ne 'l favore di Giove il gentil mostro che le forme nuove ha temprate di forza e di bellezza. L'ESPERIMENTO Ne la stanza regale, ampia e rotonda, ove brillano scritti a le pareti i versetti de' saggi e de' poeti in bei carbonchi di Palesimonda, il Re si chiude in suoi pensier segreti: la barba il petto eröico gl'inonda. Lo sguardo ei tien su 'l cofanetto assiro che in dieci lune l'orafo compose. Giunge da li orti il soffio de le rose, quasi con metro egual, come un respiro. Il veltro de le cacce avventurose dorme, composto il lungo dorso in giro. Sta ritto in piè con tutta la figura l'unico Erede, figlio di Ieéna. Ei tace. Una lanugin fulva a pena gli ombra la faccia imperiosa e dura. Bella è la bocca; e l'occhio gli balena di desiderj enormi d'avventura. Troppo il padre ha regnato, ei pensa. E, piano, scegliendo ne la cintola uno stile cui di recente un suo velen sottile ha fatto azzurro, avanza; e con la mano, già invitta nel frenar l'impeto ostile, punge le nari a 'l veltro persiano. «HYLA! HYLA!» De la placida selva entro li abissi, ove s'odon li egìpani bramire, Ila di Misia, il giovinetto sire a cui cingon la fronte i bei narcissi, prono su la cerulëa sorgente tutte le membra, in atto di ristoro, v'immerge una sua grande anfora d'oro con tardo gesto, dilettosamente. Piegano a 'l peso de 'l metallo cavo i calici de 'l loto; e treman l'acque poi che l'efébo, ignudo come nacque, in chinarsi v'intinge il suo crin flavo. Ma da la man ch'è presa di languore sfugge l'anfora e lenta si sprofonda: ne 'l glauco vel la sua forma rotonda appare qual meraviglioso fiore. L'Asïatico già tende le braccia trepidamente verso l'imo ignoto: attonito, fra i calici de 'l loto ei vede arguta ridere una faccia. Insidiose, in lunghi allacciamenti, ondeggiano le najadi lascive: balenano di riso ne le vive bocche le chiostre nivëe dei denti. Sogguardan elle con languida brama Ila, si torcon elle in fra le piante. --O figliuolo del re Teodamante, non così dolce mai Ercole t'ama!-- --O tu, de li Argonäuti diletto, a cui cingon la fronte i bei narcissi!-- Discopron elle in tra' capei prolissi, ridendo a sommo, il ventre bianco e il petto. Or, prono a la soave riva, il lene Ila sente vanir sua conoscenza, quasi di bocca la divina essenza d'un frutto gli si strugga per le vene. E le najadi in lunga teorìa sorgon, gli avvincon de le braccia il collo. --Ila chiomato, oh simile ad Apollo!-- Ei beve, ei beve; e il caro Ercole oblìa. VAS SPIRITUALE Siede una donna, bianca e taciturna, tenendo l'arpa da le molte chiavi, su 'l solio, ne la sacra ora notturna. Angeli immensi reggon li architravi; e fra simboli oscuri, in su gl'incisi cuoj, regine con mitra ésili e gravi stanno cogliendo rossi fiordalisi. Raggian come pianeti i bronzei dischi su le porte di cedro; e ne li adorni velari i liofanti e i liocorni mesconsi a le giraffe e ai basilischi. Ella, rigida e pura entro la stola, pensa una verità teologale. Chiari i segni de 'l ciel zodiacale a lei giran la chioma di viola. Li smeraldi e le piume de li