-- Che fate? domandò milady con sorpresa.
-- Passate le vostre braccia intorno al mio collo, e non temete di
niente.
-- Ma io vi farò perdere l'equilibrio, e precipiteremo entrambi.
-- State tranquilla, io sono marinaro.
Non vi era un secondo da perdere; milady passò le due braccia intorno
al collo di Felton, e si lasciò scivolare fuori della finestra.
Felton si mise a discendere i gradini lentamente, ad uno ad uno.
Malgrado il peso dei due corpi, il soffio dell'uragano li dondolava
nell'aria.
Ad un tratto Felton si fermò:
-- Che c'è, domandò milady.
-- Silenzio disse Felton, odo dei passi!
-- Noi siamo scoperti!
Per alcuni istanti fu fatto silenzio.
-- No, disse Felton, non è niente.
-- Ma infine questo rumore!
-- È quello della pattuglia che passa sul sentiero di ronda?
-- E dov'è questo sentiero di ronda?
-- Precisamente al di sotto di noi.
-- Ella dunque ci scoprirà.
-- No, se non fanno lampi.
-- Essa urterà all'estremità della scala?
-- Fortunatamente è più corta di sei piedi.
-- Eccoli! mio Dio!
-- Silenzio!
Entrambi rimasero sospesi, immobili e senza tirare il fiato a venti
piedi dal suolo; frattanto i soldati passavano loro di sotto ridendo e
parlando.
Vi fu pei fuggitivi un momento terribile.
La pattuglia passò; s'intese il rumore dei passi che si allontanavano,
e il mormorio delle voci che andava indebolendosi.
-- Ora, disse Felton, noi siamo salvi!
Milady mandò un sospiro e svenne.
Felton continuò a discendere. Giunto in fondo alla scala, e quando
non sentì più appoggio per i suoi piedi, si aggrappò colle sole mani,
finalmente, giunto all'ultimo scalino, si lasciò pendere sulla forza
dei suoi pugni, e toccò terra, si abbassò, raccolse il sacco d'oro, e
lo prese fra i denti.
Sollevò milady fra le braccia, e si allontanò prestamente dalla parte
opposta a quella che aveva presa la pattuglia. Ben presto lasciò il
sentiero di ronda, discese a traverso gli scogli, e, giunto sulla riva
del mare, fece sentire un leggiero fischio.
Un segnale uguale gli rispose, e cinque minuti dopo vide comparire una
barca montata da quattro uomini.
Questa si avvicinò alla riva tanto quanto potè, ma non vi era
abbastanza fondo perchè potesse toccare l'approdo.
Felton si gettò nell'acqua fino alla cinta, non volendo consegnare a
nessuno il prezioso fardello.
Fortunatamente la tempesta cominciava a calmarsi, e frattanto il mare
era ancora violento: la piccola barca trabalzava sui flutti come un
guscio di noce.
-- Allo sloop! disse Felton, e remate con vigore.
I quattro uomini si misero a remare; ma i flutti erano troppo grossi
perchè i remi vi avessero molta presa al di sopra.
Tuttavolta si allontanavano dal castello, questa era la cosa
principale. La notte era profondamente tenebrosa, ed era oramai
impossibile il poter distinguere la barca dalla riva.
Un punto nero fluttuava sull'alto mare.
Questo era lo sloop.
Nel mentre che la barca si avvicinava dal canto suo con tutta la forza
dei suoi quattro remi, Felton slegava la corda ed il fazzoletto dalle
mani di milady.
Quindi, quando le mani furono slegate, prese dell'acqua la spruzzò sul
di lei viso.
Milady mandò un sospiro ed aprì gli occhi.
-- Ove sono io? diss'ella.
-- Salvata! rispose il giovane ufficiale.
-- Oh! salvata! salvata! gridò essa. Sì, ecco il cielo, ecco il mare!
Quest'aria che io respiro è quella della libertà ah! grazie, Felton,
grazie!...
Il giovane la strinse contro il suo cuore.
-- Ma che cosa mi sento io dunque nelle mani? domandò milady, mi sembra
che mi abbiano infranti i polsi fra una morsa.
Infatti, milady sollevò le sue braccia; essa aveva i polsi intorpiditi.
-- Ahimè! disse Felton guardando quelle belle mani e scuotendo
dolorosamente la testa.
-- Ah! non è niente, non è niente! gridò milady, ora mi ricordo.
Milady girò gli occhi intorno a se.
-- Ecco qui, disse Felton, mostrandole il sacco d'oro.
-- Che cosa è questo bastimento? domandò milady.
-- Quello che ho noleggiato per voi.
-- E dove mi condurrà?
-- Dove voi vorrete, purchè prima mi gettiate a Portsmouth.
-- E che cosa andate a fare a Portsmouth? domandò milady.
-- A compiere gli ordini che ho ricevuti da lord de Winter, disse Felton
con un cupo sorriso.
-- Quali ordini? domandò milady.
-- Voi dunque non mi capite, disse Felton.
-- No, spiegatevi, ve ne prego.
-- Siccome egli diffidava di me, ha voluto sorvegliarvi da se stesso,
e mi ha inviato in sua vece a far firmare da Buckingham l'ordine della
vostra deportazione.
-- Ma s'egli diffidava di voi, come mai vi ha confidato quest'ordine?
-- Era io obbligato a sapere ciò che io portava, mentre non mi aveva
detto niente, ed il segreto l'ho saputo soltanto da voi?
