preghiere. Ma da un angolo della cappella si levò una bella voce di
basso profondo:
«Perdona, o Signore, ai peccati della nostra sorella il cui cadavere
caliamo nel sepolcro».
Tutti si voltarono dalla parte di dove la bella voce veniva, tutti
sentirono vibrare in essa, che pur parlava un idioma sconosciuto, un
accento insolito di convinzione e di fede.
L'officiante, sconcertato un momento riprese:
«Usale misericordia in grazia dei meriti dei padri nostri....»
E l'altro, quello che nessuno si ricordava di aver visto nel corteo,
attaccò il versetto seguente:
«Riposi il suo corpo in pace e l'anima sua voli al cielo a godere della
felicità eterna. Amen!»
Di labbro in labbro corse la dimanda:
-- Chi è?
-- È un tedesco, il dottor Löwe, -- rispose qualcheduno che nella figura
esotica, caratteristica, aveva ravvisato il fervente apostolo del
Sionismo.
E il dottore, nell'uscir dalla camera mortuaria, si accostò a Gabrio
Moncalvo per dirgli ch'era giunto quella mattina stessa dalla Polonia,
che in treno aveva letto la triste notizia e appresa l'ora dei
funerali, e che per non perder tempo s'era fatto portare subito al
cimitero.
Rimosse le ghirlande, rimosso il drappo nero listato d'argento, il
feretro è deposto sopra un carretto tirato a mano fino al posto della
sepoltura, fino ai piedi d'un colombario vuoto che aspetta.
In lugubre silenzio la gente assiste all'ultima parte della cerimonia.
Già la bocca spalancata ha divorato la sua preda, già i muratori sono
intenti a chiudere il vano coi mattoni e la malta. Suonano le ultime
preci:
«Il pietoso Iddio perdoni il peccato e non distrugga il peccatore; usi
tutta la maggior clemenza per reprimere la sua collera.... La terra
ritorni alla terra, com'era in origine, e lo spirito ritorni a Dio che
lo diede».
Gabrio Moncalvo disse al fratello:
-- La collocano lì provvisoriamente.... Ho intenzione di farle erigere
un monumentino.
Giacomo tentennò la testa.
-- Povera Clara! Non la vedremo più!
-- Povera Clara! -- ripetè il commendatore. -- Non avrei creduto che
dovessimo perderla così presto.... Ah, guai se non ci potessimo
stordire col lavoro!... Pur troppo non c'è altro da fare... Andiamo!
Aveva fretta di uscir dal triste recinto, di rientrar nella vita, di
ripigliar le sue abitudini, di scordare quei giorni penosi.
Ma dovette prima scambiar nuove strette di mano e sorbirsi nuove
condoglianze e prodigar nuovi ringraziamenti.
-- Grazie in nome di tutti noi.... anche di mia moglie e della mia
figliuola.... Davvero non dimenticheremo mai queste dimostrazioni....
Giacomo, Giorgio, non salite nel mio -landau-?
-- Scusaci, -- rispose il professore. -- Noi abbiamo urgenza d'essere a
casa.... Io sono spossato.... E Giorgio è in peggiori condizioni di me.
-- È vero.... Ho notato anch'io che questa mattina ha un gran brutto
colore.... Cos'ha?
-- Spero non abbia nulla, eccetto un po' di stanchezza.
Il commendatore tese la mano al nipote.
-- Animo, giovinotto.... Alla tua età i mali passano presto.... Dunque,
se proprio ci tenete ad andar subito a casa vostra, prendete una di
queste carrozze.... Fanoli, veda lei quale è disponibile.... Ce ne
devono esser d'avanzo. Abbia pazienza, Fanoli, metta a posto tutti
quanti.... E poi mi raggiunga a casa.... Farà colazione con me....
Anche Brulati, se vuole.
Il pittore si scusò. Aveva un impegno.
Prima di montare in una carrozza del S. O. M. di Malta, il conte
Ugolini chiese a Gabrio Moncalvo:
-- Crede ch'io possa in giornata riverir le signore?
-- Provi sul tardi. Erano a letto, con poca disposizione ad alzarsi per
oggi.... specie la Mariannina.... Provi a ogni modo.
Il commendatore si rivolse al direttore della Banca Internazionale:
-- Venga con me, lei.... Dobbiamo discorrere.... Così va bene.... E ora,
avanti!
Cacciando la testa fuori dello sportello ordinò al cocchiere di far
trottare i cavalli.
Non pareva più l'uomo di prima, abbattuto, affranto sotto il peso del
suo dolore. E pure quel dolore era stato sincero, com'era sincera la
sua affezione per la sorella perduta. Ma in lui le impressioni erano
vive, non durevoli, ed egli aveva la felice attitudine a vedere il
lato buono delle cose. Anche in questa disgrazia, in questa grande
disgrazia, c'era quello che si direbbe il rovescio della medaglia.
Era noto che la Clara non avrebbe fatto buon viso ai prossimi
avvenimenti domestici, ma fino allora ella aveva taciuto per prudenza.
