di attaccare il discorso coll'uomo dal mantello rosso; ma ad ogni interrogazione che gli veniva fatta, si era inchinato senza rispondere. I viaggiatori avevano capito allora che vi doveva essere qualche ragione perchè lo sconosciuto conservasse il silenzio, e cessarono dal volgergli il discorso. D'altronde, l'uragano ingrossava, i lampi si succedevano rapidamente, il tuono cominciava a rumoreggiare, e il vento precursore del temporale, fischiava a più potere. La cavalcata prese il gran trotto. Un poco al di là di Formelles; l'uragano scoppiò. Furono spiegati i mantelli; restavano ancora tre leghe da farsi; furono fatte sotto un torrente di pioggia. D'Artagnan si era tolto il cappello, e non aveva spiegato il mantello; trovava piacere a lasciarsi irrigare la fronte ardente e il corpo agitato dai brividi della febbre. Al momento in cui la piccola truppa aveva oltrepassato Coskal, e stava per giungere alla posta, un uomo addossato ad un albero si staccò dal tronco col quale era stato confuso nell'oscurità, e si avanzò fino in mezzo alla strada, mettendosi il dito sulle labbra. Athos riconobbe Grimaud. -- Che vi è dunque! gridò d'Artagnan, avrebb'ella lasciato Armentières? Grimaud fece colla testa un segno affermativo. D'Artagnan ruotò i denti. -- Silenzio d'Artagnan! disse Athos. Sono io che mi sono incaricato di tutto; sta dunque a me l'interrogare Grimaud. Dov'è essa? domandò a Grimaud. Grimaud stese la mano nella direzione della Lys. -- Lungi di qui? domandò Athos. Grimaud presentò al suo padrone il suo indice piegato. -- Soltanto? domandò Athos. Grimaud fece segno di sì. -- Signori, disse, Athos, essa è una mezza lega di qui nella direzione del fiume. -- Sta bene disse d'Artagnan: conduceteci Grimaud. Grimaud si mise ad attraversare i campi, e servì di guida alla cavalcata. In capo a cinquecento passi, si ritrovò un ruscello che fu traversato a guado. Al chiarore di un lampo, fu scoperto il villaggio d'Erquinhein. -- È forse là? domandò d'Artagnan. Grimaud scosse la testa in segno negativo. -- Silenzio dunque! disse Athos. E la truppa continuò il cammino. Balenò un altro lampo; Grimaud stese le braccia, ed al chiarore rossastro di un serpente di fuoco, si distinse una piccola casa isolata, vicina al fiume, a cento passi dal battello di traghetto. Una finestra era illuminata. -- Noi ci siamo, disse Athos. In questo momento, un uomo nascosto in un fosso si alzò: era Mousqueton, il quale mostrò col dito la finestra illuminata. -- Essa è là, diss'egli. -- E Bazin? domandò Athos. -- Nel mentre che io guardava la finestra, egli guardava la porta. -- Bene! disse Athos, voi siete tutti fedeli servitori. Athos saltò da cavallo e consegnò le redini a Grimaud; quindi si avanzò sotto la finestra, dopo aver fatto segno al resto della sua truppa di girare dalla parte della porta. La piccola casa era circondata da una siepe foltissima, alta circa tre piedi. Athos l'oltrepassò, giunse fino alla finestra priva di sportelli al di fuori, ma le di cui mezze tendine erano esattamente tirate. Egli montò sul suo parapetto di pietra affinchè il suo occhio potesse oltrepassare l'altezza delle mezze tendine. Al chiarore di una lampada, egli vide una donna avviluppata in un gran manto di colore scuro, seduta sopra uno sgabello, vicino ad un fuoco quasi spento. I suoi gomiti erano appoggiati sopra una cattiva tavola, ed, essa appoggiava la sua testa sopra ambe le mani, bianche come l'avorio. Non si poteva distinguere il suo viso, ma un sorriso sinistro passò sulle labbra di Athos. Non vi era da ingannarsi: quella era la donna che egli cercava. In questo momento, un cavallo nitrì. Milady alzò la testa, vide dietro ai vetri il pallido viso di Athos, e mandò un grido. Athos capì che era stato riconosciuto, spinse la finestra col ginocchio e colla mano; questa cedè, i vetri si ruppero, e Athos, simile allo spettro della vendetta, saltò nel mezzo della camera, milady corse alla porta e l'aprì. Più pallido e più minaccioso ancora di Athos, d'Artagnan stava sulla soglia. Milady indietreggiò mandando un grido; d'Artagnan, credendo ch'essa avesse qualche mezzo di evasione, e temendo che loro non fuggisse, levò una pistola dalla sua cintola. Ma Athos alzò la mano: -- Rimettete quell'arme al suo posto, d'Artagnan, disse egli; è necessario che questa donna sia giudicata e non assassinata. Aspettate ancora, d'Artagnan, e tutti sarete soddisfatti! -- Entrate, o signori. E d'Artagnan obbedì, perchè Athos aveva la voce solenne e il gesto possente di un giudice supremo. Dietro a d'Artagnan, entrarono Porthos, Aramis, Lord de Winter, e l'uomo dal mantello rosso. I quattro servitori guardavano la porta e le finestre. Milady era ricaduta sul suo seggio colle mani stese, come per scongiurare questa terribile apparizione. Scorgendo suo cognato, essa gettò un grido terribile. -- Chi domandate voi? gridò milady. -- Noi domandiamo, disse Athos, Anna de Breuille, che prima si è chiamata la contessa della Fère, poi lady de Winter baronessa de Souffield. -- Sono io, mormorò essa al colmo dello stupore, che volete da me? -- Vogliamo giudicarvi secondo i vostri delitti, disse Athos, voi sarete libera di difendervi; giustificatevi, se potete. Signor d'Artagnan, spetta a voi di accusarla pel primo. D'Artagnan si avanzò. -- Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli io accuso questa donna di avere avvelenata Costanza Bonacieux, morta ieri sera. Egli si voltò verso Porthos ed Aramis. -- Lo attestiamo, dissero con un sol movimento i due moschettieri. D'Artagnan continuò: -- Davanti a Dio e davanti agli uomini, io accuso questa donna di avere voluto avvelenarmi col vino, che