ebbe un vago sospetto che la sua interlocutrice lo canzonasse. Onde si
licenziò con molto decoro, balbettando. -- Speriamo... Fin che c'è fiato
c'è speranza... Si son visti tanti miracoli... Auguro di cuore...
Ma il commendatore Ercole, quando la Marialì gli ricomparve dinanzi, non
seppe nascondere la sua impazienza.
-- La finiremo con queste visite... La bella compagnia che ci fate..
Insieme coi genitori c'era il solo Cesare.
-- La Letizia e l'Adele hanno lasciato a me tutte le seccature -- disse la
Marialì. -- Sarebbe tempo che si decidessero a scendere... quantunque io
non sappia ormai chi possa venire...
-- Ormai è tardi e, fuor che Vignoni, non deve venir nessuno -- dichiarò
in tono perentorio il commendatore. -- Anzi, suona il campanello...
Durante il giorno l'ex Prefetto era stato assai accasciato e pareva aver
dimesso i fieri propositi di riafferrar le redini della casa; l'energia
gli tornava col calar della sera.
E diede una lunga sequela d'ordini alla servitù: -- Non introdurre in
casa altri che il medico, chiuder le imposte, accendere i lumi,
rimettere un po' di legna nella stufa, portar la -teiera- con l'acqua
calda, salir da -quelle signore- e da -quei signori- e pregarli di
-favorire- a prendere il tè, mandando intanto qualcheduna delle donne
dalla signorina Angela.
-- Poco fa c'era la Giuditta, la moglie del giardiniere -- osservò Cesare.
Il servo Giacomo soggiunse che c'erano anche la signorina Antonietta e
il signor Tullio.
-- Ma scendano -- ripetè il commendatore Ercole. -- Per una mezz'ora può
bastar la Giuditta, o un'altra delle donne.
E soggiunse che si voleva far passar l'Angela per più grave di quello
che non fosse.
Egli era salito dalla figliuola prima e dopo del consulto, una volta
solo e una volta con la moglie, e, quantunque i suoi occhi deboli non
gli permettessero di giudicare dell'aspetto dell'ammalata, aveva subito
sentenziato che si esagerava e che Vignoni s'era spaventato fuor di
ragione.
Anche la signora Laura, avvezza a pensar con la testa del marito, diceva
su per giù le medesime cose. L'Angela s'era affaticata troppo
nell'ultima settimana, e poichè non era un colosso soffriva
d'esaurimento nervoso. Roba di cui si guarisce con due o tre giorni di
letto. Intanto Vignoni, del quale non si poteva dir mai abbastanza bene
per lo zelo dimostrato in questa occasione, non aveva più tempo di
badare a quelli ch'erano forse a peggior partito dell'Angela. Ahi, ahi,
ahi! E la querula signora si lagnava, secondo il solito, di dolori in
tutte le parti del corpo. E nessuno le aveva fatto il massaggio, ed ella
non aveva nemmeno preso le sue pillole all'ora giusta, e Locresi non le
aveva dato retta quand'ella gli aveva chiesto di suggerirle uno
specifico pei suoi reumi.
A quest'uscita però il commendatore scattava.
-- O che specifico? Come se tu non avessi già vuotate le farmacie?... Non
lo sai ancora, povera grulla, che per gente della nostra età non c'è
specifico che tenga?... Aspetta che nasca il dottore capace di levarci
trent'anni di dosso, e allora, se saremo vivi, chiameremo quello... In
quanto a Locresi, ha detto di tornar Giovedì, e se torna, padrone... Ma
questi consulti son lustre, voluti dai medici che sono in lega fra loro
a spalle dei gonzi... L'Angela non aveva bisogno di Locresi per guarire,
e quando si tratterà di firmare il passaporto a noi vecchi ce ne sarà
d'avanzo di Vignoni.
Per poco la famiglia stette riunita in camera dell'ex Prefetto a
prendere il tè, apparecchiato dalla Marialì e distribuito
dall'Antonietta. Poi successe una nuova dispersione; Luciano e Girolamo
fecero attaccare il cavallo per recarsi a San Vito a impostare le loro
lettere; Frassini, sfidando l'umido e il bujo, s'avventurò nei meandri
del giardino; i due Alvarez andarono in rimessa a dar un'occhiata al
loro -tandem- ancora tutto imbrattato di mota dopo la spedizione della
sera precedente; Tullio disse ad alta voce che tornava dalla zia Angela,
nella speranza di tirarsi dietro l'Antonietta. Ma l'Antonietta fu
trattenuta imperiosamente dal nonno, per leggergli i giornali.
-- Dall'Angela vengo io -- dichiarò la pomposa Letizia che aveva un po' di
rimorso di non esser stata in tutta la giornata dieci minuti di seguito
dalla sorella.
Coi vecchi rimasero, oltre all'Antonietta, Cesare, la Marialì e l'Adele.
Quest'ultima s'era avvicinata alla tavola e leggeva il -Figaro- per
conto suo.
-- Or ora vedrete che s'arrabbia -- disse piano la signora Laura
rivolgendosi ai figliuoli che le sedevano accanto; -- la politica lo fa
sempre arrabbiare.
Tirò un sospirone e soggiunse: -- Pensate che allegria nell'inverno
quando siamo noi tre soli e si deve accendere il lume alle 4!... Ahi!...
Tiratemi un po' su lo sciallo... su questa spalla... Più alto... Così...
Tutta una doglia, tutta una doglia...
-- Scioperi, scioperi e scioperi -- brontolò l'ex Prefetto. -- Ai miei
tempi ce n'era uno ogni tanto e se ne veniva a capo presto, facendo far
giudizio ai sobbillatori.
-- Aprir gli occhi al popolo non è sobbillarlo -- notò l'Adele alzando gli
occhi dal -Figaro-.
-- Ah dimenticavo -- ripigliò il commendatore -- che anche tu e tuo marito
recitate la commedia del socialismo.
-- Non è vero. Girolamo siede all'estrema sinistra ma non è socialista.
-- Sarà -socialistoide-... poichè hanno inventato le parole in -oide- per
quelli che vogliono salvare le apparenze... Meno male che non è deputato
di questo collegio... Se no, verrebbe a scaldar la testa ai nostri
contadini... Già, avvocati e deputati, gran pescatori nel torbido.