Avrebbe continuato a tacere quando fosse scoppiata la bomba? E le
inevitabili discussioni non avrebbero rischiato di creare un dissidio
insanabile? Era abbastanza che il dissidio vi fosse con l'altro ramo
della famiglia. Almeno la Clara era morta in pace con tutti, portando
seco la sicurezza di lasciare un vuoto nella casa ov'ell'era ospite
gradita e preziosa da tanti anni. Scomparsa lei, il commendatore si
sentiva più libero, e già affrettava col pensiero il colloquio che
aveva fissato per le tre pomeridiane col notajo e con monsignor de
Luchi, e che doveva preludere alla domanda ufficiale di don Cesarino
e alla stipulazione dei due contratti: il contratto di compravendita
del palazzo Oroboni e della villa di Porto d'Anzio e il contratto
di nozze. Era tempo ormai di uscire dal periodo preparatorio e di
passare il Rubicone. -Alea jacta est.- L'affare in sè era men che
mediocre; Gabrio Moncalvo lo sapeva benissimo, e la somma ch'egli
immobilizzava nel palazzo e nel podere avrebbe avuto ben altro valore
restando nelle sue mani; ma anche dal punto di vista commerciale la
speculazione poteva finire con l'esser buona se agevolava a lui e alla
sua Banca la conquista di nuove clientele nel mondo cattolico. A ogni
modo, bisognava veder le cose nel loro complesso, pensare al grande
significato del matrimonio della Mariannina, dell'entrata solenne
di lei nella società più chiusa, più aristocratica di Roma. Oh, la
Mariannina aveva ben ragione di non curarsi di quello che tutti possono
avere. Moglie d'un deputato, d'un senatore, d'un generale? Per una
ragazza che portava un milione di dote, più.... -les espérances-, dei
generali, dei senatori e dei deputati ce n'erano a dozzine; ma esser
moglie d'un principe Oroboni, d'uno dei rappresentanti più genuini
dell'intransigenza religiosa e politica, ecco la vittoria di cui
la Mariannina, non nobile, non cattolica, aveva il diritto d'andar
superba. C'era sì la formalità della conversione, e la prospettiva
delle inevitabili cerimonie dava un po' di noja a Gabrio Moncalvo.
Era anzi questo il motivo per cui egli aveva imposto alla consorte di
frenar pel momento i propri ardori di catecumena. A lui non conveniva
di far troppo chiasso in una volta, nè di compromettere i suoi
rapporti con la casa Rothschild. Più tardi forse, alla sordina, senza
pubblicità....
Questi pensieri che gli turbinavano nella mente non impedivano a Gabrio
Moncalvo di chiacchierar di politica e di finanza col direttore della
-Banca Internazionale-. E allorchè quest'ultimo tirò il discorso sulla
conversione della rendita, il commendatore diede una risposta che
valeva così per la coscienza religiosa di sua moglie come pel saggio
d'interesse del nostro consolidato 5 per cento.
-- No, per ora la conversione non si farà.
Intanto, nella carrozza ov'egli era salito con Giorgio e col dottor
Flacci, il professore Giacomo era assorbito da tutt'altre cure, e non
distaccava gli occhi dal figliuolo, rannicchiato in un canto, con la
testa sprofondata nei guanciali, con le gambe e i piedi avviluppati in
un -plaid-.
Alle ansiose interrogazioni paterne Giorgio rispondeva appena.
-- Sì, credo d'aver la febbre, ma passerà.
-- Flacci, -- disse il professore al momento di scendere dalla vettura,
-- mi fa il piacere di passare in farmacia, in via Cicerone, e di pregar
che telefonino a Rangoni, il nostro medico....
-- Vado subito.
-- O babbo, che fretta! -- barbugliò Giorgio. Ma non s'oppose.... Anzi
ringraziò Flacci con un cenno del capo.
Quando, sostenuto da suo padre e dal portinajo, ch'era un uomo
muscoloso e robusto, egli giunse su delle scale, la donna di servizio,
venuta ad aprire, non potè frenare un'esclamazione:
-- Madonna Santa, che cosa è successo?
E si voltò verso il professore.
-- Zitto, zitto, -- replicò questi. -- Non facciamo casi.... È la fatica,
l'emozione.... Un paio d'ore di letto sarà il miglior rimedio....
Andate a preparare la camera....
XV.
I due fratelli.
Era quella, dopo oltre due mesi, la prima sera che Giacomo Moncalvo
passava nel suo studio, e il volto pallido dello scienziato, ov'erano
i segni d'un'ansietà piuttosto sopita che dissipata, esprimeva altresì
la compiacenza dell'uomo abitudinario che trovandosi in mezzo a oggetti
cari e domestici ripiglia il filo dei pensieri interrotti.
Di fuori pioveva e faceva freddo. Nello studio era un dolce tepore
di stufa, era una tenue, gentile fragranza di viole che rievocava le
immagini della primavera.
-- Ah, Flacci, Flacci! -- disse Moncalvo rivolto al giovine e timido
assistente che gli sedeva di fronte. -- Anche i fiori mi vuol
portare.... Mi tratta come la dama del suo cuore.
Flacci arrossì.
-- Non ce l'ho, io, la dama del cuore.
E soggiunse: -- So che le viole le piacciono, e mi son preso la libertà
di adornarne il suo studio nel giorno ch'ella vi rientra con l'animo
tranquillo.
-- Grazie, Flacci.... Grazie di questa come di tante altre attenzioni
che ha avute per noi.... Eh, non ci sdebiteremo mai.... Ma non creda
ch'io abbia l'animo tranquillo....
-- Oh professore, perchè?... Il medico....
Giacomo Moncalvo tentennò la testa.
-- Il medico afferma che la crisi è superata, che la guarigione è
sicura.... Sarà... Ma io non oso sperare che Giorgio torni quello di
prima.... Il suo silenzio ostinato intorno alle cose, alle persone
di cui parlava nel suo delirio m'inquieta e mi turba.... Ora quasi
mi augurerei che la sua convalescenza tardasse, ch'essa non dovesse
coincidere con certi avvenimenti ch'egli non potrà ignorare e che
avranno un contraccolpo sul suo spirito.
Il dottor Flacci chiese sommessamente: -- Non ha intenzione di condurlo
lontano?
-- Tutto sta ch'egli voglia venire.... Non è un fanciullo.... E poi un
viaggio si risolverebbe in pochi mesi d'assenza.... È l'aria di Roma
che non fa più per mio figlio.... Quanto meglio ch'egli non si fosse
mai mosso da Berlino!... Ora anche di là ho una triste novella da
dargli.... Basta, discorriamo delle nostre faccende.... Io spero lunedì
di riprender le lezioni al punto dove le ha lasciate lei....
