-- Ella è nella prigione di Montes. -- Vale a dire che vi era, riprese milady, ma la regina ha sorpreso un ordine del re col quale l'ha fatta trasportare in un convento. -- In un convento? disse Richelieu. -- Sì, in un convento. -- In quale. -- Non lo so; il secreto è ben custodito. -- Io l'avrò. -- E vostra Eccellenza mi dirà in qual convento è questa donna? -- Io non vedo che vi possa essere alcun inconveniente, disse il ministro. -- Bene. Ora ho un altro nemico molto più da temere per me di questa piccola signora Bonacieux. -- E quale? -- Il suo amante. -- Come si chiama? -- Oh! Vostra Eccellenza lo conosce bene, gridò milady trasportata dalla collera, è il nostro cattivo genio di tutti e due; è quegli che nell'incontro delle guardie di Vostra Eccellenza ha deciso la vittoria in favore dei moschettieri del re; è quegli che ha dato quattro colpi di spada a de Wardes, vostro emissario, e che ha fatto andare a vuoto l'affare dei puntali; è quegli finalmente che, sapendo che sono stata io che gli ho involato la signora Bonacieux, ha giurato la mia morte. -- Ah! ah! disse il ministro, so di chi volete parlare. -- Io voglio parlare di quel miserabile di d'Artagnan. -- È un ardito compagnone, disse il ministro. -- È precisamente per questo, che essendo un ardito compagnone, è tanto più da temersi. -- Bisognerebbe, disse il duca, avere una pruova delle sue intelligenze con Buckingham. -- Una pruova? gridò milady, io ne avrò dieci. -- Ebbene! allora è la cosa più semplice del mondo: datemi questa pruova, ed io ve lo mando alla Bastiglia. -- Bene, Mio-signore, ma in seguito? -- Quando si è alla Bastiglia, non vi è più in seguito, disse il ministro con voce sorda. Ah! per bacco! continuò egli, se mi fosse così facile di sbarazzarmi del mio nemico come mi è facile di sbarazzarmi del vostro, e se fosse contro simili persone che voi mi domandate l'impunità... -- Mio-signore, riprese milady, testa per testa, esistenza per esistenza, uomo per uomo: datemi quello, io vi do l'altro. -- Io non so quello che voi volete dire, e non voglio neppure saperlo; ma ho il desiderio di rendermi a voi gradito, e non vedo alcuno inconveniente a darvi ciò che mi domandate in riguardo ad una creatura così infima, tanto più come voi mi dite, se questo piccolo d'Artagnan è un libertino, un duellista, un traditore. -- Un infame! Mio-signore, un infame. -- Dunque della carta, una penna, e dell'inchiostro, disse il ministro. -- Ecco tutto, Mio-signore. -- Bene. Fu fatto un momento di silenzio, il quale provava che il ministro era occupato a cercare i termini nei quali doveva essere scritto il biglietto, ed anche a scriverlo. Athos, che non aveva perduto una parola della conversazione, prese i suoi due compagni, ciascuno per la mano, e li condusse all'altra estremità della camera. -- Ebbene! disse Porthos, che vuoi tu, e perchè non ci lasci ascoltare la fine di questa conversazione? -- Zitto! disse Athos parlando a bassa voce, noi abbiamo inteso quanto è necessario che intendiamo; d'altronde, io non v'impedisco di ascoltare il resto, ma bisogna che io esca. -- Bisogna che tu esca? disse Porthos; ma se il ministro chiederà di te, che cosa risponderemo noi? -- Non aspetterete che egli vi domandi di me; voi gli direte pei primi che sono andato a perlustrare, poichè certe parole del nostro oste mi han dato luogo a pensare che il cammino non era sicuro; d'altronde ne dirò due parole allo scudiere del ministro; il resto concerne me solo non ve ne inquietate. -- Siate prudente, Athos, disse Aramis. -- Siate tranquillo, rispose Athos, voi lo sapete, io sono di sangue freddo. Porthos e Aramis andarono a prendere il loro posto vicino alla canna nel braciere. In quanto ad Athos, egli uscì senza alcun mistero dalla porta, andò a staccare il suo cavallo attaccato con quello dei suoi amici ad una inferriata del pian terreno, convinse in quattro parole lo scudiero della necessità di una avanguardia pel ritorno, visitò con affettazione le sue pistole, si mise la spada fra i denti, e seguì a corpo morto la strada che conduceva al campo. CAPITOLO XLV. SCENA CONIUGALE Come lo aveva preveduto Athos, il ministro non tardò a discendere; egli aprì la porta della camera ove erano entrati i moschettieri e ritrovò Porthos che faceva una partita accanita con Aramis. Con un rapido colpo d'occhio frugò tutti gli angoli della sala, e vide che gli mancava uno dei suoi uomini. -- Che cosa è divenuto del signor Athos? domandò egli. -- Mio-signore, rispose Porthos, è andato in perlustrazione, atteso alcune parole dell'oste che gli hanno fatto credere non essere molto sicura la strada. -- E voi, che cosa avete fatto signor Porthos? -- Ho vinto cinque doppie ad Aramis. -- Ora potete ritornare con me? -- Noi siamo agli ordini di Vostra Eccellenza. -- A cavallo adunque, signori, perchè si fa tardi. Lo scudiero era alla porta e teneva per le redini il cavallo del ministro. Un poco più lontano, un gruppo di due uomini e di tre cavalli si vedeva fra l'ombre; questi due uomini erano quelli che dovevano