(-ai soldati indicando Jeroboàm-) Ch'ei muoja! NABUCO No.... soltanto i forti atterra Nabuco!... Ch'egli viva. JER. E più feroce Così sei tu,... chè men peggior la morte È del vivere schiavi, e vecchi, e ciechi! NABUCO Chi sei? JER. Jeroboàm, figlio d'Elia, Degli Esseni di Kyriat.¹ ¹ -Kyriat Sefor- (la città dei libri) mutò il nome in quello di Debir, non meno significante, perchè vuol dire «seggio della parola e dell'oracolo.»--La si chiamava -Città dei libri-, fin dall'epoca di Giosuè.--Un passo del Talmud dice: «Vuoi fare acquisto di sapere? Va presso i dottori del mezzodì» cioè in quel paese, che sta al sud di Gerusalemme ed è limitato a levante dal lago Asfaltide, e fu per la Giudea quel che l'Attica per la Grecia e la Toscana per l'Italia.--Ivi abitavano gli Esseni, che incarnavano il tipo migliore dei migliori repubblicani d'ogni tempo, perchè amanti della libertà, odiatori dell'accentramento e dell'ipocrisia, miti e forti. Filone nel suo libro «-Ogni uomo probo è libero-» dice, che si chiamavano Esseni o Essei da una voce siriaca, che vale -pio, santo, benigno-, o parla a lungo della loro abilità medica, della loro longevità in causa del vivere temperato e operoso, delle facoltà profetiche che venivan loro attribuite, della loro morale, che condannava la schiavitù obbligandoli a servirsi l'un l'altro, ad esser proclivi al perdono, e poggiava sulla triplice base: l'amor di Dio, della virtù e degli uomini.--Il Talmud parla pure d'una scienza segreta degli Esseni, per meritare d'esser iniziati alla quale, condizione precipua era di saper vincere l'ira.--Il volgo credeva che deducessero l'avvenire dai sogni.--Non priva di fondamento è l'opinione che Gesù Cristo facesse parte di questa nobilissima setta. Conferma appieno questa opinione il modo allegorico, figurato (e quasi sempre con figure desunte dalla vita campestre) che Cristo ha comune cogli Esseni; i quali, com'egli ripete tante volte, solevan dire: «I precetti fanno il corpo della Scrittura, l'allegoria lo spirito.»--Gli Esseni prendevan parte alla vita pubblica, poichè essi non eran asceti, ma uomini che accoppiavano il pensiero all'azione.--Flavio e lo stesso Alessandro Severo tessono le loro lodi per l'invincibile coraggio che mostrarono nell'opporsi all'invasione romana; dice il Benamozegh, -Storia degli Esseni- (Firenze 1865): «Patirono il ferro, il fuoco e la mutilazione dei membri e la morte stessa, senza che una sola lagrima venisse a implorare la pietà del carnefice.» Chi volesse conoscere meglio gli Esseni legga il bellissimo libro di G. De-Castro, -Fratellanze segrete-, cui attinsi queste brevi notizie. NABUCO Il tuo nome Rammento.--Un dì, quando la prima volta Soggiogai la Giudea, chiedendo pace Con altri di tua setta a me venisti. Quì schiavi, fin da allor, trarvi potevo; Ma, affascinato dalla luce arcana Dell'intelletto vostro, a voi lasciai E vita e libertà, tenue tributo Imponendovi ogni anno. Indi all'Egitto Rivolsi l'armi.--Or ben qual fu la fede Che mi serbaste?