Lei resta?
Questa domanda era indirizzata a Santelli che rispose pronto: -- Sì, ho
da parlare a Bibbiana.
-- In tal caso, buona notte anche a Lei.
-- Buona notte.
Fustini uscì, ben contento di non dover fare un tratto di strada a
fianco di quell'orso.
III.
Solo con l'orso rimase invece il signor Demetrio, rimase con la
coscienza d'essere in dolo, di meritarsi, almeno in parte, i rimproveri
che l'altro non gli avrebbe certo risparmiati.
Pure, dissimulando alla meglio la sua confusione, si avvicinò
bonariamente ad Antenore. -- Hai da parlarmi?
-- Sì, ma prima pago un debito.
E gettò con mala grazia due franchi d'argento sul tavolino.
-- Lascia stare....
-- Ah, -- proruppe Santelli inviperito, -- vorresti regalarmi anche
questi?... Per poi dire all'illustrissimo signor commendatore Fustini
che me li hai condonati per carità?
-- Io! -- esclamò Bibbiana.
-- Tu.... tu.... come stasera.
-- Io.... stasera.... ho detto....?
-- Hai lasciato capire.... ch'è lo stesso, -- ribattè Santelli schizzando
veleno da tutti i pori, -- hai lasciato capire che con la scusa degli
scacchi, e fingendo di giocar male, mi davi da guadagnar una o due lire
al giorno.... per i miei minuti piaceri.... per i sigari forse....
-- Ma no.... ti giuro....
-- E hai la faccia di negare.... Sono cinque anni che m'infliggi
quest'umiliazione.... cinque anni che mi ferisci in quello che ho di
più caro, in quello che ho di più sacro.... nel mio orgoglio, nella mia
dignità.... E io, bestia, non ho sospettato di nulla.... ho creduto in
buona fede che tu volessi impratichirti negli scacchi.... ho aderito al
tuo desiderio di giocar d'interesse.... se no non ci trovavi gusto....
l'ho agevolata io la tua parte di filantropo....
-- Ma se non è vero, -- seguitava a protestare il signor Demetrio.
L'altro non gli dava retta.
-- Come ho potuto io, col mio carattere, consentire a guadagnar
sempre....?
-- No, -- interrompeva Bibbiana, -- lo sai bene che neppur questo è
vero.... che anch'io vincevo qualche volta....
-- Una volta su dieci, -- ribattè Santelli. -- L'hai confessato tu a quel
tuo dilettissimo commendatore. Oggi invece, con un giocatore di prima
forza, non hai fatto che vincere....
-- Due partite.... sono accidenti che nascono.... che non provano
nulla.... Vedrai domani sera....
Il signor Antenore scoppiò in un riso secco, nervoso, che pareva
un singulto. -- Ah naturalmente domani sera perderai.... e m'inviti
ad assistere alla commedia.... Non son così grullo.... È finita la
commedia.... Mai più metterò il piede dentro di queste porte....
-- Andiamo, Antenore....
-- Mai più, fin che non potrò rimborsarti dell'elemosina che m'hai
fatta.... Cinqu'anni giusti.... sessanta mesi.... Non è mica un
conto troppo difficile.... sessanta mesi con poche interruzioni.... a
quaranta lire in media per ogni mese.... duemila quattrocento lire....
-- Tu sei pazzo, Antenore.... tu sragioni.... Hai bisogno di ricuperare
la tua calma.... di dormirci su....
-- Me ne vado, sì, -- ripigliava l'energumeno, -- ma non mica a
dormire.... Vado come un ministro del Regno d'Italia a studiar
l'economie che posso fare sul mio bilancio per pagare i miei debiti....
Lo capisci che non voglio esserti debitore, che non voglio concederti
la soddisfazione di avvilirmi, di calpestarmi?... Tutti così.... voi
altri ricchi.... Non vi basta papparvi le vostre rendite.... acquistate
con quel bel merito;... volete di quando in quando darvi il lusso della
generosità, della munificenza, per ribadir meglio le catene ai piedi
dei poveri diavoli.... Vigliacchi, vigliacchi!...
E uscì, slanciando questo insulto come un saluto.
-- Antenore! -- gli gridò dietro Bibbiana con voce soffocata. --
Antenore!... È troppo....
Diede uno strappo al campanello e si lasciò cader sulla poltrona.
La Barbara, accorsa alla scampanellata, lo trovò che ansava, rosso
scalmanato in viso, con gli occhi fuori dell'orbita.
-- Misericordia!... Cos'ha?.. Credevo che chiamasse per far lume al
signor Antenore.... Ma quello è corso giù per le scale al buio....
Cos'ha, cavaliere?... Cos'è stato!... Un tiro di quel figuro?... Non
l'ho mai potuto soffrire.... Beva qui un gocciolo di Marsala....
Il signor Demetrio la respinse con la mano. -- Ne ho bevuto anche troppo
del vino stasera.... Va meglio.... È passato....
-- Ma cos'era?... Cosa si sentiva?
-- Niente.... È passato.... Andrò a letto.... Dev'esser tardi.
-- È mezzanotte.... Non si sbrigavano più.... Dica la verità.... S'è
preso una bile col signor Antenore?
-- Sì, -- rispose Bibbiana che aveva necessità di sfogarsi. -- Ma ho avuto
torto anch'io.... L'ho provocato....
La Barbara scrollò le spalle. -- Provocarlo, Lei?... Lei che ha sempre
avuto una pazienza da santo?... Lei che ha sempre cercato di fargli del
bene?
-- Far del bene!... -- disse il signor Demetrio. -- Non è mica facile....
A volte si crede di far del bene e si fa del male.
-- O piuttosto, -- corresse la Barbara, -- c'è della gente che non sa dove
stia di casa la gratitudine.
-- Questo non importa.... Non si fa il bene perchè ci ringrazino.... Gli
è che bisogna saper regolarsi secondo le persone.
-- Sarà, -- mormorò la Barbara che non capiva certe sottigliezze. -- Ma
con un serpente come il signor Antenore non si riuscirà a nulla.
-- Superbo sì, -- ripigliò Bibbiana, parte favellando a sè stesso, parte
rivolgendosi alla sua interlocutrice, -- superbo fin da ragazzo.... A
scuola dov'era uno dei primi lo chiamavano il Lucifero.... E dopo ne
ha avute delle peripezie.... ne ha sofferte delle mortificazioni....
ha visto navigar col vento in poppa tanti che valevano meno di lui....
insomma se gli si è peggiorato il carattere non è colpa sua.... Così
astioso una volta non era.... E anche l'orgoglio gli è cresciuto con le
disgrazie.... Vi ricordate quand'è arrivato qui?... Aveva abbandonato
l'impiego, non gli avevano ancora liquidata la pensione.... non so come
vivesse.... E pure non ci fu verso di fargli accettar del danaro nè
in dono, nè a prestito.... Gli avevo proposto di tener la mia piccola
amministrazione.... Non ha voluto.... Lo avevo pregato di venir a
desinare ogni giorno con me, ch'ero solo e avrei avuto piacere di
far quattro chiacchiere a tavola.... È stato molto se ha accondisceso
a venir la domenica.... E intanto, anche con la pensione liquidata,
stentava a tirare innanzi, si lagnava di mille privazioni. Non era
più giovine neppur lui.... soffriva d'acciacchi.... Non aveva i mezzi
da curarsi.... Ed eravamo alle solite.... A qualunque offerta che
gli si facesse montava sulle furie.... Finalmente mi era parso d'aver
trovato.... Egli amava il gioco degli scacchi.... lo amavo anch'io. --
Giochiamo, -- gli dissi, -- ma giochiamo di qualche cosa.... Se non c'è
l'interesse non ci metto attenzione.... Regoleremo i conti ogni mese.
