-- Ah! Porthos! gridò uno degli astanti, non tentare di farci credere
che questa bandoliera ti venga dalla generosità paterna: essa ti sarà
stata regalata da quella dama velata colla quale io t'incontrai l'altra
domenica, verso la porta Sant-Onorato.
-- No, sul mio onore, parola da gentiluomo, io l'ho comprata da me
stesso, e coi miei propri denari, rispondeva colui che era stato
indicato sotto il nome di Porthos.
-- Sì, come io ho comprato, disse un altro moschettiere, questa borsa
nuova, con ciò che il giorno innanzi vi aveva messo la mia amica.
-- In verità, disse Porthos, e la prova ne è che l'ho pagata dodici
doppie.
L'ammirazione raddoppiò, quantunque continuasse ad esistere il dubbio.
-- È vero, Aramis? fece Porthos voltandosi verso un altro moschettiere.
Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con quello che
lo interrogava, e che lo aveva chiamato col nome di Aramis: era un
giovine di ventidue o ventitre anni appena, colla fisonomia ingenua e
docile, l'occhio nero e dolce, colle guance rosee e vellutate come una
pesca d'autunno; i suoi baffi sottili, si disegnavano sul suo labbro
superiore in linea perfettamente dritta; le sue mani sembravano temere
lo abbassarsi per timore che le vene s'inturgidissero troppo, e di
tratto in tratto si pizzicava l'estremità delle orecchie per mantenerle
di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine egli parlava poco e
lentamente, salutava molto, rideva senza rumore mostrando i suoi denti
che erano bellissimi, e di cui, come di tutto il resto della persona,
sembrava prendere grandissima cura. Egli rispose con un segno di testa
affermativo alla interpellazione del suo amico.
Questa affermativa sembrò aver troncati tutti i dubbi sul conto della
bandoliera, si continuò dunque ad ammirarla, ma non se ne parlò più, e
per una di quelle bordeggiate rapide del pensiero, la conversazione ad
un tratto passò sopra un altro argomento.
-- Che pensate voi di ciò che racconta lo scudiero di Chalais? domandò
un altro moschettiere senza interpellare direttamente alcuno, ma
indirizzandosi al contrario a tutti.
-- E che cosa racconta egli? domandò Porthos con tuono altero.
-- Egli racconta di aver trovato a Brusselle Rochefort, l'anima dannata
del ministro, travestito da cappuccino; questo maledetto Rochefort,
mercè questo travestimento ha infinocchiato il signor Laiques come un
vero imbecille.
-- Come un vero imbecille, disse Porthos! Ma la cosa è poi sicura?
-- Mi fu raccontata da Aramis, rispose il moschettiere.
-- Davvero?
-- E voi lo sapete bene, Porthos, disse Aramis, io l'ho raccontato a voi
pure jeri, non ne parliamo dunque più.
-- Non ne parliamo più! ecco la vostra opinione disse Porthos. Non
ne parliamo più! Peste, come concludete presto! Come, il ministro fa
spionare un gentiluomo; fa intercettare la sua corrispondenza da un
traditore, un brigante, fa, coll'ajuto di questo spione e mercè questa
corrispondenza, tagliar la testa a Chalais, sotto lo stupido pretesto
ch'egli ha voluto uccidere il re e maritare la regina con Monsieur;
nessuno sapeva una parola di quest'enimma: voi ce lo significaste jeri
con grande stupore di tutti, e quando noi siamo ancora sbalorditi da
questa notizia, voi oggi venite a dirci: non ne parliamo più!
-- Parliamone dunque, vediamo, poichè voi lo desiderate, riprese Aramis
con pazienza.
-- Questo Rochefort! gridò Porthos, se fosse stato lo scudiero del
povero Chalais, passerebbe con me un brutto momento.
-- E voi, voi passereste un tristo quarto d'ora col duca Rosso, riprese
Aramis.
-- Ah! il duca Rosso, bravo, bravo, il duca Rosso! rispose Porthos
battendo le mani, ed approvando con la testa. Il duca Rosso al nostro
ministro, è un epiteto grazioso. Io diffonderò la parola, mio caro,
siate tranquillo. Ha molto spirito, questo Aramis! che disgrazia che
voi non abbiate potuto seguire la vostra vocazione, mio caro! che
delizioso abbate sareste diventato!
-- Oh non è che un ritardo momentaneo, riprese Aramis, un giorno io lo
sarò; voi sapete bene, Porthos, che io continuo a studiare la teologia
per questo.
-- Egli farà come dice, riprese Porthos, egli lo farà o presto o tardi.
-- Presto, disse Aramis.
-- Egli non aspetta che una cosa per decidersi del tatto, e per
riprendere la sua sottana che è appesa dietro il suo uniforme, riprese
il moschettiere.
-- E che cosa aspetta? domandò un altro.
-- Egli aspetta che la regina abbia dato un erede alla corona di Francia.
-- Non scherziamo su questo argomento, signori, disse Porthos, grazie a
Dio la regina è ancora in età da poterlo dare.
-- Si dice che il signor di Buckingham sia in Francia, riprese Aramis
con un sorriso beffardo che dava a questa frase, così semplice in
apparenza, un significato sufficientemente scandaloso.
-- Aramis, amico mio, per questa volta voi avete torto, interruppe
Porthos, e la vostra smania di dire cose spiritose vi trascina sempre
al di là dei limiti; se il signor de Tréville, vi sentisse, voi vi
trovereste male di aver parlato così.
-- Volete voi darmi una lezione, Porthos? gridò Aramis, nell'occhio
dolce del quale si vide passare un baleno.
-- Mio caro, siate moschettiere o abbate; siate o l'uno o l'altro,
ma non l'uno e l'altro, riprese Porthos. Athos ve lo ha detto
ancora l'altro giorno, voi mangiate a tutte le rastelliere. Ah! non
c'inquietiamo, io ve ne prego; ciò sarebbe inutile: voi sapete bene
che questo è convenuto fra voi, Athos e me. Voi andate dalla signora
d'Aiguillon, e le fate la vostra corte; voi andate in casa della
signora di Bois-Tracy, la cugina della signora de Chevreuse, e passate
per essere grandemente nelle buone grazie della dama. Oh! mio Dio, non
confessate la vostra fortuna, non vi si chiede il vostro secreto. Si
conosce la vostra discrezione. Ma poichè possedete questa virtù, che
diavolo! fatene uso sul conto di Sua Maestà. Si occupi chi vorrà del re
e del ministro; ma la regina è sacra, e se qualcuno ne parla, che ciò
sia in bene.