--Voi poneste a morte Chi, in nome mio, raccogliere dovea Il tributo promesso, e me assaliste Alle terga. Ma invan!... Vinti gli Egizî, A voi tornai;... e, allor, pietà non ebbi. JER. Noi trucidammo il messo tuo, che insulti Lanciava al Tempio; e i tuoi guerrieri, a mille, Trucidarono a noi donne e fanciulli! Ascolta!... Ascolta!... A me crescea d'intorno, Come campo di spiche rigoglioso, Una vasta famiglia. Eran canzoni Di robusti pastori; erano nenie Di belle madri dal rigonfio seno; Eran trilli di bimbi, a me avvinghiati Nell'impeto talor di affettuosa Festività infantil, sì ch'io sembravo Grappolo enorme dagli acini lieti Riboccanti di succo!...--Io non li vidi Perir pugnando i miei gagliardi figli, Ma, morti, a me furon recati!... Vidi, Ahi, vidi, sì, sotto ai miei occhi, preda Dei tuoi soldati, le mie donne, urlando, Invocare la morte, e benedirla Quando, dal petto lor, col sangue e il latte, Dalle larghe ferite uscia la vita E l'ignominia era compiuta!... E vidi I miei bambini palpitar sbranati A me dinnanzi.... E udii l'orrendo schianto Delle piccole teste alle pareti Fra le risate.... E mi sentii sul volto, Sangue del sangue mio, mia carne istessa, I cerebri schizzarne!... Ah, tanto io piansi Da quel tremendo dì, che gli occhi miei Più lagrime non han,... non han più luce! NABUCO (-ironico-) Dio vendicò quel dì gli Amaleciti! JER. (-con grande impeto-) Sul capo tuo cada il lor sangue e il nostro! Iddio giudicherà! NABUCO Non più!... Nabuco Responsi attende dalla propria spada Soltanto.... (-pausa-) Alle sue cure ognuno ritorni. Alla pena gli schiavi; ai vezzi loro Le donne; ai riti i sacerdoti; ai balli Ed ai conviti chi il piacere adora;... E ai suoi pensier Nabuco. (-Tutti si allontanano.--Scende la sera.--Presso lo scaleo viene accesa una lampada-) SCENA VII NABUCO solo, sul trono. NABUCO (-cupamente-) E di Nabuco Sono i pensieri, ahimè, i nemici soli Ch'egli teme!...--La terra e il mar son vasti; Ma, ad averne l'imper, basta una spada! Oro, gloria, poter:... facili prede Di volgari nature! Io li posseggo, E non son lieto!...--Anch'io ringhio ed addento, Come il mastin, se alcun li tocca.... Il suo Brandel di carne esso difende, ed io Il mio frusto d'impero.... Eppur, s'accheta Il mastino satollo;... ed io non trovo Riposo invece!... Un mendico, che geme Agonizzante per eterna fame, Sta in me Nabuco onnipossente: e invano, Per sazïarlo, io gli gettai finora. Cento vittorie, e cento regni, e il mondo!... Ei sempre grida: «-No! Non questo cibo Mi sazia!...-» (-Depone la corona e lo scettro--A poco a poco notte completa-) Ora vediam: Tutte le cose Hanno una forma ed un mister: mutare Noi la forma possiam; ghermir l'arcano Mistero.... forse!....--Ogni volgar natura Della forma si sazia; ogni divina Sazierebbe il mistero?... Io del mistero La conquista tentar dunque dovrei? Oh, l'immane fatica!... In suo confronto Gioco mi par di cerretani quella Che già compii.... (-alzandosi, come allucinato e come parlasse a un fantasma che sta in lui-) Ma, orsù, rispondi: «-È questo Forse il cibo che chiedi?