-- -Concessissima.- Quindicimila lire da me, quindicimila dalla -Banca
internazionale- non son nulla di eccessivo per uno che ha tante
aderenze e anche alla Banca ha giovato indirettamente.
Qui notiamo fra parentesi che della -Banca internazionale- il
commendator Gabrio Moncalvo era l'anima e che vi passava gran parte del
pomeriggio, facendovi la pioggia e il bel tempo.
Data una rapida occhiata ad altre lettere e telegrammi, il nostro
banchiere si riaccinse alla revisione delle sue bozze. Ma nemmen questa
volta potè rimanere tranquillo; chè, annunziata da un mellifluo:
-- -Disturbo?- -- gli si parò innanzi la faccia rasa e rubiconda di
monsignore de Luchi.
-- Oh, lei? -- esclamò Gabrio Moncalvo. -- Avanti, monsignore, avanti.
-- Buon giorno, commendatore.... Ha fatto un oh di maraviglia quando
m'ha visto.... Per l'ora insolita, forse.
-- Non per l'ora. Le dirò, le dirò.... Entri anche lei nel gabinetto
riservato.... Passi, s'accomodi.
E fattolo sedere al posto ov'era pur dianzi l'apostolo del Sionismo,
gli spiegò in poche parole chi fosse e che volesse il suo predecessore,
concludendo:
-- Ecco la ragione del mio -oh-.... Sono contrasti che non si vedono
che ai nostri giorni e non si vedono che a Roma.... Che confusione di
lingue, non è vero, monsignore? Un sacerdote della Chiesa cattolica, un
ebreo del vecchio stampo, e uno che non è nè carne nè pesce....
-- Siamo nell'-Urbs-, -- notò l'ecclesiastico.
-- Però prima del Settanta certi contrasti non erano possibili.
-- Perchè no? Perchè no? -- rispose monsignore che aveva questo
intercalare. -- La Chiesa è inflessibile nei principii, è intransigente
nelle apparenze, ma in fondo è sempre stata tollerantissima.
-- Uhm, uhm!
-- Parlo sul serio. E i pontefici non hanno mai escluso nessuno dalla
loro presenza.
-- Sarà.... Quello ch'è sicuro è che lei, monsignore, è un vero uomo di
mondo, un vero uomo moderno.
-- La Chiesa è sempre antica e sempre moderna, -- disse il prete. -- È
contemporanea di tutti i secoli e intende tutte le questioni.
-- Anche il Sionismo?
-- Perchè no? La Chiesa sa che il tempio di Salomone non si
ricostruisce. Essa non permetterà che sorga un regno d'Israele ove è
la tomba di Cristo, ma non disapprova l'emigrazione degli Ebrei verso
qualche regione ove possano vivere in pace.... Sarà tanto più probabile
che quelli che si sono ormai assimilata la nostra civiltà abbraccino la
nostra fede.
-- Sicchè.... scusi, sa, se per un istante faccio finta d'esser un buon
cattolico anch'io e la prendo per mio direttore spirituale.... (dicono
così, non è vero?) lei non pensa che un appoggio dato all'impresa possa
nuocermi presso i suoi amici?
-- All'impresa sionista?
-- Appunto.
-- Niente affatto.... Solo bisognerebbe vedere il programma.... Ha messo
la sua firma anche lei?
-- No, no, -- si affrettò a rispondere il commendatore che ormai era
deciso a non sottoscrivere, -- la firma no. Tutto si limiterà a una
contribuzione pecuniaria.
-- E allora.... è troppo naturale.... Una persona che ha la
sua posizione finanziaria, e che appartiene sempre... almeno
ufficialmente.... alla confessione israelitica, non può chiuder la sua
borsa.
Moncalvo, che in fondo era soddisfatto del responso di monsignor de
Luchi, tentennò la testa.
-- La credono inesauribile la mia borsa.... E invece basterebbe una
crisi....
-- Lasciamo andare, lasciamo andare.... Chi ha i suoi capitali, la sua
abilità, le sue aderenze non ha paura di crisi.... Ma veniamo a noi....
-- Son qui tutt'orecchi.
-- Ecco, si tratta dell'affare Oroboni.... Il Consiglio della -Banca
internazionale- s'è riunito?
-- Sì, s'è riunito, ha discusso.... Ma è un osso duro, non glielo
nascondo.... L'affare non presenta quelle garanzie che sarebbero
necessarie per subentrare alla Banca d'Italia in questo mutuo.... Vede
che la Banca ha una gran fretta di liberarsene.
-- È uno strascico della Banca Romana, e si capisce che la Banca
d'Italia desideri liquidare al più presto l'eredità.... Poi la legge
stessa le impone di -smobilizzare-.... che termini barbari!... Ma
fossero tutte sicure come questa le sue investite!
-- Curioso però che questa gran proprietà non dia da due anni
l'occorrente per pagar gl'interessi.... E sì che gli Oroboni sono in
due e non fanno lusso.
-- Tutt'altro.... Ma è un'amministrazione trasandata.... Lasciamo stare
il palazzo di città, ma i fondi potrebbero dare una rendita quadrupla
di quella che dànno.
-- Se non sanno amministrare, vendano.
-- Finora la principessa non voleva, e don Cesarino è così ossequente
alla madre!... Non è detto però che non possa cambiar d'opinione.... se
vi fosse una proposta vantaggiosa.... Caro commendatore, -- soggiunse
l'ecclesiastico come se gli fosse venuta un'idea subitanea, -- ha mai
pensato se l'acquisto potesse convenire a lei?
