preghiere. Ma da un angolo della cappella si levò una bella voce di basso profondo: «Perdona, o Signore, ai peccati della nostra sorella il cui cadavere caliamo nel sepolcro». Tutti si voltarono dalla parte di dove la bella voce veniva, tutti sentirono vibrare in essa, che pur parlava un idioma sconosciuto, un accento insolito di convinzione e di fede. L'officiante, sconcertato un momento riprese: «Usale misericordia in grazia dei meriti dei padri nostri....» E l'altro, quello che nessuno si ricordava di aver visto nel corteo, attaccò il versetto seguente: «Riposi il suo corpo in pace e l'anima sua voli al cielo a godere della felicità eterna. Amen!» Di labbro in labbro corse la dimanda: -- Chi è? -- È un tedesco, il dottor Löwe, -- rispose qualcheduno che nella figura esotica, caratteristica, aveva ravvisato il fervente apostolo del Sionismo. E il dottore, nell'uscir dalla camera mortuaria, si accostò a Gabrio Moncalvo per dirgli ch'era giunto quella mattina stessa dalla Polonia, che in treno aveva letto la triste notizia e appresa l'ora dei funerali, e che per non perder tempo s'era fatto portare subito al cimitero. Rimosse le ghirlande, rimosso il drappo nero listato d'argento, il feretro è deposto sopra un carretto tirato a mano fino al posto della sepoltura, fino ai piedi d'un colombario vuoto che aspetta. In lugubre silenzio la gente assiste all'ultima parte della cerimonia. Già la bocca spalancata ha divorato la sua preda, già i muratori sono intenti a chiudere il vano coi mattoni e la malta. Suonano le ultime preci: «Il pietoso Iddio perdoni il peccato e non distrugga il peccatore; usi tutta la maggior clemenza per reprimere la sua collera.... La terra ritorni alla terra, com'era in origine, e lo spirito ritorni a Dio che lo diede». Gabrio Moncalvo disse al fratello: -- La collocano lì provvisoriamente.... Ho intenzione di farle erigere un monumentino. Giacomo tentennò la testa. -- Povera Clara! Non la vedremo più! -- Povera Clara! -- ripetè il commendatore. -- Non avrei creduto che dovessimo perderla così presto.... Ah, guai se non ci potessimo stordire col lavoro!... Pur troppo non c'è altro da fare... Andiamo! Aveva fretta di uscir dal triste recinto, di rientrar nella vita, di ripigliar le sue abitudini, di scordare quei giorni penosi. Ma dovette prima scambiar nuove strette di mano e sorbirsi nuove condoglianze e prodigar nuovi ringraziamenti. -- Grazie in nome di tutti noi.... anche di mia moglie e della mia figliuola.... Davvero non dimenticheremo mai queste dimostrazioni.... Giacomo, Giorgio, non salite nel mio -landau-? -- Scusaci, -- rispose il professore. -- Noi abbiamo urgenza d'essere a casa.... Io sono spossato.... E Giorgio è in peggiori condizioni di me. -- È vero.... Ho notato anch'io che questa mattina ha un gran brutto colore.... Cos'ha? -- Spero non abbia nulla, eccetto un po' di stanchezza. Il commendatore tese la mano al nipote. -- Animo, giovinotto.... Alla tua età i mali passano presto.... Dunque, se proprio ci tenete ad andar subito a casa vostra, prendete una di queste carrozze.... Fanoli, veda lei quale è disponibile.... Ce ne devono esser d'avanzo. Abbia pazienza, Fanoli, metta a posto tutti quanti.... E poi mi raggiunga a casa.... Farà colazione con me.... Anche Brulati, se vuole. Il pittore si scusò. Aveva un impegno. Prima di montare in una carrozza del S. O. M. di Malta, il conte Ugolini chiese a Gabrio Moncalvo: -- Crede ch'io possa in giornata riverir le signore? -- Provi sul tardi. Erano a letto, con poca disposizione ad alzarsi per oggi.... specie la Mariannina.... Provi a ogni modo. Il commendatore si rivolse al direttore della Banca Internazionale: -- Venga con me, lei.... Dobbiamo discorrere.... Così va bene.... E ora, avanti! Cacciando la testa fuori dello sportello ordinò al cocchiere di far trottare i cavalli. Non pareva più l'uomo di prima, abbattuto, affranto sotto il peso del suo dolore. E pure quel dolore era stato sincero, com'era sincera la sua affezione per la sorella perduta. Ma in lui le impressioni erano vive, non durevoli, ed egli aveva la felice attitudine a vedere il lato buono delle cose. Anche in questa disgrazia, in questa grande disgrazia, c'era quello che si direbbe il rovescio della medaglia. Era noto che la Clara non avrebbe fatto buon viso ai prossimi avvenimenti domestici, ma fino allora ella aveva taciuto per prudenza. Avrebbe continuato a tacere quando fosse scoppiata la bomba? E le inevitabili discussioni non avrebbero rischiato di creare un dissidio insanabile? Era abbastanza che il dissidio vi fosse con l'altro ramo della famiglia. Almeno la Clara era morta in pace con tutti, portando seco la sicurezza di lasciare un vuoto nella casa ov'ell'era ospite gradita e preziosa da tanti anni. Scomparsa lei, il commendatore si sentiva più libero, e già affrettava col pensiero il colloquio che aveva fissato per le tre pomeridiane col notajo e con monsignor de Luchi, e che doveva preludere alla domanda ufficiale di don Cesarino e alla stipulazione dei due contratti: il contratto di compravendita del palazzo Oroboni e della villa di Porto d'Anzio e il contratto di nozze. Era tempo ormai di uscire dal periodo preparatorio e di passare il Rubicone. -Alea jacta est.- L'affare in sè era men che mediocre; Gabrio Moncalvo lo sapeva benissimo, e la somma ch'egli immobilizzava nel palazzo e nel podere avrebbe avuto ben altro valore restando nelle sue mani; ma anche dal punto di vista commerciale la speculazione poteva finire con l'esser buona se agevolava a lui e alla sua Banca la conquista di nuove clientele nel mondo cattolico. A ogni modo, bisognava veder le cose nel loro complesso, pensare al grande significato del matrimonio della Mariannina, dell'entrata solenne di lei nella società più chiusa, più aristocratica di Roma. Oh, la Mariannina aveva ben ragione di non curarsi di quello che tutti possono avere. Moglie d'un deputato, d'un senatore, d'un generale? Per una ragazza che portava un milione di dote, più.... -les espérances-, dei generali, dei senatori e dei deputati ce n'erano a dozzine; ma esser moglie d'un principe Oroboni, d'uno dei rappresentanti più genuini dell'intransigenza religiosa e politica, ecco la vittoria di cui la Mariannina, non