maggiore. Le facoltà intellettuali, che sono privilegio degli
uomini, dovrebbero, facendo antivedere i futuri bisogni,
dandoci coscienza delle molte e continue difficoltà,
persuaderci della convenienza dello sforzo continuato,
dell'energia costantemente sostenuta, dell'attenzione sempre
vigile; ma queste cose repugnano. Se gli uomini ne fossero
capaci, se ne fossero capaci tutti, chi può dire che cosa
sarebbero la scienza e la civiltà?
Uno psicologo francese, Giulio Payot, facendo queste
osservazioni nell'-Educazione della volontà-, crede, col Ribot,
che i primi sforzi di attenzione volontaria furono dovuti alle
donne delle tribù selvagge, costrette, per evitare le
bastonate, a un lavoro regolare, mentre i loro uomini si
riposavano beatamente. Questo giudizio, fra parentesi, potrebbe
far credere che l'autore sia femminista; ma, se egli trova la
capacità riflessiva nelle donne selvagge, dice pure che le
nostre donne sono altrettante marionette--«marionette
artificiosamente composte, e coscienti senza dubbio, ma col
principio di tutti i loro movimenti nella regione dei desiderî
involontarî e delle suggestioni esteriori»; e che si ha un
bell'impartir loro gli alti insegnamenti: «esse non arrivano
alla solida cultura. Possono mandare a memoria una quantità di
cose; ma non aspettate da loro nessuno sforzo d'immaginazione
creatrice. Difficilmente si ottiene che esse abbiano una
-personalità-; e il Manuel, da lunghi anni presidente della
-Giuria d'aggregazione- delle signorine, lo accerta in molti
dei suoi rapporti annuali».
Ma lasciamo stare il femminismo, del quale abbiamo già tenuto
troppo lungo discorso, e torniamo alla volontà. Il Payot dà un
buon esempio storico dell'indolenza abituale e degli impeti
momentanei di tutto un popolo. «Gli Arabi», dice, «hanno
conquistato un vasto impero. Essi non lo hanno conservato
perchè è loro mancata la costanza degli sforzi con la quale si
ordina l'amministrazione di un paese, si fondano le scuole, si
creano le industrie». Un esempio più semplice, ma più vicino a
noi, è quello offerto dal novanta per cento degli studenti, che
tutti gli anni, d'estate, insaccano scienza per passar l'esame,
e che, ottenuta la promozione, tornano all'ozio consueto. Un
certo numero di essi studenti stanno di mezzo tra gli oziosi e
i diligenti: il Payot li dice intenti ad un «lavoro ozioso:».
Sono quelli la cui attività manca di direzione; «poichè
l'energia della volontà si rivela non tanto negli sforzi
molteplici, quanto con l'orientazione verso un medesimo fine di
tutte le potenze dello spirito. Ecco qua un tipo di ozioso
molto frequente: è un giovane vivace, gaio, energico. Resta di
rado senza far nulla. Durante il giorno ha letto qualche
trattato di geologia, un articolo di Brunetière su Racine,
sfogliato alcuni giornali, riletto qualche nota, abbozzato uno
schema di dissertazione, tradotto alcune pagine d'inglese. Non
un solo istante egli è rimasto inattivo. I suoi compagni lo
ammirano per la potenza del lavoro e la varietà delle
occupazioni. Per lo psicologo, c'è in questa molteplicità di
lavori soltanto l'indizio d'una attenzione -spontanea-
abbastanza ricca, ma non ancora divenuta attenzione
-volontaria-. Cotesta pretesa potenza di lavoro svariato non
rivela se non una gran debolezza di volontà».
Fermiamoci qui un momento. Il Payot se la piglia legittimamente
contro questo tipo di studente che chiama -sparpagliato-; ma
non pensa che la colpa non è tutta imputabile all'infelice.
L'attività dello studente si sparpaglia perchè egli non è
capace di concepire e di porre in esecuzione un piano di studî;
ma a produrre quest'effetto non ha anche contribuito
l'eterogenea molteplicità delle cose che gli hanno dato da
studiare? Il Payot parla della geologia, della letteratura e
della lingua inglese; ma bisogna mettere nel conto la fisica e
la geografia, la chimica e la storia, la filosofia e la
botanica, il latino e la zoologia, la statistica e il greco.
