Il fallo d'una donna onesta
Enrico Castelnuovo
ENRICO CASTELNUOVO
Il fallo
D'UNA
donna onesta
-ROMANZO-
MILANO
CASA EDITRICE GALLI
DI CHIESA-OMODEI-GUINDANI
Galleria Vittorio Emanuele, 17 e 80
1897
PROPRIETÀ LETTERARIA
Milano, Tip. degli Esercenti, Via Vincenzo Monti, 31.
IL FALLO D'UNA DONNA ONESTA
I.
Anche quella sera, forse per la centesima volta, la Teresa Valdengo,
sola nel suo salottino verde, rilesse la lettera, vecchia di circa due
mesi, della sua amica Maria di Reana.
Cara Teresa mia,
Ci scriviamo di rado, ma ci vogliamo sempre bene, non è vero! Abbiamo
passato tanti anni insieme, abbiamo avuto tanti sogni e tanti pensieri
comuni, che, a dispetto della lontananza e del tempo, possiamo sempre
fare assegnamento l'una sull'altra. Oggi son io che faccio
assegnamento su te.
Mio figlio Guido, il piccolo Guido, sai, quello che quasi ventidue
anni or sono hai visto in fasce, e che molto più tardi, quando ci
siamo incontrate in Toscana, hai visitato meco nell'Accademia navale
di Livorno, oggi, sottotenente di vascello, sta per intraprendere un
viaggio di circumnavigazione sul -Cristoforo Colombo-. Egli viene ora
a raggiungere il suo bastimento che uscirà a giorni dall'arsenale di
Venezia e partirà fra tre o quattro settimane.
Guido si presenterà a te, naturalmente, e tu stenterai a riconoscerlo,
perchè il bimbo esile, perchè il ragazzo sgraziato è divenuto, non è
vanteria materna, un bel giovinotto alto, agile, ben proporzionato di
membra, con due occhi che splendono, e una bocca che può ridere fin
che vuole, tanto ci guadagna a mostrare i suoi denti, bianchi come
l'avorio.
Il male si è che, adesso, Guido ride poco. Ha troncato appena, e Dio
lo sa con che sforzo e con che difficoltà, una tresca indegna di lui,
ma non ha ancora cacciato interamente dalla sua memoria la triste
femmina ch'era riuscita a dominargli l'anima e i sensi. Il giro del
mondo, e l'ho spinto io stessa a chieder l'imbarco sul -Colombo-, lo
guarirà senza dubbio. Però io ho sempre paura d'una ricaduta in queste
settimane ch'egli passa a Venezia. Quella donna perversa è capacissima
di tendergli insidie anche costì. Non è di quelle che si sposino e non
credo ch'ella aspiri a tanto, nè temo che Guido si lasci indurre a uno
sproposito di quella fatta; comunque sia, non sono tranquilla. Mi
occorre che qualcheduno vegli sul mio figliuolo, lo assista di savi
consigli, lo conforti di quella benevolenza di cui egli, grande e
grosso qual'è, ha bisogno come un fanciullo. A Venezia, pare
impossibile, io non ho più altri che te: parenti, amici, conoscenti,
son tutti o morti, o dispersi pel mondo. Ma se pur ci fossero tutti, a
nessuno ricorrerei con la fiducia con la quale ricorro alla mia cara
Teresa. Non ti dico che tu potresti essere la madre di Guido; hai tre
anni meno di me, e io mi son maritata così presto! Per avere oggi un
pezzo di giovinetto simile avresti dovuto partorirlo a meno di sedici
anni! A ogni modo, per lui tu sei un'anziana, e la tua proverbiale
saggezza compensa quello che ti può mancar per l'età. -La savia
Teresa-, si diceva quand'eravamo ragazze. E, dopo sposata, la tua
riputazione di saviezza non fece che accrescersi. Ne ho sentite, anche
lontana, delle storie pepate di codeste vostre signore, dame e pedine.
Di te non ho mai sentito parlare che col più profondo rispetto. Donna
Teresa Valdengo--esclamava sere fa il comandante Altini che ti ha
conosciuta--è una delle poche su cui non si eserciti la maldicenza del
caffè Florian. E sì che una vedova è esposta a tutte le
tentazioni.--Soggiungeva poi, il comandante, che sei sempre bellina,
che sei colta, che hai tanto spirito, e che non si capisce perchè tu
non riprenda marito. C'è un conte, dicono, brava persona, ricco, che
tu stimi assai e che ti vorrebbe sposare. O perchè non accetti? Che
una resti vedova quando ha cinque figliuoli come me, si capisce. Ma
tu, così sola, perchè non pensi, prima che sia troppo tardi, a rifarti
una famiglia?... A proposito, come sta tuo zio, il console? Non
abitate più nella medesima casa?
Basta, son digressioni inutili. Ti raccomando il mio tenente. È un
malato di cui ti affido la cura. Egli è già preparato ai tuoi sermoni,
e, d'indole espansiva com'è, non dubito che si stimerà felice d'avere
in te un catechista e una confidente. Soggiungo poi in gran
segretezza, e di questo non parlare a Guido se non te ne parla egli
pel primo, che in famiglia s'accarezza l'idea di fargli sposare una
seconda cugina, una Del Monte che adesso ha le sottane corte ma che
quando Guido sarà tornato dal suo viaggio (starà assente tre anni, pur
troppo) sarà ormai in età da marito. La bimba è un vero bottoncino di
rosa, ha trecentomila lire di dote che non guastano, e io scommetterei
che, nonostante le sottane corte, ella è già innamorata fin sopra gli
occhi del mio ufficialetto.
Buondì, Teresa mia, leggi con pazienza questa lunga tiritera e scusa
la seccatura che ti do.
Un tenero abbraccio
dalla tua MARIA.
-PS-. Pare che, il -Colombo- non essendo ancora in caso di uscire
dall'arsenale, mio figlio ritarderà di qualche giorno la sua partenza
per Venezia. Non importa; metto ugualmente questa lettera alla posta.
