passeggiata, il cavaliere Cherasco (era cavaliere, che già s'intende)
scese con gran premura dal legno e dichiarò che se le due signore
andavano a Roma egli sarebbe ben lieto di accompagnarle dove
volevano.... Era dispiacente di non poter offrire un posto anche ai
loro due cavalieri, ma proprio non c'era modo di accomodarli.... Per
non gravare troppo il bilancio, un Ministro di S. M. il Re d'Italia
non aveva diritto che a un miserabile -fiacre-.... Perchè quello era
il -fiacre- di S. E., per conto di cui egli, Cherasco, aveva dovuto
far un'ispezione.... Ma Sua Eccellenza sarebbe stato lietissimo
d'apprendere che il suo legno aveva servito a togliere d'impiccio due
dame gentili.
Le dame gentili si guardarono.
-- In verità, -- disse la signora Clara, -- ch'io quasi quasi
approfitterei.... se mia nipote non avesse troppa fretta di far
colazione....
-- Fretta? -- interruppe la Mariannina, ch'era sempre avida di novità e
si divertiva un mondo a veder l'aria disgustata di suo cugino Giorgio e
del pittore Brulati. -- Non ne ho punta. Mezz'ora fa avevo fame. Adesso
non ne ho più.... E in ogni modo, son sicura che a casa troverò da
mangiare meglio che a Sant'Agnese.... Dunque, Cherasco, la prendiamo in
parola.
-- Naturale!... È quello che voglio.
Il segretario, raggiante, si profondeva in ringraziamenti pel grande
onore che gli si faceva.
La signora Clara ebbe uno scrupolo di coscienza.
Ma lei, poi, come ci sta?
-- Io?... Perfettamente.... Non ho che da abbassare questo sedile.... da
una persona.
E Cherasco sottolineò la frase per far capire una seconda volta che non
c'era posto per altri.
-- Mòntino; signore, mòntino.
-- Voi ci scuserete, -- disse la signora Clara tendendo la mano ai due
uomini ch'eran lì mogi mogi. -- È stata una gita disgraziata.... Ma ne
faremo una col bel tempo.
-- Arrivederci, Giorgio. Arrivederci, Brulati, -- soggiunse la
Mariannina. -- Mi dispiace proprio, ma non posso lasciar sola la zia....
M'immagino che dopo colazione tornerete a Roma col tram.... Se venite
al palazzo Gandi, prenderete il tè con noi.
Lo sportello della carrozza si chiuse. Il cocchiere frustò il cavallo
che partì al trotto.
Brulati gettò via dispettosamente un mozzicone di sigaro e posò sulla
spalla di Giorgio Moncalvo la mano che aveva libera dall'ombrello.
-- Lei non conosce ancora sua cugina come la conosco io. Di questi tiri
ne fa continuamente, e bisogna prenderla com'è. Mi meraviglio piuttosto
della signora Clara....
Giorgio pensò che sua zia aveva colto con entusiasmo l'occasione di
separarlo dalla Mariannina, e questo pensiero l'irritò. Perchè tanto
zelo? O che quella benedetta donna lo credeva un bimbo che non sapesse
difendersi da sè?
-- Non istaremo mica qui a infracidire, -- ripigliò il pittore, visto
che il suo compagno di sventura non si moveva. -- In dieci minuti saremo
a Sant'Agnese e ci si potrà rasciugare e ristorare.... Vuol ripararsi
sotto il mio ombrello?
-- Grazie, -- rispose Giorgio. -- La pioggia non mi disturba.... E ormai
non mi par che valga la pena di fermarsi a Sant'Agnese.... Almeno io
non mi fermo.... Approfitterò del tram.
-- Padronissimo, -- replicò Brulati avviandosi con passo affrettato. --
Io non intendo far la fine del conte Ugolino, e infilo la porta della
prima bettola che trovo.
VI.
Fra marito e moglie.
I coniugi Moncalvo, che avevano finito di far colazione ma non s'erano
ancora alzati da tavola, discorrevano animatamente fra loro. Erano
rimasti soli; monsignor de Luchi, loro commensale quella mattina, era
appena uscito; i camerieri avevano avuto l'ordine di non entrare finchè
non fossero chiamati.
-- E tu non sapevi nulla? La Mariannina non t'aveva detto nulla? --
chiese il commendatore.
-- La Mariannina non se ne sarà nemmeno accorta, -- rispose la signora
Rachele. -- Sarà stata tanto lontana dall'immaginarsi....
-- In quanto a me, penso che sian fantasie di monsignore.
-- Come? Monsignor de Luchi è intimo degli Oroboni, e non è uomo da
parlare a caso. Del resto, qual maraviglia se la nostra figliuola ha
fatto impressione in un giovine dell'alta aristocrazia romana?
-- Io non mi stupisco dell'impressione, -- replicò Gabrio Moncalvo. --
Mi stupisco che monsignore la giudichi tale da poterci architettar su
un matrimonio.... In quella famiglia! Con quelle abitudini! Con quei
pregiudizi!
La signora Rachele pareva assorta in una visione sublime. Non era un
sogno? Sua figlia, la sua Mariannina, aveva la possibilità di diventare
principessa Oroboni?
-- Suonerebbe bene, non è vero, Gabrio, questo nome di Mariannina
Oroboni? E che trionfo sarebbe!
Il commendatore cercò di calmare gli entusiasmi della consorte.
-- Un trionfo che costerebbe caro. Intanto bisognerebbe tirar fuori un
milione per comprare la roba degli Oroboni; poi il palazzo di Roma
bisognerebbe assegnarlo come parte di dote alla Mariannina, e in
fine sarebbe necessario arrotondare questa dote con parecchie altre
centinaia di migliaia di lire perchè gli sposi potessero campare alla
meno peggio.
-- Non eri già disposto a dare alla nostra figlia, alla nostra unica
figlia, un milione di dote?
-- Ho detto una volta che per collocarla bene non baderei a sacrifizi, e
che sarei arrivato volentieri fino al milione; ma non è provato che non
si possa trovarle un partito degno di lei per la metà della somma.