Diremo noi, come il Payot inclina a credere, che la colpa sia
di chi ha compilato i programmi degli studî? La riforma dei
programmi eviterà mai questo prodigioso cumulo di discipline?
Non dipende esso dal prodigioso accumularsi del sapere umano? E
che diremmo di programmi i quali trascurassero la diffusione di
parte del sapere? Ecco qua: mentre scrivo, Errico Panzacchi
pubblica un articolo, che è molto lodato, per dimostrare la
necessità d'impartir nelle scuole l'insegnamento della storia
dell'arte, e Ugo Ojetti lo approva, notando come un caso
scandaloso che uno studente di lettere ignorasse dove è posta e
da chi scolpita la statua di San Giorgio. Non è veramente
scandaloso? Non bisogna istituire il nuovo insegnamento? La
storia dell'arte, necessaria agli artisti, non è utilissima a
ognuno? E, con la storia dell'arte, non vi sono tante altre
cose non meno utili e necessarie a sapersi? Tutte le volte che
il patrimonio intellettuale si accresce,--e questo fatto accade
tutti i giorni,--non è naturale che le nuove nozioni siano
partecipate agli studiosi, a tutti gli studiosi? E il
patrimonio intellettuale non è di tanto cresciuto, che abbiamo
visto la necessità di creare nuove scienze, di conferire la
dignità di discipline indipendenti ai rami delle antiche
discipline? Non abbiamo creato la psicologia, la statistica, la
fisiologia, la sociologia, la biologia, la chimica organica,
l'antropologia, la psichiatria, e via discorrendo? Se i
cervelli non ci resistono, se le attenzioni più deboli si
sparpagliano, la colpa non è tutta loro; la colpa è anche del
tempo troppo sapiente, della civiltà troppo progredita in mezzo
alla quale sono nati. L'avvocato, il medico, il professore
hanno una biasimevole tendenza a vivere della scienza
acquistata bene o male durante gli studî; ma, se anche essi
volessero, potrebbero seguire tutto quanto il movimento delle
loro discipline? Non avrebbero, in verità, neppure il tempo di
sfogliare quel che si stampa. Il progresso della scienza è
dovuto agli specialisti, a quelli che scelgono un capitolo, un
paragrafo, un comma del gran libro dello scibile, e che
dimenticano interamente il resto. Dall'altra parte stanno i
volgarizzatori enciclopedici, quelli che sanno di tutto un poco
e niente a fondo. Noi parlavamo, iniziando questi nostri
ragionamenti sopra alcuni caratteri del tempo presente, della
rarità delle opere di lunga lena, organiche, metodiche.
Guardiamoci intorno: quali sono le pubblicazioni più copiose?
Sono le -memorie- e i giornali. La -memoria-, che in poche
pagine presenta il frutto di anni e anni di ricerche sopra un
punto particolarissimo della scienza; il giornale, che sfiora
la sociologia, la statistica, l'etnografia, la psicologia, la
storia, la letteratura, la biologia, tutte quante le scienze.
Il Payot nota bensì il danno prodotto dal giornale; ma non
pensa che il giornale prospera appunto perchè soddisfa un
bisogno della nostra società; e il bisogno di tutti quanti noi
è quello di far presto; ai nostri giorni si corre, bisogna
correre, sui tranvai, sulle ferrovie, sui piroscafi o sulle
biciclette; bisogna volare col pensiero sui fili elettrici e
sulle colonne del giornale. Presto e bene raro avviene, dice il
motto; e la mediocrità è naturale conseguenza della fretta. Il
trionfo delle velleità sulle volontà, l'esaurimento delle
energie ne è un'altra.
II.
E il Payot non tiene conto di un'altra fatalità del nostro
tempo, dalla quale anche dipende l'abulia, l'incapacità di
volere e di agire. Questa fatalità è il trionfo dell'analisi.
