venivano spesso innalzati al governo delle Province, ed ammessi a' suoi più segreti consigli. Questi facilmente lo persuasero, che i Cristiani andavano debitori delle loro vittorie alla regolar disciplina con cui vivevano, e che la debolezza del Politeismo era nata principalmente dalla mancanza d'unione e di obbedienza fra' Ministri della religione. Fu dunque instituito un sistema di governo, che era evidentemente copiato da quello della Chiesa. In tutte le maggiori città dell'Impero vennero i tempj risarciti ed adornati per ordine di Massimino, ed i Sacerdoti destinati al culto delle varie Divinità furono sottoposti all'autorità di un Pontefice superiore, che si volle opporre al Vescovo, affinchè promuovesse la causa del Paganesimo. Questi Pontefici poi riconoscevano ancor essi la suprema giurisdizione de' Metropolitani, o sommi Sacerdoti delle Province, che agivano come immediati Vicarj dell'Imperatore medesimo. Una veste bianca era l'insegna della lor dignità, e questi nuovi Prelati furono diligentemente presi dalle più nobili ed opulente famiglie. Per le insinuazioni de' Magistrati e dell'Ordine sacerdotale si fece un gran numero di ossequiose rappresentanze, particolarmente dalle città di Nicomedia, di Antiochia e di Tiro, che artificiosamente esponevano le ben note intenzioni della Corte, come i sentimenti generali del popolo; eccitavano l'Imperatore a consultar le leggi della giustizia piuttosto che i dettami della sua clemenza; esprimevano l'abborrimento che avevano a' Cristiani, ed umilmente supplicavano, che quegli empi settarj fossero finalmente esclusi da' limiti de' lor territorj. Sussiste ancora la risposta di Massimino alla rappresentanza, ch'ei ricevè da' cittadini di Tiro. Loda esso lo zelo e la devozion loro in termini della più alta soddisfazione; si diffonde sull'ostinata empietà de' Cristiani; e mostra, mediante la facilità con cui consente alla lor espulsione, ch'egli credeva di ricevere piuttosto che di conferire una grazia. A' Sacerdoti non meno che a' Magistrati fu data l'autorità di procurare l'esecuzione de' suoi editti, i quali sopra tavole di rame vennero incisi, e quantunque fosse ad essi raccomandato ch'evitassero di spargere il sangue, si fecero tuttavia soffrire ai non ubbidienti Cristiani i più crudeli ed ignominiosi gastighi[176]. I Cristiani Asiatici tutto aveano a temere dalla severità di un superstizioso Monarca, il quale prendeva le sue misure di violenza con sì deliberata politica. Ma appena erano scorsi pochi mesi, che gli editti pubblicati, da' due Imperatori d'Occidente obbligarono Massimino a sospendere il proseguimento de' suoi disegni: la guerra civile, ch'egli sì temerariamente intraprese contro Licinio, occupò tutta la sua attenzione; e la disfatta e la morte di Massimino presto liberaron la Chiesa dall'ultimo e dal più implacabile de' suoi nemici[177]. In questo general prospetto della persecuzione, che fu autorizzata per la prima volta dagli editti di Diocleziano, io mi sono a bella posta astenuto dal descrivere i tormenti e le morti particolari dei Martiri. Sarebbe stato assai facile di raccogliere dall'istoria di Eusebio, dalle declamazioni di Lattanzio e dagli atti più antichi una lunga serie di orride e disgustose pitture, e di riempiere molte pagine di flagelli e di verghe, di uncini di ferro e di letti infuocati, e di ogni genere di torture, che il fuoco ed il ferro, le bestie feroci ed i più barbari esecutori potessero infliggere al corpo umano. Ravvivar si potrebbero queste scene funeste con una folla di visioni e di miracoli, destinati o a differire la morte, o a celebrare il trionfo, o a scuoprir le reliquie di que' Santi canonizzati, che soffriron pel nome di Cristo. Ma io non posso determinar ciò che debbo scrivere, finchè non mi trovo soddisfatto intorno alla misura di quello che debbo credere. I più gravi Istorici Ecclesiastici, ed Eusebio stesso, molto francamente confessano, di aver riferito tutto ciò che potea ridondare in gloria, e di aver soppresso tutto quel che poteva tendere al disonore della religione[178]. Tal protesta dovrà eccitare naturalmente il sospetto, che uno scrittore, il quale ha sì apertamente violato una delle leggi fondamentali dell'Istoria, non abbia avuto molto riguardo all'osservanza delle altre; ed il sospetto prenderà sempre maggior vigore dal carattere d'Eusebio, che era meno portato alla credulità, e più esercitato negli artifizi delle Corti, che quasi tutti gli altri di lui contemporanei. In alcune occasioni particolari, quando i Magistrati erano inaspriti da qualche personal motivo d'interesse o di sdegno, quando lo zelo de' Martiri li muoveva a dimenticar le regole della prudenza, e forse anche della decenza, a rovesciare gli altari, a scagliare imprecazioni contro gl'Imperatori, ad offendere il Giudice sedente nel suo Tribunale, allora si può supporre, che qualunque genere di tormenti, cui la crudeltà potesse inventare o la costanza soffrire, esaurito venisse su quelle vittime, destinate al supplizio[179]. Si è fatta però costante menzione di due circostanze, le quali fan credere che il trattamento generale de' Cristiani, presi da' ministri di giustizia, fosse meno intollerabile di quel che ordinariamente suppongasi. I. A' Confessori, condannati ai lavori delle miniere, permettevasi dall'equità o dalla negligenza de' lor custodi di fabbricare cappelle, e di liberamente professare la lor religione in mezzo a quelle orribili abitazioni[180]; II. I Vescovi eran costretti a raffrenare ed a censurare il precipitato zelo de' Cristiani, che volontariamente si davano nelle mani de' Magistrati. Alcuni di questi erano persone oppresse dalla povertà e da' debiti, che ciecamente cercarono di terminare una miserabile vita per mezzo d'una gloriosa morte; altri erano allettati dalla speranza, che una breve sofferenza purgato avrebbe le colpe di tutta la vita; ed altri finalmente venivan mossi dal motivo meno onorevole di rilevare abbondanti alimenti, e forse un considerabil guadagno dall'elemosine, che la carità de' Fedeli donava a' carcerati[181]. Dopo che la Chiesa ebbe trionfato sopra tutti i suoi nemici, l'interesse non meno che la vanità de' prigionieri li dispose ad ampliare il merito de' respettivi lor patimenti. Una giusta distanza di tempo o di luogo diede campo al progresso della finzione, ed i frequenti esempi, che si allegavano, di santi Martiri, de' quali si erano instantaneamente risanate le piaghe, rinnovata la forza, e miracolosamente restituite le membra perdute, erano sommamente adatti allo scopo di rimuovere ogni difficoltà, e di rispondere a qualunque obbiezione. Siccome le più stravaganti leggende contribuivano all'onor della Chiesa, venivano esse applaudite dalla