la causa di questa sorprendente desolazione, rammentata dalle leggi, che
all'amministrazione degl'Imperatori Romani[363].
Il modo di tassare, o sia per accidente o per consiglio premeditato,
sembra che unisse la sostanza di un'imposizione sulle terre colle forme
d'una capitazione[364]. Le spedizioni, che si facevano d'ogni Provincia
o distretto, esprimevano il numero de' sudditi tributari, e la somma
delle pubbliche imposizioni. Questa era divisa per quello, e la stima,
che una tal Provincia contenesse tanti -capita- o capi di tributo, e che
ogni -capo- fosse tassato per un tal prezzo, era universalmente ammessa
non solo ne' calcoli popolari, ma anche ne' legali. La valuta d'un capo
tributario doveva esser varia secondo le molte accidentali, o almeno
varianti circostanze; ma ci si è conservata qualche notizia di un fatto
molto curioso e della massima importanza, perchè appartiene ad una delle
più ricche Province del Romano Impero, e che adesso fiorisce come il più
splendido regno d'Europa. I rapaci Ministri di Costanzo avevano dato
fondo alla ricchezza della Gallia, esigendo per annuo tributo di
ciaschedun capo venticinque monete d'oro; l'umana politica del suo
successore ridusse la capitazione a sette[365]. Fatta dunque una
moderata proporzione fra questi contrari estremi di straordinaria
oppressione e di passeggiera indulgenza, può forse determinarsi la comun
misura delle imposizioni della Gallia a sedici monete d'oro o circa nove
lire sterline[366]. Ma questo calcolo, o piuttosto i fatti, da' quali è
dedotto, non posson mancare di suggerir due difficoltà ad una mente che
pensa, la quale resterà sorpresa nel tempo stesso e dall'-uguaglianza- e
dalla -grandezza- della capitazione. L'intraprendere di schiarirle può
per avventura spargere qualche lume sull'interessante materia delle
finanze nel decadente Impero.
I. Egli è chiaro, che finattanto che l'immutabil costituzione della
natura umana produce e mantiene una divisione sì disuguale di beni, la
parte più numerosa della società resterebbe priva della sua sussistenza
se volesse imporsi a tutti un'ugual tassa, dalla quale rileverebbe il
Sovrano una ben piccola entrata. Tale invero sarebbe anche la teoria
della capitazione Romana; ma in pratica non si sentiva più
quest'ingiusta uguaglianza subito che il tributo si fondava sul
principio di un'imposizione -reale- non già -personale-. Si univano più
indigenti cittadini a comporre un sol -capo-, o una parte della
tassazione; mentre un ricco Provinciale in proporzione delle sue
sostanze, rappresentava egli solo varj di questi enti immaginari. In una
poetica supplica, diretta ad uno degli ultimi e più meritevoli fra i
Principi Romani, che regnava nella Gallia, Sidonio Apollinare
rappresenta il suo tributo sotto la figura d'un triplice mostro, del
Gerione delle Greche favole, e prega il nuovo Ercole a graziosamente
degnarsi di salvargli la vita con tagliare i tre capi di quello[367]. La
fortuna di Sidonio era molto superiore alla ricchezza ordinaria d'un
poeta, ma se egli avesse proseguito l'allusione, avrebbe dovuto
rappresentare molti de' nobili Galli con i cento capi della formidabile
Idra, che si estendevano sulla superficie del paese, e divoravano la
sussistenza di cento famiglie.
II. La difficoltà di pagare un'annua somma di circa nove lire sterline
per la tassa di capitazione della Gallia può apparire ancor più
evidente, se facciasene il confronto col presente stato della medesima,
in un tempo ch'è governata dall'assoluto Monarca d'un popolo
industrioso, ricco ed affezionato. Le tasse di Francia nè per timore nè
per lusinghe si posson fare oltrepassare l'annuale somma di diciotto
milioni di lire sterline, che dovrebber forse dividersi fra ventiquattro
milioni d'abitatori[368]. Fra questi, sette milioni, considerati come
padri, fratelli, o mariti, possono soddisfare agli obblighi della
rimanente moltitudine di donne e di fanciulli; pure l'ugual porzione
d'ogni suddito tributario appena monterà sopra i cinquanta scellini di
nostra moneta, in luogo di un peso quasi quadruplo, che s'imponeva a'
Gallici lor antenati. Può trovarsi la ragione in tal differenza, non
tanto nella respettiva scarsità o abbondanza d'oro e d'argento, quanto
nello stato diverso di società nell'antica Gallia e nella Francia
moderna. In un paese dove ogni suddito ha il privilegio della libertà
personale, tutta la somma delle tasse, che si levano o sui beni stabili
o sul consumo, si può comodamente dividere in tutto l'intero corpo della
nazione. Ma la massima parte delle terre dell'antica Gallia, non meno
che delle altre Province del Mondo Romano, eran coltivate da schiavi, o
da contadini, la dipendente condizione de' quali non era che una meno
rigida servitù[369]. In tale stato i poveri eran mantenuti a spese de'
padroni, che godevano i frutti de' loro lavori; ma siccome ne' cataloghi
de' tributi non avevano luogo che i nomi di que' Cittadini, che avevano
i mezzi d'un'onorevole o almeno d'una decente sussistenza, così la
respettiva piccolezza del loro numero spiega e giustifica la maggior
rata della loro capitazione. La verità di tal proposizione può
illustrarsi col seguente esempio. Gli Edui, una delle più potenti e
culte tribù o città della Gallia, occupavano l'estensione d'un
territorio, che adesso contiene sopra cinquecentomila abitanti, nelle
due Diocesi Ecclesiastiche di Autun e di Nevers[370]; e con la probabile
aggiunta di quelle di Scialon e di Macon[371], la popolazione
ascenderebbe a ottocentomila anime. Nel tempo di Costantino, il
territorio degli Edui non dava che venticinquemila -capi- di
capitazione, settemila de' quali furono liberati da quel Principe dal
peso intollerabile del tributo[372]. Una giusta analogia par che
confermi l'opinione d'un ingegnoso istorico[373], che i cittadini liberi
e tributari non oltrepassassero il numero di mezzo milione; e se nella
comune amministrazione del Governo si possono considerare i loro annuali
pagamenti circa quattro milioni e mezzo, moneta inglese, se ne
ricaverebbe, che sebbene la porzione d'ogni individuo fosse quattro
volte maggiore, pure non s'esigeva nella Provincia Imperiale della
Gallia, che la quarta parte delle moderne tasse di Francia. Le esazioni
di Costanzo possono calcolarsi sette milioni di lire sterline, che
furono ridotte a due dall'umanità, o dalla saviezza di Giuliano.
Ma questa tassa o capitazione su' proprietari di terre, avrebbe lasciata
esente una ricca e numerosa classe di liberi cittadini. Colla mira di
far contribuire anche quella specie di ricchezza, che proviene dall'arte
o dal lavoro, e consiste in danaro o in mercanzie, s'impose
dagl'Imperatori un distinto e personal tributo sulla parte commerciante
de' loro sudditi[374]. Furono accordate alcune esenzioni, molto
strettamente limitate sì rispetto il tempo che il luogo, a' proprietari,
che disponevano del prodotto delle lor possessioni; si usò qualche
indulgenza verso chi professava le arti liberali; ma ogni altro ramo
d'industria, spettante al commercio, fu sottoposto al rigor della legge.
Il riguardevole mercante d'Alessandria, che introduceva le gemme e le
spezierie dell'India per l'uso del Mondo Occidentale; l'usuraio che
traeva dall'interesse della moneta un tacito ed ignominioso profitto;
l'ingegnoso artefice; il diligente meccanico; ed anche il rivenditore
più oscuro di ogni rimoto villaggio dovevano ammetter gli ufficiali del
Fisco a parte del loro guadagno; ed il Sovrano del Romano Impero, che
tollerava la professione delle pubbliche prostitute, partecipava
dell'infame lucro. Siccome questa generale imposizione sopra l'industria
si ritirava ogni quattro anni, essa era chiamata la -contribuzione
lustrale-: e l'istorico Zosimo[375] si lagna, che veniva annunciata
l'approssimazione del fatal periodo dalle lacrime e da' terrori de'
cittadini, ch'erano spesso dall'imminente sferza costretti a prendere i
partiti più abbominevoli ed inumani per procacciar la somma, in cui la
loro povertà era stata tassata. Non può in vero giustificarsi la
testimonianza di Zosimo dalla taccia di passione e di pregiudizio; ma
dalla natura di tal tributo sembra ragionevole il dedurre, ch'esso era
arbitrario nella distribuzione, ed estremamente rigoroso nella maniera
d'esigersi. La segreta ricchezza del commercio ed i guadagni precari
dell'arte o del lavoro non son suscettibili, che d'una arbitraria
valutazione, che di rado è svantaggiosa per l'interesse del Fisco; e
siccome la persona del trafficante supplisce alla mancanza d'una
visibile e permanente sicurezza, così il pagamento dell'imposizione, che
nel caso de' tributi sopra le terre si può ottenere mediante il possesso
de' beni, rare volte può estorcersi per altri mezzi che per quelli delle
pene corporali. Viene attestato, e forse mitigato il crudel trattamento
degl'insolventi debitori del Fisco da un editto molto umano di
Costantino, che disapprovando l'uso de' tormenti e delle verghe, assegna
un'ampia ed ariosa prigione per luogo della loro custodia[376].
Queste tasse generali erano imposte ed esatte per assoluta autorità del
Monarca; ma le offerte, che secondo le occasioni facevansi dell'-oro
coronario-, conservarono sempre il nome e l'apparenza del consenso del
Popolo. V'era un uso antico, che i confederati della Repubblica, i quali
ascrivevano la lor salvezza, o liberazione al buon successo delle armi
Romane; ed anche le città dell'Italia, che ammiravano il valore del
vittorioso lor Generale, adornavan la pompa del suo trionfo con doni
volontari di corone d'oro, le quali dopo la cerimonia eran consacrate
nel tempio di Giove per rimanere come un durevol monumento della sua
gloria ne' futuri secoli. Il progresso dello zelo e della adulazione
moltiplicò ben presto il numero, ed accrebbe la grandezza di questi
popolari donativi; ed il trionfo di Cesare fu adornato di duemila
ottocento ventidue massicce corone, il peso delle quali ascendeva a
ventimila quattrocento quattordici libbre d'oro. Fu immediatamente fatto
fondere questo tesoro dal prudente Dittatore, che conosceva sarebbe
stato più utile a' suoi soldati che agli Dei: l'esempio di lui fu
imitato da' suoi successori, e fu introdotto il costume di mutar questi
splendidi ornamenti nel più grato dono di corrente moneta d'oro
dell'Impero[377]. A lungo andare, i donativi spontanei furono esatti
come dovuti per obbligo; ed invece di ristringersi all'occasione d'un
trionfo, si supponeva, che si largissero dalle varie città delle
province della Monarchia, ogni volta che l'Imperatore si compiaceva
d'annunziare il suo avvenimento al trono, il suo Consolato, la nascita
d'un figlio, la creazione d'un Cesare, una vittoria contro i Barbari, o
qualunque altro reale o immaginario successo che felicitava gli annali
del suo regno. Il libero donativo particolare del Senato di Roma era
fissato dall'uso a mille seicento libbre d'oro, o intorno a cento
vent'ottomila zecchini. I sudditi oppressi vantavano la loro felicità,
perchè il Sovrano graziosamente si compiaceva d'accettar questo debole,
ma volontario attestato della lor fedeltà e gratitudine[378].
