amate un altro? disse il giovane con tuono galante, e ve lo ripeto io m'interesso al conte. -- Voi, domandò milady. -- Sì, io. -- E perchè voi? -- Perchè io solo so.... -- Che cosa? -- Ch'egli è ben lungi dall'essere, o piuttosto dall'essere stato così colpevole verso di voi quando lo sembra. -- In verità? disse milady con aria inquieta; spiegatevi, perchè, veramente, non so che cosa vogliate dire. Ed ella guardava d'Artagnan con cert'occhi che s'infiammavano a poco a poco di un fuoco sinistro. -- Sì, io sono galantuomo, disse d'Artagnan deciso a finirla, e poichè mi avete confessato il vostro amore, e che io sono ben sicuro di possederlo, perchè lo possedo, non è vero! -- Interamente. Continuate. -- Ebbene! io mi sento come trasformato; una confessione mi pesa. -- Una confessione? -- Se avessi dubitato del vostro amore, non l'avrei fatta; ma voi mi amate; non è vero che mi amate? -- Senza dubbio. -- Allora se per un eccesso d'amore io mi sia reso colpevole verso di voi, mi perdonerete? -- Può darsi. Ma questa confessione, disse ella impallidendo, questa confessione? -- Voi avete dato appuntamento a de Wardes, giovedì ultimo, in questa stessa camera, non è vero? -- Io! no! non è vero! disse milady con un tuono di voce così fermo, ed un viso così impassibile che, se d'Artagnan non ne avesse avuta una perfetta certezza, ne avrebbe dubitato egli pure. -- Non mentite, mio bell'angelo disse d'Artagnan sforzandosi di sorridere, ciò sarebbe inutile. -- In che modo? parlate dunque! voi mi fate morire! -- Oh! tranquillizzatevi; voi non siete colpevole verso di me, ed io vi ho già perdonata. -- Avanti, avanti! -- De Wardes non può gloriarsi di niente. -- Perchè? mi avete detto voi stesso che quell'anello... -- Quell'anello, sono io che l'ho. Il de Wardes di giovedì, e il d'Artagnan d'oggi sono la stessa persona. L'imprudente si aspettava una sorpresa mista di furore, un piccolo uragano che si risolverebbe in lagrime; ma egli s'ingannava stranamente, e non rimase lungamente in orrore. Pallida e terribile milady si alzò, e respingendo d'Artagnan, che era vicino a lei, con violento pugno nel petto, ella volle slanciarsi lungi da lui. D'Artagnan la ritenne per la veste onde implorare il suo perdono; ma ella con un movimento possente e risoluto tentò di fuggire. Allora la veste si stracciò alla vita; e sopra una delle belle spalle, che rimasero scoperte, d'Artagnan con un fremito inesprimibile, riconobbe il giglio, quel bollo indelebile che imprime la mano infamante del carnefice. -- Gran Dio! gridò egli lasciando la veste. E restò muto, immobile ed agghiacciato al suo posto. Ma milady si sentiva già denunziata dallo spavento stesso di d'Artagnan. Senza dubbio egli aveva veduto tutto; il giovane sapeva ora il suo secreto, secreto terribile, che tutto il mondo ignorava, meno che lui! essa si rivoltò, non più come una donna furiosa, ma come una pantera ferita. -- Ah! miserabile! diss'ella, tu mi hai vilmente tradita, e di più possedi il mio segreto! tu dunque morrai. Ella corse ad un bauletto di margherite posto sopra la sua toaletta, l'aprì con la mano febbrile tremante, ne cavò un piccolo pugnale col manico d'oro e colla lama acuta e sottile, e ritornò di uno sbalzo sopra d'Artagnan, che era rimasto seduto. Quantunque il giovane, come si sa, fosse coraggioso, rimase spaventato da quella figura alterata, da quelle palpebre dilatate, da quelle guance pallide, e da quelle labbra sanguinolenti; egli si alzò e rinculò come all'aspetto di un serpente che si fosse scagliato contro di lui, e per istinto, portando la sua mano molle di sudore alla spada, la cavò dal fodero. Ma senza inquietarsi alla vista di questa, milady continuò ad inoltrarsi verso di lui per colpirlo, e non si fermò che quando ne sentì la punta acuta contro il suo petto. Allora tentò di afferrare questa spada con le sue mani, ma d'Artagnan l'allontanò sempre dalle sue prese, e la presentava, senza ferirla, ora ai suoi occhi, ora al suo petto, e continuò a rinculare cercando di fare la sua ritirata per la porta che metteva nella camera di Ketty. Milady, in questo mentre, si aggirava intorno a lui con orribili trasporti, ruggendo in un modo formidabile. Ora, siccome la cosa finiva per rassomigliare ad un duello, d'Artagnan si rimise a poco a poco. -- Bene, bella donna, bene, diceva egli; ma dalla parte del cielo! calmatevi, o pure io vi disegno un secondo giglio sull'altra spalla. -- Infame! infame! urlava milady. Ma d'Artagnan, cercando sempre la porta, si teneva sulla difesa. Al rumore che essi facevano rovesciando i mobili, ella per balzare su lui, ed egli per garantirsi dietro ai mobili di lei, Ketty aprì la porta. D'Artagnan, che aveva incessantemente manovrato per ravvicinarsi a questa porta, non ne era più lontano che tre passi. Con un solo slancio balzò dalla camera di milady in quella della servente, e rapido come il lampo, richiuse la porta, contro la quale egli si appoggiò con tutto il suo peso, nel mentre che Ketty chiudeva la serratura. Allora milady cercò di rovesciare la parete che la chiudeva nella sua camera, con forza molto al disopra di quella di una donna, quindi, quando vide che era cosa impossibile, crivellò la porta a colpi di pugnale, dei quali qualcuno trapassò la spessezza del legno. Ciaschedun colpo era accompagnato da una imprecazione. -- Presto, presto, Ketty disse d'Artagnan a mezza voce quando la serratura fu chiusa, fammi sortire dal palazzo, o se noi le lasciamo il tempo di fare il giro, ella mi farà uccidere dai lacchè: sollecitiamo; capisci tu? si tratta della vita, o della morte. Ketty non capiva che troppo. Ella lo trascinò per le scale nell'oscurità. Era tempo. Milady aveva già suonato e svegliato tutto il palazzo; il portiere tirò il cordone alla voce di Ketty, nello stesso momento