-- -Te Deum laudamus-.... Questa volta egli non rispose di no....
-- E intascava un bel gruzzolo, -- interruppe la Barbara.
-- Oh.... miserie....
-- Con tutta la sua boria si degnava....
-- Erano denari di buona presa.
-- Ma lei faceva apposta?
Bibbiana abbassò la voce come se si vergognasse di confessare. -- In
principio forse.... Dopo m'ero avvezzo....
-- E vuole che il signor Antenore non se ne fosse accorto? -- esclamò la
donna col suo naturale buon senso.
Il cavaliere negò energicamente. -- No, no.... Oggi soltanto, per causa
di quel benedetto Fustini....
-- Del signore ch'era qui a pranzo?
-- Appunto.... C'era la scacchiera pronta.... S'è messo a giocar con
Antenore e lo ha vinto.... È un giocatore che sa il fatto suo.... Poi
con lo stesso Fustini mi son provato io.... Antenore mi punzecchiava,
mi beffeggiava, parteggiava pel mio avversario.... Io ho perduto la
pazienza, ho perduto la testa, non mi son più ricordato che se Antenore
era rimasto inferiore a Fustini dovevo a maggior ragione rimaner
inferiore io....
-- E ha guadagnato la partita?
-- Due ne ho guadagnate.
-- Bravo!
-- No.... Quando ho alzato gli occhi verso Antenore e ho visto che ormai
egli aveva capito tutto, mi son vergognato come se avessi commesso la
più triste azione del mondo.
-- Oh caro Lei, -- protestò la Barbara, -- lasci che i cattivi si
vergognino....
-- Spesso si è cattivi senza volerlo, -- ribattè il signor Demetrio
tentennando il capo. -- Non dovevo stasera, non dovevo....
La Barbara lo interruppe. -- Scusi.... Io sono un'ignorante, ma se mi
permettesse di dir la mia opinione....
Bibbiana la incoraggiò con un gesto.
-- Ecco, -- rispose la Barbara, -- può essere che stasera ell'abbia avuto
un momento di distrazione, e ammetto che il signor Antenore.... dato
che prima ignorasse, che già io stento a persuadermene.... ammetto
insomma che debba esser rimasto un po' male.... Ma, con tutto questo,
s'io fossi stata nei panni di quel figuro, sa quel che avrei fatto?
-- Sentiamo.
-- Le avrei gettato le braccia al collo dicendole: -- Grazie.
-- Oh bella! Nel giorno in cui lo umiliavo davanti a un estraneo?
-- Che importa? Era il giorno in cui veniva a scoprire un'azione
generosa ch'era durata cinqu'anni.... le par poco? Quanti ce ne sono
che si sarebbero torturato il cervello per aiutare un tanghero che non
voleva essere aiutato, ma voleva lagnarsi sempre?... Quanti avrebbero
avuto pazienza per cinqu'anni?... E dell'umiliazione in fin dei conti
ne ha la colpa lui, e se la merita.... Sicuro, chè non è lecito aver
quella boria, e chi è nel bisogno non deve aver riguardi a domandare
soccorso a un amico nè deve costringerlo a usar dei sotterfugi per
fargli del bene.
-- Oh, in questo siamo d'accordo, -- disse con enfasi Bibbiana. Dopo la
feroce requisitoria di Santelli che gli aveva scompigliato le idee e lo
aveva empito di scrupoli e di rimorsi, la morale semplice e casalinga
della sua donna di servizio gli rinfrancava alquanto lo spirito. Egli
non era dunque il vile e malvagio uomo che Antenore lo accusava di
essere?
-- Basta, -- egli soggiunse alzandosi in piedi, -- accendetemi la candela,
ch'è ora d'andare a letto.
Pur la brusca rottura con Antenore non gli dava pace, e passando
accanto al tavolino rovesciò con la mano i pezzi ch'erano rimasti ritti
sulla scacchiera.
-- Maledetti scacchi!... Mi costate un amico.
-- Uhm! -- borbottò la Barbara. -- Se son quelli gli amici! Meglio
perderli che trovarli.
-- No, no.... Un compagno di scuola.... È un vero dolore.... Io non
dovevo....
-- Oh, torna da capo! -- saltò su con petulanza la Barbara, inanimita dal
buon successo che avevano avuto prima le sue considerazioni. -- E allora
torno da capo anch'io a dire che mi farei sbattezzare se il signor
Antenore non aveva mangiato la foglia già da gran tempo.
-- Impossibile!... Un superbo di quella risma!
-- Oh, -- conchiuse la filosofessa della cucina, mostrando più acume
d'un consigliere d'appello in pensione, -- ne ho conosciuti ancora dei
superbi che sinchè potevano far finta di non accorgersi dei benefizi
accettavano tutto.... Non vogliono obblighi di riconoscenza, ecco
quel che non vogliono.... Ciò che pesa a costoro non è ricevere, è
restituire.
E dopo aver pronunziato questa sentenza degna d'uno dei savi della
Grecia, la Barbara consegnò al padrone la candela accesa. Senonchè,
proprio in quell'istante, ella vide luccicar dell'argento sul tavolino.
A lei luccicavano gli occhi. -- O che si dimentica il danaro?
-- Che danaro?
-- Questi due franchi....
Bibbiana fece un passo indietro. -- Il danaro lasciato da Antenore....
Non lo voglio io.... Verrà a riprenderselo....
-- E se non viene?
-- Se non viene, tenetevelo voi.
-- Meno male, -- disse la Barbara. -- Intanto lo metto in tasca.
I CAVALIERI DELL'IMMACOLATA
I.
