una specie di cicoria, di cui si fa un'ottima insalata.
Ma il nostro ospite, nella serenità dell'animo suo, non si avvide
dell'intenzione burlesca dell'amico e non prese in mala parte la sua
ilarità. Antonio proseguì l'interrogatorio che cagionava
all'ex-baritono un visibile piacere.
«A che ora ti levi di letto al mattino?
--All'alba; nulla di meglio d'una magnifica passeggiata sui monti,
all'alba; si gode uno spettacolo incantevole, si respira un'aria
frizzante e si acquista un appetito... un appetito... ritorno a casa e
faccio colazione...
--E poi?...
--E poi fumo la pipa, e poi canto accompagnandomi sul pianoforte; e
poi vado alla campagna a dare un'occhiata ai miei fondi... fino
all'ora del desinare, che dura più d'un'ora... e poi leggo, o canto, o
fumo la pipa... e appena annotta, mi caccio in letto...
--E al domani ricominci?...
--Ricomincio....
--E non ti stanchi mai?
--Mai.
--E non ti vien mai voglia di parlare con chicchessia?
--Se me ne venisse voglia, ci è il fattore, un uomo che si può far
andare in estasi con una nota filata, che s'inginocchierebbe ad
adorarmi se gli cantassi una romanza, e che dice le più innocenti
schiocchezze che siano mai uscite da una bocca che non canta.
--E non ti vengono mai in mente i tuoi trionfi, le belle cene, i tuoi
-debutti-, i sospirati quartali ed i non sospirosi amori delle quinte?
--Mi vengono, ma non li rimpiango, ne rido... insomma sono felice!
--To', disse Antonio guardando l'orologio; è mezzogiorno, voglio
essere felice anch'io!
--Anch'io! dissi accontentandomi della parte secondaria che mi toccava
in quella commediola.
Il desinare era ghiottamente casalingo, e se è vero che l'appetito sia
il miglior condimento delle vivande, io dico che non furono mai
vivande meglio condite di quelle della mensa del baritono Tallini. Il
quale però, checchè dicesse e facesse, mi sembrava meglio un uomo
nervosamente di buon umore, che un mortale baciato in volto dalla
felicità. Non aveva dell'uomo felice, come io lo immaginava, la
robustezza serena, la tranquilla indolenza, la beata apatia; vero è
che codesto è il tipo iperbolico degli uomini felici, e che tutti gli
uomini meno scontenti del loro stato escono dalla schiera operosa di
quelli che non han tempo da proporsi quesiti psicologici--ma è anche
vero che l'ex-baritono Tallini non apparteneva a quest'ultima schiera,
e che, stando ai calcoli fatti sui termini forniti da lui stesso, gli
dovevano rimanere sei buone ore al giorno per maledire l'esistenza.
Egli guardava ogni tanto alla sfuggita Antonio e me, e s'empiva la
bocca, e ci rivelava fra un boccone e l'altro i mille artifizii con
cui gli era riuscito finalmente di raggiungere la felicità in cima al
monte Barro.
«Tu non sei più ricco? gli chiese Antonio.
--Non sono più ricco; dopo di essermi messo insieme un piccolo
patrimonio colla mia voce, ho voluto speculare su quella degli altri;
ho fatto l'impresario e ci ho rimesso tutti i miei quartali ed una
porzione anche di quelli dei miei scritturati.
L'ex-baritono nel dire queste parole ingrossava la voce, volendo, per
una vecchia vanità d'artista, sfoggiarne il volume. E proseguiva:
«Un giorno mi avvidi che mi avanzavano solo poche migliaia di lire,
pensai che era tempo di voltare per sempre le spalle al palcoscenico,
uscii dal teatro e presi la via dei monti. Avevo il cuore leggiero
quando giunsi a Lecco; seppi che sul Barro ci era questa casicciola da
vendere e la comperai. E ci venni, e qui finirò i miei giorni...
Queste ultime parole tragiche furono dette a boccia piena, il che ne
temperava singolarmente il sinistro significato e dava alla felicità
dell'ex-baritono un carattere durevole.
«Beato te! disse Antonio sospirando.
Non vidi mai faccia più solenne di quella del nostro ospite, a quel
sospiro; egli si arrestò perfino dal mangiare per chiedere con aria di
superba commiserazione:
«Non mi hai detto nulla di te... come vivi tu?