-- È giusto. E voi andate a Portsmouth?
-- E non ho tempo da perdere. È domani il 23, e Buckingham parte dopo
domani colla flotta.
-- Egli parte dopo domani! e per dove?
-- Per la Rochelle.
-- Fa d'uopo ch'egli non parta! gridò milady, dimenticando per un
momento la sua ordinaria presenza di spirito.
-- State tranquilla, rispose Felton, egli non partirà.
Milady fremette di gioia: essa lesse nel più profondo del cuore del
giovane che la morte di Buckingham vi era scritta a chiari caratteri.
-- Felton, diss'ella voi siete un uomo grande come Giuda Maccabeo! se
voi morrete, io morrò con voi, ecco tutto ciò che posso dirvi.
-- Silenzio! disse Felton siamo giunti.
Infatti toccarono lo sloop.
Felton montò pel primo la scala, e prese la mano a milady, nel mentre
che i marinari la sostenevano, perchè il mare era ancora grosso.
Un istante dopo; essi erano sul ponte.
-- Capitano, disse Felton, ecco la persona di cui vi ho parlato e che
bisogna condurre sana e salva sulle coste di Francia.
-- Pel prezzo di mille doppie.
-- Io ve ne ho già date cinquecento.
-- È giusto, disse il capitano.
-- Ecco le altre cinquecento, riprese milady portando la mano sul sacco
d'oro.
-- No, disse il capitano, io non ho che una parola, e questa l'ho
impegnata con questo giovane; le altre cinquecento doppie non mi sono
dovute che giungendo a Boulogne.
-- E vi giungeremo noi?
-- Sani e salvi, quanto è vero che io mi chiamo Giacomo Butter.
-- Ebbene! disse milady, se voi manterrete la vostra parola, non saranno
cinquecento, ma mille doppie che vi darò al nostro arrivo.
-- Evviva voi! allora, mia bella dama, gridò il capitano, e possa Dio
inviarmi spesso degli avventori come Vostra Signoria.
-- E frattanto, disse Felton, conduceteci nella piccola baia di
Chichester, davanti a Portsmouth: voi sapete che è convenuto che ci
dovete condurre là?
Il capitano rispose soltanto comandando la manovra necessaria, e verso
le sette ore del mattino il piccolo bastimento gettava l'ancora nella
baia designata.
Durante questa traversata, Felton aveva raccontato tutto a milady:
in qual modo invece di andare a Londra, aveva noleggiato il piccolo
bastimento, in qual modo era ritornato, come aveva scalato il muro,
piantando negli interstizii delle pietre, a misura che saliva, dei
ramponi per assicurare i suoi piedi, e come finalmente, giunto alle
sbarre, aveva attaccata la scala. Milady sapeva il resto.
Dal canto suo, milady cercò d'incoraggiare Felton nel suo progetto; ma,
alle prime parole che uscirono dalla sua bocca, ella s'accorse bene che
il giovane fanatico aveva piuttosto bisogno di essere moderato che di
essere incoraggiato.
Fu convenuto che milady aspetterebbe Felton fino a dieci ore; se a
dieci ore egli non fosse di ritorno, essa partirebbe.
Allora, supponendo ch'egli fosse libero la raggiungerebbe in Francia al
convento delle Carmelitane di Bèthune.
CAPITOLO LIX.
CIÒ CHE ACCADDE A PORTSMOUTH IL 23 AGOSTO 1628
Felton prese congedo da milady, come un fratello da una sorella quando
va a fare una semplice passeggiata, baciandole la mano.
Tutta la sua persona sembrava nello stato della calma la più ordinaria:
solamente una luce straordinaria brillava dai suoi occhi, simili al
riflesso della febbre. La sua fronte era più pallida dell'ordinario;
i suoi denti erano serrati e la sua parola aveva un accento breve e
conciso, che indicava che qualche gran progetto tenebroso si agitava
nella sua mente.
Fino a che rimase sulla barca che lo conduceva a terra, restò col
viso voltato verso milady, che, in piedi sul ponte, lo seguiva collo
sguardo. Entrambi erano abbastanza tranquilli sul timore di essere
perseguitati. Nessuno entrava mai nella camera di milady prima delle
nove ore, e vi abbisognavano almeno tre ore per venire dal castello a
Londra.
Felton mise piede a terra, salì lo scalo che mette sull'alto della
spiaggia, salutò milady un'ultima volta, e prese la sua corsa verso la
città.
Dopo cento passi, siccome il terreno si andava abbassando, non poteva
più vedere che l'albero dello sloop.
Corse tosto nella direzione di Portsmouth, di cui vedeva a se di
faccia, fra la nebbia matutina ad un mezzo miglio circa di distanza,
innalzarsi le torri e le case.
Al di là di Portsmouth il mare era coperto di vascelli; i di cui
alberi, simili ad una foresta di pioppi sfrondati dall'inverno, si
libravano sotto il soffio del vento.
Felton, nella rapida sua corsa, si ripeteva alla memoria tutto ciò
che, due anni di meditazioni ascetiche e un lungo soggiorno in mezzo
ai Puritani, gli avevano somministrato di accuse vere o false contro il
favorito di Giacomo VI. e di Carlo I.
