I tre moschettieri, vol. IV
Alexandre Dumas
Translator: Angiolo Orvieto
I TRE
MOSCHETTIERI
DI
Alessandro Dumas
VERSIONE
DI ANGIOLO ORVIETO.
VOL. IV.
Napoli,
GIOSUÈ RONDINELLA EDITORE
Strada Trinità Maggiore nº 27
1853
TIPOGRAFIA DI G. PALMA.
CONTINUAZIONE DEL CAPITOLO XLVIII.
Ma come lo abbiamo detto, Bazin non aveva, col suo felice ritorno,
tolto che una parte della inquietudine che agitava i quattro amici. I
giorni dell'aspettativa sono lunghi, e d'Artagnan soprattutto avrebbe
scommesso che in quell'epoca i giorni avevano quarant'otto ore. Egli
dimenticò la lentezza obbligata della navigazione, esagerò la potenza
di milady, assegnava a questa donna che gli compariva come un demonio,
degli ausiliari soprannaturali come lei: al più piccolo rumore egli
s'immaginava che venivano ad arrestarlo, e che conducevano Planchet per
confrontarlo con lui, e i suoi amici. Vi è di più, la sua confidenza,
altra volta così grande pel degno Piccardo, diminuiva di giorno in
giorno. Questa inquietudine era così forte che si comunicava a Porthos
ed Aramis, e non vi era che Athos che rimaneva impassibile, come se
nessun pericolo si agitasse intorno a lui, e che egli respirasse la sua
atmosfera abituale.
Il sedicesimo giorno particolarmente, erano così manifesti questi segni
di agitazione in d'Artagnan, e nei suoi due amici, ch'essi non potevano
stare un momento nello stesso posto, ma erravano come ombre sulla via
per la quale doveva giungere Planchet.
-- Davvero, diceva Athos, voi non siete uomini, ma siete ragazzi: se
una donna vi può fare una sì gran paura. Ebbene! di che si tratta? di
essere imprigionati? e noi saremo da qualcuno tolti alla prigione; ne
è stata cavata la signora Bonacieux? Di essere decapitati? ma tutti
i giorni, nella trincea, noi andiamo allegramente ad esporci a molto
peggio di ciò, mentre una palla può fracassarci una gamba, ed io sono
persuaso che faccia maggiormente soffrire un chirurgo nel tagliare
una gamba, di quello che il boia a tagliarci la testa. State dunque
tranquilli; fra due, fra quattro, fra sei ore al più tardi Planchet
sarà qui; egli ha promesso di esservi, ed io ho grandissima fede nelle
promesse di Planchet, che ha la ciera di essere un bravo giovinetto.
-- Ma s'egli non giunge? disse d'Artagnan.
-- Ebbene! se egli non giunge, è segno che sarà stato ritardato sulla
strada, ecco tutto. Può essere caduto da cavallo, può aver fatto una
capriola per di sopra un ponte, può aver corso così forte da aver
guadagnato un mal di petto. Eh! signori, pensiamo agli avvenimenti
possibili. La vita è una gran corona di piccole miserie che il filosofo
sgranella ridendo. Siate filosofi come me, signori, mettetevi a
tavola e beviamo; niente fa comparire l'avvenire color di rosa, come
l'osservarlo a traverso un bicchiere di chambertin.
-- Va benissimo rispondeva d'Artagnan, ma io sono stanco di dover
temere, bevendo fresco, che il vino non sorta dalla cantina di milady.
-- Voi siete molto difficile! disse Athos; una donna così bella.
-- Una donna da bollo! disse Porthos con un grossolano sorriso.
Athos fremette, posò la sua mano sulla sua fronte per asciugarne il
sudore, e si alzò a sua volta mosso da un movimento nervoso che egli
non potè comprimere.
Il giorno passò, e la sera giunse più lentamente; ma finalmente venne;
le bettole si empirono di bevitori. Athos, che aveva intascata la sua
parte del diamante, non lasciava più il Farfallone; egli aveva trovato
il signore de Busigny, che, del resto, loro aveva dato un magnifico
pranzo, un bevitore degno di lui. Essi giuocavano dunque assieme
come d'ordinario, quando suonarono sette ore: s'intesero passare le
pattuglie che andavano a raddoppiare i posti. A sette ore e mezzo battè
la ritirata.
-- Siamo perduti, disse d'Artagnan all'orecchio di Athos.
-- Volete dire che abbiamo perduto, disse tranquillamente Athos cavando
con flemma dieci luigi dalla sua saccoccia, e gettandoli sulla tavola.
Andiamo, signori, continuò egli, batte la ritirata; andiamo a dormire.
E Athos uscì dal Farfallone seguito da d'Artagnan. Aramis veniva loro
dietro dando il braccio a Porthos, ed accozzava dei versi, e Porthos si
strappava di tratto in tratto qualche pelo dai suoi baffi in segno di
disperazione.
Ma ecco ad un tratto, nella oscurità, si disegna una ombra la di cui
ombra e famigliare a d'Artagnan, ed una voce ben conosciuta gli dice:
-- Signore, io vi porto il vostro mantello, perchè questa sera fa fresco.
-- Planchet! gridò d'Artagnan ebbro di gioia.
-- Planchet! gridarono Porthos ed Aramis.
-- Ebbene! sì Planchet, disse Athos; che cosa vi è di meraviglioso? egli
aveva promesso di essere di ritorno a otto ore ed ecco che suonano le
otto. Bravo! Planchet, voi siete un giovine di parola, e se mai aveste
a lasciare il vostro padrone, io vi riserbo un posto al mio servizio.
-- Ohi no, giammai, disse Planchet, io non lascerò giammai il signor
d'Artagnan.
E nello stesso tempo d'Artagnan sentì che Planchet gli faceva scorrere
in mano un piccolo biglietto.
D'Artagnan aveva una gran volontà di abbracciare Planchet; ma egli
ebbe paura che questo segno di effusione, dato al suo lacchè in mezzo
alla strada, non sembrasse straordinario a qualche passaggiero, e si
contenne.
-- Io ho il biglietto, disse egli ad Athos ed ai suoi amici.
