dovevano difendere le mura, fossero forti e ben nutriti. Fin là, sia attaccamento sia impotenza di reagire contro essa, questa massima, senza essere generalmente adottata, era però passata dalla teoria alla pratica; ma i biglietti vennero a portarvi del danno. I biglietti ricordavano agli uomini che questi fanciulli, che questi vecchi, che queste donne che si lasciavano morire, erano i loro figli, le loro mogli, i loro padri; che sarebbe più giusto che ciascuno fosse ridotto alla comune miseria affinchè una stessa posizione facesse prendere risoluzioni unanimi. Ma al momento in cui il ministro vedeva già fruttare il suo espediente, e si applaudiva di averlo messo in uso, un abitante della Rochelle, che era potuto passare attraverso le file dei realisti, Dio sa come, tanto era grande e triplicata la sorveglianza di Bassompierre, di Schomberg, e del duca d'Angouléme, sorvegliati essi stessi dal ministro; un abitante della Rochelle, dicevamo, entrò in Città venendo da Portsmouth, dicendo che aveva veduta una flotta magnifica pronta a mettere alle vele prima di otto giorni. Di più, Buckingham annunziava al governatore, che la gran lega contro la Francia stava per dichiararsi, e che il regno stava per essere investito nello stesso tempo dalle armate inglesi, spagnole, ed imperiali. Questa lettera fu letta pubblicamente su tutte le piazze, ne fu affissa una copia agli angoli delle strade, e quelli che tentavano di aprire delle trattative, risoluti di aspettare questo soccorso così prontamente annunziato, le interruppero. Questa impreveduta circostanza ridestò in Richelieu le sue primiere inquietudini, e lo forzò a rivoltare di nuovo i suoi occhi dall'altra parte del mare. In questo mentre, eccetto le inquietudini del suo solo e vero capo, l'armata realista menava gioconda vita; i viveri non mancavano al campo, e neppure il danaro. Tutti i corpi rivalizzavano d'audacia e di allegria. Prendere degli spioni e impiccarli, fare delle spedizioni azzardate sulla diga, o sul mare, immaginare delle follie, eseguirle freddamente, tale era il passatempo che faceva trovar corti all'armata questi giorni così lunghi, non solamente per i Roccellesi, che erano corrosi dalla fame e dall'ansietà, ma ancora pel ministro che li bloccava così strettamente. Qualche volta quando il ministro, cavalcando sempre come l'ultimo gendarme dell'armata, girava il suo sguardo pensieroso sopra queste operazioni così lente a seconda del suo desiderio, che elevavano sotto i suoi ordini gl'ingegneri che faceva venire da tutti gli angoli della Francia; se si incontrava in un moschettiere della compagnia di Tréville, egli si avvicinava a lui, e lo guardava in modo singolare, e non lo riconoscendo per uno dei nostri quattro compagni, lasciava andare altrove il suo sguardo profondo, e il suo vasto pensiero. Un giorno in cui divorato da una noia mortale, senza speranze di trattative con la città, senza notizie dell'Inghilterra, il ministro era uscito col solo scopo di uscire accompagnato soltanto da Cahusac e da Houdinière lungo la spiaggia, unendo l'immensità delle sue idee colla immensità dell'Oceano, giunse, al piccolo passo del suo cavallo, sopra una collina, di dove scoprì dietro una siepe, sdraiati sull'erba, e al sicuro da un troppo gran sole, sotto l'ombra di un gruppo di alberi, sette uomini circondati da bottiglie vuote. Quattro di questi uomini erano i nostri moschettieri, intenti ad ascoltare la lettura di una lettera che uno di essi aveva ricevuta; questa lettera era così importante, che aveva fatto abbandonare sopra un sasso le carte e i dadi. Gli altri tre erano occupati a levare il tappo ad una enorme damigiana di vino di Collioure; erano i lacchè di questi signori. Il ministro, come abbiamo detto, era di cattivo umore, e quando era in questa situazione di spirito, niente raddoppiava più il suo malo umore, quanto la allegria degli altri. D'altronde egli aveva una singolare preoccupazione, ed era quella di creder sempre che le stesse cause della sua tristezza, cagionassero la allegria degli altri. Facendo segno a Houdinière e a Cahusac di fermare, discese da cavallo, e si avvicinò a questi allegri sospetti, sperando che la sabbia avesse coperto il rumore dei suoi passi, e mercè la siepe che velava il suo cammino, poter sentire qualche parola di questa conversazione che gli sembrava tanto interessante. A dieci passi soltanto dalla siepe riconobbe la pronunzia guascona di d'Artagnan, e siccome egli sapeva già che questi uomini erano moschettieri, non dubitò più che gli altri tre fossero quelli che venivano nel campo chiamati gl'inseparabili, vale a dire Athos, Porthos ed Aramis. Si penserà facilmente se il suo desiderio di sentire la conversazione si aumentò per questa nuova scoperta; i suoi occhi presero una strana espressione e con un passo di tigre si avanzò verso la siepe, ma non aveva ancora potuto afferrare che vaghe sillabe e senza alcun senso positivo, allorquando un grido sonoro e corto lo fece fremere, e attirò l'attenzione dei moschettieri. -- Ufficiale! gridò Grimaud. -- Voi parlate, io credo, disse Athos sollevandosi sopra un gomito e affascinando Grimaud col suo sguardo fiammeggiante. Per questo Grimaud non aggiunse parola, e si contentò di stendere il dito indicatore verso la direzione della siepe, denunziando con questo gesto il ministro e la sua scorta. Con un solo sbalzo i quattro moschettieri furono in piedi e salutarono con rispetto. Il ministro sembrava esser furioso. -- Sembra che i sig. moschettieri si facciano guardare? diss'egli. Forse che gl'Inglesi vengono per terra, o sarebbe forse che i moschettieri si considerano come ufficiali superiori? -- Mio-signore, riprese Athos, poichè, in mezzo al generale spavento, egli solo aveva conservata la calma e quel sangue freddo da gran Signore, che non lo abbandonavano mai; Mio-signore, i moschettieri, quando non sono di