di attaccare il discorso coll'uomo dal mantello rosso; ma ad ogni
interrogazione che gli veniva fatta, si era inchinato senza rispondere.
I viaggiatori avevano capito allora che vi doveva essere qualche
ragione perchè lo sconosciuto conservasse il silenzio, e cessarono dal
volgergli il discorso.
D'altronde, l'uragano ingrossava, i lampi si succedevano rapidamente,
il tuono cominciava a rumoreggiare, e il vento precursore del
temporale, fischiava a più potere.
La cavalcata prese il gran trotto.
Un poco al di là di Formelles; l'uragano scoppiò. Furono spiegati i
mantelli; restavano ancora tre leghe da farsi; furono fatte sotto un
torrente di pioggia.
D'Artagnan si era tolto il cappello, e non aveva spiegato il mantello;
trovava piacere a lasciarsi irrigare la fronte ardente e il corpo
agitato dai brividi della febbre.
Al momento in cui la piccola truppa aveva oltrepassato Coskal, e stava
per giungere alla posta, un uomo addossato ad un albero si staccò dal
tronco col quale era stato confuso nell'oscurità, e si avanzò fino in
mezzo alla strada, mettendosi il dito sulle labbra.
Athos riconobbe Grimaud.
-- Che vi è dunque! gridò d'Artagnan, avrebb'ella lasciato Armentières?
Grimaud fece colla testa un segno affermativo. D'Artagnan ruotò i denti.
-- Silenzio d'Artagnan! disse Athos. Sono io che mi sono incaricato di
tutto; sta dunque a me l'interrogare Grimaud. Dov'è essa? domandò a
Grimaud.
Grimaud stese la mano nella direzione della Lys.
-- Lungi di qui? domandò Athos.
Grimaud presentò al suo padrone il suo indice piegato.
-- Soltanto? domandò Athos.
Grimaud fece segno di sì.
-- Signori, disse, Athos, essa è una mezza lega di qui nella direzione
del fiume.
-- Sta bene disse d'Artagnan: conduceteci Grimaud.
Grimaud si mise ad attraversare i campi, e servì di guida alla
cavalcata.
In capo a cinquecento passi, si ritrovò un ruscello che fu traversato a
guado.
Al chiarore di un lampo, fu scoperto il villaggio d'Erquinhein.
-- È forse là? domandò d'Artagnan.
Grimaud scosse la testa in segno negativo.
-- Silenzio dunque! disse Athos.
E la truppa continuò il cammino.
Balenò un altro lampo; Grimaud stese le braccia, ed al chiarore
rossastro di un serpente di fuoco, si distinse una piccola casa
isolata, vicina al fiume, a cento passi dal battello di traghetto.
Una finestra era illuminata.
-- Noi ci siamo, disse Athos.
In questo momento, un uomo nascosto in un fosso si alzò: era
Mousqueton, il quale mostrò col dito la finestra illuminata.
-- Essa è là, diss'egli.
-- E Bazin? domandò Athos.
-- Nel mentre che io guardava la finestra, egli guardava la porta.
-- Bene! disse Athos, voi siete tutti fedeli servitori.
Athos saltò da cavallo e consegnò le redini a Grimaud; quindi si avanzò
sotto la finestra, dopo aver fatto segno al resto della sua truppa di
girare dalla parte della porta.
La piccola casa era circondata da una siepe foltissima, alta circa tre
piedi. Athos l'oltrepassò, giunse fino alla finestra priva di sportelli
al di fuori, ma le di cui mezze tendine erano esattamente tirate.
Egli montò sul suo parapetto di pietra affinchè il suo occhio potesse
oltrepassare l'altezza delle mezze tendine.
Al chiarore di una lampada, egli vide una donna avviluppata in un gran
manto di colore scuro, seduta sopra uno sgabello, vicino ad un fuoco
quasi spento. I suoi gomiti erano appoggiati sopra una cattiva tavola,
ed, essa appoggiava la sua testa sopra ambe le mani, bianche come
l'avorio.
Non si poteva distinguere il suo viso, ma un sorriso sinistro passò
sulle labbra di Athos. Non vi era da ingannarsi: quella era la donna
che egli cercava.
In questo momento, un cavallo nitrì. Milady alzò la testa, vide dietro
ai vetri il pallido viso di Athos, e mandò un grido.
Athos capì che era stato riconosciuto, spinse la finestra col ginocchio
e colla mano; questa cedè, i vetri si ruppero, e Athos, simile allo
spettro della vendetta, saltò nel mezzo della camera, milady corse
alla porta e l'aprì. Più pallido e più minaccioso ancora di Athos,
d'Artagnan stava sulla soglia.
Milady indietreggiò mandando un grido; d'Artagnan, credendo ch'essa
avesse qualche mezzo di evasione, e temendo che loro non fuggisse, levò
una pistola dalla sua cintola. Ma Athos alzò la mano:
-- Rimettete quell'arme al suo posto, d'Artagnan, disse egli; è
necessario che questa donna sia giudicata e non assassinata. Aspettate
ancora, d'Artagnan, e tutti sarete soddisfatti!
-- Entrate, o signori.
E d'Artagnan obbedì, perchè Athos aveva la voce solenne e il gesto
possente di un giudice supremo. Dietro a d'Artagnan, entrarono Porthos,
Aramis, Lord de Winter, e l'uomo dal mantello rosso.
I quattro servitori guardavano la porta e le finestre.