uccelli brillano su 'l suo largo vestimento onde le mani cariche di anelli si riposano lungo l'istrumento. E a piè de 'l solio il vescovo latino move in ritmo un turibolo d'argento ov'arde con la mirra il belzuino. L'ALUNNA Sotto i propizïati albor notturni ella cavalca, lungo il reo padule; e dietro, a paro, su due bianche mule seguon due vecchi, gravi e taciturni. In fondo all'acque cupe di tristizia si muovono talor vaghe figure. Ella rafforza contro le paure il cavallo, con placida blandizia. Il suo corpo, che intriso fu lung'ora nel lago d'olio all'isola Junonia, dolce come le pelli d'Issedonia a 'l tatto e fresco assai più che l'Aurora, or chiuso in armatura di gioielli molto riluce. È bionda come il miele; e, come li occhi de la fata Urgele, li occhi suoi brillan verdi in tra' capelli. Sale dubbio vapor su da li stagni, che in alto a l'aria forme truci assume; a fior de l'acque bollono le schiume; or sì or no da 'l limo escono lagni. Ma balzan, di desir tutte vermiglie, le rose in tra le zampe a 'l palafreno e baciano a la bella dama il seno o la mano che tien salda le briglie. E la Luna talor, nuda le spalle, a l'aereo veron d'oro s'affaccia e graziosa a lei mostra la traccia segnando cerchi magici su 'l calle. Ella cavalca. E, poi ch'è giunta a 'l loco, lascia d'un salto il ben gemmato arcione. A lei li arnesi de l'incantagione porgono i vecchi. Ell'è trepida un poco. Or prima, i quattro venti a richiamare, battendo ad arte con le lunghe dita sovra una spera concava e polita, fa la rossa mandrágora cantare. Quindi, girando in ritmo agile a danza tre volte su 'l sinistro piè leggiere, coglie al fine, con risa di piacere, l'unico fior de la dimenticanza, che, misto a 'l succo de' giusquìami bianchi, rende a le donne la beltà nativa e alli uomini il già freddo cuor ravviva e cinge di valore inclito i fianchi. DIANA INERME Quando a 'l mattino il Sol gode tra li alberi con aurea bocca attingere il fior de l'acque, ridono i miracoli de la luce ne 'l mobile specchio. Ed i cervi, a cui ne li occhi il fascino sta de le solitudini natie, sazi de 'l pascolo, su 'l limite scendono in torme a bevere. Or le cervine imagini e le arboree tremano a 'l fondo in pendula corona: s'ode ne la pace il crépito de le lingue che lambono. E, poi che lievi l'aure sopra giungono, i mammiferi timidi ergono il muso ne l'inquietudine, grondanti da le fauci. Passano lievi per la selva l'aure. Sospiran come cetere li alberi a torno, e ne 'l divin silenzio più gran dolcezza piovono. Oh de le antiche iddie presente spirito! Non quivi un giorno, in libero d'erbe e di fior profondo letto, giacquero donne possenti e amarono? Biancheggia entro le chete acque una statua, sommersa; le marmoree forme de 'l petto resupino, simili a chiusi fiori, emergono. È Diana: così dorme da secoli. Ma pur, quando a le tiepide lunazïoni estive i boschi odorano, si sveglia ella; ed il lucido corpo piegando in arco alzasi. Tremano l'acque raggiate; e, attoniti in conspetto di tal forma, su' margini non han li alberi fremito. Alzasi lenta; e cresce come nuvola, come su da la tenebra crescea per l'arti de la maga tessala, porgendo la man nivea. Da quel divino gesto attratti, vengono i cervi a lei con docile bramire, ed una siepe alta compongono. Gioisce a lo spettacolo di tanta preda il cuore de la vergine cacciatrice.