Un fiume perpetuo di stranieri e di provinciali scorreva nell'ampio seno
di Roma. Tutto ciò ch'era odioso o stravagante, chiunque fosse colpevole
o sospetto, nell'oscurità di quell'immensa Capitale sperar poteva
d'eludere la vigilanza delle leggi. In un miscuglio di sì diverse
nazioni ogni predicatore o di verità, o di falsità, ogni fondatore di
qualunque o virtuosa o viziosa assemblea, poteva facilmente moltiplicare
i propri discepoli o complici. I Cristiani di Roma, nel tempo
dell'accidentale persecuzion di Nerone, si rappresentano da Tacito come
ascendenti già ad una moltitudine assai numerosa[606], ed il linguaggio
di quel grande Istorico è quasi simile allo stile che adopera Livio,
quando riferisce l'introduzione e la soppressione de' riti di Bacco.
Dopo che i Baccanali ebbero eccitata la severità del Senato, temevasi
ancora che una grandissima moltitudine, quasi fosse un -altro Popolo-,
si fosse iniziata in quegli abborriti misteri. Mediante una più
diligente ricerca, tosto si venne in chiaro che i colpevoli non
passavano il numero di settemila; numero in vero che dà sufficiente
apprensione, quando riguardasi come l'oggetto della pubblica
giustizia[607]. Dovremmo candidamente far l'istessa diminuzione
interpretando le incerte espressioni di Tacito, ed in un caso più
antico, di Plinio, nell'esagerar ch'essi fanno la moltitudine de'
fanatici delusi, che abbandonato avevano il culto stabilito de' Numi. La
Chiesa di Roma era senza dubbio la prima e la più numerosa dell'Impero;
ed abbiamo ancora un autentico monumento, che dimostra lo stato della
Religione in quella città verso la metà del terzo secolo, e dopo una
pace di trent'otto anni. Il Clero, in quel tempo, era composto di un
Vescovo, di quarantasei Preti, di sette Diaconi, di altrettanti
Suddiaconi, di quarantadue Accoliti, e di cinquanta Lettori, Esorcisti,
ed Ostiarj. Il numero delle vedove, degl'infermi, e de' poveri, che si
mantenevano con le oblazioni de' Fedeli, ascendeva a mille
cinquecento[608]. Fondati sulla ragione, ugualmente che sull'analogia
d'Antiochia, possiam valutare per avventura il numero de' Cristiani di
Roma a circa cinquantamila. Non si può forse determinare con esattezza
la popolazione di questa gran Capitale; ma il più moderato calcolo non
la ridurrà certo a meno di un milione d'abitanti, de' quali i Cristiani
potevan formare al più la ventesima parte[609].
Sembra che i Provinciali d'Occidente ricevesser la cognizione del
Cristianesimo per la medesima via, per cui si erano sparsi fra loro la
lingua, i sentimenti, ed i costumi di Roma. In questa più importante
occasione, l'Affrica e la Gallia si conformarono a grado a grado al
gusto della Capitale. Pure nonostanti le molte favorevoli congiunture,
che invitar potevano i Missionari di Roma a visitare le lor Province
Latine, essi non passaron che tardi le alpi ed il mare[610]; nè possiam
ravvisare in que' vasti paesi alcun certo vestigio di fede o di
persecuzione che sia anteriore al Regno degli Antonini[611]. Il lento
progresso dell'Evangelio nel freddo clima della Gallia fu sommamente
diverso dal fervore, con cui par che fosse ricevuto nelle ardenti arene
dell'Affrica. I fedeli Affricani presto formarono una delle principali
parti della primitiva Chiesa. Il costume, introdotto in quella
Provincia, di assegnar Vescovi alle più piccole città, e bene spesso a'
più oscuri villaggi, contribuì ad estendere lo splendore, o l'importanza
delle lor società religiose, che nel corso del terzo secolo animate
furono dallo zelo di Tertulliano, dirette dai talenti di Cipriano, e
adornate dall'eloquenza di Lattanzio. Laddove, se noi volgiamo gli occhi
verso la Gallia, non si potranno scuoprire, al tempo di Marco Antonino,
che le deboli ed unite congregazioni di Lione e di Vienna; e fino anche
al Regno di Decio, sappiam di certo che solo in poche città, come Arles,
Narbona, Tolosa, Limoges, Clermont, Tours, e Parigi, si sostenevano
alcune sparse Chiese dalla devozione di un piccol numero di
Cristiani[612]. Il silenzio in vero è molto coerente alla devozione, ma
siccome rare volte è compatibile collo zelo, noi possiam rilevare e
compiangere il languido stato del Cristianesimo in quelle Province, che
avevan mutato la lingua Celtica nella Latina; mentre ne' primi tre
secoli non han prodotto neppure un solo scrittore ecclesiastico. Dalla
Gallia, che giustamente pretendeva d'avere una preeminenza di autorità e
di dottrina sopra tutti gli altri paesi da questa parte delle alpi, la
luce dell'Evangelio fu più debolmente riflessa nelle rimote Province
della Spagna e della Britannia; e se può darsi fede alle veementi
asserzioni di Tertulliano, esse avevan già ricevuti i primi raggi della
Fede, quando egli mandò la sua apologia a' magistrati dell'Imperator
Severo[613]. Ma si è fatta sì negligentemente menzione dell'oscura ed
imperfetta origine delle Chiese occidentali dell'Europa, che volendo
riferire il tempo ed il modo della lor fondazione, bisognerebbe supplire
al silenzio dell'Antichità con quelle leggende, che lungo tempo dopo,
l'avarizia o la superstizione dettò a' Monaci fra le neghittose tenebre
de' lor Conventi[614]. Fra questi santi romanzi, quello solo
dell'Apostolo S. Giacomo per la singolar di lui stravaganza può meritare
che se ne prenda notizia. Di un pacifico pescatore del lago di
Gennesaret egli fu trasformato in un valoroso guerriero, che combatteva
alla testa della cavalleria Spagnuola nelle battaglie contro de' Mori. I
più gravi Storici ne han celebrate le imprese; il miracoloso reliquiario
di Compostella ne dimostrava il potere; e la spada d'un ordine militare,
assistita da' terrori dell'Inquisizione, fu sufficiente a toglier di
mezzo qualunque obbiezione della profana critica[615].
Il progresso del Cristianesimo non si limitò all'Impero di Roma, e
secondo gli antichi Padri, che interpretano i fatti con le profezie, la
nuova religione aveva già visitato qualunque parte del globo dentro un
secolo dalla morte del suo divino Autore. «Non v'è popolo (dice Giustino
martire) o Greco, o Barbaro, o di qualunque altra nazione, distinto con
nomi o costumi di qualunque sorta, ignorante quanto si vuole
dell'agricoltura e delle arti, o abiti sotto le tende, o vada vagando in
carri coperti, appresso di cui non s'offrano in nome di Gesù Cristo
Crocifisso delle preghiere al Padre e Creatore di tutte le cose»[616].
