dovevano difendere le mura, fossero forti e ben nutriti. Fin là, sia
attaccamento sia impotenza di reagire contro essa, questa massima,
senza essere generalmente adottata, era però passata dalla teoria
alla pratica; ma i biglietti vennero a portarvi del danno. I biglietti
ricordavano agli uomini che questi fanciulli, che questi vecchi, che
queste donne che si lasciavano morire, erano i loro figli, le loro
mogli, i loro padri; che sarebbe più giusto che ciascuno fosse ridotto
alla comune miseria affinchè una stessa posizione facesse prendere
risoluzioni unanimi.
Ma al momento in cui il ministro vedeva già fruttare il suo espediente,
e si applaudiva di averlo messo in uso, un abitante della Rochelle,
che era potuto passare attraverso le file dei realisti, Dio sa come,
tanto era grande e triplicata la sorveglianza di Bassompierre, di
Schomberg, e del duca d'Angouléme, sorvegliati essi stessi dal
ministro; un abitante della Rochelle, dicevamo, entrò in Città
venendo da Portsmouth, dicendo che aveva veduta una flotta magnifica
pronta a mettere alle vele prima di otto giorni. Di più, Buckingham
annunziava al governatore, che la gran lega contro la Francia stava
per dichiararsi, e che il regno stava per essere investito nello stesso
tempo dalle armate inglesi, spagnole, ed imperiali. Questa lettera fu
letta pubblicamente su tutte le piazze, ne fu affissa una copia agli
angoli delle strade, e quelli che tentavano di aprire delle trattative,
risoluti di aspettare questo soccorso così prontamente annunziato, le
interruppero.
Questa impreveduta circostanza ridestò in Richelieu le sue primiere
inquietudini, e lo forzò a rivoltare di nuovo i suoi occhi dall'altra
parte del mare.
In questo mentre, eccetto le inquietudini del suo solo e vero capo,
l'armata realista menava gioconda vita; i viveri non mancavano al
campo, e neppure il danaro. Tutti i corpi rivalizzavano d'audacia e di
allegria. Prendere degli spioni e impiccarli, fare delle spedizioni
azzardate sulla diga, o sul mare, immaginare delle follie, eseguirle
freddamente, tale era il passatempo che faceva trovar corti all'armata
questi giorni così lunghi, non solamente per i Roccellesi, che erano
corrosi dalla fame e dall'ansietà, ma ancora pel ministro che li
bloccava così strettamente.
Qualche volta quando il ministro, cavalcando sempre come l'ultimo
gendarme dell'armata, girava il suo sguardo pensieroso sopra queste
operazioni così lente a seconda del suo desiderio, che elevavano
sotto i suoi ordini gl'ingegneri che faceva venire da tutti gli angoli
della Francia; se si incontrava in un moschettiere della compagnia di
Tréville, egli si avvicinava a lui, e lo guardava in modo singolare,
e non lo riconoscendo per uno dei nostri quattro compagni, lasciava
andare altrove il suo sguardo profondo, e il suo vasto pensiero.
Un giorno in cui divorato da una noia mortale, senza speranze di
trattative con la città, senza notizie dell'Inghilterra, il ministro
era uscito col solo scopo di uscire accompagnato soltanto da Cahusac
e da Houdinière lungo la spiaggia, unendo l'immensità delle sue idee
colla immensità dell'Oceano, giunse, al piccolo passo del suo cavallo,
sopra una collina, di dove scoprì dietro una siepe, sdraiati sull'erba,
e al sicuro da un troppo gran sole, sotto l'ombra di un gruppo di
alberi, sette uomini circondati da bottiglie vuote. Quattro di questi
uomini erano i nostri moschettieri, intenti ad ascoltare la lettura di
una lettera che uno di essi aveva ricevuta; questa lettera era così
importante, che aveva fatto abbandonare sopra un sasso le carte e i
dadi. Gli altri tre erano occupati a levare il tappo ad una enorme
damigiana di vino di Collioure; erano i lacchè di questi signori.
Il ministro, come abbiamo detto, era di cattivo umore, e quando era in
questa situazione di spirito, niente raddoppiava più il suo malo umore,
quanto la allegria degli altri. D'altronde egli aveva una singolare
preoccupazione, ed era quella di creder sempre che le stesse cause
della sua tristezza, cagionassero la allegria degli altri. Facendo
segno a Houdinière e a Cahusac di fermare, discese da cavallo, e si
avvicinò a questi allegri sospetti, sperando che la sabbia avesse
coperto il rumore dei suoi passi, e mercè la siepe che velava il suo
cammino, poter sentire qualche parola di questa conversazione che
gli sembrava tanto interessante. A dieci passi soltanto dalla siepe
riconobbe la pronunzia guascona di d'Artagnan, e siccome egli sapeva
già che questi uomini erano moschettieri, non dubitò più che gli altri
tre fossero quelli che venivano nel campo chiamati gl'inseparabili,
vale a dire Athos, Porthos ed Aramis.
Si penserà facilmente se il suo desiderio di sentire la conversazione
si aumentò per questa nuova scoperta; i suoi occhi presero una strana
espressione e con un passo di tigre si avanzò verso la siepe, ma non
aveva ancora potuto afferrare che vaghe sillabe e senza alcun senso
positivo, allorquando un grido sonoro e corto lo fece fremere, e attirò
l'attenzione dei moschettieri.
-- Ufficiale! gridò Grimaud.
-- Voi parlate, io credo, disse Athos sollevandosi sopra un gomito e
affascinando Grimaud col suo sguardo fiammeggiante.
Per questo Grimaud non aggiunse parola, e si contentò di stendere il
dito indicatore verso la direzione della siepe, denunziando con questo
gesto il ministro e la sua scorta.
Con un solo sbalzo i quattro moschettieri furono in piedi e salutarono
con rispetto.
Il ministro sembrava esser furioso.
-- Sembra che i sig. moschettieri si facciano guardare? diss'egli. Forse
che gl'Inglesi vengono per terra, o sarebbe forse che i moschettieri si
considerano come ufficiali superiori?
-- Mio-signore, riprese Athos, poichè, in mezzo al generale spavento,
egli solo aveva conservata la calma e quel sangue freddo da gran
Signore, che non lo abbandonavano mai; Mio-signore, i moschettieri,
quando non sono di servizio o che il loro servizio è terminato,
giuocano ai dadi, bevono e sono ufficiali più che superiori pei loro
lacchè.
-- Dei lacchè, brontolò il ministro, dei lacchè che hanno la consegna di
avvertire i loro padroni quando passa qualcuno; questi non sono lacchè,
sono sentinelle!
-- Sua Eccellenza vede bene, frattanto, che se non avessimo presa
questa precauzione, noi saremmo stati esposti a lasciarla passare senza
presentargli i nostri rispetti, e offrirgli i nostri ringraziamenti per
la grazia che ci ha fatta di riunire a noi d'Artagnan, continuò Athos.
D'Artagnan, voi che poco fa desideravate questa occasione di esprimere
la vostra gratitudine a Sua Eccellenza, eccola giunta, approfittatene.
Queste parole furono pronunciate con quella flemma imperturbabile che
distingueva Athos nelle ore di pericolo, e quella eccessiva gentilezza
che in certi momenti faceva di lui un re più maestoso che i re di
nascita.
D'Artagnan s'avvicinò e balbettò alcune parole di ringraziamento, che
ben presto sparirono sotto il torbido sguardo del ministro.
-- Non importa, signori, continuò il ministro senza sembrare menomamente
sviato dalla sua prima intenzione, per l'incidente che Athos aveva
sollevato; non importa, io non amo che dei semplici soldati, perchè
hanno il vantaggio di servire in un corpo privilegiato, facciano tutti
i gran signori, la disciplina è uguale a tutti.
Athos lasciò il ministro terminare compiutamente la sua frase, e
inchinandosi in segno di assentimento, riprese a sua volta.