Un popolo, insuperbito dall'orgoglio, od esacerbato dalla scontentezza,
si trova rare volte in grado di formare una giusta idea dell'attuale sua
situazione. I sudditi di Costantino erano incapaci di discernere la
decadenza del genio e della maschia virtù, che tanto li rendeva
inferiori alla dignità de' loro antenati: ma potevano ben sentire e
dolersi del furor della tirannia, del rilassamento della disciplina e
della moltiplicazione delle tasse. L'istorico imparziale, che riconosce
la giustizia de' loro lamenti, non lascerà d'osservare alcune favorevoli
circostanze, che tendevano ad alleggerir la miseria della loro
condizione. La minacciosa tempesta de' Barbari, che sì presto rovesciò i
fondamenti della grandezza Romana, era sempre rispinta o sospesa sulle
Frontiere. Si coltivavano le arti del lusso e le lettere, e dagli
abitanti di una gran parte del globo godevansi gli eleganti piaceri
della società. Le formalità, la pompa, e le spese del Governo civile
contribuivano a tenere in freno l'irregolar licenza de' soldati; e
quantunque le leggi fossero violate dalla forza, o pervertite dalla
sottigliezza, i savj principj della Romana giurisprudenza conservavano
tuttavia un sentimento d'ordine e d'equità, incognito al dispotico
governo dell'Oriente. I diritti dell'uman genere potevan trarre qualche
patrocinio dalla Religione e dalla Filosofia; ed il nome di libertà che
non doveva più destar timore veruno, poteva qualche volta avvertire i
successori d'Augusto, ch'essi non regnavano sopra una nazione di Schiavi
o di Barbari[379].
NOTE:
[187] Polibio (-l. IV. p. 423-) dell'edizione del Casaubono. Egli
osserva che la pace de' Bizantini spesso era disturbata, e ristretta
l'estensione del lor territorio dalle scorrerie dei Barbari della
Tracia.
[188] La città fu fondata 656 anni avanti l'Era Cristiana da Biza, uomo
di mare, che si diceva figlio di Nettuno. I suoi seguaci eran venuti da
Argo e da Megara. Fu in seguito rifabbricato e fortificato Bizanzio da
Pausania, generale Spartano. Vedi Scaligero -animad. ad Euseb. p. 81-.
Ducange -Constantinopolis l. 1. part. 1. c. 15, 16-. Quanto alle guerre
dei Bisantini contro Filippo, i Galli ed i Re della Bitinia non si dee
prestar fede, che agli antichi scrittori i quali vissero prima che la
grandezza della città Imperiale suscitasse lo spirito di adulazione e di
falsità.
[189] Il -Bosforo- è stato molto minutamente descritto da Dionisio di
Bisanzio, che visse a' tempi di Diocleziano (Hudson -Georg. Minor. Tom.
III.-), e da Gilles o Gillio viaggiatore Francese del XVI. Secolo.
Sembra, che Turnefort (-Lett. XV.-) siasi servito de' suoi propri occhi
e dell'erudizione di Gillio.
[190] Ben poche congetture sono così felici, come quella del Le Clerc,
il quale suppone (-Biblioth. univ. Tom. I. p. 248-) che le arpie non
fossero che locuste. Il nome Siriaco o Fenicio di quest'insetti, il
ronzio che fanno nel volare, il fetore e la devastazione che producono,
ed il vento settentrionale, che li trasporta verso il mare, tutto
contribuisce a stabilire questa probabilissima somiglianza.
[191] Amico risedeva in Asia fra le antiche e le nuove rocche, in un
luogo chiamato -Laurus insana-; e Fineo in Europa vicino al villaggio di
Mauramolo ed al Mar Nero. Vedi Gyll. -de Bosphor. l. III. c. 23-.
Tournefort -Lett. XV.-
[192] L'inganno proveniva da varie punte di scogli alternativamente
coperte ed abbandonate dalle onde. Al presente non sono che due piccole
isole situate in vicinanza de' due contrari lidi; quella d'Europa è
distinta per la colonna di Pompeo.
[193] Gli antichi la facevano di 120 stadi, o di quindici miglia Romane.
Essi cominciavano a misurar lo stretto dalle nuove fortezze, ma lo
continuavano fino alla città di Calcedone.
[194] Ducas -Hist. c. 34-. Leunclav. -Hist. Turc. Musulmanic. l. XV. p.
577-. Sotto l'Impero Greco, queste fortezze servivano per li prigionieri
di Stato col tremendo nome di -Lete- e di torri dell'obblivione.
[195] Serse fece imprimere sopra due colonne di marmo in lettere Greche
ed Assirie i nomi delle nazioni a lui sottoposte ed il sorprendente
numero delle sue fortezze terresti e marittime. I Bizantini dipoi
trasportarono queste colonne dentro la città, e se ne servirono per
altari delle tutelari loro Divinità. Herodot. -l. IV. c. 37-.
[196] -Namque arctissimo inter Europam Asiamque divortio Bysantium in
extrema Europa posuere Graeci, quibus Pythium Apollinem consulentibus,
ubi conderent urbem, redditum oraculum est, quaererent sedem coecorum
terris adversam. Ea ambage Chalcedonis monstrabantur, quod priores illuc
advecti, praevisa locorum utilitate pecora legissent. Tacit. Annal. XII.
62.-
[197] Strab. -l. X. p. 492-. Presentemente se ne son tagliati molti
rami, o per parlare meno figuratamente, molti seni del porto si son
ripieni. Vedi Gyll. -de Bosph. Thrac. l. I. c. 3-.
[198] Procop. -de adific. l. I. c. 5-. La sua descrizione vien
confermata da' viaggiatori moderni. Vedi Thevenot. -P. I. l. I. c. 15-.
Tournefort -lett. XII-. Niebuhr -viagg. d'Arab. p. 22-.
[199] Vedi Ducange -C. l. I. P. I. c. 16-. e le -sue osservazioni sopra
Villehardouin p. 289-. Fu tirata una catena da Acropoli vicino al
moderno Kiosco fino alla torre di Galata ed era sostenuta a convenienti
distanze da grossi pali di legno.
[200] Thevenot (-viagg. in Levante P. I. l. I. c.- 14) ne riduce la
misura a 125 piccole miglia Greche. Belon (-Observat. l. I. c.- 1)
dà una buona descrizione della Propontide, ma si contenta
dell'indeterminata espressione di una giornata e mezzo di cammino. Dove
Sandys (-viag. p.- 21) parla di 150 stadi tanto in lungo che in largo,
non può supporsi che un error di stampa nel testo di questo giudizioso
viaggiatore.
[201] Vedasi un'ammirabile dissertazione del Dauville sopra l'Ellesponto
e i Dardanelli, nelle -Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni Tom.
XXVIII. p.- 318-346. Pure anche quell'ingegnoso Geografo è troppo
inclinato a supporre delle nuove e forse immaginarie misure, ad oggetto
di render gli antichi scrittori tanto esatti, quanto egli stesso. Gli
stadi, de' quali si serve Erodoto nella descrizione dell'Eussino, del
Bosforo ec. (-l. IV. c.- 85) senza dubbio devono esser tutti della
medesima specie; ma sembra impossibile di conciliarli o con la verità, o
fra di loro.
[202] La distanza obbliqua fra Sesto ed Abido era di trenta stadi.
S'espone dal Mahudol l'improbabilità del racconto di Ero e Leandro, ma
coll'autorità de' poeti e delle medaglie si difende dal La Nauze. Vedi
-Accad. delle Inscriz. Tom. VII. Hist. p.- 74. -Mem. p.- 140.
[203] Vedi -lib. VII.- d'Erodoto, che ha innalzato un elegante trofeo
alla sua propria fama, ed a quella del suo paese. Sembra che ne sia
stata fatta l'enumerazione con tollerabile accuratezza; ma era
interessata la vanità, prima de' Persiani e poi de' Greci, ad amplificar
l'armamento e la vittoria. Io dubiterei molto se gl'-invasori- abbiano
mai sorpassato il numero degli uomini di qualunque paese, che abbiano
attaccato.
[204] Vedi le -Osservazioni- di Wood -sopra Omero p.- 320. Io ho preso
con piacere quest'osservazione da un Autore, che in generale non par che
abbia corrisposto all'espettazione del Pubblico e come critico e meno
ancora come viaggiatore. Aveva egli veduti i lidi dell'Ellesponto; avea
letto Strabone; dovrebbe aver consultati gl'itinerari Romani: come fu
dunque possibile che confondesse -Ilium- con -Alexandria Troas-
(-Observ. p.- 340, 341) città, che sono 6 miglia distanti l'una
dall'altra?
[205] Demetrio di Scepside scrisse sessanta libri sopra trenta versi del
catalogo d'Omero. Per soddisfare la nostra curiosità è sufficiente il
-lib. XIII- di Strabone.
[206] Strab. -l. XIII. p.- 595. Omero descrive con gran chiarezza la
disposizione delle navi, che furono tratte in terra ed i posti d'Aiace e
d'Achille.
[207] Zosimo -l. II. p.- 10. Sozomen. -l. II. c.- 3. Teofan. p. 18.
Nicefor. Callisto -l. VII. p.- 48. Zonara -Tom. II. l. XIII. p.- 6.