-- Una volta lei non era col Governo -- insinuò la nuora.
-- Col Governo? -- proruppe il commendatore Ercole scandalizzato dalla
supposizione. -- Non ero, non sono e non sono mai stato col Governo...
nemmeno quando ne facevo parte anch'io... Chi può esser col Governo in
Italia... Da Cavour in poi non s'è avuto un uomo... Tutte mezze figure,
tutti fantocci di stoffa, gente che per tenersi a galla ha stretta
alleanza coi farabutti a danno dei galantuomini... Il Governo da circa
una quarantina d'anni semina l'ingiustizia e ora raccoglie quel che si
merita.
-- Dovrebb'esser dunque d'accordo con noi -- ripigliò l'Adele.
-- Nossignora, nossignora -- protestò con energia il vecchio Torralba. --
Perchè quello che ci preparate è peggio di quello che abbiamo, perchè
voi tribuni in guanti gialli non siete in buona fede e scrollate la casa
nella sola speranza che il tetto cada sulla testa degli altri... Li
conosco io i tribuni in guanti gialli, sin da quando ero Prefetto...
Mutano le persone, ma il tipo non cambia... Gran democratici, grandi
amici del popolo; ma se un conduttore di ferrovia, se un usciere non
cava loro tanto di cappello, apriti cielo!... Reclamano ordini di
trasloco, ammende, destituzioni, e guai al Ministro che non si piega...
Eh, le democrazie ce ne fanno vedere di belle... Di là dall'Oceano poi,
dove il mio signor figliuolo Cesare ha creduto bene di trapiantar le sue
tende, lo spettacolo sarà completo...
Chiamato in causa, Cesare, che aveva taciuto fino allora, se la cavò con
poche parole.
-- L'America è un paese -sui generis- che non si può giudicare coi nostri
criteri... La politica vi ha le sue magagne come da noi e peggio che da
noi; ma di buono c'è questo, che la vita vi si svolge fuori della
politica.
-- Aahh! -- fece la Marialì con un comico sbadiglio. -- Non potreste
-svolgervi- anche voi fuori della politica?... Che gusto c'è di
guastarsi il sangue?
Il commendatore si strinse nelle spalle senza rispondere.
Vi fu una breve pausa durante la quale l'Adele uscì con un pretesto
qualunque.
-- Devo leggere ancora? -- chiese al nonno l'Antonietta, deponendo un
giornale e prendendone un altro.
-- Che foglio è?
-- La -Tribuna-.
-- Sentiamo i titoli degli articoli principali.
-- -La questione agraria nel Mezzogiorno.-
-- Tira via.
-- -Alluvioni in Sardegna.-
-- Sempre cose allegre. Avanti!
-- -Il discorso dell'Onorevole Fusi.-
-- Oh Dio! Son trent'anni che chiacchiera senza concludere. Non
occupiamocene.
-- -Il delitto di Caserta.-
Era un delitto passionale, con particolari alquanto scandalosi che si
trascinava già da un pajo di settimane nelle gazzette.
La Marialì, da madre saggia, intervenne. Ella non si curava molto di ciò
che la sua figliuola poteva vedere o udire fra le pareti domestiche, ma,
in quanto alle letture, non transigeva.
-- O babbo, non farai mica leggere quelle porcherie all'Antonietta.
Il commendatore non replicò verbo, perchè, come gli accadeva
frequentemente dopo essersi eccitato a discutere, aveva chiuso gli occhi
e s'era assopito.
L'Antonietta fece per alzarsi pian piano, ma la signora Laura l'arrestò
con un cenno.
-- No, non ti muovere per ora... E continuiamo a parlare fra noi. Se no,
si sveglia in sussulto e quando gli si dice che dormiva va in bestia.
-- Salta alla rubrica -Fiori d'arancio-, e al -Necrologio- -- soggiunse la
Marialì. -- Sentiamo chi s'è sposato e chi è morto in Italia.
La Marialì che aveva un'infinità di relazioni trovava persone di
conoscenza così tra i nuovi maritati come tra i defunti, e riferiva
aneddoti e tracciava biografie con una libertà di linguaggio da
disgradarne quasi le cronache del -delitto di Caserta-.
-- Marialì! -- ammonì Cesare in tono di rimprovero, una volta ch'ella
n'ebbe sballata una di troppo grossa.
Ella, fraintendendo ad arte il significato della protesta fraterna, si
mise a ridere.
-- Tanto puritani siete in America?
E continuò per un poco finchè l'uscio si aperse ed entrarono insieme
Giulio Frassini e il dottor Vignoni.
-- Dio, che aria! -- esclamò la signora Laura.
-- Chi è? Cos'è? -- disse il commendatore destandosi bruscamente e
stirando le braccia.
Il dottore salutò col gesto e con la voce.
-- Buona sera a tutti. Siamo noi, commendatore. Io e il signor Giulio.
E soggiunse, fregandosi le mani: -- Ah, sono proprio contento...
-- E stato dall'Angela?
-- Sicuro. E come dicevo dianzi al signor Giulio le cose procedono
egregiamente... Polso ottimo, testa libera... Debole ancora,
s'intende... ma questo passerà... Intanto s'è potuta metter a sedere per
qualche minuto sul letto e ha preso sotto i miei occhi una tazza di
brodo con un rosso d'ovo... Ho già disposto per la notte... Non importa
che vegli alcuno della famiglia...
E poichè l'Antonietta e Cesare si offrivano a gara, il medico seguitò: --
No, sarebbe inutile... Ho dissuaso pure il signor Tullio... Dalla
signorina Angela fino alle due ci starà la Giuditta, dalle due in poi la
cuoca.
-- Dunque la Maddalena tornerà nella sua camera, presso di noi? -- chiese
la signora Laura.
-- Appunto. Nella sua camera o nell'andito... Ho pensato che a loro
poteva far comodo...
-- Comodo?... È una necessità assoluta... Siamo due poveri invalidi.
Il commendatore Ercole s'infastidì.