condurre milady al porto della Punta, e vegliare al suo imbarco. Lo scudiero confermò al ministro ciò che i due moschettieri gli avevano già detto in proposito di Athos. Il ministro fece un gesto di approvazione, e si rimise in cammino, circondandosi nel ritorno delle medesime precauzioni che aveva prese nell'andata. Lasciamo seguirgli la sua strada del campo, protetto dallo scudiero e da' due moschettieri, e ritorniamo ad Athos. Per un centinaio di passi era andato della stessa andatura; ma una volta fuori della portata della vista, avea lanciato il suo cavallo a destra, aveva fatto una voltata, ed era ritornato a una ventina di passi entro il bosco a stare sulle vedette del passaggio della piccola compagnia; quindi avendo riconosciuto il cappello dei suoi compagni, e la frangia dorata del mantello di Sua Eccellenza, aspettò che i cavalieri avessero fatta la voltata all'angolo della strada, e avendoli perduti di vista, ritornò di gran galoppo all'albergo, che gli fu aperto senza difficoltà. L'oste lo riconobbe. -- Il mio uffiziale, disse Athos, ha dimenticato di fare alla dama del primo piano una raccomandazione importante, e mi ha inviato per riparare la sua dimenticanza. -- Salite, disse l'oste, ella è ancora nella sua camera. Athos approfittò del permesso, salì la scala col passo il più leggiero, giunse al piano, e, a traverso la porta socchiusa, vide milady che si metteva il cappello. Egli entrò nella camera, e chiuse la porta dietro a se. Athos rimase in piedi davanti alla porta, avvolto nel suo mantello, e col feltro calcato sopra gli occhi. Nel vedere questa figura muta ed immobile come una statua, milady ebbe paura. -- Chi siete voi, e che cosa volete? gridò ella. -- Andiamo, è realmente lei, mormorò Athos. E lasciando cadere il suo mantello, e rialzando il suo cappello, si avanzò verso milady. -- Mi riconoscete voi, signora? disse egli. Milady fece un passo in avanti, quindi indietro come se avesse veduto un serpente. -- Andiamo, disse Athos, sta bene io vedo che voi mi riconoscete. -- Il conte della Fére! mormorò milady impallidendo, e rinculando fino a che il muro le impedì di andare più oltre. -- Sì, sì, milady, rispose Athos, il conte della Fére in persona, che ritorna espressamente dall'altro mondo per avere il piacere di vedervi. Sediamo dunque, e parliamo, come dice il ministro. Milady, dominata da un terrore inesprimibile, si assise senza profferire una sola parola. -- Voi siete un demonio inviato sulla terra, disse Athos; la vostra possanza è grande, io lo so, ma voi sapete pure che, coll'aiuto di Dio, gli uomini hanno vinto spesso i demonii anche i più terribili. Voi vi siete già abbattuta sul mio sentiero, ed io credeva di avervi atterrata, signora, ma o io mi sono ingannato, o l'inferno vi ha risuscitata. Milady, a queste parole che le ricordavano delle rimembranze orribili, abbassò la testa mandando un sordo gemito. -- Sì, l'inferno vi ha risuscitata, riprese Athos, l'inferno vi ha fatta ricca, l'inferno vi ha dato un altro nome, l'inferno vi ha quasi rifatto anche un altro viso: ma non vi ha cancellato nè le lordure della vostra anima, nè il marchio infame del vostro corpo. Milady si alzò come mossa da una molla, e i suoi occhi lanciarono dei baleni. Athos rimase seduto. -- Voi mi credevate morto, non è vero? io pure vi credeva morta, e questo nome di Athos aveva nascosto il conte della Fére, come il nome di Milady de Winter ha nascosto quello di Anna de Breuil? non era così che voi vi chiamavate quando ci siamo maritati? la nostra posizione è veramente strana, proseguì Athos ridendo; noi non abbiamo vissuto fino al presente se non perchè l'uno e l'altro ci credevamo morti, e perchè una rimembranza dà minor pena che una creatura, quantunque qualche volta nelle rimembranze vi sieno delle cose divoranti. -- Ma finalmente, disse Milady con sorda voce, chi vi conduce a me, e che cosa volete? -- Io voglio dirvi che rimanendo invisibile ai vostri occhi, non vi ho perduta di vista. -- Voi sapete ciò che ho fatto? -- Io posso raccontarvi giorno per giorno, le vostre azioni, dalla vostra entrata al servizio del ministro fino a questa sera. Un sorriso d'incredulità sfiorò le pallide labbra di milady. -- Ascoltate. Siete voi che avete tagliati i due puntali di diamanti sulla spalla del duca di Buckingham; siete voi che avete fatta rapire la signora Bonacieux; siete voi che, innamorata di de Wardes credendo di ricever lui, avete aperta la vostra porta a d'Artagnan; siete voi che, credendo che de Wardes vi avesse tradita, volevate farlo uccidere dal suo rivale; siete voi che, allorquando questo rivale ha scoperto il vostro infame secreto, avete voluto farlo assassinare da due omicidi che avete inviati a perseguitarlo; siete voi, che sapendo che le loro palle avevano mancato il colpo, avete inviato del vino avvelenato con una falsa lettera, per far credere alla vostra vittima che questo vino veniva dai suoi amici; siete voi finalmente che venite qui, in questa camera, seduta sopra questa sedia, ove io siedo, a prendere