L'appartamento degli Osnaldi era vasto e la folla si disperse nelle altre stanze. --Come sei bella!--susurrò l'Arconti all'orecchio di Lucilla, mentre premeva sotto il suo braccio il braccio di lei. Ella si finse sorpresa di sentir questo complimento da Roberto, e osservò con l'aria scherzosa di prima:--Anche l'uomo selvaggio si occupa di queste cose? --L'uomo selvaggio, Lucilla, tu lo sai benissimo, non ha mai trovato bella altra donna che te. Ed egli vorrebbe dar tutta la sua vita per questa donna, vorrebbe che questa donna fosse sua, unicamente sua. --Sulla cima d'una montagna? --Tu ridi sempre! --Parla adagio, non farti sentire a darmi del -tu-. I due giovani entrarono in un gabinetto ove in quel momento non c'erano altre persone, e si appoggiarono al davanzale d'una finestra aperta, respiciente un giardino, da cui esalava un soave odore di caprifoglio. --Ti ricordi--disse Roberto abbassando la voce--del tempo in cui, fanciulli, giocavamo insieme? Noi si stava allora verso Porta Venezia, avevamo un bel giardino più grande di questo, e tu ti divertivi tanto a correre pe' suoi sentieri tortuosi. Mi par di sentire la ghiaja scricchiolare sotto i tuoi piedini.... Io t'inseguivo, ti raggiungevo, ti tenevo prigioniera.... E allora ci giuravamo di restar sempre uniti, -fino alla morte-. Te ne ricordi?.... Adesso io sto per ripartire.... sì, la mia licenza finisce lunedì, e se ci separeremo così sarà lo stesso ch'esserci detto addio per sempre. --Di chi la colpa? --Lascia ch'io ti parli ancora una volta, Lucilla.... --Non in questo momento.... Bisogna tornar nella sala.... --Non in questo momento; ma stasera stessa... più tardi. Abbandona presto la festa.... Persuadi tua madre a ritornar a piedi.... Io vi accompagnerò.... È una notte d'incanto.... --Abbandonar presto la festa? Ma è impossibile.... --Chi te lo vieta? --Sono impegnata per quasi tutti i balli.... --Trova una scusa.... Di' che non ti senti bene.... --No, no, non mi crederebbero, farei una cattiva figura.... Ah, che cosa suonano adesso? --Non so, una polka, un valzer, che mi importa? --È una polka. Il marchesino Moschi mi cercherà. --È il tuo cavaliere? --Sì, per la prima polka e per il -cotillon-. --Lucilla, balla pure la polka, ma se mi vuoi ancora un po' di bene, sciogli l'impegno pel -cotillon-. --Perchè? Per darti il gusto di farmi un nuovo sermone questa notte istessa?.... Non puoi venire domani a casa? Già se non hai mutato idea, mi dispiace, sprecherai il fiato. --Lucilla--ripetè il giovine con passione.--Ha ben ragione chi dice che l'amore è cieco. Non dovrei amarti, e t'amo tanto. --È una sgarberia, o è un complimento? --È la verità, crudele che sei.... Non lo vedi che fai di tutto per tormentarmi? --Insomma, adesso non posso più darti retta.... Riconducimi in sala, o ci vado da me. E si mosse dalla finestra. --Ti riconduco subito--disse Roberto trattenendola.--Ma promettimi di lasciar la festa prima del -cotillon-. --La lascerei volentieri se non fossi impegnata. --È appunto per questo che ti supplico di lasciarla: --Per questo? --Sì, perchè quel tuo Moschi m'è antipatico, m'è odioso, e non voglio che tu balli con lui. --Non vuoi? Con che diritto? --Col diritto di un uomo che t'ha amata fin da bambino.... --Sì, e che rifiuta l'unico mezzo possibile per farmi sua moglie. --Non l'unico, non l'unico.... --L'unico possibile, ripeto.... --Ascoltami, Lucilla.... --Riparleremo domani.... Andiamo adesso.... --Un'ultima parola.... Se, dopo questa polka, tu balli ancora col marchesino, ti giuro ch'io provoco quello stupido bellimbusto. --Uno scandalo? --E sia pure. --Fa quello che ti piace.... Io non ricevo intimazioni.... Il tuono freddo con cui furono proferite queste parole fece impallidire Roberto. Lucilla parve un momento pentirsene, e col piglio carezzevole ch'era una tra le sue maggiori seduzioni, soggiunse:--Sei un fanciullo. Egli non le rispose, ma le porse il braccio in silenzio, e l'accompagnò nella sala, ove la padrona di casa l'accolse con un -oh- prolungato, e ove il marchesino Moschi s'affrettò a venire a reclamare il suo giro di -polka-. La giovinetta ebbe un istante di esitazione, guardò Roberto, ch'era serio, impassibile; poi si lasciò condur via dal suo ballerino. --Ecco Fausto e Margherita--dicevano gli spettatori ammirando la elegantissima coppia. Lucilla fu più volte sul punto di annunziare al suo cavaliere che non avrebbe potuto ballare con lui il -cotillon- perchè si sarebbe assentata prima da casa Osnaldi. Ma le si affacciavano difficoltà insuperabili; le avrebbero chiesto il motivo di questa sua partenza, la signora Elvira avrebbe giudicato in lei una scortesia il privar la festa del -suo più bell'ornamento-, sua madre stessa, quantunque sempre disposta a far a modo suo, non si sarebbe mossa senza infastidirla con una infinità di domande. La verità si era che i trionfi di quella sera l'inebbriavano, e ch'ella non aveva voglia di rinunciarvi così presto. Inoltre, perchè non doveva avere anche ella -la sua dignità-, come Roberto, che ne discorreva a ogni piè sospinto? Che figura avrebbe fatto cedendo? Ma s'egli avesse avuto davvero l'intenzione di provocare il marchesino? Lucilla si sforzava di persuadersi che gli umori di Roberto sarebbero sbolliti naturalmente, che sarebbero stati lampi senza tuoni. E poi, chi può dire che nel suo cervellino leggero ella non si sentisse lusingata dall'idea di far nascere un duello per cagion sua? Già ella vedeva dalle cronache dei giornali che i duelli si risolvono in graffiature. XIX. Ad onta della stagione poco propizia, il ballo di casa Osnaldi continuava abbastanza animato. Lucilla era quasi sempre in movimento. Ne' suoi brevi riposi ella veniva a sedere vicino a sua madre, o alla signora Federica, o alla signora Elvira, seguita da un nugolo di ammiratori. La signora Federica non riusciva ad intendere il contegno di suo figlio, che stava ritto in fondo alla sala, addossato allo stipite di un uscio, vicino a tre o quattro uomini seri, con cui probabilmente discorreva della sua miniera. Ella lo aveva visto prima insieme a Lucilla, ma non sapeva ciò che i due giovani s'erano detto, e non aveva potuto chiederlo nè a lui, nè alla ragazza. Intanto ella pativa nel suo amor proprio di madre. Perchè Roberto si teneva in disparte? Perchè non ballava? È vero, egli non era mai stato un ballerino appassionato, nemmeno a' suoi tempi brillanti; ma chi non sa ballare una quadriglia o una polka? Perchè non aveva mai invitato Lucilla a fare un giro con lui? E se era geloso, perchè non suscitava alla sua volta la gelosia della fanciulla corteggiando qualche altra donna? Aveva dunque disimparato i primi rudimenti del viver sociale, egli che prometteva d'essere uno fra i