mi aveva inviato da Villeroy con una falsa lettera, come se il vino mi fosse stato mandato dai miei amici; Dio mi salvò, ma un uomo è morto in mia vece che si chiamava Brisemont. -- Lo attestiamo, dissero colla stessa voce Porthos ed Aramis. -- Davanti a Dio e davanti agli uomini, proseguì d'Artagnan, io accuso questa donna di avermi spinto all'uccisione del barone de Wardes, e siccome non vi è alcuno per attestare la verità di quest'accusa, l'attesto da me stesso. Ho detto. E d'Artagnan passò dall'altra parte della camera, con Porthos ed Aramis. -- A voi, milord, disse Athos. Il barone si avvicinò a sua volta. -- Davanti a Dio e davanti agli uomini, disse egli, io accuso questa donna di aver fatto assassinare il duca di Buckingham. -- Il duca di Buckingham assassinato? gridarono ad una voce tutti gli assistenti. -- Sì, disse il barone, assassinato: dietro la lettera di avviso che mi avete scritta, io aveva fatto arrestare questa donna, e l'aveva data in custodia ad un leale servitore; essa ha corrotto quest'uomo, gli ha messo il pugnale in mano, e gli ha fatto uccidere il duca, e in questo momento forse, Felton paga colla sua testa il delitto di questa furia. Un fremito percorse per mezzo i giudici alle rivelazioni di questi delitti sconosciuti. -- Ma questo non è tutto, riprese lord de Winter, mio fratello, che l'aveva fatta sua erede, è morto in tre ore di una strana malattia, che lasciò delle macchie livide su tutto il corpo. Cognata, in che modo è morto vostro marito? -- Orrore! gridarono Porthos ed Aramis. -- Assassina di Buckingham, assassina di Felton, assassina di mio fratello, io domando giustizia contro di voi, e dichiaro che se non mi verrà fatta, me la farò da me! E lord de Winter andò a mettersi vicino a d'Artagnan, lasciando il posto libero ad un altro accusatore. Milady lasciò cadersi la fronte fra le sue mani, e tentò richiamare le sue idee confuse da una vertigine mortale. -- A mia volta, disse Athos, tremando egli stesso, come trema il leone all'aspetto di un serpente; a mia volta io sposai questa donna quando era giovinetta; la sposai malgrado l'opposizione di tutta la mia famiglia le detti i miei beni, le detti il mio nome, e un giorno; m'accorsi che era infamata; questa donna è marchiata con un giglio sulla spalla sinistra. -- Oh! disse milady alzandosi, io sfido di ritrovare il tribunale che ha pronunziato sopra di me questa infame sentenza, io sfido di ritrovare colui che l'ha eseguita. -- Silenzio! disse una voce. A questo aspetta a me il rispondere. E l'uomo dal mantello rosso si avvicinò a sua volta. -- Chi è quest'uomo? chi è quest'uomo? gridò milady soffocata dal terrore, i di cui capelli si snodarono e si dirizzarono sulla sua testa livida, come se fossero stati vivi. Tutti gli occhi si voltarono su quest'uomo, poichè egli era sconosciuto a tutti, eccetto che ad Athos. Athos pure lo guardava con tanto stupore quanto gli altri, ignorando il come poteva trovarsi immischiato in qualche cosa al dramma che si sviluppava in quel momento. Dopo essersi avvicinato a milady con passo lento e solenne, ed in modo che la sola tavola lo separasse da lei, lo sconosciuto si tolse la maschera. Milady guardò per qualche tempo, con un terrore crescente, questo pallido viso inquadrato da capelli e da barba nera, la di cui espressione era una impassibilità glaciale; poi ad un tratto: -- Oh! no, no, disse ella alzandosi e indietreggiando fin contro il muro; no, questa è una apparizione infernale! non è lui! a me! a me! gridò essa con voce rauca, voltandosi verso il muro, come se avesse potuto aprirvi un passaggio con le sue mani. -- Ma chi siete voi dunque? gridarono tutti i testimoni a questa scena. -- Domandatelo a questa donna, disse l'uomo dal mantello rosso, poichè, vedete, bene, ella mi ha riconosciuto. -- Il carnefice di Lille! il carnefice di Lille, grido milady in preda ad un insensato terrore, aggrappandosi con le mani al muro per non cadere. Tutti si allontanarono, e l'uomo dal mantello rosso restò solo in piedi in mezzo alla sala. -- Oh! grazia! grazia! perdono, gridò la miserabile cadendo in ginocchio. Lo sconosciuto lasciò che si ristabilisse il silenzio. -- Io ve lo diceva bene che ella mi aveva riconosciuto; riprese egli. Sì, io sono l'esecutore di giustizia della città di Lille, ed ecco la mia storia. Tutti gli occhi erano fissi su quest'uomo, di cui si udivano le parole con avida ansietà. -- Questa giovane era altra volta una giovinetta tanto bella quanto lo è adesso. Essa era educanda in un convento di Templemard. Un giovine, di cuor semplice e credente, serviva la chiesa di questo convento; ella si accinse a sedurlo e vi riuscì. E chi non avrebbe ella sedotto? «Ma troppa distanza passava tra la condizione dell'uno e dell'altra; e però i loro legami non potevano durare lungamente senza perdersi tutti e due. Ella ottenne da lui che fuggirebbero dal paese, ma per fuggire dal paese, per involarsi assieme, per andare in un'altra parte della Francia, ove essi potessero vivere tranquilli, perchè sarebbero stati sconosciuti, vi voleva del danaro; nè l'uno nè l'altra ne avevano. Il giovane per far danaro commise un furto. Gli oggetti derubati furono venduti; ma, mentre si apprestavano a partire, furono entrambi arrestati. «Otto giorni dopo, ella aveva sedotto il figlio del carceriere e si era salvata. Il giovine fu condannato a dieci anni di ferri e al marchio. Io era l'esecutore della città di Lille, come disse questa donna. Fui obbligato di marchiare il colpevole; signori, egli era mio fratello. «Giurai allora che questa donna, che lo aveva perduto, che era più che sua complice poichè essa lo aveva spinto