col ministro, duca de Richelieu, l'impegno di fare assassinare il signor d'Artagnan. Milady era livida. -- Voi dunque siete Satanasso? diss'ella. -- Può darsi, disse Athos, ma in ogni caso ascoltate bene quanto io sono per dirvi: assassinate, o fate assassinare il duca di Buckingham, poco m'importa; io non lo conosco, e d'altronde egli è nemico della Francia; ma non toccate un sol capello a d'Artagnan, che è un amico fedele che io amo e difendo, o vi giuro sulla testa di mio padre, il delitto che avreste tentato di commettere o che avreste commesso sarà l'ultimo. -- Il signor d'Artagnan mi ha offesa crudelmente, disse milady con sorda voce; il signor d'Artagnan dunque morrà. -- In verità è egli possibile di potere offendere voi, signora, disse Athos ridendo; egli vi ha offesa, e morrà? -- Egli morrà! riprese milady, prima lei, e poi lui. Athos fu preso da una vertigine: la vista di quella creatura, che non aveva niente di comune con le altre donne, gli richiamava delle orribili rimembranze, pensò che un giorno in cui si trovava in una situazione meno pericolosa di questa, egli aveva voluto sacrificarla al suo onore; il suo desiderio di ucciderla gli ritornò ardente, e lo investì una specie di febbre; si alzò egli pure, si levò dalla cintola una pistola, e la montò. Milady pallida come un cadavere voleva gridare, ma la sua lingua intirizzita non potè proferire che un suono rauco, che non aveva niente di comune con la parola umana, e che sembrava il ruggito di una bestia feroce; appoggiata, contro la tappezzeria ella sembrava, dai capelli sparsi, l'immagine spaventosa del terrore. Athos alzò lentamente la sua pistola, stese il braccio in modo che l'arma toccasse quasi la fronte di milady, quindi con voce tanto più terribile, in quanto che essa aveva la calma di una inflessibile risoluzione: -- Signora, diss'egli, voi mi consegnerete sull'istante medesimo il foglio che vi ha firmato il ministro, oppure, sull'anima mia, vi faccio saltare le cervella. Con un altro uomo, milady avrebbe potuto conservare qualche dubbio, ma ella conosceva Athos. Ciò non ostante rimase immobile. -- Voi avete ancora un altro minuto secondo per decidervi, le disse. Milady vide dalla contrazione del viso che il colpo stava per partire; allora portò la mano prestamente al suo seno, ne cavò un foglio e lo stese ad Athos. -- Prendete diss'ella, e siate maledetto. Athos prese il foglio, rimise la sua pistola alla cintola, si avvicinò alla lampada per assicurarsi che veramente fosse quello, lo spiegò e lo lesse: «È per ordine mio, e per il bene dello stato che il portatore del presente ha fatto quello che ha fatto. «3 Agosto 1628. «-Richelieu.-» -- E ora, disse Athos riprendendo il suo mantello, e rimettendo il suo feltro sulla testa ora che ti ho strappato i denti, mordi se lo puoi! E uscì dalla camera senza neppur guardare dietro a se. -- Alla porta dell'albergo trovò i due uomini, e il cavallo che tenevano a mano. -- Signori, diss'egli, l'ordine di Sua Eccellenza, voi lo sapete, è di condurre questa donna, senza perdere tempo, al forte della Punta, e di non lasciarla che quando si è imbarcata. Siccome queste parole si accordavano effettivamente con gli ordini ricevuti, essi inchinarono la testa in segno di assenso. In quanto ad Athos, egli si mise leggermente in sella, e partì al galoppo. Soltanto, invece di seguire la strada, egli prese la traversa dei campi pungendo vigorosamente il suo cavallo, fermandosi di tratto in tratto per ascoltare. In una di queste fermate, egli intese sulla strada il rumore di molti cavalli. Non dubitò più che quello fosse il ministro colla sua scorta. Fece una nuova corsa in avanti, pulì il suo cavallo coll'erba e le foglie d'alberi, e venne a situarsi in mezzo alla strada a circa duecento passi dal campo. -- Chi vive? gridò egli di lontano quando scoperse i cavalieri. -- È il nostro bravo moschettiere io credo, disse il ministro. -- Sì, Mio-signore, rispose Athos, sono io in persona. -- Signor Athos, disse Richelieu, ricevete tutti i miei ringraziamenti per la buona guardia che voi ci avete fatta. Signori: eccoci arrivati; prendete la porta a sinistra; la parola d'ordine è -il re e l'isola re-. Dicendo queste parole, il ministro salutò colla testa i tre amici e voltò a dritta, seguito dal suo scudiere perchè in quella notte, egli stesso dormiva al campo. -- Ebbene, dissero assieme Porthos ed Aramis, quando il ministro fu fuori delle loro voci; ebbene! gli ha firmato il foglio che ella domandava. -- Lo so, disse tranquillamente Athos, poichè eccolo qua. E i tre amici non dissero più una sola parola finchè non giunsero al loro quartiere, eccetto che per dare la parola d'ordine alle sentinelle. Solamente fu inviato Mousqueton a dire a Planchet, che tosto che il suo padrone fosse ritornato dalla trincea, era pregato di portarsi sul momento all'alloggio dei moschettieri. Da un'altra parte come lo aveva preveduto Athos, milady, ritrovando alla porta gli uomini che l'aspettavano, non fece alcuna difficoltà a seguirli; ella avrebbe