Allora, finalmente, dopo lunghe divagazioni, dopo un silenzio imposto
dalla calma suprema dello spettacolo, una parola fu pronunziata in
quella conversazione di giovani: la Donna.
--Ah, parliamone!--diceva Fritz Eisenstein, portando alle labbra con
un gesto automatico il bicchiere e riponendolo tosto in mezzo alla
tavola.--Vi è stato un tempo in cui la fine di Edgardo Poe mi ha
sedotto....--E, con la stessa larghezza con cui aveva fatto gli onori
di casa ai compagni, egli cominciò a raccontare un suo fosco dramma
d'amore, con l'accento malfermo di chi, avendo rasentato un precipizio
e provate le prime vertigini, non può ripensare al pericolo senza
temere d'esserne tuttora minacciato.
Franz von Rödrich ascoltava attentamente, coi gomiti sulla tavola e la
testa fra le mani, mentre Ludwig Kopfliche, un po' abbandonato, le
braccia pendenti, gli occhi rovesciati, seguiva per aria le spirali
azzurrine della sua sigaretta odorosa.
--Ed io ero in questa orribile alternativa--diceva Fritz Eisenstein--o
di lasciare scoprire la mia relazione con quella donna, di vederla
perduta per sempre agli occhi del mondo, di esser la causa di una
rovina irreparabile, o di spingerla--io stesso!--in braccio all'unico
uomo che avrei voluto fare scomparire dalla faccia della terra!... Ah!
i miei capelli cominciano a brizzolarsi? Lo strano è come non sieno
già tutti bianchi di neve!...
Ludwig Kopfliche si attorcigliava ora lentamente i baffi candidissimi
sulla faccia d'un bel roseo di salute e di gioventù, e i suoi
occhietti luccicavano sotto la larga fronte curiosa.
--Non bisogna lamentarsi, perchè tutto può essere materia di studio e
di osservazione! Fra lo scatenarsi delle passioni più divoranti, c'è
da fare delle raccolte preziose di piccoli documenti e di piccoli
fatti!--Ed egli sviluppava le sue teorie di critico, di raffinato
dilettante, capace di lasciare un brano del proprio cuore in fondo a
una esperienza, pur di notare delle sensazioni nuove, o rare, o
complesse.
--Ma l'analisi non uccide il sentimento?
--Può anche crearlo! A furia di critica, si può costrurre--come
diciamo noi tedeschi--quel sentimento che più ti aggrada. L'amore?
Anche quello. Io posso far nascere in me l'amore, quando voglio,
artificialmente....
E mentre egli raccontava i risultati di qualcuna delle sue complicate
esperienze psicologiche, Fritz scuoteva la testa, e replicava,
opponendo argomento ad argomento, e caso a caso. Vive, appassionate,
enimmatiche, si evocavano intanto ai loro occhi le scomparse figure di
donne e, ad un tratto, dinanzi alla irrompente piena di ricordi, le
voci tacevano un poco. Allora si sentiva il silenzio solenne della
campagna assopita sotto il sole declinante, mentre l'azzurro del cielo
leggermente velato pareva l'immensa evaporazione del mare e le vele
latine si tingevano di porpora.
Con la fronte sulla palma della mano, Franz von Rödrich lasciava
annegare i suoi sguardi negli spazii profondi, e un brivido gli
serpeggiò pel corpo quando gli amici si volsero a lui, strappandolo un
po' bruscamente alla sua deliziosa -rêverie-.
--Franz, tu sei ammutolito?
--Non ci racconti la tua?
--Che cosa volete che io vi racconti?--rispose egli, con lo sguardo un
po' smarrito pel contrasto della chiara luce diffusa al largo e la
penombra della stanza, dalla quale il sole si era già ritirato.--Per
cercare che io faccia, non mi riesce di trovare in fondo alla mia
memoria nessun fatto che sia degno di interessarvi come i vostri hanno
interessato me. I casi più notevoli che mi sono capitati sono di
quelli che, con parola espressiva, si chiamano fiaschi. Ora, i fiaschi
è meglio vuotarli che raccontarli!--e nel ripetere il volgare doppio
senso v'era qualcosa d'amaro nell'espressione della sua fisonomia.
