della casa paterna mi sarebbe parso un delitto, lui lontano, povero,
ramingo, che perfino la gioia del vostro perdono mi sarebbe stata tolta
non avendolo al fianco.
-- Ero sicuro che avrebbe risposto così, -- disse il signor Massimiliano.
-- È nel suo carattere.
-- Un bel carattere, confessatelo, -- soggiunse il dottore senza staccar
gli occhi dalla lettera.
-- Ma dunque, per carità, che cosa è succeduto? -- chiese ansiosamente la
signora Gertrude.
-- Or ora vedremo, -- replicò il medico.
«La sua fisonomia -- così proseguiva Margherita -- si fece raggiante,
sparirono le nubi della sua fronte, sparirono dalle sue guance i
solchi che le assidue cure vi avevano scavato, egli tornò splendido di
bellezza e di gioventù come nel primo giorno in cui gli diedi il mio
cuore. -- Me lo aspettavo, egli disse baciandomi. Tu dunque, fuor che
dell'essere divisa da me, non ti sgomenteresti di nulla? -- Di nulla. --
Mi seguiresti anche fuori d'Italia.? -- In capo al mondo. -- Hai paura
del mare? -- No. -- Egli trasse allora di tasca una lettera scrittagli
da un suo buon amico di Genova al quale egli si era raccomandato per
un impiego. -Vuoi andare a Buenos Ayres? gli chiedeva l'amico, c'è
un posto presso una casa italiana. Diecimila franchi di stipendio e
alloggio e vitto per te e per la tua famiglia. Se accetti, preparati a
partire col vapore che salpa da qui, il 28 di questo mese.-
-- Vanno a Buenos Ayres! Vanno in America? -- gridò disperatamente la
signora Gertrude. -- Massimiliano, ciò non è possibile.... Massimiliano,
rispondi per carità.
Il signor Massimiliano aveva smesso di passeggiare e s'era avvicinato
al dottore. -- Taci un momento, Gertrude, -- egli disse a sua moglie, --
sentiamo il resto.
L'inflessione della sua voce era diversa del solito, egli che non
parlava mai che per imporre, pareva quasi voler pregare, sua moglie
afferrò una delle sue mani, e coprendola di baci e di lagrime tornò
alla carica: -- Massimiliano, per carità, dimmi che non lascierai che la
tua unica figlia vada in quei paesi remoti....
Il naturale violento del Nebioli riprese il disopra. -- Vuoi tacere, per
Dio? Vuoi lasciar finire questa disgraziata lettera?
La signora Gertrude aveva tanto l'abitudine di obbedire che non seppe
ribellarsi nemmen questa volta; ella fece silenzio, ma continuò a tener
stretta nelle sue la mano di suo marito.
«Ho pensato subito a voi, -- lesse il dottore con accento commosso, -- e
dissi ad Ugo: -- E i miei genitori? -- Non ti hanno essi chiusa la porta
della loro casa? egli replicò. -- È vero. -- Non hanno lasciato senza
risposta tutte le tue lettere? -- È vero, pur troppo, è vero. Stetti
in forse ancora un istante; poi mi decisi. -- Accetto e occupiamoci dei
preparativi della partenza. -- Egli mi gettò le braccia al collo e....
-- Ed egli è uno scellerato, -- scoppiò come un fulmine il signor
Massimiliano svincolandosi da sua moglie e gettando a terra con gran
fracasso tutto ciò che gli capitava davanti. -- Non gli basta di averci
rubata la figlia, vuol portarcela anche di là dai mari, vuol farla
morire di fatiche, di stenti.... Un mese dopo il parto, con un bambino
da latte, le fa imprendere un viaggio a cui non reggono talvolta
nemmeno i più vigorosi. E non c'è galera per questi delitti, e non c'è
forca.... Ma voi, Beverani, voi lo compatirete, voi lo difenderete, non
è vero? Non si può saperla la vostra opinione?
-- La mia opinione, -- rispose il medico, -- è di leggere la mezza
paginetta che manca a compiere la lettera; poi vi dirò quel che farei
nel caso vostro.
-- Oh ci saranno le frasi d'uso.... Quelle tenerezze ridicole a cui
corrisponde sì bene l'effetto.... Morale moderna!