--Oh lietissime stragi sonanti lungo i fiumi patrii!-- ripensa ella; e sommergesi. INTERMEZZO MELICO TITANIA: -Music, ho! music; such as charmeth sleep.- A MIDSUMMER-NIGHT'S DREAM AC. II. SC. II. Ne la man con gesto lieve da i virgulti accoglie l'onda. ROMANZA. Disegno di ALESSANDRO MORANI. [Illustrazione] ROMANZA Quale un dio lieto che gode in sua via sparger viole e salire ode la lode da la sua terrena prole, su la selva alta, che tace, dolcemente guarda il Sole. Roco il vento, ne la pace, mette sue rare parole. Stanno li alberi aspettando, con monili di rugiade. Sopra l'erbe a quando a quando una gemmea stilla cade. Hanno li alberi stupore de la forza che li invade; ma non anche vive un fiore su le braccia lunghe e rade. Pianamente viene l'Ora. Ella, come l'Ebe, è bionda; e de' baci de l'Aurora ella ancora è rubiconda. Ne la man con gesto lieve da i virgulti accoglie l'onda. Guarda e ride. Quindi beve, con felicità profonda. E la selva a poco a poco cede al fascino de 'l Sole. Ne la pace, il vento roco mette sue dolci parole. ROMANZA Ondeggiano i letti di rose ne li orti specchiati da 'l mare. In coro le spose con lento cantare ne 'l talamo d'oro sopiscono il sir. Da l'alto scintillan profonde le stelle su 'l capo immortale; ne 'l vento si effonde quel cantico e sale pe 'l gran firmamento che incurvasi a udir. Ignudo, le nobili forme consparso d'un olio d'aroma, l'amato s'addorme: la sua dolce chioma par tutta di neri giacinti fiorir. Discende da' cieli stellanti un fiume soave d'oblio. Le spose, pieganti su 'l bel semidio, ne bevon con lungo piacere il respir. ROMANZA Sotto l'acqua diffuse verdeggiano le piante; e in rigido adamante paion constrette e chiuse. Le coppe ampie de 'l loto splendono ivi, non tocche: su 'l loro stelo immoto paiono aperte bocche. Ancora il vaso d'oro che a l'acqua Ila protese, la vasta urna cretese da 'l bel fianco sonoro, fa co 'l suo grave pondo le foglie ancor piegare. Ma non s'odono a 'l fondo le najadi cantare. Le najadi procaci, che il giovinetto sire ad Ercole rapire osarono co' baci, giacciono a 'l fondo estinte da gran tempo ne 'l gelo; e le lor membra avvinte che splendean senza velo, quelle membra ove i lievi fiori de 'l sangue allora uscían brillando fuora come rose tra nevi, e li occhi ove saette avea certe il disío, e le bocche perfette ove più d'un bel dio trapassando per Colco piacquesi a lungo bere, e le chiome leggere che segnavan d'un solco aureo l'acque ne 'l nuoto involgendo e portando i calici de 'l loto con un murmure blando, or tutto è inerte e informe ne l'ime sedi algenti. In biechi atteggiamenti di morte, il coro dorme. Dorme per sempre il coro de le ninfe sommerse; ma brilla il vaso d'oro ch'Ila ne 'l fonte immerse. ROMANZA