Un fiume perpetuo di stranieri e di provinciali scorreva nell'ampio seno di Roma. Tutto ciò ch'era odioso o stravagante, chiunque fosse colpevole o sospetto, nell'oscurità di quell'immensa Capitale sperar poteva d'eludere la vigilanza delle leggi. In un miscuglio di sì diverse nazioni ogni predicatore o di verità, o di falsità, ogni fondatore di qualunque o virtuosa o viziosa assemblea, poteva facilmente moltiplicare i propri discepoli o complici. I Cristiani di Roma, nel tempo dell'accidentale persecuzion di Nerone, si rappresentano da Tacito come ascendenti già ad una moltitudine assai numerosa[606], ed il linguaggio di quel grande Istorico è quasi simile allo stile che adopera Livio, quando riferisce l'introduzione e la soppressione de' riti di Bacco. Dopo che i Baccanali ebbero eccitata la severità del Senato, temevasi ancora che una grandissima moltitudine, quasi fosse un -altro Popolo-, si fosse iniziata in quegli abborriti misteri. Mediante una più diligente ricerca, tosto si venne in chiaro che i colpevoli non passavano il numero di settemila; numero in vero che dà sufficiente apprensione, quando riguardasi come l'oggetto della pubblica giustizia[607]. Dovremmo candidamente far l'istessa diminuzione interpretando le incerte espressioni di Tacito, ed in un caso più antico, di Plinio, nell'esagerar ch'essi fanno la moltitudine de' fanatici delusi, che abbandonato avevano il culto stabilito de' Numi. La Chiesa di Roma era senza dubbio la prima e la più numerosa dell'Impero; ed abbiamo ancora un autentico monumento, che dimostra lo stato della Religione in quella città verso la metà del terzo secolo, e dopo una pace di trent'otto anni. Il Clero, in quel tempo, era composto di un Vescovo, di quarantasei Preti, di sette Diaconi, di altrettanti Suddiaconi, di quarantadue Accoliti, e di cinquanta Lettori, Esorcisti, ed Ostiarj. Il numero delle vedove, degl'infermi, e de' poveri, che si mantenevano con le oblazioni de' Fedeli, ascendeva a mille cinquecento[608]. Fondati sulla ragione, ugualmente che sull'analogia d'Antiochia, possiam valutare per avventura il numero de' Cristiani di Roma a circa cinquantamila. Non si può forse determinare con esattezza la popolazione di questa gran Capitale; ma il più moderato calcolo non la ridurrà certo a meno di un milione d'abitanti, de' quali i Cristiani potevan formare al più la ventesima parte[609]. Sembra che i Provinciali d'Occidente ricevesser la cognizione del Cristianesimo per la medesima via, per cui si erano sparsi fra loro la lingua, i sentimenti, ed i costumi di Roma. In questa più importante occasione, l'Affrica e la Gallia si conformarono a grado a grado al gusto della Capitale. Pure nonostanti le molte favorevoli congiunture, che invitar potevano i Missionari di Roma a visitare le lor Province Latine, essi non passaron che tardi le alpi ed il mare[610]; nè possiam ravvisare in que' vasti paesi alcun certo vestigio di fede o di persecuzione che sia anteriore al Regno degli Antonini[611]. Il lento progresso dell'Evangelio nel freddo clima della Gallia fu sommamente diverso dal fervore, con cui par che fosse ricevuto nelle ardenti arene dell'Affrica. I fedeli Affricani presto formarono una delle principali parti della primitiva Chiesa. Il costume, introdotto in quella Provincia, di assegnar Vescovi alle più piccole città, e bene spesso a' più oscuri villaggi, contribuì ad estendere lo splendore, o l'importanza delle lor società religiose, che nel corso del terzo secolo animate furono dallo zelo di Tertulliano, dirette dai talenti di Cipriano, e adornate dall'eloquenza di Lattanzio. Laddove, se noi volgiamo gli occhi verso la Gallia, non si potranno scuoprire, al tempo di Marco Antonino, che le deboli ed unite congregazioni di Lione e di Vienna; e fino anche al Regno di Decio, sappiam di certo che solo in poche città, come Arles, Narbona, Tolosa, Limoges, Clermont, Tours, e Parigi, si sostenevano alcune sparse Chiese dalla devozione di un piccol numero di Cristiani[612]. Il silenzio in vero è molto coerente alla devozione, ma siccome rare volte è compatibile collo zelo, noi possiam rilevare e compiangere il languido stato del Cristianesimo in quelle Province, che avevan mutato la lingua Celtica nella Latina; mentre ne' primi tre secoli non han prodotto neppure un solo scrittore ecclesiastico. Dalla Gallia, che giustamente pretendeva d'avere una preeminenza di autorità e di dottrina sopra tutti gli altri paesi da questa parte delle alpi, la luce dell'Evangelio fu più debolmente riflessa nelle rimote Province della Spagna e della Britannia; e se può darsi fede alle veementi asserzioni di Tertulliano, esse avevan già ricevuti i primi raggi della Fede, quando egli mandò la sua apologia a' magistrati dell'Imperator Severo[613]. Ma si è fatta sì negligentemente menzione dell'oscura ed imperfetta origine delle Chiese occidentali dell'Europa, che volendo riferire il tempo ed il modo della lor fondazione, bisognerebbe supplire al silenzio dell'Antichità con quelle leggende, che lungo tempo dopo, l'avarizia o la superstizione dettò a' Monaci fra le neghittose tenebre de' lor Conventi[614]. Fra questi santi romanzi, quello solo dell'Apostolo S. Giacomo per la singolar di lui stravaganza può meritare che se ne prenda notizia. Di un pacifico pescatore del lago di Gennesaret egli fu trasformato in un valoroso guerriero, che combatteva alla testa della cavalleria Spagnuola nelle battaglie contro de' Mori. I più gravi Storici ne han celebrate le imprese; il miracoloso reliquiario di Compostella ne dimostrava il potere; e la spada d'un ordine militare, assistita da' terrori dell'Inquisizione, fu sufficiente a toglier di mezzo qualunque obbiezione della profana critica[615]. Il progresso del Cristianesimo non si limitò all'Impero di Roma, e secondo gli antichi Padri, che interpretano i fatti con le profezie, la nuova religione aveva già visitato qualunque parte del globo dentro un secolo dalla morte del suo divino Autore. «Non v'è popolo (dice Giustino martire) o Greco, o Barbaro, o di qualunque altra nazione, distinto con nomi o costumi di qualunque sorta, ignorante quanto si vuole dell'agricoltura e delle arti, o abiti sotto le tende, o vada vagando in carri coperti, appresso di cui non s'offrano in nome di Gesù Cristo Crocifisso delle preghiere al Padre e Creatore di tutte le cose»[616]. Ma questa splendida esagerazione, che anche presentemente sarebbe assai difficile di conciliare con lo stato reale dell'uman genere, può solo considerarsi come lo smoderato trasporto di un devoto, ma negligente scrittore, la misura della cui Fede si regolava da quella de' suoi desiderj. Ma nè la Fede, nè le brame de' Padri possono alterar la verità dell'istoria. Sarà sempre un fatto indubitato, che i Barbari della Scizia e della Germania, i quali rovesciaron la Romana Monarchia, erano involti nelle tenebre del Paganesimo; e che anche la conversione dell'Iberia, dell'Armenia, o dell'Etiopia non fu tentata con qualche successo, finchè lo scettro non fu nelle mani d'un Imperatore Ortodosso[617]. Avanti quel tempo i varj accidenti della guerra e del commercio non poterono spargere che un'imperfetta cognizione del Vangelo fra le tribù della Caledonia[618] e fra gli abitanti delle rive del Reno, del Danubio, e dell'Eufrate[619]. Al di là di quest'ultimo fiume, Edessa si distingueva