La signora Rachele protestò con tutte le sue forze.
-- Che lesinerie son queste? Credi che la Mariannina non sappia di poter
fare assegnamento sopra un milione? E che partito migliore potresti
trovare?
-- Eh, via, una gran nobiltà, un gran nome; ma pel rimanente?...
Lasciamo stare ch'è mia famiglia in rovina; ma quel don Cesarino che
tipo è?... Un giovane che par decrepito, ch'è sempre vissuto sotto una
campana; un fossile che non capisce nulla del mondo moderno.
-- Parli dei pregiudizi degli altri! -- esclamò, scandalizzata, donna
Rachele. -- E i tuoi?... Quella gente vede il mondo in una maniera che
non è la nostra.... Ma sei sicuro che non lo veda meglio?... Libertà,
libertà!... Le belle imprese che si compiono in nome della libertà!...
Scioperi, dimostrazioni, rivolte.... Non manca altro che un giorno
vengano a svaligiarci la casa.
-- Anzi verranno, -- disse il commendatore ch'era uno spirito filosofico;
-- ma quando pure abbian portato via tutto quello che c'è, non resteremo
sulla paglia.... E passata la burrasca torneremo in auge come prima....
Invece, se gli Oroboni e i loro simili avessero continuato a tenere
il mestolo in mano, saremmo tutti e due nel Ghetto di Ferrara, io a
vendere vestiti usati, tu a spennacchiar le oche.
Quest'allusione allo stato sociale degli avi spiacque alla signora
Rachele che si rodeva di non essere una Montmorency, ed ella ribattè
dispettosamente:
-- In quanto a questo, è quasi un secolo che i miei sono usciti dal
Ghetto.
Moncalvo si fregò le mani.
-- Merito dei liberali, cara mia. Merito della Rivoluzione francese e
del primo Regno d'Italia.
-- Io non nego i meriti di nessuno, -- replicò la moglie. -- Ma è certo
che oramai gli Oroboni, anche se governassero loro, non avrebbero
più le idee di una volta.... E la miglior prova è che abbiano gettato
l'occhio sulla nostra figliuola.
Il commendatore tentennò la testa.
-- Non dimenticherai mica la clausola della conversione.
-- Sfido io! O che ti formalizzi? Come se a quella, presto o tardi, non
ci si dovesse venire!
-- Adagio, adagio! -- disse il prudente marito, facendo con le mani il
gesto di chi vuol fermar qualcheduno. -- Che su questo punto si debba
transigere per la Mariannina, lo ammetto.... Se il battesimo è per lei
condizione -sine qua non- di un gran matrimonio, lasciamo pure che si
battezzi.... Ma altro è la Mariannina, altro siam noi.
La signora Rachele storse la bocca con una smorfia di persona
disgustata.
-- È la prima volta che ti vedo così attaccato alla tua religione.
Gabrio Moncalvo sorrise con aria di compatimento.
-- Io non sono attaccato nè alla mia, nè a quella degli altri, ma
appunto per questo non sento neppur bisogno di convertirmi.
-- Io invece quel bisogno lo sento, -- esclamò con impeto la signora
Rachele. -- Sento che porterei nella nuova fede tutto l'ardore della
neofita.
-- Anche questo è possibile, -- dichiarò placidamente Moncalvo. -- E
sarebbe una bella seccatura in famiglia.... Ma persuaditi pure che,
quale pur fosse il tuo zelo, esso non basterebbe a far dimenticar le
tue origini.... Tu ed io, nonostante il gran lavacro, saremmo sempre
considerati quelli di prima.
La signora Rachele faceva dei segni negativi col capo.
-- Padronissima di negare.... Io ti ripeto che la nostra posizione
sociale non muterebbe d'una linea, nemmeno presso gli Oroboni....
nell'ipotesi che quel don Cesarino diventasse nostro genero.... Sì,
sì, se credi che l'aver per genero un principe ti darebbe diritto
di cittadinanza nella -loro- società, t'inganni a partito.... Ebrei
o cattolici, liberali o codini, noi seguiteremmo ad esser per loro
d'una razza inferiore.... accarezzati forse nei giorni in cui si deve
ricorrere alla nostra borsa, invitati ai loro ricevimenti ufficiali,
ma guardati sempre d'alto in basso.... Ecco quello che guadagneremmo
dall'aver nostra figlia principessa.
-- E se fosse così (ch'io non lo credo), -- domandò inquieta la signora
Rachele, -- vorresti mettere ostacoli alla felicità della Mariannina?
-- È un'altra faccenda, -- disse il banchiere. -- Nostra figlia è
ambiziosa, e noi dobbiamo pensar sopra tutto a lei.... La felicità
molte ragazze la troverebbero in un matrimonio diverso da questo.... ed
ella stessa qualche anno addietro.... chi sa?... Basta, acqua passata
non macina più.... Oggi la Mariannina ha grandi idee, e son persuaso
che ella sogni un blasone ed un titolo e che per diventar principessa
ella sia disposta a rinunciare, oltre che alla cosidetta fede degli
avi, anche a parecchie di quelle soddisfazioni che sono ricercate dalle
nature romantiche e sentimentali.... Io terrò nel debito conto i suoi
desiderii.... Ma finora son tutti castelli in aria, e la prudenza non è
mai troppa....
Di ciò la signora Rachele convenne, non senza osservare tuttavia che di
positivo c'era una cosa: la nuova visita che si doveva fare al giardino
degli Oroboni, col pieno consenso di don Cesarino e della principessa
madre e con la probabilità d'incontrarsi con loro.
-- Già, -- replicò il commendatore, -- voglion vedere la merce.... Tanto
più è necessario di evitare le chiacchiere intempestive.... anche
con la Mariannina.... Non c'è nulla di concreto.... Tutto è allo
stato di nebulosa.... E io devo camminare coi piedi di piombo....