giovani più vivaci, più eleganti, più graditi d'una città come Milano? Un anno in mezzo allo zolfo l'aveva ridotto a tal punto? E pensare che s'era incaponito di tornar laggiù, anzi di fissarvi stabile dimora, e di condurvi Lucilla, se ella avesse avuto l'ingenuità di andarci! La signora Federica non poteva a meno di osservare, in seguito a tutte queste riflessioni, come siano avventati i giudizi del mondo. Roberto era reputato generalmente un uomo d'ingegno; ella invece godeva d'una mediocrissima considerazione; eppure a lei non pareva dubbio di avere il cervello a segno assai più di suo figlio. L'ingegnere Arconti continuava a discorrere di soggetti scientifici, senza mai perder di vista Lucilla. Ella se n'era accorta, ed evitava di rivolgere l'occhio dalla sua parte, ma sentiva ugualmente sopra di sè quello sguardo indagatore, e non sapeva sottrarsi a una vaga inquietudine. C'era qualche cosa di sforzato, di eccessivo nel suo brio, nella sua gajezza; parlava per istordirsi, non badando più che tanto a ciò che le veniva sul labbro. Però lo spirito d'una donna giovane e bellissima passa sempre per spirito di buona lega; l'editore fa accettar l'edizione. Erano quasi le due dopo mezzanotte, e il momento critico si avvicinava, perchè gli Osnaldi non desideravano che la loro festicciuola durasse fino a un'ora troppo avanzata del mattino. Non si tardò a dare il segnale del -cotillon-, e i giovinotti di maggiore iniziativa si affrettarono a disporre convenientemente le sedie intorno alla sala. Il crocchio degli uomini seri, che discorrevano con Roberto, s'era sciolto appena la parola -cotillon- aveva risuonato nell'aria; il giovine ingegnere era invece rimasto immobile al suo posto insieme con un suo vecchio amico, di alcuni anni maggiore di lui, già ufficiale d'artiglieria e ora direttore tecnico in un'officina. Però alla prima battuta della musica anche costui fu preso dalla voglia di andarsene pe' fatti suoi, e porse la mano all'Arconti per congedarsi. --Se ti pregassi di restare?--disse Roberto. --Perchè? Io non ballo e non ho voglia di stare alzato tutta la notte. Inoltre mi pare che la nostra conversazione muoja per mancanza di alimento. Tu sei occupatissimo a guardar laggiù. --È vero. Potrei aver bisogno di te. L'altro si fece serio.--Allora la cosa è diversa. Ma che c'è mai? Un duello in aria? --Forse. I cavalieri andavano alla ricerca delle loro dame: alcune coppie passeggiavano a braccetto su e giù per la sala. Il marchesino Moschi si avvicinò a Lucilla, che si alzò in piedi, consegnò a sua madre il ventaglio, e prese il braccio che le era offerto. L'ingegnere Arconti divenne pallidissimo, si arricciò i baffi con un movimento convulso, e respingendo una sedia che gli impediva il passo, si diresse verso la parte onde venivano Fausto e Margherita. Ma s'era mosso appena quando sentì dietro di sè una voce che chiamava--Signor Arconti, signor Arconti. Era la signora Osnaldi in persona, la quale lo avvertiva esserci in vestibolo un fattorino del telegrafo che chiedeva di lui. Roberto dovette subito andar a vedere di che si trattasse. C'era infatti un telegrafista, che, non avendolo trovato a casa, gli portava presso gli Osnaldi un dispaccio. Il nostro giovine ne ruppe la busta con viva curiosità, e corse tosto con l'occhio alla firma. Non c'era che un nome: -Selmi-. Quel telegramma veniva da Valduria e diceva così: -Ammutinamento e sciopero di minatori. Tua presenza indispensabile. Scongiuroti affrettare ritorno.- Roberto rientrò nella sala da ballo. L'amico ch'egli aveva poc'anzi pregato di rimanere a sua disposizione era sulla soglia ad aspettarlo e lo interrogava con lo sguardo. --Senti--gli disse l'Arconti--credi che ci voglia più coraggio a battersi in duello o ad affrontare una massa d'operai ammutinati? --Ad affrontare gli operai, non c'è dubbio. --E quale delle due imprese stimi più utile, più degna d'un uomo? --E puoi chiederlo? La seconda.... Badiamo però.... La sfida non è ancora successa? --No, vi rinuncio e parto per la mia miniera, ove mi chiamano per telegrafo. Qual'è la prima corsa per la via di Piacenza e Bologna? --Ma.... quella delle 6.10, credo. --Ebbene, prenderò quella. A Lucilla non era sfuggito alcuno dei movimenti di Roberto. Allorchè l'aveva visto in atto di dirigersi dalla sua parte, tutta la sua baldanzosa spensieratezza non aveva potuto difenderla da un certo sgomento; ella aveva, suo malgrado, dovuto confessare a sè stessa che non era senza responsabilità in ciò che stava per accadere. Quando invece Roberto era uscito dalla sala, la giovinetta, ignorandone la ragione, s'era stretta nelle spalle e aveva detto in cor suo:--Lo sapevo ch'erano fuochi di paglia.--E nella tranquillità succeduta alla sua inquietudine entrava forse una piccola dose di dispetto. Comunque sia, al ricomparire dell'Arconti, Lucilla, già -in figura- col suo cavaliere, provò per un istante le apprensioni di prima. Però, con sua immensa sorpresa e con una mortificazione pari allo stupore, Roberto questa volta si curò appena di lei. Cogliendo il momento propizio, egli traversò la sala, e andò difilato da sua madre, la quale s'era fatta un piccolo uditorio di signore mature, e le intratteneva col racconto delle sue passate grandezze. Ella parve sbalordita di ciò che Roberto le sussurrò in un orecchio, e, dopo aver detto alle sue vicine:--Scusino, torno subito--si ritrasse con suo figlio in un angolo della sala. --Ma è una pazzia--ella disse.--Partire questa mattina stessa, senz'aver nulla concluso.... --Non ho più nulla da concludere--rispose Roberto--e non posso mancare al mio dovere. --Che dovere? La tua licenza finisce soltanto di qui a tre giorni. --Non importa, hanno bisogno di me, e io non ho il diritto d'esitare un minuto. Roberto guardò l'orologio e soggiunse: --Sono le due passate. È meglio andar via subito, alla sordina, senz'accommiatarsi dai padroni di casa. --No, no, è impossibile.... sarebbe una increanza.... E poi voglio prevenire la Giulia Dal Bono.... Dio mio. Dio mio, che uomo sei! Non puoi aspettare almeno fino a posdomani, fino a domani sera, fino a una corsa più tardi? --Non lo posso, mamma. È meglio che tu non insista. Roberto aveva un piglio così risoluto che la signora Federica s'era a poco a poco andata persuadendo ch'era inutile cozzar con lui. Pur fece un ultimo tentativo.--E puoi lasciar Lucilla in questo modo? Senza una parola? Senza un saluto? --Le scriverò una riga prima di partire--rispose il giovine.