che milady gridava dalla finestra. -- Non aprite! Il giovine se ne fuggì, nel mentre che essa minacciava ancora con un gesto impotente. Nel momento in cui ella lo perdè di vista, cadde svenuta nella sua camera. CAPITOLO XXXVIII. IN CHE MODO, SENZA INCOMODARSI, ATHOS RITROVÒ IL MEZZO D'EQUIPAGGIARSI D'Artagnan era talmente fuori di sè, che, senza occuparsi di ciò che sarebbe accaduto a Ketty, traversò mezzo Parigi correndo, e non si fermò che davanti alla porta di Athos. Lo sconvolgimento del suo spirito, il terrore che lo spronava, il grido di alcune pattuglie che gli correvano dietro, non fecero che precipitare ancor più la sua corsa. Traversò il cortile, salì al secondo piano ove stava Athos, e battè alla porta in modo da romperla. Grimaud venne ad aprirgli, cogli occhi sonnolenti; d'Artagnan si slanciò con tanta forza nell'anticamera che poco mancò che non stramazzasse. Malgrado il mutismo abituale di Grimaud, questa volta gli ritornò la parola. Alla vista della spada che d'Artagnan teneva ancora in mano, il povero servitore s'immaginò di aver che fare con qualche assassino. -- Soccorso! aiuto! soccorso! gridò egli. -- Taci, disgraziato! disse il giovane. Io sono d'Artagnan, non mi riconosci più? dov'è il tuo padrone! -- Voi, sig. d'Artagnan, gridò Grimaud spaventato. Impossibile! -- Grimaud, disse Athos sortendo dal suo appartamento in veste da camera, io credo che voi vi permettiate di parlare! -- Ah! signore, egli è che... -- Silenzio. Grimaud allora si contentò di mostrare col dito d'Artagnan al suo padrone. Athos, per quanto fosse flemmatico, scoppiò in una risata nel vedere l'aria sconvolta del suo giovane camerata. -- Non ridete, amico mio, gridò d'Artagnan, in nome del cielo! non ridete, perchè sull'anima mia ve lo dico, non vi è niente da ridere. Pronunciò queste parole con un'aria così solenne, e con uno spavento così vero, che Athos lo prese subito per le mani gridando: -- Sareste voi ferito, amico mio? voi siete molto pallido. -- No, ma mi è accaduto un terribile avvenimento. Siete voi solo, Athos? -- Per bacco! e chi volete che sia da me a quest'ora? -- Bene, bene. E d'Artagnan si precipitò nella camera di Athos. -- Eh! parlate, disse questi chiudendo la porta, e mettendo il chiavaccio per non essere disturbato; è forse morto il re? avete forse ucciso il ministro? voi siete tutto sossopra: parlate, dite, perchè io moro d'impazienza. -- Athos, rispose d'Artagnan, preparatevi a sentire una storia incredibile, inudita! -- Parlate dunque, disse Athos. -- Ebbene! continuò d'Artagnan mettendosi vicino all'orecchio di Athos e abbassando la voce, milady ha il marchio di un giglio sopra una spalla. -- Ah! gridò il moschettiere come se avesse ricevuta una palla nel cuore. -- Vediamo, disse d'Artagnan, siete voi sicuro che l'altra sia veramente morta? -- L'altra? disse Athos con una voce così sorda che fu molto se d'Artagnan l'intese. -- Sì, quella di cui mi avete parlato un giorno ad Amiens. Athos mandò un gemito, e lasciò cadersi la testa sulle mani. -- Questa, continuò d'Artagnan, è una donna dai ventisei ai vent'otto anni. -- Bionda? disse Athos. -- Sì. -- Occhi blu-chiari, di una chiarezza straordinaria, colle ciglia e lo sopracciglia nere? -- Sì. -- Grande, ben fatta? Le manca un dente vicino al canino sinistro? -- Sì. -- Il marchio del giglio è piccolo, di color rosso, e come nascosto da uno strato di pasta che vi applica? -- Sì. -- Però, voi dite che questa donna è inglese? -- La chiamano milady, non per questo ella può essere egualmente francese. Lord Winter non è che suo cognato. -- D'Artagnan voglio vederla! -- Guardatevene, Athos, guardatevene: voi avete voluto ucciderla, ella è donna da rendervi la pariglia, e in modo da non fallare. -- Essa non oserà dir niente, perchè sarebbe un denunziarsi da se. -- Ella è capace di tutto! l'avete voi mai veduta in furore? -- No, disse Athos. -- Una tigre! una pantera! Ah! mio caro Athos, credo bene di aver attirato su noi due una terribile vendetta. D'Artagnan allora raccontò tutto, la sua collera insensata e le sue minacce di morte. -- Avete ragione, e sulla mia parola, darei la mia vita per un capello, disse Athos. Fortunatamente è dopo domani che noi lasceremo Parigi, noi andremo, secondo tutte le probabilità, alla Rochelle, e una volta partiti... -- Ella vi perseguiterà in capo al mondo, Athos, se vi riconosce. Lasciate dunque che il suo odio si sfoghi sopra di me soltanto. -- Eh! mio caro, che m'importa se mi uccide? disse Athos. Credereste voi per caso che io sia attaccato alla vita? -- Vi è un qualche terribile mistero sotto tutto questo, Athos. Questa donna è una spia del ministro, ne sono sicuro. -- In questo caso state all'erta voi. Se il ministro non vi ha in un gran conto, per l'affare di Londra vi ha in un grande odio: ma siccome in fin dei conti non vi può rimproverar niente apertamente, e che bisogna che l'odio si soddisfaccia, particolarmente quando è odio di un ministro; state in guardia! Se uscite, non uscite mai solo; se mangiate, prendete le vostre precauzioni; non vi fidate d'alcuno finalmente, e neppure della vostra ombra! -- Fortunatamente, disse d'Artagnan, che si tratta di giungere soltanto fino a dopo domani sera senza incontri, perchè una volta all'armata, spero bene, non avremo a temere degli uomini. -- Frattanto, disse Athos, io rinuncio ai miei progetti di reclusione e verrò ovunque con voi; bisogna che ritorniate alla strada Fossoyeurs. Io vi accompagno. -- Sia, mio caro Athos; ma lasciatemi prima restituirvi l'anello che ho ricevuto da questa donna. Questo zaffiro è vostro. Non mi avete voi detto che questo era un gioiello di famiglia? -- Sì, mio nonno lo comprò per due mila scudi, per quanto ho poi sentito ripetere da mio padre. Faceva parte dei regali di nozze di mia madre; egli