-- Porthos, voi siete pieno di pretese come Narciso. Io ve ne prevengo,
rispose Aramis, voi sapete che odio la morale, eccetto che quando ella
è fatta da Athos. In quanto a voi, mio caro, voi avete una troppo
magnifica bandoliera per essere molto versato in morale. Io sarò
abbate quando mi converrà, frattanto io sono moschettiere, e in questa
qualità, io dico ciò che mi piace, e in questo momento mi piace di
dirvi che voi m'impazientite.
-- Aramis!
-- Porthos!
-- Eh! signori! signori! si gridò intorno ad essi.
-- Il signor de Tréville aspetta il signor d'Artagnan, interruppe il
lacchè aprendo la porta del gabinetto.
A questo annunzio durante il quale la porta rimase aperta, ciascuno si
tacque, e in mezzo al silenzio generale, il giovane guascone traversò
l'anticamera in una parte della sua lunghezza, ed entrò dal capitano
dei moschettieri, felicitandosi di tutto cuore di sfuggire così a
proposito alla fine di questa bizzarra contesa.
CAPITOLO III.
L'UDIENZA
Il signor de Tréville era sul momento di molto cattivo umore; ciò non
ostante, salutò gentilmente il giovane, che s'inchinò fino a terra, ed
egli sorrise nel ricevere il suo complimento, in cui l'accento bearnese
gli ricordava ad un tempo la sua gioventù ed il suo paese, doppia
rimembranza che fa sorridere l'uomo in tutte l'età. Ma avvicinandosi
quasi subito all'anticamera, e facendo a d'Artagnan un segno con la
mano come per chiedergli il permesso di terminare con gli altri prima
d'incominciare con lui, egli chiamò tre volte, alzando di più la voce a
ciascheduna volta, di modochè egli percorse tutti i suoi intermedj fra
l'accento imperativo e l'accento irritato.
-- Athos! Porthos! Aramis!
I due moschettieri coi quali abbiamo già fatta conoscenza, e che
corrispondevano ai due ultimi di questi tre nomi, lasciarono subito il
gruppo di cui facevano parte, e si avanzarono verso il gabinetto, la di
cui porta si richiuse dietro ad essi tosto che ne ebbero oltrepassato
il limitare. Il loro portamento, benchè non fosse del tutto tranquillo,
nonostante eccitò, per la sua disinvoltura piena ad un tempo di
sommissione, l'ammirazione di d'Artagnan che credeva in questi uomini
tanti semidei, e nel loro capo un Giove Olimpico armato di tutti i suoi
fulmini.
Quando i due moschettieri furon entrati, quando la porta fu chiusa,
quando il mormorio ronzante della anticamera fu ricominciato, mormorio
al quale senza dubbio aveva dato nuovo alimento la chiamata che era
stata fatta; quando finalmente il signor de Tréville silenzioso, e
col sopracciglio aggrottato, ebbe per tre o quattro volte misurata
la lunghezza del suo gabinetto, passando ciascheduna volta davanti a
Porthos e Aramis instecchiti e muti come alla parata, si fermò ad un
tratto in faccia a loro, e investendogli dalla testa ai piedi con uno
sguardo irritato:
-- Sapete ciò che mi ha detto il re, gridò egli, e ciò niente più tardi
di jeri a sera? lo sapete voi, signori
-- No, risposero dopo un momento di silenzio i due moschettieri, no,
signore, noi lo ignoriamo.
-- Ma io spero che voi ci farete l'onore di dircelo, aggiunse Aramis,
col tuono il più gentile, e colla più graziosa riverenza.
-- Mi ha detto che d'ora in avanti egli recluterà i suoi moschettieri
fra le guardie del ministro.
-- Fra le guardie del ministro! e perchè questo? domandò vivamente
Porthos.
-- Perchè egli vede bene che il suo vinello ha bisogno di essere
ingagliardito dal miscuglio di un vino buono.
I due moschettieri diventarono rossi fino nel bianco dell'occhio.
D'Artagnan non sapeva più ove si fosse, ed avrebbe voluto essere cento
piedi sotto terra.
-- Sì, sì, continuò il sig. de Tréville animandosi sempre più, sì, e
Sua Maestà aveva ragione, perchè egli è vero che i moschettieri fanno
una trista figura alla corte, il ministro raccontava jeri sera al
giuoco del re, con un'aria di condoglianza che mi dispiacque assai,
che il giorno avanti questi dannati moschettieri, questi diavoli a
quattro, ed egli calcava su queste parole con un accento ironico che mi
dispiacque ancor più; questi scialacquatori, aggiunse egli guardandomi
col suo occhio da gatto tigre, avevano fatto tardi sulla strada Ferou,
in un'osteria, e che una pattuglia delle sue guardie, ho creduto che
egli mi andasse a ridere sul naso, era stata costretta di arrestare
i perturbatori, capperi! Voi dovete saperne qualche cosa! arrestare
dei moschettieri! voi vi eravate, voi altri; non vi difendeste, siete
stati riconosciuti, ed il ministro vi ha nominati. Ciò accade per
colpa mia, sì, per colpa mia, poichè sono io che faccio la scelta dei
moschettieri. Vediamo, voi, Aramis, perchè diavolo mi avete domandata
la casacca quando voi sareste stato così bene sotto la sottana?
Vediamo, voi, Porthos, non avete voi una bella bandoliera d'oro
peraltro che per attaccarci una spada di paglia? Athos! io non vedo
Athos: dove è egli?
-- Signore, rispose tristamente Aramis, egli è malato, gravemente malato.
-- Malato, gravemente malato, voi dite? e di qual malattia?
-- Si teme che possa essere il vajuolo, signore, rispose Porthos,
volendo mischiare a sua volta una parola nella conversazione, cosa che
sarà dispiacente, perchè certissimamente gli guasterà il viso.
-- Malato del vajuolo! ecco ancora un'altra gloriosa storia che
mi raccontate, Porthos! malato del vajuolo alla sua età! non può
essere!... sarà ferito senza dubbio, fors'anche ucciso... Ah! se io lo
sapeva!... Capperi! signori moschettieri io non intendo che si vadano
ad affollare così i luoghi cattivi, che si facciano delle questioni
sulla strada, che si menino sciabolate nei crociali delle vie. Io non
voglio infine che si dia argomento da ridere alle guardie del ministro
che sono composte di brava gente, tranquilla, destra, che non si
mettono mai nel caso di essere arrestate, e che d'altronde, ne sono
sicuro, essi non si lascerebbero arrestare! essi amerebbero meglio di
morire al loro posto di quello che fare un passo in addietro. Salvarsi,
sbaragliarsi, fuggire, questo è buono per i moschettieri del re!
