-Nora-
Un momento.... C’era una gran confusione quassù.... Tutta colpa del
signor Giovanni! -(Seguendo il zig-zag del suo pensiero)- Un po’ matto,
ma vi vuole molto bene anche lui.
-Lucio-
Sì. Giovanni e Ziegler sono due amici eccezionali.
-Nora-
Ed io? -(Poggia il paralume verde davanti alla candela. Si volta, e
ascolta.)-
-Lucio-
Voi, no.
-Nora-
No?!
-Lucio-
Voi, non siete.... un’amica.
-Nora-
E che sono, io?
-Lucio-
Ecco. Pocanzi il dottor Felsani diceva che la scienza mi ha ridata la
vita....
-Nora-
È vero!
-Lucio-
Io sono convinto che me l’avete ridata voi.
-Nora-
Oh Dio! In che modo? -(Ascoltandolo, muoverà impercettibilmente verso di
lui, e si fermerà un po’ discosta dal letto.)-
-(Sono tutti e due in un’atmosfera di sogno.)-
-Lucio-
In che modo?.... La vita è la vita. Si sa come si scompone il corpo d’un
uomo; non si sa... o, meglio, io non so di che si componga la sua vita.
Quel che io so è di averla riavuta a guisa d’un dono,... di averne
sentita la trasfusione. -(Pausa.)- Ricordate?... -(Pausa.)-
Agonizzavo... Cominciavo a morire... La mia anima, liberandosi a poco a
poco dalle sue spoglie, già si affacciava al mondo dì là... -Vedeva!-...
-Vedeva!-... Comprendete?
-Nora-
Sì.
-Lucio-
Poi... un alito dolce, in cui era una segreta intercessione, un segreto
richiamo, la trattenne, la fece retrocedere, me la ricondusse... e la
congiunse, di nuovo, completamente, a questo misero corpo...
restituendogli la vita, che -- demeritata -- gli si era dispersa. -(Come
in una ispirazione)- Chi aveva richiamata l’anima mia?
-Nora-
Chi?
-Lucio-
Voi. E, difatti, mentre essa mi ritornava dentro, mentre io...
rinascevo, voi mi stavate vicina, vigilando... aspettandomi... Mi
stavate vicina...
-Nora-
-(intenta, si accosta ancora un poco e, a piè del letto, resta fissa,
dinanzi a lui, suggendone ogni parola.)-
-(Il biancore del suo abito, il cui strascico si distende, e quello del
letto compongono, nell’ombra, tutta una vaga forma bianca.)-
-Lucio-
... Così... Così... come state ora: secura, diritta, solenne, grande,
eppure umile.... Assai umile... assai umile....
-Nora-
-(assorta)- Lucio....
-Lucio-
-(spalancando gli occhi che diventano d’una luminosità soave)- E così,
con questa voce, con una voce che è soltanto vostra, mi dicevate:
Lucio... Lucio....
-(Muti, immobili, si guardano. -- Il silenzio incombe.)-
(-Sipario.-)
ATTO SECONDO.
-La medesima stanza. Ma l’ambiente è divenuto quasi gaio. Non c’è più il
letto. Dove erano le fiale e i medicinali, si vedono, ora, piatti,
bottiglie di vino, un fornello con su una caffettiera, una zuccheriera e
parecchie tazze. Nel mezzo della stanza, una mensa. Son le prime ore del
pomeriggio.-
SCENA I.
LUCIO, DON PAOLO, NORA, GIOVANNI -e- ZIEGLER.
-(Essi stanno seduti intorno alla mensa. Don Paolo ha a destra Nora, a
sinistra Ziegler. Lucio è alla destra di Nora. Giovanni è fra Lucio e
Ziegler. Si è alla fine del pranzo. Si mangia la frutta. Si chiacchiera.
Si beve. -- Il fornello del caffè è acceso.)-
-Nora-
-(sbuccia una mela e ne offre una fetta a Don Paolo.)- Un’altra fettina
di mela, Don Paolo?
-Don Paolo-
-(condiscendente)- Un’altra fettina di mela. -(La prende e la mangia.)-
-Ziegler-
Ancora?!
-Don Paolo-
Lasciate fare! -(Ride)- Ah ah ah! Sono i piccoli vantaggi
dell’innocuità.
-Giovanni-
Se c’è l’innocuità, non ci sono i vantaggi.
-Don Paolo-
Dal vostro punto di vista è vero. Ma dal mio, -(ridendo)- ah ah ah!, è
un altro paio di maniche.