è magnifico. Mia madre me lo regalò, ed io, pazzo che fui! piuttosto che custodirlo come una santa reliquia, lo regalai a quella miserabile. -- Ebbene, riprendete questo anello che capisco vi dee essere caro. -- Io! riprendere questo anello dopo che è stato in dito a quella infame? giammai! giammai! questo anello è lordato, d'Artagnan. -- Allora, vendetelo o impegnatelo. Vi daranno almeno un migliaio di scudi. Con questa somma voi potete provveder bene ai vostri affari. Poi, al primo danaro che vi giungerà, lo leverete di pegno, e lo riprenderete purgato dalle sue antiche macchie, poichè sarà passato per le mani degli usurai. Athos sorrise. -- Voi siete un grazioso compagno, diss'egli, mio caro d'Artagnan. Colla vostra continua ilarità, rialzate dall'afflizione i poveri spiriti oppressi. Ebbene! sì, impegneremo questo anello che mi appartiene, ma ad una condizione. -- Quale? -- Che vi sieno cinquecento scudi per voi, e cinquecento per me. -- Vi pensate voi, Athos! Io non ho bisogno del quarto di questa somma. Io che sono nelle guardie, e vendendo la mia sella con i suoi annessi, ne ricavo quanto mi occorre. Che mi abbisogna? un cavallo per Planchet, ecco tutto. Poi, voi dimenticate che io pure ho un anello. -- Al quale mi sembra, che voi siate molto più attaccato di quello che non sono io al mio; almeno ho creduto accorgermene. -- Sì, perchè in una circostanza estrema, non solo può cavarci da qualche imbarazzo, ma ancora da qualche gran pericolo. Non è un semplice diamante, ma è ancora un talismano incantato. -- Non vi capisco, ma credo però a quanto dite... Ritorniamo dunque al mio anello, o piuttosto al nostro -- voi avrete la metà della somma che ci verrà data sopra esso, o lo getto nella Senna; e dubito che come Policrate, qualche pesce non sarà così compiacente per riportarcelo. -- Ebbene dunque, io accetto, disse d'Artagnan. In questo momento Grimaud entrò accompagnato da Planchet; questi era inquieto pel suo padrone, e curioso di sapere cosa gli fosse accaduto. Athos si vestì, e quando fu vicino a uscire, fece a Grimaud il segno di un uomo che prende la mira. Questi si mise tosto il suo moschetto sotto il braccio e si dispose a seguire il suo padrone. D'Artagnan e Athos, seguiti dai loro lacchè, giunsero senza alcun accidente nella strada Fossoyeurs. Il sig. Bonacieux era sulla porta, egli guardò d'Artagnan con aria furbesca. -- Eh! mio caro locatario, diss'egli, sollecitatevi. Voi avete in casa una bella giovinetta che vi aspetta, e le donne, voi sapete, amano poco di aspettare. -- È Ketty! gridò d'Artagnan. E si slanciò nel corridoio. Effettivamente sul pianerottolo che metteva nel suo appartamento, e raggruppata contro la porta, ritrovò la povera fanciulla tutta tremante. Come lo vide: -- Voi mi avete promessa la vostra protezione, avete promesso di salvarmi dalla sua collera, diss'ella; ricordatevi che siete stato voi che mi avete perduta. -- Sì, Ketty, senza dubbio, disse d'Artagnan, sii tranquilla, Ketty. Ma che cosa ti è accaduto dopo la mia partenza? -- Lo so io? disse Ketty. Alle grida ch'ella mandò, sono accorsi i lacchè; ella era pazza per la collera. Tutto ciò ch'esiste d'imprecazioni essa lo ha vomitato contro di voi. Allora ho pensato che si ricorderebbe che fu dalla mia camera che voi penetraste nella sua, e che quindi mi avrebbe ritenuto per vostra complice. Ho preso quel poco di danaro che avevo, quei pochi effetti preziosi, e mi sono salvata. -- Povera fanciulla! ma che debbo fare per te? io parto dopo domani. -- Tutto ciò che vorrete, sig. cavaliere, fatemi allontanare da Parigi, fatemi allontanare dalla Francia. -- Io non posso però condurti meco all'assedio della Rochelle, disse d'Artagnan. -- No, ma voi potete collocarmi in provincia, presso qualche dama di vostra conoscenza, nel vostro paese, per esempio. -- Ah! amica mia, nel mio paese le dame non tengono cameriere. Ma aspetta, ho trovato quello che ti conviene. Planchet! va subito a cercarmi Aramis, che egli venga da me. Noi abbiamo una cosa di grande importanza da dirgli. -- Comprendo il tuo progetto; disse Athos, ma perchè non ti rivolgi piuttosto da Porthos? mi sembra che la sua marchesa... -- La marchesa di Porthos piuttosto che tenere una cameriera si farebbe vestire da un dei giovani di studio di suo marito, disse d'Artagnan ridendo. D'altronde Ketty non vorrà andare a stare in via degli Orsi; non è vero, Ketty. -- Io abiterò dove vorrete, disse Ketty, purchè io sia bene nascosta e non si sappia ove sono. -- Ora, che noi siamo per separarci, e per conseguenza che non sei più gelosa di me... -- Sig. cavaliere, da lontano e da vicino, io vi amerò sempre lo stesso. -- Oh! Diavolo! dove va ad annidare la costanza! mormorò Athos. -- Io pure, disse d'Artagnan, io pure ti amerò sempre! sii tranquilla. Ma vediamo, rispondimi. Pongo molta importanza alla domanda che ti faccio: avresti tu mai inteso parlare di una giovane che fu rapita di notte tempo? -- Aspettate dunque... Ma... Oh! mio Dio! sig. cavaliere, forse che amereste ancora questa donna? -- No, è uno, dei miei amici che l'ama. A voi, è Athos, quello là. -- Io! gridò Athos, con un accento simile a quello di un uomo che si accorge di essere per mettere il piede sopra un serpente. -- Senza dubbio, tu; fece d'Artagnan stringendogli la mano. Tu sai bene quanto interesse noi tutti prendiamo a questa povera Bonacieux. D'altronde Ketty non dirà niente. Non è vero Ketty? Tu comprendi, fanciulla mia, continuò d'Artagnan, questa è la moglie di quell'orribile di macacco che hai veduto sul limitare della porta, entrando qui. -- Oh! mio Dio! gridò Ketty; voi mi ricordate la mia paura, purchè non mi abbia riconosciuta! -- Come riconosciuta? Tu dunque hai visto altre volte quell'uomo! -- È venuto due volte da milady. -- È lui; e verso qual