movimento ch'egli sperava dovesse rispondere alle sue mire, quale pure ne fosse il risultato. Poichè, o si faceva ragione ai reclami dei minatori, e il suo potere sopra di essi ne sarebbe cresciuto; o le loro domande erano respinte, ed egli avrebbe tratto partito dal malcontento inevitabile che ne sarebbe stato l'effetto. XXII. Quella naturale indolenza di spirito che, come sappiamo, faceva riscontro in Odoardo Selmi alla vigoria delle membra e al coraggio nei momenti del pericolo, gl'impedì di sorprendere le machinazioni dei minatori. Non gli sfuggì forse la premura che alcuni d'essi mettevano ad evitarlo, nè gli passarono inosservati i capannelli che si scioglievano al suo avvicinarsi; pure non vi diede importanza. Solo un giorno chiese ridendo ad uno dei lavoranti, che aveva visto più accalorato in un crocchio, se c'era in aria una congiura; ma l'altro ebbe pronta una spiegazione qualunque, e Odoardo non approfondì le sue indagini. Continuava la solita vita; in miniera quel tanto che occorreva, poi a casa davanti al suo fiasco di vino e con la sua pipa in bocca, oppure nella valle dietro a qualche amorazzo. Invece Maria era piena di ansietà. Non avrebbe voluto pensar male di Cipriano, pure il cuore le diceva che le minacce di lui non erano ciance vane. Spesso domandava timidamente a suo fratello--Cipriano l'hai visto? --Sicuro che l'ho visto. --E com'era d'umore? --Non ci ho badato. Che t'importa? Si direbbe ch'egli ti preme molto, e che sei pentita di non averlo accettato in isposo. Ella non soggiungeva nulla, ripugnandole il destar sospetti a carico d'una persona già troppo infelice per cagion sua; pur non era tranquilla, e si turbava sopratutto pensando a ciò che poteva accadere al ritorno dell'ingegnere Arconti, così ferocemente odiato da Cipriano. Questo ritorno, da una parte, ella lo avrebbe desiderato con tutte le forze dell'animo; Roberto era una compagnia, una difesa, la casa era tanto vuota senza di lui! Ma se poi lo aspettava un pericolo, se Valduria doveva essergli fatale, s'egli doveva espiare il delitto d'averle ispirato una simpatia di cui forse non s'era nemmeno accorto, alla quale in ogni modo non avrebbe conceduto altro ricambio che una sterile compassione? Del resto, che fare? Dirgli che ritardasse la sua venuta? Dirgli che facesse ciò che non avrebbe fatto sicuramente, ciò che Maria non avrebbe voluto vedergli fare, una viltà? La ragazza non osava confidar le sue angustie al fratello. Egli avrebbe indovinato il suo segreto, ed ella non voleva scoprirlo a nessuno. Mentr'era in queste incertezze, la bomba scoppiò. Una mattina Odoardo tornò dalla sua prima visita alla miniera con aspetto sì frastornato che sua sorella, tutta sgomenta, gliene chiese la cagione. Egli le raccontò subito come una deputazione d'operai gli avesse presentato con gran solennità un -memorandum-, nel quale si chiedeva in primo luogo un aumento nella misura delle retribuzioni, poi la soppressione di alcune discipline di non lieve importanza. --La faccenda non è liscia--soggiunse il Selmi.--C'è qualche mestatore. Ma se credono di farmi paura, la sbagliano. --Povera gente!--interpose Maria, che aveva l'animo inclinato alla pietà.--Se vogliono migliorar la loro condizione, bisogna scusarli.... Non ci sarebbe modo di secondare i loro desideri, almeno in parte? --Ecco le donne!--esclamò Odoardo infastidito.--Anche le più intelligenti, di certe cose non ne capiscono nulla. Gli operai di Valduria sono i meglio pagati di tutta la regione, e per uno di loro che se ne vada, ne capitan cento ad offrirsi. --Ed hai già risposto di no? --Per quello che riguarda il regolamento, ho risposto un -no- chiaro e tondo; pel resto ho telegrafato a Londra. --E intanto? --Intanto c'è tregua, e i lavori continuano al solito. --Chi sa che a Londra non facciano qualche concessione.... --Non ne faranno nessuna, e non devono farne... Quello che preme è che si decida subito perchè non v'è nulla di peggio che lasciar marcire la piaga.... Non perdonerò mai a me stesso d'essermi fatto cogliere alla sprovveduta.... Bisogna sfrattare i caporioni; l'essenziale è di conoscerli... Ad ogni modo scommetterei che c'è la zampa di Cipriano in questo brutto garbuglio.... Si guardi, però. Maria n'era persuasa anche troppo, e la riprovevole condotta del giovine la giustificava a' suoi propri occhi del non aver dato ascolto alle sue parole d'amore; nondimeno, era una grande afflizione per lei il pensare ch'ella era la prima cagione d'un avvenimento dal quale potevano derivar tanti guai. Fino allora s'era compiaciuta nell'idea che la sua presenza a Valduria potesse essere utile a qualcheduno; adesso ella si disperava pensando che tutto il bene che aveva fatto non equivaleva certo al male che stava per accadere. Fu una giornata assai triste per lei. Nè contribuì a fargliela finir lietamente la risposta recisa, categorica che giunse da Londra verso sera al telegramma di Odoardo, e ch'egli si affrettò a comunicare a sua sorella. -Respingete in modo assoluto domande operai. Procedete con energia, informandoci giorno per giorno.- --Almeno questi non tentennano--esclamò il Selmi soddisfatto. --Bella bravura!--disse Maria.--Son lontani, loro. --Bah!... Pur di mostrare i denti, la faremo finita presto. Domani una parlatina in regola, e se ci saran riottosi, tanto peggio per loro. Non entreranno più in miniera... Certo che se fosse qui Roberto sarebbe meglio. Egli ha la lingua più spedita di me, e farebbe intender ragione più presto a costoro.... Ma non importa, saprò ben levarmi d'impiccio anch'io. La mattina seguente, però, egli dovette accorgersi che l'impresa non era così agevole come aveva creduto, giacchè dopo ch'egli ebbe chiamato a sè la deputazione del giorno prima e partecipatole il dispaccio di Londra, corse una parola d'ordine fra gli operai, e pel mezzodì i lavori furono sospesi tanto nell'interno quanto nell'esterno della miniera. Evidentemente il rifiuto era previsto e al rifiuto s'era deliberato di opporre lo sciopero. La solita deputazione venne con grande solennità a darne l'avviso all'ingegnere, soggiungendo in nome proprio e dei propri mandanti che questo sciopero sarebbe durato finchè non fossero state accolte le comuni rimostranze. Odoardo mise sott'occhio ai delegati le conseguenze d'un passo sì grave, e li prevenne che come oggi non si lasciava intimidire dalle minacce, così più tardi non si sarebbe lasciato commovere dalle preghiere, e avrebbe inesorabilmente ricusato di riammettere nella miniera gl'istigatori di questo movimento. Ci pensassero finch'erano in tempo. Egli accordava loro ventiquattr'ore per venire a resipiscenza. Poi tentò prendere a parte qualcheduno degli operai ch'egli conosceva per pratica come più alieni da tumulti e da chiassi. Ma essi, o procuravano d'evitarlo, o cercavano di cavarsela con monosillabi. Era chiaro che parecchi non erano entrati spontaneamente in quel brutto impiccio; senonchè, una volta entratici, non sapevano come uscirne. Chi si sentiva vincolato da una specie d'impegno d'onore verso i compagni, chi aveva paura di tirarsi addosso qualche peggior malanno facendo causa da sè. Cipriano, com'è naturale, non aveva partecipato allo sciopero. Egli era -tra i gaudenti-, come dicevano i minatori, e non poteva chieder nulla per conto suo. Ma reso cieco dalle sue passioni, spingeva gli altri in una via a capo della quale c'era un abisso che avrebbe ingoiato anche lui. S'era