Già confido che il ritardo sarà piccolo e che tu ti troverai in città
all'arrivo del mio marinaio.
La Teresa Valdengo piegò i due foglietti vergati in una calligrafia
fina e minuta e spiranti un acuto profumo di -patchouli-, li ricacciò
entro la busta ch'ella teneva sulle ginocchia e ripose ogni cosa in un
cassetto della sua scrivania. Poi, con la testa arrovesciata sulla
spalliera della seggiola, con le mani conserte in grembo, s'abbandonò
ai pensieri, assai più tristi che lieti, che già da quindici giorni
non le lasciavano tregua. Quindici giorni! Erano passati come un
lampo, e il tempo che li aveva preceduti sembrava lontano d'un secolo.
La pace soave dell'anima, la tranquilla sicurezza di chi può tenere la
fronte alta in mezzo a una società leggera e corrotta, il rispetto di
sè, la compiacenza d'essersi meritata l'affezione nobile e pura di un
uomo superiore, tutto era dileguato, tutto viveva appena nel mondo
delle memorie e dei sogni. Ed ella stessa, la Teresa, viveva in una
specie di dormiveglia, che lasciava sussistere in lei la coscienza del
vero, pur togliendole la forza di scuotere l'inerzia della volontà. O
che sarebbe di lei quando si fosse destata interamente?
Non cercava giustificarsi; sentiva bensì che uno strano concorso di
circostanze aveva cospirato a' suoi danni. Il suo fido amico conte
Mario Vergalli era partito per un viaggio pochi giorni prima che Guido
di Reana giungesse; poche settimane prima era morto il dottor Pozzi,
il vecchio medico che la conosceva da bambina e pranzava da lei un dì
sì un dì no; le varie signore della -società- che l'ufficiale avrebbe
potuto frequentare e che, così volentieri, si sarebbero incaricate di
distrarlo, avevano preso il volo per la campagna; ella invece, per
certi ristauri nella sua villa di Mogliano presso Treviso, era stata
costretta a prolungare il suo soggiorno in città... Era sola,
indifesa...
Una scampanellata la fece trasalire.--Chi sarà?--Indi ella sorrise
malinconicamente della sua ingenua domanda. Chi poteva essere fuori
che -lui-? Chi altri veniva adesso in casa sua? Troppo spesso ci
veniva, senza riguardo per la gente, senza riguardo per la servitù, ed
ella ogni volta era tentata di dirglielo, era tentata di accoglierlo
meno bene, di riacquistare la piena padronanza di sè. Belle
risoluzioni che restavano inadempiute. A che pro dargli un dispiacere?
A che pro resistere... ora?
II.
Guido di Reana entrò senza nemmeno farsi annunziare. Anche questa era
una cosa che le rincresceva.
--Buona sera, Teresa.
Non c'era nessuno di là?--ella disse tendendogli mollemente la mano e
restando seduta.
--C'era una delle donne che m'ha aperto--rispose il sottotenente,
mentre prendeva quella mano nella sua e la sollevava fino alle
labbra.--Ma conosco la strada...
--Lo so... A ogni modo, quel capitar così come un fulmine...
Egli avvicinò uno sgabello e le si pose accanto umile,
carezzevole.--Oh mammina, non mi far quel cipiglio.
La Teresa arrossì fino nel bianco degli occhi.--Non dir mammina. Sai
bene che non voglio.
--Non vuoi... adesso.
--Appunto... Dovresti capirlo.
Nei primi giorni, quand'egli le raccontava le sue pene ch'egli credeva
e ch'ella aveva credute così acerbe e profonde, Guido, commosso
dall'attenzione con cui la Teresa stava a sentirlo, commosso dalle
parole affettuose ond'ella s'ingegnava di consolarlo, le aveva
detto:--Oh come mi fa bene la sua compagnia! Come mi par di essere
vicino alla mia mamma! Lasci che la chiami mammina.
Ella, scrollando amabilmente le spalle, aveva risposto:--Che
fanciullaggini!
Ma nello steso tempo gli aveva permesso di darle quel nomignolo che le
pareva conciliare la simpatia ch'ella provava pel figliuolo della sua
amica col rispetto ch'egli doveva portarle.
Ahimè, un giorno la mammina aveva asciugato con una lieve carezza una
lacrimetta che tremolava sul ciglio del sottotenente, ed egli le aveva
afferrata e coperta di baci la mano; poi tenendola forte con un
braccio le aveva, con labbra avide, temerarie, sfiorato i capelli, le
guancie, la bocca invano riluttante, aveva destato in lei, sorpresa,
smarrita, i palpiti del cuore e le febbri del sangue, e prima ch'ella
potesse risentirsi l'aveva stretta in un amplesso violento.
--Via di qua, infame... via...--ella gli aveva intimato subito dopo
con voce soffocata, levandosi in piedi bianca come una morta e
accennando all'uscio.
E mentr'egli confuso, vergognoso, balbettava qualche scusa e
raccoglieva goffamente il berretto cadutogli per terra, ella si
abbandonava sul divano nascondendo il viso tra le palme e rompendo in
singhiozzi.
Allora l'ufficiale le si era precipitato ai piedi, le aveva posato la
testa sulle ginocchia, e s'era messo a piangere come un fanciullo e a
implorare perdono.
Ella tentennava il capo senza rispondere, ma era manifesto che il suo
furore di poc'anzi era sbollito per incanto... Perdonare!... Che aveva
ella da perdonare a lui, povero ragazzo, che aveva ceduto agl'impeti
della sua età? A sè stessa, se fosse stato possibile, ell'avrebbe
dovuto perdonare. Era lei la colpevole. Se veramente non avesse
voluto? Se avesse serbato fin da principio un altro contegno? Se, da
sciocca, non avesse scherzato col fuoco?
