I coniugi Varedo
Enrico Castelnuovo
I Coniugi Varedo
ROMANZO
MILANO
Casa Editrice BALDINI & CASTOLDI
Galleria Vittorio Emanuele, 17-80
1913
PROPRIETÀ LETTERARIA
MILANO--TIP. PIROLA & CELLA DI R. CELLA
I.
Una promessa di matrimonio.
--Buona sera, Gustavo--disse la signora Valeria Inverigo, alzando gli
occhi dal suo ricamo e tendendo la mano a un uomo di mezza età, di
statura giusta, d'aspetto simpatico, ch'era entrato senza farsi
annunziare.
--Buona Sera, Valeria. Come va?
Erano fratello e sorella, ella vedova, egli scapolo. Scambiati i
saluti, l'ingegnere Gustavo Aldini si avvicinò alla stufa.--Qui si sta
bene. Dai Nocera faceva un freddo....
--Vieni di là?
--Sì.... Anzi l'Adelaide m'incarica di dirti che ti rimanderà presto
quei giornali.
--Non c'è fretta--replicò la signora Valeria. Stette un momento
soprappensiero; poi soggiunse:
--E il consigliere è contento d'essere tornato a Venezia?
--Perchè non dovrebb'essere? Il trasloco a Venezia l'ha chiesto lui.
--Lui o lei?
--Lui, lui. Tutti gl'impiegati chiedono di tornar nel loro paese.
--Sarà... Se però i Nocera restavano ancora qualche anno laggiù era
meglio.
--Oh, Valeria.... Un tempo tu volevi molto bene all'Adelaide....
--E gliene voglio sempre.... È come una sorella minore per me.... Ma
via, tu capisci....
L'ingegnere si portò un dito alla bocca.--Zitto.... Non esser cattiva.
Parliamo di Diana piuttosto. È al liceo Marcello?
--Sarà qui a momenti.... Il professore Varedo s'è impegnato a non
parlare che per cinquanta minuti al più.
--Uhm!
--Già avresti fatto bene ad andarci alla sua conferenza.
--Io? No, no.... Sono refrattario alle conferenze, io.... E perchè non
ci sei andata tu?
--Ah, d'inverno la sera io non esco quasi mai. Tu potevi far
un'eccezione per una volta.
--Per sentire una predica?... Figurati!... Con quel tema: -Il
dovere-?... Che zuppa!
--Sei ingiusto con Varedo. È un giovine d'ingegno.
--Si può avere ingegno ed esser noiosi.
--Ma lui non è noioso...
--Opinioni. È un punto in cui non sono d'accordo con te e con
Diana.... Con Diana soprattutto.
Dalla fisonomia dolce e placida della signora Valeria trasparì il
dispiacere che le recava questo dissidio, ed ella borbottò:--E pure...
--Lo so, lo so--rispose l'ingegnere con una spallucciata--che mi
toccherà accettarlo per nipote.... s'egli ti farà l'altissimo onore di
domandarti la mano della tua figliuola... Perchè sarebbe tempo che si
decidesse, mi pare.... A ogni gita di quel signore a Venezia si crede
che la bomba debba scoppiare; poi egli torna tranquillamente alla sua
cattedra, e la conclusione è rimandata alle calende greche... Tirare
in lungo così non è bello.
--Verissimo.... E son risoluta anch'io a metterlo alle strette... Ma
io spero.... Zitto!... Hanno suonato.... Sarà Diana.
--Con chi è andata alla conferenza?
--Con miss Jane e con le Duranti che sono passate a prenderla....
Eccola.
Diana irruppe nel salotto, raggiante.
Portava un tòcco di lontra, una giacchetta color marrone guarnita di
lontra anch'essa, un vestito di lana scura, succinto, accollato.
Poteva avere ventuno o ventidue anni; aveva occhi bruni, a mandorla,
folti e indocili capelli castani che le ombravano la fronte, e si
raccoglievano in trecce dietro la nuca; persona svelta e ben
proporzionata; grandi, ma non tanto da sconciarle la fisonomia, il
naso e la bocca. In complesso piacente, senza essere bella.
--Sola?--chiese la signora Valeria.
--Miss Jane è qui dietro... Ci mette un secolo a far la scala.... Le
Duranti verranno domani. Ah, mamma, che peccato che tu non abbia
assistito alla conferenza!
--Troppo freddo in istrada, bambina mia, troppo caldo nella sala,
troppa folla--rispose la signora Valeria.
--Oh in quanto a questo, sì... La sala era gremita. Fino nel
vestibolo, fino sul pianerottolo, fin su nella galleria s'accalcava la
gente.
--Vedi dunque....
--Ma tu, zio--ripigliò la ragazza--non hai una scusa al mondo.
--Abbi pazienza; alle conferenze mi addormento, e se mi addormento
russo.
--A questa di Varedo non ti saresti addormentato.... Me ne appello a
miss Jane.
Miss Jane, ch'entrava in quel momento, rivolse uno sguardo
interrogativo alla sua pupilla. Era un'inglese, che aveva piuttosto il
tipo d'una tedesca, piccola, rosea, grassottella, flemmatica.
