Ma la Marialì che s'affacciava in quel punto alla soglia dichiarò che in quanto a lei era pronta. -- -Tant mieux.- In tal caso, non mancano che Cesare e Girolamo. Bisogna chiamarli. Girolamo, senza fretta, rispose all'appello, ma Cesare, impegnato in un colloquio con Vignoni, fece pregare che lo dispensassero. Luciano s'impazientì. -- Siamo da capo. Se Cesare diserta il campo, venga Frassini. -- Io! Io! -- biascicò l'artista in compenso. -- Per quello che so il gioco, io! -- Non importa. Mettiti là... -Allons, vite!- Appartati all'estremità della sala, il dottor Vignoni e Cesare Torralba discorrevano di cose molto importanti, a giudicarne almeno dalla cura che ponevano nel tener lontani i seccatori. Il fatto si è che il dottore confidava a Cesare le sue apprensioni circa allo stato dell'Angela, la quale scontava oggi l'attività esuberante delle ultime settimane. Sulle prime s'era illuso anche lui, gli era parso che l'entusiasmo con cui ella s'era accinta all'impresa di raccoglier per poco intorno ai genitori la famiglia dispersa le avesse recato un rifiorimento di gioventù; oggi egli era costretto a ricredersi; notava in lei certi sintomi che lo impensierivano, temeva che realmente ell'avesse abusato delle sue forze, che avesse raggiunto quel limite oltre il quale la corda troppo tesa si spezza. Desiderava, sperava ingannarsi; tuttavia era suo debito insistere perchè la signorina fosse lasciata in riposo non per un'ora, non per qualche ora, ma pel tempo necessario a rimettere in equilibrio i suoi nervi. D'altra parte non ci poteva esser quiete per lei finch'ella non aveva neppure una stanza propria, finchè per dormire, per raccogliersi non aveva che quel misero andito tra le due camere del suo babbo e della sua mamma, i quali, nell'inconscio egoismo dei vecchi e dei malati, la chiamavano ogni momento, di giorno e di notte. Per ciò appunto egli, il dottore, si rivolgeva alla persona di famiglia che gl'inspirava maggior fiducia e ne invocava la efficace cooperazione. Eran parecchie le difficoltà da vincere, e senza dubbio le più gravi erano quelle di persuadere la signorina Angela e di trovar chi la sostituisse presso il commendatore e presso la signora Laura. Per la camera.... -- Oh, per la camera -- interruppe Cesare -- offro la mia. -- Ecco -- ripigliò Vignoni -- io avevo pensato a quella del signor Tullio... È naturale che si scomodi lui, un giovinotto... -- No, no; la mia è più adattata. Io invece domanderò ospitalità a mio nipote... Non si tratta che di due notti... Parto martedì mattina. Il dottore non seppe nascondere l'impressione penosa prodottagli da questo annunzio. -- Come mai?... Io che la credevo dei nostri per un pajo di mesi? -- Magari! -- sospirò Cesare. -- Non c'è rimedio... Tanto più urge provvedere, perchè io sono pienamente del suo avviso e anzi la ringrazio d'esser ricorso a me... Posso parlar subito con mia sorella... Ha tastato il terreno? -- Le ho ripetuto a sazietà che deve riposarsi. Ma non si riesce a nulla fin che non sia tornato il signor Tullio. -- È lì che lo aspetta. E il dottore segnò col dito l'Angela che al capo opposto della sala, avviluppata nello sciallo, sedeva immobile presso una delle finestre, con gli occhi intenti verso il giardino. -- Sembra tranquilla -- disse Cesare Torralba. Vignoni tentennò la testa. -- È la stanchezza... In fatti, s'è decisa a sedere... Ma provi a voler moverla di là... Vedrà come si ribella... Il signor Tullio poteva ben risparmiarle questo motivo d'inquietudine. -- Deve però convenire che sono inquietudini assurde... Che pericoli ci sono? -- Ah... nessuno. Frattanto, preceduti dalla madre, scendevano dalle loro stanze i due Alvarez. Indossavano lo -smoking- coi risvolti di seta, erano pettinati, lisciati, profumati come se fossero usciti allora dalle mani d'un parrucchiere di via Toledo. La Letizia si guardò intorno, non si curò del fratello Cesare e del dottore ch'erano assorti nella loro conversazione, ma indirizzandosi all'Angela, chiese: -- E gli altri? L'interrogata accennò al salotto attiguo, onde la Letizia s'avviò a quello in compagnia dei figliuoli, la cui apparizione fu accolta da un -oh- tra ammirativo ed ironico. Cesare toccò il braccio del medico. -- Sono due gran caricature que' miei nipoti. Vignoni si contentò di sorridere. Di là dai vetri si disegnò un'ombra, l'Angela balzò in piedi, la portiera si spalancò con fracasso, e Tullio, gocciolante da tutte le parti, si precipitò nella sala, gettò lungi da sè il cappello sformato, gettò l'inutile ombrello e disse affannosamente: -- Ebbene?... Sono andato quasi fino a San Vito senza incontrar nessuno... È tornata? L'Angela non ebbe bisogno di rispondere, perchè parte di quelli che si trovavano in salotto s'erano mossi al rumore, e l'Antonietta, dimentica delle contumelie slanciatele dal cugino, fu la prima a presentarglisi e a commiserarlo. -- Oh povero Tullio! In che stato! Sembri una fontana. La similitudine non aveva nulla di offensivo, essendovi fontane che sono capolavori d'arte, ma un uomo ch'è fradicio fino al midollo e cola acqua dai capelli, dagli occhi, dalle narici non è tenuto ad