epoca? -- Saranno circa quindici o diciotto giorni. -- Precisamente. -- E ieri sera è ritornato. -- Ieri sera? -- Sì, un momento prima che entraste voi stesso. -- Mio caro Athos, noi siamo avviluppati da una masnada di spioni! E tu credi ch'egli t'abbia riconosciuta, Ketty? -- Scorgendolo ho abbassata la mia cuffia, ma forse era troppo tardi. -- Discendete voi, Athos, di cui egli diffida meno di me, e guardate se è sempre sulla porta. Athos discese e risalì subito. -- È partito, diss'egli, e la casa è chiusa. -- È andato a fare il suo rapporto, e a dire che tutti i piccioni sono nel colombaio. -- Ebbene, involiamoci, disse Athos, e non lasciamo qui che Planchet per portarci le notizie. -- Un momento! e Aramis che abbiamo mandato a cercare? -- È giusto, disse Athos, aspettiamo Aramis. In questo momento entrò Aramis. Gli fu esposto l'affare, e gli fu detto come era urgente, che in mezzo a tutte le sue conoscenze di alto bordo, ritrovasse un posto ove collocare Ketty. Aramis riflettè un momento, e disse arrossendo: -- Ciò vi sarà realmente un servizio reso? diss'egli a d'Artagnan. -- Ve ne sarò riconoscente per tutta la mia vita. -- Ebbene! la signora di Bois Tracy mi ha domandato, per una delle sue amiche che abitano in provincia, io credo, una cameriera sicura, e se voi potete, mio caro d'Artagnan, garantirmi... -- Oh! signore, rispose Ketty, io sarò affezionata, siatene certo, alla persona che mi darà il mezzo di lasciare Parigi. -- Allora, disse Aramis, ciò va pel suo meglio. Si mise ad un tavolino, e scrisse poche parole che sigillò con un anello, e consegnò il biglietto a Ketty. -- Ora, fanciulla mia, disse d'Artagnan, tu sai che qui non fa più bel tempo per te che per noi. Così separiamoci. Ci rivedremo in tempi migliori. -- Ed in qualunque tempo noi ci ritroveremo in qualunque luogo che sia, disse Ketty, voi mi troverete che vi amerò come vi amo adesso. -- Giuramento da giocatore, disse Athos nel tempo che d'Artagnan andava ad accompagnare Ketty per le scale. Un istante dopo i tre amici si separarono, fissando l'appuntamento per le quattro presso di Athos, e lasciando Planchet per guardare la casa. Aramis rientrò in casa, e Athos e d'Artagnan si occuparono a collocare il zaffiro. Come lo aveva preveduto il Guascone, furono facilmente ritrovate trecento doppie sull'anello; di più, l'Ebreo annunziò loro che, se volevano venderlo, siccome ne farebbe uno simile per un paio d'orecchini, offriva fino a cinquecento doppie. Athos e Aramis, coll'attività di due soldati, e la sicurezza di due conoscitori, impiegarono appena tre ore a comprare il loro intero equipaggio. D'altronde Athos era facile ad accomodarsi e gran signore fino all'estremità delle unghie, ogni qualvolta una cosa conveniva, pagava il prezzo domandato, senza neppure tentare di togliere niente. D'Artagnan voleva tentare di fargli delle osservazioni, ma Athos gli metteva la mano sulla spalla sorridendo, e d'Artagnan capiva che era bene per lui piccolo gentiluomo Guascone lo stare a mercanteggiare, ma non per un uomo che aveva le maniere di un principe. Il moschettiere trovò un superbo cavallo andaluso, nero come l'ebano, colle narici di fuoco, colle gambe fine ed eleganti, e che aveva appena sei anni. Egli lo esaminò, lo ritrovò senza difetti. Gli domandarono mille lire. Forse lo avrebbero potuto avere per meno, ma nel tempo che d'Artagnan discuteva sul prezzo col mezzano, Athos contava le cento doppie sulla tavola. Grimaud ebbe un cavallo piccardo, grosso e forte, e costò trecento lire. Ora, comprata la sella di quest'ultimo cavallo e le armi di Grimaud, non restava più un soldo delle cento cinquanta doppie di Athos. D'Artagnan offerse al suo amico di mordere una boccata della parte che gli era venuta, e che gli avrebbe poi restituita più tardi la porzione che gli avrebbe prestata. Ma Athos per risposta, si contentò di stringersi nelle spalle. -- Quanto ci dava l'Ebreo del zaffiro per lasciarlo in assoluta sua proprietà? domandò egli. -- Cinquecento doppie. -- Vale a dire dugento doppie di più; cento doppie per voi, cento doppie per me. Ma questa è una fortuna! amico mio, ritorniamo dall'Ebreo. -- Come! voi volete... -- Questo anello precisamente mi ricorderebbe troppo triste rimembranze; poi, noi non avremo mai trecento doppie da restituirgli di modo che in questo contratto noi perdiamo due mila lire. Andate a dirgli che l'anello è suo, d'Artagnan, e ritornate colle dugento doppie. -- Riflettete, Athos. -- Il danaro contante è caro pel tempo che corre, e bisogna saper fare dei sacrifizi. Andate, d'Artagnan, andate, Grimaud vi accompagnerà col suo moschetto. Una mezz'ora dopo, d'Artagnan ritornò con duemila lire, e senza che gli fosse accaduto alcun accidente. Fu così che Athos ritrovò nell'interno della sua casa delle risorse che non si aspettava. CAPITOLO XXXIX. UNA DOLCE VISIONE All'ora convenuta, i quattro amici erano riuniti in casa di Athos. La loro preoccupazione sugli equipaggi era del tutto scomparsa, e ciascun viso non conservava più che l'espressione delle proprie e segrete inquietudini; poichè dietro ogni fortuna presente, sta nascosta una disgrazia per l'avvenire. Ad un tratto entrò Planchet, portando due lettere coll'indirizzo di d'Artagnan. L'una, era un piccolo biglietto gentilmente piegato in lungo con un bel sigillo di cera verde, sul quale era improntata una colomba che portava nel becco un ramo d'olivo. L'altra, era un'epistola quadrata e risplendente delle terribili armi del ministro. Alla vista della piccola lettera, il cuore di d'Artagnan balzò, poichè credè di aver riconosciuto il carattere, e quantunque non avesse veduto questo scritto che una sola volta, gliene era restata la memoria nel fondo del cuore. Prese dunque la piccola lettera, e la disigillò con prestezza. Vi era