Zosimo pone la nuova città fra Ilio ed Alessandria; ma questa apparente
differenza può conciliarsi con ciò, che dicono gli altri, mediante la
grand'estensione della sua circonferenza. Avanti la fondazione di
Costantinopoli, Cedreno dice che venne progettata per capitale
Tessalonica, e Zonara, Sardica. Tutti e due suppongono con ben poca
probabilità che l'Imperatore, se non fosse stato impedito da un
prodigio, avrebbe rinnovato l'errore de' -ciechi- Calcedonesi.
[208] Descriz. dell'Oriente di Pocock -Vol. II, part. II. p.- 127. La
descrizione, ch'ei fa de' sette colli, è chiara ed esatta. Questo
viaggiatore di rado è tanto soddisfacente come in quest'occasione.
[209] Vedi Belon. -Osserv. c.- 72, 76. Fra le varie specie di pesci i
Pelamidi, che sono una specie di Tonni, erano i più celebri. Si può
rilevar da Polibio, da Strabone e da Tacito che il guadagno della pesca
formava la rendita principale di Bizanzio.
[210] Vedi l'eloquente descrizione del Busbequio -Epist. I.- -p.- 64.
-Est in Europa; habet in conspectu Asiam, Aegyptum, Africamque a dextra:
quae tametsi contiguae non sunt, maris tamen, navigandique commoditate
veluti junguntur. A sinistra vero Pontus est Euxinus etc.-
[211] -Datur haec venia antiquitati, ut miscendo humana divinis,
primordia Urbium augustiora faciat.- Tit. Liv. -in Proëm.-
[212] In una delle sue leggi così s'esprime. -Pro comoditate Urbis, quam
materno nomine, jubente Deo, donavimus. Cod. Theodos. l. XIII. Tit. V.
leg. 7.-
[213] I Greci, come Teofane, Cedreno e l'Autore della Cronica
Alessandrina si contengono dentro i limiti di espressioni vaghe o
generali. Volendo un ragguaglio più circostanziato della visione,
bisogna ricorrere a tali scrittori Latini, quale è Guglielmo di
Malmesbury. Vedi Ducange -C. P. l. I. p.- 24, 25.
[214] Vedi Plutarc. -in Romul. Tom. I. p. 49. Edit. Bryan.- Fra le altre
cerimonie facevasi una gran buca, la quale si riempiva con pugni di
terra, che ciascheduno de' nuovi abitanti portava dal luogo della sua
nascita, ed in tal modo adottava la sua nuova patria.
[215] Filostorg. -l. II. c.- 9. Questo accidente, quantunque preso da un
autore sospetto, è caratteristico e probabile.
[216] Vedi nelle -Memor. dell'Accad. delle Iscriz. T. XXXV-. -pag.- 747,
758 una dissertazione del Danville sopra l'estensione di Costantinopoli.
Egli prende la pianta inserita nell'-Impero Orientale- del Banduri per
la più esatta; ma con una serie di minutissime osservazioni corregge la
stravagante proporzione della scala, e determina che la circonferenza
della città è di circa 7800 tese Francesi invece di 9500.
[217] Appresso gl'Inglesi un acro contiene un'estensione di terra, lunga
40 pertiche e larga 4.
[218] Codin. -Antiquit. Const. p.- 12. Egli assegna per limite dalla
parte del porto la chiesa di S. Antonio. Se ne fa menzione dal Du Cange
-l. IV. c. VI.- ma non mi è riuscito di scuoprire il luogo, dov'essa era
situata.
[219] Fu costruita la nuova muraglia di Teodosio nell'anno 413. Nel 447
fu gettata a terra da un terremoto, ed in tre mesi rifabbricata dalla
diligenza del Prefetto Ciro. Il sobborgo della -Blacherne- fu per la
prima volta compreso nella città al tempo d'Eraclio. Du Cange -Const. l.
I. c. 10, 11-.
[220] Nella -Notizia ec.- se n'esprime la misura con piedi 14075. Si può
ragionevolmente supporre, che questi fossero piedi Greci, la proporzione
de' quali fu ingegnosamente determinata dal Danville. Secondo esso 180
piedi equivalgono ai 78 cubiti Asemiti, che diversi scrittori dicono
esser l'altezza di S. Sofia. Ciascheduno di questi cubiti era uguale a
27 pollici francesi.
[221] L'esatto Thevenot (-l. I. c. 15-) in un'ora e tre quarti girò
intorno a' due lati del triangolo, dal Chiosco del Serraglio fino alle
sette Torri. Danville accuratamente pondera, e molto s'affida a questa
decisiva testimonianza che somministra una circonferenza di dieci o
dodici miglia. Molto s'allontana dall'ordinario suo carattere
Tournefort, allorchè (-Lett. XI-) s'estende alla stravagante misura di
trenta o di trentaquattro miglia, senz'includervi Scutari.
[222] Il luogo chiamato -Sycae- (o sia i Fichi) formava la decima terza
regione, e fu molto abbellito da Giustiniano. Esso ebbe in seguito i
nomi di Pera, e di Galata. È ovvia l'etimologia del primo, incognita
quella del secondo nome. Vedi Du Cange -Const. l. I. c. 22-. Gyll. -de
Byzant. l. IV. c. 10-.
[223] Cento undici stadi, che possono computarsi in miglia Greche
moderne di 7 stadi l'uno, o sia di 660 ed alle volte di sole 600 tese
Francesi. Vedi Danville -Misur. Itinerar. p. 53-.
[224] Corretti gli antichi Testi, che descrivono la grandezza di
Babilonia e di Tebe; ridotte a' giusti termini l'esagerazioni, e
certificate le misure, troviamo, che quelle famose città avevano la
grande, ma non incredibil circonferenza di circa venticinque o trenta
miglia. Si confronti Danville nelle -Memor. dell'Accad. Tom. XXVIII. p.
235- colla sua -Descrizione dell'Egitto pag. 201, 202-.
[225] Se Costantinopoli e Parigi si dividano in tanti quadrati di 50
tese Francesi l'uno, il primo contiene 850 di queste parti, ed il
secondo 1160.
[226] Seicento centinaia, o sessantamila libbre d'oro. Tal somma è presa
da Codino -Antiq. Const. p. 11-. Ma questo disprezzabile Autore, a meno
che non abbia tratta la sua relazione da qualche sorgente più pura, non
sarebbe probabilmente stato capace di contare in una maniera così
disusata.
[227] Quanto alle foreste del Mar Nero vedasi Tournefort -Lett. XVI-.
Quanto alle cave di marmo di Proconneso, vedi Strabone -l. XIII. p.
588-. Queste ultime avevan già somministrato i materiali alle grandiose
fabbriche di Cizico.
[228] Vedi -Cod. Theod. lib. XIII. Tit. IV. leg. 1-. La data di questa
legge è dell'anno 334 e fu indirizzata al Prefetto dell'Italia, la
giurisdizione del quale s'estendeva sull'Affrica. Merita d'esser
consultato il Comentario del Gotofredo sopra tutto il Titolo.
[229] -Constantinopolis dedicatur pene omnium Urbium nuditate: Hieronym.
Chron. p. 181-. Vedi Codin. -p. 8, 9-. L'autore delle Antichità Cost.
-l. III- (appresso Banduri -Imp. Orient. Tom. I. p. 41-) enumera Roma,
Sicilia, Antiochia, Atene ed una lunga lista di altre città. Può
supporsi che le Provincie della Grecia e dell'Asia minore avranno
somministrato il più ricco bottino.
[230] -Hist. Comp. p. 369.- Esso descrive la statua, o piuttosto il
busto d'Omero con sì fino gusto, che chiaramente indica, che Cedreno
copiò lo stile d'un secolo più fortunato.
[231] Zosimo -l. II. p. 106. Cronic. Alessand. o Pasqual. p. 284-. Du
Cange -Const. l. I. c. 24-. Anche quest'ultimo scrittore pare, che
confonda il Foro di Costantino coll'Augusteo, o corte del Palazzo. Io
non sono ben sicuro, se abbia precisamente distinto quel che appartiene
all'uno ed all'altro.
[232] Pocock porge la descrizione più tollerabile di tal colonna,
-Descriz. d'Orient. vol. II. Part. II. p. 131-, ma essa in molti luoghi
è tuttavia oscura, e non soddisfa pienamente.
[233] Du Cange -Const. l. I. c. 24. p. 76-, e le sue -not. ad Alexiad.
p. 382-. La statua di Costantino o d'Apollo fu abbattuta nel tempo di
Alessio Comneno.
[234] Tournefort (-Lett. XII.-) considera l'Atmeidan 400 passi. Se
intende passi geometrici di sette piedi l'uno, sarebbe stato lungo 300
tese, intorno a quaranta più lungo del gran Circo di Roma. Vedi Danville
-Misur. Itiner. p. 72-.
[235] Se i custodi delle reliquie più sante potessero addurre una serie
di prove, quali si possono allegare in quest'occasione, ne sarebbero ben
essi contenti. Vedi Banduri -ad antiquit. Const. p. 668-. Gyll. -de
Bizant. l. II. c. 13-. 1. Può in primo luogo provarsi l'originale
consacrazione del tripode, e della colonna nel tempio di Delfo
coll'autorità d'Erodoto e di Pausania; 2. Zosimo Pagano si trova
d'accordo co' tre Storici Ecclesiastici, Eusebio, Socrate e Sozomeno in
asserire, che per ordine di Costantino furon trasportati a
Costantinopoli gli ornamenti sacri del tempio di Delfo; e fra gli altri
espressamente si nomina la colonna serpentina dell'Ippodromo. 3. Tutti i
viaggiatori Europei, che sono stati a Costantinopoli da Buondelmonti
fino a Pocock, la descrivono nel medesimo luogo, e quasi nell'istessa
maniera; e le differenze, che si trovan fra loro, non nascono che dalle
ingiurie che ha sofferto da' Turchi. Maometto II. con un colpo di scure
spezzò la mascella di sotto ad uno de' serpenti. Thevenot -l. I. c. 17-.
[236] Da' Greci fu adottato il nome Latino di -cochlea-, e
frequentemente s'incontra nell'istoria Bizantina. Du Cange -Const. l.
II. c. 1. p. 104-.
[237] Vi sono tre punti topografici, che indicano la situazione del
Palazzo; 1. La scala che lo faceva comunicare coll'Ippodromo o Atmeidan,
2. Un piccolo porto artificiale sulla Propontide, da cui salivasi
facilmente per una serie di scalini di marmo a' giardini del Palazzo, 3.
L'Augusteo, ch'era una spaziosa corte, un lato della quale veniva
occupato dalla facciata del palazzo, e l'altro dalla chiesa di Santa
Sofia.
