-- Voi me lo invierete.
-- Sta bene; ma dove e come vi rivedrò io?
-- Avete molta premura a rivedermi?
-- Certamente.
-- Ebbene riposate su me di questa cura e siate tranquillo.
-- Io conto sulla vostra parola.
-- Contatevi.
D'Artagnan salutò la sig. Bonacieux, lanciandole lo sguardo più
amoroso che gli fu possibile di concentrare sulla di lei piccola e
graziosa persona, e nel mentre che egli discendeva la scala, intese
la porta chiudersi dietro a lui a doppio giro. In due salti fu al
Louvre, sonavano le dieci ore quando egli giunse alla porta secreta
dell'Echelle. Tutti gli avvenimenti che noi abbiamo raccontati erano
accaduti in una mezz'ora. Tutto passò come lo aveva annunziato la sig.
Bonacieux. Alla parola d'ordine convenuta, Germano s'inchinò; dieci
minuti dopo Laporte era nel corridoio; in due parole d'Artagnan lo mise
al fatto e gl'indicò ove era la sig. Bonacieux. Laporte si assicurò
per due volte dell'esattezza dell'indirizzo e partì correndo. Però, non
appena ebbe fatti dieci passi che ritornò addietro.
-- Giovane, diss'egli a d'Artagnan; un consiglio.
-- Quale?
-- Voi potreste essere molestato per ciò che è accaduto.
-- Voi lo credete?
-- Sì, avete voi qualche amico che abbia il suo orologio a pendolo che
vada tardi?
-- Ebbene!
-- Andatelo a ritrovare affinchè egli possa testimoniare che voi eravate
da lui a nove ore e mezza. Con termine di tribunale questa si chiama
un'-alibi-.
D'Artagnan trovò il consiglio prudente; egli si mise le sue gambe
in collo, e giunse presso il sig. de Tréville; ma invece di passare
nel salotto con tutta la società, egli chiese di entrare nel suo
gabinetto. Siccome d'Artagnan era uno fra quelli che più frequentavano
il palazzo, non gli si fece alcuna difficoltà di arridere alla sua
domanda, e si andò e prevenire il sig. de Tréville che il suo giovane
compatriota, avendo qualche cosa d'importante da dirgli, chiedeva
un'udienza particolare. Cinque minuti dopo, il sig. de Tréville domandò
a d'Artagnan cosa poteva fare per servirlo, e qual cosa gli procurava
una sua visita in un'ora così tarda.
-- Perdono, signore, disse d'Artagnan che aveva approfittato del momento
in cui era rimasto solo per mandarne indietro l'orologio di tre quarti
d'ora, ma io ho pensato che, non essendo che nove ore e venticinque
minuti, fosse ancor tempo di potermi presentare da voi.
-- Nove ore e venticinque minuti? grido il signor de Tréville guardando
il pendolo; ma questo è impossibile.
-- Guardate, piuttosto, signore, disse d'Artagnan, ecco là chi fa fede.
-- È giusto, disse il sig. de Tréville, io avrei creduto che fosse più
tardi. Ma vediamo cosa volete dirmi?
Allora d'Artagnan fece al signor de Tréville una lunga storia sulla
regina. Gli espose i timori che egli avea concepiti in riguardo a Sua
Maestà, gli raccontò ciò che egli aveva inteso dire dei progetti del
ministro sul conto di Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità ed
una calma di cui il sig. de Tréville ne fu tanto meglio ingannato, in
quanto che egli stesso, come abbiamo detto, aveva rimarcato esservi
qualche disappunto nuovo fra il ministro, il re e la regina. Quando
sonarono le dieci d'Artagnan lasciò il sig. de Tréville, che lo
ringraziò delle sue informazioni, e gli raccomandò di aver sempre
a cuore il servizio del re e della regina, e rientrò nel salone. Ma
quando d'Artagnan si trovò in fondo alle scale si ricordò che aveva
dimenticata la sua mazza; in conseguenza egli rimontò precipitosamente,
rientrò nel gabinetto, con un giro di dito rimise il pendolo alla sua
vera ora, affinchè nell'indomani non avessero ad accorgersi che era
stato spostato, e sicuro oramai di avere un testimonio per provare il
suo -alibi-, ridiscese la scala e si ritrovò ben presto sulla strada.
CAPITOLO XI.
L'INTRIGO SI ANNODA
Fatta la sua visita al sig. de Tréville, d'Artagnan prese tutto
pensieroso la strada più lunga per ritornarsene a casa.
A che cosa pensava d'Artagnan, che in tal guisa si allontanava dalla
sua strada guardando le stelle del cielo, ora sospirando ora ridendo?
Egli pensava alla sig. Bonacieux. Per un alunno moschettiere, la
giovane sposa era quasi un amoroso ideale. Bella, misteriosa, iniziata
in quasi tutti i secreti della corte che riverberavano tanta graziosa
gravità sugli affabili di lei lineamenti, era sospettata di non essere
insensibile, cosa che forma un'attrattiva irresistibile per gli amanti
novizi; di più, d'Artagnan l'aveva liberata dalle mani dei suoi demoni
che volevano frugarla e maltrattarla, e questo importante servizio
aveva stabilito fra lei e lui uno di quei sentimenti di riconoscenza
che tanto più facilmente prendono un carattere più tenero.
D'Artagnan si vedeva già, tanto i sogni camminano presto sulle ali
della immaginazione! si vedeva già accostato da un messaggere della
giovane sposa che gli rimetteva qualche biglietto di appuntamento, una
catena d'oro, un diamante ec. Noi abbiamo detto che i giovani cavalieri
ricevevano senza vergognarsi dei danari dai re, aggiungiamo che in
quei tempi di corrotta morale, essi non avevano maggior vergogna sul
conto delle loro amiche, e queste lasciavano lor sempre dei preziosi
e durevoli ricordi, come se esse avessero tentato di conquistare la
fragilità dei loro sentimenti colla solidità dei loro regali.