vantato con Maria di non essere ipocrita, e fino allora non era parso mai tale; ma la sua condotta in quest'occasione smentiva le sue parole e i suoi precedenti. Quand'era coll'ingegnere biasimava gli scioperanti, o tutt'al più suggeriva qualche piccola concessione che, secondo lui, avrebbe calmato gli animi; appena poteva recarsi nei ritrovi dei collegati, li confortava a resistere assicurandoli che la notizia dello sciopero avrebbe indotto la Direzione di Londra ad aprir subito le trattative per un componimento amichevole. Odoardo, sebbene non fosse un fino osservatore, non era però tratto in inganno dall'ambiguo contegno del giovine, e si riservava di colpirlo al momento propizio. Le ventiquattr'ore accordate dal Selmi trascorsero senza che i minatori dessero alcun segno di voler venire a patti. Tuttavia non accadevano ancora disordini. È il solito di queste faccende; il primo stadio è più ch'altro d'allegria e di spensieratezza. Quell'audace sfida contro la fortuna ha in sè qualche cosa d'inebbriante, quel trovarsi raccolti in grandi masse, fermi (almeno si crede) in un solo proposito, dà un concetto esagerato della propria forza; la stessa interruzione dei lavori contribuisce ad eccitar favorevolmente gli spiriti. Non è ancora l'ozio; è una tregua da fatiche incresciose. Gli operai s'erano agglomerati nelle due osterie di Valduria, ove non s'era spacciato mai tanto vino in un giorno. Gli osti però si rallegravano poco di questa cuccagna, giacchè bisognava vendere a credito con limitate speranze di rimborso, sopratutto se lo sciopero durava un pezzo. D'altra parte, come rifiutarsi di servire questi rispettabili avventori che si presentavano a dozzine e avevano l'aria di essere pronti a spillar le botti da sè? Mentre in paese c'era tanto chiasso, nel recinto della miniera regnava il silenzio e l'immobilità della morte. I forni che solevano arder sempre s'erano spenti per mancanza di braccia che li alimentassero di nuovo combustibile; la grù e le caldaje a vapore erano inoperose, i carretti pieni di minerale non giravano lungo i binarii, non si vedeva più il fumo del caminone, non si sentiva lo strepito delle pompe e il cupo rimbombo delle mine, segnale della vita sotterranea. Solo nelle officine dei fabbri e dei falegnami, ove la coalizione non aveva trovato proseliti, si attendeva per forza d'inerzia a qualche lavoro già iniziato nei giorni precedenti; ma vi si attendeva con quella malavoglia che deriva dall'incertezza del domani. In risposta al secondo dispaccio di Odoardo Selmi che annunziava lo sciopero, la Direzione di Londra aveva telegrafato: -Nessuna concessione. Se gli operai non capitolano, chiamatene altri.- Era ciò appunto che si disponeva a fare il Selmi, ma prevedendo che la cosa non sarebbe passata senza tumulti, ne aveva avvertito la Prefettura da cui dipendeva Valduria, affinchè desse in tempo le disposizioni per la tutela dell'ordine. Un delegato di questura, un brigadiere e pochi carabinieri non potevano certo tenere in freno più centinaia d'operai. Ma sia che Odoardo non sapesse presentare al vivo lo stato delle cose, sia che la Prefettura non ne intendesse tutta la gravità, fatto si è che i rinforzi spediti furono assolutamente insufficienti, tali da esacerbare gli animi, non da impedire ogni violenza. Cosicchè, quando al terzo giorno dello sciopero, comparve a Valduria la prima squadra di lavoranti (una trentina circa) che il Selmi era riuscito con molta fatica a raccozzare nelle vicinanze, lo sciopero si mutò in vero ammutinamento, e i collegati, messi già sull'avviso, assunsero un contegno tanto minaccioso verso i nuovi venuti, che questi, temendo di rimetterci la pelle, abbandonarono subito la partita. Le poche guardie che s'erano provate a far qualche arresto tra i più turbolenti furono anch'esse costrette a rinunciare all'impresa, e dovettero limitarsi a difender la miniera dai colpi di mano dei sediziosi. Correvano già sinistri propositi; s'eran sentite grida di -morte-: si diceva che qualcheduno avesse in animo di far saltare il deposito della polvere; che altri volessero dar fuoco alla casa dell'ingegnere e rubare il denaro che doveva esserci in cassa, altri distruggere i forni, e così via, Era, come si dice, un darsi la zappa sui piedi, perchè, se gli operai mandavano in rovina la miniera, di che avrebbero poscia vissuto? Ma chi non sa che, nello scoppio delle selvaggie passioni, le moltitudini smarriscono affatto il criterio del loro utile e il male diventa scopo a sè stesso? Se l'ingegnere Selmi aveva mancato di previdenza, non si poteva certo accusarlo di mancar di coraggio. Egli si mostrava dovunque c'era un pericolo, e raccogliendo intorno a sè i pochi addetti alla miniera che non avevano partecipato al movimento, si preparava, se fosse stato necessario, a far pagar cara la propria vita. I carabinieri si lasciavan dirigere da lui, come da persona che conosceva i siti ed era in grado di disporre opportunamente le difese. La situazione di Cipriano diventava intanto sempre più delicata. Odoardo non gli nascondeva la sua diffidenza, e deciso di non trovarsi un nemico in casa, l'aveva allontanato con un pretesto. Gli operai lo accusavano di doppiezza, e gl'intimavano di gettar giù la maschera e di fare apertamente causa comune con loro. I più tranquilli, quelli che s'eran lasciati rimorchiare dagli altri, non gli perdonavano di averli cullati nell'illusione che quest'impiccio si sarebbe risolto in modo conforme ai loro desideri. Invece dove si andava a finire? Con che mezzi si sarebbe prolungata la resistenza? Cipriano era ormai in grado di misurare l'enormità dello sproposito commesso. Egli aveva procurato, è vero, delle molestie agli altri, ma quanti maggiori guai tirava addosso a sè medesimo! Non era un aumento di credito ch'egli avrebbe trovato alla fine del conto, era la perdita di una posizione che aveva conquistato a palmo a palmo a forza di lavoro e d'ingegno, era il disprezzo, era l'odio di quelli ch'egli aveva ingannati, era l'odio, il disprezzo di Maria.... E quest'ultimo pensiero gli era il più penoso di tutti.... Maria egli l'amava sempre.... Talora nell'animo esacerbato egli si raffigurava la voluttà di una suprema vendetta. Portar la devastazione e la morte nella miniera, sottraendo al disastro la sola Maria. Presentarsi a lei come un salvatore e come un padrone: difenderla contro tutti, ma volerla per sè. Follie! L'intelligenza di Cipriano non era tanto offuscata da non capire ciò che vi fosse di assurdo in questi propositi di mente inferma. Quand'anche il resto gli fosse riuscito, Maria non avrebbe mai accondisceso a esser sua. Bensì promovendo, secondando gl'istinti brutali che si manifestavano nella schiuma dei collegati, egli avrebbe potuto far di lei una creatura derelitta ed infelicissima. Combattuto così da affetti diversi, spesso tentava di moderare quelli che aveva aizzati, e sentiva l'aura della popolarità ritirarsi rapidamente da lui e il terreno vacillare sotto i suoi piedi. Comunque sia, il contegno risoluto di Odoardo Selmi impose rispetto ai minatori, e nella notte successiva all'ammutinamento nessun colpo di mano fu tentato contro la miniera. I peggiori soggetti (una quarantina circa) costrinsero gli osti a tener aperte le bettole e a dar loro vino senza risparmio. Pagherebbe, dicevano, la Direzione di Londra. Col sorger del giorno finì la baldoria. Le notizie dei nuovi disordini avevano commosso le autorità del capoluogo, e alla mattina i pacifici abitanti di Valduria furono rinfrancati dall'arrivo di uno squadrone di cavalleria. Più tardi giunsero il Procuratore del Re e il giudice istruttore, e procedettero ad alcuni arresti dopo aver sentito l'ingegnere Selmi e il segretario comunale. Il sindaco Ludovici non c'era. Non volendo uscire da una savia neutralità, egli s'era recato altrove fin dal primo manifestarsi dello sciopero.