servizio o che il loro servizio è terminato, giuocano ai dadi, bevono e sono ufficiali più che superiori pei loro lacchè. -- Dei lacchè, brontolò il ministro, dei lacchè che hanno la consegna di avvertire i loro padroni quando passa qualcuno; questi non sono lacchè, sono sentinelle! -- Sua Eccellenza vede bene, frattanto, che se non avessimo presa questa precauzione, noi saremmo stati esposti a lasciarla passare senza presentargli i nostri rispetti, e offrirgli i nostri ringraziamenti per la grazia che ci ha fatta di riunire a noi d'Artagnan, continuò Athos. D'Artagnan, voi che poco fa desideravate questa occasione di esprimere la vostra gratitudine a Sua Eccellenza, eccola giunta, approfittatene. Queste parole furono pronunciate con quella flemma imperturbabile che distingueva Athos nelle ore di pericolo, e quella eccessiva gentilezza che in certi momenti faceva di lui un re più maestoso che i re di nascita. D'Artagnan s'avvicinò e balbettò alcune parole di ringraziamento, che ben presto sparirono sotto il torbido sguardo del ministro. -- Non importa, signori, continuò il ministro senza sembrare menomamente sviato dalla sua prima intenzione, per l'incidente che Athos aveva sollevato; non importa, io non amo che dei semplici soldati, perchè hanno il vantaggio di servire in un corpo privilegiato, facciano tutti i gran signori, la disciplina è uguale a tutti. Athos lasciò il ministro terminare compiutamente la sua frase, e inchinandosi in segno di assentimento, riprese a sua volta. -- La disciplina, Mio-signore, non è stata in alcun modo, io spero, dimenticata da noi. Noi non siamo di servizio e abbiamo creduto, non essendo di servizio di potere impiegare il nostro tempo come meglio ci pareva. Se siamo abbastanza fortunati perchè Vostra Eccellenza abbia qualche ordine particolare da darci, siamo pronti ad obbedire Vostra Eccellenza; Vostra Eccellenza vede, continuò Athos aggrottando il sopracciglio, perchè questa specie d'interrogazione cominciava a fargli perdere la pazienza, che per esser pronti al più piccolo segnale noi siamo usciti con le nostre armi. E col dito mostrò al ministro i quattro fucili in fascio vicino al luogo sul quale erano le carte e i dadi. -- Che vostra Eccellenza voglia credere, che noi ci saremmo posti davanti ad essa, aggiunse d'Artagnan, se avessimo potuto supporre che ella veniva a questa parte con così piccola scorta. Il ministro si morse i baffi, e un poco ancora le labbra. -- Sapete voi di chi avete l'aspetto, sempre insieme come in questo momento, armati come voi siete, e vegliati dai lacchè? disse il ministro, voi avete l'aria di quattro cospiratori. -- Oh! in quanto a questo, Mio signore, è vero, disse Athos, e noi cospiriamo, come l'altra mattina Vostra Eccellenza ha potuto vederlo; soltanto però contro i Roccellesi. -- Eh! signori politici, riprese il ministro aggrottando a sua volta il sopracciglio, si potrebbe forse ritrovare nei vostri cervelli il segreto di molte cose se vi si potesse leggere, come voi leggevate in quella lettera, che avete nascosta quando mi avete veduto venire. Il rossore montò al viso di Athos; egli fece un passo verso Sua Eccellenza. -- Si direbbe, che voi ci sospettate in realtà, Mio-Signore, e che subiamo un vero interrogatorio. Se la cosa è così, che Vostra Eccellenza si degni spiegarsi, e noi sapremo almeno a qual partito appigliarci. -- E quando questo fosse un vero interrogatorio, riprese il ministro, altri più di voi lo hanno subito, signor Athos, e vi hanno risposto. -- Per questo, Mio signore, io ho detto a Vostra Eccellenza che non aveva che ad interrogarci, e che noi eravamo pronti a rispondere. -- Che cosa è quella lettera che stavate leggendo, sig. Aramis, e che avete nascosta? -- Una lettera di donna, Mio-Signore. -- Oh! capisco, disse il ministro; bisogna essere discreto per questa specie di lettere, ma però si possono mostrare ad un confessore, e voi sapete che io... -- Mio-Signore, disse Athos con una calma tanto più terribile, in quanto che sapeva di giuocare la sua testa nel fare questa risposta, Mio-Signore la lettera è di una donna, ma però non è sottoscritta nè da Marion Delorme, nè dalla sig. de Combalet, nè dalla sig. de Chaulnes. Il ministro divenne pallido come la morte. Un lampo giallo uscì dai suoi occhi. Egli si voltò come per dare un ordine a Cahusac, e a Houdinière. Athos vide il movimento, fece un passo verso i moschetti, su i quali i suoi amici avevano già fissati gli occhi, come uomini mal disposti a lasciarsi arrestare. Il ministro era il terzo; i moschettieri, compresivi i lacchè, erano sette: giudicò che la partita, quand'anche fosse stata uguale, Athos e i suoi compagni avrebbero allora realmente cospirato; e con uno di quei rapidi cambiamenti che teneva sempre a sua disposizione, tutta la sua collera terminò in un sorriso. -- Andiamo, andiamo, diss'egli, voi siete bravi giovanotti, fieri al sole, fedeli nell'oscurità, e non vi è nessun male di farsi sorvegliare quando si sorveglia così bene gli altri. Signori, io non ho dimenticata la notte in cui mi serviste di scorta per andare al Colombaio Rosso. Se vi fosse qualche pericolo da temere nella strada che debbo percorrere, io vi pregherei accompagnarmi; ma siccome non ve ne è alcuno, restate dove siete, terminate le vostre bottiglie, la vostra partita e la vostra lettera. Addio, signori. E rimontando sul suo cavallo che Cabusac gli aveva condotto li salutò con la mano e si allontanò. I quattro giovani in piedi ed immobili lo seguirono cogli occhi, senza dire una sola parola fino a che fu scomparso. Si guardarono quindi tutti in viso. Avevan tutti la faccia costernata, poichè, ad onta dell'amichevole addio di Sua Eccellenza, essi capivano che il ministro se n'andava colla rabbia nel cuore. Athos sorrideva con un sorriso sdegnoso. Quando il ministro fu fuori della voce e della vista. -- Questo Grimaud ha gridato