Porthos e Aramis fremevano di rabbia. Essi avrebbero volentieri
strangolato il sig. de Tréville, se in fondo a tutto ciò non avessero
scorto che era il grande amore che portava loro che lo faceva parlare
in tal guisa. Essi battevano il piede sul tappeto, si mordevano le
labbra fino al sangue, e stringevano con tutta la loro forza la guardia
della loro spada. Al di fuori si era intesa la chiamata, come abbiamo
detto, Athos, Porthos e Aramis, e si era indovinato, dall'accento
della voce del sig. de Tréville, che egli era pienamente in collera.
Dieci teste curiose si erano appoggiate alla porta, e impallidivano
pel furore: perchè le loro orecchie incollate alla porta non perdevano
una sillaba di tutto ciò che si diceva, nel mentre che le loro bocche
ripetevano a peso, ed a misura le parole insultanti del capitano a
tutta la popolazione dell'anticamera. In un istante, dalla porta
del gabinetto fino alla porta di strada, tutto il palazzo fu in
ebollizione.
-- Ah! i moschettieri del re si fanno arrestare dalle guardie del
ministro! continuò il sig. de Tréville furioso internamente quanto
i suoi soldati, ma dicendo a scatti le sue parole, e vibrandole una
ad una per così dire come tanti colpi di stiletto nel petto dei suoi
uditori. Ah! sei guardie del ministro arrestano sei moschettieri di Sua
Maestà! Capperi! io ho fatta la mia risoluzione. Io vado di corsa al
Louvre: io domando la mia dimissione di capitano del re, per chiedere
un posto di sottotenente nelle guardie del ministro. E se egli mi
rifiuta, cappita! io vado a farmi frate.
A queste parole il mormorio dell'esterno divenne un'esplosione;
dappertutto non si sentiva che giuramenti e bestemmie. I cappita! le
morti di tutti i diavoli! s'incrociavano per l'aria. D'Artagnan cercava
una tenda dietro la quale potersi nascondere, e si sentiva una volontà
smisurata di cacciarsi sotto la tavola.
-- Ebbene! mio capitano, disse Porthos fuori di se, la verità è che
noi eravamo sei contro sei, ma noi siamo stati presi alla traditora, e
primachè noi avessimo avuto il tempo di cavare le nostre spade due dei
nostri erano già morti e Athos gravemente ferito, non valeva niente
di più. Poichè voi lo conoscete, Athos; ebbene! capitano, egli ha
tentato due volte di rialzarsi e due volte è ricaduto. Però noi non
ci siamo arresi, no! ci hanno trascinati a forza. Cammin facendo noi
ci siamo salvati. In quanto ad Athos, fu creduto morto, e fu lasciato
tranquillamente sul campo di battaglia, non credendo che valesse la
pena di trasportarlo. Ecco la storia. Che diavolo! capitano, non si
possono vincere tutte le battaglie. Il gran Pompeo ha perduto quella
di Farsaglia, e il re Francesco I, che, a quanto ho inteso dire, era
coraggioso quanto un altro; però ha perduto quella di Pavia. Ed io
ho l'onore di assicurarvi, che ne ho ammazzato uno colla sua propria
spada, disse Aramis, perchè la mia fu spezzata alla prima parata.
Ucciso o pugnalato, signore, come più vi piace.
-- Io non sapeva questo, riprese il signor de Tréville con un tuono
un poco più raddolcito. Il ministro aveva dunque esagerato, a quanto
sembra.
-- Ma di grazia, signore, continuò Aramis, che vedendo il suo capitano
rappacificarsi, azzardava una preghiera, di grazia, signore, non dite
che Athos pure è ferito; egli sarebbe alla disperazione se questa cosa
giungesse alle orecchie del re, e siccome la sua ferita è delle più
gravi, attesochè dopo avere attraversata la spalla essa penetra nel
petto, sarebbe a temersi...
Nel medesimo istante la portiera si alzò, e una nobile e bella, ma
spaventosamente pallida testa comparve sotto la frangia.
-- Athos! gridarono i due moschettieri.
-- Athos! ripetè lo stesso de Tréville.
-- Voi mi avete chiamato, signore, disse Athos a de Tréville con una
voce indebolita ma perfettamente calma, voi mi avete chiamato, a quanto
mi hanno detto i nostri camerati, ed io mi affretto di venire a sentire
i vostri ordini: eccomi, signore, che volete da me?
E a queste parole il moschettiere, in tenuta irreprensibile, cinghiato
come era di costume, entrò con passo fermo nel gabinetto. Il sig. de
Tréville commosso fino al fondo del cuore per questa prova di coraggio,
si precipitò a lui incontro:
-- Io era in vena di dire a questi signori, aggiunse egli, che io
proibisco ai miei moschettieri di esporre la loro vita senza necessità,
perchè la brava gente è cara al re, e il re sa che i suoi moschettieri
sono la più brava gente della terra. La vostra mano, Athos.
E senza aspettare che il nuovo arrivato rispondesse a questa prova di
affezione, il signor de Tréville afferrò la sua mano destra, e gliela
strinse con tutte le sue forze, senza accorgersi che Athos, per quanto
fosse grande l'impero che aveva su di se stesso, lasciò sfuggirsi un
movimento di dolore, e impallidì ancor più, cosa che si sarebbe potuta
credere impossibile.
La porta era rimasta socchiusa, tanto avea prodotta sensazione l'arrivo
di Athos, di cui, ad onta del segreto, era da tutti conosciuta la
sua ferita. Un urlo di soddisfazione accolse le ultime parole del
capitano, e due o tre teste, trascinate dall'entusiasmo, apparvero
sotto l'apertura della portiera. Senza dubbio, il sig. de Tréville
stava per reprimere con risentite parole questa infrazione alle leggi
dell'etichetta, allorquando sentì ad un tratto la mano di Athos
incresparsi sotto la sua, e fissando gli occhi sul di lui viso si
accorse che stava per svenire. Nel medesimo istante Athos, che aveva
raccolte tutte le sue forze per resistere al dolore, fu vinto da
questo, e cadde sul pavimento come se fosse morto.
-- Un chirurgo! gridò il sig. de Tréville. Il mio, quello del re, il
migliore! un chirurgo! oh capperi! il mio bravo Athos muore.
Alle grida del sig. de Tréville tutti si precipitarono nel suo
gabinetto senza che egli pensasse a chiudere la porta ad alcuno,
ciascuno si adoperava intorno al ferito. Ma tutto questo adoprarsi
sarebbe stato inutile se il richiesto dottore non si fosse ritrovato
nello stesso palazzo; egli fendè la folla, si avvicinò ad Athos sempre
svenuto, e siccome questo rumore e questo movimento lo incomodavano
gravemente, egli domandò per prima cosa, e come la più urgente, che
il moschettiere fosse trasportato in una camera vicina. Il sig. de
Tréville aprì tosto una porta mostrando la via a Porthos e ad Aramis,
che trasportarono il loro camerata sulle loro braccia. Dietro a questo
gruppo camminava il chirurgo, e dietro il chirurgo si richiuse la
porta.