-- Sta bene, disse Athos, entriamo nelle vostre camere, e lo leggeremo.
Il biglietto bruciava la mano di d'Artagnan; egli voleva affrettare
il passo, ma Athos gli prese il braccio e lo passò sotto il suo, e fu
mestieri al giovane di regolare la sua corsa con quella del suo amico.
Finalmente si entrò negli alloggi, fu acceso un lume, e mentre che
Planchet stava sulla porta affinchè i quattro amici non fossero
sorpresi, d'Artagnan con mano tremante ruppe il sigillo, e aprì la
lettera tanto aspettata.
Ella conteneva una mezza riga di scritto in inglese, e di una
concisione tutta spartana:
-«Thank you: be easy.»-
Ciò che voleva dire: «Grazie; siate tranquillo.»
Athos prese la lettera dalle mani di d'Artagnan, raccostò al lume, e
vi appiccò il fuoco, non lasciandone un pezzo che non fosse ridotto in
cenere.
Quindi, chiamando Planchet,
-- Ora, bravo giovane, gli disse, tu puoi reclamare le settecento lire;
ma tu non arrischiavi gran cosa con un biglietto come questo.
-- Ciò non è per mancanza di non avere inventato modi per custodirlo,
disse Planchet.
-- Ebbene! disse d'Artagnan, raccontaci come è andato.
-- Diamine, ciò è lungo, signore.
-- Tu hai ragione, Planchet, d'altronde la ritirata è battuta, e noi
saremmo rimarcati se conservassimo il lume acceso più degli altri.
-- Sia, disse d'Artagnan, andiamo a letto; dormi bene, Planchet.
-- In fede mia, signore, questa sarà la prima volta dopo sedici giorni.
-- Ed io pure! disse d'Artagnan.
-- Ed io pure! disse Porthos.
-- Ed io pure! disse Aramis.
-- Ebbene! volete che vi confessi la verità? ed io pure! disse Athos.
CAPITOLO XLIX.
FATALITÀ
Frattanto milady, ebbra di collera, ruggendo sul cassero del bastimento
come una lionessa che venga imbarcata, aveva tentato di gettarsi in
mare per riguadagnare la costa, poichè non poteva farsi un'idea ch'ella
era stata insultata da d'Artagnan, minacciata da Athos, e che lasciava
la Francia senza vendicarsi di loro. Ben presto quest'idea era divenuta
per essa talmente insopportabile, che col rischio di ciò che poteva
accaderle di terribile per se stessa, aveva supplicato il capitano
di gettarla sulla costa; il capitano, sollecito di sfuggire alla sua
falsa posizione, posto fra le crociere francesi ed inglesi, come un
pipistrello fra i sorci e gli uccelli, aveva gran fretta d'approdare in
Inghilterra; rifiutò dunque ostinatamente di obbedire a ciò che egli
prendeva per un capriccio di donna, promettendo alla sua passaggiera,
che, del resto, gli era stata raccomandata in modo particolare dal
ministro, di gettarla, se il mare ed i francesi lo permettevano,
in un qualche porto della Brettagna, sia a Loirent, sia a Brest. Ma
frattanto, il vento era contrario, il mare cattivo: si bordeggiava,
e si correvano piccole bordate. Nove giorni dopo la uscita dalla
Charente, milady, pallida pei suoi dispiaceri e per la sua rabbia,
vedeva comparire soltanto le coste azzurre di Finistère.
Ella calcolò che per traversare questa parte della Francia, e per
ritornare vicino al ministro, le abbisognavano almeno quattro giorni;
aggiungete questi quattro giorni agli altri nove già trascorsi, erano
tredici, durante i quali potevano accadere tanti avvenimenti importanti
a Londra. Ella pensò che, senza alcun dubbio, il ministro diventerebbe
furioso pel suo ritorno, e che per conseguenza sarebbe più disposto a
dare ascolto ai reclami che venissero fatti contro di lei, di quello
che a quelli che poteva far essa contro degli altri, e per conseguenza
lasciò passare Loirent e Brest senza insistere col capitano, che dal
canto suo, si guardava bene dall'avvisarla. Milady continuò dunque la
sua strada, e il giorno stesso in cui Planchet s'imbarcava a Portsmouth
per la Francia, la messaggiera di Sua Eccellenza entrava trionfante nel
porto.
Tutta la città era agitata da un movimento straordinario: quattro gran
vascelli recentemente costrutti erano stati lanciati in mare. In piedi,
sopra uno di questi ricoperto d'oro abbagliante, secondo il suo solito,
pei diamanti e le pietre preziose, col suo cappello ornato di una piuma
bianca che gli cadeva sopra una spalla, si vedeva Buckingham circondato
da uno stato maggiore quasi brillante quanto lui.
Era una di quelle belle e rare giornate di estate in cui l'Inghilterra
si ricorda che vi è un sole. L'astro pallido, ma pure splendido
ancora, era al suo tramonto, imporporando e cielo ad un tempo e mare,
con strisce di fuoco, e gettando sulle torri e le vecchie case della
città un raggio d'oro che faceva sfavillare i vetri, come il riflesso
d'un incendio. Milady respirando quest'aria del mare più viva e più
balsamica all'avvicinarsi della terra contemplando tutta la potenza di
questi preparativi, ch'essa era incaricata di distruggere, tutta la
forza di quest'armata, che doveva combattere da se sola con qualche
sacco d'oro, si paragonò mentalmente a Giuditta, la terribile Ebrea,
quando penetrò nel campo degli Assirii, e che vide la massa enorme di
carri, di cavalli, di uomini ed armi che un gesto della sua mano doveva
dissipare come nube di fumo.
Entrarono in rada, ma mentre si apprestavano a gettar l'ancora, un
piccolo cutter, formidabilmente armato, si avvicinò al bastimento
mercantile, annunziandosi come guarda coste, fece mettere in mare
la sua lancia, che si diresse verso la scala. La lancia conteneva
un ufficiale e otto rematori. L'ufficiale solo montò a bordo, ove fu
ricevuto con tutta la deferenza che inspira l'uniforme.