-- Che festa sarà per gli studenti il rivederla sulla cattedra! --
esclamò Flacci.
-- Gli studenti sono molto cortesi e mi accoglieranno bene, non ne
dubito.... Ma in quanto all'insegnamento, non si accorgeranno della
differenza.
-- Professore, mi confonde, -- balbettò Flacci. E le sue gote
s'imporporarono un'altra volta.
-- Non sono uso a far complimenti, -- replicò Moncalvo. -- A proposito,
Flacci, resta a cena con me?... Sì, sì, senza cerimonie.... Sono
solo.... Ed ella è un così parco mangiatore che si può sempre invitarla
all'ultimo momento.... Aspetti a ogni modo che sentiamo per che ora
sarà pronto.
E si accinse a sonare, ma in quel punto si udì una scampanellata
all'ingresso.
-- Chi sarà?
-- Se vuol che vada a vedere? -- disse il dottor Flacci.
-- È inutile.... S'è qualcheduno che domanda di me, lo sapremo. Del
resto, non ho ancora tolta la consegna.
Dopo aver picchiato all'uscio, la donna di servizio s'affacciò sulla
soglia. Era perplessa, confusa.
-- Ebbene?
-- C'è di là suo fratello, il commendatore.... Io avevo detto che il
signor professore non riceve, ma egli insistette, e....
-- Ch'entri pure, -- ordinò Giacomo Moncalvo dopo un istante d'esitazione.
-- Io mi ritiro, -- dichiarò l'assistente.
-- No, -- rispose il professore, -- non abbia fretta.... Si ritirerà
dopo.... se sarà necessario.
E si alzò per muovere incontro al fratello.
-- Finalmente! -- esclamò il commendator Gabrio avanzandosi con le
braccia aperte.
Giacomo gli tese la mano e lo accompagnò verso il canapè.
-- Siedi.
-- Finalmente! -- ripetè il banchiere. -- Avevi dato i catenacci alla tua
porta.
-- Non vedevo nessuno.... tranne questo giovinotto.... per dovere
d'ufficio.... Il mio assistente, dottor Flacci..
Il commendatore chinò il capo senza pronunziar parola. Lo turbava la
presenza di un estraneo.
Flacci, ch'era già sulle spine, si dileguò in silenzio.
-- Lo credevo uno studente, -- notò Gabrio. -- È così giovine.
-- È giovanissimo, ma mostra anche meno della sua età.
-- Dunque, -- riprese il commendatore, -- io mi sono informato sempre....
ogni giorno....
-- Lo so.... grazie.
-- T'ho fatto chiedere un'infinità di volte se potevo venire....
-- Devi scusarmi.... Non avevo la forza....
-- Credi, mi era tanto pesato dir di no a quella tua domanda.
Una fiamma salì al viso di Giacomo Moncalvo.
-- La mia domanda era assurda, -- egli rispose affrettatamente,
precipitosamente, come se le parole gli bruciassero la lingua. -- Avevo
perduto la testa.... Giorgio aveva sempre quel nome sulle labbra....
«Ella sola potrebbe guarirmi, -- egli ripeteva. -- Mi basterebbe vederla
un minuto, accanto al mio capezzale.... Siete voi che la tenete
lontano».... E la chiamava, la chiamava.... Era uno strazio.... I
medici non davano più quasi nessuna speranza.... Fu allora che chiesi:
«Se provassi a pregarla?...» «Provi», mi dissero. E ti scrissi.... Ma
lo capisco, il rifiuto era inevitabile.
-- Non mi serbi rancore, dunque?
Giacomo fece un segno negativo col capo.
-- Se Giorgio fosse morto non ti avrei perdonato più.
-- Invece, grazie al cielo, guarisce.
-- Lo spero.
-- Ma sì, ma sì, non c'è dubbio.... Ho parlato io stesso col vostro
medico oggi.... Anzi fu allora che pensai: Poichè è fuori d'ogni
angustia mi riceverà.
Giacomo sospirò.
-- Ci vorrà del tempo prima che io sia fuori d'ogni angustia.... Del
resto, è vero, tu non hai colpa.
-- Nessuno ha colpa, -- ribattè Gabrio. -- È stata una fatalità.
Il professore taceva.
-- Ella non può averlo lusingato, -- insistè l'altro. -- Ella lo trattava
con confidenza, come un fratello.... La conosci, non ha sussiego....
-- Doveva averne in quest'occasione, -- interruppe Giacomo, -- doveva
accorgersi del male che faceva.... Ma, per carità, non fermiamoci su
questo terreno scottante.... Giorgio metterà giudizio.... o qui, o
altrove....
-- Giorgio lascerà Roma? -- esclamò il commendatore. -- Lascerà il suo
posto, la carriera in cui è avviato?
-- Se non potrà esser salvo diversamente.... L'essenziale è ch'egli
viva.... e che sia un uomo.
-- E tu?
-- Io? -- disse il professore. -- Sono stato solo per tanti anni; ci
starei ancora.... In caso disperato, mi farei liquidare la pensione, e
seguirei mio figlio.
Ma si pentì di questa debolezza, e soggiunse:
-- No, no.... anzi non lo seguirei.... I vecchi sono un impiccio.
-- Sei uno stoico, -- borbottò Gabrio Moncalvo.
-- Mi piego all'inevitabile, -- riprese il fratello.
Gabrio si fece coraggio.
-- E alla questione economica hai mai pensato?... La malattia di Giorgio
deve importi ben gravi sacrifizi.
-- Non tali ch'io non sia in grado di sopportarli.... Nella peggiore
ipotesi farò qualche risparmio sulla mia sola spesa di lusso, sulla mia
biblioteca.