al delitto, dividerebbe almeno la punizione. Immaginai il luogo ove doveva essersi nascosta, la rinvenni, l'afferrai, la legai, e le impressi il medesimo marchio che io aveva impresso a mio fratello. «L'indomani del mio ritorno a Lille, mio fratello pervenne anch'egli a fuggire; fui accusato di complicità, e condannato a rimanere in prigione nel suo posto, fino a che non fosse ritornato a costituirsi prigioniero. Il mio povero fratello ignorava questo giudizio, egli raggiunse questa donna, fuggì con lei nel Berry, e là visse alcun tempo facendola passare per sua sorella. «Il signore di quel luogo, ove erano andati ad abitare questi pretesi due fratelli, divenne innamorato di lei al punto che le propose di sposarla. Allora essa lasciò quello che aveva perduto, per quello che voleva perdere, e divenne la contessa della Fère; Tutti gli occhi si voltarono verso Athos, di cui questo era il vero nome, il quale fece segno colla testa, che tutto ciò che aveva detto il carnefice era vero. -- Allora, riprese questi, mio fratello pazzo disperato, deciso a sbarazzarsi di una esistenza alla quale aveva tolto tutto, onore e fortuna, il mio povero fratello ritornò a Lille, e sentendo il decreto che mi aveva condannato invece sua, si costituì prigioniero, e si impiccò la stessa sera all'inferriata della sua prigione. Del resto, bisogna che io renda giustizia a chi di dovere; quelli che mi avevano condannato mi mantennero la parola. Appena fu constata l'identità del cadavere, che fui rimesso in libertà. Ecco il delitto per cui l'accuso, ecco la causa per cui l'ho marchiata. -- Sig. d'Artagnan, disse Athos, qual è la pena che voi reclamate per questa donna? -- La pena di morte! rispose d'Artagnan. -- Milord de Winter, continuò Athos, qual è la pena che reclamate contro questa donna? -- La pena di morte! riprese lord de Winter. -- Signori Porthos ed Aramis, riprese Athos, voi che siete i suoi giudici, qual è la pena che pronunciate contro questa donna? -- La pena di morte! risposero con voce sorda i due moschettieri. Milady mandò un urlo spaventoso, e fece alcuni passi verso i suoi giudici, trascinandosi ginocchioni. Athos stese la mano verso di lei. -- Anna de Breuille, contessa della Fère, milady de Winter, diss'egli, i vostri delitti hanno stancato gli uomini sulla terra e Dio in cielo. Se sapete qualche preghiera, recitatela, poichè siete condannata, e state per morire. A queste parole, che non le lasciavano alcuna speranza, si raddirizzò per quanto era alta, e volle parlare; ma la voce le mancò. Elle sentì che una mano possente ed implacabile l'afferrava per i capelli, e la trascinava così irrevocabilmente. Essa dunque non tentò pure di far resistenza e uscì dalla casa. Lord de Winter, d'Artagnan, Athos, Porthos, ed Aramis, ne uscirono dietro di lei; i servi seguirono i loro padroni, e la camera rimase solitaria con la sua finestra rotta, la porta aperta, e la lampada che ardeva tristamente sulla tavola. CAPITOLO LXVI. L'ESECUZIONE Era circa mezzanotte, la luna era in decrescenza, ed il color sanguigno era l'ultima traccia dell'uragano; la luna si alzava dietro la piccola città di Armentières, che staccava sopra l'orizzonte i neri profili delle case, della chiesa, del campanile traforato a giorno; dirimpetto il fiume Lys scorreva le sue acque simile ad un rivo di stagno fuso, nel mentre che, sull'altra riva, si vedeva la massa nera degli alberi, che si profilava sopra un cielo tempestoso, investito da grossi nuvoloni color di rame, che facevano una specie di crepuscolo nel mezzo della notte. A sinistra si alzava un vecchio molino abbandonato con le ali immobili; tra le rovine del quale una civetta faceva sentire il suo grido acuto, periodico e monotono. Qua e là, nella pianura, a diritta e a sinistra della stradella che percorreva il lugubre corteggio, apparivano alcuni alberi bassi o troncati, che sembravano spettri deformi, aggruppati per osservare gli uomini in quell'ora sinistra. Di tratto in tratto un largo lampo apriva l'orizzonte in tutta la sua larghezza, serpeggiava al di sopra della massa nera degli alberi, e veniva come una enorme scimitarra, a spaccare il cielo e l'acqua in due parti. Non un soffio di vento agitava l'atmosfera appesantita; un silenzio di morte opprimeva tutta la natura, il suolo era umido per la pioggia caduta, e gli alberi rianimati mandavano i loro profumi con maggiore energia. Due lacchè trascinavano milady, che tenevano ciascuno per un braccio, il carnefice camminava dietro. Lord de Winter, d'Artagnan, Athos, Porthos, ed Aramis camminavano dietro al carnefice. Planchet e Bazin venivano gli ultimi. I due lacchè condussero milady dalla parte del fiume; la sua bocca era muta, ma i suoi occhi parlavano con la loro inesplicabile eloquenza, supplicando or l'uno or l'altro ch'essa guardava. Siccome si trovava alcuni passi avanti, disse ai lacchè: -- Mille doppie per ciascuno di voi se proteggete la mia fuga; ma se mi abbandonate ai vostri padroni, ho qui vicino dei vendicatori che vi faranno pagar cara la mia morte. Grimaud esitava, Mousqueton tremava con tutte le sue membra. Athos, che aveva intesa la voce di milady, si avvicinò prestamente; lord de Winter fece altrettanto. -- Rimandate questi servi, disse egli; essa ha parlato loro, costoro non sono più sicuri. Si chiamò Planchet e Bazin, che presero il posto di Grimaud e Mousqueton. Giunti sulla riva del fiume, il carnefice si avvicinò a milady, e le legò i piedi e le mani. Allora essa ruppe il silenzio, per gridare: -- Voi siete vili, siete miserabili assassini, vi mettete in dieci per sgozzare una povera donna; state in guardia, se io non sono soccorsa, sarò