--Male... male; per una inveterata abitudine tengo a vivere più che
posso e meglio che posso, ma non mi riesce di essere contento. Passo
l'estate a Lecco, amo anch'io la campagna, ricevo molte visite...
--Ricevi molte visite?...
--Molte... sono seccato a tutte le ore; bisogna chiacchierar sempre,
parlar di cento sciocchezze, tagliar i panni al prossimo... e leggere
nei giornali altre chiacchiere, altre sciocchezze, altra maldicenza!
Sempre chiacchiere, sciocchezze e maldicenza, con questo solo divario
che nelle parole si trova qualche volta un po' di spirito e nelle
scritture si trova qualche volta un po' di grammatica... All'inverno
vado a Milano, perchè a Lecco non si spazza bene la neve... passo il
tempo al teatro o al caffè Martini, o in galleria...
--Ah! tu all'inverno vai a Milano?
--Sicuro.
--Poveretto! ripetè l'ex-baritono vuotando d'un fiato un bicchiere
ricolmo. E voi, signore, come vivete?
--Male anch'io, male anch'io; anzi peggio di voi altri; perchè sto
sempre a Milano, vado a tutte le prime rappresentazioni, costretto ad
ascoltare tutti gli artisti che hanno o che avevano o che vogliono
avere in gola un filo di voce, ed a leggere tutte le cronache
cittadine, ed a mostrare di prendere sul serio cento cose che non
m'interessano punto. Beato voi che ve ne state qui, con questi bei
monti in faccia, con questo bel lago sotto i piedi, che non pensate se
non ai fagiuoli del vostro orticello ed a tener provvista la cantina
di questo nettare delizioso!
--E chi viene a trovarti a Lecco? chiese l'ex-baritono, a cui il
vinello snodava la lingua.
--Molti che ti conoscono. Agenti teatrali, maestri di musica,
cantanti...
--E che dicono di me?
Questa domanda fu pronunziata sbadatamente, col bicchiere alle labbra
e gli occhi fissi nel bicchiere. È impossibile comportarsi meglio per
parere supremamente sdegnoso delle cose degli umani.
«Dicono, rispose Antonio, levando dal suo canto il bicchiere e
ponendolo tra il raggio visuale e la luce della finestra, dicono...
--Dicono?
--Dicono... Non dicono nulla... Cioè!.... qualcuno dice che sei un
pazzo... Niente di meglio per vivere felici che essere creduti pazzi
dal prossimo...
--Già... sicuramente...
--E gli altri?
--Gli altri non si ricordano nemmeno che abbia esistito al mondo un
baritono Tallini... Nulla di meglio che essere dimenticati dal
prossimo per vivere felici...
--Già... sicuramente.
IV.
Il pranzo era al termine; una comitiva di bicchieri di vino s'era data
ritrovo nel nostro ventricolo ed accendeva gli estri del buon umore.
Ci fu però un momento in cui il nostro anfitrione chinò la testa fra
le mani e guardò fissamente la tovaglia. In quel punto il piede
d'Antonio urtò sotto la tavola contro lo stinco della mia gamba;
guardai. L'ex-baritono uscì in breve dalla sua beata fantasticheria,
si pose al cembalo senza dir parola, e dopo alcuni accordi di
preludio, intonò con voce stentorea la romanza del -Trovatore-.
«Che voce! esclamava ogni tratto Antonio, chinando il capo sul mento e
guardandomi sott'occhi, che voce! benissimo! benissimo! Sai qual'è la
disgrazia dei nostri teatri? aggiunse quando l'altro ebbe finito.
--E qual'è?
--Che siano al mondo tanti disgraziati, i quali implorano la
misericordia del cielo in chiave di baritono, e che se ci è uno il
quale abbia un -organo- a dovere, sia un uomo felice e non ne voglia
sapere del palcoscenico.
Antonio temperò l'effetto della frase lusinghiera con una bella
risata, ma l'ex-baritono non pose mente che alla prima parte e rispose
modestamente all'elogio cantando il duetto e facendo in falsetto la
parte della donna.
--Credete che, se volessi ancora cantare, troverei una scrittura?
disse all'improvviso.