avere una grande equanimità, e Tullio cominciò già ad esser ferito dalla pietà canzonatoria di colei per amor della quale egli aveva affrontato la bufera. Anzi vedendola così asciutta mentr'egli era così bagnato gli venne il dubbio d'essere stato preso in giro, e insinuò stizzosamente: -- A che gioco giochiamo?... Sarei per scommettere che non hai nemmeno messo il naso fuori della porta. -- Questa è grossa! -- esclamò l'Antonietta alzando le mani al cielo. -- Meno male che ho i miei testimoni... Max! Fritz!... Avanti! I due giovinetti s'inoltrarono con la cautela di persone che non volevano arrischiare un piediluvio nel lago che andava via via formandosi intorno a Tullio. -- Rispondete subito -- intimò l'Antonietta. -- Ero o non ero una mezz'ora fa in aperta campagna esposta alla pioggia ed al vento? -- Altro che esserci! -- replicarono in coro i due Alvarez. -- Eravamo insieme. Ma la constatazione del fatto, in luogo di calmare gli spiriti bollenti di Tullio, rese il suo linguaggio più ostile e più provocante. -- Ah, eran quelli i tuoi cavalieri? -- egli disse. -- Già. Ero col babbo, e nel ritorno si accompagnarono a noi Max e Fritz. Che c'è di strano? L'Angela, Cesare, il dottor Vignoni esortavano Tullio a smettere, ad andarsi a spogliare, ch'era la cosa più urgente, ma egli aveva bisogno di sfogar il suo malumore, e, con un profondo inchino all'Antonietta, replicò: -- Anzi me ne congratulo tanto.. Specialmente se quei signorini erano in punto e virgola come ora... Eravate in -smoking-, cari? La Letizia Alvarez sfoderò gli artigli in difesa della prole. -- Che modi son questi?... Chi ti dà il diritto di assumere quell'aria di superiorità verso i miei figliuoli?.. Se ti guardassi un po' nello specchio vedresti come sei ridicolo... -- Non mai come quelle due teste da parrucchiere. -- Tullio! -- supplicava l'Angela, mentre lo zio Cesare e il dottor Vignoni lo prendevano ciascuno per un braccio e si sforzavano di tirarlo verso la scala. Inviperita, la Letizia si scagliava contro la sorella. -- Tu che sei la padrona di casa avresti l'obbligo d'insegnar la creanza a chi non l'ha... Ma tu hai le tue preferenze, credi forse che non ce ne siamo accorti?... L'Antonietta e Tullio, Tullio e l'Antonietta, non c'è altri al mondo che loro. L'Angela cercava di rispondere ma non trovava le parole, e si passava e ripassava la mano sulla fronte come se fosse oppressa da un intollerabile peso. -- Che c'entra l'Antonietta? -- saltò su la Marialì intervenendo improvvisamente nella discussione. Quì Luciano Torralba che s'era staccato a malincuore dal tavolino del -whist- cercò di far valere la sua autorità di fratello maggiore. -- Volete finirla? -- A me lo dici? -- rimbeccò la Letizia che non era in vena di mansuetudine. -- Dillo a tuo figlio. È lui che ha bisogno delle tue lezioni. Sul più bello s'aprì pian pianino l'uscio che dalla sala metteva nella camera del Commendatore Ercole, e la Maddalena, insinuando la testa nello spiraglio dei due battenti, chiamò: -- Signorina Angela! Signorina Angela!... Il padrone s'è svegliato (sfido io con questo strepito!) e domanda di lei. Nello stesso tempo si udì una forte scampanellata. -- E questa è la padrona -- ripigliò la Maddalena. -- Io non posso mica esser da tutte le parti. -- E io -- balbettò l'Angela ricadendo sulla sedia e stringendosi le tempie fra le dita -- io non ne posso più... Ah, come la sala gira! Biascicò ancora poche parole incoerenti, allargò le braccia, protese in avanti il capo ed il petto, e sarebbe stramazzata per terra se il dottor Vignoni, che non l'aveva persa d'occhio mai, non fosse accorso a sorreggerla. -- Dell'acqua!... Presto!... Dell'acqua!... E del ghiaccio! XX. Quando in una casa passa il soffio gelido della morte, e sia pur che passi soltanto e non s'arresti, è come se accadesse una rivoluzione improvvisa in tutti i congegni d'una macchina. La macchina non cessa d'agire, ma sembra trasformarsi ad un tratto; il suo centro si porta là dove la lugubre visitatrice s'annunzia, e, per quell'adattabilità ch'è propria degli organismi morali, al nuovo centro le varie parti si coordinano e si subordinano. Consuetudini inveterate si lasciano, ostacoli che parevano insormontabili si abbattono, istinti che parevano ribelli a qualunque freno si domano, fatiche che parevano eccessive si affrontano, contrasti che parevano eterni si placano. Non tace, no, l'egoismo umano; anzi se sopito si sveglia nell'animo stesso ove meglio fiorisce la poesia divina del sacrifizio. Pensa ognuno: -- Che sarà di -me- se la minaccia si compie? Qual posto prenderò -io- nella famiglia allorch'essa si ricomponga dopo la sventura che sta per colpirla? Sarò più libero o più sottomesso? Sarò (oimè, anche a questo si pensa) più ricco o più povero? E nondimeno tanto coloro in cui l'-io- s'afferma brutale quanto quelli in cui esso si nasconde ipocrita, o si ritrae vergognoso, o si riscatta con miracoli d'abnegazione, sentono la tragica solennità dell'ora, sentono che le cure quotidiane rimpiccioliscono e devono cedere il passo innanzi al gran dramma svolgentesi sotto il tetto domestico. Così quella sera a