[238] Zeusippo era un epiteto di Giove, ed i bagni facevano una parte
dell'antico Bizanzio. Du Cange non ha sentito la difficoltà di
determinarne la vera situazione. L'Istoria par che gli unisca con S.
Sofia, e col palazzo; ma la pianta originale, inserita nel Banduri, li
pone dall'altra parte della città, vicino al porto. Quanto alle loro
bellezze, vedi -Chron. Paschal. p. 285- e Gyll. -de Byzan. l. II. c. 7-.
Cristodoro (-Antiquit. Const. l. VII-) compose delle iscrizioni in versi
per ogni statua. Egli era un poeta Tebano di nascita non men che
d'ingegno -Boeotum in crasso jurares aere natum-.
[239] Vedi la -notizia ec.- Roma una volta contava 1780 grandi case
-domus-; ma bisogna che tal parola avesse un significato più ampio. In
Costantinopoli non si fa menzione d'-Insulae-. La Capitale antica
conteneva 424 strade, la nuova 322.
[240] Luitprand. -Legat. ad Imperat. Niceph. p. 153-. I Greci moderni
hanno stranamente sfigurate le antichità di Costantinopoli. Sarebbero
scusabili gli sbagli degli scrittori Turchi o Arabi, ma fa stupore, che
i Greci, che avevano tra le mani autentici materiali, conservati nella
lor propria lingua, preferissero la finzione alla verità, e le favolose
tradizioni alla storia genuina. In una sola pagina di Codino posson
contarsi dodici imperdonabili errori, quali sono la riconciliazione di
Severo e di Negro, il matrimonio tra il figlio dell'uno e la figlia
dell'altro, l'assedio di Bizanzio fatto da' Macedoni, l'invasione de'
Galli, che richiamò Severo a Roma, i sessant'anni che scorsero dalla
morte di lui alla fondazione di Costantinopoli ec.
[241] Montesquieu, -Grand. et decad. des Rom. c. 17-.
[242] Temist. -Orat. III. p. 48. Edit. Hardouin-. Sozomeno -l. II. c.
3-. Zosimo -l. II. p. 107-. Anon. Vales. -p. 715-. Se dovessimo prestar
fede a Codino (-p. 10-) Costantino fabbricò le case pei Senatori sul
medesimo esatto disegno de' loro palazzi di Roma, e diede ad essi
ugualmente che a se medesimo il piacere d'una gradita sorpresa; ma tutta
quell'istoria è piena di finzioni e di insussistenti racconti.
[243] Fra le Novelle dell'Imperator Teodosio il Giovane al fine del
Codice Teodosiano (-Tom. VI Nov. 12.-) si trova la legge con cui
quell'Imperatore, nell'anno 438, abolì tali concessioni. Il Tillemont
(-Hist. des Emper. Tom. IV. p. 37-) ha evidentemente sbagliato intorno
alla natura di questi beni. La medesima condizione, che si sarebbe con
ragione stimata un peso, qualora fosse stata imposta su' beni de'
privati, si riceveva come un favore quand'era accompagnata dalla
concessione di fondi Imperiali.
[244] Gillio (-de Byzant l. I. c. 3.-) raccoglie, e connette fra loro i
passi di Zosimo, di Sozomeno e di Agatia, che riferiscono
l'accrescimento, e le fabbriche di Costantinopoli. Sidonio Apollinare
(-in Panegyr. Anthem. 56. p. 291. Edit. Sirmond-) descrive le moli, che
furono gettate molto avanti nel mare: formavansi queste dalla famosa
pozzolana che indura nell'acqua.
[245] Sozomeno -l. II. c. 3-. Filostorg. -l. II. c. 9-. Codino
-Antiquit. Const. p. 8-. Si rileva da Socrate (-l. II. c. 13.-) che la
quotidiana distribuzione della città consisterà in ottanta migliaia di
σιτου, che o si può tradur con Valesio per -modj- di -grano-, o
supporre ch'esprima il numero de' pani, che si dispensavano.
[246] Vedi -Cod. Theodos. lib. XIII e XIV e Cod. Justin. Ed. XII. Tom.
II. p. 648. edit. Genev.- Si veda il bel lamento di Roma nel Poema di
Claudiano -de bello Gildon. v. 46-64-.
-Cum subiit par Roma mihi, divisaque sumpsit-
-Aequales Aurora togas; Aegyptia rura-
-In partem cessere novam.-
[247] Si fa menzione de' rioni di Costantinopoli nel codice di
Giustiniano, e sono particolarmente descritti nella Notizia di Teodosio
il Giovane; ma siccome gli ultimi quattro di essi non son compresi nelle
mura di Costantino, si può dubitare se tal divisione della città riferir
debbasi al fondatore.
[248] -Senatum constituit secundi ordinis;- claros -vocavit. Anonym.
Valesian. p. 715.- I Senatori della vecchia Roma avevano il titolo di
-Clarissimi-. Vedasi una curiosa nota di Valesio -ad Ammian. Marcellin.
XXII. 9-. Dall'epistola undecima di Giuliano apparisce, che si
risguardava il posto di Senatore piuttosto come un peso, che come un
onore; ma l'Abbate della Bletterie (-Vit. di Giovian. Tom. II. p. 371-)
ha dimostrato che questa lettera non può riferirsi a Costantinopoli. Non
potremmo noi leggere invece del celebre nome di Βυζαντιοις
l'oscuro ma più probabile vocabolo Βισανθηνοις? Bisanto, o
Redesto (adesso Rodosto) era una piccola città marittima della Tracia.
Vedi -Steph. Byzant. de Urbibus p. 225- e -Cellar. Geograph. Tom. I. p.
849-.
[249] -Cod. Theodos. l. XIV. 13.- Il Comentario di Gotofredo (-Tom. V.
p. 220-) è lungo ma oscuro; ed in verità non è facile il determinare in
che consistesse il Gius Italico, dopo che fu comunicata a tutto l'Impero
la libera cittadinanza Romana.
[250] Giuliano (-Orat. I. p. 8-) celebra Costantinopoli come non meno
superiore ad ogni altra città, di quel che fosse inferiore all'istessa
Roma. Il dotto di lui Comentatore (-Spanem. p. 75.- ec.) giustifica
questa maniera di parlare con varj esempi simili di Autori
contemporanei, Zosimo non meno che Socrate e Sozomeno fiorirono dopo la
divisione dell'impero, fatta fra due figli di Teodosio, la quale stabilì
una perfetta uguaglianza fra la Capitale antica e moderna.
[251] Codino (-Antiquit. p. 8-) asserisce, che furon gettati i
fondamenti di Costantinopoli nell'anno del mondo 5837 (dell'Era volg.
329) il dì 26 settembre, e che fu fatta la dedicazione della città negli
11 Maggio 5838 (330 di Cristo). Egli pretende di connettere queste date
con altr'epoche caratteristiche, ma si contraddicono l'una coll'altra:
l'autorità di Codino è di piccolo peso, e lo spazio, ch'egli assegna,
dee sembrare insufficiente. Giuliano (-Orat. I. p. 8-) fissa il termine
di dieci anni, e Spanemio (p. 69-759) procura di stabilirne la verità
coll'aiuto di due passi presi da Temistio (-Orat. IV p. 58-), e da
Filostorgio (-l. II c. 9-) e tal tempo si conta dall'anno 324 al 334.
Intorno a questo punto di cronologia son tra loro divisi i moderni
critici, ed i varj lor sentimenti vengono con molt'accuratezza discussi
dal Tillemont (-Hist. des Emper. Tom. IV. p. 619-625-).
[252] Temist. -Orat. III. p. 47-. Zosimo -l. II. p. 108-. Costantino
medesimo in una delle sue leggi (-Cod. Theod. l. XV. Tit. 1.-) manifesta
la sua impazienza.
[253] Può vedersi il più antico e pieno racconto di tale straordinaria
ceremonia nella Cronica Alessandrina p. 285. Tillemont, e gli altri
amici di Costantino, offesi dall'aria di Paganesimo, che sembra indegna
di un Principe Cristiano, avevan ragione di risguardarla come dubbiosa,
ma non avevano perciò diritto di ometterla affatto.
[254] Sozomeno -l. II. c. 2-. Du Cange -C. P. l. I. c. 6-. -Velut ipsius
Romae filiam- dice S. Agostino -de civit. Dei l. V. c. 25-.
[255] Eutrop. -l. X. c. 8-. Giuliano -Orat. 1. p. 8-. Du Cange C. P. I.
c. 5. Si trova il nome Costantinopoli nelle medaglie di Costantino.
[256] Il vivace Fontenelle (-Dial. de' Morti XII.-) affetta di derider
la vanità dell'ambizione umana, e par che trionfi per essere andato a
voto il disegno di Costantino, l'immortale cui nome, dice, che adesso
s'è perduto nella volgar denominazione d'-Istambol-, che è una
corruzione che fanno i Turchi delle parole εις την πογιν (alla
città). Ma sempre si conserva il nome originale di Costantinopoli: in
primo luogo, appresso le nazioni dell'Europa, 2. appresso i Greci
moderni, 3. appresso gli Arabi, gli scritti de' quali sono sparsi per
l'ampio tratto delle loro conquiste nell'Asia e nell'Affrica. Vedi
d'-Herbelot. Bibliot. Orient. p. 275-. Finalmente appresso i Turchi più
culti, e l'Imperatore medesimo ne' pubblici suoi decreti. Cantemir
-Istor. Ottom. p. 51-.
[257] Il Codice Teodosiano fu promulgato nell'anno di Cristo 438. Vedi i
Prolegomeni del Gotofredo -c. 1. p. 385-.
[258] Il Pancirolo, nell'elaborato suo Comentario, assegna alla
-Notizia- una data quasi simile a quella del Codice Teodosiano; ma le
sue prove o piuttosto congetture sono sommamente deboli. Io sarei anzi
inclinato a porre quest'utile opera nel tempo, che passò fra l'ultima
divisione dell'Impero (an. 395), e l'invasione fatta con buon successo
da' Barbari nelle Gallie (an. 407.) Vedi -Hist. des anc. Peupl. de
l'Europe Tom. VII. p. 40-.
[259] -Scilicet externae superbiae sueto, non inerat notitia nostri-
(forse -nostrae-); -apud quos vis imperii valet, inania transmittuntur.-
Tacit. -Annal. XV. 31-. Può vedersi la degradazione dallo stile di
libertà e di semplicità a quello di formalità e di servitù nelle lettere
di Cicerone, di Plinio e di Simmaco.