troppo tardi, interruppe Porthos, che aveva conservato una gran volontà di far cadere il suo cattivo umore sopra qualcuno. Grimaud voleva rispondere per scusarsi; Athos, alzò il dito, e Grimaud tacque. -- Avreste voi data la lettera, Aramis? disse d'Artagnan. -- Io, disse Aramis con la voce la più melodiosa, io era deciso, se egli esigeva che gli avessi consegnata la lettera, io gli presentava la lettera con una mano, e coll'altra gli trapassava la mia spada attraverso il corpo. -- Me lo aspettava bene, disse Athos; ecco perchè mi sono gettato fra voi e lui. In verità, quest'uomo è bene imprudente a parlare in tal guisa ad altri uomini. Si direbbe che non ha mai avuto che fare che con donne e con dei ragazzi. -- Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io ammiro; ma frattanto, dopo tutto, noi eravamo dalla parte del torto. -- Come, dalla parte del torto! disse Athos. E di chi è dunque quest'aria che noi respiriamo? di chi è questo Oceano sul quale estendiamo i nostri sguardi? di chi è questa lettera della vostra amica? forse del ministro? Sull'onor mio, quest'uomo si immagina che tutto il mondo sia suo. Voi eravate là, balbettanti, stupefatti, annientati; si sarebbe detto che la Bastiglia si erigeva avanti a voi, e che quella gigantesca Medusa vi cambiava in pietra. Forse che si chiama cospirare, sentiamo, l'essere innamorato? voi siete innamorato di una donna che il ministro ha fatta imprigionare, voi volete toglierla dalle mani del ministro; questa è una partita che giocate con Sua Eccellenza. Questa lettera, è il vostro giuoco. Perchè mostrate voi il vostro giuoco al vostro avversario? che egli lo indovini, alla buona ora! noi parimente indoviniamo il suo. -- Infatti, disse d'Artagnan, ciò che voi dite è pieno di buon senso. -- In questo caso, non si parli più di ciò che è accaduto, e che Aramis riprenda la lettura della lettera di sua cugina al punto in cui è stata interrotta dal ministro. Aramis cavò la lettera di saccoccia; i tre amici si riavvicinarono a lui, e i tre lacchè si raggrupparono di nuovo intorno alla damigiana. -- Voi non avevate lette che due righe, disse d'Artagnan; riprendete adunque la lettura dal suo principio. -- Volentieri, disse Aramis: «Mio caro cugino, io credo bene che mi deciderò a partire per Béthune, ove mia sorella ha fatto entrare la piccola servente nel convento delle carmelitane. Questa povera giovinetta si è rassegnata, ella sa che non può vivere in altro luogo senza che sia in pericolo la salute della sua anima. Però se gli affari della nostra famiglia si accomoderanno nel modo che desideriamo, io credo che ella correrà il rischio di dannarsi, e che ritornerà vicino a coloro che la desiderano, tanto più che sa che si pensa sempre a lei. Frattanto, essa non è troppo disgraziata, tutto ciò che le resta a desiderare, è una lettera del suo pretendente. Io so bene che questa specie di derrata passa difficilmente fra le inferriate, ma oltre a tutto, come ve ne ho date pruove, mio caro cugino, io non sono molto mal destra e m'incarico della vostra commissione. Mia sorella vi ringrazia della vostra buona e continua rimembranza: per un istante ella ha avuto grandi inquietudini, ma finalmente ora si è alcun poco tranquillizzata, avendo inviato un suo commesso laggiù affinchè non accada niente di imprevisto. «Addio, mio caro cugino: dateci le vostre notizie il più spesso che potete, vale a dire tutte le volte che credete poterlo fare con sicurezza. Vi abbraccio. Maria Michon» -- Oh! quanto vi devo, Aramis! gridò d'Artagnan. Cara Costanza! finalmente ho avuto le sue notizie! ella vive, ella è al sicuro in un convento; ella è a Béthune; dove credete voi che sia Béthune, Athos? -- Sulle frontiere dell'Artois e della Fiandra; una volta che sia tolto l'assedio, noi potremo andare a fare un giro da quella parte. -- E non vi vorrà molto, bisogna sperarlo, disse Porthos: questa mattina pure è stata impiccata una spia, che ha dichiarato che i Roccellesi sono ridotti a mangiare il cuoio delle loro scarpe. Supponendo che, dopo aver mangiato il cuoio, mangino la suola, io non vedo più che cosa loro rimanga dopo, a meno che non si mangino gli uni gli altri. -- Poveri stupidi! disse Athos vuotando un bicchiere di eccellente vino di Bordeaux, che, senza avere in quell'epoca la riputazione che gode oggi giorno, non meritava però meno: poveri stupidi! come se la Religione Cattolica non fosse la più vera avvantaggiosa, e la più aggradevole di tutte le religioni? riprese egli dopo aver fatto sbattere la sua lingua contro il palato, però sono brava gente. Ma che diavolo fate dunque, Aramis? continuò Athos, voi richiudete questa lettera in saccoccia? -- Sì, disse d'Artagnan, Athos ha ragione, bisogna bruciarla. Ed ancora se basta, il ministro potrebbe forse avere qualche segreto per esplorare le ceneri. -- Ma che volete voi fare di questa lettera? domandò Porthos. -- Vieni qui, Grimaud, disse Athos. Grimaud si alzò ed obbedì. -- Per punirvi di aver parlato senza permesso, amico mio, voi mangerete questo pezzo di carta, poi, per ricompensarvi del servizio che ci avete reso, beverete dopo questo bicchiere di vino. Ecco prima la lettera. Masticate con energia. Grimaud sorrise, e tenendo gli occhi fissi sul bicchiere che Athos aveva riempito colmo, masticò la lettera e la inghiottì. -- Bravo! padron Grimaud, disse Athos, ora prendete questo. Bene. Io vi dispenso dal dire grazie. Grimaud bevè silenziosamente il bicchiere di vino di Bordeaux, ma i suoi occhi alzati al cielo parlavano, durante il tempo che percorse in questa operazione, un linguaggio, che per esser muto, non era però meno espressivo. -- Ed ora, disse Athos, ammenocchè il ministro non abbia l'ingegnosa idea di fare aprire il ventre a Grimaud, io credo che possiamo essere presso a poco tranquilli. In questo mentre Sua Eccellenza continuava la sua melanconica passeggiata, e mormorava