nobile, non cattolica, aveva il diritto d'andar superba. C'era sì la formalità della conversione, e la prospettiva delle inevitabili cerimonie dava un po' di noja a Gabrio Moncalvo. Era anzi questo il motivo per cui egli aveva imposto alla consorte di frenar pel momento i propri ardori di catecumena. A lui non conveniva di far troppo chiasso in una volta, nè di compromettere i suoi rapporti con la casa Rothschild. Più tardi forse, alla sordina, senza pubblicità.... Questi pensieri che gli turbinavano nella mente non impedivano a Gabrio Moncalvo di chiacchierar di politica e di finanza col direttore della -Banca Internazionale-. E allorchè quest'ultimo tirò il discorso sulla conversione della rendita, il commendatore diede una risposta che valeva così per la coscienza religiosa di sua moglie come pel saggio d'interesse del nostro consolidato 5 per cento. -- No, per ora la conversione non si farà. Intanto, nella carrozza ov'egli era salito con Giorgio e col dottor Flacci, il professore Giacomo era assorbito da tutt'altre cure, e non distaccava gli occhi dal figliuolo, rannicchiato in un canto, con la testa sprofondata nei guanciali, con le gambe e i piedi avviluppati in un -plaid-. Alle ansiose interrogazioni paterne Giorgio rispondeva appena. -- Sì, credo d'aver la febbre, ma passerà. -- Flacci, -- disse il professore al momento di scendere dalla vettura, -- mi fa il piacere di passare in farmacia, in via Cicerone, e di pregar che telefonino a Rangoni, il nostro medico.... -- Vado subito. -- O babbo, che fretta! -- barbugliò Giorgio. Ma non s'oppose.... Anzi ringraziò Flacci con un cenno del capo. Quando, sostenuto da suo padre e dal portinajo, ch'era un uomo muscoloso e robusto, egli giunse su delle scale, la donna di servizio, venuta ad aprire, non potè frenare un'esclamazione: -- Madonna Santa, che cosa è successo? E si voltò verso il professore. -- Zitto, zitto, -- replicò questi. -- Non facciamo casi.... È la fatica, l'emozione.... Un paio d'ore di letto sarà il miglior rimedio.... Andate a preparare la camera.... XV. I due fratelli. Era quella, dopo oltre due mesi, la prima sera che Giacomo Moncalvo passava nel suo studio, e il volto pallido dello scienziato, ov'erano i segni d'un'ansietà piuttosto sopita che dissipata, esprimeva altresì la compiacenza dell'uomo abitudinario che trovandosi in mezzo a oggetti cari e domestici ripiglia il filo dei pensieri interrotti. Di fuori pioveva e faceva freddo. Nello studio era un dolce tepore di stufa, era una tenue, gentile fragranza di viole che rievocava le immagini della primavera. -- Ah, Flacci, Flacci! -- disse Moncalvo rivolto al giovine e timido assistente che gli sedeva di fronte. -- Anche i fiori mi vuol portare.... Mi tratta come la dama del suo cuore. Flacci arrossì. -- Non ce l'ho, io, la dama del cuore. E soggiunse: -- So che le viole le piacciono, e mi son preso la libertà di adornarne il suo studio nel giorno ch'ella vi rientra con l'animo tranquillo. -- Grazie, Flacci.... Grazie di questa come di tante altre attenzioni che ha avute per noi.... Eh, non ci sdebiteremo mai.... Ma non creda ch'io abbia l'animo tranquillo.... -- Oh professore, perchè?... Il medico.... Giacomo Moncalvo tentennò la testa. -- Il medico afferma che la crisi è superata, che la guarigione è sicura.... Sarà... Ma io non oso sperare che Giorgio torni quello di prima.... Il suo silenzio ostinato intorno alle cose, alle persone di cui parlava nel suo delirio m'inquieta e mi turba.... Ora quasi mi augurerei che la sua convalescenza tardasse, ch'essa non dovesse coincidere con certi avvenimenti ch'egli non potrà ignorare e che avranno un contraccolpo sul suo spirito. Il dottor Flacci chiese sommessamente: -- Non ha intenzione di condurlo lontano? -- Tutto sta ch'egli voglia venire.... Non è un fanciullo.... E poi un viaggio si risolverebbe in pochi mesi d'assenza.... È l'aria di Roma che non fa più per mio figlio.... Quanto meglio ch'egli non si fosse mai mosso da Berlino!... Ora anche di là ho una triste novella da dargli.... Basta, discorriamo delle nostre faccende.... Io spero lunedì di riprender le lezioni al punto dove le ha lasciate lei.... -- Che festa sarà per gli studenti il rivederla sulla cattedra! -- esclamò Flacci. -- Gli studenti sono molto cortesi e mi accoglieranno bene, non ne dubito.... Ma in quanto all'insegnamento, non si accorgeranno della differenza. -- Professore, mi confonde, -- balbettò Flacci. E le sue gote s'imporporarono un'altra volta. -- Non sono uso a far complimenti, -- replicò Moncalvo. -- A proposito, Flacci, resta a cena con me?... Sì, sì, senza cerimonie.... Sono solo.... Ed ella è un così parco mangiatore che si può sempre invitarla all'ultimo momento.... Aspetti a ogni modo che sentiamo per che ora sarà pronto. E si accinse a sonare, ma in quel punto si udì una scampanellata all'ingresso. -- Chi sarà? -- Se vuol che vada a vedere? -- disse il dottor Flacci. -- È inutile.... S'è qualcheduno che domanda di me, lo sapremo. Del resto, non ho ancora tolta la consegna. Dopo aver picchiato all'uscio, la donna di servizio s'affacciò sulla soglia. Era perplessa, confusa. -- Ebbene? -- C'è di là suo fratello, il commendatore.... Io avevo detto che il signor professore non riceve, ma egli insistette, e.... -- Ch'entri pure, -- ordinò Giacomo Moncalvo dopo un istante d'esitazione. -- Io mi ritiro, -- dichiarò l'assistente. -- No, -- rispose il professore, -- non abbia fretta.... Si ritirerà dopo.... se sarà necessario. E si alzò per muovere incontro al fratello. -- Finalmente! -- esclamò il commendator Gabrio avanzandosi con le braccia aperte. Giacomo gli tese la mano e lo accompagnò verso il canapè. -- Siedi. -- Finalmente! -- ripetè il banchiere. -- Avevi dato i catenacci alla tua porta. -- Non vedevo nessuno.... tranne questo giovinotto.... per dovere d'ufficio.... Il mio assistente, dottor Flacci.. Il commendatore chinò il capo senza pronunziar parola. Lo turbava la presenza di un estraneo. Flacci, ch'era già sulle spine, si dileguò in silenzio. -- Lo credevo uno studente, -- notò Gabrio. -- È così giovine. -- È giovanissimo, ma mostra anche meno della sua età. -- Dunque, -- riprese il commendatore, -- io mi sono informato sempre.... ogni