[260] L'Imperator Graziano dopo d'aver confermato una legge di
precedenza, pubblicata da Valentiniano, padre di sua -Divinità-, così
prosegue: -Si quis igitur, indebitum sibi locum usurpaverit, nulla se
ignoratione defendat; sitque plane sacrilegii reus, qui divina praecepta
neglexerit, Cod. Theodos. lib. VI. Tit. V. leg. 2-.
[261] Vedasi la -Notit. Dignitat.- al fine del Codice Teodos. -Tom. VI.
p. 316-.
[262] Pancirolo -ad Notitiam utriusq. Imper. p. 39-. Ma le sue
spiegazioni son oscure, ed egli non distingue abbastanza gli emblemi
puramente dipinti, dall'effettive insegne d'uffizio.
[263] Nelle Pandette, che possono riferirsi a' regni degli Antonini,
l'ordinario e legittimo titolo d'un Senatore è -Clarissimus-.
[264] Pancirol. -p. 12-17-. Io non ho creduto di dover fare menzione
alcuna de' due gradi minori -Perfectissimus- ed -Egregius-, che si
davano anche a molti non innalzati alla dignità Senatoria.
[265] -Cod. Theod. lib. VI. Tit. VI.- Con la più minuta esattezza si
determinano le regole di precedenza dagl'Imperatori; e con ugual
prolissità vengono illustrate dal dotto interprete di esse.
[266] -Cod. Theodos. lib. VI. Tit. XXII-.
[267] Ausonio (-in Gratiar. Action.-) s'estende vilmente su questa
indegna specie di luogo oratorio, che vien maneggiato con un poco più di
libertà e d'ingenuità da Mamertino. -Paneg. Vet. XI. 16, 19.-
[268] -Cum de Consulibus in annum creandis solus mecum volutarem... te
Consulem et designavi et declaravi, et priorem nuncupavi-: queste sono
alcune dell'espressioni usate dall'Imperat. Graziano verso il poeta
Ausonio suo precettore.
[269]
-Immanesque... dentes,-
-Qui secti ferro in tabulas auroque micantes,-
-Inscripti rutilum coelato Consule nomen-
-Per proceres et vulgus eant.-
Claud. -in II. Consul. Stilic. 456.-
Montfaucon ha pubblicato alcune di queste tavolette, o dittici. Vedi il
-Supplem. all'Antich. spieg. Tom. III. p. 220.-
[270]
-Consule laetatur post plurima saecula viso-
-Pallanteus apex: agnoscunt rostra curules-
-Auditas quondam proavis: desuetaque cingit-
-Regius auratis Fora fascibus Ulpia lictor.-
Claudian. -in VI. Cons. Honor. 643.-
Dal regno di Caro fino al sesto Consolato d'Onorio si trova un
intervallo di centovent'anni, nel qual tempo gl'Imperatori furono sempre
il primo di Gennaio assenti da Roma. Vedi la -Cronolog. di Tillemont
Tom. III. IV. e V.-
[271] Vedi Claudiano -in Cons. Prob. et Olybrii 178 etc. et in IV. Cons.
Honor. 585 etc.- quantunque, rispetto a quest'ultimo, non è facile il
distinguer gli ornamenti dell'Imperatore da quelli del Console. Ausonio
ricevè dalla liberalità di Graziano una -veste palmata- o abito di
Ceremonia, in cui era ricamata la figura dell'Imperator Costanzo.
[272]
-Cernis et armorum proceres legumque potentes:-
-Patricios sumunt habitus, et more Gabino-
-Discolor incedit legio, positisque parumper-
-Bellorum signis sequitur vexilla Quirini.-
-Lictori cedunt aquilae, ridetque togatus-
-Miles, et in mediis effulget Curia Castris?-
Claud. -in IV. Cons. Honor. 5.-
-.... Strictasque procul radiare secures.-
-In. Cons. Prob. 229.-
[273] Vedi Vales. -ad Ammian. Marcell. l. XXII. c. 7.-
[274]
-Auspice mox latum sonuit clamora Tribunal,-
-Te fastos ineunt quater; solemnia ludit-
-Omnia libertas; deductum vindice morem-
-Lex celebrat, famulusque jugo laxatus herili-
-Ducitur, et grato remeat securior ictu,-
Claud. -in IV. Cons. Honor. 611.-
[275] -Celebrant quidem solemnes istos dies omnes ubique urbes, quae sub
legibus agunt; et Roma de more et Constantinopolis de imitatione, et
Antiochia pro luxu, et discincta Carthago, et domus flaminis Alexandria,
sed Treviri Principis beneficio. Auson in gratiar. act.-
[276] Claudiano (-in Cons. Mall. Theodor. 279-331-) descrive con vivace
ed immaginosa maniera i diversi giuochi del circo, del teatro e
dell'anfiteatro, dati da' nuovi Consoli. Ma eran già stati proibiti i
sanguinosi combattimenti de' gladiatori.
[277] Procop. -in Histor. arcan. c. 26.-
[278] -In consulatu honos sine labore suscipitur.- Mamertino -in Paneg.
Vet. XI. 2.- Questa esaltata idea del Consolato è presa da un'orazione
(-II. p. 107-) che recitò Giuliano nella servil Corte di Costanzo. Vedi
l'Ab. della Bleterie (-Memoir. de l'Acad. Tom. XXIV. p. 289-) che si
studia di cercare i vestigi dell'antica costituzione, e che li trova
qualche volta nella fertile sua fantasia.
[279] Le leggi delle XII Tavole proibirono i matrimoni fra i Patrizi e i
Plebei; e le uniformi operazioni della natura umana possono assicurare,
che il costume sopravvisse alla legge. Vedasi appresso Livio (IV. 1-6)
l'orgoglio di famiglia innalzato dal Console ed i diritti del genere
umano sostenuti dal Tribuno Canuleio.
[280] Vedansi le vivaci pitture, che fa Sallustio nella guerra
Giugurtina dell'orgoglio de' nobili, e fino del virtuoso Metello che non
poteva soffrire, che si dovesse dar l'onore del Consolato all'oscuro
merito del suo Luogotenente Mario (c. 64.) Dugento anni prima, la stirpe
de' Metelli stessi era confusa fra i plebei di Roma; e dall'etimologia
del loro nome -Caecilius-, vi è motivo di credere, che quegli altieri
nobili derivassero la lor origine da un venditore di viveri.
[281] Nell'anno di Roma 800 vi rimanevan ben poche, non solo delle
antiche famiglie patrizie, ma anche di quelle, ch'erano state creato da
Cesare e da Augusto. (Tacit. -Annal. XI. 25.-) La famiglia di Scauro
(ch'era un ramo della patrizia degli Emilj) erasi ridotta in uno stato
sì basso, che suo padre, il quale s'esercitava nel commercio del
carbone, non gli lasciò che dieci schiavi, e qualche cosa meno di
seicento zecchini. (Valer. Massim. l. IV. c. 4. n. 11. Aurel. Vitt. -in
Scaur.-) Il merito però del figlio salvò la famiglia dall'obblivione.
[282] Tacito -Annal. XI 25.- Dione Cass. l. LII p. 693. Le virtù
d'Agricola, che fu creato patrizio dall'Imperator Vespasiano,
rifletterono l'onore sopra quell'antico Ordine: ma i suoi antenati non
oltrepassavano la nobiltà equestre.
[283] Sarebbe stata quasi impossibile questa mancanza, se fosse vero,
come Casaubono costringe Aurelio Vittore ad affermare (-ad Sueton. in
Caesar. c. 42.- vedi -Hist. Aug. p. 203- e Casaubono -Comment. p. 220-)
che Vespasiano creò in una volta mille famiglie patrizie. Ma tale
stravagante numero è troppo anche per tutto l'Ordine Senatorio, se non
vi si voglian comprendere tutti i cavalieri Romani distinti colla
permissione di portare il laticlavo.
[284] Zosim. -lib. II. p. 118- e Gotofred. -ad Cod. Theod. l. VI. Tit.
VI.-
[285] Zosim. -l. II. p. 109-118-. Se non avessimo per buona avventura
questo soddisfacente ragguaglio della divisione del potere, e delle
province de' Prefetti del Pretorio, saremmo spesse volte restati
perplessi fra' copiosi particolari del -Codice- e la circostanziata
minutezza della -Notizia-.
[286] -A Praefectis autem Praetorio provocare non sinimus- dice
Costantino medesimo in una legge del -Cod. Giustin. lib. VII. Tit. LXII.
leg. 19-. Carisio, Giurisconsulto del tempo di Costantino (Heinec.
-Hist. Jur. Rom. pag. 349-), che risguarda questa legge come un
fondamental principio di Giurisprudenza, paragona i Prefetti del
Pretorio a' Generali di cavalleria degli antichi Dittatori. -Pandect. l.
I. Tit. XI.-
[287] Allorchè nello Stato già esausto dell'Impero, Giustiniano volle
instituire un Prefetto del Pretorio per l'Affrica, gli assegnò un
salario di cento libbre d'oro -Cod. Justinian. l. I. Tit. XXVII. leg.
1.-
[288] Tanto per questa che per le altre dignità dell'Impero potrem
riportarci agli ampi Comentari del Pancirolo, e del Gotofredo, che hanno
diligentemente raccolti, e posti con esattezza in ordine tutti i
materiali sì legali, che istorici su tal articolo. Il Dott. Howell
(-Istor. del Mond. Vol. II. p. 24-77-) da questi Autori ha formato un
compendio molto distinto dello Stato del Romano Impero.
[289] Tacit. -Annal. IV. 11-. Euseb. -in Chron. p. 155-. Dione Cassio
nell'oraz. di Mecenate (-t. VII. p. 675-) descrive quali prerogative al
suo tempo aveva il Prefetto di Roma.
[290] La fama di Messala fu appena corrispondente al suo merito. Nella
sua più fresca gioventù fu raccomandato da Cicerone all'amicizia di
Bruto. Egli seguì le bandiere della Repubblica, finchè furon vinte ne'
campi di Filippi; ed allora accollò e meritò il favore del più moderato
de' conquistatori, nè lasciò di sostener la sua libertà e dignità nella
Corte di Augusto. La conquista dell'Aquitania giustificò il trionfo di
lui. Disputò, come oratore, a Cicerone medesimo la palma dell'eloquenza.
Messala coltivò tutte le muse, ed era il protettore d'ogni bell'ingegno.