--Egli è che voi ne avete già vuotati parecchi--osservò Ludwig
Kopfliche, che non beveva quasi vino--e sarebbe prudente di cambiar
sistema!
--Conciliamo! conciliamo!--rispose Fritz Eisenstein porgendo un
bicchiere a Franz von Rödrich.--Vuota prima... Ora racconta!
--Volete? E sia! Ma non vi stupirete se nel mio racconto non v'è molto
nesso?... Io lascierò che i ricordi si svolgano da loro; e se vi
annoio, siamo intesi? la colpa è vostra. Voi avete conosciuta la
Cabianchi?
Fritz e Ludwig si guardarono.
--Quello splendore?... Quella maestà?...
--Sì, quello splendore, quella maestà di bellezza, completa, perfetta,
ideale! Quella bellezza che non si concepiva di poter ammirare
altrimenti che in ginocchio, dal basso all'alto, colle mani giunte,
nell'attitudine di un prete dinanzi all'idolo! Quella bellezza pura,
serena, intangibile e intatta! Io l'ho amata... Parlo con persone che
intendono che cosa si racchiuda in questa parola: Amore; quali
eterogenei elementi entrino a formarne il significato. Fra tutti i
secreti moventi che esercitavano la loro azione su di me, la curiosità
di leggere in fondo a quel cuore, di risolvere l'enimma di quegli
sguardi di sfinge tranquilla e superba, non era il meno forte.... Ma
io l'amavo con più semplicità; la desideravo, anima e corpo, e tanto
più intensamente, tanto più dolorosamente, quanto più scoraggiante era
la leggenda che correva su quella Groenlandia ghiacciata. Chi potea
vantarsi di aver avuto con quella donna una conversazione intima,
sulle cose del cuore e dell'anima? La sua intimità, io voleva
conquistarla. Ciò che mi arrestava di più in lei, era la sua serenità
divina, di creatura superiore, a cui gli omaggi, il culto, sono
dovuti, naturalmente; che nulla può commuovere, che nulla può
interessare, E la frase di Spinoza mi tornava alla memoria; «Chi ama
Dio non può far nulla perchè Dio lo ami in ricambio...» Vi era in
questa indifferenza dinanzi alle prove della mia più fervida
adorazione, della mia devozione più umile, qualche cosa che feriva il
mio amor proprio, acutamente; non pertanto mi facevo forza, e
persistevo, malgrado mille piccole amarezze, felice di sorprendere, di
tanto in tanto, qualche barlume nella freddezza metallica di quegli
sguardi. Alcune volte gli spiriti s'intendono, meglio che per via di
lunghi discorsi, in un minuto di silenzio eloquente.... Noi eravamo
alla terrazza del villino, verso il tramonto di una giornata
autunnale. Il cielo dell'orizzonte era d'un rosa tenero che, per
gradazioni delicatissime, sfumava in un verde impossibile a
definire... Io ero riuscito a farle leggere un romanzo d'amore; ne
avevamo parlato; mi era parso di scoprire, nel suo accento, qualcosa
di tremante, di commosso, al ricordo del dramma...--Che cosa è la vita
senza passione?...--Io ero stupito ancora delle mie parole; mi
aspettavo di vedermi guardato con occhio curioso, come si guarda un
originale, uno stravagante.... Ella guardava l'orizzonte, quel rosa e
quel verde che infondevano una grande dolcezza nel cuore. Vista così
di profilo, immobile, ai toni caldi del tramonto, ella era
schiacciante di bellezza ieratica.... Tacevamo, e l'ora fuggiva,
adorabile.... Lentamente, io avevo cavato il guanto dalla mia destra,
e pigliando a un tratto congedo da lei, tenni, per la prima volta, la
sua mano nuda nella mia. Era il freddo della sera? Un brivido mi passò
pel corpo a quel contatto soave. Quanto tempo si può stringere una
mano? Due, cinque secondi? A me parve che quella stretta durasse
