-- In quanto a ciò, disse Athos, io vi prego a credere che me ne
inquieto molto poco. Ora che voi avete finito Grimaud, continuò
Athos, prendete la mezza picca del nostro brigadiere, attaccateci una
salvietta, e piantatela là sull'alto del bastione; che questi ribelli
di Roccellesi vedano ch'essi hanno che fare con bravi e leali soldati
del re.
Grimaud obbedì senza rispondere, un istante dopo la bandiera bianca
ventilava al di sopra della testa dei quattro amici. Un grido di gioia,
e un turbine d'applausi salutarono questa apparizione. La metà del
campo era alle barriere.
-- Come, tu t'inquieti poco, riprese d'Artagnan, che si uccida o che si
faccia uccidere Buckingham? ma il duca è nostro amico.
-- Il duca è inglese, il duca combatte contro di noi, che ella faccia
del duca tutto ciò che vuole, io me ne inquieto poco quanto di questa
bottiglia vuota.
E Athos mandò quindici passi da lui una bottiglia di cui aveva versato
nel suo bicchiere fin l'ultima goccia.
-- Un momento, disse d'Artagnan; io non abbandono in tal modo
Buckingham, egli ci aveva regalati bellissimi cavalli.
-- E soprattutto bellissime selle, disse Porthos che, in quello stesso
momento, portava al suo mantello un gallone della sua.
-- Quindi, disse Aramis, Dio vuole la conversione, e non la morte del
peccatore.
-- -Amen-, disse Athos, e noi ritorneremo su questo argomento più tardi,
se vi fa piacere. Ma ciò che in questo momento più mi occupava, e sono
sicuro che tu lo capirai, d'Artagnan, era di riprendere a questa donna
una specie di firma in bianco che aveva scroccata al ministro, per
mezzo della quale ella doveva impunemente sbarazzarsi di te, e forse
anche di noi.
-- Ma è dunque un demonio questa creatura? disse Porthos stendendo il
suo piatto ad Aramis che scalcava un pollo.
-- E questo biglietto colla firma in bianco, disse d'Artagnan, è rimasto
nelle sue mani.
-- È passato nelle mie; non ti dirò già che ciò sia accaduto senza pena,
perchè allora mentirei.
-- Mio caro Athos, disse d'Artagnan, io non conto più le volte che vi
devo la vita.
-- Allora fu dunque per ritornare da lei che tu ci lasciasti? domandò
Aramis.
-- Precisamente.
-- E tu hai questo biglietto del ministro? disse d'Artagnan.
-- Eccolo, disse Athos.
E cavò il prezioso foglio dalla saccoccia della casacca.
D'Artagnan lo spiegò con una mano di cui non tentava nemmeno di
dissimulare il tremito, e lesse a sua volta:
«È per ordine mio, e per il bene dello stato, che il portatore del
presente ha fatto quello che ha fatto.
«3 Agosto 1628.
«-Richelieu-.»
-- In fatti, disse Aramis, questa è un'assoluzione in tutte le regole.
-- Bisogna stracciare questo biglietto, disse d'Artagnan, che sembrava
leggervi la propria sentenza di morte.
-- Al contrario, disse Athos, bisogna conservarlo gelosamente; io non
darei questo biglietto quando anche mi si ricoprisse d'oro.
-- E che farà ella adesso? domandò il giovane.
-- Ma, disse negligentemente Athos, essa probabilmente scriverà al
ministro, che un dannato moschettiere, nominato Athos, le ha strappato
per forza il suo salva-condotto, e gli darà nella stessa lettera il
consiglio di sbarazzarsi nello stesso tempo di lui e dei suoi due amici
Porthos ed Aramis. Il ministro si ricorderà allora che questi sono
quegli stessi uomini che gli attraversano sempre il sentiero, allora,
un bel mattino, egli farà arrestare d'Artagnan, e perchè non si annoi a
restar solo, ci manderà a tenergli compagnia alla Bastiglia.
-- Ma che! disse Porthos, mi sembra che tu dica dei tristi scherzi, mio
caro.
-- Io non scherzo, disse Athos.
-- Sai tu, disse Porthos, che a storcere il collo a questa dannata
milady, sarebbe un peccato meno grande che a storcerlo a questi poveri
diavoli di ugonotti, che non hanno mai commesso altro delitto che
quello di cantare in francese ciò che noi cantiamo in latino?
-- Che ne dice l'abbate? domandò tranquillamente Athos.
-- Io dico che sono del parere di Porthos, rispose Aramis.
-- Ed io dunque? disse d'Artagnan.
-- Fortunatamente che essa è lontana, disse Porthos, perchè vi confesso
francamente che qui m'incomoderebbe.
-- Essa m'incomoda tanto in Inghilterra quanto in Francia, disse Athos.
-- A me incomoda dappertutto, disse d'Artagnan.
-- Ma poichè tu l'hai avuta fra le mani, perchè non l'hai annegata,
strangolata, impiccata? non vi sono che i morti che non ritornano più.
-- Voi credete, sig. Porthos? rispose il moschettiere con un cupo
sorriso che d'Artagnan solo potè comprendere.
-- Signori, mi è venuta un'idea.
-- Sentiamo, dissero i tre moschettieri.
-- Alle armi! gridò Grimaud.
I giovani si alzarono vivamente, e corsero ai loro fucili.
Questa volta una piccola truppa si avanzava, composta di venti o
venticinque uomini; ma non era più composta di operai, erano puramente
soldati della guernigione.