--Ma tu non vuoi! rispose Antonio.
--È vero! oh! come sono felice! ripetè per la centesima volta
l'ex-baritono; bisogna bere un'altra bottiglia!...
Quel vinello generoso cresceva insolitamente la verbosità del nostro
ospite e metteva noi pure alle porte della sua felicità. Io giurai che
il monte S. Martino non mi era mai parso così bello, e che avrei
passato la vita a contemplarle, sicuro di non poter spendere meglio
l'esistenza. Antonio, che da prima pareva farsi beffe del singolar
modo che l'ex-baritono aveva scelto per essere felice, assicurava che
ora ne comprendeva la filosofia profonda, e l'anfitrione continuava ad
assediarci di domande ed a farci ogni tanto quesiti ed ipotesi a cui
non sapevamo troppo che rispondere.
«Che si dirà di me adesso al caffè Martini? Che si direbbe se mi si
vedesse riapparire un bel giorno a Milano, o se annunziassi un'altra
volta il mio -debutto-?
--Che lago! che magnifico lago! Che monti! Che panorama! ripeteva
Antonio; mi par di amarli; ora comprendo come devono essere cari a te
che li hai sempre dinanzi! Che buoni amici i monti! Che cara compagna
la solitudine!
Del vinello, che aveva la maggior parte nel nostro entusiasmo, non una
parola; questa è la gratitudine degli uomini.
Venne il momento di separarci dal nostro ospite, il quale aveva fatto
di tutto per trattenerci, pregandoci, scongiurandoci, e dandoci
perfino il tenero spettacolo delle lagrime d'un uomo felice,
--Beato te! disse Antonio sospirando, beato te! io mi sento ammalato
di nostalgia al solo pensiero di lasciar questi luoghi. Se rimanessi
un giorno ancora, Lecco mi parrebbe una sepoltura. Non verrai tu
qualche volta a Lecco? Ma già, il difficile è spezzare le abitudini!
Oramai tu sei un vecchio inquilino del monte e... Ci penso; non ne hai
detto da quanto tempo abiti questo paradiso!...
L'ex-baritono stringeva le nostre mani nelle sue, e ci guardava come
sbigottito della nostra sciagura e commosso dal nostro dolore... Egli
uscì da quell'estasi con un sospirone lungo, e rispose:
«Da un mese!...
V.
.... Quando, scendendo giù per la china del monte, ci voltammo e non
vedemmo più la casicciola rosea, l'amico Antonio ed io ci guardammo in
volto ed uscimmo all'unisono in una sonora risata.
«L'hai visto bene quell'uomo felice?
--E non mi escirà più di mente!
Antonio ed io ci abbandonavamo così interi a quella ilarità, che giù
per la rapida china non ci era più possibile fermarci, e fummo più
volte a un pelo di provare, coll'esempio che l'eccessivo buon umore fa
perdere la gravità. Non mai la nostra linea di direzione fu così in
pericolo di uscire dalla base, nè il nostro naso più vicino ai
ciottoli della via.
«Io leggo nella felicità di quell'uomo come in un libro aperto, disse
Antonio.
--Ed io anche.
--E dico che quello è un uomo disgraziato come noi.
--E più di noi...
--E che la sua maggior disgrazia è d'essersi spacciato per un uomo
felice...
--Amico dei monti e della solitudine, e che tanto ama egli i monti e
la solitudine, quanto noi il digiuno.
--E si è spacciato per tale solo per cavarsi il gusto di dare invidia
agli amici, e mi ha scritto perchè mi arrampicassi fino da lui, colla
speranza che io gli facessi un po' di -reclame-...
--E per interrompere la sua noia profonda.
--È un uomo che vive della sua piccola vanità d'uomo felice, come un
altro vive della sua piccola vanità d'autore in voga, o della sua
piccola riputazione d'uomo di spirito...
--Vuoi dire che muore. Quella non è vita, è agonia. Immagina la sua
giornata, e concedine pure larga parte al sonno, e al desinare, e alla
cena, e alle due colazioni, e se vero è che il monte Barro eserciti
sulle facoltà digestive un benefico influsso, aggiungi pure la
merenda--tutto il resto non è che un lungo interminabile sbadiglio.
--Oh! disgraziato Tallini!
--Infelice baritono!