Ma questa splendida esagerazione, che anche presentemente sarebbe assai
difficile di conciliare con lo stato reale dell'uman genere, può solo
considerarsi come lo smoderato trasporto di un devoto, ma negligente
scrittore, la misura della cui Fede si regolava da quella de' suoi
desiderj. Ma nè la Fede, nè le brame de' Padri possono alterar la verità
dell'istoria. Sarà sempre un fatto indubitato, che i Barbari della
Scizia e della Germania, i quali rovesciaron la Romana Monarchia, erano
involti nelle tenebre del Paganesimo; e che anche la conversione
dell'Iberia, dell'Armenia, o dell'Etiopia non fu tentata con qualche
successo, finchè lo scettro non fu nelle mani d'un Imperatore
Ortodosso[617]. Avanti quel tempo i varj accidenti della guerra e del
commercio non poterono spargere che un'imperfetta cognizione del Vangelo
fra le tribù della Caledonia[618] e fra gli abitanti delle rive del
Reno, del Danubio, e dell'Eufrate[619]. Al di là di quest'ultimo fiume,
Edessa si distingueva mediante un fermo ed antico attaccamento alla
Fede[620]. Da Edessa furono facilmente introdotti i principj del
Cristianesimo nelle città Greche e Siriache, le quali obbedivano a'
successori di Artaserse; ma non par che facessero alcuna profonda
impressione sulle menti de' Persiani; il cui religioso sistema, per
opera di un ordine ben disciplinato di sacerdoti, era stato costruito
con arte e solidità molto maggiore, che l'incerta mitologia della Grecia
e di Roma[621].
Da questa imparziale, quantunque imperfetta veduta del progresso del
Cristianesimo può rendersi per avventura probabile, che il numero de'
suoi proseliti sia stato magnificato all'eccesso, da una parte per
timore, e per devozione dall'altra. Secondo l'irrefragabil testimonianza
d'Origene[622], era molto piccolo il numero de' credenti, paragonati
alla moltitudine del mondo infedele. Ma siccome non abbiamo su questo
alcuna distinta notizia, è impossibile lo stabilire, ed anche difficile
il congetturare il vero numero de' primitivi Cristiani. Il calcolo, per
altro, più favorevole che dedurre si possa dagli esempi d'Antiochia e di
Roma, non ci permette di supporre che più della ventesima parte de'
sudditi dell'Impero si fosse arrolata sotto l'insegna della Croce, prima
dell'importante conversione di Costantino. Ma i loro abiti di fede, di
unione e di zelo, parevano moltiplicare il lor numero, e le medesime
cagioni, che contribuirono al futuro loro accrescimento, servirono anche
a render più apparente e più formidabile la lor forza attuale.
La costituzione della civil società è tale, che mentre pochi son
distinti per ricchezze, onori, e cognizioni, il grosso del popolo è
condannato all'oscurità, alla povertà e all'ignoranza. La Religion
cristiana, che dirigevasi a tutta la specie umana, dovè per conseguenza
raccogliere un molto maggior numero di proseliti da' ceti più bassi
degli uomini che da' superiori. Si è convertita questa innocente e
natural circostanza in una imputazione ben odiosa, che sembra esser meno
vigorosamente negata dagli apologisti, di quel che sia sostenuta da'
nemici della Fede, cioè che la nuova setta de' Cristiani era quasi del
tutto composta della feccia del popolo, di contadini ed artisti, di
fanciulli e di donne, di mendichi e di schiavi, gli ultimi de' quali
potevan qualche volta introdurre i Missionari nelle nobili e ricche
famiglie, alle quali appartenevano. Questi oscuri maestri (tal era
l'accusa della malizia e dell'infedeltà) sono altrettanto muti in
pubblico, quanto loquaci e dommatici in privato. Mentr'essi cautamente
sfuggono il pericoloso incontro de' filosofi, si mescolano con la rozza
ed ignorante turba, e vanno insinuandosi in quegli spiriti, che l'età,
il sesso e l'educazione ha meglio disposti a ricevere la impressione de'
superstiziosi terrori[623].
Questa svantaggiosa pittura, quantunque non affatto priva di una debole
somiglianza, fa conoscere coll'oscuro suo colorito e con le contraffatte
figure un pennello nemico. A misura che l'umile fede di Cristo
diffondevasi pel mondo, fu abbracciata da varie persone, che si
conciliavano qualche riguardo pei vantaggi della natura e della fortuna.
Aristide, che presentò un'eloquente apologia all'Imperatore Adriano, era
un filosofo d'Atene[624]. Giustino martire avea cercato la cognizione di
Dio nelle scuole di Zenone, di Aristotile, di Pitagora e di Platone,
avanti che fortunatamente gli si accostasse un vecchio, o piuttosto un
Angelo, che rivolse l'attenzione di lui allo studio de' Profeti
Giudei[625]. Clemente Alessandrino aveva fatto acquisto di una molto
estesa letteratura nella Greca lingua, e Tertulliano nella Latina.
Giulio Affricano ed Origene, possedevano una parte assai considerabile
del sapere de' loro tempi, e quantunque lo stile di Cipriano sia molto
diverso da quello di Lattanzio, se ne può quasi dedurre che ambidue
quegli scrittori fossero maestri pubblici di rettorica. Finalmente anche
lo studio della filosofia s'introdusse fra' Cristiani, ma non produceva
sempre i più salutevoli effetti; la scienza dava spesse volte origine
all'eresia, come alla devozione, e può con ugual proprietà applicarsi
alle varie Sette, che resisterono a' successori degli Apostoli, la
descrizione, con cui si rappresentarono i seguaci d Artemone. «Presumono
d'alterar le sante Scritture, di abbandonare l'antica regola di fede, e
di formare le loro opinioni secondo i sottili precetti della logica.
Trascurano la scienza della Chiesa per lo studio della geometria e
perdono di vista il cielo, mentre s'impiegano a misurare la terra. Hanno
continuamente in mano Euclide. Aristotele e Teofrasto sono gli oggetti
della lor ammirazione; e dimostrano una straordinaria venerazione per le
opere di Galeno. I loro errori son derivati dall'abuso delle arti e
delle scienze degl'Infedeli, ed essi corrompono la semplicità del
Vangelo co' raffinamenti della umana ragione[626].»
Neppure si può asserire con verità, che sempre i vantaggi della nascita
e della fortuna separati fossero dalla professione del Cristianesimo.
Molti cittadini Romani furon condotti avanti al tribunale di Plinio, ed
egli presto scuoprì che un gran numero di persone di -ogni ordine-
avevano abbandonato nella Bitinia la religione de' lor maggiori[627].
Alla non sospetta testimonianza di lui può in questo caso prestarsi più
fede, che all'audace disfida di Tertulliano, allorchè si rivolge al
timore non meno che all'umanità del Proconsole dell'Affrica,
assicurandolo, che se persiste nelle sue crudeli intenzioni, dovrà
decimar Cartagine, e che troverà fra' colpevoli molti del suo proprio
grado, Senatori e Matrone dell'estrazione più nobile, e gli amici o i
parenti de' suoi più intimi amici[628]. Sembra però che circa
quarant'anni dopo, l'Imperator Valeriano fosse persuaso della verità di
quest'asserzione, mentre in uno de' suoi rescritti evidentemente
suppone, che Senatori, Cavalieri Romani e Dame di qualità fossero
impegnate nella setta Cristiana[629]. La Chiesa continuava sempre ad
accrescere il proprio esterno splendore, a misura che andava perdendo
l'interna sua purità, e nel Regno di Diocleziano, il Palazzo, le Corti
di Giustizia, ed anche l'esercito ricettavano una moltitudine di
Cristiani, che procuravan di conciliar gl'interessi della vita presente
con quelli della futura.
Contuttocciò tali eccezioni o son troppo poche in numero o troppo
recenti in tempo per togliere intieramente di mezzo l'imputazione
d'ignoranza e d'oscurità, che tanto arrogantemente fa attribuita a'
primi proseliti del Cristianesimo. Invece di servirci per nostra difesa
delle finzioni de' passati secoli, sarà più prudente partito quello di
convenire in soggetto d'edificazione ciò che diede motivo di scandalo.