Lungo il bel fiume, taciti muovono i cigni a schiera. Nobili e puri, splendono quali forme di luce. Un desío, ne la torbida notte di primavera, li aduna; e li conduce a lidi più lontani. Desío d'amori umani forse li accende ancora. A 'l lor remeggio s'aprono l'acque in raggianti anelli, e fan soave crepito come innanzi a una prora; cui rispondon con lento murmure li arboscelli, cui talvolta rispondono ne 'l gran silenzio intento con iterati suoni, come d'un riso, li echi. Ai lidi i cigni muovono, dove in profondi spechi donne misteriose da gran tempo prigioni vivono, inconsce d'ogni diletto de l'amore. Come Leda Tindaride a 'l dio Giove soppose il bellissimo fiore di sue membra (e ne' sogni de' poeti, miracolo di gioia, Elena sorse), così le occulte najadi, ch'entro l'adamantino gelo de l'acque il Sole non mai baciò nè scorse, offriranno il lor vergine seno. Ed un'alma prole nascerà da' connubii, poi che il cigno è divino. ROMANZA Prono, su 'l mar natale cui nasconde la duna, ride il sole autunnale, dolce come la luna. S'ode il mare pe 'l lido gemere, lento e grave. S'ode talora il grido fievole d'una nave che faticosa in vano lotta co 'l vento avverso, o il richiamo lontano d'un uccello disperso, o l'improvviso tuono d'un'onda più gagliarda. Ride il sole, già prono, e dolcemente guarda. ROMANZA Il porto ampio s'addorme, stanco d'uman lavoro: chiude un molle tesoro entro il suo seno enorme. Par che ne l'aria salga un suo possente fiato: è caldo e profumato come di frutti e d'alga. Arde qualche fanale, raro tra la nebbietta: il chiaror torbo getta lunghe e péndule scale. Ad ora ad or si leva un flutto, e su le prore fa trepido romore qual d'un gregge che beva. Come crescono i vènti de la terra, più gravi li odori e più soavi e più sottili e ardenti salgon da' vasti legni carchi di spezie rare. E ne l'alba lunare a noi s'aprono i regni meravigliosi, i liti cari a 'l Sole, ove amando vivono e poetando uomini forti e miti. Da 'l soffio a l'aria effusi per lunghe onde i profumi, come celesti fiumi in un solo confusi, ondeggian su la bruna congerie de le antenne. Ed ecco, ne 'l solenne silenzio de la luna, alzasi un lento coro da quella selva informe. Il porto ampio s'addorme, stanco d'uman lavoro. ROMANZA Ne la coppa elegante ove il sole ha fulgori tremuli e gai colori come in un diamante, non anche dà un sospiro il giglio morituro. Piega, mistico e puro, in suo dolce martíro. Cade, su l'acqua accolta ne la carcere breve, mite come la neve qualche foglia disciolta; e li stami che ardenti quali raggi da un serto rompeano da l'aperto seno a tentare i vènti, i vivi agili stami cui d'un volo sonoro cingean gl'insetti d'oro laboriosi a sciami, entro il calice infranto paiono irrigiditi verso Dio, come i diti lunghi e scarni d'un Santo. Un odore assai fioco, odor quasi d'incenso che per un tempio immenso vanisca a poco a poco, da 'l giglio umile sale divotamente a 'l cielo. Trema il languido stelo. -O Vas spirituale!