Milady era ricaduta sul suo seggio colle mani stese, come per
scongiurare questa terribile apparizione. Scorgendo suo cognato, essa
gettò un grido terribile.
-- Chi domandate voi? gridò milady.
-- Noi domandiamo, disse Athos, Anna de Breuille, che prima si è
chiamata la contessa della Fère, poi lady de Winter baronessa de
Souffield.
-- Sono io, mormorò essa al colmo dello stupore, che volete da me?
-- Vogliamo giudicarvi secondo i vostri delitti, disse Athos, voi sarete
libera di difendervi; giustificatevi, se potete. Signor d'Artagnan,
spetta a voi di accusarla pel primo.
D'Artagnan si avanzò.
-- Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli io accuso questa
donna di avere avvelenata Costanza Bonacieux, morta ieri sera.
Egli si voltò verso Porthos ed Aramis.
-- Lo attestiamo, dissero con un sol movimento i due moschettieri.
D'Artagnan continuò:
-- Davanti a Dio e davanti agli uomini, io accuso questa donna di avere
voluto avvelenarmi col vino, che mi aveva inviato da Villeroy con una
falsa lettera, come se il vino mi fosse stato mandato dai miei amici;
Dio mi salvò, ma un uomo è morto in mia vece che si chiamava Brisemont.
-- Lo attestiamo, dissero colla stessa voce Porthos ed Aramis.
-- Davanti a Dio e davanti agli uomini, proseguì d'Artagnan, io accuso
questa donna di avermi spinto all'uccisione del barone de Wardes,
e siccome non vi è alcuno per attestare la verità di quest'accusa,
l'attesto da me stesso. Ho detto.
E d'Artagnan passò dall'altra parte della camera, con Porthos ed Aramis.
-- A voi, milord, disse Athos.
Il barone si avvicinò a sua volta.
-- Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli, io accuso questa
donna di aver fatto assassinare il duca di Buckingham.
-- Il duca di Buckingham assassinato? gridarono ad una voce tutti gli
assistenti.
-- Sì, disse il barone, assassinato: dietro la lettera di avviso che mi
avete scritta, io aveva fatto arrestare questa donna, e l'aveva data
in custodia ad un leale servitore; essa ha corrotto quest'uomo, gli ha
messo il pugnale in mano, e gli ha fatto uccidere il duca, e in questo
momento forse, Felton paga colla sua testa il delitto di questa furia.
Un fremito percorse per mezzo i giudici alle rivelazioni di questi
delitti sconosciuti.
-- Ma questo non è tutto, riprese lord de Winter, mio fratello, che
l'aveva fatta sua erede, è morto in tre ore di una strana malattia, che
lasciò delle macchie livide su tutto il corpo. Cognata, in che modo è
morto vostro marito?
-- Orrore! gridarono Porthos ed Aramis.
-- Assassina di Buckingham, assassina di Felton, assassina di mio
fratello, io domando giustizia contro di voi, e dichiaro che se non mi
verrà fatta, me la farò da me!
E lord de Winter andò a mettersi vicino a d'Artagnan, lasciando il
posto libero ad un altro accusatore.
Milady lasciò cadersi la fronte fra le sue mani, e tentò richiamare le
sue idee confuse da una vertigine mortale.
-- A mia volta, disse Athos, tremando egli stesso, come trema il leone
all'aspetto di un serpente; a mia volta io sposai questa donna quando
era giovinetta; la sposai malgrado l'opposizione di tutta la mia
famiglia le detti i miei beni, le detti il mio nome, e un giorno;
m'accorsi che era infamata; questa donna è marchiata con un giglio
sulla spalla sinistra.
-- Oh! disse milady alzandosi, io sfido di ritrovare il tribunale che ha
pronunziato sopra di me questa infame sentenza, io sfido di ritrovare
colui che l'ha eseguita.
-- Silenzio! disse una voce. A questo aspetta a me il rispondere.
E l'uomo dal mantello rosso si avvicinò a sua volta.
-- Chi è quest'uomo? chi è quest'uomo? gridò milady soffocata dal
terrore, i di cui capelli si snodarono e si dirizzarono sulla sua testa
livida, come se fossero stati vivi.
Tutti gli occhi si voltarono su quest'uomo, poichè egli era sconosciuto
a tutti, eccetto che ad Athos. Athos pure lo guardava con tanto stupore
quanto gli altri, ignorando il come poteva trovarsi immischiato in
qualche cosa al dramma che si sviluppava in quel momento.
Dopo essersi avvicinato a milady con passo lento e solenne, ed in modo
che la sola tavola lo separasse da lei, lo sconosciuto si tolse la
maschera.
Milady guardò per qualche tempo, con un terrore crescente, questo
pallido viso inquadrato da capelli e da barba nera, la di cui
espressione era una impassibilità glaciale; poi ad un tratto:
-- Oh! no, no, disse ella alzandosi e indietreggiando fin contro il
muro; no, questa è una apparizione infernale! non è lui! a me! a me!
gridò essa con voce rauca, voltandosi verso il muro, come se avesse
potuto aprirvi un passaggio con le sue mani.
-- Ma chi siete voi dunque? gridarono tutti i testimoni a questa scena.
-- Domandatelo a questa donna, disse l'uomo dal mantello rosso, poichè,
vedete, bene, ella mi ha riconosciuto.