Allora il gabinetto del sig. de Tréville, questo luogo ordinariamente
tanto rispettato, divenne momentaneamente una succursale
dell'anticamera. Ciascuno discorreva, perorava, parlava ad alta voce,
giurava, sacramentava, mandava il ministro e le sue guardie a tutti i
diavoli.
Un istante dopo, Porthos e Aramis rientrarono; il chirurgo ed il sig.
de Tréville soltanto erano rimasti presso il ferito. Finalmente il
sig. de Tréville rientrò egli pure. Il ferito aveva ripreso l'uso dei
sensi; il chirurgo dichiarava che lo stato del moschettiere non aveva
niente che potesse allarmare i suoi amici, e che la sua debolezza era
puramente e semplicemente cagionata dalla perdita del sangue.
Quindi il sig. de Tréville fece un segno colla mano, e ciascuno
si ritirò, eccetto d'Artagnan, che non dimenticava di dovere avere
udienza, e che, colla tenacità di Guascogna, era rimasto allo stesso
punto.
Allorquando tutti furono sortiti, e che la porta fu chiusa, il sig.
de Tréville si ritrovò solo in faccia al giovane. L'avvenimento che
era accaduto gli aveva in qualche modo fatto perdere il filo delle
sue idee. Egli s'informò dunque di ciò che voleva da lui l'ostinato
sollecitatore. D'Artagnan pronunziò allora il suo nome, ed il sig. de
Tréville riordinando ad un tratto la memoria del passato col presente,
si ritrovò al corrente della situazione.
-- Perdono, diss'egli, sorridendo, perdono, mio caro compratriota, io vi
aveva del tutto dimenticato. Che volete! un capitano non è che un padre
di famiglia sopraccaricato di una maggior responsabilità di quella dei
padri di famiglia ordinarj. I soldati sono figli grandi; ma siccome mi
sta a cuore che gli ordini del re siano eseguiti, e soprattutto quelli
del ministro...
D'Artagnan non potè dissimulare un sorriso. Da questo sorriso il signor
de Tréville giudicò che egli non aveva a che fare con uno stupido, e
venendo direttamente al fatto, cambiando d'improvviso il discorso:
-- Io ho amato molto il vostro signor padre, disse egli. Che posso fare
io per suo figlio? fate presto, il mio tempo non è mio.
-- Signore, disse d'Artagnan, nel lasciare Tarbes e nel venire qui, io
mi proponeva di domandarvi, in rimembranza di quell'amicizia che voi
non avete perduta di mente, una casacca da moschettiere; ma dopo tutto
ciò che vedo da due ore, capisco che un tal favore sarebbe enorme, e
temo di non meritarlo.
-- Questo è un favore di fatto, o giovane, rispose il sig. de Tréville;
ma egli può non essere tanto forte in vostro riguardo quanto voi lo
credete o fate sembianza di crederlo. Tuttavia una decisione di Sua
Maestà ha preveduto questo caso, ed io vi annunzio con dispiacere
che non si riceve più alcuno nei moschettieri senza aver fatto
un'antecedente prova in qualche campagna in certe azioni singolari, o
di due anni di servizio in un reggimento meno favorito del nostro.
D'Artagnan s'inchinò senza risponder parola. Egli si sentiva ancor più
avido d'indossare l'uniforme di moschettiere dappoichè vi erano tante
difficoltà da sormontare.
-- Ma, continuò de Tréville, fissando nel suo compatriota uno sguardo
penetrante che si sarebbe detto che egli voleva leggere fino al fondo
del suo cuore, ma, in favore di vostro padre, mio antico compagno, come
vi ho già detto, io voglio fare qualche cosa per voi, giovane. I nostri
cadetti di Bearn non sono ordinariamente ricchi, e io dubito che le
cose sieno grandemente cambiate dopo la mia partenza dalla provincia.
Voi dunque non ne dovete aver troppo, per vivere, del danaro che avete
portato con voi.
D'Artagnan si raddrizzò con aria orgogliosa, che voleva dire che egli
non domandava la elemosina a nessuno.
-- Sta bene, giovane, sta bene, continuò de Tréville, io conosco
quell'aria; io sono venuto a Parigi con quattro scudi in saccoccia, e
mi sarei battuto con chiunque mi avesse detto che io non era abbastanza
ricco per comprare il palazzo del Louvre.
D'Artagnan si raddrizzò sempre più: con la vendita del suo cavallo,
egli cominciava la sua carriera con quattro scudi di più che il sig. de
Tréville non aveva incominciata la sua.
-- Voi dovete dunque, diceva io, aver bisogno di conservare quello che
avete, per quanto grande ne sia la somma; ma voi dovete aver bisogno
ancora di perfezionarvi negli esercizi che convengono ad un gentiluomo.
Fin d'oggi io scriverò una lettera al direttore dell'Accademia Reale,
e cominciando da domani voi sarete ricevuto senza alcuna retribuzione.
Non rifiutate questo piccolo vantaggio. I nostri gentiluomini i
meglio nati ed i più ricchi qualche volta lo sollecitano senza poterlo
ottenere! Voi imparerete la cavallerizza, la scherma ed il ballo; voi
vi farete delle buone conoscenze, e di tempo in tempo verrete a vedermi
per dirmi a che punto siete, e se io posso fare qualche cosa per voi.
D'Artagnan per quanto fosse estraneo ai costumi della corte, s'accorse
della freddezza di questo ricevimento.
-- Ahimè! signore, diss'egli, oggi, m'accorgo bene di qual danno mi sia
la mancanza della lettera di raccomandazione che mio padre mi aveva
data per voi.
-- Infatti, rispose il sig. de Tréville, io mi meraviglio che
voi abbiate intrapreso un così lungo viaggio senza questa scorta
necessaria, nostra sola risorsa, a noi altri Bearnesi.
-- Io l'aveva, signore, e, grazie a Dio, in buona regola, ma me l'hanno
perfidamente rubata.
Egli raccontò tutta la scena di Méung, dipinse il gentiluomo
sconosciuto con tutti i suoi più piccoli dettagli, e il tutto con un
calore e una verità che si riconciliarono il sig. de Tréville.
-- Ecco ciò che è strano, disse quest'ultimo meditando, voi dovete aver
parlato di me ad alta voce?