vendicata!... -- Voi non siete una donna, disse freddamente Athos; voi non appartenete alla specie umana, voi siete un demonio fuggito dall'inferno, e noi vi ci faremo ritornare. -- Oh! signori uomini virtuosi, disse milady, state attenti, perchè colui che toccherà un solo capello della mia testa è a sua volta un assassino. -- L'esecutore può uccidere, senza per questo essere un assassino, signora, disse l'uomo dal mantello rosso battendo sulla sua larga spada; questo è l'ultimo giudice, ecco tutto. -Nachrichter-, come dicono i nostri vicini alemanni. E siccome egli la legava dicendo queste parole, milady mandò due o tre gridi selvaggi, che produssero un tetro e strano effetto, spandendosi per la notte e perdendosi nella profondità dei boschi. -- Ma se io sono colpevole, se ho commessi i delitti di cui mi accusate, urlava milady, conducetemi avanti di un tribunale; voi non siete giudici per condannarmi. -- Io aveva proposto Tyburn, disse lord de Winter, perchè non avete voluto accettarlo? -- Perchè io non voglio morire, gridò milady dibattendosi, perchè sono troppo giovane per morire. -- La donna, che avete avvelenata a Béthune, era più giovane ancora di voi, signora, eppure essa è morta, disse d'Artagnan. -- Io entrerò in un chiostro, mi farò religiosa, disse milady. -- Voi eravate in un chiostro, disse il carnefice, e ne siete uscita per perdere mio fratello. Milady mandò un grido di spavento e cadde in ginocchio. Il carnefice la sollevò fra le sue braccia, e volle portarla verso il battello. -- Oh! mio Dio! gridò essa, mio Dio! volete voi annegarmi? Queste grida avevano qualche cosa di straziante, dimodochè d'Artagnan, che sulle prime era il più accanito contro milady, si lasciò andare contro un albero e vi appoggiò la testa, chiudendosi le orecchie con le palme delle mani, e ciò nonostante, ad onta di questo, sentiva ancora minacciare e gridare. D'Artagnan era il più giovine di tutti quegli uomini, e il cuore gli mancò. -- Oh! io non posso vedere questo orribile spettacolo, disse egli; io non posso acconsentire che questa donna muoia così. Milady aveva intese queste parole, e si era attaccata ad un raggio di speranza. -- D'Artagnan! d'Artagnan! gridò essa, sovvienti che ti ho amato! Il giovine si alzò e fece un passo verso di lei. Ma Athos cavò la sua spada, e gli tagliò il sentiero. -- Se voi fate un passo di più, d'Artagnan, disse egli, noi incrocieremo le spade assieme. D'Artagnan cadde in ginocchio e pregò. -- Andiamo, andiamo, continuò Athos, esecutore di giustizia, fa il tuo dovere. -- Volentieri, signore, disse il carnefice, perchè, tanto è vero che io sono un buon cattolico, che credo fermamente essere io giusto nei compiere le mie funzioni sopra questa donna. -- Sta bene. Athos fece un passo verso milady. -- Io vi perdono, disse egli, il male che mi avete fatto; vi perdono il mio avvenire troncato, il mio onore perduto, il mio amore lordato e la mia salute per sempre compromessa, per la disperazione in cui mi avete gettato. Morite in pace! Lord de Winter si avvicinò egli pure. -- Io vi perdono, diss'egli, l'avvelenamento di mio fratello, l'assassinio di Sua Grazia lord de Buckingham, vi perdono la morte del povero Felton, vi perdono tutti i vostri tentativi sulla mia persona. Morite in pace! -- Ed io, disse d'Artagnan, perdonatemi, signora, di avere con una furberia indegna di un gentiluomo, provocata la vostra collera; e in compenso, vi perdono l'uccisione della mia povera amica e i vostri crudeli tentativi di vendetta sopra di me. Vi perdono e vi compiango. Morite in pace! -- -I am lost!- mormorò in inglese milady, -I must die-. Allora ella si alzò da sè, girò intorno sguardi luminosi che sembravano scaturire da un occhio di fiamme. Essa non vide niente. Essa ascoltò, e non intese niente. Ella non aveva intorno a se che dei nemici. -- Ove vado a morire? domandò essa. -- Sull'altra riva, rispose il carnefice. Allora egli la fece trascinare nella barca, e mentre stava per mettersi in piede per seguirla, Athos gli consegnò una somma di danaro. -- Prendete, disse, ecco il prezzo della esecuzione, che si veda bene che noi agiamo da giudici. -- Sta bene, disse il carnefice, ed ora questa donna sappia essa pure che io non eseguisco il mio mestiere, ma il mio dovere. E gettò il denaro nel fiume. -- Vedete! disse Athos, questa donna ha un figlio, eppure ella non ha detto una parola di suo figlio! Il battello si allontanò verso la riva sinistra della Lys, portando la colpevole e l'esecutore. Tutti gli altri rimasero sulla riva destra, caduti in ginocchio, pregando per la condannata. Il battello scorreva lentamente lungo la corda del traghetto sotto il riflesso di una pallida nube, che in quel momento passava a piombo sull'acqua. Fu visto approdare all'altra riva, i personaggi si disegnavano in nero sull'orizzonte rossastro. Milady, durante il tragitto, era pervenuta a staccare la corda che le legava i piedi. Giungendo all'altra riva, saltò leggiermente a terra, e prese la fuga. Ma il suolo era umido: e giungendo sull'alto dell'argine, scivolò e cadde in ginocchio. Fu colta senza dubbio da un'idea superstiziosa: essa capì che il cielo le rifiutava il suo soccorso, e rimase nell'attitudine in cui si ritrovava, colla testa inchinata e le mani giunte. Allora fu visto dall'altra riva il carnefice alzare lentamente le due braccia, un raggio della luna riflettè sulla lama della larga sua spada, le due braccia ricaddero; s'intese il fischio della scimitarra e il grido della vittima, quindi una massa tronca si piegò sotto il colpo. Allora il carnefice si tolse il mantello rosso, lo stese per terra, vi trascinò sopra il