-- Non scherzare -- disse l'Angela. E riprese: -- È un disgraziato... Ha
rovinato la sua vita, il suo ingegno... ma non è giusto che rovini
l'avvenire della sua figliuola, col farle credere ch'ella sola può
impedirgli di precipitare nell'estrema abbiezione...
-- Parlagli -- suggerì il fratello.
-- Gli parlerò... Parlerò a lui, alla Marialì... all'Antonietta... a
Tullio... Ma tu devi ajutarmi... Pensaci... studia qualche espediente...
Fallo per me... Sarà una sciocchezza, ma mi pare che se la cosa
riuscisse avrei anch'io qualche anno di quella felicità che non ho mai
avuta... e che ormai non posso trovare che nella felicità degli altri...
Veder uniti quei due ragazzi... aver di tratto in tratto la loro visita
quì, nella nostra Villarosa, palleggiar forse tra le braccia i loro
bambini... oh credilo... mi sentirei rinata...
-- Cara, cara Angela -- disse Cesare, posando le sue mani in quelle di
lei. -- Se dipendesse da me!... Ma che devo fare?... Non possiamo
sposarli per forza... Al più possiamo costringerli a legger dentro sè
stessi...
-- Ebbene... io son sicura che quando v'abbiano letto, daranno ragione
alle mie previsioni.
Cesare tentennava.
-- E se accadesse l'opposto?
L'Angela fece segno di no.
-- Che potrei far io? -- continuò il fratello seguendo il proprio
pensiero. -- Con nostro cognato non ho linguaggio... E nemmeno con la
Marialì... All'Antonietta non tocca a me di parlare su un argomento così
delicato... Questo zio d'America ch'ella conosce appena, che non è
ancora abbastanza vecchio da imporsi... no, no, non conviene... Con
Tullio...
-- Sì -- interruppe l'Angela. -- Incaricati di Tullio.
-- Se vuoi... Ma ricordati che noi uomini non abbiamo la mano leggera
come voi altre, che andiamo troppo per le spiccie...
-- Mi fido di te -- disse l'Angela dopo una breve esitazione.
La legna ardeva nel caminetto con uno scoppiettio di scintille brillanti
d'una luce più viva nell'ombra che andava via via avvolgendo la stanza;
qualche goccia di pioggia batteva sui vetri...
XXIX.
I vecchi Torralba erano contenti della loro nipote Antonietta e glielo
dimostravano confiscandola a proprio benefizio una gran parte della
giornata. Il commendatore Ercole l'aveva -scritturata- come segretaria
sia per leggergli le gazzette, sia per rispondere sotto dettatura ai
rallegramenti e agli auguri ricevuti da antichi colleghi ed amici in
occasione delle nozze d'oro. E la nitida calligrafia di lei, che gli
occhi stanchi dell'ex Prefetto non erano in grado di decifrare ma della
quale, come dietro un velo, egli riusciva a distinguer la linea
elegante, strappava frequenti approvazioni al suo labbro non facile alla
lode.
-- Leggi e scrivi meglio dell'Angela -- egli le diceva.
Anche la figura slanciata della ragazza si conveniva meglio con la sua
di quella dell'Angela, ed egli le si appoggiava volentieri al braccio
per andar da una camera all'altra o per salire o scender le scale se gli
saltava il ghiribizzo di visitar l'ammalata.
La signora Laura dal canto suo non rifiniva di portare ai sette cieli
l'Antonietta per le sue felici attitudini d'infermiera. Aveva imparato a
farle il massaggio come l'Angela non glielo aveva mai fatto. E con che
esattezza le somministrava le sue pillole! E con che pazienza stava ad
ascoltare il racconto de' suoi innumerevoli guai!
-- Tua zia non ha la tua dolcezza di carattere. S'infastidisce spesso,
non lascia terminare i discorsi, si stringe nelle spalle... No, bisogna
esser giusti, è buona, buonissima, ma ha i suoi difetti... Non
discorriamo poi della Maddalena... La si tollera perch'è fedele e perchè
alla nostra età non si ama di veder faccie nuove... Ma t'assicuro io che
ha un certo temperamento!
Così i Torralba si sdebitavano verso la figliuola invecchiata in casa
per dedicarsi a loro, e verso la cameriera affezionata e devota... Già
il deprezzare i meriti di chi ci serve è sempre stato un mezzo
infallibile per alleggerire il peso della gratitudine.
L'Antonietta era troppo intelligente da non capire che l'entusiasmo per
lei derivava in massima parte dalla predilezione per le cose nuove e non
sarebbe durato s'ella fosse rimasta un pezzo a Villarosa; tuttavia non
le dispiaceva che il desiderio dei nonni di averla accanto a loro le
offrisse un pretesto di più per evitare il colloquio decisivo con
Tullio. Anche in camera della zia Angela, ora che ogni ansietà era
cessata, ella stava assai meno, e faceva in modo di non incontrarvisi
col cugino, cercando invece che vi fossero altri contemporaneamente a
lei; o la sua mamma, o la Maddalena, o il dottore... Ella sentiva che
l'Angela era un'alleata di Tullio, e non le voleva meno bene per
questo... oh no!... Ma appunto perchè le voleva bene, appunto perchè la
stimava tanto, temeva di non esser forte abbastanza, temeva di tradir
con lei il suo segreto... Dio, Dio! Non potevano dunque lasciarla in
pace?... È vero, ell'amava Tullio... Ma era ella forse la prima che
avesse rinunziato all'uomo che amava per compiere un dovere più alto? Il
suo torto era stato di dimenticar per un momento questo supremo dovere,
di non aver saputo nascondere la simpatia che Tullio le inspirava. E se
non si fosse trattato che di riconoscersi in fallo e di chieder perdono,
ella sarebbe stata pronta; ma con quel benedetto ragazzo non c'era modo
di discorrer tranquillamente. Curioso! Egli passava per un giovine
serio, si occupava di studi fatti apposta per calmare i nervi, e
invece!... L'Antonietta se lo ricordava quel giorno in giardino, a
vicenda appassionato e scherzoso, meditabondo e loquace... Ah, i versi
ch'egli aveva improvvisati in suo onore!
«Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare,
Sopra un naviglio dalla bianca prora...»
