Il Poeta posò sulla spalla di lei la mano diafana e bianca, e, con
quella sua voce che scolpiva il pensiero, rispose: -- Tutte le cose che
amai nella mia giovinezza, io le amo, o Risorta; le amo d'un amore più
alto, più raffinato, più puro....
-- Anche la donna?
-- Anche la donna.
-- Anche quella che fu la tua sposa?
-- Anche lei.
-- E in tal caso, perchè non mi vuoi?
-- Non oggi, -- egli ripetè. -- Più tardi.
-- Quando?
-- Non so.... Forse tra poco.
Egli riprese il suo cammino, ella non osò trattenerlo.
IV.
Egli riprese il suo cammino e cercò pace lontano dagli uomini. Ma
anche nel suo romitaggio lo seguiva la tristezza delle cose vedute, lo
tormentavano i foschi presagi dell'avvenire. Fino a quando sarebb'egli
potuto rimanere lassù? Già le falde del colle erano coperte dai tuguri
degli operai lavoranti in una vicina miniera; e simile a un mostro che
spinge innanzi i suoi tentacoli, il villaggio saliva, saliva su per
la china, abbattendo gli alberi per farne legna, usurpando il verde
dei prati. Nei silenzi della notte il Poeta, tendendo l'orecchio,
udiva un romore sordo e confuso, come di voci sommesse, come di passi
striscianti; e, aguzzando gli occhi, mirava verso la valle una fila di
piccoli punti luminosi moventisi con la gravità sinistra di un corteo
funebre. Erano le squadre dei minatori che s'avviavano, con le loro
lanterne accese, a dare il cambio ai compagni. Per dodici ore sarebbero
scomparsi nella muta voragine; insaccati in luride vesti, si sarebbero
trascinati carponi nelle gallerie basse, umide, anguste, avrebbero
respirato vapori mefitici, avrebbero col martello e il piccone aperto
nel seno della terra nuove insanabili ferite, ahi, ben diverse da
quelle che v'apre alla superficie l'aratro, e che le rugiade aspergono
e il sole rimargina.
Una infinita pietà vinceva il cuor del Poeta al pensiero dei miseri
condannati a sì aspre torture; lo vinceva un vano desiderio di
soccorrerli e consolarli. Ma i petti di quegli infelici erano chiusi
alla simpatia; perfino i fanciulli parevano aver succhiato l'odio col
latte. Chiamati non rispondevano, accarezzati fuggivano. Non c'era un
lampo di tenerezza nei loro sguardi, non canti, non sorrisi sulle loro
labbra.
E il Poeta rievocava i bambini -de' suoi tempi,- dei tempi -in cui si
moriva.- Li rivedeva con la fantasia, vispi e giocondi tra le farfalle
ed i fiori; fiori viventi anch'essi e farfalle; sentiva le loro voci
argentine, le loro risate squillanti, sentiva il tepore umido dei
loro baci.... Se ne ricordava anche di morti, con la bionda testina
sprofondata tra i pallidi giacinti che le madri avevan reciso per loro,
con le bianche manine intrecciate, con un'espressione sì calma e serena
da dar l'illusione del sonno. Beati, beati quei morti in confronto dei
vivi, che, lividi spettri, gli si aggiravano intorno!
Allora egli comprendeva qual dono funesto avessero i Numi fatto
all'Isola sua sottraendone gli abitanti alla legge universale della
morte. Allora egli meditava sull'inanità del suo genio che non l'aveva
reso più veggente dei suoi compaesani, che anzi gli aveva suggerita
l'amara ironia di ribattezzar l'Isola col nome di -fortunata.-
Come le condizioni andassero sempre aggravandosene glielo dicevano
gli amici venienti di tratto in tratto a lui per consiglio. Dopo
la salutare resipiscenza dovuta alla sua parola eloquente si erano
inaspriti di nuovo i livori, eran tornati a galla gli efferati
propositi. Ispidi tribuni correvano le piazze rinfocolando l'ire appena
sopite. -- Stolti -- essi urlavano -- che vi siete lasciati abbindolare
dalle frasi altosonanti d'un retore! Non vedete un pericolo in ogni
giorno, in ogni ora che passa così? Non vedete crescere a mano a mano
questa schiera di gente che poco o nulla produce e si fa nutrire da
noi? Non capite che, se tardate a schiacciarla, essa vi schiaccierà col
solo suo peso? Rompete gl'indugi, compite l'opera risanatrice prima
che sia troppo tardi, nè badate a coloro i quali, per intimidirvi,
vi pronosticano che subirete domani la condanna che oggi infliggete
agli altri. Sfollando l'Isola, rendendovi tollerabile la vita, voi vi
assicurate molti anni di tranquillità, permettete lo studio, agevolate
forse la soluzione pacifica dei problemi affannosi che ci tormentano.
Questi discorsi riferivano gli amici al Poeta, e ne pigliavano
argomento per sollecitare il suo appoggio ai segreti loro disegni.
Non avevano essi, per confessione degli stessi avversari, la forza
del numero? Le loro file non erano ingrossate tacitamente da tutti
quelli che leggi inique spogliavano degli averi, dell'autorità, degli
uffici, non per provata inettitudine, ma per dare il posto agli ultimi
arrivati? Fine dunque alle paure codarde; nessuna provocazione per
ora, nessun dispregio superbo di quel grande alleato ch'era il tempo;
ma l'atteggiamento virile, ma la preparazione tenace di chi è risoluto
a difendersi. Voleva il Poeta, nel dì della lotta, essere il duce de'
suoi?
-- La lotta ch'io potevo combattere -- egli rispose -- la ho combattuta;
la combatterei ancora se mi restasse la benchè minima speranza di
vincere; ma non accadrà mai ch'io partecipi a una guerra civile.
Come non sentite che il trionfo sarebbe assai più doloroso della
disfatta? Sarà atto sacrilego lo strappare i vecchi dalla terra che
li vide nascere; ma se noi riuscissimo a cacciar dall'Isola i giovani,
pensate?... Un cimitero sarebbe men triste.
-- Sicchè tu rifiuti?
-- Rifiuto.
-- E speri clemenza dagli avversari comuni?
-- Nè la spero, nè l'accetterei.... Il vostro destino sarà il mio, ecco
quello ch'io posso promettervi.
Pronunciate tali parole con l'accento di chi ha preso una decisione
incrollabile, il Poeta licenziò i suoi belligeri amici che
s'allontanarono commiserandolo. “È un ideologo impenitente. Lasciamolo
sognare„.
Più solo, più abbandonato che mai egli rimase sulla sua rupe. Talvolta
egli chiedeva a sè medesimo perchè si ostinasse a vivere, perchè non
seguisse l'esempio di altri coetanei suoi ch'erano spariti in silenzio.
O forse la sua anima vibrava sempre all'unissono con l'anima delle cose
e non sapeva rinunciare alle visioni incantatrici del bello, e trovava
in esse un compenso a tutti i disinganni, a tutti i dolori? O, memore
dell'ultime parole scambiate con Risorta, sperava ch'ella tornasse a
cercarlo?
Frattanto gli avvenimenti precipitavano, e un seguito di cattivi
raccolti dava il tracollo alla bilancia. Stanchi di sofferenze che la
morte non veniva a troncare, gli abitanti dell'Isola si sollevarono
in preda a un cieco furore, a una cieca smania di distruzione. In ogni
uomo si svegliava la belva. Nelle menti annebbiate, nei cuori induriti
sornuotava un'unica idea: che si era in troppi, che, a qualunque costo,
bisognava far largo intorno a sè. Era come in una folla minacciata
d'asfissia quando ciascuno urta, spinge, calpesta, schiaccia, stritola
senza misericordia il vicino. E come nella folla si smarrisce il
lume della ragione e par si cerchi il modo di render la catastrofe
più irreparabile, così succedeva a quei disgraziati isolani. Si
devastavano i campi già scarsi di messi, si saccheggiavano i fondaci,
si atterravano gli opifici. Non si lavorava, non si produceva. Al
regime patriarcale d'un tempo era successa una selvaggia anarchia.
