«Mi sono reso ridicolo per cercare di trovarmi con lei.
«Sono andato in abbigliatura di gala ad inchinarmi alla moglie d'un
droghiere. Perchè non dirmi dove è stata, o dove andrà in abito da
ballo? Me lo dica per carità.»
Mandai il biglietto per la posta, ed ebbi la risposta il giorno
seguente.
Miss Gemmy non era stata, nè andava a nessun ballo. Viveva
ritiratissima. Una vedova ed una signorina sole, non potevano
frequentare la società. Trovava la moglie del droghiere molto
-shocking-; ma non ci aveva colpa. E, daccapo, non era abbastanza
indipendente per poter invitarmi a casa sua.
La mia parte di pazienza era esaurita. Bisognava finirla. Uscii, deciso
a seguirla dovunque, ad osare qualunque cosa, pur d'entrare in relazione
con lei.
Ma la lettura della lettera, che era giunta colla distribuzione delle
cinque, mi aveva ritardato un poco. Quando giunsi in galleria le nuvole
di tulle biancheggiavano già ammonticchiate nella bottega della modista.
Miss Gemmy era là.
Nulla poteva arrestarmi. Il mio amore, irritato dai contrasti, prendeva
un carattere feroce. Spinsi eroicamente la porta, ed entrai dalla
modista, gridandole:
-- Mi favorisca una cravatta! coll'accento con cui avrei detto: O la
borsa o la vita. Ed impugnai il portamonete come un'arma micidiale.
La modista era intenta a ripiegare un magnifico velo di blonda bianca,
che aveva mostrato a miss Gemmy.
-- È quanto posso mostrarle di più bello, di più elegante, diceva.
-- Lo vedo; mi piace tanto, tanto, rispose la bella -miss- con una voce
da far impazzire i sette savi della Grecia, e tutti gli altri; ma costa
troppo. Non voglio fare quella spesa. M'accontento del tulle.
Ella uscì volgendo a quella meraviglia di velo uno sguardo di tanto
rincrescimento, che tutta la mia ira svanì, e mi sentii intenerito fino
al pianto, all'idea della privazione a cui la mamma crudele condannava
quella fanciulla.
Non c'era a' miei occhi peggior malfattore di lei.
Domandai alla modista il prezzo del velo di blonda.
-- Seicento lire! mi rispose. (Dico 600!)
Ebbi un momento di vertigine. Mi parve di precipitare da un campanile, e
mi aggrappai al banco come un uomo che cade. Ma mi riebbi tosto e
sorrisi all'idea di fare una pazzia malgrado il mio stomaco rovinato!
Del resto quella pazzia sarebbe debitamente registrata e messa in conto
nel contratto di nozze; perchè quella fanciulla doveva essere mia
moglie; doveva esserla ad ogni costo.
Comperai il velo e vi aggiunsi un biglietto di visita, in cui scrissi,
sotto il mio nome: -- «... domanda in ginocchio di poter offrire a miss
Gemmy questo velo bianco, che, s'ella vuole, potrebbe anche essere un
velo da sposa.»
La sera aspettai il servitore sotto la palazzina, e gli porsi la scatola
col velo, ed il biglietto:
-- -To Miss.-
-- -Yes, sir.-
La cosa più facile del mondo. Eppure quella fanciulla, tanto libera
quanto alla corrispondenza, non poteva ricevere una visita.
* * *
La mattina quando mi svegliai la risposta era già in casa ad aspettarmi.
Miss Gemmy era sensibile, -very, very- sensibile al mio amore, ed al mio
dono -nuziale-. Mi era tanto grata, e desiderava tanto di farsi una
famiglia proprio sua, di avere la sua casa, e qualcuno che l'amasse, che
consentiva ad essere mia sposa, se i nostri cuori si fossero compresi
conoscendosi. Mi trovassi la sera alle nove presso la porticina del
giardino. Il servitore m'introdurrebbe. Miss Gemmy era desolata di
ricevermi così misteriosamente; ma non era libera. Mi dispiaceva
d'essere accolto a quel modo?
Pensi signora lettrice, se poteva dispiacermi! M'incresceva per lei
povera bimba, che era costretta a ricorrere a tali mezzi con un
galantuomo, il quale domandava soltanto di essere presentato onestamente
in casa, per conoscerla, e fare poi la compagna delle sue gioie, de'
suoi dolori e delle sue digestioni.
-- Ecco a cosa riducono le figliole, i genitori troppo severi! esclamai.
E maledissi ancora una volta quella vedova snaturata.
Rinuncio a descrivere l'eccitamento in cui passai quella giornata, e la
sua lunghezza sterminata. Eravamo nella stagione delle giornate lunghe;
ma quella fu più lunga di tutte. Feci colazione; pranzai; tornai a far
colazione; tornai a pranzare. Presi una dozzina di caffè, -seltz-, -soda
water-. Mi vestii; mi tornai a vestire; fumai una scatola di sigari; mi
ridussi lo stomaco in uno stato compassionevole. E dopo tutto questo,
non erano che le sette! Due ore ancora!