-- Il carnefice di Lille! il carnefice di Lille, grido milady in preda
ad un insensato terrore, aggrappandosi con le mani al muro per non
cadere.
Tutti si allontanarono, e l'uomo dal mantello rosso restò solo in piedi
in mezzo alla sala.
-- Oh! grazia! grazia! perdono, gridò la miserabile cadendo in ginocchio.
Lo sconosciuto lasciò che si ristabilisse il silenzio.
-- Io ve lo diceva bene che ella mi aveva riconosciuto; riprese egli.
Sì, io sono l'esecutore di giustizia della città di Lille, ed ecco la
mia storia.
Tutti gli occhi erano fissi su quest'uomo, di cui si udivano le parole
con avida ansietà.
-- Questa giovane era altra volta una giovinetta tanto bella quanto lo è
adesso. Essa era educanda in un convento di Templemard. Un giovine, di
cuor semplice e credente, serviva la chiesa di questo convento; ella si
accinse a sedurlo e vi riuscì. E chi non avrebbe ella sedotto?
«Ma troppa distanza passava tra la condizione dell'uno e dell'altra; e
però i loro legami non potevano durare lungamente senza perdersi tutti
e due. Ella ottenne da lui che fuggirebbero dal paese, ma per fuggire
dal paese, per involarsi assieme, per andare in un'altra parte della
Francia, ove essi potessero vivere tranquilli, perchè sarebbero stati
sconosciuti, vi voleva del danaro; nè l'uno nè l'altra ne avevano.
Il giovane per far danaro commise un furto. Gli oggetti derubati
furono venduti; ma, mentre si apprestavano a partire, furono entrambi
arrestati.
«Otto giorni dopo, ella aveva sedotto il figlio del carceriere e si era
salvata. Il giovine fu condannato a dieci anni di ferri e al marchio.
Io era l'esecutore della città di Lille, come disse questa donna. Fui
obbligato di marchiare il colpevole; signori, egli era mio fratello.
«Giurai allora che questa donna, che lo aveva perduto, che era più
che sua complice poichè essa lo aveva spinto al delitto, dividerebbe
almeno la punizione. Immaginai il luogo ove doveva essersi nascosta, la
rinvenni, l'afferrai, la legai, e le impressi il medesimo marchio che
io aveva impresso a mio fratello.
«L'indomani del mio ritorno a Lille, mio fratello pervenne anch'egli
a fuggire; fui accusato di complicità, e condannato a rimanere in
prigione nel suo posto, fino a che non fosse ritornato a costituirsi
prigioniero. Il mio povero fratello ignorava questo giudizio, egli
raggiunse questa donna, fuggì con lei nel Berry, e là visse alcun tempo
facendola passare per sua sorella.
«Il signore di quel luogo, ove erano andati ad abitare questi pretesi
due fratelli, divenne innamorato di lei al punto che le propose di
sposarla. Allora essa lasciò quello che aveva perduto, per quello che
voleva perdere, e divenne la contessa della Fère;
Tutti gli occhi si voltarono verso Athos, di cui questo era il vero
nome, il quale fece segno colla testa, che tutto ciò che aveva detto il
carnefice era vero.
-- Allora, riprese questi, mio fratello pazzo disperato, deciso a
sbarazzarsi di una esistenza alla quale aveva tolto tutto, onore e
fortuna, il mio povero fratello ritornò a Lille, e sentendo il decreto
che mi aveva condannato invece sua, si costituì prigioniero, e si
impiccò la stessa sera all'inferriata della sua prigione. Del resto,
bisogna che io renda giustizia a chi di dovere; quelli che mi avevano
condannato mi mantennero la parola. Appena fu constata l'identità del
cadavere, che fui rimesso in libertà. Ecco il delitto per cui l'accuso,
ecco la causa per cui l'ho marchiata.
-- Sig. d'Artagnan, disse Athos, qual è la pena che voi reclamate per
questa donna?
-- La pena di morte! rispose d'Artagnan.
-- Milord de Winter, continuò Athos, qual è la pena che reclamate contro
questa donna?
-- La pena di morte! riprese lord de Winter.
-- Signori Porthos ed Aramis, riprese Athos, voi che siete i suoi
giudici, qual è la pena che pronunciate contro questa donna?
-- La pena di morte! risposero con voce sorda i due moschettieri.
Milady mandò un urlo spaventoso, e fece alcuni passi verso i suoi
giudici, trascinandosi ginocchioni.
Athos stese la mano verso di lei.
-- Anna de Breuille, contessa della Fère, milady de Winter, diss'egli, i
vostri delitti hanno stancato gli uomini sulla terra e Dio in cielo. Se
sapete qualche preghiera, recitatela, poichè siete condannata, e state
per morire.
A queste parole, che non le lasciavano alcuna speranza, si raddirizzò
per quanto era alta, e volle parlare; ma la voce le mancò. Elle sentì
che una mano possente ed implacabile l'afferrava per i capelli, e la
trascinava così irrevocabilmente. Essa dunque non tentò pure di far
resistenza e uscì dalla casa.
Lord de Winter, d'Artagnan, Athos, Porthos, ed Aramis, ne uscirono
dietro di lei; i servi seguirono i loro padroni, e la camera rimase
solitaria con la sua finestra rotta, la porta aperta, e la lampada che
ardeva tristamente sulla tavola.
CAPITOLO LXVI.