Allora si faceva la sua carriera per mezzo delle donne senza arrossire.
Quelle che non eran che belle, andavano superbe della loro bellezza, e
di là veniva senza dubbio il proverbio: la più bella giovane riporta la
palma e domina le volontà; quelle che erano ricche profondevano inoltre
una parte del loro danaro, e si potrebbe citare un buon numero di eroi
di quell'epoca galante che non avrebbero guadagnato nè i loro speroni
in sulle prime, nè le loro battaglie in seguito, senza la borsa più o
meno piena che la loro amica attaccava all'arcione della loro sella.
D'Artagnan non possedeva niente, l'esitazione del provinciale, vernice
leggera, fiore effimero, amo da pesca, si era evaporata al vento dei
consigli poco ortodossi che i tre moschettieri davano al loro amico.
D'Artagnan seguendo lo strano costume del tempo si riguardava a Parigi
come in campagna, e ciò nè più ne meno che nelle Fiandre: lo Spagnuolo
laggiù, la donna qui, dappertutto vi è un nemico da combattere, delle
contribuzioni da cogliere.
Ma diciamolo, in questo momento d'Artagnan era commosso da un
sentimento più nobile e disinteressato. Il merciaio gli aveva detto
che egli era ricco; il giovane aveva potuto indovinare che con uno
sciocco, come il sig. Bonacieux, doveva essere la donna che doveva
tenere la chiave della borsa. Ma tutto ciò non aveva influito niente
sul sentimento prodotto dalla vista della signora Bonacieux, e
l'interesse era rimasto quasi del tutto estraneo a questo principio
d'amore che ne era stato la conseguenza. Noi diciamo quasi del tutto,
perchè l'idea che una giovane bella, graziosa, spiritosa, e nello
stesso tempo ricca, non toglie niente a questo principio di amore, anzi
al contrario lo corrobora. Vi è nel bene stare una folla di premure
e di capricci aristocratici che vanno d'accordo con la bellezza. Una
calza fina e bianca, una veste di seta, uno sciallo di merletti, una
bella scarpa al piede, un nastro nuovo sulla testa, non fanno bella una
donna brutta, ma fanno più bella una donna bella; senza contare le mani
che guadagnano in tutto questo, le mani, particolarmente nelle donne,
hanno bisogno di restare oziose per restare belle. Quindi d'Artagnan,
come lo sa benissimo il lettore al quale non abbiamo tenuto nascosto lo
stato della sua fortuna, d'Artagnan non era milionario; egli sperava
bene di divenirlo un giorno, ma il tempo che egli si prefiggeva da
se stesso per questo felice cambiamento era molto lontano. Frattanto,
quale disperazione di vedere una donna che si ama desiderare quei mille
niente di cui le femmine compongono la loro felicità e di non poterle
dare questi mille niente! almeno quando la donna è ricca e che l'amante
non lo è, ciò che egli non può offrirle, ella se lo offre da se stessa,
e quantunque ordinariamente sia col denaro del marito che ella si
procura questi godimenti, è difficile che sia a lui che ne venga la
riconoscenza.
Quindi d'Artagnan, disposto ad essere l'amante più tenero, era
frattanto l'amante più affezionato, in mezzo ai suoi progetti amorosi
sulla moglie del merciaio, egli non dimenticava i suoi. La bella
signora Bonacieux era donna da condurre al passeggio sulla spianata di
S. Dionigi, o alla fiera di S. Germano in compagnia d'Athos, Porthos e
di Aramis ai quali d'Artagnan sarebbe stato superbo di poter mostrare
una tal conquista. Quando uno poi ha camminato lungamente, viene la
fame; d'Artagnan da qualche tempo aveva fatto osservazione a questo. Si
sarebbero fatti di quei piccoli pranzi graziosi in cui da una parte si
tocca la mano all'amico e dall'altra il piede all'amica. Finalmente,
nei momenti pressanti, nelle posizioni estreme, d'Artagnan sarebbe il
salvatore dei suoi amici.
E il signor Bonacieux, che d'Artagnan aveva spinto nelle mani degli
sbirri rinnegandolo ad alta voce e promettendogli a bassa voce di
salvarlo? noi dobbiamo confessare ai nostri lettori che d'Artagnan non
vi pensava in alcun modo; e che se egli vi pensava era per dire che
egli stava bene dov'era, qualunque fosse il luogo. L'amore è la più
egoista di tutte le passioni.
Frattanto i nostri lettori si assicurino che, se d'Artagnan dimentica
il suo ospite, o fa sembianza di dimenticarlo sotto il pretesto che non
sa ove lo hanno condotto, noi non lo dimentichiamo e noi sappiamo dove
egli è. Ma pel momento facciamo come l'amoroso Guascone. In quanto al
degno merciaio noi vi ritorneremo più tardi.
D'Artagnan riflettendo ai suoi futuri amori ora parlando alla luna,
ora sorridendo alle stelle, risaliva la strada di Cerca mezzogiorno
o Caccia-mezzogiorno, come si chiamava allora. Quando egli si ritrovò
nel quartiere di Aramis, gli venne idea di andare a fare una visita al
suo amico per dargli qualche spiegazione sui motivi che gli aveva fatto
inviare Planchet con l'invito di portarsi immediatamente alla trappola.
Ora, se Aramis si era ritrovato in casa quando Planchet vi era venuto,
egli era senza dubbio accorso alla strada Fossoyeurs, non trovandovi
forse alcuno se non che i suoi compagni, non avevano dovuto sapere nè
l'uno nè gli altri ciò che questo voleva dire. Questo incomodo adunque
meritava una spiegazione; ecco ciò che diceva a se stesso d'Artagnan ad
alta voce.
Poi sotto voce diceva che per lui sarebbe stata una occasione di
parlare della piccola e bella Bonacieux, di cui il suo spirito, se
non il suo cuore ne era già tutto pieno. Non è sul conto di un primo
amore che abbisogni di domandare secretezza. Questo primo amore è
accompagnato da una gioia sì grande che bisogna che questa gioia
straripi, senza di che ella vi soffocherebbe.