Villarosa lo stato dell'Angela divenne di punto in bianco l'oggetto unico delle preoccupazioni di tutti; le dispute cessarono per incanto, ogni discorso che non si riferisse a lei ammutolì sin dall'istante che pallida, inerte ella fu trasportata nella camera e posta a giacere nel letto del fratello Cesare. -- Non si accalchino tutti quì -- disse con fermezza Vignoni ch'ebbe il merito di non perdere il suo sangue freddo. -- Resti una delle sorelle, e se crede resti anche lei, signor Cesare... Il signor Tullio potrebbe mettersi a mia disposizione per andare a San Vito... La carrozza è tornata? -- No -- rispose Giacomo, il servo, ch'era salito anche lui e si torceva le mani vedendo la sua padroncina in quello stato: con gli occhi immobili, con una vescica di ghiaccio sulla fronte e senz'altro segno di vita che l'ansar frequente del petto. -- No, non ancora:... ma si può far attaccare il biroccino, di cui si alza il mantice. -- Ed io son pronto -- soggiunse Tullio rivolgendosi al dottore. -- Ma si cambi prima... Non si tenga addosso quei panni fradici. -- Se devo prender dell'altra acqua.... -- Non importa... Si cambi... Ha il tempo... fin che attaccano... Chi guida? -- Io stesso se occorre -- replicò Tullio. -- No, no -- ribattè Giacomo. -- Ci sarà il ragazzo del fattore che ha pratica. -- Spicciatevi allora -- ordinò Vignoni al vecchio servo che s'indugiava, quasi aspettasse una parola rassicurante. Dal pianterreno si udiva uno scampanellare continuo. -- Ma non lascino soli quei due vecchi -- insistè il medico... E voi, Maddalena, che fate quì? -- Ci vorrà pure una donna. -- Si, ci vorrà per la notte... O la Lisa, o la cuoca... Voi dovete invigilar sulla casa, sui padroni... Andate intanto... Anche loro, li prego... E non spaventino il commendatore e la signora Laura... dicano ch'è un deliquio provocato dalla stanchezza... ch'è indispensabile un riposo assoluto. -- E se volessero venir di persona? -- No, s'è possibile, che non vengano... Verranno domani... Dunque resta il signor Cesare... -- E a me non è permesso di rimanere? -- chiese l'Antonietta. -- Più di due, no... O lei, o la sua mamma, o una delle sue zie... Veda, signorina, forse la sua presenza sarebbe più utile giù, coi nonni... La Marialì diede ragione al dottore. -- È vero, è meglio che tu scenda... Quì posso star io... -- Ma... -- principiò l'Antonietta. -- Darà il cambio alla sua mamma... Non dubiti... Verrà il suo turno... verrà il turno di tutti. E Vignoni, con le buone maniere, accompagnava i ricalcitranti fino alla soglia. -- Insomma, è un caso grave? -- gli domandavano. Il dottore tentennava la testa. -- Grave?... Temo di sì, pur troppo... -- Non è un semplice svenimento? -- Magari! Si sarebbe già riavuta. -- Una paralisi? -- Un arresto della circolazione? -- Una minaccia di meningite? -- Una congestione cerebrale? Prudente, il medico si schermiva. -- Speriamo di no... Bisogna star a vedere... Dichiaro però che, da solo, non assumo la responsabilità della cura... Si tratta di un'esistenza preziosa... Io voglio sentir un'opinione autorevole... E se non hanno obbiezioni io telegraferei subito... l'ufficio di San Vito sarà chiuso, ma si può farlo aprire... telegraferei a Milano a Locresi ch'è stato mio professore e che mi conserva molta benevolenza. Era uno dei primi clinici d'Italia e il suo nome ottenne l'assenso generale. -- Sì, Locresi, Locresi... Poich'ella crede indispensabile un consulto. -- Indispensabile -- ripetè Vignoni. -- Telegrafando stasera, per urgenza, Locresi potrebbe partir domattina con la prima corsa ed essere a Villarosa per mezzogiorno. -- Telegrafi lei, in nome nostro -- disse Luciano Torralba. -- Ha quì l'occorrente? -- C'è tutto -- rispose il dottore dopo aver dato un'occhiata alla scrivania. Richiuse l'uscio, si riavvicinò alla malata, si curvò ad ascoltarne il cuore; poi si provò a chiamare: -- Signorina Angela, signorina Angela! Cesare e la Marialì, i soli rimasti in camera, lo guardavano ansiosi. -- Non si risente? -- Per ora, no... Provino loro. -- Angela, Angela! -- Eh no -- riprese il medico. -- È inutile... Applicheremo le sanguisughe. Tullio, che s'era deciso a mutar vestito, entrò in punta di piedi. -- Eccomi. Nulla di nuovo? Vignoni fece un segno negativo col capo, scrisse rapidamente la ricetta e il dispaccio, scrisse una riga per sua moglie avvertendola che sarebbe rimasto a Villarosa la notte e disse a Tullio: -- Il farmacista s'incaricherà lui di farle aprir l'ufficio telegrafico; il biglietto lo lascerà passando per casa mia... E ora, aspetti un momento... Faccia un tentativo anche lei... La chiami. -- Zia Angela! Zia Angela! Gli angoli della bocca, i muscoli del viso ebbero una leggera contrazione; un lampo fuggevole balenò nelle pupille smorte. -- Zia Angela, mi conosci? Le contrazioni e i movimenti di prima si rinnovarono, più lievi, quasi impercettibili. Il dottore intervenne. -- Basta... La coscienza non è spenta del tutto, ed è già molto... Vada, signor Tullio, e torni presto. -- Per me... Se non piovesse andrei in bicicletta e in mezz'ora sarei di ritorno... A ogni modo se sarà possibile prenderemo col biroccino