La psicologia dimostra che un atto concepito è un atto
cominciato, che fra l'idea dell'atto e l'atto stesso non c'è
differenza essenziale. Dobbiamo concluderne che pensiero ed
azione sono tutt'uno? In fisica abbiamo un certo numero di
forze: la luce, il calore, l'elettricità. Uno studio attento ha
portato ad affermare che esse non sono tanto diverse quanto
sembrano, che anzi l'una si può mutare nell'altra, e che
insomma la forza è unica e varie ne sono soltanto le
manifestazioni. Ma che cosa importa questa nozione? Perchè
l'elettricità è o può essere calore, diremo noi ad un
assiderato di prendere in mano i fili di una corrente elettrica
per riscaldarsi? Perchè il calore è luce, consiglieremo a chi
non ha candele di mettersi a scrivere dinanzi alla bocca di un
forno? Nel mondo delle forze vi sarà unità fondamentale; ma le
manifestazioni dell'unica forza sono tanto diverse come se
dipendessero da forze realmente diverse. Così nel mondo della
materia. Abbiamo in chimica una quantità di sostanze che si
possono considerare come risultanti dal diverso aggruppamento
molecolare di una sostanza unica, elementare, primordiale; ma
il fiele ed il miele, l'acqua e la pietra saranno perciò la
stessa cosa?
Altrettanto dicasi del mondo morale. Vedemmo già che la
riflessione dalla quale dipende la scienza, e l'ispirazione
dalla quale nasce l'arte, sono in fondo tutt'uno: ma vedemmo
pure che arte e scienza, non che confondersi, si sono sempre
più distinte. L'energia vitale è una sola: non si può agire
senza pensare, non si può pensare senza agire; ma ciò non vieta
che questi due modi dell'attività umana si distinguano sino ad
opporsi e ad escludersi. Chi si butta a capo fitto in una
pugna, e dà e riceve colpi mortali, non può risolvere casi di
coscienza. Archimede che medita sopra un problema, non solo non
fugge all'avvicinarsi del nemico, ma non lo sente neppure
avvicinarsi. Ora l'abito di riflettere continuamente,
assiduamente, troppo, impedisce, od ostacola la capacità di
risolversi, di agire; viceversa l'azione incessante diffusa,
febbrile, non è compatibile con la meditazione. Per crederle
compatibili, il Maeterlinck ha dovuto dire che agire è
«aspettare, tacere e raccogliersi». Appunto uno dei caratteri
del nostro secolo, di questo tempo progredito, sapiente,
cosciente, troppo cosciente, è la preminenza del raccoglimento,
dell'analisi di coscienza, dell'esame interiore, del pensiero
speculativo. Quella stessa moltitudine di cognizioni che
disvoglia tanti dallo studio per la sua troppa varietà,
invoglia altri allo studio; e che altro è lo studio se non
riflessione ed analisi? E gli uomini di studio non sono, per
l'esperienza che ogni giorno ne vediamo, tutto il contrario
degli uomini d'azione? L'infiacchimento della volontà operosa,
fattiva, non è soltanto effetto del pensiero riflessivo; ma
anche causa. Noi non operiamo molto perchè pensiamo troppo; e
pensiamo troppo perchè operiamo poco. I due fenomeni sono ad un
tempo causa ed effetto l'uno dell'altro. La guerra contro i
simili e contro la natura è la dura legge dei popoli selvaggi:
essi non hanno dimora stabile, errano di luogo in luogo come un
gregge, si riparano, combattono, agiscono; non pensano, o
pensano quel tanto che bisogna per agire. Le società civili,
che non emigrano più, che non si dilaniano più--o quasi--che
sono assicurate quanto è possibile dai nemici naturali,
studiano, meditano, pensano. Cercate un Amiel tra gli Unni:
sarà alquanto difficile trovarlo; viceversa gli Attila
sono--almeno per ora--scomparsi. Noi non abbiamo grandi cose da
fare, perciò pensiamo; e quanto più pensiamo, tanto meno capaci
diventiamo di operare.
Il Payot, mettendo come condizione della volontà operosa la
riflessione meditativa, nega che tra le due vi sia antinomia.
Egli dice che il concetto dell'incompatibilità dipende da una
confusione. Azione e riflessione sono incompatibili, spiega, se
si confondono gli -agitati- con gli uomini d'azione veramente
degni del nome. «L'agitato è il contrario dell'uomo d'azione.
L'agitato ha bisogno d'agire: la sua attività si manifesta con
l'azione frequente, incoerente, fatta giorno per giorno. Ma
siccome nella vita, in politica, etc., si riesce soltanto per
mezzo della continuità dello sforzo in una stessa direzione,
quest'agitazione sussurrona fa molto rumore, ma poco o punto
profitto. L'attività orientata, sicura di sè stessa, implica la
meditazione profonda. E tutti i grandi attivi, come Errico IV e
Napoleone, hanno, prima d'agire, lungamente riflettuto». Alle
quali osservazioni si risponde che la distinzione fra
agitazione e attività è giusta, ma non prova nulla, o ben poco.