Quando paragonava i pubblici delitti di questo ministro, delitti
massimi, rumorosi, europei, se si poteva dir così, coi delitti privati
e sconosciuti di cui lo aveva incolpato milady, Felton ritrovava che
il più colpevole dei due uomini che riuniva Buckingham, il pubblico ed
il privato, era quello di cui il popolo non conosceva la vita. Ciò era
perchè il suo amore, così strano, così nuovo, così ardente, gli faceva
vedere le infami accuse immaginarie di lady de Winter, come si vede a
traverso di una lente che ingrandisce, allo stato di mostri spaventosi,
degli atomi impercettibili in realtà in confronto di una formica.
La rapidità della corsa accendeva ognor più il suo sangue, l'idea che
lasciava dietro a se, esposta ad una spaventosa vendetta, la donna che
amava, o piuttosto che adorava come cosa santa, l'emozione passata, la
fatica presente, tutto esaltava ognor più l'anima sua al di sopra dei
sentimenti umani.
Entrò in Portsmouth verso le otto ore del mattino. Tutta la popolazione
era in piedi. Il tamburo batteva per le strade e sul porto; le truppe
d'imbarco discendevano verso il mare.
Felton giunse al palazzo dell'ammiragliato, coperto di polvere e
grondando sudore. Il suo viso, ordinariamente pallido, era color di
porpora pel calore e la collera. La sentinella volle respingerlo, ma
Felton chiamò il capo posto, e, cavando di saccoccia la lettera di cui
era il latore:
-- Messaggio pressante per parte di lord de Winter, diss'egli.
Al nome di lord de Winter, che si sapeva uno dei più intimi di Sua
Grazia; il capo posto ordinò che fosse lasciato passare Felton, che del
resto portava egli stesso l'uniforme di ufficiale di marina.
Felton si slanciò nel palazzo.
Nel momento in cui entrava nel vestibolo, un uomo entrava pure
polveroso ed anelante lasciando alla porta un cavallo di posta, che
appena fermato cadde sui ginocchi.
Felton ed egli si indirizzarono contemporaneamente a Patrick, il
cameriere di confidenza del duca. Felton nominò il barone de Winter,
lo sconosciuto non volle nominare nessuno, e pretendeva ch'era al solo
duca ch'egli poteva farsi riconoscere. Entrambi insistevano per passare
uno innanzi l'altro.
Patrick che sapeva che lord de Winter era in affari di servizio ed
in relazioni d'amicizia col duca, dette la preferenza a quello che
veniva in suo nome. L'altro fu obbligato di aspettare, e fu facile
l'accorgersi quanto malediva questo ritardo.
Il cameriere fece traversare a Felton una gran sala, nella quale
aspettavano i deputati della Rochelle, condotti dal principe di
Soubise, e lo introdusse nel gabinetto ove Buckingham, che usciva dal
bagno, compiva la sua toaletta, alla quale, quella volta come sempre,
impiegava una straordinaria attenzione.
-- Il tenente Felton, disse Patrick, per parte di lord de Winter.
-- Per parte di lord de Winter, ripetè Buckingham: fatelo entrare.
Felton entrò. In questo momento, Buckingham gettava sopra un canapè
una ricca veste da camera ricamata in oro per indossare una casacca
militare di velluto cremisi tutta ricamata in perle.
-- E perchè il barone non è venuto egli stesso? domandò Buckingham.
Questa mattina io lo aspettava.
-- Mi ha incaricato di dire a Vostra Grazia, rispose Felton, che
gli dispiaceva moltissimo di non poter venire per la guardia che è
costretto di fare al suo castello.
-- Sì, sì, disse Buckingham, lo so, egli ha una prigioniera.
-- È precisamente per questa prigioniera che io veniva a parlare a
Vostra Grazia, riprese Felton.
-- Ebbene! parlate.
-- Ciò che debbo dirvi non deve essere inteso che da voi milord.
-- Lasciateci, Patrick, disse Buckingham, ma tenetevi pronto al suono
del mio campanello; vi chiamerò quanto prima.
Patrick uscì.
-- Noi siamo soli, signore, disse Buckingham, parlate.
-- Milord, disse Felton, il barone de Winter vi ha scritto ultimamente
per pregarvi di firmare un ordine d'imbarco relativo ad una giovine
donna chiamata Carlotta Backson.
-- Sì, signore, ed io gli risposi di portarmi o d'inviarmi quest'ordine,
che lo avrei firmato.
-- Date, disse il duca.
E, prendendo dalle mani di Felton, gettò sopra il foglio uno sguardo
rapido. Allora accorgendosi ch'era ben quello che gli era stato
annunziato, lo pose sulla tavola, prese una penna, e si accingeva a
firmarlo.
-- Perdono, milord, disse Felton arrestando il duca, ma, Vostra Grazia
sa ella che il nome di Carlotta Backson non è il vero nome di questa
donna.
-- Si, signore, lo so, riprese il duca bagnando la penna nel calamaio.
-- Allora, Vostra Grazia conosce il suo vero nome? domandò Felton con
voce corta.
-- Lo conosco.
Il duca avvicinò la penna alla carta, Felton impallidì.
-- E conoscendo il suo vero nome, riprese Felton, Vostra Grazia segnerà
egualmente?
-- Senza dubbio, disse Buckingham, e piuttosto due volte che una.
-- Io non posso credere, continuò Felton con una voce che diveniva
sempre più espressiva e marcata, che Vostra Grazia sappia che si tratta
di lady de Winter.
-- Lo so perfettamente; sono però meravigliato che lo sappiate anche voi.