Le serie nostre considerazioni ci suggeriranno, che dalla Previdenza si
scelsero gli stessi Apostoli fra' pescatori della Galilea, e che quanto
più abbassiamo la temporal condizione de' primi Cristiani, tanto più
avrem ragione di ammirarne il merito ed il buon successo. A noi tocca di
rammentarci accuratamente, che il Regno de' Cieli fu promesso al povero
di spirito, e che gli animi afflitti dalla calamità e dal disprezzo
degli uomini, lietamente ascoltano la divina promessa della futura
felicità, mentre i fortunati vivono soddisfatti col possesso de' beni di
questo mondo, ed i sapienti malamente impiegano in dubbi e dispute la
vana superiorità della loro ragione e della loro dottrina.
Abbiam bisogno di tali riflessioni per consolarci della perdita di vari
illustri soggetti, che a' nostri occhi parrebbe, che fossero stati
degnissimi del dono celeste. I nomi di Seneca, de' due Plinj, il Vecchio
ed il Giovane, di Tacito, di Plutarco, di Galeno, dello schiavo Epiteto,
e dell'Imperatore Marc'Antonino adornano il secolo, in cui fiorirono, ed
esaltano la dignità della natura umana. Ciascheduno di loro riempì di
gloria la respettiva sua condizione, sì nella vita contemplativa che
nell'operativa; migliorarono essi collo studio il lor sublime
intelletto, purgarono colla filosofia le loro menti da' pregiudizi della
superstizion popolare; e passarono i loro giorni nella ricerca della
verità e nella pratica della virtù. Eppure tutti questi saggi (è questo
un oggetto di sorpresa non meno che di dolore) perderono di vista, o
rigettarono la perfezione del sistema Cristiano. Il loro linguaggio od
il loro silenzio discuopre ugualmente il disprezzo che avevano per la
crescente setta, che ne' loro tempi erasi diffusa per l'Impero Romano.
Quelli fra loro, che hanno la condiscendenza di rammentare i Cristiani,
li consideran solo come ostinati e perversi entusiasti, ch'esigevano una
tacita sommissione alle lor misteriose dottrine, senza esser capaci di
produrre un solo argomento, che potesse trarre a se l'attenzione degli
uomini dotti e sensati[630].
Può dubitarsi almeno, se alcuno di questi filosofi leggesse le apologie,
che i primitivi Cristiani pubblicaron più volte in difesa di se
medesimi, e della lor religione; ma v'è molto da dolersi che simil causa
non fosse difesa da più abili avvocati. Espongono essi con superfluo
spirito ed eloquenza la stravaganza del Politeismo; muovono la nostra
compassione con esporre l'innocenza ed i patimenti de' loro ingiuriati
fratelli; ma quando voglion dimostrare l'origine divina del
Cristianesimo, insistono molto più fortemente sulle predizioni che
l'annunciarono, che su' miracoli che accompagnarono la venuta del
Messia. Il favorito loro argomento potea servire a edificare un
Cristiano, o a convertire un Giudeo, mentre ambidue riconoscono
l'autorità di quelle profezie, e son obbligati ad investigarne con
devota riverenza il senso ed il compimento. Ma questa maniera di
persuadere perde molto del suo peso e della sua forza, quando si dirige
a quelli, che nè intendono nè rispettano la legge Mosaica ed il
profetico stile[631]. Nelle imperite mani di Giustino e de' successivi
Apologisti, la sublime intelligenza degli oracoli Ebrei svanisce in
lontane figure, in affettati concetti, ed in fredde allegorie; e la loro
autenticità rendevasi anche sospetta ad un Gentile non illuminato per la
mescolanza di pie falsità, che sotto i nomi di Orfeo, di Ermete e delle
Sibille[632] gli si volevan far credere di ugual valore, che le genuine
inspirazioni del Cielo. I sofismi, e le frodi, che si usano in difesa
della Rivelazione, ci rammentano bene spesso la poco giudiziosa condotta
di que' poeti, che caricano i loro -invulnerabili- Eroi con un peso
inutile d'incomode o fragili armi.
Ma come potrem noi scusare la supina disattenzione de' Pagani e Filosofi
a quelle prove, che si presentavano dalla mano dell'Onnipotenza, non
alla loro ragione, ma a' loro sensi? Durante la vita di Cristo, degli
Apostoli e de' primi loro Discepoli, la dottrina, che predicavano,
veniva confermata da innumerabili prodigi. Camminavano gli storpiati,
vedevano i ciechi, eran sanati gl'infermi, risorgevan i morti, eran
cacciati i demonj, e continuamente si sospendevan le leggi della natura
in favor della Chiesa. Ma i Savj della Grecia e di Roma volgevano
altrove gli occhi dal tremendo spettacolo, e pare che attenti alle
occupazioni ordinarie della vita e dello studio, ignorassero qualunque
alterazione accadesse nel governo del mondo sì morale che fisico. Sotto
il regno di Tiberio tutta la Terra[633], o almeno una celebre Provincia
del Romano Impero[634], si trovò involta in una naturale oscurità di tre
ore. Anche questo fatto miracoloso, che avrebbe dovuto eccitar la
maraviglia, la curiosità e la devozione dell'uman genere, passò senza
che se ne facesse menzione in un secolo della scienza e della
Istoria[635]. Esso accadde nel tempo che vivevan Seneca e Plinio il
Vecchio, i quali debbono aver sentiti gl'immediati effetti, o ricevuta
prestissimo notizia di quel prodigio. Ciascheduno di questi filosofi ha
rammentato in una laboriosa opera tutti i grandi fenomeni della natura,
terremoti, meteore, comete ed ecclissi, che l'instancabile curiosità
loro potè raccogliere[636]. Ma tanto l'uno che l'altro han trascurato di
far parola del più gran fenomeno, di cui l'occhio mortale sia stato mai
testimonio dalla creazione del mondo. Plinio destinò un capitolo apposta
per gli ecclissi di straordinaria natura e d'insolita durata[637]; ma si
contenta solo di descrivere la singolar mancanza di luce, che seguì dopo
la morte di Cesare, allorchè per la massima parte di un anno il disco
solare comparve pallido e senza splendore. Questo tempo d'oscurità, che
non può sicuramente paragonarsi con la non naturale oscurità della
Passione, fu celebrato dalla maggior parte dei poeti[638] o degli
Istorici di quel secolo memorabile[639].
FOOTNOTES:
[441] -Dum Assyrios penes, Medosque, et Persas oriens fuit,
despectissima pars servientium-, Tacit. -Hist.- V. 8. Erodoto, che
visitò l'Asia, quand'era soggetta all'ultimo di questi Imperj, fa
superficial menzione de' Sirj della Palestina, che, secondo la propria
lor confessione, avevan ricevuto il rito della circoncisione
dall'Egitto. Vedi l. II. c. 104.
[442] Diodoro Siculo, l. XI. Dion. Cassio l. XXXVII. p. 121. Tacit.,
-Hist.- V. 1-9 Giustin. XXXVI. 2, 3.
[443]
-Tradidit arcano quaecumque volumine Moses,-
-Non mostrare vias eadem nisi sacra colenti,-
-Quaesitos ad fontes solos deducere verpos.-
Le parole di questa legge non si trovano presentemente ne' libri di
Mosè. Ma il -saggio-, l'-umano- Maimonide apertamente insegna, che se un
idolatra cade nell'acqua, non deve il Giudeo soccorrerlo per salvarlo
dalla morte imminente. Vedi Basnag. -Hist. des Juifs- l. VI. c. 28.
[444] Alcuni Giudei, chiamati Erodiani da Erode, per l'esempio ed
autorità del quale erano stati sedotti, formarono una setta, la quale
adattavasi ad una specie di conformità accidentale; ma il loro numero fu
così piccolo, e così breve la loro durata, che Gioseffo non gli ha
neppure creduti degni di farne menzione. Vedi Prideaux Vol. II. p. 285.
[445] -Cicer. pro Flacco- c. 23.