L'ESECUZIONE
Era circa mezzanotte, la luna era in decrescenza, ed il color sanguigno
era l'ultima traccia dell'uragano; la luna si alzava dietro la piccola
città di Armentières, che staccava sopra l'orizzonte i neri profili
delle case, della chiesa, del campanile traforato a giorno; dirimpetto
il fiume Lys scorreva le sue acque simile ad un rivo di stagno fuso,
nel mentre che, sull'altra riva, si vedeva la massa nera degli alberi,
che si profilava sopra un cielo tempestoso, investito da grossi
nuvoloni color di rame, che facevano una specie di crepuscolo nel mezzo
della notte.
A sinistra si alzava un vecchio molino abbandonato con le ali immobili;
tra le rovine del quale una civetta faceva sentire il suo grido acuto,
periodico e monotono. Qua e là, nella pianura, a diritta e a sinistra
della stradella che percorreva il lugubre corteggio, apparivano alcuni
alberi bassi o troncati, che sembravano spettri deformi, aggruppati per
osservare gli uomini in quell'ora sinistra.
Di tratto in tratto un largo lampo apriva l'orizzonte in tutta la sua
larghezza, serpeggiava al di sopra della massa nera degli alberi, e
veniva come una enorme scimitarra, a spaccare il cielo e l'acqua in
due parti. Non un soffio di vento agitava l'atmosfera appesantita; un
silenzio di morte opprimeva tutta la natura, il suolo era umido per
la pioggia caduta, e gli alberi rianimati mandavano i loro profumi con
maggiore energia.
Due lacchè trascinavano milady, che tenevano ciascuno per un braccio,
il carnefice camminava dietro. Lord de Winter, d'Artagnan, Athos,
Porthos, ed Aramis camminavano dietro al carnefice. Planchet e Bazin
venivano gli ultimi.
I due lacchè condussero milady dalla parte del fiume; la sua bocca era
muta, ma i suoi occhi parlavano con la loro inesplicabile eloquenza,
supplicando or l'uno or l'altro ch'essa guardava. Siccome si trovava
alcuni passi avanti, disse ai lacchè:
-- Mille doppie per ciascuno di voi se proteggete la mia fuga; ma se
mi abbandonate ai vostri padroni, ho qui vicino dei vendicatori che vi
faranno pagar cara la mia morte.
Grimaud esitava, Mousqueton tremava con tutte le sue membra.
Athos, che aveva intesa la voce di milady, si avvicinò prestamente;
lord de Winter fece altrettanto.
-- Rimandate questi servi, disse egli; essa ha parlato loro, costoro non
sono più sicuri.
Si chiamò Planchet e Bazin, che presero il posto di Grimaud e
Mousqueton.
Giunti sulla riva del fiume, il carnefice si avvicinò a milady, e le
legò i piedi e le mani.
Allora essa ruppe il silenzio, per gridare:
-- Voi siete vili, siete miserabili assassini, vi mettete in dieci per
sgozzare una povera donna; state in guardia, se io non sono soccorsa,
sarò vendicata!...
-- Voi non siete una donna, disse freddamente Athos; voi non appartenete
alla specie umana, voi siete un demonio fuggito dall'inferno, e noi vi
ci faremo ritornare.
-- Oh! signori uomini virtuosi, disse milady, state attenti, perchè
colui che toccherà un solo capello della mia testa è a sua volta un
assassino.
-- L'esecutore può uccidere, senza per questo essere un assassino,
signora, disse l'uomo dal mantello rosso battendo sulla sua larga
spada; questo è l'ultimo giudice, ecco tutto. -Nachrichter-, come
dicono i nostri vicini alemanni.
E siccome egli la legava dicendo queste parole, milady mandò due o tre
gridi selvaggi, che produssero un tetro e strano effetto, spandendosi
per la notte e perdendosi nella profondità dei boschi.
-- Ma se io sono colpevole, se ho commessi i delitti di cui mi accusate,
urlava milady, conducetemi avanti di un tribunale; voi non siete
giudici per condannarmi.
-- Io aveva proposto Tyburn, disse lord de Winter, perchè non avete
voluto accettarlo?
-- Perchè io non voglio morire, gridò milady dibattendosi, perchè sono
troppo giovane per morire.
-- La donna, che avete avvelenata a Béthune, era più giovane ancora di
voi, signora, eppure essa è morta, disse d'Artagnan.
-- Io entrerò in un chiostro, mi farò religiosa, disse milady.
-- Voi eravate in un chiostro, disse il carnefice, e ne siete uscita per
perdere mio fratello.
Milady mandò un grido di spavento e cadde in ginocchio.
Il carnefice la sollevò fra le sue braccia, e volle portarla verso il
battello.
-- Oh! mio Dio! gridò essa, mio Dio! volete voi annegarmi?
Queste grida avevano qualche cosa di straziante, dimodochè d'Artagnan,
che sulle prime era il più accanito contro milady, si lasciò andare
contro un albero e vi appoggiò la testa, chiudendosi le orecchie con le
palme delle mani, e ciò nonostante, ad onta di questo, sentiva ancora
minacciare e gridare.
D'Artagnan era il più giovine di tutti quegli uomini, e il cuore gli
mancò.
-- Oh! io non posso vedere questo orribile spettacolo, disse egli; io
non posso acconsentire che questa donna muoia così.
Milady aveva intese queste parole, e si era attaccata ad un raggio di
speranza.
-- D'Artagnan! d'Artagnan! gridò essa, sovvienti che ti ho amato!
