-- Hai scuola anche domattina? -- chiese il professor Giacomo.
-- Sì, alle nove. E per le otto devo essere in laboratorio.
-- Non esci stasera?
-- No, voglio riordinar le mie note per la lezione.
-- In tal caso non uscirò neppur io.... Finirò di corregger le bozze di
una memoria per i Lincei.
-- Buona notte, babbo.
-- Te ne vai?... Ma io non ho fretta.
-- Scusa, babbo, -- soggiunse Giorgio. -- Avrò da fare per quasi un paio
d'ore.... Domattina esco prestissimo.
-- È giusto.... E il meglio sarebbe che tu ti coricassi addirittura.
-- No, no.... l'immergermi ne' miei studi mi giova.
-- Buona notte allora, figliuolo mio.... E pensa a quel mio progetto.
-- Ci penserò. Ne riparleremo....
-- E, -- ripigliò il professore, colto da una subitanea inquietudine, --
mi prometti di non fare nessun passo senza consultarmi?
-- Te lo prometto, -- rispose Giorgio. E suggellò la promessa con un
bacio.
La lettera che lo aspettava nella sua camera e ch'egli aveva
assolutamente dimenticata, veniva da Berlino ed egli riconobbe tosto
nell'indirizzo la calligrafia lunga, sottile di Frida Raucher. Povera
Frida! Due volte sole egli le aveva scritto da Roma e tutt'e due
le volte in ottobre. Poi s'era limitato a spedirle delle cartoline
illustrate. È vero che non dava più segni di vita neppur lei; certo era
in collera e aveva ragione d'essere in collera.... O forse era stata
più ammalata del solito?
Giorgio ruppe con qualche trepidazione la busta.
«Caro amico, -- scriveva la Frida Raucher in un italiano abbastanza
spedito, non però senza qualche incertezza di ortografia e di
grammatica, -- prendo la penna di nascosto di papà e contro la
proibizione del medico, che soltanto da ieri mi permette di alzarmi.
Alla metà di ottobre ho avuto una ricaduta grave e credevo proprio di
esser venuta agli ultimi. Si dice così in italiano? Ho paura di no, ma
il mio maestro sarà indulgente. Mio padre era intenzionato di avvisarlo
del mio cattivo stato, ma io stessa gli ho detto di attendere. Perchè
dare un dispiacere inutile al professore che ormai è nella sua patria,
nella sua casa, fra le sue occupazioni e non potrebbe in nessun modo
venir a Berlino a trovare la sua piccola, malata amica? Bisognerà
avvisarlo -dopo-, naturalmente.... Invece sono ancora in grado di
scriverle io e la ringrazio per le belle cartoline postali, dalle
quali vedo che, se pur non ha tempo di mandarmi una lettera, si ricorda
qualche volta di Frida.... Papà vorrebbe accompagnarmi in Italia questa
primavera, e come sarei felice di passar qualche settimana a Roma!
Ella sarebbe la nostra guida, non è vero, ci mostrerebbe i monumenti
che abbiamo ammirato nelle fotografie e nelle cartoline? Ma sono
-Luftschlösser-, castelli in aria; so che non è possibile, e forse
in primavera non sarò più in questo mondo.... Povero, povero papà!...
Per lui solo mi dispiace morire.... Spero che avrà consolazione delle
sue scoperte.... Ora fa certi studi che lo costringerebbero ad andar
molto lontano. Ma non vuol lasciarmi.... Sono proprio un impiccio....
Devo smettere perchè sono tanto tanto stanca. Addio, signor Giorgio,
viva felice e conservi un posto nella sua memoria alla sua devota,
affezionata e -gar treu bis an das Grab-
«FRIDA RAUCHER.»
Le ultime linee erano confuse, quasi illeggibili, sia che la mano di
Frida tremasse, sia che una lacrima fosse caduta sul foglio. E anche
Giorgio Moncalvo piangeva, vinto dalla pietà della gentile fanciulla,
che si congedava dalla vita con sì rassegnata bontà, con sì delicato
abbandono, pudicamente confessando il suo amore, l'unico amore della
sua breve giovinezza. Già lasciandola egli sapeva che non l'avrebbe
rivista, ma ora il sentirselo annunziare da lei gli faceva correre un
brivido per tutte le membra e il tenero addio di Frida gli suonava
come un rimprovero. Gli pareva che il suo dovere sarebbe stato di
accorrere al letto della moribonda, di raccoglierne l'estremo respiro,
di deporre un ultimo bacio sulla sua fronte verginale. Quanto meglio
che il vaneggiar dietro -all'altra-, all'altra ch'egli avrebbe voluto
disprezzare e abborrire e che pur gli dominava l'anima e i sensi!
XI.
Anche la zia Clara prende congedo.
La mattina appresso, poco dopo le nove, il professore Giacomo Moncalvo
stava prendendo il caffè nel suo studio, quando entrò la donna di
servizio con un biglietto.
-- Manda suo fratello il commendatore, -- ella disse. -- E c'è giù la
carrozza che aspetta.
-- La carrozza? -- esclamò il professore. E con mano nervosa ruppe la
busta.
-- C'è qualche disgrazia? -- chiese la donna vedendolo impallidire.
-- Mia sorella sta male, -- egli biascicò. -- Vado subito.... Giorgio è
uscito?
-- Da un'ora.
-- Se torna quando non ci sono.... -- principiò Giacomo Moncalvo. E
s'interruppe come se gli ripugnasse di riavvicinar suo figlio alla
Mariannina. Ma si pentì delle esitanze e riprese: -- Se torna, che venga
anche lui, là, in palazzo Gandi, in via Nazionale....
Infilò affrettatamente il soprabito e scese a precipizio le scale,
mentre la domestica sporgendosi dalla ringhiera del pianerottolo gli
gridava dietro:
-- Sarà a casa per colazione?
-- Non so, non so....
Nel -brougham- egli rilesse ancora una volta il biglietto di Gabrio.
Non erano che due righe, buttate giù in gran furia:
«La Clara è aggravatissima. Ci sarà un consulto alle undici. L'ammalata
domanda di te e di Giorgio. Venite subito».
Nulla più di così. Quando, come s'era aggravata la Clara? Non
eran passate quarantott'ore dacchè Giacomo l'aveva vista, pallida
sì, debole, sofferente, ma non certo in condizioni da far credere
all'imminenza d'un pericolo. Diceva ella stessa ch'era stanca di
rimaner chiusa nella sua camera, che il medico le imponeva troppi
riguardi, che un po' d'aria libera le avrebbe giovato.... Che nuove
complicazioni eran sorte in così breve tempo? Il cocchiere non era in
grado di dar spiegazioni. Anch'egli aveva sentito dire che la signorina
Clara stava malissimo, e non sapeva nient'altro.... Del resto, non
c'era dubbio, se Gabrio aveva mandato quel biglietto, se aveva mandato
la carrozza, doveva trattarsi d'un caso urgente.... Non d'apoplessia
però; se la Clara non fosse stata in sè non avrebbe potuto chieder
di lui e di Giorgio.... E non c'erano obbiezioni possibili; Giorgio
aveva l'obbligo sacrosanto di rispondere all'appello della zia, e nè
il padre, nè alcuno al mondo aveva il diritto di trattenerlo.... Anzi
sarebbe convenuto cercarlo subito, prima che fosse troppo tardi!... Ma
intanto ciò che premeva di più era di arrivare, e a Giacomo Moncalvo
pareva che il -brougham- non corresse mai abbastanza.
Al palazzo Gandi il professore trovò tutti profondamente commossi ed
ansiosi. Non solo il commendator Gabrio era sinceramente affezionato
alla sorella, ma anche la signora Rachele e la Mariannina erano avvezze
a considerare la Clara come una persona indispensabile, una persona
giudiziosa, modesta, pronta a sacrificarsi per gli altri.... proprio
quello che ci vuole in una casa d'egoisti.