Presi una carrozza, ed ordinai al cocchiere di farmi girare due ore. Ma
alle otto e mezzo non seppi più reggere a quell'inerzia, e mi feci
condurre in via Cernaia.
Il servitore tornava dall'edicola coi giornali. Appena mi vide, s'avviò
alla porticina del giardino, l'aperse, poi, da uomo prudente, andò pei
fatti suoi.
Entrai colle braccia spalancate per accogliere Gemmy che senza dubbio
correrebbe ad incontrarmi. Ma abbracciai soltanto una pianta; Gemmy non
c'era.
-- Infatti ho anticipato, considerai. E mi posi a passeggiare
aspettandola. Eravamo ai primi di settembre. Le finestre della palazzina
erano aperte. Si vedeva il lume in una sala terrena, traverso la
persiana abbassata.
Non seppi frenare la mia curiosità. Mi avanzai fino alla persiana e
guardai.
Miss Gemmy era là in piedi davanti ad uno specchio, e si provava in capo
un velo bianco di semplice tulle, ed intanto parlava con la sua mamma,
che non potevo vedere perchè era seduta proprio sotto la finestra.
-- Questo velo bianco non è adatto, diceva. Dovrei portarlo nero anche
per andare a nozze; ma sono tanto giovine....
-- E tanto bella! disse la persona che stava seduta sotto la finestra.
Per tutti gli inganni che hanno desolato il mondo! Era la voce d'un
uomo! Un uomo che poteva andare in casa, che si permetteva di trovare
-tanto bella- miss Gemmy, la mia miss Gemmy! E lei si lasciava trovare
tanto bella da un altro, mentre lusingava me, mentre si disponeva a
venire ad un convegno segreto in giardino... Tanta doppiezza a
quell'età!
Mi cacciai un pugno in bocca per non urlare.
Quell'uomo, quel ladro di spose, si alzò. Era bello; via, la verità
avanti tutto. Poteva avere trent'anni, era alto, bruno e prosperoso....
o prosperoso!... Come doveva digerire!
Lo vidi accostarsi a lei....
-Ahi! dura terra, perchè non t'apristi?-
Le cinse con un braccio la vita, le pose una mano dietro la bella
testina bruna, e le ripetè guardandola negli occhi:
-- Sì, tanto bella, Magdalen; mia cara sposa.
Magdalen! sua sposa! Cominciai a tremare per tutte le membra. Le mie
idee si confondevano. Magdalen! E mi sentivo scricchiolare nella tasca
del soprabito le sue lettere firmate miss Gemmy. Sua sposa; ed aveva
scritto a me che accettava il dono nuziale, ed era disposta a sposarmi!
Ebbi paura d'impazzire.
-- Bella o no, disse ancora -lei-, non ho più diritto di portare il velo
bianco; perchè sebbene non abbia ancora ventidue anni, sono vedova.
Ira di Dio! La vedova era lei, quella giovinetta; e si chiamava
Magdalen! Ma chi era dunque miss Gemmy?
-- Miss Gemmy, continuò Magdalen, come se rispondesse al mio pensiero,
dice che le vedove debbono andare a nozze col velo nero.
Dunque esisteva davvero in casa sua una miss Gemmy. E non erano che due
signore.... Miss Gemmy doveva essere la vecchia, una governante, una
zia, una zitellona!
Ed io, grazie alla mia fatale immaginazione avevo scritto a lei; le
avevo offerto di sposarla; le avevo regalato un velo da seicento lire.
Ed a momenti verrebbe là in giardino, ad impormi i suoi sfoghi
sentimentali, al chiaro di luna...
Mi diedi a correre come un ladro per uscire da quel tranello infernale.
Ma nell'attraversare il giardino, vidi una forma rotonda, che si
avanzava misteriosamente verso di me, col capo e le spalle ravvolte nel
mio magnifico velo bianco di blonda. Accelerai la corsa, mi slanciai
verso la porticina; era chiusa.
Ed intanto la forma rotonda si avanzava sempre e stendeva le braccia....
A quella minaccia, il delirio della paura mi invase; non pensai più che
a salvarmi da quell'amplesso a qualunque costo. M'arrampicai al
piedestallo, d'una Pandora di sasso, salii sul suo cornucopio, e da
quell'altezza spiccai un salto disperato al disopra del muro di cinta,
che separava il giardino dalla strada.
-E caddi come corpo morto cade.-
FINE.
INDICE
PrefazionePag.5
Teste alate »19
La prima disgrazia»75
Impara l'arte e mettila da parte » 103
Fiore d'arancio» 153
In provincia» 177
Un velo bianco » 193
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
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