-Ziegler-
Voi le avete larghe le maniche....
-Don Paolo-
E me ne tengo! Sono misericordioso, io.
-Giovanni-
La misericordia è stoffa a buon mercato. Si dice che anche il Signore
Iddio se ne sia fatto un manto assai largo.
-Ziegler-
Che ne pensate voi, Don Paolo?
-Don Paolo-
Io penso... -(beve con voluttà un ultimo bicchiere di vino)- penso che
con queste cose è meglio di non scherzare.
-Nora-
-(a Giovanni e a Ziegler:)- Se voialtri non la finite con le vostre
eresie!...
-Giovanni-
Non andate in collera, Nora, chè in fondo poi, convenitene, sono un buon
credente.
-Nora-
Sì, quando vi accomoda.
-Don Paolo-
-(per scansare quei discorsi)- Un sigaro chi me lo dà?
-Ziegler-
Io.
-Giovanni-
Io.
-Don Paolo-
Vediamo. -(Guarda e stringe tra le punte delle dita i due sigari.)-
Scelgo questo e fumo quest’altro. -(Ridendo, se ne mette uno in tasca e
uno in bocca)- Ah ah ah!
-(Tutti si alzano, eccetto Lucio.)-
-Don Paolo-
-(col viso alquanto acceso e le gambe alquanto dinoccolate)- Santa
pazienza! Mi avete fatto mangiare e bere un po’ troppo!
-Nora-
Ed ora vi do una tazza del mio caffè.
-Don Paolo-
Purchè non mi facciate perdere il treno come ieri.
-Ziegler-
-(cavando dalla saccoccia una scatoletta di fiammiferi)- State
tranquillo: terrò io d’occhio l’orologio.
-Ziegler, Giovanni, Don Paolo-
-(accendono i loro sigari.)-
-Nora-
-(smorzando la fiamma del fornello)- Lo brustolai io stessa, ieri
sera....
-Don Paolo-
Lo sappiamo, perchè la vostra finestra era aperta e il fumo aromatico
giungeva fin qui.
-Nora-
Moca e Portorico.... Sentirete.
-Lucio-
-(tuttora seduto, è assorto, co’ pugni uniti sulla tavola e il mento sui
pugni.)-
-Don Paolo-
-(lo guarda, gli si avvicina e gli sfiora il viso col gesto con cui si
scacciano le mosche)- Ohè!...
-Lucio-
-(sussultando)- Scusate, zio...
-Don Paolo-
Ma che hai? Che hai?
-Lucio-
Ecco:... riflettevo che....
-Nora-
-(interrompendo di proposito)- Don Paolo, dolce o amaro?
-Don Paolo-
Come il vostro cuore vi detta.
-Ziegler-
Allora dolcissimo.
-Nora-
-(offrendo la tazza ricolma a Don Paolo)- A voi.
-Don Paolo-
-(saggiando subito col cucchiaino)- Perfetto!
-Lucio-
Me la date anche a me una tazza di caffè?
-Nora-
-(mescendolo agli altri)- È assai forte, Lucio. Coi vostri nervi!...
-Lucio-
Un sorso, almeno. Mi solleverà.
-Nora-
Un sorso, ve lo cedo io. -(Gli porge la propria tazza.)-
-Lucio-
-(se l’avvicina alle labbra, delicatamente.)-
-Ziegler-
-(pianissimo, confabulando con Don Paolo.)- Insistete nella proposta di
stamane. Fate che egli venga con voi in campagna. Il dottor Felsani dice
che ciò è indispensabile....
-Don Paolo-
E dice bene.
-Ziegler-
Lucio, credetemi, non è completamente guarito.
-Don Paolo-
-(sospirando)- Lo so. Lo vedo.
-(Restano pensosi, sorseggiando l’uno di fronte all’altro.)-
-Nora-
-(a Lucio, che beve troppo caffè:)- Ma così compromettete il solito
sonnellino del dopo pranzo.
-Lucio-
Non importa.
-Nora-
-(con severità gentile)- Basta, ora! -(E riprende la tazza.)-
-Lucio-
Che avara!
-Giovanni-
E giacchè siete così avara... io vi chiedo un’altra mezza tazza del
vostro caffè.
-Nora-
Intemperante! -(Tentennando il capo, lo accontenta.)-
-Giovanni-
Avara! Avara!