Spezzati i vincoli della disciplina, infranti i legami del sangue, muta
la voce dell'affetto, spenta la dolcezza delle memorie. Orde selvaggie
si scagliavano l'une sull'altre; le più forti mettevano in catene le
più deboli; le trascinavano a bordo di barche preparate a riceverle,
le spedivano sotto buona custodia in qualche isola deserta, su qualche
scoglio perduto nel mare. Dalla spiaggia, una turba briaca salutava
con urli di gioia la partenza dei lugubri navigli; li seguiva cogli
occhi nel loro cammino, li vedeva dileguarsi nell'orizzonte. Entro
tre o quattro giorni i navigli tornavano sbarazzati del loro carico
doloroso, riportando solo i feroci aguzzini, cinicamente narranti le
proprie gesta. Più tragica di tutte, una storia correva di bocca in
bocca, aveva la virtù di far fremere e rabbrividire chi l'ascoltava.
In una notte buia, a poca distanza dal lido, entro la zona ove non
allignava la morte, i prigionieri s'eran ribellati, avevano tentato
soverchiare i guardiani. Ma, domata senza difficoltà la sommossa, i
riottosi erano stati gettati spietatamente nel mare, e tratti al fondo
dal peso della palla di piombo che si trascinavano dietro. Una strana
agitazione del mare nel punto ov'essi erano sommersi, un continuo
formarsi e sciogliersi di bolle nei momenti in cui l'acqua d'intorno
era più quieta lasciava supporre che l'abisso li tenesse ancor vivi,
vivi chi sa fino a quando, dannati chi sa a che atroce martirio....
Nessuna barca osava passare di là; quel punto si mostrava a dito di
lontano come il -punto maledetto-.
Il Poeta ebbe piuttosto il presentimento che la notizia dei nuovi
orrori che funestavano la sua Isola, e già lo rimordeva il pensiero di
non esser co' suoi fratelli in quei supremi frangenti. Ma una notte
egli vide tal cosa che troncò le sue esitazioni. Gonfia come una
tumida vela, una gran nuvola rossa copriva il cielo dalla parte ove
sorgeva la città, e ora prendeva una tinta più viva, più intensa, quasi
vi affluisse un'ondata di sangue, ora, scolorandosi a un tratto, si
costellava di faville innumerevoli che s'intrecciavano e ricadevano a
guisa dei mille getti d'un'enorme fontana luminosa. Non era un'aurora
boreale; non era alcun altro fenomeno della natura; era la città che
bruciava, forse per mano dei propri figli. A tanto strazio il destino
serbava l'-Isola fortunata-!
Per l'ultima volta (egli sapeva bene ch'era per l'ultima volta)
il Poeta disse addio alla capanna ch'era stata la muta confidente
delle sue pene, e s'avviò a bassa fronte dove lo chiamava quella
luce sinistra. Ma non aveva fatto cento passi che, alla svolta d'un
sentiero, gli si levò incontro un'ombra tutta bianca.
-- Arresta. Ove vai?
Egli trasalì.
-- Ancora tu, Risorta?
-- Io stessa.... Oggi non puoi, non devi respingermi.
-- Ma che cosa desideri?
-- Fuggire, fuggire insieme.... La città è in fiamme.... L'Isola è tutta
quanta una bolgia infernale.
-- Ebbene, Risorta, salvati tu.... Nasconditi nella mia capanna fin
che il turbine infuria.... Io sono un uomo.... io non ho il diritto
di abbandonare oggi quelli che mi furono cari, quelli che in altri
tempi credettero in me.... Lascia ch'io mi mescoli a loro, ch'io tenti
ridurli a più miti consigli.
-- Fanciullo!... Ma tu non sai, tu non immagini!...
E con le pupille dilatate dal terrore, Risorta narrò al suo Poeta
le scene ond'era stata testimone, gli dipinse l'abbrutimento della
popolazione, gli tolse ogni speranza di farsi ascoltare, di farsi
intendere da quella massa confusa che non aveva nulla di umano....
Vistolo turbato dalle sue parole, ella ripetè, fissandogli in volto i
grandi occhi affascinatori:
-- Fuggiamo, fuggiamo!
Egli atteggiò le labbra a un amaro sorriso.
-- Tu vuoi vivere, tu vuoi amare, e cerchi me per compagno!
-- Voglio morire! -- ella proruppe con enfasi. -- E per questo ti
cerco!... Sono stanca, o mio Poeta, ho vuotato sino alla feccia il
calice dell'amore, e una sola dolcezza me n'è rimasta, la memoria degli
anni trascorsi al tuo fianco.
Si coperse il viso con le mani e borbottò fra i denti: -- Dopo non ebbi
che miserie e vergogne.
Una folata d'aria calda li involse, la nuvola rossa s'allargava sul
loro capo.
-- Fuggiamo, fuggiamo! -- insistè affannosamente Risorta. E disse
com'ell'avesse tutto approntato per questa fuga, come un leggero
canotto li attendesse in un'insenatura della spiaggia, come in quel
canotto sarebbero montati loro due soli, e sarebbero andati lontano
lontano, di là dalla -linea- fatale.
-- Vieni dunque.... vieni!... Di là c'è la liberazione, c'è la morte....
Di qua c'è l'inferno, c'è la follìa.
Egli non si oppose più; la seguì. Lasciarono da parte il villaggio,
disertato da' suoi abitanti; la miniera, muta come una tomba; scesero
nella valle, salirono un altro monte che si calava quasi a piombo sul
mare. Risorta disse:
-- Laggiù in fondo è la nostra barca!
-- E come arriveremo laggiù? -- chiese il Poeta.
-- Fidati di me. Ti reggerò nei passi difficili.... Avevi il piede così
sicuro una volta.
-- Oh, una volta! -- egli sospirò.
-- Triste privilegio ci han concesso gli Dei, -- soggiunse Risorta. -- Non
la vita soltanto; la giovinezza bisognava rendere eterna.
-- No, -- egli rispose. -- Nemmeno l'eternità della giovinezza ci avrebbe
dato la forza di tollerare l'eternità della vita.
Ella tacque, studiando con l'occhio la via da tenere.
-- Di qua, -- ella disse finalmente. -- Dammi la mano.
Senz'aprir bocca, illuminati dal bagliore purpureo del cielo, si
avventurarono per la china precipitosa. Quando furono al basso spuntava
già l'alba.
La barca era nascosta fra un gruppo d'arbusti che bagnavano i rami
nell'acqua. Risorta vi entrò con un salto e aiutò il Poeta ad entrarvi.
-- Siedi al timone. Io prenderò i remi.
Ella puntò uno dei remi sul fondo e si spinse al largo.
-- Il mare si ritira. Non abbiamo che da seguir la corrente.
-- Come sei agile sempre e robusta! -- notò il Poeta con accento
d'invidia. -- Ti lagni che la giovinezza finisca; vedi che per te essa
non è ancora finita.
-- Oh, s'è finita! -- ribattè energicamente Risorta.
Dalla spiaggia veniva un acre odore d'arsiccio, veniva, or più
or meno intenso, un rumore confuso, simile al rombo di temporale
lontano. Dietro il fumo che strisciava greve sull'acqua, i contorni
dell'Isola si discernevano appena; nel biancheggiar dell'aurora che
faceva impallidire le fiamme l'incendio aveva perduto la sua imponente
grandiosità; tutto quanto assumeva il color della cenere.
-- Voga, voga -- supplicava il Poeta, anelante alla luce.
Seduta di fronte a lui ella vogava nè frettolosa troppo nè lenta, con
vece alterna protendendo innanzi il busto e arrovesciandolo indietro
nel ritmico abbassarsi ed alzarsi dei remi; libera nell'ampia,
candidissima tunica, la bella persona s'atteggiava a suprema armonia;
nella sana fatica i vivi occhi brinavano, le guancie si tingevano d'un
roseo incarnato.