mediante un fermo ed antico attaccamento alla Fede[620]. Da Edessa furono facilmente introdotti i principj del Cristianesimo nelle città Greche e Siriache, le quali obbedivano a' successori di Artaserse; ma non par che facessero alcuna profonda impressione sulle menti de' Persiani; il cui religioso sistema, per opera di un ordine ben disciplinato di sacerdoti, era stato costruito con arte e solidità molto maggiore, che l'incerta mitologia della Grecia e di Roma[621]. Da questa imparziale, quantunque imperfetta veduta del progresso del Cristianesimo può rendersi per avventura probabile, che il numero de' suoi proseliti sia stato magnificato all'eccesso, da una parte per timore, e per devozione dall'altra. Secondo l'irrefragabil testimonianza d'Origene[622], era molto piccolo il numero de' credenti, paragonati alla moltitudine del mondo infedele. Ma siccome non abbiamo su questo alcuna distinta notizia, è impossibile lo stabilire, ed anche difficile il congetturare il vero numero de' primitivi Cristiani. Il calcolo, per altro, più favorevole che dedurre si possa dagli esempi d'Antiochia e di Roma, non ci permette di supporre che più della ventesima parte de' sudditi dell'Impero si fosse arrolata sotto l'insegna della Croce, prima dell'importante conversione di Costantino. Ma i loro abiti di fede, di unione e di zelo, parevano moltiplicare il lor numero, e le medesime cagioni, che contribuirono al futuro loro accrescimento, servirono anche a render più apparente e più formidabile la lor forza attuale. La costituzione della civil società è tale, che mentre pochi son distinti per ricchezze, onori, e cognizioni, il grosso del popolo è condannato all'oscurità, alla povertà e all'ignoranza. La Religion cristiana, che dirigevasi a tutta la specie umana, dovè per conseguenza raccogliere un molto maggior numero di proseliti da' ceti più bassi degli uomini che da' superiori. Si è convertita questa innocente e natural circostanza in una imputazione ben odiosa, che sembra esser meno vigorosamente negata dagli apologisti, di quel che sia sostenuta da' nemici della Fede, cioè che la nuova setta de' Cristiani era quasi del tutto composta della feccia del popolo, di contadini ed artisti, di fanciulli e di donne, di mendichi e di schiavi, gli ultimi de' quali potevan qualche volta introdurre i Missionari nelle nobili e ricche famiglie, alle quali appartenevano. Questi oscuri maestri (tal era l'accusa della malizia e dell'infedeltà) sono altrettanto muti in pubblico, quanto loquaci e dommatici in privato. Mentr'essi cautamente sfuggono il pericoloso incontro de' filosofi, si mescolano con la rozza ed ignorante turba, e vanno insinuandosi in quegli spiriti, che l'età, il sesso e l'educazione ha meglio disposti a ricevere la impressione de' superstiziosi terrori[623]. Questa svantaggiosa pittura, quantunque non affatto priva di una debole somiglianza, fa conoscere coll'oscuro suo colorito e con le contraffatte figure un pennello nemico. A misura che l'umile fede di Cristo diffondevasi pel mondo, fu abbracciata da varie persone, che si conciliavano qualche riguardo pei vantaggi della natura e della fortuna. Aristide, che presentò un'eloquente apologia all'Imperatore Adriano, era un filosofo d'Atene[624]. Giustino martire avea cercato la cognizione di Dio nelle scuole di Zenone, di Aristotile, di Pitagora e di Platone, avanti che fortunatamente gli si accostasse un vecchio, o piuttosto un Angelo, che rivolse l'attenzione di lui allo studio de' Profeti Giudei[625]. Clemente Alessandrino aveva fatto acquisto di una molto estesa letteratura nella Greca lingua, e Tertulliano nella Latina. Giulio Affricano ed Origene, possedevano una parte assai considerabile del sapere de' loro tempi, e quantunque lo stile di Cipriano sia molto diverso da quello di Lattanzio, se ne può quasi dedurre che ambidue quegli scrittori fossero maestri pubblici di rettorica. Finalmente anche lo studio della filosofia s'introdusse fra' Cristiani, ma non produceva sempre i più salutevoli effetti; la scienza dava spesse volte origine all'eresia, come alla devozione, e può con ugual proprietà applicarsi alle varie Sette, che resisterono a' successori degli Apostoli, la descrizione, con cui si rappresentarono i seguaci d Artemone. «Presumono d'alterar le sante Scritture, di abbandonare l'antica regola di fede, e di formare le loro opinioni secondo i sottili precetti della logica. Trascurano la scienza della Chiesa per lo studio della geometria e perdono di vista il cielo, mentre s'impiegano a misurare la terra. Hanno continuamente in mano Euclide. Aristotele e Teofrasto sono gli oggetti della lor ammirazione; e dimostrano una straordinaria venerazione per le opere di Galeno. I loro errori son derivati dall'abuso delle arti e delle scienze degl'Infedeli, ed essi corrompono la semplicità del Vangelo co' raffinamenti della umana ragione[626].» Neppure si può asserire con verità, che sempre i vantaggi della nascita e della fortuna separati fossero dalla professione del Cristianesimo. Molti cittadini Romani furon condotti avanti al tribunale di Plinio, ed egli presto scuoprì che un gran numero di persone di -ogni ordine- avevano abbandonato nella Bitinia la religione de' lor maggiori[627]. Alla non sospetta testimonianza di lui può in questo caso prestarsi più fede, che all'audace disfida di Tertulliano, allorchè si rivolge al timore non meno che all'umanità del Proconsole dell'Affrica, assicurandolo, che se persiste nelle sue crudeli intenzioni, dovrà decimar Cartagine, e che troverà fra' colpevoli molti del suo proprio grado, Senatori e Matrone dell'estrazione più nobile, e gli amici o i parenti de' suoi più intimi amici[628]. Sembra però che circa quarant'anni dopo, l'Imperator Valeriano fosse persuaso della verità di quest'asserzione, mentre in uno de' suoi rescritti evidentemente suppone, che Senatori, Cavalieri Romani e Dame di qualità fossero impegnate nella setta Cristiana[629]. La Chiesa continuava sempre ad accrescere il proprio esterno splendore, a misura che andava perdendo l'interna sua purità, e nel Regno di Diocleziano, il Palazzo, le Corti di Giustizia, ed anche l'esercito ricettavano una moltitudine di Cristiani, che procuravan di conciliar gl'interessi della vita presente con quelli della futura. Contuttocciò tali eccezioni o son troppo poche in numero o troppo recenti in tempo per togliere intieramente di mezzo l'imputazione d'ignoranza e d'oscurità, che tanto arrogantemente fa attribuita a' primi proseliti del Cristianesimo. Invece di servirci per nostra difesa delle finzioni de' passati secoli, sarà più prudente partito quello di convenire in soggetto d'edificazione ciò che diede motivo di scandalo. Le serie nostre considerazioni ci suggeriranno, che dalla Previdenza si scelsero gli stessi Apostoli fra' pescatori della Galilea, e che quanto più abbassiamo la temporal condizione de' primi Cristiani, tanto più avrem ragione di ammirarne il merito ed il buon successo. A noi tocca di rammentarci accuratamente, che il Regno de' Cieli fu promesso al povero di spirito, e che gli animi afflitti dalla calamità e dal disprezzo degli uomini, lietamente ascoltano la divina promessa della futura felicità, mentre i fortunati vivono soddisfatti col possesso de' beni di questo mondo, ed i sapienti malamente impiegano in dubbi e dispute la