-- Sì, signore, senza dubbio io ho commesso questa imprudenza; ma che
volete! un nome come il vostro doveva servirmi di scudo sulla strada.
Giudicate se io me ne sono servito per mettermi al coperto!
L'adulazione allora era molto in moda, ed il sig. de Tréville amava
l'incenso come un re, o come un ministro; egli non potè dunque,
impedirsi dal sorridere con una visibile soddisfazione; ma questo
sorriso scomparve ben presto, e ritornando a se stesso ed all'avventura
di Méung.
-- Ditemi, continuo egli, questo gentiluomo non aveva una leggera
cicatrice sulla tempia?
-- Sì, come la fa la sfioratura di una palla.
-- Non è egli un uomo di bel portamento?
-- Sì.
-- Di alta statura?
-- Sì.
-- Pallido di colorito, e bruno di pelo?
-- Sì, sì: è lui. Come accade, signore, che voi conoscete quest'uomo?
Ah! se io lo ritrovo, e lo ritroverò, io vi giuro, fosse ancora
nell'inferno...
-- Egli aspettava una donna? continuò de Tréville.
-- Egli almeno è partito dopo avere per pochi istanti parlato con la
donna che aspettava.
-- Voi sapete qual era l'argomento della loro conversazione?
-- Egli le consegnò un pacchetto, dicendole che questo pacchetto
conteneva le istruzioni, e le raccomandava di non aprirlo che a Londra.
-- Questa donna era inglese?
-- Egli la chiamava Milady.
-- È lui, mormorò de Tréville, è lui! io lo credeva ancora a Brusselle.
-- Oh! signore: se voi sapete chi è quest'uomo, gridò d'Artagnan,
indicatemelo, ditemi chi è, dove sta, ed allora vi tengo sciolto da
tutto, anche dalla vostra promessa di farmi entrare nei moschettieri,
perchè prima d'ogni altra cosa io voglio vendicarmi.
-- Guardatevi bene, giovane! gridò de Tréville; se voi, al contrario, lo
vedete venire da una parte della strada, passate dall'altra; non andate
ad urtare contro un simile scoglio, egli vi tritolerebbe come un vetro.
-- Ciò non m'impedisce, disse d'Artagnan, che se io mai lo ritrovo...
-- Frattanto, rispose de Tréville, io vi consiglio di non cercarlo:
questo è il consiglio che posso darvi.
Ad un tratto de Tréville si fermò colpito da un subitaneo sospetto.
Questo grand'odio che sì altamente manifestava il giovane viaggiatore
per quest'uomo, che, cosa poco verosimile, gli aveva rubata la lettera
di suo padre, quest'odio non poteva nascondere qualche perfidia? Questo
giovane non potevagli essere stato inviato dal ministro? Non poteva
egli venire per tendergli un qualche laccio! Questo preteso d'Artagnan
non poteva egli essere un qualche emissario del ministro che si cercava
di introdurre in sua casa, e che si voleva porre al di lui fianco per
sorprendere la sua confidenza, e per perderlo più tardi, come ciò era
stato praticato le mille volte? Egli guardò d'Artagnan più fissamente
ancora questa seconda volta di quello che non avesse fatta la prima.
Egli fu mediocremente rassicurato da quella fisonomia sfavillante di
spirito astuto e di umiltà affettata.
-- Io so bene che egli è Guascone, pensò egli, ma egli può esserlo tanto
per me che pel ministro. Vediamo, mettiamolo alla prova. Amico mio,
gli disse lentamente, io voglio, come al figlio del mio antico amico,
poichè ritengo vera la storia di questa lettera perduta, io voglio,
diceva, riparare alla freddezza che voi avete rimarcata nella mia
accoglienza, e scuoprirvi i segreti della nostra politica. Il re ed
il ministro sono i migliori amici, tutte le apparenti dissensioni non
sono che per ingannare gli stupidi. Io non pretendo che un compatriota,
un bel cavaliere, un bravo giovane, fatto per gli avanzamenti, sia
ingannato da tutte queste simulazioni e cada come uno stupido sul
vischio, a somiglianza di tanti altri che vi si sono perduti. Pensate
bene che io sono affezionato a questi due padroni che tutto possono,
e che giammai le mie serie dimostrazioni non avranno altro scopo che
quello del servizio del re e del ministro, uno dei più illustri genj
che la Francia abbia prodotti. Ora, giovane, regolatevi su ciò, e se
voi avete, sia per famiglia, sia per relazioni, sia per istinto ancora,
qualcuna di queste inimicizie contro il ministro, tali che noi vediamo
scoppiare nei nostri gentiluomini, ditemi addio, e lasciamoci. Io vi
ajuterò in mille circostanze, ma senza attaccarvi alla mia persona.
Io spero che la mia franchezza, in tutti i casi, vi farà diventare mio
amico, perchè voi siete qui il solo giovane a cui io abbia parlato come
faccio.
De Tréville diceva a se stesso:
-- Se il ministro mi ha mandato questo giovine volpe, egli non avrà
certamente mancato, egli che non sa a qual punto lo esecro, di dire al
suo spione che il miglior mezzo di farmi la corte è quello di dirmi
il peggio di lui; così malgrado le mie proteste il furbo compare mi
risponderà certamente ch'egli ha in orrore il ministro.
Accadde però altrimenti di ciò che si aspettava de Tréville; d'Artagnan
rispose colla più grande semplicità.
-- Signore, io vengo a Parigi con intenzioni del tutto uguali. Mio padre
mi ha raccomandato di non soffrire niente che dal re, dal ministro e da
voi ch'egli stima i tre primi personaggi della Francia.
D'Artagnan aggiungeva il signor de Tréville agli altri due, come si può
ben conoscere, ma egli pensava che questa aggiunta non doveva guastar
niente.
-- Io dunque ho la più gran venerazione pel ministro, ed il più profondo
rispetto per li suoi atti.
-- Tanto meglio per me, signore, se voi mi parlate, come voi lo dite,
con franchezza, perchè allora mi farete l'onore di stimare questa
rassomiglianza di gusti; ma se voi avete avuta qualche diffidenza,
altronde ben naturale, io m'accorgo di perdermi nel dire la verità; ma
tanto peggio, voi non per questo lascerete di stimarmi, e questa è la
cosa che più d'ogni altra mi sta a cuore in questo mondo.
