La signora Rachele si ricordò di certe allusioni di suo marito. Pareva
che monsignor de Luchi avesse qualche peccatuccio sulla coscienza,
qualche infrazione a uno dei voti pronunziati nell'abbracciare il
sacerdozio.... Ma chi si salva dalla calunnia? Perfino dell'austera
principessa Olimpia si voleva far credere che in gioventù avesse avuto
le sue debolezze....
E la Rachele Moncalvo era dispostissima a crederlo, trovandovi una
scusa alle sue scappatelle recenti, concludendo che nella -high life-
tutti fanno lo stesso, e deplorando sempre più di non esser cattolica
per non poter di tratto in tratto aggiustare i conti con Domeneddio.
-- Non frequenta la società? -- chiese la Mariannina a don Cesarino, il
quale aveva accennato alle sue abitudini quasi claustrali.
-- La frequentai per poco, -- egli rispose. -- Ora non ci vado mai.
-- E pure, -- seguitò la ragazza, -- col suo nome, con la sua posizione
tutti devono farle festa.
Egli tentennò il capo.
-- Non creda.
Era per don Cesarino un tema penoso. Sì, aveva frequentato la società
per due inverni consecutivi quando sua madre sperava che, come altri
principi romani, anch'egli si accaparrasse una sposa fra le miliardarie
che l'America manda di qua dall'Oceano a scambiare i loro dollari coi
titoli della vecchia Europa. E invano le intraprendenti -misses- gli
si erano affollate intorno piene di buona volontà; ma l'audacia della
loro -flirtation-, anzichè ingalluzzirlo, lo aveva sgomentato, aveva
cresciuto la sua ripugnanza per le femmine in genere, aveva acuito
il suo desiderio di non incontrar sul suo cammino nessuna di queste
creature fragili e perverse. Ed egli aveva attraversato un periodo
d'esaltazione religiosa durante il quale sua madre e monsignor de Luchi
avevano avuto un bel da fare a impedirgli d'entrare in un chiostro.
Oggi non gli pareva di esser più quello, e mentre camminava a fianco
della bella semita e sentiva sotto il suo braccio la molle pressione
del braccio di lei, gli si trasfondeva nel sangue un ardore che le
superbe americane non avevano saputo comunicargli, un ardore fatto di
spasimi e di voluttà, che gli dava, insieme con vaghi terrori ascetici,
un'inusata baldanza, una coscienza nuova di potere e di forza.
Vedendolo preoccupato, la Mariannina taceva.
-- Perchè tace? -- domandò Cesarino. -- L'ascolto così volentieri! Ha una
voce così dolce.... Dovrebbe cantar così bene!
-- Oh, no davvero.
-- Conosce la musica però?
-- Suono il pianoforte.... E studiavo anche il canto.
-- Ha smesso?
-- Ho studiato un poco quand'ero a Parigi.... Poi siamo partite, e non
ho ancora ripreso.
-- Ma riprenderà?
-- Forse.
-- Ha viaggiato molto?
-- Molto.... Da bambina in su.... Ho girato quasi tutta l'Europa e per
parecchi anni ho abitato l'Egitto.
-- Dev'esser bello viaggiare, -- sospirò don Cesarino. -- Io vorrei andare
in Terra Santa.
-- Oh, quello sarebbe il mio sogno, -- esclamò la Mariannina con un
entusiasmo che pareva sincero.
Ma il giovine principe la guardò alquanto meravigliato. Che fascino
poteva avere la Terra Santa per lei, la reproba, la discendente dei
crocifissori di Cristo?
Pure, riordinando con uno sforzo di memoria e d'intelligenza le sue
monche cognizioni di storia sacra, pensò che anch'ella era legata a
quei luoghi dalle tradizioni degli avi, dalla pietà del suo tempio
ch'era stato distrutto, del suo popolo ch'era stato disperso.
In verità, don Cesarino attribuiva all'esclamazione enfatica
della ricca ereditiera un significato assolutamente fantastico.
Nell'entusiasmo di lei per la Palestina non entravano nè i ricordi
dei padiglioni di Giacobbe, nè quelli del tempio di Salomone. La
sua era una curiosità tutta mondana di fanciulla viziata, in cerca
d'impressioni sempre nuove e diverse. A Gerusalemme ella non si sarebbe
certo unita alla schiera dei fanatici che singhiozzano ogni venerdì
sulle rovine del Santuario, non avrebbe, come i moderni Sionisti,
studiato sul posto il piano edilizio della capitale d'un nuovo Regno
d'Israello, ma, seduta alla tavola rotonda del -New Grand Hôtel-,
dissimulando studiosamente le sue origini, avrebbe, con le inglesi
di Cook, preso gli accordi per le gite a Gerico, al Giordano, al Mar
Morto.
Pure don Cesarino, nei grandi occhi a mandorla della Mariannina, negli
occhi umidi, luminosi e profondi, seguitava a leggere ciò che non
v'era. Vi leggeva, insieme col rimpianto delle glorie tramontate per
sempre, l'avvilimento di una condanna che non ha remissione, l'anelito
ardente a sollevarsi, a redimersi. E si esaltava all'idea di rialzare
con la sua mano quell'angelo fulminato, di riscattar quell'anima a
cui le colpe dei padri avevano reciso le ali.... Ah, purificarla con
l'acqua lustrale, insegnarle le verità della fede, e poi, a suggello
della conversione, portarla seco penitente contrita al sepolcro di
Cristo, che sogno magnifico, che felicità nuova e insperata! Pareva a
don Cesarino che un fascio di raggi squarciasse ad un tratto il cielo
grigio della sua vita, gli aprisse le vie chiuse dell'avvenire.
La principessa madre si voltò bruscamente verso il figliuolo e gli
disse:
-- Fa freddo. Si rientra in casa.
Nel salotto terreno, che un'ombra discreta occupava in quel pomeriggio
invernale, il vecchio Plinio servì la cioccolata e i biscotti. Le sue
mani rattratte tremavano, il suo sguardo interrogatore si fermava
a vicenda sulla principessa Olimpia, su don Cesarino, su monsignor
de Luchi e sugli ospiti strani che mal dissimulavano l'arroganza di
risaliti sotto i modi umili e deferenti. Ed egli, che non poteva
incontrar l'equipaggio dei Moncalvo senza fare una smorfia che
involgeva nel medesimo disprezzo i cavalli e chi li guidava, la
carrozza e chi vi stava dentro, egli aveva ora la mortificazione di
sentir donna Olimpia domandare alla signora Rachele se voleva un altro
pezzo di zucchero e di veder don Cesarino in adorazione davanti alla
Mariannina come davanti a un'immagine sacra. Che tempi eran questi?