-- Se noi ritornassimo al campo? disse Porthos, mi sembra che la partita
non sia uguale.
-- Impossibile per tre ragioni, rispose Athos: la prima è, che non
abbiamo ancora finito di far colezione; la seconda è, che abbiamo a
dirci ancora alcune cose d'importanza; la terza è, che mancava ancora
dieci minuti all'ora della libertà.
-- Vediamo, disse Aramis; bisogna almeno stabilire un piano di battaglia.
-- È cosa semplicissima, disse Athos; tosto che lo inimico è a portata
del nostro moschetto, noi faremo fuoco, se continua di farsi avanti,
faremo nuovamente fuoco, fino a tanto che avremo dei fucili carichi;
se quel che rimane della truppa vuol tentare un assalto, noi lasceremo
allora gli assedianti discendere nella fossa e loro lasceremo cadere
sulla testa questo gran masso di muro, che non si regge che per uno
straordinario sforzo di equilibrio.
-- Bravo disse Porthos; precisamente, Athos, tu eri nato per essere
generale, e il ministro, che si crede un grand'uomo di guerra, è ben
poca cosa al tuo confronto.
-- Signori, disse Athos, non prendiamo oggetti doppii, vi prego:
pigliate la mira bene; ciascuno sopra un uomo.
-- Ho già la mira sul mio, disse d'Artagnan.
-- Ed io sul mio, disse Porthos.
-- Ed io pure idem, disse Aramis.
-- Allora fuoco! esclamò Athos.
I quattro colpi partirono, e non fecero che una detonazione, quattro
uomini caddero morti.
Tosto il tamburo battè, e la piccola truppa avanzò al passo di carica.
Allora i colpi di fucile si succederono senza ordine, ma sempre inviati
colla stessa aggiustatezza, però, come avessero conosciuto la debolezza
numerica dei nemici, i Roccellesi continuarono ad inoltrarsi al passo
di corsa.
Con altri tre colpi di fucile due uomini caddero; ciò non ostante la
marcia di quelli che erano rimasti in piedi non si rallentò.
Giunti ai piedi del bastione, i nemici erano ancora dodici o quindici;
un'ottima scarica li accolse, ma non li arrestò punto; essi saltarono
nel fosso, e si affrettarono a scalare la breccia.
-- Andiamo, amici miei, disse Athos, finiamola con un colpo, alla
muraglia!
E i quattro amici, secondati in ciò da Grimaud, si misero a spingere
colle canne delle carabine ritrovate un enorme masso di muro, che
s'inclinava come se il vento lo spingesse, e, staccandosi dalla sua
base, cadde con un rumore orribile nel fosso; quindi s'intese un gran
grido, una nube di polvere salì verso il cielo, e tutto fu terminato.
-- Li avremmo noi schiacciati dal primo all'ultimo? disse Athos.
-- In fede mia mi sembra di sì, disse d'Artagnan.
-- No, disse Porthos, eccone là due o tre che si salvano a gambe.
In fatti, tre o quattro di questi disgraziati coperti di fango e di
sangue, fuggivano sul sentiero coperto e rientravano in città; questo
era quanto rimaneva della piccola truppa.
Athos guardò il suo orologio.
-- Signori, diss'egli, è compiuta un'ora che noi siamo qui, e adesso
la partita è guadagnata, ma bisogna essere bei giuocatori; d'altronde
d'Artagnan ci aveva detto di avere un'idea.
E il moschettiere col suo sangue freddo abituale andò a sedersi davanti
a' residui della colezione.
-- Voi volete conoscere il mio piano? disse d'Artagnan ai suoi tre
campioni, allorchè, a cagione dell'allarme che era stato dato, e che
aveva un sì funesto scioglimento per la piccola truppa roccellese, essi
ebbero ripreso il loro posto davanti ai residui della colezione.
-- Sì, replicò Athos, voi dicevate avere un'idea.
-- Ah! son deciso, gridò d'Artagnan; io passerò in Inghilterra una
seconda volta, andrò a ringraziare il signor de Buckingham, e lo
avvertirò dell'insidia tramata contro la sua vita.
-- Voi non farete questo, d'Artagnan, disse freddamente Athos.
-- E perchè? non l'ho io già fatto altra volta?
-- Sì, ma in quell'epoca il signor de Buckingham era alleato e non
nemico; ciò che voi volete fare sarebbe giustamente dichiarato
tradimento.
D'Artagnan capì la forza del ragionamento, e si tacque.
-- Ma disse Porthos, mi sembra di avere io pure un idea.
-- Silenzio per l'idea del signor Porthos, disse Aramis.
-- Domanderò un congedo al sig. de Tréville, sotto un pretesto qualunque
che voi troverete, io non sono molto forte sul ritrovare dei pretesti.
Milady non mi conosce, mi avvicinerò a lei senza che mi tema, e quando
troverò la mia bella, la strangolerò.
-- Eh! disse Athos, sarei lontanissimo dall'adottare l'idea di Porthos.
-- Vergogna! disse Aramis, uccidere una donna, no! sentite, io ho la
vera idea.
-- Sentiamo la vostra idea, Aramis, disse Athos che aveva molta
deferenza pel giovane moschettiere.
-- Bisognerebbe avvertire la regina.
-- Ah! in fede mia, sì! dissero assieme Porthos e d'Artagnan, io credo
che noi tocchiamo il mezzo.