Impiegava egli le sue serate in filosofiche conversazioni con Orazio;
ponevasi a tavola in mezzo a Delia e Tibullo; e si prendeva piacere
d'incoraggiare i talenti poetici del giovane Ovidio.
[291] -Incivilem esse potestatem contestans-, dice il Traduttore
d'Eusebio. Tacito esprime la medesima idem con altre parole; -quasi
nescius exercendi-.
[292] Vedi Lipsio -Excurs. D. ad. I. Lib. Tacit. Annal.-
[293] Heinec. -Elem. Jur. Civ. secund. ord. Pandect. Tom. I. p. 70-.
Vedi anche Spanemio -De us. Numism. Tom. II. Diss. X. p. 119-. Nell'anno
450 Marciano pubblicò una legge, con cui stabilì, che ogni anno tre
cittadini fossero eletti dal Senato, ma col loro assenso, Pretori di
Costantinopoli. -Cod. Justin. l. I. Tom. XXXIX. leg. 2.-
[294] -Quidquid igitur intra urbem admittitur ad P. U. videtur
pertinere, sed et si quid intra centesimum milliarium.- Ulpian. -in
Pandect. l. I. Tit. XIII. n. 1-. Egli prosegue ad enumerare i diversi
uffizi del Prefetto, che nel Cod. di Giustiniano (-lib. I. Tit. XXXIX.
leg. 3-) si dichiara dover precedere e comandare a tutte le magistrature
civili -sine injuria ne detrimento honoris alieni-.
[295] Oltre le nostre solite guide, possiam osservare, che felice
Contelorio fece un trattato a parte -De Praefecto Urbis- e che nel
decimoquarto libro del Codice Teodosiano si trovano molte curiose
particolarità relativamente alla polizia di Roma e di Costantinopoli.
[296] Eunapio asserisce, che il Proconsole dell'Asia era indipendente
dal Prefetto, lo che per altro si deve intendere con qualche
limitazione: egli è fuor di dubbio che non riconosceva giurisdizione del
Vice-Prefetto. Pancirolo, -p. 161-.
[297] Il Proconsole dell'Affrica aveva quattrocento apparatori; i quali
tutti ricevevano stipendi o dal tesoro Imperiale o dalla Provincia. Vedi
Pancirolo, p. 26 ed il Cod. Giustin. -l. XII. Tit. LVI. LVII.-
[298] Trovavasi parimente in Italia il -Vicario- di Roma: e si è molto
disputato, se la sua giurisdizione si contenesse nelle cento miglia
dalla città, o s'estendesse sopra le dieci Province meridionali
dell'Italia.
[299] Fra le opere del celebre Ulpiano ve n'era una in dieci libri
intorno all'uffizio del Proconsole, i doveri del quale, quanto alla
sostanza, eran gli stessi che quelli d'un ordinario Governator di
Provincia.
[300] I Presidenti o Consolari potevano imporre soltanto la pena di due
once; i Vice-prefetti di tre; i Proconsoli, il conte di Oriente, ed il
Prefetto d'Egitto di sei. Vedi Heinec. Jur. Civ. -Tom. I. p. 75.-
Pandect. -L. LXVIII. Tit. XIX. n. 8.- Cod. Justinian. -L. I. Tit. LIV.
leg. 4. 6.-
[301] -Ut nulli Patriae tuae administratio sine speciali Principis
permissu permittatur- Cod. Justin. -l. I. Tit. LXI-. Fu pubblicata la
prima volta questa legge dall'Imperator Marco dopo la ribellione di
Cassio -Dion. l. LXXI-. Il medesimo si osserva nella China con ugual
rigore ed effetto.
[302] Pandect. -l. XXXIII. Tit. II. n. 38, 57, 63-.
[303] -In jure continetur, ne quis in administratione constitutus
aliquid compararet- Cod. Theodos. -l. VIII. Tit. XV. l. 1-. Questa
massima di Gius comune fu confermata da una serie di editti da
Costantino fino a Giustino (vedi il restante del Titolo). Si eccettuano
da tale proibizione, che s'estende fino a' più bassi ministri del
Governatore, solamente le vesti e le provvisioni per vivere. L'acquisto
fatto dentro i cinque anni potea revocarsi; dopo di che, se scuoprivasi,
era devoluto al tesoro pubblico.
[304] -Cessent rapaces jam nunc officialium manus; cessent, inquam; nam
si moniti non cessaverint, gladiis praecidentur-: Cod. Theodos. -l. I
Tit. VII. leg. 1-. Zenone ordinò, che tutti i Governatori per cinquanta
giorni dopo spirato il tempo del lor governo, restassero nella Provincia
per rispondere a qualunque accusa: Cod. Justin. -lib. II. Tit. XLIX leg.
1-.
[305] -Summa igitur ope et alacri studio has leges nostras accipite, et
vosmetipsos sic eruditos ostendite, ut spes vos pulcherrima foveat, toto
legitimo opere perfecto, posse etiam nostram Rempublicam in partibus
ejus vobis credendis gubernari.- Justinian. -Proem. Instit.-
[306] Lo splendore della scuola di Berito, che mantenne nell'Oriente
l'idioma e la giurisprudenza de' Romani, si può considerare che durasse
dal terzo secolo fino alla metà del sesto. Heinec. -Jur. Rom. Hist. p.
351-356.-
[307] Siccome in un tempo anteriore esposi la civile e militare
promozione di Pertinace, così inserirò qui gli onori civili di Mallio
Teodoro. In primo luogo egli si distinse per la sua eloquenza, mentre
perorava come avvocato nel Tribunale del Prefetto del Pretorio;
secondariamente governò una Provincia dell'Affrica o come Presidente, o
come Consolare, e nella sua amministrazione meritò l'onore di una statua
di rame; 3. fu dichiarato Vicario o Viceprefetto di Macedonia; 4.
Questore; 5. Conte delle sacre largizioni; 6. Prefetto del Pretorio
delle Gallie, mentre poteva anche passare per giovane; 7. dopo una
ritirata e forse una disgrazia di molti anni, che Mallio (confuso da
alcuni critici col poeta Manilio, vedi Fabric. -Biblio. Latin. Edit.
Ernest. Tom. I. c. 18. p. 501-) impiegò nello studio della filosofia
Greca, fu eletto Prefetto del Pretorio dell'Italia nell'anno 397. 8.
mentre tuttavia esercitava quella gran carica fu creato nell'anno 399
Console per l'Occidente; ed il suo nome per causa dell'infamia del suo
collega, l'eunuco Eutropio, spesse volte si trova solo ne' Fasti; 9.
nell'anno 408 Mallio fu fatto la seconda volta Prefetto del Pretorio
dell'Italia. Anche nel venale panegirico di Claudiano si scuopre il
merito di Mallio Teodoro, il quale per una rara avventura era intimo
amico di Simmaco e di S. Agostino. Vedi Tillemont -Hist. des Emp. Tom.
V. p. 1110-1114-.
[308] Mamertin. -in Panegyr. vol. XI. 20. Aster. ap. Phor. p. 1500.-
[309] Il curioso passo d'Ammiano (-l. XXX. c. 4-), con cui dipinge i
costumi de' legali suoi contemporanei, somministra uno strano mescuglio
di buon senso, di falsa rettorica e di stravagante satira. Gotofredo
(-Prolegom. ad. Cod. Theodos. c. 1. p. 185-) conferma ciò che dice
l'Istorico con querele somiglianti e con autentici fatti. Nel quarto
secolo potevan caricarsi molti cammelli co' libri legali. Eunap. -in
vit. Edesii p. 72-.
[310] Se ne veda un esempio assai splendido nella vita d'Agricola,
specialmente ne' -cap.- 20 e 21. Al Luogotenente della Gran-Brettagna
s'affidava l'istesso potere, che Cicerone, Proconsole della Cilicia,
aveva esercitato in nome del Senato e del Popolo.
[311] L'Abbate Dubos, che ha esaminato con accuratezza (vedi -Hist. de
la Mon. Franc. Tom. I p. 41-100 edit. 1742-) le instituzioni e di
Augusto e di Costantino, avverte, che, se Ottone fosse stato ucciso il
giorno avanti ch'eseguisse la sua cospirazione, egli comparirebbe adesso
nell'Istoria ugualmente innocente che Corbulone.
[312] Zosimo -l. II. p. 110-. Avanti che finisse il regno di Costanzo i
-Magistri militum- erano già cresciuti fino a quattro. Ved. Vales. -Ad
Ammian. l. XVI. c. 7.-
[313] Quantunque si faccia spesso menzione de' Conti e dei Duchi
militari sì nella storia che ne' codici, tuttavia per avere un'esatta
cognizione del numero e delle stazioni di essi, convien ricorrere alla
-Notizia-. Quanto all'instituzione, al grado, a' privilegi de' Conti in
generale, vedi il Cod. Teodos. -lib. VI. Tit. XII-XX- col Comentario del
Gotofredo.
[314] Zosim. -l. 2. p. 14-. Con molta oscurità s'esprime la distinzione
fra le due classi delle truppe Romane tanto appresso gli storici, quanto
nelle leggi e nella -Notizia-. Si consulti ciò nonostante il copioso
-Paratitlon- o estratto del Gotofredo al libro VII del Codice Teodosiano
-de re militari l. VII. Tit. I. leg. 18. lib. VIII. Tit. I. leg. 10-.
[315] -Ferox erat in suos miles et rapax, ignavus vero in hostes et
fractus-, Ammiano -l. XXII. c. 4-. Egli osserva, che amavano i morbidi
letti, e le case di marmo, e che più pesavano le loro coppe che le loro
spade.
[316] Cod. Theodos. -l. VII, Tit. I. leg. 1. Tit. XII. leg. 1-. Vedi
Howell -Istor. del Mond. Vol. II p. 19-. Questo dotto istorico, che non
è conosciuto abbastanza, si sforza di giustificare il carattere e la
politica di Costantino.
[317] Ammiano -l. XIX. c. 2-. Egli osserva, (c. 5.) che il disperato
ardore di due legioni Galliche fu come un pugno d'acqua gettata in un
grand'incendio.
[318] Pancirol. -ad Notit. Mem. de l'Acad. des Inscr. T. XXV. p. 491-.
,
,
1
'
'
[
]
.
2
3
,
,
4
'
5
'
[
]
.
,
'
6
,
'
,
7
.
,
,
8
-
-
,
9
-
-
,
10
'
,
'
.
'
11
,
12
;
13
,
14
,
15
'
.
16
,
17
'
;
'
18
[
]
.
19
20
,
21
'
22
[
]
.
