio (-An. Eccles. an.- 287). [133] -Constantinus enim cum limatius superstitionum quaereret sectas Manichaeorum et similium etc.- Ammian. XV. 15. Strategio, che da questa commissione prese il soprannome di -Musioniano-, era un Cristiano della Setta d'Arrio. Esso intervenne come uno de' Conti al Concilio di Sardi. Libanio loda la sua dolcezza e prudenza. Vales -ad d. loc. Ammian.- [134] Cod. Teod. (l. XVI. -Tit-. V. -leg-. 2). Siccome nel Codice Teodosiano non si trova inserita la legge generale, egli è probabile che nell'anno 438 fosser già estinte le Sette nella medesima condannate. [135] Sozomeno (l. I. c. 22.) Socrate (l. I. c. 10). Si è sospettato, ma credo senza ragione, che quest'Istorici inclinassero alla dottrina Novaziana. L'Imperatore disse al Vescovo: «Acesio, prendi una scala e va in Paradiso da te solo». Molte Sette Cristiane hanno a vicenda presa in prestito la scala d'Acesio. [136] Si posson trovare i migliori materiali per questa parte d'Istoria Ecclesiastica nell'edizione d'Ottato Melevitano, pubblicata in Parigi nel 1700 da M. Dupin, che l'ha arricchita con note critiche, con geografiche discussioni, con memorie originali, e con un esatto compendio di tutta la controversia. Il Tillemont ha impiegato intorno a' Donatisti la maggior parte del Tom. VI P. I. e ad esso è dovuta un'ampia collezione di tutti i passi di S. Agostino, suo favorito, che si riferiscono a quegli Eretici. [137] -Schisma igitur illo tempore confusae mulieris iracundia peperit, amibitus nutrivit, avaritia roboravit. Optat. l. I. c.- 19. Il linguaggio di Purpurio è simile a quello di un furioso frenetico: -dicitur te necasse filios soraris tuae duos. Purpurius respondit. Putas me terreri a te... occidi; et occido eos, qui contra me faciunt. Act. Conc. Cirtens. ad calc. Optat. p.- 274. Quando Ceciliano fu inviato ad un'assemblea di Vescovi, Purpurio disse a' suoi confratelli o piuttosto complici: «Venga pur qua a ricever da noi l'imposizione delle mani, e noi in via di penitenza gli spezzeremo la testa». -Optat. l.- I. -c.- 19. [138] I Concilj di Arles, di Nicea e di Trento confermarono la savia e moderata pratica della Chiesa Romana. I Donatisti però avevano il vantaggio di sostenere l'opinione di Cipriano, e d'una parte considerabile della primitiva Chiesa. Vincenzio Lirinense (-p. 332. ap. Tillemont. Mem. Eccl. T. VI. p. 138-.) ha spiegato perchè i Donatisti son condannati a bruciare in eterno col Diavolo, mentre S. Cipriano regna in Cielo con Gesù Cristo. [139] Vedi -il lib. 6 d'Ottato Melevit. p. 91-100-. [140] Tillemont. (-Mem. Eccl. Tom. VI. p. 1. pag. 253.-) Egli deride la parziale lor crudeltà, mentre rispetta Agostino, il gran Dottore del sistema della predestinazione. [141] -Plato Aegyptum peragravit, ut a Sacerdotibus Barbaris numeros et- coelestia -acciperet-. Cicer. de Finib. c. 25. Gli Egizi potevan tuttavia conservare la tradizional fede dei Patriarchi. Gioseffo ha persuaso molti de' Padri Cristiani, che Platone traesse una parte delle sue cognizioni dagli Ebrei; ma non può conciliarsi tal vana opinione coll'oscuro stato, e con gl'insociabili costumi del popolo Giudaico, le scritture del quale non furono accessibili alla curiosità Greca fino a più di cent'anni dopo la morte di Platone. Vedi Marsham. -Can. Chron. pag. 144-. Le Clerc -Epist. crit. VII. pag. 177-194-. [142] Le moderne guide, che mi hanno condotto alla cognizione del sistema Platonico, sono Cudworth (-System. Intell. p. 568-620-), Basnage (-Hist. des Juifs. l. IV. c. IV. p. 53, 86-), Le Clerc (-Epist. crit. VII. p. 194, 209-), e Brucker (-Hist. Philos. Tom. I. p. 675-706-). Siccome l'erudizione di questi Scrittori era uguale, e diversa la loro intenzione, così un attento osservatore può trarre istruzione dalle loro dispute, e certezza da' loro argomenti. [143] Brucker -Hist. Philos. Tom. I. p. 1349, 1357-. Si celebra la scuola Alessandrina da Strabone (-l. 17-.), e da Ammiano (XXII. 6). [144] Joseph -Antiq. lib. XII. c. 1. 3-, Basnage -Hist. des Juifs. l. VII. c. 7-. [145] Quanto all'origine della filosofia Giudaica vedi Eusebio, -Prepar. Evang.- VIII. 9, 10. Secondo Filone i Terapeuti studiavan la filosofia; e Brucker ha provato (-Hist. Philos. Tom. II. p. 787-) ch'essi preferivano quella di Platone. [146] Vedi Calmet. (-Dissert. sur la Bibl. Tom. II. p. 277.-) Il libro della Sapienza di Salomone fu da molti Padri riguardato come opera di quel Monarca; e sebbene sia rigettato da' Protestanti per mancanza di un originale Ebraico, pure ha ottenuto, col resto della volgata, l'approvazione del Concilio di Trento. [147] Il Platonismo di Filone, che fu celebre a segno tale da passare in proverbio, si pose fuor d'ogni dubbio dal Le Clerc (-Epist. Crit. VIII. p. 211-228-). Basnagio (-Hist. des Juifs. l. IV. c. 5-) ha chiaramente dimostrato, che le opere teologiche di Filone furon composte avanti la morte e probabilissimamente avanti la nascita di Cristo. In tempo di tale oscurità son più sorprendenti le cognizioni di Filone che i suoi errori. Bull. (-Defens. Fid. Nic. s. I. c. 1. p. 12-). [148] -Mens agitat molem, et magno se corpore miscet.- Oltre quest'anima materiale, Cudworth ha scoperto (-p. 562-) in Amelio, in Porfirio, in Plotino, e per quanto egli crede, in Platone medesimo, una superiore, spirituale -upercosmiana-, (sopramondana) anima dell'Universo. Ma Brucker, Basnagio, e Le Clerc rigettano questa doppia anima, come una vana fantasia de' Platonici posteriori. [149] Petavio -Dogm. Theol. Tom. II. lib. VIII. c. 2. p. 791-. Bull. -Def. Fid. Nic. s. 1. c. 1 p. 8, 13-. Questa nozione, fino a tanto che non ne fu abusato dagli Arriani, era liberamente ammessa nella Cristiana Teologia. In Tertulliano (-adv. Prax. c. 16-) si trova un notabile e pericoloso passo. Dopo d'avere poste in contrasto fra loro con indiscreta acutezza le azioni di Jehovah e la natura di Dio, conclude in tal modo: -scilicet et haec nec de Filio Dei credenda fuisse, si scripta non essent, fortasse non credenda de Patre, licet scripta-. [150] I Platonici ammiravano il principio dell'Evangelio di