della casa paterna mi sarebbe parso un delitto, lui lontano, povero, ramingo, che perfino la gioia del vostro perdono mi sarebbe stata tolta non avendolo al fianco. -- Ero sicuro che avrebbe risposto così, -- disse il signor Massimiliano. -- È nel suo carattere. -- Un bel carattere, confessatelo, -- soggiunse il dottore senza staccar gli occhi dalla lettera. -- Ma dunque, per carità, che cosa è succeduto? -- chiese ansiosamente la signora Gertrude. -- Or ora vedremo, -- replicò il medico. «La sua fisonomia -- così proseguiva Margherita -- si fece raggiante, sparirono le nubi della sua fronte, sparirono dalle sue guance i solchi che le assidue cure vi avevano scavato, egli tornò splendido di bellezza e di gioventù come nel primo giorno in cui gli diedi il mio cuore. -- Me lo aspettavo, egli disse baciandomi. Tu dunque, fuor che dell'essere divisa da me, non ti sgomenteresti di nulla? -- Di nulla. -- Mi seguiresti anche fuori d'Italia.? -- In capo al mondo. -- Hai paura del mare? -- No. -- Egli trasse allora di tasca una lettera scrittagli da un suo buon amico di Genova al quale egli si era raccomandato per un impiego. -Vuoi andare a Buenos Ayres? gli chiedeva l'amico, c'è un posto presso una casa italiana. Diecimila franchi di stipendio e alloggio e vitto per te e per la tua famiglia. Se accetti, preparati a partire col vapore che salpa da qui, il 28 di questo mese.- -- Vanno a Buenos Ayres! Vanno in America? -- gridò disperatamente la signora Gertrude. -- Massimiliano, ciò non è possibile.... Massimiliano, rispondi per carità. Il signor Massimiliano aveva smesso di passeggiare e s'era avvicinato al dottore. -- Taci un momento, Gertrude, -- egli disse a sua moglie, -- sentiamo il resto. L'inflessione della sua voce era diversa del solito, egli che non parlava mai che per imporre, pareva quasi voler pregare, sua moglie afferrò una delle sue mani, e coprendola di baci e di lagrime tornò alla carica: -- Massimiliano, per carità, dimmi che non lascierai che la tua unica figlia vada in quei paesi remoti.... Il naturale violento del Nebioli riprese il disopra. -- Vuoi tacere, per Dio? Vuoi lasciar finire questa disgraziata lettera? La signora Gertrude aveva tanto l'abitudine di obbedire che non seppe ribellarsi nemmen questa volta; ella fece silenzio, ma continuò a tener stretta nelle sue la mano di suo marito. «Ho pensato subito a voi, -- lesse il dottore con accento commosso, -- e dissi ad Ugo: -- E i miei genitori? -- Non ti hanno essi chiusa la porta della loro casa? egli replicò. -- È vero. -- Non hanno lasciato senza risposta tutte le tue lettere? -- È vero, pur troppo, è vero. Stetti in forse ancora un istante; poi mi decisi. -- Accetto e occupiamoci dei preparativi della partenza. -- Egli mi gettò le braccia al collo e.... -- Ed egli è uno scellerato, -- scoppiò come un fulmine il signor Massimiliano svincolandosi da sua moglie e gettando a terra con gran fracasso tutto ciò che gli capitava davanti. -- Non gli basta di averci rubata la figlia, vuol portarcela anche di là dai mari, vuol farla morire di fatiche, di stenti.... Un mese dopo il parto, con un bambino da latte, le fa imprendere un viaggio a cui non reggono talvolta nemmeno i più vigorosi. E non c'è galera per questi delitti, e non c'è forca.... Ma voi, Beverani, voi lo compatirete, voi lo difenderete, non è vero? Non si può saperla la vostra opinione? -- La mia opinione, -- rispose il medico, -- è di leggere la mezza paginetta