Che versi! E dire che non li aveva finiti... che mancavano -due
terzine-!... Oimè, non li avrebbe finiti più... almeno per lei!...
Pazienza! Come altre si votano al chiostro, ella si era votata al suo
babbo.
E quando non era coi nonni o con la zia, era con lui. Uscivano insieme a
malgrado del tempo piovoso, facevano lunghe passeggiate, sostando di
tratto in tratto in un casolare, in una fattoria ove l'Antonietta si
rasciugava i panni e Giulio Frassini, che portava sempre con sè
l'occorrente per dipingere, buttava giù qualche schizzo, qualcheduno de'
suoi -effetti di grigio-. Quello che aveva cominciato a Villarosa e che
si proponeva di dedicare all'Angela non era riuscito di suo gusto, ed
egli lo aveva distrutto... Ora cercava un motivo nuovo... d'una novità
tale da far crepare di rabbia i pedanti, i -filistei-, gli accademici.
L'Antonietta, attraverso gli scoraggiamenti che pur la coglievano, si
sforzava di credere al successo finale. E pensava alla gloria che si
sarebbe ripercossa su lei se un giorno si fosse potuto dire: -- Giulio
Frassini era un debole e un visionario, ma la figliuola, immolandogli la
sua giovinezza, le sue speranze, i suoi sogni, lo ajutò a ricuperar
l'equilibrio del suo spirito e a diventare un grande artista.
Ella aveva anche in animo d'indur suo padre a intraprendere un lungo
viaggio (con lei s'intende) appena avessero lasciata Villarosa.
Frassini, in massima, era favorevole all'idea; solo non riuscivano a
mettersi d'accordo sull'itinerario; l'Antonietta suggeriva la Sicilia,
l'Egitto, le terre fortunate del sole; Giulio Frassini aspirava al Nord,
ai ghiacci, alle nebbie... alle nebbie sopratutto, che fondono le tinte,
smussano i contorni e danno alle cose aspetti fantastici... Lo
assalivano inoltre degli scrupoli di coscienza... Se la Marialì avesse
voluto venir con loro?... O ch'era lecito di non interrogarla?... E il
viaggio non sarebbe stato più bello a farlo in tre?
Ma l'Antonietta non era persuasa. -- No, no, sai che in viaggio la mamma
non si diverte. Ella non ha i nostri gusti... Ella ama i salotti, i
teatri... E non abbiamo il rimorso di lasciarla sola... Ha tanti amici a
Firenze... Sicuro, avvertirla bisogna, ma vedrai ch'ella sarà la prima a
dirci: -- Andate voi due.
Nella mente dell'Antonietta il gran viaggio, si capisce, doveva, oltre
al resto, essere un modo di dimenticare il cugino; lo strano si è che,
mentr'ella allargava sempre con la fantasia i confini di queste sue
peregrinazioni future, non curava un rimedio molto più semplice, ch'era
quello di affrettar la partenza da Villarosa, non foss'altro che per
tornarsene in santa pace a casa sua... Che la tratteneva alla villa ora
che la zia Angela principiava ad alzarsi e che lo stato di lei non
inspirava alcuna inquietudine? Era soltanto la tenerezza pei nonni? Era
una speciale vocazione d'infermiera? O non piuttosto, per una di quelle
contraddizioni che sono proprie del cuore umano e che noi non vogliamo
confessare a noi stessi, ella esitava ad abbandonare i luoghi ove l'era
stata susurrata la prima parola d'amore, quei luoghi ov'ella, pur
mostrando sfuggirlo, incontrava ogni momento Tullio Torralba, e udiva la
sua voce, e si sentiva avvolta dalla fiamma or corrucciata or supplice
del suo sguardo?
Per dir la verità da qualche giorno ella lo vedeva meno. Cedendo alle
sollecitazioni del dottore, Tullio andava la mattina presto a caccia con
lui, e spesso non ricompariva che per ora di pranzo. Da due sere poi lo
zio Cesare se lo accaparrava per sè. Si rincantucciavano in un angolo o
se smetteva di piovere scendevano a passeggiare in giardino discorrendo
animatamente fra loro come persone che abbiano da trattare affari
importanti.
-- La bella compagnia che ci fanno quei due! -- borbottava, fra uno
sbadiglio e l'altro, la Marialì.
Non certo per elezione ell'aveva prolungato la sua dimora alla villa. Ma
il diavolo aveva messo la coda ne' suoi disegni. Delle amiche presso le
quali ella voleva recarsi una s'era ammalata lei, l'altra aveva ammalato
il marito, la terza, abbandonata lì per lì dall'amante e non provvista
ancora d'un sostituto, si trovava in uno stato d'animo eccezionalmente
depresso per la sua vedovanza extraconjugale. In questa condizione di
cose, la Marialì ebbe un risveglio improvviso di tenerezza pei suoi due
ragazzi ch'erano in collegio a Losanna, e benchè li avesse visti appena
due mesi addietro in compagnia di suo marito e dell'Antonietta, decise
di rivederli da sola... Chi può segnar limiti all'amor materno?... Al
suo ritorno in Italia ell'avrebbe fatto una corsa fino a Montecarlo a
tentarvi la fortuna che in altra occasione simile l'era stata propizia e
a godervi un po' di quello svago che l'era più necessario che mai dopo
il tempo passato nella funerea Villarosa.
Ma di Montecarlo la Marialì non fiatò, per non provocare osservazioni
nojose; annunziò invece la sua gita imminente a Losanna. -- Voi già vi
tratterrete quì per alcuni giorni -- ella disse a suo marito e
all'Antonietta. -- Ci riuniremo poi a Firenze.
-- E quando parti? -- le domandò il fratello Cesare ch'era presente.
-- Domani no... doman l'altro forse -- ella rispose.
-- Per Modane o pel Gottardo?
-- Non ci ho pensato... In fondo è lo stesso.
-- È vero... E sarà lo stesso anche per Tullio che va a Parigi.
-- A Parigi? -- esclamarono in coro Giulio Frassini, la Marialì e
l'Antonietta.
E quest'ultima, visibilmente turbata, soggiunse: -- Non aveva accennato a
questa sua intenzione.
-- Va a congedarsi da suo padre -- riprese Cesare.
-- Se sono stati insieme fino a Giovedì! -- notò l'Antonietta.