vana superiorità della loro ragione e della loro dottrina. Abbiam bisogno di tali riflessioni per consolarci della perdita di vari illustri soggetti, che a' nostri occhi parrebbe, che fossero stati degnissimi del dono celeste. I nomi di Seneca, de' due Plinj, il Vecchio ed il Giovane, di Tacito, di Plutarco, di Galeno, dello schiavo Epiteto, e dell'Imperatore Marc'Antonino adornano il secolo, in cui fiorirono, ed esaltano la dignità della natura umana. Ciascheduno di loro riempì di gloria la respettiva sua condizione, sì nella vita contemplativa che nell'operativa; migliorarono essi collo studio il lor sublime intelletto, purgarono colla filosofia le loro menti da' pregiudizi della superstizion popolare; e passarono i loro giorni nella ricerca della verità e nella pratica della virtù. Eppure tutti questi saggi (è questo un oggetto di sorpresa non meno che di dolore) perderono di vista, o rigettarono la perfezione del sistema Cristiano. Il loro linguaggio od il loro silenzio discuopre ugualmente il disprezzo che avevano per la crescente setta, che ne' loro tempi erasi diffusa per l'Impero Romano. Quelli fra loro, che hanno la condiscendenza di rammentare i Cristiani, li consideran solo come ostinati e perversi entusiasti, ch'esigevano una tacita sommissione alle lor misteriose dottrine, senza esser capaci di produrre un solo argomento, che potesse trarre a se l'attenzione degli uomini dotti e sensati[630]. Può dubitarsi almeno, se alcuno di questi filosofi leggesse le apologie, che i primitivi Cristiani pubblicaron più volte in difesa di se medesimi, e della lor religione; ma v'è molto da dolersi che simil causa non fosse difesa da più abili avvocati. Espongono essi con superfluo spirito ed eloquenza la stravaganza del Politeismo; muovono la nostra compassione con esporre l'innocenza ed i patimenti de' loro ingiuriati fratelli; ma quando voglion dimostrare l'origine divina del Cristianesimo, insistono molto più fortemente sulle predizioni che l'annunciarono, che su' miracoli che accompagnarono la venuta del Messia. Il favorito loro argomento potea servire a edificare un Cristiano, o a convertire un Giudeo, mentre ambidue riconoscono l'autorità di quelle profezie, e son obbligati ad investigarne con devota riverenza il senso ed il compimento. Ma questa maniera di persuadere perde molto del suo peso e della sua forza, quando si dirige a quelli, che nè intendono nè rispettano la legge Mosaica ed il profetico stile[631]. Nelle imperite mani di Giustino e de' successivi Apologisti, la sublime intelligenza degli oracoli Ebrei svanisce in lontane figure, in affettati concetti, ed in fredde allegorie; e la loro autenticità rendevasi anche sospetta ad un Gentile non illuminato per la mescolanza di pie falsità, che sotto i nomi di Orfeo, di Ermete e delle Sibille[632] gli si volevan far credere di ugual valore, che le genuine inspirazioni del Cielo. I sofismi, e le frodi, che si usano in difesa della Rivelazione, ci rammentano bene spesso la poco giudiziosa condotta di que' poeti, che caricano i loro -invulnerabili- Eroi con un peso inutile d'incomode o fragili armi. Ma come potrem noi scusare la supina disattenzione de' Pagani e Filosofi a quelle prove, che si presentavano dalla mano dell'Onnipotenza, non alla loro ragione, ma a' loro sensi? Durante la vita di Cristo, degli Apostoli e de' primi loro Discepoli, la dottrina, che predicavano, veniva confermata da innumerabili prodigi. Camminavano gli storpiati, vedevano i ciechi, eran sanati gl'infermi, risorgevan i morti, eran cacciati i demonj, e continuamente si sospendevan le leggi della natura in favor della Chiesa. Ma i Savj della Grecia e di Roma volgevano altrove gli occhi dal tremendo spettacolo, e pare che attenti alle occupazioni ordinarie della vita e dello studio, ignorassero qualunque alterazione accadesse nel governo del mondo sì morale che fisico. Sotto il regno di Tiberio tutta la Terra[633], o almeno una celebre Provincia del Romano Impero[634], si trovò involta in una naturale oscurità di tre ore. Anche questo fatto miracoloso, che avrebbe dovuto eccitar la maraviglia, la curiosità e la devozione dell'uman genere, passò senza che se ne facesse menzione in un secolo della scienza e della Istoria[635]. Esso accadde nel tempo che vivevan Seneca e Plinio il Vecchio, i quali debbono aver sentiti gl'immediati effetti, o ricevuta prestissimo notizia di quel prodigio. Ciascheduno di questi filosofi ha rammentato in una laboriosa opera tutti i grandi fenomeni della natura, terremoti, meteore, comete ed ecclissi, che l'instancabile curiosità loro potè raccogliere[636]. Ma tanto l'uno che l'altro han trascurato di far parola del più gran fenomeno, di cui l'occhio mortale sia stato mai testimonio dalla creazione del mondo. Plinio destinò un capitolo apposta per gli ecclissi di straordinaria natura e d'insolita durata[637]; ma si contenta solo di descrivere la singolar mancanza di luce, che seguì dopo la morte di Cesare, allorchè per la massima parte di un anno il disco solare comparve pallido e senza splendore. Questo tempo d'oscurità, che non può sicuramente paragonarsi con la non naturale oscurità della Passione, fu celebrato dalla maggior parte dei poeti[638] o degli Istorici di quel secolo memorabile[639]. FOOTNOTES: [441] -Dum Assyrios penes, Medosque, et Persas oriens fuit, despectissima pars servientium-, Tacit. -Hist.- V. 8. Erodoto, che visitò l'Asia, quand'era soggetta all'ultimo di questi Imperj, fa superficial menzione de' Sirj della Palestina, che, secondo la propria lor confessione, avevan ricevuto il rito della circoncisione dall'Egitto. Vedi l. II. c. 104. [442] Diodoro Siculo, l. XI. Dion. Cassio l. XXXVII. p. 121. Tacit., -Hist.- V. 1-9 Giustin. XXXVI. 2, 3. [443] -Tradidit arcano quaecumque volumine Moses,- -Non mostrare vias eadem nisi sacra colenti,- -Quaesitos ad fontes solos deducere verpos.- Le parole di questa legge non si trovano presentemente ne' libri di Mosè. Ma il -saggio-, l'-umano- Maimonide apertamente insegna, che se un idolatra cade nell'acqua, non deve il Giudeo soccorrerlo per salvarlo dalla morte imminente. Vedi Basnag. -Hist. des Juifs- l. VI. c. 28. [444] Alcuni Giudei, chiamati Erodiani da Erode, per l'esempio ed autorità del quale erano stati sedotti, formarono una setta, la quale adattavasi ad una specie di conformità accidentale; ma il loro numero fu così piccolo, e così breve la loro durata, che Gioseffo non gli ha neppure creduti degni di farne menzione. Vedi Prideaux Vol. II. p. 285. [445] -Cicer. pro Flacco- c. 23. [446] -Philo de legatione.- Augusto lasciò un fondo per un sacrifizio perpetuo. Ciò nonostante approvò il disprezzo che verso il Tempio di Gerusalemme dimostrava Caio di lui nipote. Vedi Svetonio (-in Aug.- c. 93) e le note del Casaubono a quel luogo. [447] Vedi specialmente Gioseffo (-Antiq.- XVII. 6. XVIII. 3 -de bell. Judaic.- I 33. II. 9. Ediz. Havercamp.) [448] -Jussi a Cajo Caesare effigiem ejus in Templo locare, arma potius sumpsere.- Tacit. -Hist.- V. 9. Filone, e Gioseffo danno una ben circostanziata, ma molto retorica narrazione di questo fatto, che pone in un'estrema perplessità il Governatore della Siria. Alla prima proposta di tal atto idolatrico il Re Agrippa restò privo di sensi, nè potè ricuperarne l'uso che dopo tre giorni. [449] Quanto al numero delle Deità Siriache ed Arabiche è da osservarsi, che Milton in centotrenta bellissimi versi ha compreso le due vaste ed erudite raccolte, che ha fatte il Seldeno su tal astruso argomento. [450] Tutto ciò che appartiene ai proseliti degli Ebrei, è stato molto eruditamente trattato dal Basnagio (-Hist. des Juifs- l. VI, c. 6, 7). [451] -Vedi Exod.