Il giovine si alzò e fece un passo verso di lei.
Ma Athos cavò la sua spada, e gli tagliò il sentiero.
-- Se voi fate un passo di più, d'Artagnan, disse egli, noi incrocieremo
le spade assieme.
D'Artagnan cadde in ginocchio e pregò.
-- Andiamo, andiamo, continuò Athos, esecutore di giustizia, fa il tuo
dovere.
-- Volentieri, signore, disse il carnefice, perchè, tanto è vero che
io sono un buon cattolico, che credo fermamente essere io giusto nei
compiere le mie funzioni sopra questa donna.
-- Sta bene.
Athos fece un passo verso milady.
-- Io vi perdono, disse egli, il male che mi avete fatto; vi perdono il
mio avvenire troncato, il mio onore perduto, il mio amore lordato e la
mia salute per sempre compromessa, per la disperazione in cui mi avete
gettato. Morite in pace!
Lord de Winter si avvicinò egli pure.
-- Io vi perdono, diss'egli, l'avvelenamento di mio fratello,
l'assassinio di Sua Grazia lord de Buckingham, vi perdono la morte del
povero Felton, vi perdono tutti i vostri tentativi sulla mia persona.
Morite in pace!
-- Ed io, disse d'Artagnan, perdonatemi, signora, di avere con una
furberia indegna di un gentiluomo, provocata la vostra collera; e in
compenso, vi perdono l'uccisione della mia povera amica e i vostri
crudeli tentativi di vendetta sopra di me. Vi perdono e vi compiango.
Morite in pace!
-- -I am lost!- mormorò in inglese milady, -I must die-.
Allora ella si alzò da sè, girò intorno sguardi luminosi che sembravano
scaturire da un occhio di fiamme.
Essa non vide niente.
Essa ascoltò, e non intese niente.
Ella non aveva intorno a se che dei nemici.
-- Ove vado a morire? domandò essa.
-- Sull'altra riva, rispose il carnefice.
Allora egli la fece trascinare nella barca, e mentre stava per mettersi
in piede per seguirla, Athos gli consegnò una somma di danaro.
-- Prendete, disse, ecco il prezzo della esecuzione, che si veda bene
che noi agiamo da giudici.
-- Sta bene, disse il carnefice, ed ora questa donna sappia essa pure
che io non eseguisco il mio mestiere, ma il mio dovere.
E gettò il denaro nel fiume.
-- Vedete! disse Athos, questa donna ha un figlio, eppure ella non ha
detto una parola di suo figlio!
Il battello si allontanò verso la riva sinistra della Lys, portando la
colpevole e l'esecutore. Tutti gli altri rimasero sulla riva destra,
caduti in ginocchio, pregando per la condannata.
Il battello scorreva lentamente lungo la corda del traghetto sotto
il riflesso di una pallida nube, che in quel momento passava a piombo
sull'acqua.
Fu visto approdare all'altra riva, i personaggi si disegnavano in nero
sull'orizzonte rossastro.
Milady, durante il tragitto, era pervenuta a staccare la corda che le
legava i piedi. Giungendo all'altra riva, saltò leggiermente a terra, e
prese la fuga.
Ma il suolo era umido: e giungendo sull'alto dell'argine, scivolò e
cadde in ginocchio.
Fu colta senza dubbio da un'idea superstiziosa: essa capì che il
cielo le rifiutava il suo soccorso, e rimase nell'attitudine in cui si
ritrovava, colla testa inchinata e le mani giunte.
Allora fu visto dall'altra riva il carnefice alzare lentamente le
due braccia, un raggio della luna riflettè sulla lama della larga sua
spada, le due braccia ricaddero; s'intese il fischio della scimitarra
e il grido della vittima, quindi una massa tronca si piegò sotto il
colpo.
Allora il carnefice si tolse il mantello rosso, lo stese per terra, vi
trascinò sopra il corpo, vi gettò la testa, lo annodò ai quattro angoli
lo caricò sulla sua spalla e rimontò nel battello.
Giunto in mezzo alla Lys, fermò la banca, e sospendendo il suo fardello
al disopra del fiume:
-- Lasciate passare la giustizia di Dio! gridò egli ad alta voce.
E lasciò cadere il cadavere nel più profondo dell'acqua, che si
richiuse sopra di esso.
CAPITOLO LXVII.
UN MESSAGGIO DEL MINISTRO
Tre giorni dopo i quattro moschettieri rientravano a Parigi; essi erano
rimasti nei limiti del loro congedo, e la stessa sera andarono dal sig.
de Tréville, a fargli la solita visita di uso.
-- Ebbene! signori, domandò il loro capitano, vi siete voi divertiti
nella vostra escursione?
-- Prodigiosamente! rispose Athos in nome suo e in quello dei suoi
compagni.
Il sei del successivo mese, il re mantenendo la promessa che aveva
fatta al ministro di ritornare alla Rochelle, lasciò Parigi tutto
stordito ancora dalla novella che vi si era sparsa che Buckingham era
stato assassinato.
Quantunque prevenuta, che l'uomo che essa amava tanto, correva un forte
pericolo, la regina, quando le fu annunziato questa morte, non volle
crederla; e giunse perfino a gridare imprudentemente.
-- È falso! egli mi ha scritto...