«Egli mi gettò le braccia al collo, -- riprese il Beverani rileggendo
la frase già letta, -- e mi susurrò con un bacio: tu sei un angelo. --
No, diss'io, sono una donna che ti ama. Una cosa però è forza che tu mi
conceda. Anticipiamo di ventiquattr'ore la nostra partenza e passiamo
un giorno a Venezia. Prima di abbandonar l'Europa per non tornarvi
forse mai più è necessario che io tenti almeno di vedere un'ultima
volta i miei genitori. Egli mi ribaciò e accondiscese al mio desiderio.
Abbiamo fatto tutti i nostri conti. Oggi è il 19, sabato. Noi partiremo
di qui lunedì e saremo a Venezia mercoledì alle cinque pomeridiane.
-- Posdomani? -- esclamarono a una voce il signor Massimiliano e la
signora Gertrude.
-- Mercoledì abbraccierò la mia padroncina -- gridò battendo festosamente
le mani, la cameriera che s'era introdotta pian piano nel salotto.
Il signor Massimiliano si voltò per sgridarla ma non seppe aprir bocca.
-- Non ci sono ormai che due sole righe, -- osservò il dottore. E lesse:
«Ci faremo condurre a un albergo, poi verremo da voi, e io non suppongo
neppure che non vogliate riceverci, e vi mando in anticipazione mille
baci. Ah! la mia lettera è un gran pasticcio, ma non ho più tempo di
rifarla perchè ho da attendere ai miei bauli. Addio, addio, anche da
parte di Ugo.... Il mio bimbo si sveglia e mi chiama con vagito....
Forse vuol mandarvi a salutare anche lui.
«MARGHERITA.»
-- Dunque Margherita sarà qui posdomani... farà il Natale con noi, --
disse la signora Gertrude che di tutta la lettera non ricordava ormai
che questa notizia e quasi non credeva a sè stessa.
-- E viene anche -lui-? E bisognerà accogliere anche lui? -- soggiunse
come parlando fra sè il signor Massimiliano. -- Quel cane che vuol
portarla a Buenos Ayres!...
-- Che Buenos Ayres? -- interruppe il dottore alzandosi in piedi. --
Sapete che vi ho da dire?... Che l'alloggio di vostra figlia e di
vostro genero dev'essere la vostra casa e non un albergo, che quando
essi sian qui non dovete più lasciarli andar via, che la parte del
tiranno l'avete fatta anche troppo a lungo, e che la vostra Margherita
l'avete castigata anche troppo.
-- Dovevo anzi premiarla?
-- La si è maritata a suo modo, e ha fatto male, non c'è dubbio, ma in
fin dei conti le ragazze si sposan per loro e non per uso dei genitori
e la Margherita trovò almeno un galantuomo....
-- Non mi fate dire spropositi, Beverani. Un galantuomo che seduce una
fanciulla....
-- E la sposa.
-- Sì, contando sul perdono del padre babbeo.
-- Ci contava tanto poco che stava per andare in America.
-- Baie! Non credo più al viaggio in America
-- Non ci credete? Allora vi dirò che vostra figlia mi scrive
supplicandomi di prestare a suo marito 1000 lire che gli mancano a
pagare i posti sul vapore.
-- E voi li presterete?
-- Sicuro, a meno che voi non vi decidiate a farla finita, dando a
vostra figlia la dote che le avevate destinata e lasciandola vivere
agiatamente con lo sposo ch'ella si è scelto.
-- O corpo.... E come avviene che tutto questo zelo vi capita da un
momento all'altro?
-- Mio Dio, perchè trovavo giusto in passato che la condotta di
Margherita avesse la sua punizione, e trovo adesso che quella giovine
ha espiato largamente i suoi falli.
-- Già, voi avete la sapienza di Salomone, -- brontolò il signor
Massimiliano.
La signora Gertrude era esterrefatta. Ella non aveva mai inteso alcuno
a parlare con tanta libertà a suo marito e non sapeva intendere
com'egli, malgrado tutto il rispetto pel dottore Beverani, non
prorompesse in una di quelle sfuriate che le facevano venir la pelle
d'oca.