avuto per un momento la volontà di farsi riaccompagnare davanti al ministro e di raccontargli tutto, ma una rivelazione per parte sua avrebbe occasionata una rivelazione, per parte d'Athos, ella direbbe bene che Athos l'aveva impiccata ma Athos direbbe ch'ella era bollata; pensò adunque che valeva ancor meglio conservare il silenzio, partire col segreto, compiere colla sua abilità ordinaria la difficile missione di cui era stata incaricata; quindi terminata ogni cosa con la soddisfazione del ministro, venire da lui a reclamare la sua vendetta. In conseguenza dopo aver viaggiato tutta la notte, a sette ore del mattino ella giungeva al forte della Punta, a otto ore era imbarcata, e a nove ore il bastimento alzava l'ancora, e faceva vela per Inghilterra. CAPITOLO XLVI. IL BASTIONE DI SAN GERVASIO Giungendo presso i suoi tre amici, d'Artagnan li ritrovò riuniti nella stessa camera. Athos rifletteva, Porthos si arricciava i baffi, Aramis leggeva delle orazioni sopra un grazioso libretto legato in velluto blu. -- Perdinci! diss'egli, signori, spero che quanto avete a dirmi, ne valga la pena altrimenti non vi perdonerei di avermi fatto smantellare un bastione da per me solo. Ah! perchè mai non eravate voi là, signori! la vi faceva un gran caldo. -- Noi eravamo da un'altra parte, dove certamente non faceva neppure un gran freddo, rispose Porthos tutto occupato a far prendere a' suoi baffi una piega sua particolare. -- Oh! oh! fece d'Artagnan, comprendendo il leggero aggrottamento di sopracciglio del moschettiere, sembra che qui vi sia del movimento. -- Aramis, disse Athos, voi siete stato a fare colezione ieri l'altro all'albergo del Farfallone, io credo? -- Sì. -- Come vi si sta? -- Io vi ho mangiato molto male pel canto mio; però non è da giudicarne da ciò, ieri l'altro era giorno di magro e non vi era che di grasso. -- Come! disse Athos, in un porto di mare essi non hanno pesce? -- Essi dicono, riprese Aramis rimettendosi alla sua pietosa lettura, che la diga, che ha fatto costruire il ministro, lo scaccia in alto mare. -- Ma non è questo che io voleva domandarvi, Aramis, riprese Athos, io vi chiedo se voi siete stato in libertà, e se è venuto nessuno a disturbarvi... -- Mi sembra che noi non abbiamo avuto molti importuni. Sì, davvero perciò che voi volete dire, Athos, noi staremo abbastanza bene al Farfallone. -- Andiamo dunque, al Farfallone, disse Athos, poichè qui i muri sono come i fogli di carta. D'Artagnan che era abituato al modo di fare del suo amico, e che riconosceva subito da una parola, da un segno che le circostanze erano gravi, prese il braccio di Athos, e uscì senza dirgli una parola. Porthos li seguì parlando con Aramis. Per la strada fu incontrato Grimaud; Athos gli fece segno di seguirlo. Grimaud, secondo la sua abitudine, obbedì in silenzio; il povero servitore aveva quasi disimparato del tutto a parlare. Giunsero all'osteria del Farfallone. Erano le sette ore del mattino, il giorno cominciava a comparire; i quattro amici ordinarono la colezione, entrarono in una sala ove, al dire dell'oste, essi non dovevano essere disturbati. Disgraziatamente l'ora era scelta male per un conciliabolo. Era stata battuta la diana da poco tempo, ciascuno si scuoteva dal sonno della notte, e per scacciare l'aria umida del mattino venivano a bere la -goccia- nell'osteria, dragoni, svizzeri, guardie, moschettieri, cavalleggieri, e si succedevano con una rapidità che doveva far benissimo gli affari dell'oste, ma che soddisfaceva molto poco le viste dei quattro amici; per cui essi corrispondevano molto male ai saluti, ai brindisi ed ai lazzi dei loro compagni. -- Andiamo, disse Athos, siamo per cominciare qualche buona lite, e in questo momento non ne abbiamo bisogno. D'Artagnan, raccontateci come avete passata la vostra notte, e noi dopo vi racconteremo la nostra. -- In fatti, disse un cavalleggiero che si sfondolava tenendo alla mano un bicchiere d'acquavite, che gustava lentamente, in fatti voi eravate di trincea, signore guardie, e mi sembra che abbiate avuto maglia da spartire coi signori Rochellesi. D'Artagnan guardò Athos per sapere se doveva rispondere a questo intruso che si mischiava nella conversazione. -- Ebbene! disse Athos, non senti il signor Busigny, che ti ha fatto l'onore d'indirizzarti la parola? racconta ciò che è accaduto questa notte, poichè questi signori desiderano saperlo. -- Non avete voi -prese une pastione?- domandò uno svizzero che beveva del rum in un bicchiere da birra. -- Sì, signore, rispose d'Artagnan inchinandosi, noi abbiamo avuto quest'onore; abbiamo anzi, come avrete potuto sentirlo, introdotto sotto un angolo un barile di polvere, che col suo scoppio, ha fatto una bellissima breccia, senza contare che, il bastione non essendo stato fatto ieri, tutto il restante è stato maltrattato. -- E che bastione è! domandò un dragone che portava infilata nella sua sciabola un'oca e che veniva a farla cucinare. -- Il bastione san Gervasio, rispose d'Artagnan, dietro il quale i Roccellesi molestavano i nostri lavori. -- E l'affare è stato caldo? -- Sì, noi vi abbiamo perduti cinque uomini, i Roccellesi otto o dieci. -- -Balzembleu!