sue funzioni amministrative non gli occupavano che poche ore. Inoltre Cipriano, con la scusa dei libri, veniva spesso a casa dell'Arconti, e vi si tratteneva qualche tempo a esporre i suoi dubbi e a sollecitar spiegazioni. Era un fatto che la prontissima intelligenza sopperiva in lui alla mancanza di studi, e gli permetteva di apprendere con una singolare rapidità. Nè Roberto avrebbe voluto assumere verso il giovane soprastante l'ufficio di maestro; nè Cipriano si sarebbe acconciato alla parte umile di discepolo; nondimeno, in quei colloqui, che, se non potevan dirsi lezioni, avevano però un carattere scientifico, Roberto si prestava con vivo interesse a dirozzar la mente del minatore. Verso Maria, Cipriano aveva mutato tattica affatto. Gentile sempre e ufficioso, non s'atteggiava più in modo così aperto ad innamorato; la vedeva anche più spesso d'una volta, la invigilava, ma sapeva nascondere la sua preoccupazione discorrendole di soggetti indifferenti. Era ormai deciso ad aspettare. E Maria lo trattava meglio quanto meno egli aveva l'aria di un pretendente; era lieta di poter manifestargli la tranquilla, fraterna affezione che ella gli aveva sempre portato. Forse non era persuasa nemmen lei ch'egli avesse dimesso tutte le sue vecchie idee; a ogni modo, godeva il presente e non le pareva vero della buona armonia stabilitasi contro ogni aspettazione fra due uomini ch'ella stimava ambidue.... quantunque in diversa guisa e in diversa misura. Odoardo Selmi diceva:--L'Arconti fa miracoli. È persino riuscito ad ammansar Cipriano. In quanto a lui, era contentissimo della crescente influenza che il suo amico andava acquistando nella miniera. La sua attività era tutta fisica; intellettualmente era inerte. Non avrebbe saputo rinunziare alle fatiche del corpo; rinunziava ben volentieri a quelle dello spirito. Era una gran dolcezza per lui, alla fine d'una giornata operosa, poter starsene cheto con la sua pipa in bocca, col suo fiasco di vino davanti senza bisogno di pensare a innovazioni e a miglioramenti. Ci pensava Roberto, e il Selmi gli lasciava libertà piena per le piccole cose, e per quelle di maggior rilievo gli consentiva di scrivere alla Direzione di Londra. Dal canto suo, si limitava a firmare le lettere. A Londra s'erano accorti che una mano più vigorosa, una mente più ricca d'iniziativa aveva impresso un maggior movimento dell'usato a Valduria, e nelle lettere particolari che spedivano all'ingegnere Selmi si congratulavano con lui del nuovo impiegato. Una lode speciale era toccata all'Arconti in seguito alla relazione trasmessa a Londra; ove le sue proposte tecniche (e dico -sue- perchè realmente appartenevano a lui e perchè Odoardo non ne dissimulava punto l'origine), sebbene non accettate tutte, avevano fatto crescer la stima ch'egli aveva saputo inspirare. Per due cose principali egli era riuscito ad ottener l'adesione della Società; per l'apertura d'una nuova galleria e per gli studi e per gli esperimenti necessari all'applicazione di un sistema da lui immaginato affine di risparmiar combustibile nel riscaldamento dei forni. Egli vi si era accinto col fervore proprio della sua tempra e della sua età, e non lo turbava punto lo scetticismo che gli spirava intorno. Si risovveniva d'un detto di suo padre: Guai a chi nei momenti critici della vita non crede in sè stesso. Sarà come un fuscello palleggiato dal vento. Del resto, solo affatto non era. Cipriano divideva tutte le sue idee, Maria divideva la sua fede nel buon esito de' suoi tentativi. Quando Odoardo Selmi tentennava il capo e borbottava fra i denti:--Ho paura che si finirà col gettar danaro per nulla--sua sorella gli dava sulla voce:--Lascialo fare. La sa più lunga di te.--E l'ottimo Selmi assentiva:--Questo è vero.--Tutt'al più soggiungeva un -però-, come principio d'una nuova proposizione che stimava meglio di non continuare. In pochi mesi Roberto aveva preso il -color locale- al di là di ogni ragionevole aspettazione. Gli restava sempre una cert'aria cittadinesca, una certa nativa eleganza, ma l'antico -dandy- era scomparso. Indossava con disinvoltura il rozzo sajo del minatore, aveva il volto abbronzito, le mani callose, e la folta barba lo faceva parer men giovine di alcuni anni. Cosa singolare, egli non rimpiangeva mai la sua vita d'un tempo, nè tradiva un soverchio disdegno verso la società di Valduria che nella domenica e nelle altre feste di precetto sfoggiava le sue grazie all'ora di messa e veniva a far visita alla sorella del signor ingegnere in capo. Il sindaco, signor Ludovici, possidentuccio sulla cinquantina, uomo timido e vano, lodava nell'ingegnere Arconti la pratica delle cose amministrative, e diceva che un giorno o l'altro lo si sarebbe potuto nominar consigliere del Comune e poi assessore. La maestra comunale, ch'era la -lionne- del luogo, lo trovava proprio un -cavaliere- a modo, e consacrava a lui in segreto quella parte del suo cuore ch'era lasciata disponibile dal grosso brigadiere dei carabinieri. Piccola, magra, giallognola, la signora Stella non aveva in sè nulla di luminoso, ma gli scarsi suoi pregi fisici non impedivano al brigadiere, ch'era un leone in armi e un coniglio in amore, di farle delle dichiarazioni sotto forma di sciarade. Questo esercizio erotico-letterario, a cui egli si dedicava sopratutto nella domenica, gli aveva fruttato una riputazione di poeta, della quale egli si pavoneggiava assai, quantunque dicesse modestamente di non meritarla. Era celebre a Valduria fra gli altri suoi componimenti quello sulla parola -galanteria-: Non osservando in ver Le leggi dell'-intier-, -Seconda- io ti dirò Se non dai retta a me Che son -primier- con te. Sciarada, come ognun vede, stupenda, ma un po' contraria alla realtà delle cose, perchè la signora Stella dava retta benissimo all'ottimo brigadiere; solo avrebbe preferito che le sue dichiarazioni invece di essere in versi enigmatici fossero in prosa paesana, e si traducessero in una semplice domanda di matrimonio. Questa però non era l'opinione del brigadiere, ostinatamente deciso a rimaner celibe. Un personaggio che compariva immancabilmente la domenica a casa Selmi, e vi si tratteneva spesso a desinare, era il signor Max Rundberg, bavarese, ma domiciliato da più di trenta anni in Romagna, ove dirigeva un'altra miniera di zolfo, appartenente essa pure a una Società inglese e situata a Rignano, villaggio a sette chilometri