Da più di due ore Parigi era tetro e cominciava ad essere deserto;
cominciavano a suonare le undici ore a tutti gli orologi del sobborgo
S. Germano, faceva un tempo dolce. D'Artagnan seguiva una stradella
situata nel luogo ove in oggi passa la strada d'Assas; respirando le
emanazioni imbalsamate che venivano col vento dalla strada di Vaugirard
e che erano inviate dai giardini rinfrescati dalla rugiada della sera
e dalla brezza della notte. Da lungi si risonavano, assorditi però
da delle buone invetriate, i canti di alcune bettole, sparse nella
pianura. Giunto all'estremità della stradella, d'Artagnan voltò a
sinistra. La casa che abitava Aramis era posta fra la strada Cassette e
la strada Servandoni.
D'Artagnan aveva appena oltrepassata la strada Cassette e riconosceva
già la porta della casa del suo amico, nascosta dalle foglie e dalle
piante di sicomori e di clematidi che formavano un vasto tendinaggio
dinanzi ad essa, allorquando si accorse che qualche cosa a guisa di
un'ombra sortiva dalla strada Servandoni. Questo qualche cosa era
avviluppata in un mantello, e d'Artagnan credè sulle prime che fosse un
uomo; ma alla piccolezza della statura, all'incertezza del portamento,
all'imbarazzo dei passi, egli riconobbe ben presto una donna, quasi
che non fosse stata ben sicura della casa che cercava, alzava gli occhi
per riconoscerla, si fermava, tornava addietro, poi ritornava ancora,
D'Artagnan fu intrigato.
-- Se io andassi a offrire i miei servigi? pensò egli, dal suo andamento
si vede che è giovane; forse sarà ancor bella. Oh! sì! Ma una donna
che corre le strade a quest'ora, certamente non sorte che per andare
a raggiungere il suo amante. Peste! se io andassi a disturbare un
appuntamento, questo sarebbe un cattivo modo per entrare in relazione.
Frattanto la donna si avanzava sempre, contando le case e le finestre.
Che del resto non era cosa nè lunga nè difficile. Non v'erano che tre
fabbricati in quella parte di strada e due sole finestre guardavano
sulla strada. Una era gialla, di un padiglione parallelo a quello che
occupava Aramis, l'altra era quella dello stesso Aramis.
-- Per bacco! disse a se stesso d'Artagnan, al quale ritornava al
pensiero la nipote del filosofo; per bacco! sarebbe bella che questa
colomba smarrita cercasse la casa del nostro amico. Ma sull'anima mia
quella vi rassomiglia molto. Ah! mio caro Aramis, per questa volta io
voglio averne il cuore pulito.
E d'Artagnan si faceva più piccolo che poteva, si celava nella parte
più oscura della strada, vicino ad un sedile di pietra situato nel
fondo di una nicchia. La giovane donna continuò ad avanzarsi, giacchè
oltre la leggerezza del suo camminare che l'aveva tradita, ella aveva
fatto sentire una tosse leggiera che denunziava una delle voci le più
fresche. D'Artagnan pensò che questa tosse fosse un segnale.
Frattanto, sia che fosse stato risposto alla tosse con un segnale
equivalente che aveva fissato le irresoluzioni della notturna
cercatrice, sia che senza soccorso estraneo ella avesse riconosciuto
che era giunta alla meta della sua corsa, ella si avvicinò
risolutamente alla invetriata d'Aramis, e battè tre volte a intervalli
uguali col dito ricurvato.
-- È precisamente all'alloggio d'Aramis, mormorò d'Artagnan. Ah! sig.
ipocrita vi rivoglio a disputare di filosofia!
Non appena erano stati dati tre colpi, che gli sportelli interni si
aprirono, e che un lume comparve attraverso l'invetriata.
-- Ah! ah! fece l'osservatore, non per le porte, ma per le finestre, ah!
ah! la visita era aspettata. Andiamo, l'invetriata si apre, e la dama
entrerà con una scalata. Benissimo.
Ma a gran meraviglia di d'Artagnan l'invetriata rimase schiusa. Di più,
il lume che aveva rischiarato per un istante, disparve, e tutto rientrò
nell'oscurità.
D'Artagnan pensò che ciò non poteva durare così lungamente, e continuò
a guardare con tutti i suoi occhi e ad ascoltare con tutte le sue
orecchie.
Egli aveva ragione; in capo a qualche secondo si fecero sentire due
colpi nell'interno. La giovine dalla strada rispose con un sol colpo, e
l'invetriata si apri d'alquanto.
Si giudichi se d'Artagnan guardava ed ascoltava con avidità.
Disgraziatamente il lume era stato trasportato in un altro
appartamento. Ma gli occhi del giovane si erano abituati alla notte.
D'altronde gli occhi dei Guasconi hanno, a quanto si assicura, come
quelli dei gatti, la proprietà di vedere durante la notte.
D'Artagnan vide adunque che la giovane cavava di saccoccia un oggetto
bianco che ella spiegò vivamente e che prese la forma di un fazzoletto
spiegato, e di questo oggetto ella ne fece rimarcare un angolo al suo
interlocutore.
Ciò richiamò al pensiero di d'Artagnan quel fazzoletto che aveva
ritrovato ai piedi della signora Bonacieux, il quale gli aveva
ricordato quello ai piedi di Aramis.
Che diavolo poteva dunque significare quel fazzoletto?
Posto dove era, d'Artagnan non poteva vedere il viso d'Aramis, noi
diciamo Aramis perchè il giovine non metteva alcun dubbio che non
fosse il suo amico che parlava dall'interno colla dama nell'esterno;
la curiosità prevalse dunque sulla prudenza, e approfittando della
preoccupazione nella quale sembrava che la vista del fazzoletto
immergesse i due personaggi che abbiamo messo in scena, egli sortì dal
suo nascondiglio, e lesto come il lampo, ma nascondendo il rumore dei
suoi passi, egli andò a collocarsi a un angolo del muro, di dove il suo
occhio poteva perfettamente penetrare nell'interno dell'appartamento
d'Aramis.