-- E non t'è venuto in mente, -- insisteva il banchiere, -- ch'io son
ricco, molto ricco, e che mi terrei fortunato se tu mi permettessi
d'aiutarti?
-- La tua offerta non mi fa maraviglia.... Sei stato sempre generoso....
Ma io penso che ogni uomo, finchè sia sano di corpo e di spirito, deve
bastare a se stesso.
-- Dunque rifiuti?
-- Ringrazio, ma rifiuto.
-- Sei superbo, superbo.... Ti offende l'idea di dover qualche cosa a
tuo fratello.
-- Se non ho bisogno di nulla?... Se non mi sento povero?...
-- Perchè ti sei avvezzato a privarti di tutto.
-- T'inganni, Gabrio.... O, almeno, ti assicuro che nessuna delle
mie privazioni mi pesa.... Quando mi confronto con tanti a cui manca
perfino il necessario, a me pare di nuotar nel superfluo.... Hai visto
quel giovane ch'è uscito di qui?
-- Il tuo assistente?
-- Sì, il dottor Flacci, un ragazzo che diventerà un grande
matematico.... Or bene, quello, per anni e anni, finch'era studente,
viveva in una soffitta e pativa il freddo e la fame. Oggi, con uno
stipendio di milleduecento lire, più il frutto di tre o quattro lezioni
alla settimana, mantiene, oltre a sè, la madre vedova.... Mi sembra
ch'egli meriterebbe d'essere assai più commiserato di me.
-- Che significa questo? -- ribattè il commendatore. -- Per male che uno
stia può trovar sempre chi sta peggio di lui.
-- E pure il dottor Flacci è contento.
Ma Gabrio Moncalvo protestò contro questa concezione umile della vita.
-- Sì, sì, sarete ammirabili, ma vi manca un grande stimolo e una
grande soddisfazione. E ancora voi altri, tu, tuo figlio, il tuo dottor
Flacci, siete scienziati, avrete la persuasione di giovare all'umanità
con le vostre scoperte, con la vostra dottrina.... Non mi negherete
però che vi è del bene che non si può fare che col danaro e che le
migliori intenzioni del mondo non servono quando non si abbiano i mezzi
per attuarle.
-- Ognuno opera nei limiti delle sue forze, -- obbiettò il professore.
-- Naturale. Ma dev'essere una gran pena.... che dico dev'essere?...
è, perchè l'ho provata anch'io nei primordi della mia carriera, è una
gran pena il sentirsi gridare ogni momento: «Alto là. Non si passa».
Non si passa perchè non vi son quattrini; ch'è quanto dire: Oggi non
si può assistere un amico, domani non si può proteggere un artista,
doman l'altro non si può partecipare a una impresa che sarà fonte di
prosperità e di lavoro, e nè oggi, nè domani, nè mai si può levarsi un
capriccio, si può compiacere a una voglia della moglie, dei figliuoli,
di qualche persona cara.... Eh via, avete un bel bandir la crociata
contro noi ricchi, avete un bel dire che a contar l'oro e i biglietti
di banca c'insudiciamo le mani; io affermo che una delle nostre mani
sudicie sparge intorno a sè più beneficî di mille delle vostre mani
pulite....
Giacomo sorrise.
-- Ora sei tu che fai il processo a noi poveri spiantati.
Il commendatore si strinse nelle spalle.
-- È tattica di guerra.... Per difendersi validamente bisogna portar
l'attacco nel campo avversario.
-- E tu attacchi a fondo.... Ci stritoli addirittura.
-- Tu non c'entri, -- ripetè Gabrio. -- Tu hai una specie di ricchezza che
noi onoriamo....
-- Ma che non figura nei listini di Borsa, -- completò Giacomo.
-- Può figurarci anch'essa quando si trasformi in scienza applicata.
-- Vedi dunque che non è il caso mio, -- disse il professore. -- Io non ho
il merito della più piccola applicazione.
-- Non importa. Non c'è nessuna verità che resti perpetuamente
inapplicabile. Quando il seme è buono, o presto o tardi darà frutto.
-- Speriamo, -- soggiunse Giacomo Moncalvo che non era in vena di
discutere.
E, macchinalmente, guardò l'orologio appeso alla parete dirimpetto, ciò
che richiamò il suo interlocutore all'altro scopo della sua visita.
-- Senti, -- principiò Gabrio col tuono dimesso di chi sta per toccare un
argomento scabroso, -- la Mariannina si sposa sabato.
-- Ah! -- fece Giacomo senza scomporsi. -- Sapevo ch'era fidanzata.... non
da te.
-- Come potevo dirtelo s'eri invisibile?... E poi.... insomma mi
capisci.... Tu non assisterai alla cerimonia?...
Il professore non rispose, ma l'espressione della sua fisonomia
esprimeva abbastanza chiaro com'egli fosse maravigliato della domanda.
-- Intendo, intendo, -- ripigliò Gabrio Moncalvo. -- Non puoi
assistervi.... Tu disapprovi tutto.... la conversione, il
matrimonio....
-- In quanti vi convertite? -- chiese Giacomo.
-- La sola Mariannina, per ora.... La Rachele più tardi....
-- E tu?
-- Oh, per me non c'è fretta.... Prevedo che mi convertirò anch'io, ma
non c'è fretta.
-- In fatti, -- disse Giacomo ironicamente, -- sarà bene lasciar scorrere
qualche anno di più dal tempo ch'eri un mangiapreti.
-- A chi non è accaduto di cambiar opinioni? -- ribattè il commendatore.
-- Il male si è, -- rispose pronto il fratello, -- che le tue opinioni
sono schiave del tuo interesse.... almeno di quello che credi il tuo
interesse. Le tue convinzioni di oggi non sono più salde di quelle di
sett'anni fa.
-- Che ne sai tu?... Sett'anni fa ho imparato a mie spese quello che
valgono i demagoghi.