--Dica lei, dica il suo parere sulla conferenza di questa sera.
Miss Jane, che ansava un poco, posò il manicotto sopra una sedia, si
sbottonò i guanti, e rispose:---O yes, beautiful indeed...- Molto
bella.
Pronunciata questa sentenza, la governante si sprofondò in una
poltrona in un angolo del salotto.
Per Diana ci voleva ben altro.--Una maraviglia, un incanto... E mai un
pentimento, mai un'esitazione... E neanche una nota.
--Che memoria!--esclamò lo zio.
--Nossignore, improvvisava.
--Demostene addirittura.
La signora Valeria slanciò un'occhiata di rimprovero al fratello,
mentre Diana, piccata, replicava:
--Oh c'erano tante persone che applaudivano... tanti professori, tante
signore.
--Sentiamo, sentiamo di chi era composto questo sinedrio femminino?
--Ho proprio tempo da passarle in rassegna... C'era la Rigaldi con le
figliuole.
--Anche con quella di due anni?
--Sei intollerabile.
--So ch'è una famiglia dove si comincia tutto presto... Avanti...
--C'era la contessa Bisenti, la marchesa Terriani con la nuora, la
signora Astolfi, la moglie del provveditore agli studi...
--Povera donna!... Condannata a subirsi tutte le conferenze dalla
prima all'ultima... Suo marito crede che questo entri nei doveri
d'ufficio... Avanti...
--Non dico altro.
--E adesso non c'è più nessuno che non sappia quale sia il suo
dovere--ripigliò Gustavo Aldini con aria di mite canzonatura.
--Non la tormentare--interruppe la signora Valeria.--E tu, Diana,
levati il tòcco e la giacchetta, chè qui fa caldo e rischi di
prenderti un malanno. Dov'è la Giuseppina?
--Non ne ho bisogno. Or ora vado in camera per un minuto. Ma mi fa una
rabbia quello zio...
--O perchè gli dai retta?
L'ingegnere, che si divertiva un mondo a punzecchiar la nipote, tornò
alla carica.--Insomma io vorrei che così in due parole tu mi dicessi
il sugo di questa famosa conferenza.
--La finisci, Gustavo?--ammonì la sorella.
--Che male c'è?--replicò Aldini candidamente.--Desidero istruirmi.
--Oh--saltò su la ragazza--se desideravi istruirti sul serio, dovevi
venire e avresti imparato anche tu qualche cosa...
--Il mio -dovere-?
--Per esempio il dovere di non esser seccante.
--Brava! È una risposta che mi piace.
--Le tiri pei capelli le impertinenze--notò la signora Valeria.
--Ma che impertinenze? Non son mica permaloso, io.
--Oh, è buono in fondo--disse, carezzevole, Diana.
Aldini ricominciò:--E se domando il sunto della conferenza...
--Ma basta--supplicò la signora Valeria.
--Il professore Varedo la stamperà... La leggerai--rispose la
giovinetta.
--Vedi che non era improvvisata.
--A momenti ti graffio il viso--minacciò Diana mostrando le unghie.
--Fammi la grazia, Diana--disse la madre,--giacchè devi andare nella
tua camera, vacci subito.
--Sì... Ma prima una parolina all'orecchio... Non voglio che lo zio
senta... È troppo cattivo.
--Mi licenzi?
--No... resta lì accanto alla stufa.
L'ingegnere accese un sigaro, Diana si avvicinò alla signora Valeria e
le sussurrò piano, dopo aver guardato l'orologio:--Alberto... il
professore Varedo sarà qui verso le undici a prender il the con noi...
Lo scuserai se non viene prima, ma deve liberarsi dagli amici che gli
si sono attaccati ai panni per festeggiarlo... Se tu avessi visto!...
E quante signore se lo disputavano!... Ma egli preferisce la nostra
casa.
E gli occhi della giovinetta sfavillavano nella gioia del trionfo.
La madre le diede un buffetto sotto il mento.
--Sta bene. Lo scuseremo... e lo aspetteremo. C'è dell'altro?
Diana abbassò ancora la voce.--Mammina cara, non te ne hai a male se,
prima d'interrogarti, ho dato un ordine alla servitù?
--Che ordine?
--Quello di non ricevere stasera nessuno, a eccezione del professore
Varedo.
--Oh Diana, Diana!... E perchè?
--Ho ragione di credere--seguitò la ragazza--ch'egli abbia da parlarti
in segreto.
--Davvero?
--Sì.
La signora Valeria tirò a sè la figliuola e la baciò teneramente. Indi
Diana, svincolandosi dall'amplesso, si avviò saltellante verso
l'uscio. Ma, così di passaggio, fece una breve sosta presso la stufa,
appoggiò le due mani sulle spalle dello zio, e con accento risoluto le
disse:--Se mi vuoi bene, e son sicura che me ne vuoi molto, non devi
fare opposizione. Sai che sono ostinata. O -lui- o nessuno.