Giunto là, d'Artagnan per poco non mandò un grido di sorpresa; non
era Aramis che parlava con la notturna visitatrice, ma un'altra donna.
D'Artagnan ci vedeva abbastanza per riconoscere soltanto le forme dei
vestiti, ma non a sufficienza per distinguere i lineamenti.
Nel medesimo istante, la donna dell'appartamento cavò un secondo
fazzoletto di saccoccia, e lo cambiò con quello che le era stato
mostrato. Furono quindi pronunciate alcune parole fra le due donne,
finalmente l'invetriata si chiuse, la donna che si trovava nell'esterno
della finestra si voltò e venne a quattro passi da d'Artagnan
abbassando il cappuccio del suo mantello, ma la precauzione era stata
presa troppo tardi: d'Artagnan aveva già riconosciuta la signora
Bonacieux.
La sig. Bonacieux, il sospetto che avesse potuto essere essa gli
era già passato per lo spirito quando si era cavato il fazzoletto
di saccoccia; ma quale probabilità che la sig. Bonacieux, che aveva
mandato a chiamare il signor Laporte per farsi ricondurre da lui al
Louvre, corresse per le strade di Parigi sola a undici ore e mezzo di
sera col pericolo di essere rapita una seconda volta?
Bisogna adunque che ciò fosse per un affare di molta importanza. E
quale affare importante può mai avere una donna di venticinque anni?
l'amore.
Ma, era per conto suo o per conto di un'altra persona che ella si
esponeva in simili pericoli? Ecco ciò che il giovane si domandava a se
stesso, chè il demonio della gelosia di già gli mordeva il cuore nè più
nè meno, che ad un amante in titolo.
Del resto vi era un mezzo ben semplice per assicurarsi ove andava
la signora Bonacieux; questo era di seguirla. Questo mezzo era sì
semplice, che d'Artagnan lo impiegò naturalmente per istinto.
Ma alla vista del giovane che si staccava dal muro, come una statua dal
suo nicchio, e al rumore dei passi che ella sentiva dietro di se, la
signora Bonacieux gettò un piccolo grido e fuggì.
D'Artagnan le corse dietro. Non era per lui una cosa difficile il
raggiungere una donna imbarazzata nel suo mantello. Egli la raggiunse
adunque a un terzo della strada in cui si era impegnata. La disgraziata
era spossata, non dalla fatica, ma dal terrore, e quando d'Artagnan le
posò la mano sulla spalla, ella cadde sopra un ginocchio, gridando con
voce soffocata:
-- Uccidetemi se volete, ma voi non saprete niente.
D'Artagnan la rialzò passandole un braccio intorno alla vita, ma
siccome egli sentiva dal di lei peso che ella era sul punto di
svenirsi, si affrettò a rassicurarla con proteste di attaccamento.
Queste proteste non erano niente per la sig. Bonacieux, perchè simili
proteste potevano ancora esser fatte colle più cattive intenzioni del
mondo, ma la voce era il tutto. La giovane sposa credè riconoscere il
suono di questa voce; ella riaprì gli occhi gettò uno sguardo sull'uomo
che le aveva fatta una sì gran paura, e riconoscendo d'Artagnan, ella
mandò un grido di gioia.
-- Oh! siete voi, siete voi, diss'ella; grazie, mio Dio!
-- Sì, sono io, disse d'Artagnan, io, che Dio ha inviato per vegliare su
voi.
-- Era con questa intenzione che mi seguivate? domandò con un sorriso
pieno di civetteria la giovane il di cui carattere alquanto faceto
riprendeva il disopra, e presso la quale erano scomparsi tutti i timori
dal momento che avea riconosciuto un amico in quello che ella avea
creduto un nemico.
-- No, disse d'Artagnan; no, io lo confesso, non fu che il caso che mi
pose sulla vostra strada; io ho veduto una donna battere alla finestra
di uno dei miei amici....
-- Di uno dei vostri amici? interruppe la signora Bonacieux.
-- Senza dubbio, Aramis è uno dei miei migliori amici.
-- Aramis? e chi è costui?
-- Andiamo via! ora mi direte che voi non conoscete Aramis?
-- Questa è la prima volta che sento pronunciare il suo nome.
-- È dunque la prima volta che voi venite in questa casa?
-- Senza dubbio.
-- E voi non sapevate che ella fosse abitata da un giovanotto?
-- No.
-- Da un moschettiere?
-- Nemmeno.
-- Non siete dunque venuta per cercar lui?
-- No, menomamente. D'altronde voi lo avete ben veduto: la persona con
la quale io ho parlato era una donna.
-- È vero; ma questa donna è un amica di Aramis?
-- Io non ne so niente.
-- Dal momento che alloggia in casa sua!
-- Ciò non mi riguarda.
-- Ma chi è ella?
-- Oh! questo non è mio segreto.
-- Cara signora Bonacieux, voi siete graziosa, ma nello stesso tempo voi
siete la donna più misteriosa...
-- Forse ci perdo con questo?
-- No, voi anzi siete adorabile.
-- Allora datemi il vostro braccio.
-- Ben volentieri: e ora?
-- Ora conducetemi.
-- E dove?
-- Dove vado.
-- Ma dove andate voi?
-- Voi lo vedrete, poichè mi lascerete alla porta..
-- Sarà necessario che vi aspetti?
-- No, sarà inutile.
-- Voi ritornate dunque sola?
-- Forse sì forse no.
-- Ma la persona che vi accompagnerà al ritorno sarà ella un uomo, o una
donna?
-- Io non ne so ancora niente.
-- Lo saprò ben io!
-- In che modo?