Era un'americana, arcimilionaria, bellissima, originalissima. Si
chiamava M.rs Edith Simpson, e già da qualche anno abitava Firenze in
compagnia della madre. Il marito, poichè c'era un marito, ve l'aveva
accompagnata lui stesso, le aveva preso in affitto una palazzina sui
Viali e una villa a Fiesole; poi, affidandola alla suocera, aveva
ritraversato l'Oceano e non s'era più fatto vedere. Le scriveva
però regolarmente una volta al mese, ed ella una volta al mese
scriveva a lui; e le due lettere, oltre che all'espansioni conjugali,
servivano l'una a rimettere, l'altra a dichiarare di aver ricevuto
un -chèque- di mille sterline. Dodici di questi -chèques- all'anno
formano una discreta sommetta; tuttavia l'ottimo M.r Simpson stimava
opportuno di arrotondarla, e, tanto per Natale quanto per la festa
di sua moglie, faceva una rimessa supplementare di altre cinquecento
sterline, una bazzecola. In fin dei conti, vista la fortuna del suo
sposo, M.rs Simpson avrebbe potuto esigere anche di più, ma ell'era
una persona ragionevole e si contentava. Già non doveva pensare che
a sè. Sua madre, benchè fosse una povera diavola al paragone (aveva
circa venticinquemila franchi di rendita), contribuiva alle spese
domestiche e si vestiva co' suoi danari. M.rs, o, piuttosto, donna
Mariquita Swallow, nata Serenado y Fuentes, subiva, come tutti gli
altri, il fascino della figliuola, ma era un tipo affatto diverso.
Intanto M.rs Simpson era, -intus et in cute,- un'americana del Nord,
una anglosassone; la madre, originaria del Guatemala, poteva dirsi
una spagnuola, e degli spagnuoli aveva il formalismo pomposo, il culto
dei titoli, il fervore cattolico.... che però non le aveva impedito di
sposare un protestante. Dio buono! Quando il defunto M.r George Swallow
era arrivato al Guatemala con una missione diplomatica degli Stati
Uniti, egli era un così bell'uomo che la señorita Serenado non aveva
potuto resistergli e gli aveva concesso la sua mano, nella speranza di
ricondurlo più tardi in grembo alla Chiesa. Speranza vana. Non solo
M.r Swallow non aveva voluto saperne di convertirsi, ma aveva fatto
protestante anche la figliuola.
Comunque sia, donna Mariquita andava orgogliosa della sua fede,
della sua patria e del suo nome di ragazza, tanto più sonoro del nome
di Swallow, e se non tradiva questi suoi sentimenti era un po' per
riguardo dell'Edith, un po' per la difficoltà ch'ella provava nella
conversazione. Infatti, abitando gli Stati Uniti, ell'aveva disimparato
lo spagnuolo senz'apprender bene l'inglese, e abitando ora in Italia,
minacciava di disimparare l'inglese senz'apprender, nè bene nè male,
l'italiano. Anche in questo differente affatto dalla figlia ch'era un
secondo cardinal Mezzofanti e possedeva una facilità straordinaria per
tutte le lingue.
Benchè donna Mariquita avesse una vera adorazione per la sua Edith, e
questa, a suo modo, volesse bene alla madre, le due signore godevano di
una reciproca indipendenza. Ricevute, che ben s'intende, da per tutto,
facevano qualche visita insieme, andavano insieme a qualche ritrovo
elegante; ma, in complesso, la giornata dell'una non somigliava a
quella dell'altra.
La madre viveva in un certo piede d'intimità con due o tre famiglie
della parte più conservatrice dell'aristocrazia fiorentina, s'era
ascritta a un paio d'associazioni cattoliche, frequentava con assiduità
le funzioni di chiesa. Con tutto ciò non le sarebbe dispiaciuto aver
dei galanti, e, poichè serbava le traccie della passata bellezza a
malgrado de' suoi quarantacinque anni, avrebbe anche potuto averne se
non fosse stata noiosetta per sua natura e non avesse voluto rimanere
entro i confini delle affezioni platoniche.
Spirito autoritario per eccellenza, M.rs Simpson non s'era legata
con nessuna signora della cittadinanza o della colonia forestiera, e
compariva nei salotti altrui solo quel tanto che basta per non romperla
affatto con la società. A lei occorreva di poter comandare a bacchetta,
d'aver un manipolo di vassalli che pendessero dalle sue labbra, che
ubbidissero a ogni suo cenno, che seguissero ogni suo passo. Ora,
quando una giovine bella, ricca, elegantissima, mostra gradire gli
omaggi, si può figurarsi se le manchino gli spasimanti. Non mancarono
dunque a M.rs Simpson, che appena spuntata sull'orizzonte fiorentino si
vide ai piedi tutta la -jeunesse dorée- del paese. Senonchè, anche in
questo caso fu applicabile il vecchio adagio: Molti i chiamati, pochi
gli eletti. L'Edith non respingeva nessuno; erano i candidati medesimi
che si ritiravano. Troppe qualità eran richieste per rimanere nella
corte di M.rs Simpson, e, prima di tutte, un assoluto disinteresse,
un'assoluta rinunzia a ogni aspirazione audace. La signora non era
-prude,- non si scandalizzava delle ardenti dichiarazioni che anzi
ell'accoglieva come un tributo dovutole, non s'inalberava per qualche
facezia a doppio senso, non lesinava i sorrisi, le strette di mano,
le dimostrazioni insomma d'una familiarità affettuosa; ma faceva ben
presto capire ch'era vano sperar nulla di più. Chi non si persuadeva di
ciò era messo pulitamente alla porta. E sì che parecchi avevan tentato
il colpo: degli appassionati, dei romantici, dei brutali, di quelli che
giuocano subito l'ultima carta e che uno schiaffo di donna non impaura.
Avevano fatto fiasco tutti, avevano creato intorno a M.rs Simpson
una leggenda di inespugnabilità, simile a quella che correva intorno
a certe rocche medioevali. I belli spiriti fiorentini la dicevano
l'-immacolata-.
Naturalmente, alla prospettiva sconfortante, molti adoratori si
perdevano d'animo, chiedevano a sè stessi se M.rs Simpson non desse
pochino a fronte di quello che domandava. Altri, pur rassegnati al
grave sacrifizio, si arrestavano dinanzi ad altre difficoltà. O non
erano disposti ad abbandonare ogni loro occupazione, o non avevano la
fibra abbastanza elastica, l'umore abbastanza docile, il borsellino
abbastanza guarnito da poter menar la vita scioperata a cui li
condannava la capricciosissima Dea. Quelli che rimanevano al loro posto
dopo una così laboriosa opera di selezione potevano ben dirsi a prova
di bomba.
Così, non tenendo conto della squadra volante or più, or meno numerosa,
formata sempre di elementi variabilissimi, lo Stato Maggiore di M.rs
Simpson si componeva di sette o otto individui, di cui cinque regolari,
a ferma illimitata, e due o tre volontari, tenuti, s'intende, in una
posizione subalterna dagli altri. Solo ai cinque regolari spettava
l'appellativo di -cavalieri dell'immacolata,- dato loro da quelli
stessi che avevano conferito il diploma di purità alla bella americana.
Erano i nobili avanzi dei primi vagheggini; avevano resistito alle
delusioni, resistito alle fatiche, abdicato alla propria personalità,
mutata la loro rivalità feroce in un'alleanza intima e sospettosa.