-- Non ce ne sappiamo dar pace, -- disse Gabrio. -- È vero; dopo quella
disgraziata gita in automobile ove c'era anche tuo figlio....
La Mariannina intervenne.
-- Dov'è Giorgio?
-- Ha lezione.... poco lontano di qui.... alla Scuola d'igiene, in via
Agostino De Pretis.... Si può trovar chi vada a chiamarlo....
-- Ci penso io, -- soggiunse la ragazza. E uscita nell'andito ove c'era
l'apparecchio telefonico, si fece mettere in comunicazione con la
Scuola d'igiene.
-- C'è il professore Giorgio Moncalvo?
-- Sì; è in laboratorio. Chi lo vuole?
-- Che venga immediatamente al telefono. Preme moltissimo.
-- Ma chi parla?
-- Non importa. Preme, preme, preme. Ha capito?
Dopo un breve silenzio un'altra voce si fece sentire attraverso il
telefono, aspra, concitata, quasi aggressiva, e rinnovò la domanda:
-- Chi parla?
-- Son io, sono la Mariannina Moncalvo. Parlo con Giorgio Moncalvo?
La voce che pur dianzi aveva suonato iraconda si raddolcì, si velò, e
rispose:
-- Sì, sono Giorgio.... Mi chiami tu, Mariannina?
-- Io stessa. È necessario che tu lasci tutto per correre da noi. La zia
Clara sta male e desidera vederti.... C'è qui anche tuo padre.
-- Oh Dio! Molto male sta?
-- Molto, molto.... Fra poco ci sarà un consulto. Dunque ti aspettiamo.
-- Fra un quarto d'ora sarò a casa vostra.
-- Va bene. Addio.
Il commendatore spiegava intanto al fratello come la Clara, che
pur troppo non s'era mai rimessa dal gran raffreddore preso nella
sciagurata gita automobilistica, fosse stata colta la sera innanzi da
affanno di respiro e febbre violenta, come le condizioni si fossero
peggiorate nella notte, come il medico curante avesse detto trattarsi
d'una polmonite e avesse espresso il desiderio di consultar subito
Marchiafava.
-- E ora aspettiamo con impazienza questo consulto, -- concluse Gabrio
Moncalvo guardando l'orologio. -- È per le undici.... e non sono che le
dieci e un quarto.
La signora Rachele, che veniva dalla camera della malata, si rivolse al
cognato:
-- È più tranquilla.... Se vuoi vederla.... Procura però di non farla
parlar troppo.
Il professore stentò a nascondere l'impressione penosa prodotta in
lui dall'aspetto emaciato di sua sorella. Anche due giorni addietro
ell'aveva l'aria sofferente; ma quale opera di demolizione doveva, in
poche ore, la malattia aver compiuto nel gracile organismo! La pallida
faccia incorniciata da due liste di capelli grigi si sprofondava
nei guanciali; il petto era ansante, lo sguardo fisso; solo un
tenue incarnato diffuso sugli zigomi prominenti rivelava il fuoco
distruggitore della febbre.
Ella accennò a Giacomo di avvicinarsi e susurrò:
-- Grazie della tua visita.... E Giorgio?
-- Verrà più tardi.
-- Che faccia presto.... Vorrei salutarlo.
Si voltò verso la Giovanna, la donna di servizio che l'assisteva, e la
pregò di abbassare una tenda.
-- I nostri discorsi di ier l'altro! -- ella proseguì tirando fuori dalle
coperte la mano esile e bianca e tendendola al fratello. -- Ti ricordi?
Dovevo tornare a stabilirmi con voi....
Giacomo finse di non intendere il significato di queste parole.
-- Ebbene? Ci tornerai.... appena guarita.
-- Ormai non guarisco....
-- Oh Clara!
-- E fors'è meglio.... Evito di dare un dispiacere a loro che sono
sempre stati buoni con me.... E non vedrò delle cose che, anche viste
di lontano, mi dispiacerebbero.... È una triste commedia la vita, caro
Giacomo!... Tu hai i tuoi studi.... hai il tuo figliuolo....
La prese un nodo di tosse, e il professore, sollevandola alquanto, le
somministrò poche goccie di un calmante che la Giovanna gli porse.
-- Ti lascio ora, -- egli soggiunse. -- Non devi affaticarti.
-- E dove vai?
-- Pel momento resto di là.
-- Ah! -- disse la Clara raccapezzandosi. -- Attendi l'esito del consulto.
E abbozzò un sorriso scettico, triste.
-- Se capita Giorgio, mandalo....
Nell'anticamera Giacomo Moncalvo trovò il fratello che gli veniva
incontro.
-- Che effetto t'ha fatto?
-- Ma! -- sospirò il professore. -- È molto giù.
-- Pur troppo, pur troppo, -- ribadì Gabrio rasciugandosi gli occhi. --
Povera Clara! Ti giuro che non so immaginarmi questa casa senza di
lei.... Un giorno mi mostrò l'intenzione di lasciarci per fissarsi
un'altra volta con voi altri.... Ma spero che si sarebbe ricreduta....
Perchè, perchè avrebbe dovuto lasciarci?
-- Auguriamoci che guarisca, -- rispose Giacomo. -- Tutto il resto è
secondario.
-- Hai ragione, -- soggiunse il commendatore, lieto di poter fermare il
discorso e il pensiero su questo voto comune.
I due fratelli rientrarono insieme nel salottino da lavoro della
signora Rachele, la quale stava confabulando con la cameriera.
-- Lo sapete che le chiavi le ha mia cognata. Saranno forse nel suo
cassettone.... Ora non è possibile.... Cercherete più tardi, dopo il
consulto.
Di nuovo il commendatore tirò fuori l'orologio:
-- Dieci e trentacinque.... E fossero almeno puntuali!... E la
Mariannina?
-- L'hanno chiamata al telefono.
Era miss Lizzie May, la sua amica americana, che la invitava a prendere
il tè al -Grand Hôtel- alle 5, e la Mariannina Moncalvo spiegava
all'amica che le sarebbe stato difficile accettare l'invito per le
condizioni gravi della zia. Della qual cosa, naturalmente, miss May
era -very sorry indeed-. A questa manifestazione del suo cordoglio
l'americana aggiungeva una vaga allusione a certe notizie che correvano
circa a un gran matrimonio di -miss- Moncalvo.... Si lagnava d'essere
tenuta all'oscuro di un avvenimento di tanta importanza. E miss
Moncalvo rispondeva che le notizie erano per lo meno assai premature, e
che quando vi fosse qualche cosa di positivo la prima a saperlo sarebbe
stata la sua -dilettissima- miss May. La dilettissima miss May aveva
già iniziato la sua brava -controrisposta-, quando gli orecchi delle
due interlocutrici, anzichè il suono delle note voci, sorpresero una
conversazione smarrita nel labirinto delle reti telefoniche circa a un
riporto di 500 Obbligazioni del Prestito della città di Roma.
Dunque il dialogo terminò così, e la Mariannina, abbandonando
l'apparecchio, vide dietro di sè il cameriere che le disse:
-- C'è suo cugino, il professor Giorgio. Devo accompagnarlo dalla
signora?
-- Avanti, avanti! Ma che passi di qua. O che non è di famiglia?
-- Oh Giorgio, ci vuole la minaccia di una disgrazia per vederti!... Ci
hai dimenticati.
Ella parlava come se nulla fosse successo, come se nulla li preparasse,
come se una barriera insuperabile non fosse in procinto di alzarsi fra
lei e questo cugino, fra lei e tutto il passato.
E Giorgio, fattosi del color della porpora, era dinanzi a lei
sbalordito, confuso, chiedendo a se stesso se non sognava, se proprio
era questa la Mariannina che per diventar principessa sacrificava le
sue simpatie, la sua dignità, i suoi ideali di donna.