--È meglio ch'io non le parli. Ella è occupatissima.... Non disturbiamola. Oramai la signora Federica avvertiva tutta la gravità della situazione. Il matrimonio sul quale ella fondava lo splendido edifizio delle sue speranze si rendeva sempre più improbabile; Roberto pareva deciso a condannar sè, a condannar lei a un'ignobile mediocrità. --Mio figlio ebbe una chiamata per telegrafo dalla sua miniera, e vuol partire con la prima corsa per Piacenza--ella disse alla signora Osnaldi, scusandosi di lasciar la festa. Indi, facendo segno alla Giulia Dal Bono di avvicinarsi, la ragguagliò in due parole dell'accaduto, e le soggiunse a bassa voce:--Se tu potessi trattenerlo.... Ma la flemmatica signora Giulia non era donna da esercitare un'influenza su Roberto Arconti. --La ringrazio, signora Giulia, della bontà ch'ella ha sempre avuto per me--le rispose Roberto, stringendole affettuosamente la mano.--La ringrazio dei piani che aveva concepiti e favoriti per l'avvenire mio e d'una persona a lei carissima. Se quei piani non son destinati a compiersi, io le conserverò sempre la mia gratitudine.... Sia felice e possa veder felice sua figlia. Questo dialogo aveva luogo nella stanza ove gli invitati avevano deposto la loro roba, mentre la signora Federica, ajutata da un cameriere, si metteva la mantiglia e il cappuccio. Intanto Lucilla, che aveva visto allontanarsi sua madre insieme alla signora Federica e a Roberto, fu punta da una grande curiosità, e approfittando di quella indipendenza di movimenti che è consentita dal -cotillon-, si affacciò all'uscio che dalla sala metteva alla guardaroba. Quando la signora Giulia si accorse della sua presenza, ella lasciò Roberto e si avvicinò a lei. --Che cosa c'è?--chiese Lucilla. --Roberto fu richiamato per telegrafo a Valduria e parte tra poche ore--rispose la signora Giulia. --Parte?--esclamò la giovinetta colpita da questa notizia. L'Arconti vide che non era più possibile esimersi da una spiegazione, e domandò licenza alla signora Dal Bono di dire una parola a sua figlia. --Non ti trattengo che due minuti--egli cominciò appena ebbe condotta Lucilla in disparte.--Potrai tornar subito al tuo -cotillon-. Ho dimesso l'idea di provocare il tuo stupido marchesino. C'è qualche cosa di meglio da fare a questo mondo, e me n'è capitata in buon punto l'occasione. Ella lo guardava con aria un po' scettica. --Leggi--e' gli disse, estraendo di tasca il telegramma. E soggiunse, mentr'ella ne scorreva con l'occhio le poche frasi.--Il pericolo che affronto è maggiore di quello che fuggo. Qui non avrei davanti a me che un floscio bellimbusto, laggiù mi troverò faccia a faccia con uomini avvezzi a sfidare ogni giorno la morte.... E, vedi, ringrazio il destino che mi ha fatto giunger questo dispaccio in tempo. S'esso arrivava un momento più tardi, sarei adesso impicciato in una cosidetta questione d'onore, perchè quando la signora Osnaldi mi avvertì che un fattorino del telegrafo chiedeva di me, io ero in procinto di venir a dire una grossa impertinenza al tuo bel cavaliere. È meglio, è mille volte meglio così. Lucilla cercò di nascondere il suo turbamento sotto un'affettata ironia. --Ci sarà anche da difendere una donna in quella famosa Valduria. La signorina che studia il francese.... Maria, se non isbaglio. --Maria--replicò l'Arconti--è una ragazza seria, esercitata sin dall'infanzia alla rigida disciplina del dovere. Non è bella, è appena mezzanamente istruita, ma ha il sentimento di tutto ciò che è nobile e generoso, e l'uomo che ella amasse sarebbe degno d'invidia.... Io non l'amo, io non devo esser nulla per lei; ella non ignora per altro che può contar su me ogni volta che la minacci un pericolo. La vispa e petulante Lucilla s'era ammutolita. Roberto le ritolse di mano il dispaccio; poi riprese con voce commossa.--Addio, Lucilla, io non so se tu meriti più di essere amata, ma so che il cuore non muta in un giorno, che in un giorno non si scancella tutto il passato. Verrà un tempo forse in cui la tua immagine non empirà più la mia mente; oggi io non posso fingere un'indifferenza che non ho. Sento che ti amo ancora, sento che sarei ancora il più felice degli uomini se tu volessi dividere con me le aspre battaglie della vita. Ma ora te lo dico più fermamente che mai; non ti farei mia ad altro patto. Addio, Lucilla, torna nella sala dove ti aspettano. Domani, quando i fumi della festa si saranno dissipati, il tuo pensiero si volgerà al compagno della tua infanzia.... Tu sai dove puoi fargli giungere una tua parola.... Addio, addio. Sentendosi soverchiare dalla commozione, Roberto afferrò il braccio di sua madre e uscì con lei nel vestibolo prima che Lucilla potesse rispondergli. Intanto nella sala da ballo il direttore del -cotillon-, col piglio risoluto d'un generale che riordina sul campo di battaglia il suo esercito côlto dal panico, gridava a piena gola---A vos dames et à vos places. Grande ronde-. Lucilla approfittò della momentanea confusione per riprendere il suo posto. Ma aveva perduto la sua ilarità, nè le svenevolezze del marchesino Moschi valevano a ridonargliela. Mentre si compiva tristamente per lei una festa principiata sotto auspici così brillanti, Roberto doveva rinunziare all'impresa di calmare gli spiriti esacerbati di sua madre. Poichè tutti i suoi argomenti non riuscivano che a convincerla sempre più della dissennatezza e della perversità del figliuolo, egli s'era rassegnato a lasciar libero corso alle sue querimonie e a terminare in silenzio i preparativi per la partenza. --Vedi--gli disse la signora Federica nel momento in cui egli s'accommiatava--io non ti guarderei nemmeno in viso se non avessi la sicurezza che, appena giunto in quella tua maledetta Valduria, mi scriverai una lettera di scusa e mi supplicherai di riannodar le pratiche coi Dal Bono. Roberto non volle toglierle questa illusione. XX. Riconduciamoci adesso col pensiero a Valduria, nel giorno in cui Roberto ne era partito insieme a M.^r Black per recarsi a Milano. Maria, la quale, come sappiamo, aveva accompagnato fino alla carrozza i due viaggiatori, nel tornare a casa trovò un contadino tutto trafelato che veniva a chiamarla per parte di Gertrude Regoli. La vecchia, inferma da un pezzo, s'era aggravata improvvisamente nella notte ed era ormai in fin di vita. Solita a correr senz'indugio dove c'era bisogno di lei, Maria non si fece attendere nemmeno questa volta. Allorchè ella giunse, Gertrude aveva già perduta la parola. Ma negli occhi le si leggeva ancora la piena coscienza di sè, e alla vista di Maria quegli occhi brillarono d'una luce più viva. Ella accennò alla ragazza d'avvicinarsi. Maria s'inginocchiò fra Cipriano, che stava ritto al capezzale in atteggiamento di cupo dolore, e il curato che sedeva a piedi del letto, recitando le orazioni degli agonizzanti. Gertrude fece un altro segno a Cipriano, che pendeva da ogni suo movimento. Il giovine la sollevò a sedere e con infinita cura le acconciò il guanciale sotto la testa. Quindi cadde egli pure in ginocchio accanto al letto. La moribonda con uno sforzo supremo alzò ambe le braccia e impose le mani sul capo dei due giovani, come accomunandoli in un'ultima benedizione. Le sue pupille dilatate si fissarono prima sul volto fieramente contratto di Cipriano, poi sulla faccia pallida e mesta della dolce Maria, e parvero voler esprimere un voto, una preghiera che il labbro non era più capace d'articolare. Un tremito convulso le agitò tutta la persona, un gemito lungo le uscì dal petto, e la sua testa canuta si piegò sulle spalle del rude minatore, che la stringeva fra le braccia chiamando--Mamma, mamma! --È morta!