Lento lento Guido alzò verso di lei i suoi belli occhi molli di
lacrime, e rinfrancato alquanto le dichiarò con accento appassionato
il suo amore. Tanto, tanto l'amava. Dal primo momento che l'aveva
vista l'aveva amata. Sua madre gliel'aveva descritta ancor giovine e
bella, ma egli non s'era mai immaginato di trovarla così bella, così
giovine, così seducente. Che cosa erano al paragone tutte l'altre
signore ch'egli aveva conosciute? E la sua voce? Quella voce ch'era
una musica, che gli era discesa subito al cuore, che aveva fatto
vibrar le corde più riposte della sua anima, che era stata per lui
come la rivelazione d'un mondo sconosciuto, di una vita nuova?
La Teresa cercava di chiudergli la bocca.--No, non dica cose
assurde... Dica che s'è lasciato trascinare dai sensi... Non parli
d'amore... Vada via.... Amore fra lei e me? Non sa quanti anni ho?
--Non sono degno, questo è vero, non sono degno ch'ella mi
ami--replicava l'ufficialetto con esaltazione crescente--ma ella non
può impedirmi di amarla, non ha il diritto di mettere in dubbio il mio
amore... Non so infingermi, glielo giuro... Domandi a tutti quelli che
mi conoscono, domandi a mia madre.
Questo suggerimento di rivolgersi per informazioni alla mamma in
un'occasione simile parve così grottesco alla Teresa che l'ombra d'un
sorriso le passò sulle labbra. Egli se ne accorse.--Vedo bene che mi
perdona--soggiunse, riafferrandole le mani.--Angelo, angelo, angelo!
--Basta, basta--ella riprese tentando di svincolarsi.--Si levi in
piedi... E se vuole che le perdoni, vada via... e non torni più.
--Ah no... non m'infligga questa condanna--gridò il sottotenente
rimanendo in ginocchio.--Qualunque altra più grave, non questa...
--Insomma, che cosa pretende?--replicò la Teresa che, suo malgrado,
si sentiva sempre più debole, sempre più disposta all'indulgenza.
--Qualunque altra--ripetè di Reana senza rispondere alla
interrogazione.--M'imponga di andare a casa e di tirarmi un colpo di
revolver...
--Zitto! È pazzo?--interruppe spaventata la povera donna.
--Oh... lo farò... anche s'ella non me l'ordina...
--Di Reana! Che spropositi dice?
--Lo farò s'ella mi chiude la porta in faccia... s'ella non mi lascia
il tempo di riabilitarmi ai suoi occhi... In fine, dopo aver toccato
l'apice della felicità, che cosa ci può esser di meglio che morire?...
Ma pensi, ma giudichi lei... Potrei vivere con l'idea ch'ella mi ha
messo alla porta come un brutale che ha sorpreso la sua buona fede e
che non aveva nemmeno la scusa di amarla?
--Via, di Reana... Gliel'ho detto che le perdono... Crederò ch'ella mi
ami... È assurdo, ma lo crederò...
---Deve- crederlo--insistè l'ufficiale.--Amare è poco... l'adoro... Oh
non tiri in ballo la sua età... La sua fede di nascita dev'essere
sbagliata... Per me ella non ha neanche trent'anni... Si guardi nello
specchio.
Con uno sforzo supremo la Teresa si alzò dal divano respingendo
senz'asprezza il sottotenente che si decise ad alzarsi egli pure.--Non
voglio sentir più queste bestialità--ella disse.--Vada!...
--Per prepararmi a tornare, o per tirarmi un colpo di revolver?
--Ma zitto, disgraziato!--intimò la Valdengo dando col piede un
piccolo colpo sul pavimento.--Non pensa alla sua mamma?
Indi con un'intonazione mesta e grave ella soggiunse:--Torni pure
domani... La persuaderò che ha torto ad amarmi.
La fisionomia di Guido di Reana s'illuminò come per un'irradiazione
interiore.--Angelo! Angelo!... Sarò io invece che persuaderò lei.
Ella portò il dito alle labbra nell'atto di chi invoca silenzio, e
avvicinatasi alla parete premè il bottone del campanello elettrico.
Il sottotenente s'inchinò ed uscì.
La Teresa Valdengo stette un momento immobile in mezzo al salotto
domandando a sè stessa se aveva sognato. Macchinalmente ella
s'affacciò allo specchio, e stentò a riconoscere la donna di cui ella
vedeva l'immagine dinanzi a sè. Era pallida, scomposta; mostrava,
checchè sostenesse Guido di Reana, i suoi trentott'anni. Come mai
egli, che ne aveva ventidue, come mai aveva potuto innamorarsi di lei?
III.
--Dunque mammina no?--ripetè Guido.
Ed ella, alla sua volta, in tono secco, reciso:--Ho detto di no.
Le pareva, e non a torto, che quel titolo desse un'apparenza
incestuosa alla loro relazione.
--E allora diremo: Perchè il mio tesoro mi fa il viso duro?
Ella gli passò una mano nei capelli e sorrise.--È una tua fantasia.
--Mi ami sempre?
Spesso egli le faceva questa domanda, ed ella gli rispondeva di sì.
Che cosa poteva rispondergli? Che altra scusa aveva se non quella di
amarlo? Ma di tratto in tratto l'assaliva il dubbio che non fosse
vero, ch'ella non avesse nemmeno questa scusa, l'unica buona.
Oggi ella rispose sospirando:--Pur troppo.
--Perchè pur troppo? Perchè?
--Perchè faccio male, e nel male non si dovrebbe perseverare.
--A me tu hai fatto tanto bene!--egli esclamò, scoccandole un
bacio.--Sanguinavo ancora dai morsi di un demone, e adesso son portato
sulle ali di un angelo.
A lei spiacevano queste frasi ch'egli pronunciava con enfasi
melodrammatica. Si strinse nelle spalle e susurrò:--Che angelo!--Indi
soggiunse:--T'ho fatto del bene?... Non come voleva tua madre, a ogni
modo... S'ella sapesse!...
--Ti benedirebbe, mia madre.