Era possibile che gli Oroboni si umiliassero ai Moncalvo solo perchè i
Moncalvo eran ricchi? Possibile che al danaro sacrificassero la loro
dignità? E pensare ch'egli, povero in canna com'era, rinunziava già
da più anni a riscuotere il suo salario pur di non abbandonare i suoi
antichi padroni!
-- Tirate le tende che coprono i medaglioni, -- ordinò la principessa.
Apparvero allora, nelle cornici stinte e polverose, i ritratti di
famiglia che monsignor de Luchi si affrettò ad illustrare. Quel vecchio
segaligno, con lo zucchetto rosso in capo, era il nobiluomo Andrea,
patrizio veneto (chè veneta era l'origine della famiglia) e cardinale
di Santa Chiesa, competitore di Camillo Borghese (che fu poi Paolo V)
al soglio pontificio, non riuscito per le mene di Francia. Quello alla
sua destra, nell'ampia zimarra guernita d'ermellino, era il fratello di
lui, Nicolò Alvise, cavaliere e procuratore della Serenissima, dipinto
da uno scolaro del Tintoretto: venivano quindi due nipoti, don Antonio
e don Marco, e il pronipote cardinale Pietro, istitutore dell'Accademia
oroboniana, quegli che, rotto ormai ogni legame con la Repubblica di
Venezia, aveva richiamati in Roma il padre e lo zio e piantata qui
stabile dimora. Ultimo, in ordine cronologico, il bisavolo di don
Cesarino, cameriere segreto di Gregorio XVI, morto di crepacuore il
giorno della fuga di Pio IX a Gaeta. Sola fra tanti uomini una donna,
la sposa di don Marco, schietto sangue romano, Tarquinia dei principi
Altieri, la piccola testa superba eretta sul collo bianchissimo e
sulle spalle opulente, metteva una nota giovanile in quel malinconico
concerto di faccie serie e aggrinzite.
Don Cesarino si chinò all'orecchio della Mariannina.
-- Quel ritratto la ricorda.
-- Ricorda me? -- chiese la ragazza imporporandosi in viso.
-- Sì.... Nell'arco delle ciglia, nel taglio della bocca.
A un cenno della principessa le tende si riabbassarono e gli antenati
di don Cesarino furono sottratti alla mortificazione di nuovi
confronti.
-- Non oso invitarla da noi, -- disse timidamente la signora Rachele al
momento di accommiatarsi. -- Sarebbe troppo onore.
-- Grazie, -- rispose la principessa, alzandosi in piedi. -- Noi non
andiamo da nessuno.
E con quel -noi- ella comprendeva anche suo figlio.
-- Mi permetta almeno di venir di tratto in tratto a ossequiarla.... con
la Mariannina.
Donna Olimpia assentì freddamente con un cenno.
-- Venga.... facendomi avvertir prima da monsignore.
-- Esco anch'io, -- disse il sacerdote.
-- E io accompagno le signore fino al portone, -- annunziò don Cesarino,
evitando di guardare in viso la madre.
La signora Rachele, appena fu in giardino, sicura di non essere udita
da altri, perchè la figliuola e don Cesarino erano rimasti indietro,
non potè trattenersi da un piccolo sfogo con monsignor de Luchi.
-- Auff!... Una gran dama.... dalla punta delle unghie alla radice dei
capelli.... su questo non c'è dubbio.... ma, diamine, vi gela.... Le
nostre regine.... lasciamo stare le opinioni.... sono infinitamente più
alla mano.
Don Paolo, di fronte alle singolari riserve della signora Rachele
Moncalvo, si sentì in obbligo di dichiarare che per le due regine (non
disse le -nostre-) egli aveva una gran devozione.
La regina Margherita sopra tutto era una pia e santa donna, molto
affezionata alla Chiesa. In quanto alla principessa Olimpia, bisognava
mettersi nei suoi panni.... Quello che accadeva era così nuovo per lei,
così lontano dalle idee in cui ell'era cresciuta....
-- Ma vorrei sapere quello che s'è concluso con questa visita, -- insistè
la signora Rachele. -- Non una parola, non un'allusione al vincolo che
dovrebbe unire le nostre famiglie.
Monsignor de Luchi sorrise.
-- Un po' di pazienza, signora Moncalvo, un po' di pazienza.... Le
cose sono ormai messe in modo che non c'è più pericolo di tornare
indietro.... Dove sono quei due ragazzi?
Con la scusa di mostrarle una quercia che, secondo la fama, era stata
piantata nel 1660, don Cesarino aveva condotto la Mariannina per un
sentiero che riusciva ugualmente alla porta d'ingresso, ma vi riusciva
allungando il cammino di un centinaio di passi. Così per un momento i
due giovani furono perduti d'occhio.
-- Ci rivedremo presto? -- supplicava don Cesarino premendo forte il
braccio della ragazza.
-- Mah! -- fece ella guardando in terra. Pareva assorta nella
contemplazione di un sassolino che aveva il colore dei lapislazzuli. --
Dipende dalla sua mamma.... Non ha l'aria d'esser molto entusiasta di
me, la sua mamma.
-- È il suo carattere, -- ribattè don Cesarino. -- Ha avuto tanti
dispiaceri nella vita.... Ma quando la mamma saprà ch'io desidero
molto.... molto di vederla.... e di vederla spesso.... sempre....
-- Oh.... sempre.... Sarebbe noioso.... -- disse la Mariannina,
giocherellando con un ciondolo che le pendeva dalla catena
dell'orologio.
-- Sì, sì, -- confermò il giovine. -- Non ischerzo mica. E avrei bisogno
di parlarle a lungo.... Se venissi da lei, mi chiuderebbe la porta in
faccia?
-- No, purchè venisse col consenso della sua mamma.
La Mariannina aveva capito benissimo che per meglio conquistare il
cuore di don Cesarino le conveniva far la ritrosa e mostrarsi deferente
al principio d'autorità.
-- Zitto! -- ella disse tendendo l'orecchio. -- Mi chiamano.
-- Mariannina! Mariannina! -- chiamava infatti la signora Rachele, ch'era
ferma presso il portone con monsignor de Luchi.
-- Eccomi, eccomi.... Via.... che cosa fa?
Quest'interrogazione della ragazza era rivolta al principino Oroboni
che le avea afferrato la mano e gliela baciava avidamente.
-- Le voglio tanto bene, -- balbettava il giovine, rosso, infiammato in
viso.