scritto: «Passeggiate mercoledì prossimo dalle sei alle sette ore pomeridiane sulla strada Chaillot, e guardate con cura nelle carrozze che passeranno. Ma se avete cara la vostra vita, e quella delle persone che vi amano, non dite una parola, non fate un movimento che possa far credere di aver riconosciuto quella che si espone a tutto per vedervi un istante.» -- Nessuna sottoscrizione. -- Questo è un laccio che vi si tende disse Athos; non vi andate d'Artagnan. -- Però mi sembra di riconoscere la scrittura. -- Può essere imitata, riprese Athos; a sei o sette ore di questi tempi, la strada Chaillot è del tutto deserta, sarebbe lo stesso che andaste a passeggiare nella foresta Bondy. -- Ma se noi vi andiamo tutti? disse d'Artagnan. Che diavolo! non ci divoreranno già tutti e quattro, e più i quattro lacchè, gli otto cavalli, e le armi; ne avrebbero una indigestione. -- Poi, questa sarà un'occasione di far mostra dei nostri equipaggi, disse Porthos. -- Ma se è una donna che scrive, disse Aramis, e che questa donna desideri di non essere veduta, pensate che voi la compromettete, d'Artagnan; cosa che è mal fatta per parte di un gentiluomo. -- Noi restiamo indietro, disse Porthos, egli solo andrà avanti. -- Sì, ma un colpo di pistola è presto tirato da una carrozza che va al galoppo. -- Bah! disse d'Artagnan, non mi colpiranno. Noi raggiungeremo allora la carrozza, ed estermineremo quelli che vi si troveranno dentro. Saranno sempre tanti nemici di meno. -- Ha ragione disse Porthos, battaglia! d'altronde bisogna provare le nostre armi. -- Diamoci, in fede mia, questo piacere, disse colla sua aria di non curanza Aramis. -- Come vorrete, disse Athos. -- Signori, sono quattr'ore e mezza e abbiamo appena il tempo di prepararci per essere alle sei sulla strada Chaillot. -- Poi, se usciamo troppo tardi, disse Porthos, non saremo veduti, cosa che sarebbe di un gran danno. Andiamo dunque a prepararci, signori. -- Ma voi dimenticate? questa seconda lettera, disse Athos. Eppure mi sembra dal sigillo che meriti di essere aperta. In quanto a me, vi dichiaro, mio caro d'Artagnan, che me ne prendo maggior pensiero che di quel piccolo ninnolo che vi siete così dolcemente posto sul cuore. D'Artagnan arrossì. -- Ebbene! disse il giovane, vediamo che cosa vuole da me sua Eccellenza. D'Artagnan disigillò la lettera, e lesse. «Il sig. d'Artagnan guardia del re, compagnia des Essarts, è aspettato al palazzo del ministro questa sera a ore otto.» «LAHOUDINIÈRE -Capitano delle guardie-» -- Diavolo! disse Athos, ecco un appuntamento ben molto più allarmante del primo. -- Andrò al secondo sortendo dal primo, disse d'Artagnan; uno è per le sette, l'altro è per le otto; vi sarà tempo per tutti. -- Hum! io non v'andrei, disse Aramis; un cavaliere galante non può mancare ad un appuntamento dato da una donna; ma un gentiluomo prudente può dispensarsi dall'andare da Sua Eccellenza, particolarmente quando ha qualche ragione di credere che non è per ricevervi dei complimenti. -- Io sono del parere di Aramis, disse Porthos. -- Signori, riprese d'Artagnan, ho già ricevuto dal signor Cavois un simile invito di Sua Eccellenza, al quale non feci attenzione, e il giorno dopo mi è accaduta una gran disgrazia, la mia Costanza è scomparsa. Qualunque sia la cosa che mi può accadere, io vi andrò. -- Se questa è una risoluzione stabilita, fate, disse Athos. -- Ma la bastiglia? disse Aramis. -- Bah! voi me ne caverete! disse d'Artagnan. -- Senza dubbio, ripresero Aramis e Porthos con una ammirabile serietà, come se fosse stata la cosa la più semplice. -- Senza dubbio noi vi caveremo di là; ma frattanto, siccome dobbiamo partire dopo domani, fareste assai meglio di non esporvi a questo pericolo. -- Facciamo meglio, disse Athos, non lo lasciamo in tutta la serata. Aspettiamolo ciascuno ad una porta del palazzo, e ciascuno con tre moschettieri dietro a noi. Se vediamo uscire qualche carrozza con gli sportelli chiusi e vi è apparenza sospetta, vi piomberemo sopra. È qualche tempo che non abbiamo avuto nulla a dividere colle guardie del ministro, il sig. de Trèville ci crede morti. -- Decisamente Athos, disse Aramis, voi siete fatto per essere un generale d'Armata: che dite del piano, signori? -- Ammirabile, ripresero tutti in coro. -- Ebbene! disse Porthos, io corro al quartiere, prevengo i nostri camerati di tenersi pronti per le otto, il luogo di riunione sarà sulla piazza del Palazzo del ministro; in questo mentre voi fate insellare i cavalli dai lacchè. -- Io non ho cavallo, in fede mia, disse d'Artagnan, andrò a farne insellare uno dal sig. de Trèville. -- È inutile, disse Aramis, voi ne prenderete uno dei miei. -- Quanti ne avete dunque? domandò d'Artagnan. -- Tre, rispose sorridendo Aramis. -- Caro mio, disse Athos, voi siete certamente il poeta meglio pagato di tutta la Francia e Navarra. -- Ascoltate caro Aramis, voi non saprete che farvene di tre cavalli, non è vero? anzi non capisco neppure come ne abbiate comprati tre. -- Io non ne ho comprati che due, disse Aramis. -- Il terzo vi è dunque caduto dal cielo? -- No, il terzo mi è stato condotto questa mattina da un domestico senza livrea, che non ha voluto dirmi a cui apparteneva, che mi ha assicurato di aver ricevuto l'ordine dal suo padrone... -- O dalla sua padrona, interruppe d'Artagnan. -- La cosa non cambia niente, disse Aramis arrossendo; che mi ha assicurato che il suo padrone o la sua padrona gli ha ordinato di mettere questo cavallo nella mia scuderia, senza dirmi da qual parte veniva. -- Non è che ai poeti che accadono tali avventure, riprese gravemente Athos. -- Ebbene! in questo caso, facciamo meglio, disse d'Artagnan. Quale dei due cavalli monterete voi? quello che avete comprato, o quello che vi è stato regalato. -- Quello che mi è stato regalato, senza