Certo: fra il pensiero profondo e l'agitazione scomposta e
pazzesca c'è opposizione evidente; ma ciò non vuol dire che tra
riflessione indefessa e attività fruttuosa vi sia identità. In
alcuni grandi uomini, molto rari, che sono per ciò oggetto di
tanta ammirazione, pensiero ed azione possono darsi la mano;
ma, se è vero che essi sono eccezioni, non bisogna addurli come
prova della regola. Il gas dà luce e calore insieme, ma ciò non
vuol dire che non vi siano calori oscuri e luci fredde. E poi,
se la grandezza dell'azione implica la grandezza del pensiero,
la reciproca non è altrettanto vera. Per fare grandi o anche
piccole cose, bisogna certo aver pensato poco o molto; ma si
può pensare moltissimo senza far quasi nulla. E questo è
appunto il pericolo, anzi l'inconveniente lamentato. Suggerire
di meditare per agire è inutile, se non dannoso. Non il
pensiero ci fa difetto; al contrario: noi pensiamo troppo. A
chi affoga non pare che sia da offrire un bicchier d'acqua.
È vero che il Payot consiglia la riflessione meditativa come
mezzo di affrancarsi dai pregiudizî, di confutare i luoghi
comuni del pensiero volgare, pigro e fiacco, di eccitare
nell'animo gagliardi impulsi e vivaci repulsioni. Non è
possibile, in questo senso, negare l'efficacia dell'abito
riflessivo. I cretini e gli apati non riescono a far niente. La
grandezza del pensiero interiore è condizione delle grandi
cose, dei grandi fatti; ma il pensiero può esaurirsi
sterilmente, inutilmente; e l'abuso è da evitare.
Altro punto della quistione. L'energia della volontà non è
possibile in un corpo debole: l'educazione dev'essere dunque
non soltanto intellettuale e morale, ma anche fisica. E questa
cosa è certa. Certa cosa è pure, come nota il Payot, che non
bisogna confondere la salute con la forza muscolare, e che gli
esercizî violenti in onore presso gl'Inglesi e gli Americani
sono tanto criticabili quanto lodevoli i razionali esercizî
ginnastici ai quali si dà la gioventù svedese. «Le grandi
vittorie umane non si guadagnano più in nessun luogo coi
muscoli, bensì con le scoperte, con i grandi sentimenti, con le
idee feconde: e noi daremmo i muscoli di cinquecento lavoratori
della terra, più quelli totalmente inutili di tutti gli uomini
sportivi, per la poderosa intelligenza di un Pasteur, di un
Ampère o di un Malebranche». Ma la quistione è appunto questa:
che il numero dei pensatori, o più semplicemente degli
individui pensanti, tende sempre a crescere; e se i Pasteur,
gli Ampère, i Malebranche sono rari, numerosissimi sono invece
gl'infelici che pagano col nervosismo, con la neurastenia, con
la rovina della salute, l'abuso delle facoltà intellettuali. «È
cosa evidentissima», dice il Payot, «che l'ufficio della forza
muscolare diminuisce di giorno in giorno, poichè l'intelligenza
la sostituisce con le forze incomparabilmente più potenti delle
macchine; e da un'altra parte la sorte degli uomini dotati di
muscoli possenti è di essere assimilati sempre più alle
macchine...». Ma, se l'ufficio della forza muscolare diminuisce
di giorno in giorno, diminuisce per conseguenza la stessa
forza: un organo non adoperato s'indebolisce, una forza non
esercitata si perde. E questo è il danno del quale siamo
spettatori: nelle vene della classe pensante e dirigente scorre
un sangue pallido; i suoi muscoli sono flaccidi, i suoi nervi
troppo impressionabili. Non è sempre vero, come afferma il
Payot, che «la debolezza corporea va accompagnata con la
fiacchezza della volontà, con la brevità e il languore
dell'attenzione». Se ci fosse bisogno di addurre esempî per
dimostrare come una mente altissima, un'intelligenza sovrumana,
un'anima miracolosa possano sussistere in un corpo stremato ed
agonizzante, basterebbero gli esempî del Leopardi e dello
Spinoza. La sensibilità, l'immaginazione, tutte le facoltà che
dipendono dal sistema nervoso, sono grandi, squisite,
straordinarie, a costo troppo spesso del sistema nervoso, del
suo equilibrio, della sua salute. Questo fatto dà appunto
ragione della teoria lombrosiana sulla nevrosi del genio.