-- A me? -- esclamò Moncalvo fingendo sorpresa. -- Come vuole ch'io possa
togliere un milione dalla mia azienda?... Noi banchieri abbiamo bisogno
di denaro vivo.
-- Eh, via! Anche con un milione di meno la sua azienda prospera lo
stesso.... Gliene restano sempre a bastanza.... E nella peggiore
ipotesi c'è il credito che fa miracoli. Due righe di telegramma al suo
amico Rothschild, e quella cassa è a sua disposizione.
-- Ha voglia di scherzare, monsignore. No, no, non sono operazioni per
me.
-- Sarebbe un affar d'oro. Il palazzo di Roma e la villetta di Porto
d'Anzio valgono il milione da loro soli. Tutti i fondi presso Albano
sono dati per soprammercato, e in mano sua frutterebbero il sei per
cento e più.
-- Sì, per quello che me ne intendo io d'agricoltura!
-- Lei si procura un buon agente.
-- Quello degli Oroboni, per esempio?
-- No, quello degli Oroboni non farebbe per lei... Ma il proprietario
nuovo non sarebbe legato da nessun impegno.
-- Via, son discorsi inutili. Io non compero.... E pel mutuo con la
-Banca internazionale- che vuol che le dica?... Mi dispiace, ma temo
che non se ne farà nulla.... Posso ritentare....
-- Bisognerebbe far presto, prima che la Banca d'Italia mandi
all'asta.... Non che l'asta abbia ad esser necessariamente rovinosa....
Scommetterei che si troverebbero applicanti anche per più del
milione.... Ma è l'effetto morale.... per la principessa, per don
Cesarino.... È la prospettiva di dover abbandonare il loro palazzo.
-- Questo accadrebbe anche in seguito a vendita privata.
Monsignor de Luchi si aggiustò il colletto.
-- Secondo il compratore.... Vi potrebb'esser quello che consentisse ad
affittare ai proprietari attuali.
-- Bravo!... Per non riscuoter mai la pigione.... No, no, caro
monsignore.... Chi comprasse il palazzo e il giardino non avrebbe che
da far -tabula rasa- e da approfittare dell'area per rifabbricarvi....
Cinque o sei piani, stanze piccole, tutto il -comfort- moderno....
potrebbe col tempo essere un discreto impiego.
-- Ah, commendatore mio, -- esclamò il prete congiungendo le mani,
-- che sacrilegio!... Distruggere una delle poche oasi che ci siano
rimaste!... Come se non ce l'abbiano deturpata abbastanza la nostra
Roma!... E che cosa direbbero le signore che hanno un senso d'arte così
squisito?... Si ricorda giorni fa, quand'ebbi l'onore di accompagnarle
a visitare il palazzo e il giardino Oroboni, si ricorda la sua
Mariannina, che entusiasmo!
-- Verissimo. Il demolire sarebbe un peccato.... Ma il compratore non
potrebbe fare altrimenti.
-- Scommetto che lei non demolirebbe.
-- Ho paura che perderebbe la scommessa.
-- Lei non vorrebbe dar un dispiacere simile a sua moglie e alla sua
figliuola.
Moncalvo tentennò la testa.
-- Ma d'altra parte mia moglie e la mia figliuola non vorrebbero
suggerirmi una speculazione rovinosa. Sa, anche loro l'istinto degli
affari lo hanno nel sangue.
Nel dir queste parole il commendatore sorrise. Poi, mutando argomento,
uscì in questa proposta:
-- Lasciamo per un poco gli affari.... Faccia una bella cosa.... Resti a
colazione con noi.... Siamo soli, mia moglie ed io.... La Mariannina e
mia cognata sono in automobile e non torneranno che nel pomeriggio....
Via, che impegni ha?
-- Ma.... veramente.... -- biascicò monsignore.
-- Non cerchi delle scuse, -- insistè Moncalvo.
In realtà monsignore era dispostissimo ad accettare. Egli era sicuro
che il restar a colazione non avrebbe già avuto per conseguenza di
lasciar da parte gli affari, ma anzi di farli rimettere sul tappeto
in condizioni più favorevoli, con un'alleata efficacissima al fianco,
-donna- Rachele, che aveva una grande simpatia per gli Oroboni e
conoscendo i loro impicci economici sarebbe stata lieta che suo marito
li salvasse dal naufragio.
-- Simpatia disinteressata? -- pensava monsignore.
Egli credeva di aver letto in quell'anima di donna piena di vanità e
d'ambizione. E forse non s'ingannava.... Ma neanch'egli era per lei un
libro così chiuso ch'ella non vi avesse letto dentro qualche cosa....
Chi sa se non avrebbero finito per intendersi?...
-- Ebbene? Che medita? -- domandò il banchiere.
-- Che vuol che le dica?... Alla sua cortesia non si resiste.... Per che
ora sarebbe?
-- Si va a tavola a mezzogiorno e un quarto.
-- E io a mezzogiorno e un quarto sarò da loro. Son le dieci e mezzo....
Ho tempo d'avanzo d'andare fino alla Cancelleria e di tornare indietro.
-- Diamine! Ha una bella passeggiata.... Vuol che faccia attaccare il
-fiacre-?
-- Ma si figuri! Cammino volentieri, e a ogni modo c'è il -tram- qui
alla porta.
-- Come crede.... In pochi minuti il -fiacre- sarebbe pronto.
-- No, grazie.
-- Grazie a lei di aver accettato l'invito.
E il commendatore accompagnò fino sul pianerottolo l'ecclesiastico,
come aveva prima accompagnato il sionista.