neppur dirlo. Voi capirete, d'Artagnan, che io non posso fare questa ingiuria al donatore sconosciuto; riprese Aramis. -- O alla donatrice misteriosa, disse Athos. -- Dunque quello che avete comprato vi addiviene inutile? -- Presso a poco. -- L'avete scelto voi stesso? -- Colla maggior diligenza. La sicurezza del cavaliere, voi lo sapete dipende quasi sempre dal suo cavallo. -- Ebbene! cedetelo a me pel prezzo che vi costa. -- Era precisamente ciò che io voleva proporvi, mio caro d'Artagnan, dandovi tutto il più tempo che vi sarà necessario per rimborsarmi di questa bagattella. -- E quanto vi costa? -- Ottocento lire. -- Ecco quaranta dobloni, mio caro amico, disse d'Artagnan cavando la somma di saccoccia. Io so che questa è la moneta colla quale vi vengono pagati i vostri poemi. -- Vi ritrovate dunque in fondi? disse Aramis. -- Ricco! ricchissimo! mio caro. E d'Artagnan fece suonare nella sua saccoccia il resto delle sue doppie. -- Mandate la vostra sella alla caserma dei moschettieri, e vi si condurrà qui il vostro cavallo coi nostri. -- Benissimo; ma ben presto saranno le cinque, sollecitiamoci. Un quarto d'ora dopo, Porthos comparve alla estremità della strada Férou, sopra un magnifico cavallo spagnuolo. Mousqueton lo seguiva sopra un cavallo d'Auvergne, piccolo, ma molto bello. Porthos risplendeva di gioia e di orgoglio. Nello stesso tempo, Aramis comparve all'estremità dell'altra strada, montato sopra un superbo cavallo Inglese; Bazin lo seguiva sopra un cavallo di Rouan, tenendo a mano un vigoroso meclemburghese; era la cavalcatura di d'Artagnan. I due moschettieri s'incontrarono alla porta; Athos e d'Artagnan li guardavano dalla finestra. -- Diavolo! disse Aramis, voi avete un superbo cavallo, mio caro! -- Sì, rispose Porthos, è quello che doveva essermi inviato sulle prime. Un cattivo scherzo del marito vi aveva sostituito l'altro, ma il marito è stato in seguito punito, ed io ho avuto ogni soddisfazione. Grimaud comparve a sua volta tenendo a mano la cavalcatura del suo padrone. D'Artagnan e Athos discesero, si posero in sella vicino ai loro compagni, e tutti e quattro si incamminarono verso il fiume, Athos sul cavallo che doveva a sua moglie, Aramis sul cavallo che doveva alla sua amica, Porthos sul cavallo che doveva alla procuratrice, e d'Artagnan sul cavallo che doveva alla sua buona fortuna; la migliore di tutte le amiche. I lacchè li seguivano. Come lo aveva pensato Porthos, la cavalcata fece un buon effetto, e se la sig. Coquenard si fosse ritrovata sulla strada che percorreva Porthos, avrebbe potuto vedere che aria signorile aveva egli sul suo bel cavallo di Spagna, e non le sarebbe rincresciuta la sanguigna fatta allo scrigno di suo marito. Vicino al Louvre i quattro amici incontrarono il signor de Tréville che ritornava da San Germano; egli li fermò per far loro i suoi complimenti sulla bellezza delle loro cavalcature; cosa che in un istante fece radunare intorno a loro parecchie centinaia d'oziosi. D'Artagnan approfittò della circostanza per parlare al signor de Tréville della lettera col gran sigillo rosso, e colle armi del duca di Richelieu. S'intende bene che dell'altra lettera non disse una parola. Il sig. de Tréville approvò la risoluzione che aveva presa, e lo assicurò, che se all'indomani non avesse avute le sue notizie, avrebbe saputo ritrovarlo in qualunque luogo si fosse stato. In questo momento l'orologio della Samaritana suonò sei ore. I quattro amici si scusarono per un appuntamento, e presero congedo dal sig. de Tréville. Un tratto di galoppo li condusse sulla strada Chaillot. Il giorno cominciava ad abbassarsi; alcune carrozze passavano, e ripassavano. D'Artagnan, portato a qualche passo di distanza dai suoi amici, penetrava col suo sguardo fino nel fondo di esse, ma non vi scopriva alcuna persona di sua conoscenza. Finalmente dopo un quarto d'ora d'aspettazione, e quando il crepuscolo cadeva del tutto, apparve una carrozza che veniva di gran galoppo dalla strada -Sèvres-. Un presentimento disse in antecedenza a d'Artagnan che quella carrozza racchiudeva la persona che gli aveva dato appuntamento. Il giovane si meravigliò seco stesso per sentirsi il cuore battere così violentemente. Quasi subito una testa uscì dal finestrino, con due dita sulla bocca come per raccomandare il silenzio, e come per inviare un bacio. D'Artagnan mandò un leggero grido di gioia. Questa donna o piuttosto quest'apparizione, perchè la carrozza era passata colla rapidità di una visione, era la signora Bonacieux. Per un movimento involontario, e malgrado la fatta raccomandazione, d'Artagnan lanciò il suo cavallo al galoppo, e in pochi salti raggiunse la carrozza; ma il cristallo di quella era ermeticamente chiuso, la visione era scomparsa. D'Artagnan si ricordò la raccomandazione: «se vi è cara la vostra vita e quella di coloro che vi amano, rimanete immobile, come se non aveste veduto niente». Egli dunque si fermò, tremante, non per lui, ma per quella povera donna, che evidentemente si era esposta ad un gran pericolo nel dargli quell'appuntamento. La carrozza continuò la sua strada, e, camminando sempre a tutta corsa, s'internò in Parigi, e disparve. D'Artagnan era rimasto interdetto allo stesso posto, senza sapere a che pensare. Se era la sig. Bonacieux, e se ella ritornava a Parigi, perchè quell'appuntamento fuggitivo? perchè quel semplice ricambio di un'occhiata? perchè quel cenno perduto? Se d'altronde non era essa, cosa ancora possibile, perchè la poca luce che rimaneva rendeva possibile uno sbaglio, se non era essa, non poteva essere questo il principio di un colpo di mano caricato contro di lui, coll'esca di quella donna per la quale si conosceva il di lui amore? I tre compagni si ravvicinarono a lui, e tutti e tre avevano perfettamente veduto