[446] -Philo de legatione.- Augusto lasciò un fondo per un sacrifizio
perpetuo. Ciò nonostante approvò il disprezzo che verso il Tempio di
Gerusalemme dimostrava Caio di lui nipote. Vedi Svetonio (-in Aug.- c.
93) e le note del Casaubono a quel luogo.
[447] Vedi specialmente Gioseffo (-Antiq.- XVII. 6. XVIII. 3 -de bell.
Judaic.- I 33. II. 9. Ediz. Havercamp.)
[448] -Jussi a Cajo Caesare effigiem ejus in Templo locare, arma potius
sumpsere.- Tacit. -Hist.- V. 9. Filone, e Gioseffo danno una ben
circostanziata, ma molto retorica narrazione di questo fatto, che pone
in un'estrema perplessità il Governatore della Siria. Alla prima
proposta di tal atto idolatrico il Re Agrippa restò privo di sensi, nè
potè ricuperarne l'uso che dopo tre giorni.
[449] Quanto al numero delle Deità Siriache ed Arabiche è da osservarsi,
che Milton in centotrenta bellissimi versi ha compreso le due vaste ed
erudite raccolte, che ha fatte il Seldeno su tal astruso argomento.
[450] Tutto ciò che appartiene ai proseliti degli Ebrei, è stato molto
eruditamente trattato dal Basnagio (-Hist. des Juifs- l. VI, c. 6, 7).
[451] -Vedi Exod.- XXIV. 23. -Deuter.- XVI. 16, i Commentatori ed una
nota molto considerabile nell'Istoria universale. Vol. I. p. 603 ediz.
in fol.
[452] Quando Pompeo, servendosi, o abusando piuttosto del diritto di
conquistatore, entrò nel -Sancta Sanctorum-, fu osservato con istupore
-nulla intus Deum effigie vacuam sedem et inania arcana-. Tacit.
-Histor.- V. 9. Relativamente a' Giudei questo era un detto popolare,
che
-Nil praeter nubes, et coeli numen adorant.-
[453] I proseliti Samaritani, o Egizj erano sottoposti ad una seconda
specie di circoncisione. Può vedersi un'ostinata indifferenza de'
Talmudisti rispetto alla conversione degli stranieri appresso Basnagio
(-Hist. des Juifs- l. VI c. 6.)
[454] Questi argomenti furono con grand'ingenuità sostenuti dall'Ebreo
Orobio, e confutati con ugual candore dal Cristiano Limborchio. Vedi
l'-Amica Collatio- (merita essa ben questo nome) ovvero il ragguaglio
della disputa, che si fece tra loro.
[455] -Jesus... circumcisus erat; cibis utebatur Judaicis, vestitu
simili; purgatos scabie mittebat ad sacerdotes: Paschata et alios dies
festos religiose observabat: si quos sanavit sabatho, ostendit non
tantum ex lege, sed et exceptis sententiis talia opera sabatho non
interdicta. Grotius de verit. Relig. Christ.- l. V. c. 7. Poco dopo (c.
12.) egli si diffonde sulla condiscendenza degli Apostoli.
[456] -Pene omnes Christum Deum sub legis observatione credebant-
Sulpic. Sever. II. 31. Vedi Euseb. -Hist. Eccl.- l. IV. c. 5.
[457] -Mosheim. de rebus Christ. ante Constantinum- M. p. 153. In
quest'opera magistrale, ch'io avrò occasione di citare frequentemente,
egli parla con molta maggior estensione dello stato della primitiva
Chiesa, di quel che abbia luogo di farlo nella sua Storia generale.
[458] Euseb. (l. III. c. 5.) Le Clerc. (-Hist. Eccl.- p. 605.) Nel tempo
di quest'accidentale assenza la Chiesa di Pella col proprio Vescovo
ritenne sempre il nome di Gerusalemme. Nella istessa guisa i Pontefici
Romani risederono per settant'anni in Avignone, ed i Patriarchi
d'Alessandria da gran tempo han trasferito al Cairo la sede loro
Episcopale.
[459] Dion. Cassio (l. LXIX). Attesta l'esilio della nazione Giudaica da
Gerusalemme Aristone di Pella (-ap. Enseb.- l. IV. c. 6) e ne fanno
menzione molti scrittori ecclesiastici: sebbene alcuni di loro estendano
troppo incautamente questa proibizione a tutta la Palestina.
[460] Euseb. (l. IV. c. 6). Sulpic. Severo. II. 31. Mosemio confrontando
insieme i loro imperfetti racconti (p. 327) ha formata una ben distinta
istoria delle circostanze, e de' motivi di questa rivoluzione.
[461] Sembra che le Clerc (-Hist. Eccl.- p. 477, 535.) abbia raccolto da
Eusebio, Girolamo, Epifanio, ed altri scrittori, tutte le principali
circostanze relative a' Nazareni o Ebioniti. Per la natura stessa delle
lor opinioni si divisero ben presto in due Sette, una più rigorosa,
l'altra più dolce; e v'è qualche motivo di congetturare, che la famiglia
di Gesù Cristo si trovasse fra' membri almeno del secondo più moderato
partito.
[462] Alcuni scrittori han voluto creare un Ebione, immaginario autore
della Setta, e del nome di essi: ma con maggior sicurezza può credersi
all'erudito Eusebio che al veemente Tertulliano, o al credulo Epifanio.
Secondo le Clerc, la parola Ebraica -Ebionim- corrisponde alla Latina
-Paupares-. Vedi (-Hist. Eccl.- p. 477.)
[463] Vedi il Dialogo molto curioso di Giustino martire con Trifone
giudeo. Seguì conferenza fra loro in Efeso al tempo di Antonino Pio, a
circa venti anni dopo il ritorno della Chiesa di Pella in Gerusalemme.
Per questa data si consulti ciò che nota diligentemente il Tillemont
(-Memoir. Eccles.- Tom. II. p. 54).
[464] Fra tutte le Sette Cristiane quella dell'Abissinia è la sola, che
sempre osserva i riti Mosaici (Ist. Ecclesiast. di Etiopia di Geddes, e
dissertazione di le Grand sulla relazione del P. Lobo). L'eunuco della
Regina Candace potrebbe somministrare qualche sospetto; ma siccome siam
certi (Socrat. I. 19; Sozomen. II. 24. -Ludolph.- p. 281) che gli Etiopi
non furon convertiti prima del quarto secolo, è più ragionevol di
credere ch'essi venerassero il sabbato, e distinguessero i cibi vietati
ad imitazione de' Giudei, che molto per tempo si erano stabiliti sopra
ambe le rive del Mar Rosso. Era stata praticata la circoncisione da' più
antichi Etiopi per motivi di pulizia e di salute, come sembra esser
dimostrato nelle Ricerche filosofiche su gli Americani. (Tom. II. p.
117).
[465] Beausobre (-Hist. du Manicheisme- l. I. c. 3) ha determinato le
lor' obbiezioni, specialmente quelle di Fausto, avversario di Agostino,
colla più dotta imparzialità.
[466] -Apud ipsos fides obstinata, misericordia in promptu: adversus
omnes alios hostile odium.- Tacit. (-Hist.- V. 5). Sicuramente avea
Tacito riguardato gli Ebrei con occhio troppo favorevole. La lettura di
Gioseffo avrebbe potuto distrugger l'antitesi.
[467] Il Dottore Burnet (-Archaeolog.- l. II. c. 7) ha discusso i primi
capitoli della Genesi con troppa libertà ed acutezza.
[468] I Gnostici più moderati risguardavano Jeova, il Creatore, come un
ente di una natura di mezzo fra quella di Dio, e del Demonio. Altri lo
confondevano col principio cattivo. Si consulti il secondo secolo
dell'Istoria generale di Mosemio, che fa una breve ma assai distinta
narrazione degli strani lor pensamenti su tal soggetto.