sotto i suoi baffi. -- Decisamente bisogna che questi quattro diventino del mio partito. CAPITOLO LII. PRIMO GIORNO DI PRIGIONIA Ritorniamo a milady, che uno sguardo gettato sulle coste di Francia ci ha fatto perdere di vista un istante. Noi la ritroveremo nella stessa disperata posizione ove l'abbiamo lasciata, scavandosi un abisso di cupe riflessioni, innanzi alla porta del quale ella ha quasi lasciato la speranza, poichè per la prima volta ella dubita, per la prima volta ella teme. In due occasioni la sua fortuna le aveva mancato, in due occasioni ella si vedeva scoperta e tradita, e in queste occasioni essa aveva urtato contro il suo genio fatale; che senza dubbio le era inviato dal signore per combatterla, per attaccarla. D'Artagnan l'ha vinta, essa, genio possente del male. Egli abusò del suo amore, l'umiliò nel suo orgoglio, la deluse nella sua ambizione, ed ora, che la perde nella sua fortuna, che la colpisce nella sua libertà, che la minaccia ancora nella sua vita. Che più, egli ha alzato un canto della sua maschera, questa egida con cui ella si cuopre e che la rende così forte. D'Artagnan ha sviato da Buckingham, che essa odia, come odia tutto ciò che ha amato, la tempesta di cui lo minacciava Richelieu nella persona della regina. D'Artagnan si è fatto passare per de Wardes, pel quale ella aveva un ardente trasporto da tigre, indomabile, come lo hanno tutte le donne di questo carattere. D'Artagnan conobbe quel fatal segreto che ha giurato che niun uomo avrebbe mai conosciuto senza morire. Finalmente, al momento in cui essa aveva ottenuto una firma in bianco da Richelieu, col mezzo della quale essa poteva vendicarsi del suo nemico, la firma in bianco le viene strappata dalle mani, ed è d'Artagnan che la tiene prigioniera, e che è sul punto di farla inviare in qualche immondo Botany-bay, in qualche Tyburn infame dell'oceano indiano. Perchè tutto ciò le viene senza dubbio da d'Artagnan; e da chi altro potrebbero venirle tante onte ammassate sulla sua testa, se non da lui? Egli solo ha potuto trasmettere a Lord de Winter tutti questi terribili segreti, che ha scoperti gli uni dopo gli altri per una specie di fatalità. Egli conosceva suo cognato, doveva avergli scritto. Quando odio essa distillava! là, immobile e cogli occhi ardenti e fissi, nel suo deserto appartamento, come gli scoppi dei suoi sordi ruggiti, che qualche volta le sfuggono dal fondo del suo petto, accompagnano il rumore della ondata, che sale, rumoreggia, mugisce, e viene ad infrangersi come una disperazione eterna ed imponente contro gli scogli sui quali è fabbricato questo castello, tetro ed orgoglioso! come al chiarore dei lampi che la sua collera tempestosa fa brillare nel suo spirito, ella concepisce contra la signora Bonacieux, contro Buckingham, e soprattutto contro d'Artagnan, dei magnifici progetti di vendetta perduti nel remoto! Sì, ma per vendicarsi bisogna esser libero, quando si è prigioniere bisogna sapere aprire una serratura, rompere dei chiavacci, smurare delle sbarre, scavare un pavimento; tutte imprese che possono condurre al suo scopo un uomo paziente e forte, ma davanti alle quali devono andare a vuoto le febbrili irritazioni di una donna. D'altronde, per far tutto ciò, bisogna avere il tempo, dei mesi, degli anni, ed ella non ha che dieci o dodici giorni, per quanto le ha detto lord de Winter, suo fratello e terribile carceriere. Eppure se essa fosse un uomo tenterebbe tutto, e forse riuscirebbe: e perchè dunque il cielo si è in tal modo sbagliato mettendo quest'anima ardente in questo corpo debole e delicato? Fu per questo che i primi momenti della prigionia riuscirono terribili: alcune convulsioni di rabbia che essa non potè sormontare, pagarono il suo debito di femminile debolezza alla natura. Ma a poco a poco sormontò la foga della sua pazza collera, disparvero i fremiti nervosi che avevano agitato il suo corpo, e si ripiegò su se stessa come un serpente stanco che ha bisogno di riposo. -- Andiamo, andiamo, io era folle di lasciarmi in tal modo trasportare, disse ella, fissandosi sullo specchio che riflettè ai suoi occhi il suo avvampante sguardo, col quale sembrava che interrogasse se stessa. Non usiamo violenza! la violenza è una pruova di debolezza; e per primo, io non sono mai riuscita a niente con questo mezzo. Forse, se io usassi della mia forza contro delle donne, potrei avere la combinazione di ritrovarne anche più deboli di me, e per conseguenza di vincerle; ma è contro ad uomini che io mi batto; e per essi io non sono che una donna. Combattiamo adunque da donna. La mia forza è nella mia debolezza. Allora, come per render conto a se stessa dei cambiamenti che poteva imporre alla sua fisonomia così espressiva e così immobile, essa le fece assumere successivamente tutte le espressioni, da quella della collera che corrugava i suoi lineamenti, fino a quella del più dolce, del più affettuoso e del più seducente sorriso. Quindi i suoi capelli sotto le sue sapienti mani presero quelle ondulazioni che ella credè potere aiutare le grazie del suo viso. Finalmente, contenta di se stessa, mormorò: -- Andiamo, non vi è ancora niente di perduto, io sono sempre bella. Erano circa le otto della sera. Milady scoperse un letto, e pensò che il riposo di alcune ore rinfrescherebbe non solo la sua testa e le sue idee, ma ancora il suo colorito. Però, prima di andare in letto, le venne un idea anche migliore: essa aveva inteso parlare di cena, essendo già da un'ora in quella camera non potevano tardar molto a portarle il vitto. La prigioniera non volle perder tempo e risolse di far fin da quella prima sera alcuni tentativi per acquistare terreno, studiando i caratteri delle persone alle quali era stata confidata la sua custodia. Un lume apparve sulla porta; questo lume annunciava il ritorno dei suoi carcerieri. Milady, che si era alzata, si rigettò prestamente sulla sua