Egli balbettò:
-- La zia Clara?...
Con un gesto sfiduciato, la Mariannina rispose:
-- Ho poche speranze.... Sentiremo i medici.... Sai che alle undici ci
sarà un consulto.... Vieni.
-- Dove?
-- Da lei.... dalla zia.... per un momento.
Gli si pose a fianco, lo avvolse nella carezza del suo sguardo, sentì
ch'egli sarebbe stato suo, sempre suo, checchè potesse accadere.
E la sua soddisfazione non era soltanto fatta d'orgoglio. Perchè
Giorgio le piaceva, perch'ella doveva confessare che vicino a lui ella
era più turbata che vicino a qualunque altro; e appunto per questo ella
desiderava la sua compagnia come il bevitore agguerrito desidera il
vino più generoso che lo eccita senza ubbriacarlo. Ell'era ben certa
che non si sarebbe ubbriacata.
-- Tanto grave è? -- chiese Giorgio, maravigliato anch'egli che la sua
domanda fosse così calma, non esprimesse un'ansietà più viva, una
commozione più profonda.
-- Gravissima, -- sospirò la Mariannina.
Schivando le camere ov'erano gli altri e di dove veniva un suono
di voci, ella infilò un corridoio, voltò per un andito, aperse un
usciolino a muro che metteva in un'anticamera piena di armadi.
Egli la seguiva. Ella disparve un momento dietro una portiera; poi,
alzando una pesante tenda di drappo, accennò a Giorgio di avvicinarsi.
-- Ecco Giorgio! -- ell'annunziò.
Sfiorò con un bacio la fronte dell'ammalata, scambiò una parola con
la Giovanna, raccattò da terra un mazzo di chiavi, le chiavi che la
cameriera cercava; poi uscì in punta di piedi, e sembrò a Giorgio che
uscisse con lei la poca luce che rischiarava la stanza.
-- Giorgio! -- chiamò con voce appena percettibile la zia Clara.
Egli si scosse, vergognandosi di se stesso, sentendo un velato
rimprovero nel tono con cui la zia proferiva il suo nome, quasi volesse
domandargli: -- Sei venuto per -lei- o per me?
Accostatosi al letto, egli prese la mano che disegnava un saluto e la
portò avidamente alle labbra.
-- Zia Clara! Zia Clara!
-- Mi sarebbe doluto assai non vederti! -- ella bisbigliò. -- E pure....
forse....
Non finì la frase, ma pregò il nipote di rassettarle i guanciali sotto
la testa.
-- Così.... va bene....
Fece segno all'infermiera che non occorreva il suo aiuto e disse piano
a Giorgio:
-- Non pensare a -lei-, Giorgio, non ci pensare.
Era estenuata e non potè soggiunger di più. Giorgio le sedette accanto,
in silenzio, con la fronte china a terra, trattenendo le lacrime che
gli annebbiavano la pupilla.
Qualcheduno entrò, lo toccò sulla spalla. Era lo zio Gabrio.
-- Ho sentito dalla Mariannina ch'eri venuto.... Hai fatto bene.... Ora
lasciala.... I medici stanno salendo le scale.
E rivoltosi alla sorella che aveva le palpebre abbassate e pareva
sonnecchiare, ripetè:
-- Sai, Clara, sono qui i dottori....
Ella accennò lievemente col capo.
-- Conosci anche Marchiafava, non è vero?
-- Sì....
Il consulto durò circa tre quarti d'ora e si chiuse con un responso
desolante. L'infiammazione polmonare si estendeva rapidamente, il cuore
era debole; bisognava esser preparati al peggio. In fatti tutte le cure
furono vane, e un secondo consulto non potè che constatare l'imminenza
della catastrofe. La signora Clara visse due giorni a forza di ossigeno
e di punture di canfora, pronunziando a stento qualche monosillabo, ma
mostrando d'intendere ciò che le si diceva e di conoscere le persone
che la circondavano. E i suoi occhi velati si fermavano di preferenza
sui due fratelli che la sua agonia riavvicinava per poco e che le
vicende della fortuna e le opposte tendenze avevano irrimediabilmente
divisi. Erano innanzi a lei, uomini più che maturi, ma ella li rivedeva
fanciulli, nella casa modesta, fin da allora diversi d'aspetto,
d'indole, di gusti; Giacomo, pallido, biondo, alto, sottile, di
lineamenti fini e delicati, timido, paziente, spesso taciturno, sempre
studioso; Gabriele, tarchiato, bruno di capelli e di carnagione, di
profilo spiccatamente semitico; loquace, ardito, ribelle alla famiglia
e alla scuola, e pur smanioso di primeggiare e atto a supplir con
la prontezza dell'ingegno alla deficienza dell'applicazione. Come le
volevano bene tutti e due, com'ella riusciva a calmar le loro piccole
bizze, a comporre i loro dissidi coi genitori gretti e sofistici, coi
nonni rigidamente attaccati al vecchio culto mosaico! I genitori ed
i nonni erano morti presto, ed ella era rimasta, a diciotto anni, a
dirigere la casa e a badare ai fratelli, di cui il maggiore, Giacomo,
non aveva ancora compiuto i quindici. Aiutandoli a diventare giovani
ell'aveva lasciato passare la sua giovinezza.... E quando ciascuno di
loro aveva battuto la propria via, abitando alternativamente con l'uno
e con l'altro, era stata sempre vicina a tutti e due col pensiero,
aveva chiuso il suo mondo nell'orbita del loro mondo. Era lei che
li univa, era per amore di lei ch'essi scordavano ciò che v'era
d'inconciliabile nelle loro opinioni e nei loro caratteri. Ora non
più, non più.... Il tenue filo si spezzava, la Clara partiva per non
tornare....
La mattina ch'ella morì, i due fratelli, avvolti anch'essi dall'onda
delle memorie, si gettarono le braccia al collo piangendo. Anch'essi
ricordavano ciò ch'era stata per loro la Clara, anch'essi sentivano che
ella li abbandonava proprio nel momento in cui ci sarebbe stato maggior
bisogno di lei.
Il commendatore era il più affranto dei due. Egli che, senza dubbio,
sarebbe stato il primo a dimenticare, egli che non avrebbe tardato
a riprendere con l'usata energia le sue occupazioni, sordo ad altre
voci che non fossero quelle della vanità, dell'ambizione, della smania
sfrenata di aggiungere ricchezze a ricchezze, oggi supplicava il
fratello di non lasciarlo, di difenderlo dagli importuni, di assisterlo
nelle cure penose di quei momenti.... Anche Giorgio poteva essere
utile.... Dov'era?
Giacomo disse che lo aveva mandato lui all'Università per una
ambasciata che gli premeva.
-- Fin che quella santa creatura è sopra terra, -- riprese Gabrio,
dovete restare con noi.... Sì, sì: per un paio di notti c'è modo
di accomodarvi.... Per te c'è la camera dei forestieri ch'è sempre
pronta.... Anche per Giorgio un buco lo troveremo.... E intanto
bisognerà vedere insieme se la povera Clara ha lasciato scritto qualche
cosa.... Io credo di sì.... Credo che in uno dei suoi cassetti ci sia
una carta.... Chi andrà a cercarla?... Io non posso.... non posso....
E ci sarà da far la partecipazione.... Abbi pazienza.... Falla tu.... E
il trasporto, Dio mio, il trasporto!
Qui si affacciava una grossa questione. La Clara, al pari degli altri
della famiglia, non osservava le pratiche di nessun culto, ma non
aveva mai abiurato la religione israelitica in cui era nata; anzi si
sapeva in modo positivo ch'ella disapprovava altamente la prossima
conversione, ormai certa, di sua nipote e quella probabile di sua
cognata. Quindi non c'era via di mezzo: o il funerale civile, o il
funerale secondo il rito ebraico. E già un delegato della Comunità era
venuto a prendere gli accordi.