--A trovarsi in mezzo a queste cose non ci si guadagna mai--egli osservava prudentemente. Fu detto da un bell'umore che il conte Ugolino mangiasse i figli per conservar loro un padre; così il signor Ludovici lasciava nelle male peste i suoi amministrati per conservar loro un Sindaco. Se la neutralità era sì cara al signor Ludovici, lo star con le mani alla cintola durante questo scompiglio riusciva invece intollerabile a Maria. Odoardo aveva dovuto usare poco men che la forza per indurla a rimanersene in casa mentr'egli s'esponeva al pericolo. Nella notte ella non aveva mai chiuso occhio, pronta sempre ad accorrere ove avesse visto o sentito un segno d'allarme. Alla mattina poi, quando l'arrivo della truppa l'ebbe assicurata che suo fratello non correva pel momento alcun rischio, il suo cuore gentile fu commosso dall'idea d'altri dolori. Pensò alle povere famiglie che questa crisi avrebbe piombate nella miseria, alle donne e ai bambini che avrebbero pagato il fio delle colpe dei mariti e dei padri. Che squallore in quelle capanne ov'ella, visitatrice pietosa, aveva portato tante volte il conforto d'un sorriso e d'una parola di simpatia! Ubbidì agl'impulsi dell'animo, e senza dir nulla a Odoardo intraprese un pellegrinaggio per la valle. Chi sa ch'ella non avesse potuto esercitare un apostolato di pace e di carità! A lei forse avrebbero dato retta. Avrebbero capito ch'ella non parlava che per desiderio del bene. E infatti quasi dappertutto ella fu accolta con affetto e con deferenza. In qualche famiglia la si aspettava, s'era avvezzi a vederla nei giorni del dolore. Nella maggior parte delle abitazioni non c'erano soltanto le donne, i vecchi, i fanciulli; c'era anche l'elemento vigoroso della casa, l'uomo che per solito lavorava, guadagnava, sostentava gli altri. Torvo o accasciato, con le braccia ciondoloni e con la testa china sul petto, egli non aveva più la baldanza dei primi giorni di battaglia; soffriva delle sofferenze dei suoi cari, o imprecava al destino che l'aveva condannato a servire. Maria cercava di persuadere uomini e donne a non ostinarsi in una contesa inutile; quei signori di Londra erano ricchi e potevano attendere; invece, loro, poveri operai, che avrebbero fatto se fossero stati licenziati definitivamente? La sua voce non si perdeva nel deserto; quand'anche non le si dava ragione, quand'anche si voleva sostenere il diritto dei minatori a un maggior salario, si riconosceva d'aver agito con precipitazione, di essersi lasciati abbindolare da quelli che pescan nel torbido. In quanto a capitolare, alcuni ci sarebbero stati disposti, ma come si faceva? C'era un vincolo coi compagni: bisognava che fosse una cosa fatta d'accordo fra tutti. Maria usciva da queste visite con uno stringimento al cuore. Dopo aver visto quelle cucine senza pentola al fuoco, quegli uomini sparuti, quelle donne avvizzite, quei bimbi macilenti, che pur si sforzavan di sorriderle in mezzo alle lagrime, ella avrebbe voluto arrivar d'un balzo a Londra, penetrare nei palazzi degli azionisti della miniera e dir loro: Siate generosi, siate misericordiosi, sacrificate una parte del vostro lusso per dare un pane di più alla povera gente. Maria non s'era mai curata di far la diagnosi delle società anonime; ella credeva in buona fede che gli azionisti fossero gli esseri più felici del mondo, e non si preoccupava punto del rapporto tra i salari e il costo di produzione. Un nome aveva suonato spesso all'orecchio della giovinetta nel suo pellegrinaggio, un nome pronunciato per lo più con accento d'ira e di sprezzo: quello di Cipriano. Dov'era costui? Perchè, dopo aver sobillato gli altri, si nascondeva? Tra gli arrestati ce n'erano di meno colpevoli. A loro non si sarebbe badato; si sapeva che erano cervelli malati e spiriti guasti; ma quando si sparse la voce che un uomo come Cipriano prometteva il suo appoggio e assicurava il buon successo, allora fu cosa diversa.... Invece Cipriano li aveva abbandonati, li aveva traditi.... oh ma ne pagherebbe il fio! Non c'era più dubbio! Era veramente da Cipriano ch'era partita la prima scintilla destinata a far divampar tanto incendio. Nè Maria poteva ignorare le cagioni che avevano travolto in tal guisa la sua intelligenza. Così allo sdegno ch'ella provava si mesceva un senso d'infinita pietà. Com'egli doveva essere infelice! Una forza maggiore di lei la indusse, nel ritorno, ad avviarsi dalla parte ove abitava il giovine soprastante. Era forse desiderio d'incontrarlo? E che gli avrebbe detto? E s'egli, ormai alla disperazione, le avesse fatto ingiuria? Ella non si dissimulava il suo sgomento, eppure non si ritraeva dal suo cammino. Già nell'ombra del crepuscolo biancheggiava la casa ov'ella era andata tante volte a visitare la vecchia Gertrude; il pioppo alto e sottile che cresceva lì vicino dondolava gravemente il capo con un lieve stormire di fronde. Maria si avvicinò trattenendo il respiro. L'uscio dell'abitazione era chiuso, eran chiuse le imposte. Maria chiamò timidamente--Cipriano!--Nessuno rispose. Non c'era nessuno. XXIII. In quel giorno medesimo, Odoardo Selmi spediva all'ingegnere Arconti il dispaccio che i lettori conoscono. Non lo aveva chiamato nel momento del maggiore pericolo, ma adesso sentiva di non poter far a meno del suo aiuto e del suo consiglio. La presenza dello squadrone di cavalleria a Valduria sino a cose finite era una guarentigia contro il ripetersi dei disordini; non bastava però a far cessare lo sciopero. Gli operai non potevano esser ricondotti per forza nella miniera. Bisognava rappacificare gli animi, e inoltre c'erano parecchie quistioni da risolvere. Chi si doveva riammettere, chi escludere; come si dovevano colmare i vuoti? Certo l'Arconti era molto più adatto del Selmi a sciogliere tutte queste difficoltà, e Odoardo operava saviamente invitandolo ad affrettare la sua venuta. Roberto, noi lo sappiamo, non aveva esitato un istante. Egli era partito da Milano poche ore dopo ricevuto il dispaccio, e nel partire ne aveva dato avviso telegrafico all'amico. Quando Maria seppe che Roberto era in viaggio per Valduria, il suo primo movimento fu di gioia schietta e vivissima. Ma alla gioia successe il terrore. Cipriano odiava Roberto com'egli sapeva odiare, e non aveva certo dimesso l'idea di rifarsi sopra di lui dei mali che aveva attirati sul proprio capo. Scomparso momentaneamente perchè si sentiva inviso a tutti e non era ben sicuro di non esser tratto in arresto se si mostrava, egli avrebbe ben trovato il modo d'uscire dal suo nascondiglio per compiere o per tentare una vendetta. Maria rivelò le sue angustie al fratello, che ne rimase alquanto impensierito, ma alla fine si strinse nelle spalle e disse:--Che vuoi farci? Staremo in guardia. Ad ogni modo, un uomo ne vale un altro, e Arconti non ha paura di nessuno. Con queste inquietudini nell'anima, la giovinetta s'accinse a preparar la camera dell'ingegnere. Non aveva però soltanto queste inquietudini. Altri pensieri non lieti le passavano pel capo. --Egli torna--ella diceva fra sè.