Il signor de Tréville fu sorpreso all'ultimo punto. Tanta penetrazione
e tanta franchezza finalmente gli cagionavano ammirazione, ma non gli
toglievano del tutto i suoi dubbi, più questo giovane era superiore
agli altri giovani, più era da temersi s'egli si sbagliava. Non ostante
egli strinse la mano di d'Artagnan dicendogli:
-- Voi siete un onesto giovane, ma in questo momento io non posso
fare per voi che quello che or ora vi ho detto. La mia abitazione
vi sarà sempre aperta. Potendo voi chiedere di me ad ogni ora, e per
conseguenza afferrare tutte le occasioni, potrete ancora in seguito
ottenere ciò che ora desiderate.
-- Vale a dire, signore, ripreso d'Artagnan, che voi aspetterete ch'io
me ne sia reso degno? Ebbene! siate tranquillo, aggiunse egli colla
familiarità d'un Guascone, voi non aspetterete lunga pezza.
E salutò per ritirarsi come se oramai il restante non lo riguardasse.
-- Ma aspettate dunque, disse il sig. de Tréville fermandolo: io vi ho
promesso una lettera pel direttore dell'Accademia. Sarete voi tanto
fiero da non accettarla, mio giovane gentiluomo?
-- No, signore, disse d'Artagnan, e vi garantisco che questa non
andrà come l'altra: io la custodirò tanto bene che, ve lo giuro,
essa sarà rimessa al suo indirizzo, e disgraziato colui che tentasse
d'inviolarmela!
Il signor de Tréville sorrise a questa fanfaronata, e lasciando il
suo giovane compatriota nel vano della finestra ove si trovavano, ed
ove avevano parlato assieme, andò a sedersi ad una tavola, e si pose
a scrivere la promessa lettera di raccomandazione. In questo tempo,
d'Artagnan che non aveva niente di meglio da fare, si mise a battere
una marcia contro i cristalli, osservando i moschettieri che se ne
andavano gli uni dopo gli altri, e seguendoli collo sguardo fino a che
fossero scomparsi dai suoi occhi voltando all'angolo della strada.
Il signore de Tréville, dopo avere scritta la lettera, la sigillò, e
alzandosi si avvicinò al giovane per consegnargliela: ma nel momento
stesso in cui d'Artagnan stendeva la mano per riceverla, il signor de
Tréville fu meravigliato di vedere il suo protetto fare un sussulto,
arrossire di collera e slanciarsi dal gabinetto gridando:
-- Ah! per tutti i diavoli! egli non mi sfuggirà questa volta.
-- E chi è questo? domandò il sig. de Tréville.
-- Lui il mio ladro! rispose d'Artagnan. Ah! traditore!.
Ed egli disparve.
-- Che diavolo di pazzo! mormorò il sig. de Tréville. A meno che però,
questo non sia un modo furbo di schivarsi, vedendo che gli è mancato il
colpo!
CAPITOLO IV.
LA SPALLA D'ATHOS, LA BANDOLIERA DI PORTHOS, ED IL FAZZOLETTO D'ARAMIS
D'Artagnan furioso aveva traversata l'anticamera in tre salti, e
slanciandosi sulla scala contava di scenderne gli scalini a quattro, a
quattro, allorchè trasportato dalla sua corsa, andò colla testa bassa
ad urtare contro un moschettiere che sortiva dal signor de Tréville per
una porta secreta, e urtandolo di faccia contro una spalla, gli fece
mandare un grido, o piuttosto un urlo.
-- Scusatemi, disse d'Artagnan tentando di riprendere la sua corsa,
scusatemi, ma ho fretta.
Appena aveva egli disceso la prima scala, che una mano di ferro lo
prese per la sua sciarpa e lo fermò.
-- Voi avete fretta! gridò il moschettiere pallido come un lenzuolo,
sotto questo pretesto voi mi urtate, voi mi dite «scusatemi» e voi
credete che ciò basti? niente affatto, giovane mio. Credete voi,
perchè oggi avete inteso il signor de Tréville parlarci un poco
cavallerescamente, che ci si possa trattare com'egli ci parla?
Disingannatevi, compagno: voi non siete il sig. de Tréville.
-- In fede mia replicò d'Artagnan, che riconobbe Athos, che, dopo la
medicatura fatta dal chirurgo, ritornava alla sua stanza: in fede
mia non ho fatto a posta, e non avendolo fatto a posta, ho detto
«scusatemi». Mi sembra dunque che sia abbastanza. Vi ripeto però,
e questa volta forse è troppo, che in parola d'onore: ho fretta,
moltissima fretta. Lasciatemi dunque, io vi prego, e lasciatemi andare
ove ho che fare.
-- Signore, disse Athos lasciandolo, voi non siete educato. Si vede che
voi venite di lontano.
D'Artagnan aveva già discesi alcuni scalini, ma all'osservazione di
Athos si fermò sull'atto.
-- Per bacco! signore! diss'egli per quanto io venga di lontano, non
sarete certamente voi che mi darete una lezione di educazione ve ne
prevengo.
-- Forse sì, disse Athos.
-- Ah! se io non avessi tanta fretta, gridò d'Artagnan, a se non
corressi dietro a qualcuno....
-- Signor dalla fretta, voi mi troverete senza correre, intendete voi.
-- E dove, se vi piace?
-- Vicino ai Carmelitani-Scalzi.
-- A qual'ora?
-- Verso il mezzogiorno.
-- Verso il mezzogiorno, sta bene, vi sarò.
-- Procurate di non farmi troppo aspettare, poichè vi prevengo che a
mezzogiorno e un quarto sarò io che correrò dietro a voi, e nella corsa
vi taglierò le orecchie.
-- Buono disse d'Artagnan, vi sarò dieci minuti prima del mezzogiorno.
-- E si rimise a correre come se il diavolo lo trasportasse, sperando
di ritrovare ancora il suo sconosciuto, chè il suo passo tranquillo non
doveva averlo condotto molto lontano.
Ma alla porta di strada Porthos parlava con un soldato di sentinella.
Fra i due parlatori vi era precisamente lo spazio per un uomo.
D'Artagnan credè che questo spazio gli fosse sufficiente, e si slanciò
per passare come una freccia fra loro due. Ma d'Artagnan aveva fatto il
suo conto senza il vento. Mentre stava per passare, il vento s'ingolfò
nel lungo mantello di Porthos, e d'Artagnan venne a dare diritto nel
mantello. Senza dubbio Porthos aveva delle ragioni per non abbandonare
questa parte essenziale del suo vestito, perchè invece di lasciare
andare il lembo che teneva, lo tirò a se, di modo che d'Artagnan, si
avvolse nel velluto per un movimento di rotazione che si spiega per la
resistenza dell'ostinato Porthos.
D'Artagnan, sentendo giurare il moschettiere, volle sortire per
disotto al mantello che lo accecava, e cercò l'uscita fra le pieghe.