--Ed anche un pochino scimunito!
--Molto...
--Badiamo a non dirne male; stiamo ancora digerendo il suo desinare!
E qui -da capo- la stretta del nostro duetto di risate, come in
un'opera buffa. I mille echi del monte Barro erano in gran faccende e
duravano fatica a tenerci dietro; il sole spariva dietro i monti,
ammiccando ancora con un paio di raggi all'onde del lago lievemente
increspate, rugose ganze di vaporosi amori.
La china scoscesa era finita, e la via si stendeva ora con facilissimo
pendìo.
«È proprio così, ripresi a dire; quell'eccellente baritono mi ha tutta
l'aria di essere oppresso sotto il cumulo della sua immensa
felicità...
--Una felicità che dura da un mese! È troppo! è troppo! Deve essere
insopportabile!
--E che, dopo d'aver vestito i panni di un semidio, specie di fauno
d'altri tempi, non sappia più come rientrare nella sua pelle di
baritono, e ridiscendere al piano.
--Tanto più che coll'aver posto a base della sua felicità tutta
l'altezza del monte Barro, egli crede in buona fede d'essere fatto
visibile come una statua colossale, e che a Lecco ed a Milano non si
faccia altro che guardare in alto per cercar di vederlo.
--Questo è in parte il danno della celebrità, osservai, obbedendo ad
un filosofico istinto suggerito dal vinello; un uomo celebre ha due
svantaggi: primo, che il mondo si occupa dei fatti suoi e lo guarda,
come una bestia feroce in gabbia; secondo, di non essere -sempre- una
bestia, tanto per non darsene pensiero.
---Qualche volta-... corresse Antonio...
Fra i monti, la luce crepuscolare è più breve che in pianura; quando
il sole fu scomparso, le ombre, come se si tenessero nascoste e pronte
dietro i cespugli, uscirono in frotta ed invasero la scena, press'a
poco colla rapidità dei fenomeni atmosferici melodrammatici. Anche la
natura riportava a forza il pensiero ribelle al baritono Tallini.
Intanto gl'insetti si svegliavano nei prunai, ed alcuni uccelli, desti
nel primo sonno dalle nostre ciancie e dai nostri passi, si levavano
qua e là a brevi voli, per mutar letto.
«Quanto tempo credi tu che possa durare la -felicità del baritono
Tallini-? mi chiese improvvisamente Antonio.
--Un mese... a conti fatti... un mese; una settimana per venire alla
determinazione di lasciare il monte; il rimanente è il tempo minimo
che egli deve supporre necessario agli uomini, perchè, non fiatando e
non facendo più fiatare verbo dei fatti suoi, si disavvezzino dal
pensare a lui.
--Io dico che non starà neppur tanto, e che il giorno che si sia
determinato a lasciare il monte Barro, non ci potrà più rimanere un
minuto, e salirà quel poco che lo separa dalla vetta per discendere
non visto dalla parte di Valmadrera... rotolando a capo fitto, se
occorre, per far più presto.
--Questo è vero... ma...
--Solo, invece di otto giorni, gliene concedo quindici; un baritono
non è un tenore, voglio dire che non sempre è un eroe, e ad una
determinazione eroica di questa fatta ci vorrà pensare lungamente.
--E credi che se ne andrà dai monti alla chetichella, senza nemmeno
venirti a trovare?
--Ne sono convinto, e non più tardi di quindici giorni da oggi...
--D'un mese...
--Di quindici giorni, nemmeno uno di più; e se dobbiamo scommettere...
fra due settimane ci inerpicheremo ancora sul monte e troveremo il
nido color rosa, ma il baritono no, che avrà preso il volo...
Non so perchè io mi ostinassi a credere fermamente che il baritono
Tallini dovesse rimanersi sul Barro ancora un mese, non un giorno di
meno; per ciò probabilmente che il mio amico Antonio si ostinava a
dire due settimane, non un giorno di più. Quella fede sconfinata nella
propria opinione, fede che fa gli apostoli ed i tribuni, ci proveniva
forse dal vinello bevuto a desinare.
--Quindici giorni, ripetè per la ventesima volta Antonio.
--Un mese! ribattei.