giorno.... -- Lo so.... grazie. -- T'ho fatto chiedere un'infinità di volte se potevo venire.... -- Devi scusarmi.... Non avevo la forza.... -- Credi, mi era tanto pesato dir di no a quella tua domanda. Una fiamma salì al viso di Giacomo Moncalvo. -- La mia domanda era assurda, -- egli rispose affrettatamente, precipitosamente, come se le parole gli bruciassero la lingua. -- Avevo perduto la testa.... Giorgio aveva sempre quel nome sulle labbra.... «Ella sola potrebbe guarirmi, -- egli ripeteva. -- Mi basterebbe vederla un minuto, accanto al mio capezzale.... Siete voi che la tenete lontano».... E la chiamava, la chiamava.... Era uno strazio.... I medici non davano più quasi nessuna speranza.... Fu allora che chiesi: «Se provassi a pregarla?...» «Provi», mi dissero. E ti scrissi.... Ma lo capisco, il rifiuto era inevitabile. -- Non mi serbi rancore, dunque? Giacomo fece un segno negativo col capo. -- Se Giorgio fosse morto non ti avrei perdonato più. -- Invece, grazie al cielo, guarisce. -- Lo spero. -- Ma sì, ma sì, non c'è dubbio.... Ho parlato io stesso col vostro medico oggi.... Anzi fu allora che pensai: Poichè è fuori d'ogni angustia mi riceverà. Giacomo sospirò. -- Ci vorrà del tempo prima che io sia fuori d'ogni angustia.... Del resto, è vero, tu non hai colpa. -- Nessuno ha colpa, -- ribattè Gabrio. -- È stata una fatalità. Il professore taceva. -- Ella non può averlo lusingato, -- insistè l'altro. -- Ella lo trattava con confidenza, come un fratello.... La conosci, non ha sussiego.... -- Doveva averne in quest'occasione, -- interruppe Giacomo, -- doveva accorgersi del male che faceva.... Ma, per carità, non fermiamoci su questo terreno scottante.... Giorgio metterà giudizio.... o qui, o altrove.... -- Giorgio lascerà Roma? -- esclamò il commendatore. -- Lascerà il suo posto, la carriera in cui è avviato? -- Se non potrà esser salvo diversamente.... L'essenziale è ch'egli viva.... e che sia un uomo. -- E tu? -- Io? -- disse il professore. -- Sono stato solo per tanti anni; ci starei ancora.... In caso disperato, mi farei liquidare la pensione, e seguirei mio figlio. Ma si pentì di questa debolezza, e soggiunse: -- No, no.... anzi non lo seguirei.... I vecchi sono un impiccio. -- Sei uno stoico, -- borbottò Gabrio Moncalvo. -- Mi piego all'inevitabile, -- riprese il fratello. Gabrio si fece coraggio. -- E alla questione economica hai mai pensato?... La malattia di Giorgio deve importi ben gravi sacrifizi. -- Non tali ch'io non sia in grado di sopportarli.... Nella peggiore ipotesi farò qualche risparmio sulla mia sola spesa di lusso, sulla mia biblioteca. -- E non t'è venuto in mente, -- insisteva il banchiere, -- ch'io son ricco, molto ricco, e che mi terrei fortunato se tu mi permettessi d'aiutarti? -- La tua offerta non mi fa maraviglia.... Sei stato sempre generoso.... Ma io penso che ogni uomo, finchè sia sano di corpo e di spirito, deve bastare a se stesso. -- Dunque rifiuti? -- Ringrazio, ma rifiuto. -- Sei superbo, superbo.... Ti offende l'idea di dover qualche cosa a tuo fratello. -- Se non ho bisogno di nulla?... Se non mi sento povero?... -- Perchè ti sei avvezzato a privarti di tutto. -- T'inganni, Gabrio.... O, almeno, ti assicuro che nessuna delle mie privazioni mi pesa.... Quando mi confronto con tanti a cui manca perfino il necessario, a me pare di nuotar nel superfluo.... Hai visto quel giovane ch'è uscito di qui? -- Il tuo assistente? -- Sì, il dottor Flacci, un ragazzo che diventerà un grande matematico.... Or bene, quello, per anni e anni, finch'era studente, viveva in una soffitta e pativa il freddo e la fame. Oggi, con uno stipendio di milleduecento lire, più il frutto di tre o quattro lezioni alla settimana, mantiene, oltre a sè, la madre vedova.... Mi sembra ch'egli meriterebbe d'essere assai più commiserato di me. -- Che significa questo? -- ribattè il commendatore. -- Per male che uno stia può trovar sempre chi sta peggio di lui. -- E pure il dottor Flacci è contento. Ma Gabrio Moncalvo protestò contro questa concezione umile della vita. -- Sì, sì, sarete ammirabili, ma vi manca un grande stimolo e una grande soddisfazione. E ancora voi altri, tu, tuo figlio, il tuo dottor Flacci, siete scienziati, avrete la persuasione di giovare all'umanità con le vostre scoperte, con la vostra dottrina.... Non mi negherete però che vi è del bene che non si può fare che col danaro e che le migliori intenzioni del mondo non servono quando non si abbiano i mezzi per attuarle. -- Ognuno opera nei limiti delle sue forze, -- obbiettò il professore. -- Naturale. Ma dev'essere una gran pena.... che dico dev'essere?... è, perchè l'ho provata anch'io nei primordi della mia carriera, è una gran pena il sentirsi gridare ogni momento: «Alto là. Non si passa». Non si passa perchè non vi son quattrini; ch'è quanto dire: Oggi non si può assistere un amico, domani non si può proteggere un artista, doman l'altro non si può partecipare a una impresa che sarà fonte di prosperità e di lavoro, e nè oggi, nè domani, nè mai si può levarsi un capriccio, si può compiacere a una voglia della moglie, dei figliuoli, di qualche persona cara.... Eh via, avete un bel bandir la crociata contro noi ricchi, avete un bel dire che a contar l'oro e i biglietti di banca c'insudiciamo le mani; io affermo che una delle nostre mani sudicie sparge intorno a sè più beneficî di mille delle vostre mani pulite.... Giacomo sorrise. -- Ora sei tu che fai il processo a noi poveri spiantati. Il commendatore si strinse nelle spalle. -- È tattica di guerra.... Per difendersi validamente bisogna portar l'attacco nel campo avversario. -- E tu attacchi a fondo.... Ci stritoli addirittura. -- Tu non c'entri, -- ripetè Gabrio. -- Tu hai una specie di ricchezza che noi onoriamo.... -- Ma che non figura nei listini di Borsa, -- completò Giacomo. -- Può figurarci anch'essa quando si trasformi in scienza applicata. -- Vedi dunque che non è il caso mio, -- disse il professore. -- Io non ho il merito della più piccola applicazione. -- Non importa. Non c'è nessuna verità che resti perpetuamente inapplicabile. Quando il seme è buono, o presto o tardi darà frutto. -- Speriamo, -- soggiunse Giacomo Moncalvo che non era in vena di discutere. E, macchinalmente, guardò