-- Sicuro -- rispose lo zio. -- Ma si tratta d'una risoluzione presa
dopo... Tullio viene con me a Nuova York.
Frassini e sua moglie fecero un segno di maraviglia; l'Antonietta
impallidì.
-- L'ho consigliato io a venire -- seguitò impassibile Cesare Torralba. --
Studierà la vita in un paese dove non ci si perde dietro le fisime del
passato, e potrà esser più utile ai suoi simili che seppellendosi negli
Archivi a ricercar quante sottane portasse Caterina Cornaro o quanti
galanti abbia avuto Bianca Capello.
-- Dunque Tullio si stabilirebbe in America? -- chiese l'Antonietta
sforzandosi di non tradire la sua commozione.
-- Dipenderà dalle circostanze -- replicò Cesare. -- Potrebbe non trovarsi
bene e tornar indietro di quì a pochi mesi, potrebbe rimanere degli
anni...
-- Perchè no? -- disse ironicamente la ragazza. -- Si troverà bene senza
dubbio... Quell'America è il Paradiso terrestre.
-- Ove non ci sono ancora abitanti... forse -- ribattè Giulio Frassini. --
Ma dove Cesare vuol condur suo nipote, è l'inferno... Tra quei paesi e
il polo, sceglierei il polo.
Cesare chinò la testa. -- -De gustibus...-
-- Oh! -- saltò su la Marialì. -- I gusti di mio marito sono sempre
originali... Intanto ecco una piacevole sorpresa per me... Avrò
compagnia per una parte del viaggio.
Ma questa -piacevole sorpresa- di sua madre era fatta apposta per
inviperir l'Antonietta.
-- Si, sì -- ella ripigliò. -- Bel cuore hanno i giovani verso i vecchi!...
Chi va di quà, chi di là, magari in capo al mondo, e ai nonni che sono
con un piede nella fossa, e alla zia Angela, ch'è stata così ammalata,
non pensa nessuno.
Dimenticando che anch'ella aveva fatto i suoi gran progetti di
peregrinazioni in Europa e fuori, l'Antonietta investì lo zio Cesare.
-- È da lei, scusi, che viene il cattivo esempio.
Ella gli dava ora del -tu- ora del -lei- secondo i momenti. Adesso,
essendo in collera, ella usava il pronome meno confidenziale.
Cesare sorrise. -- Via, nipotina, non mangiarmi vivo. Vedi che fino ad
oggi il mio esempio non lo ha seguito nessuno... Se oggi lo segue
Tullio, tutto il resto della famiglia, con una chiamata per telegrafo,
può essere a Villarosa in un giorno.
Stese la mano all'Antonietta per far la pace, ma ella che si sentiva
salir le lacrime agli occhi gli voltò bruscamente le spalle e sguisciò
fuori della stanza.
-- Cos'ha? -- disse, inquieto, Giulio Frassini guardando verso l'uscio con
la manifesta intenzione di correr dietro alla figliuola.
Ma un gesto della moglie lo intimidì.
-- Lasciala andare... Sei ridicolo con quello starle eternamente
appiccicato alle gonnelle... Cos'ha?... Ha i suoi nervi, ecco...
Cesare tentennò la testa. -- Che c'entrano i nervi?
-- O che altro sarebbe?
-- Ci vuol tanto a capirlo?... È innamorata di Tullio, e l'ha con me
perchè glielo porto in America.
XXX.
Un languido raggio di sole, il primo che squarciasse le nuvole dopo il
giorno delle nozze d'oro, andò a posarsi sulla parete. L'Angela l'ebbe
per un lieto augurio e attaccò più risolutamente il discorso.
Ell'era stesa sulla sua poltrona accanto alla finestra e aveva presso di
sè la sorella e il cognato fatti chiamare da lei.
-- Dunque -- ella disse -- ormai lo sapete; l'Antonietta ama suo cugino
Tullio.
La Marialì che s'aggiustava le pieghe del vestito replicò stringendosi
nelle spalle: -- Sono idee di nostro fratello Cesare.
E Giulio Frassini soggiunse vivamente: -- Ella nega.
Ma non meno vivamente l'Angela ribattè:
-- Non sono idee di nostro fratello, e i dinieghi dell'Antonietta non
valgono... Ella parla così per stordirsi... parla per partito preso...
per puntiglio... per un concetto esagerato dei suoi doveri filiali.
-- Ih, quanta roba! -- esclamò la Marialì. -- Per me non le ho mai imposto
gravi sacrifizi.
-- E io ho sempre cercato di contentarla in tutto -- piagnucolò Frassini.
L'Angela represse un moto d'impazienza.
-- Non mi capite, o fate mostra di non capirmi... Tanto peggio... Mi
forzate a dirvi delle cose dure.
-- Un momento! -- interruppe la Marialì. -- Prima che tu le dica e che noi
le sentiamo, non sarebbe male considerare che nostro nipote Tullio se ne
va in America con suo zio e che quindi, dato pure che l'Antonietta lo
amasse, il meglio sarebbe di levarglielo dal cuore.
Il marito approvò: -- È chiaro.
-- Sarà chiaro per voi -- riprese l'Angela -- che non volete incomodarvi a
guardar più in là delle apparenze. Ma come non v'è venuto il dubbio che
ci sia un intimo rapporto tra il viaggio di Tullio e il contegno
dell'Antonietta?... Ah, v'assicuro io che Tullio non si sognerebbe di
andare in America se la vostra figliuola non lo mettesse alla
disperazione...
-- Allora è lei che non l'ama! -- gridò, trionfante, la Marialì.
La convalescente s'era levata a sedere e appoggiava i gomiti ai
bracciuoli della poltrona.
-- L'ama, l'ama -- ella ripetè con voce concitata e vibrante -- ed è per
cagion vostra ch'ella scaccia da sè, come una tentazione pericolosa, la
felicità di tutta la vita... A voi, a voi, si sacrifica.
-- A me no sicuro -- protestò la Marialì.
-- Lo credi? -- disse l'Angela. -- Ah tu credi che se la vostra fosse una
famiglia come le altre, la tua figliuola avrebbe oggi tanti scrupoli di
coscienza?... Ella esita a impegnare il suo cuore perchè sente che
quando non ci sarà lei non avrete più neanche una casa, sarete come due
zingari che gireranno il mondo ciascuno per proprio conto... E di questo
la maggior colpa è tua, Marialì.