Tre avevano un titolo: il marchese Gino Ciriè, il conte Alessandro
Galassi Cerda, il barone Eligio de' Passeri; il quarto e il quinto,
Federico Pescina e Ugo Lucignano, appartenevano a due ricche famiglie
borghesi. A eccezione dell'ultimo, luogotenente d'artiglieria che
aveva lasciato il servizio per poter dedicarsi interamente alla dama,
erano giovinotti eleganti, -sportsmen- che si godevano la vita e non
avevano mai avuto occupazione stabile. Pure, in origine, non eran
stupidi. Ciriè aveva avuto una certa passione per le arti, aveva
plasmato nella creta delle figurine ch'eran piaciute; Galassi era stato
un buon dilettante di musica; Pescina aveva scritto una commediola
recitata con plauso in un salotto; Lucignano era uscito con buoni punti
dall'Accademia e godeva riputazione di valente ufficiale; de' Passeri,
in mancanza di meglio, era uno schermitore famoso. Ora s'era verificato
il singolare fenomeno che M.rs Edith Simpson, donna d'ingegno pronto
e vivace, aveva in breve tempo incretinito i suoi fidi seguaci. Il
processo d'imbecillimento era durato dai due ai tre mesi. Gli antichi
commilitoni di Lucignano assicuravano, a titolo di onore, che per lui
ci fossero voluti novantanove giorni. Adesso i cinque erano ridotti
allo stesso livello, e avevano finito con l'assomigliarsi nei modi e un
poco anche nell'aspetto. In presenza di M.rs Simpson erano dell'umore
di lei, accigliati talvolta s'ell'aveva i nervi tesi, gioviali più
spesso, perch'ell'era ordinariamente gioviale. Avevano i suoi gusti,
le sue opinioni, le sue simpatie e le sue antipatie; e di queste e di
quelli si facevano risoluti campioni in qualunque crocchio, di fronte a
qualunque contradditore. Ma per lo più evitavano con gli estranei ogni
contatto non necessario. Onorati d'un incarico della dama, slanciati
in giro chi di qua chi di là o per fissarle un palco a teatro, o per
associarla a un giornale, o per raccomandare al gabinetto di Vieusseux
di mandarle presto certi libri, o per commetter dei dolci da Doney,
o per verificare se un dato cavallo avesse la coda lunga o corta,
o per qualsiasi grave motivo consimile, percorrevano la città come
aiutanti di campo che portano gli ordini d'un generale in un giorno di
battaglia; poi si davano appuntamento in qualche posto per tornarsene
in compagnia dall'Edith e riferirle l'esito dei loro uffici. Una delle
caratteristiche dei -cavalieri dell'immacolata- era quella di tenersi
d'occhio a vicenda quanto più fosse possibile. Almeno ognuno voleva
saper sempre dove fossero gli altri. A nessuno era lecito di aver
segreti con la corporazione, sotto pena d'esser chiamato traditore.
Già, anche fuori di casa, se pur non erano tutti uniti, eran soli
di rado. Li si vedeva a due, a tre, camminar concentrati, parlar
sommessi con l'aria di cospiratori. Parlavano di lei, senza nominarla,
che non ce n'era bisogno. -- Quel vestito -le- sta a pennello. -- La
nuova tappezzeria del -suo boudoir- non fa l'effetto che si credeva.
I drappelloni son troppo pesanti. -- Delle -sue- ultime fotografie la
meglio riuscita è quella in costume d'amazzone. -- -Ella- ha pienamente
ragione di non andar per la prima dalla contessa Spingardi. Se la
contessa vuol fare la relazione, cominci lei. -- Domani non abbiamo
il -lawn tennis- perch'-ella- deve far visite con sua madre. -- Quel
contino Negretti finirà col -darle- noia. Che cosa spera quello
scimunito?... Se non siamo riusciti noi!
Sempre intesi a sorvegliare attentamente i corteggiatori importuni
di M.rs Simpson, a difendere contro le insidie quella rigida virtù
femminile che non avevano, oimè, potuto far capitolare, i -cavalieri
dell'immacolata- erigevano intorno a lei una barriera non facilmente
superabile. Onde, benchè M.rs Simpson non accettasse imposizioni
circa al numero e alla qualità de' suoi conoscenti e fosse gentile
con quanti le erano presentati, e li invitasse a' suoi pranzi, alle
sue cavalcate, alle sue partite di -lawn tennis-, la situazione dei
novizi si aggravava per l'ostilità dei terribili -cinque-. Non erano
mai scortesie manifeste, che M.rs Simpson non avrebbe tollerate e
che avrebbero potuto aver conseguenze spiacevoli; erano i piccoli
e sottili artifizi con cui un gruppo di persone strette in lega fra
loro fa provare agli estranei un senso d'isolamento e di malessere.
Talora, se si trattava di giovani di primo pelo, impressionabili,
nervosi, si ricorreva ai consigli, alle ammonizioni paterne. E uno
dei cinque prendeva a braccetto il povero diavolo e lo assicurava
che -già era inutile,- che M.rs Simpson era fatta di ghiaccio e che
dell'amore non voleva saperne, che forse nessuno, essendone informato
in tempo, avrebbe consentito a dedicare a lei tutto sè stesso; ma che
l'abitudine è una seconda natura, e chi s'era lasciato ribadir questa
catena al piede non era più buono di liberarsene.... A caso vergine
però bisognava pensarci su due volte. M.rs Simpson era un portento di
bellezza, di grazia, di spirito, era un'amica impareggiabile.... Se
però uno non si contentava dell'amicizia, e a una certa età è cosa dura
il dover contentarsene, era meglio, per la propria quiete, rivolgersi
altrove.
Ora, la paternale poteva avere effetti diversi. O il galante si
lasciava persuadere e batteva pacificamente in ritirata, e il trionfo
dei cinque era completo; o dichiarava di volersi appagare dell'amicizia
di M.rs Simpson come se ne appagavano gli altri e supplicava
d'essere ammesso nella pia confraternita. In tal caso i -cavalieri
dell'immacolata- si riunivano in conferenza segreta, e per solito
deliberavano, come minor male, di far buon viso al neofita. Ed ecco
la ragione per cui intorno ai cinque s'aggiravano sempre due o tre
volontari. È un fatto però che, fossero troppo pesanti le fatiche, o
troppo tenui i compensi, o troppo molesta la vigilanza degli anziani,
nessun volontario passava all'ufficio di regolare. Dopo sei o sette
mesi al più succedeva la diserzione.