- ROMANZA Ne le sue nubi avvolta la Luna si riposa, come in profondo letto. Ridendo, a volta a volta, sorge come una sposa ignuda a mezzo il petto. Ancor su l'acqua splende trepidamente in arco il solco de 'l naviglio; e lungi si protende la fresca ombra de 'l parco entro il chiaror vermiglio. Ne l'aria de la notte il fior d'arancio effonde odor più dolce e pieno, misto a 'l fior d'oleandro. Su la scala, ove rotte hanno gemiti l'onde, Rosalinda vien meno tra le braccia a Silvandro. RONDÒ PASTORALE A 'l gran Maggio i vènti aulenti per le selve hanno lamenti vaghi e assai lontani cori; e, recando ampi tesori d'acque, suonan le correnti. Oh bei colli, sorridenti ne' rosati albeggiamenti, d'onde salgon mille odori a' l gran Maggio! Siede in mezzo i bianchi armenti Gallo e trae novi concenti da' l suo flauto a sette fori; e i richiami ode Licori da le siepi rifiorenti a' l gran Maggio. Su la scala, ove rotte hanno gemiti l'onde, Rosalinda vien meno tra le braccia a Silvandro. ROMANZA. Disegno di VINCENZO CABIANCA. [Illustrazione] RONDÒ Come sorga la luna da le cime selvose e grave su le cose sia l'oblio de la luna, amica, tu verrai furtiva ne 'l verziere. Hanno i consci rosai ombre profonde e nere. O amica, senz'alcuna tema verrai: le rose avran latébre ascose per lor sorella bruna, come sorga la luna. ROMANZA Ella tremando venne alfine, ove a me piacque. Che mai dicevan l'acque ne 'l silenzio solenne? Palpitavan le stelle ne la conca profonda; come fiori, più belle splendeano in tra la fronda. Parevano i roseti ne l'ombra alte compagi di neve: in loro ambagi avean cari segreti. Ella con le due braccia il mio collo ricinse, e mi porse la faccia, e tutta a me s'avvinse. Con sì lungo piacere io la baciai d'amore che parvemi ne 'l cuore tutte le rose avere. Ben or, se l'aulorose labbra onde il miel trabocca bacio, sapor di rose mi si diffonde in bocca. RONDÒ Entro i boschi alti e soli (era la luna piena) fluiva in larga vena canto di rosignoli. Da 'l triste inno corale pendeva ella, in ascolto. Chino su 'l davanzale, io pendea da 'l suo volto. Non i miei lunghi duoli, non de 'l suo cor la pena a la notte serena diceano i rosignoli entro i boschi alti e soli? RONDÒ Lungi i boschi alti e sonori dove l'Austro avea gran lite e da mille verdi vite salían canti a' nostri amori! Eran tristi i bei cantori a le nostre dipartite. Ma pur oggi, o amica, dite: non udite i nuovi cori? Ne' religïosi albori sorge Roma, augusta e mite; e le sue cupole ardite prende il sole e i vasti fòri, augurando a' nostri amori. ROMANZA Dolcemente muor Febbraio in un biondo suo colore. Tutta a 'l sol, come un rosaio, la gran piazza aulisce in fiore. Dai novelli fochi accesa, tutta a 'l sol, la Trinità su la tripla scala ride ne la pia serenità. L'obelisco pur fiorito pare, quale un roseo stelo; in sue vene di granito ei gioisce, a mezzo il cielo. Ode a piè de l'alta scala la fontana mormorar, vede a 'l sol l'acque croscianti ne la barca scintillar. In sua gloria la Madonna sorridendo benedice di su l'agile colonna lo spettacolo felice. Cresce il sole per la piazza dilagando