-- Eh, se avessi la mia buona vista non mi sentirei invalido niente
affatto... Sono questi occhi... Mai avrei immaginato in gioventù che mi
toccasse una disgrazia simile... È vero che ormai c'è così poco di bello
da vedere.
-- Via, commendatore -- ribattè Vignoni -- si consoli all'idea che i suoi
occhi, per deboli e stanchi che siano, le serviranno ancora abbastanza
da veder la sua figliuola guarita.
E disgustato di quest'egoismo senile che tutto riferiva a sè stesso, e
come non aveva prima voluto comprendere la gravità della catastrofe
minacciante la famiglia, così oggi mostrava di non apprezzare al suo
giusto valore lo scampato pericolo, il dottore si voltò a discorrere con
Cesare e l'Antonietta che lo tempestavano di domande circa alla cara
ammalata. Si sarebbe rimessa perfettamente? Non si sarebbe risentita di
questa scossa? Si sarebbe potuta alzar presto? Sarebbe stata in grado di
riprendere il governo della famiglia?
In quel mezzo Frassini era fatto bersaglio ai sarcasmi della moglie.
-- O che hai traversato una palude? Non t'accorgi che sei inzaccherato
fino al ginocchio. Dov'eri?
-- In giardino.
-- Sotto l'acqua?
-- Che importa? Ci fu un momento in cui la luna apparve tra due nuvoli
con un effetto maraviglioso.
-- Hai le traveggole? La luna? Con questo diluvio?
Fuori scrosciava la pioggia.
-- Per un attimo... Allora cadeva appena qualche goccia.
La signora Laura gettò uno sguardo severo sul genero.
-- Tirati in là... Si sente che sei fradicio... Come se ci fosse poca
umidità in queste camere.
La Marialì spinse suo marito verso l'uscio.
-- Orsù spicciati, e va a mutarti prima di cena... si cenerà anche
stasera, speriamo... E verranno di là anche il babbo e la mamma.
I vecchi Torralba non erano nella giornata mai usciti dallo loro stanze,
ma Vignoni li persuase a uscirne la sera per cenare col resto della
famiglia.
-- Lei si trattiene con noi? -- disse il commendatore.
-- Se vogliono...
-- Rimanga, rimanga, Vignoni... Così mi farà un po' di massaggio --
soggiunse, in tono di preghiera, la signora Laura.
La cena fu breve e silenziosa. Il commendatore Ercole e la consorte
venuti a tavola contro voglia davano segni manifesti di stanchezza,
Vignoni che non aveva chiuso occhio da ventiquattr'ore cascava dal
sonno, la Marialì, ridotta a non poter civettar con nessuno, aveva
perduto tutto il suo brio e durava una fatica enorme a reprimere gli
sbadigli. In generale i commensali, dopo essersi rallegrati a vicenda
del miglioramento dell'Angela, si stillavano invano il cervello per
trovar soggetti di conversazione che non offrissero appiglio a litigi.
Gli è che nella maggioranza di quegli uomini e di quelle donne, pur
congiunti da stretti vincoli di sangue, mancava ogni affinità morale ed
intellettuale, e la lunga lontananza non aveva potuto che acuir le
differenze native. Anche quelli che per un istante avevano creduto
d'aver interessi comuni (Girolamo, la Letizia, l'Adele) sentivano
svegliarsi in cuore i mutui sospetti, e poichè non potevano andar
interamente d'accordo si pentivano e vergognavano delle confidenze
scambiate, e, più ancora, dell'aver ricorso per ajuto a Luciano. Per
peggio, Luciano e Girolamo erano freschi freschi d'una disputa vivace in
carrozza a proposito di -destra-, di -sinistra-, di legge elettorale, di
monarchia, di repubblica. Nè il sussiego degli adulti era medicato dalla
corrente di simpatia che suol nascere fra i giovani e che sparge un
calore benefico intorno a sè. Duri, impettiti nel loro -smoking-
all'ultima moda, nella loro camicia insaldata, nei solini alti e nella
cravatta nera, i due Alvarez slanciavano delle occhiate obblique a
Tullio Torralba, decisi a rintuzzare con energia ogni sua nuova
provocazione e tanto più fermi in queste disposizioni belligere quanto
meno egli mostrava occuparsi di loro. Invero, se non fosse stato il
profumo di muschio ch'essi esalavano, egli avrebbe appena avvertito la
loro presenza, intento com'era a scrutar la fisonomia dell'Antonietta, a
leggervi, s'era possibile, gl'intimi segreti. Ella, seduta fra i nonni
al posto della zia Angela, si sforzava d'esser disinvolta e serena;
pure, quando lo sguardo del cugino si fissava troppo insistentemente su
lei, un lieve rossore le coloriva le gote, un fremito lieve le
increspava la fronte, le contraeva le labbra in atto di mite rimprovero.
Perchè mi tormenti?... Ma, di lì a un istante, Tullio sorprendeva, o
credeva sorprendere, nel viso della giovinetta un'espressione diversa,
piena di dolcezza umile ed accorata, quasi di chi implora perdono del
male che fa.
Ah la Sfinge, la Sfinge! Com'ella lo attirava a sè, come lo incatenava!
XXVII.
-- Va meglio, va sempre meglio -- disse il Martedì mattina Vignoni a
Luciano Torralba che lo accompagnava fino al cancello della villa dopo
la sua prima visita all'Angela.
-- Dunque lei crede che stasera io possa partire tranquillamente?
-- Vuol partire?.. Così presto?
-- Eh sì... È necessaria la mia presenza a Parigi. Se, Dio guardi, fosse
successa una disgrazia, se ci fosse ancora un pericolo, mi sarei
trattenuto due o tre giorni di più... ma, capisce, laggiù ho i miei
affari, ho la mia famiglia... E poi, siamo giusti, con questo tempo
Villarosa è inabitabile.
E Luciano mostrò il cielo plumbeo, gravido di nuova pioggia, la terra
fradicia, gli alberi raggrinziti che a ogni fiato di vento lasciavano
cadere a gruppi le foglie.
-- È vero -- consentì il medico. -- Son giornate tristi... Ma passeranno...
E appena smetta di piovere avremo la caccia... la vendemmia... le
semine... A ogni modo, per brutto tempo che faccia, bisogna armarsi di
coraggio... Un buon impermeabile, un pajo di stivali a tromba e si
affronta l'acqua ed il fango.