--disse il prete avvicinandosi. Cipriano mise un ruggito--Non è vero!-- E seguitava a chiamare--Mamma, mamma! --Coraggio, Cipriano!--susurrò Maria con accento pieno di soavità. Al suono della nota voce, le guancie illividite del giovine si tinsero d'un lieve rossore; un'espressione più calma si diffuse sulla sua fisonomia. Egli si lasciò persuadere a deporre sul capezzale il peso inerte che gli si era abbandonato sull'ómero; e mentre Maria con atto pietoso chiudeva gli occhi dell'estinta, egli, ritto ed immobile, con le braccia ciondoloni, con le mani intrecciate, ricorreva nel pensiero i giorni della sua infanzia, quando sua madre lavorava con indomita energia per fargli men dura la vita; e, aspra con gli altri e con sè, prodigava solo per lui tesori d'affetto e di tenerezza. Anch'egli per molto tempo aveva amato lei sola; poscia insieme a lei, un'altra persona. E il suo avvenire dipendeva tutto da -quella persona-. Ella poteva farlo felice o sventurato senza fine, poteva farlo buono o malvagio. Ma bench'ella gli fosse vicina, in quell'ora, in quella stanza, bench'ella si associasse al suo lutto, come sua madre l'aveva associata a lui nella sua benedizione suprema, egli se ne sentiva più lontano che mai; il suo bel sogno gli pareva più che mai destinato a rimanere un sogno. Nè sapeva rassegnarvisi, e il suo sangue ribolliva, e le sue vene si gonfiavano all'idea che un altr'uomo potesse essere amato da Maria. --Coraggio!--ripetè la fanciulla nel prender commiato. Egli le afferrò con forza la mano e la portò alle labbra ardenti. Maria uscì di là con una profonda tristezza nell'anima. S'era affezionata alla vecchia Gertrude, che l'aveva assistita un pajo d'anni addietro nella sua malattia e che la trattava sempre quasi come una figliuola. Però, assai più che l'estinta, le faceva compassione Cipriano, pel quale ella teneva in serbo un così gran dolore. Poichè non le era dato ignorare ch'egli l'amava, che voleva farla sua sposa, ella invece era decisa di non appartenergli mai, nè vedeva senza sgomento approssimarsi l'istante in cui le sarebbe convenuto dissipar le ultime illusioni del giovine. Talora ella ricordava il passato, e chiedeva a sè medesima se ella avesse sempre pensato ad un modo, se il suo contegno non fosse mai stato tale da alimentare le speranze di Cipriano. Le pareva di no; tuttavia non poteva dissimularsi che un cambiamento era successo in lei, che la sua risoluzione di restar fanciulla era adesso più salda, più irremovibile d'un tempo. Sì, di restar fanciulla; il secreto del suo cuore non aveva preso ancora altra forma. Nel pomeriggio del dì seguente ebbe luogo il funerale di Gertrude. La vecchia non era amata in paese. I suoi modi acri, la sua incapacità a veder altro di bello al mondo fuor che suo figlio, le avevano alienato gli animi. Così, pochi accompagnarono il suo feretro al camposanto. Tra i pochi c'era Maria, che quando la bara fu calata nella fossa e coperta di terra, sparse sul tumulo alcuni fiori, poi s'avviò a casa meditabonda e soletta. Non aveva fornito ancora metà del cammino quando si sentì chiamare per nome. Era Cipriano, che aveva seguito di lontano i suoi passi e ora la raggiungeva per una scorciatoia. Ella non avrebbe voluto incontrarlo in quel momento; pur gli tese la destra in atto amichevole, e gli domandò con dolcezza:--Come state, Cipriano? Il giovine le si pose a fianco. Era pallido, più negletto del solito nel vestire; aveva la barba e i capelli rabbuffati. --Grazie di quello che ha fatto per la mia povera mamma--egli disse.--Oh, la mamma le voleva tanto bene! --Lo so, Cipriano.... --Le ultime parole ch'ella potè pronunziare jeri mattina furono queste: -E Maria non verrà?- --Io sono accorsa appena fui avvertita.... --Oh sì, ma pur troppo mia madre aveva ormai perduto la favella.... Però la sua mente era limpida, e le leggevo negli occhi tutti i pensieri.... E quand'ella ci benedisse entrambi, lo ha compreso, Maria, ciò ch'ella voleva dire? Maria sentì ove mirava il discorso di Cipriano, e chiamò a raccolta tutta la sua energia. --Voleva dire--ella rispose chinandosi sul margine della strada a raccogliere un fiorellino di campo---Siate sempre buoni amici.- E lo saremo, non è vero, Cipriano? --No, no, non voleva dir questo solo--soggiunse il minatore con enfasi.--Voleva dire più che -buoni amici-... --Cipriano, ve ne prego, smettete.... Parliamo di vostra madre, che fu sepolta pochi minuti or sono.... --È giusto, signora Maria, questo non sarebbe il momento, ma ho il cuore che mi trabocca.... Son due anni, sa, son due anni che combatto, che peno, che non ho il coraggio di aprirle tutto l'animo mio.... Oh ma non è un segreto per lei, ella non può dirmi che sia un segreto. Maria tacque. Ella non voleva mentire. --Ad ogni modo--proseguì Cipriano--nell'immensità del mio dolore trovo oggi la forza che non ho trovato mai.... L'amo, Maria, l'amo come un pazzo.... La fanciulla voleva interromperlo; egli continuò:--E non mi son dissimulato gli ostacoli. Mi son detto tante volte: Cosa sei tu di fronte a Maria? Ella è una signorina, e tu sei un rozzo operajo; ella è un angelo di bontà e tu sei cattivo.... Oh, sì, la natura mi ha dato istinti perversi; sento che ho la capacità di fare il male.... sento che guai a me se si scatena il demonio che tengo chiuso qui dentro.... Vede, io non mi faccio la corte.... ipocrita, no, non lo sono.... Insomma mi son detto, mi son ripetuto che non avevo il diritto d'amarla, e l'ho amata lo stesso.... E quando mi sono accorto che non potevo fare altrimenti, ho cambiato tattica; mi son prefisso di rendermi degno di lei.... Ho studiato quel poco che potevo studiare, ho messo in opera tutta la mia forza di volontà per sollevarmi dalla mia posizione subalterna, e ci son riuscito, e non son più il meschino minatore d'una volta, e ho anch'io un avvenire, e quantunque non esca dall'Università, dai Politecnici, posso sperare anch'io d'essere un giorno a capo di una miniera come tanti altri. Ma non è la sola cosa che abbia fatto. Ho represso i miei impeti, le mie collere, i miei