-- E oggi vuoi imparare quello che valgono i reazionari.
-- A ogni modo, -- riprese Gabrio, -- allora perchè mi hanno respinto?...
Non potevo essere un miglior deputato di tanti altri? Non avevo dato
prove sufficienti d'ingegno, d'energia, di spirito d'iniziativa?
-- Nessuno lo nega, -- consentì lo scienziato. -- Ma le tue stesse parole
confermano che il tuo mutamento dipende in gran parte dall'amor proprio
ferito.
-- E se fosse? Chi non reagisce contro l'ingiustizia? Chi non si ribella
contro l'ingratitudine?... Io sono ambizioso.... Meno la povera Clara,
siamo stati tutti ambiziosi in famiglia.... Anche tu, d'apparenza così
modesta.... Vuol dire che la tua ambizione è d'indole più nobile della
mia.... Non importa.... Ci tenevi a essere uno dei primi matematici
d'Italia, e sei riuscito....
-- Tu sei riuscito a essere uno degli uomini più ricchi, -- disse il
professore.
-- Non mi basta, -- esclamò impetuosamente Gabrio Moncalvo. -- Voglio
per me, voglio per mia moglie, per la mia figliuola una posizione
sociale che sia al disopra delle fluttuazioni della ricchezza....
Ecco il motivo pel quale approvo il matrimonio e la conversione della
Mariannina, ecco perchè, presto o tardi, la Rachele ed io abbracceremo
la religione della maggioranza.... La Rachele lo farà anche per fede
-- Davvero?
-- Sì. Monsignor de Luchi, che le dà qualche lezione, afferma di non
aver mai trovato un terreno meglio preparato.... Ridi?
-- Tutt'altro.... Anzi, s'è così, riconosco che tua moglie è superiore a
te....
Gabrio alzò gli occhi in atto interrogativo.
-- Sicuro, -- riprese Giacomo, -- perchè farebbe per una ragione seria una
cosa seria.
Gabrio tentennò la testa.
-- Non è seria ormai.... Si esce da una religione a cui non si crede....
-- .... per entrare in un'altra a cui si crede anche meno, -- continuò
Giacomo. -- Lo so, Gabrio, questa è la frase con cui si giustificano le
conversioni alla moda.... Ma io preferisco le antiche, quando c'era un
po' d'idealità, un po' d'entusiasmo....
-- Sei curioso tu, coi tuoi scrupoli.... Qual'è la tua fede?
-- Ah, io sono un eretico; sono un positivista, un materialista....
Tutti lo dicono, e sia.... Senonchè, io conservo il rispetto per
le cose in cui migliaia e migliaia di uomini credono e sperano. Le
religioni si possono combattere in nome di una verità più alta e più
pura; non è lecito servirsene come d'un vestito che a piacere s'indossa
e si smette.
Prima che il commendatore potesse rispondere, Giacomo si levò in piedi
e soggiunse:
-- Ma basta di ciò. Non separiamoci con male parole.... Sei venuto a
farmi una offerta generosa, e ancora una volta, grazie; sei venuto ad
annunziarmi il matrimonio di tua figlia.... e che ella sia felice....
-- E, -- balbettò Gabrio, disponendosi a prender commiato, -- non ti
vedremo da noi neppure quando non ci sarà più la Mariannina?
-- Se tu avessi bisogno di me, -- disse il professore, -- io sarei sempre
a tua disposizione..... Ma tu, così ricco, così influente, che bisogno
puoi avere d'un povero insegnante di matematica che vive fuori del
mondo, chiuso nelle sue formule?
-- Quanto orgoglio, quanta ironia c'è nella tua modestia, -- esclamò il
banchiere.
E s'avviava verso l'uscio.
Ma nel punto di varcar la soglia e mentre Giacomo stava per sonare si
voltò improvvisamente e afferrò tutt'e due le mani del fratello.
-- Credi davvero ch'io non possa mai aver bisogno di nulla? Credi
davvero ch'io sia felice?
E Gabrio Moncalvo non pareva più lo stesso uomo che un quarto d'ora
prima magnificava la condizione dei milionari.
-- Del denaro! -- egli seguitò. -- Sicuro, in quello si nuota, almeno fin
che si ha il vento in poppa.... Ma credi ch'io non sappia che c'è il
rovescio della medaglia?... Credi che non mi sgomenti l'idea di dover
star sempre sulla breccia, sempre alla vedetta perchè nessuna buona
occasione ci sfugga, perchè nessun pericolo ci colga impreparati?
-- Chi t'impedisce di liquidare, di metterti in quiete? -- domandò
Giacomo.
Gabrio sorrise amaramente.
-- Come si vede che non hai pratica di queste faccende!... È proprio
facile di liquidare una sostanza come la mia! Una sostanza investita
in centinaja d'imprese diverse, rappresentata da centinaja di
titoli esposti a tutte le oscillazioni della Borsa, da centinaia
di cointeressenze, di partecipazioni che mi tengono impegnato per
anni e anni!... E quando avessi liquidato, ridotto tutto allo stesso
denominatore, so forse io stesso quello che mi resterebbe? Forse
trenta, forse venti milioni....
-- Ti par poco? -- interruppe il professore.
-- Eh, caro mio, il giorno in cui ti ritiri dagli affari e li impieghi
al tre o al tre e mezzo per cento non hai da far troppa baldoria....
E scorgendo la faccia attonita del fratello, Gabrio spiegò il suo
concetto:
-- Dico -non hai- per modo di dire.... Si sa che per te otto o novecento
mila lire di rendita sarebbero un'enormità, ma tutto dipende dalle
abitudini.
-- Da ragazzi, -- obbiettò Giacomo, -- ci tenevano a stecchetto....
-- Ah, quelle abitudini lì, -- interruppe il banchiere, -- io le ho
perdute da un pezzo.