credula moltitudine, sostenute dal potere del Clero, e confermate dalla sospetta testimonianza dell'Istoria Ecclesiastica. Le descrizioni degli esilj, delle carcerazioni, delle pene e de' tormenti son così facilmente esagerate o abbellite dal pennello di un artificioso Oratore, che siamo naturalmente indotti ad investigare un fatto di una più distinta ed incredibil natura, vale a dire il numero delle persone, che soffriron la morte in conseguenza degli editti pubblicati da Diocleziano e da' suoi colleghi e successori. I leggendari moderni fanno menzione di armate e di città intere, che furono ad un tratto disperse dalla cieca rabbia della persecuzione. I più antichi scrittori si contentano di spargere una quantità di libere e tragiche invettive, senza discendere a determinare il numero preciso di quelli, a' quali fu concesso di sigillare col loro sangue la fede dell'evangelio. Dall'istoria d'Eusebio però possiam ricavare, che nove soli Vescovi furon puniti con la pena di morte; e dalla particolar enumerazione, ch'ei fa, de' Martiri della Palestina, siamo assicurati che non più di novanta due Cristiani ebber diritto a quell'onorevol titolo[182]. Siccome non sappiamo fino a qual segno ascendesse in quel tempo lo zelo ed il coraggio Episcopale, dal primo di questi fatti non possiamo tirare alcuna utile conseguenza: ma il secondo può servire a giustificare una importantissima ed assai probabile conclusione. Secondo la distribuzione delle Province Romane, la Palestina può valutarsi la decimasesta parte dell'Impero Orientale[183]; e poichè vi furono alcuni governatori, che per una reale o affettata clemenza avean conservato le loro mani pure dal sangue de' Fedeli[184], egli è ragionevol di credere, che il paese, dov'era nato il Cristianesimo, producesse almeno la decimasesta parte de' Martiri, che soffriron la morte negli stati di Galerio e di Massimino; per conseguenza tutti insieme potrebbero ascendere a circa mille cinquecento; numero, che se dividasi ugualmente ne' dieci anni della persecuzione, darà un annual resultato di centocinquanta Martiri. Usando la medesima proporzione rispetto alle Province dell'Italia, dell'Affrica, e forse della Spagna dove al termine di poco più di tre anni fu sospeso o abolito il rigore delle leggi penali, si ridurrà la quantità de' Cristiani, che soffrirono per giudicial sentenza la pena capitale in tutto l'Impero a meno di duemila persone. E poichè non può dubitarsi, che i Cristiani eran più numerosi, ed i lor nemici più esacerbati nel tempo di Diocleziano, di quel che fossero stati mai in alcuna precedente persecuzione, questo probabile e moderato calcolo può darci regola per valutare il numero de' Santi e de' Martiri primitivi, che sacrificaron la vita per l'importante fine d'introdurre nel mondo la religione Cristiana. Noi finiremo questo capitolo con una trista verità, che contro voglia s'insinua nella mente; cioè che ammettendo, anche senz'esitazione o esame veruno, tutto quel che ha narrato l'istoria, o finto la devozione intorno a' martirj, bisogna sempre confessare, che i Cristiani hanno usato, nel corso delle intestine lor dissensioni, gli uni contro degli altri severità molto maggiori di quelle, ch'essi abbiano giammai provate dallo zelo degl'Infedeli. Ne' secoli d'ignoranza, che vennero dopo la sovversione dell'Impero d'Occidente, i Vescovi della città Imperiale estesero il loro dominio sopra i Laici ugualmente che sopra i Cherici della Chiesa Latina. La fabbrica della superstizione da essi eretta, che potè per lungo tempo affrontare i deboli sforzi della religione, fu assaltata finalmente da una folla di arditi fanatici, che dal secolo duodecimo fino al decimosesto assunsero il popolar carattere di Riformatori. La Chiesa Romana difese con la violenza il dominio, che acquistato avea con la frode: ed un sistema di benevolenza e di pace fu ben presto disonorato con le proscrizioni, con le guerre, con le stragi e coll'instituzione del Sant'Uffizio. E siccome i Riformatori erano animati dall'amore della libertà civile non meno che religiosa, i Principi Cattolici unirono il loro interesse con quello del Clero, e sostennero con la spada e col fuoco i terrori delle spirituali censure. Si dice, che ne' soli Paesi Bassi soffrissero per mano del carnefice più di centomila sudditi di Carlo V. e questo numero straordinario viene attestato da Grozio,[185] uomo d'ingegno e di dottrina, che mantenne la sua moderazione in mezzo al furor delle Sette che contendevano, e compose gli annali del secolo e del paese, in cui visse, in un tempo nel quale la invenzione della stampa avea facilitato i mezzi di sapere i fatti, ed accresciuto il pericolo di scuoprire la falsità. Se dobbiamo prestar fede all'autorità di Grozio, bisogna confessare, che il numero de' Protestanti posti a morte in una sola Provincia, e durante il corso di un solo regno, sorpassò di gran lunga quello degli antichi Martiri nello spazio di tre secoli, ed in tutto il Romano Impero. Ma se l'improbabilità del fatto medesimo dee prevalere al peso della testimonianza, se dee credersi, che Grozio abbia esagerato il merito ed i patimenti de' Riformatori[186], saremo naturalmente portati a richiedere, qual fiducia dunque aver possiamo ne' dubbiosi ed imperfetti monumenti dell'antica credulità; o qual credito si voglia accordare ad un Vescovo cortigiano o ad un appassionato declamatore, che sotto la protezione di Costantino godeva il privilegio esclusivo di rappresentare le persecuzioni mosse contro i Cristiani da' vinti rivali, o da' negletti predecessori del grazioso loro Sovrano. NOTE: [1] In Cirene trucidarono 220,000 Greci, in Cipro 240,000, ed in Egitto una grandissima quantità di persone. Molte di queste infelici vittime furon segate in due parti, secondo un precedente esempio datone da David. I vittoriosi Giudei divoravan la carne, leccavano il sangue, si avvolgevan come nastri le budella di que' meschini attorno a' lor corpi. -Vedi Dione Cassio l. LXVIII. p. 1145.- [2] Senza ripetere le ben note descrizioni di Gioseffo, possiamo apprendere da Dione (-l. LXIX, p. 1262-) che nella guerra di Adriano furon passati a fil di spada 580,000 Giudei, oltre un numero infinito di essi, che morirono di fame, di disagio e di fuoco. [3] Per la setta degli Zeloti vedi -Basnag. Hist. des Juifs l. I. c. 17-; pe' caratteri del Messia, secondo i Rabbini -l. V. c. 11, 12, 13-; per le azioni di Barcocheba -l. VII. c. 12-. [4] Noi dobbiamo a Modestino Giurisconsulto Romano (-l. VI. Regular.-) una distinta notizia dell'Editto di Antonino. Vedi -Casaubon. ad Hist. Aug. p. 27-. [5] Vedi -Basnag. Hist. des Juifs l. III. c. 2, 3-. La carica di Patriarca, fu soppressa da Teodosio il Giovine. [6] Basti solo rammentare il -Purim-, o la liberazione degli Ebrei dal furore d'Aman, che fino al Regno di Teodosio fu celebrata con insolente trionfo e sfrenata intemperanza. -Basnage Hist. des Juifs l. VI. c. 17. l. VIII. c. 6.