da Valduria. Il signor Max non era uno scienziato, ma un uomo pratico sul taglio di Odoardo, rotto alla fatica e impavido davanti ai pericoli. Godeva la riputazione di gran bevitore, e quand'egli onorava la mensa dei Selmi, Maria doveva triplicare la razione di vino. Si calcolava che la quantità di liquido da lui giudicata necessaria per inaffiare il pranzo non fosse inferiore ai quattro litri. Per buona ventura, tutto questo vino trangugiato non alterava la serenità del suo animo; contribuiva soltanto a sciogliergli lo scilinguagnolo. E allora egli narrava certe storie arrischiate delle -Bierhalle- di Monaco e vantava gli occhi, i capelli e i vari pregi palesi ed occulti delle -Kellnerinnen- de' suoi tempi, intercalando il racconto di vivaci esclamazioni in lingua tedesca. A poco a poco il tedesco prendeva un deciso sopravvento, e il signor Max finiva col parlare interamente nel suo idioma nativo. Prima dell'arrivo di Roberto, non lo intendeva nessuno; adesso l'ingegnere Arconti era in grado di gustare quegli squarci d'eloquenza, che però non credeva opportuno di tradurre in lingua volgare. Il signor Max chiudeva le sue arringhe col vantare le dolcezze dello stato di vedovanza, nel quale per sua fortuna, -glücklicherweise-, egli vivea da quattro lustri. Dopo di ciò, egli lasciava cader la testa sul petto, intrecciava le mani sul ventre e si addormentava, russando con lo strepito d'una stufa appena accesa. Desto a capo d'un'ora circa, calcava in testa il suo -gibus- (poich'era per lui un uso impreteribile di adoperar la domenica un vecchio -gibus- sgangherato) e s'avviava a piedi alla sua miniera. Queste -macchiette- offrivano a Roberto il modo d'infiorar di schizzi gustosi le lettere ch'egli scriveva a Milano, e con le quali si proponeva di divertir sua madre e Lucilla, Lucilla sopratutto. Nella più candida affezione che l'uomo porta a una donna c'è sempre una dose di vanità; noi non vogliamo soltanto persuadere quella donna che l'amiamo, vogliamo persuaderla altresì che siamo persone di spirito e d'ingegno. In questo caso però le compiacenze d'autore erano, pel nostro Roberto, assai scarse. La signora Federica, che rispondeva per sè e per Lucilla (soltanto un pajo di volte Lucilla aveva aggiunto una riga di suo pugno), mostrava di pregiar mediocremente le descrizioni che le faceva suo figlio; o non le rilevava nemmeno, e riempiva tutti i suoi fogli di piagnistei, o, rilevandole, ne esagerava la portata, e metteva in ridicolo anche le persone che a lui non parevan punto ridicole, come per esempio Odoardo e Maria. Come va il francese di -Mademoiselle-? gli si chiedeva. Ha ella imparato a dire: -Oui, Monsieur-? Spesso la signora Federica, dopo aver canzonato la società di Valduria, si diffondeva a discorrere della vita di Milano di cui pur troppo ella non poteva approfittare, e perchè era ancora in lutto, e perchè, a ogni modo, non avrebbe avuto quattrini da far -toilette-. Le Dal Bono, invece, erano andate in tre o quattro famiglie, e Lucilla aveva sempre riportato la palma su tutte le altre ragazze. Era così bella, così graziosa, ballava così bene! I trionfi della fanciulla ch'egli voleva far sua lusingavano da un lato l'amor proprio di Roberto, ma non potevano a meno di destargli qualche apprensione. Chi lo assicurava che Lucilla, se si metteva davvero a frequentare le conversazioni ed i balli, non finisse coll'appassionarsi troppo per una vita ch'egli non avrebbe potuto offrirle mai? Chi lo assicurava che di tante galanterie che le sarebbero suonate all'orecchio, nessuna avrebbe trovato la via del suo cuore? Ed egli non era lì per difendersi, egli non poteva nemmeno scriverle direttamente! Chi sa come sua madre riferiva a Lucilla le parole di lui, e a lui le parole di Lucilla? Pure da questo medesimo pensiero, che soleva essere un gran dolore per lui, gli veniva talvolta un raggio di conforto. Era certo la signora Federica che faceva apparir Lucilla un po' frivola; se avesse scritto ella stessa, sarebbe stato ben altra cosa. In ogni modo, quando la mente del nostro giovinotto correva a Milano, essa ne tornava indietro piena di gravi preoccupazioni. La buona e savia Maria se ne accorgeva, e s'accorgeva sopratutto che le lettere che gli venivano da casa non lo colmavano di allegrezza. Avrebbe voluto esser la sua confidente, si ricordava ch'egli le aveva detto un giorno che avrebbero parlato insieme di Lucilla, ma non osava intavolare il discorso. Dal canto suo, egli sfuggiva quest'argomento; c'è un pudore naturale che ci fa riluttanti a esprimere i nostri dubbi sulle persone che amiamo. Non sarebbe stato difficile all'ingegnere Arconti di ottenere un congedo d'una diecina di giorni e approfittarne per fare una corsa a Milano; ma egli sentiva che non gli era lecito abbandonar Valduria finchè rimanevano sospesi gli esperimenti da lui iniziati. Da essi dipendeva l'avvenire della miniera, ed essi non potevano riuscire che per opera sua, perchè, fuori di lui, di Cipriano e di Maria, nessuno credeva che sarebbero riusciti. Ora, non si vince quando non si crede nella vittoria. D'altra parte, lasciare, fosse pur per poco, la sopraintendenza dei lavori a Cipriano non era nè conveniente nè opportuno. Cipriano era dotato di molto ingegno, ma gli mancavano parecchie cognizioni indispensabili; inoltre, malgrado la deferenza che da qualche tempo egli mostrava verso Roberto, c'era nel suo carattere qualche cosa che impediva di fidarsene appieno. XIII. La battaglia in cui Roberto s'era impegnato non era di quelle che durano un giorno. Essa era cominciata già da più mesi, e l'Arconti aveva bisogno di tutta la sua energia per non abbandonar la partita. A ogni piè sospinto, sorgevano nuove difficoltà che esigevano nuovi studi, nuovi espedienti, e... nuovi quattrini. Pei quattrini era forza ricorrere a Londra, e la -Sulphur Society-, assai ben disposta sulle prime, andava a poco a poco mostrandosi più restia. Non era lontano il momento in cui alla domanda d'ulteriori rimesse si sarebbe risposto con un bel no, e quel momento non poteva non coincidere con una crisi dolorosa, per lo meno col licenziamento degli operai che s'erano arruolati in virtù dei cresciuti lavori. C'era già una vaga inquietudine nel personale. Gli ultimi venuti presentivano la loro sorte, gli altri si turbavano al pensiero d'una possibile diminuzione di guadagni in seguito alla concorrenza, che sarebbe stata fatta loro dai licenziati. Si sparlava di Roberto che, senza nessuna esperienza, aveva voluto metter sossopra la miniera, si biasimava Cipriano che, pur non potendolo soffrire, s'era lasciato prender all'amo dalle sue parolone, e finalmente si dava del babbeo al direttore, il quale si contentava d'esser capo soltanto di nome. Nella visita ch'ella faceva a parecchie famiglie di minatori, Maria era messa a parte di queste lagnanze e di queste apprensioni e s'adoperava del suo meglio a calmarle.