-- Già, già -- rispose Luciano Torralba -- uno che abbia le sue occupazioni
si trova bene da per tutto... Il male si è ch'io non ne ho...
-- Sono in tanti in casa -- notò Vignoni -- riuniti per una circostanza che
non si rinnova... Poi si disperderanno di quà e di là...
-- Pur troppo... -C'est la vie-... È la vita...
-- Peccato che la signorina Angela non abbia potuto goder d'una festa
preparata da lei... Almeno rimanessero fin che sarà in grado di
scendere!...
-- Qualcheduno di noi rimarrà senza dubbio... Non tutti... E non sarebbe
neanche opportuno che tutti rimanessero... L'Angela vorrebbe ripigliar
in mano il governo della casa e con tanta gente si affaticherebbe peggio
di prima.
L'osservazione era giusta e Vignoni non insistette. Solo dichiarò che,
nella migliore ipotesi, non avrebbe dato all'Angela il permesso d'uscir
di camera sino alla settimana ventura. Comunque sia, Giovedì si sarebbe
sentito il parere di Locresi.
-- È vero -- disse Luciano -- deve tornar Locresi... Una visita inutile
ormai... E io avevo già annunziato che mi sarebbe stato difficile di
aspettarlo... No, parto stasera... Anche per mio padre e mia madre -il
vaut mieux d'espacer ces départs-... è meglio non andarcene tutti in una
volta... -Ah, la vieillesse-... la vecchiezza, caro dottore!
Vignoni rispose con una di quelle interiezioni inventate apposta per non
dir nulla: -- Mah!
-- E -- riprese l'altro -- volevo domandarle... Mia sorella, da domenica
sera in poi, io l'ho appena vista... Oggi, naturalmente, prenderò
congedo da lei... Una visitina di congedo non la stancherà?
-- Oh no... si va riavendo molto più presto ch'io non avrei sperato..
Anzi la freni, perchè lei chiacchiererebbe volentieri.
-- Si figuri, non abbiamo mica da discutere.
Così nel pomeriggio, Luciano si recò dall'Angela ch'era già informata
della prossima partenza del fratello.
-- Addio, Luciano -- ella gli disse, mentre la Maddalena, dopo averle
rassettato i guanciali dietro la testa, si ritirava silenziosamente. --
Ho sentito che te ne vai?
Pallida in volto, ma calma, composta, serena, senza traccie visibili di
sofferenze, ella gli porse la mano su cui egli depose un bacio.
-- Me ne vado, perchè ti so quasi ristabilita. -En effet, petite sœur,
tu es en beauté.-
Ella respinse il complimento. -- Via Luciano, non dir sciocchezze... Sono
ancora quì, come vedi... Dio ha creduto ch'io possa essere ancora utile
a qualche cosa.
-- -Allons donc-, non sei mai stata a queste estremità.. Non hai certo
l'aspetto di chi sia scampato per miracolo alla morte.
L'Angela tentennò mollemente il capo.
-- Dolori fisici non ne ho avuti... dopo quella sera... la sera di
domenica... Quella sera sì... mi sembrava che mi si conficcassero dei
chiodi nel cranio... A un punto, mi mancò la terra sotto ai piedi...
devo esser caduta fra le braccia di Vignoni... Ero una cosa inerte...
Pure la coscienza non la ho mai perduta del tutto... Avevo la vaga
sensazione di scendere giù per una china ripida, in mezzo a tenebre
sempre maggiori, in una paurosa lontananza dal sole... Ma dolori, no...
Anzi ogni dolore era sopito come quando s'allentano le membra
nell'imminenza del sonno... Quanto tempo son rimasta così?... Non lo
so... So che principiai ad avere una sensazione opposta a quella di
prima... Mi pareva di risalir verso la luce da profondità
incommensurabili... a poco a poco intorno a me le tenebre si facevano
meno dense, il silenzio si faceva men cupo. Erano ombre, erano
bisbigli...
Memore della raccomandazione del medico, Luciano interruppe la
convalescente.
-- -Enfin- -- egli disse -- -tout cela-... tutto ciò è del passato...
L'essenziale è che tu sia guarita.
-- È una proroga -- riprese l'Angela... -- breve forse... Ma non ho bisogno
di molti anni per fornire il mio compito nel mondo... Ah questa bella
festa delle nozze d'oro, l'ultima pur troppo che ci avrebbe raccolti
intorno ai nostri vecchi, è stata sciupata per colpa mia...
-- Che idea!
-- Sicuro... Dovevo ammalarmi più tardi e non darvi uno spettacolo così
poco allegro... Vi ho funestati tutti... quei ragazzi specialmente...
Come sono stati buoni per me Tullio e l'Antonietta!... Hai un figliuolo
ch'è un tesoro... E Tullio rimane a Villarosa? -- chiese l'Angela con una
certa ansietà.
-- -Ma chère- -- replicò Luciano con una scrollatina di spalle. -- Io non
lo porto via... Son già alcuni anni che Tullio è emancipato.
-- Oh, puoi fidartene...
-- E me ne fido... Già ho sempre pensato che... con -la contrainte-...
come si direbbe in italiano?... col far violenza non si riesce a
nulla... Tullio era ancora minorenne che lo lasciavo seguir le sue
inclinazioni... Non c'è dubbio, io avrei preferito ch'egli entrasse
nella mia banca... Egli volle invece stabilirsi in Italia e dedicarsi
agli studi... Io non gli ho messo bastoni nelle ruote... Credo che
aspiri a una cattedra e speriamo che presto o tardi l'ottenga... Nella
peggiore ipotesi, può viver del suo...
-- Quanto ha?
-- Centocinquantamila lire, la dote di sua madre su cui io gli passo il 5
per cento. E non ispende mica tutta la rendita... Ha già un bel gruzzolo
in conto corrente... Il resto verrà a suo tempo... -lorsque je filerai à
mon tour-. S'intende che allora la torta dovrà andar divisa in parecchi.
-- Coi gusti semplici di Tullio quello che ha presentemente gli
basterebbe anche se dovesse formarsi una famiglia...