che manca a compiere la lettera; poi vi dirò quel che farei nel caso vostro. -- Oh ci saranno le frasi d'uso.... Quelle tenerezze ridicole a cui corrisponde sì bene l'effetto.... Morale moderna! «Egli mi gettò le braccia al collo, -- riprese il Beverani rileggendo la frase già letta, -- e mi susurrò con un bacio: tu sei un angelo. -- No, diss'io, sono una donna che ti ama. Una cosa però è forza che tu mi conceda. Anticipiamo di ventiquattr'ore la nostra partenza e passiamo un giorno a Venezia. Prima di abbandonar l'Europa per non tornarvi forse mai più è necessario che io tenti almeno di vedere un'ultima volta i miei genitori. Egli mi ribaciò e accondiscese al mio desiderio. Abbiamo fatto tutti i nostri conti. Oggi è il 19, sabato. Noi partiremo di qui lunedì e saremo a Venezia mercoledì alle cinque pomeridiane. -- Posdomani? -- esclamarono a una voce il signor Massimiliano e la signora Gertrude. -- Mercoledì abbraccierò la mia padroncina -- gridò battendo festosamente le mani, la cameriera che s'era introdotta pian piano nel salotto. Il signor Massimiliano si voltò per sgridarla ma non seppe aprir bocca. -- Non ci sono ormai che due sole righe, -- osservò il dottore. E lesse: «Ci faremo condurre a un albergo, poi verremo da voi, e io non suppongo neppure che non vogliate riceverci, e vi mando in anticipazione mille baci. Ah! la mia lettera è un gran pasticcio, ma non ho più tempo di rifarla perchè ho da attendere ai miei bauli. Addio, addio, anche da parte di Ugo.... Il mio bimbo si sveglia e mi chiama con vagito.... Forse vuol mandarvi a salutare anche lui. «MARGHERITA.» -- Dunque Margherita sarà qui posdomani... farà il Natale con noi, -- disse la signora Gertrude che di tutta la lettera non ricordava ormai che questa notizia e quasi non credeva a sè stessa. -- E viene anche -lui-? E bisognerà accogliere anche lui? -- soggiunse come parlando fra sè il signor Massimiliano. -- Quel cane che vuol portarla a Buenos Ayres!... -- Che Buenos Ayres? -- interruppe il dottore alzandosi in piedi. -- Sapete che vi ho da dire?... Che l'alloggio di vostra figlia e di vostro genero dev'essere la vostra casa e non un albergo, che quando essi sian qui non dovete più lasciarli andar via, che la parte del tiranno l'avete fatta anche troppo a lungo, e che la vostra Margherita l'avete castigata anche troppo. -- Dovevo anzi premiarla? -- La si è maritata a suo modo, e ha fatto male, non c'è dubbio, ma in fin dei conti le ragazze si sposan per loro e non per uso dei genitori e la Margherita trovò almeno un galantuomo.... -- Non mi fate dire spropositi, Beverani. Un galantuomo che seduce una fanciulla.... -- E la sposa. -- Sì, contando sul perdono del padre babbeo. -- Ci contava tanto poco che stava per andare in America. -- Baie! Non credo più al viaggio in America -- Non ci credete? Allora vi dirò che vostra figlia mi scrive supplicandomi di prestare a suo marito 1000 lire che gli mancano a pagare i posti sul vapore. -- E voi li presterete? -- Sicuro, a meno che voi non vi decidiate a farla finita, dando a vostra figlia la dote che le avevate destinata e lasciandola vivere agiatamente con lo sposo ch'ella si è scelto. -- O corpo.... E come avviene che tutto questo zelo vi capita da un momento all'altro? -- Mio Dio, perchè trovavo giusto in passato che la condotta di Margherita avesse la sua punizione, e trovo adesso che quella giovine ha espiato largamente i suoi falli. -- Già, voi avete la sapienza di