--Per dividere i nostri pericoli lascia più presto la sua splendida Milano, lascia sua madre, la sua fidanzata. Ma per quanto tempo starà con noi? Adesso che ha riveduta la sua città natale, adesso che ha riveduta la sua Lucilla, gli parrà mille volte più squallido e triste questo soggiorno.... Aver negli occhi una cara immagine, aver l'anima piena di sogni d'amore, e venir qui in questo tugurio, in mezzo alle malinconie d'uno sciopero.... Che prepotente bisogno sentirà d'andarsene! --Si sposeranno presto--continuava Maria.--Roberto troverà una bella posizione in qualche città... dev'essergli tanto facile di ottener ciò che vuole..... E se invece persuadesse la sua sposa a venir qui?... Lei, avvezza a tutti gli agi, a tutte l'eleganze di una capitale? Come potrebbe adattarvisi?... A ogni modo, se ci venisse? Questa idea faceva spuntar le lagrime agli occhi di Maria. Si vedeva mortificata, avvilita da quell'altera bellezza cittadinesca che le avrebbe tolto persino l'amicizia di Roberto. Apriva istintivamente l'album di fotografie ch'era sul tavolino dell'ingegnere, e contemplava il ritratto di Lucilla. Oh sì, ell'era bella, assai bella, e Roberto aveva ragione d'amarla.... Però quest'amore lo rendeva felice davvero? Perchè, dopo essersi ripromesso di parlarne sovente con lei, non gliene aveva parlato più? Perchè aveva pronunziato così di rado il nome di Lucilla? Aveva forse indovinato, aveva forse compreso?... Un vivo rossore copriva le guancie di Maria. No: egli non poteva aver nulla indovinato, nulla compreso. Che concetto si sarebbe fatto di lei se avesse compreso, se avesse indovinato? Come l'avrebbe trovata temeraria, come l'avrebbe trovata ridicola!... No, s'egli non parlava di Lucilla, era soltanto perchè non poteva dirne tutto il bene che avrebbe voluto.... Forse Lucilla non lo amava abbastanza, non lo amava com'egli meritava... Ed egli meritava tanto amore, ed egli meritava tanta felicità... Mentre Maria seguiva il corso di questi pensieri, Roberto Arconti viaggiava verso Valduria nello stato d'animo che ci è facile immaginare. Ormai non lo legava che un ben tenue filo al passato; la speranza, ahi debole tanto, che Lucilla si pentisse del contegno serbato con lui a Milano e ne facesse ampia ammenda per lettera. Oh se ell'avesse trovato quelle frasi appassionate che vengon dal cuore, egli le avrebbe perdonato tutto! S'ella gli avesse parlato quel linguaggio che non lascia dubbio sulla sincerità dell'affetto, le avrebbe perdonato anche di non voler venire a Valduria! Non avrebbe accettato certo la posizione subalterna che gli si offriva in casa Dal Bono; avrebbe detto: aspettiamo ancora; e fiducioso nell'avvenire si sarebbe posto in traccia di un altro impiego. Più assai che il rifiuto di Lucilla di abitare nelle solitudini inospitali d'una miniera, lo aveva afflitto, lo aveva offeso la sua frivolezza. E pur troppo questa frivolezza gli faceva presentire che il male era senza rimedio. Si correggono le opinioni, non si mutano i sentimenti e gli istinti. Ma la persuasione che una rottura con Lucilla era inevitabile non era fatta per consolar Roberto. Quando per tanti anni s'è vissuti in un pensiero, quando non s'è compresa la vita che confusa nella vita d'un'altra persona, il bel gusto a dover dire: m'ero sbagliato; quella persona non è adatta per me! In questo triste ritorno a Valduria la prospettiva più lieta per l'ingegnere Arconti era quella delle difficoltà che l'aspettavano. La febbre della lotta e del pericolo poteva solo fargli dimenticare le mille angustie che gli travagliavano lo spirito. Così, quando alla stazione più vicina a Valduria, gli dissero che i tumulti erano già cessati, egli n'ebbe più noia che soddisfazione. Nondimeno, giunto alla miniera, gli si allargò il cuore all'accoglienza di Odoardo e di Maria. Maria era profondamente commossa, la sua mano tremava nello stringere la mano di Roberto, un vivo incarnato s'era diffuso sulle sue guancie pallide, e in tutto il suo aspetto splendeva quella bellezza che la natura concede anche ai volti meno regolari nei momenti in cui l'anima s'affaccia agli occhi. Del resto, Maria s'era cambiata in modo notevole da quando l'ingegnere Arconti l'aveva vista la prima volta. I suoi capelli corti eran cresciuti, e ricadendole a ricciolini sulle tempie incorniciavano leggiadramente la sua fronte candida; le sue spalle esili, le sue braccia sottili s'erano un po' arrotondate; all'aria di bontà e d'intelligenza, che l'aveva sempre resa simpatica, s'era aggiunta un'espressione di dolce malinconia, che le dava un'attrattiva tanto maggiore quanto meno in quella malinconia si poteva sospettare l'artifizio. --Ci perdonerai d'aver troncato prima del termine stabilito le tue beate vacanze di Milano?--disse Odoardo all'amico. --Non parliamo di ciò--rispose Roberto, rannuvolandosi e mostrando una fretta di sfuggire questo argomento, che non passò inosservata a Maria.--Raccontami piuttosto per filo e per segno tutto ciò ch'è successo. Il Selmi espose i fatti che già conosciamo, soffermandosi particolarmente sopra la condotta di Cipriano, la cui disparizione era, del resto, la miglior conferma delle accuse che gli si movevano. --Oh si guardi, si guardi--disse in tono supplichevole Maria all'Arconti.--Cipriano odia lei più di tutti gli altri, ed è capace di tutto. --E perchè mi odia tanto? Maria arrossì e non rispose. --T'odia--rispose Odoardo--perchè s'è sognato di veder in te un ostacolo al suo matrimonio con mia sorella.... Sciocchezze! Se Maria l'ha respinto, non fu pei suggerimenti d'alcuno, ma perchè ha capito che Cipriano non era sposo per lei.... E aveva ragioni da vendere. Roberto avrebbe potuto soggiungere che, per un momento, egli aveva piuttosto patrocinato che osteggiato presso Maria la causa del giovine minatore, ma non voleva aver l'aria di persona che cerca d'attenuare la sua responsabilità. --Checchè egli pensi sul conto mio--disse fieramente l'ingegnere Arconti--e checchè egli mediti a mio danno, io non ho paura di lui. --Oh per carità, per carità--esclamò Maria, giungendo le mani--non faccia imprudenze. Se le accadesse una disgrazia non me lo perdonerei più per tutta la vita. --Buona Maria--rispose Roberto--non si accori così. Vedrà che non succede nulla.... Se tutte le minaccie avessero effetto! pensiamo piuttosto al resto. Entro la giornata si concertarono tra i due amici i provvedimenti da prendersi. E infatti nella mattina successiva venne affisso a Valduria un manifesto, in cui si annunciava che sarebbero riammessi nella miniera alle condizioni di prima quelli fra gli operai che si presentassero nel termine di ventiquattr'ore, trascorso il quale non si farebbe più grazia a nessuno. Da questa specie d'amnistia erano esclusi però dodici fra i più noti caporioni del movimento, e i loro nomi figuravano appiedi del manifesto. Di Cipriano non era fatta menzione. Selmi e Arconti avevano deciso di licenziar lui pure, ma non credevano di poterlo fare senza preavvisarne la Direzione di Londra, dalla quale recentemente il Regoli era stato encomiato e promosso. Si stabilì quindi di trasmettere a Londra la formale proposta del congedo in base al contegno ambiguo di Cipriano nei primi giorni dello sciopero, alla voce pubblica che lo chiamava colpevole, e alla sua misteriosa disparizione. La baldanza dei collegati era svanita da un pezzo. Nessuno