C'era infine una terza e più temibile eventualità, quella cioè che il
giovinotto non porgesse ascolto ai savi suggerimenti, e, per mettere in
cattiva vista a M.rs Simpson i suoi cerberi, le riferisse la predica
che gli si era fatta. Allora sì l'Americana sentiva salirsi la senapa
al naso. Chiamava al proprio cospetto il troppo zelante cavaliere
e lo strapazzava senza misericordia. O che diritto avevano, lui e i
compagni, di catechizzar le persone che la frequentavano? Pretendevano
forse di averla in tutela? Non sapevano ch'ella non doveva render
conto dei fatti suoi a nessuno di loro, ch'era padrona, padronissima
d'esser di ghiaccio o di lava ardente, padrona, padronissima di sfatar
la leggenda e di pigliarsi un amante se così le piaceva? In quanto
a loro, se ci trovavano a ridire, erano liberi come l'aria; ella non
avrebbe mosso una paglia per trattenerli. E intanto guai a lui, guai
ai suoi quattro amici se usavano uno sgarbo all'individuo che aveva
la disgrazia di non incontrar i loro gusti; guai se provocavano uno
scandalo!
Queste ramanzine ricorrenti che, date a uno, dovevano servire per
cinque, mettevano lo scompiglio nel sodalizio. -Quid agendum?- Se
l'Edith parlasse sul serio? Se si pigliasse realmente un amante? Ah
quello sarebbe stato veramente un -casus belli-, perché dopo un tiro
simile la dignità non avrebbe più permesso di rimanere in carica. E già
si agitava l'idea e si discutevano i termini d'una dimissione in massa.
Ma ognuno dei cinque guardava all'avvenire con un arcano sgomento. Che
cosa avrebbe fatto della propria vita quando gli fossero state chiuse
le porte della palazzina Simpson?
Tempeste in un bicchier d'acqua. M.rs Simpson non si pigliava un
amante; il temerario che aveva mirato tant'alto non durava molto a
disperare della vittoria e a levar l'inutile assedio.
Solo che, al chiudersi d'uno di questi incidenti, i cinque dovevano
essere preparati a tribolazioni d'altra natura, perché l'Edith
diventava per qualche settimana più nervosa, più capricciosa,
più esigente. Non era mai una sinecura quella di -cavalieri
dell'immacolata;- figuriamoci nei periodi di crisi! Ora veniva a
Mistress Simpson la frenesia dell'equitazione. Ed eccola in sella
da mattina a sera tirandosi dietro i suoi vassalli, saltando fossi e
siepi e costringendo i disgraziati a fare altrettanto. Ora l'amazzone
si trasformava in auriga. E salita a cassetta d'uno -stage- a quattro
cavalli vi stipava la sua corte, e giù a precipizio pei Viali e pel
Lungarno a rischio di ribaltare il legno e di arrotare i passanti che
fischiavano e urlavano con tutta la forza dei loro polmoni. O, con una
mattina indiavolata, s'impuntava a voler andar a piedi a colazione alla
sua Villa di Fiesole, e ordinava perentoriamente al manipolo de' suoi
fidi d'accompagnarla. O lì per lì, di punto in bianco, si metteva in
capo di organizzare una recita, un concerto, e non intendeva che le
si parlasse di ostacoli, e non voleva saperne d'indugi. Dal momento
ch'ella non dava limiti per la spesa, quali difficoltà ci potevano
essere? O, in fine, ell'era assalita da una pietà subitanea pei malati,
pegli indigenti, e intraprendeva un pellegrinaggio pei quartieri più
miseri, ed entrava nei tuguri, e si fermava al letto degli infermi, e
distribuiva coperte e biancheria ai vecchi e alle donne, balocchi e
dolci ai bambini, danaro a tutti. La sua bellezza ed il suo sorriso
illuminavano le povere case come un raggio di sole. Ma quelli del
corteo brontolavano. -- Qui si rischia di buscarsi qualche malanno. --
Come se non si potessero mandare i soccorsi col servitore!
Di tratto in tratto, i -cavalieri dell'immacolata,- tra il serio
ed il faceto, ricorrevano all'interposizione amichevole di donna
Mariquita. Non aveva modo di calmar l'attività febbrile di Mistress
Simpson? Non credeva anche lei che un po' di quiete le farebbe bene?...
Donna Mariquita che, per conto suo, era una persona posata, trovava
ragionevoli queste rimostranze, ma ella s'era fatta una legge di non
immischiarsi nelle cose della figliuola, e non intendeva uscire dalla
sua neutralità. Quindi, con un sorrisetto ironico, ringraziando gli
zelanti amici della loro sollecitudine, li assicurava che la salute
di M.rs Simpson non aveva nulla a temere dall'eccesso delle fatiche.
In America, da ragazza, ne aveva fatte ben altre. E anche a Livorno,
quell'estate ai bagni, non si ricordavano? Quando aveva vinto la
scommessa di nuotar per cinque ore di fila, senza mai riposarsi? Loro
la seguivano in barca e s'erano risentiti, qual più qual meno, dello
strapazzo. Ella invece non aveva avuto neppure un dolor di capo.
Le stesse cose, se uno dei cinque arrischiava una parola con lui,
diceva il dottor Brunini, il vecchio medico arzillo che M.rs Simpson
onorava della sua benevolenza e invitava sovente a desinare. --
È d'acciaio. -- E soggiungeva con malizia: -- Moderar la sua foga?
Impossibile.... Quell'esuberanza di vita, di forza, bisogna che
in qualche modo s'impieghi. Le altre donne hanno altri diversivi;
lei no.... Parliamoci chiaro. Il marito è in America.... Loro la
rispettano....
-- Pur troppo.
-- Intendono che sia rispettata?
-- Sfido io.
-- Già.... Del resto, se una donna vuole, non bastano gli occhi d'Argo a
custodirla.... Ma è proprio lei che non vuole.... Bizzarrie umane....
-Sic rebus stantibus,- -- conchiudeva il dottore, -- credano a me, il
meglio è di lasciarle far la ginnastica.
II.
Non era passato molto tempo dacchè il dottor Brunini aveva tenuto uno
di questi discorsetti agrodolci quando un dopo pranzo, presenti donna
Mariquita, i cinque cavalieri, due volontari e tre o quattro persone
di minor conto, l'Edith slanciò con l'aria più naturale del mondo una
notizia sbalorditiva. -- Fra otto o dieci giorni sarà qui mio marito.
Era il crepuscolo e non si poteva vedere il gioco delle fisonomie.
L'emozione dei cinque fu rivelata soltanto da un leggero acciottolìo
delle chicchere da cui i valorosi giovinotti stavano sorseggiando il
caffè. Successero degli -oh- e degli -ah- di sorpresa.
-- Sì, -- ripigliò M.rs Simpson, -- sbarcherà domani a Liverpool.
Dopo un breve silenzio, qualcheduno insinuò timidamente:
-- M.r Simpson si tratterrà certo un pezzo a Firenze?
-- Non credo, -- rispose la bella Americana. -- Qui non ha affari.... In
Europa starà sei mesi.