Salomone, -- brontolò il signor Massimiliano. La signora Gertrude era esterrefatta. Ella non aveva mai inteso alcuno a parlare con tanta libertà a suo marito e non sapeva intendere com'egli, malgrado tutto il rispetto pel dottore Beverani, non prorompesse in una di quelle sfuriate che le facevano venir la pelle d'oca. Ma la cameriera Marina la confortava dicendole, -- Vedrà che cede.... Il padrone è così.... A esser conigli non ci si guadagna con lui.... E poi, la padroncina è stata sempre il suo occhio destro. Il signor Massimiliano fece ancora quattro giri per la stanza torcendo fra le mani il fazzoletto; indi si piantò ritto ed immobile davanti a sua moglie. -- Invece di mandar acqua da tutte le parti come una fontana, mi sembra che potreste almeno pensare a far allestire le camere.... -- Oh Massimiliano, -- esclamò la povera signora, -- tu dunque acconsenti? -- Io? Io! E lei, -madama-? In tutto il tempo dacchè nostra figlia è partita s'è mai potuto sentir da lei un'opinione franca?... Lamenti, piagnistei, sospiri e niente più di così.... -- Ma mi lasciavi forse parlare? -- Via, via, non vi bisticciate, chè s'ha da stare allegri. Beninteso che voglio guadagnarci qualche cosa anch'io. Per la vigilia di Natale verrò a pranzo con voi altri, -- disse il Beverani. -- Oh dottore, sia benedetto, venga, venga. Le si deve tutto, -- replicò la signora Gertrude prendendogli la mano. -- Come volontieri le darei un bacio! -- soggiunse in un trasporto d'entusiasmo la cameriera che adorava la sua padroncina. -- Troppo tardi, Marina, -- rispose ridendo il dottore. -- Bisognava risolversi vent'anni fa quando ve l'ho domandato.... -- Che cosa va a tirar fuori! -- replicò la donna facendosi rossa. -- Non c'è punto da arrossire, perchè mi avete detto di no.... Ma voi Massimiliano, non mi offrite niente? -- Scusate, ma non so raccapezzarmi.... Darei la testa nei muri.... Quella lettera, quelle vostre parole... insomma penso alla bella figura che faccio io dopo tante proteste, dopo tante dichiarazioni di fermezza.... Sia pure.... ci vuol pazienza.... Marina? -- Comandi. -- Va a pigliare una bottiglia di Cipro stravecchio. -- Oh questa è una risoluzione che mi piace. Non c'è quanto un bicchierino di Cipro per far passare le ubbie. Posdomani poi a quest'ora ne beveremo un altro con la Margherita.... -- Margherita, Margherita, quanto mi hai fatto soffrire e quanto bene ti voglio ancora! -- disse il Nebioli. E si coprì il viso colle palme, e scoppiò in un pianto dirotto, irrefrenabile. Non vi voleva di più per far piangere nuovamente anche la signora Gertrude. -- Sta a vedere che finisco col fare il terzo -- osservò il Beverani passandosi la mano sugli occhi. Per buona ventura entrò intanto la cameriera col Cipro. Aveva ella pure una gran voglia di commuoversi, ma il Beverani la sollecitò a non far bambinate e a sturare la bottiglia senza romperla. Quando il liquore fu mesciuto, il medico vuotò il primo bicchierino gridando: -- Alla salute degli sposi e del bimbo! Il signor Massimiliano si rasciugò in fretta le lagrime e bevette. Dopo di lui la signora Gertrude e la Marina. -- Sia ringraziato il cielo! La pace è fatta! -- concluse il dottore. Era per andarsene quando sentì la mano del Nebioli nella sua. -- Sarà per la povera famiglia di cui ci avete discorso prima, -- disse il ruvido vecchio lasciando scivolar fra le dita del medico un biglietto di banca di cinquanta lire. -- E fate che preghino.... -- Pei vostri