l'orologio appeso alla parete dirimpetto, ciò che richiamò il suo interlocutore all'altro scopo della sua visita. -- Senti, -- principiò Gabrio col tuono dimesso di chi sta per toccare un argomento scabroso, -- la Mariannina si sposa sabato. -- Ah! -- fece Giacomo senza scomporsi. -- Sapevo ch'era fidanzata.... non da te. -- Come potevo dirtelo s'eri invisibile?... E poi.... insomma mi capisci.... Tu non assisterai alla cerimonia?... Il professore non rispose, ma l'espressione della sua fisonomia esprimeva abbastanza chiaro com'egli fosse maravigliato della domanda. -- Intendo, intendo, -- ripigliò Gabrio Moncalvo. -- Non puoi assistervi.... Tu disapprovi tutto.... la conversione, il matrimonio.... -- In quanti vi convertite? -- chiese Giacomo. -- La sola Mariannina, per ora.... La Rachele più tardi.... -- E tu? -- Oh, per me non c'è fretta.... Prevedo che mi convertirò anch'io, ma non c'è fretta. -- In fatti, -- disse Giacomo ironicamente, -- sarà bene lasciar scorrere qualche anno di più dal tempo ch'eri un mangiapreti. -- A chi non è accaduto di cambiar opinioni? -- ribattè il commendatore. -- Il male si è, -- rispose pronto il fratello, -- che le tue opinioni sono schiave del tuo interesse.... almeno di quello che credi il tuo interesse. Le tue convinzioni di oggi non sono più salde di quelle di sett'anni fa. -- Che ne sai tu?... Sett'anni fa ho imparato a mie spese quello che valgono i demagoghi. -- E oggi vuoi imparare quello che valgono i reazionari. -- A ogni modo, -- riprese Gabrio, -- allora perchè mi hanno respinto?... Non potevo essere un miglior deputato di tanti altri? Non avevo dato prove sufficienti d'ingegno, d'energia, di spirito d'iniziativa? -- Nessuno lo nega, -- consentì lo scienziato. -- Ma le tue stesse parole confermano che il tuo mutamento dipende in gran parte dall'amor proprio ferito. -- E se fosse? Chi non reagisce contro l'ingiustizia? Chi non si ribella contro l'ingratitudine?... Io sono ambizioso.... Meno la povera Clara, siamo stati tutti ambiziosi in famiglia.... Anche tu, d'apparenza così modesta.... Vuol dire che la tua ambizione è d'indole più nobile della mia.... Non importa.... Ci tenevi a essere uno dei primi matematici d'Italia, e sei riuscito.... -- Tu sei riuscito a essere uno degli uomini più ricchi, -- disse il professore. -- Non mi basta, -- esclamò impetuosamente Gabrio Moncalvo. -- Voglio per me, voglio per mia moglie, per la mia figliuola una posizione sociale che sia al disopra delle fluttuazioni della ricchezza.... Ecco il motivo pel quale approvo il matrimonio e la conversione della Mariannina, ecco perchè, presto o tardi, la Rachele ed io abbracceremo la religione della maggioranza.... La Rachele lo farà anche per fede -- Davvero? -- Sì. Monsignor de Luchi, che le dà qualche lezione, afferma di non aver mai trovato un terreno meglio preparato.... Ridi? -- Tutt'altro.... Anzi, s'è così, riconosco che tua moglie è superiore a te.... Gabrio alzò gli occhi in atto interrogativo. -- Sicuro, -- riprese Giacomo, -- perchè farebbe per una ragione seria una cosa seria. Gabrio tentennò la testa. -- Non è seria ormai.... Si esce da una religione a cui non si crede.... -- .... per entrare in un'altra a cui si crede anche meno, -- continuò Giacomo. -- Lo so, Gabrio, questa è la frase con cui si giustificano le conversioni alla moda.... Ma io preferisco le antiche, quando c'era un po' d'idealità, un po' d'entusiasmo.... -- Sei curioso tu, coi tuoi scrupoli.... Qual'è la tua fede? -- Ah, io sono un eretico; sono un positivista, un materialista.... Tutti lo dicono, e sia.... Senonchè, io conservo il rispetto per le cose in cui migliaia e migliaia di uomini credono e sperano. Le religioni si possono combattere in nome di una verità più alta e più pura; non è lecito servirsene come d'un vestito che a piacere s'indossa e si smette. Prima che il commendatore potesse rispondere, Giacomo si levò in piedi e soggiunse: -- Ma basta di ciò. Non separiamoci con male parole.... Sei venuto a farmi una offerta generosa, e ancora una volta, grazie; sei venuto ad annunziarmi il matrimonio di tua figlia.... e che ella sia felice.... -- E, -- balbettò Gabrio, disponendosi a prender commiato, -- non ti vedremo da noi neppure quando non ci sarà più la Mariannina? -- Se tu avessi bisogno di me, -- disse il professore, -- io sarei sempre a tua disposizione..... Ma tu, così ricco, così influente, che bisogno puoi avere d'un povero insegnante di matematica che vive fuori del mondo, chiuso nelle sue formule? -- Quanto orgoglio, quanta ironia c'è nella tua modestia, -- esclamò il banchiere. E s'avviava verso l'uscio. Ma nel punto di varcar la soglia e mentre Giacomo stava per sonare si voltò improvvisamente e afferrò tutt'e due le mani del fratello. -- Credi davvero ch'io non possa mai aver bisogno di nulla? Credi davvero ch'io sia felice? E Gabrio Moncalvo non pareva più lo stesso uomo che un quarto d'ora prima magnificava la condizione dei milionari. -- Del denaro! -- egli seguitò. -- Sicuro, in quello si nuota, almeno fin che si ha il vento in poppa.... Ma credi ch'io non sappia che c'è il rovescio della medaglia?... Credi che non mi sgomenti l'idea di dover star sempre sulla breccia, sempre alla vedetta perchè nessuna buona occasione ci sfugga, perchè nessun pericolo ci colga impreparati? -- Chi t'impedisce di liquidare, di metterti in quiete? -- domandò Giacomo. Gabrio sorrise amaramente. -- Come si vede che non hai pratica di queste faccende!... È proprio facile di liquidare una sostanza come la mia! Una sostanza investita in centinaja d'imprese diverse, rappresentata da centinaja di titoli esposti a tutte le oscillazioni della Borsa, da centinaia di cointeressenze, di partecipazioni che mi tengono impegnato per anni e anni!... E quando avessi liquidato, ridotto tutto allo stesso denominatore, so forse io stesso quello che mi resterebbe? Forse trenta, forse venti milioni.... -- Ti par poco? -- interruppe il professore. -- Eh, caro mio, il giorno in cui ti ritiri dagli affari e li impieghi al tre o al tre e mezzo per cento non hai da far troppa baldoria.... E scorgendo la faccia attonita del fratello, Gabrio spiegò il suo concetto: -- Dico -non hai- per modo di dire.... Si