-Don Paolo-
-(chiama a sè Ziegler con gli occhi e gli dice qualcosa all’orecchio.)-
-Ziegler-
Eh! Senza di lei, egli si ammalerebbe peggio.
-Don Paolo-
E dunque?
-Ziegler-
Con un pretesto qualsiasi, fate venire anche lei. Tanto, voi siete un
prete di spirito....
-Don Paolo-
Ma quella è una donna di carne!
-Ziegler-
Per Lucio non è che di aria.
-Don Paolo-
E buon pro gli faccia! -(Avendo finito di bere il caffè, sta per riporre
la tazza.)-
-Nora-
-(cerimoniosamente, gliela toglie di mano e la posa.)- Contro chi
congiurate voi due?
-Don Paolo-
Contro chi? Posso dirlo? Posso dirlo? -(Con uno slancio di franchezza)-
Contro il vostro amico Lucio... e anche un po’ contro di voi.
-Lucio-
Oh! Oh! Sentiamo.
-Don Paolo-
-(dopo breve esitazione)- Be’!... Bisogna decisamente accettare il mio
invito. In campagna, caro nipote, in campagna!
-Lucio-
-(di scatto)- No, zio, ve l’ho già detto: in campagna con voi, non ci
vengo!
-(Un silenzio. Tutti sono imbarazzati. Nora arrossisce. Lucio tenta
invano di dissimulare il suo turbamento. Ziegler fa segno a Don Paolo di
non preoccuparsene e di andare avanti.)-
-Don Paolo-
-(risoluto)- Sentite, ragazzi miei. Io ho il vago sospetto che, oramai,
la città sia diventata l’anticamera del manicomio.
-Lucio-
-(ha un involontario movimento di pena.)-
-Ziegler-
-(vorrebbe avvertire Don Paolo di mutar tono.)-
-Don Paolo-
-(non intende e continua)- Ah! In città ci ho vissuto anche io e ci ho
fatta la mia educazione.... E che educazione! Ma erano altri tempi, e,
quando mi ritirai in villaggio, portai con me tale una provvista di
saviezza da seminarne largamente le mie campagne affinchè germogliasse
nel buon concime del cretinismo campagnuolo. Ahimè! Mi accorgo che il
cervello cittadino è deperito. La civiltà è una sua eterna debitrice,
perchè non rende tutto ciò che esso le dà. Certo, da quel pastore alla
buona che sono... -(guarda tutti e continua un po’ comicamente)-... o,
se vi piace meglio, da quel pretaccio esperto che sono..., parecchie
stranezze ho creduto possibili sotto la cappa del cielo, ma quella che
m’è capitato di vedere venendo a fare una visita a mio nipote dopo tanti
anni, no, non l’ho creduta e non avrei potuto crederla possibile mai!
-(Pausa. -- Con le dita si allarga il colletto che gli dà fastidio.)- È
inutile, veh!, che mi facciate quei visi lunghi... Voglio parlare, io, e
parlare franco... E voglio dire tutto quello che penso... N’avrei il
diritto, anzi il dovere, santa pazienza!, pure se quel vinetto, di cui
m’avete fatto bere più del necessario, non mi sciogliesse ora lo
scilinguagnolo. Oh bella!... Credevo d’avere per nipote un medico e
trovo invece un capitale nemico della medicina. E sin qui, -transeat-:
non è di questo che mi affliggo. Credevo di avere per nipote un
giovanotto vivace, allegro, che magari corresse la cavallina, come,
purtroppo, alla sua età faceva la buon’anima di suo padre, e invece
trovo un ipocondriaco misterioso, un asceta andato a male, un
malinconico contemplatore di non so che cosa. Credevo di avere per
nipote un uomo abituato e indurito a tutte le tempeste di questa
vitaccia, e non trovo che un naufrago avviticchiato a uno scoglio; il
quale scoglio non si chiama con nessuno dei nomi che, più o meno,
affidano. Esso non è nè il matrimonio, nè il celibato; non è nè la
catena coniugale, nè la libertà individuale; non è nè la virtù, nè il
vizio; non è nè l’amore legittimo, nè quello illegittimo. E sapete che
cosa è?... È semplicemente una anomalia!
-Ziegler-
-(tirandogli di nascosto la sottana)- Don Paolo!