Egli soprattutto temeva di avere lesa la freschezza della magnifica
bandoliera che noi conosciamo; ma aprendo timidamente gli occhi,
si ritrovò col naso appoggiato fra le due spalle di Porthos, cioè
precisamente sulla bandoliera. Ahimè! come la maggior parte delle cose
di questo mondo, che non hanno per esso che l'apparenza, la bandoliera
era d'oro davanti, e di semplice pelle di bufalo per di dietro. Porthos
da vero gaudente com'era, non potendo avere una intera bandoliera
d'oro, ne aveva almeno la metà: si comprendeva allora la necessità del
raffreddore, e l'urgenza del mantello.
-- Cospetto! gridò Porthos, facendo tutti gli sforzi per sbarazzarsi di
d'Artagnan che gli bulicava nel dorso voi siete dunque arrabbiato per
gettarvi in tal modo sulle persone!
-- Scusatemi, disse d'Artagnan ricomparendo sotto la spalla del gigante,
ma io aveva fretta, io corro dietro un tale...
-- È forse per caso, che voi vi dimenticate degli occhi quando correte?
domandò Porthos.
-- No, rispose d'Artagnan piccato, e mercè i miei occhi, io vedo
eziandio quello che non vedono tutti gli altri.
Porthos, comprendesse o non comprendesse, fatto sta, che si lasciò
trasportare dalla sua collera.
-- Signore, vi prevengo che voi vi farete staffilare, se strofinate in
tal guisa i moschettieri.
-- Staffilare! signore, disse d'Artagnan, la parola è dura.
-- È quella che conviene ad un uomo abituato a guardare in faccia ai
suoi nemici.
-- Ah! per bacco, lo so bene io che voi non volterete le spalle ai
vostri.
Ed il giovane incantato della sua malizia, si allontanò ridendo a gola
piena.
Porthos colla schiuma per la rabbia fece un movimento per precipitarsi
sopra d'Artagnan.
-- Più tardi, più tardi, gridò questi, quando voi non avrete più il
vostro mantello.
-- A un'ora adunque, dietro il Luxembourg.
Ma nè nella strada che aveva percorsa, nè in quella che poteva
scorgere collo sguardo per intero, egli non vide alcuno. Per quando
lo sconosciuto fosse andato lentamente, aveva però sempre guadagnata
strada, o forse ancora poteva essere entrato in qualche casa.
D'Artagnan s'informò di lui da tutti quelli che incontrava; discese
fino al traghetto, rimontò per la strada della Senna, e la Croce-Rossa;
ma niente, assolutamente niente. Ciò non ostante questa corsa gli fu
profittevole in questo senso, cioè che mentre il sudore inondava la sua
fronte, il suo cuore si raffreddava. Egli si mise allora a riflettere
sugli avvenimenti ch'erano accaduti; essi erano numerosi e nefasti;
erano appena undici ore della mattina, e già la mattinata gli aveva
attirata la disgrazia del sig. Tréville, che poteva benissimo ritrovare
non molto cavalleresca la maniera con la quale lo aveva lasciato.
Inoltre, egli aveva accaparrati due buoni duelli con persone capaci
ciascuno di uccidere tre d'Artagnan; con due moschettieri infine, cioè
con due di quegli esseri ch'egli stimava tanto, e ch'egli metteva col
suo pensiero e col cuore, al di sopra di tutti gli altri uomini.
La congiuntura era trista. Sicuro di essere ucciso da Athos, si capirà
che il giovane non s'inquietava molto di Porthos. Per tanto, siccome la
speranza è l'ultima cosa che si estingue nell'uomo, giunse a sperare
ch'egli potrebbe sopravvivere, con ferite orribili, bene inteso, a
questi due duelli, e, nel caso di sopravvivenza, egli si fece per
l'avvenire i seguenti rimproveri:
-- Che testa senza cervello, che uomo stupido, ch'io sono! questo bravo
e disgraziato Athos era ferito precisamente nella spalla contro la
quale io ho battuto la testa a guisa di un becco. La sola cosa che
mi sorprende si è che non m'abbia ucciso sull'atto: egli ne aveva il
diritto, ed il dolore che io gli ho procurato deve essere stato atroce.
In quanto a Porthos, oh! in quanto a Porthos, in fede mia, è più
curiosa.
E suo malgrado il giovane si mise a ridere, guardando ciò nonostante se
questo riso isolato, e senza causa agli occhi di quelli che lo vedevano
ridere, non fosse stato per offendere qualcuno che passava.
-- In quanto a Porthos è più curiosa; ma io però, non per questo, sono
un meno miserabile stordito. E dove mai uno si può gettare in tal
guisa sulla gente senza neppur dirgli guardati? no! e si va a guardare
così sotto il mantello per vedervi ciò che non vi è? egli mi avrebbe
perdonato se io non gli avessi parlato di quella maledetta bandoliera,
con parole coperte, è vero, ma coperte molto bene! Ah! maledetto
Guascone ch'io sono! anderò a fare lo spiritoso nella padella da
friggere. Andiamo, d'Artagnan, amico mio, continuò egli parlando a se
stesso con tutta l'amenità che credeva doversi, se tu la scappi, cosa
che è poco probabile, bisognerà in avvenire essere di una gentilezza
perfetta. D'ora innanzi bisognerà che ti ammirino, che ti citino come
un modello. L'essere previdente e gentile non è viltà. Guarda piuttosto
Aramis: è la dolcezza e la grazia in persona. Ebbene! si è mai pensato
nessuno di dire che Aramis è un vile? no, certamente, e d'ora innanzi
io voglio modellarmi su di lui. Ah! eccolo precisamente.
D'Artagnan camminando, e parlando da solo, era giunto a pochi passi
del palazzo d'Aiguillon, e davanti a questo palazzo egli aveva veduto
Aramis parlare allegramente con tre gentiluomini della guardia del
re. Dal suo canto, Aramis aveva veduto d'Artagnan, ma siccome egli non
dimenticava che era stato davanti a questo giovane, che il signore de
Tréville si era lasciato trasportare nella mattina, e che un testimonio
dei rimproveri che i moschettieri avevano ricevuto non gli era in
alcun modo aggradevole, fece sembiante di non vederlo. D'Artagnan,
al contrario, tutto intento ai suoi piani di riconciliazione e di
cortesia, si avvicinò ai quattro giovani facendo loro un gran saluto
accompagnato dal più grazioso sorriso. Aramis inchinò leggermente la
testa, ma non sorrise affatto. Tutti e quattro, del resto, interruppero
nel medesimo istante la loro conversazione.