poltrona, colla testa rovesciata indietro, i suoi bei capelli snodati e sparsi, la sua gola per metà nuda sotto i suoi merletti scomposti, con una mano sul cuore e l'altra pendente. Furono tolti i catenacci, la porta cigolò sopra i suoi cardini, alcuni passi rintronarono nella camera, e si avvicinarono. -- Ponete là questa tavola, disse una voce che la prigioniera riconobbe per quella di Felton. L'ordine fu eseguito. -- Voi porterete dei lumi e cambierete la sentinella, continuò Felton. E questo doppio ordine che diede ai medesimi individui il sottotenente, provò a Milady che i suoi servitori erano quegli stessi uomini che erano i suoi guardiani, vale a dire soldati. Gli ordini di Felton erano, del resto, eseguiti con una silenziosa rapidità, che dava una buona idea dello stato florido nel quale egli manteneva la disciplina. Finalmente Felton, che non aveva ancora guardata Milady, si voltò verso di lei. -- Ah! ah! disse egli, ella dorme; sta bene, al suo svegliarsi cenerà. E fece alcuni passi per uscire. -- Ma, mio tenente, disse un soldato meno stoico del suo capo, e che si era avvicinato a milady, questa donna non dorme. -- Come ella non dorme? disse Felton, e che fa essa allora? -- Essa è svenuta. Il suo viso è pallidissimo, ed io ho un bell'ascoltare, non sento la sua respirazione. -- Avete ragione disse, Felton dopo aver guardato milady dal posto in cui era, senza fare un passo verso di lei. Andate a prevenire lord de Winter che la sua prigioniera è svenuta, poichè non so che farle, non essendo stato preveduto il caso. Il soldato uscì per obbedire agli ordini del suo ufficiale. Felton si assise sopra una sedia, che per caso si trovava vicina alla porta, e aspettò, senza dire una parola, senza fare un gesto. Milady possedeva quella grand'arte tanto studiata dalle donne di veder tutto coll'aiuto di uno specchio, di un riflesso, di un'ombra. Ella vide Felton che le voltava le spalle; continuò a guardarlo per dieci minuti circa, e in questi dieci minuti, l'impassibile guardiano non si voltò neppure una volta. Essa pensò allora che lord de Winter sarebbe venuto ad aumentare, colla sua presenza, una nuova forza nel suo carceriere. Fallita la prima pruova, essa prese un altro partito, come donna che conta sulle proprie risorse; in conseguenza, alzò la testa, aprì gli occhi e sospirò debolmente. A questo sospiro, Felton finalmente si voltò. -- Ah! eccovi risvegliata, disse egli; io non ho adunque più nulla da fare qui. Se voi avrete bisogno di qualche cosa, chiamerete. -- Oh! mio Dio! quanto ho sofferto, mormorò milady con quella voce armoniosa che, simile a quella delle incantatrici, incantava tutti quelli che voleva perdere. E nel raddrizzarsi nel suo seggio, assunse una posizione la più graziosa e più abbandonata di quella che aveva quando era svenuta. Felton si alzò. -- Voi sarete servita in questo modo, tre volte il giorno, signora, disse egli; la mattina a nove ore, nel giorno a un'ora, e la sera a otto ore. Se ciò non vi accomoda, potete indicare le vostre ore in vece di quelle che vi ho proposte, e su questo punto noi ci conformeremo ai vostri desiderii. -- Ma dovrò dunque sempre restare sola in questa grande e trista camera? domandò milady. -- Una donna delle vicinanze è stata prevenuta, e quando prima sarà al castello, essa verrà tutte le volte che desidererete la sua presenza. -- Io vi ringrazio, signore, rispose umilmente la prigioniera. Felton fece un leggiero saluto e si diresse verso la porta. Al momento in cui stava per oltrepassare il limitare, lord de Winter comparve nel corridoio, seguito dal soldato che era stato a portare la notizia dello svenimento di milady, egli teneva in mano una boccetta di sali. -- Ebbene! che cosa è che, accade qui? disse egli con voce beffarda, vedendo la sua prigioniera in piedi e Felton in atto di partire. Questa morta è adunque risuscitata? Perdinci! Felton, figlio mio, e non ti sei accorto che ti hanno preso per un novizio e che ti giuocano il primo atto di una commedia, di cui avremo senza dubbio il piacere di seguire tutto lo sviluppo? -- L'ho pensato anch'io, milord, disse Felton; ma siccome la prigioniera è una donna, così ho voluto avere i riguardi che ogni uomo ben nato deve ad una donna, se non per essa, almeno per se stesso. Milady fremette in tutte le parti del suo corpo. Queste parole di Felton passavano come un diaccio in tutte le sue vene. -- Così, riprese de Winter ridendo, questi bei capelli saggiamente snodati, questa pelle bianca e questo languido sguardo, non ti hanno ancora sedotto cuore di pietra? -- No, milord, rispose l'impassibile giovane, e credetemi bene, vi vuol altro che degli artifizii e delle civetterie di donne per corrompermi. -- In questo caso mio bravo tenente, lasciamo milady pensare ad altre astuzie, e noi andiamo a cena. Oh! siate tranquillo, ella ha l'immaginazione feconda, e il secondo atto della commedia non tarderà a seguitare il primo. A queste parole lord de Winter passò il suo braccio sotto quello di Felton, e lo condusse via ridendo. -- Oh! troverò ben io ciò che ti abbisogna, mormorò milady fra i denti, povero monaco fallito, povero soldato convertito, che ti sei tagliato il tuo uniforme in una cocolla. -- A proposito, riprese de Winter fermandosi sulla porta, milady questo scacco non deve togliervi l'appetito. Assaggiate questo pollo e questi pesci che, sulla mia parola d'onore non ho fatti avvelenare. Io sono molto contento del mio cuoco, e siccome egli non deve ereditar nulla da me, ho in lui una piena ed intera confidenza. Fate voi dunque come faccio io. Addio cara sorella. A rivederci al vostro prossimo svenimento. Questo era quanto poteva sopportare milady; le sue mani si contraevano sul seggio, i suoi denti stridevano sordamente, i suoi occhi seguivano il movimento della porta che si chiudeva dietro a lord de Winter e Felton, e quando si vide sola, fu invasa