-- La disciplina, Mio-signore, non è stata in alcun modo, io spero,
dimenticata da noi. Noi non siamo di servizio e abbiamo creduto, non
essendo di servizio di potere impiegare il nostro tempo come meglio ci
pareva. Se siamo abbastanza fortunati perchè Vostra Eccellenza abbia
qualche ordine particolare da darci, siamo pronti ad obbedire Vostra
Eccellenza; Vostra Eccellenza vede, continuò Athos aggrottando il
sopracciglio, perchè questa specie d'interrogazione cominciava a fargli
perdere la pazienza, che per esser pronti al più piccolo segnale noi
siamo usciti con le nostre armi.
E col dito mostrò al ministro i quattro fucili in fascio vicino al
luogo sul quale erano le carte e i dadi.
-- Che vostra Eccellenza voglia credere, che noi ci saremmo posti
davanti ad essa, aggiunse d'Artagnan, se avessimo potuto supporre che
ella veniva a questa parte con così piccola scorta.
Il ministro si morse i baffi, e un poco ancora le labbra.
-- Sapete voi di chi avete l'aspetto, sempre insieme come in questo
momento, armati come voi siete, e vegliati dai lacchè? disse il
ministro, voi avete l'aria di quattro cospiratori.
-- Oh! in quanto a questo, Mio signore, è vero, disse Athos, e noi
cospiriamo, come l'altra mattina Vostra Eccellenza ha potuto vederlo;
soltanto però contro i Roccellesi.
-- Eh! signori politici, riprese il ministro aggrottando a sua volta
il sopracciglio, si potrebbe forse ritrovare nei vostri cervelli il
segreto di molte cose se vi si potesse leggere, come voi leggevate in
quella lettera, che avete nascosta quando mi avete veduto venire.
Il rossore montò al viso di Athos; egli fece un passo verso Sua
Eccellenza.
-- Si direbbe, che voi ci sospettate in realtà, Mio-Signore, e
che subiamo un vero interrogatorio. Se la cosa è così, che Vostra
Eccellenza si degni spiegarsi, e noi sapremo almeno a qual partito
appigliarci.
-- E quando questo fosse un vero interrogatorio, riprese il ministro,
altri più di voi lo hanno subito, signor Athos, e vi hanno risposto.
-- Per questo, Mio signore, io ho detto a Vostra Eccellenza che non
aveva che ad interrogarci, e che noi eravamo pronti a rispondere.
-- Che cosa è quella lettera che stavate leggendo, sig. Aramis, e che
avete nascosta?
-- Una lettera di donna, Mio-Signore.
-- Oh! capisco, disse il ministro; bisogna essere discreto per questa
specie di lettere, ma però si possono mostrare ad un confessore, e voi
sapete che io...
-- Mio-Signore, disse Athos con una calma tanto più terribile, in
quanto che sapeva di giuocare la sua testa nel fare questa risposta,
Mio-Signore la lettera è di una donna, ma però non è sottoscritta nè da
Marion Delorme, nè dalla sig. de Combalet, nè dalla sig. de Chaulnes.
Il ministro divenne pallido come la morte. Un lampo giallo uscì dai
suoi occhi. Egli si voltò come per dare un ordine a Cahusac, e a
Houdinière. Athos vide il movimento, fece un passo verso i moschetti,
su i quali i suoi amici avevano già fissati gli occhi, come uomini
mal disposti a lasciarsi arrestare. Il ministro era il terzo; i
moschettieri, compresivi i lacchè, erano sette: giudicò che la partita,
quand'anche fosse stata uguale, Athos e i suoi compagni avrebbero
allora realmente cospirato; e con uno di quei rapidi cambiamenti che
teneva sempre a sua disposizione, tutta la sua collera terminò in un
sorriso.
-- Andiamo, andiamo, diss'egli, voi siete bravi giovanotti, fieri al
sole, fedeli nell'oscurità, e non vi è nessun male di farsi sorvegliare
quando si sorveglia così bene gli altri. Signori, io non ho dimenticata
la notte in cui mi serviste di scorta per andare al Colombaio Rosso. Se
vi fosse qualche pericolo da temere nella strada che debbo percorrere,
io vi pregherei accompagnarmi; ma siccome non ve ne è alcuno, restate
dove siete, terminate le vostre bottiglie, la vostra partita e la
vostra lettera. Addio, signori.
E rimontando sul suo cavallo che Cabusac gli aveva condotto li salutò
con la mano e si allontanò.
I quattro giovani in piedi ed immobili lo seguirono cogli occhi, senza
dire una sola parola fino a che fu scomparso.
Si guardarono quindi tutti in viso.
Avevan tutti la faccia costernata, poichè, ad onta dell'amichevole
addio di Sua Eccellenza, essi capivano che il ministro se n'andava
colla rabbia nel cuore.
Athos sorrideva con un sorriso sdegnoso.
Quando il ministro fu fuori della voce e della vista.
-- Questo Grimaud ha gridato troppo tardi, interruppe Porthos, che aveva
conservato una gran volontà di far cadere il suo cattivo umore sopra
qualcuno. Grimaud voleva rispondere per scusarsi; Athos, alzò il dito,
e Grimaud tacque.
-- Avreste voi data la lettera, Aramis? disse d'Artagnan.
-- Io, disse Aramis con la voce la più melodiosa, io era deciso, se
egli esigeva che gli avessi consegnata la lettera, io gli presentava
la lettera con una mano, e coll'altra gli trapassava la mia spada
attraverso il corpo.
-- Me lo aspettava bene, disse Athos; ecco perchè mi sono gettato fra
voi e lui. In verità, quest'uomo è bene imprudente a parlare in tal
guisa ad altri uomini. Si direbbe che non ha mai avuto che fare che con
donne e con dei ragazzi.
-- Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io ammiro; ma frattanto, dopo
tutto, noi eravamo dalla parte del torto.
-- Come, dalla parte del torto! disse Athos. E di chi è dunque
quest'aria che noi respiriamo? di chi è questo Oceano sul quale
estendiamo i nostri sguardi? di chi è questa lettera della vostra
amica? forse del ministro? Sull'onor mio, quest'uomo si immagina
che tutto il mondo sia suo. Voi eravate là, balbettanti, stupefatti,
annientati; si sarebbe detto che la Bastiglia si erigeva avanti a voi,
e che quella gigantesca Medusa vi cambiava in pietra. Forse che si
chiama cospirare, sentiamo, l'essere innamorato? voi siete innamorato
di una donna che il ministro ha fatta imprigionare, voi volete
toglierla dalle mani del ministro; questa è una partita che giocate con
Sua Eccellenza. Questa lettera, è il vostro giuoco. Perchè mostrate voi
il vostro giuoco al vostro avversario? che egli lo indovini, alla buona
ora! noi parimente indoviniamo il suo.
-- Infatti, disse d'Artagnan, ciò che voi dite è pieno di buon senso.
-- In questo caso, non si parli più di ciò che è accaduto, e che Aramis
riprenda la lettura della lettera di sua cugina al punto in cui è stata
interrotta dal ministro.
Aramis cavò la lettera di saccoccia; i tre amici si riavvicinarono a
lui, e i tre lacchè si raggrupparono di nuovo intorno alla damigiana.
-- Voi non avevate lette che due righe, disse d'Artagnan; riprendete
adunque la lettura dal suo principio.
-- Volentieri, disse Aramis:
«Mio caro cugino, io credo bene che mi deciderò a partire per
Béthune, ove mia sorella ha fatto entrare la piccola servente
nel convento delle carmelitane. Questa povera giovinetta si è
rassegnata, ella sa che non può vivere in altro luogo senza che
sia in pericolo la salute della sua anima. Però se gli affari della
nostra famiglia si accomoderanno nel modo che desideriamo, io credo
che ella correrà il rischio di dannarsi, e che ritornerà vicino
a coloro che la desiderano, tanto più che sa che si pensa sempre
a lei. Frattanto, essa non è troppo disgraziata, tutto ciò che le
resta a desiderare, è una lettera del suo pretendente. Io so bene
che questa specie di derrata passa difficilmente fra le inferriate,
ma oltre a tutto, come ve ne ho date pruove, mio caro cugino, io
non sono molto mal destra e m'incarico della vostra commissione.