-- Io vi aspetterò per vedervi sortire.
-- In questo caso addio!
-- Come sarebbe a dire?
-- Io non ho più bisogno di voi.
-- Ma voi avevate reclamato...
-- L'aiuto di un gentiluomo, e non la sorveglianza di una spia.
-- La parola è un poco dura?
-- Come si chiamano quelle persone che tengon dietro alla gente loro
malgrado?
-- Indiscreti.
-- La parola è troppo dolce.
-- Andiamo, signora, io vedo bene che bisogna fare a modo vostro.
-- Perchè vi siete privato del merito di farlo subito?
-- E che! non vi è nessun merito nel pentirsi?
-- Ma vi pentite realmente?
-- Non ne so niente io stesso. Ma ciò che io so, si è che vi prometto di
fare tutto ciò che vorrete, se voi lasciate che vi accompagni fin dove
andate.
-- E voi dopo mi lascerete?
-- Sì.
-- Senza spiare la mia sortita.
-- No.
-- Parola d'onore!
-- Fede da gentiluomo!
-- Prendete il mio braccio allora e andiamo.
D'Artagnan offrì il suo braccio alla signora Bonacieux, che vi
si sospese per metà ridente, e per metà tremante, e tutti e due
raggiunsero l'estremità della strada Arpa. Giunti là, la giovane parve
esitare, come aveva già fatto nella strada Vaugirard. Però a certi
segni ella sembrò ravvisare una porta, e avvicinandosi a questa porta:
-- Ora, signore, diss'ella, è qui, che ho le mie faccende; mille grazie
della vostra onorevole compagnia, che mi ha salvato da tutti i pericoli
ai quali sarei stata esposta, se fossi stata sola; ora è il momento di
mantenere la vostra parola. Io sono arrivata alla mia destinazione.
-- E voi non avrete più niente a temere al ritorno?
-- Io non avrò a temere che i ladri.
-- Questi sono pure qualche cosa.
-- Che mi potrebbero prendere? non ho meco un soldo.
-- Voi dimenticate questo bel fazzoletto ricamato con lo stemma...
-- Quale?
-- Quello che ho ritrovato ai vostri piedi, e che ho rimesso nella
vostra tasca.
-- Tacete! tacete disgraziato! gridò la giovane; volete voi perdermi?
-- Voi vedete bene che vi è dunque ancora qualche pericolo per voi,
poichè una sola parola vi fa tremare, e che voi confessate che sareste
perduta se si sentisse questa parola. Ah! sentite, signora, continuò
d'Artagnan afferrandole la mano e cuoprendola con un ardente bacio,
sentite, siate più generosa, confidatevi in me; non avete dunque
letto che nei miei occhi non vi è che affezione, e nel mio cuore che
simpatia?
-- Sia pure, rispose la signora Bonacieux, così, domandatemi i miei
secreti, che io ve li dirò; ma quelli degli altri è un'altra cosa.
-- Sta bene, disse d'Artagnan gli scoprirò; poichè questi secreti
possono avere un'influenza sulla vostra vita, bisogna che questi
secreti diventino i miei.
-- Guardatevene bene! gridò la giovane con una serietà, che fece
rabbrividire d'Artagnan suo malgrado. Oh! non vi mischiate in niente
di ciò che mi riguarda, non cercate di aiutarmi in ciò che io compio,
e questo ve lo domando in nome dell'interesse che v'inspiro in nome del
servizio, che mi avete reso, e che io non dimenticherò in tutta la mia
vita. Credete bene piuttosto a ciò che io vi dico. Non vi occupate più
di me, che io non esista più per voi, e questo sia, come se voi non mi
aveste mai veduta.
-- Aramis dovrà egli fare altrettanto che me, signora? disse d'Artagnan.
-- Ecco già due o tre volte, che voi avete pronunciato questo nome,
signore; eppure vi ho detto che io non lo conosco.
-- Voi non conoscete l'uomo alla finestra del quale siete andata a
battere? su via, signora, non mi crediate poi troppo credulo!
-- Confessate che è per farmi parlare, che voi inventate questa storia,
e che voi create questo personaggio?
-- Io non ho inventato niente, signora, io non ho detto che la pura
verità.
-- E voi dite che uno dei vostri amici abita in quella casa?
-- Io lo dico, ed io lo ripeto per la terza volta: quella casa è quella
che abita un mio amico, e questo mio amico si chiama Aramis.
-- Tutto ciò si schiarirà più tardi, mormorò la giovane donna; ora
signore, tacete.
-- Se voi poteste vedere tutto il mio cuore allo scoperto, disse
d'Artagnan, voi vi leggereste tanta curiosità, che avreste pietà di me,
e tanto amore che voi soddisfareste sull'istante alla mia curiosità.
Non vi ha niente da temere da coloro che vi amano.
-- Voi parlate ben presto d'amore, signore, disse la giovane sposa
scuotendo la testa.
-- Egli è che l'amore mi è venuto presto e per la prima volta, e sì che
io non ho ancora vent'anni.
La giovane sposa lo guardò di sott'occhio.
-- Ascoltate, io sono già sulla traccia, riprese d'Artagnan. Sono tre
mesi da che poco mancò che non avessi un duello con Aramis per un
fazzoletto simile a quello che voi avete mostrato a quella signora che
era nella di lui casa, per un fazzoletto marcato nello stesso modo, io
ne sono sicuro.
-- Signore, disse la giovane, voi mi affaticate molto, io ve lo giuro,
con queste interrogazioni.
-- Ma voi, così prudente, signora, pensateci: se voi foste arrestata con
questo fazzoletto e che questo fazzoletto vi fosse preso, non sareste
voi compromessa?
-- E perchè? le iniziali non sono le mie? C. B. Costanza Bonacieux?
-- Ovvero Camilla Tracy.
-- Silenzio, signore, anche una volta, silenzio! Ah poichè il pericolo
che io corro per me stessa non vi trattiene, pensate a quello che voi
potreste incorrere.