-- Tss! -- fece ella portandosi l'indice alla bocca.
E si liberò per raggiunger la madre.
Mentre questo accadeva in giardino, nel salotto terreno, di dove i
visitatori erano usciti, il servo Plinio s'indugiava a raccogliere le
tazze di cioccolata per metterle nel vassoio e riportarle in cucina.
Evidentemente egli avrebbe voluto parlare, ma non osava.
Donna Olimpia, ch'era sprofondata nella poltrona, immersa nei suoi
pensieri, si scosse all'acciottolìo delle porcellane e ammonì:
-- Abbiate riguardo.... è l'ultimo servizio di vecchio Sassonia che ci
rimane.... Che c'è? -- ella soggiunse udendo come il suono d'un gemito
represso.
Plinio non rispose; la principessa che aveva l'animo esulcerato si
lasciò scappare una frase ingiusta e cattiva:
-- Eh, chi sa che fra poco non possiate riscuotere i vostri arretrati di
salario.
A quest'offesa, che inchiudeva una vaga conferma dei gravi avvenimenti
temuti, l'antico domestico traballò come se avesse ricevuto una mazzata
sul capo; ebbe appena la forza di deporre sul tavolino il vassoio
carico delle sue tazze (e se il vassoio non si rovesciò, bisogna
credere che c'è un Dio anche per le porcellane di Sassonia) e si
precipitò, singhiozzando, fuori della camera nella quale irruppe con
impeto uguale e quasi contemporaneamente don Cesarino.
-- Mamma, mamma, -- esclamò il giovine principe, gettandosi ai piedi di
donna Olimpia e stringendole le ginocchia: -- la voglio, la voglio.
IX.
Gl'incontri del pittore Brulati.
Un paio di giorni dopo, fra il tocco e le due, il pittore Brulati
tornava, per via Merulana, da una gita a piedi fuori di porta San
Giovanni, ove aveva invitato due amici francesi a colazione da un
oste di sua conoscenza. Gli amici s'erano voluti fermare al Museo
Lateranense; egli aveva stimato più igienico di proseguire il suo
cammino, e con la testa alta, con le mani sprofondate nelle tasche del
soprabito aspirava voluttuosamente l'aria vibrante di quel freddo e
limpido pomeriggio di dicembre, fatto apposta per dissipare i vapori
del vino di Frascati, bevuto forse in quantità maggiore del necessario.
E invero le sue idee, un po' confuse in principio della lunga via
Merulana, andavano riordinandosi a grado a grado, tantochè prima di
giungere a Santa Maria Maggiore egli si ricordò, fra l'altre cose, che
non aveva più sigari. Entrò da un tabaccaio, rifornì il suo astuccio,
comprò quattro cartoline postali, e nell'uscir dalla bottega s'incontrò
faccia a faccia con la signora Rachele Moncalvo, ch'era scesa in quel
momento da un tram.
Il pittore non seppe frenare un oh di maraviglia; la signora, a cui
l'incontro riusciva tutt'altro che gradevole, arrossì sotto il velo che
le copriva il viso, ma con una grande padronanza di sè tirò fuori dal
piccolo manicotto di màrtora la destra inguantata e la porse, celiando,
a Brulati.
-- Ebbene, Brulati, sa ch'è buffo? Mi guarda come una bestia rara....
Dica la verità; le pare impossibile che una donna amante di tutti i
suoi comodi, avvezza a fare il suo chilo dopo ogni pasto, sia uscita
a quest'ora e invece di ordinare che le attacchino il suo -fiacre- ben
chiuso e ben ovattato, sia venuta fin qui in un tram ove si gela? Che
vuole? Vado a portar qualche soccorso a una povera famiglia che abita
in queste vicinanze e preferisco di non arrivarvi in carrozza.
Brulati approvò il delicato pensiero, e si mise macchinalmente a fianco
della signora Moncalvo.
-- Va da quella parte? -- egli chiese.
-- Sì.... La parte opposta di quella per cui va lei.... Arrivederci,
Brulati.... Non si svii per causa mia.
-- Oh, posso benissimo accompagnarla per un tratto di strada, -- disse il
pittore con uno squisito senso di opportunità.
La signora Rachele lo avrebbe mangiato vivo, e in fatti gli mostrò i
denti ch'erano ancora bellissimi, ma glieli mostrò atteggiando la bocca
a un sorriso.
-- Ecco, le permetto di venir fin là.... fino a quel candelabro....
Niente di più.
Intanto ella pensava: -- Che cretino!... E lo dicono un artista di
genio!... Non capisce nulla.... Però.... se capisse, sarebbe peggio....
Se poi va a raccontare a tutti che m'ha vista qui....
E ripigliò a voce alta:
-- Sono opere che acquistano tanto maggior pregio quanto più sono
segrete.... Non so davvero perchè ne abbia parlato con lei...
E non mi tradisca, le raccomando.... Gabrio e la Mariannina
mi canzonerebbero.... A sentir loro, si spende anche troppo in
beneficenze....
-- In fatti, -- osservò il pittore, -- i Moncalvo hanno la riputazione di
esser munifici.
-- Sicuro, -- soggiunse la signora Rachele, -- mio marito non rifiuta mai
il suo nome e il suo danaro.... ma la carità nascosta è la migliore....
Quante miserie resterebbero ignorate se non facessimo un piccolo sforzo
per cercarle!
-- Pur troppo, pur troppo, -- sospirò Brulati mentre la signora
rallentava il passo, e pur fingendosi disinvolta guardava sospettosa
intorno a sè.
A un tratto ella si fermò sui due piedi e disse in tuono deciso:
-- Addio, Brulati.... L'aspettiamo domani a pranzo.... E siamo intesi,
non una parola di questo incontro....
-- Non dubiti.... Anzi vorrei....
-- Che cosa? -- chiese la signora Rachele frenando a stento la sua
impazienza.
-- Ecco, -- riprese l'artista tirando fuori di tasca il portafoglio, --
poichè mi ha onorato di una sua confidenza, vorrei partecipare anch'io
all'opera buona che fa.... vorrei offrire il mio obolo a quella povera
famiglia....
-- O che ghiribizzi le saltano in testa?... Neanche per idea.... No,
no.... A ogni modo sarà per un'altra volta.... Grazie, e arrivederci.
Ma quel benedetto Brulati insistette tanto che ella, non vedendo altra
via di liberarsene, finì con l'accettare il biglietto da 25 lire
che egli si ostinava a metterle in mano, e rinnovando un -grazie-
affrettato si allontanò rapidamente. Chi le fosse passato vicino in
quel momento avrebbe notato l'espressione strana della sua fisonomia,
e l'avrebbe sentita brontolare: -- Imbecille! Che cosa ne faccio ora di
queste venticinque lire?