Prima ch'egli avesse tempo di rispondere, ella era già fuori della
stanza.
Miss Jane s'era, alzata per uscire anche lei, ma la signora Valeria la
trattenne con un gesto. E le chiese:--C'è stato un colloquio stasera
fra il professore Varedo e la signorina?
La governante protestò vivamente in un suo italiano particolare che
conservava la costruzione inglese.--Colloquio?... Avrei non
permesso... Dopo la conferenza, Miss Diana volle complimentare
l'oratore come tutti... Io ero con lei. Il professore appena vide noi
venne incontro a noi con mani tese... Feci mie congratulazioni...
Molte altre signore e gentlemen spingevano da tutte parti... Per mezzo
minuto io fui separata da Miss Diana... Forse allora il professore le
parlò piano... Io potevo non... non potevo sentire... Signorina
raggiunse me subito dopo, incantata, -enchanted, delighted, yes-.
--E per la strada il professore era con loro?
--Oh no... Avrei non permesso... Eravamo con signora e signorina
Duranti... Signorina diede suo braccia a Miss Diana. Io fui con la
madre, -o yes-.
--Basta così. Se vuol ritirarsi, vada pure.
Miss Jane riprese il manicotto e uscì salutando.
---Fata trahunt---borbottò Aldini.
--Per carità, non sfoggiare il tuo latino. Ne ho d'avanzo dell'inglese
di Miss Jane.
--Dianzi parlava italiano.
--Peggio ancora. Stento quasi altrettanto a capirla. Ma vuol fare
esercizio. Ha già dichiarato che quando Diana si sposi ella si
ritirerà a Londra per darvi lezioni di lingua italiana.
--Staranno fresche le sue allieve... Ma tornando a noi, ci siamo,
pare?
--Pare... E ti confesso che sarò liberata da un gran peso... Lo dicevi
tu stesso; così non poteva durare.
--No certo.
--Dunque?
L'ingegnere allargò le braccia con un gesto rassegnato.
--Ma perchè, santo Iddio, devi esser così ostile ad Alberto
Varedo?--proruppe la signora Inverigo.
--Andiamo, Valeria, non ci badare--replicò Gustavo Aldini con
dolcezza.--Lo sai ch'io vado soggetto alle antipatie.
--No, tu ti sei fitto in capo che Diana non debba esser felice con
quell'uomo... E pure l'hai sentita un momento fa:--O lui, o nessuno.
--Verissimo... Avrò torto io.
--Io vorrei delle ragioni--insisteva la signora Valeria, incapace
d'adattarsi a non esser d'accordo con suo fratello in un argomento di
tanto rilievo.--Alberto Varedo è un galantuomo, viene da una famiglia
di galantuomini... Il suo papà, la sua mamma, morti, poveretti, in età
ancor vegeta, erano fior di gente sulla cui memoria non c'è un'ombra.
Gustavo approvò con un cenno del capo.
--Lui, Alberto--proseguì la Inverigo--è un bravo giovine, sfido a
negarlo.
--Non lo nego.
--A ventisett'anni ha vinto un concorso alla Università di Torino: È
già lì da due anni professore straordinario; ha pubblicato opuscoli,
libri, collabora in vari giornali scientifici, è molto stimato, non ha
vizi... Ne hai chiesto informazioni anche tu a que' tuoi amici di
Torino e mi hai confessato lealmente di averle avute ottime. A meno
che tu non mi nasconda qualche cosa...
--Nemmen per sogno.
--Te lo giuro, vi son dei momenti in cui penso che tu sia in possesso
di qualche segreto relativo a Varedo...
--Sei pazza?
--Che so io? Di qualche pasticcio galante?... Di qualche catena?
Aldini scoppiò in una risata.--Alberto Varedo?... Che diamine?--Poi
soggiunse serio:--E puoi credere che se avessi un indizio, un dubbio
su questo proposito non sarei voluto andare a fondo, non mi sarei
confidato con te? No, no, Valeria, levati queste ubbie dalla mente e
non far d'una mosca un elefante... Io non ho nessun fatto da
rimproverare a Varedo, non ho nessuna colpa da addebitargli; mi è poco
simpatico, è vero, ma che vuol dir questo? Ho forse da sposarlo io?...
E adesso, perchè tu non debba annaspar nebbia, e anche perchè questa è
l'ultima volta che si torna sull'argomento, e se di qui a mezz'ora
Alberto e Diana sono promessi sposi io non fiaterò più e farò invece
ogni sforzo per vincere quella mia antipatia; adesso ti dico in poche
parole perchè non mi piace... Intanto non mi piace fisicamente...
questo ti fa ridere?... Bello o brutto non vorrebbe dir niente, pur
che avesse l'aspetto giovine come si ha l'obbligo di averlo a
ventinov'anni. Invece ne mostra quasi quaranta, con quel viso grave,
con quel vestito da pastore evangelico, con quell'aria cattedratica di
uomo che sia nato professore... Ed ecco il secondo motivo per cui non
mi piace... È un pedante... Dà lezioni sempre, forse senza volerlo...