Due agenti di cambio aspettavano nell'anticamera. Sulla scrivania di
Fanoli erano alcuni telegrammi aperti, il cui contenuto parve recar
molta soddisfazione a Gabrio Moncalvo.
-- Dei quattrini ne escono, -- egli disse fra sè, -- ma per fortuna ne
entrano molti di più.
Poi chiamò il fattorino.
-- Salite in casa e fate avvertir mia moglie che monsignor de Luchi sarà
a colazione con noi.
Sbrigati gli agenti di cambio, Moncalvo dettò in francese una letterina
al segretario:
«-Signor dottore-,
«Metto a disposizione della nobile opera alla quale Ella consacra
la sua attività la somma di venticinquemila franchi. Incaricherò i
miei amici baroni Rothschild di Francoforte di fare per mio conto il
versamento alla cassa centrale. Consento naturalmente che il mio nome
figuri tra gli oblatori; mi duole invece di non poter entrare nel
Comitato romano. Augurando il miglior successo all'impresa, la prego di
accettare l'assicurazione della mia stima profonda.
«-Suo obbl.mo-
«GABRIO MONCALVO».
Dopo aver apposta la sua firma, il commendatore dettò l'indirizzo e
ordinò al segretario di far recapitare la lettera al più presto.
-- Anche questa faccenda è liquidata, -- egli disse fregandosi le mani.
V.
In automobile.
L'automobile filava a velocità moderata attraverso Piazza delle Terme
e via Venti Settembre. V'erano dentro quattro persone: la Mariannina
Moncalvo con la zia Clara, il pittore Brulati e lo -chauffeur-,
Giovanni.
A un certo punto la Mariannina gridò:
-- Ferma!
Giovanni chiuse i freni e l'automobile si fermò all'angolo del
-Grand Hôtel-. Il portiere dell'albergo fece due passi credendo
che qualcheduno volesse scendere; poi, visto che la faccenda non lo
riguardava, tornò indietro sbadigliando.
-- Cosa c'è? -- disse spaventata la zia Clara.
-- Niente, niente, -- rispose Brulati voltandosi.
E la Mariannina soggiunse, mentre faceva dei cenni con la mano a un
giovinotto che s'avvicinava di corsa:
-- C'è Giorgio.
Il -professorino-, che aveva ubbidito all'appello della cugina (e come
non ubbidirvi?), si accostò, rosso in viso e trafelato, all'automobile,
intorno al quale ronzavano gli sfaccendati.
-- Buon giorno, -- egli disse salutando tutti, ma non avendo occhi che
per la Mariannina. -- Siete in gita?
-- Gita artistica, -- replicò la ragazza. -- Vado fino a Mentana a
dipingere con Brulati.
-- A Mentana! -- esclamò Giorgio colpito dal nome. -- Dove si son battuti
nel novembre 1867?
-- Sarà.... C'è un vecchio castello dei Borghese assai pittoresco....
Almeno da quello che dice il mio illustre maestro.... Io ci vado per la
prima volta.... -- Guardò maliziosamente il giovinotto e soggiunse: -- Tu
hai una voglia matta di veder Mentana.... per amore della battaglia,
s'intende.... una battaglia ove c'era Garibaldi, ora ricordo....
ebbene, vieni con noi....
-- Se non ci sta nell'automobile? -- insinuò la zia Clara.
-- Ci sta benissimo, -- ribattè la nipote. -- Ci sta fra noi due....
pigiandoci un poco.... Animo, monta.... È un favore che non meriteresti
perchè non ti lasci veder da un secolo.
La signora Clara, che aveva molta stima e molto affetto per Giorgio e
avrebbe voluto salvarlo dalle civetterie della nipote, rinnovò le sue
obbiezioni.
-- Lo faremo star male e staremo male noi.... E probabilmente egli avrà
da lavorare.... E sarà aspettato a colazione da suo padre.
-- No, -- disse il giovane. -- Oggi mio padre non fa colazione a casa....
È a Frascati, da un collega.... Voleva che ci andassi anch'io, ma mi
seccava.... Capisco che sono più orso di lui.
-- Dunque non ci son scuse.... Si spicci, signorino.
Giorgio esitava.
-- Non vorrei dar un dispiacere alla zia Clara.
-- Che dispiacere vuoi darmi? -- rimbeccò la zia. -- La tua compagnia mi è
sempre cara.... Ma questa birichina ti farà perdere mezza giornata.
-- E tutta la testa, -- borbottò in modo quasi incomprensibile il pittore
Brulati, che aveva un'ammirazione sconfinata per la bellissima ragazza
e nonostante i suoi cinquantacinqu'anni sospirava platonicamente per
lei.
Intanto Giorgio aveva, alla meglio, preso posto fra la zia e la cugina.
-- Ero sicura che ci si stava comodamente! -- esclamò la Mariannina in
aria trionfale. E ordinò allo -chauffeur-: -- Avanti!
-- Siete sicure del tempo?... -- chiese Giorgio guardando il cielo ch'era
percorso da grossi nuvoloni.
La signora Clara si tirò sulle ginocchia la coperta di felpa.
-- Temo anch'io che voglia piovere.
-- Non pioverà, -- sentenziò la Mariannina. -- E il cielo e la campagna
sono più pittoreschi così che quand'è sereno.
In un lampo l'automobile uscì da Porta Pia e si trovò sulla via
Nomentana, fiancheggiata di ville a destra e a sinistra.