Non dimentichiamoci che quando scoppierà questa bomba.... dato che
scoppi.... avremo contro di noi mezzo mondo, principiando da Giacomo e
dalla Clara.
-- Spero bene che non darai retta a loro, -- proruppe con stizza la
signora Rachele. -- La Clara è un'eccellente creatura, piena di buon
senso, ma è uno spirito -terre à terre-, ch'era nata per esser moglie
di un impiegato a tremila lire l'anno. E in quanto a tuo fratello,
sarà un brav'uomo, tutti lo affermano, ma è anche lui un essere
antidiluviano che non capisce i tempi.... E in fondo egli non ti
perdona d'esser riuscito a far quattrini.
-- Oh!... a lui i quattrini non fanno gola.
-- Lo so.... E non credo che ce li invidii.... Ma ce li rinfaccia.
-- Sin da fanciullo, -- disse il banchiere rievocando i vecchi tempi,
-- viveva di nulla. S'isolava dalla famiglia dedita ai suoi piccoli
traffici, si seppelliva fra i libri.... E alla scuola era sempre il
primo.... mentre io passavo a scapaccioni.
La signora Rachele, ch'era orgogliosa dei milioni accumulati da suo
marito, scrollò le spalle in atto sprezzante.
-- Ecco quello che valgono i trionfi delle scuole.... In verità, nessuno
vi crederebbe fratelli.
-- Mah! Fenomeni che si ripetono spesso.
Dopo un momento di silenzio la signora Rachele riprese:
-- A proposito, io ti confesso che non vedo di buon occhio l'intimità di
tuo nipote Giorgio con la Mariannina.
-- Giorgio viene da noi così di raro!
-- Sì, ma quando viene si prende troppa confidenza.
-- Non è lui che se la prende.... È la Mariannina che gliela dà.
-- La Mariannina è fatta così. In fondo è un Lucifero, ma del sussiego
non ha mai voluto averne, nè è ragazza da tollerar osservazioni.... Sta
però tranquillo che quando occorre sa tirar fuori le unghie.... Giorgio
stesso dovrebbe capire che le cose sono mutate.
-- Quel Giorgio, -- riprese il commendatore, e c'era nel suo accento il
rimpianto d'un bel sogno svanito, -- sette anni fa s'è lasciato scappar
la fortuna.... Se andava a Kartum a quest'ora avrebbe messo da parte un
bel gruzzolo.
-- Meglio così, -- interruppe la moglie. -- Allora tu coltivavi l'idea di
un'unione fra i due cugini.
-- Non sarebbe stata un'enorme disgrazia, -- notò Gabrio Moncalvo. -- In
mancanza di figli maschi, non è male aver un genero che si occupi dei
nostri affari. Se la Mariannina sposa don Cesarino Oroboni, non sarà
certo lui quello che mi aiuterà a condur la mia azienda.
-- Tuo nipote non ha maggiori attitudini pel commercio di quelle che
avrà don Cesarino, -- replicò la signora Rachele.
-- Chi sa se non le avrebbe avute? -- soggiunse il marito. -- È un giovine
d'ingegno.
-- Sì, sì, sul genere di suo padre.... È di quelli che restano spiantati
tutta la vita.
-- Non s'indebitano almeno come gli Oroboni.... Non si rovinano....
La signora Rachele perdette la pazienza.
-- Pare impossibile che un uomo intelligente non veda l'abisso che
c'è tra la vecchia nobiltà e noi.... Loro possono indebitarsi fino
agli occhi, possono rovinarsi senza scapitar nella riputazione e
senza perdere il loro posto nella società. Conservano il loro nome,
il loro passato, le loro aderenze.... Noi no; noi siamo ricchi o
non siamo nulla. E non vai proprio la pena di cercar di fondare
delle dinastie.... Il giorno in cui i Rothschild piombassero nella
miseria, nessuno si ricorderebbe di loro.... O che ti lagni di non
aver maschi?... Forse si mangerebbero quello che tu hai guadagnato.
Tu quando sei stanco puoi ritirarti, e se la Mariannina diventa una
principessa romana, ella, ch'è l'unica erede del tuo patrimonio,
rimetterà in piedi una famiglia decaduta.... Sarà meglio, spero,
ch'esser la moglie d'un professorino che potrebbe appena pagare
il sarto col suo stipendio e per il resto dovrebbe far la parte di
mantenuto.
Il commendatore, che durante lo sproloquio della sua consorte aveva
avuto il tempo di arrotondare e accendere una sigaretta, replicò un po'
seccato:
-- Il professorino è fuori di combattimento.... Ormai nè tu nè io lo
accetteremmo per genero, nè la Mariannina lo accetterebbe per marito. E
tu sei la prima a esser persuasa che s'egli pensasse a una cosa simile
(che non lo credo) la Mariannina gliene farebbe perder la voglia....
Chiudergli la porta in faccia non posso.... sarebbe un'offesa gratuita
a lui e a mio fratello.
Gabrio Moncalvo si alzò e si mise a girar per la stanza con la testa
bassa e con le mani congiunte dietro la schiena.
L'accenno di sua moglie ai Rothschild lo aveva turbato. La gran casa
bancaria, sopra tutto la casa madre di Francoforte, l'onorava della sua
benevolenza.... Ora appunto la casa di Francoforte era la più attaccata
alla fede mosaica e chi sa che effetto le avrebbe fatto la notizia
della conversione dell'unica figliuola del suo corrispondente Gabrio
Moncalvo? Tenergliela nascosta era impossibile.... Figuriamoci se tutti
i giornali di Roma non ne avrebbero parlato!... D'altra parte l'idea
d'imparentarsi con una famiglia principesca romana lusingava la vanità
del banchiere più di quanto egli non volesse confessare a se stesso,
e distruggeva nel suo spirito le obbiezioni giudiziose che pure egli
aveva mosse alla signora Rachele.
Questa, che si teneva sicura della vittoria, stimò inopportuno di
insistere.
Si alzò anch'essa di tavola e si affacciò alla finestra.
-- Dio, come piove! -- ella disse.