In fine è un puritano, si scandalizza di tutto, non ammette scherzi...
Anche la conferenza di stasera...
--Se non l'hai sentita!--esclamò la sorella.
--Basta il titolo: -Il dovere...- Lasciamolo in pace questo famoso
dovere... Ossia ognuno ne faccia quel tanto che può, e discorriamone
meno.
--Non hai altro... proprio altro?--domandò la signora Valeria.
--Non ho altro.
--Sia lodato Iddio!... Perchè questo è ben poco... Che Varedo sia
brutto o bello, che mostri più meno della sua età, quando Diana n'è
contenta!... Ella non si sarebbe adattata a sposare un uomo frivolo.
Lo sai, è uno spirito entusiasta.
--Sotto cui si nasconde uno spirito critico.
--Credi?
--Ne son sicuro. Non rammenti quelle novelline, quei bozzetti satirici
che si divertiva a scrivere anni fa?
--Bambinate. Ora ha smesso, e mostra un'inclinazione a studi più seri.
Aiuterà suo marito, con cui è d'accordo anche nel puritanismo... Un
po' puritana è anche lei... Tiene del suo povero babbo.
--Oh per questo non ho paura. Le lezioni della vita le insegneranno a
essere indulgente come la sua mamma.
--Non però di manica larga come il suo zio materno--disse ridendo la
signora Inverigo.
--Del resto--concluse l'ingegnere--poichè Domeneddio ha disposto nella
sua sapienza ch'io diventi zio del professore Alberto Varedo, spero
che finiremo coll'essere amici... Io ci metterò tutto il mio buon
volere.
La signora Valeria tese al fratello ancora una volta la mano.--Grazie,
Gustavo.
Egli strinse quella bella mano bianca e nello stesso tempo si chinò su
Valeria e la baciò in fronte.
S'erano amati da bambini in su, ed egli era un cuor d'oro sotto il suo
scetticismo apparente.
--Sono le dieci e tre quarti--notò la signora guardando
l'orologio.--Varedo non può tardare... Non capisco che cosa faccia mia
figlia... A meno che non voglia lasciarmi sola col suo aspirante.
--In questo caso batto in ritirata.
--Ma no; tu sei, dopo di me, il più stretto parente che abbia Diana;
Varedo è avvezzo a vederti qui; rimani.
Il colloquio fu troncato dalla comparsa di Diana. Ella s'era mutata da
capo a piedi; aveva un elegantissimo vestito chiaro, un po' aperto sul
davanti. I suoi occhi ridevano.
La madre e lo zio ebbero un'esclamazione di maraviglia.--Che lusso!
--Se gli abiti belli non si mettono in queste circostanze--ribattè la
ragazza--quando si devono mettere?
--Diana, Diana--ripigliò la signora Inverigo, e c'era una nota di
sgomento nella sua voce;--sei poi sicura che accadrà stasera quello
che tu desideri?
--Sicurissima--replicò con baldanza la figliuola.
--E se -qualcheduno- desidera parlarmi a tu per tu?
--Quel -qualcheduno- avrà molto piacere ch'io ci sia.
--E io?--domandò Gustavo Aldini.
--Tu?... Ecco, se tu sei lo zio buono, accondiscendente, gentile ch'io
sono avvezza a conoscere e ad amare, la tua presenza sarà -per noi-
una gioia di più... se poi...
Anzichè terminare la frase. Diana tese l'orecchio e con un cenno della
mano intimò silenzio.
Com'erano accese le sue guancie! Come batteva il suo cuore!
L'uscio s'aperse; il domestico annunziò:--Il professore Varedo.
Mostrava realmente un po' più de' suoi ventinove anni; non ne mostrava
quaranta come aveva detto Gustavo Aldini; era piuttosto brutto che
bello; nella gravità, nell'andatura, nel vestito poteva risvegliar
l'immagine d'un pastore evangelico; ma in complesso non era nè così
brutto, nè così grave, nè così solenne come si sarebbe supposto
badando alla descrizione iperbolica dell'ingegnere. O forse l'emozione
naturale di quell'ora decisiva dava alla sua fisonomia un'insolita
mobilità.
Fatto si è che quella sera stessa Alberto Varedo chiese ed ottenne la
mano di Diana Inverigo.
II.
In casa degli sposi.
Poco più d'un anno dopo, in una sera fredda di marzo, l'ingegnere
Gustavo Aldini scendeva da una vettura di prima classe alla stazione
centrale di Torino.
I Varedo erano sotto la tettoia ad aspettarlo.
--Oh zio--disse Diana buttandogli le braccia al collo mentre il
professore lo liberava dalla valigia.--Bene arrivato. Perchè non hai
portato con te la mamma?
--Capirai, di questa stagione una donna d'una certa età si sposta mal
volentieri.
Diana protestò:--Una certa età?... È giovine ancora la mamma.
--Sicuro che non è vecchia... A ogni modo...
--Ma sta bene, non è vero?
--Sì, grazie al cielo, sì... E puoi immaginarti quante cose m'ha detto
per te, per tutti e due... A voi altri non domando come stiate; si
vede.