-- E Vostra Grazia firmerà quest'ordine senza rimorsi?
Buckingham guardò questo giovane con mala faccia.
-- E che, signore! sapete voi che le interrogazioni che mi fate sono
strane, e che io sono ben buono a rispondervi?
-- Rispondeteci, milord, disse Felton; la situazione è forse più grave
di quello che credete.
Buckingham pensò che il giovane, venendo per parte di lord de Winter,
parlasse senza dubbio in nome suo, e si raddolcì.
-- Senza alcun rimorso, diss'egli, ed il barone sa, al pari di me, che
lady de Winter è una gran colpevole, e che è quasi un farle grazia il
limitare la sua pena alla deportazione.
Il duca pose la penna sulla carta.
-- Voi non firmerete quest'ordine, milord, disse Felton facendo un passo
verso il duca.
-- Io non firmerò quest'ordine, disse Buckingham; e perchè?
-- Perchè voi discenderete in voi stesso, e farete giustizia a milady.
-- Le si renderebbe giustizia inviandola a Tyburn, disse il duca; milady
è un'infame.
-- Mio-signore, milady è un angelo voi lo sapete bene, ed io vi domando
la sua libertà.
-- E che! disse Buckingham, siete voi un pazzo per parlarmi in tal guisa!
-- Milord, scusatemi, io parlo come posso; io mi contengo. Però, milord,
pensate a quello che siete per fare, e temete di oltrepassare la
misura.
-- Come sarebbe a dire?... Dio mi perdoni, gridò Buckingham, ma io credo
ch'egli minacci!
-- No, milord, io prego ancora, e vi dico; che una goccia di acqua basta
per fare andare di fuori il vaso pieno colmo, uno sbaglio leggero basta
ad attirarsi sul capo il gastigo risparmiato fino a questo giorno, ad
onta di tanti delitti.
-- Signor Felton, disse il duca, uscite tosto di qui, e andatevi sul
momento a consegnare agli arresti.
-- E voi, mi ascolterete fino alla fine, milord; voi avete sedotto
questa giovane, voi l'avete oltraggiata, lordata; riparate i vostri
falli verso di essa, lasciatela partire liberamente, e non esigerò
altra cosa da voi.
-- Voi non esigerete altro, disse Buckingham guardando Felton con
meraviglia, e calcando sopra ciascuna sillaba di queste quattro parole
che aveva pronunciate.
-- Milord, continuò Felton, esaltandosi a misura che parlava, state in
guardia; tutta l'Inghilterra è stanca delle vostre iniquità; milord,
voi avete abusato del potere reale che avete quasi usurpato; milord,
voi siete in orrore agli uomini e a Dio. Dio vi punirà più tardi, ma io
vi punirò oggi stesso.
-- Ah! questo è troppo, gridò Buckingham facendo un passo verso la porta.
Felton gli sbarrò la strada.
-- Io vi domando umilmente, signore, l'ordine che sia messa in libertà
lady de Winter; pensate che questa è la donna che avete disonorata.
-- Ritiratevi, signore, disse Buckingham, altrimenti io chiamerò e vi
farò scacciare dai miei servi!
-- Voi non chiamerete, disse Felton gettandosi tra il duca ed il
tiratoio del campanello tutto incrostato d'argento, guardatevene,
milord, voi siete qui fra le mani di Dio.
-- Fra le mani del diavolo, vorrete dire! gridò Buckingham alzando la
voce per attirare gente, senza però chiamare direttamente.
-- Firmate, signore, firmate la libertà di lady de Winter, disse Felton
presentando un foglio al duca.
-- Per forza? voi vi sbagliate, olà! Patrick!
-- Firmate; milord!
-- Giammai!
-- Giammai?
-- Gente, a me! gridò il duca.
E nello stesso tempo saltò alla sua spada.
Ma Felton non gli dette il tempo di cavarla; egli teneva già aperto
sotto il suo vestito il coltello con cui si era ferita milady; con uno
sbalzo fu sopra al duca.
In questo momento Patrick entrava nella sala gridando:
-- Milord, una lettera di Francia.
-- Di Francia, gridò Buckingham dimenticando tutto nel pensare da chi
gli veniva quella lettera.
Felton approfittò di quel momento e gl'immerse fino al manico il
coltello nel fianco.
-- Ah! traditore, gridò Buckingham, tu mi hai ucciso!
-- All'assassino! urlò Patrick.
Felton girò lo sguardo intorno a se per fuggire, e, vedendo la porta
libera, si slanciò nella camera vicina, che era quella, come abbiamo
detto, ove aspettavano i deputati della Rochelle; la traversò correndo,
e si precipitò verso la scala; ma sul primo gradino incontrò lord
de Winter, che, vedendolo pallido, stravolto, livido, e con una mano
macchiata di sangue, gli saltò al collo gridando:
-- Io lo sapeva! Io aveva indovinato! troppo tardi di un minuto. Ah!
disgraziato che sono!
Felton non fece alcuna resistenza; lord de Winter lo rimise fra le mani
delle guardie, che lo condussero, aspettando nuovi ordini, sopra una
piccola terrazza che dominava il mare, ed egli si slanciò nel gabinetto
di Buckingham.
Al grido mandato dal duca, alla chiamata di Patrick, l'uomo che Felton
aveva incontrato nell'anticamera si precipitò nel gabinetto.