peccati? -- chiese il Beverani ch'era un po' scettico.... -- No, ma perchè il Signore mi dia la forza di accogliere bene -colui-.... mi capite.... Vi assicuro.... non so ancora persuadermi.... -- Oh si persuaderà, -- ripetè il dottore scendendo le scale. LA PAGINA ETERNA (MONOLOGO D'UN LETTERATO). -Excelsior- (era questo il nome di battaglia d'un giovine letterato) aveva scritto quella sera la sospirata parola fine a' piedi dell'ultima facciata di un nuovo romanzo. E s'era messo poi a svolgere con mano convulsa i 475 foglietti del suo lavoro, ch'egli doveva trasmettere la mattina seguente ad un editore. Egli correva con l'occhio su quelle pagine che gli erano costate tanti mesi di fatiche e di veglie, s'arrestava alquanto sui punti più drammatici, ripeteva ad alta voce alcune frasi, e cercava d'indovinar l'effetto ch'esse produrrebbero nell'animo dei lettori. Intanto passavano le ore, il petrolio si abbassava nella lucerna, e quando -Excelsior- fu giunto al termine della sua revisione, erano già le due dopo mezzanotte. Egli alzò la testa dalle sue carte, fece puntello delle palme al mento, e rimase a lungo immobile, pensoso. A poco a poco una tristezza infinita gli si dipinse sul viso; egli balzò dalla sedia e si mise a passeggiar concitato su e giù per la stanza. -- E anche tu, -- egli esclamò rivolgendo lo sguardo al manoscritto che giaceva sulla scrivania, -- anche tu farai la fine dei tuoi fratelli maggiori. Uscirai nel mondo in mezzo a un mormorio lusinghiero; sarai salutato da alcuni articoli benevoli inspirati probabilmente dall'editore; mi procurerai la stretta di mano di qualche lettrice gentile;... e poi.... e poi troverai una sepoltura onorata negli scaffali delle biblioteche. Era dunque per questo ch'io ho tanto meditato, tanto studiato, nudrito con sì grande amore il fuoco sacro dell'ideale? Era per questo che ho assunto il pseudonimo di -Excelsior-? Meno male che la mia anima è meno orgogliosa del mio nome di guerra! -- C'è pur qualche cosa di tragico nel destino della maggior parte dei libri che passano come ombre davanti agli occhi del pubblico, e pare abbiano sul labbro il grido dei gladiatori romani: -Ave, Caesar, morituri te salutant.- Morituri! Sì, questa è la parola. Morituri! Ma non sono gladiatori, non lottano prima di morire. Che? Muojon di lattime. -- Ah se quei topi che si chiaman bibliotecari fosser gente di spirito, che salati epigrammi potrebbero fare di mano in mano che ricevono e registrano queste primizie! Dovrebb'esserci per esse una rubrica apposita, come c'è nello stato civile pei nati-morti. Che amara ironia per un libro trovarsi lì con la sua legatura fresca, con le sue carte ancora umide, col suo formato snello, elegante, col suo bel frontespizio che porta una data recentissima, trovarsi lì accanto ai volumi tarlati di qualche secolo addietro, e dover dire: io non ho che un anno, non ho che un mese, un giorno, forse, e son già morto e sepolto, mentre fra quei centenari ci son i giovani eterni, ci son gli immortali! -- C'è dunque fra i libri questa razza d'immortali, ci son questi privilegiati che traversano i secoli col fronte raggiante d'un'olimpica luce, questi amici, questi confortatori di tutte le generazioni? -- Oh se ci sono! -Excelsior- diede un'occhiata alla sua biblioteca e non tardò a distinguere, tra la folla degli altri, i venti o trenta volumi di cui egli stesso svolgeva più frequentemente le pagine. -- E il segreto della vostra