S. Giovanni, come contenente un esatto compendio de' propri loro dommi. Agostino -de Civ. Dei X. 29-. Amellio ap. Cirill. -advers. Julian. l. VIII p. 283-. Ma nel terzo e quarto secolo i Platonici d'Alessandria migliorare poterono la loro Trinità, mediante lo studio segreto della Teologia Cristiana. [151] Vedi Beausobre -Hist. Crit. du Manicheisme Tom. I. p. 377-. Si suppone, che il Vangelo di S. Giovanni fosse pubblicato circa 70 anni dopo la morte di Cristo. [152] Le opinioni degli Ebioniti sono chiaramente esposte dal Mosemio (-p. 331-), e dal Le Clerc (-Hist. Eccl. p. 535-). Le costituzioni Clementine, pubblicate fra' Padri Apostolici, sono attribuite da' Critici ad uno di questi Settari. [153] I buoni Polemici, come Bull, (-Judic. Eccl. Cathol. c. 2-), insistono sull'ortodossia de' Nazareni, che agli occhi di Mosemio (-p. 330-) sembra meno pura e certa. [154] L'umile condizione ed i patimenti di Gesù sono sempre stati un forte ostacolo per gli Ebrei. -Deus.... contrariis coloribus Messiam depinxerat; futurus erat rex, judex, pastor.- Vedi Limborch ed Orobio -Amica. Collat. p. 8, 19, 53-76, 192-234-. Ma quest'obbiezione ha obbligato i credenti Cristiani ad innalzare i loro occhi ad un regno spirituale ed eterno. [155] Giustino Mart. -Dial. cum Tryphon. p. 143, 144-. Vedi Le Clerc -Hist. Eccl. p. 615-. Bull e Grabe editori di esso (-Judic. Eccl. Cathol. c. 8 e append.-) tentano di storcere o i sentimenti o le parole di Giustino; ma la violenta loro correzione del testo viene rigettata anche dagli Editori Benedettini. [156] Gli Arriani rimproveravano agli Ortodossi di aver preso in prestito da' Valentiniani e da' Marcioniti la loro Trinità. Vedi Beausobre -Hist. du Manich. l. III. c. 5, 7-. [157] -Non dignum est ex utero credere Deum, et Deum Christum... non dignum est, ut tanta majestas per sordes et squallores mulieris transire credatur.- I Gnostici sostenevano l'impurità della materia e del matrimonio; e si scandalizzavano delle grossolane interpretazioni de' Padri e di Agostino medesimo. Vedi Beausobre (Tom. II. -p. 523-). [158] -Apostolis adhuc in saeculo superstitibus, apud Iudeam Christi sanguine recente, et- phantasma -corpus Domini asserebatur.- Cotelerio (-Patr. Apost. Tom. II. p. 24-) crede che quelli, che non accordano che i -Dociti- nascessero nel tempo degli Apostoli, con egual ragione possono anche negare, che il sole risplenda nel mezzogiorno. Questi -Dociti-, che formavano il più considerabil partito fra gli altri Gnostici, eran chiamati così perchè non davano a Cristo che un corpo -apparente-. [159] Possono trovarsi prove del rispetto, che i Cristiani avevano per la persona e per la dottrina di Platone appresso di la Mothe le Vayer (-T. V. p. 135, edit. 1757-) e Basnage (-Hist. des Juifs. Tom. IV. pag 29, 79-). [160] -Doleo, bona fide Platonem omnium haereticoritm condimentarium factum-, Tertull. -de Anim. c. 23-. Il Petavio (-Dogm. Theol. Tom. III. Proleg. 2.-) dimostra, che questo era un lamento generale. Beausobre (-Tom. I. lib. III. c. 9, 10-) ha dedotto da' principj Platonici gli errori Gnostici; e siccome nella scuola d'Alessandria que' principj eran mescolati con la filosofia Orientale, (-Brucker. Tom. I. p. 1356-) si può conciliare il sentimento di Beausobre coll'opinione di Mosemio (-Gener. Hist. Eccl. Vol. 1. p. 37-). [161] Se Teofilo Vescovo d'Antiochia (Vedi Dupin -Bibl. Eccl. Tom. I. p. 66-) fu il primo, che usasse la parola -Triade- o -Trinità-, termine astratto già famigliare nelle scuole di filosofia, dev'essersi questo introdotto nella teologia de' Cristiani dopo la metà del secondo secolo. [162] Atanasio -Tom. I. p. 808-. Le sue espressioni hanno una singolar energia, e siccome egli scriveva a' Monaci, non vi potea essere alcun motivo per -affettare- un linguaggio ragionevole. [163] In un Trattato, che avea per oggetto di spiegar le opinioni degli antichi Filosofi sulla natura degli Dei, avremmo potuto prometterci di veder esposta la teologica Trinità di Platone. Ma Cicerone molto ingenuamente confessa, che sebbene avesse tradotto il Timeo, non aveva mai potuto capire quel misterioso dialogo. (Vedi Hieronym. -Praef. ad lib. XII in Isaiam Tom. V. p. 154-). [164] Tertulliano -in Apolog. c. 46-. Vedi Bayle -Diction.- alla parola -Simonide-. Le sue osservazioni sulla presunzione di Tertulliano sono profonde ed interessanti. [165] Lactant. IV. 8. Pure la parola -Probole-, o -Prolatio-, che i più ortodossi Teologi presero senza scrupolo da' Valentiniani, ed illustrarono co' paragoni d'una fontana e del suo corso, del sole e de' suoi raggi ec. o non significa niente, o favorisce un'idea materiale della divina generazione. Vedi Beausobre (-Tom. I, lib. III c. 7. p. 548-). [166] Molti de' primitivi Scrittori hanno francamente confessato, che il Figlio doveva l'essere alla -volontà- del Padre. Vedi Clarke (-Script. Trinit. p. 280-287-). Dall'altra parte sembra che Atanasio ed i suoi seguaci non voglian concedere quel che hanno timor di negare. Gli scolastici si sbrigano da questa difficoltà con la distinzione fra la volontà -precedente- e la -concomitante-. Petavio -Dogm. Theol. Tom. II. lib. VI c. 8, p. 587-603-. [167] Vedi Petavio -Dogm. Theol. T. II. l. II. c. 10. p. 159-. [168] -Carmenque Christo quasi Deo dicere secum invicem.- Plin. (-Epist. X 97-). Le Clerc (-Ars crit. p. 150-156-) esamina criticamente il senso della parola -Deus-, Θεοϛ -Elohim- negl'idiomi antichi; ed il Sociniano Emlyn (-Tract. p. 29, 36, 51-145-) abilmente difende la proprietà del culto verso una molto eccellente creatura. [169] Vedi Dalleo -De us. Patr.- e le Clerc -Bibliot. univ. Tom. X p. 409-. Lo scopo della stupenda opera del Petavio sulla Trinità (-Dogm. Theol. Tom. II-) fu d'attaccare la fede de' Padri Antiniceni, o almeno tale n'è stato l'effetto; nè questa profonda impressione si è cancellata dall'erudita difesa del Vescovo Bull. [170] Le formule di fede più antiche furono estese alla massima ampiezza. Vedi Bull (-Judic. Eccl. Cath.