odî, ho cercato di domare il mio carattere.... tutto per lei, per lei sola.... Oh s'ella mi manca, Maria, l'uomo di prima ritorna.... --Non lo dite, Cipriano. Noi non dobbiamo far dipender da un'altra persona le nostre virtù e i nostri vizi. --Avrà ragione, ella ha sempre ragione.... ma io non diventerei virtuoso per amore della virtù, lo diventerei per amor suo.... Maria, mi dica una parola, mi dia una speranza.... o, piuttosto, no.... se non ha vinto le sue incertezze, si prenda tempo a rispondermi.... Aspetterò.... Ho aspettato tanto. Maria comprese che al punto in cui eran le cose bisognava rimover per sempre ogni equivoco. Sentiva ch'era in procinto di fare un gran male a Cipriano, ella che, in vita sua, non aveva fatto male a nessuno, e gliene doleva nell'anima, ma non c'era rimedio. No, il sacrificio del suo cuore nessuno aveva il diritto di chiederglielo. Alzò verso Cipriano i suoi occhi dolci e profondi, e con un tremito nella voce cominciò:--Cipriano, lo sa Iddio, lo sa vostra madre che adesso forse vede i pensieri miei più riposti, se il cuore mi si spezzi all'idea d'amareggiarvi di più in questo giorno.... Io non lo volevo.... --L'ho voluto io, l'ho voluto io. Parli--esclamò Cipriano la cui fisonomia s'era penosamente contratta a quest'esordio di cattivo augurio. --Ebbene--ripigliò Maria--non domandatemi più di quello che posso darvi. Siate ragionevole; io vi stimo, io ho per voi tutto l'affetto d'una buona amica.... --Ma non mi ama, ma non mi ha amato mai--interruppe il giovine con impeto--ecco la conclusione. --Come intendete voi, no, non vi ho amato. In viso a Cipriano era evidente lo sforzo ch'egli faceva per non prorompere. --Eppur no, non è vero, non fu sempre così--egli disse. --Spiegatevi.... Non vi capisco. --Perchè accettava i miei fiori? Perchè se ne adornava i capelli? Perchè? Perchè? Era meglio che li calpestasse allora come calpesta adesso tutte le mie speranze. --Ebbene--rispose Maria--se la paura di recarvi offesa con un rifiuto, se la simpatia che realmente avevo per voi mi fece commettere una leggerezza, io ve ne chiedo perdono.... Sarei tanto lieta di poter espiare la mia colpa.... E lo potrei se lo voleste... Lasciatemi essere la vostra confidente, la vostra amica.... O Cipriano, che minaccia c'è nei vostri sguardi? --C'è.... c'è questo.... Qualcheduno s'è posto fra lei e me, qualcheduno è venuto dal di fuori a impedirle d'amarmi.... Oh, è un pezzo che lo so.... --Le vostre parole non hanno senso--disse la fanciulla.--La persona a cui alludete è oggi presso la sua fidanzata. --Che importa? Quell'uomo amerà forse un'altra donna, ma egli mi ha tolto il suo cuore, Maria, ed io l'odio. --Vergognatevi, Cipriano. Parlar d'odio in un giorno come questo! --Oh, anche mia madre odiava -colui-.... E mia madre aveva l'istinto sicuro.... Se gli facessi del male, ella ne esulterebbe sotterra. --Voi bestemmiate.... --Lasci pur ch'io bestemmi, poichè non m'ama.... Chi si cura più di me?... Mia madre è morta.... ed ella, Maria, è la sua ultima parola quella che ha detto? --Calmatevi, Cipriano.... --No, no, è la sua ultima parola? Non vuol esser mia moglie? --Vostra moglie, no--disse Maria con accento risoluto. I suoi occhi s'incontrarono con quelli di Cipriano che mandavano lampi sinistri. Egli voltò la testa quasi temendo l'influenza pacificatrice di quello sguardo dolce a un tempo e sicuro, di quello sguardo che pareva ansioso di medicare le ferite recate dal labbro. Ella non lo amava, ed egli non voleva ad altro patto sacrificarle la ferocia ingenita del suo carattere. --Addio--egli balbettò con voce soffocata dalla collera.--Qualcheduno dovrà pentirsi.... --Quanto vi compiango, Cipriano! --Oh! Il compianto!... --Sì, vi compiango, perchè capisco che avevate ragione... Non siete buono. --Ella poteva farmi buono e non ha voluto... Ma basta... A lei non torcerò mai un capello... Non abbia paura.... --Paura?--esclamò Maria con alterezza.--Non ne ho mai avuta. --Tutta la soavità della donna e tutto il vigore dell'uomo--pensò Cipriano.--E non deve esser mia? Le si riavvicinò come se volesse riattaccare il discorso, ma ella, allungando il passo e prendendo una scorciatoja, gli disse--Addio--e gli fece segno di non seguirla. Egli non ebbe il coraggio di disubbidire, e si diresse da un'altra parte. XXI. Tutta la forza d'animo di Maria non bastò a farle dissimulare il turbamento prodotto in lei da questa scena. Nel vedersela comparir davanti pallida e stravolta, Odoardo comprese che doveva esserle accaduto qualche cosa di grave e la incalzò di domande. Ella voleva schermirsi, attribuendo la sua commozione all'aver assistito ai funerali di Gertrude, ma non potè trarre in inganno il fratello, avvezzo a trovarla calma e serena anche in mezzo alle cure più fastidiose. Messa alle strette, narrò del suo colloquio con Cipriano, smorzandone le tinte quanto più le fosse possibile e supplicando Odoardo a non darsene pensiero. Ormai tutto doveva ritenersi finito. Il Selmi però non era di questo parere, e si pentiva anzi della sua passata indulgenza. --Sono una bestia--egli disse.--Mi ero accorto da un pezzo delle intenzioni di colui, e avrei dovuto immischiarmene. In casi ordinari forse il meglio era affidarmi al tuo buon criterio. Tu hai più giudizio di me e sai regolarti senza bisogno de' miei consigli..... Io non potrei che accogliere a braccia aperte l'uomo a cui tu dessi la preferenza, e non direi parola a favore di quello che tu respingessi... Ma nel caso presente, col carattere violento di Cipriano, dovevo impedire che le cose arrivassero a questo punto. Maria, addoloratissima delle confidenze che si era lasciata sfuggire, fece quant'era in lei per indurre Odoardo a conservar la neutralità, ma egli non volle prometterle cosa alcuna. E infatti, quella sera stessa, intimò molto recisamente a Cipriano di non turbar più la pace di sua sorella. Contro l'aspettazione di Odoardo, il fiero giovine non accolse le sue parole nè con uno scoppio di collera, nè con un silenzio minaccioso. Per un istante egli riuscì a domare la sua fierezza, il suo orgoglio, e le sue labbra si piegarono alla preghiera.