L'accusata non si curò di difendersi; nella sua calma superba ella
guardava fuori della finestra, guardava le nuvole bianche che si
squarciavano quà e là come una tela sottile, logorata dal tempo. Giulio
Frassini, col viso chinato a terra, biascicava dolorosamente: -- Ma è
impossibile che l'Antonietta se ne vada... Che cosa farei io?
L'Angela scattò. Le sue guancie smorte s'infocarono; il suo linguaggio
divenne aggressivo, quasi brutale.
-- Ecco il grido dell'egoista! -Che cosa farei io?-... E che importa
quello che tu faccia?... Ciò che preme è che tu non faccia del male a
tua figlia... Ah, perchè la tua esistenza è rovinata, è finita, vorresti
troncare, rovinare anche la sua?
-- Io? -- gemette Frassini. -- Io che per l'Antonietta darei il mio sangue!
-- Tu appunto -- confermò l'Angela. -- Non c'è mica un solo modo d'essere
egoisti... E vi sono tenerezze, sdilinquimenti più funesti
dell'indifferenza... E pure, povero Giulio -- ella soggiunse mutando
tono, e c'era nel suo accento come un'eco del lontano passato, come una
nota dell'amore lontano -- e pure tu non eri cattivo... Sono le tue
fisime d'artista che ti hanno guastato il cuore... E una volta,
pazienza!... Eri giovine, e ai giovani, pare, è permesso di correr
dietro a un loro sogno di gloria, di cercar di raggiungerlo, non badando
alle lacrime che fanno spargere... Ma ormai?... Che speri?... Che
aspetti?... La gloria non viene a chi ha i capelli bianchi... E i tuoi
cominciano ad imbiancare... Contentati d'essere un uomo ordinario, un
buon padre sopra tutto... Val tanto meglio e dovrebb'esser tanto più
facile.
Frassini si disperava. -- Rinunciare all'arte e perdere l'Antonietta...
Tu non sai quello che domandi, Angela... Non hai proprio pietà di me...
Che cosa mi resta se non ho più l'Antonietta?... Lo sai bene quella lì
come mi tratta...
E accennò a sua moglie.
La Marialì aperse la bocca a un lungo sbadiglio che mise in mostra i
suoi bei dentini bianchi simili a due fili di perle in uno scrigno di
raso.
-- Dio mio!... Come sei nojoso!
E si alzò per andarsene.
Ma l'Angela la trattenne con un gesto.
-- Rimani!
-- A che prò?
-- Tu non puoi lagnarti ch'io ti abbia tediata con le mie querimonie,
Marialì -- riprese la sorella. -- Sei passata sopra il mio cuore, e io ho
sofferto in silenzio, augurandoti di render felice l'uomo che m'aveva
abbandonata per te... Desideravo così ardentemente di non serbar rancore
a nessuno di voi... nè a te, nè a lui...
-- Oh senti, Angela -- interruppe la Marialì -- se vuoi ch'io riconosca il
mio torto di vent'anni fa, son pronta... Dovevo contentarmi di far
girare la testa al tuo spasimante, e poi restituirtelo... Ma tu, cara
mia, perchè hai avuto tanta furia di cedere il campo?... E pure era in
gioco tutto il tuo avvenire!... Tu sei di quelle che amano una volta
sola.
L'accento ironico con cui fu pronunciata questa frase che in bocca
d'altri poteva sonare come un elogio ferì profondamente l'Angela.
-- E tu sei di quelle che non amano mai -- ella disse.
La Marialì ebbe un risolino di compassione.
-- Davvero?
-- Mai -- insistè l'Angela. -- Almeno se l'amore è quale io lo intendo... E
quello che intendo io, vedi, può durare e può esser confessato in tutte
le età. Il tuo... non saprei che nome dargli... è qualche cosa che dopo
passata la giovinezza non ha neanche una scusa.
Sempre padrona di sè nonostante che la voce le tremasse un poco, la
Marialì disse freddamente: -- Ti compatisco. Tu non mi perdoni di esser
giovine ancora, mentre tu non fosti giovine nemmeno a vent'anni!... Ma
io non credevo che tu mi avessi chiamata per farmi sentire quanto siano
tenaci i rancori delle vecchio zitelle.
Un intenso rossore salì alla guancie dell'Angela; e fu piuttosto rossore
di vergogna che rossore di collera. Come? Ella ch'era stata sull'orlo
del sepolcro, ella che pretendeva d'esser superiore alle passioni e alle
debolezze del mondo, ella che avrebbe dovuto dar l'esempio della forza e
dell'equanimità a quel povero Frassini, ella s'era tradita in presenza
di lui, ell'aveva permesso che il suo colloquio con la Marialì sviasse
dai veri suoi fini, degenerasse in un miserabile bisticcio fra due
antiche rivali!
Ma mentr'ella, decisa di non raccoglier l'ultima impertinenza della
sorella, cercava le parole per tornar sull'argomento del matrimonio di
Tullio e dell'Antonietta, la Marialì che s'era levata in piedi ed era
passata dinanzi allo specchio le si riaccostò con volto ridente e
sereno. S'era vista ancora così bella, così fresca e desiderabile, così
lontana dal giorno della rinuncia agli omaggi e ai piaceri, nonostante
l'età poco delicatamente rinfacciatale dall'Angela; aveva pregustato la
gioja di tanti futuri trionfi, di tanti cupidi sguardi fissati ancora su
lei, di tante parole ardenti susurrate ancora al suo orecchio, che il
suo cuore s'era disposto alla clemenza e al perdono. E sopra tutto
ell'aveva sentito che le conveniva evitar quei contrasti i quali
turbando la calma dello spirito si portano dietro la cattiva digestione
e l'insonnia e nuocciono alla purezza dell'alito e alla lucentezza della
pelle.
-- Via, via -- ella disse. -- Facciamo la pace... Io non sono una cattiva
diavola, e non mi oppongo alla felicità di chicchessia... Se
l'Antonietta vuol sposare il suo Tullio, e se Tullio vuol sposar lei, si
sposino pure, e che il cielo li benedica.. Cerca piuttosto di convertir
tuo cognato... Sarà un osso più duro.