- [7] Secondo il falso Gioseffo, Tsefo nipote di Esaù condusse in Italia l'armata d'Enea Re di Cartagine. Un'altra Colonia d'Idumei, fuggendo la spada di David, si rifuggì negli stati di Romolo. Per queste o per altre ragioni di ugual peso gli Ebrei applicarono il nome d'Edom all'Impero Romano. [8] Dagli argomenti di Celso, quali son rappresentati e confutati da Origene (-l. V. p. 247, 259.-) possiamo chiaramente scuoprire la distinzione, che si faceva fra il -popolo- Ebraico, e la -setta- Cristiana. Si veda nel Dialogo di Minuzio Felice una bella ed elegante descrizione de' sentimenti popolari intorno all'abbandonamento del culto stabilito. [9] -Cur nullas aras habent? templa nulla? nulla nota simulacra?.. unde autem vel quis ille, aut ubi, Deus unicus, solitarius, destitutus? Minuc. Felix c. 10.- L'interlocutore Pagano fa una distinzione in favor de' Giudei, che una volta ebbero un tempio, altari, vittime, ec. [10] Egli è difficile (dice Platone) di acquistare, e pericoloso il pubblicare la cognizione del vero Dio. Vedasi la Teologia de' Filosofi nella traduzione, che ha fatto in Francese l'Abate d'Olivet dell'opera di Tullio -De natura Deorum Tom. 1. pag. 275-. [11] L'autore del Filopatride tratta continuamente i Cristiani come una compagnia di sognatori entusiasti δαιμόνιοι, αἰθέριοι, αἰθεροβατοῦντες, ἀεροβατοῦντες ec. ed in un luogo manifestamente allude alla visione, in cui S. Paolo fu trasportato al terzo Cielo. In un altro luogo Triefonte, che rappresenta un Cristiano, dopo aver deriso gli Dei del Paganesimo propone un misterioso giuramento. ὙΨιμέδοντα θέον, μέγαν, ἄμβροτον, οὐρανίωνα, Ὑιον πατρὸς. πνεῦμα ἐη πατρὸς ἐππορευόμενον, Ἑν ἐκ τριῶν, καὶ ἑνὸς τρία ταῦτα νόμιζε. Ἀριθμέειν με διδάσκεις (questa è la profana risposta di Critia) Καὶ ὅρκος ἡ ἀριθμητική, οῦκ οἶδα γὰρ τί λέγεις, ἐν τρία, τρία ἐν. [12] Secondo Giustino Martire (-Apolog. major.- c. 70. 85), il demonio, che aveva qualche imperfetta cognizione delle profezie, aveva finto a bella posta questa somiglianza, che potesse rimuovere, quantunque con diversi mezzi, tanto il Popolo che i Filosofi dall'abbracciar la fede di Cristo. [13] Nel primo e secondo libro d'Origene, Celso tratta la nascita e il carattere del nostro Salvatore col più empio disprezzo. L'oratore Libanio loda Porfirio e Giuliano per aver confutato la follia di una setta, che ad un uomo di Palestina morto dava il nome di Dio, e di figlio di Dio. -Socrat. Hist. Eccl. III. 23.- [14] L'Imperator Traiano ricusò la permissione di lasciar formare una compagnia di 150 spegnitori d'incendj per uso della città di Nicomedia. Egli non gradiva qualunque associazione. Vedi -Plin. Epist. X. 42, 43-. [15] Il Proconsole Plinio avea pubblicato un editto generale contro le adunanze illegittime. La prudenza de' Cristiani fece sospender le loro Agapi, ma era impossibile ch'essi omettessero l'esercizio del culto pubblico. [16] Siccome le profezie dell'Anticristo, del prossimo abbruciamento del mondo ec. irritavano que' Pagani, che non convertivano, se ne faceva menzione con cautela e riserva, e furono censurati i Montanisti per aver troppo liberamente svelato il pericoloso segreto. -Vedi Mosem. p. 413.- [17] -Neque enim dubitabam, quodcumque esset quod faterentur- (queste sono le parole di Plinio), -pervicaciam certe et inflexibilem obstinationem debere puniri.- [18] Vedasi l'istoria Eccles. Mosem. -Vol. I. pag. 101- e -Spanem. Remarques sur les Césars, de Julien pag. 468. etc.- [19] Vedi Giustino Mart. -Apolog.- I, 35, II, 14. Atenagora -in Legation. c. 27-, Tertulliano -Apolog.- c. 7, 8, 9. Minucio Felice c. 9, 10, 30, 31. L'ultimo di questi Scrittori riferisce l'accusa nella più elegante e circostanziata maniera; la risposta di Tertulliano è più ardita e più vigorosa. [20] Nella persecuzione di Lione alcuni schiavi Gentili furon costretti dal timor de' tormenti ad accusare i lor padroni Cristiani. La Chiesa di Lione, scrivendo a' propri fratelli dell'Asia, tratta l'orrida accusa con l'indignazione e il disprezzo che merita. -Euseb. Hist. Ecl. V. I.- [21] Vedi Giustino Mart. -Apolog. I, 35.- Iren. adv. -haeres. I. 24.- Clem. Alessand. -Stromat. l. III. p. 438.- Euseb. -IV. 8-. Sarebbe grave e disgustoso il riferir tutto ciò, che hanno immaginato i successivi Scrittori, tutto quel ch'Epifanio ha ricevuto come vero, e che ha copiato il Tillemont. Il Beausobre (-Hist. du Manicheisme l. IX. c. 8, 9-) ha esposto con grande spirito l'arte non ingenua di Agostino e del Pontefice Leone. [22] Quando Tertulliano divenne Montanista, diffamò la Morale della Chiesa, ch'egli aveva sì fortemente difesa. -Sed majoris est agape, quia per hanc adolescentes tui cum sororibus dormiunt, appendices scilicet gulae lascivia et luxuria: de Jejun. c. 17.- Il canone 35 del Concilio d'Elvira provvede agli scandali, che troppo spesso macchiavan quelli, che facevan le vigilie nelle Chiese, e screditavano il nome Cristiano agli occhi degl'Infedeli. [23] Tertulliano (-Apolog. c. 2.-) si diffonde a gran ragione, e con un poco di stile declamatorio sulla bella ed onorevol testimonianza di Plinio. [24] Nella vasta compilazione dell'Istoria Augusta (una parte di cui fu composta nel Regno di Costantino) non si trovano sei linee relative a' Cristiani; nè la diligenza di Sifino ha potuto scoprire il lor nome nella vasta istoria di Dione Cassio. [25] Un oscuro passo di Svetonio può somministrare per avventura una prova di quanto stranamente si confondesser fra loro gli Ebrei ed i Cristiani di Roma. [26] Vedasi nel 18 e 25 capitolo degli Atti Apostolici la condotta di Gallione, Proconsole dell'Acaia, e di Festo, Procurator della Giudea. [27] Nel tempo di Tertulliano e di Clemente Alessandrino la gloria del martirio si ristringeva a S. Pietro, a S. Paolo, ed a S. Giacomo. I Greci più moderni bel bello l'attribuirono al resto degli Apostoli, e prudentemente scelsero per teatro della lor predicazione e de' lor tormenti qualche remoto paese di là da' confini del Romano Impero, -Vedi- Mosemio -p. 81-, e Tillemont -Mémoires Eccles. Tom I. p. III-. [28] -Tacit. Annal. XV. 38, 44.- -Sueton. in Neron. c. 38.- -Dion. Cass. l. LXII. p. 1014.- -Oros. VII. 7.- [29] Il prezzo del grano (probabilmente del -Modio-) fu ridotto a tre -Nummi-, che può equivalere a circa quindeci Scellini per sacco Inglese. [30] Noi possiam osservare, che Tacito fa menzione di tal fama con diffidenza molto conveniente e dubbiezza, mentre essa viene avidamente descritta da Svetonio, e solennemente confermata da Dione. [31] Questa sola testimonianza è sufficiente a dimostrar l'anacronismo degli Ebrei, che pongon la nascita di Cristo quasi cent'anni più presto (-Basnage Hist. des Juifs l. V. c. 14, 15.