la scorciatoja che ho preso io stasera venendo a piedi. -- Adesso capisco perchè non hai incontrato la carrozza -- notò la Marialì. E mentre il nipote s'allontanava fece anch'ella una carica a fondo contro Villarosa. -- Come si può abitare in questo deserto, a cinque chilometri dal telegrafo, dalla ferrovia, dal farmacista, dal medico? -- Il medico non è a cinque chilometri -- osservò sorridendo Vignoni. -- È a meno di quattro. Del resto, lo vede, io sono a Villarosa metà della giornata. -- Ma lei è un'eccezione, lei è amico di famiglia. No, no, non difenda Villarosa... Starci uno o due mesi all'anno, passi... ma sempre!... Il babbo vi si è voluto seppellir vivo per un ripicco, ecco la morale della favola. La mamma, al solito, ha subìto la legge. A questo punto la Marialì si voltò verso suo fratello e susurrò a bassa voce: -- Vorrei poi sapere come farebbero a rimanerci se succedesse una disgrazia... -- Non fermiamoci su questa ipotesi -- interruppe Cesare, rabbrividendo. -- Zitto!... Chi è?... L'uscio s'aperse, e sulla soglia, appoggiato al braccio dell'Antonietta, comparve il commendatore Ercole. Vignoni gli si precipitò incontro. -- Oh commendatore, perchè...? -- Non voglio esser trattato come un bambino -- disse il vecchio Torralba arrestandosi a pochi passi dal letto della figliuola. -- Non voglio che mi si nasconda la verità... È perduta? Il dottore protestò. -- No, no... ho fede che la salveremo, che supereremo la crisi... Tuttavia mi parve necessario un consulto... -- Lo so -- riprese l'ex Prefetto respingendo una sedia che gli era offerta dalla Marialì. -- Luciano mi disse che Tullio portava a San Vito un dispaccio pel dottor Locresi... E va bene... Ma potevano interrogarmi... Ora più che mai -- e le parole di Ercole Torralba s'indirizzavano specialmente a Cesare e alla Marialì -- ora più che mai, durante la malattia dell'Angela, intendo aver io il governo della casa... E anche dopo... se guarirà... Mi duole d'averla lasciata agir di suo capo in questa occasione... Non volevo dar tanta solennità a queste nozze d'oro, io... Avevo il presentimento d'una disgrazia. -- Nonno, non siedi proprio? -- ripigliò l'Antonietta che avrebbe desiderato ch'egli lasciasse il suo braccio per poter avvicinarsi alla zia Angela. Il commendatore rifiutò nuovamente. -- No, ora si scende. Quì non facciamo nulla di utile. E interrogò il medico. -- Non conosce? Vignoni rispose con un gesto dubitativo. Il commendatore Ercole ordinò al dottore di avvertirlo, anche nel corso della notte, se mai vi fossero novità; poi disse alla nipote: -- Andiamo! Misurando il suo passo sul passo lento e pesante del nonno, l'Antonietta traversò la stanza al fianco di lui. Giunta sulla soglia gettò un bacio all'inferma e si rasciugò una lacrima col dorso della mano. Prima di richiuder l'uscio il dottore le gridò dietro: -- Abbia la compiacenza di mandar su qualcheduno con un'altra vescica di ghiaccio. -- Se non ha fatto l'effetto d'una vescica di ghiaccio questa visita! -- brontolò la Marialì. -- Piuttosto che veder l'Angela voleva catechizzar noi... ricordarci ch'è lui il padrone. -- Bisogna compatire i vecchi -- soggiunse Vignoni. -- Son tutti così... Quanto più sentono sfuggirsi di mano le redini della famiglia tanto più assumono un piglio autoritario... Son fuochi di paglia. -- In questo caso lo credo... Però il babbo ha avuto sempre l'umore d'autocrata... Me ne appello a Cesare... E per questo, alla larga da Villarosa. Cesare nè negava nè assentiva. Una gran tristezza s'era impadronita dell'anima sua. La parola infiammata dell'Angela l'aveva indotto a traversar l'Oceano, l'aveva persuaso della bellezza, della santità di questa riunione domestica, e ora, giunto sul luogo, sentiva che tutti gli antichi vincoli erano allentati, che i suoi genitori erano divenuti quasi estranei per lui, che di tutti coloro, maschi e femmine, con cui egli aveva trascorso tanta parte dell'infanzia sola una donna gli era veramente cara come negli anni giovanili, e quella donna era lì agonizzante e forse sarebbe morta senza che un raggio di sole avesse rischiarato la sua grigia giornata. Povera Angela! E nessuno aveva la coscienza de' propri torti verso di lei; non il padre e la madre che l'avevano oppressa, non la sorella che le aveva tolto il fidanzato e che ora sedeva indifferente al suo letto, non l'amante che l'aveva tradita, non gli altri, fratelli e sorelle, che l'avevano sacrificata al loro egoismo! Egli stesso, che pure l'amava, quali prove d'affetto le aveva dato? A che pensava in quel momento se non, morta o viva, a lasciarla fra poco? XXI. L'annunzio, molto attenuato, del male che aveva côlto l'Angela non fece sulle prime una grande impressione sull'animo della signora Laura. Ella credette realmente che si trattasse di un'indisposizione leggera, e, appunto per questo, cominciò a esaminare le cose da un punto di vista affatto personale... Chi mi farà il massaggio?... Chi mi ajuterà a vestirmi e a spogliarmi?... Chi si ricorderà di darmi la pillola all'ore stabilite?... L'Angela sapeva, l'Angela aveva pratica... La Maddalena non ha mai imparato. -- Impareremo noi -- avevano risposto in coro la Letizia, l'Adele, l'Antonietta. Ma la vecchia signora era rimasta poco persuasa. -- Non S'impara mica in un giorno... E prima che abbiate imparato vi sarà nuovamente l'Angela... A ogni modo, per questa sera, il dottore potrà insegnarvi... È su ancora, Vignoni? -- Sì, è su... -- Ma scenderà, naturalmente... Non andrà via senza esser passato di quì... Perchè poi l'Angela è andata a finire al primo piano?... Non si poteva farle subito il letto al solito posto, fra le nostre due camere?... Non sarebbe stato più comodo anche per la servitù? Senonchè a grado a grado, tra per le risposte evasive che le si davano, tra pel lungo indugio di Vignoni, tra per l'assenza di Cesare, della Marialì e di Tullio, tra pel frequente appartarsi e discorrer sottovoce degli altri, la signora Laura sentì sorger nell'anima il vago sospetto che le si nascondesse qualche cosa, e le sue querimonie si fecero più vive e insistenti... Non c'era dunque nessuno che le volesse dir la verità?... Nessuno, fra tanti figliuoli e nipoti, che volesse portarla dall'Angela?... Da sè, pur troppo, non era capace di far le scale, neppure di alzarsi della poltrona... Ahi, i suoi dolori!... Bastava ogni emozione per esacerbarli... A ogni modo, se qualcuno la reggeva... L'Antonietta?... Dov'era l'Antonietta? Dalla camera vicina la ragazza cominciò a rispondere timidamente: -- Ma... son quì.... col nonno... Senonchè la voce di lei fu coperta da quella imperiosa del commendatore Ercole. -- L'Antonietta è con -me-, l'Antonietta accompagna -me- dall'Angela... Tu non ti movere fino ch'io non torno... E non facciamo casi, non facciamo confusione. Ipnotizzata, anche di lontano, dal suo domatore, la signora Laura non fiatò più e rimase inchiodata al suo posto. E quando il marito si degnò di venir da lei dopo la breve visita alla figliuola ella dovette contentarsi di ciò che a lui piacque di riferire sommariamente. Era una crisi cagionata dalle troppe fatiche degli ultimi giorni. Era sperabile che tutto si risolvesse presto con la semplice cura del riposo... Per un di più Vignoni aveva desiderato un consulto e Tullio s'era offerto d'impostar lui il telegramma. -- E ora -- concluse il vecchio Torralba la cui energia era in parte frutto dell'eccitazione nervosa -- ora andiamo in salotto... È inutile di rimanere in questa camera... Che uno di voi dia il braccio a vostra madre -- e l'esortazione era rivolta alla Letizia, a Luciano, a Girolamo; -- io m'appoggerò come prima all'Antonietta. -- Tocca a me -- disse Luciano. -- -Par droit d'aînesse-. Ormai la povera signora Laura avrebbe continuato volentieri a starsene sulla sua poltrona, ma per non dispiacere al consorte, su su, ajutata anche da Girolamo, si levò in piedi e si lasciò trascinare dietro gli altri. Nel traversare la sala ella piagnucolava, si lagnava del freddo. -- Dio, Dio! Che differenza di temperatura! La Letizia le gettò uno sciallo sulle spalle. -- Ci son tante porte... e le aprono ogni momento... anche quella che dà in giardino... In salotto starai meglio. In fatti, nel salotto ove i due vecchi furono accomodati su due seggioloni, si manteneva all'incirca la mite temperatura della giornata; solo di tanto in tanto i vetri delle finestre tintinnavano e un filo d'aria più fresca penetrava per qualche spiraglio facendo ondeggiare lievemente le tende e agitando la fiamma della lampada a petrolio appesa al soffitto e delle due candele che ardevano ancora sul tavolino da gioco. Di fuori scrosciava sempre la pioggia. -- Più in là, più in là -- supplicò la signora Laura... Quì c'è una corrente. Il commendatore Torralba, che si sforzava di fare il disinvolto, interrogò a bruciapelo Girolamo e l'Adele. -- E voi, che siete la coppia politica, che cosa avete raccolto in tutti i vostri giornali?... Quando si aprirà il vostro bel Parlamento? Che nuove tasse ci preparate? Anzichè dare una risposta diretta, Girolamo prese in mano successivamente la -Tribuna-, la -Patria-, l'-Avanti-, il -Corriere-, il -Secolo- e riferì alcune informazioni che facevano a pugni tra loro. -- Ecco la voce autorevole della pubblica opinione -- disse sogghignando il commendatore Prefetto. -- E poi su questi documenti si scriverà la storia. In fondo le notizie politiche non interessavano quella sera nè lui nè nessuno. A ogni lieve rumore che venisse dalla sala tutti tendevano l'orecchio e si guardavano ansiosi. Ora questo ora quello usciva in silenzio, e, tornando, doveva o con una frase laconica o con un cenno rispondere alle mute domande che gli erano rivolte. Nulla, non c'era nulla di nuovo. Il commendatore s'impazientiva. -- Che volete che ci sia di nuovo da un momento all'altro? E soggiunse per tener in riga la moglie querula e sospirosa: -- Quando la finirai di soffiar come un mantice? Ma l'apparizione del servo Giacomo nel vano della porta che metteva in salotto da pranzo lo fece trasalire. -- Chi è là? -- egli gridò non distinguendo bene la fisonomia, vedendo solo, come dietro un velo di nebbia, una figura incerta e traballante. -- Sono io -- balbettò Giacomo. -- Volevo dire... -- Avanti! -- Sissignore -- replicò