Ma quando il segretario Fanoli portò l'ambasciata al principale, questi
andò su tutte le furie.
-- Eccoli i corvi che si precipitano sui cadaveri. Si ha un bel voler
liberarsi di questa camicia di Nesso. Si ha un bel vivere trenta,
quarantanni della vostra vita fuori della religione che i parenti vi
hanno imposto; nossignori, ecco che all'ora della morte essa vi si
presenta sotto la forma di un'agenzia di pompe funebri.... Ma che non
ci secchino.
La signora Rachele, sopraggiungendo in quel punto, rincarò la dose.
-- Ma sì, Fanoli, cacci via quell'indiscreto.... Gli dica che noi non
abbiamo rapporti con la -sua- Comunità.
-- Adagio, adagio, -- ripigliò Gabrio Moncalvo, richiamato al senso
della misura dal linguaggio eccessivo della moglie. -- Non c'è alcuna
necessità di far dichiarazioni di principii.
Il professore intervenne.
Mi pare che non possiate decider nulla senz'esservi assicurati prima
se vi sono disposizioni speciali della Clara.... Io risponderei a quel
signore che torni più tardi, o.... meglio ancora.... che telefonerete
voi.
Il suggerimento era così ragionevole che il Commendatore e la signora
Rachele non poterono non accoglierlo.
Fanoli accennò a lettere, telegrammi, ma Gabrio Moncalvo lo interruppe:
-- Faccia lei quello che può.... Pel resto aspetti.... E oggi non voglio
veder nessuno.
-- Appunto il direttore della -Banca Internazionale- era venuto poco fa
in persona.... Ma non ha insistito per farsi annunziare, e io non ho
creduto....
-- Benissimo..... Grazie.... E siamo intesi, licenzi quel messo della
Comunità. Come ha detto il professore, telefoneremo.
Un servo, entrato in punta di piedi, susurrò qualche parola
nell'orecchio della Signora Rachele, che fu pronta a moversi.
-- Che c'è? -- chiese il marito.
Ella, evidentemente turbata dalla presenza del cognato, replicò in
fretta:
-- Nulla, nulla.... Un ordine da dare.
E uscì.
Giacomo passò al fratello un foglietto sul quale aveva buttato giù la
minuta dell'avviso mortuario.
Il commendatore lesse a mezza voce: «I fratelli Gabrio e Giacomo
Moncalvo, la cognata Rachele, i nipoti Giorgio e Mariannina partecipano
con profondo dolore la morte oggi avvenuta della loro dilettissima
Clara, donna esemplare per gentilezza d'animo e dirittura di mente,
vissuta cinquantacinque anni pensando il giusto, operando il bene,
sempre dimentica di se stessa per giovare agli altri».
-- Vero, vero.... Va egregiamente.... Però tu sei il fratello
maggiore.... Il tuo nome dovrebbe figurar primo.
-- Ma è morta in casa tua, e mi è parso....
-- Come credi, -- soggiunse Gabrio, che prevedeva le obbiezioni di sua
moglie se l'ordine fosse stato invertito. -- E hai soppresso i titoli?
-- La tua commenda?... Il professorato mio e di mio figlio?... Si
possono aggiungere.... ma mi sembrano così fuori di luogo in una
partecipazione funebre!
-- Hai ragione. Quello che occorre è un cenno circa al giorno, all'ora,
al modo del trasporto.
-- Lo so, e precisamente per questo dobbiamo premettere quella ricerca
nelle carte di nostra sorella.
Con uno sforzo il commendatore si alzò.
-- Mi accompagni?
-- Sì. Hai le chiavi?
-- Le ha mia moglie.... Ha detto che torna subito.
-- Non sarebbe male ch'ella fosse presente.
La signora Rachele entrava in quel momento.
-- No, no, -- ella dichiarò al cognato che la invitava a seguirli. -- Non
mi fido de' miei nervi. Queste son le chiavi.... Quella della scrivania
è la più piccola.... Vi attenderò qui.
Ella premette il bottone del campanello elettrico.
-- La signorina?
-- È sempre nel suo studio con le sue amiche.
-- Come sono invadenti quelle americane! -- pensò la madre fra sè. E fece
un confronto mentale fra loro e monsignor de Luchi e il conte Ugolini
Ruschi che pur dianzi erano venuti a portarle una buona parola. Erano
rimasti in piedi e avevano insistito perchè non si disturbasse nessuno,
nè il signor commendatore, nè la Mariannina.
La signora Rachele aveva voluto saper l'opinione di monsignore circa
ai funerali, ed egli aveva risposto queste precise parole: -- Ma è
naturale che i funerali si facciano secondo il culto a cui la defunta
apparteneva.... Non si può fare altrimenti.... Il funerale civile
sarebbe peggio, molto peggio.... Farebbe una pessima impressione anche
agli Oroboni.
I due fratelli non avevano durato fatica a trovare ciò che cercavano,
e ora Gabrio rientrava nel salottino di sua moglie tenendo in mano una
piccola busta chiusa sulla quale era scritto: «Ultime volontà di Clara
Moncalvo». Era pallido e sfatto come chi ha negli occhi una visione di
morte; posò in silenzio la busta sul tavolino, e sedette con lo sguardo
fisso, uno sguardo che non vedeva le cose presenti.
Inquieta, la signora Rachele gli si avvicinò.
-- Vuoi aprir la finestra?... Vuoi un bicchierino di Marsala?
Egli rifiutò con un gesto.
-- E Giacomo? -- chiese la moglie.
-- Viene.... S'è indugiato di là.... Sai, c'è Brulati nella camera....
S'è offerto spontaneamente di fare uno schizzo, prima che la fisonomia
si scomponga... Un vero amico, Brulati....
-- C'è stato anche monsignor de Luchi, -- avvertì la signora Rachele.
-- Era qui? L'hai visto?...
-- Sì, quando il cameriere m'ha chiamata.... Non s'è voluto nemmeno
sedere..... non ha voluto che lasciar le sue condoglianze e quelle
degli Oroboni.
-- Pensare che si doveva proprio in questi giorni stipulare il
contratto! -- sospirò il commendatore.
-- L'ha detto.... Ha detto che stipulerete dopo i funerali... quando
crederai tu.... A proposito, la sua opinione.... Zitto.... Ecco tuo
fratello.
-- Ed ecco anche la Mariannina.... Finalmente! Dov'eri?
-- Con miss Lizzie e sua zia.
Il professore, abbastanza calmo, disse:
-- Lo schizzo riuscirà bene.... Se tu vedessi, Rachele, che pace, che
serenità le spira dal volto!... Ha tutta la bellezza della sua bontà.
Prese la busta e domandò a Gabrio:
-- Devo aprire?
-- Apri.
La Mariannina si voltò verso lo zio.
-- Non si aspetta Giorgio?
-- È inutile. Lo rappresento io.
Il testamento era datato da due anni addietro ed era brevissimo.
La Clara aveva parole affettuose per tutte le persone delle due
famiglie presso le quali ell'aveva alternativamente vissuto; lasciava
a ciascuna d'esse un ricordo; lasciava piccoli legati alla servitù,
e istituiva erede residuaria della sua modesta fortuna una seconda
cugina, vedova e poverissima, che abitava a Ferrara e di cui Giacomo
e Gabrio avevano perduto ogni traccia. Solo la signora Rachele si
risovvenne che, essendo uscita un giorno a piedi, ell'aveva incontrato
sua cognata ch'entrava in un ufficio postale per assicurare una
lettera. Di quella lettera, che certo conteneva una rimessa di danaro,
ella aveva visto l'indirizzo e le pareva proprio che corrispondesse al
nome della persona menzionata nel testamento.
-- Dev'essere una figlia del fratello di nostro nonno, che noi abbiamo
appena conosciuto.