-- Prevenire la regina? disse Athos, ed in che modo? abbiamo noi forse
delle relazioni alla corte? possiamo noi inviare qualcuno a Parigi
senza che si sappia al campo? di qui a Parigi vi sono cento quaranta
leghe, la nostra lettera non sarà ad Angers che noi saremo tutti e
quattro in prigione.
-- In quanto al far rimettere con mezzo sicuro una lettera a Sua Maestà,
disse Aramis arrossendo, io me n'incarico; io conosco a Tours una
persona adattata...
Aramis si fermò, vedendo sorridere Athos.
-- Ebbene! voi non approvate questo mezzo, Athos? disse d'Artagnan.
-- Io non lo rigetto del tutto, ma vorrei soltanto fare osservare ad
Aramis che egli non può lasciare il campo, che nessuno fuori che uno
di noi può dirsi veramente sicuro, che due ore dopo che il messaggiere
sarà partito, tutti i pellegrini, tutti gli alguazilis, tutte le
facce nere del ministro sapranno la vostra lettera a memoria, e sarete
arrestato voi e la vostra adattata persona.
-- Senza calcolare, disse Porthos, che la regina salverà il signore de
Buckingham, ma non penserà affatto a salvare noi.
-- Signori, disse d'Artagnan, l'obbiezione di Porthos è piena di buon
senso.
-- Ah! ah! che accadde nella città! disse Athos.
-- Battono la generale.
I quattro amici ascoltarono, e il rumore del tamburo giunse
effettivamente sino a loro.
-- Vedrete che ora ci manderanno un reggimento intero, disse Athos.
-- Voi non farete conto di tener testa contro un reggimento intero?
disse Porthos.
-- E perchè no? disse il moschettiere; io mi sento in vena, e tenerei
forte davanti un'armata, se avessimo avuto soltanto la precauzione di
prendere una dozzina di bottiglie di più.
-- Sulla mia parola, il rumore del tamburo si avvicina, disse d'Artagnan.
-- Lasciatelo avvicinarsi, disse Athos; vi è un quarto d'ora di cammino
da qui alla città, e per conseguenza dalla città, a qui; è un tempo
maggiore di quello che ci abbisogna per stabilire il nostro piano; se
noi ce ne andiamo di qui non ritroveremo mai un luogo più convenevole.
Ascoltate, signori, ecco la vera idea che mi viene.
-- Allora, dite.
-- Permettete che io dia a Grimaud alcuni ordini indispensabili.
Athos fece segno al suo cameriere di avvicinarsi.
-- Grimaud, disse Athos mostrando i morti che giacevano sul bastione,
voi prenderete questi signori, li metterete dritti contro il muro,
porrete loro i cappelli in testa e i fucili i mano.
-- Oh! grand'uomo, disse d'Artagnan, io ti capisco!
-- Voi capite? disse Porthos.
-- E tu capisci Grimaud? disse Athos.
Grimaud fece segno con la testa di sì.
-- È tutto ciò che abbisogna, disse Athos.
-- Ritorniamo alla nostra idea.
-- Io però vorrei comprendere... disse Porthos.
-- È inutile.
-- Sì, sì, l'idea di Athos! dissero ad un tempo Aramis e d'Artagnan:
-- Questa milady, questa donna, questa creatura, questo demonio, ha un
cognato, per quanto mi avete detto, io credo? d'Artagnan.
-- Sì, ed anche lo conosco molto bene, e credo pure non abbia gran
simpatia per sua cognata.
-- Non c'è male, rispose Athos, ed egli la detesterà, cosa che varrà
ancor meglio.
-- In questo caso noi siamo serviti a seconda dei nostri desiderii.
-- Però, disse Porthos io vorrei capir bene che cosa fa Grimaud.
-- Silenzio, Porthos, disse Aramis.
-- Come si chiama questo cognato?
-- Lord da Winter.
-- Ove si trova presentemente?
-- È ritornato a Londra al primo rumore della guerra.
-- Ebbene ecco l'uomo che precisamente ci abbisogna, disse Athos. È lui
che ci conviene di prevenire; noi gli faremo sapere che sua sorella è
sul punto di fare assassinare qualcuno e lo pregheremo di non perderla
di vista. Vi è a Londra, spero, qualche stabilimento del genere delle
convertite o delle -madelonnette-; egli vi farà mettere sua cognata, e
noi saremo tranquilli.
-- Sì, disse d'Artagnan, fino a tanto che ella ne esca.
-- Ah! in fede mia, disse Athos, voi vorreste troppo, d'Artagnan; io
vi ho detto ciò che aveva, e vi prevengo che questo è il fondo del mio
sacco.
-- Ma io ritrovo che sarebbe meglio, disse Aramis, avvertire ad un tempo
lord de Winter e la regina.
-- Si, ma da chi faremo noi portare la lettera a Tours e a Londra?
-- Io rispondo di Bazin, disse Aramis.
-- Ed io di Planchet, disse d'Artagnan.
-- In fatti, disse Porthos, se noi non possiamo lasciare il campo, lo
possono però ben lasciare i nostri lacchè.
-- Senza dubbio, disse Aramis, e fin d'oggi scriveremo le lettere,
daremo loro il denaro necessario, e che partano.
-- Noi daremo loro del danaro? riprese Athos; voi dunque ne avete danaro?
I quattro amici si guardarono in viso, una nube passò davanti alla loro
fronte che si era per un momento rischiarata.
-- In fede mia, sì, disse Athos; eccoli. Vedete i furbi che vengono
senza tamburi e senza trombette. Ah! ah! hai tu finito, Grimaud?