-- Io?
-- Sì voi. Vi è pericolo di prigione, vi è pericolo di vita a conoscermi.
-- Allora io non vi lascio più.
-- Signore, disse la giovane sposa supplicante e giungendo le mani,
signore, in nome del cielo, in nome dell'onore di un militare, in nome
della cortesia di un gentiluomo, allontanatevi; sentite, ecco che suona
mezzanotte, questa è l'ora in cui sono aspettata.
-- Signora, disse il giovane inchinandosi, io non so negar niente quando
mi viene chiesto in tal modo; siate contenta, io mi allontano.
-- Ma voi non mi seguirete, voi non mi spierete?
-- Io rientro in casa mia sull'istante.
-- Ah! io lo sapeva bene che voi eravate un bravo giovane, gridò la
signora Bonacieux, stendendo a lui una mano e posando l'altra sul
martello di una piccola porta nascosta nel muro.
D'Artagnan afferrò la mano che gli veniva stesa e la baciò ardentemente.
-- Ah! io amerei meglio di non avervi mai veduta! gridò d'Artagnan
con quell'ingenua brutalità che spesso le donne preferiscono alle
affettazioni di galanteria perchè scuoprono il fondo del pensiero, e
perchè esse provano che il sentimento supera la ragione.
-- Ebbene, riprese la signora Bonacieux con una voce quasi accarezzante
e stringendo la mano di d'Artagnan che non aveva abbandonata la sua,
ebbene io non dirò altrettanto che voi: ciò che oggi è perduto, non è
perduto per l'avvenire. Chi sa se quando sarò sciolta un giorno, io non
potrò soddisfare la vostra curiosità?
-- E fate voi la stessa promessa al mio amore? gridò d'Artagnan al colmo
della gioia
-- Oh! per questo lato io non voglio impegnarmi, ciò dipenderà dai
sentimenti che voi saprete inspirarmi.
-- Così ora, signora...?
-- Ora, signore, non sono ancora se non che riconoscente.
-- Ah! voi siete troppo graziosa, disse d'Artagnan con tristezza, e voi
vi abusate del mio amore.
-- No, io uso della vostra generosità e nulla più. Ma, credetemi bene,
con certa gente tutto è trovato.
-- Ah! voi mi rendete il più felice dei mortali, non dimenticate questa
promessa!
-- Siate tranquillo, e a tempo e a luogo io mi risovverrò di tutto.
Ebbene! partite dunque, partite in nome del Cielo! Mi si aspettava a
mezzanotte precisa, ed io sono già in ritardo.
-- Di cinque minuti.
-- Sì, ma in alcune circostanze cinque minuti sono cinque secoli.
-- Quando si ama...
-- Ebbene! chi vi dice che io non ho a che fare con un innamorato?
-- È un uomo che vi aspetta! gridò d'Artagnan, un uomo!
-- Andiamo, ecco la discussione che incomincia, fece la signora
Bonacieux con un mezzo sorriso che non era esente da una certa tinta
d'impazienza.
-- No, no, io me ne vado, io parto; io credo in voi, io voglio avere
tutto il merito del mio attaccamento, dovesse anche essere questo
attaccamento una stupidità. Addio! signora, addio!
E come se egli non si fosse sentito la forza di staccarsi dalla mano
che sempre riteneva, se non che per mezzo di una scossa, egli si
allontanò correndo, nel mentre che la signora Bonacieux batteva al
martello tre colpi lenti e regolari; quindi giunto all'angolo della
strada si rivoltò, e la porta si era di già aperta e richiusa. La
giovane merciaia era scomparsa.
D'Artagnan continuò il suo cammino; egli aveva data la sua parola di
non spiare la signora Bonacieux, e la sua vita foss'anche dipesa dal
luogo ove ella si era portata o dalla persona che doveva accompagnarla,
d'Artagnan sarebbe egualmente rientrato in casa sua; e poichè egli
aveva detto di ritornarvi, cinque minuti dopo egli era nella strada
Fossoyeurs.
-- Povero Athos, diceva egli, non saprà quello che vuol dir ciò. Egli
si sarà addormentato aspettandomi, o sarà ritornato in casa sua, e
nel rientrare avrà saputo che vi era stata una donna. Una donna nella
camera di Athos! veramente; continuò d'Artagnan, ve n'è ancora una
in casa d'Aramis; tutto ciò è molto strano, e io sarei ben curioso di
sapere come andrà a finire.
-- Male, signore, male, rispose una voce che il giovane riconobbe per
quella di Planchet, poichè parlando da se solo ad alta voce, e nel modo
delle persone molto preoccupate, era entrato nel corridoio, nel fondo
del quale era la scala che conduceva nella sua camera.
-- Come, male! che vuoi tu dire, imbecille? domandò d'Artagnan, e che
cosa è dunque accaduto?
-- Ogni sorta di disgrazie.
-- Quali?
-- Prima di tutto il signor Athos è stato arrestato.
-- Arrestato! Athos arrestato! perchè?
-- Fu ritrovato qui da voi; e fu preso per voi.
-- E da chi è stato arrestato?
-- Dalle guardie che andarono a chiamare gli uomini neri che avete messi
in fuga.
-- E perchè non ha egli detto il suo nome? perchè non ha egli detto di
essere estraneo a tutto questo affare? eh?
-- Egli se ne è ben guardato, signore; anzi egli si è avvicinato a me e
mi ha detto:
« -- Il tuo padrone ha bisogno della sua libertà in questo momento e non
io, poichè egli sa tutto, ed io non so niente. Lo si crederà arrestato,
e ciò gli darà del tempo; fra tre giorni io dirò chi sono, e bisognerà
bene che mi facciano sortire.»
-- Bravo Athos! cuore nobile, mormorò d'Artagnan, io lo riconosco bene
da ciò! e che cosa hanno fatto gli sbirri?