Questa volta la doppia risata che accompagnava inevitabilmente i
termini della nostra scommessa, fu così sonora che gli insetti
tacquero ad ascoltarla. Bisogna sapere che, dietro di noi, avevamo
sentito un rumore di passi frettolosi, ed un -ohè-! gridato in
cadenza, ma colla voce di un baritono -di buoni mezzi- a cui manchi il
fiato.
Cinque minuti dopo ci stringevamo fra le braccia il baritono Tallini.
VI.
La corsa gli dava l'ansia e l'affanno e gli toglieva la parola; lo
guardavamo sbigottiti senza interrogarlo.
«Sapete, ci disse finalmente, ho pensato che potrei venire a passare
la notte a Lecco con voi e stare allegri ancora un poco; non so perchè
non potevo star solo questa sera... È la prima volta.
Egli aspettava evidentemente d'essere interrotto, ed Antonio, che
guardava ora lui ora me coll'intenzione di lasciarlo dire, si arrese
impietosito.
«Hai fatto benissimo, disse, troverai a Lecco qualcuno che ti vedrà
volentieri,
--Non voglio veder nessuno, ho bevuto troppo a desinare... domani
all'alba risalirò in cima al mio nido d'aquila.
--Fai bene, fai bene, disse Antonio.
--Incominciò allora l'ultima china, la più rapida e la più sassosa,
fatta formidabile dalla oscurità della notte e dalla eccessiva luce
del nostro cervello.
I sassi rotolavano innanzi a noi, e noi con essi, a precipizio,
inciampando, senza poterci fermare.... Un quarto d'ora dopo eravamo
sul piano di Lecco.
Il baritono si guardava intorno sospettoso finchè non fummo rientrati
in casa: quivi sprigionò il suo più bel sorriso, senza riuscire a
cancellare dalla faccia una certa espressione bizzarra d'impaccio.
«O m'inganno, gli disse Antonio, o l'aria di pianura comincia già a
guastare la serenità del tuo animo.
--No, non mi pare, non mi pare...
Sulla tavola erano sparsi alcuni giornali teatrali, arrivati poco
prima; il baritono ne ruppe le fascie con una indifferenza mal
simulata e lesse a voce alta coli'aria di beffarsene le ultime
scritture.
«To', il C... che va a Londra, e il V... che va al Cairo, e il B. che
canta al Carcano.
--Se tu avessi voluto! osserva Antonio, ci saresti andato anche tu...
--A Londra?... Non ci volli mai andare... e se volessi!...
--E se volessi, troveresti ancora cento scritture!
--Basterebbe una... ma buona... in un teatro di prim'ordine come
baritono d'obbligo...
--Dopo tutto, credi a me, meglio la tua solitudine del Barro, osservò
Antonio dicendo e contraddicendo con infinita disinvoltura.
--Cento volte meglio...
Antonio, volendo alla sua volta far gli onori della ospitalità,
sprigionò una veneranda bottiglia di barolo; ma il baritono ne
assaggiò a pena, ed un quarto d'ora dopo, dicendo di non sentirsi
bene, volle andare a letto.
«Io posso accomodarti benissimo, gli disse Antonio.
Ma l'altro non ne volle sapere, e tanto fece che lo accompagnammo fin
sull'uscio dell'albergo della -Croce Bianca-.
«Verremo a vederti domani.
--Grazie; verrò io... all'alba...
Rimasti soli, Antonio mi toccò il gomito e mi ripetè queste sole
parole: «Quindici giorni...», «Un mese!» L'avevo sulle labbra, ma non
lo dissi, incominciando a credere che avesse ragione.
Al mattino successivo aspettammo invano; incominciando a temere che il
contagio delle abitudini cittadinesche tenesse il baritono a letto
fino al mezzodì, andammo a chiedere di lui all'albergo--era proprio
uscito all'alba, aveva pagato il conto e non s'era più visto.
«Avrà patito la nostalgia e sarà ritornato al suo nido d'aquila.
--Senza nemmeno salutarci?
--Gli uomini veramente felici non si ricordano dei disgraziati pari
nostri.
--Dunque?... dissi io... un mese...
Questa volta fu l'amico a tacere.......
Otto giorni dopo, alle frutta, ci fu recato il solito giornale
teatrale die ci visitava periodicamente; Antonio lo aprì, lo scorse
coll'occhio, e die un grido improvviso...