-» (-come dando ascolto e come ripetendo parole che gli giungono vagamente-) È questo!... È questo! (-con un grido, ergendosi della persona-) All'opra, dunque!... All'opra! (-ricade accasciato sul trono, momento di pausa-) Ahi, quante volte Io fin qui giunsi.... e poi caddi spossato! Non dell'armi il valor quì la vittoria Può darmi! E, lo potesse, ad ogni cosa Dovrei muovere battaglia; poichè ognuna Ha il suo mistero!... E, li vincessi tutti Della terra i misteri, in alto io volgo Lo sguardo.... (-fissa lo sguardo in fondo, dove appare il cielo stellato-) Il ciel tutto si ingemma d'astri.... Ed ogni astro è una sfida. (-alzandosi, con impeto-) E sia!... Degli astri Alla conquista! (-ricadendo accasciato-) E come?... Son lontani.... E ignota è a me la forza, che potrebbe Fino ad essi sospingermi!--La forza? Che è dessa mai?.... Quella d'Afraïsàb, Che cento affronta e uccide o fuga; o quella D'Jeroboàm, che, vinto, parla.... e vince Me, Nabuco? È la mia, che il mondo doma; O quella dei sapienti di Giudea, Che affascinò la mia? (-scende dal trono e passeggia-) Popolo grande Dagli ermetici libri e dai profeti Che leggono nei cieli.... (-come stanco va a sedere sui gradini del trono-) «A re Nabuco «Gloria!»... E Nabuco è un bimbo che si affanna Per un balocco che gli vien negato, E quei che ha già farebbe in pezzi! (-si copre il volto colle mani.--Pausa.--La luna sorge; un suo raggio penetra dal fondo-). VOCE DI DAÌRA (-che s'avvicina, a destra, cantando-) La rosa gialla come l'or risplende; Essa alla pesca il profumo involò; Sicchè del frutto il desiderio accende, E pesche vuol chi rose gialle amò! NABUCO (-fra sè, sollevando il volto-) E canta Costei! SCENA VIII DAÌRA e NABUCO. DAÌRA (-viene dalla destra e fa per attraversare il terrazzo --Ha un lembo della veste rimboccato,--Canta.-) O rose gialle, o belle rose gialle! (-essa giunge dove cade ti raggio di luna-) NABUCO (-riconoscendola, accorrendo a lei-) Daìra!.... (-l'afferra la porta sul trono, e poscia siede ai suoi piedi-). DAÌRA (-dando un grido, poi ravvisando Nabuco e ridendo-) No, bel leopardo Alla gazzella tu non fai paura! NABUCO (-contemplandola-) Sempre la stessa! DAÌRA Me Nabuco, adunque, Il gran re, ravvisò si tosto? NABUCO (-sorridendo-) Errai.... Tu Daìra non sei:... quella Daìra Ch'io conobbi bambina.... Tua sorella Certo ella fu!... DAÌRA Di lei men bella io sono Forse? NABUCO Oh.... molto dippiù! DAÌRA Tu pur non sei Il Nabuco d'allora!... Egli era forte, È vero, come te;... ma il volto avea Pallido e delicato.--Oggi di bronzo Quel volto par.... NABUCO Di quel Nabuco io sono Men grato a te?... DAÌRA (-abbandonando il lembo della veste e lasciando cadere su Nabuco le rose gialle che vi teneva raccolte-.) Prendi! NABUCO (-con grande allegrezza-) Ah.... Le rose gialle!... Le mie rose!... DAÌRA Ed è ancor l'istesso cespo Che le fiorì! NABUCO (-sorridendo-) Fra l'ultime, ch'io vidi, E queste.... quanti eventi per Nabuco! E per te?... DAÌRA Nulla.... Ah, si.... Le rose!... Avvolta Nel mio mantello, ad esse, nell'inverno, Io ne andavo ogni giorno, a preservarle Dall'insulto dei venti e delle brine; Poscia, al tornar di primavera, quante Assidue cure per toglierne i bruchi Delle piante carnefici!--Giungea L'estate.... Oh, allora, il mio trionfo!...