- XXIV. 23. -Deuter.- XVI. 16, i Commentatori ed una nota molto considerabile nell'Istoria universale. Vol. I. p. 603 ediz. in fol. [452] Quando Pompeo, servendosi, o abusando piuttosto del diritto di conquistatore, entrò nel -Sancta Sanctorum-, fu osservato con istupore -nulla intus Deum effigie vacuam sedem et inania arcana-. Tacit. -Histor.- V. 9. Relativamente a' Giudei questo era un detto popolare, che -Nil praeter nubes, et coeli numen adorant.- [453] I proseliti Samaritani, o Egizj erano sottoposti ad una seconda specie di circoncisione. Può vedersi un'ostinata indifferenza de' Talmudisti rispetto alla conversione degli stranieri appresso Basnagio (-Hist. des Juifs- l. VI c. 6.) [454] Questi argomenti furono con grand'ingenuità sostenuti dall'Ebreo Orobio, e confutati con ugual candore dal Cristiano Limborchio. Vedi l'-Amica Collatio- (merita essa ben questo nome) ovvero il ragguaglio della disputa, che si fece tra loro. [455] -Jesus... circumcisus erat; cibis utebatur Judaicis, vestitu simili; purgatos scabie mittebat ad sacerdotes: Paschata et alios dies festos religiose observabat: si quos sanavit sabatho, ostendit non tantum ex lege, sed et exceptis sententiis talia opera sabatho non interdicta. Grotius de verit. Relig. Christ.- l. V. c. 7. Poco dopo (c. 12.) egli si diffonde sulla condiscendenza degli Apostoli. [456] -Pene omnes Christum Deum sub legis observatione credebant- Sulpic. Sever. II. 31. Vedi Euseb. -Hist. Eccl.- l. IV. c. 5. [457] -Mosheim. de rebus Christ. ante Constantinum- M. p. 153. In quest'opera magistrale, ch'io avrò occasione di citare frequentemente, egli parla con molta maggior estensione dello stato della primitiva Chiesa, di quel che abbia luogo di farlo nella sua Storia generale. [458] Euseb. (l. III. c. 5.) Le Clerc. (-Hist. Eccl.- p. 605.) Nel tempo di quest'accidentale assenza la Chiesa di Pella col proprio Vescovo ritenne sempre il nome di Gerusalemme. Nella istessa guisa i Pontefici Romani risederono per settant'anni in Avignone, ed i Patriarchi d'Alessandria da gran tempo han trasferito al Cairo la sede loro Episcopale. [459] Dion. Cassio (l. LXIX). Attesta l'esilio della nazione Giudaica da Gerusalemme Aristone di Pella (-ap. Enseb.- l. IV. c. 6) e ne fanno menzione molti scrittori ecclesiastici: sebbene alcuni di loro estendano troppo incautamente questa proibizione a tutta la Palestina. [460] Euseb. (l. IV. c. 6). Sulpic. Severo. II. 31. Mosemio confrontando insieme i loro imperfetti racconti (p. 327) ha formata una ben distinta istoria delle circostanze, e de' motivi di questa rivoluzione. [461] Sembra che le Clerc (-Hist. Eccl.- p. 477, 535.) abbia raccolto da Eusebio, Girolamo, Epifanio, ed altri scrittori, tutte le principali circostanze relative a' Nazareni o Ebioniti. Per la natura stessa delle lor opinioni si divisero ben presto in due Sette, una più rigorosa, l'altra più dolce; e v'è qualche motivo di congetturare, che la famiglia di Gesù Cristo si trovasse fra' membri almeno del secondo più moderato partito. [462] Alcuni scrittori han voluto creare un Ebione, immaginario autore della Setta, e del nome di essi: ma con maggior sicurezza può credersi all'erudito Eusebio che al veemente Tertulliano, o al credulo Epifanio. Secondo le Clerc, la parola Ebraica -Ebionim- corrisponde alla Latina -Paupares-. Vedi (-Hist. Eccl.- p. 477.) [463] Vedi il Dialogo molto curioso di Giustino martire con Trifone giudeo. Seguì conferenza fra loro in Efeso al tempo di Antonino Pio, a circa venti anni dopo il ritorno della Chiesa di Pella in Gerusalemme. Per questa data si consulti ciò che nota diligentemente il Tillemont (-Memoir. Eccles.- Tom. II. p. 54). [464] Fra tutte le Sette Cristiane quella dell'Abissinia è la sola, che sempre osserva i riti Mosaici (Ist. Ecclesiast. di Etiopia di Geddes, e dissertazione di le Grand sulla relazione del P. Lobo). L'eunuco della Regina Candace potrebbe somministrare qualche sospetto; ma siccome siam certi (Socrat. I. 19; Sozomen. II. 24. -Ludolph.- p. 281) che gli Etiopi non furon convertiti prima del quarto secolo, è più ragionevol di credere ch'essi venerassero il sabbato, e distinguessero i cibi vietati ad imitazione de' Giudei, che molto per tempo si erano stabiliti sopra ambe le rive del Mar Rosso. Era stata praticata la circoncisione da' più antichi Etiopi per motivi di pulizia e di salute, come sembra esser dimostrato nelle Ricerche filosofiche su gli Americani. (Tom. II. p. 117). [465] Beausobre (-Hist. du Manicheisme- l. I. c. 3) ha determinato le lor' obbiezioni, specialmente quelle di Fausto, avversario di Agostino, colla più dotta imparzialità. [466] -Apud ipsos fides obstinata, misericordia in promptu: adversus omnes alios hostile odium.- Tacit. (-Hist.- V. 5). Sicuramente avea Tacito riguardato gli Ebrei con occhio troppo favorevole. La lettura di Gioseffo avrebbe potuto distrugger l'antitesi. [467] Il Dottore Burnet (-Archaeolog.- l. II. c. 7) ha discusso i primi capitoli della Genesi con troppa libertà ed acutezza. [468] I Gnostici più moderati risguardavano Jeova, il Creatore, come un ente di una natura di mezzo fra quella di Dio, e del Demonio. Altri lo confondevano col principio cattivo. Si consulti il secondo secolo dell'Istoria generale di Mosemio, che fa una breve ma assai distinta narrazione degli strani lor pensamenti su tal soggetto. [469] Vedi Beausobre -Histoire du Manicheisme- (-liv.- I. c. 4.) Origene e S. Agostino si contano fra gli allegoristi. [470] Hegesipp. presso Eusebio (l. III. 32. IV. 22.) Clement. Aless. Strom. VII. 17. [471] Relativamente ai Gnostici del secondo e del terzo secolo, Mosemio è ingegnoso ed ingenuo; le Clerc pesante, ma esatto; Beausobre quasi sempre apologista; e v'è gran motivo di temere, che i primitivi Padri siano bene spesso calunniatori. [472] Vedi i cataloghi d'Ireneo e d'Epifanio. Bisogna confessare però, che questi Scrittori erano inclinati a moltiplicare il numero delle Sette, che opponevansi all'-unità- della Chiesa. [473] Eusebio (l. IV. c. 15, ) Sozomeno (lib. II. c. 32). Vedasi appresso Bayle, nell'articolo -Marcione-, un curioso ragguaglio di una disputa su tal articolo. Parrebbe, che alcuni fra i Gnostici (vale a dire i Basilidiani) evitassero, ed anche ricusassero l'onor del martirio. Le lor ragioni erano singolari ed astruse. Vedi Mosem. p. 359. [474] Vedasi un passo molto considerabile di Origene (-Proem. ad Lucam.-). Quest'istancabile scrittore, che avea consumata la propria vita nello studio delle Scritture, per la loro autenticità si riferisce all'inspirata autorità della Chiesa. Egli era impossibile, che i Gnostici potessero ammettere i presenti nostri Evangeli, una gran parte dei quali (specialmente rispetto alla Risurrezione di Cristo) è direttamente, e come può sembrare, a bella posta formata contro le opinioni lor favorite. Ond'è alquanto singolare che Ignazio (-Epist. ad Smirn. Patr. Apost.- Tom. II. p. 34) volesse far uso di una dubbiosa ed incerta tradizione, piuttosto che citare la sicura testimonianza degli Evangelisti. [475] -Faciunt favos et vespae; faciunt ecclesias et Marcionitae.