Ma l'indomani bisognò bene prestar fede all'annunzio. Laporte,
trattenuto come tutti gli altri in Inghilterra per ordine del re Carlo
I, arrivò portatore dell'ultimo funebre regalo, che Buckingham inviava
alla regina.
La gioia del re era stata vivissima; non si dette alcuna pena di
dissimularla, anzi la dimostrò con affettazione davanti alla regina;
Luigi XIII, come tutti i cuori deboli mancava di generosità.
Ma ben presto egli ritornò cupo e pensieroso; la sua fronte non era
di quelle che si mantengono lungamente ilari; sentiva che ritornando
al campo, andava a riprendere la sua schiavitù e ciò non ostante vi
ritornava.
Il ministro era per lui il serpente affascinatore, ed egli era
l'uccello che saltellava di ramo in ramo senza potere sfuggirgli.
Per questo il ritorno alla Rochelle era profondamente tristo. I quattro
amici particolarmente formavano la meraviglia dei loro camerati, essi
viaggiavano assieme uniti coll'occhio tetro e la testa bassa. Athos
solo rialzava di tratto in tratto la sua fronte, un lampo balenava dai
suoi occhi, un amaro sorriso passava sulle sue labbra; quindi simile ai
suoi camerati, si lasciava nuovamente andare alle sue meditazioni.
Appena giunta la scorta in una città, dopo che avevano condotto il re
al suo alloggio, i quattro amici si recavano o al loro quartiere o in
qualche osteria appartata, ove non giuocavano nè bevevano; parlavano
soltanto a bassa voce, osservando con attenzione di non essere
ascoltati da nessuno.
Un giorno che il re aveva fatto alto sulla strada, per dar la caccia
alla gazza, che i quattro moschettieri, secondo il loro costume, invece
di seguire la caccia, si erano ritirati in una osteria posta sulla
strada maestra; un uomo che veniva dalla Rochelle a tutta briglia, si
fermò alla porta per bere un bicchiere di vino e penetrò il suo sguardo
nell'interno della camera, ove stavano a tavola i quattro moschettieri.
-- Olà! signor d'Artagnan, non siete voi che vedo laggiù?
D'Artagnan alzò la testa e mandò un grido di gioia; quell'uomo che lo
chiamava era il suo fantasma, era lo sconosciuto di Méung, della strada
Fossoyeurs, e di Arras.
D'Artagnan cavò la spada e si slanciò verso la porta.
Ma questa volta invece di fuggire, lo sconosciuto saltò giù del suo
cavallo, e s'avvanzò incontro a d'Artagnan.
-- Ah! signore, disse il giovane, finalmente vi ho raggiunto. Questa
volta non mi fuggirete.
-- Non era questa neppure la mia intenzione, perchè questa volta io vi
cercava. In nome del re, io vi arresto.
-- Come! che dite voi? gridò d'Artagnan.
-- Io vi dico, signore, che dovete cedermi la vostra spada, e senza
alcuna resistenza. Vi avverto che ne va della vostra testa.
-- Chi siete voi? gridò d'Artagnan abbassando la sua spada, senza però
renderla ancora.
-- Io sono il cavaliere de Rochefort, rispose lo sconosciuto, scudiero
di Sua Eccellenza il ministro Richelieu, ed ho l'ordine di condurvi a
Sua Eccellenza.
-- Noi ritorniamo presso Sua Eccellenza, signor cavaliero, disse Athos
avanzandosi, e voi vorrete accettare la parola del signor d'Artagnan
che si recherà in linea retta alla Rochelle.
-- Io debbo consegnarlo nelle mani delle guardie, che lo ricondurranno
al campo.
-- Faremo noi le loro veci, signore, sulla nostra parola da
gentiluomini! Ma sulla nostra parola da gentiluomini pure, aggiunse
Athos aggrottando il sopracciglio, il signor d'Artagnan non ci lascerà.
Il signor Rochefort gettò un colpo d'occhio indietro, e vide che
Porthos ed Aramis, si erano posti fra lui e la porta; egli capi che si
trovava interamente a loro discrezione.
-- Signori, diss'egli, se il signor d'Artagnan mi cede la spada, e
unisce la sua parola alla vostra, mi contenterò della vostra promessa
di condurlo all'alloggio di Sua Eccellenza il ministro.
-- Voi avete la mia parola, signore, ed ecco la mia spada.
-- Ciò mi accomoda, tanto più, disse Rochefort, che debbo continuare il
mio viaggio.
-- Se è per raggiungere milady, disse freddamente Athos, è inutile, voi
non la ritrovereste.
-- Che cosa è dunque avvenuto di lei? domandò premurosamente Rochefort.
-- Ritornate al campo e lo saprete.
Rochefort rimase un istante pensieroso; ma siccome non erano più che
una giornata distanti da Surgéres, fin dove il ministro doveva venire
incontro al re, risolse di seguire il consiglio di Athos e di ritornare
con loro.
D'altronde, questo ritorno gli offriva il vantaggio di sorvegliare da
se stesso il suo prigioniero.
Si rimisero in viaggio.
L'indomani, a tre ore dopo il mezzogiorno, giunsero a Surgéres; il
ministro vi aspettava Luigi XIII. Il ministro ed il re si cambiarono
una quantità di carezze; si felicitarono della fortunata combinazione
che sbarazzava la Francia del nemico accanito che ammutinava l'Europa
contro di lei. Dopo di che, il ministro, ch'era stato prevenuto
da Rochefort che d'Artagnan era arrestato, e che aveva fretta
d'interrogarlo, prese congedo dal re, invitandolo di venire il giorno
dopo a vedere i lavori della diga che erano stati terminati.
