-Ludovico-
Ma che distrarre! che distrarre! Quando sedevi sempre a questo posto per
leggere o ricamare, le mie idee si succedevano così fluenti e facili che
mi sembrava di scriverle come se qualcuno me le dettasse.... -(Tira un
cassetto della scrivania e cerca.)- Li tengo ben nascosti i miei versi,
sai, perchè, modestia a parte, sono di una bruttezza rara. -(Ridendo)-
Ah ah ah, addirittura infantili. Nondimeno, dicono quel che devono dire,
e, conveniamone, da un sociologo noioso come me ci sarebbe da aspettarsi
di peggio. Vedrai. -(Con in mano alcune pagine scritte)- Leggerò il
primo sonetto. Ti secca?... Eh sì, lo vedo che ti secca.
-Caterina-
-(inquieta--dissimulando)- Leggi.... Tutto ciò che è tuo m'interessa: ne
sei persuaso.
-Ludovico-
-(con un pudore di collegiale)- Mi dài soggezione, mi dài. Basta! Animo,
Ludovico! -(Legge:)-
Vagisci, o bimbo, e il tuo vagito pare
non so quale prodigio d'eloquenza.
Non pensi, è ver, ma a tutto fai pensare
in questa tua dolcissima incoscenza.
-(A Caterina)- Non ti va?
-Caterina-
-(soffrendo)- Sì sì, continua.
-Ludovico-
-(prosegue a leggere:)-
Non pensi, è ver, ma quante cose care
al babbo dici, inconsciamente, senza
che l'aria stessa le possa rubare
alla felice tua breve innocenza.
O bimbo mio....
-(Interrompendosi)- No, no, è inutile, non ti va, non ti va. Non so se
per le idee o per la forma, ma è indubitato che non ti va; ed io non me
ne dolgo punto. Che diamine! Te l'avevo detto: sono versicoli che metto
insieme per mio sfogo. E non temere: ti risparmio il resto....
-(Sforzandosi di scherzare)- Abbasso il poeta! -(Ripone nel cassetto le
paginette.)- Sei contenta?
-Caterina-
Ma ti sembra che io mi permetta di giudicare quello che tu scrivi?
-Ludovico-
Giudicare no. Ma non ti piace quello che non ti piace. Che male c'è? Non
ne parliamo più...: non ne vale la pena. Lascia, lascia che io mi goda
bene la tua presenza. Ti vedo qui, seduta presso la mia scrivania, come
nel tempo buono, e non mi par vero. È così eccezionale ed è così bello
che... non so... vorrei solennizzare questo avvenimento, vorrei fare il
chiasso, vorrei farti festa insomma....
-(Un silenzio.)-
-Caterina-
Dammi qualche libro da leggere.
-Ludovico-
Vado in biblioteca....
-Caterina-
No, un libro qualunque. Piglio questo. -(Ne prende uno di su la
scrivania)- Permetti?
-Ludovico-
Ma questo è il Codice.
-Caterina-
E tu studii il Codice?
-Ludovico-
Lo studio, sì, lo discuto, lo combatto....
-Caterina-
E perchè?
-Ludovico-
Perchè esso è quasi sempre la negazione dell'indulgenza e del perdono.
Un cattivo libro!
-Caterina-
-(lasciandosi cadere il libro dalle mani)- Già.
-(Un silenzio.)-
-Ludovico-
-(alzandosi)- Eh, sì! Altro che saltare e fare il chiasso e
festeggiarti! È da un pezzo che tu non me ne dài più agio.... Sei
triste, tanto triste! Non sorridi più! Mai! -(Pausa.)- E dire che ci
siamo amati così bene che a me pareva di vivere..., non so,... in
un'atmosfera d'amore. Credevo che a completare la nostra felicità non ci
mancasse che un piccolino, e, ora che abbiamo anche questo, invece di
vederti contenta, io ti vedo pensosa, sofferente, tutta avvolta in te
stessa. Tu sei infelice, Caterina! -(Pausa.)- E non protesti, non mi
correggi, non mi smentisci!... Ma dimmi, almeno: è per colpa mia che sei
infelice?
-Caterina-
-(fievolmente)- No.
-Ludovico-
Ma non essere timida. Se hai dei rimproveri da farmi, che aspetti?