-- Non c'è furia -- ribattè Luciano. -- È così giovine.
-- Ma anche così solo -- soggiunse l'Angela.
Luciano scoppiò in una risata.
-- -Voilà comme les femmes sont faites... Elles pensent toujours au
mariage.-
-- Lascia in pace il francese -- rimbeccò l'Angela. E soggiunse: -- Non mi
sembra d'averci pensato molto, per me, al matrimonio...
-- Per te? -- esclamò Luciano. -- Ma tu, poveretta, sei un'eccezione... Tu
ti sei sempre sacrificata pegli altri... E io intendevo dir questo: che
le donne, quando pur non pensano al matrimonio per sè, vi pensano pegli
altri... Sul serio, vorresti dar moglie al mio figliuolo?
L'Angela esitò.
-- Non sono che idee vaghe... Ma se c'è uno che sia nato per la vita
domestica è Tullio... alieno dai divertimenti... dalle galanterie.
-- Dì la verità, gliel'avresti anche trovata la sposa?
Il nome dell'Antonietta salì alle labbra dell'Angela, ma uno scrupolo la
trattenne dal pronunziarlo. Temeva d'impegnarsi in una discussione per
la quale non si sentiva ancora forte abbastanza. E fece un segno
negativo col capo.
-- Si discorre così... accademicamente... Del resto, come tu dicevi,
Tullio è libero.
Luciano allargò le braccia.
-- -Ce qu'il y a de plus libre au monde-... liberissimo... Tuttavia,
spero bene che se prende moglie, me lo farà sapere... Ma tu parli
troppo, Angela... Addio, addio... Anzi arrivederci... Tornerò in
primavera...
Ella gli tese di nuovo la mano.
-- Addio, Luciano... Buon viaggio... Salutami tua moglie e i tuoi
figli... E se vuoi trovarmi ancora, torna presto.
-- -Quelle bêtise! À ton age!-... Addio, addio...
Poco dopo Luciano Torralba montava in carrozza con Tullio, diretto alla
stazione di San Vito.
Era notte; pioveva.
-- -Sacré pays! Il pleut toujours.-
-- Fino a quattro giorni fa s'è avuta una stagione deliziosa -- osservò
Tullio. -- Ora pioverà anche a Parigi.
-- -À Paris, mon cher-... a Parigi uno non si accorge nemmeno se ci sia
pioggia o sole.
-- E ti pare una bella cosa?
-- Bellissima. Ci siamo emancipati dai capricci della meteorologia e col
cielo azzurro o col cielo grigio la vita corre lo stesso, sempre
animata, sempre aggradevole.
-- È febbre, non vita -- borbottò Tullio.
-- -Cher enfant- -- ribattè il banchiere dandogli confidenzialmente due
colpetti sulle ginocchia -- tu sei un ragazzo d'ingegno, sei un ragazzo
istruito, ma non capisci Parigi. -Et pourtant tu y a passé des années.-
-- Restando italiano -- disse il giovine.
-- -Moi aussi, moi aussi- -- protestò Luciano. -- Oh, io mi guardo bene dal
rinnegare la mia patria, ma i fatti son fatti, e Parigi è la vera
capitale del mondo... È là che si macina l'avvenire... E l'avvenire è
tutto... Noi altri italiani siamo imbarazzati dal nostro passato come le
signore da uno strascico troppo lungo... Tu, per esempio, ti seppellisci
fra gli archivi, in mezzo alle vecchie pergamene... -Tu es ton maître à
toi, mais c'est une pitié.-
Tullio non rispose. Il banchiere intanto, traverso i globi di fumo
svolgentisi dal suo sigaro d'Avana, vedeva i telegrammi accumulati sulla
sua scrivania, vedeva il -parquet- rumoroso della Borsa, e le cifre
cabalistiche del listino, e il mento raso e la cravatta nera di
-Monsieur- Favart, il suo fido agente di cambio. E gli pareva mill'anni
d'essere in un treno diretto, slanciato a grande velocità sulla via di
Parigi, la sola città ov'egli potesse vivere.
Una scossa della vettura che aveva urtato contro un sasso gli strappò
un'esclamazione irosa.
-- -Sacr!... Quels chemins!-
E poichè dal finestrino mal chiuso s'infiltrava qualche gocciola d'acqua
egli soggiunse: -- Tutto è vecchio in questo paese... le strade, le
carrozze.
Tullio completò il pensiero del padre. -- E le persone, pur troppo...
-- Ma! -- sospirò Luciano. -- Quella Villarosa fa una tristezza...
-- E pure tu dovresti amarla per i ricordi della tua infanzia...
-- Sarà... Ma non ci si stava mica molto, sai... noi maschi
specialmente... Il babbo era Prefetto e non poteva prendersi lunghe
vacanze... E poi, no, no... Non sono mai liete queste visite in luoghi
ove si è costretti a riconoscere che tutto è cambiato... e i primi a
esser cambiati siamo noi stessi... I tuoi nonni hanno festeggiato le
nozze d'oro, e sfido io a non venire!... Ma, -mon Dieu, quel serrement
de cœur!-... Il babbo, vigoroso sì, ma quasi cieco... e la mamma,
un'ombra, una larva... Come non dire lasciandoli: -- Chi sa se li vedrò
più?... E anche l'Angela come invecchia presto!
-- Si rimetterà -- obbiettò Tullio. -- Ora è malata.
-- -À cause du surmènage, oui-... Si rimetterà, speriamo... A ogni modo,
da un pezzo mostra molto più della sua età... Non deve aver che
quarantaquattr'anni...
-- È vissuta fuori del sole.
-- Proprio così... Vi sono creature predestinate... Non era bella, ma,
pel rimanente, valeva assai meglio delle sue sorelle... Però nemmeno la
Letizia non ha da stare allegra... Com'è mutata!... E Girolamo, e
l'Adele, e Giulio Frassini, e Cesare, persino Cesare che non ha compiuto
i quaranta, tutti han dato un crollo in pochissimo tempo... Non c'è che
la Marialì che si conservi sempre identica... E sì che in fatto di
-surmènage-... Basta, m'intendo io.