- Questa è la forte espressione di Tertulliano, che io son costretto di citare a memoria. Al tempo di Epifanio (-adv. Haeres.- p. 302) i Marcioniti eran molto numerosi nell'Italia, nella Siria, nell'Egitto, nell'Arabia, e nella Persia. [476] Agostino somministra un memorabil esempio di questo successivo progresso dalla ragione alla fede. Esso fu per molti anni impugnato nella setta de' Manichei. [477] L'unanime sentimento della primitiva Chiesa è molto chiaramente spiegato da Giustino martire (-Apolog. Major.-), da Atenagora (-Legat.- c. 22. ec.), da Lattanzio (-Inst. Divin.- II. 14-19). [478] Tertulliano (-Apol.- c. 23) allega la confessione degli stessi Demonj, ogni volta che venivano tormentati dagli Esorcisti Cristiani. [479] Tertulliano ha composto un rigidissimo trattato contro l'idolatria per cautelare i suoi fratelli dal continuo pencolo di cadervi. -Recogita sylvam, et quantae latitant spinae. De Corona Militis- c. 10. [480] Il Senato Romano si adunava sempre in un Tempio o in altro luogo consacrato (Aul. Gellio XIV). Avanti di entrare in materia, ogni Senatore versava una porzione di vino e d'incenso sopra l'altare. Sueton. -in August.- c. 35. [481] Vedi Tertulliano -De spectaculis-. Questo rigoroso riformatore non si dimostra più indulgente per una tragedia d'Euripide, che per un combattimento di gladiatori. L'offende specialmente la maniera di vestir degli attori; questi coll'uso di alti coturni tentavano -empiamente- di accrescere un cubito alla loro statura (c. 23). [482] Si può trovare appresso tutti i Classici l'antica usanza di chiudere i conviti con libazioni. Socrate e Seneca diedero negli ultimi loro momenti un nobil esempio di tal costume. -Postquam stagnum calidae aquae introiit, respergens proximos servorum, addicta voce, libare se liquorem illum Jovi liberatori.- Tacit. -Annal.- XV. 64. [483] Vedi l'elegante ma idolatrico inno di Catullo sopra le nozze di Manlio, o di Giulia. -O Hymen, Hymenaee Io! quis huic Deo comparariet ausit?- [484] Virgilio descrive ne' funerali di Miseno e di Pallante le antiche usanze con esattezza non minore di quella, con cui sono illustrati dal di lui commentatore Servio. Il rogo medesimo era un altare; si nutrivano le fiamme col sangue delle vittime; e tutti gli assistenti erano aspersi d'acqua lustrale. [485] Tertullian. -de Idol.- c. 11. [486] Vedi le Antichità di Montfaucon in ogni parte. Fino i rovesci delle monete Greche e Romane spesso erano idolatrici, ma in quest'occasione gli scrupoli de' Cristiani eran sospesi da una passione più forte. [487] (Tertullian. -de Idol.- c. 20, 21, 22.) Se un amico Pagano (nello starnutar per esempio d'alcuno) usava la famigliar espressione, -Giove ti salvi-, era obbligato il Cristiano a protestar contro la divinità di Giove. [488] Si consulti l'opera la più elaborata ma la più imperfetta di Ovidio, vale a dire i Fausti. Egli non oltrepassò i primi sei mesi dell'anno. La compilazione di Macrobio, che porta il nome di -Saturnali-, non è che una piccola parte del primo libro, che ha qualche rapporto a quel titolo. [489] Tertulliano ha composto una difesa, o piuttosto un panegirico della troppo ardita azione di un soldato cristiano, che gettando via la sua corona di lauro, aveva esposto se medesimo ed i suoi fratelli al più imminente pericolo. Dalla menzione, ch'ei fa degl'-Imperatori- Severo e Caracalla, egli è chiaro, non ostante la brama del Tillemont, che Tertulliano compose il suo trattato -de Corona- molto tempo avanti che si impegnasse negli errori de' Montanisti. Vedi Memor. Eccl. (Tom. III. p. 384). [490] Il primo libro delle Quistioni Tusculane in ispecie, il trattato -De Senectute- ed il Sogno di Scipione contengono nel più bello stile tutto ciò, che la Greca Filosofia, o il buon senso Romano potea suggerire in quest'oscuro, ed importante soggetto. [491] La preesistenza delle anime umane, in quanto almeno tal dottrina è conciliabile con la religione, fu adottata da molti de' Padri Greci e Latini. Vedi Beausobre -Hist. du Manicheisme- (l. VI. c. 4). [492] Vedi Cicerone -pro Cluentio- c. 61. Cesare -ap. Sallust. de bello Catil.- c. 50. Giovenale Sat. II. 149, ove così si esprime. Esse aliquos manes et subterranea regna, . . . . . . . . . . . . . Nec pueri credunt, nisi qui nondum aere lavantur. [493] L'undecimo libro dell'Odissea dà la più terribile ed incoerente idea delle ombre infernali. Tal pittura è stata molto abbellita da Pindaro e da Virgilio; ma anche questi Poeti, quantunque siano più corretti del grande loro maestro, sono ciò nonostante caduti in molte stravaganti incoerenze. Vedi Bayle -Reponse aux questions d'un Provincial- P. III. c. 22. [494] Vedi l'Epistola 16 del primo libro d'Orazio, la Satira 13 di Giovenale, e la seconda Satira di Persio. Questi discorsi popolari esprimono il sentimento e il linguaggio della moltitudine. [495] Se vogliam limitarci ai popoli Galli, si può osservare ch'essi non solo affidavano le loro vite, ma anche la lor moneta alla sicurezza dell'altro mondo. -Vetus ille mos Gallorum occurrit- (dice Valerio Massimo lib. II. c. 6. p. 10) -quod memoria proditum est, pecunias mutuas, quae his apud inferos redderentur, dare solitos-. La medesima usanza è più oscuramente indicata da Mela (l. III. c. 2). Egli è quasi inutile d'aggiungere, che i profitti di tal commercio eran sempre in una proporzione corrispondente al credito del mercante, e che i Druidi eran quelli, che dalla santa lor professione traevano un carattere di credibilità, che difficilmente si potrebbe assumere da qualunque altra classe di uomini. [496] L'Autore della Divina Legazione di Mosè adduce un motivo assai curioso di tal omissione, o molto ingegnosamente la ritorce contro i miscredenti. [497] Vedi Le Clerc. -Prolegom. ad hist. Ecle.- c. I. Sect. 8. Sembra, che l'autorità di lui sia di grandissimo peso, avendo egli scritto un dotto e giudizioso Comentario su' libri del vecchio Testamento. [498] -Josephus Antiq.- l. XIII. c. 18. Secondo l'interpretazione più naturale delle sue parole, i Sadducei non ammettevano che il Pentateuco; ma è piaciuto ad alcuni moderni critici di aggiungere al loro -Credo- anche i Profeti, o di supporre che si contentassero solo di rigettar le tradizioni de' Farisei. Il Dottore Jortin ha discusso tal articolo nelle sue Osservazioni sopra l'Istoria Ecclesiastica, vol. II. p. 103. [499] Tale aspettativa era sostenuta dal capo 24. di S. Matteo, e dalla prima lettera di S. Paolo a' Tessalonicensi. Erasmo toglie la difficoltà coll'aiuto dell'allegoria e della metafora, e l'erudito Grozio cerca di persuadere che per providi fini fu permesso, che si stabilisse quella pia illusione. [500] Vedi la Teoria sacra di Burnet P. III. c. 5. Questa tradizione si trova già stabilita fino al tempo dell'Autore dell'Epistola di Barnaba, che scrisse nel primo secolo, e che sembra essere stato mezzo Giudeo. [501] La chiesa primitiva d'Antiochia contava quasi 6000 anni dalla creazion del mondo alla nascita di Cristo. Africano, Lattanzio, e la Chiesa Greca avean ridotto quel numero a 5500, ed Eusebio si è contentato di 5200 anni. Questi calcoli eran fondati sulla version de' Settanta, ch'era universalmente ricevuta ne' primi sei secoli. L'autorità della Volgata, e del testo Ebraico ha determinato i moderni, sì Cattolici che Protestanti a preferire un periodo di circa 4000 anni; quantunque nello studio dell'antichità profana, spesse volte si trovino essi angustiati da così stretti confini. [502] Furon prese moltissime di queste pitture dalla falsa interpretazione d'Isaia, di Daniele, e dell'Apocalisse. Può trovarsene una delle più grossolane immagini appresso Ireneo (l. V. p. 455) discepolo di Papia, che aveva veduto l'Apostolo S. Giovanni. [503] La testimonianza di Giustino, e la fede con cui egli ed i suoi fratelli ortodossi credevano alla dottrina del Millenio si chiariscono nel modo più lucido o solenne (-Dial. cum Tryph. Jud.