--Sola Colle mie rose dall'alba al tramonto Sempre restavo, corone e ghirlande Tessendo all'ombra.--Sovente la notte Ad esse ne venia.--Oh, come acuti Son gli olezzi dei fiori nella cheta Oscurità notturna!... Io, per arcana Voluttà, ne fremevo!...--Ahimè, l'autunno Tutto spogliava il mio roseto.... ed io Cader vidi talor, calda rugiada, Sulle foglie disperse a me dinnanzi, Qualche lagrima,... ch'io non comprendea Quale dagli occhi mi spremesse vaga Ineffabil mestizia! NABUCO (-sfogliando delle rose-) Il mio rosajo Era la guerra; e a sorvegliare il campo, Chiuso nel mio mantello, anch'io ne andavo Nel verno; io pur temer dovea gli assalti Coi novi soli; ed a me pur l'estate Apportava trionfi, e tetri giorni L'autunno!... Dunque hanno vicende eguali Rose e battaglie!--Ami tu ancor le rose, O mia Daìra. DAÌRA Sempre! NABUCO Io le battaglie, Ahimè, non amo più. DAÌRA Lieta ne sono.... Così qui resterai.... E, se la brama, Te ne riprende,... ebben.... t'offro le mie! I bruchi ucciderai!... NABUCO (-ridendo-) Ah.... Ah.... Nabuco Debellator di bruchi!...--E sia!... Mutato Non sarà forse il mio destin sì tanto Come appar sulle prime! Bruchi anch'essi, Inver, gli uomini son!... Poter, ricchezza, O voluttà,... ciascun vuol la sua rosa! DAÌRA Or dunque, vieni.--Del giardino antico, Quando la luna vi piovea, ricordi Gli incanti?--Or vedi: alta è la luna, e, sovra I cespi, a mille s'aprono le rose. Io di là vengo, nè mi parve mai Così pieno di fascini!... La luna Vuol che le rose d'or sembrin d'argento; Ed esse a lei rimandano indorati I raggi suoi.... NABUCO È una battaglia! DAÌRA Quello, Dunque, è il tuo posto!... Vieni.... NABUCO (-baciandola-) Oh, la gioconda Mia Daìra d'un tempo! DAÌRA Io la sorella Ne sono.... NABUCO (-allacciandole d'un braccio la persona-) Ebben tu come lei mi piaci! (-s'allontanano per lo scaleo-). ATTO SECONDO -Bosco in riva all'Eufrate.--Agli alberi stanno appese delle arpe.--Diverse capanne.--Quella di Jeroboàm, in mezzo, ai piedi d'un albero.--Fra tronco e tronco, si vede, poco lontano, scorrere il fiume, e, sulla sponda opposta, biancheggiare degli edifici in costruzione-. SCENA I JEROBOÀM, seduto presso alla propria capanna.-- EFRAIM alla sua destra.--Intorno siedono gli schiavi Ebrei.--Poi alcuni Aguzzini. JER. (-come continuasse un racconto-) E poscia, in sogno, mi parea con voi, Cieco qual sono, di fuggir tra i monti Verso la patria. Al fianco mio venivi, Sostegno e guida tu, Efraìm.--Dicevi: «Fra poco il giogo toccherem!... Là giunti, «Noi rivedrem il suol di Galilea!» Ed ecco uscir da tutti i petti un urlo E il popolo sostar. Ond'io ti chiesi: «Che avvenne?»--E tu: «Oh, l'infausto portento! «A precluderci il varco a un tratto è sorto «Un colosso di bronzo!»--Allora ai miei Occhi tornò la luce, e ch'esso avea Di creta i piedi io vidi.--Una pietruzza Raccolsi e la lanciai....