Ed ecco il sole disperder la nebbia ed il fumo; ecco apparir nitido
il cielo e limpido il mare. E sul mare erravano altre barche, cariche
d'altri fuggiaschi, dibattentisi, urlanti, gesticolanti a guisa di
forsennati. Ma un'idea sembrava esser ben chiara, ben ferma nelle
menti ottenebrate e sconvolte; quella di resistere alla corrente che li
avrebbe portati più in là di dove volevano andare. Una unica barca non
resisteva; svelta, rapida, diritta, essa guizzava sull'onde come uno
strale che sa la sua meta.
Poichè quell'unica barca non ebbe intorno a sè e sopra di sè
che il mare ed il cielo, e l'Isola non fu che una nuvola grigia
sull'orizzonte, il Poeta disse:
-- Fermati, Risorta. Sento che basta. Avvicinati. Ho freddo.
Ella ritirò dall'acqua i remi stillanti e si accostò a lui che l'aveva
chiamata.
-- Come sei gelato, come sei pallido! -- ella esclamò prendendogli le
mani.
-- Le mie pupille si velano, il sole si offusca ai miei sguardi. Ma te
vedo ancora, o Risorta.... Più presso, più presso.
Ora ella gli si era inginocchiata ai piedi, ed egli ravvolgeva le ceree
dita sottili nei biondi capelli di lei.
-- Sei pur bella. Risorta.
Ella scosse la testa, e i biondi capelli si sciolsero, ricaddero in
massa giù per le spalle.
-- Ricordi?
Tutto egli ricordava: gli anni dell'attesa, gli anni dell'amore, gli
anni dell'abbandono; ricordava le grazie ineffabili della bambina, le
seduzioni irresistibili della donna, le carezze inebbrianti, le parole
soavi; e poi.... e poi l'addio secco e crudele.... Ma ell'era tornata,
e questo pensiero toglieva ogni acerbità alla memoria dell'abbandono e
del tradimento.
-- Il primo giorno che ti ho vista, -- sussurrò il Poeta come in un
soffio, -- era un giorno di gioia e ho cantato la vita; oggi vorrei
cantare la morte, la morte buona e pietosa.... È dolce morire così.
Ancora una volta i suoi polmoni aspirarono l'aria salubre, ancora una
volta i suoi occhi cercarono fermar le immagini fuggitive; indi la
testa gli ripiombò inerte sul petto.
-- Poeta mio! -- gridò Risorta gettandoglisi addosso e avvincendolo delle
sue braccia.
Nei movimenti incomposti il leggero canotto piegò tutto da un lato; i
due corpi stretti insieme precipitarono nel mare e disparvero.
EPILOGO
I.
Il professore Corrado Bertalia, senatore del Regno, celebre per
la sua opera -Il Comune italiano e l'Ansa germanica-, stava dando
l'ultima pulitura al discorso, in francese, ch'egli doveva tener fra
pochi giorni al Congresso storico internazionale di Stoccolma, quale
delegato d'una delle nostre maggiori Università. Una delle finestre
dello studio, volta a levante, aveva le persiane abbassate; l'altra,
che si apriva a settentrione, era spalancata, e lasciava entrar nella
stanza la fulgida luce della bella giornata di giugno. Da un giardino
sottoposto salivano fragranze di fiori e canti d'uccelli; di là dal
giardino che, pur non appartenendo alla casa, lo cingeva per due lati,
veniva, smorzato alquanto, il rumore della strada percorsa da carrozze
e da carri.
Un vispo fanciullo di circa dieci anni irruppe nello studio senza
cerimonie.
-- Buon giorno, babbo..
Il professore alzò il viso dalle sue carte, si tolse dagli occhi le
lenti e con un sorriso incoraggiante chiamò a sè il figliuolo e gli
stampò due baci sulle gote.
-- Oh, Gino. Vai a scuola? Non è più presto del solito?
-- Sì, ma aspetto la mamma che si metteva il cappello.
-- Esce la mamma?
-- Deve far qualche spesa.
Gino, secondo il solito, cominciò a toccare i libri sparsi sulla tavola
e a guardar curiosamente i frontispizi.
-- Quieto, bimbo, quieto.
-- Sai, papà, voglio che tu mi porti da Stoccolma una bell'opera
illustrata.
-- Ma! -- rispose il senatore. -- Vedremo quel che ci sarà.... Perchè se
non ci fossero che opere svedesi.... Lo capisci tu lo svedese?
Il fanciullo si mise a ridere. -- Io no.... E tu?
-- Io? Pochino, pochino.
-- Oh, -- ripigliò con aria d'importanza lo studente di prima ginnasiale,
-- se fosse il francese!... Me lo insegna così bene la mamma.... E anche
il latino intendo....
-- Diamine! -- esclamò il padre. -- -Rosa, rosæ-.
-- Nossignore, -- protestò Gino offeso nel suo amor proprio. -- Traduco
Cornelio Nipote.
-- Nientemeno?... E dimmi, -- soggiunse Bertalia in tuono carezzevole, --
saremo poi esonerati dagli esami?
-- Non c'è dubbio. Ho le medie di tutti i bimestri superiori all'otto.
-- Bravo il mio bimbo! -- disse il professore accostando la sua guancia
a quella del ragazzo.
A veder quelle due teste che si toccavano s'era colpiti dalla
rassomiglianza ch'esisteva fra loro. Avevano tutti e due, padre
e figliuolo, fronte spaziosa, occhi bruni, incavati, profondi,
naso aquilino, tinta olivastra, bocca un po' grande, mento largo
e massiccio. Persino i capelli si rassomigliavano, benchè quelli
di Corrado Bertalia fossero radi e bianchi e quelli di Gino folti
e castani; si somigliavano nella lucentezza metallica, nella piega
leggermente ondulata. Certo a pochi genitori accade di stampar nella
prole una così vigorosa impronta della loro paternità com'era accaduto
al professore Bertalia con quell'unico rampollo, natogli quand'egli
scendeva già la parabola della vita.
L'uscio si aperse e una donna comparve sulla soglia. Indossava una
-toilette- da mattina, semplice ed elegante, abito di mussola bianca
punteggiato di rosso, cappello di paglia di Firenze guarnito di rose
e mughetti; teneva in mano un piccolo ombrellino di seta celeste
chiara con frangie e pizzi. Le larghe maniche lasciavano veder il
polso sottile e il principio del braccio nudo, d'un candore latteo; la
bionda capigliatura opulenta era raccolta in treccie dietro la nuca;
solo qualche ricciolo indocile ombreggiava la fronte. Sotto il lungo
arco delle sopracciglia splendevano due pupille azzurre ora spiranti
un'infinita dolcezza, ora solcate da lampi d'orgoglio e da fremiti
di rivolta. Alta, snella, flessuosa, quella donna era veramente un
fiore di giovinezza e di leggiadria; si stentava già a persuadersi
(poich'ella non mostrava i suoi trent'anni) che fosse madre di Gino;
tanto più difficile era crederla moglie d'un uomo che rasentava i
sessanta.
-- Buon giorno, Corrado, -- ella disse avanzandosi di alcuni passi.
Come avveniva sempre quando sua moglie gli si presentava in un
abbigliamento troppo giovanile, una nube velò per un istante la
fisonomia severa ma aperta del senatore; pure egli non fece alcuna
osservazione e ricambiò il saluto con l'usata cordialità.
-- Buon giorno, Lucilla. Sei mattiniera, oggi.
-- Vado dalla mia sarta. Voglio che cambi una guarnizione al mio vestito
di stasera.
-- Il gran da fare che danno le -toilettes- a voialtre donne!
-- Le -toilettes- hanno un'importanza che gli uomini non capiscono....
Per noi sono il campo ove si esercita il nostro gusto artistico.
-- Oh, non discuto. Credo però che alla festa di stasera non ci sarà
lusso.
-- Perchè?
-- Perchè la stagione non è propizia alle feste e molte signore sono in
campagna.
-- Vedrai che ne mancheranno pochissime.... Alcune ritornano apposta....
non foss'altro che per la curiosità di conoscere questa sposina
americana che il contino Filiberti porta in famiglia.
-- Per me ci rinunzierei volentieri.