vitalità, -- egli soggiunse riprendendo il suo monologo, -- me lo sapreste rivelare? Fra i libri che non si leggono più da gran tempo non c'era nessuno che valesse quanto voi? Non ce ne sarà nessuno tra i libri che si scrivono oggi e non si leggeranno più di qui a un lustro? La fortuna, il caso c'entrerebbe anche nella gloria? O la celebrità è proprio figlia del merito? E s'è così, ond'è spirato il soffio che vi salva dalla putrefazione? Dalla mente o dal cuore? Dall'affanno o dalla gioia? Dall'amore o dall'odio? Dalla fede o dallo scetticismo? Dalla calma o della procella? Chi può dirlo? C'è forse una legge che governi a un sol modo tutti gli uomini, che faccia sbocciar nelle identiche condizioni il fiore del loro ingegno? L'uno trovò nell'intelletto profondo ciò che l'altro trovò nell'anima candida. Per l'uno furono fonte d'ispirazione i dolori provati, gli oltraggi sofferti, il desiderio della vendetta, lo sfregio dell'esiglio, il pungolo della fame; l'altro ha sentito spuntar l'ali alla sua fantasia in mezzo a una quiete profonda, nel santuario della casa, tra il cinguettìo allegro dei bimbi. L'uno si sentiva più grande nella preghiera, l'altro nel dubbio. L'uno aveva bisogno dell'austerità monastica e l'altro aveva bisogno della donna. Ma la donna non significava per tutti la stessa cosa. Era Beatrice, era Laura, ed era Fiammetta. Era la materia e lo spirito. Per molti la donna voleva dire -le donne-. Goethe e Byron non avrebbero saputo che fare dell'amore ideale che bastò alla musa del Petrarca. Attraverso le più disparate vicende, obbedendo ai più dissimili criteri d'arte, sconcertando i canoni di tutte le scuole, è nato il capolavoro, è nato il libro immortale.... -Excelsior- si fermò in mezzo della stanza con aria meditabonda, tacque per un momento, e poi come colto da un pensiero improvviso, soggiunse: -- Il libro immortale! Non sarebbe più giusto di dire -la pagina eterna-? Sì, qui è la chiave di tutto. L'immortalità dei libri è spesso una pagina, una sola pagina che l'assicura. Può esser sorridente come il più bel raggio di sole, straziante come il grido d'una madre che ha perduto i suoi figli, calma come una notte serena, tempestosa come l'oceano in burrasca, soave come una musica lontana, violenta come un fiume che irrompe; può essere un inno o una bestemmia; non importa! in quella pagina l'autore ha lasciato una parte della sua anima, o meglio ancora, dell'anima dell'umanità. E quella pagina non muore e pel lungo corso dei secoli, quando un occhio intelligente la guarda, quando uno spirito capace di simpatia si ferma a meditarla, sembra che si rinnovelli il palpito che l'ha dettata, sembra che tra linea e linea ricompaja il sorriso, ricompaja la lagrima che cento e cento anni addietro un uomo ha saputo incarnare in un periodo, in una frase, in una parola! La pagina eterna! Felice chi l'ha scritta! È lei che tiene unite le altre. S'ella mancasse, esse andrebbero disperse come foglie secche, ma poich'ella c'è le altre le si stringono intorno e brillano di luce riflessa. Eppure di uguali a queste ne furono scritte molte, e un tesoro di pensieri fu profuso in cento libri obliati. Ma quei libri son morti perchè non avevano la pagina eterna. -- Ed essa non c'è, io lo sento, -- proseguì il giovane con amaro sconforto, -- in quei quattrocento settantacinque foglietti che consegnerò domani allo stampatore, non ci fu in quelli che scrissi in passato, non ci sarà in quelli che scriverò in