Con un movimento rapidissimo dell'agile persona la Marialì si chinò
sulla sorella e le sfiorò la fronte con le labbra. Indi, senz'attendere
nè il ricambio del bacio, nè risposta alcuna, uscì dalla camera col suo
passo leggero.
-- Chi le darebbe più di trent'anni? -- sospirò Giulio Frassini, scoprendo
il viso ch'egli aveva tenuto fino allora nascosto fra le palme.
-- Oggi è più generosa di te -- disse l'Angela senza curarsi
dell'osservazione.
-- Perchè non le importa nè dell'Antonietta nè di nessuno -- ribattè
Frassini protestando contro l'indiretto rimprovero. -- A lei non importa
che di sè stessa, d'esser bella e di parer giovine... Che bisogno ha di
una casa, di una famiglia, se non si cura d'altro che d'esser
corteggiata, e se i corteggiatori non le mancano mai?... Ma io, ma io...
-- Tu non devi permettere che il tuo amore sia più fatale all'Antonietta
dell'indifferenza materna -- replicò l'Angela.
Egli s'agitava sulla sedia.
-- In nome del cielo, che cosa pretendi da me?... Che, come la Marialì,
io ti lasci libero il campo?
-- Ah no! -- proruppe la convalescente. -- Da te pretendo molto di più...
Mia sorella, in fin dei conti, non era mai un ostacolo serio... Anzi, se
non ci fosse stata che lei, l'Antonietta avrebbe accolto con entusiasmo
il primo sposo che le si fosse offerto... L'ostacolo vero sei tu che,
atteggiandoti a vittima, hai fatto sorger nel cervellino della tua
figliuola l'idea d'esser la tua salvatrice...
-- E non sono una vittima? -- esclamò Giulio Frassini. -- E da chi dovrei
aspettare conforti se non da mia figlia?
-- Bada a me, Giulio -- riprese l'Angela, e la sua voce era grave e
commossa. -- Chi è o si crede vittima non ha diritto di far pesare sugli
altri la sua cattiva fortuna... No, no, lasciami parlare... Forse me ne
intendo... La condizione di vittima può avere le sue dolcezze e la sua
nobiltà quand'è sopportata con rassegnazione, con la coscienza che se
siamo stati sempre disgraziati, la colpa n'è in gran parte nostra...
Vuol dire che c'è mancato qualche cosa fin dalla nascita... qualche dote
fisica o morale ch'è necessaria al successo.
Frassini la guardava con un'ammirazione mista di sgomento. Ell'avrebbe
avuto ragione di odiarlo, e invece egli sentiva vibrar nella voce di lei
una nota dell'antico affetto... -Se siamo stati sempre disgraziati- --
ella diceva, associando le loro due sorti... Ma d'altro lato, che stava
ella per chiedergli?
L'Angela lo dispensò dal rinnovar la domanda.
Fissa nella sua idea, ella ripigliò: -- No, non mi basta che tu sia
neutrale, che tu mi lasci libero il campo... Tu devi essere il mio
alleato... L'Antonietta deve persuadersi che non hai bisogno di lei, che
tu stesso desideri vederla seguir gl'impulsi del suo cuore, cercar la
felicità con l'uomo ch'ell'ama.
-- Angela, Angela, è la mia condanna che tu decreti.
-- È la tua redenzione che ti offro... Quest'atto di volontà e di
sacrifizio ti ridarà la stima di te medesimo... e la mia... Ci tieni
alla mia stima?
-- Oh, Angela, e puoi dubitarne?
-- Riconquistala dunque -- ella disse. E soggiunse, abbassando la voce: --
Pensa come ti ho visto, Giulio... e non ero sola, e c'era tua figlia!...
Ti ho visto, la sera prima ch'io mi ammalassi, correr dietro a una delle
mie serve!.. E t'ho rivisto, prima e poi, dimentico della tua dignità,
querulo, lacrimoso come uno scolaretto di quindici anni, attaccarti alle
gonne della Marialì e subire le sue ripulse, i suoi disprezzi, i suoi
sarcasmi... Ho arrossito per te, Giulio!... Ma ora sarebbe peggio se ti
vedessi ostinato a immolar l'Antonietta al tuo egoismo...
-- E pure -- rispose Giulio Frassini difendendo a palmo a palmo il terreno
-- e pure quella mattina, in giardino, non eri così spietata... Parevi
convinta che lo staccarmi dall'Antonietta sarebbe stata la mia estrema
rovina.
-- Può darsi ch'io fossi perplessa -- ribattè l'Angela con la mal celata
impazienza di chi è colto in contraddizione. -- Credevo che si potesse
guadagnar tempo... Ora non più... Ora gli avvenimenti incalzano, e se
questo matrimonio non si combina subito l'occasione è perduta per
sempre... Tullio se ne andrà in America con mio fratello Cesare, voi
ripiglierete le vostre peregrinazioni... e addio la mia speranza di
ripopolar Villarosa, di rinnovellarla con un soffio d'amore e di
giovinezza. Quand'anche un giorno i dispersi si ritrovassero quì, io non
ci sarei...
-- Oh Angela!...
-- È vano illudersi, Giulio... La mia malattia è stata un avvertimento,
il primo segnale di partenza del treno...
-- Angela! Angela!
Più dell'esortazioni austere, più dei giusti rimproveri potè su Giulio
Frassini questa confessione di debolezza, questo grido d'un'anima
chiedente un'ultima, un'unica gioja alla vita che fugge. Egli la sentiva
più vicina a lui, ora ch'ell'era scesa dalle sue altezze inaccessibili,
ora ch'ella pregava non soltanto pegli altri ma anche per sè... Ed egli
le doveva pure una riparazione, egli che l'aveva abbandonata e
tradita... tradita per la Marialì!
Una mano dell'Angela pendeva dal bracciolo della poltrona. Frassini la
prese e se la portò al cuore.
-- Angela -- egli disse, -- se facessi quello che tu desideri, mi
perdoneresti le mie colpe, le nuove e le antiche, mi perdoneresti di
aver rovinato la tua esistenza?
Il volto dell'Angela s'illuminò di contentezza.
-- Tu accondiscendi?
-- Perdonami, perdonami -- egli implorava. -- Ho espiato tanto.