Ma la cameriera Marina la confortava dicendole, -- Vedrà che cede....
Il padrone è così.... A esser conigli non ci si guadagna con lui.... E
poi, la padroncina è stata sempre il suo occhio destro.
Il signor Massimiliano fece ancora quattro giri per la stanza torcendo
fra le mani il fazzoletto; indi si piantò ritto ed immobile davanti
a sua moglie. -- Invece di mandar acqua da tutte le parti come una
fontana, mi sembra che potreste almeno pensare a far allestire le
camere....
-- Oh Massimiliano, -- esclamò la povera signora, -- tu dunque acconsenti?
-- Io? Io! E lei, -madama-? In tutto il tempo dacchè nostra figlia è
partita s'è mai potuto sentir da lei un'opinione franca?... Lamenti,
piagnistei, sospiri e niente più di così....
-- Ma mi lasciavi forse parlare?
-- Via, via, non vi bisticciate, chè s'ha da stare allegri. Beninteso
che voglio guadagnarci qualche cosa anch'io. Per la vigilia di Natale
verrò a pranzo con voi altri, -- disse il Beverani.
-- Oh dottore, sia benedetto, venga, venga. Le si deve tutto, -- replicò
la signora Gertrude prendendogli la mano.
-- Come volontieri le darei un bacio! -- soggiunse in un trasporto
d'entusiasmo la cameriera che adorava la sua padroncina.
-- Troppo tardi, Marina, -- rispose ridendo il dottore. -- Bisognava
risolversi vent'anni fa quando ve l'ho domandato....
-- Che cosa va a tirar fuori! -- replicò la donna facendosi rossa.
-- Non c'è punto da arrossire, perchè mi avete detto di no.... Ma voi
Massimiliano, non mi offrite niente?
-- Scusate, ma non so raccapezzarmi.... Darei la testa nei muri....
Quella lettera, quelle vostre parole... insomma penso alla bella
figura che faccio io dopo tante proteste, dopo tante dichiarazioni di
fermezza.... Sia pure.... ci vuol pazienza.... Marina?
-- Comandi.
-- Va a pigliare una bottiglia di Cipro stravecchio.
-- Oh questa è una risoluzione che mi piace. Non c'è quanto un
bicchierino di Cipro per far passare le ubbie. Posdomani poi a
quest'ora ne beveremo un altro con la Margherita....
-- Margherita, Margherita, quanto mi hai fatto soffrire e quanto bene
ti voglio ancora! -- disse il Nebioli. E si coprì il viso colle palme,
e scoppiò in un pianto dirotto, irrefrenabile. Non vi voleva di più per
far piangere nuovamente anche la signora Gertrude.
-- Sta a vedere che finisco col fare il terzo -- osservò il Beverani
passandosi la mano sugli occhi.
Per buona ventura entrò intanto la cameriera col Cipro. Aveva ella pure
una gran voglia di commuoversi, ma il Beverani la sollecitò a non far
bambinate e a sturare la bottiglia senza romperla. Quando il liquore fu
mesciuto, il medico vuotò il primo bicchierino gridando: -- Alla salute
degli sposi e del bimbo!
Il signor Massimiliano si rasciugò in fretta le lagrime e bevette. Dopo
di lui la signora Gertrude e la Marina.
-- Sia ringraziato il cielo! La pace è fatta! -- concluse il dottore.
Era per andarsene quando sentì la mano del Nebioli nella sua.
-- Sarà per la povera famiglia di cui ci avete discorso prima, --
disse il ruvido vecchio lasciando scivolar fra le dita del medico un
biglietto di banca di cinquanta lire. -- E fate che preghino....
-- Pei vostri peccati? -- chiese il Beverani ch'era un po' scettico....
-- No, ma perchè il Signore mi dia la forza di accogliere bene
-colui-.... mi capite.... Vi assicuro.... non so ancora persuadermi....
-- Oh si persuaderà, -- ripetè il dottore scendendo le scale.
LA PAGINA ETERNA
(MONOLOGO D'UN LETTERATO).