Ella non replicò. Fors'era vero. Le madri considerano le cose sotto un
punto di vista speciale. La Teresa Valdengo aveva fatto dimenticare a
Guido di Reana la femmina indegna che lo aveva tenuto prima nelle sue
reti; la Teresa gli aveva dato momenti dolcissimi, non gli smungeva la
borsa, non gli chiedeva di sposarla, non pretendeva nulla; perchè la
madre di Guido non l'avrebbe benedetta? Sì, nel suo inconscio egoismo
l'ufficiale aveva côlto nel segno. A -lui- ella aveva fatto del bene.
Che importava a Guido ch'ell'avesse rovinata la propria esistenza? A
-lui- ella aveva fatto del bene. Non era abbastanza?
--A che pensi?--egli disse, vedendola taciturna, concentrata, chiusa
in sè stessa.
Ella tentennò la testa.--A niente.
Guido tentò una carezza più ardita.
Ella si ritrasse.--No, no.
Le accadeva talvolta di aver come un risveglio degli antichi pudori;
quasi l'illusione che non fosse vero ch'ell'avesse ceduto, ch'ella
dovesse ceder di nuovo. Sulle prime, Guido, sconcertato, confuso
dall'inattesa ripulsa, non capace ancora di dominare una certa
soggezione che quella donna gli ispirava anche dopo il fallo, si
atteggiava a un dolore così profondo e sincero, che ella stessa, la
Teresa, non tardava ad aprirgli le braccia. Ma, ormai, cresciuta la
dimestichezza, sbollita alquanto la passione, di Reana non si turbava
per questi vani tentativi di resistenza, e persuaso che la sua amante
non lo avrebbe lasciato andar via in collera, faceva l'indifferente,
discorreva del più e del meno, intercalando nel suo discorso, senza
forse rendersene conto, qualche parola acre, qualche allusione
sgradevole.... Oh, così giovane aveva già imparata l'arte di
tormentare la persona amata!
--Domani il -Colombo- esce dall'arsenale--egli disse.
--Ah!--fece la Teresa.
--Verrà ad ancorarsi in bacino, dirimpetto alla Caserma del
Sepolcro... Dalla tua finestra lo vedrai benissimo... un po' a
sinistra.
La Valdengo abitava un quartierino sulla Riva degli Schiavoni.
--Oh, lo vedrò per poco.
--No, no, il comandante Gerletti non è ancora arrivato, e scommetterei
che non si salperà di qui che alla fine del mese... Non parliamo di
malinconie adesso, e cerchiamo d'impiegar bene il tempo che ci rimane.
Egli fece di nuovo un movimento per abbracciarla; ella, di nuovo, lo
respinse. Stasera egli le pareva così volgare.--Santo Iddio, che non
si possa chiacchierare un poco in quiete, da buoni amici?... Via,
raccontami qualche cosa.
--Non ho nulla da raccontare--rispose di Reana alzandosi
dispettosamente. Prese da uno scaffale un volume legato con rara
eleganza, lo portò sulla tavola, e si mise a sfogliarlo. Era un -de
Musset- in edizione di lusso, con le illustrazioni di Bida.
--Anche questo è un regalo?--egli disse.
--Già, quasi tutti quei libri son regali.
--Del -tuo- conte?
--Di lui e di altri.
--Ma specialmente di lui?
--Specialmente di lui. Che te ne importa?
--M'è antipatico quel Vergalli. Non te n'hai mica a male?
--Non posso impedirti che ti sia antipatico... Ma non trovo cortese il
dirmelo... E poi è molto singolare che sia antipatica una persona che
non si conosce.
--Lo conosco a forza d'averlo sentito nominare. A ogni modo
l'antipatia è istintiva... è reciproca... Giurerei che se il conte
Vergalli fosse qui non potrebbe soffrire.
--Sono ipotesi.
--Pretenderesti forse ch'egli non avrebbe avversato il nostro amore?
--Certo che mi parrebbe più strano ch'egli l'avesse approvato.
--Ma che diritto--interruppe con qualche vivacità il sottotenente--che
diritto ha quel signor conte di approvare o non approvare la tua
condotta?
--Caro mio--replicò la Teresa--il diritto di giudicare i propri simili
se lo prendono tutti, anche quelli che non lo avrebbero... E Vergalli
lo ha... Ti ripeto ch'è amico mio, il mio migliore amico.
--In tal caso, o presto o tardi il suo bravo predicozzo te lo farà.
--Dovresti essergli riconoscente di non farmelo che tardi.
--Non lo nego... Tuttavia...
--Che c'è ancora?
--Mi trovi sconveniente?
--Ti trovo... curioso fuori di luogo... Ecco...
--Se è così, taccio.
--Parla, andiamo.
--Quel Vergalli... Ma se non vuoi che continui?
--No, no, continua.
--Lo conosci da molto tempo?
Ella sorrise.--Da quindici anni... Quanti ne avevi tu allora?
Guido proseguì imperterrito:--Non è stato mai altro che un amico per
te?
--Un amico carissimo. Nient'altro.
--Però ti ha fatto la corte?
--Ha provato per me un'affezione sincera e profonda, che, vivente mio
marito di cui egli era intimissimo, ho piuttosto indovinata che
scoperta.
--E quando tuo marito morì?
--Mi offerse la sua mano e il suo nome.
--Che non hai accettato.
--No... Avevo già trentacinqu'anni; egli ne aveva più di cinquanta.
Siamo vecchi tutti e due, gli dissi. Restiamo due buoni camerati.
--Egli consentì?
--A malincuore, ma consentì.
--Spererà sempre.
--Non credo.
--E quando è assente ti scrive? Anche adesso ti scrive?
--Sì.
--Sospetta il nostro legame? Cerca distaccarti da me?
La Teresa alzò verso l'ufficiale i suoi occhi limpidi atteggiati a
un'espressione di mite rimprovero.--Oh Guido! Tu mi dai un giorno
della tua vita, un giorno che non può aver domani, e da me vorresti
tutto, il presente, il passato e l'avvenire! Vorresti ch'io ti
sacrificassi le mie memorie, le mie amicizie... Non ti basta quello
che hai avuto?