il vecchio servo la cui eloquenza era inceppata dai modi bruschi del padrone. -- Volevo dire... che la cena... sarebbe pronta... -- Era per la cena! -- esclamò il commendatore che s'aspettava di peggio. -- Che bisogno c'era di tanti preamboli? -- Oh Dio! -- sospirò la signora Laura. -- Come si fa a cenare stasera? Il marito le diede sulla voce. -- Come si fa? Come si fa?... Quasichè andar a cena fosse andar a una festa di ballo... Ognuno mangia quello che può... E, invero, tutti i presenti, qual più qual meno, avevano languore di stomaco e accolsero con intimo gradimento la comunicazione di Giacomo. Anzi i due fratelli Alvarez si scambiarono un'occhiata di compiacenza pregustando certi uccellini con la polenta ch'erano già stati portati in tavola e il cui odore appetitoso veniva dal salotto vicino. Quegli uccelletti erano stati argomento di una seria discussione fra la cuoca e il resto della servitù. -- È proprio sera da lodole -- aveva detto la Maddalena tornando in cucina dopo aver prestato i primi soccorsi all'Angela e averla spogliata e messa a letto con l'aiuto della Marialì e dell'Antonietta. E il servo Giacomo, che, con le lacrime agli occhi, preparava una vescica di ghiaccio per l'ammalata, si scagliò alla sua volta contro l'impassibilità della Marianna. -- Che cosa ci avete voi al posto del cuore?... Siamo tutti quanti più morti che vivi per quella santa creatura ch'è sospesa ad un filo e voi non vi movete dalle vostre casseruole come se niente fosse successo. La Marianna, ch'era intenta a infilzar nello spiedo la sessantesima ed ultima lodola, si guardò bene dall'interrompere la delicata operazione. Ma finita che l'ebbe, posò lo spiedo sul tagliere e replicò vigorosamente ai suoi denigratori. -- Io faccio quello che devo... Chi ci bada alle mie casseruole se non ci bado io?... La Lisa mi dà il bell'aiuto che già prevedevo e senza di me non si mangia. E poichè la Maddalena e Giacomo si sforzavano di persuaderla che almeno per quella sera il suo zelo era sprecato e che non ci poteva esser nessuno che avesse voglia di mettersi a tavola, la cuoca atteggiò il labbro a un sorrisetto di superiorità. -- A tavola o fuori di tavola, poco importa... Quando lo stomaco è vuoto... non c'è disgrazia che tenga... bisogna riempirlo... Io ho servito come cuoca in varie famiglie, e da per tutto ci son stati dei giorni scuri;... malattie, morti, rotture di matrimoni, questioni domestiche, fallimenti, eccetera eccetera... Ma il giorno in cui, o poco o molto, non si sia mangiato, quello non l'ho ancora visto... E guai a me se avessi abbandonato i fornelli per piangere e disperarmi... Ciò detto, la brava donna voltò le spalle a' suoi interlocutori come a significare che non aveva tempo da perdere in chiacchiere, accennò alla Lisa, allora sopraggiunta, di gettar dell'altra stipa nel fuoco e si accinse conscienziosamente a caricare il girarrosto. Che la psicologia della Marianna non fosse sbagliata lo provò la buona accoglienza fatta ai suoi uccelletti. -- Sono leggeri, si digeriscono senz'accorgersene -- dicevano, quasi per scusarsi, i commensali addolorati. Anche il commendatore e la signora Laura consentirono ad assaggiarli, dopo che l'Antonietta n'ebbe con cura separata la polpa dagli ossicini. Però l'ex Prefetto tentennava la testa. -- Non son cibi per chi non ha più denti... Noi siamo ridotti al regime del latte, dei brodi ristretti e dei rossi d'uovo... Ormai non s'ha più gusto a nulla. E nella voce crucciosa e nell'occhio spento del vecchio c'era l'amaro rimpianto della vita che fuggiva, l'amaro rimpianto delle cose irrevocabili, il potere, l'influenza, gli onori, i piaceri... -- Converrà poi chiamare quelli che sono di sopra -- soggiunse il signor Ercole. -- Dall'Angela, per un quarto d'ora, potrà stare qualcheduno della servitù... In quanto a Tullio, gli serberemo la cena... L'Antonietta fece per alzarsi. -- Dalla zia Angela vado io. Il nonno la trattenne. -- Neanche per idea. Avrò bisogno del tuo braccio per tornare in salotto. E la signora Laura, trepidante, supplicante, si rivolse alla Letizia: -- Se andassimo insieme? Ma il commendatore marito pose il suo veto. -- La Letizia.... se vuole.... Tu no.... tu faresti confusione. -- Oh Dio! -- sospirò la signora Laura. -- Non capisco... -- Basta così -- interruppe l'ex Prefetto. -- Sarà per domattina. La signora Laura chinò il capo rassegnata e disse alla figliuola maggiore: -- Dalle un bacio per me. L'Alvarez si mosse senza entusiasmo. -- Pur che qualcheduno venga a rilevarmi fra un'ora. Silenziosamente Girolamo seguì la sorella e la raggiunse a piedi della scala che metteva al primo piano. -- Oh sei tu?... -- Sì, son io -- egli rispose salendo a lenti passi con la Letizia -- Tu prendi il posto della Marialì, io prenderò quello di Cesare. E continuò, smorzando la voce: -- Speriamo che non accada una disgrazia, ma se accadesse sarebbe necessario provvedere perchè il babbo e la mamma non restassero soli... Tu a Villarosa non ti fermeresti?... -- Io?... Com'è possibile?... Con la famiglia a Napoli? -- E io, con lo studio a Roma, coi miei impegni di deputato?... Luciano ha la sua