Vedete: ciò che si chiede è una generazione capace di volere,
di volere fortemente, indefessamente; orbene: Vittorio Alfieri,
per aver voluto in questo modo, è stato ascritto, forse non
senza ragione, tra i psicopatici.
Ma, lasciando stare i genî e la psicopatia, guardando la media
umanità, noi vediamo che l'abuso delle facoltà mentali
corrisponde alla depressione della volontà e allo squilibrio
nervoso. Dallo scoppio dell'epidemia romantica sino ai nostri
giorni il danno è andato crescendo. Esso è fatale, è lo scotto
che bisogna rassegnarsi a pagare.
III.
La qual cosa non vuol dire che i tentativi per ottenere qualche
temperamento siano biasimevoli. Il Payot avverte accortamente
che un grande ostacolo all'impresa dell'educazione della
volontà è nelle teorie del determinismo e del libero arbitrio.
Esse sono diametralmente opposte, ma fanno male egualmente. I
deterministi, sostenendo che l'uomo non è capace di fare ciò
che vuole, o meglio che egli vuole ciò che deve volere, che la
sua libertà è illusoria, che tutti i suoi atti e tutti i suoi
pensieri sono rigorosamente prescritti, alimentano la sfiducia
generale, una sfiducia fatale. Bisogna negare questo
determinismo per poter attendere ad affrancare, a liberare la
volontà. Così noi abbiamo veduto che Sully Prudhomme,
determinista, finisce con l'essere fatalista; mentre il
Maeterlinck espressamente afferma che «il carattere è ciò che
più facilmente si modifica in un uomo di buona volontà». Ma se
l'opera della padronanza di noi stessi ha fondamento sul
concetto del libero arbitrio, questo può riuscirle, e le riesce
infatti pericolosissimo, facendola credere troppo facile,
semplice e naturale. «Alla formula del Fouillée», dice il Payot
«secondo la quale l'idea della nostra libertà ci fa liberi, il
Marion oppone precisamente questa affermazione più praticamente
vera ed utile: che, stimandoci liberi, noi omettiamo di
assicurarci di quale e quanta libertà possiamo godere... La
libertà morale, come quella politica, come tutto ciò che ha
qualche valore in questo mondo, dev'essere conquistata
lottando, e continuamente difesa. Essa è la ricompensa dei
forti, degli abili, dei perseveranti. -Nessuno è libero se non
merita di esser libero-. La libertà non è né un diritto, né un
fatto; è una ricompensa, la ricompensa più alta, la più feconda
di felicità...».
Abbiamo detto nel precedente capitolo come il Dugas consigli di
combattere il vizio dei timidi; la conquista della libertà
morale, l'educazione della volontà è un'impresa molto simile e
per certi rispetti quasi identica. Questa è la ragione per la
quale il Payot consiglia lo stesso metodo del Dugas a coloro
che egli chiama abulici, e che noi diremo svogliati, nolenti.
Come quel timido che ricorreva alla cocaina per dar fermezza al
proprio sguardo, chi vuol vincere il torpore fisico o
intellettuale, o domare le eccitazioni dei sensi, può adoperare
qualche farmaco; ma su questi mezzi fisiologici il Payot
riconosce che non vale la pena di fermarsi. Egli si ferma sui
mezzi morali, e ricorre, come il Dugas, all'autorità del
Pascal, non che di Ignazio di Loiola, i quali raccomandano gli
atti esteriori della fede come espedienti molto adatti a far
nascere nell'animo il sentimento corrispondente. Tuttavia a
questo processo il Payot non attribuisce un'efficacia unica e
illimitata. Noi non possiamo qui seguirlo in tutta
l'esposizione dei mezzi diretti a compiere l'affrancazione
della volontà. Egli comincia col dimostrare la qualità
sentimentale della facoltà volitiva, quindi afferma la
necessità di coltivare gli stati affettivi; enumera poi i
benefici effetti dell'attenzione e dell'azione che, con l'aiuto
del tempo, diventa consuetudine; non che gli effetti funesti
delle illusioni, dei sofismi. Abilmente espone tutte le
difficoltà che si oppongono all'educazione della volontà, ma
spiega come si possano vincere, e come le nostre stesse
disfatte non siano inutili, poichè ci scottano, ci ammaestrano
e ci preparano ad ulteriori trionfi. Le sue dimostrazioni, se
anche non fossero feconde di pratici risultati, sono almeno
confortatrici; se non ci dànno la possibilità di affrancarci,
ce ne dànno l'illusione e la speranza. E in questo nostro tempo
di colore oscuro, pieno di gemebondi predicatori della sciagura
universale e irreparabile, di cogitabondi solutori di problemi
insolubili, di critici dilettanti ed impotenti, non è piccola
cosa.