Ritrovò il duca steso sopra un sofà, stringendosi la sua ferita con
mano convulsa.
-- Laporte, disse il duca con voce moribonda, Laporte vieni tu per parte
sua.
-- Sì, Mio-signore, rispose il servo fedele della regina Anna, ma forse
troppo tardi.
-- Silenzio! Laporte, potreste essere inteso. Patrick, non lasciare
entrare nessuno. Oh! io non saprei ciò che ella mi fa dire... Mio Dio!
io muoio!
E il duca svenne.
Frattanto lord de Winter, i deputati, i capi della spedizione, gli
ufficiali della casa del duca avevano fatto irruzione nella sua camera:
ovunque si sentivano grida di disperazione. La notizia che riempiva il
palazzo di pianto, di gemiti ne uscì ben presto, e si sparse per tutta
la città.
Un colpo di cannone annunziò ch'era accaduto qualche cosa di nuovo e di
inatteso.
Lord de Winter si strappava i capelli.
-- Troppo tardi di un minuto! gridava egli. Troppo tardi di un minuto!
mio Dio! mio Dio! che disgrazia!
Infatti alle sette del mattino erano andati a dirgli che una scala
di corda fluttuava ad una delle finestre del castello. Egli era
corso subito nella camera di milady, aveva ritrovata la camera
vuota, la finestra aperta e le sbarre segate; si era ricordato la
raccomandazione verbale che gli aveva trasmesso d'Artagnan col mezzo
del suo messaggiero, aveva tremato pel duca, e correndo alle scuderie,
senza perdere il tempo di fare insellare il suo cavallo, era montato
sul primo che aveva trovato era corso volando, era balzato abbasso il
cortile, aveva salilo precipitosamente la scala, e sul primo scalino,
come abbiamo detto, incontrò Felton.
Il duca però non era morto; egli ritornò in se, riaprì gli occhi, e la
speranza rientrò nel cuore di tutti.
-- Signori, diss'egli, lasciatemi solo con Patrick e Laporte... Ah!
siete voi, de Winter? Voi mi avete inviato questa mattina un pazzo
singolare! vedete lo stato in cui mi ha messo!
-- Ah! milord, gridò il barone, milord, io non ne avrò più pace!
-- E tu avrai torto, mio buon de Winter disse Buckingham stendendogli la
mano. Io non conosco un uomo che meriti di essere compianto per tutta
la vita di un altro uomo. Ma lasciateci, ve ne prego.
Il barone uscì singhiozzando.
Non rimase nel gabinetto che il duca, Laporte e Patrick. Ovunque si
cercava un medico e non si poteva rinvenire.
-- Voi vivrete, milord, voi vivrete, ripeteva in ginocchio davanti al
sofà del duca il messaggero della regina Anna.
-- Che cosa mi scriveva essa? disse debolmente Buckingham, mandando a
rivi il sangue, e vincendo i suoi atroci dolori per sentire parlare di
quella ch'egli amava; che mi scriveva essa? leggetemi la sua lettera.
-- Oh! milord! fece Laporte.
-- Ebbene! Laporte, non vedi tu che io non ho tempo da perdere?
Laporte ruppe il sigillo e mise la pergamena davanti agli occhi del
duca, ma Buckingham tentò invano di distinguere la scrittura.
-- Leggi, dunque, leggi, diss'egli, io non ci vedo più, ben presto non
potrò più neppure sentire, e dovrò morire senza sapere ciò che essa mi
ha scritto.
Laporte non fece più alcuna difficoltà e lesse:
«Milord.
«Per tutto ciò che ho sofferto da che vi conosco, da voi, e per
voi, vi scongiuro, se vi sta a cuore il mio riposo, d'interrompere
i grandi armamenti che fate contro la Francia, e di cessare da una
guerra, di cui ad alta voce si dà per causa visibile la religione,
e di cui si dice a bassa voce che il solo vostro amore per me ne
è la causa nascosta. Questa guerra può cagionare non solo per la
Francia e per l'Inghilterra grandi catastrofi, ma anche per voi,
milord, delle disgrazie di cui non saprei mai consolarmi.
«Vegliate sulla vostra vita, che viene minacciata, e mi sarà più
cara ancora dal momento che io non sarò più obbligata di vedere in
voi un nemico.
«-Vostra affezionata-
«ANNA»
Buckingham raccolse tutti i residui della sua vita per ascoltare questa
lettera; quando fu finita, come se egli si fosse ritrovato in un amaro
disinganno:
-- Non avete voi nient'altro da dirmi a viva voce, Laporte? domandò egli.
-- Sì, milord; la regina mi ha incaricato di dirvi che vegliate su voi,
perchè era stata avvisata che sareste assassinato.
-- È tutto qui! tutto! ripetè Buckingham con impazienza.
-- Mi aveva pure incaricato dirvi ch'essa vi ama sempre.
-- Ah! fece Buckingham, lodato il cielo! la nuova della mia morte non le
giungerà dunque come quella di un estraneo.
Laporte si struggeva in lagrime.
-- Patrick, disse il duca, portatemi il bauletto ove erano i puntali di
diamanti.
Patrick portò l'oggetto domandato, che Laporte riconobbe per aver
appartenuto alla regina.
-- Ora la borsa di seta bianca ove sono le sue cifre ricamate in perle.
Patrick obbedì.