--Ci vedrai meglio a casa.
Aldini, venuto a Torino, oltre che per salutare la nipote, anche per
certi affari d'una Compagnia assicuratrice a cui egli apparteneva,
avrebbe preferito alloggiare all'albergo, ma i Varedo non glielo
permisero.
--Se ci fai un tiro simile--dichiarò Diana--non ti guardo più in viso.
Fuori della stazione, il professore aperse lo sportello di un fiacre e
vi fece entrare sua moglie e lo zio.--Io vado a piedi--egli
disse.--Passo un momento al Circolo filologico... Di qui a mezz'ora
sono a casa... Arrivederci... E bada Diana, se viene Bardelli, che
aspetti.
Gustavo Aldini fu riconoscente a Varedo d'averlo lasciato solo con sua
nipote, e forse anche Diana aveva piacere di trovarsi a tu per tu con
lo zio.
Onde, appena la vettura si fu mossa, vi fu un fuoco incrociato di
domande e risposte.
--Raccontami della mamma, della nostra casa, degli amici.
--Tutti benone, tutti ti ricordano. Ma parlami di te...
--Io sono contentissima... Ma ci vai ogni giorno dalla mamma?
--Quando sono a Venezia anche due volte al giorno... Dunque sei
contenta?... Proprio?
--Proprio... Se non avessi il cruccio della mamma ch'è così sola.
--Non tanto. Riceve sempre qualcheduno, la sera specialmente: le
Duranti, Rinardi, Frandini, il dottore Del Marmo, i Nocera... Ma tu
non ci annunzi ancora nessuna novità?
--Che novità?
--Via, non far l'ingenua... Le novità che si possono aspettare dalle
spose.
Forse Diana arrossì, ma in carrozza era buio, e lo zio non se ne
accorse.
--C'è tempo--ella disse.
--Lo so che c'è tempo... Ma spero bene che non ci farete sospirare
troppo.
--Non c'è fretta--ripetè Diana. E tornò sul discorso della
mamma.--Poteva venire a passar l'inverno con noi, che se pur qui fa
più freddo si è meglio riparati che a Venezia...
--Verrai tu a casa nella stagione dei bagni.
--Sì, ci verrò... Ma se la mamma avesse passato l'inverno a Torino non
si sarebbe rimaste divise che per pochi mesi... almeno in questo primo
anno.
--In agosto si compirà appunto un anno dal tuo matrimonio.
--Vi ho rifatto una visitina ai primi d'ottobre... dopo il viaggio di
nozze.
--Meno d'una settimana.
--Non si poteva di più. Alberto doveva esser qui per gli esami.
La vettura si fermò, qualcheduno uscì dalla portineria ad aprir lo
sportello e a prender la roba.
Era un quartierino modesto e tranquillo, in Via della Zecca, ceduto a
Varedo insieme a gran parte della mobilia da un collega
dell'Università che per ragioni domestiche aveva abbandonato
l'insegnamento e s'era ritirato in campagna. Solo una camera Diana
aveva voluto arredar tutta di nuovo secondo il gusto suo, ed era la
camera destinata ai forestieri, i quali però, nel pensiero di lei, non
dovevano esser che la sua mamma e lo zio Gustavo.
--Per mia sorella va egregiamente--disse l'ingegnere quando la nipote
ve lo accompagnò,--per, me è troppo; Non avevi un bugigattolo dove
mettermi? Sai ch'io ho abitudini quasi spartane.
--Se tu fossi venuto con la mamma--rispose Diana--certo che non mi
sarebbe stato possibile d'accomodarti bene, e forse avrei dovuto
lasciarti andare all'albergo... Ma poichè sei qui solo e sei il
-primo- che venga a farmi una visita (ella sottolineò la parola
-primo-) voglio offrirti il meglio che ho.
Ella accennò ad andarsene.--T'aspetto nella stanza vicina, ch'è il
nostro salotto da pranzo.
--Vengo con te. Mi fai vedere tutto l'appartamento.
Diana si mise a ridere.--È presto fatto. Ma non prendi prima qualche
cosa?
--Senti, ho pranzato benissimo alla stazione di Milano, e non ho
bisogno di nulla.
--Una tazza di brodo?
--No, grazie... Prendete il the voi altri la sera?
--Sì.
--Ebbene, lo prenderò con voi quando sarà tornato a casa tuo marito.
--Come credi.
Diana condusse lo zio nella camera nuziale, nello studio di Varedo, e
in quello che doveva essere il salotto da ricevere, ma che in realtà
non era che un'appendice dello studio, ingombro di libri e di carte. E
dei libri ce n'erano da per tutto, perfino nel gabinetto da -toilette-
degli sposi. Fu anzi lì, presso lo specchio davanti al quale Diana si
pettinava, che l'ingegnere gettò l'occhio sopra un opuscolo legato in
pergamena con fregi d'oro.
--Che roba è questa?--egli chiese.
--Tò, non lo conosci?--esclamò ella alquanto maravigliata.--Ce n'è una
copia anche dalla mamma... senza la dedica però, che fu fatta stampare
apposta per me.