-), che tenta d'impedir Episcopio dal trarre alcun vantaggio da quest'osservazione. [171] L'eresie di Prassea, di Sabellio ec. son esposte con esattezza dal Mosemio -p. 425, 680-714-. Prassea, che venne a Roma verso il fine del secondo secolo, ingannò per qualche tempo la semplicità del Vescovo, e fu confutato dalla penna del fervido Tertulliano. [172] Socrate confessa, che l'eresia d'Arrio nacque dal forte desiderio, che aveva, di opporsi più diametralmente che fosse possibile all'opinione di Sabellio. [173] Si dipingono da Epifanio -Tom. I. Haeres 69. 3. p. 279-, con colori molto vivaci la figura ed i costumi d'Arrio, il carattere e il numero de' suoi primi proseliti; e non possiamo fare a meno di dolerci ch'esso tosto abbandoni il carattere d'Istorico per assumer quello di Controversista. [174] Vedi Filostorgio -lib. I. c. 3-, e l'ampio Comentario del Gottofredo. L'autorità però di Filostorgio vien diminuita agli occhi degli Ortodossi per causa del suo Arrianismo; ed a quegli de' critici ragionevoli a motivo della sua passione, della sua ignoranza e de' suoi pregiudizj. [175] Sozomeno (-lib. I. c. 15.-) rappresenta Alessandro come indifferente ed anche ignorante in principio della disputa; mentre Socrate (-lib. I.-) ne attribuisce l'origine alla vana curiosità delle sue teologiche speculazioni. Il Dottor Jortin (-Osserv. sull'Ist. Eccl. vol. II. p. 178-) ha censurato con la solita sua libertà la condotta d'Alessandro πρὸϛ ὁργήν ἑξκπτεται.... ὁμότωϛ φρόνειν ἑκελέυσε (-s'accende di sdegno.... comanda che si pensi come egli pensa-). [176] Le fiamme dell'Arrianismo poterono per qualche tempo ardere occulte; ma v'è ragione di credere, che si manifestassero con violenza sin dall'anno 319. Tillemont -Mem. Ecc. Tom. VI. p. 774-780-. [177] -Quis crediderit? Certe aut tria nomina audiens tres Deos esse credidit, et idolatra effectus est; aut in tribus vocabulis trinominem credens Deum in Sabellii haeresim incurrit; aut edoctus ab Arrianis unum esse verum Deum Patrem, Filium et Spiritum S., credidit creaturas. Aut extra haec quid credere potuerit, nescio.- Hieron. -adv. Luciferian-. Girolamo riserva all'ultimo il sistema ortodosso, ch'è più complicato e difficile. [178] Siccome s'introdusse appoco appoco fra' Cristiani la dottrina dell'assoluta creazione dal niente (Beausobre -Tom. II. p. 165-215-), così la dignità dell'artefice s'elevò assai naturalmente insieme con quella dell'opera. [179] Le teorie metafisiche del Dottor Clarke (-script. Trinit. p. 276-280-) potrebbero ammettere un'eterna generazione da una causa infinita. [180] S'usa questa profana ed assurda similitudine da' varj de' primitivi Padri, specialmente da Atenagora nella sua apologia all'Imperator Marco ed al suo figlio; e vien citata senza censura da Bull medesimo. Vedi -Defens. Fid. Nic. S. III. c. 5. n. 4-. [181] Vedi Cudworth -Intell. syst. p. 559. 579-. Questa pericolosa ipotesi fu favorita dai due Gregorj, Nisseno e Nazianzeno, da Cirillo Alessandrino, da Giovanni Damasceno ec. Vedi Cudworth. -p. 603.- e Le Clerc. -Bibl. univ. Tom. XVIII. p. 97-105-. [182] Sembra, che Agostino invidii la libertà de' Filosofi; -Liberis verbis loquuntur philosophi... Nos autem non dicimus duo vel tria principia, duos vel tres Deos; de Civ. Dei X. 23.- [183] Boezio, ch'era profondamente versato nella filosofia di Platone e d'Aristotile, spiega l'unità della Trinità mediante -l'indifferenza- delle tre persone. Vedi le giudiziose osservazioni del Le Clerc, -Biblioth. Chois. Tom. XVI. p. 225-. [184] Se i Sabelliani rigettavano tal conclusione, venivano tratti in un altro precipizio, cioè a confessare, che il Padre era nato da una Vergine, e che aveva sofferto sulla Croce; e così meritavan l'odioso titolo di -Patropassiani-, con cui furono infamati da' loro nemici. Vedi le invettive di Tertulliano contro Prassea, e le moderate riflessioni di Mosemio -p. 423, 681, 3- e Beausobre -Tom. I. lib. III. c. 6. p. 533-. [185] I fatti del Concilio Niceno son riferiti dagl'antichi non solo in un modo parziale, ma anche molto imperfetto. Una pittura, quale ne avrebbe fatto Fra Paolo, non è da sperarsi; ma quelle rozze ombreggiature, che si delinearono dal pennello della bacchettoneria e da quello della ragione, possono vedersi appresso il Tillemont -Mem. Eccl. Tom. VI. p. 669-759- ed il Le Clerc -Biblioth. univ. Tom. X. p. 435-454-. [186] Siam debitori ad Ambrogio (-de Fid. lib. III. c. alt.-) della cognizione di questo curioso aneddoto. -Hoc verbum posuerunt Patres, quod viderunt adversariis esse formidini: ut tamquam evaginato ab ipsis gladio ipsum nefandae caput haereseos amputarent.- [187] Vedi Bull, -Defens. Fid. Nic. Sect. II. c. 1. p. 25-36-. Egli si crede in dovere di conciliare fra loro i due Sinodi ortodossi. [188] Secondo Aristotile le stelle sono -homoousie- l'una coll'altra. Che -homoousios- significhi d'una sostanza -in specie-, si è dimostrato dal Petavio, dal Curcelleo, dal Cudworth, dal Le Clerc ec. ed il provarlo sarebbe un -actum agere-. Questa è la giusta osservazione del Dott. Jortin -V. II. p. 212-. ch'esamina la controversia Arriana con dottrina, ingenuità e candore. [189] Vedi Petav. -Dogm. Theol. Tom. II. lib. IV. c. 16. p. 353-, ec. Cudworth -p. 559.- Bull -Sect. IV. p. 275, 290. Edit. Grab.- La περίχωρησιϛ o -circumincessio- è forse il più profondo e più oscuro baratro di tutto l'abisso teologico. [190] La terza sezione -Della difesa della Fede Nicena di Bull-, che alcuni de' suoi antagonisti han chiamato scempiaggine, ed altri eresia, è destinata alla supereminenza del Padre. [191] Il nome, che Atanasio ed i suoi seguaci ordinariamente solevan dare agli Arriani, era quello d'-Arriomaniti-. [192] Epiphan. -Tom. I. haeres. 72. 