indefinitamente. Alla sensazione di freddo che mi aveva scosso, ora
succedeva un tepore dolcissimo che, a ondate, dalla mano mi saliva pel
braccio e mi serpeggiava per tutti i nervi...--Ci rivedremo
presto?...--Martedì, al viale dei Platani.--Che scoppio d'allegrezza
nell'anima!... Io mi sorprendevo, per le strade affollate, ad
esclamare: È mia! È mia! Quanti mi avranno preso per pazzo?... Con
quale ansia aspettavo che il tempo scorresse, che arrivasse quel
martedì, quando avrei... che cosa! Non lo sapevo io stesso!... Io ero
lì, a percorrere il viale coperto d'un tappeto di foglie morte,
spiando la sua comparsa, sussultando ad ogni rumore, ad ogni forma
lontana... Ella non veniva ancora.... Degli amici m'incontravano, mi
trattenevano; io avrei voluto strozzarli.... Il tempo passava, le ore
suonavano una dopo l'altra all'antico convento di San Domenico, le
ombre si allungavano.... Ella non veniva.... Il freddo della sera mi
pungeva, le gambe mi si piegavano.... Ella non veniva... Perchè? Che
cosa le avevo fatto?... Ma insomma, non era quella mia disperazione
puerile? Un contrattempo fa presto a sorgere... Però io provai una
puntura acutissima, lancinante, quando, uscito di lì, nella baraonda
della via, la scorsi, serena, indifferente, incedere tra la folla con
lo sguardo fisso dinanzi a sè, senza guardare nessuno. Tu hai pratica
del magnetismo, Ludwig?... Io la chiamavo imperiosamente, cogli occhi,
e come ella si voltò a guardarmi, lo feci l'affronto di non salutarla.
Avevo voglia di piangere. Mi sentivo umiliato, avvilito da quella
indifferenza, da quella serenità. Mi rivedevo, ridicolo, lì, in quel
viale dei Platani, ad aspettare chi non veniva; a desiderare chi il
desiderio non aveva mai compreso... Io stetti quindici giorni senza
cercarla; meglio, evitandola. Poi la passione fu più forte. Ella
pareva non essersi accorta di nulla; mi accolse come l'avessi lasciata
il giorno prima. Le repulse decise, una dichiarata ostilità non mi
avrebbero fatto tanto male quanto quella incoscienza serena che
offendeva la mia passione d'amante e la mia dignità di uomo... Mi
allontanai ancora; poi tornai nuovamente a lei... Vado per le lunghe?
Un giorno, era sola. Come mi lasciai trascinare dalla piena
dell'affetto? Che cosa le dissi? Io ero stupito della mia eloquenza;
le frasi mi sgorgavano dalle labbra facili, incalzanti, come in certi
momenti di dormiveglia, quando ci sembra di parlare con la stessa
facilità con cui si legge in un libro stampato...--Voi non credete
all'amore? Che cosa bisogna fare per convenirvi? Come dimostrarvi di
che miracoli l'amore è capace? Come provarvi che non ostante
l'accumularsi del ghiaccio, tra i rigori iperborei, le fiamme d'un
vulcano possono erompere?...--Io ero al suo fianco, vicino, molto;
sentivo il suo profumo penetrante salirmi al cervello; la guardavo
supplicante... Nulla!... Non importa!... presi la sua mano nelle mie
mani scottanti... Ella la ritirò... Non importa!... non volevo che mi
sfuggisse, contavo di vincerla... Ah!... quella mano che ella mi aveva
tolto, ora me la porgeva!... Come? Come si fa l'elemosina ad un
miserabile, ad un fastidioso miserabile che vi stia dattorno,
inevitabilmente!... Nel suo sguardo, l'impassibilità del Dio... No!
Tutto il mio orgoglio dimenticato, soffocato, calpestato per l'amore
di quella donna, si ridestò gigante, irresistibile. No!.... Se io
avessi preso quella mano, sarei stato probabilmente l'amante della
signora Cabianchi. Quella mano, io non la presi....