Quella sera i cinque si ritirarono più presto del solito, ma fin quasi
al mattino (per fortuna era una limpida notte d'aprile) non fecero
che girar su e giù per la città accompagnandosi a casa a vicenda
e senza trovar mai la forza di staccarsi. Erano esterrefatti. Il
marito! Sicuro, si sapeva che c'era, che aveva nome Morris, che si
scambiava dodici o tredici lettere all'anno con la moglie; ma poichè
accompagnandola la prima volta a Firenze era stato forse tre giorni
e nessuno l'aveva conosciuto, poich'ella non ne parlava che a lunghi
intervalli, per incidenza, nel modo in cui si parla d'un amico e nulla
più, poichè effettivamente i due coniugi non si vedevano da tanto
tempo, era permesso supporre che fosse avvenuta tra loro una di quelle
tacite separazioni, che la ricchezza facilita, e che, pur salvando
le apparenze e non disturbando i tribunali, lasciano la reciproca
libertà. Non c'è dubbio, fino a un certo punto la visita di M.r Simpson
era conciliabile con quest'ipotesi. Un amico può visitare un'amica.
Se però egli aveva altre mire? Se, forte de' suoi diritti, voleva
tentare un ravvicinamento? Se riusciva?... La situazione di -cavalieri
dell'immacolata,- che anche nello stato presente delle cose eccitava la
vena satirica dei maligni, minacciava di diventare intollerabile con un
marito nell'esercizio delle sue funzioni.... E non c'era mica niente da
fare.... Al padrone di casa, al legittimo consorte non si poteva mica
usar degli sgarbi, dar dei suggerimenti di prudenza e di astinenza....
Oh Dio, se l'Edith stessa avesse invocato il soccorso de' suoi campioni
non sarebbe stato lecito esitare.... quantunque, via, si rischiasse di
mettersi in un bell'imbroglio.
M.rs Simpson non aveva la più remota idea di chieder soccorso. Invece,
nella settimana, ella si servì ripetutamente de' suoi fidi per iscopi
pacifici, facendosi aiutar da loro nel mettere in assetto le tre
stanze della palazzina ch'ella destinava a Morris. Lo chiamava Morris
-tout court-. I cinque, assistiti dai volontari, mostravano la solita
docilità. Sorvegliavano l'opera dei tappezzieri, seguivano l'Edith
nei negozi di Firenze, la consigliavano negli acquisti.... Ciriè,
specialmente, col suo buon gusto artistico, era un ausiliario prezioso,
e l'Edith non gli lesinava gli elogi.
Egli, d'indole ottimista, consolava gli amici ch'erano sempre molto
abbattuti. Se M.rs Simpson avesse voluto accogliere suo marito.... come
un marito, gli avrebbe fatto allestire le stanze vicine alle sue; non
lo avrebbe collocato all'angolo opposto dell'appartamento.... Vedrete
che non accadranno guai.
Gli altri tentennavano la testa. Sarà.... Ma come persuaderne la gente?
Uno dei volontari non resistette alla paura del ridicolo e con un
pretesto abbandonò il campo.
Il giorno dell'arrivo di M.r Simpson, l'Edith dispensò il suo seguito
dall'accompagnarla alla stazione. Invitava però tutti quanti la sera a
bevere il tè da lei.
E quella sera la palazzina era inusatamente affollata. C'era il
console degli Stati Uniti con la sua signora e un paio di famiglie
americane dimoranti a Firenze; c'erano due compagni di viaggio di M.r
Simpson, americani pur essi. In quanto a lui, a M.r Simpson, era un
uomo sui trentacinqu'anni, alto, tarchiato, di fisonomia volgaruccia,
colorito in viso, senza baffi, col pizzo e i capelli rossicci. Un
-yankee- puro sangue. E da -yankee- genuino non parlava e non capiva
che la sua lingua, convinto che con essa si poteva girare il mondo.
Ora, dei cinque, il solo Federico Pescina aveva studiato l'inglese,
ma da quando s'era messo agli ordini dell'Edith lo aveva disimparato,
perch'ella discorreva sempre italiano e perchè non lasciava ai suoi
cavalieri nemmeno il tempo di leggere un libro. Comunque sia, toccò a
lui il compito di rappresentare la corporazione dinanzi a M.r Simpson,
ed egli non durò piccola fatica a intendere e a farsi intendere. M.r
Simpson trattò con grande cordialità Pescina e i colleghi, strinse a
tutti ripetutamente e vigorosamente la mano, accompagnando l'atto con
parole gentili e con risatine franche e spontanee. Dopo i convenevoli,
i cinque si tirarono in disparte. Pescina fu assalito di domande.
-- Che cosa ha detto?
-- Oh sì.... Fin che non si fa l'orecchio....
-- Non hai capito nulla?
-- Sì, ho capito che ci ringrazia dell'amicizia dimostrata a sua moglie.
-- E tu?
-- Io ho tentato di rispondere che per noi è un onore....
-- Già, già.... E poi?...
-- E poi non so.... Ha una pronuncia....
-- Ma perchè ride?
-- Oh bella.... Perchè è di buon umore.
-- Non ha educazione.... Guarda com'è vestito.... Valeva la pena che
indossassimo il -frac-.
-- Zitto.... È qui M.rs Simpson.
-- Si cospira? -- ella disse scherzosa.
Le cupe fisonomie dei cavalieri si rischiararono, il crocchio si aperse
per accoglierla.
L'Edith sorrise. -- Non posso. -- E soggiunse in francese: -- -J'ai charge
d'âmes, ce soir-.
Con un leggero inchino s'allontanò, seguìta da un coro di esclamazioni
ammirative.
-- È adorabile.
-- È un angelo.
-- È una Dea.
-- Non c'è un uomo che la meriti.
-- Come ha potuto prendersi quel marito?
Gino Ciriè ebbe di nuovo uno slancio di roseo ottimismo. -- Giurerei che
fra loro non c'è stato niente, non c'è niente e non ci sarà mai niente.
-- Uhm! -- fece Galassi Gerda.
-- Non giurare, -- ammonì prudentemente Lucignano.
Ciriè insisteva. -- Via, che quello non è il contegno di due sposi
giovani che si rivedono dopo cinque o sei anni.