avvenire.... E perchè non ci dovrà esser mai?.... Se rivedessi ancora una volta il mio lavoro... se provassi... A questo punto il lume, che scoppiettava da un pezzo, die' un vivo barbaglio e poi si spense, mandando un grandissimo puzzo nella stanza. Richiamato al sentimento della vita reale, -Excelsior- cercò a tastoni i fiammiferi e accese una candela. Indi guardò l'orologio. Erano le quattro, e il nauseabondo odor del petrolio rendeva impossibile di rimaner lì a lavorare. Il giovine si decise a coricarsi, e la pagina eterna gli restò nella penna. Nè seppe scriverla il giorno appresso, nè seppe scriverla più. Ridotto in fin di vita da lì a pochi anni, chiamò al suo letto la donna casta e gentile che stava in cima de' suoi pensieri, e le disse: -- Tutti i miei manoscritti, tutti i miei libri son tuoi. Io avrei voluto dedicarti pubblicamente quante son le mie opere, ma perchè legare il tuo nome a un cadavere? Aspettavo sempre la pagina degna di te, la pagina eterna, e la pagina eterna non è venuta. FINE. INDICE Alla finestra Pag.1 Le chiacchiere della nonna75 Nevica 89 Un raggio di sole 112 La gamba di Giovannino165 Il fratello del grand'uomo 196 Il colpo di stato di Clarina205 Due ore in ferrovia232 La democrazia della signora Cherubina244 La confessione di Doretta254 Lo specchio rotto 262 Il parassita indipendente280 Il maestro di calligrafia301 L'orologio fermo320 La lettera di Margherita 329 La pagina eterna363 DELLO STESSO AUTORE: -La Contessina-, racconto . 3 -- -Sorrisi e lagrime-, nuove novelle 3 50 -Dal primo piano alla soffitta-, romanzo 3 50 -Nella lotta-, romanzo. -Seconda- edizione 3 -- -Lauretta-, romanzo. -Terza- edizione 3 50 SOTTO I TORCHI: -Due amici-, romanzo. Nota del Trascrittore Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. , , , 1 , 2 . 3 4 - - , - - . 5 - - . 6 7 - - , , - - 8 . 9 10 - - , , ? - - 11 . 12 13 - - , - - . 14 15 « - - - - , 16 , 17 , 18 19 . - - , . , 20 ' , ? - - . - - 21 ' . ? - - . - - 22 ? - - . - - 23 24 . - ? ' , ' 25 . 26 . , 27 , . - 28 29 - - ! ? - - 30 . - - , . . . . , 31 . 32 33 ' 34 . - - , , - - , - - 35 . 36 37 ' , 38 , , 39 , 40 : - - , , 41 . . . . 42 43 . - - , 44 ? ? 45 46 ' 47 ; , 48 . 49 50 « , - - , - - 51 : - - ? - - 52 ? . - - . - - 53 ? - - , , . 54 ; . - - 55 . - - . . . . 56 57 - - , - - 58 59 . - - 60 , , 61 , . . . . , 62 , 63 . ' , ' 64 . . . . , , , , 65 ? ? 66 67 - - , - - , - - 68 ; 69 . 70 71 - - ' . . . . 72 ' . . . . ! 73 74 « , - - 75 , - - : . - - 76 , ' , . 77 . ' 78 . 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' 113 ' , 114 , 115 ' , 116 ' . 117 118 - - ? 119 120 - - , , ' , 121 122 . . . . 123 124 - - , . 125 . . . . 126 127 - - . 128 129 - - , . 130 131 - - . 132 133 - - ! 134 135 - - ? 136 137 . 138 139 - - ? 140 141 - - , , 142 143 ' . 144 145 - - . . . . 146 ' ? 147 148 - - , 149 , 150 . 151 152 - - , , - - 153 . 154 155 . 156 157 ' , , 158 159 ' . 160 161 , - - . . . . 162 . . . . . . . . 163 , . 164 165 166 ; 167 . - - 168 , 169 . . . . 170 171 - - , - - , - - ? 172 173 - - ? ! , - - ? 174 ' ' ? . . . , 175 , . . . . 176 177 - - ? 178 179 - - , , , ' . 180 ' . 181 , - - . 182 183 - - , , , . , - - 184 . 185 186 - - ! - - 187 ' . 188 189 - - , , - - . - - 190 ' ' . . . . 191 192 - - ! - - . 193 194 - - ' , . . . . 195 , ? 196 197 - - , . . . . . . . . 198 , . . . 199 , 200 . . . . . . . . . . . . ? 201 202 - - . 203 204 - - . 205 206 - - . 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