-- Quanto spendi, in nome di Dio?
-- Ti lascio nella curiosità per non scandalezzarti.... E ora figùrati
se non dovrò colmare i vuoti del connubio Oroboni.
-- Non dài un milione di dote alla tua figliuola?
-- Un milione e il palazzo che ho comperato apposta per fargliene un
regalo.
-- E hai paura che gli sposi muojano di fame?
-- Ho la certezza che il frutto di quel milione basterà tutt'al più
per un trimestre.... I principi costano cari: e la Mariannina sente la
dignità del suo nuovo stato. Aggiungi al resto i fumi di mia moglie che
crescono ogni giorno.
-- Pensare che rimanete in due soli in casa!... -- notò lo scienziato.
-- La Rachele vale per mille.... Non era così una volta, lo riconosco,
ma ormai è nell'ingranaggio, e non c'è rimedio.... Nel -loro- mondo,
vedi, quelli che ci son nati se la cavano con poco o nulla; noi altri
non si finisce mai di pagar la tassa di buoningresso.... E se tutto si
pagasse in moneta!
Gabrio Moncalvo fece l'atto di inghiottire un boccone amaro e poi
riprese abbassando gli occhi e la voce:
-- La Rachele mi ha sposato per amore, e nonostante i suoi difettucci è
stata sempre una buona moglie, aliena dalle galanterie.... So di molto
io se oggi non mi tradisce....
-- Eh, che idee!
Gabrio scrollò le spalle con affettata indifferenza.
-- Non sarà.... Se ne dicono tante.... È curioso; fino a pochi anni fa
non avrei dubitato della Rachele per tutto l'oro del mondo.... com'ella
non avrebbe avuto ragione di dubitare di me.... Ora, sul tramonto,
questa fede reciproca non c'è più.... -Les Dieux s'en vont.- Ti ricordi
come i nostri nonni magnificavano, tra le virtù della razza, la fedeltà
coniugale?... Anche questa è una leggenda.... segno di più che la razza
degenera....
-- Ci si livella agli altri nelle qualità e nei difetti, -- osservò
Giacomo. -- Dalla razza non puoi uscire nemmeno per merito dell'acqua
battesimale.
-- Verissimo. Ma dopo qualche tempo dimentico e faccio dimenticare di
avervi appartenuto.
-- Bel guadagno! -- esclamò il professore. -- Val la pena, per questo, di
commettere una vigliaccheria?
-- Non sei equo, -- rispose Gabrio Moncalvo decidendosi finalmente ad
andarsene. -- Tu consideri le cose dal tuo punto di vista di uomo
incorruttibile, dedito tutto alla scienza, superiore alle nostre
piccole miserie.... Se tu fossi ne' miei panni!... -Fata trahunt-,
c'insegnavano in liceo. Siamo schiavi del nostro destino.... Il tuo è
d'isolarti nel mondo del tuo pensiero, per scoprire le verità eterne
che cresceranno il patrimonio intellettuale dell'umanità; il mio è
di gettarmi nella baraonda degli interessi economici per aumentare le
ricchezze materiali del paese.... e le mie. Tu non dipendi che dal tuo
genio, non hai paura di avversari, non hai da stare al beneplacito di
alleati, di amici.... Io dipendo da tutti.... Se pur la macchina del
tuo cervello s'arresta, l'opera che hai compita rimane; se s'arresta
la mia, che -débâcle-!... Sì, sì, dei due io sono il più debole; io son
quello che può aver bisogno di venir a chiedere da desinare all'altro.
-- Se intanto vuoi chiedermi da cena? -- disse in tuono scherzevole il
professore, mentre premeva col dito il bottone del campanello.
-- Grazie.... Per oggi no.... Ho un invito e devo correre a vestirmi....
Quindi Gabrio ripetè, come a scarico di coscienza:
-- Sai.... è per sabato.... alle nove antimeridiane.... Alle due gli
sposi partono....
-- Per dove?
-- Vanno in Terra Santa.
-- Oh, -- fece Giacomo. -- In omaggio al Vecchio o al Nuovo Testamento?...
Ma sono indiscreto.... Scusa.... E buona notte.
-- Buona notte! -- replicò Gabrio infilando la pelliccia che la donna di
servizio teneva spiegata davanti a lui. -- Saluta Giorgio.... se credi
che ciò non possa dispiacergli.
Il professore borbottò una frase di ringraziamento. Poi, accompagnato
ch'ebbe il fratello sino alla porta della scala, si rivolse alla
domestica:
-- Il dottor Flacci?
-- È dal signorino.
-- Sta bene. Andrò io a chiamarlo. E tu porterai in tavola.
-- Ci sarà poco da portare in tavola, -- dichiarò la fantesca breve ed
arguta.
-- Perchè?
-- Perchè tutto è bruciato, -- fu il lugubre responso. -- Con questa
visita di Santa Elisabetta!
Giacomo accolse la notizia con filosofia.
-- Ci vorrà pazienza.... Però era meglio non avvisarci. Probabilmente
non ce ne saremmo accorti nè Flacci nè io.
La donna alzò le braccia al cielo per invocare la misericordia del
Signore sugli esseri imperfetti che non hanno palato, e si precipitò
verso la cucina.
XVI.
Battesimo e matrimonio.
Gli sfaccendati che la notizia d'una duplice cerimonia aveva richiamati
quel sabato mattina nei pressi della Basilica di San Giovanni Laterano
videro, prima delle nove, arrivar sulla piazza dieci o dodici carrozze
di gala, e fermarsi una dopo l'altra a pochi passi dal portone di
bronzo del Battistero, e scenderne una trentina e più di personaggi
d'alto bordo, dame, cavalieri, prelati, e, con l'ajuto dei servi in
livrea, aprirsi il varco in mezzo alla folla e scomparire dietro il
portone, di cui due vigili municipali vietavano l'accesso ai profani.