--Ah! Tu non l'amavi!--esclamò Fritz Eisenstein, picchiando sulla
tavola e facendo col capo vivi segni di denegazione.
--E poi, scusa--aggiunse Ludwig Kopfliche accendendo un'altra
sigaretta--l'osservatore non deve aver tutte queste fisime pel capo!
La ricerca del fatto, innanzi tutto. Sarebbe bella che il fisico non
volesse curvarsi a guardare dentro il microscopio, col pretesto che
l'uomo deve tener alta la fronte! Sarebbe ancora più bella che il
fisiologo rinunziasse a provare l'efficacia d'un rimedio, per non
aprire le viscere d'una creatura vivente!
--Ah! eccomi giunto al mio secondo caso,--riprese Franz von Rödrich,
dopo aver lasciato dire gli amici fissando le vaghe forme vaporose che
si disegnavano all'orizzonte.--Una creatura vivente, e di che vita
intensa, acuta e torturante! Voi non l'avete conosciuta. Il suo nome?
Che cosa importa! Ella si chiamava la Leggiadria, la Grazia,
l'Incanto. Nulla, in lei, di regolare e di previsto; il volgo la
giudicava brutta. Ella era bella, della sovrumana bellezza consistente
nell'espressione, nella simpatia, nell'anima rivelantesi dagli
sguardi, dalla voce, dalla stessa attitudine di un corpo flessibile,
ondulante, superbamente modellato. Dal primo giorno che la vidi, una
dolcissima intimità si stabili fra di noi. Io non ricordo di aver mai
scambiato con lei, fuorchè in presenza di altre persone, i luoghi
comuni delle conversazioni quotidiane. Che scienza del cuore ella
aveva! Come era organata per la sofferenza l'eletta creatura, tutta
spirito, tutta fantasia,--e come aveva sofferto! Vi era una tragedia
nella sua vita, ed ella era ancora sotto l'impressione del fulmine
cadutole dinanzi. Come esprimere l'intenerimento che ella mi dava? Io
avrei voluto al mio comando ogni potenza per riparare l'evidente
ingiustizia commessa a suo danno dal Destino, per restituirle i suoi
sogni e le sue speranze, per cospargere di petali di rosa il suo
cammino.... A poco a poco, arrivai a credermi capace di questo
miracolo. Il prepotente amore nasceva in me: si traduceva, mio
malgrado, in ogni mia parola, in ogni mio atto. Ah! che -charme-! che
-charme-!... Ella mi comprendeva, mi era grata, mi amava.... Come
spiegare altrimenti la metamorfosi che si operava in lei, l'adorabile
sorriso che le splendeva ora negli umidi sguardi, la rifioritura di
tutto il suo essere oppresso e quasi avvizzito dall'inclemente
stagione?... Il mio più fervido voto stava dunque per essere compiuto?
La gioia aspettata stava dunque per entrarmi nel cuore!.. Oh, perchè,
invece, una nebbia di tristezza si levava in me lentamente, ed
invadeva le più recondite pieghe dell'anima? Perchè quel sentimento di
profonda, di angosciosa commiserazione alla vista della creatura
adorata? Perchè quella ostinata visione del male di cui le sarei stato
causa, delle nuove inevitabili lacrime, delle nuove torture? In
chiesa, un venerdì, il giorno che ella dedicava alla preghiera.... Era
in ginocchio dinanzi l'altare dell'Addolorata. Non mi vide. Io bevevo
la magia della sua vista, e il luogo, l'ora, tutto mi disponeva ad una
mistica tenerezza. Oh, la povera adorata creatura! Come era debole, e
tenue, e delicata, e fragile! Come il suo viso era lavato dal pianto!
Come il più leggiero tocco l'avrebbe fatta dolorosamente vibrare in
tutte le fibre! Come bisognava essere crudeli per tormentarla,
ancora!... E un giorno che noi eravamo soli, e che io le ero vicino, e
che le nostre fronti si avvicinarono per leggere le parole di un
poeta, le mie labbra le sfiorarono le tempie.... Un grido represso,
una angoscia nell'occhio rovesciato, uno scoloramento nel viso, un
affannoso sollevarsi del seno.... Io presi le sue mani, le sue povere
bianche mani tremanti che ella aveva portato sul cuore; io le baciai,
filialmente.... La sera ero partito, lontano....