Guido si portò le mani alle tempie.--Hai ragione, Teresa... Sono un
pazzo, sono un perverso. Dovrei ringraziarti in ginocchio, e invece ti
tormento.
--Forse ho avuto torto io--ella riprese--di respingere l'offerta di
Vergalli. Diventando sua moglie avrei avuto una difesa.
--Se ci fossimo incontrati non mi avresti amato?
--Ah, no--ella rispose fieramente. Ma, pensando forse che l'orgoglio
era in lei fuori di posto, soggiunse a voce più bassa:--Spero.
--Cattiva! Avresti amato lui... nonostante la sua età?
--Tu dimentichi la mia... In ogni caso confido che un alto senso del
dovere mi avrebbe protetta, come mi protesse in gioventù.
--Così bella, così seducente, non hai avuto amanti?
--Inquisitore! Sono stata anch'io corteggiata, insidiata come le
altre; ma più fortunata delle altre, o più fredda, ho resistito.
Dopo una breve pausa susurrò con un amaro sorriso:--Ne valeva proprio
la pena!
--Per me, per me sei discesa dal tuo piedestallo di santa?--proruppe
di Reana cedendo nuovamente all'impeto della passione.--E dover
partire! Dover lasciarti!... Vuoi, Teresa, ch'io non parta? Ch'io
trovi un pretesto per rimanere accanto a te?
--Bambino!--ella disse.--Mi stimi così poco da presumere ch'io ti
consiglierei una viltà, che t'incatenerei alla mia esistenza, che
rovinerei la tua carriera?
--Dover lasciarti per tre anni!--ripetè di Reana seguendo il corso dei
suoi pensieri--Essere in capo al mondo, e saperti qui circondata da
gente che non risparmierà nessun mezzo per strapparti dal mio cuore!
Mentr'egli si sfogava in vane querele, un'infinita tristezza si
dipingeva sul volto della Teresa. Ella avrebbe voluto dirgli:--O
fanciullo, tu parli della nostra relazione come di cosa che possa
sopravvivere a un distacco di tre anni, e un'ora forse dopo che il
-Colombo- sarà uscito dal porto ti ricorderai appena di me, e forse
tra pochi mesi, se t'accadrà di dover discorrere di quest'avventura,
te ne scuserai con gli amici... Una condiscepola, quasi una coetanea
di tua madre!... E intanto, disgraziato, ti crucci all'idea che alcuno
prenda il tuo posto e temperi l'acerbità del mio cordoglio... S'io
morissi dopo il tuo ultimo bacio, allora sì saresti contento.
Eppure, di mano in mano ch'ella faceva queste riflessioni acerbe, la
Teresa sentiva rammollirsi il suo cuore; provava una pietà dolorosa,
quasi materna, pel giovinetto che adesso certo l'amava con un
trasporto sincero, che pendeva dalle sue labbra, ch'era a vicenda
beato e infelice per cagion sua. Nè gli rinfacciava il suo egoismo;
non era lui l'egoista; il grande egoista era l'amore. Anch'ella se ne
accorgeva talvolta; anch'ella, dopo la sua caduta, era assalita di
tratto in tratto dalla febbre dell'annichilimento, della distruzione.
V'erano momenti in cui ella capiva le regine, le imperatrici che
avevano ucciso i loro amanti, perchè le labbra che le avevano baciate
non si posassero su altre labbra, perchè i cuori ch'esse avevano
sentito battere sul loro petto non si posassero sopra altri cuori.
Lento lento egli le si avvicinò per di dietro, e chinandosi sopra di
lei le sfiorò i capelli.
Con un fremito ella arrovesciò la testa: negli occhi dolci e
bellissimi egli lesse il perdono e si chinò ancora di più... Le loro
labbra si unirono.
IV.
La Teresa Valdengo non vedeva, si può dire, quasi nessuno; un po'
perchè la sua intimità con di Reana contribuiva a isolarla, un po'
perchè in quella stagione i suoi conoscenti, maschi e femmine, erano
per la maggior parte fuori di città. Invece non passava giorno che la
posta non le recasse tre o quattro lettere. Già la sua corrispondenza
era stata sempre attiva. Si manteneva in rapporti epistolari con
antiche compagne d'infanzia, maritate qua e là, con una vecchia zia
che abitava a Torino, con una signora inglese che veniva di quando in
quando a Venezia e che aveva preso a volerle bene; in fine, con vari
amici che un tempo frequentavano la sua casa e che le circostanze
avevano sbalestrati pel mondo.
Quell'autunno poi pareva che gli assenti si fossero messi d'accordo
per iscriverle più del solito.
Intanto la Maria di Reana, la quale non usava dar segni di vita che a
intervalli lunghissimi, spesso la tempestava delle sue epistole. Ai
primi ringraziamenti per aver cortesemente accolto il figliuolo erano
successe effusioni maggiori. Non sapeva più in qual modo esprimerle la
sua gratitudine dell'aver preso così a cuore le sue raccomandazioni;
dell'aver sacrificato una parte della sua villeggiatura per occuparsi
di quel bambinone di Guido; dell'esser riuscita così bene a distrarlo
e a confortarlo. Se avesse visto ciò che Guido scriveva di lei; come
ne esaltava la bontà, lo spirito, l'ingegno! Ella lo aveva proprio
affascinato, incantatrice!
E la Maria, tra il serio e il faceto, chiedeva l'ultimissima
fotografia dell'amica. Ne aveva una di due anni addietro, e a suo
tempo ne aveva mandato alla Teresa le più sincere congratulazioni. Si
conservava benissimo. Ma certo in questi due anni, doveva essere
ancora abbellita e ringiovanita! Meno male ch'ella era savia, d'una
proverbiale saviezza, e che Guido stava per imbarcarsi... Se no, chi
sa quel che sarebbe accaduto?