L'ufficiale si trattenne alcuni istanti col capitano, gli fece leggere
alcune carte di cui era portatore, e dietro un ordine del capitano
mercantile, tutto l'equipaggio del bastimento, marinari e passeggieri,
fu chiamato sul ponte.
Dopo che fu fatto questo appello, l'ufficiale s'informò ad alta voce
del punto di partenza del brick, della sua strada, delle sue fermate,
ed a tutte le domande, il capitano soddisfece senza esitazione e senza
difficoltà. Allora l'ufficiale cominciò a passare la sua rivista di
tutte le persone, le une dopo le altre, e fermandosi a milady, la
considerò con grande attenzione ma senza indirizzarle una sola parola.
Quindi ritornò al capitano, gli disse ancora alcune parole, e come
se fosse stato a lui che d'ora innanzi doveva obbedire il bastimento,
comandò una manovra che l'equipaggio tosto eseguì. Allora il bastimento
si rimise in via, sempre scortato dal piccolo cutter, che vogava
d'accordo con lui, minacciando il suo fianco colla bocca dei suoi
cinque cannoni, nel mentre che la barca lo seguiva nel solco del
naviglio, debole punto dietro una così enorme massa.
Durante l'esame che l'ufficiale aveva fatto di milady, milady, come
si crederà bene, lo aveva dal canto suo divorato con lo sguardo. Ma,
per quanto fosse grande l'abitudine che questa donna dagli occhi
di fuoco aveva per leggere nel cuore di coloro dei quali aveva
bisogno d'indovinare i segreti, ella questa volta ritrovò un viso
di una tale impassibilità, che alle sue investigazioni non ne seguì
alcuna scoperta. L'ufficiale che si era fermato davanti a lei, e
che l'aveva silenziosamente studiata con tanta cura, poteva avere
l'età di venticinque a ventisei anni, era bianco di viso, aveva gli
occhi blu chiari un poco infossati; la bocca sottile e ben disegnata,
restava immobile nelle sue corrette linee; il suo mento vigorosamente
pronunciato, dinotava che la forza di volontà, nel tipo volgare
britannico, non è ordinariamente che ostinazione; una fronte un poco
fuggente, come si addice ai poeti, agli entusiasti e ai soldati,
era appena ombrata da una capigliatura corta e chiara, che come la
barba che copriva l'estremità inferiore del viso, era di un bel color
castagno scuro.
Quando rientrarono nel porto, era già notte; la nebbia inspessiva
ancora l'oscurità, e formava intorno ai fanali ed alle lanterne un
cerchio, simile a quello che circonda la luna quando il tempo minaccia
di diventar piovoso. L'aria che si respirava era trista, umida e
fredda.
Milady, quella donna così forte, si sentiva premere suo malgrado.
L'ufficiale si fece insegnare quali erano i pacchi di milady, fece
portare il suo bagaglio nella lancia, e quando fu fatta questa
operazione, la invitò a discendere, presentandole egli stesso il
braccio.
Milady guardò quest'uomo ed esitò.
-- Chi siete voi! signore, domandò ella, che avete la bontà di occuparvi
in un modo così particolare di me?
-- Voi dovete vederlo, signora, dal mio uniforme. Io sono un ufficiale
della marina inglese, rispose il giovane.
-- Ma in fine, è forse di abitudine che gli ufficiali della marina
inglese si mettano sotto gli ordini dei loro compatrioti quando
approdano in un porto della Gran-Brettagna, e spingano la galanteria
fino a condurli a terra?
-- Sì milady, questo è l'uso, non già per galanteria, ma per prudenza,
che in tempo di guerra gli stranieri sieno condotti in un albergo
designato, affinchè, fino a perfetta informazione su di essi, restino
sotto la sorveglianza del governo.
Queste parole furono pronunciate con la gentilezza la più squisita e
la calma la più perfetta. Però esse non ebbero il dono di convincere
milady.
-- Ma io non sono straniera, signore, disse ella coll'accento più puro
che fosse mai risuonato da Portsmouth a Manchester; io mi chiamo lady
de Winter, e questa misura...
-- Questa misura è generale, milady, e voi tentereste invano di
sottrarvici.
-- Io dunque vi seguirò, signore.
E, accettando la mano dell'ufficiale, cominciò a discendere la scala,
in fondo alla quale l'aspettava la lancia. L'ufficiale la seguì:
un gran mantello era steso a poppa, l'ufficiale la fece sedere sul
mantello e si assise vicino a lei.
-- Vogate, diss'egli ai marinari.
Gli otto remi caddero in mare formando un sol colpo, non battendo che
con un sol colpo, e la lancia sembrò volare sulla superficie delle
acque.
In capo a cinque minuti si toccò terra.
L'ufficiale saltò sullo scalo e offrì la mano a milady.
Una carrozza aspettava.
-- Questa carrozza è per noi? domandò milady.
-- Sì, milady, rispose l'ufficiale.
-- L'albergo è molto lontano di qui?
-- All'estremità opposta della città.
-- Andiamo, disse milady.
Ella salì risolutamente in carrozza.
L'ufficiale vegliò affinchè gli equipaggi fossero solidamente attaccati
dietro la cassa, e terminata questa operazione prese posto vicino a
milady e chiuse lo sportello.
Tosto, senza che fosse dato alcun ordine, e senza che vi fosse stato
bisogno d'indicare la destinazione, il cocchiere partì al galoppo e
s'internò nelle strade della città.
Un ricevimento così strano doveva essere per milady un'ampia materia
di riflessione; così, vedendo che il giovane ufficiale non sembrava
menomamente disposto ad attaccare conversazione, ella si appoggiò in un
angolo della carrozza, e passò in rivista le une dopo le altre tutte le
supposizioni che si presentavano al suo spirito.
Frattanto, in capo ad un quarto d'ora, meravigliata della lunghezza
della strada, si accostò verso lo sportello per vedere da che parte era
condotta. Non si vedevano più case; fra le tenebre comparivano soltanto
degli alberi, come fantasmi neri, che corressero gli uni dopo gli
altri.
Milady rabbrividì.
