che non il tuo... Grandezza e gloria e fama, tutto in te sola io pongo... Esser dei mia; pera il mio regno; intero pera il mondo;... tu mia sarai. Perigli omai, né danni, non conosco, né temo. A tutto io presto, fuor che a perderti, sono; e pria... SOFON.Ti basti d'aver tu sol tutto il mio core... Indegno non ten mostrar... Ma, che dich'io? la vista, la sola vista di Siface inerme, vinto, e cattivo, eppur sereno e forte, fia bastante a tornarti ora in te stesso. MASSIN. Misero me!... Se almen potessi io solo!... Ma, di voi non son io men generoso; ben altro amante io sono: e nobil prova darne mi appresto... SOFON. Ecco Siface. MASSIN. --Udirmi anch'ei potrá; né di spregiarmi ardire avrete voi. SCENA QUARTA SIFACE, SOFONISBA, MASSINISSA. MASSIN. Siface, al tuo cospetto or si appresenta il tuo mortal nemico; ma in tale stato il vedi, ch'ei non merta nullo tuo sdegno omai. SIFACE D'un re fra ceppi stolto fora ogni sdegno. A me davanti se appresentato il mio rival si fosse mentr'io brando cingeva, allor mostrargli potuto avrei furor non vano: or altro a me non lascia la crudel mia sorte, che fermo volto e imperturbabil core. Quindi or pacato mi udrai favellarti. MASSIN. Il disperato mio dolore immenso a te ristoro esser pur dee non lieve: odi or dunque, qual sia.--Mirami: in ceppi, piú inerme assai di te, piú vinto e ignudo di senno io sono, e assai men re. Giá tolto mi avevi il regno tu, ma allor per tanto tu vincitor di me non eri: ardente, instancabil nemico io risorgeva piú fero ognor dalle sconfitte mie; fin che a vicenda io vincitor tornato, il mio riebbi, e a te il tuo regno io tolsi. Ma godi tu, trionfa; intera palma di me ti dá questa sublime donna, ch'or ben due volte a Massinissa hai tolta. SOFON. E vuoi, ch'io pur del debil tuo coraggio arrossisca...? MASSIN. Non diedi a voi per anco del mio coraggio prova: ei pur fia pari al dolor mio.--Voi state (io ben lo veggo) securi in voi, per la prefissa morte. Degno è d'ambo il proposto; ed io l'intendo quant'altri; e a voi, ciascun per se, conviensi. Tu, prigioniero re, non vuoi, né il dei, viver piú omai: tu, di Siface moglie, e di Asdrubale figlia, in faccia a Roma pompa vuoi far d'intrepid'alma ed alta; né affetto ascolti, altro che l'odio e l'ira. Ma Siface, che t'ama; ei, che all'intera rovina sua per te, per te soltanto, s'è tratto; ei ch'alto e nobil cor, non meno che infiammato, rinserra; oh ciel! deh!... come, come può udir, che l'amata sua donna abbia a perire?... SOFON.E potrebb'egli or tormi dal mio dover, s'anco il volesse? SIFACEE donde noto esser puovvi il pensier mio? MASSIN. Guidato io da furie ben altre, omai tacerti il mio non posso; né cangiare io 'l voglio, se pria spento non cado. Ad ogni costo salvare io voglio or Sofonisba; e salva ella (il comprendo) esser non vuol, né il puote, se non è salvo anco Siface.--In sella giá i miei Numidi stanno: al sorger primo della vicina notte, ove tu vogli, Siface, un d'essi fingerti, a te giuro d'esserti scorta io stesso, e illeso trarti con Sofonisba tua, fino alle porte di Cartagine vostra. Ivi tu gente, armi, e cavalli adunerai: né vinto egli è un re mai, cui libertá pur resta. Abbandonar queste abborrite insegne di Roma io voglio; e per Cartagin io, e per l'Affrica nostra, e per te forse, d'ora in poi pugnerò. Qualor tu poscia regno e possanza ricovrato avrai, sí che venirne al paragon del brando re potrem noi con re, col brando allora ti chiederò questa adorata donna; ch'or non per altro a te pur rendo io stesso, che per sottrarla a misera immatura orribil morte. SOFON. Ineseguibil cosa proponi, e invano... SIFACE Ei d'alto cor fa fede; me non offende: anzi, a propor mi sprona ben altro