Brulati, dal canto suo, rimessosi in cammino, si abbandonava a gravi
considerazioni.
-- Benedette donne! Chi le indovina mai?... Io non avrei creduto che
questa signora Moncalvo avesse spiriti così filantropici.... Non che
sia avara, tutt'altro, ma mi pareva più disposta alla carità fastosa
che alla carità segreta.... È vero che quasi quasi se ne vergogna e
aveva l'aria di voler strapazzarmi per averla sorpresa.... Anche le mie
venticinque lire come le ha ricevute!... Capisco che son poche, ma non
ho mica i suoi milioni, io.... Ognuno fa quello che può.
A questo punto l'ottimo Brulati vide qualche cosa che mutò bruscamente
il corso de' suoi pensieri. Una carrozzella, che il cocchiere spingeva
con la maggior velocità consentita dal modesto bucefalo che vi era
attaccato, per scansar un tram, rasentò il marciapiede rischiando di
arrotare una vecchia che traversava la strada e conduceva a mano un
fanciullo. Il fanciullo pianse per la paura, la vecchia inveì contro il
fiaccheraio e il fiaccheraio inveì contro la vecchia, mentre un signore
impellicciato ch'era nella vettura dava segni manifesti d'impazienza e
urlava: -- Avanti! Non perdiamoci in chiacchiere, che già non è successo
nulla.
In fatti il -fiacre- ripigliò la sua corsa, non prima però che Brulati
avesse riconosciuto nel signore impellicciato il conte Ugolini Ruschi.
Era dubbio se questi avesse riconosciuto lui; certo che i due non si
salutarono. Ma l'artista sostò un minuto a guardar quella carrozzella
che si perdeva nella direzione presa pur dianzi dalla Rachele Moncalvo,
e non potè a meno di esclamare: -- Tò! Che anche il conte abbia un'opera
di carità da queste parti?
Messo per questa via, Brulati si ricordò delle voci che gli erano
pervenute all'orecchio e che egli non aveva voluto raccogliere, si
ricordò di atti, di parole a cui egli non aveva badato e che ora gli
sembravano prove chiare e lampanti dell'intimità della Moncalvo col
conte, e, ci dispiace dirlo, finì col gratificarsi dei medesimi titoli
onde la signora Rachele lo aveva gratificato in cuor suo: -- Imbecille!
Cretino!
Camminava con passo frettoloso, gesticolando in modo strano e
borbottando frasi slegate ove gl'improperî contro se stesso si
alternavano con quelli contro la Rachele Moncalvo.
-- Ah un'opera di carità!... Sfacciata!... E io idiota!... E le ho
dato venticinque lire!... Si può esser più balordi di così?... Ma
che ipocrita!... Con quell'unzione!... Con quell'aria di donna che
cerca le miserie segrete!... Non vuol che si scopra.... Sfido io!...
E pure sapevo ch'era vana, ambiziosa all'eccesso.... Ma corrotta non
la credevo.... Asino!... Perchè non la credevo corrotta?... Perchè la
credevo diversa dalle gran dame con le quali s'imbranca?... Ah, ah,
ah!... E anela a entrar nel grembo della Chiesa?... Naturale.... Ve
la condurrà il cavaliere di Malta.... Già, quando le donne si dànno
in braccio alla fede, c'è da aspettarsi il peggio.... Il marito,
s'intende, non si era accorto di nulla.... come, del resto, non mi
ero accorto io.... che, se avessi potuto supporre, avrei posto la mia
candidatura.... Perchè no?... È sempre un boccone appetitoso e avrei
fatto miglior figura a concluder qualche cosa con lei che ad adorar
platonicamente quel fior di civetta ch'è la sua figliuola.... Se fossi
in tempo?... Se provassi?... Non sarebbe delicato, capisco, come amico
di famiglia.... amico del commendatore.... Ma chi bada a queste fisime,
ormai?... È un mondo di carogne, e gli schizzinosi stanno freschi....
Povero commendatore!... In affari sarà un uomo di genio, in casa avrà
la sorte comune.... E se poi non fosse vero?... Se si trattasse d'una
semplice coincidenza?... Se il ritrovo galante fosse un parto della
mia fantasia?... Tò!... Eccomi da capo con le mie ingenuità.... È vero,
verissimo, arcivero.... Imbecille! Cretino!
In queste bizzarre disposizioni d'animo Brulati giunse nel suo studio
in piazza dell'Esquilino, ove la modella lo aspettava da un'ora e lo
accolse con poca amabilità.
-- Non son mica la tua serva, io, -- disse la Trasteverina dalle forme
opulente. -- M'hai fatto venire alle due e sono le tre passate....
T'avviso che prima delle quattro voglio esser libera....
Ella gli dava del -tu- non perchè potesse vantare alcun diritto su lui,
ma perchè quel pronome l'era più familiare e l'usava quasi con tutti.
-- Non è vero che sian le tre passate, -- rispose Brulati guardando
l'orologio, -- ma non sono in vena di lavorare neppur io, e ti metto in
libertà addirittura.
-- Un momento, -- riprese la popolana riagganciandosi i bottoni del
corpetto. -- Mi pagherai la mia giornata.... Non è colpa mia....
-- S'intende che ti pago, -- interruppe l'artista. E le consegnò cinque
lire. -- Sono meno di venticinque e sono spese meglio.
La modella fece un viso maravigliato.
-- Lo so che non puoi capire, -- soggiunse Brulati. E battendole
amichevolmente sulla spalla le chiese: -- Dunque per le quattro devi
esser libera?... Hai anche tu un'opera di carità?... Non capisci nemmen
questo?
-- Vossignoria parla in un certo modo! -- biascicò la donna richiamata al
senso delle distanze sociali da quel linguaggio sibillino.
-- Hai ragione.... Vattene con Dio.
-- E per domani?
-- Domani alle nove, senza fallo.
Brulati uscì di lì a poco, senza nè mèta nè scopo, tanto per consumare
il tempo, e poichè nella mattina aveva camminato anche più del bisogno
prese il primo tram che gli capitò e scese a San Silvestro.... Il
Corso, ove giunse in due passi, era pieno di movimento, come suol
essere nei pomeriggi invernali. Davanti al Caffè Aragno qualcheduno lo
chiamò: -- Brulati, o Brulati!