Mia sorella vi ringrazia della vostra buona e continua rimembranza:
per un istante ella ha avuto grandi inquietudini, ma finalmente
ora si è alcun poco tranquillizzata, avendo inviato un suo commesso
laggiù affinchè non accada niente di imprevisto.
«Addio, mio caro cugino: dateci le vostre notizie il più spesso
che potete, vale a dire tutte le volte che credete poterlo fare con
sicurezza. Vi abbraccio.
Maria Michon»
-- Oh! quanto vi devo, Aramis! gridò d'Artagnan. Cara Costanza!
finalmente ho avuto le sue notizie! ella vive, ella è al sicuro in un
convento; ella è a Béthune; dove credete voi che sia Béthune, Athos?
-- Sulle frontiere dell'Artois e della Fiandra; una volta che sia tolto
l'assedio, noi potremo andare a fare un giro da quella parte.
-- E non vi vorrà molto, bisogna sperarlo, disse Porthos: questa mattina
pure è stata impiccata una spia, che ha dichiarato che i Roccellesi
sono ridotti a mangiare il cuoio delle loro scarpe. Supponendo che,
dopo aver mangiato il cuoio, mangino la suola, io non vedo più che cosa
loro rimanga dopo, a meno che non si mangino gli uni gli altri.
-- Poveri stupidi! disse Athos vuotando un bicchiere di eccellente
vino di Bordeaux, che, senza avere in quell'epoca la riputazione
che gode oggi giorno, non meritava però meno: poveri stupidi! come
se la Religione Cattolica non fosse la più vera avvantaggiosa, e la
più aggradevole di tutte le religioni? riprese egli dopo aver fatto
sbattere la sua lingua contro il palato, però sono brava gente. Ma
che diavolo fate dunque, Aramis? continuò Athos, voi richiudete questa
lettera in saccoccia?
-- Sì, disse d'Artagnan, Athos ha ragione, bisogna bruciarla. Ed
ancora se basta, il ministro potrebbe forse avere qualche segreto per
esplorare le ceneri.
-- Ma che volete voi fare di questa lettera? domandò Porthos.
-- Vieni qui, Grimaud, disse Athos.
Grimaud si alzò ed obbedì.
-- Per punirvi di aver parlato senza permesso, amico mio, voi mangerete
questo pezzo di carta, poi, per ricompensarvi del servizio che ci avete
reso, beverete dopo questo bicchiere di vino. Ecco prima la lettera.
Masticate con energia.
Grimaud sorrise, e tenendo gli occhi fissi sul bicchiere che Athos
aveva riempito colmo, masticò la lettera e la inghiottì.
-- Bravo! padron Grimaud, disse Athos, ora prendete questo. Bene. Io vi
dispenso dal dire grazie.
Grimaud bevè silenziosamente il bicchiere di vino di Bordeaux, ma i
suoi occhi alzati al cielo parlavano, durante il tempo che percorse in
questa operazione, un linguaggio, che per esser muto, non era però meno
espressivo.
-- Ed ora, disse Athos, ammenocchè il ministro non abbia l'ingegnosa
idea di fare aprire il ventre a Grimaud, io credo che possiamo essere
presso a poco tranquilli.
In questo mentre Sua Eccellenza continuava la sua melanconica
passeggiata, e mormorava sotto i suoi baffi.
-- Decisamente bisogna che questi quattro diventino del mio partito.
CAPITOLO LII.
PRIMO GIORNO DI PRIGIONIA
Ritorniamo a milady, che uno sguardo gettato sulle coste di Francia ci
ha fatto perdere di vista un istante.
Noi la ritroveremo nella stessa disperata posizione ove l'abbiamo
lasciata, scavandosi un abisso di cupe riflessioni, innanzi alla porta
del quale ella ha quasi lasciato la speranza, poichè per la prima volta
ella dubita, per la prima volta ella teme.
In due occasioni la sua fortuna le aveva mancato, in due occasioni ella
si vedeva scoperta e tradita, e in queste occasioni essa aveva urtato
contro il suo genio fatale; che senza dubbio le era inviato dal signore
per combatterla, per attaccarla. D'Artagnan l'ha vinta, essa, genio
possente del male.
Egli abusò del suo amore, l'umiliò nel suo orgoglio, la deluse nella
sua ambizione, ed ora, che la perde nella sua fortuna, che la colpisce
nella sua libertà, che la minaccia ancora nella sua vita. Che più, egli
ha alzato un canto della sua maschera, questa egida con cui ella si
cuopre e che la rende così forte.
D'Artagnan ha sviato da Buckingham, che essa odia, come odia tutto
ciò che ha amato, la tempesta di cui lo minacciava Richelieu nella
persona della regina. D'Artagnan si è fatto passare per de Wardes,
pel quale ella aveva un ardente trasporto da tigre, indomabile, come
lo hanno tutte le donne di questo carattere. D'Artagnan conobbe quel
fatal segreto che ha giurato che niun uomo avrebbe mai conosciuto senza
morire. Finalmente, al momento in cui essa aveva ottenuto una firma
in bianco da Richelieu, col mezzo della quale essa poteva vendicarsi
del suo nemico, la firma in bianco le viene strappata dalle mani, ed è
d'Artagnan che la tiene prigioniera, e che è sul punto di farla inviare
in qualche immondo Botany-bay, in qualche Tyburn infame dell'oceano
indiano.
Perchè tutto ciò le viene senza dubbio da d'Artagnan; e da chi altro
potrebbero venirle tante onte ammassate sulla sua testa, se non da lui?
Egli solo ha potuto trasmettere a Lord de Winter tutti questi terribili
segreti, che ha scoperti gli uni dopo gli altri per una specie di
fatalità. Egli conosceva suo cognato, doveva avergli scritto.
Quando odio essa distillava! là, immobile e cogli occhi ardenti e
fissi, nel suo deserto appartamento, come gli scoppi dei suoi sordi
ruggiti, che qualche volta le sfuggono dal fondo del suo petto,
accompagnano il rumore della ondata, che sale, rumoreggia, mugisce, e
viene ad infrangersi come una disperazione eterna ed imponente contro
gli scogli sui quali è fabbricato questo castello, tetro ed orgoglioso!
come al chiarore dei lampi che la sua collera tempestosa fa brillare
nel suo spirito, ella concepisce contra la signora Bonacieux, contro
Buckingham, e soprattutto contro d'Artagnan, dei magnifici progetti
di vendetta perduti nel remoto! Sì, ma per vendicarsi bisogna esser
libero, quando si è prigioniere bisogna sapere aprire una serratura,
rompere dei chiavacci, smurare delle sbarre, scavare un pavimento;
tutte imprese che possono condurre al suo scopo un uomo paziente
e forte, ma davanti alle quali devono andare a vuoto le febbrili
irritazioni di una donna.
D'altronde, per far tutto ciò, bisogna avere il tempo, dei mesi, degli
anni, ed ella non ha che dieci o dodici giorni, per quanto le ha detto
lord de Winter, suo fratello e terribile carceriere.
Eppure se essa fosse un uomo tenterebbe tutto, e forse riuscirebbe: e
perchè dunque il cielo si è in tal modo sbagliato mettendo quest'anima
ardente in questo corpo debole e delicato?
Fu per questo che i primi momenti della prigionia riuscirono terribili:
alcune convulsioni di rabbia che essa non potè sormontare, pagarono
il suo debito di femminile debolezza alla natura. Ma a poco a poco
sormontò la foga della sua pazza collera, disparvero i fremiti nervosi
che avevano agitato il suo corpo, e si ripiegò su se stessa come un
serpente stanco che ha bisogno di riposo.
-- Andiamo, andiamo, io era folle di lasciarmi in tal modo trasportare,
disse ella, fissandosi sullo specchio che riflettè ai suoi occhi il suo
avvampante sguardo, col quale sembrava che interrogasse se stessa. Non
usiamo violenza! la violenza è una pruova di debolezza; e per primo, io
non sono mai riuscita a niente con questo mezzo. Forse, se io usassi
della mia forza contro delle donne, potrei avere la combinazione di
ritrovarne anche più deboli di me, e per conseguenza di vincerle; ma è
contro ad uomini che io mi batto; e per essi io non sono che una donna.