sa che per te otto o novecento mila lire di rendita sarebbero un'enormità, ma tutto dipende dalle abitudini. -- Da ragazzi, -- obbiettò Giacomo, -- ci tenevano a stecchetto.... -- Ah, quelle abitudini lì, -- interruppe il banchiere, -- io le ho perdute da un pezzo. -- Quanto spendi, in nome di Dio? -- Ti lascio nella curiosità per non scandalezzarti.... E ora figùrati se non dovrò colmare i vuoti del connubio Oroboni. -- Non dài un milione di dote alla tua figliuola? -- Un milione e il palazzo che ho comperato apposta per fargliene un regalo. -- E hai paura che gli sposi muojano di fame? -- Ho la certezza che il frutto di quel milione basterà tutt'al più per un trimestre.... I principi costano cari: e la Mariannina sente la dignità del suo nuovo stato. Aggiungi al resto i fumi di mia moglie che crescono ogni giorno. -- Pensare che rimanete in due soli in casa!... -- notò lo scienziato. -- La Rachele vale per mille.... Non era così una volta, lo riconosco, ma ormai è nell'ingranaggio, e non c'è rimedio.... Nel -loro- mondo, vedi, quelli che ci son nati se la cavano con poco o nulla; noi altri non si finisce mai di pagar la tassa di buoningresso.... E se tutto si pagasse in moneta! Gabrio Moncalvo fece l'atto di inghiottire un boccone amaro e poi riprese abbassando gli occhi e la voce: -- La Rachele mi ha sposato per amore, e nonostante i suoi difettucci è stata sempre una buona moglie, aliena dalle galanterie.... So di molto io se oggi non mi tradisce.... -- Eh, che idee! Gabrio scrollò le spalle con affettata indifferenza. -- Non sarà.... Se ne dicono tante.... È curioso; fino a pochi anni fa non avrei dubitato della Rachele per tutto l'oro del mondo.... com'ella non avrebbe avuto ragione di dubitare di me.... Ora, sul tramonto, questa fede reciproca non c'è più.... -Les Dieux s'en vont.- Ti ricordi come i nostri nonni magnificavano, tra le virtù della razza, la fedeltà coniugale?... Anche questa è una leggenda.... segno di più che la razza degenera.... -- Ci si livella agli altri nelle qualità e nei difetti, -- osservò Giacomo. -- Dalla razza non puoi uscire nemmeno per merito dell'acqua battesimale. -- Verissimo. Ma dopo qualche tempo dimentico e faccio dimenticare di avervi appartenuto. -- Bel guadagno! -- esclamò il professore. -- Val la pena, per questo, di commettere una vigliaccheria? -- Non sei equo, -- rispose Gabrio Moncalvo decidendosi finalmente ad andarsene. -- Tu consideri le cose dal tuo punto di vista di uomo incorruttibile, dedito tutto alla scienza, superiore alle nostre piccole miserie.... Se tu fossi ne' miei panni!... -Fata trahunt-, c'insegnavano in liceo. Siamo schiavi del nostro destino.... Il tuo è d'isolarti nel mondo del tuo pensiero, per scoprire le verità eterne che cresceranno il patrimonio intellettuale dell'umanità; il mio è di gettarmi nella baraonda degli interessi economici per aumentare le ricchezze materiali del paese.... e le mie. Tu non dipendi che dal tuo genio, non hai paura di avversari, non hai da stare al beneplacito di alleati, di amici.... Io dipendo da tutti.... Se pur la macchina del tuo cervello s'arresta, l'opera che hai compita rimane; se s'arresta la mia, che -débâcle-!... Sì, sì, dei due io sono il più debole; io son quello che può aver bisogno di venir a chiedere da desinare all'altro. -- Se intanto vuoi chiedermi da cena? -- disse in tuono scherzevole il professore, mentre premeva col dito il bottone del campanello. -- Grazie.... Per oggi no.... Ho un invito e devo correre a vestirmi.... Quindi Gabrio ripetè, come a scarico di coscienza: -- Sai.... è per sabato.... alle nove antimeridiane.... Alle due gli sposi partono.... -- Per dove? -- Vanno in Terra Santa. -- Oh, -- fece Giacomo. -- In omaggio al Vecchio o al Nuovo Testamento?... Ma sono indiscreto.... Scusa.... E buona notte. -- Buona notte! -- replicò Gabrio infilando la pelliccia che la donna di servizio teneva spiegata davanti a lui. -- Saluta Giorgio.... se credi che ciò non possa dispiacergli. Il professore borbottò una frase di ringraziamento. Poi, accompagnato ch'ebbe il fratello sino alla porta della scala, si rivolse alla domestica: -- Il dottor Flacci? -- È dal signorino. -- Sta bene. Andrò io a chiamarlo. E tu porterai in tavola. -- Ci sarà poco da portare in tavola, -- dichiarò la fantesca breve ed arguta. -- Perchè? -- Perchè tutto è bruciato, -- fu il lugubre responso. -- Con questa visita di Santa Elisabetta! Giacomo accolse la notizia con filosofia. -- Ci vorrà pazienza.... Però era meglio non avvisarci. Probabilmente non ce ne saremmo accorti nè Flacci nè io. La donna alzò le braccia al cielo per invocare la misericordia del Signore sugli esseri imperfetti che non hanno palato, e si precipitò verso la cucina. XVI. Battesimo e matrimonio. Gli sfaccendati che la notizia d'una duplice cerimonia aveva richiamati quel sabato mattina nei pressi della Basilica di San Giovanni Laterano videro, prima delle nove, arrivar sulla piazza dieci o dodici carrozze di gala, e fermarsi una dopo l'altra a pochi passi dal portone di bronzo del Battistero, e scenderne una trentina e più di personaggi d'alto bordo, dame, cavalieri, prelati, e, con l'ajuto dei servi in livrea, aprirsi il varco in mezzo alla folla e scomparire dietro il portone, di cui due vigili municipali vietavano l'accesso ai profani. Il pubblico, costretto a contentarsi d'una visione fuggitiva e confusa, si sfogava in commenti poco benevoli. -- Già, perchè son ricchi ci caccian fuori come i cani. -- Non è poi questa gran bellezza quella -giudia-.... -- Per bella è bella, -- disse uno che aveva spirito equanime. -- Ma quante deve farne a quel suo gramo marito! -- È quel biondo, pallido, mingherlino che pare gli manchi un'ora a morire? -- Appunto. E non può aver vita lunga.... Era meglio per lui se andava prete.... Ma si voleva un erede del nome.... -- Uhm! -- fece uno scettico. -- Non è tipo da aver eredi. Ma un altro, più scettico ancora, rimbeccò pronto: -- Oh, ella saprà ben levarsi d'impiccio. -- È vero che porta cinque milioni di dote? -- No, no; uno solo ne porta.... Quando poi morirà il padre ce ne saranno degli altri. -- Il padre era quel signore tarchiato, rubicondo che le dava il braccio? -- Già. È straricco. -- E si