,
,
'
23
,
24
,
'
-
-
25
-
-
.
'
26
'
27
.
28
29
.
,
'
30
,
31
32
'
,
33
.
34
;
35
'
36
'
-
-
-
-
.
37
-
-
,
38
;
39
,
.
40
,
41
,
,
42
'
,
43
,
44
[
]
.
45
'
46
,
'
,
47
'
48
,
,
49
.
50
51
.
'
52
53
,
,
54
'
'
'
55
,
.
56
'
57
,
58
'
[
]
.
,
,
59
,
,
,
60
;
'
61
'
62
,
,
'
'
63
.
,
64
'
'
,
65
'
66
.
67
,
,
68
,
'
69
.
'
,
70
,
,
71
,
'
72
[
]
.
'
73
,
'
;
'
74
'
'
,
75
'
'
'
,
76
77
.
78
.
,
79
,
'
'
80
,
,
81
[
]
;
82
[
]
,
83
.
,
84
-
-
85
,
'
86
[
]
.
87
'
'
[
]
,
88
;
89
90
,
,
91
,
'
92
,
'
93
,
.
94
,
95
'
,
.
96
97
'
,
98
.
99
,
'
100
,
,
'
101
'
102
'
[
]
.
,
103
,
'
,
104
;
105
;
106
'
,
,
.
107
'
,
108
'
'
;
'
109
'
;
110
'
;
;
111
112
;
,
113
,
114
'
.
'
115
,
-
116
-
:
'
[
]
,
117
'
'
'
118
,
'
'
119
,
120
.
121
;
122
,
'
123
,
124
'
.
125
'
,
'
126
,
'
;
127
'
128
,
'
,
129
'
130
'
,
131
.
,
132
'
133
,
'
'
,
134
'
[
]
.
135
136
137
;
,
'
-
138
-
,
'
139
.
'
,
,
140
,
141
;
'
,
142
,
143
'
,
144
145
'
.
146
,
147
;
148
,
149
'
.
150
,
151
'
:
'
152
'
,
153
'
154
'
[
]
.
,
155
;
'
'
156
,
,
157
,
'
158
'
,
,
159
'
,
'
,
,
160
161
.
162
'
'
,
163
'
.
,
164
'
,
165
[
]
.
166
167
,
'
,
,
168
'
169
.
170
,
171
'
:
172
,
173
.
'
,
174
'
,
'
175
,
176
.
'
,
177
,
178
.
,
179
180
.
,
,
181
'
'
;
182
,
183
,
184
'
'
,
185
'
.
'
186
;
187
,
188
'
,
'
189
[
]
.
190
191
192
:
193
194
[
]
(
-
.
.
.
-
)
'
.
195
'
,
196
'
197
.
198
199
[
]
'
,
200
,
.
201
.
202
,
.
-
.
.
.
-
.
203
-
.
.
.
.
.
,
-
.
204
,
205
,
206
207
.
208
209
[
]
-
-
210
,
'
(
-
.
.
.
211
.
-
)
,
.
.
212
,
(
-
.
.
-
)
'
213
'
.
214
215
[
]
,
,
216
(
-
.
.
.
.
.
-
)
217
.
'
,
218
,
,
219
,
,
220
.
221
222
[
]
,
223
-
-
;
224
.
.
-
.
.
.
.
-
.
225
-
.
.
-
226
227
[
]
'
228
.
229
'
;
'
230
.
231
232
[
]
,
.
233
,
234
.
235
236
[
]
-
.
.
-
.
.
-
.
.
.
.
.
.
237
-
.
'
,
238
-
-
'
.
239
240
[
]
241
242
.
243
,
244
.
.
-
.
.
.
-
.
245
246
[
]
-
247
,
,
248
,
,
249
.
,
250
,
.
.
.
.
251
.
-
252
253
[
]
.
-
.
.
.
-
.
254
,
,
255
.
.
-
.
.
.
.
.
-
.
256
257
[
]
.
-
.
.
.
.
-
.
258
'
.
.
-
.
.
.
.
.
-
.
259
-
.
-
.
-
.
'
.
.
-
.
260
261
[
]
-
.
.
.
.
.
.
-
.
-
262
.
-
.
263
264
.
265
266
[
]
(
-
.
.
.
.
.
.
-
)
267
.
(
-
.
.
.
.
-
)
268
,
269
'
.
270
(
-
.
.
-
)
,
271
272
.
273
274
[
]
'
'
275
,
-
'
.
276
.
.
-
-
.
'
277
,
278
,
.
279
,
'
'
,
280
.
(
-
.
.
.
-
)
281
;
,
282
.
283
284
[
]
.
285
'
'
,
286
'
'
.
287
-
.
.
.
.
.
.
-
.
-
.
.
-
.
288
289
[
]
-
.
.
-
'
,
290
,
.
291
'
;
292
,
'
'
,
293
'
.
'
-
-
294
,
295
.
296
297
[
]
-
-
-
.
-
.
298
'
,
299
'
300
.
'
;
301
;
'
:
302
-
-
-
-
303
(
-
.
.
-
,
)
,
'
304
'
?
305
306
[
]
307
'
.
308
-
.
-
.
309
310
[
]
.
-
.
.
.
-
.
311
,
'
312
'
.
313
314
[
]
-
.
.
.
-
.
.
-
.
.
.
-
.
.
.
.
315
.
-
.
.
.
-
.
-
.
.
.
.
.
-
.
316
;
317
,
,
318
'
.
319
,
320
,
,
.
321
'
,
322
,
'
'
-
-
.
323
324
[
]
.
'
-
.
,
.
.
.
-
.
325
,
'
'
,
.
326
'
.
327
328
[
]
.
-
.
.
-
,
.
329
,
,
.
330
,
331
.
332
333
[
]
'
-
.
.
-
-
.
-
.
334
-
;
,
,
:
335
,
,
336
.
.
-
337
338
[
]
-
,
,
339
.
-
.
.
-
.
-
340
341
[
]
'
.
-
,
342
,
,
.
.
.
.
.
.
.
343
.
.
-
344
345
[
]
,
,
'
346
347
.
,
348
,
349
.
-
.
.
.
.
.
-
,
.
350
351
[
]
.
-
.
.
.
.
.
.
.
-
352
,
353
,
'
354
,
.
355
356
[
]
.
-
.
.
.
-
.
,
357
,
.
358
359
[
]
-
.
'
.
.
.
-
.
-
.
-
,
360
'
.
361
'
-
-
362
;
363
,
364
.
365
366
[
]
'
'
,
367
.
368
369
[
]
.
-
.
.
.
-
.
370
.
.
371
-
.
.
.
.
-
,
'
372
.
373
374
[
]
'
.
375
,
376
.
-
-
377
'
.
-
.
.
378
.
.
,
-
.
379
380
[
]
-
.
-
'
.
381
,
,
382
'
.
383
,
384
'
.
.
385
.
386
387
[
]
'
(
-
.
.
.
-
)
'
388
'
,
389
.
,
'
390
391
.
'
'
392
,
(
-
.
-
)
'
393
,
'
.
394
395
[
]
-
-
(
)
396
,
.
397
,
.
'
,
398
.
-
.
.
.
.
-
.
.
-
399
.
.
.
.
-
.
400
401
[
]
,
402
'
,
403
.
-
.
.
.
-
.
404
405
[
]
,
406
;
'
'
,
407
,
,
408
,
409
.
-
.
'
.
.
.
.
410
-
-
'
.
,
-
.
411
412
[
]
413
'
,
,
414
.
415
416
[
]
,
'
.
417
-
.
.
.
-
.
,
418
,
419
420
.
421
422
[
]
-
.
-
.
423
,
-
.
.
.
424
-
.
425
.
426
427
[
]
-
.
.
.
.
.
.
.
-
.
428
'
'
,
429
'
'
.
'
430
.
431
432
[
]
-
:
.
433
.
.
-
.
.
-
.
,
-
.
'
.
434
-
.
-
(
-
.
.
.
.
.
-
)
,
435
,
,
.
436
'
437
.
438
439
[
]
-
.
.
.
.
-
,
440
'
,
,
441
'
.
442
443
[
]
-
.
.
.
.
.
.
.
.
-
.
444
-
.
.
.
.
-
.
'
,
445
'
,
.
446
,
447
'
'
.
448
449
[
]
,
450
-
.
'
.
.
.
.
.
.
-
,
451
,
.
452
453
[
]
-
.
.
.
.
.
.
-
,
-
.
.
454
.
-
.
'
455
.
456
457
[
]
(
-
.
.
-
)
'
.
458
'
,
459
,
.
460
-
.
.
.
-
.
461
462
[
]
463
,
'
,
464
.
-
.
.
.
-
.
.
-
465
.
.
.
.
-
.
.
'
466
,
467
'
'
;
.
468
'
'
,
,
469
,
470
;
471
'
.
.
472
,
473
,
,
'
474
;
,
,
475
'
.
.
476
'
.
-
.
.
.
-
.
477
478
[
]
'
-
-
,
479
'
'
.
-
.
.
480
.
.
.
.
-
.
481
482
[
]
,
483
;
.
'
,
484
.
,
485
'
,
.
486
'
,
'
,
487
,
'
488
.
489
490
[
]
,
491
'
.
492
.
'
.
493
,
;
,
,
494
'
,
.
495
,
-
.
.
.
-
.
-
.
.
.
.
-
.
496
(
-
.
.
.
-
)
497
.
498
'
-
-
.
499
500
[
]
-
.
-
501
-
-
;
.
502
'
-
-
.
503
,
.
504
505
[
]
.
-
.
.
.
.
-
.
506
.
507
,
,
508
,
,
509
,
,
510
.
511
,
512
,
'
513
'
,
'
'
,
'
'
514
,
,
'
515
.
516
517
[
]
,
-
.
.
.
.
-
.
518
519
[
]
.
-
.
.
.
.
.
-
.
-
.
.
.
520
-
.
-
.
.
.
-
.
.
.
-
.
-
.
521
(
-
.
-
)
522
'
,
523
'
;
524
'
.
525
526
[
]
'
527
(
-
.
.
.
-
)
528
'
,
'
,
.
529
(
-
.
.
.
.
.
-
)
530
.
,
531
,
'
'
532
,
'
533
.
534
535
[
]
(
-
.
.
.
.
-
)
,
536
,
,
537
'
,
.
538
(
-
.
.
.
.
.
.
-
)
,
539
:
540
'
.
541
542
[
]
-
.
.
.
-
.
.
-
.
.
.
-
.
543
-
.
.
.