-- Ma noi non siamo più in città, signore, disse ella.
Il giovine ufficiale osservò il silenzio.
-- Io non anderò più avanti se voi non mi dite dove mi conducete, ve ne
prevengo, signore.
Questa minaccia non ottenne veruna risposta.
-- Ah! questa è troppo forte! grido milady. Soccorso! soccorso!
Nessuna voce rispose alla sua; la carrozza continuava a correre con
rapidità. L'ufficiale sembrava una statua.
Milady lo guardò con una di quelle terribili espressioni, particolari
al suo viso, e che mancavano tanto raramente del loro effetto. La
collera faceva scintillare i suoi occhi nelle tenebre.
Il giovane rimase impassibile.
Milady volle aprire lo sportello per precipitarvisi.
-- Fate attenzione, signora, disse freddamente l'ufficiale, voi vi
ucciderete saltando.
Milady si riassise colla schiuma alla bocca. L'ufficiale si accostò, e
la guardò a sua volta, e parve sorpreso di vedere questa figura non ha
guari così bella, sconvolta per la rabbia e divenuta quasi schifosa.
L'astuta creatura capì che si perdeva lasciando vedere in tal modo
l'interno dell'anima sua; ella rasserenò i suoi lineamenti, e con una
voce gemebonda:
-- In nome del cielo, signore, ditemi se è a voi, se è al vostro
governo, se è ad un qualche nemico che io debbo attribuire la violenza
che mi viene fatta.
-- Non vi si fa alcuna violenza, signora, e ciò che vi accade è il
risultato di una misura semplicissima che siamo costretti di prendere
con tutti quelli che sbarcano in Inghilterra.
-- Allora voi non mi conoscete, signore?
-- È la prima volta che ho l'onore di vedervi.
-- E, sul vostro onore, voi non avete alcun soggetto di rancore contro
di me?
-- Alcuno: ve lo giuro.
E vi era tanta serenità e sangue freddo, ed anche dolcezza nella voce
di questo giovane, che milady si rassicurò.
Finalmente, dopo un'ora circa di cammino la carrozza si fermò davanti
un cancello di ferro che chiudeva una via scavata, conducente ad un
castello di forma severa, massiccio ed isolato. Allora, siccome le
ruote giravano sopra una sabbia fina, milady intese un vasto muggito
che riconobbe pel rumore del mare che viene ad infrangersi contro una
costa scoscesa.
La carrozza passò sotto due vôlte, finalmente si fermò in un cortile
tetro e quadrato. Quasi subito la portiera si aprì, il giovane saltò
leggermente a terra, presentò la sua mano a milady che si appoggiò e
discese a sua volta con molta calma.
-- Io dunque sono sempre prigioniera, disse milady guardando intorno
a se e riportando i suoi occhi sul giovane ufficiale col più grazioso
sorriso; ma io non lo sarò lungamente, ne sono sicura, aggiunse ella.
La mia coscienza e la vostra gentilezza, signore, me ne sono garanti.
Per quanto fosse lusinghiero il complimento, l'ufficiale non rispose
una parola; ma cavando dalla sua cinta un piccolo fischietto d'argento
simile a quello che si servono per dare il comando sui bastimenti da
guerra, fischiò tre volte sopra diverse ondulazioni; tosto comparvero
parecchi uomini, staccarono i cavalli fumanti, e posero la carrozza
nella sua rimessa.
L'ufficiale, sempre con la stessa tranquilla cortesia, invitò la
sua prigioniera a entrare in casa. Questa, sempre col massimo viso
sorridente, lo prese pel braccio, ed entrò con lui sotto una porta
bassa, illuminata soltanto nel fondo che conduceva ad una scala di
pietra a chiocciola; si fermarono quindi davanti ad una porta massiccia
che, dopo l'introduzione di una chiave che il giovane portava seco,
girò pesantemente sui suoi cardini, e dette apertura alla camera
destinata a milady. Con un solo sguardo la prigioniera abbracciò
l'appartamento nelle sue più piccole parti.
Era una camera il di cui mobiglio era molto proprio per una prigione,
ma nello stesso tempo molto rigido per un uomo in libertà. Però
le sbarre alle finestre, e i chiavistelli all'esterno della porta
decidevano il pensiero sul conto di una prigione.
Per un istante tutta la forza d'animo di questa creatura, sebbene
temperata alle sorgenti le più rigorose, l'abbandonò. Ella cadde sopra
una sedia, incrociò le braccia, abbassando la testa, ed aspettando ad
ogni istante di vedere entrare un giudice per interrogarla.
Ma non entrò alcuno, se non che due o tre soldati di marina che
portarono il suo equipaggio, lo deposero in un canto e si ritirarono
senza dir parola.
L'ufficiale presiedeva a tutti questi particolari con quella stessa
calma che milady gli aveva costantemente veduta, non pronunciando una
parola, e facendosi obbedire con un gesto della sua mano, o con un
soffio del suo fischietto.
Si sarebbe detto che fra quest'uomo e i suoi inferiori la lingua
parlata non esisteva o era divenuta inutile.
Finalmente milady non potè contenersi più lungamente, e ruppe il
silenzio.
-- In nome del cielo, signore, gridò essa, che vuol dire tuttociò che
accade? fissate le mie irresoluzioni: io ho coraggio per ogni pericolo
che prevedo, per ogni disgrazia che comprendo. Dove sono io, e che cosa
sono io? sono io libera? e perchè queste sbarre e queste porte? sono io
prigioniera? qual delitto ho io commesso?
-- Voi siete qui nell'appartamento che vi è destinato, signora. Ho
ricevuto l'ordine di venirvi a prendere in mare, e di condurvi in
questo castello. Io credo di avere adempito a quest'ordine con tutto
il rigore di un soldato, ma nello stesso tempo con tutta la cortesia di
un gentiluomo. Qui termina, almeno per ora, l'incarico che mi era stato
imposto di compiere vicino a voi; il resto spetta ad un'altra persona.
-- E quest'altra persona, chi è? domandò milady, non potete voi dirmi il
suo nome?