Era il commendator Gabrio Moncalvo. Dopo la moglie, il marito.
Il commendatore, fermo sul marciapiede del Caffè, in mezzo a un gruppo
di -notabilità- finanziarie, gli fece segno di avvicinarsi.
-- Bravo, Brulati, ora mi accompagna fino alla Banca.... Non occorrono
presentazioni.... Non è chi non conosca il nostro Brulati, uno dei
nostri artisti più geniali....
-- Oh, prego....
Tutti chinarono il capo con aria di degnazione. Eran tutti
commendatori; uno, con un nome tedesco, grosso, rubicondo, con una tuba
grigia fasciata di nero, era barone per soprammercato.
-- Devo avere un suo acquarello, -- disse costui. -- L'ho comperato in
aprile scorso, alla Mostra.... Oh bellissimo.... L'ho regalato a mia
moglie.... Rappresenta.... che cosa rappresenta?... «Un'ottobrata
romana», mi pare.... Oh, bellissimo....
-- Veramente, -- notò il pittore con un sorriso, -- all'ultima Mostra io
avevo un quadretto solo, «Un funerale di campagna»....
-- Un funerale di campagna?... Sicuro, sicuro.... Un gioiello....
Scambiavo un soggetto con l'altro....
-- Grazie.... Ma forse il signor barone si sbaglia.... Quell'acquarello
è invenduto.... Forse il signor barone confonde.... Egli ha comperato
realmente l'«Ottobrata romana» che non è mia, ma di Crunali, Mario
Crunali.
Il banchiere fece una smorfia.
-- Crunali.... Brulati.... nomi che si somigliano.... Ho tante cose per
la testa, io....
-- Cosicchè, sarà per un'altra volta, -- disse Moncalvo per troncare quel
dialogo imbarazzante.
Prese il braccio del pittore e si congedò dagli amici.
-- Arrivederci, cari.... Voi montate nelle vostre carrozze.... Io faccio
questi due passi.... Il medico m'ha ordinato il moto.... Andiamo,
Brulati.... Già si vede che lei oggi è un disoccupato.... Coraggio....
La Banca non è lontana.... in via del Plebiscito.
Affabile per sua natura, quel giorno Moncalvo era più espansivo del
solito. Aveva anch'egli fatto colazione fuori di casa, fra due sedute
di due Società di cui era consigliere, e i tartufi annaffiati con una
mezza bottiglia di Château Laffitte l'avevano messo di buon umore.
-- Bel tipo quel Bernheim! Si atteggia a Mecenate e confonde i nomi
degli artisti e i soggetti dei quadri.... Glielo farò comprare
ugualmente il «Funerale di campagna».
-- Scusi, -- replicò Brulati. -- È un quadro che non vendo. Ho promesso di
regalarlo.... indovini a chi?
-- Come posso indovinare?
-- Ho promesso di regalarlo alla signora Mariannina, quando si
sposerà....
-- Nientemeno! -- esclamò il commendatore. Ed ebbe rimorso di aver
tenuto segreto a Brulati un avvenimento che stava per compiersi nella
famiglia, e del quale si buccinava già qualche cosa.
-- Chi sa che domani a pranzo non senta una gran novità, -- egli
cominciò. -- Perchè domani l'aspettiamo, è il suo giorno....
-- Una novità? -- disse Brulati in tuono interrogativo.
Allora Gabrio Moncalvo gli raccontò ch'era in procinto di stipulare
il contratto d'acquisto di tutti i beni degli Oroboni e che
contemporaneamente sarebbe stata firmata la promessa di matrimonio fra
la Mariannina e don Cesarino.
-- M'immagino i commenti poco benevoli che si faranno, -- soggiunse il
banchiere prevenendo le obbiezioni. -- Non parlo di quelli degli amici
di casa Oroboni; parlo dei commenti dei miei cosidetti correligionari,
degli arcadi del liberalismo, dei pedanti della borghesia.... Pur
troppo anche dai miei parenti devo aspettarmi una mezza scomunica....
Figuriamoci mio fratello e mio nipote.... il professorone e il
professorino, come li chiama la Rachele.... imbevuti di vecchi
pregiudizi e di vecchie formule!... E mia sorella, poveretta, un
angelo, ma cristallizzata nelle idee di trent'anni fa!... Ho notato
che le persone esili, malaticcie stentano di più a rinnovare il loro
bagaglio intellettuale.... Già, già, ci daranno degli apostati, dei
rinnegati.... Sicuro, perchè la Mariannina dovrà convertirsi....
sfido io.... Intanto si convertirà lei.... dopo, vedremo.... Di che
cosa si tratta infine?... Di quattro goccie d'acqua.... E presto
o tardi bisogna decidersi a passare il Rubicone.... Noi siamo un
anacronismo.... Questo non significa che dobbiamo sparire.... Dobbiamo
anzi con quello che c'è di sano, di vigoroso nella nostra razza
rinsanguare le sfibrate aristocrazie occidentali che hanno poi più
ragioni di vivere perchè hanno radici profonde nella terra, nella
storia europea.... mentre noi siamo nomadi.... Dico noi, ma lei non
c'entra.... Sì, caro Brulati, questi matrimoni hanno un carattere
provvidenziale e non possono non aver conseguenze benefiche.... In
principio, si capisce, essi rappresentano un sacrificio da una parte
e dall'altra.... Nel caso specifico, vuol ch'io non m'accorga che la
Mariannina paga il suo titolo con un sacrificio?... Lasciamo stare
i danari; ma don Cesarino non è certo un giovane che faccia girar la
testa a una ragazza.... Non è bello, non è colto, non è spiritoso, e
da questo lato la Mariannina avrebbe meritato molto di meglio.... Ma
verranno i figliuoli.... oh verranno senza dubbio.... e i figliuoli
terranno dalla madre, e a lei resterà la consolazione di aver
rinnovellata la vecchia stirpe.... Tutto non si può avere a questo
mondo.... Così per gli Oroboni.... l'orgogliosa principessa Olimpia
avrebbe voluto una nuora della sua casta con un albero genealogico
che risalisse alle crociate.... Ma la nuora patrizia sarebbe stata
a corto di quattrini e forse non avrebbe avuto prole, o l'avrebbe
avuta gracile, linfatica.... Questa invece le darà dei colossi....
e inoltre.... che non è cosa da trascurarsi.... le avrà indorato
il blasone.... Ha seguìto il mio ragionamento, Brulati?... Mi par
distratto.... O casca proprio dalle nuvole?... Non sospettava nulla di
nulla?