Luciano fece segno d'inghiottire un boccone e non disse altro. Ma
Tullio, dopo una breve pausa, gli chiese: -- È vero che ha portato via lo
sposo alla zia Angela?
-- -Tout ce qu'il y a de plus vrai-... Eh, mio cognato avrà avuto molto
da lodarsi del cambio!... Matto era prima, ma con quella moglie!... È
inutile che tu ti formalizzi, ragazzo mio... -Il faut nommer les choses
par leur nom. C'est une franche coquette...-
Proprio in quel momento Luciano si ricordò delle parole sibilline
dell'Angela, e volle tastare il terreno.
-- Auguriamoci che la figliuola non le somigli -- egli insinuò.
La scarsa luce che il fanale projettava nell'interno della carrozza
permise a Tullio d'imporporarsi in viso senza che il padre se ne
accorgesse. E bench'egli non si fosse ancora formato un'opinione
definitiva sul conto della cugina e non si lodasse del modo in cui ella
lo trattava, sentì il dovere di difenderla contro l'ingiusto sospetto.
-- Non mi sembra che l'Antonietta somigli alla madre -- egli disse con
voce abbastanza ferma.
-- Non sembra neppure a me -- assentì Luciano.
-- Il male si è che se, invece che alla madre, somiglia al padre si casca
dalla padella nella brace... -C'est un détraqué.-
-- Per me -- ripigliò Tullio -- credo poco alla teoria dell'eredità...
Spesso accade in noi una reazione e finiamo col diventare precisamente
l'opposto di quelli con cui siamo cresciuti.
-- In questo caso -- esclamò Luciano con una risatina -- l'Antonietta
sarebbe il prototipo della saviezza... -Eh, tu vas trop vite, mon
enfant.-
Una dozzina di case, una chiesa, un campanile, quattro lampioni a
petrolio, ecco San Vito. E un centinajo di metri più in là, dopo un
simulacro di viale spalleggiato da alberi tisici, la stazione.
Luciano Torralba si lasciò sfuggire un -enfin- poco lusinghiero per
Villarosa, e tostochè la carrozza fu ferma aperse lo sportello e fu in
terra d'un salto nonostante la sua corpulenza, quasi che l'idea di
partire gli restituisse l'agilità della giovinezza.
-- Portate dentro la roba -- egli ordinò a suo figlio e a un facchino. --
Io vado a spedire un dispaccio... C'è tempo?
-- Sì -- rispose il telegrafista. Ci son dieci minuti.
Il banchiere si voltò verso Tullio: -- Vengo subito... Aspettami in sala.
E a Piero che gli dava il buon viaggio mise in mano un biglietto da
dieci lire.
-- -Il faut bien se débarrasser de ce sale papier.-
Impostato il telegramma, Luciano mosse incontro a Tullio fregandosi le
mani con l'aria d'uno scolaro in vacanza.
-- -Après demain, à cette heure, je serai déjà à Paris... Et toi, mauvais
garnement, quand viendras tu nous faire une visite?... Pour Noël au plus
tard, n'est-ce-pas?-
-- A Natale, sì, spero.
-- Ma che spero?... Verrai sicuramente... -Tu es libre, toi-...
La campana annunziò l'arrivo del treno; l'inserviente spalancò la porta
della sala ove non c'erano che i due Torralba. Alcuni viaggiatori di
terza classe erano già fuori, alla pioggia.
-- Non importa aprir l'ombrello -- disse Luciano. -- Dammi il sacco e tieni
tu la valigia... Ehi, conduttore, primi a fumare?
-- Quì.
Luciano, dopo aver abbracciato il figliuolo, salì in uno scompartimento
mezzo vuoto e collocò nella reticella il bagaglio. Poi, abbassato a
mezzo il finestrino mentre il convoglio già si moveva, rinnovò i saluti.
-- Tienmi informato dei nonni e della zia Qualche telegramma di tanto in
tanto... -C'est plus vite fait... Adieu!... Au revoir!-
XXVIII.
Il giorno seguente giunse a Villarosa un telegramma di Locresi il quale
si scusava di non poter venire il giovedì come aveva promesso, essendo
chiamato all'estero da ragioni urgentissime. Sarebbe stato di ritorno
fra una settimana, ma, considerando che la guarigione della signorina
Torralba era già bene avviata, egli sperava che la sua presenza non
fosse più necessaria. In ogni caso, se c'era bisogno di lui, pregava di
telegrafargli a Milano.
-- Questa volta dichiaro ch'è un brav'uomo -- disse il commendatore
Ercole, fregandosi le mani. -- Capisce che la sua visita è inutile e ce
la risparmia.
La Marialì dissimulò a fatica il suo dispetto. Ella aveva tenuto per
fermo che Locresi sarebbe tornato, se non per sua sorella, per lei, e la
disinvoltura con cui egli rinunziava alla gita le pareva una suprema
impertinenza. Non ch'ell'avesse pel vecchio dottore alcun trasporto
speciale, ma quell'uomo che portava seco le abitudini e per così dire il
profumo d'una grande città, quell'uomo ch'era stato pronto a rendere
omaggio alla sua grazia e alla sua bellezza le aveva fatto l'effetto
d'un raggio di luce nel cielo grigio di Villarosa, ove ormai ell'era
ridotta a dover accettare le sole galanterie di don Antonio. Anche
Vignoni, intimidito forse dalla gelosia della moglie, si teneva in
prudente riserbo, e in quanto a suo nipote Tullio al quale ell'aveva
fatto girar la testa una sera.... via, povero ragazzo.... bisognava
lasciarlo in pace.... almeno per riguardo alla parentela...
E la Marialì cominciò ad agitare il pensiero della partenza. Se suo
marito e sua figlia volevano restare, padronissimi; ella non intendeva
di finir l'autunno così. E passava in rassegna le amiche che avrebbe
potuto raggiungere: una sul lago di Como, una seconda a Belgirate sul
Lago Maggiore, una terza a Varese, una quarta a Cava dei Tirreni... No,
da questa non sarebbe andata; se no, per creanza, avrebbe dovuto fare
una tappa dagli Alvarez a Posilipo, e di sua sorella Letizia e de' suoi
nipoti Max e Fritz ella ne aveva fin sopra i capelli. Dunque sarebbe
rimasta nell'Alta Italia, salvo a decidersi per un luogo o per l'altro,
dopo attinte informazioni sulla compagnia che vi avrebbe trovata.