Infatuati, prima a discutere con monsignore de Luchi, poi a conversare
tra loro, i due coniugi s'erano appena accorti che il tempo era
peggiorato.
-- Piove fitto davvero, -- soggiunse il commendatore, guardando anch'egli
di là dai vetri. -- L'ho detto alla Mariannina che non era tempo da
uscire in automobile.
-- S'intende ch'erano andati per dipingere.
-- Mi dispiace anche per la Clara che ha sempre la disposizione
alle bronchiti.... Se si potesse mandar loro incontro il -landau-
coperto....
-- Dove? Andavano a Mentana, ma probabilmente non ci saranno arrivati e
si saran dovuti ricoverare in qualche posto.
-- E chi sa che strade ci saranno!... Pur che non accadano disgrazie! --
disse Moncalvo, avvicinandosi alla moglie.
-- Bah! -- fece la signora Rachele. -- Di Giovanni si può fidarsi.
Ella fissava con occhi cupidi, dall'altra parte di via Nazionale, il
muraglione del giardino Oroboni e le cime degli alberi ondeggianti al
vento.
-- Pur che tu voglia! -- ella sussurrò, posando una mano sulla spalla del
marito.
Gabrio sorrise.
-- Sei ambiziosa.
-- Per nostra figlia.
-- Non per nostra figlia soltanto, -- riprese il banchiere. -- Tu vorresti
veder principessa la Mariannina, ma vorresti anche un titolo per te,
e non ti contenti di quello che sarebbe facile avere.... E pur se ne
contentano i Rothschild....
-- La baronìa?... No.... Ce ne son troppi di questi baroni della
finanza.... È quasi un altro stigma di razza.... Tu devi esigere una
corona di conte.
-- Cara mia, la Consulta araldica non è più di manica larga come una
volta.
-- Tu hai vinto difficoltà maggiori di queste, -- incalzò la signora
Rachele. -- Hai sempre vinto.
-- Lusingatrice!
Ella seguitò carezzevole:
-- Sei partito da principii umili e sei arrivato così in alto.
-- La fortuna mi ha aiutato, -- disse Moncalvo con vera o finta modestia.
-- Ci furono momenti in cui la fortuna stava per isfuggirti e tu hai
saputo riafferrarla, -- soggiunse la moglie. -- E ci furono anche momenti
in cui tu dubitavi della tua stella e qualcheduno ti rincorava.
Nell'evocazione di quel tempo passato la bellezza matura, un po'
avvizzita, della signora Rachele si rianimava, pareva rifiorire. E
intanto la bianca e morbida mano di lei, dalla spalla di Gabrio saliva
pian piano fino al mento, lisciava la barba brizzolata.
-- Sì, eri tu a rincorarmi, -- egli disse. -- Fosti una buona, una fedele
compagna.
Ella arrossì, sapendo di non meritare tutta intera la lode. Fedele
s'era mantenuta effettivamente fino a più di quarantanni; poi, travolta
nel turbine del gran mondo, aveva ceduto alle tentazioni.... oh non
molto.... quello che bastava per non esser ridicola.... Anch'egli, del
resto, aveva fatto le sue scappatelle, sempre per la medesima ragione,
per non esser da meno degli altri.... senza mai perdere la testa, senza
mai innamorarsi sul serio.... come non s'era innamorata lei, che aveva
voluto bene a un uomo solo, al suo Gabrio.... Fors'egli ignorava le
sue debolezze.... forse, sospettandole, le perdonava.... al modo stesso
ch'ella perdonava quelle di lui....
S'udirono dei passi rapidi nella stanza accanto. L'uscio si spalancò.
-- Oh, Mariannina! -- esclamarono in coro il commendatore e la signora
Rachele. -- Curioso ch'eravamo accanto alla finestra e non ci siamo
accorti della tua venuta.... Per solito l'automobile fa uno strepito
indiavolato.
-- Ma che automobile?... Son venuta in -fiacre-, nel -fiacre- di Sua
Eccellenza il ministro dell'interno.
-- Come? Perchè? Che cos'è successo?... E la zia Clara?
-- La zia Clara è venuta con me.... È andata nella sua camera.... Ora
vi racconterò.... Lasciatemi respirare.... E sopra tutto datemi da
mangiare.... Ho una fame!
La ragazza premette il bottone del campanello elettrico.
-- Non hai fatto colazione?
-- No!
-- Insomma, si può sapere che accidente v'è toccato?
-- Un accidente semplicissimo.... Non vi sono morti, nè feriti. E
scoppiata una gomma dell'automobile.
-- E che c'entra il -fiacre- di Sua Eccellenza?
-- Non parlo più fin che non ho mangiato, -- dichiarò la Mariannina che
s'era seduta a tavola e sgretolava un panino. -- Oh, finalmente! -- ella
disse rivolgendosi al cameriere accorso alla scampanellata. -- Che il
cuoco mi mandi tutto quello che ha.... subito.... caldo o freddo, non
importa.
VII.
La principessa Olimpia Oroboni.
Erano quasi le undici di sera. Un -fiacre- chiuso si fermò davanti alla
porticina di servizio del palazzo Oroboni, e ne discese monsignor de
Luchi.
Una donna matura, che reggeva una piccola lanterna a olio, venne ad
aprire.
-- Buona sera, Pulcheria.
-- E lei, monsignore?
-- Sì, la principessa mi ha mandato a chiamare.
-- Appunto, -- rispose la Pulcheria, richiudendo la porta e dando il
chiavistello, -- ed ero qui in portineria ad aspettarlo.... Mio marito
dev'esser in casa, nell'ingresso. È di un umore intrattabile.... Se lo
catechizzasse un po'?... Non ora.... non ora.... A momento opportuno.
-- Cara mia, -- replicò monsignore, avviandosi dietro di lei pel sentiero
ghiaioso che scricchiolava sotto i suoi piedi, mentre nella notte
senza vento gli alberi erano immobili e il silenzio del luogo era rotto
soltanto dal chioccolìo monotono d'una fontana, -- a catechizzare vostro
marito si perderebbe il fiato.... È un uomo che vorrebbe il mondo a suo
modo.