L'artista confessò che da certi discorsi di donna Rachele e dalle
frequenti visite di monsignor de Luchi era preparato alla notizia della
conversione, non a quella del matrimonio....
-- Ah, -- ribattè Gabrio Moncalvo con una spallucciata, -- la conversione
senza il matrimonio non avrebbe sugo.... Sentirà, sentirà domani da
mia moglie.... Perchè, se la cosa è riuscita, è in gran parte merito
suo....
-- Davvero? -- fece Brulati tanto per dire una parola.
-- Eh, sì, -- ribattè il banchiere, -- merito suo.... È stato un lavoro
di filigrana tra lei e don Paolo.... Sono sincero; non la credevo
da tanto.... Donna intelligente sì, ma così avveduta, così tenace
ne' suoi propositi, così discreta sopra tutto, non la credevo.... Un
po' ambiziosetta, questo sì.... ma la freneremo.... Ora vorrebbe un
titolo....
-- Niente di più facile, -- esclamò il pittore.
-- Niente di più facile, lo so, quando si tratti di avere una delle
solite nobiltà... Ma quel benedetto Ugolini ha montato la testa a mia
moglie per una contea romana....
Brulati fece un punto ammirativo.
-- Pontificia, vuol dire?
-- Già, pontificia.... Ha l'unico merito di esser più rara....
-- E il conte Ugolini....
-- È cavaliere di Malta, è nelle buone grazie del Vaticano.... Ma son
chiacchiere.... E avranno prima da discorrer con me.... Se credono
ch'io passi con armi e bagagli nel campo nero....
-- Volevo ben dire, -- replicò Brulati. -- Io di politica non me ne
intendo, ma coi preti non ho mai avuto buon sangue e le cannonate del
20 settembre 1870 sono tra i più bei ricordi della mia adolescenza.
-- Il poter temporale sarebbe caduto anche senza quelle cannonate, --
soggiunse il conciliativo Moncalvo, -- e ormai nessuno pensa sul serio
a rimetterlo in piedi. In quanto ai preti, ce ne sono di buoni e di
cattivi.... Monsignor de Luchi, per esempio, è una perla.... A ogni
modo, non abbia paura, Brulati.... Non son uomo da legarmi a filo
doppio con nessun partito.... Eccoci al portone della Banca.... Grazie
della compagnia e arrivederci domani a pranzo alla solita ora.... A
proposito, se mia moglie non accenna all'argomento del matrimonio, non
ne parli neanche lei.... E zitto con tutti, mi raccomando, fin dopo la
stipulazione.
Il primo impulso di Brulati quando fu solo, fu quello di ripetere
al proprio indirizzo gli epiteti ingiuriosi con cui s'era vituperato
qualche ora innanzi. Idiota e cretino che vivendo nell'intimità dei
Moncalvo non s'era accorto di quello che si stava tramando; idiota e
cretino che nello stesso giorno s'era lasciato prendere in giro dalla
signora Rachele e non aveva avuto il coraggio di dir l'animo suo circa
al matrimonio della Mariannina e alla conversione politico religiosa
della famiglia! Lo confortava però il pensiero che c'era qualcuno anche
più idiota e cretino di lui, ed era il commendator Gabrio Moncalvo in
persona, il sapiente finanziere, il geniale speculatore, il ricercato
consulente di un numero infinito di Società. Ah, quella contea romana
sollecitata per i Moncalvo da Ugolini Ruschi era il -non plus ultra-
del comico. Altro che contea! Quello era il minimo dei servigi che il
cavaliere di Malta rendeva al suo amico, e il commendator Gabrio aveva
ben ragione di tenerselo caro. Che mondo, che mondo! E come farebbe,
egli, Brulati, domani, pranzando in casa Moncalvo, a non ridere in
faccia a tutti e due i coniugi?... Domani poi sarebbe anche scoppiata
la bomba del fidanzamento della ragazza!... Era strano.... La notizia
gli aveva prodotto una impressione penosa, come d'una cosa assurda,
come d'un contratto ignobile, ma non era stato il colpo che egli poteva
aspettarsi, vista la sua qualità di fervente e devoto ammiratore della
Mariannina. E constatando il carattere superficiale di quella sua
passioncella senile, egli si trovava nella condizione di chi s'accorge
di non aver che lievi ammaccature sul corpo dopo una caduta in cui
credeva d'essersi fracassato le ossa.
Queste riflessioni consolanti rendevano a Brulati meno sensibile la
stanchezza, mentr'egli seguitava a girellar per le vie e s'indugiava
dinanzi alle vetrine dei negozi ormai tutti illuminati, resistendo
alla tentazione di passar un'oretta allegra in un certo caffè presso
Campo de' Fiori, ove solevano riunirsi nel pomeriggio parecchi giovani
artisti di sua conoscenza. Gli è che, in mezzo a quei capiscarichi,
egli aveva paura di lasciarsi scappar qualche parola intorno
agl'incidenti della giornata. Ne aveva pieno il gozzo, e nonostante i
suoi propositi di esser discreto, se lo tiravano in lingua....
-- Ahi! -- egli esclamò ad un tratto, come uno che spasima pel mal di
denti.
Non erano i denti. L'esclamazione dolorosa gli era strappata
dall'apparire improvviso di persona, che, in quell'istante, non poteva
giungere più inopportuna. E cercò schivarla fermandosi a guardar la
mostra d'un gioielliere, ma il professore Giorgio Moncalvo (era lui,
era il terzo Moncalvo che in poche ore gli capitava tra i piedi) gli
posò una mano sulla spalla.
-- Bravo, signor Brulati. Finge di non vedere.... Quant'è che non va
dagli zii?
. . . . . . .
X.
Il professorone e il professorino.
Arrivando a casa tutto stralunato, Giorgio Moncalvo chiese alla donna
di servizio che venne ad aprirgli:
-- Mio padre è nel suo studio?
-- C'è, sissignore.... Badi ch'è giunta una lettera per lei.... L'ho
messa sul suo cassettone.
-- Va bene. La vedrò dopo, -- disse il giovine, consegnando alla
domestica il soprabito ed il cappello.
E si precipitò nello studio, di dove usciva in quel momento il dottor
Flacci, l'assistente del professore Giacomo.
Egli, il professore, era seduto davanti alla sua scrivania in mezzo a
una quantità di libri e di carte. Un modesto lume a petrolio, protetto
da un cappello verde, raccoglieva un cerchio di luce sui libri e sulla
testa calva dello scienziato, il quale depose le lenti e alzò gli occhi
verso il figliuolo per domandargli, non senza una certa ansietà:
-- Che cos'è successo?