[469] Vedi Beausobre -Histoire du Manicheisme- (-liv.- I. c. 4.) Origene
e S. Agostino si contano fra gli allegoristi.
[470] Hegesipp. presso Eusebio (l. III. 32. IV. 22.) Clement. Aless.
Strom. VII. 17.
[471] Relativamente ai Gnostici del secondo e del terzo secolo, Mosemio
è ingegnoso ed ingenuo; le Clerc pesante, ma esatto; Beausobre quasi
sempre apologista; e v'è gran motivo di temere, che i primitivi Padri
siano bene spesso calunniatori.
[472] Vedi i cataloghi d'Ireneo e d'Epifanio. Bisogna confessare però,
che questi Scrittori erano inclinati a moltiplicare il numero delle
Sette, che opponevansi all'-unità- della Chiesa.
[473] Eusebio (l. IV. c. 15, ) Sozomeno (lib. II. c. 32). Vedasi
appresso Bayle, nell'articolo -Marcione-, un curioso ragguaglio di una
disputa su tal articolo. Parrebbe, che alcuni fra i Gnostici (vale a
dire i Basilidiani) evitassero, ed anche ricusassero l'onor del
martirio. Le lor ragioni erano singolari ed astruse. Vedi Mosem. p. 359.
[474] Vedasi un passo molto considerabile di Origene (-Proem. ad
Lucam.-). Quest'istancabile scrittore, che avea consumata la propria
vita nello studio delle Scritture, per la loro autenticità si riferisce
all'inspirata autorità della Chiesa. Egli era impossibile, che i
Gnostici potessero ammettere i presenti nostri Evangeli, una gran parte
dei quali (specialmente rispetto alla Risurrezione di Cristo) è
direttamente, e come può sembrare, a bella posta formata contro le
opinioni lor favorite. Ond'è alquanto singolare che Ignazio (-Epist. ad
Smirn. Patr. Apost.- Tom. II. p. 34) volesse far uso di una dubbiosa ed
incerta tradizione, piuttosto che citare la sicura testimonianza degli
Evangelisti.
[475] -Faciunt favos et vespae; faciunt ecclesias et Marcionitae.-
Questa è la forte espressione di Tertulliano, che io son costretto di
citare a memoria. Al tempo di Epifanio (-adv. Haeres.- p. 302) i
Marcioniti eran molto numerosi nell'Italia, nella Siria, nell'Egitto,
nell'Arabia, e nella Persia.
[476] Agostino somministra un memorabil esempio di questo successivo
progresso dalla ragione alla fede. Esso fu per molti anni impugnato
nella setta de' Manichei.
[477] L'unanime sentimento della primitiva Chiesa è molto chiaramente
spiegato da Giustino martire (-Apolog. Major.-), da Atenagora (-Legat.-
c. 22. ec.), da Lattanzio (-Inst. Divin.- II. 14-19).
[478] Tertulliano (-Apol.- c. 23) allega la confessione degli stessi
Demonj, ogni volta che venivano tormentati dagli Esorcisti Cristiani.
[479] Tertulliano ha composto un rigidissimo trattato contro l'idolatria
per cautelare i suoi fratelli dal continuo pencolo di cadervi. -Recogita
sylvam, et quantae latitant spinae. De Corona Militis- c. 10.
[480] Il Senato Romano si adunava sempre in un Tempio o in altro luogo
consacrato (Aul. Gellio XIV). Avanti di entrare in materia, ogni
Senatore versava una porzione di vino e d'incenso sopra l'altare.
Sueton. -in August.- c. 35.
[481] Vedi Tertulliano -De spectaculis-. Questo rigoroso riformatore non
si dimostra più indulgente per una tragedia d'Euripide, che per un
combattimento di gladiatori. L'offende specialmente la maniera di vestir
degli attori; questi coll'uso di alti coturni tentavano -empiamente- di
accrescere un cubito alla loro statura (c. 23).
[482] Si può trovare appresso tutti i Classici l'antica usanza di
chiudere i conviti con libazioni. Socrate e Seneca diedero negli ultimi
loro momenti un nobil esempio di tal costume. -Postquam stagnum calidae
aquae introiit, respergens proximos servorum, addicta voce, libare se
liquorem illum Jovi liberatori.- Tacit. -Annal.- XV. 64.
[483] Vedi l'elegante ma idolatrico inno di Catullo sopra le nozze di
Manlio, o di Giulia. -O Hymen, Hymenaee Io! quis huic Deo comparariet
ausit?-
[484] Virgilio descrive ne' funerali di Miseno e di Pallante le antiche
usanze con esattezza non minore di quella, con cui sono illustrati dal
di lui commentatore Servio. Il rogo medesimo era un altare; si nutrivano
le fiamme col sangue delle vittime; e tutti gli assistenti erano aspersi
d'acqua lustrale.
[485] Tertullian. -de Idol.- c. 11.
[486] Vedi le Antichità di Montfaucon in ogni parte. Fino i rovesci
delle monete Greche e Romane spesso erano idolatrici, ma in
quest'occasione gli scrupoli de' Cristiani eran sospesi da una passione
più forte.
[487] (Tertullian. -de Idol.- c. 20, 21, 22.) Se un amico Pagano (nello
starnutar per esempio d'alcuno) usava la famigliar espressione, -Giove
ti salvi-, era obbligato il Cristiano a protestar contro la divinità di
Giove.
[488] Si consulti l'opera la più elaborata ma la più imperfetta di
Ovidio, vale a dire i Fausti. Egli non oltrepassò i primi sei mesi
dell'anno. La compilazione di Macrobio, che porta il nome di
-Saturnali-, non è che una piccola parte del primo libro, che ha qualche
rapporto a quel titolo.
[489] Tertulliano ha composto una difesa, o piuttosto un panegirico
della troppo ardita azione di un soldato cristiano, che gettando via la
sua corona di lauro, aveva esposto se medesimo ed i suoi fratelli al più
imminente pericolo. Dalla menzione, ch'ei fa degl'-Imperatori- Severo e
Caracalla, egli è chiaro, non ostante la brama del Tillemont, che
Tertulliano compose il suo trattato -de Corona- molto tempo avanti che
si impegnasse negli errori de' Montanisti. Vedi Memor. Eccl. (Tom. III.
p. 384).
[490] Il primo libro delle Quistioni Tusculane in ispecie, il trattato
-De Senectute- ed il Sogno di Scipione contengono nel più bello stile
tutto ciò, che la Greca Filosofia, o il buon senso Romano potea
suggerire in quest'oscuro, ed importante soggetto.
[491] La preesistenza delle anime umane, in quanto almeno tal dottrina è
conciliabile con la religione, fu adottata da molti de' Padri Greci e
Latini. Vedi Beausobre -Hist. du Manicheisme- (l. VI. c. 4).
[492] Vedi Cicerone -pro Cluentio- c. 61. Cesare -ap. Sallust. de bello
Catil.- c. 50. Giovenale Sat. II. 149, ove così si esprime.
Esse aliquos manes et subterranea regna,
. . . . . . . . . . . . .
Nec pueri credunt, nisi qui nondum aere lavantur.
[493] L'undecimo libro dell'Odissea dà la più terribile ed incoerente
idea delle ombre infernali. Tal pittura è stata molto abbellita da
Pindaro e da Virgilio; ma anche questi Poeti, quantunque siano più
corretti del grande loro maestro, sono ciò nonostante caduti in molte
stravaganti incoerenze. Vedi Bayle -Reponse aux questions d'un
Provincial- P. III. c. 22.
[494] Vedi l'Epistola 16 del primo libro d'Orazio, la Satira 13 di
Giovenale, e la seconda Satira di Persio. Questi discorsi popolari
esprimono il sentimento e il linguaggio della moltitudine.