Combattiamo adunque da donna. La mia forza è nella mia debolezza.
Allora, come per render conto a se stessa dei cambiamenti che poteva
imporre alla sua fisonomia così espressiva e così immobile, essa le
fece assumere successivamente tutte le espressioni, da quella della
collera che corrugava i suoi lineamenti, fino a quella del più dolce,
del più affettuoso e del più seducente sorriso. Quindi i suoi capelli
sotto le sue sapienti mani presero quelle ondulazioni che ella credè
potere aiutare le grazie del suo viso. Finalmente, contenta di se
stessa, mormorò:
-- Andiamo, non vi è ancora niente di perduto, io sono sempre bella.
Erano circa le otto della sera. Milady scoperse un letto, e pensò che
il riposo di alcune ore rinfrescherebbe non solo la sua testa e le
sue idee, ma ancora il suo colorito. Però, prima di andare in letto,
le venne un idea anche migliore: essa aveva inteso parlare di cena,
essendo già da un'ora in quella camera non potevano tardar molto a
portarle il vitto. La prigioniera non volle perder tempo e risolse di
far fin da quella prima sera alcuni tentativi per acquistare terreno,
studiando i caratteri delle persone alle quali era stata confidata la
sua custodia.
Un lume apparve sulla porta; questo lume annunciava il ritorno dei suoi
carcerieri. Milady, che si era alzata, si rigettò prestamente sulla sua
poltrona, colla testa rovesciata indietro, i suoi bei capelli snodati e
sparsi, la sua gola per metà nuda sotto i suoi merletti scomposti, con
una mano sul cuore e l'altra pendente.
Furono tolti i catenacci, la porta cigolò sopra i suoi cardini, alcuni
passi rintronarono nella camera, e si avvicinarono.
-- Ponete là questa tavola, disse una voce che la prigioniera riconobbe
per quella di Felton. L'ordine fu eseguito.
-- Voi porterete dei lumi e cambierete la sentinella, continuò Felton.
E questo doppio ordine che diede ai medesimi individui il sottotenente,
provò a Milady che i suoi servitori erano quegli stessi uomini che
erano i suoi guardiani, vale a dire soldati.
Gli ordini di Felton erano, del resto, eseguiti con una silenziosa
rapidità, che dava una buona idea dello stato florido nel quale egli
manteneva la disciplina.
Finalmente Felton, che non aveva ancora guardata Milady, si voltò verso
di lei.
-- Ah! ah! disse egli, ella dorme; sta bene, al suo svegliarsi cenerà.
E fece alcuni passi per uscire.
-- Ma, mio tenente, disse un soldato meno stoico del suo capo, e che si
era avvicinato a milady, questa donna non dorme.
-- Come ella non dorme? disse Felton, e che fa essa allora?
-- Essa è svenuta. Il suo viso è pallidissimo, ed io ho un
bell'ascoltare, non sento la sua respirazione.
-- Avete ragione disse, Felton dopo aver guardato milady dal posto in
cui era, senza fare un passo verso di lei. Andate a prevenire lord de
Winter che la sua prigioniera è svenuta, poichè non so che farle, non
essendo stato preveduto il caso.
Il soldato uscì per obbedire agli ordini del suo ufficiale. Felton si
assise sopra una sedia, che per caso si trovava vicina alla porta, e
aspettò, senza dire una parola, senza fare un gesto. Milady possedeva
quella grand'arte tanto studiata dalle donne di veder tutto coll'aiuto
di uno specchio, di un riflesso, di un'ombra. Ella vide Felton che le
voltava le spalle; continuò a guardarlo per dieci minuti circa, e in
questi dieci minuti, l'impassibile guardiano non si voltò neppure una
volta.
Essa pensò allora che lord de Winter sarebbe venuto ad aumentare, colla
sua presenza, una nuova forza nel suo carceriere. Fallita la prima
pruova, essa prese un altro partito, come donna che conta sulle proprie
risorse; in conseguenza, alzò la testa, aprì gli occhi e sospirò
debolmente.
A questo sospiro, Felton finalmente si voltò.
-- Ah! eccovi risvegliata, disse egli; io non ho adunque più nulla da
fare qui. Se voi avrete bisogno di qualche cosa, chiamerete.
-- Oh! mio Dio! quanto ho sofferto, mormorò milady con quella voce
armoniosa che, simile a quella delle incantatrici, incantava tutti
quelli che voleva perdere.
E nel raddrizzarsi nel suo seggio, assunse una posizione la più
graziosa e più abbandonata di quella che aveva quando era svenuta.
Felton si alzò.
-- Voi sarete servita in questo modo, tre volte il giorno, signora,
disse egli; la mattina a nove ore, nel giorno a un'ora, e la sera a
otto ore. Se ciò non vi accomoda, potete indicare le vostre ore in vece
di quelle che vi ho proposte, e su questo punto noi ci conformeremo ai
vostri desiderii.
-- Ma dovrò dunque sempre restare sola in questa grande e trista camera?
domandò milady.
-- Una donna delle vicinanze è stata prevenuta, e quando prima sarà al
castello, essa verrà tutte le volte che desidererete la sua presenza.
-- Io vi ringrazio, signore, rispose umilmente la prigioniera.
Felton fece un leggiero saluto e si diresse verso la porta. Al momento
in cui stava per oltrepassare il limitare, lord de Winter comparve nel
corridoio, seguito dal soldato che era stato a portare la notizia dello
svenimento di milady, egli teneva in mano una boccetta di sali.
-- Ebbene! che cosa è che, accade qui? disse egli con voce beffarda,
vedendo la sua prigioniera in piedi e Felton in atto di partire. Questa
morta è adunque risuscitata? Perdinci! Felton, figlio mio, e non ti sei
accorto che ti hanno preso per un novizio e che ti giuocano il primo
atto di una commedia, di cui avremo senza dubbio il piacere di seguire
tutto lo sviluppo?
-- L'ho pensato anch'io, milord, disse Felton; ma siccome la prigioniera
è una donna, così ho voluto avere i riguardi che ogni uomo ben nato
deve ad una donna, se non per essa, almeno per se stesso.
Milady fremette in tutte le parti del suo corpo. Queste parole di
Felton passavano come un diaccio in tutte le sue vene.
-- Così, riprese de Winter ridendo, questi bei capelli saggiamente
snodati, questa pelle bianca e questo languido sguardo, non ti hanno
ancora sedotto cuore di pietra?
-- No, milord, rispose l'impassibile giovane, e credetemi bene, vi vuol
altro che degli artifizii e delle civetterie di donne per corrompermi.
-- In questo caso mio bravo tenente, lasciamo milady pensare ad
altre astuzie, e noi andiamo a cena. Oh! siate tranquillo, ella ha
l'immaginazione feconda, e il secondo atto della commedia non tarderà a
seguitare il primo.
A queste parole lord de Winter passò il suo braccio sotto quello di
Felton, e lo condusse via ridendo.
-- Oh! troverò ben io ciò che ti abbisogna, mormorò milady fra i denti,
povero monaco fallito, povero soldato convertito, che ti sei tagliato
il tuo uniforme in una cocolla.
-- A proposito, riprese de Winter fermandosi sulla porta, milady questo
scacco non deve togliervi l'appetito. Assaggiate questo pollo e questi
pesci che, sulla mia parola d'onore non ho fatti avvelenare. Io sono
molto contento del mio cuoco, e siccome egli non deve ereditar nulla
da me, ho in lui una piena ed intera confidenza. Fate voi dunque
come faccio io. Addio cara sorella. A rivederci al vostro prossimo
svenimento.