Banca, Cesare ha le sue ubbìe americane, la Marialì non è donna da seppellirsi in quest'eremo... -- E in ogni caso, ella sarà bene rappresentata -- soggiunse con amarezza la Letizia. -- Vuoi sapere quelli che faranno più lunga dimora a Villarosa? L'Antonietta e Tullio, i due beniamini dei nonni.. Quest'era il punto a cui Girolamo voleva tirare il discorso. -- Le tue previsioni sono le mie -- egli replicò. -- Ma domando io, è bello cedere il campo così?... Perchè è facile immaginarsi come va a finire... Quelli che son vicini sono i preferiti. -- Il peggio è sempre per me -- notò la Letizia Alvarez... Tu non hai figliuoli, e io ne ho quattro. Girolamo le battè sulla spalla. -- Va là che tuo marito è ricco sfondato. -- Sciocchezze. È assai meno ricco di tua moglie. Sotto i due alleati spuntavano già i due rivali. -- Non bisticciamoci -- riprese Girolamo in tono conciliativo. -- Senti piuttosto... Se inducessi l'Adele a restar quì sino a Natale?... E in questo tempo un pajo di volte a Villarosa ci verrei anch'io... Dopo si studierebbe un modo... Erano giunti alla mèta. -- Ne riparleremo -- disse la Letizia. XXII. Oh la lunga, l'interminabile notte, in cui Villarosa aveva l'aspetto d'un accampamento!... Da per tutto, nella casa padronale, nella fattoria, nell'abitazione del giardiniere, c'era gente che vegliava, gente che dormiva vestita sopra una panca, su un canapè, in una poltrona; da per tutto si vedevano vagar delle ombre e dei lumi, da per tutto si udiva un bisbigliar di voci sommesse e uno strisciar di passi guardinghi. Perchè, quando se ne eccettuino il commendatore Ercole e la signora Laura, i quali, messi a letto dalle figliuole, non potevano scenderne a loro capriccio, gli altri, se pur s'erano coricati, si alzavano di tratto in tratto, per rispondere a una chiamata dei genitori, per dare una capatina in camera dell'Angela, o per finire in salotto da pranzo ove c'era sempre qualcheduno e ove per la vicinanza della cucina era più facile ordinare un caffè o una tazza di brodo o dell'acqua bollente per la teiera. E appunto in salotto da pranzo Luciano che ingannava il tempo facendo un -solitario- si trovò chiamato a pronunciarsi in una disputa sorta fra Girolamo e l'Adele da una parte e la Letizia dall'altra. -- Ecco di che cosa si tratta -- principiò la Letizia. -- Bisogna premettere -- saltò su l'Adele -- che noi partiamo dall'ipotesi dolorosa che succeda una disgrazia. -- Se non vi dispiace -- interruppe Girolamo -- espongo io la questione. -- -Ah, mon Dieu, est-ce long?- -- sospirò Luciano continuando a voltar le sue carte. -- Ma no... Abbi un po' di pazienza. Eravamo dunque tutti e tre perfettamente d'accordo che, se mancasse la povera Angela, converrebbe portar via il babbo e la mamma da Villarosa. -- Perchè? -- chiese Luciano. -- Alla loro età? Girolamo, invasato da pietà filiale, si scandalizzò. -- Che domanda! Precisamente perchè son vecchi non possiamo lasciarli in balìa di gente mercenaria. -- Impossibile -- disse la Letizia. -- Son tutti servitori fidati -- replicò Luciano. -- E nostro padre non è rammollito. Mi sembra che sappia comandare a bacchetta. -- Fuochi di paglia -- riprese Girolamo. -- Domani resta appena un pugno di cenere. -- E allora -- suggerì il primogenito -- voi che vivete in Italia venite quì per turno... Io sto a Parigi, ho la mia banca, ho famiglia numerosa, non sono in caso di movermi che di rado e per pochi giorni. -- Tutti hanno i loro impegni -- ribattè l'onorevole. -- Io ho il mio studio d'avvocato, ho la Camera... -- E i viaggi gratis -- sottolineò maliziosamente Luciano. Girolamo si strinse nelle spalle. -- Per quello!... Il fatto si è che i miei interessi mi costringono a rimanere alla capitale... Cesare torna in America. -- Ma le donne, le donne? -- disse Luciano. -- Voi due quì presenti... e la Marialì... Chi v'impedisce di star a Villarosa un po' l'una un po' l'altra? La Letizia protestò. -- Se tu hai casa a Parigi, io ho casa a Napoli... Ho i miei figliuoli, e ho mio marito che ora abbandona il servizio e ha diritto di viver con sua moglie. -- E noi siamo in due -- soggiunse l'Adele. -- Se me ne vado io, tant'è che Girolamo si collochi in qualche pensione... Per me sarebbe già troppo l'assentarmi da Roma un pajo di mesi all'anno. Luciano credette di aver trovato una soluzione. -- Un pajo di mesi tu, un pajo di mesi la Letizia, e gli altri otto mesi se li potrebbero dividere la Marialì e l'Antonietta alla quale non avevo pensato. Ma la proposta fece uscir dai gangheri le due cognate. -- La Marialì?... È proprio la donna che ci vuole per custodir due vecchi! -- E l'Antonietta? Una bimba... -- Figuriamoci poi se la Marialì consentirebbe a relegarsi per metà dell'anno a Villarosa! -- Nè lei consentirebbe, nè noi potremmo esser tranquilli -- dichiarò Girolamo. -- -Sacrebleu! On n'en vient jamais à bout- -- esclamò Luciano arrabbiandosi con un asso di quadri scoperto fuor di proposito. -- -Pardon...