FINE.
BIBLIOGRAFIA
=Edouard Rod=: -Nouvelles études sur le XIX siècle-. Parigi,
Perrin.
=Fierens-Gevaert=: -La tristesse contemporaine-. Parigi, Alcan.
=Ossip-Lourié=: -Les pensées de Tolstoi-. Parigi, Alcan.
=Henri Lichtenberger=: -La philosophie de Nietzsche-. Parigi,
Alcan.
=Sully Prudhomme=: -Les Destins, La Justice, Le Bonheur-.
Parigi, Lemerre.
=Maurice Maeterlinck=: -La sagesse et la destinée-. Parigi,
Fasquelle.
=P. Augustin Roesler=: -La question féministe-. Parigi, Perrin.
=Charles Albert=: -L'amour libre-. Parigi, Stock.
=Pio Viazzi=: -La lotta di sesso-. Palermo, Sandron.
=Tcheng-Ki-tong=: -Les Chinois peints par eux-mêmes-. Parigi,
Calmann Lévy.
=J. L. de Lanessan=: -La morale des philosophes chinois-.
Parigi, Alcan.
=Pierre Loti=: -Reflets sur la sombre route-. Parigi, Calmann
Lévy.
=Giuseppe Giacosa=: -Impressioni d'America-. Milano, Cogliati.
=Yves Guyot=: -L'évolution politique et sociale de l'Espagne-.
Parigi, Fasquelle.
=Paolo Mattia Doria=: -La descrizione del Regno di Napoli-.
Napoli, Pierro.
=Max Nordau=: -Psycho-Physiologie du génie et du talent-.
Parigi, Alcan.
=Max Nordau=: -Degenerazione-. Milano, Dumolard.
=Max Nordau=: -Battaglia di Parassiti-, Milano, Treves.
=Giovanni Gallerani=: -Fisiologia del Genio-. Camerino, Savini.
=Cesare Lombroso=: -Genio e degenerazione-. Palermo, Sandron.
=Scipio Sigheio=: -Mentre il secolo muore-. Palermo, Sandron.
=Robert d'Adhémar=: -Art et Science-. Revue des deux mondes,
1900.
=L. Dugas=: -La timidité-. Parigi Alcan.
=Jules Payot=: L'education de la volonté. Parigi, Alcan.
INDICE DEI NOMI PROPRII
Alba (duca d') pag. 193.
Albert: 128-132, 134, 135, 141-143, 145, 146, 148, 149, 151.
Alessandro: 216.
Alfieri: 265.
Alfonso X: 192.
Amiel: 239, 245, 261.
Ampère: 264.
Antonini: 199.
Archimede: 260.
Aristotile: 123, 189, 217.
Baudelaire: 91, 200.
Bebel: 122, 125.
Beccaria: 206.
Beethoven: 212.
Bernhardt: 182.
Bertoldo: 125.
Bourget: 23.
Brunetière: 13, 19, 255.
Buddha: 104.
Cabrera: 194.
Campos: 194.
Carlo II: 192.
Carlo V: 190,91.
Cesare: 35, 216.
Cervantes: 181, 189, 192.
Chateaubriand: 16.
Comte: 17.
Confucio: 172.
Cortes: 190.
Constant: 242.
Dante: 216.
Darwin: 217.
Daudet: 23, 233.
De Maistre: 16.
Descartes: 215.
Doria: 195.
Dugas: 239-43, 246, 267.
Empedocle: 214.
Errico I: 192.
Errico IV; 262.
Espartero: 194.
Fénelon: 102.
Fouillet: 13.
Fierens-Gevaert: 15, 22, 24.
Filippo da Novara: 125.
Filippo II: 192.
Filippo V: 192.
Flaubert: 181.
Fogazzaro: 13.
Fouillée: 14, 266.
Fourier: 17.
Fournière: 14.
France: 187.
Gallerani: 200, 202.