-- Quattro lo hanno condotto via, non so bene se alla Bastiglia, o
al Forte il Vescovo; due sono rimasti con gli uomini neri che hanno
frugato da per tutto e che hanno preso tutte le carte. Finalmente li
due ultimi, durante questa spedizione, montavano la guardia alla porta,
quindi, quando tutto è stato finito, essi sono partiti, lasciando la
casa vuota, e tutto aperto.
-- E Porthos? e Aramis?
-- Io non li ho trovati, essi non son venuti.
-- Ma essi possono venire da un momento all'altro, perchè tu gli hai
lasciato detto che io li aspettava?
-- Sì, signore.
-- Ebbene! non muoverti di qui; se essi vengono previenli di quanto mi
è accaduto, e che mi aspettino all'osteria della Pigna; qui vi sarebbe
del pericolo a rimanere, la casa può essere spiata. Io corro dal signor
de Tréville per metterlo a parte di tutto, quindi li raggiungerò.
-- Sta bene, signore, disse Planchet.
-- Ma resterai tu? non avrai paura? disse d'Artagnan ritornando indietro
per raccomandare il coraggio al suo lacchè.
-- Siate tranquillo, signore, disse Planchet, voi non mi conoscete
ancora; quando mi ci metto, sono bravo; andate, il tutto sta che io mi
ci metta: d'altronde io son Piccardo.
-- Allora tutto è combinato, disse d'Artagnan; tu ti farai piuttosto
uccidere che lasciare il tuo posto.
-- Sì, signore, non v'è niente che io non sia disposto a fare per
provarvi il mio attaccamento.
-- Buono, disse fra se stesso d'Artagnan; sembra che il metodo che io ho
adoprato con questo giovane sia veramente il migliore: io ne userò ogni
qualvolta se ne presenti l'occasione.
E con tutta la sveltezza delle sue gambe, di già alcun poco affaticate
per le corse della giornata, d'Artagnan si diresse verso la strada del
Colombaio.
Il sig. de Tréville non era nel suo palazzo; la sua compagnia era di
guardia al Louvre; egli era al Louvre con la sua compagnia.
-- Gli abbisognava di giungere fino al Sig. de Tréville; era necessario
che fosse prevenuto di tutto ciò che accadeva. D'Artagnan risolvette di
tentare l'entrata al Louvre. Il suo uniforme di guardia nella compagnia
del sig. des Essarts gli doveva essere il suo passaporto. Discese
dunque la strada dei Piccoli-Agostiniani e rimontò la riviera per
passare il Ponte-nuovo. Per un momento aveva avuta l'idea di passare
con la barca; ma giungendo alla riva del fiume, aveva macchinalmente
introdotta la sua mano in saccoccia, e si era accorto di non aver di
che pagare il passatore.
Mentre giungeva all'altezza della strada Guénégaud, vide sboccare dalla
strada Delfino un gruppo composto di due persone il di cui andamento
lo colpì. Le due persone che componevano il gruppo erano un uomo ed una
donna.
La donna aveva la statura della sig. Bonacieux e l'uomo rassomigliava
moltissimo al sig. Aramis.
Inoltre la donna aveva quel mantello nero che d'Artagnan vedeva ancora
disegnarsi davanti alla finestra della strada Vaugirard, e sopra la
porta della strada d'Arpa.
Di più, l'uomo portava l'uniforme dei moschettieri.
Il cappuccio della donna era calato avanti agli occhi, l'uomo teneva il
suo fazzoletto avanti il viso; entrambi, questa doppia precauzione lo
indicava, entrambi avevano dunque interesse a non essere conosciuti.
Essi presero il ponte; questa era la strada di d'Artagnan, e poichè
d'Artagnan si portava al Louvre, li seguì.
D'Artagnan non aveva fatto venti passi che fu convinto che questa donna
era la sig. Bonacieux e che quest'uomo era Aramis.
Egli sentì nel medesimo istante tutti i sospetti della gelosia agitarsi
nel suo onore.
Egli era doppiamente tradito, e dal suo amico, e da quella che egli
di già amava come sua amica. La sig. Bonacieux gli aveva giurato
formalmente che non conosceva Aramis, e un quarto d'ora dopo che gli
avea fatto questo giuramento ella la ritrovava sotto il braccio di
Aramis!
D'Artagnan non riflettè solamente che egli conosceva la bella da tre
ore appena, che egli non gli doveva che un poco di riconoscenza, per
averla liberata dagli uomini neri che volevano rapirla, e che ella
non aveva promesso niente; Egli si considerò come amante oltraggiato,
tradito, deriso; il sangue e la collera gli salirono al viso; egli
risolse di schiarire tutto.
La coppia che camminava innanzi erasi accorta di esser seguita, ed essi
avevano raddoppiato il passo.
D'Artagnan prese la corsa al momento che si ritrovarono avanti la
Samaritana illuminata da un fanale che proiettava la sua luce sopra
tutta questa parte di ponte.
D'Artagnan si fermò davanti a loro, essi si fermarono davanti a lui.
-- Che volete voi, signore? domandò il moschettiere addietrando di un
passo e con uno accento straniero che provava a d'Artagnan che egli
erasi ingannato in una parte delle sue congetture.
-- Non è Aramis! gridò egli.
-- No, signore, non è Aramis, e alla vostra esclamazione io vedo che voi
mi avete preso per un altro, e vi perdono.
-- Voi mi perdonate! gridò d'Artagnan.
-- Sì, rispose lo sconosciuto. Lasciatemi dunque passare, poichè voi non
l'avete meco.
-- Voi avete ragione, signore, disse d'Artagnan, io non l'ho con voi ma
con la signora.
-- Colla signora! voi non la conoscete, disse lo straniero.
-- Voi vi sbagliate, signore, io la conosco.
-- Ah! fece la signora Bonacieux con un tuono di rimprovero; ah! signore
io aveva la vostra parola da militare e la vostra fede da gentiluomo:
sperava di poterci contar sopra.