corpo, vi gettò la testa, lo annodò ai quattro angoli lo caricò sulla sua spalla e rimontò nel battello. Giunto in mezzo alla Lys, fermò la banca, e sospendendo il suo fardello al disopra del fiume: -- Lasciate passare la giustizia di Dio! gridò egli ad alta voce. E lasciò cadere il cadavere nel più profondo dell'acqua, che si richiuse sopra di esso. CAPITOLO LXVII. UN MESSAGGIO DEL MINISTRO Tre giorni dopo i quattro moschettieri rientravano a Parigi; essi erano rimasti nei limiti del loro congedo, e la stessa sera andarono dal sig. de Tréville, a fargli la solita visita di uso. -- Ebbene! signori, domandò il loro capitano, vi siete voi divertiti nella vostra escursione? -- Prodigiosamente! rispose Athos in nome suo e in quello dei suoi compagni. Il sei del successivo mese, il re mantenendo la promessa che aveva fatta al ministro di ritornare alla Rochelle, lasciò Parigi tutto stordito ancora dalla novella che vi si era sparsa che Buckingham era stato assassinato. Quantunque prevenuta, che l'uomo che essa amava tanto, correva un forte pericolo, la regina, quando le fu annunziato questa morte, non volle crederla; e giunse perfino a gridare imprudentemente. -- È falso! egli mi ha scritto... Ma l'indomani bisognò bene prestar fede all'annunzio. Laporte, trattenuto come tutti gli altri in Inghilterra per ordine del re Carlo I, arrivò portatore dell'ultimo funebre regalo, che Buckingham inviava alla regina. La gioia del re era stata vivissima; non si dette alcuna pena di dissimularla, anzi la dimostrò con affettazione davanti alla regina; Luigi XIII, come tutti i cuori deboli mancava di generosità. Ma ben presto egli ritornò cupo e pensieroso; la sua fronte non era di quelle che si mantengono lungamente ilari; sentiva che ritornando al campo, andava a riprendere la sua schiavitù e ciò non ostante vi ritornava. Il ministro era per lui il serpente affascinatore, ed egli era l'uccello che saltellava di ramo in ramo senza potere sfuggirgli. Per questo il ritorno alla Rochelle era profondamente tristo. I quattro amici particolarmente formavano la meraviglia dei loro camerati, essi viaggiavano assieme uniti coll'occhio tetro e la testa bassa. Athos solo rialzava di tratto in tratto la sua fronte, un lampo balenava dai suoi occhi, un amaro sorriso passava sulle sue labbra; quindi simile ai suoi camerati, si lasciava nuovamente andare alle sue meditazioni. Appena giunta la scorta in una città, dopo che avevano condotto il re al suo alloggio, i quattro amici si recavano o al loro quartiere o in qualche osteria appartata, ove non giuocavano nè bevevano; parlavano soltanto a bassa voce, osservando con attenzione di non essere ascoltati da nessuno. Un giorno che il re aveva fatto alto sulla strada, per dar la caccia alla gazza, che i quattro moschettieri, secondo il loro costume, invece di seguire la caccia, si erano ritirati in una osteria posta sulla strada maestra; un uomo che veniva dalla Rochelle a tutta briglia, si fermò alla porta per bere un bicchiere di vino e penetrò il suo sguardo nell'interno della camera, ove stavano a tavola i quattro moschettieri. -- Olà! signor d'Artagnan, non siete voi che vedo laggiù? D'Artagnan alzò la testa e mandò un grido di gioia; quell'uomo che lo chiamava era il suo fantasma, era lo sconosciuto di Méung, della strada Fossoyeurs, e di Arras. D'Artagnan cavò la spada e si slanciò verso la porta. Ma questa volta invece di fuggire, lo sconosciuto saltò giù del suo cavallo, e s'avvanzò incontro a d'Artagnan. -- Ah! signore, disse il giovane, finalmente vi ho raggiunto. Questa volta non mi fuggirete. -- Non era questa neppure la mia intenzione, perchè questa volta io vi cercava. In nome del re, io vi arresto. -- Come! che dite voi? gridò d'Artagnan. -- Io vi dico, signore, che dovete cedermi la vostra spada, e senza alcuna resistenza. Vi avverto che ne va della vostra testa. -- Chi siete voi? gridò d'Artagnan abbassando la sua spada, senza però renderla ancora. -- Io sono il cavaliere de Rochefort, rispose lo sconosciuto, scudiero di Sua Eccellenza il ministro Richelieu, ed ho l'ordine di condurvi a Sua Eccellenza. -- Noi ritorniamo presso Sua Eccellenza, signor cavaliero, disse Athos avanzandosi, e voi vorrete accettare la parola del signor d'Artagnan che si recherà in linea retta alla Rochelle. -- Io debbo consegnarlo nelle mani delle guardie, che lo ricondurranno al campo. -- Faremo noi le loro veci, signore, sulla nostra parola da gentiluomini! Ma sulla nostra parola da gentiluomini pure, aggiunse Athos aggrottando il sopracciglio, il signor d'Artagnan non ci lascerà. Il signor Rochefort gettò un colpo d'occhio indietro, e vide che Porthos ed Aramis, si erano posti fra lui e la porta; egli capi che si trovava interamente a loro discrezione. -- Signori, diss'egli, se il signor d'Artagnan mi cede la spada, e unisce la sua parola alla vostra, mi contenterò della vostra promessa di condurlo all'alloggio di Sua Eccellenza il ministro. -- Voi avete la mia parola, signore, ed ecco la mia spada. -- Ciò mi accomoda, tanto più, disse Rochefort, che debbo continuare il mio viaggio. -- Se è per raggiungere milady, disse freddamente Athos, è inutile, voi non la ritrovereste. -- Che cosa è dunque avvenuto di lei? domandò premurosamente Rochefort. -- Ritornate al campo e lo saprete. Rochefort rimase un istante pensieroso; ma siccome non erano più che una giornata distanti da Surgéres, fin dove il ministro doveva venire incontro al re, risolse di seguire il consiglio di Athos e di ritornare con loro. D'altronde, questo ritorno gli offriva il vantaggio di sorvegliare da se stesso il suo prigioniero. Si rimisero in