- fece lo svizzero, che, ad onta della ammirabile collezione di giuramenti che ha la lingua alemanna, aveva presa l'abitudine di giurare in francese. -- Ma è probabile, disse il cavalleggero che essi questa mattina inviino dei pionieri per poter rimettere il bastione nel suo primitivo stato. -- Sì, è probabile, disse d'Artagnan. -- Signori, disse Athos, propongo una scommessa. -- Ah! sì, -une scommesse-, disse lo svizzero. -- E quale domandò il cavalleggero. -- Aspettate, disse il dragone, deponendo la sua sciabola come uno spiedo sui due grandi capifuochi di ferro che sostenevano le legna che ardevano nel camminetto, v'entro anch'io. Oste del malanno, presto una leccarda, che non abbia a perdere una goccia del grasso di questo stimabile volatile. -- -Egli avere ragione-, disse lo svizzero -la grassa d'oca sta bona per gonfiture-. -- Là, disse il dragone. Ora, sentiamo la scommessa. Noi siamo qui, signor Athos. -- Sì, la scommessa disse il cavalleggero. -- Ebbene! signor de Busigny, io scommetto con voi, che coi miei tre compagni, i signori Porthos, Aramis d'Artagnan ed io, anderemo a fare colezione sul bastione di san Gervasio, e che ci tratterremo là un'ora coll'orologio alla mano, che che possa operare il nemico per farci sloggiare. Porthos e Aramis si guardarono; essi cominciavano a capire. -- Ma disse d'Artagnan accostandosi all'orecchio di Athos, tu vuoi farci ammazzare senza misericordia. -- Noi siamo molto più ammazzati se non andiamo, rispose Athos. -- Ah! in fede mia, signori, disse Porthos gettandosi indietro sulla sua sedia, e arricciandosi i baffi, ecco una bella scommessa, io spero. -- Così io l'accetto, disse il signor de Busigny. Ora si tratta di fissare in che deve consistere la scommessa. -- Ma voi siete quattro, signori, disse Athos, noi siamo quattro; un pranzo a discrezione per otto; vi conviene? -- A meraviglia, riprese il signor de Busigny. -- Ci sto, disse il dragone. -- Perfettamente, disse lo svizzero. Il quarto uditore che in tutta quella scena avea rappresentato la parte del muto, fece un segno colla testa in prova che accettava la proposizione. -- La colezione di questi signori è pronta, disse l'oste. -- Ebbene! portatela, disse Athos. L'oste obbedì; Athos chiamò Grimaud, gli mostrò una gran cesta che giaceva in un angolo, e gli fece un gesto per avvolgere nelle salviette le vivande portate. Grimaud capì sull'istante che si trattava di far colezione sull'erba, prese il cestone, covrì le vivande, vi unì le bottiglie, e si mise il tutto sotto il braccio. -- Ma dove andate a mangiare la colezione? disse l'oste. -- Che v'importa, disse Athos, purchè siate pagato? E gli gettò maestosamente due doppie sulla favola. -- È necessario darvi il resto, mio ufficiale? disse l'oste. -- No; aggiungete soltanto due bottiglie di -champagne-, e la differenza sarà per le salviette. L'oste non faceva un così buono affare come avea creduto sulle prime, ma si rifece mettendo ai quattro convitati due bottiglie di vino d'Anjou, invece di due bottiglie di vino di -champagne-. -- Signor de Busigny, disse Athos, volete regolare il vostro orologio col mio, o mi permettete di regolare il mio col vostro. -- A meraviglia, signore, disse il cavalleggiero cavando dalla sua saccoccia un bellissimo orologio circondato di diamanti; sette ore e mezzo diss'egli. -- Sette ore e trentacinque minuti, disse Athos; noi sapremo che il mio va avanti di cinque minuti, signore. E, salutando gli assistenti stupefatti, i quattro giovani presero la strada del bastione san Gervasio, seguiti da Grimaud che portava il cesto senza sapere dove andavano, ma nella obbedienza passiva in cui era stato abituato, non pensava nemmeno a domandare. Fino a che i quattro amici furono nel recinto del campo, non dissero una parola; d'altronde erano seguiti dai curiosi, che conoscendo la scommessa fatta, volevano sapere come sarebbe finita; ma una volta che ebbero passata la linea di circonvallazione, e che si trovarono all'aria libera, d'Artagnan che ignorava affatto quello di cui si trattava, credè fosse giunto il tempo di poter domandare una spiegazione. -- Ed ora, mio caro Athos, diss'egli, abbiate l'amicizia di spiegarmi dove andiamo. -- Voi lo vedete bene, disse Athos, noi andiamo sul bastione. -- Ma che andiamo a farvi? -- Voi lo sapete bene andiamo a farvi colezione. -- Ma perchè non abbiamo fatto colazione al Farfallone? -- Perchè abbiamo delle cose molto importanti da dirci, ed era impossibile di poter parlare cinque minuti in quell'albergo con tutti quegli importuni, che vanno, che vengono, che salutano, che parlano. Qui almeno, continuò Athos mostrando il bastione, non verranno a disturbarci. -- Mi sembra, disse d'Artagnan con quella prudenza che si collegava tanto bene e tanto naturalmente in lui col suo eccessivo coraggio, mi sembra che avremmo potuto ritrovare qualche luogo appartato sulla riva dal mare. -- Ove ci avrebbero veduti