- p. 177, 178 ed. Benedit.). Se nel principio di quest'importante passaggio si scopre qualche cosa che sembra incoerente, noi possiamo accusarne, come più ci piacerà, o l'autore, o il suo traduttore. [504] Vedi il secondo Dialogo di Giustino con Trifone, ed il libro settimo di Lattanzio. Poichè il fatto è fuor di dubbio, non è necessario enumerare tutti i Padri di mezzo. Il lettore curioso può consultare Daille -de Usu Patrum-, (l. II, c. 4) [505] Dupin (-Biblioth. Eccles.- Tom. I. p. 223. Tom. II. p. 366) e Mosemio (p. 720) quantunque l'ultimo di questi dotti Teologi non sia totalmente ingenuo in quest'occasione. [506] Nel Concilio di Laodicea, tenuto circa l'anno 360, l'Apocalisse fu tacitamente esclusa dal Canone de' libri sacri per decreto di quelle medesime Chiese Asiatiche, alle quali essa era indirizzata, e possiam rilevare da' lamenti di Sulpizio Severo, che la lor sentenza era stata confermata dalla maggior parte de' Cristiani del suo tempo. Per quali cagioni dunque l'Apocalisse al presente vien così generalmente ammessa dalle Chiese, Greca, Romana e Protestante? Possono assegnarsene le seguenti: I. I Greci restaron vinti dall'autorità di un impostore che nel sesto secolo usurpò il carattere di Dionisio Areopagita; II. Un giusto timore, che i Grammatici non divenissero più importanti de' Teologi, impegnò il Concilio di Trento ad apporre il sigillo della propria infallibilità a tutti i libri della Scrittura contenuti nella Volgata Latina, nel numero de' quali entrava per buona ventura l'Apocalisse (Fra Paolo Istor. del Concil. Triden. l. II.) III. Il vantaggio di rivolger quelle misteriose profezie contro la sede Romana, inspirò ai Protestanti una singolar venerazione per un alleato sì comodo. Vedi gl'ingegnosi ed eleganti discorsi del presente Vescovo di Litchfield su questo spinoso soggetto. [507] Lattanzio (-Instit. Div.- VII. 15. ec.) riferisce l'orribile istoria di quel che dovea seguire con grand'eloquenza e vivezza. [508] Ogni lettore di buon gusto potrà consultare su questo articolo la terza parte della Teoria sacra di Burnet. Egli unisce insieme con un magnifico sistema la filosofia, la Scrittura e la tradizione; e nel descriverlo mostra una forza di fantasia non inferiore a quella di Milton medesimo. [509] Eppure, qualunque siasi l'espressione de' particolari, questa è sempre la pubblica dottrina di tutte le Chiese Cristiane; nè la stessa Chiesa Anglicana può rifiutare di ammettere le conchiusioni che si debbono trarre da' suoi articoli 8.º e 18.º I Giansenisti, che hanno sì diligentemente studiate le opere de' Padri, sostengono con distinto zelo questa sentenza, e l'erudito Tillemont non lascia mai di parlare di un virtuoso Imperatore senza pronunziarne la condanna. Zuinglio è forse il solo Capo di un partito, che ha sempre adottato l'opinione più dolce, e questi ha dato non minore scandalo ai Laterani che ai Cattolici. Vedi Bossuet. -Hist. des variat. des Eglises Protest.- (l. II. c. 19, 22.) [510] Giustino e Clemente d'Alessandria confessano, che alcuni filosofi furono istruiti dal -Logos-, confondendo il doppio significato, che ha questa parola, della ragione umana, e del Divin Verbo. [511] Tertullian. -De Spectac.- c. 30. Per mettere in mostra il grado di autorità che lo zelante Affricano aveva acquistato, basterà citare la testimonianza di Cipriano, dottore e guida di tutte le chiese occidentali. (Vedi Prud. Inno XIII. 100.) Ogni volta ch'egli applicavasi al giornaliero suo studio delle Opere di Tertulliano, soleva dire, «-Da mihi magistrum-» Datemi il mio maestro. (-Hyeronym. de Viris Illustribus-, tomo I. p. 284). [512] I sotterfugi del Dottor Middleton non possono servire a far perdere di vista i chiari vestigi delle visioni, e dell'inspirazione che si vedono appresso i Padri Apostolici. [513] Il Dottor Middleton (Ricerca libera p. 96. ec.) osserva, ch'essendo tal pretensione più difficile di tutte le altre a sostenersi per mezzo dell'arte, fu la più pronta a cedere. L'osservazione s'accorda colla sua ipotesi. [514] Atenagora -in Legation-. Giustino Mart. -Cohort. ad gentes-, Tertull. -adversus Marcion.- l. IV. Queste descrizioni non son molto dissimili da quel furore profetico, pel quale Cicerone (-De Divinat.- II. 54.) mostra così poco rispetto. [515] Tertulliano (-apolog.- c. 23 ) arditamente sfida i Magistrati Pagani su questo punto. Fra' primitivi miracoli il potere di esorcizzare è l'unico che sia stato ammesso da' Protestanti. [516] Ireneo -adv. Haeres.- (l. II. 56, 57, l. V. c. 6.) Dodwell (-Dissert. ad Iraeneum- II. 42.) stabilisce, che il secondo secolo fu anche più abbondante del primo in miracoli. [517] Theophil. -ad Antolycum- l. II. p. 77. [518] Il Dottore Middleton diede alla luce la sua Introduzione l'anno 1747; pubblicò la sua -Libera Ricerca- nel 1749 ed avanti la sua morte, che avvenne nel 1750, aveva preparato una difesa della medesima contro i suoi numerosi avversari. [519] L'università d'Oxford conferì i gradi agli oppositori di lui. Dall'amarezza di Mosemio (p. 221.) possiamo dedurre i sentimenti de' teologi Luterani. [520] Può sembrare alquanto notabile, che Bernardo di Chiaravalle, il quale racconta tanti miracoli del suo amico S. Malachia, non faccia mai veruna menzione de' propri, che però vengono diligentemente riferiti da' compagni e discepoli di lui. Nel lungo corso dell'Istoria Ecclesiastica si trova egli mai un solo esempio di un Santo, che affermi di aver egli posseduto il dono de' miracoli? [521] La conversione di Costantino è l'Era più comunemente fissata da' Protestanti. I Teologi più ragionevoli non son disposti ad ammettere i miracoli del quarto secolo, mentre i più creduli non vogliono rigettar quelli del quinto. [522] Si rappresentano molto chiaramente le imputazioni di Celso e di Giuliano insieme colla difesa de' Padri da Spaurmio (-Commentaire sur les Césars de Julien- p. 468.) [523] Plinio Epist. X. 97. [524] Tertullian. Apolog. c. 44. Egli soggiunge però con qualche dubbiezza, «-aut si aliud, jam non Christianus-». [525] Il filosofo Pellegrino (della vita, e morte del quale ci ha lasciato Luciano un piacevol racconto) imposturò per lungo tempo la credula semplicità de' Cristiani dell'Asia. [526] Vedi un molto giudizioso trattato di Barboyrac -sur la Morale dei Pères-. [527] -Lactant. Divin. Institut.- l. VI. c. 20, 21, 22. [528] Vedasi l'opera di Clemente Alessandrino intitolata -Il Pedagogo-, che contiene gli elementi d'Etica, quali insegnavansi nelle più celebri scuole Cristiane. [529] Tertulliano -de Spectacul.- c. 23. Clemente Alessandrino -Pedagog.