Questi scherzi, queste allusioni mettevano la Teresa di cattivo umore.
Ella supplicava Guido di nominarla meno che fosse possibile nelle sue
lettere alla famiglia, di moderare il suo entusiasmo, di non provocare
da sua madre quelle manifestazioni eccessive che la facevano arrossir
di vergogna. Dal canto suo, nel rispondere alla di Reana, ella gettava
acqua sul fuoco. Non badasse a quell'esagerato di Guido; ella non
aveva fatto nulla di straordinario per lui; non era neanche vero che
gli avesse sacrificato una parte della sua villeggiatura; la sua villa
di Mogliano era in fabbrica ed ella non sarebbe potuta andarvi sino
alla fine di ottobre. E non credesse poi che ci fosse voluto tanto a
sradicar dalla memoria del giovinotto la mala femmina di cui i di
Reana avevano un così grande sgomento; la ferita era bell'e
rimarginata fin dall'arrivo di Guido a Venezia e bisognava pur
riconoscere che la sirena non aveva tentato nulla per accalappiar
nuovamente il suo merlo. In quanto alla fotografia -ultimissima- che
le si domandava, la Teresa prometteva di spedirla quando se la fosse
fatta fare; l'ultima era sempre quella di due anni addietro, e a lei
non pareva punto di essere abbellita e ringiovanita in questi due
anni.
«Troppa modestia», replicava la di Reana insistendo nel dare all'amica
tutto il merito della guarigione di Guido e ripetendo le espressioni
ammirative. E poichè la Teresa non diceva ancora di essersi rifatta la
fotografia, le si domandava addirittura l'originale. Vincesse la sua
pigrizia, e, se non la spaventava una casa con quattro figliuoli tra
maschi e femmine, andasse a passare il novembre colla sua vecchia
amica a Posilipo presso Napoli. Fosse colpa dei restauri o della
visita di Guido, era positivo che quell'anno ell'aveva sacrificata la
sua villeggiatura, e che ormai non avrebbe potuto goderne che nella
stagione meno propizia. Invece nel Mezzogiorno anche il novembre era
delizioso. Che impegni aveva ella a Venezia? Che difficoltà a fare una
corsa a Napoli? Forse le sarebbe stato agevole il trovar compagnia; ma
se pur non ne trovava, o che le signore non viaggiano anche sole? Non
hanno dei vagoni apposta per loro? La sua venuta sarebbe stata una
provvidenza per tutti quanti, per lei specialmente che, sebbene
facesse la donna forte, non poteva non esser di cattivo umore all'idea
di non dover rivedere il suo primogenito per tre anni.
Il curioso si è che, quasi contemporaneamente, la Teresa riceveva
altri due inviti; l'uno dalla zia di Torino, l'altro dall'amica
inglese che quell'anno non poteva venire in Italia e la sollecitava a
traversar la Manica.
Ella rispose a tutti ringraziando, senz'accettare nè rifiutare,
deliberata però a non andare in nessun luogo, e meno che mai dai
Reana, ove le accoglienze entusiastiche che le si preparavano le
sarebbero parse un'ironia o una profanazione.
Altro corrispondente della Teresa in quell'autunno era il conte
Vergalli in giro per l'Europa centrale. Da Monaco, da Beyreuth, da
Vienna, da Weimar, da Berlino, da Francoforte, da Dresda egli le
comunicava le sue impressioni, le discorreva delle gallerie viste e
riviste, della musica di Wagner, dei ricordi di Goethe, esprimendo
il rammarico che una donna così intelligente com'ella era non subisse
il fascino dei viaggi. Tuttavia egli si sarebbe preso l'impegno di
farglieli amare se... Questi puntini significanti che ricomparivano di
tratto in tratto tenevano luogo delle frasi più calorose ch'ella non
avrebbe permesse... E molto vaghe, molto discrete erano anche le
allusioni all'ufficialetto di marina del quale nei primi tempi, quando
nulla di grave era successo, ella gli aveva parlato frequentemente.
Egli scherzava su questa -flirtation- a cui non voleva attribuire
nessuna importanza. Conosceva troppo la sua savia amica da aver paura
ch'ella cedesse ad impeti irriflessivi. D'altra parte a lui ripugnava
l'ufficio del pedagogo... In qualunque momento avesse bisogno di lui
sarebbe a' suoi ordini. Non aveva che da scrivergli o da
telegrafargli. Fosse anche al polo Nord, sarebbe venuto.
Queste lettere che rivelavano un'affezione così profonda e
disinteressata, una sollecitudine così viva e piena di tanto riserbo,
erano per la Teresa nello stesso tempo un conforto e un rimprovero.
Sentiva d'avere in Vergalli un amico a tutta prova al quale nessun
sacrifizio sarebbe parso troppo grave, ma sentiva pure il rimorso di
non essere stata franca con quell'amico, e pensava al dolore ch'egli
avrebbe provato quando gli fosse nota tutta la verità. Intanto doveva
sforzarsi a scrivergli disinvolta senza schivar di nominargli di Reana
(che sarebbe stata un'affettazione contraria allo scopo) ma
nominandoglielo poco e soffermandosi di preferenza a discorrer di cose
indifferenti: dei restauri della sua villa che procedevano in modo da
lasciarle speranza di passarvi una quindicina di giorni in novembre;
della stagione ch'era un incanto e che rendeva assai meno triste
l'ottobre solitario di Venezia; delle notizie ch'ell'aveva di qualche
conoscente comune, ecc. ecc. Mostrava poi d'interessarsi grandemente a
ciò che Vergalli raccontava di sè e dei suoi viaggi, e si faceva una
festa all'idea di riparlarne con lui nelle loro tranquille serate
d'inverno, quando si bisticciavano spesso a proposito d'arte, di
musica, di letteratura...
Ahi quante volte, mentr'ella scriveva in tal modo, quante volte era
tentata di stracciare il foglio, di mutar tuono e di dire al conte
Mario: «V'ingannate facendo assegnamento sulla mia saviezza.