Questo era quanto poteva sopportare milady; le sue mani si contraevano
sul seggio, i suoi denti stridevano sordamente, i suoi occhi seguivano
il movimento della porta che si chiudeva dietro a lord de Winter
e Felton, e quando si vide sola, fu invasa da una nuova crisi di
disperazione; essa gettò gli occhi sulla tavola, vide brillare un
coltello, si slanciò e lo afferrò, ma il suo disinganno fu crudele, la
lama era rotonda, e di argento flessibile.
Uno scoppio di risa rumoreggiò dietro la porta mal chiusa e che si
riaprì.
-- Ah! Ah! gridò lord de Winter, ah! ah! vedi tu bene, mio bravo Felton,
vedi tu ciò che io ti aveva detto! Questo coltello era per te, figlio
mio, ella ti avrebbe ucciso; vedi tu questa è una delle sue risorse
per sbarazzarsi così, in un modo o nell'altro, delle persone che la
incomodano. Se io ti avessi dato ascolto, il coltello sarebbe stato
appuntato e d'acciaio; allora era finita per te, o Felton, ella ti
avrebbe sgozzato, e dopo te avrebbe scannato tutti noi. Guarda, vedi
Felton, come ella sa tener bene un coltello?
Infatti, milady teneva ancora in mano l'arme inoffensiva; queste ultime
parole, quest'ultimo insulto sciolsero le sue mani, le sue forze, e
perfino la sua volontà.
Il coltello cadde per terra.
-- Avete ragione, milord, disse Felton con un accento di profondo
disgusto che si ripercuotè fino nel fondo del cuore di Milady, avete
ragione, ed io aveva torto.
Ed entrambi uscirono di nuovo.
Ma questa volta, milady prestò il suo orecchio più attento della prima
volta, ed intese i loro passi allontanarsi e perdersi nel fondo del
corridoio.
-- Io son perduta mormorò essa; eccomi in potere di gente sulle quali
io non avrò più presa, e che saranno per me come statue di bronzo e
di granito, essi mi sanno a memoria e si sono armati dell'egida contro
tutte le mie armi. Però è impossibile, riprese dopo un momento, che la
cosa finisca come essi hanno deciso.
Infatti, come l'indicava quest'ultima riflessione, questo ritorno
instintivo alla speranza, il timore ed i sentimenti deboli non
galleggiavano lungo tempo in quell'anima profonda. Milady si mise a
tavola, si cibò di diverse vivande, bevè un poco di vino di Spagna, e
sentì ritornarsi tutta la sua risoluzione.
Prima di andare a letto, essa aveva già comentato, analizzato,
rivoltato in tutti gli aspetti, esaminato su tutti i punti, le parole,
i passi, le gesta, i segni e perfino il silenzio dei suoi carcerieri;
da questo studio profondo, abile e sapiente, ne era risultato che
Felton era il meno invulnerabile di tutti.
Una parola particolarmente ritornava al pensiero della prigioniera:
-- «Se io ti avessi ascoltato» aveva detto lord de Winter a Felton.
Dunque Felton aveva parlato in suo favore, poichè lord de Winter non
aveva voluto ascoltare Felton.
-- Debole o forte, ripeteva milady, questo uomo dunque ha avuto un
lampo di pietà nell'animo suo. Da questo lampo farò nascere un incendio
che lo divorerà. In quanto all'altro, egli mi teme, e sa ciò che deve
aspettarsi da me, se io posso fuggire dalle sue mani; è dunque inutile
il tentar niente su lui; ma Felton, questa è un'altra cosa, egli è un
giovane ingenuo, puro, e che sembra virtuoso. Quello là vi è mezzo da
prenderlo.
E milady se ne andò a letto e si addormì col sorriso sulle labbra;
se qualcuno l'avesse veduta dormente, avrebbe creduto vedere una
giovinetta che sognasse la corona di fiori che doveva mettersi sulla
fronte nella prossima festa.
CAPITOLO LIII.
SECONDO GIORNO DI PRIGIONIA
Milady sognava che alfine aveva nelle mani d'Artagnan, che assisteva al
suo supplizio, ed era la vista del suo odioso sangue che colava sotto
la mannaia del carnefice, quello che delineava quel grazioso sorriso
sulle sue labbra.
Ella dormiva come dorme un prigioniero assorto nella sua prima speranza.
L'indomani, quando entrarono nella camera, ella era ancora in letto.
Felton si era fermato nel corridoio; egli conduceva la donna di cui
aveva parlato la sera innanzi, e che allora era giunta. Questa donna
entrò e si avvicinò al letto di milady offrendole i suoi servigi.
Milady era abitualmente pallida: il suo colorito poteva ingannare una
persona che la vedeva per la prima volta.
-- Ho la febbre diss'ella; non ho dormito un istante in questa lunga
notte. Io soffro orribilmente; sareste voi più umana di quello che non
lo sono stato ieri con me? Tutto ciò che io chiedo, del resto, è il
permesso di poter rimanere in letto.
-- Volete che si mandi a chiamare un medico? disse la donna.
Felton ascoltava questo dialogo senza dire una parola.
Milady rifletteva che più sarebbe circondata da gente, e più avrebbe
avuto gente da impietosire, e per conseguenza verrebbe raddoppiata la
sorveglianza di lord de Winter. D'altronde il medico poteva dichiarare
che la malattia era finta; e milady, dopo aver perduta la prima
partita, non voleva perdere anche la seconda.
-- Andare a cercare un medico diss'ella, e a che pro? questi signori
hanno ieri dichiarato che il mio male era una commedia. Oggi accadrebbe
senza dubbio lo stesso, perchè da ieri sera in qua hanno avuto tutto il
tempo di prevenire il dottore.
-- Allora, disse Felton impazientandosi, dite voi stessa signora che
cura volete seguire.
-- E lo so io? mio Dio! io sento che sto male, ecco tutto. Che mi si dia
tutto ciò che si vuole, poco m'importa.
-- Andate a cercare lord de Winter, disse Felton, stancato da queste
continue lamentazioni.
-- O no, no, gridò milady, no signore, non lo chiamate, ve ne scongiuro,
io sto bene; non lo chiamate, non ho bisogno di niente.
Ella mise una veemenza così soprannaturale in questa esclamazione, che
Felton, trascinato, fece alcuni passi nella camera.
Egli è commosso, pensò milady.
-- Però, signora, disse Felton, se voi -realmente- soffrite, si manderà
a cercare un medico, e se vi burlate di noi, ebbene ciò sarà tanto
peggio per voi, ma almeno dal canto nostro non avremo niente da
rimproverarci.
Milady non rispose, ma, rovesciando la sua bella testa sull'origliere,
si strusse in lacrime ed in singhiozzi.
Felton la guardò un istante con la sua impassibilità ordinaria, quindi
accorgendosi che la crisi minacciava di prolungarsi, uscì. La donna lo
seguì, lord de Winter non comparve.
-- Io credo, che comincio a veder chiaro, mormorò milady con una gioia
selvaggia, cacciandosi sotto i lenzuoli, per nascondere agli occhi di
chi poteva spiarla questo slancio d'interna soddisfazione.
Passarono così due ore.
-- Ora è tempo che la malattia cessi, disse ella leviamoci, e oggi
otteniamo qualche successo. Io non ho che dieci giorni da disporre, e
questa sera ne saranno trascorsi due.
Entrando la mattina nella camera di milady le persone di servizio, le
avevano portata la colezione. Ora ella aveva pensato che non avrebbero
tardato a venirla a portar via, e che in questo momento rivedrebbe
Felton.
Milady non s'ingannava. Felton ricomparve, e senza fare attenzione se
milady aveva o no toccato i cibi della colezione, fece un cenno perchè
portassero fuori la tavola che ordinariamente apportavano già servita.
Felton uscì per ultimo, egli teneva la chiave in mano.
Milady stesa sopra un seggio vicino al camminetto, bella, pallida e
rassegnata, sembrava una santa vergine che aspettasse il martirio.
Felton si avvicinò a lei e disse:
-- Lord de Winter, che è cattolico come voi, signora, ha pensato che
la privazione dei riti e delle cerimonie della vostra religione,
potesse forse esservi penosa; egli acconsente adunque che voi leggiate
ogni giorno l'ordinario della -vostra messa-, ed eccovi un libro che
contiene il rituale.