-- Lascia il passato in pace -- ella interruppe con un sospiro. -- Lo sai
che non ho rancori.
-- Non mi basta. Perdonami -- egli ripeteva con l'insistenza di un
bambino.
L'Angela sorrise.
-- Perdono tutto... Ma non pensiamo a noi che siamo vecchi, che abbiamo
finito... Pensiamo a quelli che cominciano.
Giulio Frassini seguitava concitatamente: -- Mi ajuterai a risollevarmi?
Vorrai essere la mia guida, la mia consigliera, la mia confortatrice? Mi
permetterai, nei momenti più tristi, di cercare un rifugio a Villarosa?
-- Villarosa t'è sempre stata aperta -- disse l'Angela. -- Eri tu che ci
venivi così poco.
-- Non osavo -- egli susurrò.
-- Avevi torto.
Ritirando con dolcezza la mano ch'egli copriva di baci, ella lo pregò di
suonare il campanello ch'era accanto al letto.
-- Vuoi qualche cosa? -- chiese il cognato timidamente mentre si accingeva
a ubbidire.
Ell'aspettò ch'egli avesse suonato e poi soggiunse:
-- Intanto volevo questo... Ora vorrò che tu non ti penta delle tue buone
disposizioni e che tu mostri d'esser in pieno accordo con me.
-- Ma... -- obbiettò Frassini che non capiva.
-- Tss! -- fece l'Angela portandosi il dito alla bocca. E rivoltasi alla
Maddalena che s'era affacciata all'uscio, le disse: -- Dov'è la signorina
Antonietta?
-- Credo sia giù in salotto, coi padroni.
-- Ebbene, che faccia il piacere di salire un momento... subito.
Appena la Maddalena ebbe chiuso l'uscio, Giulio Frassini si alzò in
piedi inquieto, turbato.
-- Che precipizio, Angela, che precipizio!
-- A che servirebbero gl'indugi?
-- Potevo parlarle io.
-- No, io le parlerò in nome di tutti e due alla tua presenza.. Oh, tu
devi fidarti... Non aver paura ch'io le carpisca un -sì- contrario alle
sue inclinazioni... Se l'Antonietta persisterà nel suo rifiuto, se mi
proverà ch'io m'ero ingannata sui suoi sentimenti, io chinerò il capo...
Ma io son certa di non essermi ingannata... Quando non ti crederà più
ostile al suo amore, ella non avrà più ragione di fingere... Su, su,
Giulio, ricomponiti... Sii un uomo... Che tua figlia non ti veda così...
Eccola. Mi par di sentire il suo passo.
L'Antonietta entrò, rossa in viso dalla fretta con cui aveva fatto le
scale.
-- Mi avete chiamata?
-- Sì -- disse l'Angela rizzandosi sui gomiti. -- Il tuo babbo ed io
t'abbiamo chiamata per una cosa molto, molto importante... Siedi quì,
vicino a noi.
Benchè la solennità dell'esordio fosse temperata dall'accento amorevole,
una certa ansietà, quasi d'imputato davanti ai suoi giudici, si dipinse
sul volto della fanciulla.
L'Angela andò diritta allo scopo.
-- Sii sincera, sii franca con noi, Antonietta... Aprici tutto il tuo
cuore. Non è vero che tu vuoi un po' di bene a tuo cugino Tullio?
Le guancie dell'Antonietta s'imporporarono ed ella protestò con enfasi:
-- Non è vero, non è vero niente... Chi lo ha detto?... È stato lo zio
Cesare?... Non è vero.
-- Calma, bimba mia -- ripigliò l'Angela con un sorriso. -- Tu neghi con
troppo calore, come una che tema d'aver commesso un delitto... E sì che
non ci sarebbe ragione di vergognarsi.
L'Antonietta aveva un nodo alla gola.
-- Perchè mi tormentate? Perchè dovrei voler bene a mio cugino? -- ella
diceva a scatti con un'irritazione che tradiva lo sforzo. -- Per quello
che abbiamo da stare insieme!... Non è in procinto d'imbarcarsi per
l'America?... Buon viaggio, buona fortuna!
-- Oh, il bastimento non è ancora pronto -- ribattè l'Angela con una
scrollatina di spalle.
E smettendo la celia proseguì con l'eloquenza appassionata di chi vuol
trasfondere in altri la propria convinzione.
-- Via, Antonietta, cessiamo di parlar per indovinelli. Tu non puoi non
aver capito che Tullio ha per te una simpatia... più che di cugino, e
ch'egli aveva creduto d'inspirarti una simpatia uguale... Ed ecco che
oggi lo respingi, lo sfuggi!... Per qual motivo?... Ah non è certo per
sua elezione ch'egli lascia l'Italia, l'Europa, i suoi studi tranquilli,
la speranza di una cattedra; è per stordirsi, se può, per dimenticare un
trattamento ingiusto... Vedi se t'ama! Non importa... Amare non basta;
bisogna essere amati. E se tu, leggendo meglio dentro di te, hai
scoperto che c'è fra voi due un'incompatibilità profonda, se la tua
passeggera inclinazione è svanita, pazienza! Tullio non avrà da lagnarsi
che della sorte... Ma se non siete divisi che da un malinteso, da un
puntiglio, spiegatevi per carità e non giocate sopra una carta tutto il
vostro avvenire... L'America? Ma dipende da te che Tullio ci vada o
rimanga in Italia.
Con occhi umidi e supplichevoli l'Antonietta si voltò verso suo padre.
-- Babbo, babbo, perchè taci, perchè non mi difendi?... Hai scordato i
nostri progetti? Non dovevamo restar sempre insieme, noi due? Non
dovevamo principiare intanto col fare anche noi il nostro viaggio o in
Egitto, o in Sicilia, o al Nord dell'Europa?... Saremmo stati assenti
parecchi mesi con la sola compagnia dei tuoi pennelli e della tua
tavolozza;... tu avresti lavorato senza distrazioni, senza
preoccupazioni...
Era il sogno, era il bel sogno che Frassini aveva accarezzato, e a
sentirlo ora rievocare dall'Antonietta gli veniva una gran voglia di
piangere.