sciopero era mai stato iniziato così all'impazzata, senza un fondo di riserva, senza una probabilità al mondo di trovar lavoro nei paesi vicini. S'era calcolato d'intimorire la Direzione, non riflettendo che la violenza ben di rado assicura agli operai la vittoria nella questione dei salari. Per vincere bisogna essere in grado di opporre a lungo la resistenza passiva dell'inazione, e per oppor questa resistenza bisogna aver quattrini da parte, o trovar chi ne somministri. Ora, ai minatori di Valduria mancava l'una e l'altra cosa. È facile argomentare da ciò che, quando comparve il manifesto, moltissimi avevano già una gran voglia di cedere; di maniera che, prima che spirassero le ventiquattr'ore, tre quarti e più degli scioperanti s'erano ripresentati a far atto di sommissione. Le lacune furono colmate scegliendo i migliori fra i molti ch'erano venuti od offrir l'opera loro, guarentiti ormai contro ogni molestia dalla presenza d'uno squadrone di cavalleria. Alla mattina del quarto giorno dopo l'arrivo di Roberto, le cose erano pienamente assestate. Prima però che ricominciassero i lavori, l'ingegnere Arconti raccolse tutti i minatori sulla spianata davanti all'apertura del sotterraneo, e tenne loro un discorso pieno di belle parole e di savi pensieri. «C'è corso un equivoco fra noi--egli concluse;--dimentichiamolo. Riprendiamo d'accordo il nostro combattimento d'ogni giorno e d'ogni ora contro le forze della natura, e nel bene della miniera cerchiamo il bene di tutti noi altri quanti siamo, grandi e piccini, a cominciare dal più ricco fra gli azionisti per andar fino all'infimo degli operai. Se l'azionista, questo avaro azionista che sinora ha perduto sempre, principierà a guadagnar qualche cosa, sarà sperabile anche al lavorante di migliorare la sua sorte. In caso diverso, la miniera sarà piantata e non so che utile ne avrà chi ci vive sopra. Eh, cari amici, la buona armonia fra il capitale e il lavoro sarà spesso un sogno e non basterà a dare il segreto della felicità; ma si può esser certi che tutte l'altre teorie che si predicano con tanto fracasso e che si risolvono nell'aizzare il lavoro contro il capitale, sono assai più sbagliate e creano molte più miserie intorno a sè. Che la bontà di questi argomenti apparisse con uguale evidenza a tutti gli ascoltatori, non oseremo affermarlo, quantunque l'Arconti credesse aver letto nella fisonomia degli adunati un esplicito assenso alle sue idee. Ma si sa che la prima persuasione di ogni oratore è quella di aver persuaso il suo uditorio. Mischiandosi nella folla, l'Arconti avrebbe sentito qualcheduno borbottare a mezza voce:--Tutti i salmi finiscono in gloria: State cheti, state buoni; non avete ragione di lagnarvi.--Oppure:--Il sugo del discorso è questo: Voi siete deboli e avete torto.--O finalmente:--Non la deve mica andar sempre così.... Basta, s'è pagato il maestro, e la lezione non sarà perduta. Il fatto si è che queste osservazioni parziali non esprimevano che il pensiero di una piccolissima minoranza. I più applaudivano senza riserva il simpatico ingegnere, e parecchi dicevano:--Se ci fosse stato lui nei giorni passati, non sarebbe accaduto nulla di quel ch'è accaduto. XXIV. La miniera di Valduria aveva ripreso il solito aspetto. La campana annunziava regolarmente il principio e la fine del lavoro e il cambio delle squadre, i forni ardevano senza interruzione, le caldaie a vapore mettevano in movimento le pompe e la grù, un denso fumo usciva dai caminoni e si svolgeva in spire capricciose nell'aria, i carretti carichi di minerale correvano lungo i binari, lo scoppio delle mine rimbombava nel sotterraneo; e su e giù per la -discenderia-, e lungo le gallerie, era un andirivieni continuo d'operai e un agitarsi di fiammelle fantastiche. Insomma tutto s'era rimesso al suo posto, ma non era tornato Cipriano, sia che gli fossero giunte all'orecchio le minacce dei lavoranti, i quali si credevano traditi da lui, sia che meditasse un nuovo colpo, come temeva Maria. Si sapeva che, lasciata la miniera uno dei primi giorni dopo lo sciopero, era andato a casa, vi si era trattenuto pochissimo e n'era uscito per non rientrarvi più. Qualcheduno lo aveva visto nei dintorni, ma egli aveva schivato ogni incontro e non aveva discorso con anima viva. Intanto, coll'assenso della Direzione di Londra, era stato pubblicato un avviso che lo sfrattava dalla miniera. Maria era piena di tristi presentimenti.--Si guardi, si guardi--ella ripeteva a Roberto ogni volta ch'egli usciva di casa. Ed era travagliata da affannose inquietudini nelle assenze di lui, e quando lo vedeva riapparir di lontano provava una consolazione così forte da durar fatica a nasconderla. Poi Roberto partiva, ed ella ripiombava nelle ansietà di prima. Il cuore è buon profeta, e il cuore di Maria non s'ingannava ne' suoi presagi. L'ingegnere Arconti tornava un giorno dall'aver visitato una fornace ove si stavano fabbricando delle pietre cotte da servire ad alcune opere di muratura occorrenti a Valduria. Era solo, malinconico, assorto ne' suoi pensieri. La calma che egli aveva contribuito a ristabilire nella miniera non era penetrata nel suo spirito, anzi, dileguate le gravi cure che avevan richiesto l'esercizio di tutte le sue facoltà, gli si addensava nella mente una folla d'idee dolorose. Simile a chi s'aggira tra le rovine della sua patria, egli errava con la fantasia tra le rovine del suo povero amore, che avrebbe voluto, e non poteva, divellere dalle radici. Ogni tanto estraeva di tasca una lettera, l'apriva, vi scorreva su con l'occhio e pareva ritrarne un sentimento indicibile d'uggia e di pena. Era una lettera profumata, con monogramma, una lettera la cui fisonomia aristocratica faceva uno strano effetto in quei luoghi e nelle mani di Roberto che aveva dimessa ogni eleganza cittadinesca e aveva ripreso l'abito e l'aspetto di minatore. Quel foglietto conteneva uno sproloquio della signora Federica, vano e sconclusionato, secondo il solito. Ma la leggerezza di sua madre non era cosa nuova per l'Arconti; ciò che però l'accorava era il vedere ch'esisteva una uniformità assoluta d'idee e di carattere tra lei e Lucilla. Se, diventando suocera e nuora, si fossero mantenute così, sarebbero state da citare a modello. In questa lettera la signora Federica mostrava di aspettarsi dal figliuolo un atto di contrizione; per lei era chiaro come la luce del giorno ch'egli aveva torto marcio, e solo la sua caparbietà naturale gl'impediva di riconoscerlo. Appena se ne fosse persuaso, si sarebbero potuti riappiccare i negoziati; già Lucilla, a condizioni pari, gli dava la preferenza; la signora Giulia non aveva mutato opinione. L'osso più duro sarebbe stato il signor Benedetto, ch'era sdegnatissimo della condotta di Roberto; ma siccome per lui l'essenziale era di non esborsare la dote, non sarebbe stato impossibile di strappargli un nuovo consenso. Tutti questi -sragionamenti- erano diluiti in un mare d'inezie e di volgarità, sulle chiacchiere della gente, sulle -toilettes- di Lucilla, sulle bravure di -Gipsy-, ecc., ecc. I pericoli a cui Roberto era andato incontro a Valduria non parevano nemmeno ricordati da quelle creature frivole, e alla miniera appena si alludeva con ironia sprezzante per chieder conto della -damigella d'alto affare- che vi dimorava. --Povere donne!--pensava Roberto.