a conferire tutti e quattro assieme, dimodochè in capo ad un quarto d'ora, il ministro sarebbe stato pervenuto dalle sue spie che noi tenevamo consiglio. -- Sì, disse Aramis, Athos ha ragione: -animadvertentur in desertis-. -- Un deserto non ci sarebbe stato male, disse Porthos, ma il difficile era di ritrovarlo. -- Non vi è deserto ove un uccello non possa passare al di sopra della testa, o un pesce non possa saltare al di sopra dell'acqua, o un coniglio non possa partire dalla sua tana, e io credo che l'uccello, il pesce, il coniglio diventerebbe una spia del ministro. Val dunque meglio continuare la nostra intrapresa, in faccia alla quale d'altronde noi non possiamo più addietrare senza vergogna; noi abbiamo fatta scommessa, una scommessa, che non poteva essere preveduta, in cui io sfido chiunque a ritrovare la vera causa. Noi forse saremo attaccati, ma fors'anche no. Se non lo saremo, avremo tutto il tempo di parlare, e nessuno ci ascolterà; perchè io rispondo che le mura di questo bastione non hanno orecchie; se lo saremo, noi parleremo dei nostri affari nello stesso modo, e di più, mentre ci difenderemo, ci copriremo di gloria, vedete bene che tutto è benefizio. -- Sì, disse d'Artagnan; ma noi saremo ancora indubitabilmente colti da una palla. -- Eh! mio caro! disse Athos, voi sapete bene che le palle che sono più a temersi non sono sempre quelle che sortono dai moschetti. -- Ma mi sembra che per simile spedizione, disse Porthos, avremmo dovuto prendere i nostri moschetti. -- Voi siete un ignorante, amico Porthos; perchè dovevamo noi incaricarci di un peso inutile. -- Io non trovo in faccia al nemico che sia peso inutile il portare un moschetto di calibro con una dozzina di cartucce, e la sua fiasca da polvere. -- Ebbene! disse Athos, non avete voi inteso ciò che ha detto d'Artagnan? -- Che cosa ha detto d'Artagnan? -- D'Artagnan ha detto che all'attacco di questa notte sono rimasti uccisi quattro o cinque francesi, e quasi il doppio di altrettanto di Roccellesi. -- Ebbene? -- Non si è avuto il tempo di spogliarli, non è vero? Attesochè in quel momento vi era qualche cosa di più premuroso da fare. -- Ebbene? -- Ebbene! noi ritroveremo i loro moschetti, e le loro cartucce, le loro fiasche della polvere, e invece di quattro moschetti, e di dodici palle, avremo una quindicina di fucili, e un centinaio di colpi da tirare. -- Oh! Athos disse Aramis, tu sei veramente un grande uomo! Porthos chinò la testa in segno di adesione. D'Artagnan solo non sembrava compiutamente convinto. Senza dubbio Grimaud divideva i dubbi del giovinotto, poichè, vedendo che si continuava a camminare verso il bastione, cosa di cui egli aveva dubitato fino allora, tirò il suo padrone per un lembo dell'abito. -- Dove andiamo noi? domandò egli con un gesto. Athos gli mostrò il bastione. -- Ma, disse sempre nello stesso dialetto il delizioso Grimaud, noi vi lasceremo la pelle. Athos levò gli occhi e il dito verso il cielo. Grimaud depose il suo paniere per terra, e si assise scuotendo la testa. Athos levò dal suo cinto una pistola, guardò se vi era polvere nello scodellino, la montò, e avvicinò la canna all'orecchio di Grimaud. Grimaud si ritrovò in piedi come mosso da una susta. Athos allora gli fece un cenno di prendere il paniere, e d'incamminarsi davanti a tutti. Grimaud obbedì. Tuttociò che vi aveva guadagnato il povero servitore in questa pantomima di un istante, fu di passare dalla retroguardia alla avanguardia. Giunti sul bastione, i quattro amici si rivoltarono. Più di trecento soldati di tutte le armi erano radunati alla porta del campo; e in un gruppo separato si poteva distinguere il signor de Busigny, il dragone, lo svizzero ed il quarto che non aveva parlato. Athos si tolse il cappello, lo mise sulla punta della spada, e lo agitò per l'aria. Tutti gli spettatori gli resero il saluto, accompagnando questa gentilezza da un evviva che giunse fino a loro. Dopo di che, tutti e quattro disparvero nell'interno dei bastione, ove li aveva già preceduti Grimaud. CAPITOLO XLVII. IL CONSIGLIO DEI MOSCHETTIERI Come lo aveva preveduto Athos, il bastione non era occupato che da una dozzina di morti, parte Francesi e parte Roccellesi. -- Signori, disse Athos, che aveva preso il comando della spedizione, nel mentre che Grimaud metterà in tavola, cominciamo dal raccogliere i fucili e le cartucce. Noi potremo d'altronde parlare anche seguendo questo lavoro. Questi signori, soggiunse mostrando i morti, non ci ascoltano certamente. -- Ma noi potremo sempre gettarli nel fosso, disse Porthos, dopo esserci assicurati però che non hanno niente nelle loro saccocce. -- Sì, riprese Athos; ma questa è una faccenda per Grimaud. -- Ebbene, allora, disse d'Artagnan, che Grimaud li frughi e li getti per di sopra al muro. -- Guardiamocene bene disse Athos, essi possono servirci. -- Questi morti possono servirci? disse Porthos; e che diventi tu pazzo, amico caro! -- Non fate dei giudizi temerarii rispose Athos. Quanti fucili abbiamo, signori? -- Dodici rispose Aramis. -- Quanti