--Vedrete, si riuscirà; l'Arconti è un bravo giovine e non agisce alla leggera. Una tra le più arrabbiate oppositrici era la vecchia Gertrude, la quale detestava Roberto e non perdonava a suo figlio d'avergli dato retta.--Quello lì--ella diceva a Maria--ci rovinerà tutti. Quello li è il cattivo genio di Valduria.... Va là, Mariuccia, che anche tuo fratello ha un gran rimorso sulla coscienza. Le cose non andavan bene quando il vero e solo direttore era lui? E se gli occorreva proprio un aiutante, non lo aveva pronto? Non c'era Cipriano? Il Cipriano d'una volta, veh! non quello d'adesso.... Dacchè si sciupa gli occhi e la testa coi libri, dacchè crede alle fanfaluche di quel bellimbusto, è diventato un altr'uomo.... Oh se un anno fa avessero chiamato lui, avresti visto se Cipriano si sarebbe fatto onore.... E allora anche la tua superbietta.... oh basta.... so quel che mi voglio dire. La fede di Maria in Roberto non diminuiva, ma la sua anima era amareggiata da questi discorsi e glielo si leggeva sul viso. --Comincia anch'ella, Maria, a non creder più in me?--le domandava tristamente l'Arconti. Ed ella gli rispondeva pronta:--No, mai, mai, glielo assicuro.... Ma che posso far io, povera fanciulla?.... --Oh può far tanto!.... Se non altro può tener vivo il mio coraggio. Ella arrossiva, ma queste parole le versavano in cuore una dolcezza infinita. Chi non ha qualche volta dubitato di sè? Allorchè la meta sperata s'allontana inopinatamente, allorchè tutti ci gridano: -Avete sbagliato strada-; chi non prova un gran turbamento nell'animo, chi non prova il bisogno di ripiegarsi su sè medesimo e di chiedersi: Ho ragione io, oppure hanno ragione gli altri? Ebbene; quando l'impresa a cui ci siamo accinti è frutto d'una convinzione profonda e matura, noi trionferemo delle nostre incertezze, noi proseguiremo a ogni modo la nostra via, ma come più facile ci sarà la vittoria se un sorriso, se una parola verrà a rinfrancare il nostro spirito avvilito dallo scherno e dal biasimo della folla, se fra tanti spettatori lieti di vederci presso al naufragio uno almeno ci tenderà la mano dal lido! E che gratitudine serberemo a quest'uno! L'animo nobile ed elevato di Roberto apprezzava Maria più ch'egli non lo dicesse a lei, più che non lo confessasse a sè stesso. I due giovani non avevano agio di far lunghe conversazioni; le lezioni di francese erano divenute assai rare, perchè i lavori della miniera assorbivano quasi tutto il tempo dell'Arconti e lo costringevano sovente anche a passar la notte fuori di casa; nondimeno, a qualunque ora egli tornasse per prendere un po' di riposo, trovava Maria che gli veniva incontro, e più con lo sguardo che con la voce gli domandava che cosa vi fosse di nuovo. E se un barlume di speranza gli balenava negli occhi, anche il viso di lei si rischiarava d'una subita luce, e se la sua fisonomia era abbattuta, ella seria, ma composta e tranquilla, gli diceva.--Coraggio, sarà per domani.--Oh perchè Lucilla non gli faceva dire altrettanto? perchè da Milano non sapevano presagirgli che disinganni e amarezze, non sapevano ripetergli che la solita antifona:--Vieni via da quella bolgia. Cercati un mestiere più da galantuomo? Un giorno in cui Roberto prima di scendere nel sotterraneo accompagnava Maria sulla strada di Valduria ov'ella si recava per alcune spesuccie, apparve loro da lungi Cipriano. --Non mi lasci ora--disse Maria all'ingegnere.--Mi conduca a casa. Andrò a Valduria più tardi. E così dicendo, si fece rossa rossa. --Come desidera,--rispose Roberto. E i due giovani ritornarono sui loro passi in silenzio. Cipriano non li seguì, ma, prendendo una scorciatoia, giunse in due minuti alle falde della collina che Maria doveva risalire per tornare alla propria abitazione. Senza dubbio egli credeva di trovarla sola. Allorchè vide che l'Arconti era sempre con lei, aggrottò le ciglia, fece un segno d'impazienza e si dileguò di nuovo rapidamente. Roberto, che aveva taciuto fino allora, toccò per la prima volta un soggetto delicatissimo. Si ricordava delle parole dettegli da Cipriano, si ricordava della preghiera che questi gli aveva fatto di perorar la sua causa. Egli se n'era schermito, ma se l'occasione favorevole si presentava, perchè lasciarla sfuggire? Non aveva simpatia per Cipriano, ma non poteva dissimularsene il valore, non poteva negar lode al suo contegno negli ultimi tempi. --È cattiva con Cipriano--egli disse alla ragazza. Ella, ch'era già rossa, divenne scarlatta e balbettò.--Io?... Perchè? --Egli la cerca ed ella lo sfugge.... Maria non rispose. --Eppure vi fu un tempo in cui credevo....--ripigliò Roberto. --Che cosa credeva?--interruppe vivamente Maria. --Scusi, sa, non dovrei entrarci.... --Ma parli, parli. --Credevo che ci fosse un po' di simpatia fra di loro.... --Oh, signor ingegnere, perchè mi tormenta?.... --Smettiamo, se le dispiace.... --Adesso che ha incominciato!... Io sono per Cipriano quella d'una volta.... È colpa sua se lo sfuggo.... Perchè non si contenta che gli voglia bene come una sorella? --Perchè le vuol bene più che come un fratello, ecco la ragione,--rispose Roberto. --E allora non c'intenderemo mai--replicò la ragazza, mentre i suoi occhi s'inumidivano di pianto.