-Don Paolo-
Sì, sì, una anomalia: lo ripeto e lo sostengo. Ammettiamo perfino
un’amicizia fraterna, a base di gratitudine o di qualcosa di simile, fra
un uomo a ventotto anni e una donna a ventiquattro. Uno scetticone
sorriderebbe d’incredulità, e io no, non sorrido, perchè non sono
scettico e mi piace ancora di credere nella bontà umana. Ma quando
questo uomo e questa donna non vogliono o non possono più districarsi
l’uno dall’altra, quando essi s’innestano, si cuciono fra loro a fil
doppio per respirare la stessa aria, per dire le stesse parole, per
vivere la stessa vita, ah! santa pazienza!, quest’amicizia fraterna, se
non è una finzione, è una cosa sciocca, effimera e mostruosa!
-Ziegler-
-(gli tira di nuovo la sottana.)-
-Don Paolo-
Che bisogno c’è di pizzicarmi ogni tanto la sottana?... Credete che io
non intenda il suono delle mie parole?... Vi porto un po’ del mio
ossigeno. Se non vi entra nei polmoni, di chi è la colpa? Del resto,
quello che ho detto, ho detto. Non ci pensiamo più.... Io desidero
soltanto -- e questo soltanto volevo assodare -- che Lucio venga a star
qualche tempo con me, lì, in campagna, dove la natura si sviluppa
sinceramente in tutta la sua semplicità, dove anche il semplice
spettacolo della vegetazione rigogliosa risolve i problemi più
complicati e più astrusi e concilia l’umanità un po’ con Dio e un po’
con sè stessa. Ci siamo intesi?
-(Un silenzio. -- Tutti guardano a terra.)-
-Don Paolo-
-(dimena il capo, dicendo quasi fra sè:)- Pare di no! -(Sbuffa e si
gratta il mento. -- Mentre parlava, il sigaro gli si è smorzato fra le
dita. E ora se lo ficca in bocca come per fumare e con le labbra lo
tormenta.)-
-Ziegler-
-(cavando di tasca la scatola di fiammiferi)- Volete accendere, Don
Paolo?
-Don Paolo-
-(scattando)- Ma che accendere! I vostri sigari non tirano! Via! Via
anche il sigaro! -(Lo getta a terra con violenza. -- Poi, paziente)-
Signorina Nora, voi mi sembrate una brava ragazza... e le parole che mi
sono uscite di bocca..., ammesso che non fossero tutte piacevoli..., voi
le avete già dimenticate. Siete persuasa d’essere quasi una sorella
d’adozione di Lucio? Ed io precisamente alla sorella di lui mi rivolgo.
Esortatelo voi a raggiungermi in campagna... e, giacchè... in casa mia
non debbo render conto a nessuno..., voi, che siete una donnina
emancipata, voi sua amica, sua sorella, se vi degnate d’accettare il mio
invito, verrete a tenergli compagnia... proprio come fate qui, e così,
in un’opera saggia, vi unirete a me, che diventerò, naturalmente, un
vostro zio... nei modo che meglio piacerà alla Provvidenza. Quanto
all’occhio del mondo, non ve ne date pena. Dirò... dirò... che siete
proprio una parente. E poi, lassù, in villaggio, tutto il mio mondo è
composto di quattro persone: il solito farmacista, il medico condotto,
la mia pupilla e il suo fidanzato; e questo mondo, capirete,... ha
l’occhio che voglio io. -(Ride)- Ah ah ah ah ah! Ecco qua, torno a
ridere, finalmente. Si dice che io rida troppo spesso.... Eppure, lo
vedete, quando mi accade di parlare senza ridere, arreco fastidio alle
orecchie e do ai nervi come... come un trombone che voglia farla da
flautino. Viva il buon umore, dunque, viva l’allegria!
-(Tutti sono evidentemente preoccupati, e, come dianzi, guardano a
terra, tacendo.)-
-Don Paolo-
Viva l’alle...gria!... Eh!... difatti... non si potrebbe immaginare
un’allegria più allegra di questa! -(Sbuffa.)-
-(Ancora un silenzio.)-
-Ziegler-
-(consulta il suo orologio, ed è felice di trovare un pretesto per
risolvere la quistione)- Don Paolo, se non volete perdere il treno, è
ora.
-Don Paolo-
Oh, tanto meglio! La mia roba dov’è?... Dov’è?
-Nora, Giovanni- -e- -Ziegler-
-(si affrettano a dargli chi il cappello, chi il mantello, chi la sacca
da viaggio.)-
-Giovanni-
Ecco.
-Nora-
Ecco.
-Ziegler-
Ecco.
-Giovanni-
Vi accompagneremo tutti alla stazione!