-- Anch'io. Ma come si fa?... I Filiberti sono stati sempre tanto
cortesi con noi.
-- Sì, sì.... Ormai sono rassegnato.
-- E persisti a voler partire domattina alle dieci e mezza?
-- È necessario.
-- Avrai ben poco tempo da dormire.
-- A me basta poco.... Per le quattro saremo a casa; e cinqu'ore buone
di letto le avrò.
-- Mamma, -- disse Gino, -- se non ti spicci....
-- Andate, andate, figliuoli, -- soggiunse Bertalia, -- e che il Signore
vi accompagni.
In quella si picchiò all'uscio. Era la cameriera che portava su un
vassoio la posta della mattina.
-- Nulla per me? -- chiese la signora, mentre la cameriera consegnava
lettere e giornali al padrone.
-- Nulla.
-- Arrivederci, dunque.... Eccomi, Gino.
-- Un momento, -- gridò Bertalia. -- C è una partecipazione mortuaria
diretta -al Senatore Prof. Corrado Bertalia e consorte....- Di chi
sarà?
Il silenzio che seguì a queste parole fece balzar d'inquietudine il
cuore di Lucilla.
-- Ebbene? -- ella domandò avvicinandosi vivamente a suo marito e
guardando il foglio listato di nero ch'egli teneva aperto fra le mani.
Il foglio non conteneva che poche righe:
-La madre Caterina Frangipane vedova Bagnasco annunzia con
l'animo straziato la morte, ieri avvenuta, del suo unico
figlio-
RICCARDO
CAPITANO D'ARTIGLIERIA.
-Napoli, 10 giugno 189....-
-I funerali-, ecc., ecc.
Gli occhi dei due coniugi s'incontrarono.
-- Quel Bagnasco che veniva da noi si chiamava Riccardo? -- chiese
Bertalia con voce sorda.
Lucilla chinò la testa in segno affermativo e disse in un soffio:
-- Povero giovine! Povera madre!
-- È quello che mi regalava...? -- principiò Gino. Ma un cenno di suo
padre lo fece tacere.
-- Era adesso di guarnigione a Napoli? -- continuò il professore.
-- Sì.... Credo almeno, -- ella balbettò sotto la tortura di
quell'interrogatorio.
-- Gino fa tardi, -- notò Corrado Bertalia senza staccar gli occhi da sua
moglie. -- Del resto potrebbe andar solo questa mattina come sempre.
-- No, no, lo accompagno io, -- replicò Lucilla impaziente d'esser fuori
dal cospetto di suo marito.
Abbassò il velo sulla faccia bianca d'un pallore mortale, raccolse
tutte le sue forze ed uscì.
II.
E di nuovo il professore era solo nel suo studio. Ma i suoi occhi non
correvano più sulle pagine del suo manoscritto; erano fissi, immobili,
come assorti in una dolorosa visione interiore.
Perchè aveva sposato Lucilla? Come mai nell'età in cui l'uomo deve
credersi al sicuro dalle tempeste, s'era innamorato pazzamente d'una
fanciulla che poteva esser sua figlia?
Certo ch'egli le sue scuse le aveva. E non soltanto le scuse banali
dell'amore ch'è cieco, della ragione ch'è disarmata dinanzi alla
bellezza e alla grazia; ma scuse d'un ordine più elevato, di quelle
che permettono di prendere in iscambio i nostri capricci e le nostre
passioni per sentimenti generosi e magnanimi.
Lucilla, egli l'aveva conosciuta da bambina in su; se l'era vista
crescere sotto gli occhi, buona, avvenente, giudiziosa, e quando la
morte prematura dei genitori l'aveva lasciata povera e sola, egli aveva
creduto di poter offrirle, in cambio del tesoro de' suoi vent'anni
ch'ella gli portava in dono, una posizione quasi signorile, un nome
già illustre, un affetto profondo e tenace. E con che riconoscenza
ell'aveva accettato l'offerta! E che moglie adorabile ell'era stata
nel primo periodo del suo matrimonio! E che madre sollecita del piccolo
Gino! E come aveva saputo conciliare questi suoi uffici di madre e di
moglie coi doveri della società ov'ell'era festeggiata, acclamata, e
ove l'attraeva il desiderio legittimo di brillare fra mille!... Tempi
felici!
La corteggiavano, sì; (poteva forse essere altrimenti?) ma ella,
ingenuamente lieta degli omaggi che le si rendevano, aveva un'arte
sopraffina per tener nei giusti limiti i suoi adoratori; frenava gli
arditi col suo contegno decoroso e un po' altero, sconcertava i timidi
con la sua tranquilla ironia.
Bertalia aveva per lei la compiacenza che i mariti vecchi devono avere
per le spose giovani se vogliono conservarsene l'affetto; mostrava
un'assoluta fiducia nella sua saviezza e nella sua rettitudine, si
asteneva da ogni sindacato importuno sulle visite che faceva e che
riceveva, l'accompagnava senza mormorare alle veglie e ai teatri,
benchè queste lunghe serate fuori di casa contraddicessero alle sue
vecchie abitudini di studioso. L'affidar sua moglie alla cura di
amici comuni, come facevano altri mariti anche meno maturi, anche meno
occupati di lui, non gli pareva conveniente, e non pareva conveniente
nemmeno a Lucilla.
Fu appunto ad un ballo, fu dai conti Filiberti che i Bertalia ebbero
la presentazione di Riccardo Bagnasco. Aveva trent'anni, era stato
appena promosso capitano, ed era un ufficiale colto, intelligente,
modesto, laborioso, onde il professore, maravigliato di trovarlo tanto
dissimile dai soliti damerini, con o senza uniforme, lo prese subito in
simpatia. Entrato così in grazia di tutti e due i conjugi, il capitano
fu ammesso nell'intimità della famiglia e non tardò a conquistarsi il
cuore di Gino, ch'egli regalava di chicche e di giocattoli, e a cui
raccontava cento storielle piacevoli. Fatto si è che l'assiduità di
Bagnasco intorno alla Bertalia diede presto nell'occhio e alimentò le
chiacchiere degli sfaccendati. Per un pezzo il senatore o non se ne
accorse, o non vi badò; poi, messo sull'avviso, suggerì amichevolmente
a sua moglie di stare in guardia. Non ch'egli dubitasse, ma non voleva
che dubitassero gli altri e che si malignasse sul loro conto.
Ella rispose, un po' seccamente, che i modi del capitano erano
correttissimi, che non vedeva una ragione al mondo per trattarlo
con minor dimestichezza dell'usato, ch'ell'era sicura di sè, ch'era
impossibile chiuder la bocca ai cattivi e ai balordi, e che si
meravigliava come un uomo del valore di suo marito raccogliesse sì
perfide insinuazioni.
Pel momento la cosa non ebbe seguito, ma di lì ad alcuni mesi il
professore ricevette una lettera anonima che aggravava le accuse.
Egli portò a Lucilla la lettera vile e la bruciò al suo cospetto,
dicendo che sdegnava servirsi delle indicazioni contenute in essa;
ma che non si sarebbe più addormentato in una cieca fiducia, e che se
avesse scoperto di esser ingannato si sarebbe presa una sola vendetta;
quella di dar lo sfratto alla moglie colpevole e di separarla dal
figliuolo che non poteva avere per educatrice una donna dimentica de'
suoi doveri.
La minaccia che colpiva Lucilla nel suo punto più vulnerabile, la
tenerezza materna, fiaccò la sua nativa alterigia e rattenne in tempo
le parole acerbe che le salivano al labbro e di cui non era agevole
misurare le conseguenze. Mordendo il freno, ella si limitò a protestare
contro i sospetti ingiuriosi di suo marito e contro il sistema
inquisitorio che si voleva introdurre in casa.
Comunque sia, le visite del capitano Bagnasco si diradarono e non andò
molto ch'egli fu destinato a una nuova residenza. Bertalia applicò in
quell'occasione il noto adagio: -a nemico che fugge ponti d'oro-, e
accolse urbanamente l'ufficiale venuto a prender congedo.