--Sconsigliato Cipriano! Perchè ha voluto guastar la nostra amicizia? Non era bella? Non era santa? Non era piena di confidenza e d'abbandono? --Eppure, cara Maria,--riprese l'Arconti--è nell'ordine naturale delle cose che un uomo desideri di sposar la donna che ama, e che la donna, anche lei, miri ad avere una famiglia sua, ad avere dei figli. --Ma io non intendo sposarmi. --E perchè? Sarebbe una così buona moglie, una così buona mamma.... --No, no, non mi sposerò. --Cose che si dicono. --Vedrà. --O che vuol farsi monaca? --Monaca io? mi farebbe ridere senza voglia.... Chiudermi fra quattro muri, io che amo tanto l'aria, la luce, il moto, la libertà dei campi?... Che idea!... Come se ci fosse bisogno di farsi monache quando non ci si marita.... Una famiglia propria, dice.... O non l'ho una famiglia? Non ho Odoardo, che ha tanto affetto per me e a cui devo tanto?... Per ora non si sposa nemmen lui.... Se si sposerà, sarò una buona cognata, una buona zia.... Mi parla di bambini? Si figuri se non li amo.... Ce ne son tanti in questa valle che mi fanno una festa.... Se li vedesse quando entro nelle loro case, come mi si aggrappano alle sottane, come mi si arrampicano fin sulle spalle!... E se son malati, mi vogliono al loro letto.... Me ne ricordo uno, poverino, ch'è morto, e fino all'ultimo momento voleva che gli tenessi la mano sulla fronte.... --Ha le lagrime agli occhi per quel bimbo che non le apparteneva, e dice che non vuole esser madre.... --No, no.... --Via, senta ancora una parola--proseguì Roberto infervorandosi nella sua parte d'avvocato.--Non sa che il giovine ch'ella respinge anela a una migliore posizione per amor suo, studia per essere degno di lei....? --Oh, degno di me!--interruppe Maria.--È anzi degno di molto meglio.... Ci son tante belle ragazze nelle vicinanze.... E saran superbe d'esser corteggiate da Cipriano.... Ma mi lasci stare.... Non si ostini a una cosa impossibile.... --Nientemeno!--esclamò l'Arconti. --Non insista, signor Roberto,--disse la giovinetta, e le lagrime, non più rattenute, le colavan giù per le guancie.--Che male le ho fatto perchè mi esponga a questa tortura? --Male, povera Maria? del bene mi ha fatto, e tanto bene.... Ed io non posso desiderare che la sua felicità. --Grazie di queste parole--rispose Maria con voce commossa.--Quand'è così, se ne avessi bisogno, mi difenderebbe, non è vero? --Oh sì, con tutta l'anima. Il colloquio, che abbiamo riferito, lasciò una singolare impressione in Roberto.--Strana creatura quella Maria!--egli riflettè fra sè, incamminandosi soletto verso la miniera.--Non ama Cipriano.... Non vuole sposarsi.... Amerebbe qualchedun altro?... E chi?... Adesso poi la nostra amicizia con Cipriano è finita sicuramente.... Gli torneranno le stolide ubbie d'una volta, e nessuno potrà levargliele dal capo.... Del resto, perchè m'accalorava tanto in suo favore?... Che m'importa che Maria lo sposi?... Buona Maria! Ella non deve essere sacrificata, ella non lo merita, e se suo fratello non basterà a difenderla, ci sarò anch'io.... La vecchia Gertrude aveva ragione. Cipriano ed io eravamo destinati a farci la guerra.... Sarebbe però un gran male che le ostilità scoppiassero in questo momento.... Con tanto bisogno d'accordo che c'è pei lavori della miniera! Le apprensioni di Roberto erano infondate. Cipriano era più torvo, più chiuso del consueto, ma non fece all'ingegnere Arconti nessun discorso relativo a Maria. Sentiva che, prima d'iniziare altre battaglie, bisognava decider quella terribile che si era impegnata con le forze della natura.... O si vinceva, e la vittoria avrebbe fatto anche di lui un altr'uomo, e gli avrebbe dato il diritto di parlare alto; o s'era sconfitti, e chi sa allora che cosa sarebbe avvenuto? In quest'ultima ipotesi un conforto restava a Cipriano. L'ingegnere Arconti non avrebbe potuto rimaner più oltre a Valduria, perchè sul suo capo sarebbe ricaduta la responsabilità maggiore dell'insuccesso. Così lo scorno dell'uomo che in fondo del cuore egli odiava, avrebbe risarcito in parte Cipriano dell'infausto esito d'un'impresa a cui egli stesso consacrava tutte le forze dell'ingegno e del braccio. Intanto egli non mancava a nessuno de' suoi doveri, non si ritraeva nè davanti alla fatica, nè davanti ai pericoli. Era pur doloroso per Roberto di presentire un nemico in un così valido e intelligente alleato. E la fortuna, che si lascia spesso domare dalla perseveranza, cedette infine all'energia e all'attività dei due uomini che non s'erano sgomentati alle sue ripulse. Dopo mesi e mesi di prove, nello spazio di una settimana, si potè dir d'avere trionfato su tutta la linea. I difficili esperimenti pel risparmio di combustibile, intorno ai quali l'ingegnere Arconti s'era torturato così a lungo il cervello, e da cui era lecito aspettarsi un risparmio del trenta per cento sul costo di produzione, riuscirono nel modo più luminoso; la resa del minerale nella nuova galleria divenne ad un tratto abbondante oltre ogni aspettazione, dopo d'essere stata povera e scarsa in maniera da permettere appena agli operai che lavoravano a cottimo di guadagnarsi da vivere. Fu una gioia immensa in tutta la valle. La miniera di Valduria, che dava sostentamento a tante famiglie e che pe' suoi meschini profitti era stata più volte sul punto di esser abbandonata, aveva ormai un avvenire brillante dinanzi a sè. Quelli che avevano maggiormente gridato contro le tentate innovazioni erano adesso i più pronti all'entusiasmo. I nomi di Roberto Arconti e di Cipriano Regoli erano su tutte le bocche, e nessuno li lodava con maggiore spontaneità del buono e leale Odoardo Selmi, quantunque il trionfo de' suoi due giovani aiutanti non potesse che contribuire a mettere nell'ombra chi avrebbe dovuto essere il vero direttore della miniera. Ma nell'animo schietto del Selmi non allignava l'invidia bassa e volgare; a chi voleva dare anche a lui una parte di merito, egli rispondeva.--Non ne ho affatto, o forse ho soltanto quello di aver chiamato a Valduria l'ingegnere Arconti. Senza di lui, non saremmo oggi a questo punto. Cipriano è un bravo caporale, ma non può essere che uno stromento subalterno. La mente direttiva è Roberto; quello lì ha cervello per tutti. Odoardo Selmi era veramente orgoglioso del suo Roberto; di Cipriano ammetteva il valore, ma non lo amava; a Roberto invece egli voleva un bene dell'anima. Oh se Roberto non avesse ancora conservato i gusti cittadineschi, se non avesse avuto la fanciulla del suo cuore a Milano, che bei progetti si sarebbero potuti fare! E Maria? Come dipingere la contentezza di Maria? Ella aveva diviso tutti i palpiti di questa lotta, ella aveva conosciuto meglio di ogni altra persona le angustie di Roberto, aveva dovuto difenderlo contro chi lo attaccava, aveva dovuto difenderlo contro sè stesso, aveva sentito che, s'egli non riusciva, gli sarebbe stato forza di lasciare Valduria, e questa idea l'aveva empita di una così profonda tristezza! Ella non era nulla per Roberto, non poteva esser nulla, ma Roberto era per lei un amico sì dolce! Oh sì, un amico, soltanto un