Ritornando la sera al suo quartiere, al Ponte di Pierre, il ministro
ritrovò in piedi, davanti alla porta della casa che egli abitava,
d'Artagnan disarmato, e i tre moschettieri armati.
Questa volta, siccome egli si ritrovava in forza, li riguardò
severamente, e fece segno, coll'occhio e colla mano, a d'Artagnan di
seguirlo.
D'Artagnan obbedì.
-- Noi ti aspettiamo d'Artagnan, disse Athos abbastanza forte perchè il
ministro lo sentisse.
Sua Eccellenza aggrottò il sopracciglio, si fermò un istante, poi
continuò il suo cammino, senza pronunciare una parola.
D'Artagnan entrò dietro al ministro, e Rochefort dietro a d'Artagnan:
alla porta furono messe le sentinelle.
Sua Eccellenza si portò nella camera che gli serviva da gabinetto e
fece segno a Rochefort d'introdurre il giovane moschettiere.
Rochefort obbedì e si ritirò.
D'Artagnan rimase solo in faccia al ministro: era la seconda conferenza
con Richelieu: ed egli, confessò dopo, credeva che fosse stata
l'ultima.
Richelieu rimase in piedi appoggiato al camminetto, e vi era una tavola
fra lui e d'Artagnan.
-- Signore, disse il ministro, voi siete stato arrestato per ordine mio.
-- Mi è stato detto, Eccellenza.
-- Sapete voi perchè.
-- No, Mio-signore, poichè la sola colpa per la quale io potrei essere
arrestato, è ancora ignorata dal ministro.
Richelieu guardò fissamente il giovane.
-- Olà! diss'egli, che volete dire con ciò?
-- Se Vostra Eccellenza vuol prima farmi conoscere i delitti di cui
vengo imputato, io gli dirò in seguito i fatti che ho operati.
-- Voi siete imputato di delitti che hanno fatto cadere delle teste più
alte della vostra, disse il ministro.
-- E quali, Eccellenza? domandò d'Artagnan con una calma che fece
meraviglia allo stesso ministro.
-- Voi siete imputato di avere avuto corrispondenza coi nemici del
regno, siete imputato di avere sorpreso i segreti dello stato, siete
imputato di aver tentato di fare andare a vuoto i piani del vostro
generale.
-- E chi è che m'imputa di tutto ciò, Eccellenza? disse d'Artagnan, che
non si dubitava che l'accusa non venisse da milady, una donna marchiata
dalla giustizia del suo paese, una donna che ha sposato un uomo in
Francia e un altro in Inghilterra, una donna che ha avvelenato il suo
secondo marito, e che ha tentato di avvelenare me pure.
-- Che dite voi dunque! signore!, gridò il ministro meravigliato, e di
qual donna v'intendete voi parlare in tal guisa?
-- Di milady de Winter, rispose d'Artagnan; sì, di milady de Winter,
di cui senza dubbio Vostra Eccellenza ignorava i delitti, quando la
onorava della sua confidenza.
-- Signore, disse il ministro, se milady de Winter ha commesso i delitti
che voi dite, ella sarà punita.
-- Essa lo è già, Eccellenza.
-- E chi l'ha punita?
-- Noi.
-- Essa dunque è in prigione?
-- Essa è morta.
-- Morta! ripetè il ministro che non poteva credere quanto udiva:
morta!... non avete voi detto ch'essa è morta?
-- Tre volte essa ha tentato di uccidermi, ed io le ho perdonato,
ma però ha ucciso la donna che io amava; allora i miei amici ed io
l'abbiamo presa, giudicata e condannata.
D'Artagnan raccontò allora l'avvelenamento della sig. Bonacieux nel
convento delle Carmelitane di Béthune, il giudizio nella casa isolata,
e la esecuzione sulle rive della Lys.
Un fremito percorse tutto il corpo del ministro, eppure non fremeva
tanto facilmente. Ad un tratto, come subendo l'influenza di un tacito
pensiero, la fisonomia del ministro, cupo fino allora, si rischiarò a
poco a poco, e giunse alla più perfetta serenità.
-- Così, diss'egli con una dolcezza che contrastava colla severità
delle sue parole, voi vi siete costituiti giudici senza pensare che
quelli che non hanno missione di punire, e puniscono, sono considerati
assassini.
-- Eccellenza, io vi giuro che neppure per un momento, non ho mai
avuto intenzione di difendere la mia testa contro di voi; io subirò
il gastigo che Vostra Eccellenza vorrà infligermi. Non sono abbastanza
attaccato alla vita per temere la morte.
-- Sì, lo so, voi siete un uomo di cuore, signore, disse il ministro con
una voce quasi affettuosa; io posso dirvi pure in anticipazione che voi
sarete condannato.
-- Un altro potrebbe rispondere a Vostra Eccellenza, che ha la sua
grazia in saccoccia; ma io mi contento di dirvi ordinate, io sono
pronto.
-- La vostra grazia? disse Richelieu sorpreso.
-- Sì, Eccellenza, disse d'Artagnan.
-- Firmata da chi? dal re forse?
Il ministro pronunciò queste parole con una singolare espressione di
disprezzo.
-- No da Vostra Eccellenza.
-- Da me! voi siete pazzo, signore.