Intanto nel pomeriggio del giovedì partirono gli Alvarez per Napoli,
Girolamo e l'Adele per Roma.
Naturalmente presero commiato anche dall'Angela alla quale il dottor
Vignoni aveva per la prima volta dato licenza d'alzarsi per un pajo
d'ore. Povera Angela! Com'era pallida e debole! Come il suo corpo esile,
come il suo viso affilato si perdevano nell'ampia poltrona ov'era
distesa, fra i guanciali a cui ella appoggiava la testa e il dorso,
sotto le coperte di lana onde aveva avviluppate le gambe.
Max e Fritz baciarono la mano alla zia che non potè a meno di storcer la
bocca ed il naso. -- Quel muschio, quel muschio!
-- Ti giuro che oggi non si son profumati -- disse la Letizia mentre
faceva segno ai figliuoli di ritirarsi.
-- Se cambiassero profumo! -- biascicò l'Angela.
-- Sai... i ragazzi hanno le loro fissazioni... Per me uso la violetta.
-- Io -- dichiarò l'Adele -- mi contento dell'acqua di Colonia.
-- Tornerete presto? -- chiese l'Angela.
-- Io almeno ritornerò prima che finisca l'inverno -- rispose Girolamo. --
Ma alla buona stagione dovresti venir tu col babbo e la mamma a Roma ed
a Napoli... Credo che con un piccolo sforzo anche loro potrebbero
intraprender questo viaggio.
La Letizia e l'Adele assentirono.
L'Angela tentennò il capo.
-- Nè io nè loro.. ormai... Siamo destinati a finir quì.
E soggiunse fissando gli occhi in volto alla Letizia e a Girolamo: --
Tocca a voi piuttosto a venir quì per sorvegliare i vostri interessi...
Ell'abbassò la voce: -- E per impedire ch'io influisca sul testamento dei
nostri vecchi.
Dominando la sua emozione per queste parole inattese, Girolamo esclamò:
-- Chi può sospettare una cosa simile?
Ma la Letizia illividì. Superstiziosa com'era, ella non riflettè che sua
sorella poteva aver sorpreso il colloquio di lei con Girolamo; si figurò
che l'Angela le avesse letto i pensieri nella lucidità che precede la
morte, ebbe il terrore di chi è dinanzi ad un giudice a cui nulla si può
nascondere. E non seppe che balbettare: -- Che dici, Angela... che dici?
-- Voi l'avete sospettata -- ripigliò questa senza perdere la sua calma. --
Non lo negare, Girolamo... E tu, Letizia, non mi guardare in quel
modo... Non c'è nulla di straordinario... Vi ho sentiti con questi
orecchi... per caso... Siate pur sicuri che non avrei voluto sentirvi...
domenica mattina, presto... Eravate nell'orto.
-- Io non c'ero -- interruppe l'Adele cedendo a un istinto d'autodifesa.
-- Non ho detto che tu ci fossi... Oh, mi ha fatto tanto male...
Troppo altera per umiliarsi, troppo turbata per accampare una
giustificazione plausibile, la Letizia si mordeva il labbro in silenzio;
Girolamo invece tirò fuori dei cavilli da legulejo.
-- Con una frase si condanna chiunque... Non puoi aver udito che una
frase staccata...
-- Tss! -- fece l'Angela portando il dito alla bocca. -- Non torturarti il
cervello a pensar delle scuse... Dimentichiamo... È meglio... Io non vi
serbo rancore.... E forse dovevo tacere.... Perdonatemi anche voi...
-- Forse dovevo tacere -- ripetè più tardi la convalescente a suo fratello
Cesare, riferendogli il discorso tenuto alla Letizia e a Girolamo. -- Ma
le parole mi son salite alle labbra mio malgrado.
Si voltò verso la Maddalena che aveva finito di riattizzare il fuoco nel
caminetto. -- Ajutami un po' a mettermi a sedere. E rassettami i
guanciali... Così... Grazie... Ora vattene pure, e se qualcheduno ti
domanda se ho compagnia, rispondi che c'è il signor Cesare e che abbiamo
da parlare insieme... Guarda, Cesare, lì ci dev'essere una sedia...
Quella appunto... Accostala...
Ella allungò la mano fino a toccargli la spalla
-- Non mi par vero di averti vicino a me... E dacchè sono tornata a letto
mi sento meglio... Era il primo giorno che mi alzavo, e in quelle due
ore son venuti tutti a vedermi, il babbo, la mamma, la Marialì,
Frassini, Tullio, l'Antonietta,... e quegli altri che sono partiti...
Sono stati gli ultimi, e forse perch'ero più debole, non mi son potuta
frenare.
-- Non aver rimorsi -- le disse Cesare. -- Bisogna pur qualche volta
smascherare la viltà umana... Accusar te di scopi venali, di
sotterfugi... che miseria!
-- È triste... fra parenti!
-- Oh, son sempre i parenti che ci rendono di questi servigi... Per me
son beato d'essere tanto lontano...
-- Cesare!
-- Lontano da quelli che intendo io, si capisce; non da te... Lo sai bene
che ho impreso questo viaggio sopra tutto per vederti.
L'Angela congiunse le palme in atto di preghiera.
-- Cesare, Cesare, non per veder me sola, spero... Non volevi abbracciare
il babbo e la mamma?
-- Sì, anche loro... Ma specialmente volevo abbracciar te... Sentivo
ch'era un desiderio reciproco.
-- E come!... Non crederai però che il desiderio non fosse condiviso dai
nostri genitori?
-- Può darsi... Bada che a una certa età quello che si desidera sopra
ogni cosa è la propria quiete...
L'Angela non rispose. Ella sentiva che, in parte almeno, suo fratello
aveva ragione. Ma quand'egli soggiunse: -- Già non sono mai stato nel
loro buon libro -- ella fece un segno di vivace protesta.
-- Ho avuto i miei torti, non lo nego -- ripigliò Cesare. -- Ero un ragazzo
indisciplinato... Avevo poca voglia di studiare... Ma chi m'avesse preso
pel mio verso!... Nella famiglia eravate in tre soli a volermi bene; tu,
lo zio Luigi, il povero Manlio...