Ed ora eran trascorsi cinqu'anni e il tempo aveva ristabilito
l'accordo, almeno apparente, fra i conjugi. Ma nel cuore di Bertalia
l'antica ferita non era così ben rimarginata da non farsi sentire di
tratto in tratto, e lo riassaliva a intervalli un bisogno tormentoso di
rivangare il passato, di mutar in certezza, dolce o amara che fosse,
la sorda inquietudine che lo logorava. E più volte aveva pensato al
modo di approfondire le sue ricerche, sia provocando Lucilla, sia
sorprendendola in un istante di debolezza, sia invigilando sulle
lettere ch'ella scriveva e che riceveva, perchè talora gli sorgeva
anche il dubbio che vi fosse una corrispondenza epistolare tra lei e
Riccardo Bagnasco.
Per fortuna, molte ragioni, le une più, le altre meno onorevoli,
lo avevano arrestato sulla china pericolosa. Erano le occupazioni
scientifiche, era l'orgoglio d'una natura leale ripugnante dai
sotterfugi, era il timore di saper troppo e lo sgomento del poi, era in
fine la coscienza dell'errore grave, irrimediabile da lui commesso il
giorno in cui s'era lasciato vincere da una passione senile.
Oggi quell'annunzio di morte, che pur doveva essere ed era una grande
liberazione, svegliava in Corrado Bertalia la malsana curiosità. E il
contegno di Lucilla rinfocolava gli antichi sospetti. No, il turbamento
di lei non era quello, così naturale, che commove qualunque animo ben
fatto alla notizia inattesa della perdita d'un amico. Troppo evidente
era in lei la cura di pesare ogni parola, di reprimere ogni moto
che potesse tradirla. -Povero giovine! Povera madre!- Ella non aveva
trovato altro da dire per l'uomo che durante quindici mesi era stato
frequentatore assiduo della sua casa, per l'uomo ch'ella vedeva ai
balli, ai teatri, ai concerti, al passeggio, ovunque ell'andasse. Non
aveva trovato altro da dire, ma tutta la sua energia non era bastata
a far sì che le sue guancie non si scolorassero d'improvviso e le sue
mani non cercassero istintivamente un appoggio.
Una cosa pareva indubitata. Lucilla era stata côlta di sorpresa
dall'annunzio di quella morte, ciò che dava motivo di credere che
non vi fosse scambio di lettere tra lei e Bagnasco. Se no, possibile
ch'ella ignorasse la sua malattia? Sciocchezze!... Forse egli era morto
in seguito a un male di pochi giorni, in seguito a un accidente.... La
partecipazione lasciava adito a qualunque ipotesi. E in fine, fosse
pur troncata ora la relazione, era ciò sufficiente a distruggere il
passato?
E il senatore ripeteva in cuor suo il ragionamento di prima. Dato che
Bagnasco fosse stato soltanto un amico, Lucilla non avrebbe cercato
di nascondere la sua commozione, avrebbe insistito per chiedere
informazioni più particolareggiate, per mandare qualche segno di
simpatia alla madre derelitta.... Ma sopra tutto ell'avrebbe dichiarato
di non voler intervenire quella sera alla festa dei Filiberti.
Se non che, nel suo sforzo d'essere equo, Bertalia diceva a sè stesso
che, anche in caso di piena e assoluta innocenza, sua moglie sapeva
d'esser nelle condizioni d'una donna sospettata e che chi è sospettato
non è mai sicuro della via da tenere. Egli pure quella mattina aveva
sbagliato tattica; i suoi sguardi corrucciati, le sue domande insidiose
non erano atte certamente a inspirar confidenza.... Del resto, dinanzi
a Gino, ogni spiegazione era impossibile; più tardi forse, quando
Lucilla fosse tornata, quando Gino non ci fosse....
Un sorriso triste e sfiduciato passò sul volto di Corrado Bertalia; mai
più, mai più egli avrebbe strappato la verità dalla bocca di Lucilla.
Se invece?...
Come se lo spingesse una molla egli scattò dalla seggiola e uscì dallo
studio. La cameriera che finiva di spolverare i mobili nella stanza
vicina gli disse:
-- È ancora fuori la signora.
-- Non importa, -- egli rispose arrossendo come un fanciullo. -- Cerco un
libro che deve esser di là.
Entrò nel salottino ove sua moglie passava la maggior parte della
giornata lavorando, suonando, leggendo. Ivi ella riceveva i suoi
intimi, ivi, più d'una volta, il professore aveva trovato Riccardo
Bagnasco. E la stanzetta serbava, visibili, i ricordi di lui. Fra varie
fotografie che si spiegavano come a ventaglio da un portaritratti
di -peluche- appeso alla parete, c'era anche quella del capitano,
in divisa, con scrittovi un nome e una data: -Riccardo Bagnasco --
19 aprile 1890-. In un palchettino accanto al pianoforte verticale,
quasi a farlo apposta, balzava prima all'occhio, tra altri quaderni
di musica, una sonata di Beethoven ch'-egli- preferiva. Di fronte,
nello scaffale di noce, spiccavano, per l'elegantissime legature,
alcuni volumi ch'egli, il capitano, aveva regalato a Lucilla, edizioni
splendidamente illustrate d'autori celebri italiani e stranieri.
Corrado Bertalia prese a caso uno di quei volumi. Era il -Faust- di
Goethe. Certo, egli pensava sfogliandolo, i -loro- sguardi sono corsi
insieme su queste pagine, forse le -loro- teste chine sul libro si
sono toccate, e il -loro- alito s'è confuso, e la sottile ebbrezza
dell'amore li ha involti.... Ma oggi il libro non ridice ciò che udì e
ciò che vide.
Il professore lo rimise a posto e sedette sconfidato davanti alla
scrivania di Lucilla, con gli occhi ostinatamente fissi sopra una
cartella dalla coperta di cuoio nero e dal monogramma d'argento ch'era
posata appunto sul piano inclinato della scrivania. Dopo qualche
esitazione egli l'aperse; era vuota. Ma i fogli di carta sugante
che v'erano inseriti portavano i segni di caratteri impressi, segni
confusi, intrecciantisi, sovrapponentisi, tra i quali si sarebbe
smarrito il paleografo più consumato. Una cosa sola essi provavano: che
quei fogli avevano assorbito l'inchiostro di molte lettere e sapevano
il segreto di Lucilla: lo sapevano e lo custodivano.
Bertalia chiuse dispettosamente la cartella e rise della propria
ingenuità. Che raccoglieva egli dal suo spionaggio? Indizi, pallidi
indizi, nessuna prova.... Le prove, se c'erano, si trovavano in
quei cassetti chiusi, la cui serratura avrebbe ceduto a un piccolo
sforzo.... Ma era possibile che egli scendesse sì basso?
Vergognandosi dell'ignobile tentazione, egli abbandonò la stanza come
un ladro che teme di esser côlto sul fatto. Era tempo, perchè proprio
allora una forte scampanellata annunziava l'arrivo della padrona di
casa.
III.
Non molto dopo la cameriera venne ad avvertirlo che la colazione era
pronta.
Nel salotto da pranzo lo aspettava una sorpresa. Gino gli corse
incontro.
-- Babbo, ci sono anch'io.
Lucilla, pallida ma composta, s'era già messa a tavola. S'era mutato
vestito; indossava un abito grigio.
Il professore guardò alternativamente la moglie e il figliuolo.
-- Come? C'è vacanza?
-- No, -- rispose Gino, -- ma sono esonerato dagli esami, e il direttore
mi ha messo in libertà. Siamo agli sgoccioli e non si fa più nulla.
Bertalia si morse il labbro. Senza dubbio era stata lei, era stata sua
moglie a voler che Gino rimanesse a casa. Ella temeva di trovarsi a tu
per tu col marito, e finch'egli partisse pel suo Congresso, si serviva
del fanciullo come d'una difesa.
Lucilla ruppe il silenzio.
-- Gino non ha detto tutto.
-- Che c'è ancora?
-- C'è ch'egli avrà il primo premio, -- soggiunse la madre con la sua
bella voce grave di contralto.