amico. Il pensiero della giovinetta non osava andare più in là. Non bella, non elegante, non istruita, era già molto s'ella non credeva baldanza soverchia il dire che nutriva per Roberto quel sentimento d'amicizia il quale suppone una certa parità di condizioni.... Pur troppo, neppur questo bene le sarebbe durato a lungo. L'ingegnere Arconti, o presto o tardi, avrebbe finito coll'andarsene, e allora a lei non sarebbe rimasto altro conforto che quello di ricordarsi, e di ricordarsi da sola, perchè, in quanto a lui, avrebbe tutto dimenticato sicuramente. Ma intanto era per l'Arconti un impegno d'onore il non abbandonare Valduria finchè le innovazioni introdotte non fossero entrate nelle abitudini della miniera. Ciò significava per lo meno un periodo di alcuni mesi, ed è appunto nella giovinezza, quando l'avvenire è più lungo davanti a noi, che noi siamo più disposti ad appagarci del presente. Per sentire una nota stridula in mezzo alla soddisfazione universale, bisognava recarsi dalla vecchia Gertrude, la quale non usciva mai di casa, e sfogava le sue bizze con suo figlio e coi pochi che andavano a visitarla. Profetessa eterna di disastri, ella vedeva un subisso di guai che dovevano precipitar nella miseria Valduria. Erano tutti sogni, erano tutte imposture di quell'intrigante ch'era cascato giù dalle nuvole per la rovina di quei poveri paesi. E anche Cipriano si lasciava abbindolare da lui, anche Cipriano lo aiutava a farsi un piedestallo. Questo era il gran dolore, questa era la gran mortificazione della inferocita femmina, che abborriva Roberto senza saper precisamente perchè. Cipriano aveva troppa intelligenza da porgere ascolto alle filippiche di sua madre. Egli aveva saputo domare il suo carattere impetuoso e violento; e vincendo la sua naturale avversione per l'Arconti, aveva saputo apprezzarne la dottrina e l'ingegno, e trarne profitto per colmare in parte le innumerevoli lacune del suo spirito. S'era fatto suo alleato in tentativi accolti con diffidenza da tutti, era riuscito insieme a lui, e non intendeva certo di scemar il valore d'una vittoria ottenuta con sì gran fatica. Egli attendeva ora un miglioramento radicale nella sua posizione. Conseguìto questo scopo, avrebbe chiesto formalmente a Odoardo Selmi la mano di Maria. Non gli si sarebbe più potuto rinfacciare ch'era un operaio volgare, che aveva un salario meschino; e con quale altra ragione si avrebbe osato di respinger la sua domanda? Maria lo amava? Oh s'ella non lo amava, voleva dire che amava un altro, e quest'altro non poteva essere che Roberto. In tal caso, guai, guai a lui! L'ingegnere Arconti aveva visto ciò che Cipriano valeva come ausiliario; egli avrebbe imparato a sue spese ciò che significava averlo nemico. XIV. Le liete notizie di Valduria giunsero a Londra quando la direzione della -Sulphur Society-, un po' infastidita delle continue richieste di danaro per esperimenti che non venivano mai a un risultato pratico, aveva deciso di spedir sul luogo un apposito funzionario per veder davvicino come andassero realmente le faccende della miniera. Giacchè M.^r Black era sulle mosse per partire, si stimò opportuno di lasciar correre il suo viaggio, malgrado della mutata condizione delle cose. La differenza era questa, ch'egli partiva con diverse disposizioni d'animo e con istruzioni diverse. Prima gli si dava facoltà di sospendere gran parte dei lavori, adesso gli si consentiva, ove i fatti rispondessero alle relazioni trasmesse da Valduria, di prendere gli accordi necessari per ordinare su più larghe basi l'amministrazione. Ed egli aveva pure l'incarico di visitare qualche altra miniera di zolfo posta nelle vicinanze e di riferirne a Londra, affinchè la Società potesse in caso di convenienza trattarne l'acquisto dagli attuali proprietari. M.^r Black era un tecnico di molto valore, che aveva traversato due volte l'Oceano per recarsi negli Stati Uniti, ma non aveva mai passato la Manica, nè posto piede in terre dove non si parlasse l'inglese. Il primo suo viaggio sul continente europeo era destinato a procurargli un'amara disillusione. Egli credeva di conoscere a fondo le lingue straniere, ma giunto in Francia, s'accorse che non sapeva il francese; toccato il suolo germanico, dovette convincersi che non c'era anima viva che capisse il suo tedesco; al di qua delle Alpi, fu costretto a riconoscere che nessuno intendeva lui e ch'egli non intendeva nessuno. Ciò lo metteva in qualche imbarazzo circa alla sua missione a Valduria. Come si sarebbe spiegato? Il cuore gli si aperse quando nel povero villaggio in cui s'aspettava di dover lottare con difficoltà infinite per esprimere il suo pensiero, trovò una persona misericordiosa che lo tolse d'impiccio parlandogli la sua lingua. Questa persona era l'ingegnere Arconti, il quale, senza essere un professore d'inglese, ne sapeva abbastanza da mandare avanti alla meglio una conversazione, sopratutto con l'aiuto d'un prezioso dizionarietto tecnico che formava parte della sua piccola biblioteca. Sentir l'idioma natale in paese straniero è dolcezza sì grande che predispone l'animo a trovar belle e giuste le cose che ci si dicono e a trovar simpatico chi ce le dice; figuriamoci poi quando le cose dette son belle e giuste davvero, e quando chi le dice ha in sè tutto ciò che occorre per farsi amare. M.^r Black non era uomo di facili entusiasmi, ma egli provò subito una singolare ammirazione per Roberto Arconti. Gli piaceva quell'aria modesta a un tempo e sicura, quella volontà risoluta, quel coraggio senza spavalderia, quel senso pratico nudrito da sì largo corredo di studi. Egli capiva, per quanto l'altro si schermisse, che ormai il direttore vero della miniera era l'Arconti e che a lui dovevasi attribuire la maggior parte di merito in ciò che si era fatto da un anno a Valduria. Agli occhi di M.^r Black l'ingegnere Arconti non aveva che un solo difetto, quello di non essere inglese. --Peccato--egli soleva ripetere--dovevate appartenere alla nostra razza. L'energia, la perseveranza sono qualità nostre; voi ce le avete rubate. Infaticabile malgrado dei suoi cinquanta anni, l'inviato della -Sulphur Society- era in moto dall'alba al tramonto, ora nel sotterraneo, ora nelle officine, prendendo conoscenza d'ogni più minuto particolare, esaminando con occhio attento ed intelligente i processi d'estrazione e di fusione del minerale. Lo accompagnavano il Selmi e l'Arconti; qualche volta a loro s'aggiungeva Cipriano, ma chi doveva far da interprete era sempre Roberto, ed era a lui solo che M.