--Non lo si respingesse così.... Amava tanto Maria che l'avrebbe fatta felice. Per lei sola si sarebbe corretto dei suoi difetti, ella sola poteva essere il suo angiolo salvatore. Lo si mettesse alla prova, un anno, due anni, quanto tempo si voleva.... Egli avrebbe taciuto, avrebbe seppellito dentro di sè il suo segreto.... Ma non gli si togliesse ogni speranza. Odoardo gli parlò con molta benevolenza; gli disse che apprezzava le sue eccellenti qualità, che non considerava certo una colpa in lui il suo amore per Maria, ma poichè questo amore non poteva condurre a nessun risultato, era assolutamente necessario di soffocarlo. Le lagrime che inumidivano gli occhi di Cipriano si rasciugarono, la sua fisonomia prese una espressione cupa e dura; egli si morse il labbro inferiore, e si ritirò senza soggiunger nulla. Per qualche giorno non si avvertì in lui alcun mutamento che il dolore della madre perduta non bastasse a giustificare. Ma egli era in preda a una fiera tempesta. Tutte le malvagie passioni che un affetto nobile e puro aveva sopite nella sua anima si svegliavano più violente e imperiose, come ridomandando il posto ch'era stato loro conteso. Esse gli dicevano con amaro sarcasmo: Che ti valse disciplinar la tua tempra indomita, aprire il tuo cuore agli affetti gentili, armarti di pazienza e di mansuetudine? Quello che varrebbe alla vipera lo spogliarsi del suo veleno. Cessando d'esser temuta, non sarebbe amata. La natura t'aveva dato le qualità onde l'uomo divien formidabile; torna come la natura ti fece. Se non puoi aver le voluttà dell'amore, procurati quelle dell'odio; se non puoi esser tra i felici del mondo, vendicati di loro, fa soffrire quelli che ti fanno soffrire. Queste voci gli suonavano insistenti all'orecchio nelle profondità della miniera, nelle passeggiate solitarie fra i monti, nel deserto della sua casa, ove nessuno domandava più le sue cure e gli prodigava le proprie, ove nessuna mano gli si posava più sulla fronte, ove nessun saluto amichevole lo accoglieva all'arrivo e lo accompagnava alla partenza. Pure egli si forzava di resistere ai perfidi impulsi che lo spingevano al male. Chi ha visto zampillare la sorgente cristallina torna riluttante a dissetarsi all'acqua limacciosa, chi porta negli occhi i riflessi d'un cielo azzurro stenta ad avvezzarsi alle tenebre. E anch'egli aveva, come in un sogno, pregustato le gioie sane della vita. Anch'egli, nella sua fantasia, aveva evocato l'immagine geniale di una cameretta modesta che una donna semplice e vereconda riempiva con le grazie ineffabili del suo sorriso. Da lei egli attingeva il coraggio nell'ore dello sconforto, sul suo seno egli trovava il riposo nell'ore della stanchezza, al suo sguardo limpido e soave egli chiedeva il segreto dell'indulgenza e della bontà. Questa visione fuggente aveva lasciato dietro a sè come un solco di luce che illuminava l'abisso in cui egli era sul punto di precipitarsi seguendo le suggestioni dell'odio e della vendetta. Se avesse potuto resistervi! Se avesse potuto soffrir con calma serena le ingiustizie della fortuna e degli uomini! Se con la condotta laboriosa, paziente, tranquilla, avesse potuto vincere l'inesorabile fanciulla che lo respingeva da sè! No, no; eran vane illusioni; erano esitanze codarde. Qualcheduno dovrà pentirsi--egli aveva detto a Maria, e la sua minaccia si sarebbe compiuta. Come? Su chi? Non lo sapeva ancora; sentiva soltanto un prepotente bisogno di nuocere. E cercava di persuadersi delle mille ragioni che aveva per abborrire il Selmi, per abborrire l'Arconti, per agognar la rovina della miniera. Non lo si era stimato mai al suo vero valore; per più anni egli era rimasto confuso nella folla degli operai; se l'ingegnere Arconti l'aveva distinto dagli altri, era stato per servirsi di lui; se la Società gli aveva reso una tarda giustizia, essa non aveva fatto in suo pro la metà di quello che egli meritava. Lo si condannava sempre ad essere un esecutore degli ordini altrui, ed egli non ammetteva la superiorità intellettuale dei suoi capi. Non teneva in nessun conto il Selmi e non si reputava da meno dell'Arconti, quantunque l'ingegno e la dottrina di quest'ultimo lo avessero colpito in passato. Ma egli aveva particolari ragioni per detestarlo; era lui, era lui sicuramente che gli rapiva il cuor di Maria; era su lui più che su tutti ch'egli doveva sfogare il suo livore. Gli avrebbe aizzato contro il personale della miniera, avrebbe intralciato la riuscita de' suoi lavori, avrebbe fatto il possibile per distruggere la sua riputazione. Non mancavano a Valduria gli elementi torbidi. Odoardo Selmi aveva fin dal principio additato a Roberto alcuni minatori su cui pesava un delitto di sangue. Erano nature fiere, iraconde, uomini pronti a metter mano al coltello, spregiatori della vita altrui e della propria.--Sono belve addomesticate--diceva Odoardo.--Quando meno si crede, possono digrignare i denti e spiegare gli artigli.--E all'amico che gli domandava se fosse davvero indispensabile di tener nella miniera gente siffatta, egli rispondeva che, in fin dei conti, ormai avevano espiato la loro condanna, che non era giusto metterli al bando della società, che, respinti da tutti, avrebbero finito coi gettarsi alla campagna, mentre invece, posti a lavorare e assicurati d'un pane, potevano forse correggersi. L'essenziale era di mostrar sempre che non si aveva paura di loro. Invero essi non avevano dato nemmeno a Roberto argomento a serie lagnanze. Avevano preso a rispettarlo subito, e poichè egli era fermo senza esser aspro, lo vedevano di buon occhio. Cipriano non s'era mai sentito attratto verso costoro. Non vedeva in essi che l'energia brutale, ed egli apprezzava soltanto la forza congiunta all'intelligenza. Nè finchè aveva potuto sperar di conseguire i suoi scopi per le vie regolari, s'era curato di farsene dei docili stromenti. Essi sarebbero stati i primi sui quali egli avrebbe aggravato la sua mano, sui quali avrebbe sfogato la sua libidine di dominio. E neppur essi lo amavano. Per loro, come del resto per tutti gli operai della miniera, egli aveva il gran torto di essersi fatto strada da sè. Uscito dalle file degl'infimi, si era creato a poco a poco, dicevano, una posizione brillante, e l'alterigia gli era cresciuta con lo stipendio. Dalle riforme introdotte a Valduria essi non avevano tratto il menomo vantaggio; egli sì; avevano lavorato, avevano faticato per lui. Così pei livellatori era anche lui un'altezza da spianare, era un naturale nemico. Ad onta di ciò, allorchè Cipriano fu invaso dal demone della vendetta, egli comprese che doveva rimestare in questi bassi fondi. Uscì dal suo riserbo sdegnoso, e con la scusa che dopo la morte della madre la casa gli era divenuta intollerabile, si cacciò nei crocchi più turbolenti, tentando di scandagliare gli animi. Accolto sulle prime con diffidenza, potè notar tuttavia che il momento era abbastanza propizio per suscitare un'agitazione. Che importava agli operai che la miniera fosse serbata a grandi destini se la retribuzione del loro lavoro rimaneva la stessa? La Direzione aveva pensato ai capi, ma in quanto a loro, s'era limitata a dir belle parole, a far vaghe promesse per l'avvenire. C'erano bensì le sue brave prediche, i soliti eccitamenti al risparmio, a inscriversi alla Società di mutuo