-). Possiamo apprendere da Gioseffo (-Antiq. XVIII. 3-) che il tempo, in cui fu Procuratore Pilato, corrisponde agli ultimi dieci anni di Tiberio dall'anno di Cristo 27 al 37. Quanto all'epoca particolare della morte di Cristo, una tradizione molto antica la fissa ai 25 di Marzo dell'anno 29 sotto il Consolato de' due Gemini (-Tertullian. adv. Judaeos c. 8.-). Questa data che si adotta dal Pagi, dal Cardinal Noris e dal Le Clerc, sembra per lo meno tanto probabile, quanto l'Era volgare, che (non so per quali congetture) li pone quattro anni più tardi. [32] -Odio humani generis convicti.- Queste parole possono significare l'odio del genere umano contro i Cristiani, o l'odio, de' Cristiani contro il genero umano. Ho preferito quest'ultimo senso, come il più conforme allo stile di Tacito ed all'error popolare, di cui un precetto del Vangelo (-Vedi Luca XIV. 26-) era forse stato l'innocente occasione. Giustificato viene il mio interpretamento dall'autorità di Lipsio; da quelle de' traduttori di Tacito, Italiani, Francesi e Inglesi, dall'autorità di Mosemio (p. 102), di Le Clerc (-Hist. Eccles. p. 427-), del Dottore Lardner (-Testimon. vol. I. p. 345-) e del vescovo di Glocester (-Legat. Div.- vol. III. p. 38). Ma poichè il vocabolo convicti non si unisce molto felicemente col rimanente della sentenza, Giacomo Gronovio ha anteposto di leggere -conjuncti-, seguendo l'autorità del prezioso Codice di Firenze. [33] -Tacit. Annal. XV. 44.- [34] -Nardini Roma antica p. 387. Donatus de Roma antiqua l. III. p. 449.- [35] -Sueton. in Neron. c. 16.- L'epiteto di -malefica-, il quale alcuni sagaci Comentatori traducono -magica-, più ragionevolmente risguardasi da Mosemio come sinonimo dell'-exitiabilis- di Tacito. [36] Il passo risguardante Gesù Cristo, che fu inserito nel testo di Gioseffo tra il tempo d'Origene o quello d'Eusebio, può somministrare un esempio di non volgar falsità. Si riferiscono distintamente l'esecuzione delle profezie, le virtù, i miracoli, e la risurrezione di Gesù. Gioseffo riconosce, ch'egli era il Messia, e dubita se debba chiamarlo un uomo. Se potesse rimaner qualche dubbio intorno quel celebre passo, il lettore può esaminare le argute obbiezioni di le Fevre (-Havercamp. Joseph. tom. II. p. 267-273-), l'elaborata risposta di Daubuz (p. 187-232) e la maestrevol replica (-Biblioth. Ant. L. Mod. t. VII. p. 237-288-) di un critico anonimo ch'io credo essere il dotto Ab. di Longuerue. [37] Vedi le vite di Tacito fatte da Lipsio, e dall'Abate de la Bleterie, il Dizionario di Bayle all'art. -Tacite- e Fabricio -Biblioth. Latin. Tom. II. p. 386. Edit. Ernest.- [38] -Principatum Divi Nervae, et imperium Traiani uberiorem securioremque materiam senectuti seposui.- Tacit. -Hist. I.- [39] -Vedi- Tacito, -Annal. II, 61 IV. 4.- [40] Il nome del commediante era Alituro. Per il medesimo canale Gioseffo (-de vita sua c. 3.-) aveva ottenuto, circa due anni prima, il perdono e la libertà di alcuni Sacerdoti Ebrei ch'erano prigionieri in Roma. [41] L'erudito Dottore Lardner (Testimonianze giudaiche, e Gentili -Vol. II. p. 101-103-) ha provato, che il nome di Galilei fu molto antico, e forse la prima denominazione dei Cristiani. [42] Gioseff. -Antiq. XVIII. 1, 2.- Tillemont. -Ruine des Juifs- (-p. 742.-). I figli di Giuda furono crocifissi al tempo di Claudio. Il suo nipote Eleazaro, dopo la presa di Gerusalemme, difese una forte rocca con 960 de' suoi più disperati seguaci. Quando l'ariete ebbe fatto una breccia, essi rivoltaron le loro spade contro le loro mogli ed i figli, e finalmente contro i lor propri petti; e tutti morirono, fino all'ultimo. [43] Vedi Dodwell. -Paucitat. Martir. l. XIII.- La inscrizione Spagnuola appresso Grutero, -p. 238. n. 9-, è una manifesta e conosciuta menzogna, inventata da quel famoso impostore Ciriaco di Ancona, per lusingare l'orgoglio ed i pregiudizi degli Spagnuoli. Vedi Ferreras (-Hist. d'Espagne Tom. I p. 192.-) [44] Il Campidoglio fu bruciato nel tempo della guerra civile fra Vespasiano e Vitellio il dì 19 Decembre dell'anno 69. Il tempio di Gerusalemme restò distrutto ne' 10 Agosto del 70 per le mani de' Giudei stessi, piuttosto che per quelle de' Romani. [45] Il nuovo Campidoglio fu dedicato da Domiziano (-Sveton. in Domitian. c. 5. Plutarco in Poplicol. Tom. I. p. 230, Edit. Bryan.-) Il solo indoramento costò 12000 talenti (più di cinque milioni di zecchini). Fu opinione di Marziale (-l. IX. Epig. 3,-) che se l'Imperatore avesse voluto esigere il suo denaro, Giove medesimo, neppure col porre generalmente all'incanto l'Olimpo, avrebbe potuto pagare due scellini per lira. [46] Rispetto al Tributo vedasi Dione Cassio (-l. LXVI. p. 1082 con le note di Reimaro-), Spanemio (-de usu numism. Tom. II. p. 571-) e Basnag. (-Hist. des Juifs l. VII. c. 2.-) [47] Svetonio (-in Domitian. c. 12-) avea veduto un vecchio di novant'anni pubblicamente esaminato avanti al Tribunale del Procuratore. Questo è quel che Marziale chiama -Mentula tributis damnata-. [48] Questa denominazione a principio s'intese nel senso più comune, e fu supposto che i fratelli di Gesù fossero la legittima prole di Maria e di Giuseppe. Un divoto rispetto per la virginità della Madre di Dio suggerì agli Gnostici, ed in seguito a' Greci ortodossi l'espediente di dare una seconda moglie a Giuseppe. I Latini, fino dal tempo di Girolamo, vi accrebbero qualche cosa, attribuirono a Giuseppe un celibato perpetuo, e con molti esempi simili giustificarono la nuova interpretazione, che Giuda ugualmente che Giacomo e Simone, i quali sono chiamati fratelli di Gesù Cristo, non fossero che suoi primi cugini. Vedi Tillemont, -Memoir. Eccles.- (-Tom. I. part. III.-) -e- Beausobre, -Hist. critiq. du Manich.- (-l. II c. 2.-) [49] Trenta nove πλεθρα, quadrati di cento piedi l'uno, il qual terreno, rigorosamente computato, appena formerebbe la somma di nove acri. Ma la probabilità delle circostanze, la pratica degli altri scrittori Greci e l'autorità del Valois mi fanno inclinare a credere, che si usi il πλεθρον per esprimere il Romano -jugero-. [50] -Euseb. III. 20.- La storia o presa da Egesippo. [51] Vedasi la morte, ed il carattere di Sabino appresso Tacito (-Hist. III. 74-75-). Sabino era il fratel maggiore di Vespasiano, e fino all'avvenimento al trono di lui, si era considerato come il principal sostegno della famiglia Flavia. [52] Flavium Clementem patruelem suum contemtissimae inertiae.... ex tenuissima suspicione interemit. Sueton. in Domit. c. 15. [53] L'Isola Pandataria secondo Dione. Bruzio Presente (-ap. Eusebio III 18-) la bandisce in quella di Ponzia, che non era molto distante dalla prima. Tal differenza, ed un errore o d'Eusebio, o de' suoi copisti han data occasione di supporre due Domitille, una moglie, e l'altra nipote di Clemente. Vedi Tillemont, -Mem. Eccles.