-- Ah, queste ville romane! -- disse la Mariannina. E soggiunse subito
urtando il gomito di Giorgio, che trasalì al tocco della candida mano:
-- A proposito; non ci siamo più visti dopo la mia visita al Palazzo e
al giardino Oroboni.... Lo sai ch'era la mia gran curiosità.
-- Lo so, -- rispose il giovine che quest'annunzio turbava, senza ch'egli
potesse spiegarsene il perchè. -- E come ci sei penetrata?
-- Per merito di monsignor de Luchi.... il mio monsignore.
Giorgio scrollò le spalle.
-- Curioso gusto di aver ogni momento un prete fra i piedi.
-- Eh, caro mio, non siamo mica intolleranti, noi. Quel pretino si
getterebbe sul fuoco per me.
-- Gli credi? Avrà i suoi secondi fini.
-- Si fa presto ad accusare. Bisogna provar le accuse.
Giorgio non rilevò la sfida, e riprese:
-- Dunque che meraviglie ci sono da quegli Oroboni?
-- Tutto è caratteristico, tutto ha una sua impronta particolare. Me ne
appello a Brulati.
-- C'è stato anche lei?
Il pittore ch'era seduto accanto allo -chauffeur-, girò su sè stesso
per rispondere.
-- Sì, non mi son lasciato sfuggir l'occasione.... Oh, forse il luogo
non avrebbe tante attrattive se non fosse poco meno che inaccessibile
ai profani.... A Roma ci son giardini infinitamente più ampi e meglio
tenuti, con maggior ricchezza di piante, d'acque, di fiori.
-- Ora Brulati mi cambia le carte in mano, -- disse la Mariannina. --
Era d'accordo anche lui che una delle originalità del giardino Oroboni
fosse d'esser così trascurato.
-- Non lo nego.... Ricorda un po' il quadro di Calderini, -Giardini
abbandonati-.
-- Appunto.... Ah, quei sentieri ove cresce l'erba, quegli alberi che
nessuno si sogna di agguagliare, di pettinare....
-- Sentiamo il parere della zia Clara, -- disse Giorgio.
-- La zia Clara non ha nessun parere, per la gran ragione che la zia
Clara non c'era, -- rispose l'interrogata.
-- Che la zia Clara ci fosse o non ci fosse, -- riprese con calore la
Mariannina, -- ciò non toglie, signorino mio bello, che quella villa
degli Oroboni nel centro di Roma non sia una magnificenza.
-- Strani gusti avete! -- rimbeccò Giorgio. -- La putrefazione, la
morte.... Ma io amo la vita nell'aspetto delle cose e delle persone.
E avvolse d'uno sguardo appassionato la bella cugina che, in verità,
era il simbolo della vita e della giovinezza.
La Mariannina, ch'era fresca fresca della lettura delle -Vergini delle
Roccie-, disse a Giorgio ch'egli non era artista, che non capiva la
poesia delle rovine, delle acque stagnanti, delle foglie infracidate,
delle aristocrazie che si spengono.
-- E c'erano i campioni di queste aristocrazie? Li hai conosciuti?
-- Magari! Ma non c'erano.... Erano a Loreto.
-- A sciogliere un voto?
-- Chi sa? Dev'esser bella Loreto.
-- La fiera delle indulgenze e il ritrovo delle ignoranze.
-- Ci fosti?
-- No.... fui a due passi.... a Recanati.
-- Al paese di Leopardi?
-- Sì, quello era un uomo.... Altro che i tuoi Oroboni!
-- Chi fa il confronto?... E pure io non dispero di conoscerli.
-- Tornerai?
-- E perchè no?... come dice monsignor de Luchi.
-- Già, monsignore ti condurrà.
-- S'intende, monsignore.... O che male c'è? In che t'ha offeso quel
buon pretino mio?
-- Che vuoi che ti dica? -- replicò Giorgio. -- Io non capisco che punti
di contatto ci possano essere tra un monsignor de Luchi e la figlia del
commendatore Gabrio Moncalvo.... Una volta....
-- Una volta, -- soggiunse vivacemente Mariannina, -- monsignore avrebbe
cercato il modo di bruciarmi viva. Ora viene a colazione da noi.... Non
ti pare che sia meglio?
-- Sicuro ch'è meglio.... Ma non mi negherai che il tuo monsignore e
quei mummificati Oroboni pei quali vai in sollucchero rappresentano un
mondo, un ordine d'idee affatto diversi dalle nostre idee e dal nostro
mondo.... Me ne appello alla zia Clara.
La buona signora, ch'era un po' paralizzata dalla corsa dell'automobile
e s'avviluppava sempre più nei suoi scialli, aveva in cuor suo
l'opinione di Giorgio, ma desiderava evitar le discussioni. E si
contentò di rispondere:
-- Cari figliuoli, sopra tutto non vi bisticciate. La zia Clara lascia
che ognuno pensi a suo modo.
-- È questo professorino che vorrebbe imporsi, -- replicò con petulanza
la ragazza...
-- Smetti anche tu, -- pregò la zia.
-- Io mi diverto a farlo arrabbiare, -- rispose con voce raddolcita
la Mariannina. -- E poi voglio avere il merito di raffinare i suoi
gusti.... È uno scienziato.... ma è un borghese....
-- Che cosa significa?
-- Significa.... significa, -- disse la Mariannina andando un po' a
tastoni, -- uno che accetta le opinioni correnti....
Giorgio fece un segno negativo col capo.
-- Sissignore.... Oggi è di moda far gli spiriti forti, protestare
contro l'oscurantismo, il clericalismo....
-- Ma che? Ma che? -- interruppe il cugino. -- Anzi i clericali tornano in
auge.