-- Prendete, Laporte, disse Buckingham ecco i soli regali che io ebbi da
lei, questo bauletto d'argento, e queste due lettere. Voi restituirete
il tutto a Sua Maestà; e per ultimo ricordo... (egli cercava intorno a
se qualche oggetto prezioso.)... vi aggiungerete...
Egli cercava ancora; ma i suoi sguardi appannati per la vicina morte
non si abbatterono che sopra il coltello caduto dalle mani di Felton, e
fumante ancora del sangue vermiglio di cui era ricoperta la lama.
-- E vi aggiungerete questo coltello, disse il duca stringendo la mano
di Laporte.
Potè ancora mettere la borsa nel fondo del bauletto d'argento, vi
lasciò cadere il coltello, facendo segno a Laporte che non poteva più
parlare; quindi, in un'ultima convulsione, che questa volta non ebbe la
forza di combattere, cadde dal sofà sul pavimento.
Patrick mandò un gran grido.
Buckingham volle sorridere un'ultima volta, ma la morte arrestò il
suo pensiero che rimase impresso sulle labbra e sulla fronte, come un
ultimo addio d'amore.
In questo momento giunse il medico del duca tutto affannato; egli era
già a bordo del vascello ammiraglio; furono obbligati di andarlo a
ritrovare là.
Si avvicinò al duca, prese la sua mano, la tenne per alcuni istanti fra
le sue e la lasciò ricadere.
-- Tutto è inutile, diss'egli; è morto!
-- Morto! morto! ripete Patrick.
A questo grido tutta la folla rientrò nella sala, e dappertutto non fu
più che costernazione e tumulto.
Tosto che lord de Winter vide Buckingham spirato, corse a Felton che i
soldati custodivano sempre sulla terrazza del palazzo.
-- Miserabile diss'egli al giovane, che dopo la morte di Buckingham
aveva ritrovata quella calma e quel sangue freddo che non dovevano più
abbandonarlo. Miserabile! che hai tu fatto?
-- Io mi sono vendicato, diss'egli.
-- Taci? disse il barone, dì, che tu hai servito d'istrumento a quella
maledetta donna: ma io te lo giuro, questo delitto sarà il suo ultimo
delitto.
-- Io non so che cosa v'intendete di dire, riprese tranquillamente
Felton; ignoro di che volete parlare, milord; io ho ucciso il duca
di Buckingham perchè ha rifiutato due volte a voi stesso di nominarmi
capitano; io l'ho punito della sua ingiustizia, ecco tutto.
De Winter stupefatto guardava i soldati che legavano Felton, e non
sapeva che pensare di una simile insensibilità.
Una sola cosa spandeva una nube sulla fronte di Felton; ad ogni passo,
ad ogni voce che udiva, l'ingenuo puritano credeva riconoscere il
passo e la voce di milady che venisse a gettarsi nelle sue braccia per
accusarsi e perdersi con lui.
Ad un tratto egli fremette, il suo sguardo si fissò sopra un punto
del mare che, dalla altezza ove era, ei dominava per intero; con
quello sguardo da aquila del marinaro, egli aveva riconosciuto là, ove
qualunque altro non avrebbe veduto che una barchetta fluttuare sulle
onde, la vela dello sloop, che si dirigeva verso le coste di Francia.
Egli impallidì, portò la mano sopra il suo cuore che si spezzava, e
comprese tutto il tradimento.
-- Un'ultima grazia, diss'egli al barone.
-- E quale? domandò questi.
-- Che ora è?
Il barone cavò l'orologio.
-- Nove ore meno dieci minuti, diss'egli.
Milady aveva affrettata la sua partenza di un'ora e mezzo: tosto che si
fece sentire il colpo di cannone che annunziava il fatale avvenimento,
essa aveva ordinato di levare l'ancora.
La barca vogava sotto un cielo azzurro ad una grande distanza dalla
costa.
-- Dio lo ha voluto! disse Felton colla rassegnazione di un fanatico, ma
però senza poter staccare gli occhi da quello schifo, a bordo del quale
credeva senza dubbio distinguere il bianco fantasma di quella alla
quale aveva sacrificata la vita.
De Winter seguì il suo sguardo, esaminò il suo soffrire e indovinò
tutto.
-- Ora sarai punito -solo-, miserabile disse il lord a Felton, che si
lasciava trasportare con gli occhi sempre rivolti al mare; ma io ti
giuro sulla memoria di mio fratello, che ho tanto amato, che la tua
complice non sarà salvata.
Felton abbassò la testa senza pronunciare una sillaba.
Quando a de Winter, discese rapidamente le scale e corse al porto.
CAPITOLO LX.
IN FRANCIA
Il primo timore del re d'Inghilterra, Carlo I, nel sapere questa morte,
fu che una così terribile notizia non scoraggiasse i Roccellesi.
Egli tentò, dice Richelieu nelle sue memorie, di nasconderla loro
il più lungamente possibile, fece chiudere tutti i porti del regno, e
prendendo somma cura che non uscisse alcun vascello fino a che l'armata
che Buckingham aveva preparata non fosse partita, e in mancanza di
Buckingham, s'incaricò egli stesso di sorvegliare la partenza.
Egli spinse il rigore di quest'ordine fino a ritenere in Inghilterra
l'ambasciatore di Danimarca che aveva preso congedo, e l'ambasciatore
ordinario d'Olanda, che doveva ricondurre nel porto di Flessigna le
navi delle Indie, che Carlo I, aveva fatto restituire alle Provincie
unite.