-Excelsior- (era questo il nome di battaglia d'un giovine letterato)
aveva scritto quella sera la sospirata parola fine a' piedi dell'ultima
facciata di un nuovo romanzo. E s'era messo poi a svolgere con mano
convulsa i 475 foglietti del suo lavoro, ch'egli doveva trasmettere la
mattina seguente ad un editore. Egli correva con l'occhio su quelle
pagine che gli erano costate tanti mesi di fatiche e di veglie,
s'arrestava alquanto sui punti più drammatici, ripeteva ad alta voce
alcune frasi, e cercava d'indovinar l'effetto ch'esse produrrebbero
nell'animo dei lettori. Intanto passavano le ore, il petrolio si
abbassava nella lucerna, e quando -Excelsior- fu giunto al termine
della sua revisione, erano già le due dopo mezzanotte. Egli alzò la
testa dalle sue carte, fece puntello delle palme al mento, e rimase
a lungo immobile, pensoso. A poco a poco una tristezza infinita gli
si dipinse sul viso; egli balzò dalla sedia e si mise a passeggiar
concitato su e giù per la stanza.
-- E anche tu, -- egli esclamò rivolgendo lo sguardo al manoscritto che
giaceva sulla scrivania, -- anche tu farai la fine dei tuoi fratelli
maggiori. Uscirai nel mondo in mezzo a un mormorio lusinghiero;
sarai salutato da alcuni articoli benevoli inspirati probabilmente
dall'editore; mi procurerai la stretta di mano di qualche lettrice
gentile;... e poi.... e poi troverai una sepoltura onorata negli
scaffali delle biblioteche. Era dunque per questo ch'io ho tanto
meditato, tanto studiato, nudrito con sì grande amore il fuoco
sacro dell'ideale? Era per questo che ho assunto il pseudonimo di
-Excelsior-? Meno male che la mia anima è meno orgogliosa del mio nome
di guerra!
-- C'è pur qualche cosa di tragico nel destino della maggior parte
dei libri che passano come ombre davanti agli occhi del pubblico, e
pare abbiano sul labbro il grido dei gladiatori romani: -Ave, Caesar,
morituri te salutant.- Morituri! Sì, questa è la parola. Morituri!
Ma non sono gladiatori, non lottano prima di morire. Che? Muojon di
lattime.
-- Ah se quei topi che si chiaman bibliotecari fosser gente di spirito,
che salati epigrammi potrebbero fare di mano in mano che ricevono
e registrano queste primizie! Dovrebb'esserci per esse una rubrica
apposita, come c'è nello stato civile pei nati-morti. Che amara
ironia per un libro trovarsi lì con la sua legatura fresca, con le
sue carte ancora umide, col suo formato snello, elegante, col suo bel
frontespizio che porta una data recentissima, trovarsi lì accanto ai
volumi tarlati di qualche secolo addietro, e dover dire: io non ho
che un anno, non ho che un mese, un giorno, forse, e son già morto e
sepolto, mentre fra quei centenari ci son i giovani eterni, ci son gli
immortali!
-- C'è dunque fra i libri questa razza d'immortali, ci son questi
privilegiati che traversano i secoli col fronte raggiante d'un'olimpica
luce, questi amici, questi confortatori di tutte le generazioni?
-- Oh se ci sono!
-Excelsior- diede un'occhiata alla sua biblioteca e non tardò a
distinguere, tra la folla degli altri, i venti o trenta volumi di cui
egli stesso svolgeva più frequentemente le pagine.
-- E il segreto della vostra vitalità, -- egli soggiunse riprendendo
il suo monologo, -- me lo sapreste rivelare? Fra i libri che non si
leggono più da gran tempo non c'era nessuno che valesse quanto voi?
Non ce ne sarà nessuno tra i libri che si scrivono oggi e non si
leggeranno più di qui a un lustro? La fortuna, il caso c'entrerebbe
anche nella gloria? O la celebrità è proprio figlia del merito? E s'è
così, ond'è spirato il soffio che vi salva dalla putrefazione? Dalla
mente o dal cuore? Dall'affanno o dalla gioia? Dall'amore o dall'odio?