--Ero lontano; Debole al par del braccio d'un fanciullo Era il mio braccio;... eppur colsi nel segno! Sicchè il colosso tentennò, poi cadde, E rovinò giù per l'erta montana Come neve spezzandosi ai macigni. EFRAÌM È una promessa questo sogno! ALCUNI AGUZZINI (-irrompendo, sferzando gli ebrei-) Schiavi, Al lavoro!... Al lavoro!... SCENA II JEROBOÀM solo. (-sempre seduto ai piedi dell'albero-) O d'Israele Arpe sospese sul mio capo; o nidi, Da cui sono fuggiti i lieti canti, Simili a rondinelle nell'inverno, Dacchè su noi piombò l'ira divina; Io non m'inganno, no,... sento che l'aria, Spirante adesso tra le vostre corde, Più non vi desta gemiti e lamenti! Una melòde piena di dolcezza Piove da voi dentro l'anima mia.... E mi sembra che parli di perdono! SCENA III JEROBOÀM--ZALA--ARGIASP, dal fondo. ARG. Alla reggia torniam.... Lottar che giova Contro i destini?.... ZALA Ah, no!... Lo stesso sangue Non scorre in noi, che vil troppo o bugiardo Nato tu sei!--Vil, se credevi incendio Quell'amor, che soltanto era scintilla; E bugiardo, se tal tu lo sapevi E fingevi con me!--Poich'io comprendo Chi trema innanzi all'idolo che adora Per ignota malìa; ma chi si lascia Quell'idolo rapir, ne rïaverlo Tenta, anche a prezzo della vita, mai L'adorò certamente! ARG. (-con impeto di disperazione-) A Istàr io dunque Sacrarmi debbo?--Ebben mi sacro!--Mite, Leale io nacqui! Feroce gli eventi M'han voluto!... Stassera essi morranno! (-fa per allontanarsi-) ZALA (-trattenendolo-) No.... Verrò teco anch'io, sacra ad Istàr, Il giorno in cui l'estrema mia speranza Svanir vedrò.... Ma tal speranza forse Or per compiersi sta....--Dacchè Nabuco Tornò, la reggia ogni notte risuona Per allegri conviti; pur, seduto A mensa, o a contemplar le danze, ei resta Sol pochi istanti, e, spesso, non vi appare.... Perchè vive ei così? ARG. Dell'amor suo Egli vive soltanto!--Come un bimbo Daìra lo conduce.--Ora discendono Nell'antico giardino; or dalla reggia Escon la sera. ZALA Ma li segue un'ombra.... Io!--E a quest'ombra ora un mistero è noto! Odi: Nabuco non ama Daìra! ARG. Non l'ama? ZALA No!... Forse, nei primi giorni, I ricordi d'infanzia e la bellezza Della fanciulla aveano acceso in lui D'amore una parvenza; ma, passato L'impeto primo, egli è caduto preda Di strano morbo che lo strugge.--Quando, Soli, la sera, essi ne vanno insieme Fuor della reggia, a lor, no, non sorride Il tripudio che da questo pensiero: «-Esser liberi e amarsi-!»--Egli cammina Taciturno; e Daìra, al fianco suo, Vien silenziosa.... ARG. È per gli amanti caro Idioma il silenzio! ZALA Ebben lo rompe Nabuco; ma d'amor non parla; parla Fra sè di strani sogni.--Essa, lo interroga Timidamente; ma ei non l'ode. Entrambi Erran del fiume in riva infin che annotta; E, allora, come da fatal possanza Spinto, ei qui move, mentre, dietro a lui, Pallida ed ansimante ella s'innoltra. ARG. E tu udisti quant'ei dice a sè stesso? ZALA Sì.... ARG. Lo ricordi? ZALA Sì.... D'astri egli parla. Il senso invan comprenderne da sola Sulle prime tentai;... poi lo fe' noto Inconsciamente a me quel vecchio ebreo, Che là tu vedi.... (-indica Jeroboàm-) ARG. (-riconoscendolo-) Ah, lo ravviso!... È il cieco Jeroboàm! ZALA Sì, desso! ARG. Il dì ricordo In cui Nabuco gli salvò la vita.-- Perchè or quì vien?... Lo riconobbe il cieco? ZALA Ignoto gli è.