viaggio. L'indomani, a tre ore dopo il mezzogiorno, giunsero a Surgéres; il ministro vi aspettava Luigi XIII. Il ministro ed il re si cambiarono una quantità di carezze; si felicitarono della fortunata combinazione che sbarazzava la Francia del nemico accanito che ammutinava l'Europa contro di lei. Dopo di che, il ministro, ch'era stato prevenuto da Rochefort che d'Artagnan era arrestato, e che aveva fretta d'interrogarlo, prese congedo dal re, invitandolo di venire il giorno dopo a vedere i lavori della diga che erano stati terminati. Ritornando la sera al suo quartiere, al Ponte di Pierre, il ministro ritrovò in piedi, davanti alla porta della casa che egli abitava, d'Artagnan disarmato, e i tre moschettieri armati. Questa volta, siccome egli si ritrovava in forza, li riguardò severamente, e fece segno, coll'occhio e colla mano, a d'Artagnan di seguirlo. D'Artagnan obbedì. -- Noi ti aspettiamo d'Artagnan, disse Athos abbastanza forte perchè il ministro lo sentisse. Sua Eccellenza aggrottò il sopracciglio, si fermò un istante, poi continuò il suo cammino, senza pronunciare una parola. D'Artagnan entrò dietro al ministro, e Rochefort dietro a d'Artagnan: alla porta furono messe le sentinelle. Sua Eccellenza si portò nella camera che gli serviva da gabinetto e fece segno a Rochefort d'introdurre il giovane moschettiere. Rochefort obbedì e si ritirò. D'Artagnan rimase solo in faccia al ministro: era la seconda conferenza con Richelieu: ed egli, confessò dopo, credeva che fosse stata l'ultima. Richelieu rimase in piedi appoggiato al camminetto, e vi era una tavola fra lui e d'Artagnan. -- Signore, disse il ministro, voi siete stato arrestato per ordine mio. -- Mi è stato detto, Eccellenza. -- Sapete voi perchè. -- No, Mio-signore, poichè la sola colpa per la quale io potrei essere arrestato, è ancora ignorata dal ministro. Richelieu guardò fissamente il giovane. -- Olà! diss'egli, che volete dire con ciò? -- Se Vostra Eccellenza vuol prima farmi conoscere i delitti di cui vengo imputato, io gli dirò in seguito i fatti che ho operati. -- Voi siete imputato di delitti che hanno fatto cadere delle teste più alte della vostra, disse il ministro. -- E quali, Eccellenza? domandò d'Artagnan con una calma che fece meraviglia allo stesso ministro. -- Voi siete imputato di avere avuto corrispondenza coi nemici del regno, siete imputato di avere sorpreso i segreti dello stato, siete imputato di aver tentato di fare andare a vuoto i piani del vostro generale. -- E chi è che m'imputa di tutto ciò, Eccellenza? disse d'Artagnan, che non si dubitava che l'accusa non venisse da milady, una donna marchiata dalla giustizia del suo paese, una donna che ha sposato un uomo in Francia e un altro in Inghilterra, una donna che ha avvelenato il suo secondo marito, e che ha tentato di avvelenare me pure. -- Che dite voi dunque! signore!, gridò il ministro meravigliato, e di qual donna v'intendete voi parlare in tal guisa? -- Di milady de Winter, rispose d'Artagnan; sì, di milady de Winter, di cui senza dubbio Vostra Eccellenza ignorava i delitti, quando la onorava della sua confidenza. -- Signore, disse il ministro, se milady de Winter ha commesso i delitti che voi dite, ella sarà punita. -- Essa lo è già, Eccellenza. -- E chi l'ha punita? -- Noi. -- Essa dunque è in prigione? -- Essa è morta. -- Morta! ripetè il ministro che non poteva credere quanto udiva: morta!... non avete voi detto ch'essa è morta? -- Tre volte essa ha tentato di uccidermi, ed io le ho perdonato, ma però ha ucciso la donna che io amava; allora i miei amici ed io l'abbiamo presa, giudicata e condannata. D'Artagnan raccontò allora l'avvelenamento della sig. Bonacieux nel convento delle Carmelitane di Béthune, il giudizio nella casa isolata, e la esecuzione sulle rive della Lys. Un fremito percorse tutto il corpo del ministro, eppure non fremeva tanto facilmente. Ad un tratto, come subendo l'influenza di un tacito pensiero, la fisonomia del ministro, cupo fino allora, si rischiarò a poco a poco, e giunse alla più perfetta serenità. -- Così, diss'egli con una dolcezza che contrastava colla severità delle sue parole, voi vi siete costituiti giudici senza pensare che quelli che non hanno missione di punire, e puniscono, sono considerati assassini. -- Eccellenza, io vi giuro che neppure per un momento, non ho mai avuto intenzione di difendere la mia testa contro di voi; io subirò il gastigo che Vostra Eccellenza vorrà infligermi. Non sono abbastanza attaccato alla vita per temere la morte. -- Sì, lo so, voi siete un uomo di cuore, signore, disse il ministro con una voce quasi affettuosa; io posso dirvi pure in anticipazione che voi sarete condannato. -- Un altro potrebbe rispondere a Vostra Eccellenza, che ha la sua grazia in saccoccia; ma io mi contento di dirvi ordinate, io sono pronto. -- La vostra grazia? disse Richelieu sorpreso. -- Sì, Eccellenza, disse d'Artagnan. -- Firmata da chi? dal re forse? Il ministro pronunciò queste parole con una singolare espressione di disprezzo. -- No da Vostra Eccellenza. -- Da me! voi siete pazzo, signore. -- Vostra Eccellenza riconoscerà senza dubbio il carattere. E d'Artagnan presentò al ministro il prezioso foglio che Athos aveva strappato a milady, e che aveva dato a d'Artagnan per salvaguardia. Il ministro prese il foglio, lo lesse lentamente, calcando la voce sopra ciascuna sillaba. «È per ordine mio e per il bene dello stato, che il portatore del presente ha fatto quello che ha fatto. «Dal campo della Rochelle li 3 agosto 1628. «RICHELIEU» Il ministro, dopo aver letto queste due linee, cadde in una profonda meditazione, ma non rese il foglio a