Ma siccome non pensò a dare quest'ordine se non che cinque ore dopo
l'avvenimento, vale a dire dopo le due pomeridiane, due navigli erano
già partiti dal porto: l'uno conduceva, come noi sappiamo, milady,
la quale, dubitando dapprima dell'avvenimento, fu poscia confermata
nella sua credenza vedendo la bandiera nera sventolare all'albero del
vascello.
In quanto al secondo bastimento, noi diremo più tardi chi portava e
come partì.
Frattanto non accadeva nulla di nuovo al campo della Rochelle. Il re
soltanto, che si annoiava fortemente, come, ma forse anche un poco più
di prima, risolse di andare incognito a passare la festa di S. Luigi
al castello di S. Germano, chiese al ministro di fargli preparare una
scorta di venti moschettieri. Il ministro che qualche volta era preso
dalla stessa noia, accordò con gran piacere questo congedo al suo
reale tenente, il quale promise di essere di ritorno verso il 13 di
settembre.
Il sig. de Tréville, prevenuto da Sua Eccellenza preparò la sua scorta,
e siccome, senza conoscerne la causa egli sapeva il vivo desiderio
ed anche l'imperioso bisogno che i suoi amici aveano di ritornare a
Parigi, li designò per far parte della scorta.
I quattro giovani seppero la notizia un quarto d'ora dopo dal sig. de
Tréville, perchè furono i primi ai quali la comunicò. Fu allora che
d'Artagnan apprezzò il favore, che gli era stato accordato dal ministro
facendolo passare ai moschettieri. Senza questa circostanza, egli
sarebbe stato costretto di restare al campo quando partivano i suoi
compagni.
Si vedrà più tardi che questa impazienza di ritornare verso Parigi
aveva per causa il pericolo che doveva correre la sig. Bonacieux,
nell'incontrarsi al convento di Béthune con milady sua mortale nemica.
Così, come da noi si disse, Aramis aveva scritto immediatamente a
Maria Michon, quella imbiancatrice di Tours, che aveva tante belle
conoscenze, affinchè ottenesse dalla regina l'autorizzazione alla
signora Bonacieux di uscire dal convento e di ritirarsi sia in Lorena
sia nel Belgio. La risposta non si era fatta aspettare, e otto o dieci
giorni dopo Aramis aveva ricevuto la seguente lettera:
«Mio caro cugino, ecco, l'autorizzazione di mia sorella per
ritirare dal convento di Béthune la piccola servente per la quale
pensate che l'aria di quei luoghi non faccia bene alla sua salute;
mia sorella v'invia questa autorizzazione con gran piacere, perchè
ama moltissimo questa giovane, alla quale si riserva di essere
utile per l'avvenire.
«Vi abbraccio.
«MARIA MICHON»
A questa lettera era congiunta l'autorizzazione conceputa in questi
termini.
«La superiora del convento di Béthune rimetterà nelle mani della
persona che le presenterà questo biglietto la novizia che era
entrata nel suo convento dietro una mia raccomandazione.
«Dal Louvre li 10 Agosto 1628.
«ANNA»
Si capirà facilmente, come queste relazioni di parentela fra Aramis e
una lavandaia, che chiamava la regina sua sorella, avevano divertito le
conversazioni dei nostri giovanotti; ma Aramis, dopo avere arrossito
due o tre volte fino nel bianco degli occhi, per i grossolani scherzi
di Porthos, aveva pregato i suoi amici di non ritornare più sopra
questo argomento, dichiarando che, se gli fosse stata detta una sola
parola di più, non avrebbe più impegnata sua cugina in questa specie di
affari.
Non si parlò dunque più di Maria Michon fra i quattro moschettieri, che
d'altronde avevano ciò che volevano, vale a dire l'ordine di levare
la signora Bonacieux dal convento delle Carmelitane di Béthune. È
vero che quest'ordine non serviva loro gran cosa fintantochè erano al
campo della Rochelle. D'Artagnan era sul punto di domandare al sig.
de Tréville un congedo, confidandogli bonariamente l'importanza della
sua partenza, quando gli fu trasmessa unitamente a' tre suoi compagni,
la notizia che il re stava per partire con una scorta di venti
moschettieri alla volta di Parigi, e che essi avrebbero fatto parte di
questa scorta.
La gioia fu grande. Si mandarono innanzi i lacchè coi bagagli, e si
partì il sedici alla mattina.
Il ministro accompagnò Sua maestà da Surgéres a Mauzes, e là, il re
ed il suo ministro presero congedo l'uno dall'altro colle più grandi
dimostrazioni di amicizia.
Frattanto il re, che cercava distrazioni, mentre camminava il più
presto che gli era possibile, poichè desiderava di essere a Parigi il
23, si fermava di tempo in tempo per veder volare le gazze, distrazione
il di cui gusto gli era stato in altri tempi ispirato da Luynes,
primo marito della signora de Chevreuse, e pel quale aveva sempre
conservata una grande predilezione. Sopra i venti moschettieri, sedici
si rallegravano ogni volta che accadeva questo bel passatempo; ma
quattro brontolavano alla meglio. D'Artagnan particolarmente soffriva
di continui rumori alle orecchie, che Porthos spiegava in questo modo:
-- Una gran dama mi ha imparato che ciò vuol dire che si parla di voi in
qualche luogo. Finalmente la scorta traversò Parigi il 22 nella notte;
il re ringraziò il signor de Tréville e gli permise di distribuire dei
congedi per quattro giorni, a condizione che nessuno dei favoriti si
presentasse in luogo pubblico, sotto pena della Bastiglia.