battezza anche lui? -- No, non credo. Un'automobile che sopraggiungeva con gran fracasso richiamò a sè l'attenzione. -- Largo, largo! Dall'automobile scesero due signore elegantissime e con andatura franca e decisa si diressero al portone di bronzo, i cui battenti, come per incanto, si apersero e chiusero al loro passaggio. -- Avete visto che arie? -- Quella davanti pareva l'Imperatrice del Gran Mogol. -- È l'americana che può spendere un milione al giorno, -- disse un commesso di negozio che non aveva paura di sballarle grosse. -- Uh! Che bombe! Trecentosessantacinque milioni all'anno. -- E trecentosessantasei negli anni bisestili! -- A chi vuol darla a bere? -- È proprio così, -- ripeteva il commesso di negozio facendosi forte dell'autorità della sottocuoca dell'ambasciatore americano. Mentre quelli di fuori quasi si bisticciavano per i milioni di miss May (il lettore avrà capito che si trattava di lei), nel centro del Battistero, fra le otto colonne di porfido che Sisto III innalzò, nel recinto circolare che una balaustra protegge e a cui si scende per pochi gradini di marmo, la Mariannina Moncalvo, tutta vestita di bianco, la fronte liberata dal velo, riceveva il battesimo e pronunziava l'abjura. A uno a uno, rispondendo alle domande del sacerdote, ella ripudiava i suoi errori, e il sacerdote, ch'era la nostra buona conoscenza monsignor de Luchi, dopo averle versato l'acqua lustrale sul capo e sparsole qualche granellino di sale sulla lingua e untole leggermente d'olio l'orecchio, l'accoglieva in grembo della Chiesa con la formula consacrata: «In nome di Dio ti battezzo». La madrina intanto, vecchia dama dell'aristocrazia nera, donna Cornelia Flamini, ritta presso la neofita, le teneva le mani sopra le spalle e ripeteva insieme con lei a voce bassa le parole del -Credo- dette a voce alta da monsignore. Altre voci sommesse facevano eco di tra la schiera dei presenti, quasi tutti inginocchiati innanzi all'altare apparecchiato per la messa. Compiuta questa parte essenziale del rito, monsignor de Luchi, in mezzo a un gran silenzio, si rivolse alla pecorella ch'entrava nell'ovile di Cristo e le disse come senza colpa ella fosse stata avvolta fino allora in una notte profonda, e come ormai le tenebre si fossero squarciate e le sue pupille fossero messe in grado di sopportar tutta la luce della verità: «Che gioja nel cielo, -- proseguì don Paolo, -- per queste vittorie della fede! Per questo ritorno al Signore dei discendenti di quelli che lo hanno perseguitato, crocifisso, deriso! E come esulterà il cuore paterno di Dio quando pel ravvedimento di tutti egli potrà depor la sua collera e scancellare il marchio d'infamia dalla fronte dei rejetti e restituire una patria ai dispersi!» Con un gemito sordo donna Rachele Moncalvo tradì la sua rabbiosa impazienza del battesimo rigeneratore, ma il commendator marito trattenne a fatica un gesto d'uomo seccato. Quel monsignor de Luchi, per solito così misurato e discreto, oggi perdeva le staffe. Che sugo avevano quelle parolone sonore davanti a lui, Gabrio Moncalvo, che non aveva dichiarato ancora in modo esplicito di voler uscire dalla schiera dei reprobi?... E non era tempo di finirla con quell'antifona dei persecutori, dei crocifissori?... O che diciannove secoli non erano bastanti per creare la -prescrizione-? Ben altri pensieri agitavano la mente di don Cesarino Oroboni durante le varie fasi della cerimonia. Solo in un angolo, con le ginocchia sul nudo pavimento, egli aveva cercato d'immergersi nella preghiera, di allontanar da sè ogni pensiero profano. Ma di tratto in tratto una forza più potente della sua volontà lo spingeva a levar lo sguardo verso la donna affascinante che fra poco sarebbe sua. Ecco, non era un sogno; la barriera insuperabile che l'aveva diviso da lei era caduta; un sacerdote cattolico aveva profferito le parole liberatrici che disserrano il fonte della salute; ecco, un vescovo che aveva atteso in disparte orando in silenzio s'era avvicinato grave e solenne alla nuova recluta della fede, le aveva impartito la cresima, le aveva offerto il mistico pane. Ed ecco che ora don Cesarino è prostrato accanto a -lei- dinanzi all'altare; egli in abito nero, ella avvolta in una nuvola di veli bianchi. Gli anelli benedetti si scambiano; dalle labbra esangui del patrizio romano, dalle labbra tumide della fanciulla semita esce il «sì» fatale che unisce gli sposi fino alla morte e dopo la morte; allargando le braccia don Paolo de Luchi invoca sulla giovine coppia le grazie del cielo. Indi strette di mano, e baci e augurî in quantità, e quell'inquietudine allegra e quel cinguettìo abbondante e festevole che succede ai lunghi e forzati raccoglimenti. Tutti vorrebbero avvicinarsi alla sposa; tutti vorrebbero da lei uno sguardo, una parola, un sorriso. I genitori, i parenti, le amiche l'abbracciano commossi; le semplici conoscenze aggiungono alle congratulazioni qualche complimento sulla sua bellezza, sulla sua eleganza, sulla sua aria regale. Ella mostra di gradire gli omaggi e a don Cesarino ch'è ansioso di darle il braccio fa cenno di non aver troppa fretta. Non devono star insieme tutta la vita? Ma don Paolo de Luchi interviene. -- Sì, sì, anzi i due sposi a braccetto.... Di qui.... Oh quelli del Municipio aspetteranno.... Avanti! Vengano dietro a me.... Io faccio da battistrada. E monsignore, uscendo per primo dal Battistero, precede la comitiva lungo i porticati interni della Basilica fino alla sacrestia, ov'è preparato un magnifico rinfresco. -- Oh monsignore, -- dice in tono di mite rimprovero il commendator Gabrio Moncalvo battendogli amichevolmente sulla spalla, -- con questo po' po' di trattamento lei fa guerra alla mia colazione. -- Il nostro commendatore ha voglia di scherzare, -- risponde don Paolo. E ajutato da due inservienti della Basilica distribuisce fra gl'invitati il tè, la cioccolata, i liquori, le paste. -- Ah, Ugolini, -- sospira donna Rachele accettando un pasticcino dal cavaliere di Malta. -- Che cerimonia!... Non c'è che la Chiesa cattolica che abbia di questi riti.... Verrà, spero, quel benedetto giorno in cui sarò accolta anch'io nella comunione dei fedeli.... Vi sono già col cuore, lo giuro. -- E il cuore è il più, -- risponde il conte