-Don Paolo-
-(irritato)- Grazie tante! Non voglio accompagnamenti! -(Si mette
mantello e cappello.)-
-Ziegler-
E noi vogliamo accompagnarvi.
-Don Paolo-
E io ve lo proibisco.
-Ziegler-
Ma perchè?
-Don Paolo-
Si accompagnano i morti, non i vivi. Addio!... Addio!... -(Con fretta
esagerata, fa per andare.)-
-Lucio-
-(chiamandolo:)- Zio Paolo....
-Don Paolo-
-(fermandosi)- Eh?
-Lucio-
Ebbene..., sì:... ci verrò in campagna con voi. Avete ragione... Ne avrò
giovamento... Credo che anche la... signorina Nora accetti il vostro
invito...
-Nora-
-(titubante)-... Senza dubbio.
-Don Paolo-
-(ritornando)- Oh, che il Signore sia lodato! È uscito il sole! È uscito
il sole!
-Lucio-
-(animandosi)- Domani, col penultimo treno, vi piomberemo addosso.
-Don Paolo-
Bravi! -(A Giovanni e a Ziegler)- E questi birboni?... Venite, venite
anche voialtri... Il signor Giovanni porterà i suoi pennelli, il signor
Ziegler porterà il suo violino.... E dipingeremo, suoneremo,
balleremo.... -(Ridendo)- Ah ah ah! Ci ho posto per tutti, che credete?
-Ziegler-
-(con istantanea malinconia)- Grazie, Don Paolo, ma io non posso....
-Don Paolo-
-(a Giovanni:)- E, voi,... Don Giovanni?
-Giovanni-
Io... per lo meno verrò sin là a consegnarveli tutti e due sani e salvi.
-Don Paolo-
E ogni promessa è un debito.
-Ziegler-
Presto, presto. Don Paolo!... Il treno non vi aspetta mica.
-Don Paolo-
-(festosamente)- A domani, dunque.
-Lucio-
A domani, zio.
-Nora-
A domani.
-Giovanni-
A domani.
-Ziegler-
Buon viaggio!
-Don Paolo-
Buona permanenza! -(S’avvia per uscire.)-
-(Tutti lo seguono vociferando rumorosamente.)-
-Ziegler-
-(ostentando una celia)- Io poi da voi, un giorno o l’altro, ci verrò,
ma di nascosto.
-Don Paolo-
-(uscendo)- Insieme col violino, beninteso....
-Ziegler-
Sì, per portare una serenata alla vostra pupilla.
-Don Paolo-
-(la cui voce s’allontana)- Quella lì non è pane pei denti vostri.
-(Ride)- Ah ah ah ah!
-(Continuano i saluti, che si confondono con la risata di Don Paolo:)-
-- Arrivederci.
-- Arrivederci.
-- A domani.
-- Buon viaggio! Buon viaggio!
SCENA II.
LUCIO, GIOVANNI, ZIEGLER -e- NORA.
-(rientrano, chiacchierando.)-
-Ziegler-
Ecco un uomo che ha parecchie dita di cervello.
-Nora-
È buono. -(Si accinge a sparecchiare la tavola.)-
-Ziegler-
Intelligente, soprattutto.
-Lucio-
Nora!... Che fate? Più tardi verrà la serva.
-Nora-
Non è piacevole veder la tavola in disordine, dopo pranzo. -(Continua a
sparecchiare con l’aria di una persona di casa.)-
-Ziegler-
Allora, vi aiuto io.
-Nora-
Bene! Aiutatemi.
-Ziegler-
-(si affaccenda anche lui, sparecchiando.)-
-Giovanni-
-(prendendo un libro che trova chiuso in un angolo della stanza, lo
mostra a Lucio)- Se non vuoi leggerlo tu, passalo a Nora.
-Lucio-
Ma sì: sto leggendolo.
-Giovanni-
Ah?
-Lucio-
Nè nuovo, nè interessante. Spencer rifritto. D’altronde!...
-Giovanni-
«Spencer rifritto», s’intende. Senonchè, devi notare....
-Nora-
-(interrompendo con vivacità)- Non deve notar niente....
-Ziegler-
-(seguitando con la stessa intonazione di lei)- Perchè, dopo pranzo, la
roba rifritta... Non so se mi spiego!
-Nora-
-(piegando la tovaglia, ne tiene due punte nelle mani con le braccia
tese, e ha il mento abbassata sul lembo superiore, giusto nel mezzo.)-
-Giovanni-
-(a un tratto, fissandola)- Ferma, ferma così, Nora!