-- O piuttosto figlia d'un figliuolo.... E perchè poi, -- soggiunse
Gabrio, -- se era così povera, non s'è rivolta a me?
-- Non avrà osato.
-- Poteva osare la Clara.
-- Avrà preferito di dar del suo.... in segreto, -- replicò il
professore. -- Era di quelle che non si vantano mai. E ha fatto
benissimo ad aiutare una parente disgraziata.
-- A quanto può ascendere questa famosa eredità? -- chiese la signora
Rachele.
-- Il conto si fa presto, -- rispose il marito, che, nel discorrere
di affari, trovava il suo sangue freddo. -- La Clara ebbe alla morte
dei genitori una parte uguale a quella ch'è toccata a Giacomo e
a me. Venticinque mila lire.... Non le ha intaccate, ma non le ha
aumentate.... Depurandole dai legati, resteranno forse venti mila lire.
Per quella parente che non ha nulla è una provvidenza.
-- Sì, sì, -- borbottò la signora Rachele con condiscendenza di
milionaria. -- E sui funerali non una parola?
-- Nulla.
-- Allora ne sappiamo quanto prima.... Come ci si regola?
-- Eh, -- rispose Giacomo, -- non c'è altro che telefonare alla
Comunità.... come s'era rimasti intesi.... In mancanza d'istruzioni
precise, io credo che si debba tener la via consueta.... Nostra sorella
era molto spregiudicata, ma noi non possiamo sapere se nell'intimo
del suo cuore ella non si sentisse ancora legata in qualche modo alla
religione della sua infanzia.
Il commendatore si strinse nelle spalle.
-- Tu mi dài questi consigli... tu che hai dichiarato tante volte di
voler funerali civili?
-- Io dispongo di me, non degli altri.
-- Il funerale civile, no certo, -- protestò energicamente la signora
Rachele.
-- È così brutto! -- disse la Mariannina.
-- Vedi bene, -- riprese Giacomo, -- che tua moglie e tua figlia sono
della mia opinione.
-- Sì, ma esse sono molto più accanite di me contro i riti mosaici.
-- Scusate, son pregiudizi.... I riti di tutte le religioni ebbero in
tempi di fede il loro significato profondo.... E anche quando la fede
non c'è, son degni del nostro rispetto.... Del resto, non pretenderete
mica di fare alla nostra povera Clara un funerale cattolico.
-- Lo so che non è possibile, -- rispose dispettosamente la signora
Rachele. -- Ma sarà l'ultima volta che quei satrapi della Comunità
saliranno le nostre scale. È tempo di finirla con quest'umiliazione.
-- Cara cognata, -- disse Giacomo, -- ti auguro di non aver mai
umiliazioni maggiori.
Gabrio accennò a sua moglie di tacere, e deciso oramai a votare il
calice fece chiamare il suo segretario. Era già risollevato dal suo
abbattimento, ricuperava le sue forze, la sua attività.
-- Dunque, pel funerale, telefoni pure.... S'intende che vogliamo un
funerale di primissima classe.
-- Bada, -- insinuò Giacomo. -- La Clara aveva gusti così semplici....
-- Scusa, -- ribattè pronto il commendatore, -- qui non si tratta dei suoi
gusti, ma degli obblighi miei. -- E chiese a Fanoli: -- Sarà per domani?
-- No, signor commendatore. Sarà per doman l'altro. Domani è sabato.
-- Ah, c'è la festa.... Insomma telefoni e ci sappia dir precisamente
l'ora per inserirla nelle partecipazioni che devono esser stampate
e spedite in giornata.... Mio nipote l'aiuterà per gl'indirizzi.....
Credi che Giorgio dirà di no? -- chiese Gabrio al fratello.
-- Presterà l'opera sua senza dubbio, -- rispose questo. -- Aveva tanto
affetto per sua zia!
-- Ecco, Fanoli, -- ripigliò il banchiere. -- Prenda questa minuta, la
completi lei appena s'è accordato con quei signori, e poi la mandi dal
tipografo.... Ordini una tiratura di mille copie.... Ha fattorini a sua
disposizione?
-- La -Banca Internazionale- ce ne dà quanti vogliamo.
-- E adesso, -- soggiunse Gabrio Moncalvo dopo aver licenziato Fanoli,
-- adesso pensiamo al modo di onorar degnamente nostra sorella....
Io vorrei che fin da domattina comparisse nei giornali una lista di
elargizioni per un totale.... mettiamo.... di ventimila lire.... Sì,
sì, ventimila lire. La Clara non merita meno.... L'essenziale è di
spenderle bene.... Cerchiamo insieme.
Questa forma di carità fastosa dispiaceva al professore Giacomo,
come sarebbe dispiaciuta alla Clara: tuttavia egli si contentò di
schermirsi:
-- Sei tu che spendi il danaro.... Fa' tu.
Il commendatore dissimulò un moto d'impazienza.
-- Io sono negli affari e ho potuto accumulare un bel patrimonio.... È
naturale che spenda io.... Ma la mia intenzione sarebbe di far queste
offerte in nome di tutti e due.
-- Nemmeno per idea, -- dichiarò con fermezza il professore.
-- Lo so che sei orgoglioso, lo so.
-- Sarebbe molto strano che parlassi altrimenti.
-- Vi raccomando l'-Opera di Sant'Antonio-, -- interloquì la signora
Rachele.
La Mariannina si accostò carezzevole al padre.
-- E io vi prego di non dimenticare le mie -pericolanti-.... Ce ne sono
di tanto carine.
-- Quali -pericolanti-?
-- Via, quelle dell'-Opera pia- che abbiamo visitato la mamma ed io in
compagnia di monsignor de Luchi.
Il professore Giacomo non potè a meno di abbandonare la sua neutralità.
-- Ho detto che non me ne immischio; mi sembra però che in queste
beneficenze dovreste procurar di conformarvi ai probabili desiderii
della nostra cara defunta.... E non credo che ella avrebbe pensato
nè all'-Opera di Sant'Antonio-, nè alle -pericolanti- di monsignor de
Luchi.
-- Perchè, perchè? -- gridarono a una voce la signora Rachele e la
Mariannina.
Ma il commendatore riconobbe che Giacomo aveva ragione.
-- All'-Opera di Sant'Antonio- e alle -pericolanti- penseremo un altro
giorno, -- egli disse in tono conciliativo. -- Oggi occupiamoci delle
istituzioni che anche la Clara avrebbe amate.
Il professore lo ringraziò d'uno sguardo.
XII.
Uno strano appuntamento.
-- Qui, qui, -- disse Giorgio Moncalvo al garzone del fiorista che lo
seguiva. -- Qui, su questa cassapanca, ove c'è ancora posto.
E il fattorino posò nel luogo indicato una bellissima corona di
sempreverdi, da cui pendeva un largo nastro di seta con queste parole
ricamate in argento: «Alla cara zia, il nipote Giorgio».
Mentre il professore si frugava nelle tasche per dar la mancia al
ragazzo, un uscio laterale si aperse e a fianco della miliardaria
miss May comparve la Mariannina Moncalvo. Vestiva tutta di nero; i
neri occhi sfavillavano sotto le lunghe ciglia arcuate; la bianchezza
marmorea del fronte spiccava sotto la massa opulenta dei bruni
capelli; sotto la stoffa greve dell'abito succinto e nella sua severità
elegantissimo si disegnavano mirabilmente le linee della persona che
Fidia non avrebbe sdegnato di prendere a modello.
-- Oh Giorgio, -- ella esclamò trattenendo con lo sguardo il cugino che
cercava di sgattajolare. -- Hai voluto portare anche tu una ghirlanda
alla povera zia.... Vedi quante ne son venute.
Infatti ce n'eran d'ogni specie e misura, così da coprir quasi
interamente le pareti: la più grande, la più ricca era quella di miss
May.