Nei grandi occhi azzurri di lei tremolava una lacrima.
Piangeva ella di tenerezza pei successi scolastici del suo figliuolo,
o piangeva per -l'altro-?
Tirò a sè Gino e lo baciò sui capelli. Egli le gettò le braccia al
collo.
-- Vieni qua, Gino, -- ordinò il senatore, geloso di quelle dimostrazioni
d'affetto. -- Dà un bacio anche a me.... Così.... E non insuperbire, mi
raccomando.
-- No, babbo, non c'è pericolo.... Dunque me lo porti il libro
illustrato da Stoccolma?
-- Da qualche posto un libro te lo porterò senza fallo.... Siedi,
adesso, e mangia.... O che il premio ti ha tolto l'appetito?
Quasi l'interrogazione fosse rivolta a lei, Lucilla che guardava
immobile dalla parte della finestra si scosse e ingoiò faticosamente
una cucchiaiata di brodo.
-- Sei stata dalla sarta? -- chiese Bertalia ripigliando, quasi senza
volerlo, quasi senz'accorgersene, la sua parte di giudice istruttore.
Ella accennò col capo di no.
-- Come? E la nuova guarnizione?
-- Ho pensato che non è indispensabile.... Quella che c'è può bastare.
Dunque ell'era risoluta, o, piuttosto, era rassegnata ad andar dai
Filiberti, benchè la sua fisonomia mostrasse chiaro lo sforzo ch'ella
faceva.
La cameriera servì le frutta, poi uscì.
Il professore, inesorabile, tornò alla carica.
-- Non hai avuto nessun particolare?
Lucilla trasalì.
-- Particolare di che?
-- Circa a quella notizia di stamattina?
-- Da chi potevo averne? -- ella replicò con accento di dolorosa
maraviglia.
-- Forse i Filiberti sapranno....
-- Sapranno quello che sappiamo noi.
-- Questa sera sentiremo, -- borbottò il marito. E s'interruppe per
passare il piatto delle fragole a Gino. -- O che non ti piacciono più le
fragole?
-- Sì che mi piacciono. E ne ho prese.
-- Dieci ne hai prese. Le ho contate.
-- Oh babbo, che cosa guardi?
-- Se non ha voglia non si può costringerlo, -- insinuò Lucilla.
-- Perchè non deve aver voglia? Sta poco bene forse?
Il fanciullo s'affrettò a rispondere:
-- No, babbo.... Sto benissimo. Ma non ho fame.
-- Nessuno ha fame oggi, -- brontolò Corrado Bertalia, scrollando
le spalle infastidito. E invero non aveva fame nemmeno lui, benchè
affettasse di averne e si empisse macchinalmente la bocca.
Dopo una breve pausa egli disse:
-- Bisognerà spedire i biglietti da visita alla madre. Mi darai il tuo.
-- Te lo darò.
Ella depose sulla tavola la salvietta, e si alzò, rigida e bianca, come
una bella statua.
-- Vado a preparare le tue valigie, -- ell'annunziò al marito.
Gino, che le si era aggrappato alle vesti, soggiunse:
-- Anch'io, anch'io vengo ad aiutarti a far le valigie di papà....
Buondì, papà, arrivederci.
Com'erano d'accordo, madre e figliuolo, com'erano impazienti di restar
soli loro due, senza testimoni! Parevano due complici.
Tenendo per mano il fanciullo, la giovine signora era già presso
all'uscio, quando Bertalia chiamò con accento imperioso:
-- Lucilla!
Ella si voltò tutta d'un pezzo, suffusa d'un lieve rossore la guancia
marmorea. Anche Gino s'era voltato, e i suoi occhi interrogavano il
babbo con trepida ansietà, tanto lo aveva stupito la insolita asprezza
della voce paterna.
Sentì Bertalia il muto rimprovero, la muta preghiera che c'erano nello
sguardo di Gino? O fu altro il pensiero che lo disarmò? Certo si è che
mutando tuono egli disse:
-- Non dimenticare di metter nella valigia le decorazioni. Sai dove sono?
-- Sì, nel primo cassetto a destra.
-- Appunto.... All'estero non si può farne senza.
Di lì a un momento il professore richiudeva con forza dietro di sè
l'uscio dello studio, ridendo d'un suo riso nervoso ed esclamando
sarcasticamente: -- Le decorazioni! le decorazioni!
Il bel marito di pasta frolla ch'egli era! E la bella figura ch'egli
faceva verso sua moglie! Dopo aver trovato l'accento solenne che doveva
preludere Dio sa a che gran scena drammatica egli finiva con quella
commedia delle decorazioni!
Ma, riflettendoci, la gran scena drammatica, se fosse successa, a
che cosa sarebbe approdata? Alla confessione da parte di Lucilla? Al
perdono da parte di lui? O a una rottura violenta, irrimediabile che
avrebbe distrutto per sempre la famiglia?
La confessione? O che bisogno ne aveva egli ormai se la tattica troppo
ingegnosa di Lucilla si ritorceva contro di lei? Una donna che ha la
coscienza netta non agisce così; provoca lei stessa le spiegazioni
che devono troncare gli equivoci, non ricorre agli espedienti che
li alimentano. Sì, certo, egli avrebbe potuto abbattere con un
soffio il castello incantato in cui ella si rifugiava, avrebbe
potuto costringerla a un colloquio a quattr'occhi. E s'ella gli si
fosse umiliata dinanzi, se pentita del suo fallo avesse implorato
misericordia in nome dei primi anni della loro unione, in nome
della morte che aveva fulminato il suo seduttore, in nome della vita
che fioriva sulle guancie di Gino, oh allora forse egli l'avrebbe
riaccolta, perdonante ed amante, fra le sue braccia.... Ma ella non era
donna da umiliarsi; o non si sarebbe lasciata strappare una sillaba,
o tirata per i capelli avrebbe assunto un'aria di sfida portando
in trionfo la sua colpa. E in tal caso che altro restava al marito
oltraggiato se non porre ad effetto l'antica minaccia e scacciarla?
Sciocco che non s'accorgeva d'avere in pugno la sua vendetta,
facile, piana, offerta da una di quelle coincidenze provvidenziali
che farebbero credere all'intervento d'una giustizia superiore
e riparatrice! Egli l'aveva in pugno e voleva assaporarla tutta,
quella sera, dai Filiberti. Là ov'ella aveva conosciuto -colui-, in
una festa che le avrebbe richiamato alla mente ogni circostanza del
primo incontro, là ell'avrebbe espiato. Che potenza di dissimulazione
le sarebbe occorsa per celare il suo turbamento, per atteggiar le
labbra al sorriso, per discorrer delle mille inezie ond'è fatta la
conversazione dei salotti, per appoggiarsi al braccio di damerini
indifferenti ed uggiosi, per lasciarsi trascinare nel turbinìo delle
danze!... E non v'ha dubbio, fra i tanti sguardi che, al solito,
si sarebbero conversi in lei, ve ne sarebbero stati di malignamente
curiosi e indiscreti, poichè i vecchi frequentatori di casa Filiberti
non potevano non aver indovinata la tresca.... Sono i mariti che non
indovinano nulla!... No, l'orgogliosa Lucilla non avrebbe curvato la
fronte sotto quegli sguardi, non avrebbe dato ad alcuno il vanto di
ridere della sua debolezza; ma s'ell'aveva veramente amato quell'uomo,
che strazio doveva essere il suo! Saperlo morto, vederlo con gli occhi
dell'anima immobile, stecchito dentro una bara, ed esser lì nelle
sale gaie e luminose ove anch'egli era passato florido di giovinezza e
riboccante di vita, che strazio, che strazio!
Pareva talora a Bertalia che il castigo fosse fin troppo crudele; ma
il pensiero ch'egli non lo aveva nè meditato nè preparato imponeva
silenzio ai suoi scrupoli. E, del rimanente, non era giusto ch'egli
facesse soffrire Lucilla se soffriva tanto per cagione di lei? Non era
giusto?
-- Sì, -- rispondeva la sua passione di marito offeso; -- no, -- rispondeva
la sua coscienza di filosofo.