[495] Se vogliam limitarci ai popoli Galli, si può osservare ch'essi non
solo affidavano le loro vite, ma anche la lor moneta alla sicurezza
dell'altro mondo. -Vetus ille mos Gallorum occurrit- (dice Valerio
Massimo lib. II. c. 6. p. 10) -quod memoria proditum est, pecunias
mutuas, quae his apud inferos redderentur, dare solitos-. La medesima
usanza è più oscuramente indicata da Mela (l. III. c. 2). Egli è quasi
inutile d'aggiungere, che i profitti di tal commercio eran sempre in una
proporzione corrispondente al credito del mercante, e che i Druidi eran
quelli, che dalla santa lor professione traevano un carattere di
credibilità, che difficilmente si potrebbe assumere da qualunque altra
classe di uomini.
[496] L'Autore della Divina Legazione di Mosè adduce un motivo assai
curioso di tal omissione, o molto ingegnosamente la ritorce contro i
miscredenti.
[497] Vedi Le Clerc. -Prolegom. ad hist. Ecle.- c. I. Sect. 8. Sembra,
che l'autorità di lui sia di grandissimo peso, avendo egli scritto un
dotto e giudizioso Comentario su' libri del vecchio Testamento.
[498] -Josephus Antiq.- l. XIII. c. 18. Secondo l'interpretazione più
naturale delle sue parole, i Sadducei non ammettevano che il Pentateuco;
ma è piaciuto ad alcuni moderni critici di aggiungere al loro -Credo-
anche i Profeti, o di supporre che si contentassero solo di rigettar le
tradizioni de' Farisei. Il Dottore Jortin ha discusso tal articolo nelle
sue Osservazioni sopra l'Istoria Ecclesiastica, vol. II. p. 103.
[499] Tale aspettativa era sostenuta dal capo 24. di S. Matteo, e dalla
prima lettera di S. Paolo a' Tessalonicensi. Erasmo toglie la difficoltà
coll'aiuto dell'allegoria e della metafora, e l'erudito Grozio cerca di
persuadere che per providi fini fu permesso, che si stabilisse quella
pia illusione.
[500] Vedi la Teoria sacra di Burnet P. III. c. 5. Questa tradizione si
trova già stabilita fino al tempo dell'Autore dell'Epistola di Barnaba,
che scrisse nel primo secolo, e che sembra essere stato mezzo Giudeo.
[501] La chiesa primitiva d'Antiochia contava quasi 6000 anni dalla
creazion del mondo alla nascita di Cristo. Africano, Lattanzio, e la
Chiesa Greca avean ridotto quel numero a 5500, ed Eusebio si è
contentato di 5200 anni. Questi calcoli eran fondati sulla version de'
Settanta, ch'era universalmente ricevuta ne' primi sei secoli.
L'autorità della Volgata, e del testo Ebraico ha determinato i moderni,
sì Cattolici che Protestanti a preferire un periodo di circa 4000 anni;
quantunque nello studio dell'antichità profana, spesse volte si trovino
essi angustiati da così stretti confini.
[502] Furon prese moltissime di queste pitture dalla falsa
interpretazione d'Isaia, di Daniele, e dell'Apocalisse. Può trovarsene
una delle più grossolane immagini appresso Ireneo (l. V. p. 455)
discepolo di Papia, che aveva veduto l'Apostolo S. Giovanni.
[503] La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi
fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono
nel modo più lucido o solenne (-Dial. cum Tryph. Jud.- p. 177, 178 ed.
Benedit.). Se nel principio di quest'importante passaggio si scopre
qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci
piacerà, o l'autore, o il suo traduttore.
[504] Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro
settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario
enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare
Daille -de Usu Patrum-, (l. II, c. 4)
[505] Dupin (-Biblioth. Eccles.- Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e
Mosemio (p. 720) quantunque l'ultimo di questi dotti Teologi non sia
totalmente ingenuo in quest'occasione.
[506] Nel Concilio di Laodicea, tenuto circa l'anno 360, l'Apocalisse fu
tacitamente esclusa dal Canone de' libri sacri per decreto di quelle
medesime Chiese Asiatiche, alle quali essa era indirizzata, e possiam
rilevare da' lamenti di Sulpizio Severo, che la lor sentenza era stata
confermata dalla maggior parte de' Cristiani del suo tempo. Per quali
cagioni dunque l'Apocalisse al presente vien così generalmente ammessa
dalle Chiese, Greca, Romana e Protestante? Possono assegnarsene le
seguenti: I. I Greci restaron vinti dall'autorità di un impostore che
nel sesto secolo usurpò il carattere di Dionisio Areopagita; II. Un
giusto timore, che i Grammatici non divenissero più importanti de'
Teologi, impegnò il Concilio di Trento ad apporre il sigillo della
propria infallibilità a tutti i libri della Scrittura contenuti nella
Volgata Latina, nel numero de' quali entrava per buona ventura
l'Apocalisse (Fra Paolo Istor. del Concil. Triden. l. II.) III. Il
vantaggio di rivolger quelle misteriose profezie contro la sede Romana,
inspirò ai Protestanti una singolar venerazione per un alleato sì
comodo. Vedi gl'ingegnosi ed eleganti discorsi del presente Vescovo di
Litchfield su questo spinoso soggetto.
[507] Lattanzio (-Instit. Div.- VII. 15. ec.) riferisce l'orribile
istoria di quel che dovea seguire con grand'eloquenza e vivezza.
[508] Ogni lettore di buon gusto potrà consultare su questo articolo la
terza parte della Teoria sacra di Burnet. Egli unisce insieme con un
magnifico sistema la filosofia, la Scrittura e la tradizione; e nel
descriverlo mostra una forza di fantasia non inferiore a quella di
Milton medesimo.
[509] Eppure, qualunque siasi l'espressione de' particolari, questa è
sempre la pubblica dottrina di tutte le Chiese Cristiane; nè la stessa
Chiesa Anglicana può rifiutare di ammettere le conchiusioni che si
debbono trarre da' suoi articoli 8.º e 18.º I Giansenisti, che hanno sì
diligentemente studiate le opere de' Padri, sostengono con distinto zelo
questa sentenza, e l'erudito Tillemont non lascia mai di parlare di un
virtuoso Imperatore senza pronunziarne la condanna. Zuinglio è forse il
solo Capo di un partito, che ha sempre adottato l'opinione più dolce, e
questi ha dato non minore scandalo ai Laterani che ai Cattolici. Vedi
Bossuet. -Hist. des variat. des Eglises Protest.- (l. II. c. 19, 22.)
[510] Giustino e Clemente d'Alessandria confessano, che alcuni filosofi
furono istruiti dal -Logos-, confondendo il doppio significato, che ha
questa parola, della ragione umana, e del Divin Verbo.
[511] Tertullian. -De Spectac.- c. 30. Per mettere in mostra il grado di
autorità che lo zelante Affricano aveva acquistato, basterà citare la
testimonianza di Cipriano, dottore e guida di tutte le chiese
occidentali. (Vedi Prud. Inno XIII. 100.) Ogni volta ch'egli applicavasi
al giornaliero suo studio delle Opere di Tertulliano, soleva dire, «-Da
mihi magistrum-» Datemi il mio maestro. (-Hyeronym. de Viris
Illustribus-, tomo I. p. 284).
[512] I sotterfugi del Dottor Middleton non possono servire a far
perdere di vista i chiari vestigi delle visioni, e dell'inspirazione che
si vedono appresso i Padri Apostolici.
[513] Il Dottor Middleton (Ricerca libera p. 96. ec.) osserva,
ch'essendo tal pretensione più difficile di tutte le altre a sostenersi
per mezzo dell'arte, fu la più pronta a cedere. L'osservazione s'accorda
colla sua ipotesi.