Dalla fede o dallo scetticismo? Dalla calma o della procella? Chi
può dirlo? C'è forse una legge che governi a un sol modo tutti gli
uomini, che faccia sbocciar nelle identiche condizioni il fiore del
loro ingegno? L'uno trovò nell'intelletto profondo ciò che l'altro
trovò nell'anima candida. Per l'uno furono fonte d'ispirazione i
dolori provati, gli oltraggi sofferti, il desiderio della vendetta,
lo sfregio dell'esiglio, il pungolo della fame; l'altro ha sentito
spuntar l'ali alla sua fantasia in mezzo a una quiete profonda, nel
santuario della casa, tra il cinguettìo allegro dei bimbi. L'uno si
sentiva più grande nella preghiera, l'altro nel dubbio. L'uno aveva
bisogno dell'austerità monastica e l'altro aveva bisogno della donna.
Ma la donna non significava per tutti la stessa cosa. Era Beatrice,
era Laura, ed era Fiammetta. Era la materia e lo spirito. Per molti la
donna voleva dire -le donne-. Goethe e Byron non avrebbero saputo che
fare dell'amore ideale che bastò alla musa del Petrarca. Attraverso
le più disparate vicende, obbedendo ai più dissimili criteri d'arte,
sconcertando i canoni di tutte le scuole, è nato il capolavoro, è nato
il libro immortale....
-Excelsior- si fermò in mezzo della stanza con aria meditabonda,
tacque per un momento, e poi come colto da un pensiero improvviso,
soggiunse: -- Il libro immortale! Non sarebbe più giusto di dire -la
pagina eterna-? Sì, qui è la chiave di tutto. L'immortalità dei libri è
spesso una pagina, una sola pagina che l'assicura. Può esser sorridente
come il più bel raggio di sole, straziante come il grido d'una madre
che ha perduto i suoi figli, calma come una notte serena, tempestosa
come l'oceano in burrasca, soave come una musica lontana, violenta come
un fiume che irrompe; può essere un inno o una bestemmia; non importa!
in quella pagina l'autore ha lasciato una parte della sua anima, o
meglio ancora, dell'anima dell'umanità. E quella pagina non muore e
pel lungo corso dei secoli, quando un occhio intelligente la guarda,
quando uno spirito capace di simpatia si ferma a meditarla, sembra
che si rinnovelli il palpito che l'ha dettata, sembra che tra linea e
linea ricompaja il sorriso, ricompaja la lagrima che cento e cento anni
addietro un uomo ha saputo incarnare in un periodo, in una frase, in
una parola! La pagina eterna! Felice chi l'ha scritta! È lei che tiene
unite le altre. S'ella mancasse, esse andrebbero disperse come foglie
secche, ma poich'ella c'è le altre le si stringono intorno e brillano
di luce riflessa. Eppure di uguali a queste ne furono scritte molte, e
un tesoro di pensieri fu profuso in cento libri obliati. Ma quei libri
son morti perchè non avevano la pagina eterna.
-- Ed essa non c'è, io lo sento, -- proseguì il giovane con amaro
sconforto, -- in quei quattrocento settantacinque foglietti che
consegnerò domani allo stampatore, non ci fu in quelli che scrissi in
passato, non ci sarà in quelli che scriverò in avvenire.... E perchè
non ci dovrà esser mai?.... Se rivedessi ancora una volta il mio
lavoro... se provassi...
A questo punto il lume, che scoppiettava da un pezzo, die' un vivo
barbaglio e poi si spense, mandando un grandissimo puzzo nella stanza.
Richiamato al sentimento della vita reale, -Excelsior- cercò a tastoni
i fiammiferi e accese una candela. Indi guardò l'orologio. Erano le
quattro, e il nauseabondo odor del petrolio rendeva impossibile di
rimaner lì a lavorare. Il giovine si decise a coricarsi, e la pagina
eterna gli restò nella penna. Nè seppe scriverla il giorno appresso,
nè seppe scriverla più. Ridotto in fin di vita da lì a pochi anni,
chiamò al suo letto la donna casta e gentile che stava in cima de' suoi
pensieri, e le disse: -- Tutti i miei manoscritti, tutti i miei libri
son tuoi. Io avrei voluto dedicarti pubblicamente quante son le mie
opere, ma perchè legare il tuo nome a un cadavere? Aspettavo sempre la
pagina degna di te, la pagina eterna, e la pagina eterna non è venuta.