--Quanto più cuore e quanto più ingegno di voi ha -la damigella d'alto affare- di cui discorrete con quest'aria di superiorità! Per abbreviare il cammino, egli aveva preso una viottola che s'insinuava serpeggiando tra fitte macchie d'arbusti. L'ora ed il luogo erano pieni di solitudine e di silenzio. Non si sentiva che il ronzio degl'insetti e il mormorio lievissimo delle fronde accarezzate dalla brezza vespertina. Ma ad un tratto parve a Roberto di udir rumore come di una persona che s'avanzasse cautamente da un lato della strada... Tese l'orecchio; non sentì più nulla; aguzzò l'occhio e non riuscì a veder nulla. Pur non era tranquillo: si risovvenne delle ammonizioni di Maria; rammentò il carattere violento di Cipriano, le sue minaccie, la sua scomparsa, e temette un'insidia. Non era uomo da cercar salvezza nella fuga, nè, a ogni modo, sarebbe stato più in tempo di fuggire. L'aggressore, se non era tutta un'allucinazione dei sensi, doveva trovarsi ormai a pochi passi. Deliberò di affrontarlo risolutamente, armò il revolver che portava sempre con sè, e si diresse dalla parte ond'era venuto il rumore, procurando quanto più fosse possibile, di coprirsi colle fronde e coi rami. Non aveva fatto due passi quando la doppia canna d'una pistola luccicò tra le foglie, due colpi echeggiarono uno dopo l'altro, due palle gli fischiarono rasente alla testa e andarono a configgersi nell'esile tronco d'un arbusto dietro di lui. Nello stesso punto s'intese un grido di dolore e di rabbia, e un uomo livido in viso, con gli occhi injettati di sangue, con la barba incolta, coi capelli arruffati, sbucò dalla macchia. Era Cipriano, o piuttosto la larva di Cipriano. Le veglie, il digiuno, i patimenti d'ogni sorta, i malvagi pensieri avevano fatto di lui un altr'uomo. Restava appena una traccia della sua maschia bellezza; la sua fisonomia aveva l'espressione dei momenti peggiori; qualche cosa di sinistro, di selvaggio, di feroce. Parve sulle prime ch'egli volesse scagliarsi sull'Arconti, ma, quando vide che questi teneva il revolver appuntato contro di lui, comprese che era inutile ogni attacco, gettò lungi da sè la pistola scarica, e preferì di aspettare impavido la morte.--Perchè non fa fuoco?--egli chiese a Roberto, arrestandosi e incrociando le braccia. Roberto abbassò lentamente l'arma e senza rispondere alla domanda disse:--Non vi credevo un assassino. --Volevo ucciderla. Se l'avessi sfidato a duello, mi avrebbe riso in faccia, non si sarebbe degnato di battersi meco.... Non avevo altro modo che questo.... Se fossi riuscito, direbbero che sono un furfante; ho sbagliato il colpo, e diranno che sono anche un imbecille....... La finisca lei; faccia fuoco; meglio così che sulla forca. --Disgraziato, e perchè volevate uccidermi? --Non lo sa? Perchè vedo in lei la sorgente di tutti i miei mali... Non ne avrà colpa forse, ma che importa? Il fatto non muta per questo... E poi non è un mistero per nessuno.... Io sono cattivo.... C'era un'unica persona che poteva trasformarmi, e non ha voluto.... Per causa di chi? Per causa di lei.... Oh sicuro, lei non se n'è immischiato; la sua amante, la sua fidanzata è a Milano; lei a questa non pensa, ma che vuol dir ciò? Se non fosse mai venuto qui, Maria avrebbe finito coll'amarmi, Maria sarebbe oggi mia sposa.... Invece m'ha rifiutato, e lo vede, il suo rifiuto m'ha travolto il cervello.... Avevo conquistato una brillante posizione nella miniera, e ho perduto tutto; se mi mostrassi, i miei capi mi chiuderebbero la porta in viso e i miei subalterni mi lapiderebbero.... Non vivevo più che per questa vendetta, e m'è fallita anch'essa, e porto ugualmente in fronte un marchio d'infamia... È vero, ho commesso un delitto, ho commesso una viltà.... Bisogna espiarla. Faccia fuoco.... Sarà un'opera di misericordia. Roberto si guardò intorno. Poi disse con piglio solenne:--Avete ragione; la vostra vita è in mano mia; posso togliervela, e -di me- nessuno dubiterà ch'io sia un assassino; posso denunziarvi alla giustizia, e nessuno dubiterà ch'io sia un calunniatore... Ma se non volessi fare nè una cosa, nè l'altra? --E che vorrebbe fare? --Voglio dirvi: nessuno ci ha visto: quello che è avvenuto può rimanere un secreto fra noi, purchè partiate subito da questi paesi, purchè andiate lontano, purchè non turbiate più la pace d'una persona ch'io giuro di difendere contro le vostre insidie..... Che decidete? --Mi uccida o mi denunzi. Rimango. --Sciagurato! Quanti anni avete? --Ventisei. Che le importa saperlo? --E a ventisei anni la vita non ha per voi altri allettamenti che l'odio e il pensiero della vendetta? E piuttosto di rinunziare ai vostri feroci propositi, vi rassegnate a chiudere i vostri giorni tra i quattro muri d'una carcere confuso coi delinquenti volgari.... voi che forse eravate nato a qualcosa di meglio? Cipriano ebbe un istante di esitazione. L'ingegnere Arconti se ne avvide, e continuò con più calore.--Siete giovine, Cipriano, voi potete ancora diventare un altr'uomo, potete spendere la vostra energia, il vostro ingegno in opere sane e feconde, potete conquistare la stima dei buoni, potete amare ed essere amato. Vedete, io credo in voi più che non ci crediate voi stesso; vi credo un traviato più che un malvagio. Badate a me, giacchè v'è aperta una via di scampo, approfittatene prima che sia troppo tardi... Perchè, ve lo giuro, oggi io sono disposto ad agevolare la vostra fuga, a procurarvene anche i mezzi, se non li avete, a tacere, a obliare il triste fatto che mette in mia balìa il vostro nome, la vostra esistenza; ma domani.... oh domani sarò inesorabile.... Valduria non deve essere infestata dagli aggressori di strada. Mentre l'ingegnere Arconti parlava, cento pensieri diversi attraversavano lo spirito di Cipriano e si dipingevano sulla sua fisonomia mobile ed espressiva. All'ammirazione pel nemico generoso che voleva salvarlo succedeva un odio tanto più fiero ed intenso quanto più egli pativa d'essere umiliato da questa generosità; al sentimento della vita che gli si ridestava nell'anima succedeva la persuasione che tutto era finito, che non c'era più avvenire per lui. La vergogna del delitto tentato contrastava col dolore della vendetta rimasta incompiuta, il nobile impulso di chiedere perdono all'uomo che aveva voluto uccidere era soffocato in Cipriano dall'orgoglio nativo ribelle ad ogni atto di resipiscenza. E l'orgoglio prevalse. Rilevando solo l'ultima parte del discorso di Roberto, egli rispose con voce cupa e velata dalla collera.--Domani..... Ha detto domani.... Prima di domani saprà mie notizie. Si chinò rapidamente, raccolse la pistola che aveva gettato a terra, e si dileguò in un baleno. L'Arconti stette un momento in forse se doveva inseguirlo e strappargli il segreto delle sue parole; poi riflettè ch'era miglior consiglio il lasciarlo meditare da solo sull'insidia codarda che aveva teso, sulla proposta di salvezza che gli era fatta; possibile che qualche cosa di buono, che qualche cosa di sano non gli si svegliasse nell'anima? Ma se invece tentasse un nuovo delitto? Contro di chi? Contro di lui per la seconda volta? Ebbene, si difenderebbe. Contro di Maria? Quest'idea turbò singolarmente Roberto, che giurò a sè stesso di vigilar sulla giovinetta fino all'indomani. L'indomani, poi, se Cipriano non dava serie guarentigie di allontanarsi per sempre da Valduria, la giustizia sarebbe stata informata di tutto. Non aveva diritto di tacere; non si trattava soltanto di lui; era Maria, era Odoardo che conveniva tutelare contro gli eccessi d'un forsennato. Giunto a casa, non fece parola dell'accaduto, nè lo sguardo scrutatore di Maria avvertì alcuna alterazione nel suo volto. Ma per quel giorno non volle più scendere in miniera, disse che aveva da rivedere alcuni conti, e si ritirò nello studio per non uscirne che a ora di cena. La sera rimase col Selmi e con sua sorella. Odoardo in maniche di camicia, col colletto sbottonato, fumava, beveva, sonnecchiava, stirando ogni tanto le braccia e mettendo degli sbadigli rumorosi. Maria aveva preso silenziosamente da un cassetto un libro francese e pareva voler dire a Roberto: Quand'è che ripiglieremo le nostre lezioni? Egli indovinò il suo pensiero, e le chiese:--Dunque ha studiato da sola? Ormai capisce quello che legge? --Mi par di sì. --Via, mi faccia sentire. Avvicinò la sedia a quella di lei, e si mise in ascolto. Ella incominciò a leggere. La sua voce tremava. --Ha il timor panico?