4. p. 837-. Vedi le avventure di Marcello appresso Tillemont (-Mem. Eccl. Tom. VII. p. 880-899-). Alla sua opera dell'unità di Dio in -un- libro fu risposto da Eusebio in -tre- libri, che tuttavia esistono. Il Petavio (-Tom. II. lib. I. c. 14. p. 78-) dopo un lungo ed accurato esame ha pronunziato con ripugnanza la condanna di Marcello. [193] Atanasio nella sua Epistola intorno a' Sinodi di Seleucia e di Rimini (-Tom. I. p. 886-905-) ha dato un'ampia lista di simboli Arriani, ch'è stata accresciuta e migliorata dalle fatiche dell'instancabile Tillemont. -Memoir. Eccl. T. VI. p. 471-. [194] Erasmo ha descritto con ammirabil buon senso e libertà il giusto carattere d'Ilario. Gli editori Benedettini si son limitati a rivederne il testo, a comporre gli annali della sua vita, ed a giustificarne i sentimenti e la condotta. [195] -Absque Episcopo Eleusio, et paucis cum eo; ex majore parte Asianae decem provinciae, inter quas consisto, vere Deum nesciunt. Atque utinam penitus nescirent! Cum procliviore enim venia ignorarent, quam obtrectarent.- Hilar. -de Sinod, sive de Fide Orient. c. 63. p. 1186 edit. Bened.- Nel celebre Paralello fra l'ateismo e la superstizione, il Vescovo di Poitiers sarebbe restato sorpreso di trovarsi nella filosofica società di Bayle e di Plutarco. [196] Hilar. -ad Constantium lib. II. c. 4. 5. p. 1227. 1228-. Questo notabile passo meritò l'attenzione di Locke che lo trascrisse, -Vol. III. p. 470-, nel modello del suo nuovo Repertorio. [197] Appresso Filostorgio, -lib. III. c. 15-, il carattere e le avventure di Aezio sembrano assai singolari, quantunque siano con tutta la cura addolcite dalla mano d'un amico. Il Gottofredo editore di Filostorgio, -p. 153-, che era più attaccato a' propri principj che all'autore, ha raccolte le odiose circostanze, che i diversi avversari di lui hanno conservato o inventato. [198] Secondo il giudizio d'uno che rispettava ambidue quei Settari, Aezio era dotato d'un ingegno più forte, ed Eunomio aveva acquistato più arte ed erudizione. -Philostorg. lib. VIII. c. 18.- La confessione e l'apologia d'Eunomio -Fabric. Bibl. Graec. Tom. VIII. p. 258-305- è una delle poche opere ereticali che ci sian rimaste. [199] Pure secondo l'opinione d'Estio e di Bull (-p. 297-) v'è una facoltà, cioè quella della creazione, che Dio -non può- comunicare ad una creatura. Estio, che sì esattamente determina i confini dell'onnipotenza, era Olandese di nascita, e di professione Teologo Scolastico. Dupin -Bibl. Eccles. Tom. XVII. p. 45-. [200] Sabino (-ap. Socrat. lib. II. c. 39.-) ne ha copiati gli atti; Atanasio ed Ilario hanno spiegato le divisioni di questo Sinodo Arriano: le altre circostanze relative al medesimo si sono esattamente raccolte dal Baronio e dal Tillemont. [201] -Fideli et pia intelligentia, de Synod. c. 77. p. 5193-. Nelle sue brevi note apologetiche (pubblicate per la prima volta da' Benedettini da un MS. di Chartres) osserva che usò questa cauta espressione, -qui intelligerem et impiam, p. 1206-. Vedi -p. 1146-. Filostorgio, che vedeva questi oggetti per un diverso mezzo, è disposto a dimenticare la differenza dell'importante dittongo. Vedi in particolare VIII. 17. e Gottofred. -p. 352-. [202] -Testor Deum coeli atque terrae me cum neutrum audissem, semper tamen utrumque sensisse... Regeneratus pridem et in Episcopatu aliquantisper manens, fidem Nicaenam nunquam nisi exulaturus audivi.- Hilar. -de Sinod. c. 91. p. 1205-. I Benedettini son persuasi, ch'egli governasse la Diocesi di Poitiers varj anni avanti il suo esilio. [203] Seneca -Epist. 58-, si duole, che neppure το ον de' Platonici, l'-ens- de' più arditi Scolastici, poteva esprimersi con un nome Latino. [204] La preferenza, che il quarto Concilio Lateranense finalmente diede ad una -numerica- piuttosto che -generica- unità (vedi Petav. -Tom. II. lib. IV. c. 13 p. 424-) veniva favorita dall'idioma Latino. Sembra che τριαϛ ecciti l'idea di sostanza: -Trinitas- quella di qualità. [205] -Ingemuit totus orbis, et Arrianum se esse miratus est-. Hieronym. -adv. Lucifer. Tom. I. p. 145-. [206] L'istoria del Concilio di Rimini vien narrata molto elegantemente da Sulpicio Severo (-Hist. Sacr. l. II. p. 419-430 ed. Lugd. Batav. 1647-) e da Girolamo nel suo dialogo contro i Luciferiani. Quest'ultimo ha in mira di difendere la condotta de' Vescovi Latini, che furono ingannati e che si pentirono. [207] Eusebio in -vit. Const. l. II. c. 64-72-. I principi di tolleranza e di filosofica indifferenza, contenuti in questa lettera, son molto dispiaciuti al Baronio, al Tillemont ec. i quali suppongono, che l'Imperatore avesse qualche cattivo consigliere, cioè o Satana, o Eusebio a' suoi fianchi. Vedi Jortin -Osserv. Tom. II. p. 183-. [208] Eusebio -in vit. Const. l. III. c. 13-. [209] Teodoreto ci ha conservato (l. I. c. 20) una lettera scritta da Costantino al popolo di Nicomedia, nella quale il Monarca medesimo si dichiara pubblico accusatore d'uno de' suoi sudditi: egli nomina Eusebio ο τηϛ τυραννικηϛ ωμοτητοϛ συμμυσηϛ (-complice della tirannica crudeltà-), e si duole dell'ostile condotta di lui nel tempo della guerra civile. [210] Vedi appresso Socrate (l. I. c. 8), o piuttosto ap. Teodoreto (l. I. cap. 12) una lettera originale d'Eusebio di Cesarea, nella quale tenta di giustificare la sua soscrizione all'Homoousion. Il carattere d'Eusebio è stato sempre un problema; ma quelli, che han letto la seconda Epistola critica del Clerc (-Ars. crit. Tom. III. p. 30-69-) debbono avere una opinione assai svantaggiosa della sincerità ed ortodossia del Vescovo di Cesarea. [211] Atanas. -Tom. I. p. 707-. Filostorg. -l. 1 c. 10- col Coment. del Gottofredo p. 41. [212] Socrate. l. I. c. 9. In queste lettere circolari, che furono indirizzate a varie città, Costantino si servì contro gli Eretici delle armi del ridicolo e della facezia -comica-. [213] Noi prendiamo la storia originale da Atanasio (-T-. I. -p-. 670) che dimostra qualche ripugnanza ad infamar la memoria del morto. Egli poteva esagerare in quest'occasione, ma il continuo commercio fra Costantinopoli ed Alessandria avrebbe resa pericolosa ogni invenzione. Quelli che insistono sulla narrazione letterale della morte d'Arrio (evacuò ad un tratto gl'intestini in un cesso) debbono assolutamente scegliere o il -veleno- o un -miracolo-. [214] Può rintracciarsi la mutazione de' sentimenti, o almeno della condotta di Costantino in Eusebio, -vit. Const. l-. III. -c-. 23 -l-. IV -c-. 41, in Socrate -l-. I. -c-. 23-39, in Sozomeno -l-. II. -c-. 