- (lib. III. c. 8.) [530] Beausobre (-Hist. Critiq. du Manicheisme- l. VII. c. 3.) Giustino, Gregorio, Nisseno, Agostino ec. erano fortemente inclinati a quest'opinione. [531] Alcuni fra gli eretici Gnostici erano più coerenti: essi rigettavano l'uso del matrimonio. [532] Vedasi una serie continuata di tradizioni, da Giustino Martire sino a Girolamo nella Morale de' Padri (c. IV. 6-26.) [533] Vedi una molto curiosa dissertazione sulle Vestali nelle Memorie dell'Accademia delle Iscrizioni (Tom. II. p. 161-227.) Nonostanti gli onori, ed i privilegi concessi a quelle vergini, era difficile di trovarne un numero sufficiente; nè il timore della morte più orribile potè sempre tenere in freno la loro incontinenza. [534] -Cupiditatem procreandi aut unam scimus aut nullam. Minucius Felix c. 21, Justin. Apolog. Major. Athenagor. in Legat. c. 28, Tertull. de cult. foeminar.- l. 2. [535] Euseb. l. VI 8. Avanti che la fama d'Origene avesse risvegliato l'invidia, e la persecuzione, quest'azione straordinaria era piuttosto ammirata, che censurata. Siccome aveva egli generalmente l'uso d'interpretare allegoricamente la Scrittura, sembra una disgrazia, che in questo sol caso dovesse adottare il senso letterale. [536] Cipriano, -Ep.- 4, e Dodwell, -Dissert. Cyprian.- III. Qualche cosa di simile a questo temerario tentativo, fu lungo tempo dopo, attribuite al fondatore dell'ordine di Fontevrault. Bayle ha divertito se, ed i suoi lettori intorno a questo assai delicato soggetto. [537] Dupin (-Bibl. Eccles.- Tom. I. p. 195.) fa un particolar racconto del dialogo delle dieci vergini, quale fu composto da Metodio Vescovo di Tiro. Le lodi della verginità sono eccessive. [538] Gli Ascetici fin dal secondo secolo incominciarono a far pubblica professione di mortificare i lor corpi, e di astenersi dall'uso della carne e del vino. Mosemio p. 310. [539] Vedi la Morale de' Padri. Furono dopo la Riforma rinnovati gli stessi pazienti principj da' Sociniani, da' moderni Anabattisti, e da' Quaccheri. Barclai, ch'è l'apologista di questi ultimi, ha patrocinato i propri fratelli coll'autorità de' primitivi Cristiani p. 542-549. [540] Tertull. -Apolog.- c. 21. -De Idol.- c. 17. 18. Origene -contra Celsum- (l. V. p. 253. l. VII. p. 348. lib. VIII. p. 423-428.) [541] Tertulliano (-De corona Milit.- c. 11.) suggerisce loro l'espediente di disertare: consiglio, che se fosse stato generalmente noto, non era molto a proposito per conciliare alla Religione Cristiana il favore degl'Imperatori. [542] Per quanto noi possiam giudicare dalla mutilata rappresentazione d'Origene (l. VIII. p. 423), Gelso, di lui avversario, avea sostenuto la sua obbiezione con gran forza, e candore. [543] Il partito aristocratico in Francia, ed in Inghilterra ha fortemente sostenuto l'origine divina de' Vescovi; ma i Preti calvinisti non han voluto soffrire un superiore, ed il Romano Pontefice ha ricusato di riconoscere un uguale. Vedi Fra Paolo. [544] Nell'istoria della Gerarchia Cristiana ho per lo più seguitato il dotto ed ingenuo Mosemio. [545] Quanto a' Profeti della primitiva Chiesa vedi Mosem. -Dissert. ad Hist. Ecles. pertinentes- Tom. II. p. 132-208 [546] Vedi le Epistole di S. Paolo, e di Clemente a' Corintj. [547] Hooker Ecclesiast. Polizia. l. VII. [548] Vedi Girolamo -ad Titum- c. 1. ed -Epist. 85.- (nell'Ediz. Benedettin. 101.) e l'elaborata apologia di Blondello -pro sententia Hieronymi-. L'antico stato del Vescovo, e de' Preti d'Alessandria, qual è descritto da Girolamo riceve una considerabil conferma dal Patriarca Eutichio (-Annal-. Tom. I. p. 330. -vers. Pocock-), di cui non so come possa rigettarsi la testimonianza malgrado tutte le obbiezioni del dotto Pearson nelle sue -Vindiciae Ignatianae- Part. I. c. II. [549] Vedasi l'introduzione all'Apocalisse. I Vescovi sotto il nome di Angeli erano già instituiti in sette Città dell'Asia. Eppure l'Epistola di Clemente (ch'è probabilmente di uguale antichità) non ci conduce a scoprire alcuna traccia d'Episcopato nè a Corinto, nè a Roma. [550] -Nulla Ecclesia sine Episcopo-, è stato un fatto non meno che una massima, fin dal tempo di Tertulliano e d'Ireneo. [551] Superate le difficoltà del primo Secolo, troviamo il governo Episcopale universalmente stabilito, finchè restò interrotto dal genio repubblicano de' riformatori Svizzeri e della Germania. [552] Vedi Mosemio nel primo e secondo secolo. Ignazio (-ad Smyrnaeos- c. 3. ec.) esalta con trasporto la dignità Episcopale. Le Clerc (-Hist. Eccles-. p. 569) censura molto arditamente la di lui condotta. Mosemio con un giudizio più critico (p. 161) sospetta della genuinità eziandio delle più brevi Epistole. [553] -Nonne et Laici sacerdotes sumus?- Tertull. -Exhor. ad castitat-. c. 7. Siccome il cuore umano è sempre il medesimo, così molte osservazioni, che Hume ha fatto sull'entusiasmo (Saggi vol. l. p. 76 dell'Edizione in 4) possono applicarsi anche alla reale inspirazione. [554] -Acta Concil. Carthag. apud Cyprian. Edit. Fell.- p. 158. Questo Concilio era composto di ottantasette Vescovi delle Province di Mauritania, Numidia ed Affrica; ed alcuni Preti, e Diaconi assisterono all'assemblea,- praesente plebis maxima parte-. [555] -Aguntur praeterea per Graecias illas certis in locis concilia ec.- Tertullian. -de Jejun- c. 13. L'Affricano scrittore ne fa menzione come di un'istituzione recente e straniera. L'alleanza dello Chiese Cristiane spiegasi molto giudiziosamente da Mosemio p. 164-170. [556] Cipriano nel suo ammirato libro -de unitate Ecclesiae- p. 75-86. [557] Noi possiam in tutto e per tutto riferirci al contegno, alla dottrina ed alle lettere di Cipriano. Le Clerc in una breve vita, che ne ha fatto (-Biblioth. Univers.- tom. XII. p 307-378.) l'ha rappresentato con gran libertà, ed esattezza. [558] -Se Novato, Felicissimo,- ec. che il Vescovo di Cartagine scacciò dalla sua Chiesa e dall'Affrica, non erano veramente i mostri più detestabili d'empietà, lo zelo di Cipriano in tali occasioni dovrà prevalere alla sua veracità. Bramando un giusto ragguaglio di tali oscure querele vedi Mosemio p. 497-512. [559] Mosemio pag. 269-274. Dupin -Antiq. Eccles. Discipl.- p. 19-20. [560] Tertulliano in un Trattato a parte ha difeso contro gli Eretici il diritto della prescrizione come proprio delle Chiese Apostoliche. [561] Si fa menzione del viaggio di S. Pietro a Roma dalla maggior parte degli antichi scrittori (Vedi Euseb. II. 25.). Il medesimo è sostenuto da tutti i Cattolici, ed accordato da alcuni Protestanti (Vedi Pearson e Dodwell -de succ. Episc. Rom.-) ma è stato vigorosamente attaccato dallo Spanemio (-Miscell. Sacra- III. 3.). Secondo il P. Arduino i Monaci del Secolo XII che composero l'Eneide, rappresentarono S. Pietro sotto l'allegorico carattere dell'Eroe Troiano. [562] Non è che in Francese che sia esatta quella famosa allusione al nome di S. Pietro: Tu es -Pierre-, et sur cette -pierre- ec. Essa è imperfetta in Greco, in Latino, in Italiano ec. e totalmente inintelligibile ne' nostri linguaggi Teutonici. [563] -Irenaeus adv. Haeres.- III. 3. Tertullian. -de praescript.- c. 36 e Ciprian. -ep.- 27, 55, 71, 75. Le Clerc (-Hist. Eccl.- p. 764) e Mosemio (p. 258, 578) difficilmente interpretano questi passi. Ma il libero ed oratorio stile de' Padri spesso par favorevole alle pretensioni di Roma. [564] Vedasi la pungente lettera scritta da Firmiliano, Vescovo di Cesarea, a Stefano, Vescovo di Roma, appresso Cipriano -Epist.