d'Artagnan. -- Egli medita il genere di morte che mi farà subire, diceva fra se il Guascone. Ebbene! in fede mia, vedrà come muore un gentiluomo. Il giovane moschettiere si ritrovava in eccellente disposizione per morire eroicamente. Richelieu pensava sempre, avvolgeva e svolgeva il foglio fra le mani. Finalmente alzò la testa, fissò il suo sguardo d'aquila su quella fisonomia leale, aperta, intelligente, lesse su quel viso, solcato dalle lagrime, i patimenti che da un mese aveva dovuto soffrire, e pensò, per la terza o quarta volta, quale avvenire aveva questo giovane di vent'anni, e quante risorse, colla sua attività ed il suo spirito, poteva offrire ad un buon padrone. Da un altro canto, i delitti, la potenza, il genio infernale di milady, lo aveva più di una volta spaventato. Egli provava una specie di gioia secreta, per essere stato sbarazzato per sempre da quel pericoloso complice. Stracciò lentamente il foglio che d'Artagnan gli aveva generosamente rimesso. -- Io sono perduto, disse fra se d'Artagnan. E s'inchinò profondamente davanti al ministro, come uomo che dice: «Signore, sia fatta la vostra volontà». Il ministro si avvicinò alla tavola, e, senza sedere, scrisse alcune linee sopra una pergamena ch'era già per due terzi scritta, quindi vi appose il sigillo. -- Questa è la mia condanna, diceva sempre fra se d'Artagnan; egli mi risparmia la noia della Bastiglia e la lentezza di un giudizio. Questa pure è un'amabilità per parte sua. -- Prendete, signore, disse il ministro al giovane, io vi ho preso un foglio segnato in bianco, e ve ne rendo un altro. Manca il nome su questo brevetto; lo scriverete voi stesso. D'Artagnan prese la pergamena esitando, e vi gettò sopra lo sguardo. Era un brevetto di tenente nei moschettieri. D'Artagnan cadde ai piedi del ministro. -- Eccellenza, diss'egli, la mia vita è vostra; disponetene d'ora innanzi; ma non merito il favore che mi accordate: io ho tre amici che sono più degni.... -- Voi siete un bravo giovane, interruppe il ministro, battendogli famigliarmente la mano sulla spalla, contento come era di aver domato questa natura ribelle; fate di quel brevetto ciò che più vi piacerà, poichè il nome è in bianco; ricordatevi soltanto che sono stato io che ve l'ho dato. -- Io non lo dimenticherò mai, rispose d'Artagnan, Vostra Eccellenza può esserne certa. Il ministro si voltò e disse ad alta voce. -- Rochefort! Il cavaliere, che senza dubbio stava dietro la porta, entrò subito. -- Rochefort, disse il ministro, voi vedete il signor d'Artagnan; io lo ricevo nel numero dei miei amici. Così dunque abbracciatevi e siate saggi, se avete cura a conservare la testa. Rochefort e d'Artagnan si baciarono coll'estremità delle labbra, ma il ministro era là che li osservava col suo occhio vigilante. Essi uscirono dalla camera nello stesso tempo. -- Noi ci ritroveremo in altro luogo, signore, non è vero? si dissero. -- Quando vi piacerà, fece d'Artagnan. -- Non mancherà l'occasione, rispose Rochefort. -- Hum! fece Richelieu aprendo la porta. I due uomini si sorrisero, si strinsero la mano e salutarono Sua Eccellenza. -- Noi cominciavamo ad impazientirci, disse Athos scorgendo d'Artagnan. -- Eccomi, amici miei, rispose egli. -- Libero? -- Non sono libero ma in favore. -- Voi ci racconterete.... -- Questa sera; ma, pel momento separiamoci. Infatti la sera, d'Artagnan andò all'alloggio di Athos, che ritrovò in vena di vuotare la sua bottiglia di vino di Spagna, occupazione cui si dava religiosamente tutte le sere. Gli raccontò quanto era avvenuto fra il ministro e lui, e cavando di saccoccia il brevetto: -- Prendete, mio caro Athos, ecco, diss'egli, ciò che vi viene naturalmente. Athos sorrise col suo dolce e grazioso sorriso: -- Amico, diss'egli, per Athos è troppo; pel conte della Fère è troppo poco; conservate questo brevetto, esso è vostro; pur troppo! mio Dio! voi lo avete acquistato assai caro. D'Artagnan uscì dalla camera di Athos ed entrò in quella di Porthos. Egli lo ritrovò vestito con un magnifico abito, coperto di splendidi ricami, che stava osservando allo specchio. ' ; 1 , . 2 3 , 4 . 5 6 ' , ' , , 7 , 8 , . 9 10 . 11 12 ; ' . 13 ; ; 14 . 15 16 ' , ; 17 18 . 19 20 , 21 , 22 ' , 23 , . 24 25 . 26 27 - - ! ' , ' ? 28 29 . ' . 30 31 - - ' ! . 32 ; ' . ' ? 33 . 34 35 . 36 37 - - ? . 38 39 . 40 41 - - ? . 42 43 . 44 45 - - , , , 46 . 47 48 - - ' : . 49 50 , 51 . 52 53 , 54 . 55 56 , ' . 57 58 - - ? ' . 59 60 . 61 62 - - ! . 63 64 . 65 66 ; , 67 , 68 , , . 69 70 . 71 72 - - , . 73 74 , : 75 , . 76 77 - - , ' . 78 79 - - ? . 80 81 - - , . 82 83 - - ! , . 84 85 ; 86 , 87 . 88 89 , 90 . ' , 91 , . 92 93 94 ' . 95 96 , 97 , , 98 . , 99 , , 100 ' . 101 102 , 103 . : 104 . 105 106 , . , 107 , . 108 109 , 110 ; , , , 111 , , 112 ' . , 113 ' . 114 115 ; ' , ' 116 , , 117 . : 118 119 - - ' , ' , ; 120 . 121 , ' , ! 122 123 - - , . 124 125 ' , 126 . ' , , 127 , , ' . 128 129 . 130 131 , 132 . , 133 . 134 135 - - ? . 136 137 - - , , , 138 , 139 . 140 141 - - , , ? 142 143 - - , , 144 ; , . ' , 145 . 146 147 ' . 148 149 - - , 150 , . 151 152 . 153 154 - - , . 155 156 ' : 157 158 - - , 159 , 160 , ; 161 , . 162 163 - - , . 164 165 - - , ' , 166 ' , 167 ' , 168 ' . . 169 170 ' ' , . 171 172 - - , , . 173 174 . 175 176 - - , , 177 . 178 179 - - ? 180 . 181 182 - - , , : 183 , , ' 184 ; ' , 185 , , 186 , . 187 188 189 . 190 191 - - , , , 192 ' , , 193 . , 194 ? 195 196 - - ! . 197 198 - - , , 199 , , 200 , ! 201 202 ' , 203 . 204 205 , 206 . 207 208 - - , , , 209 ' ; 210 ; ' 211 , , ; 212 ' ; 213 . 214 215 - - ! , 216 , 217 ' . 218 219 - - ! . . 220 221 ' . 222 223 - - ' ? ' ? 224 , 225 , . 226 227 ' , 228 , . 229 , 230 . 