^r Black dirigeva le sue osservazioni. È facile immaginarsi se Cipriano se ne rodesse nel fondo dell'anima. Per una settimana e più M.^r Black rimase a Valduria alloggiato alla buona nella stessa casa in cui viveva Odoardo Selmi con sua sorella e in cui era ospitato l'Arconti. Maria adempiva con la usata sollecitudine agli uffici di massaia, e anche a proposito di lei M.^r Black osservava che ella avrebbe dovuto nascere al di là della Manica. In prova della sua stima, egli le insegnava a preparare il thè, che, da buon inglese, aveva portato seco nel suo bagaglio insieme a una macchinetta per farlo bollire. E siccome la ragazza riusciva egregiamente nella non difficile operazione, M.^r Black le promise di spedirle in dono da Londra una scatola della pianta preziosa insieme a un servizio di porcellana. Egli non capiva come si potesse vivere senza questa bibita ristoratrice. Odoardo Selmi invece lo capiva benissimo, e protestava che non avrebbe mai sostituito quell'insulso decotto al fiasco di Chianti che rallegrava le sue serate. M.^r Black, più equanime, non disprezzava il Chianti, ma sosteneva la tesi che il vino dovesse beversi tra uomini, e che quando si voleva far entrar la donna nel crocchio, bisognava prendere il thè mesciuto da lei. E in questa idea conveniva pure Roberto. Una volta partecipò all'interessante discussione anche il signor Max Rundberg, denigratore acerrimo del thè, estimatore del vino, ma entusiasta d'una sola cosa al mondo, della birra tedesca. Pur troppo, alla sua venuta in Italia, gli erano toccate due grandi disgrazie. Non aveva trovato più birra buona, e aveva trovato invece un basilisco di moglie. -Glücklicherweise-, dopo cinque anni, la moglie era volata fra gli angioli, e le dolcezze dello stato vedovile lo avevano confortato della mancanza della birra buona. Ormai si contentava del vino. Sperava però di potersene tornar presto in Germania e di ritrovar la sua birra. Gli ultimi due giorni della dimora di M.^r Black a Valduria furono consacrati alla visita d'un paio di miniere poco discoste, fra cui c'era appunto quella di Rignano, la più antica e in altri tempi la più importante della regione. Esercitata fiaccamente da parecchi anni, aveva perduta la sua supremazia, e la sua produzione era ormai inferiore a quella di Valduria. Ma una volontà energica avrebbe potuto restituirle il passato splendore, ed era a questo appunto che pensava M.^r Black, mentre Roberto Arconti andava enumerando con foga giovanile i lavori che sarebbero occorsi. I due uomini scendevano a piedi lentamente dall'altura su cui è posto il villaggio di Rignano. Era l'ora del crepuscolo. Una tinta vermiglia colorava il lembo occidentale del cielo; a levante, dalla parte dell'Adriatico, tremolava sopra un fondo opalino il disco della luna illuminato dai rosei riflessi del tramonto. Anche l'anima poco poetica di M.^r Black si sentì commossa da quell'armonia ineffabile che pareva fondere insieme tutte le cose; egli salì sopra un rialzo di terra da cui l'occhio spaziava in un largo orizzonte, e dal suo labbro fuggì un -beautiful!- che veniva proprio dall'anima. Indi sedette sopra un sasso su cui c'era posto per due, e disse a Roberto di metterglisi accanto. Roberto pensava a Lucilla. In quanto a M.^r Black, egli non era uomo da rimaner lungo tempo in estasi. --Ebbene, giovinotto--egli ripigliò dopo una breve pausa--se la nostra Società comperasse la miniera di Rignano, vorreste voi esserne il direttore? --La Società comprerebbe Rignano?--esclamò Roberto ancora mezzo assorto nelle sue fantasie. --Badate, è un segreto e dovete conservarlo gelosamente, tanto più che per adesso non c'è nulla di positivo. Io non venni qui solo per esaminare i lavori di Valduria, ma anche per vedere se fra le miniere vicine ce ne fosse qualcheduna che meritasse di essere comperata. Rignano ha un avvenire, lo avete detto voi stesso. --È vero. --Orsù, da quel che mi consta, la Compagnia inglese che ne è proprietaria non sarebbe aliena in massima dal disfarsene, e alla -Sulphur Society- potrebbe convenire di prenderne il posto. I negoziati devono però esser condotti con molta prudenza per non suscitar concorrenti. Ne parlerò al Consiglio appena giunto a Londra. Ma nulla si potrebbe concludere senza essersi prima assicurati della persona a cui affidarne la Direzione. In queste imprese, giovinotto mio, l'uomo è tutto. E voi sareste il nostro uomo.... --Il vostro ottimismo potrebbe ingannarvi--rispose l'Arconti;--io non faccio questo mestiere che da tredici mesi, e non ho l'esperienza necessaria.... --I lavori compiuti a Valduria--interruppe M.^r Black--sono la miglior confutazione delle vostre parole. --Oh! A Valduria, io non ero solo.... v'era l'ingegnere Selmi, c'era Cipriano Regoli.... --Via, via, non fate il modesto.... Siano pur soli tredici mesi dacchè siete entrato in questa carriera, voi avete tutte le qualità che occorrono per riuscirvi.... E vi ripeto che abbiamo bisogno di voi. Se ci dite di no, è da scommetter cento contro uno che il nostro bel progetto va in fumo. --Questo poi.... --Del resto--continuò M.^r Black senza badargli--quando pur comperassimo la miniera, difficilmente l'avremmo in poter nostro subito.... Voi avreste agio d'impratichirvi ancora per qualche tempo a Valduria.... --Ma perchè non dovrei restare dove, a parer vostro, ho fatto qualche cosa di buono e dove la mia presenza può ancora esser utile? --Lo chiedete? La ragione è semplice. Quando la Società avesse due miniere, il vostro posto sarebbe ove le difficoltà sono ancora da superare, non dove sono già superate. A Valduria resterebbe l'ingegnere Selmi, che, a cose avviate, è un buon direttore.... --Senza dubbio.... --Ma a Rignano ci vorrebbe ben altro.... ci vorreste voi, insomma.... Sarebbe una bella posizione. Comincereste per lo meno con uno stipendio di diecimila lire, aumentabili più tardi.... Impegno reciproco dalle due parti per cinque o sei anni.... --Cinque o sei anni da restar qui? --Naturale.... Avete scelto una professione, ci fate un'eccellente figura, e vorreste cambiarla?... E continuando la vita di miniera, meglio qui che altrove.... Qui c'è' un buon clima, un'aria balsamica.... Sul serio, provate la nostalgia della città?.... Invero, questa nostalgia l'Arconti l'aveva provata i primi mesi, ma non la provava più. Gli pareva anzi che non avrebbe saputo acconciarsi a occupazioni sedentarie e che un impiego tranquillo avrebbe finito presto col riuscirgli intollerabile. Ma lo crucciava il pensiero di Lucilla. Come offrirle di venir ad abitare fra quei monti, come sperare ch'ella accettasse l'offerta? --A Rignano--riprese M.