Grimaud fece segno di sì, e mostrò una dozzina di morti che aveva posti
nell'attitudine le più grottesche, gli uni portavano l'arme gli altri
montavano il fucile, altri prendevano la mira, finalmente alcuni altri
erano colla sciabola alla mano.
-- Bravo? disse Athos; ecco ciò che fa onore alla tua immaginazione.
-- È lo stesso, disse Porthos, io vorrei però capir bene.
-- Andiamocene per prima cosa, disse d'Artagnan, tu capirai in seguito.
-- Un momento, signori, un momento, diamo il tempo a Grimaud di
sparecchiare.
-- Ah! disse Aramis ecco i punti neri e i punti rossi che ingrandiscono
molto visibilmente, ed io sono del parare di d'Artagnan; credo che non
avremo tempo da perdere se vogliamo ritornare al campo.
-- In fede mia, disse Athos, non ho più niente in contrario alla
ritirata; noi abbiamo scommesso per un'ora, e siamo rimasti un'ora e
mezzo; non vi è niente da dire; partiamo, signori partiamo.
Grimaud aveva già presa la strada col paniere.
I quattro amici uscirono dietro di lui, e fecero una diecina di passi.
-- Eh! gridò Athos, che diavolo facciamo noi, signori?
-- Hai tu dimenticato qualche cosa? domandò Aramis.
-- La bandiera, per bacco! non bisogna lasciare una bandiera nelle mani
del nemico, anche quando questa bandiera sia formata con una salvietta.
E Athos si slanciò nel bastione, salì sulla piattaforme e portò via
la bandiera; soltanto siccome i Roccellesi erano giunti alla portata
del fucile, fecero un fuoco terribile sopra quest'uomo, che, come per
divertimento, andava ad esporsi ai loro colpi.
Ma si sarebbe detto che Athos aveva un incantesimo nella sua persona:
le palle passarono fischiando intorno a lui, e neppure una lo toccò.
Athos agitò la bandiera voltando il tergo alle genti della città, e
salutando quelli del campo. Da ambe le parti s'innalzarono numerose
grida, da una parte grida di collera, dall'altra grida d'entusiasmo.
Una seconda scarica seguì la prima, e tre palle, traforandola,
formarono realmente della salvietta una vera bandiera.
Si sentiva tutto il campo che gridava: discendete! discendete!
Athos discese; i suoi camerati che lo aspettavano con ansietà, lo
videro comparire con gioia.
-- Andiamo, Athos, andiamo, disse d'Artagnan, allunghiamo il passo,
allunghiamo; ora che abbiamo ritrovato tutto fuor che il danaro,
sarebbe da stupidi il farsi ammazzare.
Ma Athos continuò a camminare maestosamente, e i suoi compagni vedendo
inutile ogni osservazione, regolarono il loro passo sul suo.
Grimaud e il suo paniere avevano preso l'avvantaggio, e si ritrovarono
entrambi fuori di pericolo.
Un momento dopo s'intese il rumore di una scarica di moschetti
arrabbiata contro il bastione.
-- Che cosa è questa? domandò Porthos, e contro chi tirano essi? io non
sento fischiare le palle, non vedo nessuno.
-- Essi tirano sui nostri morti, rispose Athos.
-- Ma i nostri morti non risponderanno.
-- Precisamente, allora essi crederanno ad una imboscata, e
delibereranno; essi invieranno un parlamentario, e quando si
accorgeranno della burla, noi saremo fuori della portata delle
loro palle. Ecco perchè è inutile di arrischiare un'infiammazione
affrettando il passo.
-- Oh! adesso capisco disse Porthos maravigliato.
-- Siete ben fortunato disse Athos alzando le spalle.
Dal canto loro i Francesi, vedendo i quattro amici ritornare al passo,
mandavano delle grida d'entusiasmo.
Finalmente si fece sentire una nuova fucilata, e questa volta le palle
vennero a cadere sui sassi intorno ai quattro amici, e a fischiare
lugubramente alle loro orecchie. I Roccellesi si erano finalmente
impadroniti del bastione.
-- Ecco delle persone poco destre, disse Athos. Quanti ne abbiamo noi
uccisi?
-- Dodici, o quindici.
-- Quanti ne abbiamo schiacciati?
-- Otto o dieci.
-- E in cambio di tutto ciò, neppure una sgraffiatura? ma no! che avete
voi dunque nella mano, d'Artagnan? del sangue mi sembra?
-- Non è niente, disse d'Artagnan.
-- Una palla morta?
-- Neppure.
-- Ma che cosa è dunque?
Noi lo abbiamo detto, Athos amava d'Artagnan come un suo figlio; questo
carattere cupo ed inflessibile, aveva qualche volta per il giovane
delle premure paterne.
-- Una escoriazione, riprese d'Artagnan: le mie dita sono state prese
tra il muro, ed il mio anello, allora la pelle si è aperta.
-- Ecco che cosa accade a portare dei diamanti, padron mio, disse
sdegnosamente Athos.
-- E che? gridò Porthos, esiste un diamante, e perchè diavolo allora
quando esiste un diamante, ci lamentiamo di non aver danari?
-- È giusto di fatto, disse Aramis.
-- Alla buon'ora, Porthos; questa volta ecco un'idea.
-- Senza dubbio, disse Porthos inghiottendo il complimento di Athos,
poichè vi è un diamante, vendiamolo.
-- Ma, disse d'Artagnan, questo è il diamante della regina.