231 232 , 233 , 234 . 235 236 , , 237 , 238 ; : 239 240 - - ! , , 241 ; , ! ! ! ! 242 , , 243 . 244 245 - - ? . 246 247 - - , ' , , 248 , , . 249 250 - - ! , 251 , 252 . 253 254 , ' 255 . 256 257 - - ! ! ! , . 258 259 . 260 261 - - ; . 262 , ' , 263 . 264 265 ' , 266 . 267 268 - - 269 . . , 270 , ; 271 . ? 272 273 « ' ' ; 274 275 . , 276 , , ' 277 , , 278 , ; ' ' . 279 . 280 ; , , 281 . 282 283 « , 284 . . 285 ' , . 286 ; , . 287 288 « , , 289 , 290 . , 291 , ' , , 292 . 293 294 « ' , ' 295 ; , 296 , 297 . , 298 , , 299 . 300 301 « , 302 , 303 . , 304 , ; 305 306 , 307 , , 308 . 309 310 - - , , , 311 , 312 , , 313 , , 314 ' . , 315 ; 316 . ' 317 , . ' , 318 ' . 319 320 - - . ' , , 321 ? 322 323 - - ! ' . 324 325 - - , , 326 ? 327 328 - - ! . 329 330 - - , , 331 , ? 332 333 - - ! . 334 335 , 336 , . 337 338 . 339 340 - - , , , ' , 341 . 342 , , , 343 . 344 345 , , 346 , ; . 347 ' , 348 . 349 . 350 351 , ' , , , , 352 ; , 353 , , 354 . 355 356 357 358 359 . 360 361 ' 362 363 364 , , 365 ' ' ; 366 , ' 367 , , ; 368 , 369 , ' , , 370 , 371 , 372 . 373 374 ; 375 , 376 . , , 377 , 378 , , 379 ' . 380 381 ' 382 , , 383 , ' 384 . ' ; 385 , 386 , 387 . 388 389 , , 390 . , ' , , 391 , . 392 . 393 394 ; 395 , , 396 ' ' ' . 397 , : 398 399 - - ; 400 , 401 . 402 403 , . 404 405 , , ; 406 . 407 408 - - , ; , 409 . 410 411 , 412 . 413 414 , , 415 . 416 417 , : 418 419 - - , , 420 ; , , 421 ! . . . 422 423 - - , ; 424 , ' , 425 . 426 427 - - ! , , , 428 429 . 430 431 - - ' , , 432 , ' 433 ; ' , . - - , 434 . 435 436 , 437 , , 438 . 439 440 - - , , 441 , ; 442 . 443 444 - - , , 445 ? 446 447 - - , , 448 . 449 450 - - , , 451 , , , ' . 452 453 - - , , . 454 455 - - , , 456 . 457 458 . 459 460 , 461 . 462 463 - - ! ! , ! ? 464 465 , ' , 466 , 467 , 468 , , , 469 . 470 471 ' , 472 . 473 474 - - ! , ; 475 . 476 477 , 478 . 479 480 - - ' ! ' ! , ! 481 482 . 483 484 , . 485 486 - - , ' , , 487 . 488 489 ' . 490 491 - - , , , , 492 . 493 494 - - , , , , 495 , 496 . 497 498 - - . 499 500 . 501 502 - - , , ; 503 , , 504 , 505 . ! 506 507 . 508 509 - - , ' , ' , 510 ' , 511 , . 512 ! 513 514 - - , ' , , , 515 , ; 516 , ' 517 . . 518 ! 519 520 - - - ! - , - - . 521 522 , 523 . 524 525 . 526 527 , . 528 529 . 530 531 - - ? . 532 533 - - ' , . 534 535 , 536 , . 537 538 - - , , , 539 . 540 541 - - , , 542 , . 543 544 . 545 546 - - ! , , 547 ! 548 549 , 550 ' . , 551 , . 552 553 554 , 555 ' . 556 557 ' , 558 ' . 559 560 , , 561 . ' , , 562 . 563 564 : ' ' , 565 . 566 567 ' : 568 , ' 569 , . 570 571 ' 572 , 573 , ; ' 574 , 575 . 576 577 , , 578 , , 579 . 580 581 , , 582 : 583 584 - - ! . 585 586 ' , 587 . 588 589 590 591 592 . 593 594 595 596 597 ; 598 , . 599 , . 600 601 - - ! , , 602 ? 603 604 - - ! 605 . 606 607 , 608 , 609 610 . 611 612 , ' , 613 , , , 614 ; . 615 616 - - ! . . . 617 618 ' ' . , 619 620 , ' , 621 . 622 623 ; 624 , ; 625 , . 626 627 ; 628 ; 629 , 630 . 631 632 , 633 ' . 634 635 . 636 , 637 ' . 638 , 639 , ; 640 , . 641 642 , 643 , 644 , ; 645 , 646 . 647 648 , 649 , , , 650 , 651 ; , 652 653 ' , . 654 655 - - ! ' , ? 656 657 ' ; ' 658 , , 659 , . 660 661 ' . 662 663 , 664 , ' ' . 665 666 - - ! , , . 667 . 668 669 - - , 670 . , . 671 672 - - ! ? ' . 673 674 - - , , , 675 . . 676 677 - - ? ' , 678 . 679 680 - - , , 681 , ' 682 . 683 684 - - , , 685 , ' 686 . 687 688 - - , 689 . 690 691 - - , , 692 ! , 693 , ' . 694 695 ' , 696 , ; 697 . 698 699 - - , ' , ' , 700 , 701 ' . 702 703 - - , , . 704 705 - - , , , 706 . 707 708 - - , , , 709 . 710 711 - - ? . 712 713 - - . 714 715 ; 716 , 717 , 718 . 719 720 ' , 721 . 722 723 . 724 725 ' , , ; 726 . 727 ; 728 ' 729 . , , ' 730 ' , 731 ' , , 732 . 733 734 , , 735 , , 736 ' , . 737 738 , , 739 , , ' , ' 740 . 741 742 ' . 743 744 - - ' , 745 . 746 747 , , 748 , . 749 750 ' , ' : 751 . 752 753 754 ' . 755 756 . 757 758 ' : 759 : , , 760 ' . 761 762 , 763 ' . 764 765 - - , , . 766 767 - - , . 768 769 - - . 770 771 - - , - , 772 , . 773 774 . 775 776 - - ! ' , ? 777 778 - - 779 , . 780 781 - - 782 , . 783 784 - - , ? ' 785 . 786 787 - - 788 , , 789 790 . 791 792 - - ' , ? ' , 793 ' , 794 , 795 , 796 , . 797 798 - - ! ! , , 799 ' ? 800 801 - - , ' ; , , 802 , 803 . 804 805 - - , , 806 , . 807 808 - - , . 809 810 - - ' ? 811 812 - - . 813 814 - - ? 815 816 - - . 817 818 - - ! : 819 ! . . . ' ? 820 821 - - , , 822 ; 823 ' , . 824 825 ' ' . 826 , , 827 . 828 829 , 830 . , ' 831 , , , 832 , . 833 834 - - , ' 835 , 836 , , 837 . 838 839 - - , , 840 ; 841 . 842 . 843 844 - - , , , , 845 ; 846 . 847 848 - - , 849 ; , 850 . 851 852 - - ? . 853 854 - - , , ' . 855 856 - - ? ? 857 858 859 . 860 861 - - . 862 863 - - ! , . 864 865 - - . 866 867 ' 868 , ' . 869 870 , , 871 . 872 873 « , 874 . 875 876 « . 877 878 « » 879 880 , , 881 , ' . 882 883 - - , 884 . ! , . 885 886 887 . 888 889 , . 890 , ' 891 , , , , 892 , , 893 , , 894 ' , , , 895 . 896 897 , , , , 898 . 899 , 900 . 901 902 ' 903 . 904 905 - - , ' . 906 907 ' , : 908 « , » . 909 910 , , , 911 ' , 912 . 913 914 - - , ' ; 915 . 916 ' . 917 918 - - , , , 919 , . 920 ; . 921 922 ' , . 923 924 . 925 926 ' . 927 928 - - , ' , ; ' 929 ; : 930 . . . . 931 932 - - , , 933 , 934 ; , 935 ; 936 ' . 937 938 - - , ' , 939 . 940 941 . 942 943 - - ! 944 945 , , . 946 947 - - , , ' ; 948 . 949 , . 950 951 ' ' , 952 . 953 954 . 955 956 - - , , ? . 957 958 - - , ' . 959 960 - - ' , . 961 962 - - ! . 963 964 , 965 . 966 967 - - , ' . 968 969 - - , , . 970 971 - - ? 972 973 - - . 974 975 - - . . . . 976 977 - - ; , . 978 979 , ' ' , 980 , 981 . 982 983 , 984 : 985 986 - - , , , ' , 987 . 988 989 : 990 991 - - , ' , ; 992 ; , ; ! ! 993 . 994 995 ' . 996 997 , 998 , . 999 1000