FINE.
INDICE
Alla finestra Pag.1
Le chiacchiere della nonna75
Nevica 89
Un raggio di sole 112
La gamba di Giovannino165
Il fratello del grand'uomo 196
Il colpo di stato di Clarina205
Due ore in ferrovia232
La democrazia della signora Cherubina244
La confessione di Doretta254
Lo specchio rotto 262
Il parassita indipendente280
Il maestro di calligrafia301
L'orologio fermo320
La lettera di Margherita 329
La pagina eterna363
DELLO STESSO AUTORE:
-La Contessina-, racconto . 3 --
-Sorrisi e lagrime-, nuove novelle 3 50
-Dal primo piano alla soffitta-, romanzo 3 50
-Nella lotta-, romanzo. -Seconda- edizione 3 --
-Lauretta-, romanzo. -Terza- edizione 3 50
SOTTO I TORCHI:
-Due amici-, romanzo.
Nota del Trascrittore
Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
senza annotazione minimi errori tipografici.
,
,
,
1
,
2
.
3
4
-
-
,
-
-
.
5
-
-
.
6
7
-
-
,
,
-
-
8
.
9
10
-
-
,
,
?
-
-
11
.
12
13
-
-
,
-
-
.
14
15
«
-
-
-
-
,
16
,
17
,
18
19
.
-
-
,
.
,
20
'
,
?
-
-
.
-
-
21
'
.
?
-
-
.
-
-
22
?
-
-
.
-
-
23
24
.
-
?
'
,
'
25
.
26
.
,
27
,
.
-
28
29
-
-
!
?
-
-
30
.
-
-
,
.
.
.
.
,
31
.
32
33
'
34
.
-
-
,
,
-
-
,
-
-
35
.
36
37
'
,
38
,
,
39
,
40
:
-
-
,
,
41
.
.
.
.
42
43
.
-
-
,
44
?
?
45
46
'
47
;
,
48
.
49
50
«
,
-
-
,
-
-
51
:
-
-
?
-
-
52
?
.
-
-
.
-
-
53
?
-
-
,
,
.
54
;
.
-
-
55
.
-
-
.
.
.
.
56
57
-
-
,
-
-
58
59
.
-
-
60
,
,
61
,
.
.
.
.
,
62
,
63
.
'
,
'
64
.
.
.
.
,
,
,
,
65
?
?
66
67
-
-
,
-
-
,
-
-
68
;
69
.
70
71
-
-
'
.
.
.
.
72
'
.
.
.
.
!
73
74
«
,
-
-
75
,
-
-
:
.
-
-
76
,
'
,
.
77
.
'
78
.
'
79
'
80
.
.
81
.
,
.
82
.
83
84
-
-
?
-
-
85
.
86
87
-
-
-
-
88
,
'
.
89
90
.
91
92
-
-
,
-
-
.
:
93
94
«
,
,
95
,
96
.
!
,
97
.
,
,
98
.
.
.
.
.
.
.
.
99
.
100
101
«
.
»
102
103
-
-
.
.
.
,
-
-
104
105
.
106
107
-
-
-
-
?
?
-
-
108
.
-
-
109
!
.
.
.
110
111
-
-
?
-
-
.
-
-
112
?
.
.
.
'
113
'
,
114
,
115
'
,
116
'
.
117
118
-
-
?
119
120
-
-
,
,
'
,
121
122
.
.
.
.
123
124
-
-
,
.
125
.
.
.
.
126
127
-
-
.
128
129
-
-
,
.
130
131
-
-
.
132
133
-
-
!
134
135
-
-
?
136
137
.
138
139
-
-
?
140
141
-
-
,
,
142
143
'
.
144
145
-
-
.
.
.
.
146
'
?
147
148
-
-
,
149
,
150
.
151
152
-
-
,
,
-
-
153
.
154
155
.
156
157
'
,
,
158
159
'
.
160
161
,
-
-
.
.
.
.
162
.
.
.
.
.
.
.
.
163
,
.