-- Non è successo nulla che tu non sappia, -- principiò Giorgio
agitatissimo. -- È impossibile che tu non sia a parte del secreto....
Perchè hai voluto tenermi all'oscuro di tutto?...
-- Io non t'intendo, -- replicò il professore. -- Spiègati.... e metti un
po' d'ordine, metti un po' di calma nei tuoi discorsi.... Prendi una
sedia.
Giorgio fece segno di no.
-- Preferisco rimanere in piedi.... Vuoi farmi credere che tu ignori
quello che si passa in casa di tuo fratello.... tu che ci fosti anche
ieri?
-- Ci fui ieri, dopo parecchi giorni che non ci andavo.... ci fui per
visitar mia sorella che pur troppo non istà bene....
-- Già.... E a me non è permesso di andarvi.... in ossequio all'autorità
paterna, -- disse Giorgio con una punta d'ironia.
-- Via, via, -- ribattè il professore Giacomo, alzandosi anch'esso
e avvicinandosi al figliuolo. -- Io non t'ho dato ordini.... T'ho
consigliato pel tuo meglio.... E ora ti prego di scender dalle
nuvole.... Qual è questo gran segreto del quale io dovrei essere a
parte?
-- Dio buono! -- esclamò con impeto Giorgio. -- Hai parlato ieri con la
zia Clara, ed ella non t'avrà detto quello che disse a me or ora un
estraneo, Brulati?... E nota che ha taciuta qualche altra cosa....
giurerei che aveva sulla punta della lingua qualche altra cosa che non
mi riuscì di strappargli....
-- Insomma, sentiamo quello che hai saputo....
-- Che la Mariannina sposerà il principe Cesarino Oroboni, che porterà
un milione di dote, che, naturalmente, prima di diventar principessa
romana, si purificherà nell'acqua battesimale.... come l'obelisco di
San Pietro.... che, forse, insieme con lei, o poco dopo, si convertirà
la zia Rachele.... Ebbene, tu non sapevi niente?
-- Niente di positivo, -- rispose il professore, -- e non credo che
le cose siano al punto che tu dici.... Ma io non mi maraviglio di
nulla. Gabrio, sua moglie, la Mariannina son tutte persone ammalate
d'ambizione e di vanità..... hanno un'impazienza morbosa di uscir dalla
borghesia, di farsi perdonare le loro origini....
-- E la zia Clara, -- interruppe Giorgio, -- che pensa, che fa?
-- La zia Clara non ebbe.... più di quello che io le abbia avute....
le confidenze del fratello, della cognata, della nipote.... Ella ha
appena un vago sentore di ciò che si sta macchinando.... Forse, quando
sarà guarita, tornerà con noi.... perchè puoi immaginarti ch'ella non
approva.... come non approvo io....
Questo semplice dissenso, così tranquillo, così misurato, non poteva
bastare a Giorgio; anzi lo irritava di più.
-- Ci mancherebbe altro che approvaste!... Ma vi pare che sia
sufficiente?... C'è di mezzo il nostro nome, la nostra famiglia....
Altro che non approvare! Agire bisogna!
Giacomo Moncalvo guardò suo figlio con uno stupore mal dissimulato.
-- Tu vaneggi, Giorgio?... Con che titolo vorresti agire? Che diritti
abbiamo? Siamo noi i custodi di tutti i Moncalvo?... Mio fratello
batte una strada che non è la nostra, ma dalla quale non si ritrarrà
perchè vi trovò le soddisfazioni più grate al suo cuore.... E convien
rendergli giustizia; la posizione ch'egli ha conquistata egli la deve
al suo ingegno, alla sua attività.... Ed è onesto, per quanto sia
difficile, a chi maneggia il danaro, di conservar le mani pulite.... È
onesto e generoso.
-- Sì, -- confermò Giorgio sarcasticamente, -- ha tutte le virtù e si
presta a un mercato ignobile e concede la mano della sua figliuola
all'ultimo rampollo incretinito d'una razza esausta.
-- È ignobile, lo consento. Ma sii pur certo che la Mariannina non è
una vittima.... Se questo matrimonio si conclude, vuol dire ch'ella n'è
persuasa almeno quanto i suoi genitori.
-- No, babbo, non posso ammetterlo.
-- E pure -dovrai- ammetterlo. È il gran cruccio di tua zia Clara che
aveva un'adorazione per questa nipote, che aveva lasciato la nostra
casa per starle vicino, che confidava di esercitare un'influenza
su lei, e invece giorno per giorno se la vide sfuggir dalle mani,
crescere affatto diversa da quella ch'ell'aveva sperato, capricciosa,
egoista, insofferente d'ogni ostacolo, non schietta, non franca.... più
ambiziosa, più vana de' suoi parenti, benchè sappia infingersi meglio.
-- Oh babbo! -- disse Giorgio. -- Tu sei spietato con la Mariannina.... tu
la odî.
-- Io non odio nessuno.... Io non so s'ell'abbia coscienza del male che
fa....
-- Salviamola allora, -- gridò il giovine, interpretando a rovescio la
parola del padre.
-- Ah, io non alludo al male che fa a se stessa, -- ribattè il
professore. -- Quello io non ho mezzi per impedirlo.... Intendo il male
che fa agli altri.... che fa a te.... al mio figliuolo.
Gli passò carezzevolmente la mano sui capelli (ora Giorgio era seduto
con la testa china, con le braccia allungate sulle ginocchia disgiunte)
e seguitò:
-- E pure tu dovresti esser convinto che quand'anche tua cugina fosse
una creatura perfetta, ella non potrebb'essere la compagna della tua
vita.
Giorgio assentì con un cenno del capo.
-- È vero. Nè io mi adatterei alle sue ricchezze, nè ella si adatterebbe
alla mia povertà.... E a un suo matrimonio ragionevole mi sarei
rassegnato.... anche a un matrimonio patrizio.... ma non a questo con
Cesarino Oroboni.... non a questa commedia della conversione.... Tu sei
uno spirito largo, tollerante; la tua legge morale sta al disopra dei
dogmi e dei riti; tu m'hai insegnato a giudicare gli uomini secondo le
qualità del loro animo e del loro ingegno, non secondo il culto a cui
appartengono. A me poco importa d'una confessione o dell'altra o di
nessuna; quello che m'importa è la sincerità, e non posso capacitarmi
che si abbracci una fede nuova per effetto di una clausola di
contratto.
-- Qui hai pienamente ragione, -- dichiarò il professore, -- e queste
conversioni utilitarie sono uno degli spettacoli più tristi e più vili
del nostro tempo.... Ma che vuoi farci?