«Che è stato?
--Indovina chi fu scritturato?
--Lo indovino! gridai, leggendogli nel volto la notizia... il baritono
Tallini!
--Proprio lui!
--Per Londra?
--No... -per teatri da destinarsi-!!
Evidentemente, nella famosa alba, dopo aver pagato il conto dell'oste
della -Croce Bianca-, l'ex-baritono, invece di risalire il monte,
aveva preso la prima corsa: Lecco-Bergamo-Milano!
FINE
INDICE
Fante di Picche Pag. 7
Una separazione di letto e di mensa 103
Un uomo felice 123
,
'
.
1
2
,
'
,
3
'
'
4
.
'
5
'
-
.
6
7
«
?
8
9
-
-
'
;
'
,
10
'
;
,
'
11
.
.
.
.
.
.
12
.
.
.
13
14
-
-
?
.
.
.
15
16
-
-
,
;
17
'
.
.
.
18
'
,
'
'
.
.
.
,
,
19
.
.
.
,
.
.
.
20
21
-
-
?
.
.
.
22
23
-
-
.
.
.
.
24
25
-
-
?
26
27
-
-
.
28
29
-
-
?
30
31
-
-
,
,
32
,
'
33
,
34
.
35
36
-
-
,
,
37
-
-
,
?
38
39
-
-
,
,
.
.
.
!
40
41
-
-
'
,
'
;
,
42
'
!
43
44
-
-
'
!
45
.
46
47
,
'
48
,
49
.
50
,
,
51
,
52
.
'
,
,
53
,
,
;
54
,
55
56
-
-
57
'
-
'
,
58
,
,
59
'
.
60
61
,
'
62
,
'
63
64
.
65
66
«
?
.
67
68
-
-
;
69
,
;
70
'
71
.
72
73
'
-
,
,
74
'
,
.
:
75
76
«
,
77
,
78
.
79
;
80
.
,
.
.
.
81
82
,
83
84
'
-
.
85
86
«
!
.
87
88
,
89
;
90
:
91
92
«
.
.
.
?
93
94
-
-
.
.
.
;
95
,
.
96
'
,
'
,
.
.
.
97
98
-
-
?
.
.
.
99
100
-
-
.
.
.
;
,
101
,
.
.
.
102
,
,
!
103
,
,
104
'
105
'
.
.
.
'
106
,
.
.
.
107
,
.
.
.
108
109
-
-
!
'
?
110
111
-
-
.
112
113
-
-
!
'
-
'
114
.
,
,
?
115
116
-
-
'
,
'
;
;
117
,
,
118
119
,
120
,
121
'
.
,
122
,
,
123
124
!
125
126
-
-
?
'
-
,
127
.
128
129
-
-
.
,
,
130
.
.
.
131
132
-
-
?
133
134
,
135
.
136
.
137
138
«
,
,
139
,
.
.
.
140
141
-
-
?
142
143
-
-
.
.
.
.
.
.
!
.
.
.
.
144
.
.
.
145
.
.
.
146
147
-
-
.
.
.
.
.
.
148
149
-
-
?
150
151
-
-
152
.
.
.
153
.
.
.
154
155
-
-
.
.
.
.
156
157
158
.
159
160
;
'
161
.
162
163
164
.
165
'
;
166
.
'
-
,
167
,
168
,
-
-
.
169
170
«
!
,
171
'
,
!
!
!
'
172
?
'
.
173
174
-
-
'
?
175
176
-
-
,
177
,
178
-
-
,
179
.
180
181
'
182
,
'
-
183
'
184
.
185
186
-
-
,
,
?
187
'
.
188
189
-
-
!
.
190
191
-
-
!
!
!
192
'
-
;
'
!
.
.
.
193
194
195
.
196
.
,
197
,
198
'
.
,
199
'
-
,
200
,
'
201
202
.
203
204
«
?
205
,
'
206
-
-
?
207
208
-
-
!
!
!
!
209
;
;
210
!
!
211
!
212
213
,
,
214
;
.
215
216
,
217
,
,
,
218
'
,
219
220
-
-
!
,
!
221
.
222
,
.
223
?
,
!
224
.
.
.
;
225
!
.
.
.
226
227
'
-
,
228
.
.
.