Il pubblico, costretto a contentarsi d'una visione fuggitiva e confusa,
si sfogava in commenti poco benevoli.
-- Già, perchè son ricchi ci caccian fuori come i cani.
-- Non è poi questa gran bellezza quella -giudia-....
-- Per bella è bella, -- disse uno che aveva spirito equanime. -- Ma
quante deve farne a quel suo gramo marito!
-- È quel biondo, pallido, mingherlino che pare gli manchi un'ora a
morire?
-- Appunto. E non può aver vita lunga.... Era meglio per lui se andava
prete.... Ma si voleva un erede del nome....
-- Uhm! -- fece uno scettico. -- Non è tipo da aver eredi.
Ma un altro, più scettico ancora, rimbeccò pronto:
-- Oh, ella saprà ben levarsi d'impiccio.
-- È vero che porta cinque milioni di dote?
-- No, no; uno solo ne porta.... Quando poi morirà il padre ce ne
saranno degli altri.
-- Il padre era quel signore tarchiato, rubicondo che le dava il braccio?
-- Già. È straricco.
-- E si battezza anche lui?
-- No, non credo.
Un'automobile che sopraggiungeva con gran fracasso richiamò a sè
l'attenzione.
-- Largo, largo!
Dall'automobile scesero due signore elegantissime e con andatura franca
e decisa si diressero al portone di bronzo, i cui battenti, come per
incanto, si apersero e chiusero al loro passaggio.
-- Avete visto che arie?
-- Quella davanti pareva l'Imperatrice del Gran Mogol.
-- È l'americana che può spendere un milione al giorno, -- disse un
commesso di negozio che non aveva paura di sballarle grosse.
-- Uh! Che bombe! Trecentosessantacinque milioni all'anno.
-- E trecentosessantasei negli anni bisestili!
-- A chi vuol darla a bere?
-- È proprio così, -- ripeteva il commesso di negozio facendosi forte
dell'autorità della sottocuoca dell'ambasciatore americano.
Mentre quelli di fuori quasi si bisticciavano per i milioni di miss
May (il lettore avrà capito che si trattava di lei), nel centro del
Battistero, fra le otto colonne di porfido che Sisto III innalzò,
nel recinto circolare che una balaustra protegge e a cui si scende
per pochi gradini di marmo, la Mariannina Moncalvo, tutta vestita
di bianco, la fronte liberata dal velo, riceveva il battesimo e
pronunziava l'abjura. A uno a uno, rispondendo alle domande del
sacerdote, ella ripudiava i suoi errori, e il sacerdote, ch'era la
nostra buona conoscenza monsignor de Luchi, dopo averle versato l'acqua
lustrale sul capo e sparsole qualche granellino di sale sulla lingua
e untole leggermente d'olio l'orecchio, l'accoglieva in grembo della
Chiesa con la formula consacrata: «In nome di Dio ti battezzo». La
madrina intanto, vecchia dama dell'aristocrazia nera, donna Cornelia
Flamini, ritta presso la neofita, le teneva le mani sopra le spalle e
ripeteva insieme con lei a voce bassa le parole del -Credo- dette a
voce alta da monsignore. Altre voci sommesse facevano eco di tra la
schiera dei presenti, quasi tutti inginocchiati innanzi all'altare
apparecchiato per la messa.
Compiuta questa parte essenziale del rito, monsignor de Luchi, in mezzo
a un gran silenzio, si rivolse alla pecorella ch'entrava nell'ovile di
Cristo e le disse come senza colpa ella fosse stata avvolta fino allora
in una notte profonda, e come ormai le tenebre si fossero squarciate
e le sue pupille fossero messe in grado di sopportar tutta la luce
della verità: «Che gioja nel cielo, -- proseguì don Paolo, -- per queste
vittorie della fede! Per questo ritorno al Signore dei discendenti di
quelli che lo hanno perseguitato, crocifisso, deriso! E come esulterà
il cuore paterno di Dio quando pel ravvedimento di tutti egli potrà
depor la sua collera e scancellare il marchio d'infamia dalla fronte
dei rejetti e restituire una patria ai dispersi!»
Con un gemito sordo donna Rachele Moncalvo tradì la sua rabbiosa
impazienza del battesimo rigeneratore, ma il commendator marito
trattenne a fatica un gesto d'uomo seccato. Quel monsignor de Luchi,
per solito così misurato e discreto, oggi perdeva le staffe. Che sugo
avevano quelle parolone sonore davanti a lui, Gabrio Moncalvo, che
non aveva dichiarato ancora in modo esplicito di voler uscire dalla
schiera dei reprobi?... E non era tempo di finirla con quell'antifona
dei persecutori, dei crocifissori?... O che diciannove secoli non erano
bastanti per creare la -prescrizione-?
Ben altri pensieri agitavano la mente di don Cesarino Oroboni durante
le varie fasi della cerimonia. Solo in un angolo, con le ginocchia
sul nudo pavimento, egli aveva cercato d'immergersi nella preghiera,
di allontanar da sè ogni pensiero profano. Ma di tratto in tratto una
forza più potente della sua volontà lo spingeva a levar lo sguardo
verso la donna affascinante che fra poco sarebbe sua. Ecco, non era un
sogno; la barriera insuperabile che l'aveva diviso da lei era caduta;
un sacerdote cattolico aveva profferito le parole liberatrici che
disserrano il fonte della salute; ecco, un vescovo che aveva atteso in
disparte orando in silenzio s'era avvicinato grave e solenne alla nuova
recluta della fede, le aveva impartito la cresima, le aveva offerto il
mistico pane.