Ugolini-Ruschi, tanto per dir qualche cosa. Appartata quanto più sia possibile dalla folla mondana, con presso a sè donna Cornelia Flamini e altri due o tre dei -purissimi-, la principessa Oroboni divora in silenzio la sua umiliazione. I suoi occhi non hanno lacrime, le sue labbra non hanno lamenti, ma la sua fisonomia tradisce la lotta fra l'orgoglio indomato e la rabbia e il dolore che vorrebbe prorompere. C'è intorno a lei un'atmosfera di gelo; chi avrebbe voluto avvicinarsele si arresta in cammino, chi avrebbe voluto rivolgerle un complimento banale sente morirsi le parole in gola. Ella, di quando in quando, leva lo sguardo ostile verso la Mariannina, verso la nemica che le ha stregato il figliuolo, che ha avvinto a sè quella debole anima, che, trionfando coi sensi e con l'oro, ha trascinato nel fango il nome illustre degli Oroboni. Tutti i pregiudizi succhiati col sangue, tutto l'odio di razza tramandato di generazione in generazione, tutti i sospetti, tutte le diffidenze, tutte le gelosie delle suocere contro le nuore si adunano in quello sguardo che la Mariannina sopporta senza batter palpebra, col calmo e tranquillo sorriso di persona che non dubita della sua forza. Dal gesto con cui la principessa ha rifiutato una tazza di cioccolata ch'egli stesso era venuto ad offrirle, don Paolo capisce che, per un certo tempo almeno, la vecchia patrizia non gli perdonerà la parte da lui avuta in quel matrimonio e ch'egli dovrà rassegnarsi a sentirsene dir di cotte e di crude, ciò che del resto non gli fa una grande impressione perchè ci è avvezzo.... Ma -non est hic locus-, e per evitare in momento inopportuno la minacciata scarica d'elettricità egli si ritira prudentemente, e raccogliendo intorno a sè miss May, la zia di lei ed altre signore, mostra loro il calice regalatogli in questa solenne occasione dalla famiglia della sposa. -- Una bellezza, una vera bellezza.... Puro Quattrocento.... E, assicuratosi che nessuno dei Moncalvo può udirlo, don Paolo de Luchi soggiunge piano: -- Se l'è procurato il commendatore da uno dei suoi correligionari.... Ma!... Due terzi dei tesori delle nostre chiese son passati in mano di quella gente.... E chi sa a che prezzi disfatti.... Meno male che qualche oggetto ripiglia la buona via. In quella, Brulati, ch'era uno dei testimoni al matrimonio civile, fa notare a Gabrio Moncalvo che non c'è tempo da perdere. Si sarebbe già dovuti essere al Campidoglio. -- Ma sì, ma sì, -- dice il commendatore che nei giorni scorsi s'era adoperato invano per far precedere il rito civile al religioso. Gli Oroboni erano stati inflessibili, e inflessibile quanto loro era stata donna Rachele, accesa di zelo mistico e grande dispregiatrice delle formule che si pronunciano al municipio. -- Prima in chiesa, prima in chiesa.... Al municipio ci si andrà dopo, unicamente perchè lo esige la legge.... Ajutato da Brulati, il commendator Gabrio chiama a raccolta. -- Avanti, signore e signori.... Quelli che vengono al municipio abbiano la cortesia di spicciarsi. All'appello rispondono alcuni soltanto. Altri si dileguano in silenzio, altri, vincendo la soggezione, si aggruppano intorno alla contessa . 1 : 2 3 « , , 4 » . 5 6 , 7 , , 8 . 9 10 ' , : 11 12 « . . . . » 13 14 ' , , 15 : 16 17 « ' 18 . ! » 19 20 : 21 22 - - ? 23 24 - - , , - - 25 , , 26 . 27 28 , ' , 29 ' , 30 ' 31 , ' 32 . 33 34 , ' , 35 36 , ' . 37 38 ' . 39 , 40 . 41 : 42 43 « ; 44 . . . . 45 , ' , 46 » . 47 48 : 49 50 - - . . . . 51 . 52 53 . 54 55 - - ! ! 56 57 - - ! - - . - - 58 . . . . , 59 ! . . . ' . . . ! 60 61 , , 62 , . 63 64 65 . 66 67 - - . . . . 68 . . . . . . . . 69 , , - - ? 70 71 - - , - - . - - ' 72 . . . . . . . . . 73 74 - - . . . . ' 75 . . . . ' ? 76 77 - - , ' . 78 79 . 80 81 - - , . . . . . . . . , 82 , 83 . . . . , . . . . 84 ' . , , 85 . . . . . . . . . . . . 86 , . 87 88 . . 89 90 . . . , 91 : 92 93 - - ' ? 94 95 - - . , 96 . . . . . . . . . 97 98 : 99 100 - - , . . . . . . . . . . . . , 101 ! 102 103 104 . 105 106 ' , , 107 . , ' 108 . 109 , , 110 . , 111 , ' . 112 113 114 , . 115 ? 116 117 ? ' 118 . , 119 ' ' 120 . , 121 , 122 123 , 124 : 125 ' 126 . 127 . - . - ' 128 ; , ' 129 130 ; 131 ' 132 . 133 , , 134 , ' 135 , . , 136 137 . ' , ' , ' ? 138 , . . . . - - , 139 , ' ; 140 ' , ' 141 ' , 142 , , , ' 143 . ' , 144 ' . 145 146 . 147 , 148 . , , 149 . . . . 150 151 152 153 - - . ' 154 , 155 156 ' . 157 158 - - , . 159 160 , ' 161 , ' , 162 , , 163 , 164 - - . 165 166 . 167 168 - - , ' , . 169 170 - - , - - , 171 - - , , 172 , . . . . 173 174 - - . 175 176 - - , ! - - . ' . . . . 177 . 178 179 , , ' 180 , , , 181 , ' : 182 183 - - , ? 184 185 . 186 187 - - , , - - . - - . . . . , 188 ' . . . . ' . . . . 189 . . . . 190 191 192 193 194 . 195 196 . 197 198 199 , , 200 , , ' 201 ' ' , 202 ' 203 . 204 205 . 206 , , 207 . 208 209 - - , , ! - - 210 . - - 211 . . . . . 212 213 . 214 215 - - ' , , . 216 217 : - - , 218 ' ' 219 . 220 221 - - , . . . . 222 . . . . , . . . . 223 ' ' . . . . 224 225 - - , ? . . . . . . . 226 227 . 228 229 - - , 230 . . . . . . . 231 . . . . , 232 ' . . . . 233 , ' 234 ' 235 . 236 237 : - - 238 ? 239 240 - - ' . . . . . . . . 241 ' . . . . ' 242 . . . . ' 243 ! . . . 244 . . . . , . . . . 245 . . . . 246 247 - - ! - - 248 . 249 250 - - , 251 . . . . ' , 252 . 253 254 - - , , - - . 255 ' ' . 256 257 - - , - - . - - , 258 , ? . . . , , . . . . 259 . . . . 260 ' . . . . 261 . 262 263 , 264 ' . 265 266 - - ? 267 268 - - ? - - . 269 270 - - . . . . ' , . 271 , . 272 273 ' , ' 274 . , . 275 276 - - ? 277 278 - - ' , . . . . 279 , , . . . . 280 281 - - ' , - - ' . 282 283 - - , - - ' . 284 285 - - , - - , - - . . . . 286 . . . . . 287 288 . 289 290 - - ! - - 291 . 292 293 . 294 295 - - . 296 297 - - ! - - . - - 298 . 299 300 - - . . . . . . . . 301 ' . . . . , . . 302 303 . 304 . 305 306 , ' , . 307 308 - - , - - . - - . 309 310 - - , . 311 312 - - , - - , - - . . . . 313 . . . . 314 315 - - . . . . . 316 317 - - ' ' . . . . 318 319 - - . . . . . . . . 320 321 - - , . 322 323 . 324 325 - - , - - , 326 , . - - 327 . . . . . . . . 328 « , - - . - - 329 , . . . . 330 » . . . . , . . . . . . . . 331 . . . . : 332 « ? . . . » « » , . . . . . 333 , . 334 335 - - , ? 336 337 . 338 339 - - . 340 341 - - , , . 