colpi da tirare? -- Un centinaio. -- Sono quanti ce ne può abbisognare; carichiamo le armi. I quattro moschettieri si misero all'opera. Quando essi terminavano di caricare l'ultimo fucile, Grimaud fece segno che la colezione era all'ordine. Athos rispose sempre col gesto, che andava bene, e indicò a Grimaud una specie di casotto, ove questi capì che dovea tenersi in sentinella. Soltanto, per addolcire la noia di questa fazione, Athos gli permise di portar seco un pane, due costolette ed una bottiglia di vino. -- Ed ora, a tavola! disse Athos. I quattro amici sederono per terra, colle gambe incrociate come i turchi, o come i sartori. -- A noi! adesso, disse d'Artagnan, ora che non avete più timore di essere inteso, spero che mi metterete a parte del vostro secreto. -- Io spero di procurarvi del divertimento, e della gloria ad un tempo, signori, disse Athos. Io vi ho fatto fare una amena passeggiata; ecco una colezione delle più succose, e cinquecento persone laggiù, come voi potete vederlo a traverso i mortai, che ci prendono per pazzi, o per eroi, due classi d'imbecilli che si rassomigliano abbastanza. -- Ma questo secreto? disse d'Artagnan. -- Il secreto, disse Athos, si è che ieri sera ho veduto milady. D'Artagnan stava per mettere il suo bicchiere alla bocca, ma a questo nome di milady la mano gli tremò così forte, che fu obbligato di deporlo, per non spargerne il contenuto. -- Tu hai veduto tua mo... -- Taci dunque! interruppe Athos; voi dimenticate, mio caro, che questi signori non sono tanto iniziati come voi nei secreti dei miei affari privati. Io ho veduto milady. -- E dove? domandò d'Artagnan. -- A due leghe circa di qui, all'albergo del Colombaio rosso. -- In questo caso io sono perduto, riprese d'Artagnan. -- No, non del tutto ancora, disse Athos; perchè a quest'ora ella deve aver lasciate le coste della Francia. D'Artagnan respirò. -- Ma in fin del conto, domandò Porthos chi è dunque questa milady? -- Una donna graziosa, disse Athos gustando un bicchiere di vino spumoso. Canaglia di un oste gridò egli, che ci ha dato del vino d'Anjou per del vino di -Champagne-, e che crede che noi ci lasceremo canzonare! Sì, continuò egli, una donna graziosa, alla quale il nostro d'Artagnan ha fatto non so qual dispetto, di cui volendosene vendicare, sarà un mese, ha voluto farlo uccidere a colpi di moschetto, saranno otto giorni ha tentato di avvelenarlo, e ieri sera ha domandato la sua testa al ministro. -- Come! ha domandato la mia testa al ministro? gridò d'Artagnan pallido pel terrore. -- È così, disse Porthos; è vero come che la luce risplende, la ho inteso colle mie proprie orecchie. -- Allora, disse d'Artagnan lasciando cadere le sue braccia con scoraggiamento, è inutile di lottare più lungamente; tanto vale che io mi bruci le cervella, e che tutto si finisca così. -- Questa è l'ultima bestialità che si possa fare, disse Athos, atteso che è la sola alla quale non vi sia alcun rimedio. -- Ma io non la vincerò mai, disse d'Artagnan, con simili nemici. Primieramente il mio sconosciuto di Méung; in seguito de Wardes al quale ho dato quattro colpi di spada; poi milady della quale ho sorpreso il secreto; finalmente il ministro al quale ho fatto andare a vuoto la vendetta. -- Ebbene! disse Athos, tutto questo non forma che quattro, e noi siamo quattro uno contro uno, perdinci!... ah! se noi crediamo ai segni che ci fa Grimaud, dobbiamo aver a che fare con un numero ben maggiore di persone. Che cosa c'è Grimaud? in considerazione della circostanza, io vi permetto di parlare, amico mio; ma siate laconico, ve ne prego. Che cosa c'è? -- Una truppa. -- Quante persone? -- Circa una ventina d'uomini. -- Che uomini sono? -- Sedici pionieri, e quattro soldati. -- A quanti passi sono? -- A cinquecento passi. -- Buono, noi abbiamo ancora il tempo di terminare questo volatile, e di bere un bicchiere di vino. Alla tua salute, d'Artagnan! -- Alla tua salute! ripeterono Porthos ed Aramis. -- Ebbene dunque, alla mia salute! quantunque non creda che i vostri augurii possano servirmi a gran cosa. -- Bah! disse Athos, Dio è grande, come dicono i seguaci di Maometto, e l'avvenire sta nelle sue mani. Quindi, avendo bevuto il contenuto del suo bicchiere, che depose in seguito vicino a lui, Athos si alzò con non curanza, prese il primo fucile che gli si presentò, e si avvicinò ad una feritoia. Porthos, Aramis e d'Artagnan fecero altrettanto. In quanto a Grimaud egli ricevette l'ordine di situarsi dietro ai quattro amici per ricaricare le armi. In capo a pochi istanti si vide ricomparire la truppa, ella seguiva una specie di strada coperta, di trincea che stabiliva una comunicazione fra il bastione e la città. -- Per bacco! valeva ben la pena d'incomodarci per una ventina di monelli armati di piccozze, di falci e di pali! Grimaud non avrebbe avuto bisogno che di far loro un segno perchè se ne andassero, e io sono convinto che essi ci avrebbero lasciati tranquilli. -- Io ne dubito, disse d'Artagnan perchè essi si avanzano molto risolutamente a