-Nora-
Cos’è?
-Giovanni-
Ferma così, ve ne prego. -(Cava di tasca un album.)-
-Nora-
Ma che vi piglia?
-Giovanni-
È una posa originalissima! Ve ne faccio lo schizzo. Aspettate.
-(Comincia a disegnare.)-
-Nora-
-(immobile)- Io mi stancherò.
-Giovanni-
-(disegnando)- Immaginatevi di stare dinanzi a uno specchio e non vi
stancherete.
-Nora-
Questo non lo potete dire, perchè in casa mia ho abolito gli specchi.
-Lucio-
-(con soddisfazione)- Brava!
-Giovanni-
Avete fatto malissimo!
-Ziegler-
-(mirando Nora e imitando col pollice della destra un gesto da pittore)-
Sì, sì: è un quadretto.
-Nora-
Con questa tovaglia in mano?
-Giovanni-
Tovaglia?... Quella potrebbe essere... un velo, una stoffa antica, non
so,... una specie di breve siparietto simbolico... A me preme -la linea-
che voi mi date.
-Ziegler-
Via, ti dà pochino!
-Giovanni-
-(tuttora disegnando)- Meravigliosa.
-Lucio-
Nientemeno?
-Nora-
-(impaziente)- Ah!...
-Lucio-
-(vede il disegno di Giovanni e malinconicamente esclama:)- Come
t’invidio!
-Giovanni-
Vorresti saper mettere questi pochi segni sulla carta?
-Lucio-
No, non mi basterebbe. Anche, vorrei sentirne la compiacenza che ti
leggo negli occhi. Sai precisamente che cosa t’invidio? T’invidio questo
culto della forma che io non ho e che non voglio avere.
-Giovanni-
Se non vuoi averlo, perchè me lo invidii?
-Nora-
Non ne posso più, Giovanni!
-Giovanni-
Un momentino ancora.
-Lucio-
-(a Giovanni:)- Non mi capisci, non mi capisci. Io non voglio averlo, e
intendo perfettamente che mi privo d’un diletto.
-Giovanni-
-(sincero, con entusiasmo)- D’un grande diletto!
-Lucio-
Eppure, è così. Se su quella carta tu componessi le sembianze d’una
qualunque altra donna, invece che le sembianze di Nora, per me sarebbe
lo stesso.
-Nora-
È fatto, sì o no?
-Giovanni-
Non è fatto, -(sorridendo)- perchè io non sono mica un pittore da
-cafè-concert-, di quelli che improvvisano in cinque minuti il ritratto
capovolto di Garibaldi o di Bismark. Ho preso qualche appunto....
-Nora-
-(gettando via la tovaglia e andando verso Giovanni)- Vedere.
-(Tutti guardano lo schizzo.)-
-Ziegler-
Ci è! Ci è!
-Nora-
Ci sono?
-Ziegler-
Oh, altro!
-Giovanni-
-(chiudendo l’album)- Ma che! Non ci siete niente affatto.
-Lucio-
E dunque?!
-Giovanni-
Dunque, fiasco. E sfido io! Con la sua impazienza!...
-Lucio-
No, non mi capisci. Intendo dire che a cento piccole circostanze
accidentali è connesso ciò che un pittore chiama -linea- o -colore- e
che io chiamo... parvenza: ciò che, insomma, colpisce più o meno i
nostri sensi. Tutto quello che riproduce questa parvenza è problematico,
è sfuggente, è fittizio, è incerto... come la parvenza stessa.
-Ziegler-
-(dà un’occhiata significativa a Giovanni e a Nora.)-
-Giovanni-
-(a Lucio, per non contraddirlo:)- Sì, sì.
-Nora-
-(celiando a malincuore per cambiar discorso)- Vi prometto, Giovanni,
che un’altra volta, sparecchiando una tavola, vi ispirerò un capolavoro.
-Lucio-
-(guardandoli)- E già! Io ho detto una scioccheria, come di solito.
-Giovanni-
Tutt’altro!
-Ziegler-
Si fa una partita a scopone? Siamo in numero....
-Lucio-
Ah! Voi credete che io non mi accorga che mi trattate come un pazzo o
come uno scimunito?
-Ziegler-
Che ti salta in mente adesso?
-Lucio-
Anche zio Paolo crede che io non abbia la testa a posto.
-Giovanni-
Scherzava.
-Lucio-
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