Pur riuscì a dominarsi, e tentennando la testa -- No, figliuola mia --
egli disse -- ci ho pensato su... I nostri progetti erano campati in
aria... Chi ha ragione è la zia Angela che ha sempre avuto più giudizio
di tutti noi... Segui il suo consiglio...
-- No -- interruppe la zia, -- segui la voce del tuo cuore in cui forse ho
visto più chiaro degli altri, più chiaro di te stessa... Ma te lo ripeto
ancora una volta, se ho sbagliato, dimmelo schietto ed aperto, e io
cesserò di tormentarti, e Tullio ti si leverà dai piedi per sempre.
Invece di rispondere, la giovinetta si strinse al suo babbo, e gli
nascose la faccia nel petto.
-- Ah papà mio -- ella singhiozzava, -- perchè la zia Angela è così
cattiva?
-- La zia Angela è savia e buona -- replicò Giulio Frassini accarezzando i
folti capelli dell'Antonietta -- e dovremmo tutti adorarla in ginocchio.
-- Però ella non si è sposata -- notò la ragazza; -- ella ha preferito
vivere coi suoi genitori.
-- Oh, -- esclamò Frassini non avvertendo o non curando i segni che gli
faceva la cognata -- non è ch'ella non volesse sposarsi... Sono state le
circostanze... è stato qualcheduno... Oh, il colpevole darebbe quello
che gli resta di vita per riparare ai suoi torti!
Adagio adagio l'Antonietta alzò il capo, e i suoi occhi si posarono
successivamente su suo padre e sull'Angela. Comprese ella la verità?
Fatto si è ch'ella si sciolse dalle braccia paterne, e si gettò
piangendo in quelle della zia.
-- Tu credi proprio che Tullio rinunzierebbe a partire? -- ella mormorò in
un soffio.
XXXI.
-- Sì -- disse Vignoni -- fin dove c'è il sole, fino al boschetto, non più
in là... E per 15 o 20 minuti.
Da un pajo di giorni l'Angela scendeva al pianterreno, ma quella era la
prima volta dopo la sua malattia ch'ella usciva in giardino.
E il dottore stesso, e Giulio Frassini, e Tullio e l'Antonietta si
offersero a gara per darle il braccio.
-- Domando scusa -- protestò Cesare Torralba -- il braccio devo darglielo
io. C'è un impegno preventivo. Non è vero, Angela?
L'interrogata assentì.
-- A ogni modo, noi saremo del seguito -- dichiararono in coro gli altri.
La Maddalena battè palma a palma dalla contentezza.
-- Or ora vengo anch'io dietro la mia padroncina.
Dal fondo delle loro poltrone in un angolo del salotto il commendatore
Ercole e la signora Laura si lamentarono.
-- Già, ci piantate soli. Lo sapete che noi non possiamo muoverci.
La Marialì ch'era seduta al tavolino e sfogliava la -Mode illustrée-,
disse: -- Rimango io... Va pure, Maddalena.
-- Grazie... Torno subito subito... Del resto, se i padroni volessero,
potrebbero far benissimo due passi al sole... È un'aria così tepida.
Ma il commendatore diede sulla voce alla petulante cameriera.
-- Non abbiamo bisogno del vostro permesso, e se teneste la lingua a casa
sarebbe meglio.
Dal canto suo, la signora Laura brontolava: -- Son proprio in vena di far
quattro passi... Non ho un punto del corpo che non mi dolga... Anzi,
Marialì, se tu chiudessi quella finestra. Il marito si oppose
recisamente.
-- Fin che c'è il sole una finestra aperta non dà disturbo.
La signora Laura non osò replicare e sospirando si strinse lo scialle
sul petto.
-- Viva la signorina Angela! Viva la nostra padroncina!
Così la servitù raccolta in giardino salutava l'apparire dell'Angela sul
ripiano della scalinata.
E oltre all'Angela s'acclamavano l'Antonietta e Tullio. Anzi s'udì un
grido, coronato da unanimi applausi: -- Viva gli sposi!
Veramente la promessa dei due cugini non era ufficiale e s'era convenuto
di non darne la partecipazione ai conoscenti e agli amici che di lì a
qualche mese, ma la voce se n'era sparsa e le congratulazioni per queste
nozze future fioccavano a Villarosa insieme con quelle per la ricuperata
salute dell'Angela. Le si accettava sì e no, dicendo ch'era una cosa
immatura, che i due giovani avevano tempo da aspettare, che potevano
anche pentirsi, eccetera, eccetera. In fondo, i nonni non vedevano
quest'unione di mal occhio, tanto più che il matrimonio non sarebbe
successo subito e che nell'intervallo i fidanzati si sarebbero trovati
spesso a Villarosa ove l'Antonietta rendeva già preziosi servigi, e ove
il signor Ercole sperava di utilizzare le cognizioni archivistiche del
nipote Tullio per l'esame di alcune antiche carte di famiglia.
Ciò non impediva però al commendatore di lagnarsi aspramente della
mancanza di riguardi che gli si era dimostrata combinando l'affare senza
consultarlo.
Se n'era lagnato anche con la Marialì la quale gli aveva risposto con
una scrollatina di spalle: -- Caro mio, devi prendertela con l'Angela...
È lei che ha combinato tutto.
-- L'Angela, l'Angela! -- borbottava l'ex prefetto. -- È una brava ragazza,
e dopo la sua malattia bisogna usarle speciali attenzioni, ma quando
sarà proprio ristabilita ce la intenderemo... Padrona assoluta, no.....
Il padrone di casa sono sempre io.
E anche ora il vecchio Torralba s'infastidiva del chiasso che facevano
quelli in giardino.
-- Basta esser giovani per esser egoisti -- egli sentenziava.
-- Se chiudessimo la finestra -- suggerì la signora Laura, incaponita
nella sua idea -- si sentirebbe meno rumore, e facendo poi avvicinar le
poltrone si vedrebbe di dietro i vetri.
-- Chiuder la finestra, no -- protestò di nuovo il commendatore Ercole,
irritato dell'insistenza di sua moglie. -- Io non voglio morire
asfissiato... E veder che cosa dietro i vetri?... Intanto io vedo appena
a due passi davanti a me... E a ogni modo, domando io, che cosa c'è da
vedere?... L'Angela, l'Antonietta, Tullio, non eran quì un momento
fa?... Non torneranno presto?... Se ci si teneva a -goder lo
spettacolo-, si poteva uscire anche noi...