-- Adagio, Giovanni! -- gridò la signora Clara. -- C'è un baroccio.
-- Eh, lo vedo.
Il baroccio, a due ruote, tirato da due cavalli coi fiocchi rossi,
scendeva rumorosamente da Ponte Nomentano. Di sotto al caratteristico
ombrellone blu, il barrocciaio degnò appena di un'occhiata l'automobile
che gli passava rasente. Un canino ringhioso abbaiò.
Di là dal Ponte Nomentano la strada, già così larga e diritta, si
ristringeva, diventava irregolare e tortuosa, avvallandosi spesso,
alzandosi talora fino a dominar la campagna malinconica e suggestiva.
Qualche buttero a cavallo percorreva le grandi praterie ove pascolavano
le mandre disperse, qualche macchia d'eucaliptus, qualche quercia
solitaria, qualche pino rompeva la monotonia della verde pianura
leggermente ondulata.
-- Adagio! -- seguitava a raccomandare la signora Clara.
Di sotto alla pesante coperta di felpa, ch'era abbastanza grande da
servire per tre e di cui la Mariannina aveva reclamato la sua parte,
Giorgio Moncalvo cercò la mano della bella cugina e la strinse forte
nella sua. Ella, sempre calma, rispose con una leggera pressione delle
dita; poi liberò la mano prigioniera e si ravviò il velo sul viso. Un
sorrisetto enigmatico errava sulle sue labbra.
-- A momenti piove, -- sospirò la zia guardando il cielo ch'era più scuro
di prima.
La Mariannina fece un gesto d'impazienza.
-- Nemmen per sogno. Scommetto che torneremo col sole.
E Giorgio, ormai disposto a darle ragione in tutto, soggiunse:
-- Infatti lì in fondo c'è una striscia d'azzurro.
Brulati, ch'era invece di pessimo umore, si voltò per contraddire.
-- Ma che azzurro?... Anzi quei monti eran chiari e ora son coperti....
Pioverà senza dubbio, e, se stesse in me, farei fare un dietro front
all'automobile e filerei per Roma.... Non è giornata, no, da dipingere.
-- Credo che Brulati non abbia torto, -- disse la signora Clara, ma i due
giovani le diedero sulla voce. Tornare indietro? Ora che s'era quasi
arrivati? Per la paura d'un po' di pioggia? Come se in ogni caso non
fosse meglio giungere in un paese ove sarebbe stato facile di mettersi
al riparo!
La Mariannina se la prendeva particolarmente col pittore. Non si
vergognava d'esser così pusillanime?
Giorgio dichiarò che, in quanto a lui, piuttosto che rinunziare a veder
Mentana, ormai che s'era a pochi chilometri, avrebbe finito il viaggio
a piedi.
-- Bravo! -- esclamò la Mariannina. -- Vengo anch'io.
-- Vuoi? -- chiese Giorgio fissandola negli occhi.
-- Siete matti? -- interruppe la signora Clara.
La Mariannina fece una spallucciata.
-- Cara zia, tu hai bisogno di esser catechizzata da miss May.
-- Miss May non ha da catechizzarmi niente affatto, -- ribattè la signora
Clara. -- Ella è padrona di regolarsi secondo i suoi usi americani. Noi
seguiamo gli usi europei.
Queste cose la signora Clara le disse senza scomporsi, senz'alzar
la voce d'un punto, ma con un'intonazione che contrastava con la sua
apparenza di persona esile, malaticcia, remissiva.
Nè la Mariannina si ribellò, benchè fremesse in cuor suo e trovasse
inesplicabile la soggezione che, in certi momenti, la zia le inspirava.
-- Manca molto a questa benedetta Mentana? -- chiese la signora Clara a
Giovanni.
-- Se mi lascia dar un po' più di forza alla macchina, ci siamo in
cinque o sei minuti.
-- Sia pure.... con giudizio però.
-- Non dubiti.
L'automobile accelerò la sua corsa; gli squilli della cornetta di
allarme echeggiavano quasi ininterrotti lungo la via solitaria.
La zia Clara aveva chiuso gli occhi e arrovesciata la testa sulla
spalliera del sedile. I due giovani invece, col busto proteso innanzi,
aspiravano voluttuosamente l'aria frizzante che batteva loro sul viso.
-- Auff! -- disse la Mariannina alzando il velo che le si appiccicava
alle tempie e alle gote. -- Così mi piace.... Tagliare il vento, divorar
lo spazio.... esser padroni della strada....
-- Io così farei il giro del mondo, -- dichiarò Giorgio a voce bassa.
-- È lunghetto.
-- In buona compagnia mi parrebbe breve, -- soggiunse il professorino
parlando quasi nell'orecchio della cugina.
Ella riprese il suo tuono ironico.
-- La buona compagnia sarei io, s'intende....
-- Sfido!
-- Un ratto in automobile.... Non mancano gli esempi. Sta a vedere se lo
-chauffeur- sarebbe disposto....
-- Ah, senza -chauffeur-.... diamine!
-- Allora guiderei io.... perchè tu non sai nemmeno tenere il
manubrio.... questo si capisce a volo.
-- Pur troppo, -- confessò Giorgio, mortificato.
-- In questo caso.... perchè anch'io guido come posso.... si farebbe una
gran frittata....
-- Sarebbe una bella morte.
-- Grazie.... Per te.... Ma ci sarei anch'io.
-- Ecco Mentana, -- annunziò Brulati. E additò un gruppo di case. --
Quello più alto è il castello Borghese.... Lo chiamano castello tanto
per dire, ma in fondo non è che un vecchio palazzone diroccato....
assai pittoresco.... specie quando c'è il sole.... Oggi pur troppo....