--disse sorridendo Roberto.--Le faccio tanto soggezione? Ella divenne rossa rossa. Proprio in quel punto si picchiò forte all'uscio e comparve un giovine lavorante che venia spesso in casa per piccoli servigi e che Maria trattava con molta confidenza. --Cosa c'è, Luigi?--ella chiese amichevolmente. --Nulla, signorina--rispose il giovine, che aveva una cera da spiritato.--Volevo.... E fece segno ai due uomini di uscire un momento. --Dio mio, qualche disgrazia in miniera!--esclamò Maria impallidendo. Odoardo e Roberto erano balzati tutti e due dalla seggiola. --Resta qui tu con tua sorella--disse l'Arconti al Selmi.--Sentirò io di che si tratta. Torno subito.... E uscì nell'andito insieme a Luigi. Il lavorante raccontò molto confusamente che sul far della sera, passando davanti all'abitazione di Cipriano ch'era chiusa da un pezzo, ne aveva visto con sorpresa l'uscio e le imposte spalancate. In una camera, quella in cui era morta la vecchia Gertrude, si vedeva chiaro. La sua prima impressione fu una gran paura, onde se la diede a gambe; ma mentre fuggiva, incontrò il figlio dell'oste, un pezzo di giovinotto alto quasi due metri, che non avrebbe avuto scrupolo a misurarsi col diavolo e che volle a forza andar a verificare coi suoi occhi se la vecchia Gertrude fosse risuscitata.--Meno male se ci fosse andato lui solo--soggiunse Luigi--ma mi prese per un braccio e mi costrinse a seguirlo. Non avevo più sangue nelle vene. --Spicciati, via. --Arrivati sul luogo, entrammo. Io tremavo come una foglia... --Finiscila. Cos'hai trovato? La vecchia Gertrude? --No, no, la vecchia Gertrude dorme sempre in camposanto, e domani suo figlio le terrà compagnia. --Cipriano è morto? --Sì..... In che stato l'abbiamo visto! Era lungo disteso per terra in un lago di sangue..... Stringeva ancora in pugno una pistola. Sulla tavola ardeva un lume, e c'erano queste due lettere.... --Per me? --Una è per lei--disse Luigi consegnandogliele tutte e due.--L'altra per la signorina. Odoardo e Maria s'erano affacciati sulla soglia inquietissimi. --Dunque!... Un'esplosione?... --No--rispose Roberto--la miniera non c'entra.... --E allora? L'Arconti rientrò nella stanza, riluttante a parlar davanti a Maria. Ma ella lo costrinse a uscir dal suo riserbo.--Dica la verità, c'è qualche bricconeria di Cipriano? --Non una bricconeria; un atto di disperazione. Insomma, quell'infelice s'è ucciso.... --Ucciso!--gridarono a una voce Maria ed Odoardo. --Sì.... E ha lasciato una lettera per me e una per lei, signora Maria. --Me la dia qui--ella disse.--E appena l'ebbe, ne ruppe il suggello con mano convulsa. In pari tempo Roberto leggeva il foglio diretto a lui. Non c'erano che queste poche parole: «Non accetto benefizi da chi detesto. Oggi non ha voluto uccidermi. M'uccido io stesso. È il solo partito che mi rimane da prendere. Ha fatto la mia rovina, procuri di non far anche quella d'-un'altra persona-.» La lettera per Maria era più lunga, e conteneva una rivelazione, che gelò il sangue della giovinetta. «Alcune ore fa--scriveva Cipriano--ho tirato due colpi di pistola contro l'ingegnere Arconti, che, colpevole o no, è la prima origine delle mie sciagure. L'occhio e il braccio m'hanno tradito. La mia vita apparteneva al mio nemico, che non volle prendersela e mi promise di non denunziarmi purchè io acconsentissi ad andarmene per sempre da questi paesi. Non gliene sono riconoscente. Accettar la sua offerta sarebbe stato un subire la peggiore delle umiliazioni. Ciò che egli non ha voluto fare lo faccio io. Allorchè riceverà questa lettera, Cipriano avrà cessato di vivere. C'era un ostacolo alla sua felicità, signora Maria; quest'ostacolo è tolto.... Si ricordi di me con benevolenza. Del giudizio degli altri non m'importa; del suo, sì. Pensi che l'ho amata molto, che non ho amato al mondo che mia madre e lei.» --Oh Dio, è possibile?--gridò Maria nel leggere le prime righe di questa lettera. E quando l'ebbe finita, ridomandò con voce affannosa e tenendosi alla spalliera d'una seggiola:--Ma è vero dunque, ma perchè non m'ha detto nulla? --Si calmi, cara Maria--rispose Roberto.--Lo vede, aveva promesso di tacere pel momento, e, se quel disgraziato di Cipriano mi avesse dato ascolto, avrei taciuto sempre.... Ma ora si calmi; per me non c'è più pericolo, e per -lui- pur troppo non c'è più rimedio.... Povero giovine! --Che povero giovine d'Egitto!--scappò fuori Odoardo, che aveva raccolto il foglio caduto di mano a Maria.--Era un pazzo e un furfante, e il meglio che poteva fare era di levarci l'incomodo.... --Odoardo!--interruppero in tono di rimprovero Roberto e Maria. --Sì, sì, io non ho i vostri sentimentalismi ridicoli. Non ci sarebbe stata pace a Valduria finchè colui fosse vissuto.... La sua morte è una vera liberazione, e per lui non meno che per gli altri. Con quei caratteri lì non si vive mai bene nel mondo. --Forse è vero, ma ciò non toglie che Cipriano sia più da compiangere che da condannare. Aveva la stoffa d'un uomo superiore; e se fosse nato in condizioni diverse, chi sa che cosa avrebbe potuto divenire.... Basta tanto poco a determinare il destino degli uomini! Odoardo tentennò la testa in segno d'incredulità. Maria invece guardò l'Arconti in un modo che voleva dire:--Come parla bene, come sono d'accordo con lei! XXV. Con la morte di Cipriano cessò l'ultimo soggetto d'inquietudine rimasto a Valduria dopo lo sciopero. L'ingegnere Arconti e Maria, le due persone per le quali Cipriano era stato più direttamente una minaccia e un pericolo, furono forse le sole che provarono un dolore sincero della sua tragica fine. Non si accetta mai volentieri l'idea di aver cagionato la morte di qualcheduno, e i due giovani, per quanto rassicurati dalla loro coscienza, non potevano negare di aver avuto una parte in questa catastrofe. N'era derivato poi un imbarazzo molto ' , 1 . , 2 , ; 3 , 4 ' . 5 6 7 8 9 . 10 11 12 , , 13 14 , ' 15 . ' 16 , 17 ; . 18 , 19 , ' ; ' 20 , 21 . ; 22 , 23 , . 24 25 . 26 , 27 . - - 28 ' ? 29 30 - - ' . 31 32 - - ' ' ? 33 34 - - . ' ? ' , 35 . 36 37 , 38 ' ; 39 , 40 ' , 41 . , , 42 ' ; , , 43 ! , 44 , ' 45 ' ' , 46 47 ? , ? 48 ? , 49 , ? 50 51 . 52 , 53 . 54 55 ' , . 56 57 58 , , 59 . ' 60 - - , 61 , 62 . 63 64 - - - - . - - ' 65 . , . 66 67 - - ! - - , ' 68 . - - , . . . . 69 , ? 70 71 - - ! - - . - - 72 , . 73 , 74 , . 75 76 - - ? 77 78 - - , - - 79 ; . 80 81 - - ? 82 83 - - ' , . 84 85 - - . . . . 86 87 - - , . . . 88 ' 89 . . . . ' 90 . . . . ; ' 91 . . . ' 92 . . . . , . 