Quest'era vero. Tra M.r e M.rs Simpson nessuna smorfia, nessuno sguardo
furtivo, nessuna parolina segreta. E in lei non si scorgeva ombra
d'emozione, di turbamento, d'inquietudine. Tranquilla e sicura ella
passava fra gl'invitati girando intorno i grandi occhi sereni, aprendo
spesso alla celia la bella bocca ridente, scotendo ogni tanto con una
leggiadra mossa del capo i riccioli d'oro che le ombravano la fronte
purissima. La madre faceva con lei un singolare contrasto. Seduta un
po' sdegnosa in un angolo, donna Mariquita pareva offesa ne' suoi nervi
delicati dall'aspetto volgare, dal vestire inelegante, dalle risate
sonore del genero; pareva trovarsi a disagio fra quelle Americane
ch'ella aveva trascurate per frequentare i crocchi aristocratici
fiorentini, e pensava con desiderio alle contesse e marchese che
l'accoglievano nei loro storici palazzoni, che la iniziavano ai loro
sodalizi, e il cui zelo cattolico infiammava di simpatia il suo vecchio
sangue spagnuolo. In mancanza di meglio, ella si sentiva attratta più
del solito verso gli adoratori della sua figliola, che almeno erano
gentiluomini, e avevano le mani bianche e sottili di chi non lavora
e i modi raffinati della società. Non erano mai stati eccessivamente
compiti con lei, non l'avevano tenuta nel conto ch'ella meritava; ma
donna Mariquita era la prima a riconoscere che chi avvicinava l'Edith
doveva perder la testa. Perciò mostrandosi quella sera disposta a
perdonare i peccatucci dei cinque, ella li incoraggiava a sedersele
accanto e discorreva loro con inusata affabilità. Essi sorbivano con
pazienza le sue tiritere, nella speranza di scavar terreno poi, d'esser
illuminati sui veri rapporti dei due coniugi, sulla durata probabile
del soggiorno di M.r Simpson, eccetera, eccetera. Donna Mariquita però
era molto riservata e discreta, e tutto quello che i suoi interlocutori
poterono sapere si fu che M.r Simpson sarebbe rimasto intanto a Firenze
una sola settimana, salvo a ritornarvi più tardi, dopo un giro sul
continente.
-- Un giro d'affari?
-- Credo, -- rispose a bocca stretta la Spagnuola che non parlava
volentieri degli affari di suo genero e preferiva rammentare il suo
viaggio di nozze in Europa col defunto M.r Swallow, incaricato,
affermava lei, d'una missione confidenziale dal Presidente della
Repubblica. Nientemeno.
La riunione si sciolse a mezzanotte e i -cavalieri dell'immacolata-
dovettero naturalmente accommiatarsi anch'essi. L'Edith disse loro che
li aspettava il domani a colazione, e M.r Simpson, presa l'imbeccata
dalla moglie, confermò l'invito. -- -O yes,- -- egli ripeteva, -- -very
glad.... very glad indeed.- -- E giù strette di mano da slogare un
braccio.
Per un'ora e più i nostri cinque campioni si aggirarono con occhi
intenti, con orecchie tese nei pressi della palazzina. Ma dalla
palazzina avvolta nel silenzio e nelle tenebre non partiva nessun segno
rivelatore.
E nulla si scoperse il domani, e nulla nei giorni seguenti. L'Edith
faceva gli onori di casa a suo marito come ogni signora bene educata
deve farli ad un ospite; verso i suoi cavalieri non aveva mutato modi
e contegno.
-- Tu però, -- dicevano i colleghi a Federico Pescina, -- tu che sai
l'inglese, dovresti capire in quali acque si navighi.
-- Ma che capire!... Intanto son fuori di esercizio.... E poi è una
benedetta lingua in cui tutti quanti si danno del -voi-.
-- Curioso.
-- Sicuro. -You,- sempre -you,- anche nell'espansioni della luna di
miele.
-- Lei lo chiama Morris?
-- Sì, e lui la chiama Edith.
-- Se non avete altre prove! -- saltava su, infastidito, Gino Ciriè.
Invece de' Passeri, d'ordinario taciturno, esprimeva i dubbi più
dolorosi. -- Gli ha sorriso. -- Gli ha posato una mano sulla spalla. --
Gli ha parlato piano. -- È preoccupata. -- È distratta....
-- Oh finiscila, corvo dalle male nuove!
Del resto, benchè si sforzassero a dissimulare, la presenza di
M.r Simpson era come un incubo per tutti i cinque -cavalieri
dell'immacolata-. Alla fine della settimana egli partì, e.... l'incubo
rimase. Il marito lontano continuava a proiettare la sua ombra
sull'allegra palazzina. Già si sapeva ch'egli sarebbe tornato; non
era toccato un mobile, non era rimosso un ninnolo dalle sue tre stanze
gaie, eleganti, civettuole.... che parevano aspettarlo. E anch'ella,
anche l'Edith, lo aspettava. All'arrivo di Morris si doveva fare, in
gran compagnia, una gita a Vallombrosa.
A poco a poco nell'animo mite e mansueto dei cinque si sviluppava
il mal germe dell'odio contro l'impudente che poteva vantare e forse
esercitare dei diritti sulla bellissima donna. In principio s'erano
limitati a giudicarlo volgare; ora, almanaccandoci su, credevano
scoprire in lui ogni nefanda bruttura. Doveva essere violento,
ipocrita, ignorante, venale; doveva essersi arricchito con la frode e
con l'inganno.
-- Come lo provocherei volentieri -- borbottava de' Passeri -- se non
temessi d'insudiciar la mia lama nella trippa di quel negoziante di
porci!
Poichè, cerca di qua, cerca di là, de' Passeri aveva avuto informazioni
sicure. Una parte della immensa fortuna di M.r Simpson era investita in
uno dei grandi ammazzatoi di Chicago.
Trascorse un mese durante il quale non accadde niente di notevole.
L'Edith conduceva su per giù la solita vita, disponeva secondo il
solito del tempo e dell'opera de' suoi vassalli. E pur non era più
la medesima cosa. Ella comandava senza energia; essi ubbidivano senza
slancio. I cavalieri si ostinavano a trovar cambiata la dama; la dama
trovava cambiati i cavalieri.
-- Che cere da funerale! -- ella esclamava talvolta impazientita.
Un giorno s'ebbero due sintomi gravi. Galassi Cerda e Lucignano,
arrivando alla palazzina verso le undici per riferire intorno a un
incarico avuto la sera prima, s'imbatterono nel dottor Brunini che ne
usciva e chiamava il suo legno, fermo all'ombra dall'altra parte del
viale. Ora, il dottor Brunini veniva spesso a pranzo da M.rs Simpson,
veniva spesso la sera a prendere il tè, ma nel corso della giornata non
veniva mai per la ragione semplicissima che la sua cliente non aveva
mai bisogno di lui. Onde fu scusabile l'emozione dei due giovinotti. --
Dottore, lei qui?... Forse che M.rs Simpson è incomodata?
-- Perchè dovrebb'essere incomodata? -- replicò Brunini. -- Non lo sanno
che in questa casa io son medico onorario?... Passavo pel viale, e mi
son trattenuto cinque minuti.
Salì nella carrozza che si era avvicinata, e soggiunse con l'aria
paterna e scherzevole a cui gli dava diritto l'età: -- Quanti conti
bisogna rendere a questi ragazzi!
Le spiegazioni del dottore tranquillarono pel momento Lucignano e
Galassi Cerda; ma quando nell'assistere alla colazione dell'Edith la
videro contentarsi di una tazza di -consommé- e di un'ala di pollo, lei
che aveva così buon appetito, furono ripresi da un'acuta inquietudine
che non tardarono a comunicare ai compagni.