[514] Atenagora -in Legation-. Giustino Mart. -Cohort. ad gentes-,
Tertull. -adversus Marcion.- l. IV. Queste descrizioni non son molto
dissimili da quel furore profetico, pel quale Cicerone (-De Divinat.-
II. 54.) mostra così poco rispetto.
[515] Tertulliano (-apolog.- c. 23 ) arditamente sfida i Magistrati
Pagani su questo punto. Fra' primitivi miracoli il potere di esorcizzare
è l'unico che sia stato ammesso da' Protestanti.
[516] Ireneo -adv. Haeres.- (l. II. 56, 57, l. V. c. 6.) Dodwell
(-Dissert. ad Iraeneum- II. 42.) stabilisce, che il secondo secolo fu
anche più abbondante del primo in miracoli.
[517] Theophil. -ad Antolycum- l. II. p. 77.
[518] Il Dottore Middleton diede alla luce la sua Introduzione l'anno
1747; pubblicò la sua -Libera Ricerca- nel 1749 ed avanti la sua morte,
che avvenne nel 1750, aveva preparato una difesa della medesima contro i
suoi numerosi avversari.
[519] L'università d'Oxford conferì i gradi agli oppositori di lui.
Dall'amarezza di Mosemio (p. 221.) possiamo dedurre i sentimenti de'
teologi Luterani.
[520] Può sembrare alquanto notabile, che Bernardo di Chiaravalle, il
quale racconta tanti miracoli del suo amico S. Malachia, non faccia mai
veruna menzione de' propri, che però vengono diligentemente riferiti da'
compagni e discepoli di lui. Nel lungo corso dell'Istoria Ecclesiastica
si trova egli mai un solo esempio di un Santo, che affermi di aver egli
posseduto il dono de' miracoli?
[521] La conversione di Costantino è l'Era più comunemente fissata da'
Protestanti. I Teologi più ragionevoli non son disposti ad ammettere i
miracoli del quarto secolo, mentre i più creduli non vogliono rigettar
quelli del quinto.
[522] Si rappresentano molto chiaramente le imputazioni di Celso e di
Giuliano insieme colla difesa de' Padri da Spaurmio (-Commentaire sur
les Césars de Julien- p. 468.)
[523] Plinio Epist. X. 97.
[524] Tertullian. Apolog. c. 44. Egli soggiunge però con qualche
dubbiezza, «-aut si aliud, jam non Christianus-».
[525] Il filosofo Pellegrino (della vita, e morte del quale ci ha
lasciato Luciano un piacevol racconto) imposturò per lungo tempo la
credula semplicità de' Cristiani dell'Asia.
[526] Vedi un molto giudizioso trattato di Barboyrac -sur la Morale dei
Pères-.
[527] -Lactant. Divin. Institut.- l. VI. c. 20, 21, 22.
[528] Vedasi l'opera di Clemente Alessandrino intitolata -Il Pedagogo-,
che contiene gli elementi d'Etica, quali insegnavansi nelle più celebri
scuole Cristiane.
[529] Tertulliano -de Spectacul.- c. 23. Clemente Alessandrino
-Pedagog.- (lib. III. c. 8.)
[530] Beausobre (-Hist. Critiq. du Manicheisme- l. VII. c. 3.) Giustino,
Gregorio, Nisseno, Agostino ec. erano fortemente inclinati a
quest'opinione.
[531] Alcuni fra gli eretici Gnostici erano più coerenti: essi
rigettavano l'uso del matrimonio.
[532] Vedasi una serie continuata di tradizioni, da Giustino Martire
sino a Girolamo nella Morale de' Padri (c. IV. 6-26.)
[533] Vedi una molto curiosa dissertazione sulle Vestali nelle Memorie
dell'Accademia delle Iscrizioni (Tom. II. p. 161-227.) Nonostanti gli
onori, ed i privilegi concessi a quelle vergini, era difficile di
trovarne un numero sufficiente; nè il timore della morte più orribile
potè sempre tenere in freno la loro incontinenza.
[534] -Cupiditatem procreandi aut unam scimus aut nullam. Minucius Felix
c. 21, Justin. Apolog. Major. Athenagor. in Legat. c. 28, Tertull. de
cult. foeminar.- l. 2.
[535] Euseb. l. VI 8. Avanti che la fama d'Origene avesse risvegliato
l'invidia, e la persecuzione, quest'azione straordinaria era piuttosto
ammirata, che censurata. Siccome aveva egli generalmente l'uso
d'interpretare allegoricamente la Scrittura, sembra una disgrazia, che
in questo sol caso dovesse adottare il senso letterale.
[536] Cipriano, -Ep.- 4, e Dodwell, -Dissert. Cyprian.- III. Qualche
cosa di simile a questo temerario tentativo, fu lungo tempo dopo,
attribuite al fondatore dell'ordine di Fontevrault. Bayle ha divertito
se, ed i suoi lettori intorno a questo assai delicato soggetto.
[537] Dupin (-Bibl. Eccles.- Tom. I. p. 195.) fa un particolar racconto
del dialogo delle dieci vergini, quale fu composto da Metodio Vescovo di
Tiro. Le lodi della verginità sono eccessive.
[538] Gli Ascetici fin dal secondo secolo incominciarono a far pubblica
professione di mortificare i lor corpi, e di astenersi dall'uso della
carne e del vino. Mosemio p. 310.
[539] Vedi la Morale de' Padri. Furono dopo la Riforma rinnovati gli
stessi pazienti principj da' Sociniani, da' moderni Anabattisti, e da'
Quaccheri. Barclai, ch'è l'apologista di questi ultimi, ha patrocinato i
propri fratelli coll'autorità de' primitivi Cristiani p. 542-549.
[540] Tertull. -Apolog.- c. 21. -De Idol.- c. 17. 18. Origene -contra
Celsum- (l. V. p. 253. l. VII. p. 348. lib. VIII. p. 423-428.)
[541] Tertulliano (-De corona Milit.- c. 11.) suggerisce loro
l'espediente di disertare: consiglio, che se fosse stato generalmente
noto, non era molto a proposito per conciliare alla Religione Cristiana
il favore degl'Imperatori.
[542] Per quanto noi possiam giudicare dalla mutilata rappresentazione
d'Origene (l. VIII. p. 423), Gelso, di lui avversario, avea sostenuto la
sua obbiezione con gran forza, e candore.
[543] Il partito aristocratico in Francia, ed in Inghilterra ha
fortemente sostenuto l'origine divina de' Vescovi; ma i Preti calvinisti
non han voluto soffrire un superiore, ed il Romano Pontefice ha ricusato
di riconoscere un uguale. Vedi Fra Paolo.
[544] Nell'istoria della Gerarchia Cristiana ho per lo più seguitato il
dotto ed ingenuo Mosemio.
[545] Quanto a' Profeti della primitiva Chiesa vedi Mosem. -Dissert. ad
Hist. Ecles. pertinentes- Tom. II. p. 132-208
[546] Vedi le Epistole di S. Paolo, e di Clemente a' Corintj.
[547] Hooker Ecclesiast. Polizia. l. VII.
[548] Vedi Girolamo -ad Titum- c. 1. ed -Epist. 85.- (nell'Ediz.
Benedettin. 101.) e l'elaborata apologia di Blondello -pro sententia
Hieronymi-. L'antico stato del Vescovo, e de' Preti d'Alessandria, qual
è descritto da Girolamo riceve una considerabil conferma dal Patriarca
Eutichio (-Annal-. Tom. I. p. 330. -vers. Pocock-), di cui non so come
possa rigettarsi la testimonianza malgrado tutte le obbiezioni del dotto
Pearson nelle sue -Vindiciae Ignatianae- Part. I. c. II.