soccorso, tutti consigli ipocriti e interessati per metter meglio i piedi sul collo ai poveri proletari. Le idee e le frasi del socialismo, come si vede, principiavano a infiltrarsi a Valduria, fra quella gente rozza, inquieta, settaria per indole e per tradizioni. Lo spirito positivo di Cipriano non si era mai lasciato abbagliare da dottrine fantastiche, e in massima le disuguaglianze del mondo non gli spiacevano, pur di poter essere fra coloro che stavano in alto. E adesso ci stava infatti, sebbene non ci stesse in proporzione al concetto smisurato che aveva di sè medesimo. Comunque sia, se Cipriano soffiava nel fuoco, non era già perchè si fosse convertito al verbo socialista, ma perchè voleva servirsi di quella materia infiammabile. La passione gli aveva posto una benda agli occhi. Non vedeva che mediante la rovina altrui consumava la propria. O piuttosto lo vedeva, e si gettava spontaneamente nel baratro. Il danno ch'egli sperava di fare lo compensava di quello ch'egli temeva di subire. --Tu sei fra i gaudenti--gli dicevano.--Parli contro il tuo interesse e non puoi essere in buona fede. Avrai i tuoi secondi fini. Egli si sbracciava a dimostrare che non era vero; che un salario eguale al suo avrebbero potuto averlo tutti gli altri minatori, quando si fosse risparmiato il danaro che si gettava in tante cose inutili, e quando gli azionisti si fossero contentati di men lauti dividendi. C'erano due direttori de' quali ormai si poteva fare a meno.... --Senza l'ingegnere Arconti però la miniera sarebbe forse liquidata--osservava qualcheduno. Nè Cipriano lo negava; soltanto sosteneva che adesso non c'era più bisogno di lui, nè di Selmi. --Vorresti essere il direttore tu;--mormoravano i più maligni. --No, no--gridavano altri--nessun direttore fisso. I soprastanti, uno dopo l'altro, per turno.... --Che diamine?--urlavano i radicali.--I soprastanti soli? Bel gusto aver tanti padroni! Tutti devono poter dirigere, uno per settimana. --E la miniera dev'esser nostra--soggiungevano ingrossando ancora più la voce gli arrabbiati della -montagna-.--Siamo noi che ci rischiamo la nostra pelle, siamo noi che ci mettiamo le nostre fatiche. Perchè il frutto del nostro sudore e del nostro sangue deve impinguare quei signori di Londra, i quali non hanno da fare altro che raccogliersi una volta per settimana in un salotto ben riscaldato a dir quattro chiacchiere?.... --E le ore di lavoro devono essere diminuite--interrompeva uno che badava ai risultati positivi e palpabili. --E la misura del compenso aumentata--diceva un altro. --Non ci devono esser più nè salari fissi, nè compensi a cottimo. --Come? --Naturalmente.... Ci saranno i dividendi. --Ma se non ci sono? --Devono esserci.... I capitalisti si son tutti arricchiti coi dividendi. Vuol dir che i dividendi ci sono. Cipriano s'impensieriva di questo crescendo di bestialità, e prevedeva quanto gli sarebbe stato difficile di dominar l'incendio ch'egli voleva far divampare. Egli cercava nondimeno di calmare gli spiriti. Non era possibile, ripeteva, di ottener tutto in una volta. A mettersi in lotta aperta con la Direzione, si rischiava di tornarsene indietro malconci. Bisognava proceder con cautela e veder intanto di ottenere un aumento nella misura dei compensi. Quanto meglio l'operajo è pagato, tanto meno esso è alla mercede de' suoi padroni, tanto più è in grado di far economie e di dettar legge in avvenire. Questo suggerimento pareva più pratico degli altri e raccoglieva perciò i maggiori suffragi. Cipriano diceva che a lui non ispettava alcuna iniziativa verso l'ingegnere, che la sua interposizione poteva anzi compromettere il buon successo; che a ogni modo, se fosse stato chiamato a dir la sua opinione, avrebbe appoggiato senza dubbio i suoi compagni. Ove poi non si riuscisse a nulla, egli discuterebbe volentieri con loro i provvedimenti da prendersi. --Ci lascia in ballo--borbottavano alcuni. --Vuol stare al coperto. --Non bisogna fidarsene. Però il seme gettato fruttava, e l'idea di domandare un aumento di paghe si faceva strada non solo tra gli operai riottosi, ma anche tra i buoni. A loro pure sembrava che la venuta dell'ispettore della Direzione non avrebbe dovuto esser utile soltanto ai capi. Non pensavano che pochi mesi addietro s'era discorso sul serio di sospendere o almeno di ridur considerevolmente i lavori, e quindi il numero delle braccia occupate nella miniera; pensavano soltanto alla disillusione presente. È proprio del cuore umano il dimenticare i mali evitati per ricordarsi soltanto dei beni che non si sono potuti conseguire. I migliori avrebbero voluto attendere il ritorno dell'ingegnere Arconti, ch'era un uomo equo e avrebbe sostenuto validamente la loro causa. Ma le impazienze dei pochi soverchiavano la calma dei molti; anche in questa occasione, come in tante altre, i meno tiravano i più. Cipriano aveva tutto l'interesse a far sì che la cosa venisse a maturità prima dell'arrivo dell'Arconti, di cui egli sapeva l'influenza sull'animo degli operai. Perciò tenendosi apparentemente in disparte, faceva del suo meglio per organizzare al più presto un 1 ' 2 . 3 4 - - ! - - ' ' , 5 . 6 7 , 8 ' : - - ' 9 ? 10 11 - - ' , , , 12 . 13 , , . 14 15 - - ' ? 16 17 - - ! 18 19 - - , - - . 20 21 22 ' , ' 23 , , 24 . 25 26 - - - - - - , 27 , ? , 28 , 29 ' . 30 . . . . ' , , 31 . . . . 32 , - - . ? . . . . 33 . . . . , , 34 ' . 35 36 - - ? 37 38 - - ' , . . . . 39 40 - - . . . . . . . . 41 42 - - ; . . . . 43 . . . . . . . . 44 . . . . ' . . . . 45 46 - - ? . . . . 47 48 - - ? 49 50 - - . . . . 51 52 - - . . . . ' . . . . 53 54 - - , , , . . . . , 55 ? 56 57 - - , , , ? 58 59 - - . . 60 61 - - ? 62 63 - - , - - . 64 65 - - , , ' , 66 ' - - . 67 68 - - ? 69 ? . . . . ? 70 , , . 71 72 - - - - . - - 73 ' . , ' . 74 75 - - , ? 76 77 - - , . . . . 78 ? 79 80 - - , . . . . , 81 . 82 83 . 84 85 - - - - . - - 86 - - . 87 88 - - . 89 90 - - : 91 92 - - ? 93 94 - - , ' , ' , 95 . 96 97 - - ? ? 98 99 - - ' . . . . 100 101 - - , ' . 102 103 - - ' , ' . . . . 104 105 - - ' , . . . . 106 107 - - , . . . . 108 109 - - . . . . . . . . 110 111 - - ' . . . . , , 112 , ' . 113 114 - - ? 115 116 - - . 117 118 - - . . . . . . . . 119 120 121 . , 122 ' , : - - 123 . 124 125 , , 126 ' , ' - - 127 , ' 128 - - . 129 130 , , ' 131 , ; . 132 133 - - - - 134 . 135 136 137 - - 138 . 139 ; , 140 141 - ' - , , 142 , 143 . 144 ' , ' 145 . 146 147 , - - , 148 , ? 149 ? ' ' 150 ? 151 , 152 . , 153 ' 154 ? 155 . 156 157 158 159 160 . 161 162 163 , 164 . . 165 ' , 166 , , 167 . 168 , , 169 , , 170 . 171 , ' , 172 , . 173 . 174 ? ? , 175 , ' ; 176 ? 177 ? , 178 179 ? , 180 ' , 181 , ' ? 182 ' ? ' 183 , , , 184 ' ! 185 , , 186 . 187 ' ; ' 188 ; 189 . 