Ed ecco che ora don Cesarino è prostrato accanto a -lei- dinanzi
all'altare; egli in abito nero, ella avvolta in una nuvola di veli
bianchi. Gli anelli benedetti si scambiano; dalle labbra esangui del
patrizio romano, dalle labbra tumide della fanciulla semita esce il
«sì» fatale che unisce gli sposi fino alla morte e dopo la morte;
allargando le braccia don Paolo de Luchi invoca sulla giovine coppia le
grazie del cielo. Indi strette di mano, e baci e augurî in quantità, e
quell'inquietudine allegra e quel cinguettìo abbondante e festevole che
succede ai lunghi e forzati raccoglimenti. Tutti vorrebbero avvicinarsi
alla sposa; tutti vorrebbero da lei uno sguardo, una parola, un
sorriso. I genitori, i parenti, le amiche l'abbracciano commossi; le
semplici conoscenze aggiungono alle congratulazioni qualche complimento
sulla sua bellezza, sulla sua eleganza, sulla sua aria regale. Ella
mostra di gradire gli omaggi e a don Cesarino ch'è ansioso di darle
il braccio fa cenno di non aver troppa fretta. Non devono star insieme
tutta la vita?
Ma don Paolo de Luchi interviene.
-- Sì, sì, anzi i due sposi a braccetto.... Di qui.... Oh quelli del
Municipio aspetteranno.... Avanti! Vengano dietro a me.... Io faccio da
battistrada.
E monsignore, uscendo per primo dal Battistero, precede la comitiva
lungo i porticati interni della Basilica fino alla sacrestia, ov'è
preparato un magnifico rinfresco.
-- Oh monsignore, -- dice in tono di mite rimprovero il commendator
Gabrio Moncalvo battendogli amichevolmente sulla spalla, -- con questo
po' po' di trattamento lei fa guerra alla mia colazione.
-- Il nostro commendatore ha voglia di scherzare, -- risponde don
Paolo. E ajutato da due inservienti della Basilica distribuisce fra
gl'invitati il tè, la cioccolata, i liquori, le paste.
-- Ah, Ugolini, -- sospira donna Rachele accettando un pasticcino dal
cavaliere di Malta. -- Che cerimonia!... Non c'è che la Chiesa cattolica
che abbia di questi riti.... Verrà, spero, quel benedetto giorno in
cui sarò accolta anch'io nella comunione dei fedeli.... Vi sono già col
cuore, lo giuro.
-- E il cuore è il più, -- risponde il conte Ugolini-Ruschi, tanto per
dir qualche cosa.
Appartata quanto più sia possibile dalla folla mondana, con presso
a sè donna Cornelia Flamini e altri due o tre dei -purissimi-, la
principessa Oroboni divora in silenzio la sua umiliazione. I suoi occhi
non hanno lacrime, le sue labbra non hanno lamenti, ma la sua fisonomia
tradisce la lotta fra l'orgoglio indomato e la rabbia e il dolore
che vorrebbe prorompere. C'è intorno a lei un'atmosfera di gelo; chi
avrebbe voluto avvicinarsele si arresta in cammino, chi avrebbe voluto
rivolgerle un complimento banale sente morirsi le parole in gola. Ella,
di quando in quando, leva lo sguardo ostile verso la Mariannina, verso
la nemica che le ha stregato il figliuolo, che ha avvinto a sè quella
debole anima, che, trionfando coi sensi e con l'oro, ha trascinato nel
fango il nome illustre degli Oroboni. Tutti i pregiudizi succhiati col
sangue, tutto l'odio di razza tramandato di generazione in generazione,
tutti i sospetti, tutte le diffidenze, tutte le gelosie delle suocere
contro le nuore si adunano in quello sguardo che la Mariannina sopporta
senza batter palpebra, col calmo e tranquillo sorriso di persona che
non dubita della sua forza.
Dal gesto con cui la principessa ha rifiutato una tazza di cioccolata
ch'egli stesso era venuto ad offrirle, don Paolo capisce che, per un
certo tempo almeno, la vecchia patrizia non gli perdonerà la parte da
lui avuta in quel matrimonio e ch'egli dovrà rassegnarsi a sentirsene
dir di cotte e di crude, ciò che del resto non gli fa una grande
impressione perchè ci è avvezzo.... Ma -non est hic locus-, e per
evitare in momento inopportuno la minacciata scarica d'elettricità egli
si ritira prudentemente, e raccogliendo intorno a sè miss May, la zia
di lei ed altre signore, mostra loro il calice regalatogli in questa
solenne occasione dalla famiglia della sposa.
-- Una bellezza, una vera bellezza.... Puro Quattrocento....
E, assicuratosi che nessuno dei Moncalvo può udirlo, don Paolo de Luchi
soggiunge piano: -- Se l'è procurato il commendatore da uno dei suoi
correligionari.... Ma!... Due terzi dei tesori delle nostre chiese son
passati in mano di quella gente.... E chi sa a che prezzi disfatti....
Meno male che qualche oggetto ripiglia la buona via.
In quella, Brulati, ch'era uno dei testimoni al matrimonio civile, fa
notare a Gabrio Moncalvo che non c'è tempo da perdere. Si sarebbe già
dovuti essere al Campidoglio.
-- Ma sì, ma sì, -- dice il commendatore che nei giorni scorsi s'era
adoperato invano per far precedere il rito civile al religioso. Gli
Oroboni erano stati inflessibili, e inflessibile quanto loro era stata
donna Rachele, accesa di zelo mistico e grande dispregiatrice delle
formule che si pronunciano al municipio.
-- Prima in chiesa, prima in chiesa.... Al municipio ci si andrà dopo,
unicamente perchè lo esige la legge....
Ajutato da Brulati, il commendator Gabrio chiama a raccolta.
-- Avanti, signore e signori.... Quelli che vengono al municipio abbiano
la cortesia di spicciarsi.
All'appello rispondono alcuni soltanto. Altri si dileguano in silenzio,
altri, vincendo la soggezione, si aggruppano intorno alla contessa
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