-- E la battaglia, -- domandò ansioso Giorgio Moncalvo, -- dove la si è
combattuta?
Brulati, benchè romano, ne sapeva pochino....
-- Qui intorno.... Credo che Garibaldi, coi suoi, fosse dentro Mentana,
in marcia per Tivoli.... I papalini avevano occupato i poggi, le
ville.... Ero un ragazzo allora.... Più avanti c'è un'ara ai caduti....
e stanno costruendo un museo per collocarvi le reliquie della
giornata....
E poichè Giorgio insisteva nelle sue domande:
-- Oh, -- disse la Mariannina, -- è storia di quarant'anni fa. Ci vuol
altro a ricordarsi!
La zia Clara si scosse e protestò energicamente.
-- E storia di ieri, è storia nostra, e bisogna ricordarsene....
Anch'io, come Brulati, ero poco più d'una fanciulla in quel tempo, e
pur rammento quanto se ne discorreva.... A casa nostra biasimavano i
giovani che avevano risposto all'appello di Garibaldi e io scandalizzai
i nonni dichiarando che se fossi stata un uomo sarei corsa subito ad
arruolarmi....
-- Ma! -- disse Giorgio con un sospiro. -- Io invidio sempre quelli che
son nati mezzo secolo prima di me.... Avevano almeno la possibilità di
morire da eroi.
-- Bah! -- fece la Mariannina con una smorfia. -- Come se bastasse morire
in battaglia per essere eroi.... Una palla può buscarsela anche uno che
scappa.
Erano giunti al limite del paese, e Brulati suggerì di fermarsi e
di scendere. Se si doveva tornar indietro per la medesima strada era
meglio voltar l'automobile addirittura. Quelli che volevano vedere il
monumento ai caduti potevano recarvisi a piedi.... Non erano che pochi
passi, fino a quella specie di piazzetta che c'è a metà della via III
Novembre.... Egli il monumento lo sapeva a memoria e preferiva d'andar
verso il castello a riconoscere i luoghi, per fissar il punto più
adatto per fare uno schizzo.... se non oggi, un altro giorno.
-- Io intanto vado con Brulati, -- annunziò la Mariannina saltando giù
dall'automobile. -- Poi egli mi accompagnerà fino al monumento, ove
la zia Clara e Giorgio possono precederci.... Caro Brulati, se pur il
monumento lo sa a memoria, niente impedisce che lo veda una volta di
più.
Lusingato dall'idea di far da cavaliere all'affascinante ragazza, il
pittore s'inchinò profondamente.
-- Lei comandi e io ubbidisco.
-- Va bene, -- disse la signora Clara prendendo il braccio del nipote. --
Ci raggiungerete.... È di qua?
-- Sissignore, questa è la via III Novembre, -- rispose un cicerone del
paese, che, non invitato, s'era messo al fianco dei forestieri.
-- Li lasci soli? -- chiese Giorgio. E seguiva con l'occhio i due che
s'allontanavano.
La zia non potè trattenersi dal ridere.
-- Che scrupoli!.... Pur dianzi avresti voluto far solo con la
Mariannina il giro del mondo.... Parlavi piano, ma ho buoni orecchi.
Giorgio arrossì, balbettò qualche frase sconnessa.
-- Oh, non ti confondere.... Non ho paura che tu scaldi la testa a tua
cugina.... Non c'è nessuno che gliela possa scaldare.... Vedi se ho
da darmi pensiero perchè la ho lasciata a tu per tu con Brulati che
ha cinquantacinqu'anni e non è compromettente.... In ogni caso, è più
in pericolo lui.... Ma se non sa difendersi, tanto peggio.... Egli
m'interessa fino a un certo punto.... Tu, tu mi stai a cuore e non
vorrei che tu avessi a perdere la tua pace.... Se dovess'esser così,
sarebbe stato mille volte meglio che tu fossi rimasto in Germania.
Erano all'incirca i discorsi che Giorgio Moncalvo aveva uditi da suo
padre e di cui gli era forza riconoscere la piena ragionevolezza.
Tanto per dir qualche cosa alla zia, egli negò d'esser innamorato della
Mariannina. Gli piaceva, questo sì, e quando l'era vicino subiva il
fascino ch'ella esercitava su tutti, ma aveva ancora abbastanza sale in
zucca da capire che non era pane per i suoi denti....
Poco persuasa, la zia Clara tentennava la testa.
-- Non la cercare, dunque.... È pericolosa, te lo assicuro io.
-- Anche tu, come il babbo, sei ostile alla Mariannina, -- notò Giorgio
con amarezza.
La signora Clara, s'impazientì.
-- Io?... Io le voglio un bene dell'anima.... Me la son vista crescere
sotto gli occhi, sento che la casa mi parrà deserta quand'ella ne sarà
uscita.... Ma la conosco con le sue qualità e coi suoi difetti.... Farà
molto, molto soffrire.... E non è responsabile.... Sa di trionfare
con la sua bellezza, con la sua grazia, con le stesse bizzarrie del
suo carattere; sa che gli uomini vanno in estasi per un suo sguardo,
per un suo sorriso, e dispensa sguardi e sorrisi credendo di far dei
felici.... Che colpa ne ha lei se la felicità d'oggi diventa sventura
domani?.... Che colpa ha la fiamma se brucia?... Fuggila, fuggila.
-- Non dovrei dunque venir mai, mai più da te, dallo zio?... Ci vengo
così poco....