- (-Tom. II. p. 224.-) [54] -Dione l. LXVII. p. 1112.- Se Bruzio Presente, dal quale probabilmente prese questo racconto, era il corrispondente di Plinio (-Epist. VII. 3-) possiam risguardarlo come uno scrittore contemporaneo. [55] -Sueton. in Domit. c. 17. Filostr. in vit. Apollon. l. VII.- [56] -Dion. l. LXVIII. p. 1118. Plin. Epist. IV. 22.- [57] -Plin. Epist. X. 97.- L'erudito Mosemio si esprime con le più alte lodi intorno al moderato ed ingenuo carattere di Plinio. A malgrado di tutti i sospetti del Dottore Lardner (Vedi le testimonianze Giudaiche e Pagane -Vol. II. p. 46-), io non posso ravvisare alcuna ipocrisia nel suo linguaggio o nella sua maniera di procedere. [58] -Plin. Epist. V. 8.- Egli difese la sua prima causa nell'anno 81, cioè un anno dopo la famosa eruzione del Vesuvio, nella quale il suo zio perdè la vita. [59] -Plin. Epist. X. 98.- Tertulliano (-Apolog. c. 5-) risguarda questo Rescritto, come un rilassamento delle antiche leggi penali -quas Traianus ex parte frustratus est.- Eppure Tertulliano in un altro luogo delle sue Apologie nota l'incoerenza di proibire le inquisizioni, e di ordinare i gastighi. [60] Eusebio (-Hist. Eccles. l. IV. c. 9-) ci ha conservato l'editto di Adriano. Egli ce ne dà parimente uno (-c. 13-) ancora più favorevole sotto nome di Antonino, del quale però non s'ammette così universalmente l'autenticità. La seconda Apologia di Giustino contiene alcune curiose circostanze relative alle accuse de' Cristiani. [61] Vedi Tertulliano (-Apolog. c. 40-). Gli atti del martirio di Policarpo somministrano una viva pittura di tali tumulti, che per ordinario si fomentavano dalla malizia dei Giudei. [62] Questi regolamenti sono inseriti ne' soprammentovati Editti di Adriano e di Pio. Vedi l'Apologia di Melitone (-ap. Euseb. l. IV. c. 26-). [63] Vedasi il rescritto di Traiano, e la condotta di Plinio. Gli atti più autentici de' Martiri abbondano di simili esortazioni. [64] In specie vedasi Tertulliano (-Apolog. c. 2-) e Lattanzio (-Instit. Divin. V. 9.-) I raziocinj loro son quasi gl'istessi; ma si ravvisa bene, che il primo di questi Apologisti era stato un legale, ed il secondo un rettorico. [65] Vedansi due esempi di questa specie di tortura negli Atti Sinceri de' Martiri pubblicati dal Ruinart (p. 160-399.). Girolamo, nella sua Leggenda di Paolo Eremita, riporta una strana istoria d'un giovane, che fu legato nudo in un letto di fiori ed assalito da una bella e lasciva meretrice. Egli represse la tentazione lacerandosi co' denti la lingua. [66] La conversione della propria moglie provocò Claudio Erminiano, Governatore della Cappadocia, a trattare i Cristiani con straordinario rigore. Tertulliano ad -Scapulam cap. 3.- [67] Tertulliano, nella sua lettera al Governatore dell'Affrica, fa menzione di molti notabili esempi di lenità e di tolleranza, de' quali esso ebbe notizia. [68] -Neque enim in universum aliquid, quod quasi certam formam habeat, constitui potest-; espressione di Traiano che diede un largo campo alle operazioni de' Governatori delle Province. [69] -In metalla damnamur, in insulas relegamur. Tertullian. Apolog. c. 12.- Le miniere della Numidia contenevano nove Vescovi, con un numero de' loro Cherici e Popolo a proporzione, ai quali Cipriano mandò una pietosa lettera di consolazione o di lodi. Vedi Cipriano (-Epist. 76, 77.-) [70] Quantunque non possiam prestare intera fede all'epistole, o agli atti d'Ignazio, che si trovano nel II tomo dei Padri Apostolici; pure possiam citare quel Vescovo d'Antiochia come uno di questi martiri condannati per esempio degli altri. Fu egli mandato in catene a Roma come ad un pubblico spettacolo; e quando arrivò a Troade, ricevè la piacevol notizia, che la persecuzione d'Antiochia era già terminata. [71] Fra' Martiri di Lione (-Euseb. l. V. c. 1-) la schiava Blandina fu distinta co' più squisiti tormenti. De' cinque Martiri, sì celebri negli Atti di Felicita e Perpetua, due erano servi, e due altri di molto vil condizione. [72] -Origen. adv. Celsum.- (-l. III. p. 116.-). Le sue parole meritano d'essere trascritte. Ολιγοι κατα καιρους, καὶ σφοδρα ευαριθμητοι περι τῶν Χρισιανῶν θεοσεβειας τεθνηκασι. [73] Se noi riflettiamo, che tutti i plebei di Roma non eran Cristiani, e che tutti i Cristiani non eran santi nè martiri, possiam giudicare, con quanta certezza possano attribuirsi gli onori sacri a quelle ossa ed urne, che si prendono senza distinzione alcuna da' pubblici cimiteri. Dopo un libero ed aperto commercio, che se n'è fatto per dieci secoli, si è risvegliato qualche sospetto fra' più eruditi Cattolici. Al presente si richiedono, come una prova di santità e di martirio le Lettere R. M., una caraffa piena di liquor rosso, che si crede sangue o la figura di una palma. I due primi segni però son di piccolo peso, e quanto all'ultimo si osserva da' Critici 1. che quella che si dice figura d'una palma, è forse un cipresso o anche puramente un punto, o un intrecciamento di punteggiatura usato nelle iscrizioni sepolcrali; 2. che la palma era il simbolo della vittoria fra' Pagani; 3. che fra' Cristiani serviva come d'emblema non solo del martirio, ma anche di una gloriosa risurrezione in genere. Vedi la lettera del P. Mabillon sul culto de' Santi ignoti, ed il Muratori sopra le Antichità Italiane (-Dissert. LVIII.-). [74] Per dare un saggio di queste leggende, ci contenteremo de' diecimila soldati Cristiani fatti crocifiggere in un giorno da Traiano o da Adriano sul monte Ararat. Vedi Baronio -ad Martyrol. Rom.- Tillemont (-Mem. Eccles. Tom. II. P. II. p. 438.-) e le Miscellanee di Geddes -vol. II. p. 203-. L'abbreviatura MIL., che può significare tanto -soldati- che -migliaia-, dicesi, che abbia prodotto vari sbagli straordinari. [75] Vedi Dionisio -ap. Euseb. l. VI. c. 41-. Uno de' diciassette fu accusato ancora di furto. [76] Le lettere di Cipriano somministrano una molto curiosa ed original pittura sì di esso che de' suoi tempi. Vedansi parimente le due vite di Cipriano, scritte con ugual esattezza quantunque con mire assai differenti, l'una da Le Clerc (-Biblioth. univers. Tom. XII. p. 208-378.-) l'altra dal Tillemont (Memoir. Eccles. -Tom, IV. part. I. p. 76-459-). [77] Vedasi la civile ma severa lettera del Clero di Roma al Vescovo di Cartagine (-Cyprian. Epist. 8, 9.-) Ponzio pone la massima cura e diligenza in giustificare il suo maestro contro la general censura, che se gli faceva. [78] Specialmente quello di Dionisio di Alessandria, e di Gregorio Taumaturgo di Neocesarea. Vedi Euseb. (-H. E. lib. VI. c. 40-) e le Memorie di Tillemont (-Tom. IV. Part. II. p. 685.