-- Oggi non sono in grado d'uscire nemmeno se mi portano di peso.... Tu
piuttosto.... con la Marialì.
-- Son pronta -- disse questa alzando gli occhi dal giornale di mode.
Il commendatore dichiarò seccamente che non usciva. E per mutar discorso
chiese a sua figlia: -- Dunque tu parti domattina?
-- Sì, con Cesare... Viaggeremo insieme sino a Pisa. Ho cambiato
itinerario. Vado a Firenze per assistere alle due recite della Duse. E
approfittando dell'occasione sentirò se Madama Lacroix s'impegnerebbe a
fornir il corredo per l'Antonietta.
-- Che furia! -- esclamò la signora Laura. -- Non si sposano mica da oggi a
domani.
-- Non importa -- ribattè la Marialì. -- È meglio non lasciarsi venir
l'acqua alla gola. Se non c'intenderemo con la Lacroix farò più tardi
una corsa a Parigi... verso Natale, quando il mio futuro genero andrà a
salutar suo padre.
-- Bisogna convenire -- notò ironicamente il commendatore Ercole -- che
anche Luciano è stato trattato con una bella disinvoltura.
-- Oh -- rispose ridendo la Marialì -- per lui è tutt'uno... pur che la sua
Banca dia buoni dividendi... Ha telegrafato il suo assenso in due
parole, tal quale come per un affare di Borsa... Del resto era un
assenso di semplice formalità... Tullio è maggiore, ha una sostanza sua
e può disporre di sè come gli piace.
-- Naturale, naturale -- disse il commendatore col tuono di prima. -- Ormai
i vecchi non contano più.
In giardino Tullio e l'Antonietta erano presto riusciti ad appartarsi
dagli altri. Per un mutuo, tacito accordo rifacevano la passeggiata che
avevano fatto insieme il primo giorno in cui s'erano intesi.
-- Rammenti?
-- C'era più ombra quel giorno.
-- Sì, oggi gli alberi sono spogliati. Allora cominciavano appena a
cadere le prime foglie... Rammenti? Rammenti?
L'Antonietta chinò gli occhi.
-- Rammento la foglia di platano che s'era posata su' miei capelli e che
tu ne hai tolta.
Tullio ripetè la citazione petrarchesca.
«Da bei rami scendea.»
-- Sì, rammento. Ma anche il sonetto che improvvisasti per me:
«Vorrei fossimo insieme in mezzo al mare.»
-- Ah, il sonetto di cui mancano le due terzine. Avremo tempo da finirlo.
Le passò un braccio intorno alla vita e la strinse a sè.
-- Mi pare un sogno, Antonietta mia. Cattiva, perchè mi hai fatto tanto
soffrire?
-- Oh Tullio! -- ella disse. -- Come non hai capito, come non capisci con
tutto il tuo ingegno? E credi ch'io sia senza rimorsi? Povero babbo! Ero
il suo unico conforto.
-- Non ti ha mica perduta.
-- Oh! -- soggiunse l'Antonietta. -- Non è più la stessa cosa... Non è
stata più la stessa cosa da quando t'ho incontrato quì... Ho sentito
subito che m'avevi preso il cuore...
-- Cara! E io me n'ero accorto ed ero beato!... Ma di punto in bianco ti
sei mutata... Ricordi quel sabato sera, la vigilia delle nozze d'oro?
La ragazza si turbò.
-- Non parlare di quel sabato sera.
-- E la domenica quella tua dichiarazione che non volevi sposarti?... Ah,
non so come io non sia diventato pazzo!
Ella cercò la mano di lui e la premette nervosamente nella sua.
-- Perdonami... Mi pareva di dover fare così a costo di morirne.
-- Saremmo morti tutti e due.
-- Oh -- disse l'Antonietta -- gli uomini si distraggono facilmente. Tu
andavi in America.
-- Sì, per disperazione, e sarei morto laggiù. Pensi che avrei potuto
resistere lontano da te, dalla mia Italia, dai miei studi? La zia Angela
ci ha salvati.
-- Come ha fatto? Com'è riuscita a chiarir tutti gli equivoci, a vincer
tutte le resistenze?... Se non c'era lei!
-- Iddio ce la conservi per un pezzo... Noi verremo sovente a tenerle
compagnia.
-- Oh sì, sì -- esclamò l'Antonietta. -- Anche il babbo verrà... È il suo
sogno... Dice che se stesse a Villarosa guarirebbe delle sue malinconie,
delle sue fissazioni... Povero, povero babbo!... Tu lo compatirai, non è
vero, Tullio?... Ha le sue debolezze, ma è buono, ed è stato così
disgraziato!... Non dovrei dirlo io, ma è stato disgraziato anche nel
suo matrimonio... Troppo bella è la mamma, troppo avvezza a esser
corteggiata, adulata... Col babbo non ha mai avuto pazienza... E sì
ch'egli l'ha amata tanto, che l'ama ancora!... Ah, se avesse sposato
un'altra donna non si sarebbe ridotto al punto in cui è, nemmeno con la
sua arte... Qualche cosa avrebbe concluso.
Tullio si lasciò sfuggire: -- Se avesse sposato la zia Angela...
-- È vero dunque che doveva sposarla? -- chiese vivamente la ragazza.
-- Non so... È una mia idea -- replicò il cugino, pentito della sua
indiscrezione.
L'Antonietta parve voler insistere; poi, come cacciando da sè una
curiosità vana e molesta, sospirò: -- Ormai!...
E riprese dopo un breve silenzio: -- L'arte fu la sua passione e il suo
cruccio. A sentirlo oggi, avrebbe deciso di buttar via i pennelli e i
colori... Ma non è possibile. Che farebbe della sua vita?.. E tu non lo
scoraggerai, Tullio? Non lo deriderai?
-- Oh Antonietta! -- protestò il giovine quasi offeso del dubbio. -- Me lo
domandi?... Puoi supporre ch'io manchi di rispetto a tuo padre?... Credi
ch'io non intenda il sacrificio ch'egli ha fatto consentendo a separarsi
da te? Credi ch'io non gliene sia riconoscente?
-- Grazie -- mormorò commossa, l'Antonietta. E i suoi belli occhi umidi
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