una testa di donna comparire alla portiera, ma nessuno di loro, eccetto Athos, conosceva la sig. Bonacieux. Il parere di Athos si fu, ch'era in realtà essa; ma meno preoccupato di d'Artagnan per questo bel viso, aveva creduto di vedere una seconda testa, quella di un uomo nel fondo della carrozza. -- Se la cosa è così, disse d'Artagnan, essi la trasporteranno senza fallo da una prigione in un'altra. Ma che vogliono essi fare di questa povera creatura, e come mai potrò raggiungerla? -- Amico, disse Athos con gravità, ricordatevi che i morti sono i soli che non siamo esposti ad incontrare sulla terra. Voi ne sapete qualche cosa, quanto io, non è vero? Ora, se la vostra amica non è morta, se è dessa quella che noi abbiamo veduta, voi la troverete un giorno o l'altro. E forse, mio Dio! aggiunse egli con quell'accento misantropico che gli era così particolare, forse più presto di quello che non vorreste. Suonarono le sette e mezzo, la carrozza era stata in ritardo di una ventina di minuti dall'ora dell'appuntamento: gli amici di d'Artagnan si ricordarono che aveva una visita da fare, facendogli però in pari tempo osservare che stava sempre a lui il disimpegnarsene. Ma d'Artagnan era ostinato ad un tempo e curioso. Egli si era cacciato in testa che sarebbe andato dal ministro, e che avrebbe saputo ciò che voleva da lui Sua Eccellenza; niuna cosa avrebbe potuto farlo cambiare di risoluzione. Giunsero per la strada Sant'Onorato, alla piazza del ministro, ove ritrovarono i dodici moschettieri convocati, che passeggiavano aspettando i loro camerati. Là soltanto spiegarono loro di che cosa si trattava. D'Artagnan era molto conosciuto dall'onorevole corpo dei moschettieri del re, ove si sapeva che un giorno avrebbe preso posto; e veniva considerato già in antecedenza come un camerata. Ne risultò da questi antecedenti, che ciascuno accettò di tutto cuore la missione per la quale erano convocati. D'altronde, si trattava, secondo ogni probabilità di giuocare un cattivo colpo al ministro ed ai suoi agenti, e per simili spedizioni questi degni gentiluomini erano sempre pronti. Athos li divise in tre brigate, prese il comando dell'una, dette la seconda ad Aramis, la terza a Porthos, quindi ciascuna andò a rimpiattarsi dirimpetto ad un uscita. D'Artagnan dal canto suo entrò bravamente dalla porta principale. Quantunque si sapesse vigorosamente sostenuto, il giovane non era senza una qualche inquietudine nel salire ad uno ad uno i gradini della scala. La sua condotta con milady rassomigliava molto ad un tradimento, e dubitava delle relazioni politiche che esistevano fra questa donna ed il ministro; di più, de Wardes ch'egli aveva così male acconciato, era dei fedeli di Sua Eccellenza, e d'Artagnan sapeva che Sua Eccellenza se era terribile coi suoi nemici, era molto incantato dei suoi amici. -- Se de Wardes ha raccontato tutto il nostro affare al ministro, cosa che non è da dubitare, e s'egli mi ha riconosciuto, cosa probabile, io debbo considerarmi presso a poco come un uomo condannato, diceva d'Artagnan scuotendo la testa. Ma perchè ha egli aspettato fino ad oggi? È semplicissimo: milady avrà portate le sue lagnanze contro di me con quell'ipocrita dolore che la rende così interessante, e quest'ultimo delitto avrà messo il colmo alla misura. Fortunatamente, aggiungeva egli, i miei buoni amici sono laggiù, ed essi non mi lasceranno portar via senza difendermi. Però la compagnia dei moschettieri del sig. de Tréville non può fare da se sola la guerra al ministro, che dispone delle forze di tutta la Francia, e davanti al quale la regina è senza potere, ed il re senza volontà. D'Artagnan, amico mio, tu sei prudente, tu hai delle eccellenti qualità, ma le donne ti perderanno! Era a quella trista conclusione quando entrò nell'anticamera. Rimise la sua lettera all'usciere di servizio, che lo fece passare nella sala d'intrattenimento, e che s'innoltrò nell'interno del palazzo. ? , 1 ' . 2 3 - - , . 4 5 - - , . 6 7 - - ? 8 9 - - . . . . 10 11 - - ? 12 13 - - ' ' , ' 14 . 15 16 - - ? ; , , 17 , . 18 19 ' ' ' 20 . 21 22 - - , , ' , 23 , 24 , , ! 25 26 - - . . 27 28 - - ! ; . 29 30 - - ? 31 32 - - , ' ; 33 ; ? 34 35 - - . 36 37 - - ' 38 , ? 39 40 - - . , , 41 ? 42 43 - - , , 44 , ? 45 46 - - ! ! ! , 47 , ' 48 , . 49 50 - - , ' ' 51 , . 52 53 - - ? ! ! 54 55 - - ! ; , 56 . 57 58 - - , ! 59 60 - - . 61 62 - - ? ' . . . 63 64 - - ' , ' . , 65 ' ' . 66 67 ' , 68 ; ' 69 , . 70 71 , ' , 72 , , 73 . 74 75 ' ; 76 . 77 ; , 78 , ' , 79 , 80 . 81 82 - - ! . 83 84 , . 85 86 87 ' . ; 88 , , , 89 ! , , 90 . 91 92 - - ! ! ' , , 93 ! . 94 95 , 96 ' , 97 ' , 98 ' , . 99 100 , , , 101 , , 102 , ; 103 ' 104 , , , 105 . 106 107 , 108 , 109 . 110 111 , ' 112 ' , , , 113 , , 114 . 115 116 , , 117 , . 118 119 , , ' 120 . 121 122 - - , , , ; ! 123 , ' . 124 125 - - ! ! . 126 127 ' , , . 128 129 , 130 , , 131 . ' , 132 , . 133 , 134 , , 135 , . 136 137 138 , , , 139 , 140 , . 141 142 . 143 144 - - , , ' 145 , , 146 , : ; 147 ? , . 148 149 . 150 ' . . 151 ; , 152 . 153 154 - - ! 155 156 , 157 . , 158 . 159 160 161 162 163 . 164 165 , , ' 166 167 168 ' , , 169 , , 170 . 171 , , 172 , 173 . 174 175 , , 176 . 177 178 , ; ' 179 ' 180 . 181 182 , 183 . ' , 184 ' . 185 186 - - ! ! ! . 187 188 - - , ! . ' , 189 ? ' ! 190 191 - - , . ' , . ! 192 193 - - , 194 , ! 195 196 - - ! , . . . 197 198 - - . 199 200 ' 201 . 202 203 , , 204 ' . 205 206 - - , , ' , ! 207 , ' , . 208 209 ' , 210 , : 211 212 - - , ? . 213 214 - - , . , ? 215 216 - - ! ' ? 217 218 - - , . 219 220 ' . 221 222 - - ! , , 223 ; ? 224 ? : , , 225 ' . 226 227 - - , ' , 228 , ! 229 230 - - , . 231 232 - - ! ' ' 233 , . 234 235 - - ! . 236 237 - - , ' , ' 238 ? 239 240 - - ' ? 241 ' ' . 242 243 - - , . 244 245 , . 246 247 - - , ' , ' 248 . 249 250 - - ? . 251 252 - - . 