229
'
,
:
230
231
«
!
.
.
.
232
233
234
.
235
236
.
.
.
.
,
,
237
,
'
238
'
.
239
240
«
'
'
?
241
242
-
-
!
243
244
,
245
,
246
,
'
'
247
.
248
,
249
.
250
251
«
'
,
252
.
253
254
-
-
.
255
256
-
-
.
257
258
-
-
.
.
.
259
260
-
-
'
261
.
.
.
262
263
-
-
,
264
,
.
265
266
-
-
267
,
,
268
'
-
-
.
.
.
269
270
-
-
.
271
272
-
-
'
,
273
'
,
274
'
.
.
.
275
276
-
-
.
,
.
277
,
,
,
278
,
,
279
,
280
-
-
.
281
282
-
-
!
!
283
284
-
-
!
285
286
-
-
!
287
288
-
-
.
.
.
289
290
-
-
;
!
291
292
-
-
,
293
'
.
294
;
,
295
'
296
,
.
297
298
,
299
.
300
301
«
,
;
'
302
'
303
.
.
.
304
305
-
-
!
!
!
306
!
307
308
-
-
,
'
,
309
'
,
310
,
.
311
312
-
-
'
313
'
,
'
314
,
315
.
316
317
-
-
,
,
318
;
319
:
,
,
320
;
,
-
-
321
,
.
322
323
-
-
-
-
.
.
.
.
.
.
324
325
,
;
326
,
,
327
,
,
'
328
.
329
.
330
331
'
,
,
332
,
333
,
.
334
335
«
-
336
-
?
.
337
338
-
-
.
.
.
.
.
.
;
339
;
340
,
,
341
,
342
.
343
344
-
-
,
345
,
346
,
347
.
.
.
,
348
,
.
349
350
-
-
.
.
.
.
.
.
351
352
-
-
,
,
;
353
,
,
354
.
355
356
-
-
,
357
?
358
359
-
-
,
.
.
.
360
361
-
-
'
.
.
.
362
363
-
-
,
;
.
.
.
364
365
,
,
.
.
.
366
367
368
,
369
;
370
,
.
371
,
,
372
.
373
374
-
-
,
.
375
376
-
-
!
.
377
378
379
,
380
.
,
,
381
,
-
-
!
382
,
-
-
383
.
384
385
.
386
387
388
.
389
390
'
'
;
391
.
392
393
«
,
,
394
;
395
.
.
.
.
396
397
'
,
,
398
'
,
399
.
400
401
«
,
,
402
,
403
404
-
-
,
.
.
.
405
'
'
.
406
407
-
-
,
,
.
408
409
-
-
'
,
,
410
411
.
412
413
,
,
,
414
,
.
.
.
.
'
415
.
416
417
418
:
,
419
'
.
420
421
«
'
,
,
'
422
.
423
424
-
-
,
,
.
.
.
425
426
,
427
;
428
'
429
.
430
431
«
'
,
.
.
.
,
.
.
.
,
.
432
.
433
434
-
-
!
,
.
.
.
435
436
-
-
?
.
.
.
.
.
.
!
.
.
.
437
438
-
-
,
!
439
440
-
-
.
.
.
.
.
.
'
441
'
.
.
.
442
443
-
-
,
,
,
444
.
445
446
-
-
.
.
.
447
448
,
,
449
;
450
,
'
,
451
,
.
452
453
«
,
.
454
455
'
,
456
'
'
-
-
.
457
458
«
.
459
460
-
-
;
.
.
.
'
.
.
.
461
462
,
463
:
«
.
.
.
»
,
«
!
»
'
,
464
,
.
465
466
;
467
468
,
'
-
-
469
'
,
'
.
470
471
«
'
.
472
473
-
-
?
474
475
-
-
476
.
477
478
-
-
?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
479
480
'
.
.
.
.
.
.
.
481
482
,
,
483
;
,
484
'
,
.
.
.
485
486
«
?
487
488
-
-
?
489
490
-
-
!
,
.
.
.
491
!
492
493
-
-
!
494
495
-
-
?
496
497
-
-
.
.
.
-
-
!
!
498
499
,
,
'
500
-
-
,
'
-
,
,
501
:
-
-
!
502
503
504
505
506
507
508
509
510
511
512
.
513
514
515