-). [79] Vedi Cipriano, -Epist. 16-, e la vita che ne fece Ponzio. [80] Abbiamo una vita originale di Cipriano fatta dal Diacono Ponzio, compagno del suo esilio e spettatore della sua morte; e possediamo ancora gli antichi Atti Proconsolari del suo martirio. Questi due documenti son coerenti fra loro e probabili; e quel ch'è più osservabile, sono spogliati di qualunque circostanza maravigliosa. [81] Potrebbe parere, che questi fosser ordini circolari mandati a tutti i Governatori nel medesimo tempo. Dionisio (-ap. Euseb. l. VII. c. 11.-) racconta l'Istoria del proprio esilio da Alessandria, quasi nell'istessa maniera. Ma siccome egli evitò la morte, o sopravvisse alla persecuzione, si dee reputare o più o men fortunato di Cipriano. [82] Vedi Plinio, -Hist. Nat. V. 3-. Cellario -Geogr. ant.- (-Part. III. p. 96.-) i Viaggi di Shaw p. 90, e per l'adiacente paese (ch'è terminato dal Capo Bona, o dal promontorio di Mercurio) l'Affrica di Marmol (-Tom. II. p. 474.-). Si trovano ivi i residui di una acquedotto vicino a Curubis, o Curbis presentemente mutato in Gurbes; ed il D. Shaw lesse un'iscrizione, che chiama quella città -Colonia Fulvia-. Il Diacono Ponzio (-in vit. Cypriani c. 12-) l'appella -apricum et competentem locum, hospitium pro voluntate secretum, et quidquid apponi eis ante promissum est, qui regnum et justitiam Dei quaerunt-. [83] Vedi Cipriano (-Epist. 77. Edit. Fell.-) [84] Nell'atto della sua conversione aveva egli venduto quei giardini per benefizio de' poveri. La bontà di Dio (probabilissimamente la liberalità di alcuni amici Cristiani) li restituì a Cipriano. Vedi Ponzio c. 15. [85] Quando Cipriano un anno avanti era stato mandato in esilio, sognò che sarebbe stato posto a morte nel seguente giorno. L'evento fece spiegare quella parola come indicante un anno. Vedi Ponzio. c. 12. [86] Ponzio (c. 15) confessa che Cipriano, col quale cenò egli stesso, passò la notte -custodia delicata-. Il Vescovo esercitò l'ultimo atto di giurisdizione molto a proposito, disponendo, che le giovani donne, che vegliavano nella strada, fossero allontanate dal pericolo, e dalle tentazioni di una folla notturna. -Act. Proconsolar. c. 2-. [87] Vedasi negli Atti c. 4, ed appresso Ponzio c. 17, la sentenza originale. Quest'ultimo l'esprima in un modo oratorio. [88] Vedi Ponzio c. 19. Al Tillemont (-Memoir. Tom. IV. Part. I p. 450 nat. 50-) non piace una così positiva esclusione di ogni Martire di grado Episcopale più antico. [89] Qualunque sia l'opinione che possiamo avere del carattere o de' principj di Tommaso Becket, bisogna confessare ch'egli soffrì la morte con una costanza non indegna de' primitivi Martiri. Vedi Lord Lyttelton -Istor. di Enrico II.- (-Tom. II. p. 592 ec.-). [90] Vedasi particolarmente il trattato di Cipriano -de Lapsis p. 87-98. Ediz. Fell.- L'erudizione di Dodwell (-Dissert. Cyprian. XII. XIII.-) e l'ingenuità di Middleton (-Ricerca libera p. 162 ec.-) non hanno lasciato cosa da aggiungere intorno al merito, agli onori, ed ai motivi de' Martiri. [91] Vedi Cipriano -Epist. 5, 6, 7, 22, 24 e de unit. Eccles-. Il numero de' pretesi Martiri si è moltiplicato assaissimo per l'uso, che fu introdotto, di dare quest'onorevole nome a' Confessori. [92] -Certatim gloriosa in certamina ruebatur; multoque avidius tum martiria gloriosis motibus quaerebantur, quam nunc Episcopatus pravis ambitionibus appetuntur. Sulpic. Sever. l. II. Egli poteva omettere la parola nunc-. [93] Vedi -Epist. ad Rom. c. 4, 5 ap. Patres Apostol-. (-Tom. II. p. 27.-). Era confacente al proposito del Vescovo Pearson (-Vindic. Ignatian. part. II. c. 9-) di giustificare con profusione di esempi e di autorità i sentimenti d'Ignazio. [94] L'Istoria di Polieuto, sulla quale Cornelio ha formato una bellissima tragedia, è uno de' più celebri, quantunque non de' più autentici esempi di questo eccessivo zelo. Noi dobbiam osservare, che il canone 60 del Concilio d'Elvira nega il titolo di martiri a quelli che si esponevano alla morte col pubblicamente distruggere gl'Idoli. [95] Vedi Epitteto -l. IV. c. 7-, e (sebbene vi sia qualche dubbio, s'egli alluda a' Cristiani) Marco Antonino -de rebus suis- (-l. XI. c. 3.-) -Lucian. in Peregrin-. [96] -Tertullian. ad Scapul-, c. 5. Gli eruditi son divisi fra tre dell'istesso nome, che furon Proconsoli d'Asia. Io sono inclinato ad attribuire questo fatto ad Antonino Pio, che poi fu Imperatore, e che può aver governato l'Asia sotto Traiano. [97] -Mosem. de rebus Christ. ante Constant. p. 235-. [98] Vedi l'epistola della Chiesa di Smirne -ap. Euseb. Hist. Eccl.- (-l. IV. c.- 15). [99] Nella seconda Apologia di Giustino si trova un esempio speciale e molto curioso di questa legal dilazione. Il medesimo fu concesso a' Cristiani accusati nella persecuzione di Decio; e Cipriano (-de Lapsis-) fa espressa menzione del -dies negantibus praestitutus-. [100] Tertulliano risguarda la fuga dalla persecuzione come un'imperfetta, sebbene assai colpevole, apostasia, come un empio tentativo di eludere la volontà di Dio ec. Egli ha scritto un trattato su tal proposito (Vedi -p. 536-544. Edit. Rigalt.-). che è pieno del più fiero fanatismo e della più incoerente declamazione. Merita però qualche attenzione il vedere che Tertulliano medesimo non sofferse il martirio. [101] I -Libellatici-, che sono specialmente noti per le opere di Cipriano, vengono descritti con la massima precisione nel copioso commentario di Mosemio p. 48, 489. [102] Vedi Plinio (-Epist. X.- 97.) Dionisio Alessandrino. -ap. Euseb.(l. VI. c. 41.) Ad prima statim verba minantis inimici maximus fratrum numerus fidem suam prodidit: nec prostratus est persecutionis impetu, sed voluntario lapsu seipsum prostravit. Cyprian. oper. p. 89.- Fra questi disertori trovaronsi molti Preti ed anche Vescovi. [103] Fu in quest'occasione, che Cipriano scrisse il suo trattato -de Lapsis-, e molt'epistole. Fra' Cristiani del secolo antecedente non si trova la controversia intorno al trattamento degli apostati penitenti. Dobbiamo noi attribuirlo alla superiorità della fede e coraggio di essi, od alla più scarsa cognizione, che abbiamo della loro Istoria? [104] Vedi Mosemio p. 97. Sulpicio Severo fu il primo autore di questo computo, quantunque sembri, che desideri di riservar la decima e maggiore persecuzione per la venuta dell'Anticristo. [105] Della testimonianza, che fece Ponzio Pilato si fa menzione per la prima volta da Giustino. I successivi accrescimenti fatti a quell'Istoria (nel passare ch'ella fece per le mani di Tertulliano, di Eusebio, di Epifanio, di Grisostomo, di Orosio, di Gregorio Turonense, e degli autori di molte edizioni degli Atti di Pilato) sono esattamente fissati dal Calmet; Dissertazioni sulla Scrittura (-Tom. III. p. 651. ec.