-
.
(
-
.
.
.
.
-
)
544
545
,
-
-
-
-
,
546
'
'
,
.
547
548
[
]
-
.
.
.
.
.
.
.
.
549
.
.
.
.
.
-
550
-
.
.
-
-
.
551
552
-
,
-
553
-
;
-
554
-
.
-
555
556
[
]
'
557
,
558
;
559
,
560
.
561
562
[
]
-
;
-
-
.
.
563
.
.
.
-
564
-
-
.
-
.
.
565
.
-
.
'
,
566
,
567
;
'
(
-
.
.
.
.
.
-
)
568
.
569
570
'
?
,
571
(
)
.
572
-
.
.
.
-
-
.
.
.
.
.
573
-
.
574
575
[
]
-
.
.
.
.
.
-
(
-
.
.
576
.
-
)
;
577
,
'
578
.
579
580
[
]
(
-
.
.
.
-
)
581
,
'
582
.
(
-
.
.
.
-
.
)
583
584
,
585
'
,
,
586
.
587
588
[
]
(
-
.
.
-
)
,
589
'
(
'
.
590
)
,
591
(
)
.
592
'
,
'
'
:
593
'
,
,
'
,
594
.
(
-
.
.
.
-
)
595
,
(
.
-
)
596
'
(
-
.
.
-
)
,
597
(
-
.
.
-
)
'
.
598
599
,
'
600
(
-
.
.
.
.
.
-
-
)
.
601
602
[
]
.
-
.
.
.
-
.
-
.
.
.
-
.
603
(
-
.
.
.
.
.
.
-
)
604
.
605
606
[
]
607
.
.
,
608
,
'
,
609
,
,
610
.
611
612
[
]
-
.
.
.
-
.
-
.
.
.
.
.
-
.
-
613
-
.
-
.
.
.
.
-
.
614
615
[
]
.
-
.
.
.
-
.
-
.
.
.
-
.
.
.
.
616
.
.
.
617
618
[
]
(
-
.
'
.
-
)
619
'
,
620
,
'
,
,
621
'
'
-
-
,
622
(
623
)
.
:
624
,
'
,
.
625
,
.
,
'
626
'
'
'
.
627
'
-
.
.
.
.
-
.
628
,
'
'
.
629
-
.
.
.
-
.
630
631
[
]
'
.
632
-
.
.
.
-
.
633
634
[
]
,
'
,
635
-
-
;
636
.
637
'
,
'
638
'
(
.
)
,
'
639
'
(
.
.
)
-
.
.
.
640
'
.
.
.
-
.
641
642
[
]
-
,
-
643
(
-
-
)
;
-
,
.
-
644
.
-
.
.
-
.
645
646
,
.
647
648
[
]
'
'
649
,
,
-
-
,
650
:
-
,
,
651
;
,
652
,
.
.
.
.
.
.
.
-
.
653
654
[
]
-
.
.
-
.
-
.
.
655
.
-
.
656
657
[
]
-
.
.
.
-
.
658
,
659
,
'
'
.
660
661
[
]
,
'
,
662
'
'
-
-
.
663
664
[
]
.
-
.
-
-
.
665
'
-
-
-
-
,
666
.
667
668
[
]
-
.
.
.
.
.
.
-
669
'
;
670
.
671
672
[
]
-
.
.
.
.
.
-
.
673
674
[
]
(
-
.
.
-
)
'
675
,
676
'
.
-
.
.
.
,
.
-
677
678
[
]
-
.
.
.
679
,
-
:
680
'
'
.
681
.
682
683
[
]
684
685
-
.
.
.
,
-
686
-
,
-
687
-
-
688
-
.
-
689
690
.
-
.
.
.
.
-
691
692
,
.
693
-
.
'
.
.
.
.
.
.
-
694
695
[
]
696
697
-
-
698
-
:
-
699
-
:
-
700
-
.
-
701
702
.
-
.
.
.
.
-
703
704
'
705
'
,
'
706
.
-
.
707
.
.
.
.
-
708
709
[
]
-
.
.
.
.
.
710
.
.
-
,
'
,
711
'
.
712
-
-
713
,
'
.
714
715
[
]
716
717
-
:
-
718
-
,
-
719
-
,
-
720
-
.
-
721
-
,
-
722
-
,
?
-
723
724
.
-
.
.
.
.
-
725
726
-
.
.
.
.
.
-
727
728
-
.
.
.
.
-
729
730
[
]
.
-
.
.
.
.
.
.
-
731
732
[
]
733
734
-
,
-
735
-
;
-
736
-
;
-
737
-
,
-
738
-
,
,
-
739
740
.
-
.
.
.
.
-
741
742
[
]
-
,
743
;
,
744
,
,
,
745
.
.
.
-
746
747
[
]
(
-
.
.
.
-
-
)
748
,
749
'
,
'
.
750
'
.
751
752
[
]
.
-
.
.
.
.
-
753
754
[
]
-
.
-
-
.
755
.
.
.
-
'
756
(
-
.
.
-
)
.
757
'
.
(
-
.
'
.
.
.
.
-
)
758
'
,
759
.
760
761
[
]
762
;
,
763
.
(
.
-
)
764
'
765
.
766
767
[
]
,
768
'
'
,
769
,
'
'
770
(
.
.
)
,
771
'
;
'
772
-
-
,
,
773
.
774
775
[
]
'
,
776
,
,
'
777
.
(
.
-
.
.
.
-
)
778
(
'
)
779
,
,
'
780
,
,
781
.
(
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
-
782
.
-
)
'
.
783
784
[
]
-
.
.
-
.
.
.
.
785
'
,
'
,
786
'
'
:
787
.
788
789
[
]
,
,
790
(
-
.
791
.
.
.
-
-
.
.
.
-
-
.
.
-
)
792
.
793
'
,
794
795
.
796
797
[
]
.
-
.
.
.
-
.
-
.
.
.
.
.
798
.
-
799
800
[
]
.
-
.
.
.
-
-
.
801
,
802
'
,
803
'
-
-
804
-
-
.
805
806
[
]
-
-
807
-
.
.
.
.
.
.
808
.
-
.
,
(
.
809
-
.
.
.
.
-
)
,
810
,
811
'
.
-
.
.
812
.
.
.
-
813
814
[
]
'
,
815
'
,
816
'
-
.
.
.
.
.
.
.
817
.
-
818
819
[
]
'
820
,
,
821
,
822
,
.
.
823
(
-
.
.
.
.
.
-
-
)
824
.
825
826
[
]
.
-
.
.
-
.
.
-
.
.
-
.
827
'
.
(
-
.
.
.
-
)
828
.
829
830
[
]
.
831
'
832
.
,
'
833
;
834
'
,
835
.
'
836
.
,
,
'
.
837
,
'
'
.
838
;
839
;
840
'
.
841
842
[
]
-
-
,
843
'
.
;
-
844
-
.
845
846
[
]
-
.
.
.
.
.
.
.
-
847
848
[
]
.
-
.
.
.
.
.
.
.
.
.
-
.
849
-
.
.
.
.
.
.
.
-
.
'
850
,
,
851
,
,
852
.
-
.
.
.
.
.
.
.
.
-
853
854
[
]
-
.
.
855
,
.
-
.
-
856
.
.
.
.
.
.
-
.
857
,
.
(
-
.
.
.
.
858
.
-
)
859
-
-
.
860
861
[
]
,
,
862
-
-
863
864
.
865
866
[
]
,
'
867
,
868
:
869
-
.
,
-
.
-
.
870
871
[
]
'
;
872
.
873
,
.
.
.
-
.
.
.
.
.
-
874
875
[
]
-
-
:
876
,
877
,
'
878
'
.
879
880
[
]
'
881
'
,
,
882
,
'
883
.
884
885
[
]
886
;
-
;
,
,
887
'
.
.
.
.
-
.
.
.
.
-
888
.
-
.
.
.
.
.
.
-
.
.
-
.
.
.
.
889
.
.
.
-
890
891
[
]
-
892
-
.
.
-
.
.
.
-
.
893
'
894
-
.
.
-
.
895
.
896
897
[
]
.
-
.
.
.
.
.
,
,
-
.
898
899
[
]
-
,
900
-
.
.
-
.
.
.
.
.
-
.
901
902
(
)
.
903
,
'
'
904
,
.
'
905
;
,
,
906
.
907
908
[
]
-
;
,
;
909
,
-
:
.
.
-
.
910
.
.
.
-
.
,
911
,
912
:
.
.
-
.
.
.
.
913
-
.
914
915
[
]
-
,
916
,
,
917
,
918
.
-
.
-
.
.
-
919
920
[
]
,
'
921
'
'
,
922
.
.
-
.
.
.
.
923
-
.
-
924
925
[
]
926
,
927
.
,
928
;
929
'
,
930
,
'
931
;
.
;
.
932
;
.
;
.
933
,
;
.
934
,
(
935
,
.
-
.
.
.
936
.
.
.
.
.
.
-
)
937
,
'
'
.
.
938
'
939
'
;
'
940
,
'
,
'
;
.
941
'
942
'
.
943
,
944
.
.
-
.
.
.
945
.
.
-
-
.
946
947
[
]
.
-
.
.
.
.
.
.
.
.
.
-
948
949
[
]
'
(
-
.
.
.
-
)
,
950
'
,
951
,
.
952
(
-
.
.
.
.
.
.
.
-
)
953
'
.
954
'
.
.
-
955
.
.
-
.
956
957
[
]
'
,
958
'
-
.
-
.
-
959
'
'
,
,
,
960
.
961
962
[
]
'
,
(
-
.
963
.
.
.
.
-
.
-
)
964
,
,
,
965
'
,
966
'
.
967
968
[
]
-
.
.
.
-
.
969
-
-
.
.
.
-
970
.
.
.
.
.
-
971
972
[
]
'
973
'
,
'
974
,
975
-
-
.
'
,
,
'
'
976
,
.
.
-
.
.
.
-
-
977
.
978
979
[
]
.
-
.
.
.
-
.
'
980
,
981
-
-
.
982
-
-
983
-
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
-
.
984
985
[
]
-
,
986
-
,
-
.
.
.
-
.
,
987
,
,
988
.
989
990
[
]
.
.
-
.
,
.
.
.
.
.
.
.
-
.
991
-
.
.
.
.
-
.
,
992
,
993
.
994
995
[
]
-
.
.
.
-
.
,
(
.
.
)
996
'
997
'
.
998
999
[
]
.
-
.
.
'
.
.
.
.
.
-
.
1000