190 191 ' , 192 . ' , 193 ' , 194 , 195 . ' , 196 , ; , 197 . ' 198 ; ' 199 ' . 200 201 , 202 , 203 ' . 204 205 - - , 206 207 . 208 209 , , ' 210 - - ' ; 211 212 , , 213 ' ' . 214 215 216 ' , ' 217 . 218 219 - - ? - - . 220 221 - - ? . 222 223 . . 224 225 - - . . 226 227 ' . - - . ' ? 228 ? 229 230 - - . 231 232 : 233 . 234 , , 235 , . 236 237 ' , 238 , , 239 . 240 241 ' 242 - - , . 243 244 , 245 . 246 . ' 247 , , , 248 . 249 250 , 251 ' . ' : - - . 252 253 : 254 255 - . . 256 . - 257 258 . ' ' ' 259 260 . 261 262 - - - - ' - - 263 ' ? 264 265 - - , ' . 266 267 - - , ' ? 268 269 - - ? . . . . . . . . 270 ? 271 272 - - , , 273 . ' ? 274 275 - - . . . . . , . 276 277 - - , . 278 279 . 280 ' , 281 282 ; , , 283 . 284 , , 285 , ' : - - 286 ' . - - 287 . 288 289 , ' , , - - 290 , . , 291 , 292 . 293 , , , 294 ' , 295 . 296 297 , 298 , : - - , - - 299 . 300 301 - - - - . - - , 302 ' . . . . 303 304 - - - - - - 305 . 306 307 - - ? . 308 309 - - , , ' 310 . 311 312 ' : 313 314 - - . , , 315 ' . 316 317 - - , , . . . . . . . . 318 . . . . . , ! 319 , , 320 ? 321 322 - - , . . 323 324 ' 325 ' . 326 327 . - - ? 328 ? ? 329 330 - - - - . - - 331 ' . . . . . . 332 333 334 . 335 ; 336 , ' . 337 338 - - , 339 - - 340 , . , 341 , 342 ' , : - - 343 . . . . 344 345 346 ' . 347 348 - - , , ' 349 - - , . - - 350 ' 351 ' . 352 , . . . . 353 . 354 355 356 , , 357 , . 358 359 , 360 , , 361 362 - - , ' 363 . 364 365 , 366 . 367 368 - - ' ? - - . 369 370 - - 371 - - . 372 373 - - ? - - . 374 375 ' , 376 377 . 378 379 - - - - 380 . - - - - . 381 ' . ' 382 , ' 383 ' . 384 385 ' . 386 387 - - - - ' , . , 388 ' ' . - - 389 . 390 , 391 . . . . , , 392 . ' 393 , 394 ' , 395 , 396 . 397 , . 398 399 ' 400 . 401 402 - - . 403 . . . . , . 404 405 - - - - ' - - , 406 ' . , 407 , 408 , ' ' . . . . 409 ' , ; 410 . 411 412 ' . 413 414 ; 415 . - - , , , 416 , 417 . 418 ; 419 ' . , 420 421 . ; 422 . , , 423 . , , 424 . . . . 425 . . . . , . 426 427 , 428 429 . 430 431 - - , 432 ' 433 , - - - 434 . - . 435 436 437 . , 438 . 439 440 441 , ' 442 . 443 444 , ' 445 446 . 447 448 - - - - 449 ' - - 450 , , 451 452 . 453 454 . 455 456 457 458 459 . 460 461 462 , 463 . . 464 , , , 465 , 466 . 467 , , ' 468 . 469 470 ' ' , 471 . , 472 . 473 , 474 ' . ' . 475 ' , 476 , 477 , . 478 479 , 480 . 481 . 482 . 483 , 484 ' . 485 , 486 , 487 , ' . 488 , 489 , 490 , - - , ! 491 492 - - ! - - . 493 494 - - ! - - 495 496 - - , ! 497 498 - - , ! - - . 499 500 , 501 ' ; ' 502 . 503 ' ; 504 ' , , , 505 , , 506 , 507 ; , , 508 ' . ' 509 ; , ' 510 . - - . 511 , 512 . ' , ' , 513 , ' , ' 514 , 515 ; 516 . , , 517 ' ' 518 . 519 520 - - ! - - . 521 522 . 523 524 ' . ' 525 , ' 526 ' 527 . , ' , 528 , . 529 ' ' , , 530 , 531 ' 532 . , 533 , 534 535 . ; 536 , 537 , ' . , 538 ; 539 . 540 541 . 542 . , 543 , 544 . , . 545 546 ' , 547 , , ' 548 . 549 . 550 551 , 552 . 553 554 ; 555 , : - - , 556 ? 557 558 . , 559 ; . 560 561 - - - - 562 . - - , ! 563 564 - - , . . . . 565 566 - - ' 567 : - ? - 568 569 - - . . . . 570 571 - - , . . . . 572 , 573 . . . . ' , , 574 , ' ? 575 576 , 577 . 578 579 - - - - 580 - - - . - 581 , , ? 582 583 - - , , - - 584 . - - - - . . . 585 586 - - , , . . . . , 587 . . . . 588 589 - - , , , 590 . . . . , , , 591 , ' . . . . 592 , . 593 594 . . 595 596 - - - - - - ' 597 . . . . ' , , ' 598 . . . . 599 600 ; : - - 601 . : 602 ? , ; 603 . . . . , , 604 ; . . . . 605 . . . . 606 , . . . . , , . . . . 607 , 608 ' , ' . . . . 609 , ; 610 . . . . , 611 612 , , 613 ' , ' , 614 ' , , ' ' 615 . 616 . , , 617 , . . . . , 618 . . . . ' , , ' . . . . 619 620 - - , . ' 621 . 622 623 - - , . . . . 624 , . . . . , 625 , . . . . , , . . . . 626 , . . . . 627 . . . . . 628 629 630 . ' 631 , , , , 632 ' , ' . , 633 . 634 , 635 : - - , , 636 , ' 637 ' . . . . . . . . 638 639 - - ' , ' . - - 640 ' ' 641 . 642 643 - - - - - - 644 . ; , ' 645 ' . . . . 646 647 - - , - - 648 - - . 649 650 - - , , . 651 652 ' 653 . 654 655 - - , , - - . 656 657 - - . . . . . 658 659 - - ? ? 660 ? ? 661 . 662 663 - - - - - - , 664 665 , . . . . 666 . . . . . . . 667 , . . . . , 668 ' ? 669 670 - - ' . . . . ' . . . . ' , 671 ' . . . . , 672 . . . . 673 674 - - - - . - - 675 . 676 677 - - ? ' ' , 678 , , ' . 679 680 - - , . ' ! 681 682 - - , - - . . . . ' 683 . . . . , . 684 685 - - . . . . 686 687 - - ' , ' . . . . 688 ? . . . . . . . , , 689 ? 690 691 - - , . . . . 692 693 - - , , ? ? 694 695 - - , - - . 696 697 ' 698 . ' 699 , 700 . 701 , 702 . 703 704 - - - - . - - 705 . . . . 706 707 - - , ! 708 709 - - ! ! . . . 710 711 - - , , . . . 712 . 713 714 - - . . . . . . 715 . . . . . . . 716 717 - - ? - - . - - . 718 719 - - ' - - 720 . - - ? 721 722 , , 723 , - - - - 724 . 725 726 , ' 727 . 728 729 730 731 732 . 733 734 735 ' 736 . 737 , 738 . 739 , ' 740 , , 741 742 . , , 743 744 . . 745 746 , 747 . 748 749 - - - - . - - 750 , . 751 . 752 ' . . . . . 753 ' 754 , 755 . . . , 756 , . 757 758 , , 759 ' , 760 . , 761 , 762 . ' , 763 , 764 . 765 , , 766 . - - . . . . 767 ' . 768 , . 769 , , , . . . . 770 , 771 . . . . . 772 773 ; 774 , 775 , 776 , . 777 778 , 779 ; 780 , . 781 782 783 . 784 . 785 786 , ' . 787 : 788 , , 789 ? 790 . ' , . 791 ' ' ; 792 . ' , 793 ' ; , 794 , . 795 796 ' 797 , , 798 , 799 , , 800 ' 801 . 802 803 804 . 805 ' , 806 ' . 807 808 ' , , 809 . ' , , ' 810 811 . 812 ' , 813 ' , 814 ' . 815 816 817 ' 818 ' . 819 ! 820 ! , , 821 , ' 822 ! 823 824 , ; ; . 825 - - , 826 . ? ? ; 827 . 828 829 830 , ' , 831 . ; 832 ; ' 833 ' , ; 834 , 835 . 836 , 837 . 838 ' , 839 ' ' 840 . ; , 841 ; 842 ' . 843 , ' 844 , 845 . 846 847 . 848 849 . , , 850 , 851 . - - - - . - - 852 , . - - ' 853 854 , , , 855 , 856 , , , 857 , , ' , 858 . ' 859 . 860 861 862 . , 863 , . 864 865 ' . 866 ' , 867 ' . 868 , ' 869 . 870 , 871 . . , 872 , 873 . ' , 874 , , , ' 875 . 876 ; ; 877 , . 878 ' , . 879 880 , , 881 . 882 , 883 , , 884 . 885 , 886 ' . 887 888 ? , 889 , ' , 890 ' . ' , 891 , , 892 893 . 894 895 , , 896 , , , 897 . 898 , 899 , 900 . , 901 . 902 , , 903 , 904 . 905 . 906 . , 907 . ' 908 ' . 909 910 - - - - . - - 911 . . 912 913 ; 914 , 915 , 916 . 917 ' ' . . . . 918 919 - - ' 920 - - . 921 922 ; ' 923 , . 924 925 - - ; - - . 926 927 - - , - - - - . , 928 ' , . . . . 929 930 - - ? - - . - - ? 931 ! , . 932 933 - - ' - - 934 - - . - - 935 , . 936 937 , 938 939 ? . . . . 940 941 - - - - 942 . 943 944 - - - - . 945 946 - - , . 947 948 - - ? 949 950 - - . . . . . 951 952 - - ? 953 954 - - . . . . 955 . . 956 957 ' , 958 ' ' 959 . . 960 , , . 961 , 962 . 963 . ' 964 , ' , 965 . 966 967 968 . 969 ' , 970 ; , 971 , 972 . , 973 . 974 975 - - - - . 976 977 - - . 978 979 - - . 980 981 , ' 982 , 983 . ' 984 . 985 ' 986 , 987 ; 988 . 989 990 . 991 ' , ' 992 . 993 ; , , 994 . 995 996 ' 997 ' ' , 998 ' ' . 999 , 1000