-- Non è vero, Cesare, non è vero.
Egli continuò senza raccoglier l'interruzione: -- Due sono morti; non
rimani che tu...
-- E mi lasci -- disse l'Angela con amarezza. -- Ora che ci penso, saresti
già dovuto essere a Roma.
-- Da jeri... Ma non me ne andrò fin che non t'abbia vista fuori di
questa camera... Voglio darti io il braccio per scender la prima volta
le scale... Non basta; vorrei io accompagnarti nel tuo primo giro in
giardino... Bisognerebbe che il tempo si decidesse a migliorare.
-- Ah! -- sospirò l'Angela. -- Mi contenterei che la pioggia durasse
all'infinito, pur che tu non partissi.
-- Partirei ugualmente... pur troppo. È necessario.
-- Che nulla possa trattenerti a Villarosa, lo capisco... Ma che in
Italia tu non abbia a trovare alimento alla tua attività, ecco quello di
cui non riesco a persuadermi.
-- Non è questo -- ribattè Cesare. -- Gli è che laggiù, oltre all'Oceano,
ho uno scopo determinato, ho una mêta dinanzi agli occhi... Quando
l'abbia raggiunta... fra alcuni anni, chi sa?
-- Fra alcuni anni -- susurrò l'Angela come parlando fra sè. -- Quando non
ci sarà più nessuno di noi... Quando Villarosa sarà stata venduta.
-- È la tua idea fissa... Perchè dev'esser così?
-- Perchè? Perchè non può essere altrimenti.. Perchè di quì ad alcuni
anni, a pochi anni, a pochi mesi forse, il babbo e la mamma saranno
morti, e io sarò morta, e agli eredi non parrà vero di mandar all'asta
questa vecchia bicocca e questi campi... a meno che non si realizzasse
un mio sogno...
L'Angela ristette pensosa. Cesare la guardò con curiosità.
-- Usami la cortesia di tirar quelle tende -- ella gli disse -- Grazie...
Così... Ecco che ci si vede un po' meglio... Gran cosa è la luce... E
ora siedi quì... più vicino...
Ella gli confidò il suo segreto. Tullio e l'Antonietta si amavano, ella
n'era sicura... Anzi erano nati l'uno per l'altra... Avevano analogia di
caratteri, di gusti, d'ingegno... Se nei Torralba c'era qualcosa di
buono, era in loro due... Sposandosi, sarebbero stati felici... Ed essi
sarebbero venuti sovente a Villarosa, ed ella, l'Angela, avrebbe chiuso
gli occhi con la speranza che almeno per una due generazioni questi
luoghi pieni di memorie non sarebbero passati in mano d'estranei.
-- Ma si conoscono abbastanza? -- domandò, interrompendo, Cesare Torralba.
-- Quante volte s'eran visti prima d'ora?... Accade così spesso che un
uomo e una donna, incontrandosi, credano di esser fatti l'uno per
l'altra, e di lì a poco s'accorgano che un abisso li divide... Perchè
soffiare nel fuoco quando non si è certi che non sia un fuoco di
paglia?... Se Tullio e l'Antonietta si amano, s'intenderanno fra loro...
Quali ostacoli insuperabili possono trovar sul loro cammino?... Tullio è
libero... L'Antonietta vorranno maritarla, come quì in Italia si
vogliono maritar tutte le ragazze... E perchè non la darebbero a Tullio
ch'è un bravo giovine, ha un discreto patrimonio, una carriera onorevole
dinanzi a sè?... Lasciamoli a sè stessi, s'intenderanno.
Anche l'Angela aveva pensato così, anche l'Angela aveva parlato così al
nipote, la domenica mattina; oggi aveva mutato idea, e il terrore di
veder svanir l'ultimo sogno della sua vita la rendeva nervosa,
impaziente.
Ed ella replicò con impeto: -- Ma se fra i due è sorto un equivoco che
può spezzar per sempre la loro felicità, non dovremo far quello che
dipende da noi per salvarli?
-- Un equivoco? Quale?... È un fatto che nei primi due giorni ch'ero quì
parevano in ottimo accordo: mentre da domenica si sfuggono più che non
si cerchino.
L'Angela raccontò al fratello quello che aveva visto, quello che aveva
indovinato. E come ricordava ormai tutto! Le piccole civetterie della
Marialì con Tullio nella sera di Sabato, la crisi di lacrime al
pianoforte, l'apparizione grottesca di Giulio Frassini, quella sera
medesima, alle calcagna della Lisa; il grido doloroso dell'Antonietta; e
poi, la mattina appresso, l'atto di contrizione del cognato; e, nel
corso della giornata, a varie riprese, i lamenti di Tullio sul
voltafaccia della cugina, il suo correre a precipizio alla ricerca di
lei nell'imminenza del temporale; e, al ritorno, le parole acerbe contro
la ragazza, lo scatto contro gli Alvarez... E intanto, da parte
dell'Antonietta, quello stringersi con affettazione al padre, quasi per
difenderlo o per esserne difesa, quel riserbo ostinato verso gli altri,
come di chi teme d'esser scosso nella sua fede, nella sua follia di
sacrifizio...
-- Perchè è una follia -- insisteva l'Angela mettendo nel suo linguaggio
tutto il calore della giovinezza ch'ell'aveva perduta, tutto il fremito
della rivolta ch'ell'aveva soffocata quando si trattava di sè. --
L'Antonietta non deve immolarsi a suo padre.
-- Ah no davvero! -- esclamò Cesare in tuono convinto. -- Egli non lo
merita.
Un lieve rossore colorò le guancie dell'Angela.
-- È un disgraziato -- ella disse.
-- Con te fu uno sleale.
-- Non rievochiamo un passato remoto -- supplicò l'Angela. -- S'egli ebbe
colpe le ha espiate crudelmente.
-- Per questo non c'è dubbio -- rimbeccò Cesare con ironia. -- La Marialì
ha fatto le tue vendette... È vero ch'egli si consola con le serve...
Del resto, anche Agamennone, re dei re... anche Achille...
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