Nella difficoltà di conciliare le due risposte, egli tentò di
rimettersi al lavoro. Finì di correggere il suo discorso, scrisse un
paio di lettere, riesaminò i temi del Congresso alla cui discussione
si proponeva di partecipare, prese alcune note nel suo taccuino. Ma
non aveva nè lucidezza di mente, nè forza d'applicazione; non poteva
star tranquillo sulla sedia cinque minuti. Ebbene, sarebbe uscito per
impostar le sue lettere: avrebbe fatto quattro passi, respirato un po'
d'aria libera.
In quella entrò Gino, non gaio e baldanzoso come la mattina, ma con la
serietà d'un ragazzo precoce.
Il professore si sforzò di sorridere:
-- Che desidera Vossignoria?
1
,
,
2
,
:
-
-
3
,
,
;
'
4
,
,
.
.
.
.
5
6
-
-
?
7
8
-
-
.
9
10
-
-
?
11
12
-
-
.
13
14
-
-
,
?
15
16
-
-
,
-
-
.
-
-
.
17
18
-
-
?
19
20
-
-
.
.
.
.
.
21
22
,
.
23
24
25
.
26
27
.
28
,
29
'
.
'
30
?
31
;
32
,
,
33
,
,
34
.
,
'
,
35
,
,
36
;
,
,
37
38
.
'
,
39
,
.
40
;
,
41
,
,
,
42
,
43
,
,
44
'
'
,
45
.
46
47
48
;
49
.
50
;
'
51
.
,
.
'
52
,
,
53
.
54
55
-
'
,
-
-
56
.
-
,
57
;
'
;
58
,
,
59
.
.
.
.
,
60
,
61
,
'
62
'
.
,
63
,
,
,
!
64
65
66
'
67
.
'
'
68
,
69
'
'
-
.
-
70
71
72
.
73
74
,
75
.
'
76
.
-
-
-
-
-
-
77
'
!
78
,
?
79
80
?
,
,
81
?
'
,
'
82
,
,
,
83
84
.
'
,
,
85
,
,
86
.
87
88
,
89
.
90
,
,
91
?
92
,
'
,
93
,
,
94
?
;
95
,
'
;
96
'
,
97
.
,
,
'
98
?
99
100
-
-
'
-
-
-
-
;
101
102
;
'
.
103
104
?
105
;
'
,
106
?
.
.
.
.
107
108
-
-
?
109
110
-
-
.
111
112
-
-
?
113
114
-
-
,
'
.
.
.
.
,
115
'
.
116
117
'
118
,
119
'
.
«
.
120
.
121
122
,
.
123
,
124
'
'
.
125
'
'
126
,
127
,
?
,
128
'
,
'
129
?
130
131
,
132
.
133
,
'
134
,
.
135
.
,
136
'
:
,
,
,
137
.
138
'
,
,
,
,
139
.
140
141
,
.
142
,
,
143
.
,
.
144
'
.
145
,
,
146
'
,
.
147
'
'
;
148
;
,
149
,
150
.
,
151
;
152
,
'
.
153
154
,
,
155
.
,
156
,
'
.
157
,
,
158
,
'
,
159
.
,
,
160
,
161
.
162
'
,
163
'
'
164
'
,
165
,
.
.
.
.
166
;
167
-
-
.
168
169
170
,
171
'
.
172
.
173
,
174
,
,
,
175
'
,
,
,
176
'
177
'
'
.
'
178
;
;
179
,
.
180
'
-
-
!
181
182
'
(
'
'
)
183
'
184
,
'
185
.
,
'
186
,
'
.
187
188
-
-
.
?
189
190
.
191
192
-
-
,
?
193
194
-
-
.
.
.
.
,
.
195
196
-
-
?
197
198
-
-
,
.
.
.
.
.
.
.
.
'
199
.
200
201
-
-
,
,
.
.
.
.
202
.
.
.
.
.
.
.
.
203
,
204
.
.
.
.
'
,
'
205
.
206
207
-
-
!
.
.
.
,
!
.
.
.
208
209
,
210
'
,
'
211
,
,
212
.
.
.
.
213
,
,
214
:
215
216
-
-
,
!
217
218
.
219
220
-
-
,
,
!
221
222
-
-
!
-
-
.
-
-
223
!
.
.
.
,
,
224
'
,
'
,
225
.
226
227
:
-
-
228
.
229
230
'
,
'
231
.
232
233
-
-
,
!
-
-
.
234
'
'
,
235
'
,
236
,
237
,
-
-
.
238
239
-
-
.
.
.
.
!
.
.
.
'
,
'
.
.
.
.
240
'
'
,
'
.
241
242
;
.
,
243
'
;
,
;
244
,
245
.
:
246
247
-
-
!
248
249
-
-
?
-
-
.
250
251
-
-
.
.
.
.
.
252
.
253
254
-
-
,
!
-
-
.
255
256
-
-
,
-
-
.
-
-
257
;
.
258
259
-
-
,
-
-
.
-
-
'
260
'
.
261
262
,
'
.
263
264
-
-
,
-
-
.
-
-
.
265
266
'
,
,
267
.
268
'
.
269
270
'
271
'
.
.
272
273
-
-
.
.
274
275
.
276
277
-
-
.
.
278
279
-
-
!
-
-
280
'
.
-
-
;
281
.
282
283
-
-
,
'
!
-
-
.
284
285
'
,
,
286
,
,
287
.
'
,
288
'
;
'
289
'
290
;
.
291
292
-
-
,
-
-
,
.
293
294
,
295
296
;
'
,
297
,
'
;
298
,
'
299
.
300
301
;
302
.
,
303
'
,
,
,
304
.
'
,
305
;
306
.
307
;
,
,
,
'
308
.
309
310
'
311
,
'
312
'
,
:
313
314
-
-
,
.
.
.
.
315
316
'
'
317
.
318
319
-
-
,
!
-
-
320
.
321
322
-
-
,
.
323
,
.
.
.
.
,
.
324
325
,
326
.
327
328
-
-
.
.
329
330
,
,
331
.
332
333
-
-
?
334
335
:
'
,
'
,
336
'
;
,
337
,
,
338
;
.
.
.
.
'
.
.
.
.
'
,
339
'
340
.
341
342
-
-
,
-
-
343
,
-
-
;
344
,
.
.
.
.
.
345
346
'
,
347
;
348
.
349
350
-
-
!
-
-
351
.
352
353
;
354
.
355
356
357
358
359
360
361
362
.
363
364
,
,
365
-
'
-
,
366
'
,
,
'
367
,
368
'
.
369
,
,
;
'
,
370
,
,
371
.
372
'
;
373
,
,
,
374
,
,
375
.
376
377
378
.
379
380
-
-
,
.
.
381
382
,
383
384
.
385
386
-
-
,
.
?
?
387
388
-
-
,
.
389
390
-
-
?
391
392
-
-
.
393
394
,
,
395
.
396
397
-
-
,
,
.
398
399
-
-
,
,
'
400
.
401
402
-
-
!
-
-
.
-
-
.
.
.
.
403
.
.
.
.
?
404
405
.
-
-
.
.
.
.
?
406
407
-
-
?
,
.
408
409
-
-
,
-
-
'
,
410
-
-
!
.
.
.
.
.
.
.
411
.
.
.
.
412
413
-
-
!
-
-
.
-
-
-
,
-
.
414
415
-
-
,
-
-
.
-
-
416
.
417
418
-
-
?
.
.
.
,
-
-
,
-
-
419
?
420
421
-
-
'
.
'
.
422
423
-
-
!
-
-
424
.
425
426
'
427
'
.
,
428
,
,
,
,
,
429
,
,
'
,
430
.
,
431
432
;
,
433
.
434
'
435
'
,
'
436
.
437
438
'
.
439
-
-
,
,
440
,
441
;
442
.
443
,
'
;
444
;
445
.
446
447
'
,
'
448
.
,
,
,
449
;
450
(
'
'
)
;
451
'
452
.
453
454
-
-
,
,
-
-
.