- 75. [565] Intorno a questa disputa di ribattezzare gli Eretici, vedi le lettere di Cipriano, ed il libro settimo di Eusebio. [566] Quanto all'origine di quelle parole vedi Mosemio p. 141, e Spanemio -Hist. Eccl.- p. 633. La distinzione fra i -Cherici-, ed i -Laici- era già stabilita prima del tempo di Tertulliano. [567] La comunione instituita da Platone è più perfetta di quella, che aveva immaginato per la sua Utopia il cav. Tommaso Moro. La comunione delle donne, e quella de' beni temporali, possono considerarsi come parti inseparabili dell'istesso sistema. [568] -Joseph Antiquit.- XVIII. 2. -Philo de vit. contemplativ.- [569] Vedi gli Atti degli Apostoli c. 2. 4. 5. co' comentari di Grozio. Mosemio, in una Dissertazione particolare, attacca la comune opinione con molto inconcludenti argomenti. [570] Giustino Mart. -Apolog. Magg.- c. 89. Tertull. -Apol.- c. 39. [571] Iren. -adv. haereses- l. IV. c. 27, 34, Origen. -in Num. hom.- II. Ciprian. -de unitat. Ecles. Constitut. Apostol.- (l. II. c. 34, 35) colle note del Cotelerio. Dalle Costituzioni s'introduce questo precetto divino, dichiarando, che i Preti son tanto superiori ai Re, quanto l'anima è più eccellente del corpo. Fra i generi sottoposti alla decima, esse contano il grano, il vino, l'olio, e la lana. Si consulti su questo interessante soggetto l'Istoria delle Decime di Prideaux, e Fra Paolo delle materie Beneficiarie, scrittori di carattere molto diverso fra loro. [572] La medesima opinione, la quale prevalse anche verso l'anno mille, produsse i medesimi effetti. Molte donazioni portano espresso questo loro motivo »-appropinquante mundi fine-». Vedi Mosem. Istor. Generale della Chiesa vol. I. p. 457. [573] -Tam summa cura est fratribus- -(Ut sermo testatur loquax)- -Offerre, fundis venditis- -Sestertiorum millia.- -Addicta avorum praedia- -Foedis sub auctionibus,- -Successor exhaeres gemit- -Sunctis egens parentibus.- -Haec occulantur abditis- -Ecclesiarum in angulis,- -Et summa pietas creditur- -Nudare dulces liberos.- -Prudent- πἐρι στεφανων -Hymn. 2.- La susseguente condotta del Diacono Lorenzo prova solo qual uso propriamente si facesse della ricchezza nella Chiesa Romana: questa era senza dubbio molto considerabile; ma Fra Paolo (c. 3.) pare, ch'esageri quando suppone, che i successori di Commodo furono mossi a perseguitare i Cristiani per l'avarizia di loro medesimi, e de' lor Prefetti del Pretorio. [574] Ciprian. -Epist.-, 62. [575] Tertullian. -de praescript.- c. 30. [576] Diocleziano fece un rescritto, che non è che una dichiarazione 1 ' 2 . ' , 3 , ' ' 4 ' . 5 , , 6 , 7 . , 8 ' , 9 [ ] , 10 , 11 ' ' . 12 , 13 , - - , 14 . 15 , 16 ; 17 , ' 18 [ ] . ' 19 , 20 , , ' ' ' 21 , ' . 22 ' ; 23 , 24 , 25 ' . , , 26 , , , 27 , , , , 28 . , ' , ' , 29 ' , 30 [ ] . , ' 31 ' , ' 32 . 33 ; 34 ' , ' 35 [ ] . 36 37 ' 38 , 39 , , . 40 , ' 41 . , 42 43 , [ ] ; 44 ' 45 [ ] . 46 ' 47 , 48 ' . 49 . , 50 , , ' 51 , , ' 52 , 53 , , 54 ' . , 55 , , , 56 ; 57 , , , 58 , , , , , , 59 60 [ ] . , 61 , 62 , 63 ; ' 64 . 65 , ' 66 , 67 ' 68 ; 69 , 70 , ' ' 71 [ ] . ' 72 ' , 73 , 74 ' , , 75 ' ' 76 ' [ ] . , 77 ' . 78 . 79 , 80 ' . 81 ; 82 ; ' , 83 ' ' , 84 [ ] . 85 86 ' , 87 , , 88 89 . « ' ( 90 ) , , , 91 , 92 ' , , 93 , ' 94 » [ ] . 95 , 96 ' , 97 , 98 , ' 99 . , ' 100 ' . , 101 , , 102 ; 103 ' , ' , ' 104 , ' 105 [ ] . 106 ' 107 [ ] 108 , , ' [ ] . ' , 109 110 [ ] . 111 , ' 112 ; 113 ' ; , 114 , 115 , ' 116 [ ] . 117 118 , 119 , ' 120 ' , 121 , ' . ' 122 ' [ ] , ' , 123 . 124 , , 125 ' . , 126 , ' 127 , ' 128 ' ' , 129 ' . , 130 , , 131 , , 132 . 133 134 , 135 , , , 136 ' , ' . 137 , , 138 ' 139 ' . 140 , 141 , ' 142 , ' 143 , , 144 , , ' 145 146 , . ( 147 ' ' ) 148 , . ' 149 ' , 150 , , ' , 151 ' ' 152 [ ] . 153 154 , 155 , ' 156 . ' 157 , , 158 . 159 , ' ' , 160 ' [ ] . 161 , , , 162 , 163 , ' ' 164 [ ] . 165 , . 166 , 167 ' , 168 , 169 . 170 ' ' , 171 ; 172 ' , , 173 , ' , 174 , . « 175 ' , ' , 176 . 177 178 , ' . 179 . 180 ; 181 . ' 182 ' , 183 ' [ ] . » 184 185 , 186 . 187 , 188 - - 189 ' [ ] . 190 191 , ' , 192 ' ' , 193 , , 194 , ' 195 , ' , 196 ' [ ] . 197 ' , ' 198 ' , ' 199 , , 200 [ ] . 201 , 202 ' , , , 203 , ' 204 , ' 205 . 206 207 208 ' 209 ' ' , ' 210 . 211 ' , 212 ' . 213 , 214 ' , 215 ' , 216 . 217 , ' 218 , 219 , 220 , ' 221 , 222 . 223 224 225 , ' , 226 . , ' , 227 , , , , , 228 ' ' , , 229 . 230 , 231 ' ; 232 , ' 233 ; 234 . ( 235 ) , 236 . 237 238 , ' ' . 239 , , 240 , ' 241 , 242 , ' 243 [ ] . 244 245 , , 246 247 , ; ' 248 . 249 ; 250 ' ' 251 ; ' 252 , 253 ' , ' 254 . 255 , , 256 ' , 257 . 258 , 259 , 260 [ ] . ' 261 , 262 , , ; 263 264 , , 265 [ ] , 266 . , , 267 , 268 ' , - - 269 ' . 270 271 ' 272 , ' , 273 , ' ? , 274 ' , , , 275 . , 276 , ' , , 277 , 278 . 279 , 280 , 281 . 282 [ ] , 283 [ ] , 284 . , 285 , ' , 286 287 [ ] . 288 , ' , 289 . 290 , 291 , , , ' 292 [ ] . ' ' 293 , ' 294 . 295 ' [ ] ; 296 , 297 , 298 . ' , 299 300 , [ ] 301 [ ] . 302 303 : 304 305 [ ] - , , , 306 - , . - . - . . , 307 ' , ' ' , 308 ' , , 309 , 310 ' . . . . . 311 312 [ ] , . . . . . . . . , 313 - . - . - . . , . 314 315 [ ] 316 317 - , - 318 - , - 319 - . - 320 321 ' 322 . - - , ' - - , 323 ' , 324 . . - . - . . . . 325 326 [ ] , , ' 327 , , 328 ; 329 , , 330 . . . . . 331 332 [ ] - . - . . 333 334 [ ] - . - 335 . 336 . 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( - . . - . . ) 422 423 [ ] 424 . , 425 . 426 427 ( - . . - . . . ) . 428 429 [ ] ' , 430 ( . . , 431 . ) . ' 432 ; 433 ( . . ; . . . - . - . ) 434 , 435 ' , 436 ' , 437 . ' 438 , 439 . ( . . . 440 ) . 441 442 [ ] ( - . - . . . ) 443 ' , , , 444 . 445 446 [ ] - , : 447 . - . ( - . - . ) . 448 . 449 ' . 450 451 [ ] ( - . - . . . ) 452 . 453 454 [ ] , , 455 , . 456 . 457 ' , 458 . 459 460 [ ] - - ( - . - . . . ) 461 . . 462 463 [ ] . ( . . . . . ) . . 464 . . . 465 466 [ ] , 467 ; , ; 468 ; ' , 469 . 470 471 [ ] ' ' . , 472 473 , ' - - . 474 475 [ ] ( . . . , ) ( . . . ) . 476 , ' - - , 477 . , ( 478 ) , ' 479 . . . . . 480 481 [ ] ( - . 482 . - ) . ' , 483 , 484 ' . , 485 , 486 ( ) 487 , , 488 . ' ( - . 489 . . . - . . . ) 490 , 491 . 492 493 [ ] - ; . - 494 , 495 . 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( . . 566 . ) . 567 568 [ ] , 569 - - 570 , , 571 ' , . 572 573 [ ] , 574 , ' 575 . - . - ( . . . ) . 576 577 [ ] - - . . - . . 578 . - . . . . , . 579 580 , 581 . . . . . . . . . . . . . 582 , . 583 584 [ ] ' ' 585 . 586 ; , 587 , 588 . - ' 589 - . . . . 590 591 [ ] ' ' , 592 , . 593 . 594 595 [ ] , ' 596 , 597 ' . - - ( 598 . . . . . ) - , 599 , , - . 600 ( . . . ) . 601 ' , 602 , 603 , 604 , 605 . 606 607 [ ] ' 608 , 609 . 610 611 [ ] . - . . . - . . . . , 612 ' , 613 ' . 614 615 [ ] - . - . . . . ' 616 , ; 617 - - 618 , 619 ' . 620 ' , . . . . 621 622 [ ] . . , 623 . ' . 624 ' ' , ' 625 , 626 . 627 628 [ ] . . . . 629 ' ' , 630 , . 631 632 [ ] ' 633 . , , 634 , 635 . ' 636 , ' ' . 637 ' , , 638 ; 639 ' , 640 . 641 642 [ ] 643 ' , , ' . 644 ( . . . ) 645 , ' . . 646 647 [ ] , 648 649 ( - . . . - . , . 650 . ) . 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' 959 , , , 960 ' . , 961 , , ' , . 962 ' , 963 , 964 . 965 966 [ ] , ' , 967 . 968 » - - » . . . 969 . . . . 970 971 [ ] 972 973 - - 974 - ( ) - 975 - , - 976 - . - 977 - - 978 - , - 979 - - 980 - . - 981 - - 982 - , - 983 - - 984 - . - 985 986 - - - . . - 987 988 989 : 990 ; ( . . ) , ' 991 , 992 ' , ' 993 . 994 995 [ ] . - . - , . 996 997 [ ] . - . - . . 998 999 [ ] , 1000