-). [106] Rispetto a questo miracolo, come si dice comunemente della Legione fulminea, vedasi l'ammirabil critica di Moyle -Vol. II. p.- 81-390 delle sue opere. [107] Dione Cassio, o piuttosto l'abbreviatore di lui Sifilino, -l. LXXII. p.- 1206. Moyle ha esposto lo stato della Chiesa nel Regno di Commodo. [108] Si confronti la vita di Caracalla nell'Istoria Augusta con la lettera di Tertulliano a Scapula. Il Dottore Jortin (-Osservaz. sull'Istor. Ecclas. Vol. II. p. 5.-) risguarda la cura di Severo per mezzo dell'olio santo con gran desiderio di convertirla in un miracolo. [109] Tertulliano -De Fuga-, -c. 13.- Il dono si faceva in occasione delle feste de' Saturnali; ed è un soggetto di grand'importanza per Tertulliano, che il Fedele dovesse restar confuso con quelli, ch'esercitando le professioni più infami, accattavano la connivenza del Governo. [110] -Euseb. l. V. c. 23. 24. Mosem. p. 435, 447.- [111] -Judaeos fieri sub gravi poena vetuit. Idem etiam de Christianis sanxit. Hist. Aug. p. 70.- [112] -Sulpic. Sever. l. II. p. 384.- Questo computo (fattavi una sola eccezione) vien confermato dall'istoria d'Eusebio e dalle opere di Cipriano. [113] Si discute l'antichità delle Chiese Cristiane dal Tillemont (-Memoir. Eccles. Tom. III. part. II. p. 68-72-) e dal Moyle (-Vol. I. p. 378-398-). Quegli riferisce la prima costruzione di esse alla pace di Alessandro Severo; questi alla pace di Gallieno. [114] Vedi l'Istoria Augusta p. 130. L'Imperator Alessandro adottò il loro metodo di proporre pubblicamente i nomi di quelle persone, che dovevan promuoversi agli Ordini. È vero però che l'onore di tal costume si attribuisce ancora agli Ebrei. [115] Vedi -Eusebio Hist. Eccl. l. VI. c. 21- e Girolamo -de script. Eccl. c. 54-. Mammea fu chiamata una santa e pia donna sì da' Cristiani che da' Pagani. Da' primi però era impossibile, che essa potesse meritar quell'onorevol epiteto. [116] Vedi L'Istoria Augusta -p. 123-. Sembra, che Mosemio (-p. 465-) troppo nobiliti la domestica religione d'Alessandro. Il suo disegno di fabbricare un pubblico tempio a Cristo (-Hist. Aug. p. 129-) e le obbiezioni, che furon suggerite o ad esso, o in simili circostanze ad Adriano, par che non abbiano avuto altro fondamento, che un improbabil racconto inventato da' Cristiani, ed adottato con troppa credulità da un Istorico del tempo di Costantino. [117] -Euseb. l. VI. c. 28.- Si può presumere che i buoni successi de' Cristiani avessero commosso ad ira l'ipocrita devozione de' Pagani che sempre andava crescendo. Dione Cassio, il quale compose la sua Storia sotto il regno anteriore, destinava molto probabilmente ad uso del suo Sovrano que' consigli ch'egli attribuiva ad una migliore età ed al favorito di Augusto. Intorno a quest'orazione di Mecenate, o per dir meglio, di Dione, posso riferire il lettore all'imparziale opinione che ne ho portato io medesimo (Vol. I N. 25), ed all'abbate De la Bleterie (-Mem. de l'Acad. t. XXIX. p. 303. t. XXV. p. 432-). [118] Orosio (-l. 7. c. 19-) rappresenta Origene come l'oggetto dell'odio di Massimino; e Firmiliano, Vescovo di Cappadocia in quel tempo, dà una giusta e ristretta idea di questa persecuzione. Vedi Cipriano (-Epist. 75.-). [119] La menzione che si fa di que' Principi, che pubblicamente si supponevan Cristiani, quale si trova in una lettera di Dionisio Alessandrino (-ap. Euseb. l. VII. c. 10-) evidentemente allude a Filippo ed alla sua famiglia, ed è una testimonianza contemporanea, che tal opinione aveva preso vigore; ma il Vescovo Egiziano, che viveva in una umile distanza dalla corte di Roma, si esprime con una giusta diffidenza rispetto alla verità del fatto. Le lettere d'Origene che sussistevano al tempo d'Eusebio (-Vedi l. VI. c. 36-) probabilmente deciderebbero questa più curiosa che importante questione. [120] -Euseb. l. VI. c. 34-. L'istoria è stata abbellita, secondo il solito, da' successivi scrittori, ed è confutata con sovrabbondante erudizione da Federigo Spanemio (-Oper. var. Tom. II. p. 440 ec.-). [121] -Lactant. de Mortib. Persec. c. 3, 4-. Dopo aver celebrato la felicità e l'avanzamento della Chiesa, durante una lunga successione di buoni Principi, soggiunge: -Extitit post annos plurimos execrabile animal, Decius, qui vexaret Ecclesiam-. [122] -Euseb. l. VI. c. 39-. -Cyprian. Epist. 55-. Rimase vacante la Sede Romana dal martirio di Fabiano, che seguì nei 20 di Gennaio dell'anno 250, fino all'elezion di Cornelio fatta ne' 4 Giugno del 251. Decio era probabilmente partito da Roma, giacchè fu ucciso avanti la metà di quell'anno. [123] Vedi Eusebio -l. VII. c. 10-. Mosemio (p. 548) ha dimostrato molto chiaramente, che il Prefetto Macriano ed il Mago Egizio sono un'istessa persona. [124] Eusebio (-l. VII. c. 13-) ci dà una versione Greca di quest'editto Latino, che sembra essere stato molto conciso. Per mezzo di un altro Editto Gallieno comandò, che si restituissero a' Cristiani i Cimiteri. [125] Vedi Eusebio -l. VII. c. 30-. Lattanzio -de Mort. Persecut. c. 6-. S. Girolamo -in Chron. p. 177-. Oros. -l. VII. c. 23-. Il lor linguaggio è generalmente sì ambiguo e scorretto, che non sappiamo determinare fino a qual segno Aureliano estendesse le sue intenzioni avanti che fosse assassinato. Moltissimi fra i moderni eccettuato Dodwell (-Dissert. Cyprian. XI. 64-.) hanno preso di qui l'occasione di guadagnare alcuni pochi Martiri straordinari. [126] Paolo si compiaceva più del titolo di -Ducenario- che di quello di Vescovo. Il Ducenario era un procuratore Imperiale, così chiamato dal suo salario di dugento sesterzi, o di tremila dugento zecchini l'anno. (Vedi Salmasio -ad Hist. Aug. p. 124-) Alcuni Critici suppongono, che il Vescovo d'Antiochia realmente avesse ottenuto quell'uffizio da Zenobia, mentre altri non lo considerano che come un'espressione figurata del suo fasto ed insolenza. [127] La simonia non era incognita in que' tempi ed il Clero alle volte comprava quel che avea intenzione di vendere. Ciò si chiarisce dal Vescovato di Cartagine, che fu comprato da una ricca Matrona chiamata Lucilla, per il suo servo Maiorino. Il prezzo, fu di 400 -Folli- (-Monum. antiq. ad calcem Optati p. 263.-) Ogni -Folle- conteneva 125 monete d'argento, e può valutarsi tutta la somma circa 4800 zecchini. [128] Se volessimo diminuire i vizi di Paolo, saremmo costretti a sospettare, che i Vescovi dell'Oriente, adunati insieme, avessero pubblicato le più maliziose calunnie in una lettera circolare mandata a tutte le Chiese dell'Impero (-ap. Euseb. l. VII. c. 30-). [129] La sua eresia (come quelle di Noeto e di Sabellio, che insorsero nel medesimo secolo) tendeva a confondere la misteriosa distinzione delle persone Divine. Vedi Mosemio -p. 720. ec.