-- Purtroppo, -- sospirò la donna. -- Ora s'è fitto in capo che debba
succedere una specie di rivoluzione qui dentro, e dichiara che
in questo caso se ne va.... Dove poi andrebbe a finire? Qui non
riscuotiamo il salario da un pezzo, ma almeno si ha l'alloggio e il
vitto.... E all'età di Plinio, coi suoi acciacchi e con le sue idee,
non è mica facile trovare....
-- Ma che non faccia bestialità, -- replicò il sacerdote. -- Ma che
non s'immischi di quello che non lo riguarda.... È lui che la fa la
rivoluzione pretendendo di giudicare i suoi padroni....
-- Dunque è vero, monsignore?.... Dunque c'è qualche cosa in aria? --
chiese ansiosamente la Pulcheria.
E, voltandosi, alzò il lume quasi fin sotto il naso del prete per
leggergli in faccia la risposta.
Monsignore si riparò gli occhi con le mani e rimase impassibile.
-- Do anche a voi lo stesso consiglio che a vostro marito. Non
v'immischiate di ciò che non vi riguarda.
E per liberarsi dalla seccatura affrettò il passo e soggiunse:
-- Vedo chiaro dietro i vetri.... È inutile che v'incomodiate di più...
Credo d'aver pratica abbastanza.
Salì in fretta i pochi gradini della scalinata ed entrò.
Meno discorsivo della consorte, il servo Plinio gli venne incontro in
silenzio.
-- La principessa è nella sua camera?
Plinio accennò di sì.
-- C'è lume per le scale?
-- C'è il lume acceso davanti all'altarino del pianerottolo.... sulla
scala piccola.
-- Basterà. Salgo di lì.
Illuminata di sotto in su, la tavola dell'altarino lasciava indovinare
una testa di Madonna, curva in atto amoroso sul frutto delle sue
viscere. Del bimbo si distinguevano appena i contorni sparenti, come,
del resto, spariva gran parte del quadro sotto lo strato di fuliggine,
onde il continuo fumicare di quel lume sempre acceso lo aveva
lentamente cosparso.
-- Ormai nelle chiese hanno introdotto la luce elettrica, -- pensò
monsignore, ch'era uno spirito moderno.
-- Monsignor de Luchi, -- annunziò il cameriere picchiando all'uscio di
donna Olimpia.
S'intese il fruscìo d'una veste di seta. Una voce femminile rispose:
-- Avanti!
La principessa, ch'era in piedi, mostrò a monsignore una sedia; indi,
vedendo che Plinio non si decideva ad andarsene:
-- Cosa c'è? -- chiese bruscamente. -- Se avrò bisogno di voi, sonerò.
-- Il fuoco è spento, -- biascicò Plinio, dando un'occhiata al caminetto.
-- Non importa. Non ho freddo. Andate.
Il servo ubbidì.
Col busto proteso innanzi, monsignore attendeva che donna Olimpia
parlasse.
-- Pregavo, -- ella disse, accennando all'inginocchiatoio che sul cuscino
di velluto crèmisi portava il segno recente delle ginocchia che lo
avevano compresso. -- Pregavo, invocavo dal Signore una guida in questo
ch'è forse il momento più critico della mia vita.... Il Signore è
muto.... Non sono degna.
Si abbandonò sur una poltrona, e dopo una breve pausa riprese:
-- Ho chiamato voi..., voi che avete ordito tutta questa trama....
-- Era l'unica via che restasse, -- mormorò il sacerdote allargando le
braccia.
-- Già.... A voi sta bene dir così, -- seguitò donna Olimpia. -- vi
ho chiamato a quest'ora perchè si potesse discorrere senza esser
disturbati.... Oggi ho parlato con Salvucci, il nostro benemerito
agente generale, l'uomo che godeva la nostra piena fiducia e che ci ha
mandati in rovina.... Vorreste forse scusarlo? -- chiese con accento
vibrato la principessa, interpretando a suo modo un movimento di
monsignor de Luchi.
-- No, no, -- rispose costui. -- È stato inabile, imprevidente, ma...,
siamo giusti.... la situazione era molto difficile.... Bisognava, venti
o venticinque anni fa, prima della crisi edilizia, aver il coraggio di
vendere il giardino, il palazzo....
-- Perchè vi fabbricassero un albergo?
-- Sicuro che gli speculatori non hanno scrupoli archeologici.
-- Mai, mai, -- protestò donna Olimpia. -- A ogni modo, s'era necessario
di vendere, Salvucci doveva dichiararlo, e cercare un compratore nella
nostra casta.... fra i patrizi romani.... Invece egli non ha saputo far
altro che debiti.... E oggi non sa far più nemmen quelli.
-- E che suggerisce? -- domandò monsignore.
-- Siete ingenuo, -- ribattè la principessa in tuono sarcastico. --
Naturalmente suggerisce quello che suggerite voi.... quello che voi gli
avete detto di suggerire....
-- Non io, principessa.... La forza ineluttabile delle cose.
-- Ah, don Paolo, se non ci fosse di mezzo la follia di mio figlio,
so io quel che farei.... Io lascerei andar all'asta le nostre terre,
la nostra villa di Porto d'Anzio, questo palazzo, tutto insomma;
lascerei portar via i mobili, i quadri, e aspetterei che i gendarmi
venissero a cacciare anche me dalla mia camera, dalla soffitta forse,
dove mi sarei rifugiata.... Meglio, mille volte meglio che accettar
le proposte dei vostri Moncalvo.... Ma avete stregato mio figlio,
il mio Cesarino, egli che doveva esser più geloso di me della nostra
dignità, del nostro nome.... Se l'aveste sentito, oggi!... Sì, dopo
di Salvucci, ho voluto udir lui oggi stesso.... ho voluto saper da lui
s'egli era disposto a subire in pace la nostra vergogna, s'era disposto
a vendersi.... Altro che disposto!... Ci va come a una festa.... don
Cesarino, capite? Don Cesarino, che non osava guardare in faccia una
donna.... che voleva farsi frate!... Ora muor dietro a quella figliuola
di ebrei, di strozzini, con cui non ha mai scambiato una parola, che ha
vista soltanto dalla finestra.... o per la strada.... Perchè da vicino
non si son mai visti, non è vero?... Non si sono mai trovati insieme?