16-34, in Teodoreto -l-. I. -c-. 14-34, ed in Filostorgio -l-. II. -c-. 1-17. Ma il primo di questi Autori era troppo vicino alla scena dell'azione, e gli altri troppo lontani. Egli è molto singolare, che si abbandonasse l'importante uffizio di continuare l'istoria Ecclesiastica a due laici e ad un eretico. [215] -Quia etiam tum Catechumenus Sacramentum fidei merito videretur potuisse nescire-. Sulp. Sev. -Hist. Sac. l.- II. -p-. 410. [216] Socrate -l-. II. -c-. 2. Sozomeno -lib-. III. -c-. 18. Atanasio -Tom-. I. -p-. 813-834. Egli osserva, che gli eunuchi sono i nemici naturali del -Figlio-. Si confrontino le osservazioni sulla Istoria Ecclesiastica del Dottor Jortin, -Vol-. IV. -p-. 3, con una certa genealogia nel -Candido- cap. IV. che termina in uno de' primi compagni di Cristoforo Colombo. [217] Sulpic. Sev. in -Hist. Sac-. l. II. p. 405, 406. [218] Cirillo (-ap. Baron. An-. 353. -n-. 26) osserva espressamente, che nel Regno di Costantino s'era trovata la Croce nelle viscere della terra; ma che nel Regno di Costanzo essa era comparsa nel mezzo del Cielo. Quest'opposizione prova evidentemente, che Cirillo ignorava lo stupendo miracolo, a cui s'attribuisce la conversione di Costantino; e tal ignoranza è tanto più sorprendente, che non più di dodici anni dopo la morte di lui, Cirillo fu consacrato Vescovo di Gerusalemme dall'immediato successore d'Eusebio di Cesarea. Vedi Tillemont -Mem. Eccl. Tom. VIII p. 715-. [219] Non è facile il determinare fino a qual segno si possa difendere l'ingenuità di Cirillo, mediante qualche naturale apparenza d'un alone solare. [220] Filostorg. -l. III. c. 26-. Egli è seguitato dall'Autore della Cronica Alessandrina, da Cedreno e da Niceforo. Vedi Gottofredo. -Dissert. p. 188-. Essi non potrebbero ricusare un miracolo neppure dalle mani d'un avversario. [221] Un passo così curioso merita bene d'essere trascritto. -Christianam Religionem absolutam et simplicem anili superstitione confundens; in qua scrutanda perplexius, quam componenda gravius excitaret dissidia plurima, quae progressa fusius aluit concertatione verborum, ut catervis Antistitum jumentis publicis ultro citroque discurrentibus, per sinodos- (-quas appellant-)- dum ritum omnem ad suum trahere conantur- (-Valesio legge- conatur) -rei vehiculariae concideret nervos-. Ammiano XXI. 16. [222] Atanas. -Tom. I. p. 870-. [223] Socrat. -l.- II. -c.- 35-47. Sozomeno -l.- IV. -c.- 12-30. Teodoreto -l.- II. -c.- 18-32. Filostorg. -l.- IV. -c.- 6-12. -l.- V. -c.- 1-4 -l.- VI. -c.- 1-5. [224] Sozom. -l.- IV. c. 23. Atanas. -Tom.- I. -p.- 831. Il Tillemont (-Mem. Eccl-, VII. -p.- 947) ha raccolto varj esempi dell'orgoglioso fanatismo di Costanzo da diversi Trattati di Lucifero di Cagliari. I soli titoli di que' Trattati inspirano zelo e terrore. «-Moriendum pro Dei Filio-» «-De regibus apostaticis» «De non conveniendo cum haeretico-» «-De non parcendo in Deum delinquentibus-». [225] Sulpic. Sev. -Hist. Sacr. l. II. p. 418, 430-. Gl'Istorici Greci eran molto ignoranti degli affari dell'Occidente. [226] È un danno, che Gregorio Nazianzeno componesse un panegirico piuttosto che una vita d'Atanasio; ma possiamo godere, e profittar del vantaggio di trarre i più autentici materiali dal ricco fondo delle proprie di lui epistole ed apologie: -Tom-. I. -p. 670-951-. Io non imiterò l'esempio di Socrate (-l. 2. c. 1-), che pubblicò la prima edizione della sua Storia senza prendersi la pena di consultare gli scritti d'Atanasio. Pure anche Socrate, e Sozomeno, di lui più curioso, ed il dotto Teodoreto servono a connettere la vita d'Atanasio con la serie dell'istoria Ecclesiastica. La diligenza del Tillemont, -Tom-. VIII, e degli Editori Benedettini ha raccolto tutti i fatti, ed esaminata ogni difficoltà. [227] Sulpicio Severo (-Hist. Sacr. l. II. p. 396-) lo chiama legale, e giurisconsulto. Presentemente non può ravvisarsi questo carattere, o si consulti la vita, o le opere d'Atanasio. [228] -Dicebatur enim fatidicarum sortium fidem, quaeve augurales portenderent alites scientissime callens aliquoties praedixisse futura-. Ammian. XV. 7. Sozomeno (-l. IV. c. 10-) riferisce una profezia o piuttosto uno scherzo, da cui si prova evidentemente che Atanasio, se le cornacchie parlan Latino, intendeva il linguaggio delle cornacchie. [229] Si fece leggiermente menzione dell'irregolare ordinazion d'Atanasio ne' Concilj, che si tenner contro di lui. Vedi Filost. -lib. II. c. 11- e Gottofredo -p. 71.- Ma può appena supporsi, che l'assemblea de' Vescovi dell'Egitto solennemente attestasse una pubblica falsità. Atanas. -Tom. I. p. 726-. [230] Vedi l'Istoria de' Padri del deserto pubblicata da Rosweide, e Tillemont (-Mem. Eccl. Tom. VII.-) nelle vite d'Antonio, e di Pacomio. Atanasio medesimo, che non isdegnò di comporre la vita del suo amico Antonio, ha diligentemente osservato, quanto spesso il santo Monaco deplorasse e profetizzasse i danni dell'eresia Arriana. Atanas. Tom. -II. p. 492-498.- [231] A principio Costantino minacciava -parlando-, e domandava -scrivendo-, και αγραφωϛ μεν ηπειλει, γραφων δε ηξιον. Le sue lettere di poi presero un minaccevole accento, ma mentre chiedeva, che a -tutti- fosse aperto l'ingresso della Chiesa, evitava l'odioso nome d'Arrio. Atanasio da sagace politico, ha diligentemente notato queste distinzioni, (-Tom. I. p. 788-) che gli somministravano qualche motivo di scusa o di dilazione. [232] I Meleziani ebbero origine in Egitto, come in Affrica i Donatisti, da una disputa Episcopale nata dalla persecuzione. Io non ho tempo di esporre tal oscura controversia, la quale sembra essersi male rappresentata dalla parzialità d'Atanasio, e dall'ignoranza d'Epifanio. Vedi Mosemio -Istor. gener. della Chiesa Vol. I. p. 201-. [233] Viene specificato il trattamento de' sei Vescovi da Sozomeno -lib. II. c. 25-; ma Atanasio medesimo, sì abbondante per rispetto ad Arsenio ed al calice, lascia questa grave accusa senza risposta. [234] Atanas. -Tom. I. p. 788-. Socrat. -lib. I. c. 28-. Sozomeno -lib. II. c. 25-. L'Imperatore nella sua Lettera di convocazione ap. Euseb. (-in vit. Constant. lib. IV. c. 42-) par che giudichi anticipatamente alcuni membri del Clero, ed era più che probabile, che il Sinodo applicasse tali rimproveri ad Atanasio. [235] Vedi in particolare la seconda Apologia d'Atanasio (-Tom. I. p. 763-808-) e le sue lettere a' Monaci (-p. 808-866-). Queste son giustificate con originali ed autentici documenti; ma inspirerebbero maggior credibilità, se egli meno innocente, e meno assurdi vi comparissero i suoi nemici. [236] Euseb. -in vit. Const. lib. IV. c. 41-47-. [237] Atanas. -Tom. I. p. 804-. In una Chiesa dedicata a S. Atanasio, tal situazione somministrerebbe per una pittura un argomento più bello, che molte Storie di miracoli e di martirj. [238] Atanas. -Tom. I. p-. 