[549] Vedasi l'introduzione all'Apocalisse. I Vescovi sotto il nome di
Angeli erano già instituiti in sette Città dell'Asia. Eppure l'Epistola
di Clemente (ch'è probabilmente di uguale antichità) non ci conduce a
scoprire alcuna traccia d'Episcopato nè a Corinto, nè a Roma.
[550] -Nulla Ecclesia sine Episcopo-, è stato un fatto non meno che una
massima, fin dal tempo di Tertulliano e d'Ireneo.
[551] Superate le difficoltà del primo Secolo, troviamo il governo
Episcopale universalmente stabilito, finchè restò interrotto dal genio
repubblicano de' riformatori Svizzeri e della Germania.
[552] Vedi Mosemio nel primo e secondo secolo. Ignazio (-ad Smyrnaeos-
c. 3. ec.) esalta con trasporto la dignità Episcopale. Le Clerc (-Hist.
Eccles-. p. 569) censura molto arditamente la di lui condotta. Mosemio
con un giudizio più critico (p. 161) sospetta della genuinità eziandio
delle più brevi Epistole.
[553] -Nonne et Laici sacerdotes sumus?- Tertull. -Exhor. ad castitat-.
c. 7. Siccome il cuore umano è sempre il medesimo, così molte
osservazioni, che Hume ha fatto sull'entusiasmo (Saggi vol. l. p. 76
dell'Edizione in 4) possono applicarsi anche alla reale inspirazione.
[554] -Acta Concil. Carthag. apud Cyprian. Edit. Fell.- p. 158. Questo
Concilio era composto di ottantasette Vescovi delle Province di
Mauritania, Numidia ed Affrica; ed alcuni Preti, e Diaconi assisterono
all'assemblea,- praesente plebis maxima parte-.
[555] -Aguntur praeterea per Graecias illas certis in locis concilia
ec.- Tertullian. -de Jejun- c. 13. L'Affricano scrittore ne fa menzione
come di un'istituzione recente e straniera. L'alleanza dello Chiese
Cristiane spiegasi molto giudiziosamente da Mosemio p. 164-170.
[556] Cipriano nel suo ammirato libro -de unitate Ecclesiae- p. 75-86.
[557] Noi possiam in tutto e per tutto riferirci al contegno, alla
dottrina ed alle lettere di Cipriano. Le Clerc in una breve vita, che ne
ha fatto (-Biblioth. Univers.- tom. XII. p 307-378.) l'ha rappresentato
con gran libertà, ed esattezza.
[558] -Se Novato, Felicissimo,- ec. che il Vescovo di Cartagine scacciò
dalla sua Chiesa e dall'Affrica, non erano veramente i mostri più
detestabili d'empietà, lo zelo di Cipriano in tali occasioni dovrà
prevalere alla sua veracità. Bramando un giusto ragguaglio di tali
oscure querele vedi Mosemio p. 497-512.
[559] Mosemio pag. 269-274. Dupin -Antiq. Eccles. Discipl.- p. 19-20.
[560] Tertulliano in un Trattato a parte ha difeso contro gli Eretici il
diritto della prescrizione come proprio delle Chiese Apostoliche.
[561] Si fa menzione del viaggio di S. Pietro a Roma dalla maggior parte
degli antichi scrittori (Vedi Euseb. II. 25.). Il medesimo è sostenuto
da tutti i Cattolici, ed accordato da alcuni Protestanti (Vedi Pearson e
Dodwell -de succ. Episc. Rom.-) ma è stato vigorosamente attaccato dallo
Spanemio (-Miscell. Sacra- III. 3.). Secondo il P. Arduino i Monaci del
Secolo XII che composero l'Eneide, rappresentarono S. Pietro sotto
l'allegorico carattere dell'Eroe Troiano.
[562] Non è che in Francese che sia esatta quella famosa allusione al
nome di S. Pietro: Tu es -Pierre-, et sur cette -pierre- ec. Essa è
imperfetta in Greco, in Latino, in Italiano ec. e totalmente
inintelligibile ne' nostri linguaggi Teutonici.
[563] -Irenaeus adv. Haeres.- III. 3. Tertullian. -de praescript.- c. 36
e Ciprian. -ep.- 27, 55, 71, 75. Le Clerc (-Hist. Eccl.- p. 764) e
Mosemio (p. 258, 578) difficilmente interpretano questi passi. Ma il
libero ed oratorio stile de' Padri spesso par favorevole alle
pretensioni di Roma.
[564] Vedasi la pungente lettera scritta da Firmiliano, Vescovo di
Cesarea, a Stefano, Vescovo di Roma, appresso Cipriano -Epist.- 75.
[565] Intorno a questa disputa di ribattezzare gli Eretici, vedi le
lettere di Cipriano, ed il libro settimo di Eusebio.
[566] Quanto all'origine di quelle parole vedi Mosemio p. 141, e
Spanemio -Hist. Eccl.- p. 633. La distinzione fra i -Cherici-, ed i
-Laici- era già stabilita prima del tempo di Tertulliano.
[567] La comunione instituita da Platone è più perfetta di quella, che
aveva immaginato per la sua Utopia il cav. Tommaso Moro. La comunione
delle donne, e quella de' beni temporali, possono considerarsi come
parti inseparabili dell'istesso sistema.
[568] -Joseph Antiquit.- XVIII. 2. -Philo de vit. contemplativ.-
[569] Vedi gli Atti degli Apostoli c. 2. 4. 5. co' comentari di Grozio.
Mosemio, in una Dissertazione particolare, attacca la comune opinione
con molto inconcludenti argomenti.
[570] Giustino Mart. -Apolog. Magg.- c. 89. Tertull. -Apol.- c. 39.
[571] Iren. -adv. haereses- l. IV. c. 27, 34, Origen. -in Num. hom.- II.
Ciprian. -de unitat. Ecles. Constitut. Apostol.- (l. II. c. 34, 35)
colle note del Cotelerio. Dalle Costituzioni s'introduce questo precetto
divino, dichiarando, che i Preti son tanto superiori ai Re, quanto
l'anima è più eccellente del corpo. Fra i generi sottoposti alla decima,
esse contano il grano, il vino, l'olio, e la lana. Si consulti su questo
interessante soggetto l'Istoria delle Decime di Prideaux, e Fra Paolo
delle materie Beneficiarie, scrittori di carattere molto diverso fra
loro.
[572] La medesima opinione, la quale prevalse anche verso l'anno mille,
produsse i medesimi effetti. Molte donazioni portano espresso questo
loro motivo »-appropinquante mundi fine-». Vedi Mosem. Istor. Generale
della Chiesa vol. I. p. 457.
[573]
-Tam summa cura est fratribus-
-(Ut sermo testatur loquax)-
-Offerre, fundis venditis-
-Sestertiorum millia.-
-Addicta avorum praedia-
-Foedis sub auctionibus,-
-Successor exhaeres gemit-
-Sunctis egens parentibus.-
-Haec occulantur abditis-
-Ecclesiarum in angulis,-
-Et summa pietas creditur-
-Nudare dulces liberos.-
-Prudent- πἐρι στεφανων -Hymn. 2.-
La susseguente condotta del Diacono Lorenzo prova solo qual uso
propriamente si facesse della ricchezza nella Chiesa Romana: questa era
senza dubbio molto considerabile; ma Fra Paolo (c. 3.) pare, ch'esageri
quando suppone, che i successori di Commodo furono mossi a perseguitare
i Cristiani per l'avarizia di loro medesimi, e de' lor Prefetti del
Pretorio.
[574] Ciprian. -Epist.-, 62.
[575] Tertullian. -de praescript.- c. 30.
[576] Diocleziano fece un rescritto, che non è che una dichiarazione
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