-- Ragione di più, riprese Athos. La regina salverà il signor de
Buckingham, suo amante, non vi è niente di più giusto; la regina
salverà noi, suoi amici, non vi è niente di più morale. Vendiamo il
diamante. Che ne pensa il signore abbate? Io non chiedo il parere di
Porthos, poichè l'ha già dato.
-- Io penso, disse Aramis arrossendo, che il suo anello non venendogli
da una amica, e per conseguenza non essendo un pegno d'amore,
d'Artagnan può venderlo.
-- Mio caro, voi parlate come la filosofia in persona. Così il vostro
parere è?...
-- Di vendere il diamante, rispose Aramis.
-- Ebbene disse allegramente d'Artagnan, vendiamo il diamante; e non ne
parliamo più.
La scarica continuava, ma gli amici erano fuori della portata, e i
Roccellesi non tiravano più che per sgravio di coscienza.
-- In fede mia, era tempo che venisse questa idea a Porthos; eccoci al
campo. Ora, signori, neppure una parola sopra tutto questo affare. Noi
siamo osservati, ci vengono incontro, noi saremo portati in trionfo.
In fatti, come lo abbiamo detto, tutto il campo era in emozione. Più
di duemila persone avevano assistito, come ad uno spettacolo, alla
fortunata furfanteria dei quattro amici; furfanteria di cui si era ben
lungi dal sospettare il vero motivo. Non si sentivano che le grida di
viva le guardie! viva i moschettieri! Il sig. de Busigny era venuto pel
primo a stringere la mano ad Athos, e a riconoscere che aveva perduto.
Il dragone e lo svizzero lo avevano imitato, e tutti i camerati avevano
seguito il dragone e lo svizzero. Da ogni lato venivano ai quattro
amici felicitazioni, strette di mano, abbracci da non finirla più, risa
inestinguibili sul conto dei Roccellesi; finalmente un tumulto così
grande, che il ministro credè fosse nata una qualche sollevazione, ed
inviò Houdinière, suo capitano delle guardie per informarsi di ciò che
accadeva.
La cosa fu raccontata al messaggiero con tutta l'effervescenza
dell'entusiasmo.
-- Ebbene? domandò il ministro vedendo il suo capitano di ritorno.
-- Ebbene! Mio-signore, disse questi, sono tre moschettieri ed una
guardia che hanno fatto una scommessa col sig. de Busigny di andare
a far colezione sul bastione di san Gervasio, e che mentre facevano
colezione, hanno ucciso non so dir quanti Roccellesi.
-- Vi siete voi informato del nome di questi tre moschettieri?
-- Si, Mio-signore.
-- Come si chiamano essi?
-- Sono i signori Athos, Porthos ed Aramis.
-- Sempre i miei tre bravi! mormorò il ministro. E la guardia?
-- Il sig. d'Artagnan.
-- Sempre il mio furbo giovane! decisamente bisogna che questi quattro
uomini vengano dalla mia parte.
La sera stessa, il ministro parlò al signor de Tréville della
spedizione della mattina, che formava l'argomento di conversazione
di tutto il campo; il sig. de Tréville, che aveva sentito il racconto
dalla bocca stessa di quelli che ne erano stati gli eroi, la narrò a
Sua Eccellenza, con tutti i particolari senza dimenticare l'episodio
della salvietta.
-- Sta bene, sig. de Tréville, disse il ministro, fatemi avere questa
salvietta, vi prego; vi farò ricamar sopra tre gigli d'oro, e la darò
per guida alla vostra compagnia.
-- Eccellenza, disse il sig. de Tréville, vi sarà ingiustizia per le
guardie; il sig. d'Artagnan non è della mia compagnia ma di quella del
sig. des Essarts.
-- Ebbene prendetelo, disse il ministro, non è giusto che quattro bravi
militari che si amano tanto non sieno della stessa compagnia.
La stessa sera, il sig. de Tréville annunziò questa buona notizia ai
tre moschettieri e a d'Artagnan, invitandoli per la mattina dopo a far
colezione da lui.
D'Artagnan non capiva in se dalla gioia. Si sa che il sogno di tutta la
sua vita era di esser fatto moschettiere.
I tre amici erano pure molto contenti.
-- In fede mia, disse d'Artagnan ad Athos, tu hai avuto una trionfante
idea, e, come dicesti, vi abbiamo acquistato gloria, ed abbiamo potuto
effettuare una delle conversazioni della più alta importanza.
-- Che possiamo ora riprendere che nessuno formi dei sospetti su noi,
poichè coll'aiuto di Dio oramai saremo presi per ministeriali.
La stessa sera d'Artagnan andò a presentare i suoi omaggi al sig. des
Essarts, e a dargli parte dell'avanzamento che aveva ottenuto.
Il sig. des Essarts, che amava molto d'Artagnan, gli fece allora le sue
offerte di servigi. Questo cambiamento di corpo esigeva delle spese
indispensabili nell'equipaggio. D'Artagnan rifiutò sulle prime, ma,
ritrovando poi buona l'occasione, lo pregò di far stimare il diamante
che gli rimise, e col quale desiderava fare del denaro.
L'indomani, a otto ore del mattino il cameriere del sig. des Essarts,
entrò da d'Artagnan, e gli rimise un sacchetto d'oro contenente sette
mila lire. Era il prezzo del diamante della regina.
CAPITOLO XLVIII.
AFFARE DI FAMIGLIA
Athos aveva ritrovata la parola: bisognava fare dell'affare Buckingham
un affare di famiglia. Un affare di famiglia non era sottoposto
all'investigazione del ministro. Un affare di famiglia non riguardava
nessuno. Era lecito di occuparsi davanti a tutti di un affare di
famiglia.