All'aria con cui Felton depose questo libro sulla piccola tavola vicino
alla quale era milady, al tuono con cui pronunciò queste due parole
-vostra messa-, al sorriso sdegnoso con cui le accompagnò, milady alzò
la testa e guardò l'ufficiale più attentamente.
Allora, alla seria pettinatura, all'abito di esagerata semplicità, a
quella fronte pulita come il marmo, ma dura ed impenetrabile come il
medesimo, essa riconobbe uno di quei cupi Puritani che aveva sì spesso
incontrati, tanto alla corte del re Giacomo, che a quella del re di
Francia, ove malgrado la rimembranza del S. Bartolomeo, essi qualche
volta venivano a cercare un rifugio.
Essa ebbe dunque una di quelle subitanee inspirazioni, come soltanto ne
ricevono le persone di grande spirito nelle grandi crisi, nei momenti
supremi che devono decidere della loro vita o della loro fortuna.
Queste due parole: -vostra messa-, e un semplice colpo d'occhio gettato
a Felton, le avevano infatti rivelato tutta l'importanza della risposta
che stava per fare.
Ma con quella rapidità d'intelligenza che le era particolare, essa non
formulò la risposta; ma le si presentò spontanea sulle labbra.
-- Io? diss'ella, con un accento di sdegno accordato all'unisono di
quello che aveva rimarcato nel giovine ufficiale, io, signore, la -mia
messa-! Lord de Winter, il cattolico corrotto, sa bene che io non sono
della sua religione, e che questo è un laccio che vuol tendermi.
-- E di qual religione siete, voi dunque, signora? domandò Felton con
una meraviglia, che, ad onta del suo impero su se stesso, egli non potè
interamente nascondere.
-- Io lo dirò, gridò milady con una finta esaltazione, il giorno in cui
avrò sofferto abbastanza per la mia fede.
Lo sguardo di Felton scoprì a milady tutta l'estensione dello spazio
che le si era aperto con questa risposta.
-- Io sono nelle mani dei miei nemici, continuò ella con quel tuono
di entusiasmo che sapeva essere familiare ai Puritani. Ebbene! che
il mio Dio mi salvi o che io perisca pel mio Dio! ecco la risposta
che vi prego di fare a lord de Winter. E in quanto a questo libro,
aggiunse ella mostrando il rituale con la punta del dito, ma senza
toccarlo, come se avesse temuto di imbrattarsi con questo tocco,
potete riportarlo, e servirvene anche voi stesso, poichè senza dubbio
voi siete doppiamente complice di lord de Winter, complice nella sua
persecuzione, complice nella sua eresia.
Felton non rispose, prese il libro con lo stesso sentimento di
ripugnanza che aveva già manifestato, e si ritirò pensieroso.
Lord de Winter venne verso le cinque ore di sera. Milady aveva avuto
il tempo di combinarsi un piano di condotta; essa lo ricevette come una
donna che avesse ripresi tutti i suoi vantaggi.
-- Sembra, disse il barone sedendosi sopra una seggiola dirimpetto a
quella che occupava milady, e stendendo senza alcun riguardo i suoi
piedi verso il camminetto, sembra, disse egli, che noi abbiamo fatto
una piccola apostasia?
-- Che volete voi dire signore?
-- Voglio dire che dall'ultima volta in cui ci siamo veduti, voi avete
cambiata religione. Avreste forse per caso sposato un terzo marito
protestante?
-- Spiegatevi, milord, riprese la prigioniera con maestà, poichè vi
dichiaro che ascolto le vostre parole ma che non le comprendo.
-- Allora è perchè voi non avete alcuna religione; amo meglio così,
riprese beffeggiando lord de Winter.
-- Certamente ciò sarebbe più a seconda dei vostri principii, riprese
freddamente milady.
-- Oh! io vi confesso che ciò mi è del tutto lo stesso.
-- Oh! voi non avete bisogno di fare questa confessione sulla vostra
indifferenza in materia di religione, milord, le vostre scostumatezze o
i vostri delitti ne fanno fede.
-- Per bacco! voi parlate di scostumatezze, signora Messalina? voi
parlate di delitti, lady-Macbeth? o io ho male inteso, o voi per bacco
siete molto imprudente!
-- Voi parlate così perchè siamo ascoltati, signore, rispose freddamente
milady, e perchè volete interessare i vostri carcerieri e i vostri
agozini contro di me.
-- I miei carcerieri! i miei agozini! Eh! eh! signora, voi la prendete
in tuono poetico, e la commedia di ieri sera, questa sera si volta in
tragedia. Del resto, fra otto giorni voi sarete dove dovete essere, e
il mio impegno sarà terminato.
-- Impegno infame! impegno empio! riprese milady colla esaltazione di
una vittima che provoca il suo giudice.
-- Io credo sulla mia parola d'onore! disse de Winter alzandosi, che
l'astuta divenga pazza. Andiamo, andiamo, calmatevi, signora puritana,
o vi farò mettere in segreto. Perdinci! è il mio vino di Spagna che vi
sale alla testa, non è vero? ma siate tranquilla, questa ebrietà non
avrà conseguenze.
E lord de Winter si ritirò dicendo parolacce, cosa che, in quell'epoca,
era un'abitudine affatto cavalleresca.
Felton infatti era dietro la porta e non aveva perduto una parola di
tutta questa scena. Milady aveva indovinato giusto.
-- Sì, va! va! disse ella a suo cognato, le conseguenze, al contrario,
si avvicinano: ma tu non le saprai, imbecille, che allorquando non sarà
più tempo di evitarle.
Il silenzio si ristabilì: scorsero due ore; fu portata la cena, e si
trovò milady occupata a fare le sue preghiere, preghiere che ella aveva
imparate da un vecchio servitore del suo secondo marito, che era uno
dei più austeri puritani. Ella sembrava in estasi, e parve che non
facesse attenzione a quanto accadeva intorno a lei. Felton fece segno
perchè non fosse disturbata, e quando tutto fu in ordine, uscì senza
far rumore coi suoi soldati.
Milady sapeva che poteva essere spiata, essa continuò dunque le
sue preghiere sino alla fine, e le sembrò che il soldato che era di
sentinella alla sua porta non camminasse più dello stesso passo, e
stesse ad ascoltarla.
Pel momento ella non desiderava di meglio, si rialzò, si mise a tavola,
mangiò poco, e non bevè che acqua.
Un'ora dopo vennero a portar via la tavola; ma milady rimarcò che
questa volta Felton non accompagnava i soldati.
Egli dunque temeva di vederla troppo spesso.
Ella si rivoltò per sorridere, perchè in questo sorriso vi era una tale
espressione di trionfo che questo solo sarebbe bastato per denunziarla.
Essa lasciò ancora scorrere una mezz'ora, e siccome in questo momento
tutto era silenzio nel vecchio castello, siccome non si sentiva che
l'eterno rumore dell'ondata, quella respirazione immensa dell'oceano,
colla sua voce pura, armoniosa e vibrante, essa cominciò il primo
versetto di quel salmo allora in favore presso i puritani.
« -- -Oh! signore, tu ci abbandoni, per giudicare se noi siamo
forti, ma in seguito sei tu che dài, colla tua celeste mano, la
palma ai nostri sforzi.-
Mentre cantava, milady ascoltava; il soldato di guardia alla sua porta
si era fermato come se fosse stato tramutato in pietra. Milady potè
dunque giudicare dell'effetto che aveva prodotto.
Allora essa continuò il suo canto con un fervore e un sentimento
inesprimibile; le sembrò che i suoni si spandessero di lontano sotto
le volte, e che andassero come un incantesimo a raddolcire il cuore
dei suoi carcerieri. Però sembrava che il soldato in sentinella, senza
dubbio zelante cattolico, scotesse l'incanto, poichè attraverso il
finestrello della porta che egli aprì:
-- Tacete dunque, signora, diss'egli, il vostro canto è tristo come
un -De profundis- e se oltre il diletto di stare qui di guarnigione,
è ancora necessario l'ascoltare simili cose, sarà da non poter più
resistere.