^r Black--la situazione è anche molto più pittoresca che a Valduria. Ci sono, in prossimità della miniera, due o tre casette che farebbero venir la voglia d'andarci a stare, pur d'introdurvi prima il -comfort- inglese.... E conosco io una persona che quel -comfort- saprebbe introdurlo egregiamente..... --Che persona? Non vi capisco..... --Quella stessa che ha imparato a far così bene il thè. --Maria!.... v'ingannate, M.^r Black. Fra la signorina Maria e me non c'è e non ci sarà mai altra relazione che quella di due buoni amici. M.^r Black chinò la testa e rimase taciturno per alcuni secondi.--Questo non significa nulla--egli soggiunse poi.--Il mio progetto cammina lo stesso.... Se non volete decidervi su due piedi, prendete tempo un mese, due mesi. Mi scriverete a Londra. --Intanto chiederò a Selmi un congedo di quindici giorni--disse Roberto.--Non vedo mia madre da oltre un anno. --Desiderate consultarla? È giusto.... Però non le parlate che vagamente del nostro piano. Fatele capire soltanto che restando qui, il vostro avvenire è assicurato. E s'ella vi ama davvero, vedrete che non esiterà un momento a consigliarvi di rimanere.... Una madre inglese, almeno, farebbe così. Roberto sapeva perfettamente che sua madre avrebbe agito in modo affatto diverso; pur non era l'opposizione di lei quella che lo turbava. --Dunque mi scriverete?--ripigliò M.^r Black. --Sì, vi scriverò.... Ma è tempo d'incamminarci. Infatti era già tardi, e c'erano tre quarti d'ora di strada per arrivare a Valduria. L'ingegnere Arconti e M.^r Black s'avviarono in silenzio. Faceva notte, le lucciole brillavano sugli orli dei fossi, le cicale cantavano sugli alberi. --Siete pure un giovine strano--disse alfine l'inglese al suo compagno.--Dopo un anno di lotte trovate la fortuna davanti a voi.... Non avete da far che un passo per impadronirvene, e voi, non solo esitate, ma prendete un'aria contrita come se vi fosse capitata addosso chi sa quale calamità. --È giusto--rispose Roberto--io debbo parervi non solo strano, ma incivile. --Incivile! Perchè? --Perchè non vi ho ancora ringraziato della fiducia che mi dimostrate, dell'interesse che avete per me. Credetemi, M.^r Black, la mia riconoscenza è grandissima, e tale che non saprei esprimervela a parole.... Nella vostra offerta c'è per me più che una prospettiva di benessere materiale, c'è una soddisfazione d'amor proprio che io non avevo diritto di attendermi.... Dovrei esser felice, eppure, è vero, sono frastornato da cento pensieri tristi.... Se sapeste?... Ma, no, adesso è inutile.... Prima che passino due mesi vi scriverò a Londra.... --Eccoli, eccoli!--gridò una voce femminile. E due persone vennero rapidamente incontro a M.^r Black e a Roberto. Erano Maria Selmi e suo fratello. --Finalmente!--esclamò Odoardo.--Maria s'era fitta in capo che vi fosse toccata qualche disgrazia. --Esagerazioni!--disse la giovinetta arrossendo.--Era dal mio punto di vista di cuoca.... Non capivo più a che ora si dovesse andar a cena. Adesso corro avanti. E si dileguò leggera come una piuma e cantando come un usignolo. Quella sera medesima però un'ombra si stese sulla fronte serena della giovinetta, quando Roberto chiese ed ottenne da Odoardo Selmi una licenza di due settimane. Nulla di più naturale ch'egli desiderasse rivedere sua madre e la fanciulla che amava, nulla di più naturale ch'egli volesse tornar fra loro per qualche giorno a ricever le loro congratulazioni pei successi ottenuti nella carriera in cui s'era avviato. Maria gli dava ragione, Maria gli augurava un accoglimento festoso, entusiastico, eppure stentava a trattenere le lagrime. --Partiremo insieme--disse M.^r Black a Roberto--io non aspetto che una lettera da Londra, la quale non può indugiar troppo. Infatti la lettera giunse il dì appresso. Essa conteneva adesione del Consiglio alle proposte fatte da M.^r Black circa all'aumento degli stipendi al personale amministrativo di Valduria. L'ingegnere Arconti era il più favorito, ma anche il Selmi aveva un'aggiunta di millecinquecento lire alla sua paga, e a Cipriano Regoli era fatta una posizione bella e decorosa. Non tale però da rispondere alle aspettative dell'ambiziosissimo giovine, il quale si credette sagrificato, e giurò di vendicarsene. Nè avrebbe tardato a protestar fieramente, se le condizioni sempre peggiori della salute di sua madre, ch'egli amava davvero, non lo avessero pel momento occupato sopra ogni altra cosa, e se la speranza di ottener la mano di Maria non fosse venuta a calmar le agitazioni del suo spirito indomito. XVI. La mattina della partenza Odoardo e Maria accompagnarono fino alla carrozza i due viaggiatori. --Siamo intesi--disse Roberto al suo amico Selmi.--Io sarò qui domani quindici; ma, se accadesse cosa alcuna da render necessario più presto il mio ritorno, non hai che a scrivermi o a telegrafarmi. --Non accadrà nulla sicuramente. --Lo credo anch'io. A ogni modo, hai capito.... Buon giorno, Maria--continuò l'Arconti rivolgendosi alla giovinetta e stringendole forte la mano.--Stia bene, e a rivederci presto. --A rivederci--ripetè Maria con voce commossa. Anche M.^r Black rinnovò i suoi saluti; poi il cocchiere fece schioccare la frusta, la carrozza diede tre o quattro scossoni e si mosse lentamente giù pel pendio. L'ingegnere Selmi e sua sorella rimasero immobili finchè la vettura non fu scomparsa dietro una macchia d'alberi. All'ultimo momento, Maria agitò il fazzoletto e fece un segno con la testa a Roberto, che s'era voltato anche lui. Poscia si passò rapidamente quel medesimo fazzoletto sugli occhi. M.^r Black aveva deciso di soffermarsi un giorno a Bologna insieme all'Arconti, che egli voleva presentare a un ingegnere inglese suo amico domiciliato colà. Per conseguenza, Roberto, prima di partire da Valduria il lunedì, aveva scritto a sua madre che sarebbe arrivato a Milano il martedì sera, tenendo conto appunto della sosta in Bologna. Senonchè, per accidente, M.