--Ah! Tu non l'a...--cominciò Fritz Eisenstein; ma levandosi ad un
tratto da sedere, in preda ad una grande emozione, si corresse
vivacemente:--No! No!... Tu l'amavi; oh se l'amavi! Ed è bella, ed è
buona, ed è vera questa pietà!...
Ora, il cielo dell'oriente si colorava d'ametista e il mare si venava
di grandi striscie, come un amuerro. Le barche si avvicinavano alla
costa, in lunghe file, e il silenzio pareva piovere più profondamente
sulla campagna e sul mare.
--Che poesia nella rinunzia!--esclamò ancora Fritz Eisenstein, con un
gesto largo.
--Il Buddha! il Buddha!--disse sommessamente il raccontatore.
Allora Ludwig Kopfliche, il dilettante, si rialzò sulla sedia, buttò
la sua sigaretta, incrociò le braccia sulla sponda della tavola, e
immobile in tutta la persona, come un idolo antico, cominciò:
--Quando Sachia-Muni era ancora il principe Siddârtha, aveva ogni
virtù del perfetto cavaliere. In un punto soltanto non rassomigliava a
tutti gli altri. Nessuno era più abile di lui ad inseguire la caccia
per la foresta; ma quando, al galoppo del suo focoso cavallo, con
l'arco teso, vedeva saltellare rapidamente la gazzella spaurita,
invece di lanciare la freccia egli si arrestava, preso da un subito
tremore; e lasciando i suoi compagni, se ne andava con uno strano
sogno di tristezza e di pietà....
--«Voi che volete seguire la strada regale»--disse Franz von Rödrich,
interrompendo l'amico con un segno della mano--«ascoltate le quattro
grandi verità! La prima è di conoscere il dolore; la seconda di
penetrare la sua causa: il desiderio. La terza consiste nella fine del
dolore, che è l'amore di sè vinto, la brama domata. La quarta è di
conoscere la via che conduce al rifugio....»
E mentre il sole tramontava e il velo dell'ombra si distendeva sul
cielo e sul mare, i tre buddisti tacevano, nell'aspirazione al
promesso Nirvâna.
FINE.
INDICE.
PREFAZIONE............................Pag. V
Documenti umani....................... » 1
Il Passato............................ »17
Una dichiarazione..................... »79
Il memoriale del marito............... »97
Il ritratto del maestro Albani........ » 123
Studio di donna....................... » 145
Il Sacramento della penitenza......... » 169
Un caso imprevisto................... » 189
Donato del Piano...................... » 209
La Morta.............................. » 237
Le due faccie della medaglia.......... » 257
Una voce.............................. » 281
Epilogo............................... » 299
L'Orgoglio e la Pietà................. » 315
Prezzo del presente volume: Lire 3:50
D'imminente pubblicazione:
DA MASSAUA A SAATI
NARRAZIONE
DELLA SPEDIZIONE ITALIANA IN ABISSINIA
PER
VICO MANTEGAZZA
Vi sono aggiunte in appendice il testo completo del LIBRO VERDE
presentato in Parlamento il 24 aprile, la relazione ufficiale sul
combattimento di Saganeiti; e tutte le note Crispi e Goblet
sull'INCIDENTE DI MASSAUA.
-Un volume in-8 di 450 pagine con 76 incisioni-
LIRE SEI
ROMA E I ROMANI
DI
ARISTIDE GABELLI
UNA LIRA
ALL'ERTA, SENTINELLA!
RACCONTI NAPOLETANI DI
MATILDE SERAO
LIRE QUATTRO
-Nel 1889 uscirà:-
SULL'OCEANO
DI
EDMONDO DE AMICIS
-Dirigere commissioni e vaglia ai Fratelli Treves, in Milano.-
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