- Me la prendevo con le carte. E rinunziando ormai a terminare il suo gioco si atteggiò a paziente aspettazione. -- Fuori dunque il vostro progetto. -- Se succede la disgrazia -- principiò la Letizia -- è necessario persuadere il babbo e la mamma a venir ad abitare a Napoli, con noi... -- Niente affattissimo -- gridò l'Adele -- Devono venire a Roma. Girolamo reclamò di nuovo il diritto di parlar lui. -- Esaminiamo le cose pacatamente, obbiettivamente. Se i nostri genitori avessero dieci anni di meno, se non avessero acciacchi, il partito più ragionevole sarebbe ch'essi dimorassero ora con l'uno, ora con l'altro dei figli... Nelle condizioni presenti, si capisce che, movendoli di quì, bisogna portarli in un luogo dove possano finire in pace i loro giorni... Roma, che la Letizia mi scusi, è più adattata di Napoli... -- Pagherei a saperne il motivo -- disse la Letizia. -- Intanto il viaggio per arrivarvi è meno lungo. -- Gran differenza!... Cinque o sei ore... Quando si è in treno... -- Cinque o sei ore aggiunte alle tredici o quattordici da Villarosa a Roma non sono certo una bazzecola... E sfido chiunque a dire che, anche per le eventuali riunioni di famiglia, Roma, così centrale, non si presti meglio di Napoli... Ma quello che dà il tracollo alla bilancia è questo: Noi siamo in due, marito e moglie, e la nostra casa, piena d'aria e di luce, è disposta in modo da permetterci di assegnare ai nostri ospiti delle camere interamente disobbligate. Voi altri Alvarez siete in parecchi e da voi non ci può esser la quiete indispensabile a due persone in età avanzata. L'Adele approvava col gesto e con la voce. -- È chiaro. Senonchè la Letizia protestò che ora toccava a lei di far valere le sue ragioni. E dopo aver dimostrato che i pochi inconvenienti di Napoli erano risarciti ad usura da infiniti vantaggi, si appellò a Luciano. Egli era stato a Roma ed era stato a Napoli; aveva alloggiato da suo fratello Girolamo e aveva alloggiato da lei. C'era confronto possibile per la vista, per la posizione, per tutto? E la villa di Posilipo non la contava? Una villa ch'era un Paradiso e ove si era portati dalla carrozza in un'ora circa, lungo una via deliziosa?... E in quanto alla quiete, le sue due figliuole minori stavano in collegio nove mesi dell'anno e i due maschi, Max e Fritz, erano forse ragazzi da dar disturbo? Fossero garbati come loro tutti i giovinotti italiani!... Pur troppo invece... La Letizia non volle insistere su quest'allusione che l'era stata strappata involontariamente dal ricordo dei modi inurbani usati da Tullio verso i suoi rampolli, ma tornò a svolger con enfasi la sua tesi, irritandosi a ogni interruzione dell'Adele e di Girolamo e scoccando loro qualche frecciatina che l'Adele, dal canto suo, rimandava con sollecitudine di buona cognata. Avvezzo alle combinazioni finanziarie che si liquidano con grandi cifre rotonde di profitti o di perdite, Luciano non aveva da principio sospettato i fini reconditi dello straordinario zelo filiale ond'erano accesi i suoi interlocutori. La sostanza dei vecchi Torralba, quand'anche vi si fosse aggiunto quello che l'Angela aveva ereditato dallo zio, doveva arrivare appena alle quattrocentomila lire, compresa Villarosa, ch'era una passività. Sicchè la parte disponibile sarebbe stata di duecento mila lire al più. Come supporre che gente provvista già d'una larga agiatezza si guastasse il sangue per disputarsi questa magra polpetta? Alla lunga però il battibecco fra le due femmine, meno caute di Girolamo nel loro linguaggio, aprì gli occhi al banchiere e lo fece arrossire di tanta piccineria. L'avidità dei grossi bocconi egli la capiva, ma l'avidità delle briciole offendeva la delicatezza dei suoi sentimenti. Tuttavia, da uomo prudente, egli non volle impegnarsi in una discussione d'ordine morale, e si levò d'impiccio con molta disinvoltura ed abilità. -- Care mie -- egli disse rivolgendosi di preferenza alla sorella e alla cognata che lo instigavano a pronunziarsi, -- io credo che la questione sia prematura, -oui, tout à fait prématurée-. In primo luogo è sperabile che l'Angela si salvi e che le cose possano rimanere nello -statu quo-. Poi, data la catastrofe, bisognerebbe interrogar nostro padre sulle sue intenzioni, e io son convinto -qu'il ne voudra pas bouger-. A ottant'anni uno non muta soggiorno e abitudini. Se infine, -par hasard-, egli consentisse ad andarsene, dipenderebbe sempre da lui e solamente da lui lo sceglier Roma o Napoli. In qualunque caso, -mes chères enfants, vous ne devez pas compter sur moi-... Io son quì per poco... Figuratevi che avevo stabilito di partir martedì... Ritarderò, ma, -coûte que coûte-, pel 23 del mese è indispensabile la mia presenza a Parigi... Intanto aspetto l'esito del consulto per telegrafare... A questo punto Luciano si risovvenne che l'ufficio telegrafico era distante cinque chilometri, e scaraventò contro Villarosa una filza d'improperi in francese e in italiano. -- -Sacrè pays!... Vilaine bicoque!...- Peggio che nelle Calabrie!... Nè 1 ' 2 . 3 4 - - - . - , . 5 . 6 7 , , ' , , 8 , . 9 10 ' . 11 12 - - . , . 13 14 - - ! ! - - ' . - - 15 , ! 16 17 - - . . . . - , ! - 18 19 ' , 20 , 21 . 22 23 24 ' , ' 25 . ' , 26 ' ' ' 27 28 ; 29 ; , 30 ' , 31 . , 32 ; 33 ' , , 34 . 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