-- Se non puoi armarti d'indifferenza, non ci venire.... Ma bada.... La
guida ci fa un segno.
Per un lieve declivio giunsero allo spazio dove sorgeva, cinta da una
cancellata di ferro, l'ara ai morti di Mentana. Vi si leggeva scolpita
la bella epigrafe del Guerrazzi: «La bocca di questo sepolcro manda ai
viventi una voce che dice: deh! siate men vili, e fate, deh fate che
per la patria e la libertà non siamo morti invano».
La custode arrivò con le chiavi, aperse la cancellata, aperse una
porticina che metteva nell'interno del monumento, accese una candela
sopra una mensola. Nel centro di quella cella quadrata, dalle pareti
scure e massiccie, un sarcofago di marmo conteneva, visibili attraverso
il coperchio di cristallo, ossa e teschi dei caduti nella giornata del
3 novembre. Sulla mensola, vicino al lume, era una coppa piena di carte
da visita. Silenziosamente Giorgio vi depose la sua.
-- Poveri giovani! -- sospirò la signora Clara.
-- No, zia, non li compiangere, -- protestò Giorgio. -- Sono morti per una
grande causa.
-- Ci può esser in ogni tempo qualche grande causa per cui combattere,
e, se occorre, morire.
La custode credette doveroso di mettere una parola.
-- Io c'ero.
Zia e nipote si voltarono. In fatti la donna, che aveva l'aria di non
aspettar più il mezzo secolo, poteva esserci stata.
-- Ero una bimba, -- ella soggiunse.
-- E che cos'ha visto? Ha visto Garibaldi? -- le chiesero.
-- Ah, no.... Sono rimasta tutto il giorno nascosta in cantina.
Proprio nel momento in cui questo testimonio oculare dava così preziose
informazioni sulla battaglia, la Mariannina e Brulati s'affacciavano
alla porta.
-- Siamo qui, -- disse la Mariannina. -- Per oggi bisogna rinunciar a
dipingere. Comincia a cader qualche goccia di pioggia.
-- Lo prevedevo io! -- esclamò la signora Clara. -- Era meglio accettare
il consiglio di Brulati.
-- Brulati dà sempre buoni consigli, -- affermò il pittore con comica
solennità.
Giorgio invitò la cugina ad entrare nel monumento, ma ella accennò col
dito che non entrava.
-- Perchè?
-- Ho inteso da Brulati che ci son degli orrori lì dentro. No, no. È
inutile. Non ho simpatia per gli ossari. Su, Brulati. Andiamo a goderci
la bella vista. Ha detto lei che di quassù c'è una vista magnifica.
-- Col cielo sereno, però.
-- In ogni modo io vado, -- riprese la ragazza. -- Chi vuole mi segua.
Brulati le tenne dietro come un cagnolino.
La custode dava altre spiegazioni, mostrava un cranio forato da una
palla.
-- Che pietà! -- sussurrò la signora Clara giungendo le mani. E ricordò
la frase tristamente celebre: -Les Chassepots ont fait merveille.-
-- Chi sa poi s'era un garibaldino o un francese? -- obbiettò Giorgio
guardando verso la porta.
-- È lo stesso, -- rispose la zia. -- Forse aveva vent'anni; aveva una
madre che lo aspettava.... Tu sei sulle spine.... Usciamo pure.... Dove
sono quei due?
-- Qui, a un passo, -- disse la custode.
Dal ciglio del poggio si dominava la Sabina. Brulati enumerava i paesi.
-- Ecco, a sinistra Fara Sabina, Montelibretti, Morigoni, Palombara; a
destra Sant'Angelo, Monte Celio, Tivoli nascosto dietro quegli ulivi.
-- Se non sa dire più di così.... -- principiò la Mariannina. E
s'interruppe per rivolgersi alla zia e a Giorgio che sopraggiungevano.
-- Tutta la scienza di Brulati consiste a sciorinare una quantità di
nomi.... Allora tant'è prendere il Baedeker.... Quando gli si domanda
dov'erano i papalini, dov'erano i francesi, che strada hanno tenuto per
piombare addosso a Garibaldi, resta a bocca aperta.
-- Se ho confessato prima che non conosco i particolari della battaglia!
-- Io c'ero, -- ripetè la custode intascando la mancia datale da Giorgio
Moncalvo.
-- Brava! Racconti.
Giorgio scoppiò in una risata.
-- Oh sì.... Ha passato la giornata nascosta in cantina.... Non ha visto
nulla.
-- Sentivo le fucilate.
-- Gli ossari mi fanno ribrezzo, -- disse la Mariannina. -- Ma una
battaglia la vedrei volentieri. E scommetto che non avrei paura, che
m'inebbrierei del fumo, della polvere, del frastuono....
-- Piove davvero, -- osservò la signora Clara. -- Che si fa, figliuoli?
Dopo aver agitato i varii partiti, e visto che a Mentana non c'era
una trattoria possibile, conclusero che il meno peggio era di risalir
subito in automobile e di andare a far colazione a Sant'Agnese. Anche
senz'affrettarsi troppo, ci potevano arrivare in poco più di mezz'ora.
Quando si misero in cammino la pioggia affittiva e l'ombrello aperto
dalla signora Clara non riparava nè lei nè gli altri, ond'ella
si decise di chiuderlo e tirò su lo sciallo fin sulla faccia. Il
cattivo tempo influiva sull'umore di tutti; Brulati brontolava collo
-chauffeur-; lo -chauffeur- se la prendeva con la strada tortuosa e
ineguale; Giorgio meditava sulle gravi parole della zia; la Mariannina,
non avvezza a tollerare serenamente le contrarietà, aveva tanto di
muso. La infastidiva anche il contegno del cugino, che, senza dubbio,
era stato catechizzato dalla zia Clara e non pareva più quello di
prima.