-- Silenzio! disse allora una voce grave, che milady riconobbe per
quella di Felton, e di che cosa vi immischiate voi? vi è forse stato
ordinato di impedire a questa donna di cantare? no. Vi è stato detto
di custodirla, e di far fuoco sopra di lei se tentasse di fuggire.
Custoditela; ma non aggiungete niente alla consegna.
Un'espressione di indicibile gioia illuminò il viso di milady; ma
questa espressione fu fuggitiva come il riflesso di un lampo, e senza
sembrare di avere inteso il dialogo, di cui non aveva perduto una
parola, essa riprese, dando alla sua voce tutta la grazia, tutta la
estensione e tutta la seduzione che il demonio vi aveva messa:
« -- -Per tanti pianti, tanta miseria, per il mio esilio e per i
miei ferri, io ho la mia gioventù, la mia preghiera, e Dio che
conterà i mali che ho sofferti.-
Questa voce, di una inaudita estensione e di una sublime passione,
dava alla poesia rozza ed incolta di questi salmi una magia ed una
espressione che i Puritani più esaltati ritrovavano raramente nei canti
dei loro fratelli, e che erano costretti di ornare con tutte le risorse
della loro immaginazione. Felton credè sentire cantare l'angelo che
consolava i tre Ebrei nella fornace.
«-Ma, il giorno della liberazione verrà per tutti noi Dio è
giusto e forte! e se illude la nostra speranza, ci resta sempre il
martirio e la morte.-
Questa strofetta, nella quale la terribile incantatrice mise tutta
l'anima sua, finì di portare il disordine nel cuore del giovane
ufficiale; aprì improvvisamente la porta, e milady lo vide comparire
pallido come sempre, ma con gli occhi ardenti e quasi stravolti.
-- Perchè cantate voi in tal modo, disse egli, e con una simile voce?
-- Perdono, signore, disse milady con dolcezza, dimenticava che i miei
canti non sono d'uso in questa casa. Io forse vi ho offeso nelle vostre
credenze, ma ciò è senza volerlo, ve lo giuro. Perdonatemi adunque un
fallo che può esser grande, ma che certamente è involontario.
Milady era così bella in questo momento, l'estasi religiosa nella
quale si trovava immersa dava una tale espressione alla sua fisonomia;
che Felton, abbagliato, credè vedere l'angelo che poco prima gli era
sembrato di ascoltare soltanto.
-- Sì, sì, rispose egli, sì, voi disturbate, voi agitate le persone che
abitano il castello.
E il povero, insensato non si accorgeva egli stesso della incoerenza
dei suoi discorsi, nel mentre che milady immergeva il suo occhio di
lince nel più profondo del suo cuore.
-- Io mi tacerò disse milady abbassando gli occhi, con tutta la dolcezza
che poteva dare alla sua voce, con tutta la rassegnazione che potè
imprimere al suo portamento.
-- No, no, signora, disse Felton, soltanto cantate più sommessa,
,
.
,
1
,
,
2
,
3
;
.
4
,
,
5
,
,
6
,
;
7
8
.
9
10
,
11
,
,
12
,
,
13
,
14
,
'
,
15
;
,
,
16
,
17
.
,
18
,
19
,
20
,
,
.
21
,
22
,
,
23
,
24
.
25
26
27
,
'
28
.
29
30
,
,
31
'
;
32
,
.
'
33
.
,
34
,
,
,
35
,
'
36
,
,
37
'
,
38
.
39
40
,
'
41
'
,
42
,
43
'
44
;
45
,
,
,
46
,
47
,
.
48
49
,
50
,
'
,
51
52
,
'
53
'
,
,
,
54
,
,
'
,
55
,
'
56
,
.
57
,
58
;
59
,
60
.
61
;
.
62
63
,
,
,
64
,
,
65
.
'
66
,
67
,
.
68
,
,
69
,
70
,
71
,
72
.
73
'
,
74
,
75
'
,
76
,
.
77
78
79
;
80
,
81
82
,
,
83
'
.
84
85
-
-
!
.
86
87
-
-
,
,
88
.
89
90
,
91
,
92
.
93
94
95
.
96
97
.
98
99
-
-
.
?
'
.
100
'
,
101
?
102
103
-
-
-
,
,
,
,
104
105
,
;
-
,
,
106
,
107
,
108
.
109
110
-
-
,
,
111
;
,
112
!
113
114
-
-
,
,
115
,
116
,
117
'
,
.
118
'
,
119
,
,
.
120
121
122
,
123
124
.
125
126
'
'
,
127
.
128
129
-
-
,
,
130
,
'
131
;
,
,
132
,
133
,
.
134
135
,
136
,
.
137
138
-
-
,
-
,
,
,
139
.
,
140
141
.
142
,
143
;
,
144
,
'
145
,
146
.
147
148
149
.
150
151
-
-
,
152
,
'
,
153
.
154
155
,
.
156
157
-
-
'
,
158
,
,
?
159
,
'
.
160
161
-
-
!
,
,
,
,
162
,
'
;
163
.
164
165
-
-
!
,
166
,
167
,
168
,
.
169
170
;
171
.
172
173
-
-
,
,
-
,
174
.
,
175
,
176
.
177
178
-
-
,
,
179
,
,
.
180
181
-
-
,
,
182
,
.
183
184
-
-
,
.
,
185
?
186
187
-
-
,
-
.
188
189
-
-
!
,
;
190
,
,
191
.
.
.
192
193
-
-
-
,
,
194
,
195
-
,
196
,
.
,
.
.
197
198
.
199
.
,
200
.
,
,
201
,
202
.
;
203
,
,
:
,
204
'
,
205
;
206
,
207
.
208
209
-
-
,
,
'
,
,
210
,
'
,
211
.
,
212
.
213
,
214
;
,
215
,
,
216
.
,
.
217
218
219
.
220
221
,
222
.
223
224
.
225
226
,
,
'
227
,
'
228
.
229
230
.
231
232
.
233
234
-
-
,
,
235
236
.
;
,
,
237
.
238
239
-
-
,
?
'
.
240
241
-
-
,
,
,
242
,
243
,
'
244
.
245
246
-
-
,
;
247
.
,
'
248
.
249
.
250
251
-
-
,
'
,
;
,
252
,
.
253
254
-
-
,
!
.
255
'
?
256
?
257
?
?
'
,
'
258
.
,
,
,
259
;
,
260
.
261
,
,
'
?
262
,
263
;
264
.
,
.
265
?
,
266
!
.
267
268
-
-
,
'
,
.
269
270
-
-
,
,
271
272
.
273
274
;
275
,
.
276
277
-
-
,
'
;
278
.
279
280
-
-
,
:
281
282
«
,
283
,
284
.
285
,
286
.
287
,
288
,
289
,
290
.
,
,
291
,
.
292
,
293
,
,
,
294
'
.
295
:
296
,
297
,
298
.
299
300
«
,
:
301
,
302
.
.
303
304
»
305
306
-
-
!
,
!
'
.
!
307
!
,
308
;
;
,
?
309
310
-
-
'
;
311
'
,
.
312
313
-
-
,
,
:
314
,
315
.
,
316
,
,
317
,
.
318
319
-
-
!
320
,
,
'
321
,
:
!
322
,
323
?
324
,
.
325
,
?
,
326
?
327
328
-
-
,
'
,
,
.
329
,
330
.
331
332
-
-
?
.
333
334
-
-
,
,
.
335
336
.
337
338
-
-
,
,
339
,
,
340
,
.
.
341
.
342
343
,
344
,
.
345
346
-
-
!
,
,
.
.
347
.
348
349
,
350
,
351
,
,
,
352
.
353
354
-
-
,
,
'
355
,
356
.
357
358
359
,
.
360
361
-
-
.
362
363
364
365
366
.
367
368
369
370
371
,
372
.
373
374
'
375
,
,
376
,
377
,
.
378
379
,
380
,
381
;
382
,
.
'
'
,
,
383
.
384
385
,
'
,
386
,
,
,
387
,
.