V'ingannate credendomi incapace di cedere ad impeti irriflessivi. La
Teresa Valdengo che volevate per vostra moglie oggi non sarebbe più
degna di portare il vostro nome, nè voi osereste più offrirglielo.
Ella non ha più diritto d'aspettarsi da voi se non l'indulgenza che
s'accorda ai colpevoli sventurati.»
Non lo diceva; troppo le ripugnava una confessione che avrebbe
precipitato il ritorno del Vergalli, che lo avrebbe forse messo di
fronte a di Reana: ma come le costava il mentire; ma che fatica era
per lei il riempir quelle quattro paginette, che, durante altre
assenze di Mario, ell'aveva riempite con tanta facilità! E come le si
leggevano in viso le traccie della lotta combattuta con sè medesima!
--O hai ricevuto una epistola del tuo Mentore, o gli hai scritto--le
diceva di Reana. E fremeva, pur non osando, dopo il rabbuffo avuto,
insistere per conoscere il tenore di queste corrispondenze. Fu la
Teresa stessa che un giorno, sorpresa da lui nel punto che stava per
chiudere una lettera destinata al conte, la tirò fuori spontaneamente
dalla busta e gliela diede fra le mani.
--Tu permetti... davvero?--chiese Guido non credendo a sè stesso.
--Sì...
Egli scorse rapidamente il foglio e parve rasserenarsi.
--Gli dai del -voi-?
--Non c'è nulla di singolare, con un amico di quindici anni.
--Oh, no certamente... E anch'egli ti dà del -voi-?
--Anch'egli... Perchè mi darebbe del -lei-?
--Avevo paura...
--Di che cosa?
--Che con la scusa di esser molto più anziano di te e di averti
conosciuta appena maritata...
--Ebbene?
--Ti trattasse con confidenza ancora maggiore;... ti desse del -tu-
insomma.
Ell'aperse la scrivania e ne tirò fuori a caso una lettera, porgendola
a Guido che sulle prime finse di non volerla.
--Leggi--ella intimò.--Tanto fa...
Egli esitava ancora.
--Leggi--ripetè la Teresa.
--Pur che tu non mi tenga il broncio.
Ella fece un gesto d'impazienza.--Dal momento ch'io stessa ti dico di
leggere...
--Allora... ubbidisco.
La Teresa chinò la testa in segno affermativo, mentre un sorriso
leggermente ironico le sfiorava le labbra.
Nel restituirle il foglio, l'ufficiale fece atto di piegare il
ginocchio e susurrò:--Perdono.
Ella si strinse nelle spalle. Poteva dire d'averla intesa quella
parola nel poco tempo dacchè conosceva Guido di Reana; poteva dire
d'averglielo accordato questo perdono! E si tornava sempre da
capo!--L'amore è fatto così--era la scusa di Guido. Ella sospirava.
Amare è dunque la stessa cosa che tormentare?
V.
Da più giorni il -Cristoforo Colombo- era ancorato nel bacino di San
Marco. La Teresa sentiva gli squilli della tromba sonante la diana al
mattino e la ritirata la sera, vedeva, affacciandosi alla finestra, la
nave candida galleggiar sull'acqua tranquilla, vedeva issare e calar
la bandiera, e i marinai, agili come scoiattoli, salir sui pennoni, e
l'ufficiale di guardia, con le mani intrecciate dietro la schiena,
camminar su e giù per la coperta. Col cannocchiale le sarebbe stato
facile distinguer le fisonomie. Guido di Reana le aveva proposto un
sistema di segnali per conversare insieme nell'ora in cui egli era a
bordo; ella non volle; non volle nemmeno visitare il bastimento.
Confessò che quella mole bianca le destava un terrore superstizioso,
confessò che l'odiava. O forse il suo rifiuto aveva una ragione più
semplice. Le ripugnava esporsi ai commenti dei compagni di Guido, che
senza dubbio avevano scoperto l'intrigo galante del loro amico.
Comunque sia, era vero ch'ella odiava il -Cristoforo Colombo-, ma non
l'odiava perchè tra poco le avrebbe portato via il suo amante. Per
quanto ella tentasse giustificare ai propri occhi l'onta della sua
caduta con la scusa della passione, ella non poteva sperare, non
poteva nemmeno augurarsi che questo stato di cose durasse a lungo. Che
Guido di Reana partisse presto, che partisse per lidi remoti era forse
il meglio che potesse succedere. Ma il -Colombo- rappresentava per lei
una di quelle fatalità della vita contro cui si ribellano gli spiriti
logici, positivi, nemici dell'imprevisto. La Teresa Valdengo pensava
che se quel bastimento, anzichè salpare da Venezia pel suo viaggio di
circumnavigazione, fosse salpato da Genova, da Napoli, dalla Spezia,
da Taranto, ella, secondo ogni probabilità, avrebbe continuato a menar
la sua esistenza scolorita ma calma e serena, e sarebbe giunta
rispettata e tranquilla a quel porto della vecchiaia che non teme più
le burrasche. Ah per questo ella odiava il -Colombo-.
Intanto sui giornali si leggevano notizie contradditorie circa alla
data della partenza e all'itinerario della nave. Un giorno la
-Gazzetta- aveva un telegramma da Roma portante l'annunzio che il
capitano di vascello Gerletti destinato a comandare il -Cristoforo
Colombo- era stato ricevuto da S. E. il ministro della marina. Pare,
aggiungeva il dispaccio, che il legno lascierà il porto di Venezia il
28 corrente e farà rotta per la Plata.
Ma il giorno appresso c'era una rettifica.
«Si afferma insistentemente che, in seguito alle perturbazioni
politiche dell'estremo Oriente, il -Cristoforo Colombo- non sarà
diretto più per l'Atlantico ma per i mari della China. Il comandante
Gerletti è ancora alla capitale. La partenza potrebb'essere ritardata
di una settimana».