-- Ora ti presento alla mia amica, -- soggiunse la Mariannina. -- Il
professore Giorgio Moncalvo, mio cugino; miss Lizzie May.... È un po'
orso questo professore, ma si ammansa.... -Address him in english, my
dear. He can speak very well.-
-- -O indeed-? -- disse miss May. E scambiò poche parole col giovine
professore, che aveva l'aria imbarazzata, confusa e si occupava appena
di lei, assorto com'era nella contemplazione dell'-altra-, tanto più
bella ed affascinante.
Nella superba sicurezza de' suoi milioni, l'americana non provò nè
dispetto, nè invidia; lasciò morire il colloquio con Giorgio e si
accommiatò verbosamente dalla Mariannina.
-- Domattina ho una gran paura di non poter assistere ai funerali....
Se potessi seguire il trasporto in automobile?... -What do you think of
it-?... Che ne pensate?... Non conviene?... Eh, no, capisco anch'io che
non conviene.... E allora temo che non ci vedremo prima di lunedì....
Domani non avrò neanche il tempo di respirare.... Il servizio
divino, il sermone.... due conferenze.... un concerto.... il -five
o'clock- al -Grand Hôtel- ove ci sarà il vostro celebre romanziere
Vannoni.... E poi, per le otto, il pranzo all'ambasciata americana....
L'ambasciatrice vuol mostrarmi l'albero di Natale che sta preparando
per i bimbi della colonia.... Cara mia, questa Roma mi ammazza.... Ma
lunedì presto telefonerò.... No, no, non chiamate, è inutile.... Il
mio automobile dev'esser giù che m'aspetta.... -Good bye, darling-....
-How beautiful you are in black-! Come siete bella in vestito nero!...
-Good bye, sir-.... -Very pleased to have made your acquaintance-....
Lietissima d'aver fatta la sua conoscenza.
Giorgio, ch'era all'altro angolo della sala, chinato sopra una
ghirlanda di provenienza ignota, si scosse in sussulto, si avvicinò e
strinse macchinalmente la mano giojellata che miss May gli porgeva.
La Mariannina accompagnò l'amica fino sul pianerottolo; Giorgio tornò
a subir l'attrazione della ghirlanda misteriosa. Era più piccola delle
altre, tutta di viole, senza nastro.
-- Chi l'ha mandata? -- chiese il professore alla cugina, che dopo un
ultimo saluto a miss May richiudeva la porta.
-- Quale?
-- Questa.... la sola che non abbia l'indicazione del donatore.
La Mariannina aggrottò le ciglia.
-- Che t'importa saperlo?
-- È un segreto?
-- No, -- rispose alteramente la ragazza. -- L'ha mandata don Cesarino
Oroboni.
Giorgio Moncalvo impallidì, una sofferenza acuta gli si dipinse sul
volto, gli spezzò, per un istante, la parola sul labbro.
La Mariannina, impassibile, lo dominava con gli occhi.
E intanto un ultimo raggio di sole entrava, obliquo, dalla grande
vetrata, strisciava sui sempreverdi, sui crisantemi, sulle orchidee,
sui lunghi nastri di seta tessuti in oro o in argento.
Moncalvo fece uno sforzo supremo.
-- Bisogna ch'io ti parli, -- egli disse.
La Mariannina non manifestò alcuna sorpresa di quella brusca richiesta.
-- Parla.
-- Non ora.
-- Non ora, lo so.... È impossibile.
-- Quando?
Ella si raccolse per pochi secondi; poi riprese:
-- Stasera. Il babbo t'ha pregato di sorvegliare la restituzione delle
carte da visita a quelli che ci fecero avere le loro condoglianze.
Sarai dunque nel mezzanino con Fanoli e con i due scrivani della
-Banca Internazionale-.... Per mezzanotte il lavoro sarà finito, e,
in ogni modo, verso mezzanotte licenzia tutti.... Saranno beati di
andarsene.... Io, appena sarò sicura che tu sei solo, verrò.
-- Tu.... verrai?... -- egli chiese, stupito della prontezza con cui ella
assentiva alla sua domanda, e, più che di questo, dell'ora e del luogo
da lei scelti per il colloquio.
-- Verrò.... Dovrei forse aver paura? -- ella soggiunse con un gesto
sprezzante.
Il sole era scomparso, la breve giornata invernale finiva quasi senza
crepuscolo.
La Mariannina si accostò a una parete, girò una chiave, e, come per
incanto, cinque lampade elettriche si accesero al centro e agli angoli
della sala, piovendo la loro luce fredda sulle ghirlande, mettendo
in rilievo l'alta figura della giovinetta, che, nel bruno vestito
succinto, in mezzo a quei fiori di morte, aveva l'aria d'una fata
bellissima posta a custodir la soglia d'un cimitero.
-- Mariannina! -- balbettò Giorgio.
Ella si portò l'indice alla bocca.
-- Zitto. Qualcuno può udirci. A stasera.
E lo lasciò solo, sgomentato all'idea dell'abboccamento ch'egli aveva
pur dianzi mostrato di desiderare. Perchè lo aveva desiderato? Che
avrebb'egli detto alla Mariannina? Che avrebb'ella detto a lui ch'egli
già non sapesse o non immaginasse?... A ogni modo, anche volendo, non
gli era più possibile di ritirarsi.
Quasi fosse d'accordo con la figliuola, lo zio Gabrio lo chiamò di lì a
poco e gli disse:
-- Abbi pazienza, povero Giorgio.... Speravo di liberarti dalle
seccature, ma non c'è caso.... Stasera mi fai la cortesia di dare il
cambio a quel disgraziato Fanoli che da jer l'altro in poi non ha avuto
un momento di requie.... Resteranno ai tuoi ordini i due impiegati
dell'-Internazionale-.... Procura che spiccino quanto più lavoro
possono e allorchè li hai congedati chiudi il mezzanino e tieni la
chiave.... Me la consegnerai domattina.... prima della cerimonia.... Io
andrò a letto presto per aver domani la forza necessaria per seguire
il trasporto.... Tutti andremo a letto presto stasera, tutti siamo
affranti.... mia moglie, la Mariannina, tuo padre.... Egli poi a
maggior ragione degli altri.... Non è più un giovinotto, e ha voluto
1
-
-
?
-
-
.
2
3
-
-
,
.
.
4
5
-
-
?
6
7
-
-
,
.
8
9
-
-
.
.
.
.
10
.
11
12
-
-
,
.
13
14
-
-
?
.
.
.
.
15
16
-
-
,
,
-
-
.
-
-
17
'
.
.
.
.
.
18
19
-
-
.
.
.
.
.
20
21
-
-
,
.
.
.
.
'
'
.
22
23
-
-
,
.
.
.
.
.
24
25
-
-
.
.
.
.
.
26
27
-
-
,
-
-
,
,
-
-
28
?
29
30
-
-
,
-
-
.
31
.
32
33
'
34
,
35
'
,
.
36
!
'
37
.
'
38
.
;
39
'
.
.
.
.
40
?
41
42
.
43
44
45
«
,
-
-
46
,
47
,
-
-
48
,
.
49
50
.
?
,
51
.
52
,
.
53
,
54
,
55
,
?
56
-
-
,
.
.
.
.
57
,
58
,
,
59
.
.
.
.
60
,
!
61
,
,
62
?
63
-
-
,
;
,
64
.
.
.
.
,
!
.
.
.
65
.
.
.
.
66
.
.
.
.
67
.
.
.
.
.
.
.
.
.
68
.
,
,
69
,
70
-
-
71
72
«
.
»
73
74
,
,
75
,
.
76
,
,
77
,
78
,
,
'
79
.
'
80
,
81
82
.
83
,
'
,
84
.
85
-
'
-
,
'
'
86
'
!
87
88
89
90
91
.
92
93
.
94
95
96
,
,
97
,
98
.
99
100
-
-
,
-
-
.
-
-
'
101
.
102
103
-
-
?