--Giafìr, ricco mercante, Egli lo crede, come a lui fu detto. Forse potea la voce sua tradirlo; Ma, al par dell'uragano, era tonante Del re la voce il dì che a lui la vita Serbava.... ed oggi di chi implora ha il suono! ARG. (-stupito-) Implora.... il re?! ZALA Sì.... implora!--Questo io vidi Evento prodigioso: a un mendicante Volger Nabuco lagrime e preghiere! ARG. A un mendicante?.... Egli?... Nabuco?: ZALA Sì! Da lui stesso l'apprendi! (-andando a Jeroboàm-) Jeroboàm. JER. Chi sei?... Forse la donna, che ogni sera Vien con colui, che follemente il cielo Vol conquistare? ZALA (-piano a Argiasp-) Udisti? (-a Jeroboàm-) Non son quella. JER. Ah, è ver!... Lo squillo d'una tromba pare Il suon della tua voce, e quel dell'altra D'un flauto ha la dolcezza.--Sei tu sola? ZALA No.... mio fratello è meco. JER. Parli. ARG. Il suono Della mia ti ricordi? JER. (-scosso, alzandosi-) Ah.... Non ignoto Mi giunge.... No!--Ma dove io già l'udii?... Quando?...--Nella tenèbra, che mi avvolge, Ogni voce, ogni suono, ha un'eco lunga; Sicchè, talor, nell'incessante rombo Di quell'eco io mi perdo, e una memoria Vaga e confusa sol mi resta!--Io posso Ben dirmi: «-Già l'udii-!».... Ma, d'onde l'eco Cominci, invano a ricercar mi struggo! A parlare con me vien da più notti Un mercante, Giafìr, colla sua donna.... Orben, dal primo dì ch'ei mi rivolse La parola, pensai: «-Dove ho tal voce Udita già?-» Nè rispondere ancora A tal domanda io posso!--È noto a voi Questo Giafìr? ZALA Egli è parente nostro.... A te veniam perchè un timor ne cruccia E tu soltanto consigliar ci puoi. JER. Parla. ZALA Da tempo egli negli occhi ha lampi Di febbre; e, assorto in tetre idee, s'aggira Farneticando; e non risponde; oppure Con strani detti chi si volge a lui Congeda o insulta.... e fugge....--Di qual morbo Ei dunque è preda?... JER. Conquistare il cielo Ei sogna.... Già tel dissi....--E, poichè a lui Narrò qualcun, che a me son noti i libri Dei sapïenti, egli da me pretende Di conoscer l'ermetica potenza Che della vita ogni mister discopre E insegna quello che Dio sol conosce! Poter da terra sollevarsi, e l'aria Attraversar per conquistar le stelle, A una freccia simìl:... questo egli brama. Blandemente io risposi sulle prime, Pietoso a lui ed alla sua compagna Dalla voce gentil che sa di pianto; E, della scienza dei miei libri santi, Sì, gli parlai, ma qual maestro a alunno Che gli scerne la lettera e lo spirto... Ahimè, coi folli intendimenti suoi, Ei tutto confondea!... Sicchè schermirmi Ora soltanto alle sue inchieste io tento E alle preghiere sue. ZALA Ei, dunque, è pazzo? JER. Non ancor!... Ma la china egli discende Di quell'abisso, in fondo al qual diventa L'uom pari al bruto.... e, se chi l'odia, spingerlo Nell'abisso or volesse, agevol cosa Compier dovrebbe. ARG. E tu non ve l'hai spinto? Perchè? JER. Non l'odio. ZALA Egli è Caldeo.... ARG. Nemico Esser dovresti a lui.... JER. Sì.... come a voi Nemico io son, perchè Caldei voi siete, Se del suo sangue; e come il son di tutta La gente vostra.--Ma so ben che è vano Una gente odïar!--Essa è la spada Nella man del carnefice! È l'inconscio Strumento ond'ei si val!...