164
165
166
;
167
.
-
-
168
,
169
.
.
.
.
170
171
-
-
,
-
-
,
-
-
?
172
173
-
-
?
!
,
-
-
?
174
'
'
?
.
.
.
,
175
,
.
.
.
.
176
177
-
-
?
178
179
-
-
,
,
,
'
.
180
'
.
181
,
-
-
.
182
183
-
-
,
,
,
.
,
-
-
184
.
185
186
-
-
!
-
-
187
'
.
188
189
-
-
,
,
-
-
.
-
-
190
'
'
.
.
.
.
191
192
-
-
!
-
-
.
193
194
-
-
'
,
.
.
.
.
195
,
?
196
197
-
-
,
.
.
.
.
.
.
.
.
198
,
.
.
.
199
,
200
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
?
201
202
-
-
.
203
204
-
-
.
205
206
-
-
.
'
207
.
208
'
.
.
.
.
209
210
-
-
,
,
211
!
-
-
.
,
212
,
.
213
.
214
215
-
-
-
-
216
.
217
218
.
219
,
220
.
221
,
:
-
-
222
!
223
224
.
225
.
226
227
-
-
!
!
-
-
.
228
229
.
230
231
-
-
,
-
-
232
233
.
-
-
.
.
.
.
234
235
-
-
?
-
-
'
'
.
.
.
.
236
237
-
-
,
238
-
-
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
239
240
-
-
,
-
-
.
241
242
243
244
245
246
247
(
'
)
.
248
249
250
-
-
(
'
)
251
'
'
252
.
'
253
,
'
254
.
'
255
,
256
'
,
257
,
'
'
'
258
'
.
,
259
,
-
-
260
,
.
261
,
,
262
,
.
263
;
264
.
265
266
-
-
,
-
-
267
,
-
-
268
.
;
269
270
'
;
271
;
.
.
.
.
.
.
.
272
.
'
273
,
,
274
'
?
275
-
-
?
276
!
277
278
-
-
'
279
,
280
:
-
,
,
281
.
-
!
,
.
!
282
,
.
?
283
.
284
285
-
-
,
286
287
!
'
288
,
'
-
.
289
,
290
,
,
,
291
,
292
,
:
293
,
,
,
,
294
,
,
295
!
296
297
-
-
'
'
,
298
'
'
299
,
,
?
300
301
-
-
!
302
303
-
-
'
304
,
,
305
.
306
307
-
-
,
-
-
308
,
-
-
?
309
'
?
310
311
?
,
'
312
?
?
'
313
,
'
?
314
?
'
?
'
'
?
315
?
?
316
?
'
317
,
318
?
'
'
'
319
'
.
'
'
320
,
,
,
321
'
,
;
'
322
'
,
323
,
.
'
324
,
'
.
'
325
'
'
.
326
.
,
327
,
.
.
328
-
-
.
329
'
.
330
,
'
,
331
,
,
332
.
.
.
.
333
334
-
-
,
335
,
,
336
:
-
-
!
-
337
-
?
,
.
'
338
,
'
.
339
,
'
340
,
,
341
'
,
,
342
;
;
!
343
'
,
344
,
'
'
.
345
,
,
346
,
347
'
,
348
,
349
,
,
350
!
!
'
!
351
.
'
,
352
,
'
'
353
.
,
354
.
355
.
356
357
-
-
'
,
,
-
-
358
,
-
-
359
,
360
,
.
.
.
.
361
?
.
.
.
.
362
.
.
.
.
.
.
363
364
,
,
'
365
,
.
366
,
-
-
367
.
'
.
368
,
369
.
,
370
.
,
371
.
,
372
'
373
,
:
-
-
,
374
.
375
,
?
376
,
,
.
377
378
379
.
380
381
382
383
384
385
386
387
.
388
389
390
391
392
'
393
394
395
396
397
398
399
400
'
401
402
403
404
405
406
407
:
408
409
-
-
,
.
-
-
410
-
-
,
411
-
-
,
412
-
-
,
.
-
-
-
-
413
-
-
,
.
-
-
414
415
:
416
417
-
-
,
.
418
419
420
421
422
423
424
425
,
426
.
427