^r Black venne a sapere durante il viaggio che la persona in questione era a Napoli, ond'egli deliberò di proseguire difilato per l'Inghilterra. E Roberto, il quale non aveva nulla da fare in Bologna, fu ben lieto di poter giungere a casa sua ventiquattr'ore più presto. Ebbe un momento la tentazione di mandare un dispaccio a Milano, ma poi pensò che non ne valeva la pena, e ch'era meglio procurarsi il gusto d'arrivare all'improvviso. Separatosi a Piacenza dal suo compagno, che prese la linea Alessandria-Torino, egli si rincantucciò in un angolo del vagone e procurò di abbandonarsi senz'altro alla gioia del ritorno, alla gioia di riveder fra poco la sua città natale, sua madre, la sua Lucilla. Ma invano. Alle immagini gioconde si mescevano, suo malgrado, tetre preoccupazioni. Sentiva che non solo da sua madre, ma anche da Lucilla egli avrebbe dovuto attendersi un'opposizione feroce a' suoi piani. Qualche volta gli si affacciava alla mente questo terribile dilemma: o rinunciare alla vaga fanciulla che aveva prima fatto battere il suo cuore, o abbandonare la via su cui aveva in pochi mesi fatto passi insperati. Se pensava che Lucilla era stata per tanto tempo la pupilla degli occhi suoi, non riusciva nemmeno ad intendere come, posto al bivio, avrebbe potuto esitare un istante; se poi rifletteva al tesoro d'energia e di attività che aveva speso in un anno, non sapeva reggere all'idea di averlo speso per nulla, di dover ricominciare da capo. Ora si rimproverava d'amar poco Lucilla, ora rimproverava a Lucilla d'amar poco lui. Ora diceva a sè stesso che il cuore della giovinetta gli sfuggiva, ora si domandava con una vaga inquietudine se non era invece il suo proprio cuore che non palpitava più come una volta. Oh! ma perchè crucciarsi così? Forse di lì a poco uno sguardo, una parola avrebbe dissipate tutte queste incertezze. Un guasto sulla linea Piacenza-Milano ritardò di due ore l'arrivo del treno. L'ingegnere Arconti non giunse a casa di sua madre che dopo le otto pomeridiane. Una donna di servizio, ch'egli non conosceva e da cui non era conosciuto, gli disse che la signora Federica era dai Dal Bono, ove si sarebbe trattenuta tutta la sera. Nell'idea fissa che il signor ingegnere doveva arrivar solo il dì appresso, la prudente femmina rimase alquanto in forse prima d'accoglier la dichiarazione di Roberto ch'egli era appunto il signor ingegnere aspettato, e ch'era venuto un giorno prima perchè tale era stato il piacer suo. --Non doveva arrivar che domani--ella continuava a brontolare, conducendo con qualche riluttanza il viaggiatore nella camera che gli era destinata. E mentr'egli faceva un po' di -toilette-, la sentiva ancor borbottare fra i denti.--Non doveva arrivar che domani. Se non fosse il signor ingegnere? Roberto non aveva preso nulla dal mezzogiorno in poi. Ma in casa non c'era nè un pane, nè una tazza di brodo. La signora Federica era stata a desinare dai Dal Bono, non s'era acceso il fuoco dopo l'ora di colazione, la dispensa era vuota. Come prevedere che il signor ingegnere avrebbe anticipato di un giorno il suo arrivo? Così il signor ingegnere fu costretto a recarsi a un -restaurant-, ove mangiò frettolosamente un boccone, dolendosi seco medesimo del cattivo esito della sua improvvisata. Sarebbe stato meglio, assai meglio, ch'egli avesse quella mattina spedito un telegramma. Prese un -fiacre- per recarsi dai Dal Bono. Mal disposto com'era, non voleva essere veduto da nessuno de' suoi amici. In casa Dal Bono trovò finalmente un servitore che lo conosceva. Domandò della signora, della signorina, domandò di sua madre. La signora e la signorina stavano vestendosi; sua madre era con loro, ma la si sarebbe chiamata. Rimase ad attendere nel salotto da pranzo, sulla cui tavola ardeva una candela. Tutti questi contrattempi gli sembravano di pessimo augurio; capiva che non ne aveva colpa nessuno, che nessuno prevedeva il suo arrivo per quella sera.... Eppure, malgrado di tutto, si sentiva l'anima oppressa dalla malinconia. Perchè le signore Dal Bono facevano -toilette- a quell'ora? Dove andavano? Non le avrebbe dunque viste che un momento? Queste riflessioni durarono pochi secondi perchè la signora Federica non tardò a comparire, corse incontro a suo figlio e lo abbracciò e baciò con molta tenerezza. --Mamma, cara mamma--disse Roberto, che le voleva un gran bene malgrado dei suoi difetti e che in quel momento aveva un immenso bisogno di espansione.--Tu sei sempre più giovane, sempre più bella!... e Lucilla? --Lucilla verrà fra poco.... Ma lascia ch'io ti guardi. La signora Federica osservò attentamente suo figlio, poi tentennò il capo in aria di persona non soddisfatta. --No, proprio no--ella soggiunse.--Questa barba non può restare.... T'imbruttisce. --Che sogni! --T'imbruttisce davvero.... Te la raderai adesso.... --No, no, mammina mia.... Non c'è prezzo dell'opera a tagliarla qui per lasciarla crescere di nuovo a Valduria. --Ma che Valduria? Tu non ci devi tornare laggiù. --Vorresti che piantassi il mio impiego? che lasciassi a mezzo tante cose che ho incominciate? --Ci tornerai per qualche settimana, capisco.... Ma quello non è impiego per te.... Ho io una idea. --Eccola la mamma colle sue idee--disse Roberto accarezzandole i capelli ancora folti e bruni. --Oh signor canzonatore, le mie idee, le mie idee! Sono forse migliori delle sue, e se avesse dato retta a me.... Ma mi darà retta questa volta, ne son sicura. Il giovine atteggiò le labbra a un sorriso d'incredulità, e poi soggiunse:--Ne riparleremo.... Ma questa Lucilla? --Verrà, verrà a momenti. --Parlamene almeno. Sta bene? Pensa spesso a me? Dove va stassera! --Ih! Che gragnuola di domande! Sta benone, si ricorda perfettamente del signorino, e stassera va a una festicciuola in casa d'amici. Dovevo andarci anch'io, ma adesso che sei qui tu, ci rinuncio. --Una festicciuola di questa stagione? --Che vuoi? Sono gli Osnaldi che si son fitti in capo di far divertire una cugina ch'è loro ospite per qualche settimana.... Lucilla è . 1 , , ' , 2 3 . 4 , 5 . 6 ' ; 7 ; , , 8 , , 9 , 10 . 11 12 , . 13 , ' ; 14 ' , , 15 16 . . 17 ' ; 18 , 19 . ' 20 ; , 21 22 ' . . . . 23 . 24 25 : - - ' . 26 . 27 28 , 29 . 30 ; . 31 ; 32 . , ' 33 , , 34 35 . , 36 , 37 . , 38 . 39 40 ' , 41 ' ' 42 , ' 43 . 44 ' ; 45 ( - - 46 47 ' ) , , 48 ' . 49 ' ; ' ' 50 51 ' 52 . 53 , 54 . ' 55 : 56 . . 57 58 , . , 59 ' . 60 : - - 61 - - 62 : - - . . - - ' 63 : - - . - - ' - - , 64 ' 65 . 66 67 - - 68 . 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