un mezzo, assai piú certo; e fia piú lieve a lui, men di Siface indegno; e in un... MASSIN.Voi, domi dalla sorte avversa, ineseguibil ciò che a me fia lieve, stimate or forse; ma, se onor vi sprona, meco ardite e tentate. Ultimo, e sempre certo partito egli è il morir; né tolto ai forti è mai: ma a tutti noi, per ora, necessario ei non è. Scipion deluso, sol coll'alba sorgente il fuggir nostro saprá; fors'egli umano e giusto in core, rispetterá miei dritti: ad ogni guisa, mercé i ratti corsier, sarem coll'alba lontani assai. Ma, se inseguirci pure si attenta alcun, giuro che il brando io pria a Scipio istesso immergerò nel petto, che a lui rendervi mai. Questa mia spada, che me salvò gia tante volte; questa, onde il mio regno e in un l'altrui riebbi, non fia bastante a porvi entro a Cartago in salvo entrambi? Or, deh! per poco cedi; cedi, o Siface, alla fortuna: in sommo puoi ritornare ancor; né cosa al mondo tu mi dovrai. Nemici fummo; e in breve, di bel nuovo il saremo; il sol periglio di cosa amata al par da noi, fa muto l'odio e lo sdegno in noi. Supplice m'odi parlarti; in te la tua salvezza è posta. Ma se pur crudo il tuo nemico abborri piú che non ami la tua donna, intera abbine almen pria di morir vendetta. Ecco ignudo il mio brando; in me il ritorci.-- O me uccidi, o me segui. SIFACEOh Massinissa!... Infra il bollor della feroce immensa tua passíon, raggio di speme ancora traluce a te; vinto non sei, né inerme, né prigioniero: or tu d'altr'occhio quindi le umane cose miri. Ma, si asconde sotto serena imperturbatil fronte, entro il mio cor, piú strazíato assai del tuo, si asconde tal funesta fiamma, tal dolor, tal furor, cui vengon manco i detti appieno... A riamato amante ignoti sono i miei martirj... Ah! crude tanto or son piú le mie gelose serpi, quanto piú veggio Sofonisba intenta a smentire magnanima gli affetti del piagato suo core. A duro sforzo il suo coraggio indomito mi tragge; ma degno sforzo.--Ambizíon, vendetta, gelosa rabbia, ogni furor mio ceda al solo amore.--Or, piú che a mezzo il nodo è sciolto giá. Donna, mi ascolta. Io t'amo, per te soltanto, e non per me: ti voglio quindi pria sposa ad altri dare io stesso, pria che per me vederti estinta invano. SOFON. Che ascolto? Oimè!... Ch'osi tu dirmi?... SIFACE I preghi, spero, udrai tu del tuo consorte: e dove non bastin preghi, gli ultimi comandi n'eseguirai.--Di Massinissa sposa tu quí venisti:... a Massinissa sposa io quí ti rendo. SOFON. Ah! no... SIFACE Tu, che salvarla non tua potevi, or che l'ho fatta io tua, meglio il potrai.--Per sempre, addio. Seguirmi nullo ardisca di voi. SCENA QUINTA MASSINISSA, SOFONISBA. SOFON. No, non v'ha forza, che me rattenga or dal seguirti.--Addio,... Massinissa... SCENA SESTA MASSINISSA. Oh dolor!... Ma, breve è il tempo; antivenir voglionsi entrambi... Oh cielo! Io temo sol d'esser di lor men ratto. ATTO QUINTO SCENA PRIMA SCIPIONE, CENTURIONI. SCIP.Giá tutto io so. Nella imminente notte, ciascun di voi delle romane tende a guardia vegli: ma comando espresso vi do, che ostacol nullo, insulto nullo non si faccia ai Numídi. Itene; e queta passi ogni cosa. SCENA SECONDA SCIPIONE. O Massinissa ingrato, il tuo furor contro al mio solo petto sfogar dovrassi; o in me, qual onda a scoglio, infranger si dovrá.--Ma il passo incerto, ecco, ei ver me turbato porta: ei forse sa il destin di Siface... Oh qual mi prende pietá di lui!--Deh! vieni a me; deh! vieni..... SCENA TERZA SCIPIONE, MASSINISSA, SOLDATO NUMIDA IN DISPARTE. MASSIN. Quí mi attendi, o Guludda.