I quattro primi congedi che furono accordati, come ciascuno può ben
pensare, furono ai nostri quattro amici; vi fu di più, Athos ottenne
dal signor de Tréville sei giorni invece di quattro, e fece mettere nei
sei giorni due notti di più; poichè partirono il 24 nella sera, e per
compiacenza pure del signor de Tréville il congedo, con una post-data,
era segnato il 25 nella mattina.
-- Eh! mio Dio, diceva d'Artagnan, che come ognun sa non dubitava mai
di niente, mi sembra che noi ci prendiamo bene molti imbarazzi per una
cosa semplicissima: in due giorni, e facendo crepare due o tre cavalli
(poco m'importa, io ho del danaro), io sarò a Béthune, io rimetterò la
lettera della regina alla superiora, e ricondurrò il caro tesoro che
vado a cercare, non già nella Lorena, non già nel Belgio, ma a Parigi,
ove sarà meglio nascosto, particolarmente fino a tanto che il ministro
sarà alla Rochelle. Poi, una volta di ritorno dalla campagna, metà per
la protezione di sua cugina, metà in favore di ciò che abbiamo fatto
personalmente per essa, otterremo dalla regina tutto ciò che vorremo.
Restate dunque qui, non vi stancate con inutili fatiche, io e Planchet
bastiamo per una spedizione così semplice.
A queste parole Athos rispondeva tranquillamente:
-- Noi pure abbiamo del denaro, perchè io non ho ancora bevuto del
tutto il residuo del diamante, e Porthos ed Aramis non ne hanno ancora
mangiata tutta la loro parte. Noi dunque faremo crepare tanto bene
quattro cavalli quanto uno. Ma pensate d'Artagnan, aggiunse egli con
voce così cupa che il suo accento fece fremere il giovane, pensate
che Béthune è una città ove il ministro ha dato appuntamento ad una
donna che, ovunque ella va, porta seco disgrazie. Se voi non aveste
a che fare se non che con quattro uomini, d'Artagnan, io vi lascerei
andar solo. Ma voi avete che fare con questa donna, andiamoci tutti e
quattro, e piaccia a Dio che, con i nostri servi, noi possiamo essere
in un numero sufficiente.
-- Voi mi spaventate, Athos, gridò d'Artagnan; che cosa temete voi
dunque?
-- Tutto, rispose Athos.
D'Artagnan esaminò il viso dei suoi compagni che, come quello di Athos,
portavano la impronta di una profonda inquietudine, e fu continuata
la strada al passo forzato dei loro cavalli, senza aggiungere una sola
parola.
La sera del 25, mentre entravano in Arras, d'Artagnan appena aveva
messo piede a terra davanti all'albergo dell'Orso d'oro per bere un
bicchiere di vino, un cavaliere uscì dal cortile della porta, ove aveva
cambiato il cavallo, partendo al gran galoppo e con un cavallo fresco
alla volta di Parigi. Al momento in cui passava dalla gran porta nella
strada, il vento aprì alquanto il mantello in cui era avviluppato,
quantunque fosse il mese di agosto, e alzò la falda del suo cappello,
che il viaggiatore ricalcò prestamente sulla sua fronte.
D'Artagnan che aveva lo sguardo fisso su quest'uomo, divenne
pallidissimo e lasciò cadere il suo bicchiere.
-- Che avete, signore? disse Planchet. Oh! signori, accorrete; il mio
padrone si sente male.
I tre amici accorsero e ritrovarono d'Artagnan che invece di sentirsi
male, correva al suo cavallo. Essi lo fermarono sulla soglia della
porta.
-- Ebbene! dove diavolo vai tu dunque così? gli gridò Athos.
-- È lui! gridò d'Artagnan pallido per la collera e col sudore alla
fronte, lasciatemi, che io lo raggiunga.
-- Ma chi? gli domandò Athos.
-- Lui! quell'uomo!
-- Qual uomo?
-- Quell'uomo maledetto, il mio cattivo genio, che ho sempre veduto
quando sono stato minacciato da qualche disgrazia, colui che
accompagnava l'orribile donna quando la incontrai per la prima volta,
colui che cercava quando provocai l'amico Athos, colui che ho veduto la
mattina stessa del giorno in cui la sig. Bonacieux fu rapita, l'uomo di
Méung infine; io l'ho veduto, è lui! l'ho riconosciuto quando il vento
ha mezzo aperto il suo mantello.
-- Diavolo? disse Athos pensieroso.
-- In sella! signori, in sella perseguitiamolo, e lo raggiungeremo.
-- Mio caro, disse Aramis, pensate che egli va alla parte opposta a
quella ove andiamo noi, che egli ha un cavallo fresco e che i nostri
sono stanchi, che per conseguenza noi faremo crepare i nostri, senza
neppure aver la fortunata combinazione di raggiungerlo.
-- Eh! signore gridò uno stalliere correndo dietro lo sconosciuto, eh,
signore, eh!
-- Amico mio, disse d'Artagnan, una mezza doppia per quel pezzo di
foglio.
-- In fede mia, signore, con tutto il piacere; eccolo.
Lo stalliere, contento della buona giornata che aveva fatta, rientrò
nel cortile dell'albergo.
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