Non mi avete mica ingannata?... Non avete mica fatto in modo che
s'incontrassero?...
-- Oh, donna Olimpia! -- esclamò, con aria offesa, monsignore.
-- Ormai non mi fido più di nessuno, -- ribattè la principessa, -- e di
voi meno degli altri.
Slanciato quest'ultimo strale, la vecchia patrizia si tacque, soffocata
da un nodo di tosse.
Don Paolo si affrettò a mescerle un bicchier d'acqua, le raccomandò di
calmarsi e le chiese:
-- Posso parlare?
Senza dir motto, ella fece un segno affermativo col capo.
-- Ebbene, principessa, -- cominciò il prete con la sua voce piana
ed insinuante, -- io comprendo lo stato del suo animo e son qui per
ricevere le sue battiture.... Ma non le è mai venuto in mente che in
questa che lei crede un'opera del demonio....
-- Proprio così, -- biascicò donna Olimpia.
-- .... non le è mai venuto in mente, -- proseguì monsignore, -- che
ci sia invece un disegno alto della Provvidenza?... Permetta.... Io
non sono che uno stromento.... Permetta.... Poco più d'un anno fa,
quand'era manifesto che la Banca d'Italia era decisa a realizzare
il suo credito e si batteva invano a tutte le porte per evitar la
catastrofe finanziaria, conoscevo io forse il commendatore Moncalvo?...
E quando, andata in fumo ogni speranza di ricco matrimonio, pareva
che don Cesarino volesse chiudersi in un convento, sapevo io forse
che questa Mariannina esistesse? Ed ecco che, circa in quel tempo, la
famiglia arcimilionaria viene a stabilirsi a Roma, viene ad abitare
dirimpetto al palazzo Oroboni, ed io, per mezzo del conte Ugolini
Ruschi, entro in rapporti col commendatore Gabrio, che mi dà subito
cinquemila lire pel nostro Asilo, e mi presenta alle sue signore
cortesi, munifiche, sempre disposte a largheggiar coi miei poveri,
sempre piene di deferenza pel cattolicismo, per la Chiesa, pel
papato....
-- E voi le credete sincere? -- interruppe la principessa. -- Hanno
l'eresia nel sangue.
-- Sono cresciute nell'indifferentismo, -- corresse monsignore, -- come
molte di queste famiglie israelite dell'Occidente.... Si sono staccate
dalla loro religione e non sanno risolversi ad abbracciare la nostra.
S'illudono di poter vivere senza religione alcuna.... Ma sono meno
impreparate di quello che si pensa ad accoglier la verità della
fede....
A un gesto dubitativo della sua interlocutrice, don Paolo si infervorò
di più nel discorso.
-- Senza questa persuasione intima, profonda, non mi sarebbe balenato
in mente il disegno che, con l'aiuto del cielo, spero di condurre ad
effetto.... Noti, donna Olimpia, noti le coincidenze che non possono
dipendere unicamente dal caso.... Don Cesarino vede questa signorina
Moncalvo dalla finestra, la osserva, egli che aveva il ribrezzo della
femmina, va di sera alla chetichella nella torretta del giardino per
tentar di penetrare con l'occhio nella camera di lei, per tentar di
coglierla al passaggio dietro i vetri, dietro le tende; e nello stesso
tempo la giovine ha una curiosità acuta di conoscere i segreti di
questo recinto, di visitar questo palazzo, d'incontrarsi con quelli che
lo abitano e ch'ella scorge appena di lontano in mezzo alle macchie
d'alberi....; e intanto di pieno accordo coi genitori s'interessa
alle nostre opere pie, partecipa alle nostre beneficenze, viene nei
nostri ospizi, ammira la potente organizzazione della carità cattolica,
influisce.... badi, donna Olimpia, influisce sul padre per disporlo
favorevolmente all'operazione finanziaria che salverà dalla rovina la
famiglia Oroboni.
-- Oh, don Paolo, don Paolo! -- esclamò la principessa. -- Non capite....
è naturale, non potete capire -- (e in queste parole c'era un'allusione
alle umili origini del sacerdote) -- quale mortificazione sia per me
il sapere che le nostre miserie furono discusse in quella casa, che
riceveremo l'elemosina da quella gente....
-- Principessa mia, -- disse monsignore, -- alla fine dei conti gli
Oroboni avranno dato più di quello che ricevono. E senta se non ho
ragione di trovare in tutto ciò la mano della Provvidenza? Il primo
cenno a un possibile matrimonio non l'ho fatto io.... È stata la
signora Rachele Moncalvo.... molto timidamente.... come per tentare il
terreno.... Io la guardai attonito. «Lo so, -- ella disse, -- il maggior
ostacolo è la religione.... Ma se non fosse che quello! Sarò beata il
giorno in cui mia figlia avrà preso il battesimo».
-- E voi, -- rimbeccò donna Olimpia, -- voi avete subito morso all'amo.
-- Io, -- rispose don Paolo con una certa alterezza, -- io avevo letto
ormai da più giorni nell'anima di quella borghese arricchita; io non
avevo bisogno di mordere all'amo.... Era lei piuttosto ch'entrava
spontanea nella via sulla quale io volevo condurla... Sono sacerdote,
principessa, e sono da molti anni amico e servo devoto di casa Oroboni.
Donna Olimpia chinò il capo assentendo.
-- Come sacerdote, -- continuò monsignore, -- non posso essere
indifferente alla salvezza d'un'anima; come amico e servo di questa
famiglia, devo fare per essa tutto quello che dipende da me per
restituirle l'antico splendore.