- [130] Vedi Eusebio (-Hist. Eccl. l. VII. c. 30-). Ad esso è interamente dovuta la curiosa istoria di Paolo Samosateno. [131] L'Era de' Martiri, ch'è sempre in uso fra' Copti e gli Abissinj, dee computarsi dal 29 Agosto dell'anno 284, perchè il principio dell'anno Egiziano cadeva diciannove giorni prima del reale avvenimento al trono di Diocleziano. Vedasi la Dissertazione preliminare all'Arte di verificar le date. [132] L'espressione di Lattanzio (-de M. P. c. 15-) -sacrificio pollui coegit- suppone l'antecedente lor conversione alla fede, ma non par che giustifichi l'asserzione di Mosemio (-p. 192-), ch'esse privatamente si fossero battezzate. [133] Il Tillemont (-Memoir. Eccles. Tom. V. Part. I. p. 11, 12-) ha tratto dallo Spicilegio di Don Luca d'Acheri un'istruzione molto curiosa, che fece il Vescovo Teona per uso di Luciano. [134] Vedi Lattanzio -de M. P. c. 10-. [135] -Euseb. Hist. Eccl. l. VIII c. 1.- Il lettore, che voglia consultare l'originale non mi accuserà di avere ingrandito la pittura. Eusebio aveva circa sedici anni, quando Diocleziano fu fatto Imperatore. [136] Noi potremmo addurre fra' moltissimi esempi il misterioso culto di Mitra, ed il -Taurobolia-, essendo quest'ultimo divenuto alla moda nel tempo degli Antonini. Vedi una Dissertazione di Deboze nelle memorie dell'Accademia delle Iscrizioni (-Tom. II. p. 443-). Il romanzo d'Apuleio è pieno sì di devozione che di satira. [137] L'impostore Alessandro con molta forza raccomandò l'oracolo di Trofonio in Mallos, e quelli di Apollo in Claro e in Mileto (-Lucian. Tom. II. p. 236. Edit. Reitz.-). Quest'ultimo, l'istoria singolare del quale potrebbe somministrare un episodio molto curioso, fu consultato da Diocleziano, avanti ch'ei pubblicasse i suoi editti della persecuzione (-Lactant. de M. P. c. 11-). [138] Oltre le antiche istorie di Pitagora e d'Aristeo, frequentemente si opponevano a' miracoli di Cristo le cure fatte al Santuario d'Esculapio, e le favole attribuite ad Apollonio di Tiane; quantunque io convenga col D. Lardner. (Vedi -Testim. Vol. III. p. 252, 352-), che quando Filostrato scrisse la vita d'Apollonio, non ebbe tal intenzione. [139] Egli è molto da dolersi, che i Padri Cristiani, ammettendo la parte soprannaturale, o com'essi credono, infernale del Paganesimo, con le proprie lor mani distruggano il gran vantaggio, che altrimenti noi potremmo trarre dalle generose concessioni de' nostri avversari. [140] Giuliano (-p. 301 Edit. Spanhem.-) dimostra una devota gioia, perchè la providenza degli Dei avesse estinte l'empie Sette, e per la maggior parte distrutti i libri de' Pirronei e degli Epicurei; ch'erano assai numerosi, mentre il solo Epicuro non compose meno di 300 volumi. Vedi Diogene Laerzio -l. X. c. 26-. [141] -Cumque alios audiam mussitare indignanter, et dicere oportere statui per Senatum, aboleantur ut haec scripta, quibus Christiana religio comprobetur, et vetustatis opprimatur auctoritas. Arnob. adv. Gentes l. III p. 103, 104.- Egli aggiunge molto assennatamente: -Erroris convincite Ciceronem.... nam intercipere scripta, et publicatam velle submergere lectionem, non est Deum defendere, sed testificationem timere.- [142] Lattanzio (-Div. Inst. l. V. c. 2, 3-) fa una molto chiara ed ingegnosa istoria di due di questi filosofi, nemici della Fede. Il vasto trattato di Porfirio contro i Cristiani era composto di trenta libri, e fu scritto in Sicilia circa l'anno 270. [143] Vedi -Hist. Eccl. l. I. c. 9.- ed il -Cod. Teodos. l. I. Tit. I. l. 3-. [144] Eusebio (-l. VIII. c. 4. c. 17-) determina il numero de' martiri militari con la seguente notevole espressione σπανιως τουτων εις που καὶ δευτερος, di cui non hanno renduta la forza nè il Traduttore Latino, nè il Francese. Nonostante l'autorità d'Eusebio, ed il silenzio di Lattanzio, di Ambrogio, di Sulpicio, d'Orosio ec. si è per lungo tempo creduto, che la legione Tebea, composta di 6000 Cristiani, soffrisse il martirio per ordine di Massimiano nella valle delle alpi Pennine. Ne fu per la prima volta pubblicata l'istoria, verso la metà del quinto secolo, da Eucherio Vescovo di Lione, che l'ebbe da certe persone, alle quali era stata comunicata da Isacco Vescovo di Ginevra, che si dice averla ricevuta da Teodoro Vescovo d'Ottoduro. Tuttavia sussiste l'Abbazia di S. Maurizio, ricco monumento della credulità di Sigismondo Re di Borgogna. Vedasi un'eccellente dissertazione nel Tomo XXXIV. della -Bibliothèque raisonnée p. 427-454-. [145] Vedi -Acta Sincera p. 299-. Le istorie del martirio di lui e di Marcello portano qualche carattere di verità e di autenticità. [146] -Act. Sincer. p. 302-. [147] -De M. P. c. II.- Lattanzio (o chiunque siasi l'autore di questo piccol trattato) aiutava a quel tempo in Nicomedia; ma sembra difficile immaginare com'egli potesse acquistare una cognizione così esatta di ciò che seguiva nel gabinetto Imperiale. [148] L'unica circostanza, che possiam ravvisare, è la devozione e la gelosia della madre di Galerio. Essa ci viene descritta da Lattanzio come -Deorum montium cultrix, mulier admodum superstitiosa-. Aveva essa una grande autorità sopra il figlio, ed era offesa dalla poca stima di alcune delle sue serve Cristiane. [149] Il culto e la festa del Dio Termine elegantemente si illustrano dal De Boze (-Mem. de l'Accademie des Inscriptions Tom. I. p. 50-.). [150] Nell'unico manoscritto, che abbiamo di Lattanzio, si legge -profectus-; ma la ragione, e l'autorità di tutti i Critici permettono di sostituir -praefectus-, in luogo di quella parola che distrugge il senso del passo. [151] Lattanzio (-de M. P. c. 12-) fa una pittura molto viva della distruzion della Chiesa. [152] Mosemio (-p. 922-926-) da molti luoghi sparsi di Lattanzio e d'Eusebio ha rilevato una molto giusta ed esatta notizia di quest'editto, sebbene qualche volta egli dia in congetture e sottigliezze. [153] Molti secoli dopo, Eduardo I. praticò con gran successo l'istessa forma di persecuzione contro il Clero d'Inghilterra. Vedi Hume, Ist. d'Ingh. Vol. I. p. 300 dell'ultima edizione in 4. [154] Lattanzio solamente lo chiama -quidquam etsi non recte, magno tamen animo ec. c. 12-. Eusebio (-l. VIII. c. 5-) l'adorna degli onori secolari. Nessuno si è avvisato di far menzione del suo nome; i Greci però celebrano la memoria di lui sotto il nome di Giovanni. Vedi Tillemont, -Mem. Eccles. Tom. V. p. II. p. 320-. , ' 1 . , 2 3 , 4 ' ' . 5 , 6 . ' 7 , 8 9 ' , , 10 . 11 ' , 12 , 13 ' . ' 14 , 15 . ' 16 ' 17 , , 18 , 19 , ; ' 20 21 ; ' ' , 22 , 23 ' ' . 24 , ' ' . 25 ; 26 ' ' ; , 27 , ' 28 . 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