In questo momento s'intese per le scale un gran rumore di speroni;
alcune voci passarono e si estinsero, ed il rumore di un passo isolato
si avvicinò fino alla porta.
-- Questa persona, eccola qui, signora disse l'ufficiale sgombrando il
passo, e ponendosi nell'attitudine del rispetto e della sommessione.
Nello stesso tempo la porta si aprì. Un uomo comparve sulla soglia.
Egli era senza cappello, portava la spada al fianco e contorceva il
fazzoletto.
Milady credè riconoscere fra l'ombre quest'ombra; si appoggiò con una
mano sul sostegno del suo seggio, ed innoltrò la testa come per andare
incontro ad una certezza.
Allora lo straniero si avvicinò lentamente, e a misura che
s'innoltrava, entrando nel cerchio luminoso proiettato dalla lampada,
milady indietreggiava involontariamente.
Quindi allorchè ella non ebbe più alcun dubbio.
-- E che! fratello mio, gridò essa al colmo dello stupore, siete voi?
-- Sì, bella dama, rispose lord de Winter facendo un saluto per metà
cortese, e per metà ironico, io stesso.
-- E allora questo castello...?
-- È mio.
-- Questa camera....
-- È la vostra.
-- Io sono dunque vostra prigioniera?...
-- Presso a poco.
-- Non diciamo grandi parole; sediamo, e parliamo tranquillamente come
convien di fare tra un fratello ed una sorella.
Quindi voltandosi verso la porta, e vedendo che il giovane ufficiale
aspettava gli ultimi suoi ordini.
-- Sta bene, diss'egli, io vi ringrazio; ora lasciateci sig. Felton.
CAPITOLO L.
CIARLATA TRA FRATELLO E SORELLA
Durante il tempo che lord de Winter mise a chiudere la porta, a
spingere un catenaccio e ad avvicinare una sedia al seggio di sua
cognata, milady, distratta, immerse il suo sguardo nella profondità
del possibile, e scuoprì tutta la trama che non avea potuto neppure
intravedere fino a che ignorava in quali mani era caduta. Ella
conosceva suo cognato per un gentiluomo, franco cacciatore, giuocatore,
intraprendente con le donne, ma di una forza al disotto della mezzana
per gl'intrighi. Come aveva egli potuto scuoprire il suo arrivo? farla
arrestare e perchè la riteneva egli?
Athos le aveva detto qualche parola che provava che la conversazione
che aveva tenuta col ministro era stata udita da orecchie straniere,
ma non poteva ammettere che le fosse stata scavata una contromina così
pronta e ardita. Ella temè ben più, che le sue precedenti operazioni in
Inghilterra fossero state scoperte. Buckingham poteva avere indovinato
ciò che essa era, e che era stata essa che gli aveva tagliati di dosso
i due puntali, e che per vendicarsi di questo piccolo tradimento...
Ma Buckingham era incapace di portarsi ad un eccesso contro una donna,
particolarmente se questa donna poteva essere scusata coll'agire per un
sentimento di gelosia.
-- Sì, parliamo, fratello mio, disse ella con una specie di
rassegnazione, decisa come era di cavare da questa conversazione tutti
gli schiarimenti di cui poteva aver bisogno in seguito, ad onta di
tutte le dissimulazioni che avesse potuto presentare lord de Winter.
-- Voi dunque vi siete decisa a ritornare in Inghilterra, disse lord de
Winter, malgrado la risoluzione che mi avete così spesso manifestata
a Parigi di non rimettere più mai il piede sul territorio della
Gran-Brettagna.
Milady rispose a questa domanda con un'altra domanda.
-- Prima di tutto, diss'ella, ditemi in che modo avete potuto tenermi
gli occhi addosso, e ciò tanto severamente da essere in antecedenza
prevenuto non solo del mio arrivo, ma ancora del giorno, dell'ora e del
porto dove arriverei?
-- Ma ditemi voi stessa, mia cara cognata, riprese egli, ciò che venite
a fare in Inghilterra.
-- Io vengo a vedervi, riprese milady, senza sapere quanto essa
aggravava con questa risposta i sospetti che aveva fatti nascere nello
spirito di suo cognato la lettera di d'Artagnan, e volendo soltanto
cattivarsi la benevolenza del suo uditore con una menzogna.
-- Ah! per veder me, disse sardonicamente de Winter.
-- Senza dubbio, per vedervi. Che cosa vi è di meraviglioso?
-- E voi nel venire in Inghilterra non avete altro scopo che quello di
vedermi?
-- No.
-- Così è per me solo che vi siete data la pena di traversare la Manica?
-- Per voi solo.
-- Peste! che tenerezza, sorella mia!
-- Ma non sono io la vostra più prossima parente? domandò milady con un
tuono della più commovente ingenuità.
-- Ed anche la mia sola ereditiera, non è vero? disse a sua volta lord
de Winter, fissando i suoi occhi su quelli di milady, vale a dire per
mezzo di vostro figlio.
Qualunque fosse la possanza ch'ella avesse su di se stessa, milady non
potè esimersi dal fremere, e siccome, nel pronunciare le ultime parole
che lord de Winter aveva dette, egli posò la mano sul braccio di sua
cognata, così questo fremito non gli sfuggì.
In fatti il colpo era diretto e profondo. La prima idea che venne allo
spirito di milady, fu che era stata tradita da Ketty; e che questa
aveva raccontato al barone l'interessata avversione di cui essa aveva
lasciato sfuggire imprudentemente i segni davanti alla sua servente,
e si ricordò pure la furiosa ed imprudente uscita ch'essa aveva fatta
contro d'Artagnan, quando questi aveva salvata la vita di suo cognato.
-- Io non capisco, milord, diss'ella, per guadagnar tempo e far parlare
il suo avversario, che volete dire? vi è forse qualche senso nascosto
sotto le vostre parole.
-- Oh! mio Dio, no, disse lord de Winter con una apparente bonarietà.
Voi avete il desiderio di venirmi a vedere, e venite in Inghilterra.