questa parte. Coi lavoratori non vi erano che quattro soldati e un brigadiere che fussero armati di fucile. -- Egli è che non ci hanno veduti, disse Athos. -- In fede mia, disse Aramis, confesso che ho ripugnanza a far fuoco sopra questi poveri diavoli di borghesi. -- Cattivo abbate, disse Porthos, che ha pietà degli eretici. -- In verità, disse Athos, Aramis ha ragione, e io vado a prevenirli. -- Che diavolo fate voi dunque? disse d'Artagnan, voi andate a farvi fucilare, mio caro. Ma Athos non tenne alcun conto dell'avviso, salì sulla breccia col suo fucile in una mano, e il cappello nell'altra. -- Signori diss'egli indirizzandosi ai soldati ed agli operai, che maravigliati di questa apparizione, si fermarono a cinquanta passi dal bastione, e salutandoli cortesemente: -- Signori, noi siamo, io ed alcuni miei amici, nella volontà di far colezione su questo bastione. Ora, voi sapete che niuna cosa è tanto disaggradevole quanto di essere disturbati nel tempo che si fa colezione; vi preghiamo adunque, se avete assolutamente delle faccende qui, di aspettare che avessimo finito il nostro pasto, o di ritornare più tardi, a meno che non vi venga la salutare idea di lasciare il partito della ribellione, e di venire a bere con noi alla salute del re di Francia. -- Guardati, Athos, disse d'Artagnan; non vedi tu che ti prendono di mira? -- Sia pure, sia pure, disse Athos; ma questi sono borghesi che tirano molto male, e che avranno tutti i riguardi per non colpirmi. Infatti nel medesimo istante partirono quattro colpi di fucile, e le palle vennero ad appiattarsi intorno ad Athos, ma senza che una sola lo toccasse. Quattro colpi di fucili gli risposero quasi nello stesso tempo; ma essi erano meglio diretti di quelli degli aggressori: tre soldati caddero morti irrigiditi, e uno dei lavoratori fu ferito. -- Grimaud, un altro moschetto, disse Athos sempre sulla breccia. Grimaud obbedì subito. Dal canto loro i tre amici avevano cambiati i fucili, una seconda scarica seguì la prima; il brigadiere e due pionieri caddero morti, il restante della truppa prese la fuga. -- Andiamo, signori, una sortita, disse Athos E i quattro amici si slanciarono fuori del forte e giunsero fino al campo di battaglia, riunirono i quattro moschetti dei soldati, la mezza picca del brigadiere, e convinti che i fuggitivi non si fermerebbero prima di entrare in città ripresero la via del bastione, portando seco i trofei della loro vittoria. -- Ricaricate le armi, Grimaud, disse Athos, e noi, signori, riprendiamo la nostra colezione, e continuiamo la nostra conversazione. A che punto eravamo noi? -- Io me lo ricordo, disse d'Artagnan, tu dicevi che dopo aver domandato la mia testa al ministro, milady aveva lasciato le coste di Francia. E dove va ella? aggiunse d'Artagnan che si preoccupava moltissimo dell'itinerario che doveva seguire milady. -- Ella va in Inghilterra, rispose Athos. -- E con quale scopo? -- Nello scopo di assassinare o di fare assassinare Buckingham. D'Artagnan mandò una esclamazione di sorpresa e d'indignazione. -- Ma questa è un'infamia! gridò egli. - - . 1 2 - - , , 3 ' . 4 5 - - ? . 6 7 - - , . 8 9 - - . 10 11 - - ; . 12 13 - - ' . 14 15 - - ? 16 17 - - , 18 . 19 20 - - . 21 . 22 23 - - ? 24 25 - - . 26 27 - - ? 28 29 - - ! , 30 , ; 31 ' 32 ; 33 , , 34 ' ; , 35 , . 36 37 - - ! ! , . 38 39 - - ' . 40 41 - - , . 42 43 - - , , 44 . 45 46 - - , , 47 . 48 49 - - ? , . 50 51 - - ! : 52 , . 53 54 - - , - , ? 55 56 - - , , 57 . ! ! , 58 59 , 60 ' . . . 61 62 - - - , , , 63 , : , ' . 64 65 - - , ; 66 , 67 68 , , ' 69 , , . 70 71 - - ! - , . 72 73 - - , , ' , . 74 75 - - , - . 76 77 - - . 78 79 , 80 81 , . , 82 , , 83 , ' . 84 85 - - ! , , 86 ? 87 88 - - ! , 89 ; ' , ' 90 , . 91 92 - - ? ; , 93 ? 94 95 - - ; 96 , 97 ; ' 98 ; 99 . 100 101 - - , , . 102 103 - - , , , 104 . 105 106 107 . 108 109 , , 110 111 , 112 , 113 , , 114 . 115 116 117 118 119 . 120 121 122 123 124 , ; 125 126 . 127 ' , 128 . 129 130 - - ? . 131 132 - - - , , , 133 ' 134 . 135 136 - - , ? 137 138 - - . 139 140 - - ? 141 142 - - . 143 144 - - , , . 145 146 147 . , 148 ' ; 149 , . 150 151 152 . 153 , , 154 ' . 155 156 , 157 ' , . 158 159 ; 160 , 161 , , 162 163 ; , 164 , 165 ' , 166 , ' , 167 . 168 169 ' . 170 171 - - , , 172 , 173 . 174 175 - - , ' , . 176 177 , , 178 , , , 179 . 180 181 , . 182 183 , , 184 . 185 186 , 187 . 188 189 - - , ? . 190 191 - - , , . 192 193 , , 194 . 195 196 - - , ? . 197 198 , 199 . 200 201 - - , , . 202 203 - - ! , 204 . 205 206 - - , , , , , 207 ' . 208 , , . 209 210 , , 211 . 212 213 - - , ; 214 , , , ' 215 , . 216 , 217 , , , ' 218 . 219 220 , , 221 . 222 223 - - , ' , , ' 224 , ' , ' 225 : 226 , . 227 228 , 229 . . 230 231 - - , ? , 232 , 233 ? 234 ? 235 , ; 236 ' ' , 237 , 238 . 239 240 - - , , , 241 ? 242 243 - - , 244 . 245 246 - - ? 247 248 - - , , 249 . 250 251 ' . 252 253 - - . 254 ; 255 ; , 256 , ' ; 257 , , 258 ; , 259 , 260 ; , 261 , 262 , 263 ; , 264 , , , 265 , , ' 266 ' . 267 268 . 269 270 - - ? 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