-
-
.
104
.
105
106
-
-
'
?
-
-
.
107
108
-
-
,
-
-
.
-
-
.
.
.
.
109
?
110
111
-
-
'
.
112
113
-
-
.
.
.
.
-
-
.
114
'
115
.
:
-
-
,
116
,
,
,
.
.
.
.
117
118
,
119
120
:
121
122
-
-
?
123
124
-
-
,
.
.
.
.
125
126
-
-
.
127
,
:
128
129
«
.
.
'
130
.
»
.
131
132
.
,
'
?
133
'
'
,
134
,
,
,
135
'
'
.
'
136
,
137
,
'
'
.
.
.
.
138
?
139
.
'
140
,
'
.
.
.
.
,
141
'
,
,
142
,
'
.
.
.
.
'
143
;
144
.
.
.
.
'
;
145
'
'
,
146
,
.
.
.
.
147
,
!
.
.
.
148
,
149
-
-
.
150
151
152
.
153
,
154
,
155
,
,
.
.
.
.
156
'
.
157
158
-
-
,
-
-
.
-
-
;
159
'
.
.
.
.
160
161
.
162
163
-
-
'
?
164
165
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
'
,
166
.
.
.
.
.
.
.
.
167
168
-
-
,
-
-
.
'
'
169
'
,
170
'
.
171
172
-
-
'
?
173
174
-
-
;
.
?
175
176
-
-
.
.
177
178
-
-
?
179
180
-
-
.
,
,
.
?
181
182
'
183
,
,
,
,
:
184
185
-
-
?
186
187
-
-
,
.
?
188
189
,
,
190
:
191
192
-
-
,
.
.
.
.
,
?
193
194
-
-
.
.
195
.
.
.
.
'
.
196
197
-
-
!
?
198
199
-
-
,
.
.
.
.
.
.
200
201
-
-
'
.
202
203
-
-
.
.
204
205
,
206
'
207
,
208
,
209
,
210
'
211
.
212
213
-
-
,
-
-
214
'
.
-
-
.
.
.
.
215
.
216
217
,
,
218
:
219
220
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
221
.
222
223
'
224
'
.
225
'
'
;
,
226
,
!
227
228
;
,
;
229
230
.
231
232
:
233
234
-
-
.
.
.
.
?
235
236
-
-
.
237
238
-
-
.
.
.
.
.
239
240
,
'
,
241
.
242
243
-
-
'
!
-
-
244
.
-
-
?
245
.
.
.
.
246
247
.
248
249
-
-
?
.
.
.
.
.
250
251
-
-
.
.
.
.
252
253
-
-
!
254
255
-
-
'
.
.
.
.
256
.
.
.
.
,
257
,
.
.
.
.
,
258
!
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
259
260
,
,
,
261
.
262
263
-
-
,
-
-
.
-
-
.
264
265
-
-
?
266
267
-
-
.
268
269
-
-
!
-
-
.
-
-
'
.
270
271
,
.
272
273
-
-
,
.
.
.
.
274
275
'
276
.
277
278
-
-
'
?
279
280
-
-
!
-
-
.
-
-
.
281
282
-
-
,
,
-
-
.
-
-
283
!
284
.
.
.
.
'
285
'
.
.
.
.
.
.
.
.
286
,
?
287
288
-
-
,
-
-
.
-
-
289
.
290
291
-
-
,
-
-
,
292
.
293
294
295
,
.
296
297
-
-
.
298
.
.
.
.
.
.
.
.
,
299
.
300
301
'
:
302
303
-
-
.
.
.
.
!
.
.
.
304
?
305
306
-
-
'
.
307
308
,
,
309
-
-
,
310
'
'
311
.
,
,
312
-
-
.
313
'
314
-
-
.
.
.
.
'
315
'
.
316
,
317
318
-
-
.
319
-
-
,
320
,
,
321
322
.
323
324
,
,
325
'
,
:
326
327
-
-
'
,
.
328
?
329
330
-
-
,
!
.
?
331
332
-
-
,
!
.
.
.
333
.
334
335
,
,
336
337
,
.
338
339
,
,
340
,
,
,
341
342
,
,
.
343
344
:
345
346
-
-
?
.
.
.
347
348
,
:
349
350
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
351
.
.
.
.
.
352
353
-
-
?
354
355
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
.
356
357
,
,
358
'
,
,
.
359
360
'
.
361
,
'
362
;
363
364
.
'
365
.
366
367
-
-
?
-
-
,
'
368
,
'
,
369
.
370
371
-
-
,
-
-
.
372
373
'
374
,
,
,
375
'
.
376
377
.
;
,
378
,
.
379
380
-
-
!
-
-
'
.
381
382
'
,
383
,
,
384
;
,
385
.
386
387
-
-
!
-
-
.
388
389
,
,
390
,
391
:
-
-
-
-
?
392
393
,
394
.
395
396
-
-
!
!
397
398
-
-
!
-
-
.
-
-
.
.
.
.
399
.
.
.
.
400
401
,
402
.
403
404
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
405
406
'
407
:
408
409
-
-
-
-
,
,
.
410
411
.
,
412
,
,
413
.
414
415
,
.
.
416
417
-
-
'
.
.
.
.
.
.
.
.
418
.
.
.
.
.
419
420
421
,
:
422
423
-
-
,
,
.
.
.
.
424
425
.
426
427
-
-
,
?
428
429
-
-
.
.
.
.
430
431
'
432
.
'
,
433
;
.
434
,
'
435
.
436
,
,
437
'
438
.
439
440
441
.
,
,
442
,
,
'
,
443
'
,
;
,
,
,
,
,
444
,
,
,
,
445
;
,
,
,
446
;
,
,
447
,
448
'
'
.
449
,
'
450
,
,
451
!
452
,
,
,
453
,
,
,
454
.
455
'
.
.
.
.
456
,
'
457
'
,
,
458
'
.
459
,
'
'
460
'
.
461
,
.
.
.
.
,
462
.
.
.
.
463
464
'
,
,
'
'
465
,
.
'
466
'
,
'
467
468
.
469
470
.
,
,
471
,
472
'
,
473
,
'
,
474
,
475
,
,
476
.
.
.
.
477
.
.
.
.
'
?
478
479
'
480
.
481
482
-
-
,
-
-
,
483
.
.
.
.
,
:
'
484
.
.
.
.
'
'
485
.
.
.
.
.
.
.
.
486
487
.
.
.
.
.
.
.
.
488
.
.
.
.
?
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
489
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
490
,
,
!
491
492
.
,
493
,
,
494
;
495
'
496
,
,
497
.
'
:
,
498
.
499
.
500
501
'
,
502
.
503
504
-
-
.
505
.
,
506
507
;
,
'
508
'
.
.
.
.
509
.
510
511
,
,
.
512
513
-
-
,
,
'
.
.
.
.
514
-
-
.
515
516
-
-
,
,
-
-
,
517
.
-
-
'
518
.
519
520
.
521
522
'
523
.
.
.
.
524
,
.
.
.
.
.
.
.
.
525
.
526
527
528
.
529
530
,
,
:
531
532
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
533
.
534
535
-
-
-
-
536
.
.
.
.
,
537
.
.
.
.
538
539
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
.
,
540
.
,
.
541
542
,
,
543
'
,
.
544
545
-
-
'
?
-
-
.
546
547
,
,
548
:
549
550
-
-
,
.
.
.
.
.
551
552
.
553
554
555
'
.
556
557
:
«
558
,
,
559
560
,
'
,
561
,
,
562
»
.
563
564
-
-
,
.
.
.
.
.
.
.
.
565
.
.
.
.
.
566
567
-
-
,
.
.
.
.
568
569
-
-
,
-
-
,
570
'
.
-
-
?
571
572
-
-
?
.
.
.
?
.
.
.
573
.
.
.
.
574
!
575
576
-
-
.