729. Eunapio racconta (-in vit. Sophist. p. 36. 37 edit. Comelin-.) uno strano esempio della credulità e barbarie di Costantino in una simile occasione. L'eloquente Sopatro, Filosofo della Siria, godeva la sua amicizia, e aveva provocato l'ira d'Ablavio, Prefetto del Pretorio. Il popolo di Costantinopoli era mal contento, perchè s'era trattenuto l'arrivo delle navi che portavano il grano per mancanza di vento meridionale; e Sopatro fu decapitato sull'accusa, che egli aveva -legato- i venti per arte magica. Svida aggiunse, che Costantino con tal esecuzione pretese di provare che aveva assolutamente rinunziato alla superstizione de' Gentili. [239] Nel suo ritorno egli vide Costanzo due volte a Viminiaco ed a Cesarea nella Cappadocia. -Atanas. Tom. I. p. 676-. Il Tillemont suppone, che Costantino lo conducesse nella Pannonia al congresso dei tre reali fratelli. -Mem. Eccl. Tom. VIII. p. 69.- [240] Vedi Beveridge -Pand. Tom. I. p. 429-452- e -Tom. II. Annot. p. 182-. Tillemont -Mem. Eccl. Tom. VI. p. 310-324-. S. Ilario di Poitiers ha fatto menzione di questo Sinodo d'Antiochia con troppo favore e rispetto. Ei vi conta novanta sette Vescovi. [241] Questo Magistrato, sì odioso per Atanasio, è lodato da Gregorio Nazianzeno, -Tom. I. Orat. 21. p. 391-. -Saepe premente Deo fert Deus alter opem.- Per onore della natura umana ho sempre piacere di scoprire qualche buona qualità in quegli uomini, che dallo spirito di parte si sono dipinti come mostri e tiranni. [242] Le difficoltà cronologiche, le quali rendon dubbiosa la residenza d'Atanasio a Roma, sono vigorosamente trattate dal Valesio -Observ. ad Calc. Tom. II. Hist. Eccles. lib. I c. 1-5-, e dal Tillemont -Mem. Eccles. Tom. VIII. p. 674- ec. Io ho seguitato la semplice ipotesi del Valesio, che non ammette che un sol viaggio dopo l'intrusione di Gregorio. [243] Non posso fare a meno di trascrivere una giudiziosa osservazione di Wetstein -Proleg. n. T. p. 19. Si tamen Historiam Ecclesiasticam velimus consulere, patebit jam inde a saeculo quarto, cum, ortis controversiis, Ecclesiae Graecae doctores in duas partes scinderentur, ingenio, eloquentia, numero tantum non aequales, eam partem quae vincere cupiebat Romam confugisse, majestatemque Pontificis comiter coluisse, eoque pacto oppressis per Pontificem et Episcopos Latinos adversariis praevaluisse, atque orthodoxiam in Conciliis stabilivisse. Eam ob caussam Athanasius non sine comitatu Romam petiit, pluresque annos ibi haesit.- [244] Filostorg. -l. III. c. 22-. Se nel promuovere gl'interessi della religione s'usò qualche corruzione, un avvocato d'Atanasio potrebbe giustificare o scusare tal equivoca condotta coll'esempio di Catone, e di Sidney; il primo de' quali si dice, che desse, ed il secondo che ricevesse doni in una causa di libertà. [245] Il Canone, che permette gli appelli a' Pontefici Romani, ha innalzato il Concilio di Sardica quasi alla dignità d'un Concilio generala; ed i suoi atti si sono, o per ignoranza o per arte confusi con quelli del Sinodo Niceno. Vedi Tillemont -Tom. VIII. p. 689- e Geddes -Tract. Vol. II. p. 419-460-. [246] Siccome Atanasio spargeva segrete invettive contro Costanzo (Vedi -l'epistola a' Monaci-) nel tempo stesso che l'assicurava del suo profondo rispetto, noi possiamo diffidare delle proteste dell'Arcivescovo. -Tom. I. p. 677-. [247] Nonostante il discreto silenzio d'Atanasio, e la manifesta finzione di una lettera riportata da Socrate, queste minacce son provate dalla certa testimonianza di Lucifero di Cagliari, ed anche di Costanzo medesimo. Vedi Tillemont -Tom. VIII. p. 693-. [248] Ho sempre avuto qualche dubbio intorno alla ritrattazione d'Ursacio e di Valente. Atanas. T. I. p. 776. Le loro lettere a Giulio, Vescovo di Roma, e ad Atanasio medesimo son di tempra sì differente l'una dall'altra, che non possono essere ambedue genuine. L'una tiene il linguaggio de' rei che confessano la loro colpa ed infamia, l'altra quello di nemici, che a termini uguali chiedono un'onorevole riconciliazione. [249] Le circostanze del suo secondo ritorno possono rilevarsi dal medesimo Atanasio Tom. I. p. 769. e 822, 843, da Socrate l. II. c. 18, da Sozomeno l. III. c. 19, da Teodoreto l. II. c. 11. 12, da Filostorgio l. III. c. 12. [250] Atanasio (Tom. I. pag. 677-678.) difende la sua innocenza con patetiche querele, con solenni asserzioni, e con ispeciosi argomenti. Egli conviene che erano state finte delle lettere in suo nome, ma domanda che siano esaminati i suoi segretarj e quelli del Tiranno, per conoscer se quelle lettere fossero state scritte dai primi, o dagli altri ricevute. [251] Atanasio Tom. I. p. 825-844. [252] Atanas. Tom, I. p. 861. Teodoreto l. II. c. 16. L'Imperatore si protestò, che egli desiderava più di sottomettere Atanasio, di quel che avesse bramato di vincer Magnenzio o Silvano. [253] Gli affari del Concilio di Milano son tanto imperfettamente ed erroneamente riferiti dai Greci Autori, che ci deve riuscir grato il supplemento di alcune lettere d'Eusebio, che il Baronio ha estratte dagli archivi della Chiesa di Vercelli, e di un'antica vita di Dionisio di Milano, pubblicata dal Bollando. Ved. Baron. An. 355. e Tillemont T. VII. p. 1415. [254] Gli onori, i presenti, i conviti, che sedussero tanti Vescovi, vengono con indegnazione mentovati da quelli che troppo eran puri o troppo superbi per non accettarli. «Noi combattiamo (dice Ilario di Poitiers) contro l'anticristo Costanzo, che invece di battere il dorso, solletica il ventre» -qui non dorsa coedit, sed ventrem palpat.