Da allora in poi l'Edith fu scrutata attentamente, ansiosamente. E si
giungeva a conclusioni non liete.
-- Brunini può dir quello che vuole... -Ella- non istà bene.
-- È pallida.
-- Si stanca presto.
-- Ha sospeso le passeggiate a cavallo.
-- Ci nasconde qualche cosa.
Nessuno osava manifestar tutto il suo pensiero, nessuno osava alludere
esplicitamente alla catastrofe temuta. Solo de' Passeri emise una
volta un grido tragico che fece correre un brivido nelle vene de' suoi
uditori. -- Siamo traditi!
E col bastoncino che aveva in mano tirò un colpo a fondo contro un
nemico invisibile.
E non c'era mica modo di chiarire la verità. Chi avesse interrogato
l'Edith sulla sua salute avrebbe corso il rischio d'esser conciato pel
dì delle feste; donna Mariquita, dopo la partenza del genero, aveva
più da fare che mai con le sue contesse e marchese dell'aristocrazia
clericale e non si mostrava che alla sfuggita; la cameriera di M.rs
Simpson era inglese ed era muta come una tomba; al dottor Brunini non
valeva la pena di rivolgersi, perchè quello poteva sempre trincerarsi
dietro il segreto professionale.
Insomma quei poveri -cavalieri dell'immacolata- menavano una vita
impossibile. Eligio de' Passeri, il più bilioso, dichiarò di aver
perduto sei chilogrammi di peso. Ciò indusse anche gli altri a
consultar la bilancia, e, fosse combinazione o no, tutti notarono, in
maggiori o minori proporzioni, lo stesso fenomeno.
III.
Ed ecco che a crescer le loro amarezze ricompariva M.r Simpson. Lo
trovarono una sera sdraiato su una poltrona del salotto di sua moglie,
con le due lunghe gambe gettate, una di qua una di là, sui braccioli.
Si ricompose, si alzò, strinse la destra ai carissimi amici. -- -How do
you do?... Very glad to see you.... Very glad indeed.-
L'Edith spiegò che suo marito era giunto col diretto dell'Alta Italia
senza farsi precedere nè da lettere nè da telegrammi. Ella lo credeva
ancora a Parigi. M.r Simpson pareva compiacersi seco medesimo dell'aver
avuto l'idea di questa improvvisata; rideva, si fregava le mani, dava
mille segni di contentezza. Se la sua giovialità romorosa aveva sin
dalla prima volta dato ai nervi degli adoratori dell'Edith, figuriamoci
adesso!
Peggio poi quando l'indomani si seppe che M.r Simpson era venuto a
prender sua moglie per condurla a Aix-les-Bains, ov'egli doveva fare
una cura ordinatagli dai medici di Londra per guarire da certi disturbi
di stomaco. O che ghiribizzo gli saltava in capo? Non poteva farla da
sè la sua cura? Era una sconvenienza il portar via, sia pur per poche
settimane, da Firenze l'Edith che vi si era acclimatata benissimo, che
non se n'era mossa in cinqu'anni se non per andar parte dell'estate
a Livorno e parte dell'autunno a Fiesole, che aveva bisogno della sua
indipendenza e sarebbe morta di noia in uno di quei grandi stabilimenti
ove regnano sovrani il sussiego e il pettegolezzo.
Senonchè, de' Passeri, guidato dal suo temperamento pessimista, non
credeva ai disturbi di stomaco di M.r Simpson. -- M.r Simpson sta
meglio di noi, -- egli diceva. -- I suoi disturbi di stomaco sono un
pretesto.... I medici di Londra non gli hanno consigliato nessuna
cura.... Quest'affare di Aix-les-Bains è un affare losco... Io ci vedo
lo zampino di quel caro dottor Brunini che, del resto, è stato anche
ieri a visitar-la.- È lui che -la- manda laggiù, e s'-ella- ci va,
vuol dire che ha le sue ragioni.... Noi siamo la gran buona gente a
lasciarci abbindolare così.
Scosso nella sua fede, ma più calmo degli altri, Gino Ciriè
cercava di risollevare il morale dei confratelli. -- Non giudichiamo
prematuramente.... Forse sono apprensioni vane.... A ogni modo in
certe faccende i sotterfugi durano poco.... Quand'-ella- tornerà da
Aix-les-Bains avremo i dati necessari per formarci un criterio esatto
della situazione.
-- E intanto -- ruggiva de' Passeri -- quel tanghero, quell'animale se
-la- terrà per un mese con sè!
Senza dubbio quest'era una cosa orribile, ma come impedirla?
Il giorno della partenza un seguito numeroso accompagnò i coniugi
Simpson fino alla stazione. I -cavalieri dell'immacolata- si
distinguevano subito per l'aria lugubre e solenne con cui invigilavano
alla consegna del bagaglio, accomodavano con le loro mani sulla
reticella del -coupé- riservato le borse e gli scialli della dama,
esaminavano i serramenti degli sportelli. L'Edith, splendida di
bellezza nella sua -toilette- da viaggio, era cortese con tutti,
espansiva coi suoi fidi. Raccomandava a de' Passeri e a Lucignano di
tenere in esercizio i suoi due cavalli da sella; a Pescina di riportar
al Gabinetto Vieusseux alcuni libri e di fargliene spedire degli altri
a Aix-les-Bains; a Ciriè di sollecitare l'esecuzione d'una copia da
Andrea del Sarto da lei ordinata a un pittore; a Galassi Cerda di
commetter per suo conto le ultime composizioni musicali di Sgambati; a
un volontario di recluta recente, che s'occupava di floricoltura, dava
l'incarico di sorvegliare le rose della sua villa di Fiesole. Circa
allo scrivere, non assumeva nessun impegno; in quanto a lei sarebbe
stata ben contenta di vedere i caratteri degli amici i quali avrebbero
avuto sue notizie per mezzo di sua madre che rimaneva a Firenze. Già
per la fine di luglio o pei primi d'agosto anch'ella si proponeva
d'esser in Toscana per la solita bagnatura a Livorno.
-- Per la linea di Bologna si parte -- gridava il capo-conduttore.
M.r Simpson si staccò dal Console degli Stati Uniti e da un gruppo
di compatrioti con cui conversava e venne a stringer la mano agli
spasimanti di sua moglie: -- -Good by, good by and many thanks.-
L'Edith, ormai salita in vettura, porse ancora una volta la destra
da baciare ai membri della corporazione e ripetè: -- Arrivederci,
arrivederci; -- poi scambiò un nuovo -good by- con la madre.
Proprio all'ultimo momento, da una delle sale d'aspetto, sbucò
un fattorino, portando a M.rs Simpson un magnifico mazzo di fiori
offertole dai cinque cavalieri e dal volontario. Era così grande che
per introdurlo nel coupé bisognò riaprir lo sportello nonostante le
rimostranze del capo-stazione che aveva dato il segnale della partenza.
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