Un sorriso amaro sfiorò le labbra della principessa.
Don Paolo non vi pose mente, e ripigliando il tuono d'umiltà che aveva
abbandonato per poco, ripetè la frase pronunciata pur dianzi:
-- Io non sono che uno stromento.... Non sono io che ho illuminato
il cuore della signora Moncalvo, non sono io che ho predisposto un
esperto uomo d'affari come il commendator Gabrio a distrar più d'un
milione dalle sue speculazioni proficue per immobilizzarlo in questo
palazzo, nella villa in rovina di Porto d'Anzio e nei fondi finora
punto rimunerativi d'Albano.... Ma sopra tutto non sono io che ho
infiammato il sangue di don Cesarino, che ho svegliato i suoi sensi
atrofizzati.... Quante volte ella mi diceva sospirando: «Non è un
uomo come gli altri.... È torpido, è frigido.... Non si sposerà. Se si
sposasse non avrebbe figliuoli. Povera casa Oroboni!» Questo ella mi
diceva dopo abortiti i vari disegni di matrimonio.... Ed ecco che il
Signore fa il miracolo per mezzo di questa giovinetta che appartiene
alla stirpe dei reprobi.... ecco che tutte le speranze rinascono e che
è nuovamente lecito di contare su una lunga discendenza degli Oroboni,
in cui, presto forse, ci sarà un difensore della Chiesa, un campione
della fede.
-- Ah don Paolo, -- proruppe la vecchia signora, -- è inutile che doriate
la pillola.... Dite che non c'è scampo; dite ch'è vano ribellarsi ai
voleri del cielo.... e non dite altro.... È meglio.... Zitto!... Non
sentite?
-- Sì, -- rispose monsignore levando gli occhi verso il soffitto. --
Qualcheduno cammina qui sopra.
-- È la camera di Cesarino. È lui che cammina.
-- Sta per scendere forse?
-- Non c'è pericolo, -- replicò donna Olimpia. -- Ma ormai nella notte non
ha requie.... Ogni tanto si alza, gira su e giù per la stanza come un
animale chiuso nella sua gabbia.... Per causa di colei!... E pensare
che tre o quattro secoli fa, se una donna di quella razza avesse coi
suoi sortilegi infami sconvolta la mente d'un cristiano, d'uno dei
nostri, la Chiesa avrebbe ben saputo liberar coi suoi esorcismi la
vittima e arder sul rogo la fattucchiera.... Non ha più armi oggi la
Chiesa; non sa più nè redimere, nè punire.
-- Si calmi, principessa, -- disse don Paolo senza esagerarsi
l'importanza di questo -ritorno offensivo-. -- La Chiesa ha sempre lo
stesso potere, ma adopera le armi che meglio convengono ai tempi.
-- Il matrimonio! -- sogghignò donna Olimpia.
-- Perchè no?... Il matrimonio può anch'esso servire alla gloria del
Signore.... Don Cesarino sposerà una battezzata.... Della conversione
rispondo io.
-- Una conversione apparente, -- ribattè la vecchia Oroboni.
-- Una conversione sincera, -- rimbeccò il sacerdote. -- Ho già cominciato
in segreto a istruire la signorina Moncalvo e son sicuro che la scolara
mi farà onore.... Il segreto è necessario perchè i Moncalvo hanno molte
aderenze nella loro comunità e non desiderano di sollevare uno scandalo
intempestivo.... Sarà opportuno che la bomba scoppi tutta in un colpo
e che si abbia nello stesso momento la notizia del battesimo e del
matrimonio....
-- Dio, Dio! In che bivio mi trovo! -- disse la principessa
attorcigliando nervosamente il fazzoletto alle dita. -- Voi siete in
buona fede, lo ammetto, voi credete di agire pel nostro meglio.... Ma
vi siete troppo compromesso.... Siete ormai troppo interessato nella
riuscita di questo disegno.
-- Si consulti con altri, -- suggerì freddamente monsignor de Luchi. -- Ha
parenti, ha amici nell'alta aristocrazia romana.... perfino nel Sacro
Collegio.
Donna Olimpia fece un gesto sprezzante.
-- Nessuno ci ha mai ajutati nè d'uno scudo, nè d'una parola. Nessuno ci
ajuterebbe.... Se vivesse Leone XIII, andrei a gettarmi ai suoi piedi,
a pregarlo d'illuminare il mio spirito.
-- Vada da Pio X... Una Oroboni non può non esser bene accolta da Sua
Santità.
-- Tutti sono ben accolti dal nuovo Papa, -- disse donna Olimpia
con un accento da cui traspariva l'orgoglio patrizio. -- Ma non
m'intenderebbe.... È un Papa d'idee democratiche.... come voi....
Nella stanza superiore si continuava a camminare.
-- Sentitelo, sentitelo.... Non si cheta.... Ha la febbre addosso.
-- Potrebbe far qualche pazzia, -- insinuò monsignore. -- Ha
venticinqu'anni compiuti.... Potrebbe valersi delle facoltà che gli
accorda il Codice.
-- Don Paolo! -- esclamò la principessa giungendo le mani. -- Diventate
rivoluzionario anche voi sotto la vostra tonaca di prete?... Nelle
nostre case nessuno ancora s'è ribellato all'autorità dei genitori....
E voi credete che si ribellerebbe Cesarino?
-- Non credo.... Accenno alla possibilità della cosa.
Donna Olimpia si nascose il viso tra le palme e stette alquanto
raccolta. Nella stanza non si udiva volare una mosca. Dal piano di
sopra veniva il solito rumore di passi. Silenziosamente monsignor de
Luchi si chinò ad abbassare il lume a -carcel- che filava.
-- Con un profondo sospiro la principessa Oroboni riprese:
-- Bisognerà dunque salir questo Calvario. E cominceremo col ricever
quelle dame.... Quando?
Don Paolo dissimulò prudentemente la gioja della vittoria, e si
contentò di rispondere:
-- Quando vuol lei.... Al più presto possibile.... Sa ch'è una visita di
cui si parla da qualche settimana....