Io apprendo questo desiderio, o piuttosto io dubito che voi lo
proviate, e per risparmiarvi tutte le noie di un arrivo notturno in
un porto, tutte le fatiche di uno sbarco, invio uno dei miei ufficiali
incontro a voi, io metto una carrozza sotto i suoi ordini, ed egli vi
trasporta qui in questo castello, di cui io sono il governatore, ove
vengo tutti i giorni, e dove, affinchè il nostro desiderio di vederci
sia soddisfatto, vi faccio preparare una camera. Che cosa vi è di
meraviglioso in tutto ciò che vi dico più che in quello che voi avete
detto a me?
-- No, ciò che io trovo di straordinario, si è che voi siete stato
prevenuto del mio arrivo.
-- Eppure è la cosa più semplice, mia cara cognata: non avete voi
veduto che il capitano del vostro piccolo bastimento, entrando in
rada, per ottenere il suo ingresso nel porto, ha mandato avanti una
lancia che portava il libro ossia il registro delle persone a bordo?
io sono comandante del porto, mi è stato presentato questo libro, vi ho
riconosciuto il vostro nome. Il cuore mi ha detto ciò che or ora mi ha
confirmato la vostra bocca, vale a dire, con quale scopo voi vi siete
esposta ai pericoli di un mare pieno di rischi, o per lo meno tanto
faticoso in questo momento, e vi ho inviato incontro il mio cutter. Voi
sapete il resto.
Milady capì che lord de Winter mentiva, e ciò non fece che spaventarla
sempre più.
-- Fratello mio, non è stato, continuò essa milord Buckingham che ho
veduto sul varo questa sera nel giungere?
-- Egli stesso. Oh! capisco che la sua vista deve avervi colpita,
riprese Lord de Winter; voi venite da un paese che si deve occupare
molto di lui, e io so che i suoi armamenti contro la Francia
preoccupano molto il ministro vostro amico.
-- Mio amico il ministro! gridò milady, vedendo che su questo punto come
sull'altro milord de Winter sembrava istrutto di tutto.
-- Non è egli dunque vostro amico? rispose negligentemente il barone.
Ah! perdono, io lo credeva. Ma noi ritorneremo a milord duca più tardi.
Non ci allontaniamo dalla piega sentimentale che aveva presa la nostra
conversazione. Voi venite, dunque, per vedermi?
-- Sì.
-- Ebbene! io vi ho risposto che sarete servita a seconda dei vostri
desiderii, e che noi ci vedremo tutti i giorni.
-- Debbo io dunque rimanere eternamente qui? domandò milady con un certo
spavento.
-- Vi trovereste forse male alloggiata, sorella mia? domandate ciò che
vi manca, e io mi affretterò di farvelo dare.
-- Ma io qui non ho nè la mia cameriera, nè la mia servitù.
-- Voi avrete tutto, signora; ditemi su qual piede il vostro primo
marito aveva montata la vostra casa, e quantunque io non sia che vostro
cognato, ve la monterò sullo stesso piede.
-- Il mio primo marito? gridò milady guardando Lord de Winter con occhi
spaventati.
-- Sì, il vostro marito francese; io non parlo di mio fratello. Del
resto, se voi lo avete dimenticato, siccome egli vive ancora io
potrò scrivergli, ed egli mi farà rimettere le informazioni su questo
argomento.
Un sudor freddo stillò dalla fronte di milady.
-- Voi scherzate diss'ella con voce sorda.
-- Ne ho fors'io l'aspetto? domandò il barone alzandosi, e facendo un
passo indietro.
-- O piuttosto voi m'insultate, continuò ella stringendo colle sue mani
convulse i due bracciali del seggio, e sollevandosi sui pugni.
-- Insultarvi! io? disse Lord de Winter con disprezzo, in verità,
signora, credete voi che sia possibile?
-- Signore, disse milady, voi siete ubriaco, o insensato. Uscite, e
inviatemi le mie donne.
-- Le donne sono poco secrete, sorella mia; non potrei farvi io da
cameriere? in questo modo tutti i nostri segreti resterebbero in
famiglia.
-- Insolente, gridò milady.
E come mossa da una molla balzò verso il barone, che l'aspettò con
impassibilità, ma però con una mano sulla guardia della spada.
-- Eh! eh, diss'egli so bene che avete l'abitudine di assassinare la
gente: ma io mi so difendere, ve ne prevengo, fosse anche contro di
voi.
-- Oh! avete ragione, disse milady e voi mi fate l'effetto di essere
abbastanza vile per portare la mano sopra una donna.
-- Se ciò accadesse, avrei la mia scusa. La mia mano, d'altronde
non sarebbe la prima mano di uomo che si sarà posata sopra di voi,
m'immagino:
E il barone indicò con un gesto lento ed accusatore la spalla sinistra
di milady, che egli quasi toccò colla punta del dito. Milady mandò un
ruggito sordo, e rinculò fino all'angolo opposto della camera, come una
pantera che si accovaccia per slanciarsi
-- Oh! ruggite pure quanto volete! gridò Lord de Winter, ma non tentate
di mordere, poichè ve ne prevengo, la cosa ricadrebbe in vostro
pregiudizio: qui non vi sono regalatori che regalino in antecedenza le
successioni; qui non vi sono cavalieri erranti che vengono a muovermi
lite per la bella dama che ritengo prigioniera: ma io ho già pronti dei
giudici che disporranno di una donna abbastanza svergognata per venire
ad introdursi, bigama, nella famiglia di Lord de Winter, mio fratello
maggiore, e i suoi giudici, vi rimanderanno al carnefice che vi farà le
due spalle uguali.