Aramis aveva ritrovata l'idea: i lacchè.
Porthos aveva ritrovato il mezzo: il diamante.
D'Artagnan non aveva ritrovato niente, egli che era ordinariamente
il più inventore dei quattro, ma bisogna pur dire che il nome solo di
milady lo paralizzava. Ah! noi c'inganniamo, egli aveva ritrovato al
campo il compratore del suo diamante.
La colezione presso il sig. de Tréville fu di una graziosa allegria.
D'Artagnan aveva già il suo economo. Siccome egli era presso a
poco della statura di Aramis, e Aramis largamente pagato, come si
rammenterà, dal libraio che aveva comprato il suo poema, aveva fatto
fare tutto in doppio, ed aveva ceduto al suo amico un equipaggio
compiuto.
D'Artagnan sarebbe stato al colmo dei suoi voti se non avesse, nel suo
pensiero, veduto sempre Milady spuntare sull'orizzonte come una tetra
nube.
Dopo la colezione fu convenuto che la sera si unirebbero nell'alloggio
di Athos, e che là sarebbe terminato l'affare.
D'Artagnan passò tutta la giornata nel fare mostra del suo abito da
moschettiere in tutte le strade del campo.
La sera nell'ora stabilita, i quattro amici si riunirono; non restava
più a decidersi che solo tre cose.
Ciò che sarebbe stato scritto al fratello di milady. Ciò che sarebbe
stato scritto alla persona accorta di Tours; e quali sarebbero stati i
lacchè che avrebbero portate le lettere.
Ciascuno offriva il suo. Athos vantava il silenzio di Grimaud, il
quale non parlava se non allorquando il suo padrone gli scuciva la
bocca. Porthos vantava la forza di Mousqueton, che era di una statura
da battersi a pugni con quattro di complessione ordinaria; Aramis
confidava nella destrezza di Bazin, e faceva un elogio pomposo del suo
candidato; finalmente d'Artagnan aveva fede intera nella bravura di
Planchet, ricordava in qual modo egli si era condotto nello spinoso
affare di Boulogne.
Queste quattro virtù si disputarono lungamente il premio, e
occasionarono dei magnifici discorsi, che non riporteremo per timore
che fossero troppo lunghi.
-- Disgraziatamente, disse Athos, bisognerebbe che quello che si manderà
avesse riunite in se stesso queste quattro qualità.
-- Ma ove trovare un simile lacchè?
-- Impossibile, disse Athos, lo so bene; prendete dunque Grimaud.
-- Prendete Mousqueton.
-- Prendete Bazin.
-- Prendete Planchet, è franco, destro, sono già due qualità sopra
quattro.
-- Signori, disse Aramis, la cosa principale non è già di sapere quale
dei nostri lacchè sia il più discreto, il più forte, il più destro o il
più bravo; il principale si è di sapere quale è quello che ama di più
il danaro.
-- Ciò che dice Aramis è pieno di buon senso, riprese Athos; bisogna
speculare sopra i difetti delle persone, non sopra le loro virtù.
Moschettiere provvisorio, voi siete un gran moralista.
-- Senza dubbio, riprese Aramis, perchè noi abbiamo bisogno di essere
ben serviti non solo per la riuscita, ma ancora per non sbagliare,
poichè in caso di scacco, ne va della testa, non già dei lacchè....
-- Più basso, Aramis, disse Athos.
-- È giusto: non per i lacchè, riprese Aramis, ma per il padrone,
ed anche per i padroni. I nostri lacchè ci sono essi abbastanza
affezionati per arrischiare la loro vita per noi? no.
-- In fede mia, disse d'Artagnan, io risponderei quasi di Planchet.
-- Ebbene! mio caro amico, aggiungete alla sua affezione naturale, una
buona somma che gli procuri qualche vantaggio, e allora, invece di
rispondere una volta, ne risponderete due.
-- Eh! buon Dio, voi sarete ingannati in egual modo, disse Athos,
che era ottimista quando si trattava di cose, e pessimista quando si
trattava di uomini; essi prometteranno tutto per aver del danaro, e
per la via la paura impedirà loro di agire. Una volta presi, saranno
torturati, e confesseranno. Che diavolo! non siamo già ragazzi! Per
andare in Inghilterra, Athos abbassò la voce, bisogna attraversare
tutta la Francia, seminata di spie e di creature del ministro; bisogna
ritrovare un passaggio per imbarcarsi; bisogna sapere l'inglese per
chiedere gl'indirizzi a Londra. Ritenete che io vedo la cosa ben
difficile.
-- Ma niente affatto, disse d'Artagnan a cui premeva moltissimo che la
cosa si effettuasse; io vedo al contrario tutto facile. Non fa d'uopo
di dire, per bacco! che se si scrive a lord Winter cose al disopra dei
nostri affari, degli orrori del ministro...
-- Più basso, disse Athos:
-- Degli intrighi, e dei segreti di stato, continuò d'Artagnan,
uniformandosi alla ricevuta raccomandazione, non fa mestieri di dire
che allora saremo tutti arruotati vivi; ma perdinci! non dimenticate,
come voi stesso lo avete detto, Athos, che noi gli scriviamo col
solo fine di mettere, fin dal suo arrivo a Londra, milady fuori della
possibilità di nuocerci. Io gli scriverò dunque presso a poco in questi
termini.