Geddes: 134.
Giacosa: 182-83, 188.
Giordani: 199.
Goncourt: 233.
Gringoire: 125.
Grozio: 193.
Guizot: 17.
Guyot. 188, 189, 191, 193-95.
Hartmann; 18, 21, 104.
Hennequin: 12, 13.
Hugo: 11, 91, 216.
Ibsen: 200, 234.
Ignazio di Loiola: 267.
Kant: 16.
Las Casas: 190.
Lanessan: 163, 172.
Leonardo: 214.
Leopardi: 16, 18, 19, 265.
Lichtenberger: 45
Listz: 211.
Lombroso: 199-201, 206, 209.
Lope de Vega: 181.
Loti: 23, 178, 181, 189.
Mackart: 212.
Maeterlinck: 91-93, 98, 99, 102, 105, 110, 111, 114, 117,
137, 200, 234, 260, 266.
Malebranche: 264.
Manuel: 254.
Marion: 266.
Meng-tseu (Mencio) 165, 168, 170, 172.
Napoleone: 16, 18, 205, 210, 262.
Narvaez: 194.
Newton: 211, 215.
Nietzsche: 16, 45, 46, 48, 52-57, 72, 80, 82, 110, 111,
113, 117, 124, 157, 171, 200, 210.
Nordau: 91, 200-206, 208, 210-217, 221, 226-228, 231-234.
Ojetti: 256.
Ossip-Lourié: 29, 38.
Panzacchi 256.
Parmenide: 217.
Pascal: 246, 267.
Pasteur: 264.
Payot: 253-256, 258, 261, 263-268.
Platone: 216.
Rabelais: 20.
Racine: 255.
Raffaello: 212.
Renan: 187.
Ribot: 253.
Riego: 194.
Rod: 10, 13, 24.
Roesler: 124, 135, 137-139, 147.
Roncoroni: 209.
Rousseau: 16, 243.
Saint-Simon: 17.
San Francesco: 210.
San Giovanni: 187.
San Paolo: 136, 139.
San Tommaso: 189.
Sarpi: 199.
Schipa: 195.
Schopenhauer: 17-20, 23, 53, 104.
Shakespeare: 216.
Sighele: 202.
Spencer: 21.
Spinoza: 68, 265.
Sully Prudhomme: 61, 63, 65-70,
75, 77, 80-83, 87, 91, 92,
98, 103, 111, 114, 142.
Staël 18.
Taine: 12, 241.
Tcheng-ki-tong: 156, 158, 160.
Thomson: 134.
Tolstoi: 20, 29, 32-36, 38, 40, 45-48, 53, 55, 56, 63, 72,
110-113, 117, 139, 157, 170, 200, 210, 234.
Velasquez: 181.
Verlaine: 200.
Verne: 15.
Viazzi: 148.
Villars: 193.
Wagner: 19, 53, 200, 234, 245.
Washington: 216.
Weyler: 193, 194.
Zola 200, 227-234.
INDICE DEI CAPITOLI
Il secolo agonizzante Pag. 7
Il tolstoismo» 27
Il superuomo » 43
La poesia di un filosofo » 59
La filosofia di un poeta » 89
Il femminismo» 119
Due civiltà » 158
Vincitori e vinti » 175
Il genio e l'ingegno » 197
Critica e creazione» 219
La timidezza » 235
La volontà» 249
MILANO--REMO SANDRON, Editore--PALERMO
Biblioteca di scienze sociali e politiclie
1. *Guyot Y.* -La tirannide socialista- L. 1 50
2. *--* -I principî dell'89 e il socialismo- » 1 50
3. *Marx C.* Il Capitale. Estratti di P. Lafargue con
introduzione critica di Vilfredo Pareto e replica di
P. Lafargue, con ritratto, 3^a ediz. » 2 --
4. *Colajanni N.* -Gli avvenimenti di Sicilia e le loro
cause-, 2^a ediz.» 2 --
5. *Morselli E.* -La pretesa «Bancarotta della scienza»-
(Una risposta) » -- 50
6. *Tarozzi G.* -La vita e il pensiero di Luigi Ferri- (esaurito) » -- --
7. *Tangorra V.* -Gli eccessi di produzione in Giammaria Ortes-
(esaurito).» -- --
8. *Ferri E.* -Discordie positiviste sul Socialismo- (Ferri
contro Garofalo) 2^a edizione» 1 --
9. *Virgilii F.* -Il problema agricolo e l'avvenire sociale-.