-- Vostra Eccellenza riconoscerà senza dubbio il carattere.
E d'Artagnan presentò al ministro il prezioso foglio che Athos aveva
strappato a milady, e che aveva dato a d'Artagnan per salvaguardia.
Il ministro prese il foglio, lo lesse lentamente, calcando la voce
sopra ciascuna sillaba.
«È per ordine mio e per il bene dello stato, che il portatore del
presente ha fatto quello che ha fatto.
«Dal campo della Rochelle li 3 agosto 1628.
«RICHELIEU»
Il ministro, dopo aver letto queste due linee, cadde in una profonda
meditazione, ma non rese il foglio a d'Artagnan.
-- Egli medita il genere di morte che mi farà subire, diceva fra se il
Guascone. Ebbene! in fede mia, vedrà come muore un gentiluomo.
Il giovane moschettiere si ritrovava in eccellente disposizione per
morire eroicamente.
Richelieu pensava sempre, avvolgeva e svolgeva il foglio fra le mani.
Finalmente alzò la testa, fissò il suo sguardo d'aquila su quella
fisonomia leale, aperta, intelligente, lesse su quel viso, solcato
dalle lagrime, i patimenti che da un mese aveva dovuto soffrire, e
pensò, per la terza o quarta volta, quale avvenire aveva questo giovane
di vent'anni, e quante risorse, colla sua attività ed il suo spirito,
poteva offrire ad un buon padrone.
Da un altro canto, i delitti, la potenza, il genio infernale di milady,
lo aveva più di una volta spaventato. Egli provava una specie di gioia
secreta, per essere stato sbarazzato per sempre da quel pericoloso
complice.
Stracciò lentamente il foglio che d'Artagnan gli aveva generosamente
rimesso.
-- Io sono perduto, disse fra se d'Artagnan.
E s'inchinò profondamente davanti al ministro, come uomo che dice:
«Signore, sia fatta la vostra volontà».
Il ministro si avvicinò alla tavola, e, senza sedere, scrisse alcune
linee sopra una pergamena ch'era già per due terzi scritta, quindi vi
appose il sigillo.
-- Questa è la mia condanna, diceva sempre fra se d'Artagnan; egli mi
risparmia la noia della Bastiglia e la lentezza di un giudizio. Questa
pure è un'amabilità per parte sua.
-- Prendete, signore, disse il ministro al giovane, io vi ho preso un
foglio segnato in bianco, e ve ne rendo un altro. Manca il nome su
questo brevetto; lo scriverete voi stesso.
D'Artagnan prese la pergamena esitando, e vi gettò sopra lo sguardo.
Era un brevetto di tenente nei moschettieri.
D'Artagnan cadde ai piedi del ministro.
-- Eccellenza, diss'egli, la mia vita è vostra; disponetene d'ora
innanzi; ma non merito il favore che mi accordate: io ho tre amici che
sono più degni....
-- Voi siete un bravo giovane, interruppe il ministro, battendogli
famigliarmente la mano sulla spalla, contento come era di aver domato
questa natura ribelle; fate di quel brevetto ciò che più vi piacerà,
poichè il nome è in bianco; ricordatevi soltanto che sono stato io che
ve l'ho dato.
-- Io non lo dimenticherò mai, rispose d'Artagnan, Vostra Eccellenza può
esserne certa.
Il ministro si voltò e disse ad alta voce.
-- Rochefort!
Il cavaliere, che senza dubbio stava dietro la porta, entrò subito.
-- Rochefort, disse il ministro, voi vedete il signor d'Artagnan; io
lo ricevo nel numero dei miei amici. Così dunque abbracciatevi e siate
saggi, se avete cura a conservare la testa.
Rochefort e d'Artagnan si baciarono coll'estremità delle labbra, ma il
ministro era là che li osservava col suo occhio vigilante.
Essi uscirono dalla camera nello stesso tempo.
-- Noi ci ritroveremo in altro luogo, signore, non è vero? si dissero.
-- Quando vi piacerà, fece d'Artagnan.
-- Non mancherà l'occasione, rispose Rochefort.
-- Hum! fece Richelieu aprendo la porta.
I due uomini si sorrisero, si strinsero la mano e salutarono Sua
Eccellenza.
-- Noi cominciavamo ad impazientirci, disse Athos scorgendo d'Artagnan.
-- Eccomi, amici miei, rispose egli.
-- Libero?
-- Non sono libero ma in favore.
-- Voi ci racconterete....
-- Questa sera; ma, pel momento separiamoci.
Infatti la sera, d'Artagnan andò all'alloggio di Athos, che ritrovò in
vena di vuotare la sua bottiglia di vino di Spagna, occupazione cui si
dava religiosamente tutte le sere.
Gli raccontò quanto era avvenuto fra il ministro e lui, e cavando di
saccoccia il brevetto:
-- Prendete, mio caro Athos, ecco, diss'egli, ciò che vi viene
naturalmente.
Athos sorrise col suo dolce e grazioso sorriso:
-- Amico, diss'egli, per Athos è troppo; pel conte della Fère è troppo
poco; conservate questo brevetto, esso è vostro; pur troppo! mio Dio!
voi lo avete acquistato assai caro.
D'Artagnan uscì dalla camera di Athos ed entrò in quella di Porthos.
Egli lo ritrovò vestito con un magnifico abito, coperto di splendidi
ricami, che stava osservando allo specchio.
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