La facile acquiescenza di suo padre irritava Giorgio.
-- No, no, non è lecito lavarsene le mani.... La nostra voce dobbiamo
farla sentire.... Se non s'impedirà nulla, pazienza.... Non avremo
rimorsi.... E a te non potranno chiudere la bocca.... Io penserò a dare
una lezione a quell'intrigante di monsignor de Luchi.... E quel don
Cesarino come lo provocherei volentieri!
-- Una violenza! Una sfida! -- disse Giacomo Moncalvo, turbato dalla
crescente esaltazione di Giorgio che dimostrava quanto profonda fosse
la ferita che Mariannina gli aveva aperta nel cuore. -- Tu che sei
così mite ed equanime, tu che sei uno spirito così moderno e sai
quanto valgano queste famose soluzioni cavalleresche!... Nota che
probabilmente Cesarino Oroboni non si batterebbe, o per non incrociar
la sua spada con un infedele, con un plebeo, o per non venir meno ai
suoi principî religiosi.... E quando si battesse? Quando tu l'avessi
ucciso.... chè non voglio ammetter l'ipotesi opposta.... saresti più
felice?
-- Alla felicità ho rinunziato per sempre, -- rispose cupamente Giorgio.
-- E ti lagni s'io son severo con -lei-? -- esclamò il professore. -- Con
lei che ti ha sconvolto il cervello?... che ti ha messo per una via
senza uscita?... Che t'ha distratto dalle tue ricerche, dai tuoi studi?
-- Babbo, babbo, perdonami, -- riprese Giorgio, levando verso il padre
gli occhi imploranti, -- ma io penso qualche volta che se anni fa avessi
seguito il consiglio dello zio, se avessi accettato il posto ch'egli
mi offriva a Kartum, le cose avrebbero preso un aspetto diverso....
Era evidente che lo zio voleva associarmi a' suoi affari con un secondo
fine, vedendo in me un possibile marito della sua figliuola.... E anni
fa la Mariannina non era quella d'oggi.... S'è guastata poi....
-- Povero Giorgio! E tu credi che avresti vigilato su lei da Kartum,
mentr'essa sempre più bella, sempre più ricca, al Cairo, a Nizza, a
Parigi, in mezzo a una società frivola e cosmopolita, si ubbriacava
d'omaggi, cresceva fra il lusso e i piaceri? Che disinganno, s'ella
fosse stata la tua fidanzata, che disinganno t'avrebbe atteso il
giorno in cui tu l'avessi rivista!... No, no, ragazzo mio, non fu una
disgrazia, non fu un errore quello di non aver accettato il posto di
Kartum; la disgrazia vera è che quella gente sia venuta a stabilirsi a
Roma, l'errore è che tu sia tornato dall'estero; ed è in parte errore
mio, perchè ho contribuito a farti tornare....
Fino a quel punto lo scienziato era riuscito a dominar la sua
commozione. Ora egli stentava a padroneggiarsi. La sua voce tremava, le
lacrime gl'inumidivano il ciglio.
-- Non ho che te solo, -- egli disse. -- Speravo di poter averti presso
di me.... Non supponevo nemmeno che la simpatia che tu provavi per tua
cugina, quand'era poco più che una fanciulla, potesse, in condizioni
tanto mutate, diventare una passione violenta.... Tu non la nominavi
mai nelle tue lettere.... io mi tenevo sicuro ch'ella ti fosse
indifferente....
-- E io? Io, -- protestò Giorgio, -- io l'avevo dimenticata.... Te lo
giuro, babbo, l'idea di trovarla a Roma non mi turbava.... Sapevo
ch'era cresciuta immensamente la distanza che mi divideva da lei....
dieci, venti volte milionaria.... Anch'io, babbo, ero lieto di venir
qui, di proseguir qui, vicino a te, la mia carriera scientifica.... Ero
così contento.... Ora non so quello ch'io abbia.... non connetto due
idee....
Scattò dalla seggiola, riprese a girar per la stanza. E dopo una pausa
continuò, riattaccandosi a una frase pronunziata da suo padre:
-- Una passione violenta?... No, non è neppur questo.... Sono più
persuaso di te che devo scancellar dalla mia mente e dal mio cuore la
Mariannina.... Guarda, se lo zio Gabrio mi dicesse: «sposala», e s'ella
mi dicesse: «sposami», io risponderei di no, tanto mi parrebbe assurdo
questo matrimonio.... Sei stupito? Ti sembro in contraddizione con me
medesimo?... Oh babbo, il tuo povero figliuolo ha perso la testa.
-- È una crisi, una crisi che passerà, -- replicò il professore, cercando
di nascondere sotto il fare scherzoso la sua inquietudine. -- E se
realmente devono succedere gli avvenimenti che ti furono annunciati,
noi non vi assisteremo.... Prenderò io stesso una licenza di sei
mesi dall'Università.... sarà la prima che prendo.... faremo un lungo
viaggio fuori d'Italia, fuori d'Europa.... Magari potessimo portar con
noi mia sorella!... Se la sua salute non le permetterà di muoversi,
la lasceremo qui a riordinare la nostra casa.... Son sicuro ch'ella
da mio fratello non resta.... Ci si troverebbe troppo a disagio....
A ogni modo, tornando a Roma dopo sei mesi trascorsi in mezzo a
gente e costumi diversi, poi avremo bell'e dimenticata quella famosa
Mariannina, anche se sarà principessa.... anzi tanto più se sarà
principessa.... Non lo credi, giovinotto?
Giorgio tentennò il capo con un mesto sorriso.
-- Tu lasceresti per me le tue abitudini, la tua cattedra?
-- Sicuro che le lascerei.... per sempre, se fosse necessario.... Per
fortuna basterà un'assenza non lunga.... Non ti va il mio progetto?
-- Ne riparleremo, babbo.... Grazie di tutto.... Come sei buono!
-- Qualcheduno picchiò timidamente all'uscio.
-- Chi è?
La donna di servizio avvertì che la cena era pronta.
-- Or ora veniamo, -- disse il professore. E s'avviò dando il braccio al
figliuolo.
La cena fu silenziosa, benchè Giacomo Moncalvo cercasse di tirar in
campo i più svariati argomenti. Solo alla fine Giorgio si animò un poco
discorrendo dell'insegnamento di fisiologia di Salvieni e della parte
del corso che l'illustre uomo aveva affidato interamente a lui. Eh,
Salvieni non faceva stare i suoi assistenti con le mani alla cintola.
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