--A questo incontro non era io presto. SCIP. E che? sfuggir mi vuoi? Io son pur sempre il tuo Scipione: indarno cerchi or te stesso altrove; io sol ti posso rendere a te. MASSIN. Fuor di me stesso io m'era, certo, in quel dí, che di mia vita e onore traffico infame, onde acquistar catene, io fea con voi. Ma, la dovuta ammenda faronne io forse; e fia sublime. Allora vedrai, che appien tornato in me son io. SCIP.Giá tel dissi; svenarmi, o Massinissa, anco tu puoi: ma, fin ch'io spiro, è forza che tu mi ascolti. MASSIN. A ciò mi manca or tempo... SCIP.Breve or tempo hai da ciò.--Ma omai, che speri? Ogni tua trama è a me palese: stanno furtivamente in armi entro lor tende i tuoi Numídi; impreso hai di sottrarre Siface, e in un... MASSIN. Se tanto sai; se l'arti d'indagator tiranno a tanto hai spinte, ch'anco fra' miei chi mi tradisca hai compro; a compier l'opra anche la forza aggiungi, poiché piú armati hai tu. Presto me vedi a morir, sempre; a mi cangiar, non mai. SCIP.Scipion tu oltraggi; ei tel perdona. Ah! teco spada adoprar null'altra io vo', che il vero; e col ver vincerotti. La tua stessa Sofonisba, che t'ama, (il crederesti?) ella stessa svelare a me tue trame appieno or dianzi fea... MASSIN. Che ascolto? oh cielo!... SCIP.Sí, Massinissa; io te lo giuro. Or dianzi, per espresso comando di Siface, fu dal suo padiglione ella respinta; quindi e rabbia e dolore a tal l'han tratta, ch'ogni disegno tuo scoprir mi fea.-- Ma invano io 'l seppi: in tuo poter tuttora sta, se il vuoi, di rapirla. Abbiati pure suo difensor Cartagine; nol vieto: avronne io 'l danno; io, che l'amico e insieme la fama perderò. Ma, il ciel, deh! voglia, che a te maggior poscia non tocchi il danno! MASSIN. E Sofonisba istessa,... a favor tuo... vuol contra me?.. Creder nol posso. Or donde?.. SCIP.Ella, maggior del suo destino assai, prova d'amor darti or ben altra intende. Necessitá fa forza anco ai piú prodi: al suo gran cor sprone si aggiunge il forte ultimo esempio di Siface. MASSIN.Or quali ambigui detti?.. Di qual prova parli? Qual di Siface esemplo?... SCIP.E che? nol sai? Giunto è Siface entro sua tenda appena, qual folgor ratto ecco ei si avventa al brando del centurion, che a guardia stavvi; in terra l'elsa ei ne pianta, ed a furor sovr'esso si precipita tutto... MASSIN. Oh, mille volte felice lui! dalla esecrabil Roma cosí sottratto... SCIP.Spirando, egli impone, ch'ivi l'ingresso a Sofonisba a forza vietato venga. MASSIN. Ed ella?... Ahi! ch'io ben veggo del di lei stato appien l'orror... Ma troppo dal destin di Siface è lunge il mio. Vinto ei da te, di propria man si svena: io, non vinto per anco, esser vo' spento da un roman brando, ma col brando in pugno. SCIP.Ah! no; perir tu al par di lor non dei. Piú che il morire, assai di te piú degno, sublime sforzo ora il tuo viver fia. MASSIN. Viver senz'essa?... Ah! non son io da tanto... Ma, ch'io salvarla in nessun modo?... Io voglio vederla ancor, sola una volta. SCIP. Ah! certo, gli alti tuoi sensi a ridestarti in petto, piú ch'io non vaglio, il suo parlar varratti.-- Eccola; starsi alla mia tenda appresso vuol ella omai; d'Affrica intera agli occhi, di Roma agli occhi, ogni dover suo crudo ella compier disegna. Odila; seco Scipion ti lascia: in ambo voi si affida il tuo Scipion; ch'esser di lei men grande, tu nol potresti. SCENA QUARTA SOFONISBA, SCIPIONE, MASSINISSA. SOFON. Ah! ferma il piede. Io vengo a te, Scipione; e tu da me ti togli? SCIP.Sacro dover vuol che pomposo rogo al morto re si appresti... SOFON.Almen, quí tosto riedi; ten prego. Mia perpetua stanza fia questa omai: quí d'aspettarti io giuro. SCENA QUINTA SOFONISBA, MASSINISSA. MASSIN. Perfida! ed anco all'inumano orgoglio il tradimento aggiungi? SOFON.Il tradimento? MASSIN. Il tradimento, sí: mentr'io mi appresto a voi salvare, a morir io per voi, a Scipio sveli il mio pensier tu stessa? SOFON. --Siface seco non mi volle estinta. MASSIN. Meco salva ei ti volle. SOFON. Ei giá riebbe sua libertá; quella ch'io cerco, e avrommi.