-- Sentiamo, disse Aramis prendendo in antecedenza un aspetto di critico.
-- «Signore e amico caro...»
-- Ah! sì, amico caro, ad un Inglese! interruppe Athos. Bene
incominciato! bravo d'Artagnan! basta questa sola parola per essere
squartato, invece di arruotato.
-- Ebbene, sia! io gli dirò dunque soltanto, «Signore.»
-- Voi potete ancora dire «milord» riprese Athos che stava molto
attaccato alle convenienze.
-- «Milord, vi ricordate voi del piccolo recinto delle capre presso il
Luxembourg?»
-- Buono! il Luxembourg adesso! si crederà che sia un'allusione alla
regina madre! ecco una cosa ingegnosa! disse Athos.
-- Ebbene, noi metteremo semplicemente, «Milord, vi ricordate voi di un
certo piccolo recinto ove vi fu salvata la vita?»
-- Mio caro d'Artagnan, disse Athos, voi non sarete mai che un
ben tristo redattore. «Ove vi fu salvata la vita!» Questo non è
conveniente, non si ricordano mai questi servigi ad un galantuomo.
Benefizio rimproverato è un'offesa fatta.
-- Ah! caro mio, disse d'Artagnan, voi siete insopportabile, e se è
necessario di scrivere sotto la vostra censura, in fede mia io vi
rinunzio.
-- E farete bene. Maneggiate il moschetto e la spada, mio caro, voi ve
ne cavate bene in questi due esercizi; ma lasciate la penna al nostro
abbate, ciò riguarda lui solo.
-- Sì, di fatti disse Porthos, lasciate la penna ad Aramis, che scrive
delle tesi in latino.
-- Ebbene, sia così, disse d'Artagnan; Aramis redigeteci adunque questa
nota, ma per l'amor di Dio, tenetevi conciso, altrimenti vi critico a
mia volta, ve ne prevengo.
-- Non chiedo di meglio, disse Aramis con quell'ingenua confidenza
che ogni poeta ha in se stesso, ma che io sia messo al corrente
di tutto. Ho inteso parlare di qua e di là, che questa cognata era
una scellerata, anzi ne ho acquistata una pruova ascoltando la sua
conversazione col ministro...
-- Più basso adunque, per bacco! disse Athos.
-- Ma, continuò Aramis, i particolari mi sfuggono.
-- A me pure, disse Porthos.
D'Artagnan e Athos si guardarono qualche tempo in silenzio.
Finalmente, Athos, dopo essersi raccolto e divenendo più pallido ancora
dell'ordinario, fece un segno di adesione, e d'Artagnan comprese che
poteva parlare.
-- Ebbene, ecco ciò che si deve scrivere, riprese d'Artagnan:
«Milord, vostra cognata è una scellerata che ha voluto farvi
uccidere per ereditare da voi; ma essa non poteva sposare vostro
fratello, essendo già maritata in Francia, ed essendo stata.»
D'Artagnan si fermò, come se cercasse la parola, guardando Athos.
-- «Scacciata da suo marito» disse Athos.
-- «Perchè fu conosciuto essere essa bollata» continuò d'Artagnan.
-- Bah! gridò Porthos, impossibile! ella ha voluto fare uccidere suo
cognato.
-- Sì.
-- Ella era maritata? domandò Aramis.
-- Sì.
-- E suo marito si è accorto che aveva un giglio sulla spalla? gridò
Porthos.
-- Sì.
Questi tre sì erano stati pronunciati da Athos, ciascuno con
un'intonazione più tetra.
-- E chi ha veduto questo giglio? domandò Aramis.
-- D'Artagnan ed io, o piuttosto, per osservare l'ordine di cronologia,
io e d'Artagnan, rispose Athos.
-- E il marito di quest'orribile creatura vive ancora? disse Aramis.
-- Egli vive ancora.
-- Ne siete voi sicuro?
-- Ne son sicuro.
Vi fu un istante di freddo silenzio, durante il quale ciascuno sentì
l'impressione a seconda della sua natura.
-- Questa volta, riprese Athos interrompendo pel primo il silenzio,
d'Artagnan ci ha dato un eccellente programma, ed è questo che bisogna
scrivere prima di tutto.
-- Diavolo! voi avete ragione, Athos, riprese Aramis, e la redazione
è spinosa. Il cancelliere stesso sarebbe imbarazzato a redigere
un'epistola di questa forza, eppure il signor cancelliere redige molto
graziosamente un processo verbale. Non importa! tacete, io scrivo.
Aramis prese la penna, riflettè alcuni momenti, si mise a scrivere
otto o dieci linee con un carattere grazioso, piccolo e da donna,
quindi, con voce dolce e lenta, come se ciascuna parola fosse stata
scrupolosamente pesata, lesse quanto segue:
«Milord.
«La persona che vi scrive queste linee ha avuto l'onore di
incrociare la sua spada colla vostra, in un piccolo recinto della
strada Inferno. Siccome avete voluto dopo, chiamarvi molte volte
l'amico di questa persona, essa deve in riconoscenza di questa
amicizia, darvi un buon avviso. Due volte siete stato in pericolo
di essere la vittima di una vicina parente, che voi credete vostra
ereditiera, perchè non sapete che prima di contrarre il matrimonio
in Inghilterra, ella era già maritata in Francia; ma la terza volta
che è questa voi potreste soccombere. La vostra parente è partita
dalla Rochelle per l'Inghilterra. Sorvegliatela fin dal suo arrivo,
poichè essa ha dei progetti grandi e terribili. Se desiderate
assolutamente sapere ciò di cui ella è stata capace, la sua vita
passata è impressa sopra la sua spalla sinistra.»