Era certo però che, se non agli ultimi di ottobre, ai primissimi di
novembre il -Colombo- avrebbe abbandonato Venezia, e la Teresa non
potè indugiar più oltre a secondare un desiderio di Guido. Egli voleva
ad ogni costo la sua fotografia. Quella di due anni addietro non gli
bastava; voleva quella della donna che lo aveva amato e ch'era
infinitamente più bella. E questa fotografia egli voleva metterla in
cornice, voleva collocarla nel suo camerino in un posto d'onore, come
i devoti tengono l'immagine della Madonna.
Ella tentennava la testa.--Prima che finisca il viaggio quante ce ne
saranno di queste Madonne!
--Una sola! una sola!--proruppe enfaticamente l'ufficiale.
Il fotografo (al servizio delle LL. MM. il Re e la Regina e decorato
con medaglia d'oro in parecchie Esposizioni) la ritrasse in due pose,
e nel prometterle, poich'ella aveva fretta, di mandarle l'indomani le
prove, aggiunse qualche sdolcinatura all'indirizzo della cliente che
aveva onorato tante volte il suo Stabilimento e ch'era sempre uno dei
-soggetti- che recano maggior soddisfazione all'-artista-. La Teresa,
pur non dandone segno, fu piuttosto punta che lusingata da questi
complimenti banali e non potè a meno di chiedere a sè stessa se in
lei, per solito così riservata nell'aspetto e nei modi, vi fosse
qualche novità da autorizzare una maggior confidenza. O forse la sua
tresca era nota anche al fotografo, o forse le si leggeva in viso
ch'ella era uscita dalla via retta.
Comunque sia, l'indomani sera (era di martedì) ell'ebbe le prove,
riuscitissime tutt'e due, e stava esaminandole quando giunse Guido di
Reana.
L'ufficiale era turbato.
--Che cos'hai?--ella gli chiese prima ch'egli aprisse la bocca.
--Giovedì mattina si parte.
Ella impallidì. Doveva esserci preparata; c'era troppo dolore nella
sua voluttà perch'ella non dovesse invocarne la fine; pure
all'annunzio della separazione imminente ell'ebbe una stretta al
cuore.
--Giovedì!--ella ripetè con voce sorda.
--Sì, al Ministero non sanno mai quel che si vogliono--disse Guido
sinceramente addolorato.--Pareva che avessero deciso di ritardare fino
ai primi di novembre; invece, che è che non è, oggi piomba da Roma
come un fulmine il comandante Gerletti e ci dà la bella notizia.
--E... dove andate?
--La prima tappa sarà Porto Said... Poi pel Canale, pel Mar Rosso, pel
Mare Indiano, finiremo in qualche porto della China o del Giappone a
marcir laggiù chi sa per quanti mesi.... Ma già tutto è lo stesso...
dal momento che ti lascio... Dio, Dio, che pena!
Egli aveva le lagrime agli occhi. Toccava a lei far la parte di
confortatrice.
--Era inevitabile... Almeno ti ricorderai?
--Potrei dimenticare?
Ella sapeva ch'egli avrebbe dimenticato, nondimeno finse di credere e
lo ringraziò con un mesto sorriso.
--E tu, e tu mi scriverai?--egli riprese con calore.
--Ti scriverò... Dove?
--Intanto a Porto Said... Ch'io trovi una tua lettera appena arrivo...
Io, di là, o da quel luogo qualunque dove si poggiasse prima, ti
manderò un fascicolo.
Ella lo interrogò con lo sguardo.
--Sì... perchè a bordo io ti scriverò ogni giorno... per impostar
tutto in una volta.
Una voce intima diceva alla Teresa che quegli ardori sarebbero presto
sbolliti, che la loro corrispondenza sarebbe durata ben poco; pure non
replicò nulla. Egli era sincero allora; perchè affliggerlo? Richiamò
invece l'attenzione di lui sulle fotografie che egli non aveva ancora
viste.
--Oh belle, belle!--egli esclamò ammirandole entrambe e non
decidendosi a scegliere.
--Non ti pare che questa renda meglio l'espressione della mia
fisonomia?--chiese la Valdengo accennando a quella che la
rappresentava seduta, col gomito appoggiato a un tavolino, con una
guancia appoggiata alla mano.
--Forse... Ma la tua persona svelta, flessuosa spicca meglio
nell'altra.
--Ti spedirò quella che preferisci.
--Spedire?
--Sì; queste non sono che le prove.
--Che importa? Già non hai da mostrarle a nessuno... E non ne hai
punto bisogno per ordinare quante copie vuoi... Le prendo tutt'e due.
--No, Guido, è inutile. Che ne faresti di tutt'e due?
--O che ti deve pesare a lasciarmele? Di qui a una settimana potrai
distribuirne a dozzine.... potrai beneficarne gli amici lontani....
Adesso voglio averti io sola, anche in effigie.
Egli era esclusivo, dispotico, egoisticamente geloso degli -amici
lontani- (l'allusione a Vergalli era chiara), ma alla Teresa non
reggeva l'animo di avvelenar coi contrasti l'ultime ore ch'ella e
Guido sarebbero rimasti insieme; e cedette.
L'ufficiale, dopo ch'ebbe riposta in una tasca interna del soprabito
la busta con le fotografie, le cinse con un braccio la vita, le sfiorò
con le labbra i capelli e le susurrò nell'orecchio un'altra promessa
ch'era tempo di mantenere.
--Domani dalle dieci fino a mezzanotte son libero... Alle undici del
mattino ti aspetto da me.
Ella, imporporandosi il viso, lo guardò supplichevole.--Ci tieni
tanto?
La fronte di Reana s'annuvolò.--Non rammenti la parola che m'hai
data?
--Sì, t'ho dato la parola di tornar da te prima che tu partissi.
--Dunque... Parto doman l'altro...
--Non è lo stesso il venir a casa mia?
--No che non è lo stesso... Già non mi permetteresti di rimaner tutta
la giornata e io ti voglio per tutta la giornata... E poi... sei
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