in copia d'or. È passata la mia bella e con ella va il mio cuor. RONDÒ Quante volte, in su' mattini chiari e tiepidi, io l'aspetto! Ella ancora ne 'l suo letto ride ai sogni matutini. Su la piazza Barberini s'apre il ciel, zaffiro schietto. Il Tritone de 'l Bernini leva il candido suo getto. I nudi olmi a' Cappuccini metton già qualche rametto: senton giugnere il diletto de' meriggi marzolini. Come il cuor balzami in petto se colei vedo, che aspetto, in su' tiepidi mattini! ROMANZA Vi sovviene? Fu il convegno sotto l'Arco dei Pantani. Voi, saltando giù da 'l legno, mi porgeste ambo le mani. Ridean l'agili colonne, tutte argento buono, a 'l sol; ed i passeri loquaci le cingean d'allegro vol. Sotto l'Arco il cavalcante attendea con i due bai. Con sì pronto atto elegante voi balzaste, ch'io pensai: --Quante volte ne' selvaggi parchi il cervo ella inseguì? Dolce cosa al fianco suo galoppar tra gli allalì!-- Voi chiedeste, con un riso ne' belli occhi:--Dunque andiamo!-- Era bianco il vostro viso, bianco assai. Risposi:--Andiamo.-- Ma facean altre parole gran tumulti in fondo a me. Le contenni: il cuor ne 'l petto con che furia mi battè! Era il fòro taciturno da una grave ombra occupato. Sopra il tempio di Saturno indugiava il dì, pacato. Un non so che senso augusto si spargea, di deità, su da quella morta pietra ne la gran vacuità. Un istante voi fermaste il cavallo in su 'l confine. Ne l'eguale ombra più vaste digradavan le ruine. Ma s'apría più vasto ancora e profondo il mio desir. Io sentìa l'impeto forte a la mia bocca salir. Voi diceste:--Or dunque il vostro bel San Giorgio? È ancor lontano?-- In silenzio alto di chiostro era il fòro. Con che strano sentimento di tristezza ne 'l silenzio risonò quella voce, e ne 'l mio cuore la speranza ravvivò! A San Giorgio io vi guidai, a la chiesa erma e gentile che fiorito a' novi rai leva il roseo campanile. Da la prossima Cloaca, che de 'l maggio a la virtù pur fioría, di femminette gran cantar veniva su. I mattoni bisantini rilucean vermigli a 'l sole, come fosser pietre fini, carboncelli o cornïole. Oh San Giorgio benedetto! Ivi alfin l'amor s'aprì. Dolci cose io vi parlai. Piano, voi diceste sì. ROMANZA Dolce ne la memoria quella vista si leva. Su l'Aventino ardeva lento il giorno: una gloria come di bianche rose versava il ciel su 'l colle e copría de la molle neve tutte le cose. A 'l pian nebbie leggere si spandeano da 'l fiume: parean, ne 'l dubbio lume, volubili riviere traenti in loro ambagi favolosi navigli. Dietro, grandi e vermigli tra i cipressi i palagi su 'l colle imperiale parean arsi da chiusi fochi. In un sol confusi romor profondo eguale, suoni d'opere umane salían da la vicina ripa; a Santa Sabina squillavan le campane. Una pace serena, la pia pace che amavi ne' tuoi cieli soavi, o Claudio di Lorena, si spandea ne l'occaso, piovea su' cuori oblío. Vinto l'essere mio da quel fascino e invaso, tutto de la recente voluttà pieno ancora (come, o dolce signora, la tua bocca era ardente!), all'alto all'alto, anélo, tendea, spenta