Ed ella porse allo zio il libricciuolo.
--Adesso vedo--disse l'ingegnere Aldini.--È la conferenza di Varedo
sul -dovere-.
--Sì... Guarda alla prima pagina.
---Alla mia Diana il giorno delle nostre nozze---lesse lo zio Gustavo.
Diana spiegò:--È stata una sorpresa. Ho trovato il libro nella mia
borsa da viaggio... Non ne sapevi nulla?
--No davvero.
--Fu un pensiero gentile.
All'ingegnere pareva invece una pedanteria insigne, ma non volle
mortificar la nipote, e si contentò di domandar sorridendo:--E rileggi
la conferenza anche quando ti pettini?
--Cattivo zio!... Sempre un po' canzonatore.
--Via, via--replicò Aldini in tono scherzevole--chiamatemi presto a
far da padrino a un bel maschiotto... Anche quella è una parte del
vostro dovere.
Poi, nel salotto da pranzo, mentre Diana rifondeva lo spirito di vino
sotto la teiera, lo zio ripigliò le sue interrogazioni.--E come passi
le tue giornate? Come passi le sere? Hai molte conoscenze?
--No, non molte... Ma non m'annoio. Son sempre occupata.
--Ti alzi presto?
--Alle otto, otto e mezzo... Attendo alla casa; do gli ordini per le
spese... Sono diventata una buona massaja... non lo credi?
--Anzi me ne rallegro.
--Così arrivan le undici ch'è l'ora in cui Alberto torna
dall'Università... Prima di mezzogiorno si va a colazione... Dopo si
lavora insieme...
--Come sarebbe a dire?
--Alberto studia; io ricopio i suoi manoscritti, gli correggo le bozze
di stampa, faccio dei sunti per lui...
--Sunti di libri scientifici?
--Già. Non capisco mica tutto, ma a forza di volontà riesco a
raccapezzarmi.
--Dunque, copiando manoscritti, correggendo stampe, facendo sunti, tu
fai venir l'ora di pranzo?
--No, verso le sei usciamo spesso con Alberto per una passeggiata
sotto i Portici o al Valentino, secondo il tempo... Alle otto si
pranza.
--E dopo?
--Dopo si esce di nuovo per un'oretta... Qualche volta si fa una tappa
al Caffè Romano.
--Non andate mai a teatro?
--Ci si va, ma di rado, perchè Alberto non ama perder tutta la sera.
--Anche la sera lavora... o piuttosto lavorate insieme?
--Si lavora, si chiacchiera, si prende il the.
--Sempre soli?
--Di tratto in tratto capita questo o quel collega di mio marito... o
una vicina... E poi, c'è Bardelli... Quello non manca.
--Chi è Bardelli?
--È il braccio destro di Alberto. È uno studente laureato da poco in
giurisprudenza e che aspira a entrare nell'insegnamento.... Bravo e
buono... Si getterebbe nel fuoco per mio marito... Lo vedrai... un
tipo unico... Pare un bimbo.
--E--seguitò lo zio--il pianoforte non lo apri mai? Dov'è?
--È di là, nel salotto da ricevere, seppellito sotto i libri... Lo
apro solo a lunghi intervalli... Alberto non è appassionato per la
musica.
--Così m'immagino che non si parlerà neanche più di quelle tue
esercitazioni letterarie, di quelle novelline, di quei bozzetti...
--Figurati!--interruppe Diana--Non oso rilegger neppur io i vecchi
manoscritti.
--Li hai portati con te?
--Mi son trovato un quaderno in fondo alla valigia. Ma Alberto non ne
sa nulla... Egli odia la cosidetta letteratura amena.
--E tu?
--Io faccio il mio dovere di moglie savia cercando d'uniformarmi ai
gusti di mio marito.
Ella si chinò sulla teiera; Aldini non insistette. S'era contenta lei,
o che gli era lecito di tormentarla con osservazioni inopportune?
Certo che molte cose gli parevano strane: e ch'ella si acconciasse con
animo sereno alla soppressione della propria personalità, e che la
vita impostale da Varedo potesse appagarla, e che questo freddo
pedante ne avesse veramente conquistato il cuore, ma, in fine, s'era
contenta, s'era felice?
Con gli occhi intenti nella sua teiera, Diana sussurrò:--L'acqua
bolle.
E diede un'occhiata all'orologio.--Alberto dovrebb'esser qui.
--Ha l'abitudine di farsi attendere?
--No, è puntualissimo... Tanto puntuale che verso il the anche per
lui.
In fatti Varedo entrava di lì a un minuto, tirandosi dietro un
giovinetto piccolo di statura, senza un pelo di barba, dai movimenti
impacciati, dal vestire dimesso.
--Avanti, Bardelli, avanti--disse Diana tendendo cordialmente la mano
al -factotum- di suo marito. E si affrettò a presentarlo allo zio.--Il
dottor Eugenio Bardelli, un professore in erba.
--Oh--fece il presentato divenendo rosso come un papavero.