D'Artagnan non era così stupido da non accorgersi ch'egli v'era di
troppo; ma egli non era ancora assuefatto ai costumi del bel mondo
per sapersi togliere con disinvoltura da una falsa posizione, come
in generale è quella di un uomo che è venuto a mischiarsi con gente
ch'egli conosce appena, e in una conversazione che non gli riguarda.
Egli cercava in se stesso un mezzo di fare la sua ritirata il meno
goffamente che era possibile, allorchè rimarcò che Aramis aveva
lasciato cadere il suo fazzoletto, e per una inavvertenza senza
dubbio, vi aveva messo sopra il piede; il momento gli parve giunto
di riparare alla sua posizione; egli si abbassò, e coll'aria la più
graziosa che potè ritrovare, tirò il fazzoletto dal disotto del piede
del moschettiere, per quanto questi facesse sforzo per ritenerlo, e gli
disse nel consegnarlo:
-- Io credo, signore, che questo sia un fazzoletto che avreste
dispiacere a perderlo.
Il fazzoletto era in fatti riccamente orlato, e portava una corona
ed uno stemma in un angolo. Aramis arrossì eccessivamente e strappò
piuttosto che prese il fazzoletto dalle mani del Guascone.
-- Ah! ah! gridò una delle guardie; dirai tu ancora, secreto Aramis,
che tu non sei nel favore della signora di Bois-Tracy, quando questa
graziosa dama ha la gentilezza di prestarti i suoi fazzoletti?
Aramis lanciò a d'Artagnan uno di quegli sguardi che fanno comprendere
ad un uomo che egli si è acquistato un nemico mortale; quindi
riprendendo il suo tuono affabile:
-- Voi vi sbagliate, signori, diss'egli, questo fazzoletto non è mio,
e non so perchè il signore ha avuto a fantasia di rimetterlo a me
piuttosto che a uno di voi, e per prova di ciò che io lo dico, ecco il
mio nella mia saccoccia.
A queste parole, egli cavò il proprio suo fazzoletto molto elegante
e di fina battista, quantunque fosse molto costosa in quell'epoca, ma
fazzoletto senza ricami, senza arme, e ornato di una sola cifra; quella
del suo proprietario.
Questa volta d'Artagnan non disse parola, egli aveva riconosciuta la
sua goffaggine. Ma gli amici d'Aramis non si lasciarono convincere dal
suo negare; e uno di essi indirizzandosi al giovane moschettiere con
una serietà affettata:
-- Se la cosa è così, diss'egli, come tu pretendi, io sarò sforzato, mio
caro Aramis, di domandartelo, perchè, come tu sai, Bois-Tracy è uno dei
miei intimi, ed io non voglio che nessuno abbia a farsi un trofeo cogli
effetti di sua moglie.
-- Tu domandi ciò male, rispose Aramis, e mentre riconosco la giustizia
della reclamazione in quanto al fondo, io la rifiuterò in quanto alla
forma.
-- Il fatto è, azzardò timidamente d'Artagnan, che io non ho veduto
sortire il fazzoletto dalla tasca del signor Aramis. Egli vi aveva il
piede sopra, ecco tutto; ed ho pensato che avendovi il piede sopra, il
fazzoletto fosse suo.
-- E voi vi siete sbagliato, mio caro signore, rispose freddamente
Aramis, poco sensibile alla riparazione.
Poi, volgendosi verso quella guardia che si era dichiarata l'amico di
Bois-Tracy:
-- D'altronde, continuò egli, io rifletto, mio caro intimo di
Bois-Tracy, che io sono suo non meno tenero amico di quello che puoi
esserlo tu stesso, di modo che a tutto rigore questo fazzoletto può
essere egualmente sortito dalla tua saccoccia che dalla mia.
-- No, sul mio onore, gridò la guardia di Sua Maestà.
-- Tu hai giurato sul tuo onore, ed io sulla mia parola, ed allora vi
sarà evidentemente uno di noi due che mentirà. Prendi, facciamo meglio,
Montaran, prendiamone ciascuno una metà.
-- Del fazzoletto?
-- Sì.
-- Perfettamente, gridarono le altre due guardie, il giudizio del re
Salomone. Decisamente, Aramis, tu sei pieno di saggezza.
I due giovani scoppiarono dalle risa e, come si crederà bene,
l'affare non potè avere nessuna conseguenza. In capo ad un istante
la conversazione cessò, e le tre guardie ed il moschettiere, dopo di
essersi cordialmente stretta la mano, voltarono; le tre guardie da una
parte, e Aramis dall'altra:
-- Ecco il momento di fare la mia pace con questo galantuomo, sì
disse a se stesso d'Artagnan, che si era tenuto in disparte durante
l'ultima parte di questa conversazione; e, con questo buon sentimento
ravvicinandosi ad Aramis che si allontanava senza fare attenzione a
lui:
-- Signore, gli disse, io spero, che voi mi scuserete.
-- Ah! signore, interruppe Aramis, permettetemi di farvi osservare che
in questa circostanza voi non avete mai agito come doveva farlo un uomo
galante.
-- Che! signore, voi supponete...
-- Io suppongo, signore, che voi non siete un imbecille, e che voi
sapete bene, quantunque veniate dalla Guascogna, che non si tiene un
piede sopra un fazzoletto da tasca senza il suo perchè. Che diavolo!
Parigi non è già selciato di battista.
-- Signore, voi avete torto di cercare di umiliarmi, disse d'Artagnan,
in cui il naturale litigioso cominciava a parlare più alto che le
risoluzioni pacifiche. Io sono di Guascogna è vero, e, poichè voi
lo sapete, io non avrò bisogno di dirvi che i Guasconi sono un poco
rozzi, dimodochè quando si sono scusati una volta fosse ancora di una
sciocchezza, essi sono convinti che hanno già fatto la metà di più di
quello che non dovevano.
-- Signore, ciò che vi ho detto, rispose Aramis, non è per muovervi
contesa. Grazie a Dio! io non sono uno spadaccino, e non essendo
moschettiere che provvisoriamente, io non mi batto che allora quando vi
son costretto, e sempre ancora con una gran ripugnanza. Ma questa volta
l'affare è grave, perchè ecco qui una donna compromessa per cagione
vostra.
-- Per causa vostra, dovete dire! gridò d'Artagnan.
-- Perchè avete voi avuto la goffaggine di rendermi questo fazzoletto?
-- Perchè avete avuto voi quella di lasciarlo cadere?
-- Io l'ho detto, e lo ripeto, questo fazzoletto non è sortito dalla mia
tasca.
-- Ebbene! voi avete mentito due volte, signore! perchè io ve l'ho
veduto sortire.
-- Ah! voi la prendete su questo tuono, signor Guascone? ebbene io vi
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