da una nuova crisi di disperazione; essa gettò gli occhi sulla tavola, vide brillare un coltello, si slanciò e lo afferrò, ma il suo disinganno fu crudele, la lama era rotonda, e di argento flessibile. Uno scoppio di risa rumoreggiò dietro la porta mal chiusa e che si riaprì. -- Ah! Ah! gridò lord de Winter, ah! ah! vedi tu bene, mio bravo Felton, vedi tu ciò che io ti aveva detto! Questo coltello era per te, figlio mio, ella ti avrebbe ucciso; vedi tu questa è una delle sue risorse per sbarazzarsi così, in un modo o nell'altro, delle persone che la incomodano. Se io ti avessi dato ascolto, il coltello sarebbe stato appuntato e d'acciaio; allora era finita per te, o Felton, ella ti avrebbe sgozzato, e dopo te avrebbe scannato tutti noi. Guarda, vedi Felton, come ella sa tener bene un coltello? Infatti, milady teneva ancora in mano l'arme inoffensiva; queste ultime parole, quest'ultimo insulto sciolsero le sue mani, le sue forze, e perfino la sua volontà. Il coltello cadde per terra. -- Avete ragione, milord, disse Felton con un accento di profondo disgusto che si ripercuotè fino nel fondo del cuore di Milady, avete ragione, ed io aveva torto. Ed entrambi uscirono di nuovo. Ma questa volta, milady prestò il suo orecchio più attento della prima volta, ed intese i loro passi allontanarsi e perdersi nel fondo del corridoio. -- Io son perduta mormorò essa; eccomi in potere di gente sulle quali io non avrò più presa, e che saranno per me come statue di bronzo e di granito, essi mi sanno a memoria e si sono armati dell'egida contro tutte le mie armi. Però è impossibile, riprese dopo un momento, che la cosa finisca come essi hanno deciso. Infatti, come l'indicava quest'ultima riflessione, questo ritorno instintivo alla speranza, il timore ed i sentimenti deboli non galleggiavano lungo tempo in quell'anima profonda. Milady si mise a tavola, si cibò di diverse vivande, bevè un poco di vino di Spagna, e sentì ritornarsi tutta la sua risoluzione. Prima di andare a letto, essa aveva già comentato, analizzato, rivoltato in tutti gli aspetti, esaminato su tutti i punti, le parole, i passi, le gesta, i segni e perfino il silenzio dei suoi carcerieri; da questo studio profondo, abile e sapiente, ne era risultato che Felton era il meno invulnerabile di tutti. Una parola particolarmente ritornava al pensiero della prigioniera: -- «Se io ti avessi ascoltato» aveva detto lord de Winter a Felton. Dunque Felton aveva parlato in suo favore, poichè lord de Winter non aveva voluto ascoltare Felton. -- Debole o forte, ripeteva milady, questo uomo dunque ha avuto un lampo di pietà nell'animo suo. Da questo lampo farò nascere un incendio che lo divorerà. In quanto all'altro, egli mi teme, e sa ciò che deve aspettarsi da me, se io posso fuggire dalle sue mani; è dunque inutile il tentar niente su lui; ma Felton, questa è un'altra cosa, egli è un giovane ingenuo, puro, e che sembra virtuoso. Quello là vi è mezzo da prenderlo. E milady se ne andò a letto e si addormì col sorriso sulle labbra; se qualcuno l'avesse veduta dormente, avrebbe creduto vedere una giovinetta che sognasse la corona di fiori che doveva mettersi sulla fronte nella prossima festa. CAPITOLO LIII. SECONDO GIORNO DI PRIGIONIA Milady sognava che alfine aveva nelle mani d'Artagnan, che assisteva al suo supplizio, ed era la vista del suo odioso sangue che colava sotto la mannaia del carnefice, quello che delineava quel grazioso sorriso sulle sue labbra. Ella dormiva come dorme un prigioniero assorto nella sua prima speranza. L'indomani, quando entrarono nella camera, ella era ancora in letto. Felton si era fermato nel corridoio; egli conduceva la donna di cui aveva parlato la sera innanzi, e che allora era giunta. Questa donna entrò e si avvicinò al letto di milady offrendole i suoi servigi. Milady era abitualmente pallida: il suo colorito poteva ingannare una persona che la vedeva per la prima volta. -- Ho la febbre diss'ella; non ho dormito un istante in questa lunga notte. Io soffro orribilmente; sareste voi più umana di quello che non lo sono stato ieri con me? Tutto ciò che io chiedo, del resto, è il permesso di poter rimanere in letto. -- Volete che si mandi a chiamare un medico? disse la donna. Felton ascoltava questo dialogo senza dire una parola. Milady rifletteva che più sarebbe circondata da gente, e più avrebbe avuto gente da impietosire, e per conseguenza verrebbe raddoppiata la sorveglianza di lord de Winter. D'altronde il medico poteva dichiarare che la malattia era finta; e milady, dopo aver perduta la prima partita, non voleva perdere anche la seconda. -- Andare a cercare un medico diss'ella, e a che pro? questi signori hanno ieri dichiarato che il mio male era una commedia. Oggi accadrebbe senza dubbio lo stesso, perchè da ieri sera in qua hanno avuto tutto il tempo di prevenire il dottore. -- Allora, disse Felton impazientandosi, dite voi stessa signora che cura volete seguire. -- E lo so io? mio Dio! io sento che sto male, ecco tutto. Che mi si dia tutto ciò che si vuole, poco m'importa. -- Andate a cercare lord de Winter, disse Felton, stancato da queste continue lamentazioni. -- O no, no, gridò milady, no signore, non lo chiamate, ve ne scongiuro, io sto bene; non lo chiamate, non ho bisogno di niente. Ella mise una veemenza così soprannaturale in questa esclamazione, che Felton, trascinato, fece alcuni passi nella camera. Egli è commosso, pensò milady. -- Però, signora, disse Felton, se voi -realmente- soffrite, si manderà a cercare un medico, e se vi burlate di noi, ebbene ciò sarà tanto peggio per voi, ma almeno dal canto nostro non avremo niente da rimproverarci. Milady non rispose, ma, rovesciando la sua bella testa sull'origliere, si strusse in lacrime ed in singhiozzi. Felton la guardò un istante con la sua impassibilità ordinaria, quindi accorgendosi che la crisi minacciava di prolungarsi, uscì. La