,
'
,
577
.
578
579
-
-
,
580
.
581
582
.
583
584
-
-
?
585
586
-
-
.
?
587
588
-
-
.
.
.
.
.
589
590
-
-
'
.
591
592
.
593
594
-
-
,
,
-
-
.
-
-
595
'
.
.
.
.
.
596
.
.
.
.
.
597
598
.
599
600
-
-
?
601
602
-
-
.
603
604
-
-
!
-
-
.
605
606
.
607
,
608
,
.
609
610
'
611
,
:
-
-
612
613
.
.
.
.
.
.
.
.
614
,
.
.
.
.
615
.
616
617
,
618
619
:
«
620
»
.
621
;
,
622
,
.
623
624
,
.
625
626
-
-
?
.
.
.
?
627
628
.
629
630
-
-
?
-
-
.
631
632
-
-
.
.
.
.
'
.
.
.
.
,
'
.
.
.
.
633
'
,
634
.
.
.
,
.
.
.
.
635
636
-
-
'
,
-
-
.
637
638
-
-
?
'
?
.
.
.
639
640
-
-
,
'
.
.
.
.
'
641
.
.
.
.
.
642
.
643
644
-
-
645
!
-
-
.
646
647
-
-
'
.
.
.
.
.
.
.
648
.
.
.
.
,
.
.
.
.
.
.
.
.
649
.
650
651
-
-
.
.
.
.
!
'
?
652
653
-
-
.
654
655
,
,
:
656
657
-
-
.
.
.
.
,
,
,
658
!
.
.
.
.
659
660
:
661
662
-
-
?
663
664
-
-
.
665
666
.
667
668
-
-
?
669
670
-
-
.
.
671
672
.
673
674
675
'
;
676
'
;
,
677
678
,
,
679
.
680
,
,
'
681
'
682
.
,
,
683
'
684
.
685
686
-
-
'
,
687
.
688
689
-
-
'
.
.
.
.
,
-
-
690
,
-
-
,
'
?
691
692
-
-
.
693
694
-
-
.
695
696
-
-
.
.
.
.
,
-
-
697
.
-
-
.
698
.
699
700
-
-
?
-
-
701
.
702
703
-
-
,
-
-
,
,
704
,
.
-
-
705
'
706
.
.
.
.
.
,
707
.
.
.
.
,
.
708
.
709
710
-
-
,
,
-
-
711
.
-
-
?
712
713
-
-
.
714
715
-
-
.
.
.
.
?
716
717
-
-
,
-
-
,
-
-
'
718
.
.
.
.
'
.
.
.
.
'
719
,
.
.
.
.
720
,
'
721
722
.
723
724
.
725
726
-
-
.
.
.
727
?
728
729
-
-
,
.
730
731
-
-
,
,
-
-
732
.
733
734
-
-
!
-
-
.
735
736
-
-
,
-
-
,
-
-
737
.
738
739
-
-
,
.
740
741
-
-
,
.
.
.
.
742
.
.
.
.
743
'
,
.
.
.
.
,
744
.
745
746
-
-
,
-
-
747
.
-
-
'
748
.
'
.
749
750
-
-
,
-
-
,
-
-
751
.
752
753
,
754
.
755
,
,
.
756
757
-
-
,
,
.
.
.
.
'
758
.
759
760
-
-
,
-
-
.
-
-
.
.
.
.
761
762
-
-
,
-
-
,
-
-
763
,
.
-
-
:
-
-
?
764
765
-
-
,
.
'
.
.
766
767
-
-
,
'
.
.
.
.
768
'
769
.
.
.
.
'
'
.
.
.
.
.
770
?
-
-
.
771
772
-
-
'
,
-
-
.
-
-
773
!
774
775
-
-
,
,
-
-
.
-
-
,
776
'
,
777
.
.
.
.
.
.
.
.
778
?
779
780
-
-
-
-
.
781
782
-
-
,
-
-
,
783
-
-
.
.
.
.
784
785
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
,
786
,
.
.
.
.
.
'
787
.
.
.
.
.
788
789
,
790
:
791
:
792
793
-
-
.
.
.
.
'
.
794
795
'
.
796
797
-
-
.
.
.
.
798
.
.
.
.
799
.
800
801
-
-
,
-
-
.
802
803
-
-
,
.
804
805
-
-
.
806
807
-
-
'
-
'
-
,
-
-
808
.
809
810
.
811
812
-
-
-
-
.
.
.
.
813
.
814
815
-
-
-
-
?
816
817
-
-
,
'
-
-
818
.
819
820
.
821
822
-
-
;
823
824
.
.
.
.
825
'
-
'
-
,
-
-
826
.
827
828
-
-
,
?
-
-
829
.
830
831
.
832
833
-
-
'
-
'
-
-
-
834
,
-
-
.
-
-
835
.
836
837
'
.
838
839
840
841
842
.
843
844
.
845
846
847
-
-
,
,
-
-
848
.
-
-
,
,
'
.
849
850
851
,
852
:
«
,
»
.
853
854
855
,
856
.
;
857
;
858
859
;
'
860
861
.
862
863
-
-
,
-
-
864
.
-
-
865
.
.
.
.
.
866
867
'
'
,
868
:
,
869
.
870
871
-
-
,
-
-
.
-
-
872
,
;
.
.
.
.
'
873
,
.
.
.
.
-
,
874
.
.
-
875
876
-
-
-
-
?
-
-
.
877
,
'
,
878
,
'
'
-
-
,
879
.
880
881
'
,
'
882
,
;
883
.
884
885
-
-
.
.
.
.
886
?
.
.
.
-
887
-
?
.
.
.
?
.
.
.
?
.
.
.
,
,
'
888
.
.
.
.
.
.
.
.
889
.
.
.
.
890
,
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
-
891
'
-
-
-
892
.
.
.
.
,
,
'
.
.
.
.
893
'
'
894
.
.
.
.
,
.
.
.
.
895
.
.
.
.
,
,
,
.
.
.
.
896
'
'
.
.
.
.
-
,
-
.
.
.
.
897
-
-
!
!
.
.
.
898
-
,
-
.
.
.
.
-
-
.
.
.
.
899
'
.
900
901
,
'
'
,
902
,
,
903
.
904
905
'
;
906
'
.
907
,
,
.
908
909
-
-
'
?
-
-
,
910
.
911
912
-
-
?
913
914
-
-
.
.
.
.
'
.
915
916
.
917
918
-
-
'
?
919
920
-
-
?
921
922
-
-
,
-
-
.
-
-
'
923
.
924
925
,
926
,
,
,
.
927
928
,
,
.
929
930
,
,
931
,
,
,
,
932
.
933
934
.
935
936
-
-
'
,
-
-
.
937
938
.
939
940
-
-
.
941
942
-
-
.
943
944
-
-
,
.
.
.
.
.
945
946
-
-
?
947
948
;
:
949
950
-
-
.
'
951
.
952
953
-
-
.
.
.
.
,
,
954
,
.
.
.
.
955
.
.
.
.
,
,
.
956
957
-
-
.
.
.
.
?
.
.
.
-
-
,
958
,
,
,
'
959
.
960
961
-
-
.
.
.
.
?
-
-
962
.
963
964
,
965
.
966
967
,
,
,
968
,
969
,
,
970
'
,
,
971
,
,
'
'
972
'
.
973
974
-
-
!
-
-
.
975
976
'
.
977
978
-
-
.
.
.
979
980
,
'
'
'
981
.
?
982
'
?
'
'
983
?
.
.
.
,
,
984
.
985
986
'
,
987
:
988
989
-
-
,
.
.
.
.
990
,
'
.
.
.
.
991
'
992
.
.
.
.
993
'
-
-
.
.
.
.
994
995
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
996
997
.
.
.
.
,
998
.
.
.
.
,
,
.
.
.
.
999
.
.
.
.
,
1000