93 94 ' , 95 ' 96 ' ; , 97 ' ' 98 . ' ' 99 ; 100 101 . 102 103 . 104 , 105 , ' 106 . 107 108 - . , 109 . - 110 111 - - - - . 112 113 - - ! - - . - - , . 114 115 - - ! . . . , . 116 , , . 117 . . . 118 . , 119 . . . . , 120 ' ' . 121 122 , , ' 123 , ' 124 125 , ' , 126 ' ' 127 . 128 ' . 129 ' ' , 130 131 . 132 133 ' ' 134 , 135 , 136 , 137 ' . ' 138 . ' 139 . 140 141 ' 142 . , 143 ' , . 144 145 ; , , . 146 ' ' 147 , 148 . 149 150 , ' , . 151 - - , , 152 . , 153 ' 154 . 155 156 ' , 157 ; ' 158 . ' ' 159 , ' , 160 , ; 161 , 162 163 . , 164 , 165 ' , 166 . 167 168 ' 169 . 170 . ; 171 ' ' . ' 172 ' , 173 , ( ) 174 , ; 175 176 . ' ; . 177 178 ' , 179 ' . 180 , 181 , 182 . ' , 183 ' 184 ? 185 186 ' , 187 ' . 188 ' 189 ; , 190 , 191 , 192 , . 193 , 194 , ' 195 ; 196 ' . 197 198 199 , : 200 201 - . , . - 202 203 , 204 , 205 , 206 ' . , 207 208 ' . 209 210 , 211 , 212 , 213 , . , 214 , 215 ( ) 216 , 217 , , ' , 218 , , 219 , . 220 ' 221 ' ' , 222 . 223 ; ' - - : 224 ; 225 ' 226 , , 227 , , , , , 228 , 229 ? , , 230 231 ? 232 233 ' , 234 . ' 235 , 236 , , 237 , . 238 , 239 . 240 241 . 242 , 243 , ' . 244 245 , ' 246 . 247 , ' , 248 ' ' 249 . 250 ? ? 251 252 ' 253 . , , , 254 ! 255 ' , 256 257 ' , , ' ' 258 , ' , . . . . ' 259 . . . . ' 260 . . . . ' 261 . 262 , . 263 : , 264 . 265 266 ! ' 267 268 . ' , 269 . , ' 270 , 271 . 272 , 273 , ' 274 . 275 276 , 277 , ' 278 . ( 279 ) 280 . , , . 281 282 . 283 , 284 ' 285 . 286 , 287 ' . 288 ' . , ' 289 . - - 290 - - 291 . ' 292 ; 293 294 . 295 296 , 297 298 . 299 ' ' . 300 , 301 ' . , 302 ' ' 303 , ' 304 ' . 305 , 306 . 307 ' , , 308 ' ' ! 309 310 ' ' , 311 . ' 312 ! 313 . ' 314 . 315 316 317 . , ' 318 . 319 ' , , ; ' 320 ' , ' , 321 , . , 322 , 323 ; 324 , ' . 325 326 ; 327 ; , , , 328 ? 329 ; ' , ' 330 , 331 ' , 332 . , 333 , ? ' 334 : ' . 335 336 . 337 , , 338 , , 339 , ' 340 , 341 : , , 342 . 343 ' ; 344 345 , 346 . 347 348 ' 349 , ' 350 : . ' ? , 351 , ? ' 352 . ; 353 ; 354 355 , . . . . 356 , . . . . ! 357 358 ' ! ' 359 . 360 361 . ' 362 ' . ' ! 363 364 , , 365 . 366 ' ? ? ' , 367 , ? 368 369 370 , 371 . ' 372 ' ; 373 374 . 375 . ' ' , . 376 - - ! - - . ' 377 . 378 379 380 381 382 . 383 384 385 , ' 386 . 387 , 388 . 389 390 ; . 391 . 392 , ' 393 . , ; 394 ? ' 395 , 396 . 397 398 , , . 399 , 400 ' . 401 402 , 403 . 404 . ' , 405 ' 406 . 407 408 , ' 409 . 410 411 , 412 , : - - 413 ? . , , 414 . 415 416 ' , ' 417 ' . . 418 . 419 420 - - - - . - - 421 , , 422 . ? 423 , , 424 . . . . 425 , ' ' , 426 , ' . . . . 427 ' ! 428 429 430 - - - - . - - 431 . . . ' 432 . . . . . ? . . . 433 , , ' ? 434 ? . . . , ? 435 436 . 437 , ' 438 ' . 439 ' ' ' , 440 . , ' , , 441 ' . . . . ' 442 ? , 443 , ? 444 ? , 445 ? . . . 446 447 . : 448 , . 449 , ? ' 450 , ' ! . . . , ' 451 , 452 . . . . , 453 ' . . . , 454 . . . 455 456 , 457 ' 458 . ; 459 , , 460 . 461 ' , 462 ! ' 463 ' , 464 ! 465 466 ; : ; ' 467 . 468 ' , 469 , . 470 . 471 , . 472 473 474 . ' 475 , ' 476 ' ' , : ' ; 477 ! 478 479 480 ' ' . 481 482 . 483 484 , , 485 , ' . 486 , , 487 ' . 488 , , 489 ' , 490 491 ' ' . 492 , ' ' 493 ' . 494 , 495 ; , 496 ' ' ; ' 497 ' , ' , ' 498 ' , ' 499 500 ' . 501 502 - - ' 503 ? - - ' . 504 505 506 - - - - , 507 , 508 . - - ' 509 . 510 511 , 512 , 513 , , . 514 515 - - , - - 516 ' . - - , 517 . 518 519 - - ? 520 521 . 522 523 - - ' - - - - ' 524 . . . . ! 525 ' , ' , 526 . . . . . 527 528 , , 529 530 , ' ' 531 . 532 533 - - - - ' 534 - - , . 535 536 - - , - - , - - 537 . 538 . 539 540 - - - - - - . 541 . . . . ! 542 . 543 544 545 . 546 547 548 , 549 550 ' , 551 . 552 553 ' 554 , 555 . 556 557 . 558 , 559 , 560 . 561 562 , 563 , 564 . 565 566 . 567 ' , , 568 . 569 ' ' , 570 571 . 572 ' , 573 , . , 574 ' ' . 575 576 , , 577 ; , 578 ' , 579 ' . 580 ' 581 ' , 582 ' . 583 584 ' , 585 . , 586 ' 587 ' , 588 . « ' - - 589 ; - - . ' 590 ' ' , 591 592 , , 593 ' . ' , 594 , 595 , 596 . , 597 . , , 598 599 ; ' 600 ' 601 , 602 . 603 604 605 , , ' 606 607 . 608 . 609 610 , ' 611 : - - : 612 , ; . - - : - - 613 : . - - 614 : - - . . . . , ' 615 , . 616 617 618 . 619 , : - - 620 , ' 621 . 622 623 624 625 626 627 . 628 629 630 . 631 632 , , 633 , 634 ' , 635 , 636 ; - - , 637 , ' 638 . 639 640 ' , , 641 ' , 642 , , 643 . , 644 , , 645 ' . 646 , 647 . , ' 648 , . 649 650 . - - , - - 651 ' . 652 , 653 654 . , 655 . , 656 ' ' . 657 658 ' ' 659 660 . , , 661 ' . 662 , , 663 ' 664 , ' . 665 ' , 666 , , 667 , . 668 , ' , ' 669 ' . , 670 , 671 672 ' ' 673 . 674 , , . 675 ' ; ' 676 ' ' 677 . , , 678 , . 679 680 ; 681 ' , 682 ' . , 683 ; , , 684 ; . 685 ' , ' 686 ; 687 ' , 688 . 689 - - ' , 690 , - - , 691 - - , . , . 692 693 , 694 - ' - . 695 696 - - ! - - . - - 697 - ' - 698 ' ! 699 700 , 701 ' ' . ' 702 . 703 ' 704 . 705 ' 706 . . . ' ; ; ' 707 . : 708 ; , 709 , , ' . 710 , , , 711 . ' , ' 712 , . 713 , , 714 ' , 715 , . 716 ' , 717 ' , 718 ' ' 719 . ' 720 , , 721 , , , 722 . , . , 723 , ' , 724 ' . 725 ; ' ; 726 , , . 727 ' ' , , 728 , 729 , , 730 . - - ? - - 731 , . 732 733 ' 734 : - - . 735 736 - - . ' , 737 , . . . . 738 . . . . , ; 739 , . . . . . . . 740 ; ; . 741 742 - - , ? 743 744 - - ? . . . 745 , ? 746 . . . . . . . . . . . 747 ' ' , . . . . 748 ? . . . . , ' 749 ; , ; 750 , ? , 751 ' , . . . . 752 ' , , ' 753 . . . . , 754 ; , 755 . . . . 756 , ' ' , 757 ' . . . , , 758 . . . . . . . . . 759 ' . 760 761 . : - - 762 ; ; , - - 763 ' ; 764 , ' . . . 765 , ' ? 766 767 - - ? 768 769 - - : : 770 , , 771 , ' 772 ' . . . . . ? 773 774 - - . . 775 776 - - ! ? 777 778 - - . ? 779 780 - - 781 ' ? 782 , 783 ' . . . . 784 ? 785 786 . ' 787 , . - - , , 788 ' , 789 , , 790 , . , 791 ; 792 . , ' , 793 . . . , , 794 , 795 , , , 796 , ; . . . . 797 . . . . 798 . 799 800 ' , 801 802 . ' 803 804 ' ; 805 ' 806 , ' . 807 808 , ' 809 ' 810 . 811 812 ' . ' 813 , . - - . . . . . 814 . . . . . 815 816 , , 817 . 818 819 ' 820 ; ' 821 ' 822 , ; 823 , 824 ' ? ? ? 825 ? , . 826 ? ' , 827 ' . ' , , 828 829 , . 830 ; ; , 831 ' . 832 , ' , 833 . 834 , 835 , . 836 . 837 , , , , , 838 . 839 840 : ' 841 ? , : - - 842 ? ? 843 844 - - . 845 846 - - , . 847 848 , . 849 850 . . 851 852 - - ? - - . - - 853 ? 854 855 . 856 857 ' 858 859 . 860 861 - - ' , ? - - . 862 863 - - , - - , 864 . - - . . . . 865 866 . 867 868 - - , ! - - . 869 870 . 871 872 - - - - ' . - - 873 . . . . . 874 875 ' . 876 877 , 878 ' ' , 879 ' . 880 , , . 881 , ; 882 , ' , 883 , 884 885 . - - 886 - - - - 887 . . 888 889 - - , . 890 891 - - , . . . . 892 893 - - . ' ? ? 894 895 - - , , , 896 . 897 898 - - ? 899 900 - - . . . . . ' ! 901 . . . . . . 902 , ' . . . . 903 904 - - ? 905 906 - - - - . - - ' 907 . 908 909 ' . 910 911 - - ! . . . ' ? . . . 912 913 - - - - - - ' . . . . 914 915 - - ? 916 917 ' , . 918 . - - , ' 919 ? 920 921 - - ; . , 922 ' ' . . . . 923 924 - - ! - - . 925 926 - - . . . . , 927 . 928 929 - - - - . - - ' , 930 . 931 . 932 933 ' : « 934 . . ' . 935 . , 936 ' - ' - . » 937 938 , , 939 . 940 941 « - - - - 942 ' , , , 943 . ' ' . 944 , 945 946 . . 947 . 948 . , 949 . ' , 950 ; ' . . . . 951 . ' ; , . 952 ' , 953 . » 954 955 - - , ? - - 956 . ' , 957 ' : - - , 958 ' ? 959 960 - - , - - . - - , 961 , , 962 , . . . . ; ' 963 , - - ' . . . . 964 ! 965 966 - - ' ! - - , 967 . - - 968 , ' . . . . 969 970 - - ! - - . 971 972 - - , , . 973 . . . . 974 , . 975 . 976 977 - - , 978 . ' ; 979 , 980 . . . . ! 981 982 ' . 983 ' : - - , 984 ' ! 985 986 987 988 989 . 990 991 992 ' ' 993 . ' , 994 995 , 996 . ' 997 , , 998 , 999 . ' 1000