455
456
457
,
458
;
459
'
.
460
461
-
-
,
.
,
.
462
463
-
-
.
464
.
465
466
-
-
-
-
!
467
468
-
-
-
-
'
.
.
.
.
469
.
470
471
-
-
,
.
472
.
473
474
-
-
?
475
476
-
-
477
.
478
479
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
480
'
481
.
482
483
-
-
.
484
485
-
-
'
.
?
.
.
.
486
.
487
488
-
-
,
.
.
.
.
.
489
490
-
-
?
491
492
-
-
.
493
494
-
-
.
495
496
-
-
.
.
.
.
;
'
497
.
498
499
-
-
,
-
-
,
-
-
.
.
.
.
500
501
-
-
,
,
,
-
-
,
-
-
502
.
503
504
'
.
505
.
506
507
-
-
?
-
-
,
508
.
509
510
-
-
.
511
512
-
-
,
.
.
.
.
,
.
513
514
-
-
,
-
-
.
-
-
515
-
.
.
.
.
.
-
516
?
517
518
'
519
.
520
521
-
-
?
-
-
522
'
.
523
524
:
525
526
-
527
'
,
,
528
-
529
530
531
532
'
.
533
534
-
,
.
.
.
.
-
535
536
-
-
,
.
,
.
537
538
'
.
539
540
-
-
?
-
-
541
.
542
543
:
544
545
-
-
!
!
546
547
-
-
.
.
.
?
-
-
.
548
.
549
550
-
-
?
-
-
.
551
552
-
-
.
.
.
.
,
-
-
553
'
.
554
555
-
-
,
-
-
556
.
-
-
.
557
558
-
-
,
,
,
-
-
'
559
.
560
561
'
,
562
.
563
564
565
.
566
567
.
568
;
,
,
569
.
570
571
?
'
'
572
,
'
'
573
?
574
575
'
.
576
'
'
,
'
577
;
'
,
578
579
.
580
581
,
'
;
'
582
,
,
,
,
583
'
,
584
,
'
'
585
'
,
,
586
,
.
587
'
'
!
'
588
!
589
!
590
'
'
,
,
591
'
!
.
.
.
592
!
593
594
,
;
(
?
)
,
595
,
'
596
;
597
'
,
598
.
599
600
601
'
;
602
'
,
603
604
,
'
,
605
606
.
'
607
,
,
608
,
,
609
.
610
611
,
612
.
'
,
613
,
,
,
614
,
,
,
615
,
,
616
.
,
617
'
618
,
'
,
619
.
'
620
'
621
.
622
,
;
,
'
,
623
.
'
,
624
.
625
626
,
'
,
627
,
628
'
,
'
'
,
'
629
,
630
631
.
632
633
,
634
.
635
636
,
637
;
638
,
639
;
640
641
'
642
.
643
644
,
645
,
646
647
.
,
648
649
.
650
651
,
652
'
.
653
'
:
-
'
-
,
654
'
.
655
656
'
657
'
,
,
.
658
'
659
,
660
,
,
,
661
.
662
,
,
663
,
664
'
,
665
666
.
667
668
,
,
,
,
669
.
670
,
'
'
671
,
,
672
'
,
673
'
.
674
675
'
,
676
,
.
677
.
,
678
,
,
679
'
.
680
,
681
.
-
!
!
-
682
'
683
,
'
'
684
,
,
,
,
'
.
685
,
686
'
687
.
688
689
.
690
'
,
691
.
,
692
'
?
!
.
.
.
693
,
.
.
.
.
694
.
,
695
,
696
?
697
698
.
699
,
700
,
701
,
702
.
.
.
.
'
703
.
704
705
,
'
,
706
,
,
707
'
'
708
.
709
;
,
710
.
.
.
.
,
711
,
;
,
712
,
.
.
.
.
713
714
;
715
,
.
716
717
?
.
.
.
718
719
720
.
721
:
722
723
-
-
.
724
725
-
-
,
-
-
.
-
-
726
.
727
728
729
,
,
.
730
,
,
'
,
731
.
,
,
.
732
733
-
-
,
'
,
734
,
:
-
-
-
735
-
.
,
736
,
'
,
737
,
'
-
-
.
,
738
,
,
'
,
739
'
,
,
,
740
'
.
741
742
.
-
-
743
.
,
,
-
-
744
,
-
-
745
,
-
-
'
,
746
'
.
.
.
.
747
.
748
749
750
,
751
'
'
752
.
753
'
;
.
754
'
,
755
,
,
,
756
.
:
757
'
758
:
.
759
760
761
.
?
,
762
,
.
.
.
.
,
'
,
763
,
764
.
.
.
.
?
765
766
'
,
767
.
,
768
'
769
.
770
771
772
.
773
774
775
.
776
777
.
778
.
779
780
-
-
,
'
.
781
782
,
,
'
.
'
783
;
.
784
785
.
786
787
-
-
?
'
?
788
789
-
-
,
-
-
,
-
-
,
790
.
.
791
792
.
,
793
.
794
,
'
,
795
'
.
796
797
.
798
799
-
-
.
800
801
-
-
'
?
802
803
-
-
'
'
,
-
-
804
.
805
806
.
807
808
,
809
-
'
-
?
810
811
.
812
.
813
814
-
-
,
,
-
-
,
815
'
.
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
,
816
.
817
818
-
-
,
,
'
.
.
.
.
819
?
820
821
-
-
.
.
.
.
,
822
,
.
.
.
.
'
?
823
824
'
,
825
826
.
827
828
-
-
?
-
-
,
829
,
'
,
.
830
831
.
832
833
-
-
?
?
834
835
-
-
.
.
.
.
'
.
836
837
'
,
,
,
838
,
'
839
.
840
841
,
.
842
843
,
,
.
844
845
-
-
?
846
847
.
848
849
-
-
?
850
851
-
-
?
852
853
-
-
?
-
-
854
.
855
856
-
-
.
.
.
.
857
858
-
-
.
859
860
-
-
,
-
-
.
'
861
.
-
-
862
?
863
864
-
-
.
.
865
866
-
-
.
.
867
868
-
-
,
?
869
870
-
-
,
-
-
.
871
872
-
-
?
?
873
874
'
:
875
876
-
-
,
.
.
.
.
.
.
877
878
-
-
,
-
-
,
879
.
,
880
.
881
882
:
883
884
-
-
.
.
885
886
-
-
.
887
888
,
,
,
889
.
890
891
-
-
,
-
-
'
.
892
893
,
,
:
894
895
-
-
'
,
'
.
.
.
.
896
,
,
.
897
898
'
'
,
,
'
899
,
!
.
900
901
,
902
'
,
:
903
904
-
-
!
905
906
'
,
'
907
.
'
,
908
,
909
.
910
911
,
'
912
?
?
913
:
914
915
-
-
.
?
916
917
-
-
,
.
918
919
-
-
.
.
.
.
'
.
920
921
922
'
,
'
923
:
-
-
!
!
924
925
'
!
'
926
!
'
927
928
!
929
930
,
,
,
,
931
?
?
932
?
,
933
?
934
935
?
936
?
937
;
938
,
939
.
,
,
940
,
941
'
.
'
942
,
943
,
944
,
945
,
'
946
,
,
.
.
.
.
947
;
,
948
'
949
.
950
'
?
951
952
'
'
,
953
,
,
954
'
'
955
!
'
,
956
,
.
'
-
-
,
957
958
,
'
.
959
,
960
,
'
961
,
962
,
963
!
.
.
.
'
,
,
,
964
,
965
,
966
.
.
.
.
967
!
.
.
.
,
'
968
,
969
;
'
'
'
,
970
!
,
971
'
,
,
972
'
973
,
,
!
974
975
;
976
'
977
.
,
,
'
978
?
979
?
980
981
-
-
,
-
-
;
-
-
,
-
-
982
.
983
984
,
985
.
,
986
,
987
,
.
988
,
'
;
989
.
,
990
:
,
'
991
'
.
992
993
,
,
994
'
.
995
996
:
997
998
-
-
?
999
1000