-- Teco sottrarmi dal romano campo, nol poss'io, se non perdo appien mia fama. Di vero amor troppo mi amasti e m'ami, per salvarmi a tal costo: io, degna troppo. son del tuo amor, per consentirtel mai. Null'altro io dunque, in rivelar tue mire, ho tolto a te, che la funesta possa di tradir la mia fama e l'onor tuo. MASSIN. Nulla mi hai tolto; assai t'inganni: ancora tutto imprender poss'io: rivi di sangue scorrer farò: versare il mio vo' tutto, pria che schiava lasciarti... SOFON. E son io schiava? Tal mi reputi or tu? MASSIN. Di Roma in mano ti stai... SOFON. Di Roma? Io di me stessa in mano per anco stommi: o in mano tua, se in core regal pietá per me tu ancor rinserri. MASSIN. Inorridir mi fai... Sovra il tuo aspetto, di risoluta morte alta foriera veggo, una orribil securtá... Ma, trarti... SOFON. Tutto fia vano: al mio voler, che figlio è del dovere in me, forza non havvi che a resistere vaglia. È la mia morte necessaria, immutabile, vicina; e fia libera, spero; ancor che inerme io sia del tutto; ancor ch'io, stolta, in Cirta l'amico sol dei vinti re lasciassi, il mio fido veleno; ancor che un sacro solenne giuro di sottrarmi a Roma dal labro udissi del mio stesso amante;... giuro, cui sparso ha tosto all'aure il vento. Fra quest'aquile altere ancor regina, figlia ancora d'Asdrubale, secura in me medesma io quí non meno stommi, che se in Cartago, o se in mia reggia io stessi.-- Ma, tu non parli?... disperati sguardi pregni di pianto affiggi al suolo?... Ah! credi, che il mio dolor si agguaglia al tuo... MASSIN. Diverso n'è assai l'effetto: io, di coraggio privo, men che donna rimango; e tu... SOFON.Diverso lo stato nostro è assai: ma, non l'è il core... Credilo a me: bench'io non pianga, io sento strapparmi il cor: donna son io; né pompa d'alma viril fo teco: ma non resta partito a me nessuno, altro che morte. S'io men ti amassi, entro a Cartagin forse ti avria seguíto, e di mia fama a costo avrei coll'armi tue vendetta breve di Roma avuta: ma per me non volli porti a inutile rischio. È omai maturo il cader di Cartagine: discorde citta corrotta, ah! mal resister puote a Roma intera ed una. Avrei pur troppi giorni vissuto, se la patria mia strugger vedessi; e te con essa andarne, per mia cagione, in precipizio. A Roma fido serbarti, e al gran Scipion (qual dei) amico grato; in gran possanza alzarti; a tua vera virtú dar largo il campo; ciò tutto or puote, e sol mia morte il puote. Piú che il mio ben, mi sforza il tuo... MASSIN. Mi credi dunque sí vil, ch'io a te sorviver osi? SOFON. Maggior di me ti voglio: esserlo quindi tu dei, col sopravvivermi: ed in nome della tua fama, a te il comando io prima. Vergogna or fora a te il morir; che solo vi ti trarrebbe amore: a me vergogna il viver fora, a cui potria sforzarme il solo amore. È necessario, il sai, il mio morire: a me il giurasti; e ancora sariami grato di tua man tal dono: ma non puoi tormel tu, per quanto il nieghi. In questo luogo, al campo in faccia, in muto immobil atto, ancor tre giorni interi ch'io aggiunga a questo, in cui né d'acqua un sorso libai, vittoria a me daran di Roma. Vedi s'è in te pietá, cosí lasciarmi a morte lunga, allor che breve e degna giurasti procacciarmela... Ahi me stolta! che in te solo affidandomi, quí venni... MASSIN. Tu dunque hai fermo il morir nostro... SOFON. Il mio. Se insano tu, contro a mia voglia espressa, l'arme in te volgi; odi or minaccia fera, e l'affronta, se ardisci; io viva in Roma trarre mi lascio, e di mia infamia a parte il tuo nome porrò... Deh! pria che rieda a noi Scipione, in libertade appieno tornami or tu; se non sei tu spergiuro. MASSIN. Che chiedi?... oh ciel!... Del brando mio non posso armar tua mano... Incerto il colpo... SOFON. Il brando vuol mano, è ver, usa a trattarlo. Un nappo di velen ratto al femminil mio ardire meglio confassi. Il tuo fedel Guludda vegg'io non lungi; ei per te stesso il reca sempre con se: chiamalo; il voglio. MASSIN.