-- Ero indisposta....
-- Appunto, e fu questa la causa del ritardo.... Ora....
-- Ora, -- soggiunse donna Olimpia, -- è meglio spicciarsi.... Domani,
doman l'altro, fissate voi.... La vedrò finalmente questa sirena che
ha fatto perder la testa a mio figlio.... Lo so, me l'avete indicata un
giorno dalla finestra della torretta. Ma io son miope.... Che c'è?
Il sacerdote tirò fuori il portafoglio e ne tolse una fotografia di
piccolo formato che presentò alla sua interlocutrice.
-- Ecco, se vuol averne un'idea....
-- Oh don Paolo! -- esclamò donna Olimpia in tuono tra beffardo e
scandalizzato. -- Che razza di ecclesiastico siete? Girate coi ritratti
delle femmine in tasca!
-- L'ho preso per consegnarlo a lei, -- rispose serio serio monsignore. --
Nessuno potrebbe trovarci a ridire.
Donna Olimpia guardò attentamente la fotografia; poi la posò, con una
smorfia, sul tavolino.
-- È bella. Ma di una bellezza sensuale, volgare, sfacciata come i suoi
milioni, come la genìa a cui appartiene.
-- È più bella del suo ritratto, -- dichiarò monsignore. -- La vedrà
domani.... perchè gliela accompagnerò domani, con sua madre, un po'
prima delle tre.... Le giornate sono così corte in questa stagione!
-- E verrà anche quel vostro commendatore.... intendo il padre della
ragazza?
-- No, non credo.... È tanto occupato.... Ella avrà tempo di
conoscerlo....
-- Per me sarei ben lieta di non conoscerlo mai, di non aver mai
sentito parlare di lui.... Ah, de Luchi, è proprio il Signore che mi
castiga.... Quando mi sono confessata a voi, voi mi avete assolta....
ma Egli.... Egli non assolve....
-- Il Signore visita quelli che ama, -- replicò l'ecclesiastico. -- E
spesso i dolori che dà si mutano in gioje.
-- Nell'altra vita.
-- Non nell'altra vita soltanto.
-- Ma Egli non potrà impormi di accoglier questa intrusa come una
figliuola! -- proruppe donna Olimpia.
Accorto, discreto, don Paolo non insistette. Il più era fatto e al
punto in cui eran le cose il resto sarebbe venuto da sè.
-- Iddio la inspirerà, -- egli disse alzandosi e baciando la mano che la
principessa gli porgeva. -- Buona notte, donna Olimpia.
-- Buona notte, -- ella rispose con voce sorda. Scosse il campanello e:
-- Accompagnate monsignore, -- ella ordinò al vecchio Plinio. -- E mandate
da me l'Adelaide.... A domani, don Paolo.
-- A domani.
VIII.
Don Cesarino.
-- Sì, -- disse il giovane principe che aveva offerto il braccio alla
Mariannina e l'accompagnava in giro pel giardino, -- sì, io la vedevo
sovente dietro i vetri di quella stanza ch'è proprio dirimpetto alla
nostra piccola torre.... Anche di sera la vidi.... due volte....
Ell'aveva aperto le imposte e s'era affacciata alla finestra....
La vidi profilarsi in nero sullo sfondo rischiarato dalla lampada
elettrica.
Mentre don Cesarino diceva così, un lieve incarnato si diffondeva
sulle sue gote pallide e un tic nervoso gli faceva batter le palpebre
su cui egli passava e ripassava la mano bianca, sottile, luccicante di
anelli. Uso ai lunghi silenzi vuoti di pensiero, timido per modo da non
saper quasi fissare una donna in faccia, era stupìto egli stesso della
propria facondia, stupìto di sentirsi tanto meno goffo, tanto meno
impacciato del solito. Ma più di tutto si maravigliava d'aver osato
ribellarsi all'autorità della madre che non l'avrebbe voluto presente
a questa prima visita della Moncalvo e che aveva dovuto cedere per
prudenza dinanzi a una sua dichiarazione preventiva: -- Se non posso
riceverle oggi in casa mia, andrò io a cercarle domani in casa loro.
Don Cesarino si voltò un momento per mostrare alla Mariannina la torre
che sorgeva all'angolo del muraglione di cinta e la cui base pareva
perdersi in un viluppo di piante.
-- Abbiamo un pajo di camerette lassù.
-- Ora mi spiego, -- soggiunse la ragazza, -- il chiaro ch'io vedevo
qualche sera dietro le persiane.
-- Ero io.
Pochi passi più avanti, la principessa Olimpia, discorrendo con
monsignor de Luchi e con la signora Rachele Moncalvo, rievocava il
tempo nel quale il giardino, molto più ampio, si stendeva ov'era adesso
la strada.
-- Quando hanno rovinato la nostra Roma con le loro fabbriche, -- ella
disse, -- ne hanno preso una parte, appunto quant'è larga la loro via
Nazionale.... Abbiamo dovuto rifare il muro di cinta a livello della
torre che una volta s'innalzava isolata in mezzo al parco. E allora
vi si saliva nel pomeriggio per prendervi il fresco, e tutto intorno
era una bellezza di verde.... palme, quercie, cipressi, ed era una
fragranza di fiori, perchè di là dal nostro giardino ce n'erano altri,
e poi altri ancora, e non si vedevano queste brutture, nè si avevan
gli orecchi assordati da questo fracasso di tram e di automobili.... La
sera regnava un gran silenzio, rotto solo dal canto dei grilli.
La signora Rachele, benchè inorridita all'idea di quel mortorio, finse
di andare in estasi.
-- Certo doveva esser molto più poetico.... Però dentro questo ricinto
si è come fuori del mondo.
-- Mai abbastanza, mai abbastanza.
-- Bisogna pure adattarsi a vivere in questo mondaccio, -- obbiettò
monsignore.
-- Lo sappiamo che lei ci si è adattato anche troppo, -- disse la Oroboni
tra scherzosa e severa.
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