Il professore mostrò a Bardelli una sedia.--Si accomodi... Le dò
queste bozze corrette... Scusate, veh... Ma si tratta d'un articolo
che deve comparir domani nella -Rassegna giuridica-.
--Ah, quello sul -Diritto ateniese-?--osservò Diana.
Gustavo Aldini guardò sua nipote con uno stupore doloroso. Come gliela
riducevano, quella figliuola!
Ella intanto chiedeva a Bardelli:--Vuole una tazza di the?
--No, grazie... Non dormirei più.
--Un bicchierino di Marsala?
--Se mi dispensa mi fa un piacere.
--Un biscottino?
--Nemmeno... Ho pranzato tardi.
--Dio, che uomo incorruttibile sarà!
--Scusate--ripetè Alberto, mentre, sorseggiando il the, correggeva le
stampe con la matita.
Terminata la revisione, passò ogni cosa a Bardelli.
--Mi fido di lei. Le porta in tipografia subito.
--Immediatamente--rispose il giovine alzandosi dalla sedia. Chiese a
Diana se aveva comandi, e con molti inchini si accomiatò.
--Povero Bardelli!--disse la signora.--Si abusa di lui.
--No, no. È contentissimo di servirci.... E se l'anno venturo, come
spero, lo nominerò mio assistente, non potrà lagnarsi d'aver perduto
il suo tempo.
--Quanti anni ha?--domandò l'ingegnere.--Ne mostra meno di venti.
--Ne avrà ventitre sonati--rispose Varedo.
--Ed è già un'arca di scienza--affermò Diana.
Il professore sorrise.--Un'arca di scienza è troppo.... Ma è
studiosissimo.
Diana si rivolse allo zio.--Ti farò conoscere anche i fratelli, anche
la madre... È una famiglia esemplare.
--Nei pochi giorni che son qui me la lascerai per qualche ora tua
moglie?--disse l'ingegnere ad Alberto.
Questi assentì con bastante disinvoltura.
--Quando crede.
Rimasero intesi che Aldini sarebbe venuto a prendere la nipote ogni
giorno dopo colazione (perchè la colazione egli non s'impegnava a
farla con loro) e che più tardi, fra le cinque e le sei, si sarebbero
incontrati con Alberto o sotto i portici o altrove.
III.
La famiglia Bardelli.
L'ingegnere Aldini si divertiva un mondo a percorrere le vie di Torino
a braccetto di questa nipote ch'egli teneva in conto di figlia e verso
la quale, nonostante le molte dissomiglianze, lo attirava una simpatia
ricambiata. Certo che s'erano bisticciati sovente; egli, scettico
amabile, l'avrebbe voluta più duttile, più indulgente, meno recisa ne'
suoi giudizi; egli, uomo d'ingegno, ma nemico d'ogni pedanteria,
l'avrebbe voluta più chiassosa, più spensierata, più giovine insomma.
Adesso il gran timore di lui era che il matrimonio con un uomo come
Varedo avesse accresciuto i difetti di Diana. E in fatti egli la
trovava, più ancora che a Venezia, noncurante del vestito e della
persona, inesorabile nel condannare quello ch'ella chiamava il vizio
elegante, pronta a correre agli estremi in tutto per amore di logica,
onde il rompersi il capo sui volumi di giurisprudenza e di sociologia
le appariva una conseguenza naturale dell'aver sposato un
giureconsulto e un sociologo. Ma ella conservava intatte, e quest'era
un conforto per lo zio, la sua bontà, la sua rettitudine, la
semplicità de' suoi modi schietti e affettuosi. Quand'ella gli
camminava a fianco, a passo rapido, in quelle giornate fredde,
limpide, asciutte, e le guancie le si coloravano d'un vivo incarnato,
e gli occhi le splendevano giovanilmente, egli s'illudeva che fossero
tornati i bei tempi in cui strappando la fanciulla ai suoi maestri, al
suo pianoforte, a' suoi libri, l'accompagnava al Lido a coglier fiori
e a raccattare conchiglie... Anche ora egli la strappava alla stanza
chiusa, alle carte polverose, alle occupazioni indigeste... perchè
doveva egli ripartir così presto?... Ma forse era meglio. Egli non
avrebbe potuto risparmiare a lei le sue osservazioni, a Varedo i suoi
frizzi, e avrebbero finito con guastarsi.... E poi era evidente;...
Varedo consentiva a lasciargliela perchè si trattava di pochi giorni;
in caso diverso nè egli avrebbe rinunziato alla sua preziosa
collaboratrice, nè ella avrebbe voluto disertare il suo posto. Già di
tratto in tratto le venivano degli scrupoli.--Mi dispiace di non aver
corrette io quelle bozze.--Oppure:--Povero Alberto! Ha da faticar per
due oggi.
Lo zio Gustavo perdeva la pazienza.--O che razza di gente siete?... È
come se aveste una dozzina di figliuoli e vi mancasse il pane da
mettervi alla bocca... Non ho rimorsi, ho lavorato anch'io tutta la
vita, e non per questo mi son voluto privar dell'aria, del sole, della
compagnia de' miei simili.