--No... Non ha colpa La spada.... ma la man!... Soltanto a questa, Al carnefice solo io l'odio serbo! ARG. Al re, dunque? JER. A Nabuco! ZALA Or ben, colui Che conquistar il ciel vorrebbe.... è il re! È Nabuco! JER. Nabuco?! ARG. Argiasp io sono! ZALA Io Zala! JER. I figli di Sârak!... Ed egli.... Egli è il colosso.... e la pietruzza io sono! ZALA (-indicando a destra-) Ei viene.... JER. (-indicando la capanna-) Là.... là.... nella mia capanna! (-Argiasp e Zala entrano nella capanna.--Jeroboàm torna a sedere ai piedi dell'albero.--Entra Nabuco concitato, poi Daìra-). SCENA IV DAÌRA--NABUCO--JEROBOÀM DAÌRA (-a Nabuco-) Fermati.... Ascolta.... NABUCO Lasciami! DAÌRA Promesso Pur tu mi avevi, che dal vecchio ebreo Non saresti tornato.... NABUCO Ed or vi torno Poichè mutai pensier.... Ciò non ti garba?... Alla reggia rimani! DAÌRA E sei tu quello Che mi parli così?...--Quando quì vieni Son le tue notti spaventose!... Mille Torvi fantasmi turbano i tuoi sogni.... Ed io, che veglio a te vicina, piango I tuoi rantoli udendo e i tuoi lamenti! Ah, dove son le dolcissime notti, Che noi passammo nel giardino antico Fra l'olir delle rose! NABUCO D'ogni olezzo Oggi più grate a me son le parole D'un sapïente!--Di Nabuco è questa La vita!... Ei vuol non una gioja sola! Amore, e gloria, e sapïenza:... tutte Le gioie umane ei vuol, tutte le ebbrezze! Lasciami! JER. (-dall'albero-) Olà.... Chi è là?... Sei tu, Giafìr? NABUCO Sì.... Son io! (-Daìra va verso il fondo, come spiando che nessuno si avvicini, e vi resta-) JER. Mio signor, come mi scese Al cuor la voce tua!... Che tu in eterno Esser possa felice! NABUCO E lo può forse Esser chi, al par di me, alla meta anela Che tu conosci? JER. Ancor t'agita, dunque, La stessa idea? NABUCO Sì.... JER. Ancor, dunque, tu vieni A me, credendo ch'io donar ti possa La magica virtù che i sogni tuoi Adempier deve? NABUCO Sì.... Non mi narrasti Forse tu stesso dei profeti vostri L'onnipossente fuoco?... JER. È ver.... NABUCO Rapiti, Essi vedean gli eventi del futuro E i misteri del cielo e della terra.... JER. Sì.... È vero! NABUCO Ebben.... come i profeti tuoi Esser io voglio!... Or, perchè il rito, il verbo, Tu sempre a me di rivelar negasti, Con cui nel proprio sen potevan essi La sacra fiamma suscitar? JER. Tremenda Cosa chiedevi.... NABUCO Ah!... Tu non sai chi sono! DAÌRA ( - - ) 1 2 ' ! 3 4 5 6 . . . . 7 ! . . . ' . 8 9 . 10 11 12 , . . . 13 , , ! 14 15 16 17 ? 18 19 . 20 21 , ' , 22 . 23 24 - - ( ) 25 , , 26 « ' . » - - 27 - - , ' . - - 28 : « ? 29 » , 30 31 , ' 32 ' . - - 33 , 34 ' , , 35 ' ' , 36 . « - - » 37 , 38 , - , , - , 39 , 40 , 41 , , 42 ' 43 ' , , 44 : ' , 45 . - - ' 46 , ' , 47 ' . - - 48 ' . - - 49 ' 50 . 51 , ( 52 ) 53 ; , ' , 54 : « , 55 ' . » - - 56 , , 57 ' . - - 58 ' 59 ' ' 60 ; , - - 61 ( ) : « , 62 , 63 . » 64 65 66 . - , - - , 67 . 68 69 70 71 72 . - - , 73 , 74 . 75 , , ; 76 , 77 ' , 78 , 79 . ' 80 ' . - - 81 ? - - 82 , , 83 , 84 . ! . . . , 85 ; . . . , , . 86 87 . 88 89 , 90 ; , , 91 ! 92 ! . . . ! . . . ' , 93 , 94 . 95 ; 96 ; 97 , 98 ' 99 , ' 100 101 ! . . . - - 102 , 103 , , ! . . . , 104 , , , , 105 , , , 106 , 107 , , , 108 109 ' ! . . . 110 111 . . . . 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