--Oh giorno!-- Guludda, a me quel nappo.--Or va, mi aspetta alle mie tende.--È questo dunque, è questo il don primier, l'ultimo pegno a un tempo dell'immenso mio amor, che a viva forza tu vuoi da me?.. Pur troppo (io 'l veggo) in vita tu non rimani, a nessun patto; e a lunga morte stentata lasciarti non posso.-- Non piangerò,... poiché non piangi: a ciglio asciutto, a te la feral tazza io stesso, ecco, appresento... A patto sol, che in fondo mia parte io n'abbia... SOFON. E tu l'avrai, qual merti. Or dell'alto amor mio sei degno al fine. Donami dunque il nappo. MASSIN. Oh ciel! mi trema la mano, il core... SOFON. A che indugiare? è forza, pria che giunga Scipione... MASSIN. Eccoti il nappo. Ahi! che feci? me misero!... SOFON. Consunto ho il licor tutto: e giá Scipion quí riede. MASSIN. Cosí m'inganni? Un brando ancor mi avanza; e seguirotti. (Sta per trafiggersi; Scipione robustamente afferrandogli il braccio, lo tien costretto.) SCENA SESTA SCIPIONE, MASSINISSA, SOFONISBA. SCIP. Ah! no; fin ch'io respiro... MASSIN. Ahi traditor! dentro al tuo petto io dunque della uccisa mia donna avrò vendetta. SCIP.Eccoti inerme il petto mio: la destra sprigionerotti, affin che me tu sveni; ad altro, invan lo speri. SOFON. O Massinissa, ti abborrisco se omai... SCIP. Me sol, me solo uccider puoi; ma fin ch'io vivo, il ferro non torcerai nel petto tuo. MASSIN. --Rientro al fine in me.--Scipion, tutto mi hai tolto; perfin l'altezza de' miei sensi. SOFON. Ingrato!... Puoi tu offender Scipione? Ei mi concede, come a Siface giá, libera morte; mentre forse ei vietarcela potea: a viva forza ei ti sottragge all'onta di morte imbelle obbrobriosa: e ardisci, ingrato ahi! tu, Scipio insultar? Deh! cedi, cedi a Scipion; fratello, amico, padre egli è per te. MASSIN. Lasciami omai: tu invano il furor mio rattieni. Morte,... morte... io pur... SOFON.Deh! Scipio... ah! nol lasciare: altrove fuor della vista mia traggilo a forza. Ei nato è grande, e il tuo sublime esemplo il tornerá pur grande: a Roma, al mondo sua debolezza ascondi... Io... giá... mi sento gelar le vene, intorpidir la lingua.-- A lui non do,... per non strappargli il core,... l'estremo addio.--Deh! va: fuor lo strascina... ten prego;... e me... lascia or morir,... qual debbe d'Asdrubal figlia, entro al... romano campo. MASSIN. Ah!... Dalla rabbia, dal dolor... mi è tolta... ogni mia possa... Io... respirare... appena,... non che... ferir... SCIP. Vieni: amichevol forza usarti vo': (Strascinandolo a forza verso le tende.) non vo' lasciarti io mai... né mai di vita il tuo dolor trarratti, se il tuo Scipione teco ei non uccide. . . . , 1 . . . ; 2 ; ; . . . 3 . , , 4 , . , 5 , ; . . . 6 7 . 8 ' . . . 9 . . . , ' ? , 10 , 11 , , , 12 . 13 14 . ! . . . ! . . . 15 , ; 16 : 17 . . . 18 19 . . 20 21 . - - 22 ' ; 23 . 24 25 26 27 28 , , . 29 30 31 . , 32 ; 33 , ' 34 . 35 36 ' 37 . 38 39 ' , 40 : 41 , 42 . 43 . 44 45 . 46 : 47 , . - - : , 48 , 49 , . 50 , 51 : , 52 53 ; 54 , 55 , . 56 , ; 57 , 58 ' . 59 60 . , ' 61 . . . ? 62 63 . 64 : 65 . - - ( ) 66 , . 67 ' ; ' 68 ' ; , , . 69 , , , , 70 : , , 71 , 72 ' ' ; 73 , ' ' . 74 , ' ; , ' 75 , , 76 ' ; ' , 77 , ; ! ! . . . , 78 , ' 79 ? . . . 80 81 . 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