2^a edizione notevolmente accresciuta » 4 --
10. *Zerboglio A.* -Il socialismo e le obiezioni più comuni-» 2 --
11. *Starkenburg H.* -La miseria sessuale dei nostri tempi-.
Trad. pref. e note di L. F. P. 2^a ediz. » 1 50
12. *Lafargue P.* -L'origine e l'evoluzione della proprietà-,
preceduta da un'Introd. di Achille Loria » 2 --
13. *Ferrari C.* -La nazionalità e la vita sociale-. » 3 --
14. *De Greef G.* -Regime parlamentare e regime rappresentativo- » 1 --
15. *Lombroso C.* -La funzione sociale del delitto-. 2^a ed.» -- 50
16. *De Marinis E.* -Le presenti tendenze della società e del
pensiero e l'avvenire-, 2^a ediz. » 1 --
17. *Ferraris C. F.* -Il materialismo storico e lo Stato-» 3 --
18. *Spencer H.* -Istituzioni domestiche- » 3 --
19. *Niceforo Alfr.* -La delinquenza in Sardegna-, con pref.
di E. FERRI (Note di sociologia criminale) » 2 --
20. *Spencer H.* -Istituzioni cerimoniali-» 3 --
21. *Novicow G.* -Coscienza e volontà sociali- » 4 --
22. *Niceforo Alfr.* -L'Italia barbara contemporanea-.
Studî ed appunti sull'Italia del Sud » 2 --
23. *Sombart W.* -Socialismo e movimento sociale nel secolo XIX-.
Traduz. autoriz. e rived. dall'A. » 1 50
24. *Lerda G.* -Influenza del Cristianesimo sull'Economia-.
Note ed appunti » 1 --
25. *Ferraris G. F.* -Teoria del dicentramento amministrativo- L. 1 50
26. *Morasso M.* -Contro quelli che non hanno e che non sanno- » 4 --
27. *Labriola A.* -La teoria del valore di C. Marx-. Studio
sul III. libro del «Capitale»» 3 --
28. *Tambaro I.* -Le incompatibilità parlamentari-, 2^aedizione
interamente rifatta » 1 50
29. *Gatti G.* -Agricoltura e Socialismo-. (Le nuove correnti
dell'economia agricola)» 4 --
30. *Engels F.* -La rivoluzione scientifica del signor Eugenio
Dühring- (in lavoro)» -- --
31. *Giudice A.* -Il Valore o Le fondamenta scientifiche del
Socialismo-» 2 --
32. *Croce B.* -Materialismo storico ed economia marxista-.
Saggi critici » 3 --
33. *Modigliani Gius. Em.* -La fine della lotta per la vita
tra gli uomini-. Saggio. » 2 --
34. *Restivo F. E.* -Il socialismo di Stato dal punto di
vista della Filosofia giuridica-» 3 --
35. *Nasi N.* -Politica estera.--Commissariato civile in
Sicilia-. Discorsi » 1 --
36. *Renda A.* -La questione meridionale-. Inchiesta » 2 --
BIBLIOTECA "SANDRON" DI SCIENZE E LETTERE
1. *Lombroso C.* -Genio e Degenerazione-. Nuovi studî e battaglie L. 4 --
2. *Taormina G.* -Ranieri e Leopardi-. Osservazioni e
ricerche con documenti inediti » 1 50
3. *Sergi G.* -Leopardi al lume della scienza-. » 3 --
4. *Sighele S.* -Mentre il secolo muore-. Psicologia contemporanea » 3 --
5. *Patrizi M. L.* -Nell'estetica e nella scienza-.
Conferenze e polemiche » 4 --
6. *Fornelli N.* -L'opera di Augusto Comte- » 3 --
7. *Viazzi P.* -La lotta di sesso- » 3 50
8. *Piazza G.* -L'arte nella folla- » 4 --
9. *Marchesini G.* -La teoria dell'utile-. Principî etici
fondamentali e applicazioni» 3 --
10. *De Roberto F.* -Il colore del tempo- » --
11. *Morello V. (Rastignac)*. -Nell'arte e nella vita-» 4 --
12. *Caselli C.* -La lettura del pensiero-. Memorie ed appunti
di un esperimentatore
13. *Gentile*. -L'insegnamento della Filosofia.- Saggio pedagogico
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