- Hilar. -contr. Constant. c. 5.- p. 1240. [255] Si dice qualche cosa di tale opposizione da Ammiano (XV. 7.) che aveva una cognizione molto oscura o superficiale dell'Istoria Ecclesiastica: -Liberius... perseveranter renitebatur, nec visum hominem nec auditum damnare nefas ultimum saepe exclamans, aperte scilicet recalcitrans Imperatoris arbitrio. Id enim ille Athanasio semper infestus etc.- [256] Più propriamente però dalla parte ortodossa del Concilio Sardicense. Se i Vescovi di ambe le parti avessero secondo le regole reso i voti, la differenza sarebbe stata da 94 a 76. Il Tillemont (vedi Tom. VIII. pag. 1147. 1158.) giustamente si maraviglia che sì piccola superiorità procedesse con tanto vigore contro gli avversarj, il Capo dei quali immediatamente fu deposto. [257] Sulpic. Sever. -in Hist. Sacr.- l. II p. 412. [258] Ammiano XV. 5. fa menzione dell'esilio di Liberio. Vedi Teodoreto l. II. c. 16. Atanas. T. I. p. 834. 837. Ilar. -Fragm. I.- [259] Si è compilata la vita d'Osio dal Tillemont (T. VII. p. 524-561), che ne' termini più stravaganti a principio ammira, e quindi condanna il Vescovo di Cordova. Fra le querele d'Atanasio e d'Ilario intorno alla sua caduta, può distinguersi la prudenza del primo dal cieco e sfrenato zelo del secondo. [260] I Confessori dell'Occidente furono rilegati ne' deserti dell'Arabia o della Tebaide, e successivamente nelle solitudini del Monte Tauro, nelle parti più deserte della Frigia, che erano occupate dagli empi Montanisti ec. Quando l'eretico Aezio era troppo favorevolmente trattato a Mopsuestia nella Cilicia, gli fu cangiato, per consiglio d'Acacio, l'esilio, trasferendolo ad Amblada, luogo abitato da' Selvaggi, ed infestato dalla guerra e dalla peste. Filostor. l. V. c. 2. [261] Vedasi il crudel trattamento e la strana ostinazione d'Eusebio, nelle sue proprie lettere pubblicate dal Baronio an. 356. n. 92-102. [262] -Ceterum exules satis constat totius orbis studiis celebratos, pecuniasque eis in sumptum affatim congestas, legationibus quoque eos plebis catholica ex omnibus fere Provinciis frequentatos.- Sulp. Sev. -Hist. Sacr.- p. 414. Atanas. T. I. p. 836. 840. [263] Posson trovarsi ampi materiali per l'istoria di questa terza persecuzione d'Atanasio nelle proprie sue opere. Vedasi particolarmente la sua molto bella Apologia a Costanzo T. I. p. 673, la prima Apologia per la sua fuga p. 701, la sua lunga lettera a' Solitarj p. 808, e la protesta originale del popolo d'Alessandria contro le violenze commesse da Siriano p. 866. Sozomeno (l. IV. c. 9.) ha inserito nella sua narrazione due o tre luminose ed importanti circostanze. [264] Atanasio aveva ultimamente mandato per Antonio e per alcuni dei suoi principali Monaci. Essi discesero dalla loro montagna, annunziarono agli Alessandrini la santità d'Atanasio, ed onorevolmente furono accompagnati dall'Arcivescovo fino alle porte della città. Atan. -T. II. p. 491, 492-. Vedi anche Ruffino III. 164. -Vit. Patr. p. 524-. [265] Atanasio -Tom. I. p. 694-. Nel tempo che l'Imperatore o gli Arriani suoi segretari esprimono il loro sdegno, manifestano i timori e la stima che hanno d'Atanasio. [266] Tali minute circostanze son curiose per esser letteralmente trascritte dalla protesta, che tre giorni dopo fu pubblicamente presentata da' Cattolici d'Alessandria. Vedi Atanasio -T. I. p. 867-. [267] I Giansenisti hanno spesse volte paragonato Arnaldo con Atanasio, e si son diffusi con piacere sulla fede e sullo zelo, sul merito o sull'esilio di quei due celebri Dottori. Questo coperto paralello vien molto destramente maneggiato dall'Abbate della Bleterie. -Vie de Jov. T. I. p. 130.- [268] -Hinc jam toto orbe profugus Athanasius, nec ullus ei tutus ad latendum supererat locus. Tribuni, Praefecti, Comites, exercitus quoque ad pervestigandum eum moventur edictis Imperialibus; praemia delatoribus proponuntur, si quis eum vivum, si id minus, caput certe Athanasii detulisset.- Ruffino -l. I. c. 16-. [269] Gregor. Nazianz. -Tom. I. Orat XXI. p. 584-385-. Vedi Tillemont -Mem. Eccl. Tom. VII. p. 176, 410, 820-880-. [270] -Et nulla tormentorum vis inveniri adhuc potuit, quae obdurato illius tractus latroni invito elicere potuit, ut nomen proprium dicat.- Ammiano, XXII. 16 e Vales. -Iv.- [271] Ruffino -l. I. c. 18-. Sozomeno -l. IV. c. 10-. Questa e la seguente storia diverranno impossibili, se voglia supporsi che Atanasio continuasse ad abitar sempre nell'asilo che accidentalmente aveva preso. [272] Palladio (-Hist. Lausiac. c. 136 in vit. Patr. p. 776-) che è l'originale autore di quest'aneddoto, aveva trattato con la fanciulla medesima, che nella sua vecchiezza rammentavasi ancora con piacere d'una sì pia ed onorevole conversazione. Io non posso ammettere la delicatezza del Baronio, del Valesio, del Tillemont, che quasi rigettano un racconto, sì indegno (com'essi credono) della gravità dell'Istoria Ecclesiastica. [273] Atanasio -Tom. I. p. 869-. Io convengo col Tillemont (-Tom. VIII. p. 1197-), che le sue espressioni indicano una personale, sebbene forse occulta visita ai Sinodi. [274] La lettera d'Atanasio ai Monaci è piena di rimproveri, che il Pubblico dee riconoscere per veri; (-Vol.- I, -p.- 834. 856), ed in ossequio dei suoi lettori vi ha introdotto i confronti di Faraone, di Acab, di Baldassarre ec. L'ardire d'Ilario fu meno pericoloso, se pubblicò la sua invettiva nella Gallia dopo la rivolta di Giuliano; ma Lucifero mandò i suoi libelli a Costanzo, e quasi acquistò il premio del martirio. Vedi Tillemont -T.- VII. -p.- 905. [275] Atanasio (-Tom.- I. -p.- 811) si duole in generale di questa pratica, di cui dà in seguito un esempio (-p.- 861) nella pretesa elezione di Felice. Tre Eunuchi rappresentavano il Popolo Romano, e tre Prelati che seguivan la Corte, fecero le funzioni dei Vescovi delle Province Suburbicarie. [276] Il Tomassino (-Disc. Eccl. Tom.