253 254 - - - , , 255 ? 256 257 - - . 258 259 - - , ? ? 260 261 - - . 262 263 - - , , 264 ? 265 266 - - . 267 268 - - , ? 269 270 - - , 271 . . 272 273 - - ' ! 274 275 - - , , : , 276 , . 277 278 - - , . 279 280 - - ! ' ? 281 282 - - , . 283 284 - - ! ! ! , 285 . 286 287 ' , 288 . 289 290 - - , , , 291 . , 292 , , , 293 . . . 294 295 - - , , . 296 . 297 298 - - ! , ' ? . 299 ? 300 301 - - , . 302 , . 303 304 - - ' . 305 , ' : 306 , 307 ' , 308 ; ! , ; 309 , ; ' 310 , ! 311 312 - - , ' , 313 , ' , 314 , . 315 316 - - , , 317 ; . 318 . 319 320 - - , ; ' 321 . . 322 ? 323 324 - - , , 325 . 326 ; . , , ! 327 , 328 . 329 330 - - , . 331 332 - - ! 333 ? ! ! , ' . 334 335 - - , . 336 . . 337 , , , 338 , 339 . 340 341 . 342 343 - - , ' , ' . 344 , ' 345 . ! , , 346 . 347 348 - - ? 349 350 - - , . 351 352 - - , ! . 353 , , 354 . ? , 355 . , . 356 357 - - , 358 ; . 359 360 - - , , 361 , . 362 , . 363 364 - - , . . . 365 , - - 366 , ; 367 , . 368 369 - - , , ' . 370 371 ; 372 , . 373 374 , , 375 . 376 . 377 378 ' , , 379 . 380 381 . , ' 382 . 383 384 - - ! , ' , . 385 , , , 386 . 387 388 - - ! ' . 389 390 . 391 392 , 393 , 394 . : 395 396 - - , 397 , ' ; 398 . 399 400 - - , , , ' , , . 401 ? 402 403 - - ? . ' , 404 ; . ' 405 ' . 406 , 407 . 408 , , . 409 410 - - ! ? . 411 412 - - , . , , 413 . 414 415 - - ' , 416 ' . 417 418 - - , , 419 , , . 420 421 - - ! , . 422 , . ! 423 , . 424 . 425 426 - - ; , 427 ? . . . 428 429 - - 430 , ' 431 . ' ; 432 , . 433 434 - - , , 435 . 436 437 - - , , 438 . . . 439 440 - - . , , . 441 442 - - ! ! ! . 443 444 - - , ' , ! . 445 , . 446 : 447 ? 448 449 - - . . . . . . ! ! . , 450 ? 451 452 - - , , ' . , , . 453 454 - - ! , 455 . 456 457 - - , ; ' . 458 459 . ' . ? 460 , , ' , 461 ' , 462 . 463 464 - - ! ! ; , 465 ! 466 467 - - ? ' ! 468 469 - - . 470 471 - - ; ? 472 473 - - . 474 475 - - . 476 477 - - . 478 479 - - ? 480 481 - - , . 482 483 - - , ! 484 ' ' , ? 485 486 - - , . 487 488 - - , , , 489 . 490 491 . 492 493 - - , ' , . 494 495 - - , 496 . 497 498 - - , , , 499 . 500 501 - - ! ? 502 503 - - , , . 504 505 . 506 507 ' , , 508 , 509 . 510 511 , : 512 513 - - ? ' ' . 514 515 - - . 516 517 - - ! , 518 , , , 519 , ' , . . . 520 521 - - ! , , , , 522 . 523 524 - - , , . 525 526 , 527 , . 528 529 - - , , ' , 530 . . 531 . 532 533 - - , 534 , . 535 536 - - , ' 537 . 538 539 , ' 540 , . 541 542 , ' 543 . 544 545 , 546 ' ; , ' , 547 , 548 ' , . 549 550 , ' , 551 , 552 . ' 553 ' , , 554 , . 555 ' , 556 , ' 557 , 558 . 559 560 , ' , 561 , , 562 . , . 563 . , 564 ' , 565 . 566 567 , , . 568 569 , ' , 570 . 571 ' 572 , 573 . 574 575 , . 576 577 - - ' 578 ? . 579 580 - - . 581 582 - - ; , 583 . ! , ' . 584 585 - - ! . . . 586 587 - - ; 588 , 589 . 590 ' , ' , . 591 592 - - , . 593 594 - - , 595 . , ' , , 596 . 597 598 ' , ' , 599 . 600 601 ' 602 . 603 604 605 606 607 . 608 609 610 611 612 ' , . 613 , 614 ' 615 ; , 616 ' . 617 618 , ' 619 ' . 620 621 ' , 622 , 623 ' . 624 625 ' , ' 626 . 627 628 , ' , 629 , 630 , 631 . 632 633 , . 634 635 : 636 637 « 638 , 639 . , 640 , , 641 642 . » 643 644 - - . 645 646 - - ; 647 ' . 648 649 - - . 650 651 - - , ; , 652 , 653 . 654 655 - - ? ' . ! 656 , , 657 , ; . 658 659 - - , ' , 660 . 661 662 - - , , 663 , , 664 ' ; . 665 666 - - , , . 667 668 - - , 669 . 670 671 - - ! ' , . 672 , . 673 . 674 675 - - , ! ' 676 . 677 678 - - , , , 679 . 680 681 - - , . 682 683 - - , ' 684 . 685 686 - - , , , , 687 . , . 688 689 - - ? , . 690 . , 691 , ' , 692 . 693 694 ' . 695 696 - - ! , . 697 698 ' , . 699 700 « . ' , , 701 . » 702 703 « 704 - - » 705 706 - - ! , 707 . 708 709 - - , ' ; 710 , ' ; . 711 712 - - ! ' , ; 713 ; 714 ' , 715 . 716 717 - - , . 718 719 - - , ' , 720 , , 721 , 722 . , . 723 724 - - , , . 725 726 - - ? . 727 728 - - ! ! ' . 729 730 - - , , 731 . 732 733 - - ; , 734 , 735 . 736 737 - - , , . 738 , 739 . 740 , . 741 742 , . . 743 744 - - , , 745 ' : , ? 746 747 - - , . 748 749 - - ! , , 750 , 751 ; 752 . 753 754 - - , , ' , 755 . . 756 757 - - , , . 758 759 - - ? ' . 760 761 - - , . 762 763 - - , , 764 . 765 766 - - , , 767 ? . 768 769 - - , . 770 771 - - ? 772 773 - - , 774 , , 775 ' . . . 776 777 - - , ' . 778 779 - - , ; 780 781 , 782 . 783 784 - - , 785 . 786 787 - - ! , , ' . 788 ? , 789 . 790 791 - - , . , 792 ' , 793 ; . 794 795 - - , . 796 797 - - ? 798 799 - - . 800 801 - - ' ? 802 803 - - . , 804 . 805 806 - - ! . 807 808 - - , ' , 809 810 . 811 812 - - ? 813 814 - - . 815 816 - - , , ' 817 . 818 . 819 820 - - ? . 821 822 - - ! ! . 823 824 ' . 825 826 - - , 827 . 828 829 - - ; , . 830 831 ' , 832 , . 833 ' , , . 834 . 835 836 , ' ' , 837 ; 838 , ; 839 ' . 840 841 ' ; ' 842 . 843 844 - - ! , , ! 845 846 - - , , . 847 ' , 848 , . 849 850 851 . ' , 852 , , 853 , 854 , , 855 ' ; 856 . 857 858 . 859 860 , , 861 . 862 , 863 , 864 . 865 866 867 ; 868 ; 869 ' . 870 871 ' 872 , 873 . ' ' . 874 875 . , 876 , ' , 877 . 878 879 ' . 880 , . 881 . 882 883 . 884 ; , . 885 ' , , 886 , 887 . 888 889 ' ' , 890 , 891 - - . ' 892 . 893 894 . , 895 , 896 . ' . 897 ' , 898 , . 899 900 , , 901 ' , 902 ; , 903 . 904 905 ' : « 906 , , 907 » . 908 909 , , , 910 , 911 ' . 912 913 , , , 914 ' , . 915 916 ' , 917 . . , , 918 ' ? 919 ' ? ? ' 920 , , 921 , , 922 , ' 923 ? 924 925 , 926 , 927 , , . . 928 , ' ; 929 ' , 930 , . 931 932 - - , ' , 933 ' . 934 , ? 935 936 - - , , 937 . 938 , , ? , , 939 , 940 ' . , ! ' 941 , 942 . 943 944 , 945 ' ' : ' 946 , 947 . 948 949 ' . 950 , 951 ; 952 . 953 954 ' , , 955 , 956 . 957 . 958 959 ' ' 960 , ; 961 . 962 , 963 . ' , , 964 , 965 . 966 967 , ' , 968 , , 969 . 970 971 ' . 972 973 , 974 975 . , 976 977 ; , ' , 978 , ' 979 , . 980 981 - - , 982 , ' , , 983 , 984 ' . 985 ? : 986 ' , 987 ' . , 988 , , 989 . 990 . 991 , , 992 , . ' , 993 , , , 994 ! 995 996 ' . 997 ' , 998 ' , ' ' . 999 1000