-- Ebbene, ecco ciò che si chiama meraviglioso, e voi avete una penna
da segretario di stato, mio caro Aramis. De Winter ora farà buona
guardia, se pure gli giunge l'avviso, e, cadendo ancora nelle mani di
Sua Eccellenza stessa, noi non potremo essere compromessi; ma, siccome
il lacchè che partirà potrebbe farci credere che è stato a Londra
e fermarsi a Chatellerault, non gli daremo che la metà della somma,
promettendogli l'altra metà in cambio della risposta. Avete voi il
diamante? continuò Athos.
-- Io ho ancora meglio di ciò, ho la somma, disse d'Artagnan.
E gettò il sacchetto sulla tavola. Al suono dell'oro, Aramis alzò gli
occhi. Porthos rabbrividì; in quanto ad Athos, egli rimase impassibile.
-- Quando vi è in questo piccolo sacco? disse egli.
-- Sette mila lire in luigi da dodici franchi.
-- Sette mila lire! gridò Porthos; quel piccolo pezzo di diamante valeva
settemila lire!
-- Pare, disse Athos, poichè eccole qua; io non presumo che il vostro
amico d'Artagnan ve ne abbia aggiunte delle sue.
-- Ma, signori, con tuttociò, disse d'Artagnan, noi non pensiamo alla
regina; abbiamo un poco cura della salute del suo caro Buckingham
questo è il meno che le dobbiamo.
-- È giusto, disse Athos, ma questo riguarda Aramis.
-- Ebbene! rispose egli arrossendo, che debbo io fare?
-- Ma, riprese Athos, è semplicissimo, redigere una seconda lettera per
questa accorta persona che abita a Tours.
Aramis riprese la penna, si mise a riflettere di nuovo, e scrisse le
seguenti linee, che sottomise subito all'approvazione dei suoi amici.
«Mia cara cugina.»
-- Ah! ah! disse Athos, questa accorta persona è una vostra parente?
-- Mia cugina germana, disse Aramis.
-- Vada dunque per la cugina germana.
Aramis continuò:
«Mia cara cugina, Sua Eccellenza il ministro, che Dio conservi
per la felicità della Francia, e per la confusione dei nemici
del regno! è sul punto di finirla cogli eretici della Rochelle;
è probabile che il soccorso della flotta inglese non giungerà
neppure in vista della piazza; oserei quasi dire che sono certo
che il signore de Buckingham sarà nell'impossibilità di partire,
in conseguenza di qualche grande avvenimento. Sua Eccellenza è
il più illustre politico dei tempi passati, dei tempi presenti, e
probabilmente dei tempi futuri. Egli spegnerebbe il sole se il sole
lo incomodasse. Date queste felici novelle a vostra sorella, mia
cara cugina. Ho sognato che questo maledetto inglese era morto. Non
mi sovvengo bene se era morto di ferro o di veleno; solamente ciò
di cui sono sicuro, si è ch'egli era morto, e voi lo sapete, i miei
sogni non m'ingannano mai. Assicuratevi dunque di vedermi ritornare
ben presto.»
-- A meraviglia! gridò Athos, voi siete il re dei poeti, mio caro
Aramis voi scrivete come i migliori scrittori. Resta ora di mettere
l'indirizzo a questa lettera.
-- È facilissimo, disse Aramis
Piegò galantemente la lettera, la riprese e scrisse:
«A madamigella Michon, lavandaia a Tours.»
I tre amici si guardarono ridendo. Essi erano stati presi.
-- Ora, disse Aramis, voi capirete, signori, che il solo Bazin può
portare questa lettera a Tours. Mia cugina non conosce che Bazin, e
non ha fiducia che in Bazin. Qualunque altro farebbe andare a vuoto
l'affare. D'altronde Bazin è ambizioso e sapiente. Egli spera di
divenire qualche cosa di grande quando io cambierò stato, ed egli lo
cambierà assieme con me. Voi capirete che un uomo che ha simile veste
non si lascerà prendere, o se sarà preso, subirà il martirio piuttosto
che parlare.
-- Benissimo, disse d'Artagnan, io concedo con tutto il cuore Bazin,
ma concedete a me pure Planchet. Milady l'ha fatto mettere un giorno
alla porta a furia di colpi di bastone. Ora, Planchet ha buona memoria,
e io vi garantisco, se può supporre possibile una vendetta, si farà
piuttosto arruotar vivo che rinunciarvi. Se i vostri affari di Tours
sono affari vostri, Aramis, quelli di Londra sono miei. Pretendo
adunque che sia scelto Planchet, il quale, d'altronde, è già stato a
Londra con me, e sa dire correttamente «-London, sir, if you please e
my master, lord d'Artagnan-». Con ciò siate tranquilli, egli farà la
sua strada andando e venendo.
-- In questo caso, disse Athos, bisogna che Planchet riceva settecento
lire per andare e settecento per ritornare, e Bazin trecento lire per
andare e trecento per ritornare; ciò ridurrà la somma a cinque mila
lire. Noi prenderemo mille lire per ciascheduno da impiegarsi come
meglio ci parrà, e lasceremo un fondo di mille lire, che custodirà
l'abbate, per i casi straordinarii o i bisogni comuni. Vi accomoda
così?
-- Mio caro Athos, disse Aramis, voi parlate come Nestore, che era, come
ognun sa, il più saggio della Grecia.
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