- I. -lib.- II. -c.- 72, 73. -p.- 966-984) ha raccolto molti curiosi fatti sopra l'origine ed il progresso del canto nella Chiesa, tanto d'Oriente che di Occidente. [277] Filostorg. -lib.- III. -c.- 13. Gottofredo ha esaminato questo punto con singolar esattezza -p.- 147 ec. Vi eran tre formule eterodosse, cioè «Al Padre -per- il Figlio, e -nello- Spirito Santo», «Al Padre -ed- al Figlio -nello- Spirito Santo» e «Al Padre -nel- Figlio, -e- Spirito Santo». [278] Dopo l'esilio d'Eustazio sotto il regno di Costantino, il rigido partito degli Ortodossi formò una divisione che in Seguito degenerò in scisma, e durò più d'ottant'anni. Vedi Tillemont -Mem. Eccles. Tom.- VII. -p.- 35-54, 1137-1158. -Tom.- VIII. -p.- 573, 632, 1313-1332. In molte Chiese però gli Arriani, e gli Homoousiani, che aveano rinunziato alla -comunione- fra loro, continuaron per qualche tempo ad unirsi nelle preghiere. Filostorg. -c.- 14. [279] Intorno a questa ecclesiastica rivoluzione di Roma vedi Ammiano XV. 7. Atanas. -Tom.- I. -p.- 35. -q.- VI. Sozomeno -lib.- IV. -c.- 15. Teodoreto -lib.- II. -c.- 17. Sulp. Sev. -Hist. Sacr. lib.- II. -p.- 412. Girol. -Chron. Marcellin. et Faustin. libell. p.- 3. 4. Tillemont -Memoir. Eccl. Tom.- IV. -p.- 336. [280] Cucuso fu l'ultimo Teatro della sua vita e de' suoi travagli. La situazione di quella solitaria città ne' confini della Cappadocia, della Cilicia, e dell'Armenia Minore ha prodotto qualche geografica perplessità; ma siam condotti al suo vero posto dal corso della strada Romana, che va da Cesarea ad Anazarbo. Vedi Cellar. -Geograph. Tom.- II. -p.- 213. Wesseling -ad itiner. p.- 179-703. [281] Atanasio (-Tom.- I. -p.- 703, 813, 814) asserisce ne' termini più positivi, che Paolo fu ucciso e ne appella non solo alla pubblica fama, ma anche alla non sospetta testimonianza di Filagrio, uno dei persecutori Arriani. Pure conviene, che gli Eretici attribuivano a malattia la morte del Vescovo di Costantinopoli. Atanasio vien servilmente copiato da Socrate -l.- II. -c.- 6; ma Sozomeno che dimostra un'indole più ingenua, pretende (-l.- IV. -c.- 2) d'insinuare un prudente dubbio. [282] Ammiano XIV. 10. rimette il lettore al racconto che fa egli stesso di questo tragico avvenimento. Ma non abbiamo più quella parte della sua storia. [283] Vedi Socrate -lib.- II -c.- 6, 7, 12, 13, 15, 16, 26, 27, 38, e Sozomeno -lib.- III. 3, 4, 7, 9, -lib.- IV. -c.- 11, 21. Gli Atti di S. Paolo di Costantinopoli, dei quali Fozio ha fatto un estratto (-Biblioth. p.- 1419, 1430) non sono che una semplice copia di quest'Istorici; ma un Greco moderno, che potè scriver la vita d'un Santo, senz'aggiungervi favole o miracoli, ha diritto di esigere qualche lode. [284] Socrate -lib.- II. -c.- 17, 38. Sozomeno -lib.- IV. -c.- 21. I principali assistenti di Macedonio nella persecuzione erano i due Vescovi di Nicomedia e di Cizico, che erano stimati per le loro virtù, e specialmente per la lor carità. Io non posso ritenermi dal rammentare al lettore, che la differenza fra -Homoousion- e -Homoiousion- è quasi invisibile all'occhio teologico più delicato. [285] Noi non sappiamo la precisa situazione di Mantinio. Parlando di queste quattro bande di legionari, Socrate, Sozomeno, e l'Autore degli Atti di S. Paolo usano i termini generali di αριθμοι, φαλανγεϛ, ταγματα, (-numeri, falangi, ordini-) che Niceforo molto a proposito traduce per -migliaia-, Valesio, -ad Socrat. lib.- II. -c.- 38. [286] Giulian. -Epist.- 52. -p.- 436. e -Spanem-. [287] Vedi Ottato Millevit. (specialmente -l.- III. -c.- 4) coll'istoria de' Donatisti fatta dal Dupin, e i documenti originali posti al fine della sua edizione. Il Tillemont (-Mem. Eccl. Tom.- VI. -p.- 147-165) ha laboriosamente raccolte le numerose circostanze, rammentate da Agostino, del furore dei Circoncellioni contro altri, e contro se stessi; e spesse volte ha espresso, quantunque senza pensarvi, le ingiurie, che provocato avean questi fanatici. [288] È molto piacevole l'osservare il linguaggio degli opposti partiti allorchè parlano delle medesime persone e delle medesime cose. Grato, Vescovo di Cartagine, incomincia le acclamazioni d'un Sinodo Ortodosso in tal modo: -Gratias Deo Omnipotenti, et Christo Jesu... qui imperavit religiosissimo Constanti Imperatori, ut votum gereret unitatis, et mitteret ministros sancti operis- famulos Dei -Paulum et Macarium: Monum. vel ad Calcem Optati p.- 313. -Ecce subito- (dice l'Autor Donatista della Passione di Marculo) -de Constantis Regis tyrannica domo... pollutum Macarianae persecutionis murmur increpuit; et- duabus bestiis -ad Africam missis eodem scilicet Macario, et Paulo, execrandum prorsus ac dirum Ecclesiae certamen indictum est; ut Populus Christianus ad unionem cum traditoribus faciendam, nudatis militum gladiis, et draconum praesentibus signis et turbarum vocibus cogeretur: Monum. p.- 304. [289] L'istoria dei Camisardi, stampata in 3 volumi in 12. a Villafranca nel 1760, può lodarsi come esatta ed imparziale. Per iscuoprire la religion dell'Autore si richiede qualche attenzione. [290] I Donatisti suicidi allegavano a loro giustificazione l'esempio di Razia, riportato nel -cap.- 14. -del Lib.- II. -dei Maccabei-. , 1 [ ] . 2 3 4 . 5 ' [ ] ; 6 ' ; 7 ; ' 8 9 [ ] . ' 10 , 11 . « 12 , , 13 . , 14 ' . , 15 ; 16 . ' 17 , 18 » [ ] . , 19 , 20 . ' , 21 , 22 ' 23 . ' ' , 24 , 25 ; , 26 27 . 28 , ; 29 , 30 ' . ' ( ) 31 « ; 32 ' ; 33 ; 34 , ' 35 ' » [ ] . 36 - - , 37 , 38 . , , 39 - - , ' 40 , ' 41 , ' 42 , [ ] . 43 44 [ ] ; 45 , ' 46 , 47 . 48 ' ' [ ] 49 ' ; , 50 , , 51 ' , . 52 , 53 ' ; , 54 . 55 , 56 ' , , 57 ' . 58 ' 59 ; , 60 61 . 62 , ; 63 . 64 ' ' ; 65 , ' 66 ' , , 67 , 68 . 69 70 : 71 72 [ ] - . . . - . - . - , , , . 73 74 [ ] , 75 , . , 76 ' . , 77 78 ; 79 ' , 80 ( - . . . - ) . 81 82 [ ] - 83 . - . . . , 84 - - , 85 ' . ' . 86 . - . . . - 87 88 [ ] . . ( . . - - . . - - . ) . 89 , 90 ' . 91 92 [ ] ( . . . . ) ( . . . ) . , 93 , ' 94 . ' : « , 95 » . 96 ' . 97 98 [ ] ' 99 ' ' , 100 . , ' , 101 , , 102 . ' 103 . . . 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