-- Ed io signora.... disse d'Artagnan imbarazzato, voi mi avevate
promesso...
-- Prendete il mio braccio signora, disse lo straniero, e continuiamo la
nostra strada.
Frattanto d'Artagnan stordito, atterrato, annientato per tutto ciò
che gli accadeva, restava ritto colle braccia incrociate davanti al
moschettiere ed alla signora Bonacieux.
Il moschettiere fece due passi in avanti e allontanò con la mano
d'Artagnan.
D'Artagnan fece un salto in addietro e cavò fuori la sua spada.
Nello stesso tempo, e colla rapidità del lampo, lo sconosciuto cavò
fuori la sua.
-- In nome del cielo! milord, gridò la sig. Bonacieux gettandosi in
mezzo ai combattenti e prendendo le spade a piene mani.
-- Milord! gridò d'Artagnan illuminato da una subitanea idea; milord!
perdono, signore, ma sapeva io forse che voi eravate...? milord,
signora, perdono, cento volte perdono; ma io l'amava, milord, io era
geloso; voi sapete che cosa è amare, milord; perdonatemi, e ditemi come
posso farmi ammazzare per la vostra grazia.
-- Voi siete un bravo giovane, disse Buckingham stendendo la mano a
d'Artagnan che questi strinse rispettosamente; voi mi offrile i vostri
servigi, io gli accetto; seguiteci a venti passi di distanza fino al
Louvre e se qualcuno ci spia, uccidetelo!
D'Artagnan mise la sua spada sotto il braccio, lasciò prendere alla
sig. Bonacieux e al duca il vantaggio di venti passi, e li seguì,
pronto ad eseguire alla lettera le istruzioni del nobile ed elegante
ministro di Carlo I.
Ma fortunatamente il giovane di scorta non ebbe alcuna occasione di
dare al duca questa pruova della sua devozione, e la giovine sposa e
il moschettiere entrarono al Louvre, per la porta secreta, senza essere
inquietati da alcuno.
In quanto a d'Artagnan egli si portò subito all'osteria della Pigna,
ove trovò subito Porthos e Aramis che lo aspettavano.
Ma, senza dar loro spiegazione sull'incomodo che loro aveva cagionato,
disse che aveva terminato il suo affare pel quale egli aveva un istante
creduto di aver bisogno del loro intervento.
E ora, trasportati come noi siamo dal nostro racconto, lasciamo i
nostri tre amici ritornare ognuno alle proprie abitazioni, e seguiamo
nei laberinti del Louvre il duca di Buckingham e la sua guida.
CAPITOLO XII.
GIORGIO WILLIERS DUCA DI BUCKINGHAM
La signora Bonacieux e il duca entrarono al Louvre senza difficoltà;
la sig. Bonacieux era conosciuta per essere al servizio della regina:
il duca portava l'uniforme dei moschettieri del sig. de Tréville, che,
come abbiamo detto, erano di guardia in quella sera. D'altronde Germano
era negli interessi della regina, e se accadeva qualche cosa, la sig.
Bonacieux sarebbe stata accusata di avere introdotto il suo amante
al Louvre, ecco tutto; ella prendeva sopra di se la colpa, la sua
riputazione sarebbe stata perduta è vero; ma di una piccola merciaia?
Una volta entrati nell'interno della corte il duca e la giovane
seguirono il piede del muro per lo spazio di circa venticinque passi;
percorso questo spazio la sig. Bonacieux spinse una piccola porta di
servizio, che il giorno stava aperta, ma che ordinariamente si chiudeva
nella notte; la porta cedè; entrambi si introdussero e si trovarono
nella oscurità, ma la sig. Bonacieux conosceva tutti i giri e rigiri
di questa parte del Louvre, destinata alla bassa corte. Ella chiuse
le porta dietro di se, prese il duca per la mano, fece qualche passo
a tastone afferrò una bronca della scala, toccò con un piede il primo
scalino, e cominciò a salire; il duca contò due piani. Allora ella
prese a destra, seguì un lungo corridoio, tornò a discendere un piano,
fece qualche passo ancora, introdusse una chiave nella serratura, aprì
una porta e spinse il duca in un appartamento illuminato soltanto da
una lampada da notte, dicendogli:
-- Restate qui, milord duca, fra poco verrà.
Quindi ella sortì per la medesima porta, che chiuse a doppio giro,
dimodochè il duca si trovò prigioniero alla lettera.
Però, quantunque si trovasse isolato, bisogna dirlo, il duca
di Buckingham non provò un'istante di timore; una delle parti
caratteristiche del suo naturale era la ricerca delle avventure e
l'amore da romanzo. Coraggioso, ardito, intraprendente non era la
prima volta che arrischiava la sua vita in simili tentativi; egli avea
saputo che questo preteso messaggio della regina, sulla fede del quale
egli era venuto a Parigi, era un laccio, e invece di ritornarsene in
Inghilterra, abusando della posizione in cui era stato messo, aveva
dichiarato alla regina che egli non partirebbe senza averla prima
veduta. Sulle prime la regina aveva positivamente ricusato, quindi
finalmente aveva temuto che il duca, esasperato, non facesse qualche
follia. Ella si era già decisa a riceverlo e a supplicarlo di partire
subito, allorchè, la stessa sera della decisione, la signora Bonacieux,
che era stata incaricata di andare a cercare il duca e condurlo al
Louvre, fu rapita. Per due giorni si ignorò affatto ciò che fosse
accaduto di lei, e tutto rimase sospeso. Ma una volta libera, una volta
rimessa in rapporto con la corte, le cose avevano preso un altro corso,
ed ella eseguiva la perigliosa intrapresa che senza il suo arresto,
ella avrebbe compiuta tre giorni prima.
Buckingham, rimasto solo, si avvicinò ad uno specchio. Quell'abito da
moschettiere gli andava a meraviglia. A trentacinque anni, che egli
aveva allora, egli passava a giusto titolo per il più bel gentiluomo
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