Gli occhi di milady mandavano tali lampi che, quantunque Lord de Winter
fosse uomo, e armato davanti ad una donna disarmata, egli sentì il
freddo della paura penetrargli fino al fondo dell'anima; egli però non
tralasciò, che anzi con un furore sempre crescente;
-- Sì, capisco dopo avere ereditato da mio fratello, vi sarebbe stato
dolce l'ereditare anche da me; ma sappiatelo in antecedenza, voi potete
uccidermi, o farmi uccidere, le mie precauzioni sono di già state
prese: neppure uno scellino di quanto io possedo passerà nelle vostre
mani, nè in quelle di vostro figlio. Non siete voi già abbastanza
ricca, voi che possedete quasi un mezzo milione? e non potevate voi
fermarvi su la vostra strada fatale, se non facevate il male per
la sola gioia infinita e suprema di farlo? Oh! sentite, io ve lo
dico, se la memoria di mio fratello non mi fosse sacra, voi andreste
a imputridire in un carcere di stato, o a rallegrare a Tyburn la
curiosità dei marinari! Io mi tacerò ma voi sopportate tranquillamente
la vostra cattività. Fra quindici o venti giorni io partirò per la
Rochelle coll'armata; ma, il giorno innanzi della mia partenza, verrà
e prendervi un vascello, che io vedrò partire, e che vi condurrà nelle
vostre colonie del Sud, e siate tranquilla, io vi darò un compagno che
vi brucerà le cervella al tentativo che arrischiate per ritornare in
Inghilterra o sul continente.
Milady ascoltava con un'attenzione che dilatava i suoi occhi infiammati.
-- Ma fino a quell'ora, continuò Lord de Winter, voi rimarrete in questo
castello; le mura ne sono grosse, le porte ne sono forti, i catenacci
sono solidi, e la vostra finestra sbarrata dà a picco sul mare. Gli
uomini del mio equipaggio, che mi sono affezionati per la vita e per la
morte, montano la guardia intorno a questo appartamento e sorvegliano
tutti i passaggi che conducono al cortile; poi, giunta al cortile,
vi resterebbe ad attraversare tre cancelli di ferro. La consegna è
precisa: un passo, un gesto, una parola che simuli una evasione, e si
farà fuoco contro di voi. Se vi si trova morta, sono persuaso che la
giustizia inglese mi sarà obbligata di avere risparmiato a lei questa
briga. Ah! i vostri lineamenti riprendono la loro calma, il vostro viso
ritrova la sua sicurezza! dieci giorni, quindici giorni, dite voi; bah!
di qui a là, io ho lo spirito inventore, mi verrà una qualche idea; io
ho lo spirito infernale, e ritroverò qualche vittima. Di qui a quindici
giorni, voi vi dite, io sarò fuori di qui. Ebbene! provatevici.
Milady, vedendosi indovinata, si cacciò le unghie nelle carni per
domare ogni movimento che avesse potuto dare alla sua fisonomia un
significato qualunque, oltre quello dell'angoscia.
Lord de Winter continuò:
-- In quanto all'ufficiale che solo qui comanda in mia assenza, voi lo
avete veduto, dunque lo conoscete di già: egli sa, come voi vedete,
osservare una consegna, poichè voi non siete venuta da Portsmouth a
qui senza aver tentato di farlo parlare. Che ne dite? una statua di
marmo avrebbe potuto essere più impassibile e più muta? voi avete
già esperimentato il potere delle vostre seduzioni su molti uomini,
e disgraziatamente vi siete sempre riuscita: ma tentate su quello,
perdinci! se voi ci venite a capo, io vi dichiaro essere il demonio.
Quindi andò verso la porta e l'aprì in fretta.
-- Che si chiami il signor Felton, diss'egli. Aspettate anche un
momento, ed io vi raccomanderò a lui.
Fra questi due personaggi successe uno strano silenzio, durante
il quale s'intese il rumore di un passo lento e regolare che si
avvicinava. Ben presto nell'ombra del corridoio, si vide a designarsi
una forma umana, e il giovane sottotenente, col quale noi abbiamo già
fatto conoscenza, si fermò sul limitare della porta, aspettando gli
ordini del barone.
-- Entrate, mio caro John, disse lord de Winter; entrate, e chiudete la
porta.
Il giovane uffiziale entrò.
-- Ora disse il barone, guardate questa donna: ella è giovane, ella
è bella, ella possiede tutte le seduzioni della terra: ebbene!
questo è un mostro che ha venticinque anni, si è reso colpevole di
tanti delitti quanti se ne possono leggere negli archivi dei nostri
tribunali. La sua voce previene in suo favore, la sua bellezza serve di
esca alle vittime; ella tenterà di sedurvi, fors'anche potrà tentare
di uccidervi. Io vi ho tolto dalla miseria, vi ho fatto nominare
sottotenente, vi ho salvato una volta la vita, voi sapete in quale
occasione; io sono per voi non solo un protettore, ma un amico; non
solo un benefattore, ma un padre. Questa donna è venuta in Inghilterra
per cospirare contro la mia vita; io tengo questo serpente fra le
mani: ebbene! io vi faccio chiamare e vi dico: «amico Felton John,
figlio mio, difendimi, e soprattutto difenditi da questa donna. Giura
sulla tua salute di conservarla pel gastigo che ella ha meritato! John
Felton, io mi affido alla tua parola; John Felton io credo alla tua
lealtà».
-- Milord, disse il giovane ufficiale caricando il suo sguardo con tutto
l'odio che poteva ritrovare nel suo cuore; milord: io vi giuro che sarà
fatto ciò che desiderate.
Milady ricevette questo sguardo colla rassegnazione di una vittima:
era impossibile di vedere un'espressione più sottomessa e più dolce
di quella che allora regnava nel suo bel viso. Lord de Winter stesso
appena vi avrebbe riconosciuta la tigre che un momento prima si
preparava a combattere.
-- Ella non uscirà mai da questa camera, intendete, John, continuò il
barone; ella non corrisponderà con alcuno, ella non parlerà che con
voi, se pure voi vorrete farle l'onore d'indirrizzarle la parola.
-- Basta, milord, ed io ho giurato.
-- Ed ora, signora, disse il barone, cercate di fare la vostra pace con
Dio, poichè dagli uomini siete già stata giudicata.
Milady lasciò cadere la sua testa come s'ella si fosse sentita
schiacciare sotto il peso di questo giudizio. Lord de Winter uscì
facendo un gesto a Felton, che uscì dietro di lui, e chiuse la porta.
Un istante dopo si sentì nel corridoio il passo pesante di un soldato
di marina, che colla mannaia a cintola, e il moschetto alla spalla,
faceva la sentinella.