donna lo seguì, lord de Winter non comparve. -- Io credo, che comincio a veder chiaro, mormorò milady con una gioia selvaggia, cacciandosi sotto i lenzuoli, per nascondere agli occhi di chi poteva spiarla questo slancio d'interna soddisfazione. Passarono così due ore. -- Ora è tempo che la malattia cessi, disse ella leviamoci, e oggi otteniamo qualche successo. Io non ho che dieci giorni da disporre, e questa sera ne saranno trascorsi due. Entrando la mattina nella camera di milady le persone di servizio, le avevano portata la colezione. Ora ella aveva pensato che non avrebbero tardato a venirla a portar via, e che in questo momento rivedrebbe Felton. Milady non s'ingannava. Felton ricomparve, e senza fare attenzione se milady aveva o no toccato i cibi della colezione, fece un cenno perchè portassero fuori la tavola che ordinariamente apportavano già servita. Felton uscì per ultimo, egli teneva la chiave in mano. Milady stesa sopra un seggio vicino al camminetto, bella, pallida e rassegnata, sembrava una santa vergine che aspettasse il martirio. Felton si avvicinò a lei e disse: -- Lord de Winter, che è cattolico come voi, signora, ha pensato che la privazione dei riti e delle cerimonie della vostra religione, potesse forse esservi penosa; egli acconsente adunque che voi leggiate ogni giorno l'ordinario della -vostra messa-, ed eccovi un libro che contiene il rituale. All'aria con cui Felton depose questo libro sulla piccola tavola vicino alla quale era milady, al tuono con cui pronunciò queste due parole -vostra messa-, al sorriso sdegnoso con cui le accompagnò, milady alzò la testa e guardò l'ufficiale più attentamente. Allora, alla seria pettinatura, all'abito di esagerata semplicità, a quella fronte pulita come il marmo, ma dura ed impenetrabile come il medesimo, essa riconobbe uno di quei cupi Puritani che aveva sì spesso incontrati, tanto alla corte del re Giacomo, che a quella del re di Francia, ove malgrado la rimembranza del S. Bartolomeo, essi qualche volta venivano a cercare un rifugio. Essa ebbe dunque una di quelle subitanee inspirazioni, come soltanto ne ricevono le persone di grande spirito nelle grandi crisi, nei momenti supremi che devono decidere della loro vita o della loro fortuna. Queste due parole: -vostra messa-, e un semplice colpo d'occhio gettato a Felton, le avevano infatti rivelato tutta l'importanza della risposta che stava per fare. Ma con quella rapidità d'intelligenza che le era particolare, essa non formulò la risposta; ma le si presentò spontanea sulle labbra. -- Io? diss'ella, con un accento di sdegno accordato all'unisono di quello che aveva rimarcato nel giovine ufficiale, io, signore, la -mia messa-! Lord de Winter, il cattolico corrotto, sa bene che io non sono della sua religione, e che questo è un laccio che vuol tendermi. -- E di qual religione siete, voi dunque, signora? domandò Felton con una meraviglia, che, ad onta del suo impero su se stesso, egli non potè interamente nascondere. -- Io lo dirò, gridò milady con una finta esaltazione, il giorno in cui avrò sofferto abbastanza per la mia fede. Lo sguardo di Felton scoprì a milady tutta l'estensione dello spazio che le si era aperto con questa risposta. -- Io sono nelle mani dei miei nemici, continuò ella con quel tuono di entusiasmo che sapeva essere familiare ai Puritani. Ebbene! che il mio Dio mi salvi o che io perisca pel mio Dio! ecco la risposta che vi prego di fare a lord de Winter. E in quanto a questo libro, aggiunse ella mostrando il rituale con la punta del dito, ma senza toccarlo, come se avesse temuto di imbrattarsi con questo tocco, potete riportarlo, e servirvene anche voi stesso, poichè senza dubbio voi siete doppiamente complice di lord de Winter, complice nella sua persecuzione, complice nella sua eresia. Felton non rispose, prese il libro con lo stesso sentimento di ripugnanza che aveva già manifestato, e si ritirò pensieroso. Lord de Winter venne verso le cinque ore di sera. Milady aveva avuto il tempo di combinarsi un piano di condotta; essa lo ricevette come una donna che avesse ripresi tutti i suoi vantaggi. -- Sembra, disse il barone sedendosi sopra una seggiola dirimpetto a quella che occupava milady, e stendendo senza alcun riguardo i suoi piedi verso il camminetto, sembra, disse egli, che noi abbiamo fatto una piccola apostasia? -- Che volete voi dire signore? -- Voglio dire che dall'ultima volta in cui ci siamo veduti, voi avete cambiata religione. Avreste forse per caso sposato un terzo marito protestante? -- Spiegatevi, milord, riprese la prigioniera con maestà, poichè vi dichiaro che ascolto le vostre parole ma che non le comprendo. -- Allora è perchè voi non avete alcuna religione; amo meglio così, riprese beffeggiando lord de Winter. -- Certamente ciò sarebbe più a seconda dei vostri principii, riprese freddamente milady. -- Oh! io vi confesso che ciò mi è del tutto lo stesso. -- Oh! voi non avete bisogno di fare questa confessione sulla vostra indifferenza in materia di religione, milord, le vostre scostumatezze o i vostri delitti ne fanno fede. -- Per bacco! voi parlate di scostumatezze, signora Messalina? voi parlate di delitti, lady-Macbeth? o io ho male inteso, o voi per bacco siete molto imprudente! -- Voi parlate così perchè siamo ascoltati, signore, rispose freddamente milady, e perchè volete interessare i vostri carcerieri e i vostri agozini contro di me. -- I miei carcerieri! i miei agozini! Eh! eh! signora, voi la prendete in tuono poetico, e la commedia di ieri sera, questa sera si volta in tragedia. Del resto, fra otto giorni voi sarete dove dovete essere, e il mio impegno sarà terminato. -- Impegno infame! impegno empio! riprese milady colla esaltazione di una vittima che provoca il suo giudice. -- Io credo sulla mia parola d'onore! disse de Winter alzandosi, che l'astuta divenga pazza. Andiamo, andiamo, calmatevi, signora