ogni guerra. E parea che la terra illuminasse il cielo. OUTA OCCIDENTALE Guarda la Luna tra li alberi fioriti; e par che inviti ad amar sotto i miti incanti ch'ella aduna. Veggo da i lidi selvagge gru passare con lunghi gridi in vol triangolare su 'l grande occhio lunare. Veggo pe 'l lume le donne entro i burchielli: vanno su 'l fiume, date all'acqua i capelli, tra i gridi delli uccelli. Tende ogni amante all'amante le braccia e a sè l'allaccia entro la bianca traccia de l'astro radiante. ' 1 2 . 3 4 5 6 7 ' 8 9 10 , , 11 12 ' ' 13 , 14 : 15 ' . 16 17 ' 18 ' . 19 , 20 , . 21 22 , . 23 24 25 ' , . 26 . 27 . 28 ; ' 29 ' . 30 31 , . , , 32 33 34 , ; , 35 ' , 36 ' . 37 38 39 40 41 « ! ! » 42 43 44 , 45 ' , 46 , 47 , 48 49 50 , , 51 ' ' 52 , . 53 54 ' ' 55 ' ; ' 56 ' , , 57 ' . 58 59 ' 60 ' : 61 ' 62 . 63 64 ' 65 ' : 66 , ' 67 . 68 69 , , 70 : 71 72 . 73 74 75 , . 76 - - , 77 ' ! - - 78 79 - - , , 80 ! - - 81 ' , 82 , . 83 84 , , 85 , 86 87 ' . 88 89 90 , . 91 - - , ! - - 92 , ; . 93 94 95 96 97 98 99 100 , , 101 ' , 102 ' , . 103 104 ; 105 , ' 106 , 107 . 108 109 110 ; 111 112 . 113 114 , , 115 . 116 ' 117 . 118 119 120 ' 121 122 ' . 123 124 ' 125 ' 126 ' . 127 128 129 130 131 ' 132 133 134 135 , ; 136 , , 137 , . 138 139 ' 140 . 141 142 , . 143 144 , ' 145 ' ' , 146 ' 147 ' ' , 148 149 150 . ; 151 , , 152 ' . 153 154 , 155 ' ; 156 ' ; 157 ' . 158 159 , , 160 ' 161 162 . 163 164 , , 165 ' ' ' 166 167 ' . 168 169 . , ' ' , 170 ' . 171 ' 172 . ' . 173 174 , , 175 176 , 177 . 178 179 , 180 ' , 181 , , 182 ' , 183 184 , ' ' , 185 186 187 . 188 189 190 191 192 193 194 195 ' 196 197 ' , 198 ' 199 200 . , 201 202 , ' , ' 203 . 204 205 206 ' 207 : ' 208 . 209 210 , ' , 211 212 ' , 213 . 214 215 ' . 216 217 , ' 218 . 219 220 ! 221 , 222 ' , 223 ? 224 225 , 226 ; 227 ' , 228 , . 229 230 : . 231 , 232 , 233 ; 234 235 . 236 ' ; , 237 , ' 238 . 239 240 ; , 241 242 ' , 243 . 244 245 , 246 247 , . 248 249 250 251 . - - 252 ! - - 253 ; . 254 255 256 257 258 259 260 261 : 262 263 - , ! ; . - 264 265 - ' . . . . 266 267 268 269 270 271 ' . 272 273 . 274 275 276 . 277 278 [ ] 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 , 290 291 , , 292 . 293 , , 294 . 295 296 , 297 . 298 ' 299 . 300 301 302 ; 303 304 . 305 306 ' . 307 , ' , ; 308 ' ' 309 . 310 311 312 ' . 313 . , 314 . 315 316 317 ' . 318 , 319 . 320 321 322 323 324 325 326 327 328 ' . 329 330 ' ' . 331 332 ' 333 ' ; 334 ' 335 ' . 336 337 , 338 ' ' , 339 ' ' : 340 . 341 342 ' 343 ' . 344 , ' , 345 . 346 347 348 349 350 351 352 353 ' 354 ; 355 356 . 357 358 ' 359 , : 360 ' 361 . 362 363 ' 364 ' , 365 366 ' , 367 368 ' 369 . 370 ' ' 371 . 372 373 , 374 375 376 ' , 377 378 ' 379 ' ; 380 381 , 382 383 384 ' 385 386 , 387 388 389 , 390 391 ' 392 393 394 , 395 396 ' 397 398 ' ' 399 400 ' 401 , 402 403 404 ' . 405 406 , . 407 408 409 ; 410 ' 411 ' ' . 412 413 414 415 416 417 418 419 , 420 . 421 , 422 . 423 424 , 425 , 426 ; 427 . 428 429 ' 430 . 431 ' ' 432 ' , 433 434 435 ; 436 437 , 438 439 440 ' 441 , 442 ' , . 