,
388
,
389
.
390
391
'
,
,
392
,
393
.
'
,
394
,
,
395
.
'
396
397
.
,
398
,
399
,
,
400
'
,
401
-
,
'
402
.
403
404
'
;
405
,
?
406
407
,
408
.
,
.
409
410
!
,
411
,
,
412
,
,
413
,
,
,
,
414
415
,
!
416
417
,
,
418
,
'
,
419
!
,
420
,
,
421
,
,
;
422
423
,
424
.
425
426
'
,
,
,
,
427
,
,
428
,
.
429
430
,
:
431
'
432
?
433
434
:
435
,
436
.
437
,
438
,
439
.
440
441
-
-
,
,
,
442
,
443
,
.
444
!
;
,
445
.
,
446
,
447
,
;
448
;
.
449
.
.
450
451
,
452
,
453
,
454
,
,
455
.
456
457
.
,
458
,
:
459
460
-
-
,
,
.
461
462
.
,
463
464
,
.
,
,
465
:
,
466
'
467
.
468
,
469
470
.
471
472
;
473
.
,
,
474
,
,
475
,
,
476
'
.
477
478
,
,
479
,
.
480
481
-
-
,
482
.
'
.
483
484
-
-
,
.
485
486
,
487
488
,
.
489
490
,
,
491
,
492
.
493
494
,
,
495
.
496
497
-
-
!
!
,
;
,
.
498
499
.
500
501
-
-
,
,
,
502
,
.
503
504
-
-
?
,
?
505
506
-
-
.
,
507
'
,
.
508
509
-
-
,
510
,
.
511
,
,
512
.
513
514
.
515
,
,
516
,
,
.
517
'
'
518
,
,
'
.
519
;
,
520
,
'
521
.
522
523
,
524
,
.
525
,
,
526
;
,
,
527
.
528
529
,
.
530
531
-
-
!
,
;
532
.
,
.
533
534
-
-
!
!
,
535
,
,
536
.
537
538
,
539
.
540
541
.
542
543
-
-
,
,
,
544
;
,
'
,
545
.
,
546
,
547
.
548
549
-
-
?
550
.
551
552
-
-
,
553
,
.
554
555
-
-
,
,
.
556
557
.
558
,
559
,
560
,
.
561
562
-
-
!
,
?
,
563
.
564
?
!
,
,
565
566
,
567
?
568
569
-
-
'
'
,
,
;
570
,
571
,
,
.
572
573
.
574
.
575
576
-
-
,
,
577
,
,
578
?
579
580
-
-
,
,
'
,
,
581
.
582
583
-
-
,
584
,
.
!
,
585
'
,
586
.
587
588
589
,
.
590
591
-
-
!
,
,
592
,
,
593
.
594
595
-
-
,
,
596
'
.
597
,
'
.
598
,
599
,
.
600
.
.
601
.
602
603
;
604
,
,
605
606
,
,
607
;
,
608
,
,
,
609
,
.
610
611
612
.
613
614
-
-
!
!
,
!
!
,
,
615
!
,
616
,
;
617
,
'
,
618
.
,
619
'
;
,
,
620
,
.
,
621
,
?
622
623
,
'
;
624
,
'
,
,
625
.
626
627
.
628
629
-
-
,
,
630
,
631
,
.
632
633
.
634
635
,
636
,
637
.
638
639
-
-
;
640
,
641
,
'
642
.
,
,
643
.
644
645
,
'
'
,
646
,
647
'
.
648
,
,
,
649
.
650
651
,
,
,
652
,
,
,
653
,
,
;
654
,
,
655
.
656
657
:
658
659
-
-
«
»
.
660
661
,
662
.
663
664
-
-
,
,
665
'
.
666
.
'
,
,
667
,
;
668
;
,
'
,
669
,
,
.
670
.
671
672
;
673
'
,
674
675
.
676
677
678
679
680
.
681
682
683
684
685
'
,
686
,
687
,
688
.
689
690
.
691
692
'
,
,
.
693
;
694
,
.
695
.
696
697
:
698
.
699
700
-
-
'
;
701
.
;
702
?
,
,
703
.
704
705
-
-
?
.
706
707
.
708
709
,
710
,
711
.
'
712
;
,
713
,
.
714
715
-
-
'
,
?
716
.
717
,
718
.
719
720
-
-
,
,
721
.
722
723
-
-
?
!
,
.
724
,
'
.
725
726
-
-
,
,
727
.
728
729
-
-
,
,
,
,
,
,
730
;
,
.
731
732
,
733
,
,
.
734
735
,
.
736
737
-
-
,
,
,
-
-
,
738
,
,
739
,
740
.
741
742
,
,
'
,
743
.
744
745
,
746
,
.
747
,
.
748
749
-
-
,
,
750
,
,
751
'
.
752
753
.
754
755
-
-
,
,
756
.
,
757
.
758
759
,
760
.
761
,
762
.
763
764
'
.
,
765
,
766
.
767
768
,
.
769
770
,
,
771
,
.
772
773
:
774
775
-
-
,
,
,
776
,
777
;
778
'
-
-
,
779
.
780
781
'
782
,
783
-
-
,
,
784
'
.
785
786
,
,
'
,
787
,
788
,
789
,
,
790
,
.
,
791
.
792
793
,
794
,
795
.
796
797
:
-
-
,
'
798
,
'
799
.
800
801
'
,
802
;
.
803
804
-
-
?
'
,
'
805
,
,
,
-
806
-
!
,
,
807
,
.
808
809
-
-
,
,
?
810
,
,
,
811
.
812
813
-
-
,
,
814
.
815
816
'
817
.
818
819
-
-
,
820
.
!
821
!
822
.
,
823
,
824
,
,
825
,
,
826
,
827
,
.
828
829
,
830
,
.
831
832
.
833
;
834
.
835
836
-
-
,
837
,
838
,
,
,
839
?
840
841
-
-
?
842
843
-
-
'
,
844
.
845
?
846
847
-
-
,
,
,
848
.
849
850
-
-
;
,
851
.
852
853
-
-
,
854
.
855
856
-
-
!
.
857
858
-
-
!
859
,
,
860
.
861
862
-
-
!
,
?
863
,
-
?
,
864
!
865
866
-
-
,
,
867
,
868
.
869
870
-
-
!
!
!
!
,
871
,
,
872
.
,
,
873
.
874
875
-
-
!
!
876
.
877
878
-
-
'
!
,
879
'
.
,
,
,
,
880
.
!
881
,
?
,
882
.
883
884
,
,
'
,
885
'
.
886
887
888
.
.
889
890
-
-
,
!
!
,
,
,
891
:
,
,
892
.
893
894
:
;
,
895
,
896
,
897
.
,
898
.
899
,
,
900
.
901
902
,
903
,
904
,
905
.
906
907
,
,
,
908
,
.
909
910
'
;
911
.
912
913
.
914
915
,
916
.
917
918
'
,
919
,
920
'
'
,
'
,
921
,
,
922
.
923
924
«
-
-
-
!
,
,
925
,
,
,
926
.
-
927
928
,
;
929
.
930
'
.
931
932
933
;
934
,
935
.
,
936
,
'
,
937
:
938
939
-
-
,
,
'
,
940
-
-
,
941
'
,
942
.
943
944
-
-
!
,
945
,
?
946
?
.
947
,
.
948
;
.
949
950
'
;
951
,
952
,
953
,
,
,
954
:
955
956
«
-
-
-
,
,
957
,
,
,
958
.
-
959
960
,
,
961
962
963
,
964
.
'
965
.
966
967
«
-
,
968
!
,
969
.
-
970
971
,
972
'
,
973
;
,
974
,
.
975
976
-
-
,
,
?
977
978
-
-
,
,
,
979
'
.
980
,
,
.
981
,
.
982
983
,
'
984
;
985
,
,
'
986
.
987
988
-
-
,
,
,
,
,
989
.
990
991
,
992
,
993
.
994
995
-
-
,
996
,
997
.
998
999
-
-
,
,
,
,
,
1000