puritana, o vi farò mettere in segreto. Perdinci! è il mio vino di Spagna che vi sale alla testa, non è vero? ma siate tranquilla, questa ebrietà non avrà conseguenze. E lord de Winter si ritirò dicendo parolacce, cosa che, in quell'epoca, era un'abitudine affatto cavalleresca. Felton infatti era dietro la porta e non aveva perduto una parola di tutta questa scena. Milady aveva indovinato giusto. -- Sì, va! va! disse ella a suo cognato, le conseguenze, al contrario, si avvicinano: ma tu non le saprai, imbecille, che allorquando non sarà più tempo di evitarle. Il silenzio si ristabilì: scorsero due ore; fu portata la cena, e si trovò milady occupata a fare le sue preghiere, preghiere che ella aveva imparate da un vecchio servitore del suo secondo marito, che era uno dei più austeri puritani. Ella sembrava in estasi, e parve che non facesse attenzione a quanto accadeva intorno a lei. Felton fece segno perchè non fosse disturbata, e quando tutto fu in ordine, uscì senza far rumore coi suoi soldati. Milady sapeva che poteva essere spiata, essa continuò dunque le sue preghiere sino alla fine, e le sembrò che il soldato che era di sentinella alla sua porta non camminasse più dello stesso passo, e stesse ad ascoltarla. Pel momento ella non desiderava di meglio, si rialzò, si mise a tavola, mangiò poco, e non bevè che acqua. Un'ora dopo vennero a portar via la tavola; ma milady rimarcò che questa volta Felton non accompagnava i soldati. Egli dunque temeva di vederla troppo spesso. Ella si rivoltò per sorridere, perchè in questo sorriso vi era una tale espressione di trionfo che questo solo sarebbe bastato per denunziarla. Essa lasciò ancora scorrere una mezz'ora, e siccome in questo momento tutto era silenzio nel vecchio castello, siccome non si sentiva che l'eterno rumore dell'ondata, quella respirazione immensa dell'oceano, colla sua voce pura, armoniosa e vibrante, essa cominciò il primo versetto di quel salmo allora in favore presso i puritani. « -- -Oh! signore, tu ci abbandoni, per giudicare se noi siamo forti, ma in seguito sei tu che dài, colla tua celeste mano, la palma ai nostri sforzi.- Mentre cantava, milady ascoltava; il soldato di guardia alla sua porta si era fermato come se fosse stato tramutato in pietra. Milady potè dunque giudicare dell'effetto che aveva prodotto. Allora essa continuò il suo canto con un fervore e un sentimento inesprimibile; le sembrò che i suoni si spandessero di lontano sotto le volte, e che andassero come un incantesimo a raddolcire il cuore dei suoi carcerieri. Però sembrava che il soldato in sentinella, senza dubbio zelante cattolico, scotesse l'incanto, poichè attraverso il finestrello della porta che egli aprì: -- Tacete dunque, signora, diss'egli, il vostro canto è tristo come un -De profundis- e se oltre il diletto di stare qui di guarnigione, è ancora necessario l'ascoltare simili cose, sarà da non poter più resistere. -- Silenzio! disse allora una voce grave, che milady riconobbe per quella di Felton, e di che cosa vi immischiate voi? vi è forse stato ordinato di impedire a questa donna di cantare? no. Vi è stato detto di custodirla, e di far fuoco sopra di lei se tentasse di fuggire. Custoditela; ma non aggiungete niente alla consegna. Un'espressione di indicibile gioia illuminò il viso di milady; ma questa espressione fu fuggitiva come il riflesso di un lampo, e senza sembrare di avere inteso il dialogo, di cui non aveva perduto una parola, essa riprese, dando alla sua voce tutta la grazia, tutta la estensione e tutta la seduzione che il demonio vi aveva messa: « -- -Per tanti pianti, tanta miseria, per il mio esilio e per i miei ferri, io ho la mia gioventù, la mia preghiera, e Dio che conterà i mali che ho sofferti.- Questa voce, di una inaudita estensione e di una sublime passione, dava alla poesia rozza ed incolta di questi salmi una magia ed una espressione che i Puritani più esaltati ritrovavano raramente nei canti dei loro fratelli, e che erano costretti di ornare con tutte le risorse della loro immaginazione. Felton credè sentire cantare l'angelo che consolava i tre Ebrei nella fornace. «-Ma, il giorno della liberazione verrà per tutti noi Dio è giusto e forte! e se illude la nostra speranza, ci resta sempre il martirio e la morte.- Questa strofetta, nella quale la terribile incantatrice mise tutta l'anima sua, finì di portare il disordine nel cuore del giovane ufficiale; aprì improvvisamente la porta, e milady lo vide comparire pallido come sempre, ma con gli occhi ardenti e quasi stravolti. -- Perchè cantate voi in tal modo, disse egli, e con una simile voce? -- Perdono, signore, disse milady con dolcezza, dimenticava che i miei canti non sono d'uso in questa casa. Io forse vi ho offeso nelle vostre credenze, ma ciò è senza volerlo, ve lo giuro. Perdonatemi adunque un fallo che può esser grande, ma che certamente è involontario. Milady era così bella in questo momento, l'estasi religiosa nella quale si trovava immersa dava una tale espressione alla sua fisonomia; che Felton, abbagliato, credè vedere l'angelo che poco prima gli era sembrato di ascoltare soltanto. -- Sì, sì, rispose egli, sì, voi disturbate, voi agitate le persone che abitano il castello. E il povero, insensato non si accorgeva egli stesso della incoerenza dei suoi discorsi, nel mentre che milady immergeva il suo occhio di lince nel più profondo del suo cuore. -- Io mi tacerò disse milady abbassando gli occhi, con tutta la dolcezza che poteva dare alla sua voce, con tutta la rassegnazione che potè imprimere al suo portamento. -- No, no, signora, disse Felton, soltanto cantate più sommessa, , . , 1 , , 2 , 3 ; . 4 , , 5 , , 6 , ; 7 8 . 9 10 , 11 , , 12 , , 13 , 14 , ' , 15 ; , , 16 , 17 . , 18 , 19 , 20 , , . 21 , 22 , , 23 , 24 . 25 26 27 , ' 28 . 29 30 , , 31 ' ; 32 , . 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