342 343 - - . 344 345 - - , , ' . . . . 346 . . . . : ' 347 . 348 349 . 350 351 - - ' . . . . 352 , , . 353 354 - - , - - . - - . 355 356 . 357 358 - - , - - ' . - - 359 , . . . . , . . . . 360 361 - - ' , - - , - - 362 . . . . , , 363 . . . . . . . . , 364 . . . . 365 366 - - ? - - . - - 367 , ? 368 369 - - . . . . ' ' 370 . . . . . 371 372 - - ? 373 374 - - ? - - . - - ; 375 . . . . , , 376 . 377 378 , : 379 380 - - , . . . . . . . . . 381 382 - - , - - . 383 384 - - ' , - - . 385 386 . 387 388 - - ? . . . 389 . 390 391 - - ' . . . . 392 , 393 . 394 395 - - ' , - - , - - ' 396 , , 397 ' ? 398 399 - - . . . . . . . . 400 , , 401 . 402 403 - - ? 404 405 - - , . 406 407 - - , . . . . ' 408 . 409 410 - - ? . . . ? . . . 411 412 - - . 413 414 - - ' , . . . . , , 415 . . . . 416 , . . . . 417 ' ? 418 419 - - ? 420 421 - - , , 422 . . . . , , , ' , 423 . , 424 , 425 , , , . . . . 426 ' ' . 427 428 - - ? - - . - - 429 . 430 431 - - . 432 433 . 434 435 - - , , , 436 . , , , 437 , , ' 438 , . . . . 439 440 441 . 442 443 - - , - - . 444 445 - - . ' . . . . ' ? . . . 446 , ' ' , 447 : « . » . 448 ; ' : 449 , , 450 ' 451 , , , 452 , , , 453 . . . . , 454 , ' 455 ' ; 456 457 . . . . 458 459 . 460 461 - - . 462 463 . 464 465 - - . . . . 466 ' . 467 468 - - . . . . . 469 470 - - ' , - - . - - 471 . . . . 472 473 - - , - - . 474 475 - - ' . 476 477 - - , - - . - - 478 . 479 480 - - . ' 481 . , . 482 483 - - , - - 484 . 485 486 , , ' , 487 ' . 488 489 - - , - - 490 , - - . 491 492 - - ! - - . - - ' . . . . 493 . 494 495 - - ' ? . . . . . . . 496 . . . . ? . . . 497 498 , ' 499 ' . 500 501 - - , , - - . - - 502 . . . . . . . . , 503 . . . . 504 505 - - ? - - . 506 507 - - , . . . . . . . . 508 509 - - ? 510 511 - - , ' . . . . ' , 512 ' . 513 514 - - , - - , - - 515 ' . 516 517 - - ? - - . 518 519 - - , - - , - - 520 . . . . 521 . 522 ' . 523 524 - - ? . . . ' 525 . 526 527 - - . 528 529 - - , - - , - - ? . . . 530 ? 531 ' , ' , ' ? 532 533 - - , - - . - - 534 ' 535 . 536 537 - - ? ' ? 538 ' ? . . . . . . . , 539 . . . . , ' 540 . . . . ' 541 . . . . . . . . 542 ' , . . . . 543 544 - - , - - 545 . 546 547 - - , - - . - - 548 , , 549 . . . . 550 551 , , , 552 . . . . 553 554 - - ? 555 556 - - . , , 557 . . . . ? 558 559 - - ' . . . . , ' , 560 . . . . 561 562 . 563 564 - - , - - , - - 565 . 566 567 . 568 569 - - . . . . . . . . 570 571 - - . . . . ' , - - 572 . - - , , 573 . . . . , ' 574 ' ' , ' ' . . . . 575 576 - - , . . . . ' ? 577 578 - - , ; , . . . . 579 , . . . . , 580 . 581 582 ; ' ' 583 . 584 585 , 586 : 587 588 - - . . . . . 589 , , ; 590 . . . . . . . . 591 592 - - , - - , , - - 593 ? 594 595 - - , - - , - - 596 . . . . . , , , 597 ' 598 , ? 599 600 - - , ' , - - 601 . 602 603 ' ' . 604 605 606 ' . 607 608 - - ' ? 609 ' ? 610 611 ' 612 . 613 614 - - ! - - . - - , , 615 . . . . ' ' 616 ? . . . ' 617 , 618 , ? 619 620 - - ' , ? - - 621 . 622 623 . 624 625 - - ! . . . 626 ! 627 ' , 628 , 629 , 630 ! . . . , 631 , ? 632 , . . . . 633 634 - - ? - - . 635 636 - - , , 637 . . . . 638 639 , 640 : 641 642 - - - - . . . . 643 ' , 644 . 645 646 - - , - - , - - . . . . 647 648 - - , , - - , - - 649 . 650 651 - - , ? 652 653 - - . . . . 654 . 655 656 - - ? 657 658 - - 659 . 660 661 - - ? 662 663 - - ' 664 . . . . : 665 . 666 . 667 668 - - ! . . . - - . 669 670 - - . . . . , , 671 ' , ' . . . . - - , 672 , ; 673 . . . . 674 ! 675 676 ' 677 : 678 679 - - , 680 , . . . . 681 . . . . 682 683 - - , ! 684 685 . 686 687 - - . . . . . . . . ; 688 ' . . . . ' 689 . . . . , , 690 ' . . . . - ' . - 691 , , 692 ? . . . . . . . 693 . . . . 694 695 - - , - - 696 . - - ' 697 . 698 699 - - . 700 . 701 702 - - ! - - . - - , , 703 ? 704 705 - - , - - 706 . - - 707 , , 708 . . . . ' ! . . . - - , 709 ' . . . . . 710 ' , 711 ' ; 712 713 . . . . . 714 , , 715 , . . . . . . . . 716 ' , ' ; ' 717 , - - ! . . . , , ; 718 ' . 719 720 - - ? - - 721 , . 722 723 - - . . . . . . . . . . . . 724 725 , : 726 727 - - . . . . . . . . . . . . 728 . . . . 729 730 - - ? 731 732 - - . 733 734 - - , - - . - - ? . . . 735 . . . . . . . . . 736 737 - - ! - - 738 . - - . . . . 739 . 740 741 . , 742 ' , 743 : 744 745 - - ? 746 747 - - . 748 749 - - . . . 750 751 - - , - - 752 . 753 754 - - ? 755 756 - - , - - . - - 757 ! 758 759 . 760 761 - - . . . . . 762 . 763 764 765 , 766 . 767 768 769 770 771 . 772 773 . 774 775 776 ' 777 778 , , 779 , ' 780 , 781 ' , , , , , ' 782 , 783 , ' . 784 785 , ' , 786 . 787 788 - - , . 789 790 - - - - . . . . 791 792 - - , - - . - - 793 ! 794 795 - - , , ' 796 ? 797 798 - - . . . . . 799 . . . . . . . . 800 801 - - ! - - . - - . 802 803 , , : 804 805 - - , ' . 806 807 - - ? 808 809 - - , ; . . . . 810 . 811 812 - - , ? 813 814 - - . . 815 816 - - ? 817 818 - - , . 819 820 ' 821 ' . 822 823 - - , ! 824 825 ' 826 , , 827 , . 828 829 - - ? 830 831 - - ' . 832 833 - - ' , - - 834 . 835 836 - - ! ! ' . 837 838 - - ! 839 840 - - ? 841 842 - - , - - 843 ' ' . 844 845 846 ( ) , 847 , , 848 849 , , 850 , , 851 ' . , 852 , , , ' 853 , ' 854 855 ' ' , ' 856 : « » . 857 , ' , 858 , , 859 - - 860 . 861 , ' 862 . 863 864 , , 865 , ' ' 866 867 , 868 869 : « , - - , - - 870 ! 871 , , ! 872 873 ' 874 ! » 875 876 877 , 878 ' . , 879 , . 880 , , 881 882 ? . . . ' 883 , ? . . . 884 - - ? 885 886 887 . , 888 , ' , 889 . 890 891 . , 892 ; ' ; 893 894 ; , 895 ' 896 , , 897 . 898 899 - - 900 ' ; , 901 . ; 902 , 903 « » ; 904 905 . , , 906 ' 907 . 908 ; , , 909 . , , ' ; 910 911 , , . 912 ' 913 . 914 ? 915 916 . 917 918 - - , , . . . . . . . . 919 . . . . ! . . . . 920 . 921 922 , , 923 , ' 924 . 925 926 - - , - - 927 , - - 928 ' ' . 929 930 - - , - - 931 . 932 ' , , , . 933 934 - - , , - - 935 . - - ! . . . ' 936 . . . . , , 937 ' . . . . 938 , . 939 940 - - , - - - , 941 . 942 943 , 944 - - , 945 . 946 , , 947 ' 948 . ' ' ; 949 , 950 . , 951 , , 952 , 953 , , ' , 954 . 955 , ' , 956 , , 957 958 , 959 . 960 961 962 ' , , 963 , 964 ' 965 , 966 . . . . - - , 967 ' 968 , , 969 , 970 . 971 972 - - , . . . . . . . . 973 974 , , 975 : - - ' 976 . . . . ! . . . 977 . . . . . . . . 978 . 979 980 , , ' , 981 ' . 982 . 983 984 - - , , - - ' 985 . 986 , 987 , 988 . 989 990 - - , . . . . , 991 . . . . 992 993 , . 994 995 - - , . . . . 996 . 997 998 ' . , 999 , , 1000