Milady per qualche minuto restò nella stessa posizione, poichè
pensò che forse era guardata dal buco della serratura; quindi rialzò
lentamente la testa, che aveva ripreso una formidabile espressione
di minaccia e di sfida; corse ad ascoltare alla porta, guardò per la
finestra, e ritornando a raggrupparsi del suo vasto seggio, si mise a
pensare.
CAPITOLO LI.
L'UFFICIALE
Frattanto il ministro Richelieu aspettava le notizie d'Inghilterra, ma
non giungeva alcun'altra notizia se non che dispiacente e minacciosa.
Abbenchè la Rochelle fosse investita, abbenchè potesse sembrar certo il
successo, mercè le precauzioni prese, e soprattutto per l'azione della
diga, che non lasciava penetrare nessuna barca nella città assediata,
il blocco poteva ancora durare lungamente, e questo era un grande
affronto per le armate del re, e un grande incomodo pel ministro che
aveva non più a intorbidare fra il re Luigi XIII e la regina Anna, la
cosa essendo già fatta, ma a riaccomodare il signor de Bassompierre che
si era intorbidato col duca Angouleme!
La città, ad onta della incredibile perseveranza del suo governatore,
aveva tentato una specie di ammutinamento per arrendersi. Il
governatore aveva fatto impiccare gli ammutinati. Questa esecuzione
calmò le teste più calde, che allora si decisero a lasciarsi morire
di fame; questa morte loro sembrava più lenta, e meno sicura che il
trapasso per istrangolazione.
Dal canto loro, di tempo in tempo gli assedianti prendevano dei
messaggieri, che i Roccellesi inviavano a Buckingham, o delle spie
che Buckingham inviava ai Roccellesi. Nell'uno, e nell'altro caso
il processo era presto fatto. Il ministro diceva una sola parola:
Impiccate! s'invitava il re a venire a vedere questa funzione. Il re
veniva languidamente, si metteva in buon posto per vedere l'operazione
in tutte le sue minuzie: ciò lo distraeva sempre un poco, e gli faceva
tollerare l'assedio con pazienza; ma ciò non gl'impediva di annoiarsi
mortalmente, e di parlare tutti i momenti del suo ritorno a Parigi; di
modo che, se i messaggieri, o i spioni fossero mancati, Sua Eccellenza,
ad onta di tutta la sua immaginazione, si sarebbe ritrovato molto
imbarazzato.
Ciò non ostante il tempo passava, i Roccellesi non si arrendevano,
l'ultimo spione che era stato preso aveva una lettera. Questa diceva
bene a Buckingham che la città era agli ultimi estremi, ma invece
di soggiugnere: «Se il vostro soccorso non giugne prima di quindici
giorni, noi ci arrenderemo», soggiungeva semplicemente «Se il vostro
soccorso non giugne prima di quindici giorni, quando arriverà, noi
saremo tutti morti dalla fame».
I Roccellesi non avevano dunque altra speranza che in Buckingham;
Buckingham era il loro salvatore. Era evidente che se un giorno essi
sapevano in modo sicuro che non potevano più contare su Buckingham, il
loro coraggio sarebbe caduto colla loro speranza.
Il ministro aspettava dunque con grande impazienza le notizie
d'Inghilterra che gli annunziassero che Buckingham non verrebbe più.
La quistione di prendere la città di viva forza era stata più d'una
volta dibattuta nel consiglio del re, ma era sempre stata ributtata.
Primieramente la Rochelle sembrava impenetrabile; quindi il ministro,
che che ne dicesse, sapeva bene che l'orrore del sangue sparso in
questo incontro, in cui i Francesi dovevano battersi contro i Francesi,
era un movimento retrogrado di sessant'anni, impresso alla politica,
e il ministro era in quell'epoca ciò che in oggi si chiama un uomo di
progresso. In fatti, il saccheggio della Rochelle, e il massacro di tre
o quattro mila ugonotti che si fossero fatti uccidere, rassomigliava
troppo, nel 1628, al massacro del San Bartolomeo nel 1572. Finalmente,
oltre a tuttociò, questo mezzo estremo al quale il re, quantunque buon
cattolico, non ripugnava menomamente, veniva sempre a vuoto contro
l'argomento dei generali assedianti che dicevano! «La Rochelle non si
può prendere in altro modo che con la fame».
Il ministro non poteva allontanare dal suo spirito il timore in cui lo
gettava il suo terribile emissario: poichè aveva compreso, egli pure,
le strane proposizioni di questa donna, ora serpente, ora lionessa.
L'aveva ella tradito? era ella morta? In ogni caso egli la conosceva
abbastanza per sapere che agendo per lui, o contro lui, amica o
nemica essa non rimarrebbe immobile senza grandi impedimenti: ma donde
venivano questi impedimenti? era ciò che non poteva sapere.
Del resto egli contava, e con ragione, sopra milady, poichè aveva
indovinato, negli antecedenti di questa donna, delle cose così
terribili che appena il suo alto grado poteva coprire; e sentiva che
per una causa, o per l'altra, questa donna era a lui venduta, non
potendo ritrovare che in lui un appoggio superiore al pericolo che la
minacciava.
Risolse dunque di fare la guerra egli solo, e di non aspettare nessun
estraneo soccorso che come una eventualità favorevole. Continuò a far
lavorare la famosa diga che doveva affamare la Rochelle, e frattanto
gettò gli occhi su questa disgraziata città che racchiudeva tante
profonde miserie, e tante eroiche virtù, e ricordandosi il motto di
Luigi XI, suo predecessore politico, come egli fu il predecessore
di Robespierre, si ricordò questa massima del compare di Tristan:
«Dividere per regnare».
Enrico IV assediando Parigi faceva gettare per di sopra alle mura del
pane e dei viveri. Il ministro fece gettare dei piccioli biglietti
nei quali rappresentava ai Roccellesi come la condotta dei loro
capi era ingiusta, egoista e barbara. Questi capi avevano del grano
in abbondanza, e non lo dividevano; essi adottavano per massima,
poichè essi pure avevano delle massime, che poco importava che le
donne, i fanciulli ed i vecchi morissero, purchè gli uomini che
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