443 444 , 445 446 447 448 449 , ' 450 ' . 451 452 ' 453 454 455 ( ' 456 ' , 457 , ) , 458 459 , 460 ' ' 461 ' 462 , 463 464 465 . ' 466 ' , 467 . 468 469 470 471 472 473 474 475 , ' 476 , 477 , 478 . 479 480 ' ' 481 , . 482 ' 483 ' 484 485 486 ' , 487 488 ' , 489 490 ' 491 ' ' . 492 , , 493 . 494 495 496 497 498 499 500 501 ' , 502 ' : 503 504 . 505 506 ' 507 : 508 509 ' . 510 511 , 512 : 513 514 . 515 516 517 , 518 519 ' . 520 521 522 , 523 524 525 526 ' 527 . 528 ' 529 ' 530 531 , 532 ' , 533 534 . 535 536 ' ' 537 , 538 539 , 540 541 542 . 543 , ' 544 , 545 546 547 . 548 ' , 549 ' . 550 551 552 553 554 555 556 557 558 559 560 , 561 562 563 . 564 , , 565 . 566 567 , ' 568 , 569 570 ; 571 572 573 574 ' 575 , 576 577 578 ' 579 ' ' 580 , 581 582 583 584 , 585 ' . 586 587 , 588 ' 589 590 , 591 592 ' 593 ' . 594 . 595 - ! - 596 597 598 599 600 601 602 603 604 , 605 . 606 , , 607 608 . 609 610 ' 611 612 ' ; 613 614 ' 615 . 616 617 ' 618 ' 619 , 620 ' ' . 621 622 , 623 ' , 624 625 . 626 627 628 629 630 631 632 633 ' 634 635 ; 636 , 637 ' , . 638 639 , 640 ' , 641 ' 642 ' ! 643 644 645 646 ' ; 647 648 649 ' . 650 651 652 653 654 , 655 ' , 656 657 . 658 659 . 660 661 662 . 663 664 [ ] 665 666 667 668 669 670 671 672 673 674 675 ' , 676 677 , 678 ' . 679 680 . 681 682 , ' 683 : 684 685 , 686 . 687 688 689 690 691 692 693 694 695 , . 696 ' 697 ' ? 698 699 700 ; 701 , 702 . 703 704 705 ' 706 : 707 . 708 709 710 , 711 , 712 ' . 713 714 715 ' 716 ' 717 . 718 719 , ' 720 721 , 722 . 723 724 725 726 727 728 729 730 731 ( ) 732 733 . 734 735 ' 736 , . 737 ' , 738 ' . 739 740 , 741 ' 742 743 744 ? 745 746 747 748 749 750 751 752 753 ' 754 755 ' ! 756 757 758 . 759 , , : 760 ? 761 762 ' 763 , ; 764 765 , 766 ' . 767 768 769 770 771 772 773 774 775 . 776 ' , , 777 . 778 779 , 780 ' , 781 782 . 783 784 ' 785 , ; 786 787 , . 788 789 ' 790 , 791 ' ' 792 . 793 794 795 796 ' 797 . 798 799 800 ' . 801 802 . 803 804 805 806 807 808 809 810 , ' 811 , ' ! 812 ' 813 . 814 815 816 ' , . 817 ' 818 . 819 820 ' 821 : 822 823 ' . 824 825 , , 826 ' ! 827 828 829 830 831 832 833 834 ? 835 ' . 836 , ' , 837 . 838 839 ' , 840 , ' ; 841 842 ' . 843 844 ' 845 . 846 847 , ' : 848 849 - - ' 850 ? 851 852 ! - - 853 854 , 855 ' : - - ! - - 856 , 857 . : - - . - - 858 859 860 . 861 : ' 862 ! 863 864 865 . 866 867 , . 868 869 870 , , 871 872 . 873 874 875 ' . 876 ' 877 . 878 879 ' 880 . 881 ' 882 . 883 884 : - - 885 ? ? - - 886 887 . 888 889 890 ' 891 , ' 892 ! 893 894 , 895 896 ' 897 . 898 899 , 900 ' 901 , 902 . 903 904 905 ' , 906 , 907 . 908 909 ! 910 ' ' . 911 . 912 , . 913 914 915 916 917 918 919 920 921 . 922 ' 923 : 924 925 926 ' 927 928 . 929 930 ' 931 ' : 932 , ' , 933 934 935 936 . 937 , 938 939 940 ' 941 942 . 943 , 944 945 ' 946 947 ; 948 . 949 950 , 951 952 ' , 953 , 954 955 ' , 956 ' . 957 ' 958 , 959 960 961 962 ( , , 963 ! ) , 964 965 ' ' , , 966 , . 967 968 . 969 970 971 972 973 974 975 976 977 ; 978 979 980 ' . 981 982 983 984 985 986 ' . 987 988 ' 989 : 990 ' , 991 ' , 992 . 993 994 995 ' 996 ' 997 998 ' . 999 1000