--Belle parole!--ribatteva Diana.--Ma se tu avessi assunti
degl'impegni!... Se tu avessi un programma scientifico da svolgere, un
apostolato da esercitare!
--Questi sì che son paroloni--pensava Aldini. Ma si contentava di
tentennare il capo in silenzio.
Ella enumerava con mal celata compiacenza le occupazioni molteplici di
suo marito. -In primis-, la cattedra; poi la direzione di fatto (chè
il direttore di nome era vecchio e malaticcio) della -Rassegna
giuridica-; poi gli articoli per altre Riviste italiane e straniere;
poi le lettere da scrivere (almeno una mezza dozzina al giorno); e in
fine la grande opera sul -Dovere-, di cui la conferenza di Venezia
aveva tracciato le linee generali e che Varedo si proponeva di dar
compiuta agli editori entro un paio d'anni... insomma un cumulo di
roba da spaventare chi non avesse avuto la fibra, l'energia, la
potenza di applicazione d'Alberto.
--Ah--conchiudeva Diana--quando penso ai bei damerini che perdono il
loro tempo a correr dietro alle signore, a organizzar gite di piacere,
a diriger quadriglie e -cotillons-!... Che concetto hanno costoro
della vita?
Aldini sorrideva maliziosamente.--Non ne hanno. Vivono alla meno
peggio. E forse i savi son loro.
--No--protestava la nipote scandalizzata.--Lo dici per farmi
arrabbiare.
--Parlo sul serio... È tanto difficile averlo giusto questo concetto
della vita che può esser sapienza il non averne nessuno. «-Salvate,
oimè, le membra--Dal tarlo del pensiero.-»--Ricordi questi versi?
--Oh, dei versi e delle sentenze ce ne son per tutti.
Tornavano a bisticciarsi così, come una volta, pur provando un gusto
immenso ad essere insieme.
Un giorno, in Via di Po, furono fermati da una vecchietta piccolina,
svelta, asciutta, vestita di scuro, con un cappellino di forma
vetusta, sormontato da un pennacchio nero.
Diana fece la presentazione. E spiegò allo zio.--La signora Marianna
Bardelli è madre di quel dottore Eugenio Bardelli che hai conosciuto
da noi.
Il pennacchio nero si agitò ripetutamente in segno di simpatia.--Lo
sapeva da Eugenio che era qui lo zio della madama... Eugenio mi
discorre sempre di loro... Lo colmano di gentilezze il mio figliuolo.
--Dica piuttosto ch'egli è troppo buono con noi e che noi siamo troppo
indiscreti.
A sentir questa enormità il pennacchio nero parve assalito dalle
convulsioni.--Signora Diana, signora Diana, per amor del cielo! Il mio
Eugenio non si sdebiterà mai col signor professore che lo ha
incoraggiato ne' suoi studi e che continuerà ad aiutarlo.... Perchè è
pieno d'intelligenza, ma è timido, Eugenio, non sa farsi valere, e se
non c'è chi gli dia la spinta...
--Eh non si lagni--interruppe Diana.--Lei è stata fortunata co' suoi
figliuoli...
--Questo sì, questo sì.... Anche Paolo.... Andavo appunto da lui, nel
suo studio.... a un passo di qui, alla svolta di Via Montebello....
Paolo aspetta sempre una visita della signora Diana.
--È vero.
Diana interrogò con lo sguardo lo zio, e a un cenno affermativo di lui
disse alla signora Bardelli:--Se la facessimo adesso la visita?
La vecchietta si profuse in ringraziamenti. Forse era il momento
buono, perchè Paolo aveva terminato il bozzetto per un monumento a
Garibaldi da presentare a Mondovì, a un concorso.... Non aveva mica
grandi speranze di vincere, con tanti altri artisti provetti che
concorrevano... Ma guai a non tentare!...
Al giungere dei visitatori, Paolo Bardelli gettò lungi da sè il
berretto di carta che gli copriva il capo e scese frettoloso da
un'impalcatura ove stava dando i primi colpi di stecca a una massa di
creta tuttora informe. Poteva avere due o tre anni più del fratello
Eugenio a cui somigliava nella statura e nella completa assenza di
barba; nella nervosità dei movimenti e nella loquacità un po'
disordinata ricordava la madre.
--Ah, il bozzetto!--egli disse scoprendo il modello del suo Garibaldi,
un Garibaldi ritto sopra la roccia, appoggiato all'elsa della spada
nuda, non senza una certa espressione di fierezza nel viso.--Una cosa
dozzinale.... Sonetti a rime obbligate... Arte subalterna... Si fa
anche quella per necessità... per cedere alle istanze della
famiglia... ma non ci si mette dentro tutta la propria anima...
Garibaldi!... Sicuro, un eroe... Ma tra in marmo, in bronzo, a piedi e
a cavallo ce ne sarà un centinaio di Garibaldi in Italia... Come non
ripetersi?... E con lo sforzo dell'originalità si cade nel
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