-- Bah! -- ella pensò. -- Pur ch'io voglia....
E sotto la coperta che avevano stesa sulle gambe e che, bene o male, li
difendeva dall'acqua fece una manovra simile a quella che il professore
aveva fatto prima; avanzò cioè pian pianino la mano fino a toccar
quella di lui. Ma appena l'ebbe toccata ritirò bruscamente la sua come
per fuggire il contatto. Giorgio s'imporporò in viso; una fiamma guizzò
ne' suoi occhi.
La Mariannina non si mosse, ma l'espressione della sua fisonomia si
raddolcì alquanto.
-- Mariannina! -- disse Giorgio quasi involontariamente. E non potè
continuare perchè l'automobile si fermò di colpo e per poco non sbalzò
fuori quelli che vi si trovavano. Era scoppiata una gomma.
-- Ne ho una di ricambio, -- avvertì Giovanni ch'era saltato giù per il
primo. -- Ma ci vuol tempo.
-- Quanto?
-- Un'ora.... tre quarti d'ora....
-- Benone. Bel lavoro avete fatto! -- borbottò stizzita la Mariannina.
-- Son casi che nascono.... La strada è piena di sassi.
-- Cari miei, -- dichiarò la signora Clara che Giorgio aveva aiutata
a scendere, -- il peggio è di star qui fermi sotto la pioggia....
Camminiamo.... In qualche posto si arriverà.
-- Si dev'esser vicini a Ponte Nomentano, -- disse Brulati. -- Lì c'è
un'osteria, e ci metteremo al coperto.
-- Intanto, -- ripigliò la signora Clara, -- io ho necessità assoluta di
sgranchirmi le gambe.... Giorgio mi farà ombrello.... Prendilo, via,
l'ombrello.... Nell'automobile devono essercene due.... Uno servirà per
Brulati e la Mariannina.... Coraggio, e avanti!
Gli ordini della zia erano così precisi e perentorii che Giorgio non
osò disubbidire.
-- E voi, Giovanni, -- ripigliò la signora Clara, -- se vi spicciate,
raggiungeteci, dando un'occhiata all'osteria di Ponte Nomentano pel
caso che ci fossimo fermati là. Se no, saremo a Sant'Agnese.
S'avviarono, sgambettando nel fango. La pioggia seguitava a
cadere lenta, fine, minuta. Il cielo era tutto grigio; a fatica si
distinguevano i contorni dei monti lontani.
La Mariannina, tirato su il cappuccio, dichiarò che non voleva saperne
nè del braccio, nè dell'ombrello di Brulati. Volteggiava di qua e di
là, presta, leggera, segnando appena nella mota l'orma del piccolo
piedino elegantemente calzato. Di sotto il cappuccio le lampeggiavano
gli occhi ch'ella posava ora su Giorgio, ora su Brulati, con
un'espressione tra provocante ed ironica.
A Ponte Nomentano si fermarono solo qualche minuto per -parlamentare-
con l'oste. Ma a dispetto dei cartelli che portavano scritto: -Vini
di Frascati -- Buona cucina -- Sala superiore-, -- l'oste confessò che,
tranne il vino, non c'era nulla di pronto; nemmeno la -sala superiore-,
in ristauro da una settimana. Al pianterreno invece tre o quattro
barocciai semiubbriachi trincavano allegramente cantando certe loro
canzonaccie.
La stessa signora Clara, benchè fosse stanca, espresse il desiderio che
si tirasse innanzi fino a Sant'Agnese.
-- Ormai siamo in ballo, -- ella disse. -- A Sant'Agnese riposeremo....
E poi, se Dio vuole, prenderemo una carrozza o il tram, e torneremo a
casa.... Sarà una gita da ricordarsene per un pezzo.
-- Se davano retta a me, -- borbottò Brulati, -- a quest'ora saremmo a
Roma.
-- Invece di dir cose inutili, -- replicò la Mariannina, -- lei dovrebbe
affrettare il passo e precederci a Sant'Agnese per ordinar la
colazione.
-- Non mi comprometto.... Se viene anche lei per assistermi coi suoi
consigli....
La ragazza accennò negativamente col capo.
-- Non vengo. È troppo brontolone.
La signora Clara osservò che Sant'Agnese non doveva esser lontana e
ch'era meglio arrivarci tutti insieme.
-- Già farete colazione voi altri.... In quanto a me, non ho fame, e mi
basterà bevere una tazza di tè caldo.
Camminarono in silenzio per un buon quarto d'ora. In prossimità di
Sant'Agnese furono raggiunti da una vettura di rimessa, chiusa, a un
cavallo, guidata da un cocchiere vestito di nero, col cappello a staio.
Un giovinotto elegante che si trovava nella carrozza sporse la testa
dal finestrino, ravvisò le signore e Brulati e ordinò al cocchiere di
fermarsi.
-- Oh, signora Moncalvo, come mai qui, a piedi con questo tempo?
-- Tò, Cherasco! -- esclamarono la Mariannina e la signora Clara.
Era quel segretario del Ministero degl'interni che veniva qualche volta
la sera da loro e che anche Giorgio aveva visto.
Dopo che la Mariannina ebbe spiegato l'accidente automobilistico che
aveva costretto lei, sua zia e i suoi compagni alla non gradevole
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