Fammeli. Se c'è un malinteso, se c'è un equivoco, lo chiariremo
certamente. Che ci può essere di grave fra me e te? Niente. E intanto,
io rifletto, rumino, indago, ed è peggio! Mi smarrisco... e divento
inetto a qualunque energia. Il tuo contegno ha come costruita una
barriera tra noi due, e io non ardisco più di darti un bacio, non
ardisco più di abbracciarti, e quando restiamo soli io ti sono davanti
interdetto e impacciato e sento di essere grottesco. Adesso andrai in
collera, lo so; ma è così, è proprio così: da che abbiamo un figlio, tu
mi eviti, tu mi sfuggi. Egli ti assorbe, egli ti ha tutta per lui, e
certo nessuno più di me ammira il tuo attaccamento materno; ma lo strano
è che tu mi diventi livida, tu soffri se ti accorgi che da lui io mi
lascio assorbire come te, e soffri e ti tormenti se ti accorgi che io mi
piglio quella parte di gioie e di emozioni che mi spetta. Puoi negarmelo
questo? Me lo puoi negare? Ecco, lo vedi: non me lo neghi....
-Caterina-
-(vorrebbe parlare, le sembra d'essere afona.)-
-Ludovico-
Non hai neppure il coraggio, non hai neppure l'impulso di mitigare la
gravità di quello che io dico, e te ne stai lì, muta, enigmatica,
incomprensibile, senza curarti che il mio cervello è in balìa delle
fantasticaggini più balorde e delle supposizioni più assurde. Se
continuiamo così, Caterina, in fede mia, impazziremo tutt'e due! -(Torna
a sedere alla scrivania. Prende la penna, ma poi la getta via, quasi con
violenza.)- Ma che!... Lasciamo andare.... La testa non è a posto.
-(Pigliando, in disordine, lo scartafaccio ed altre carte e ponendo
tutto in un cassetto)- Nascondetevi qui, mie povere idee d'amore e di
pace! Questa sera voi non siete che una goffa ironia! -(Chiude il
cassetto, e ne ripone in tasca la chiave)- Non è forse vero, Caterina?
Non è forse vero? -(Pausa.)- E taci! E taci ancora! E taci sempre! E
nulla è più desolante di questi tuoi silenzi! -(Sovreccitandosi)- Io mi
ci perdo.... Io mi ci perdo come nel buio! Io mi ci perdo come
nell'ignoto!
-Caterina-
-(con debole accento)- Scusami, Ludovico.... Stasera ho qualche cosa
qui, alla gola, che mi trattiene la parola, che mi trattiene la voce.
Sono nervosa.... Non avertelo a male.... Volevo stare un poco vicino a
te. Anzi, volevo proprio parlare con te. Sono venuta qui apposta per
questo.... Ma vedo che sarà meglio ch'io vada a riposare. -(Alzandosi)-
Parleremo domani.... Diremo molte cose.... Ma stasera no, niente. Tu,
cerca di lavorare. Il lavoro ti distrarrà. Così potessi lavorare
anch'io! -(Si avvicina a lui.)-
-Ludovico-
-(la guarda con occhi docili.)-
-Caterina-
Buona notte. -(Gli prende la testa fra le mani e gli bacia la fronte.)-
-Ludovico-
-(prendendole i polsi)- Mia Caterina, perchè vuoi che un'altra notte
passi su questa tristezza così piena di dubbî?
-Caterina-
Non lo capisco io stessa. Aspetto da tanto tempo una forza interiore che
mi aiuti e mi costringa a non più tacere.... Mi pareva d'averla quando
sono entrata in questa camera... e poi non l'ho ritrovata più. Ma
l'avrò, l'avrò! Io uscirò da questa miseria, che è durata troppo. Io ne
uscirò comunque, e nulla certamente accadrà che sia più brutto e più
miserabile di ciò che è accaduto sinora. -(Si avvia per uscire a destra,
quasi precipitosamente.)-
-Ludovico-
-(alzandosi di botto e richiamandola in tono imperioso)- Caterina!
Oramai tenteresti invano di prolungare l'indugio. -(Con solennità
prepotente)- La forza che in questo momento ti costringe a non tacere è
la mia volontà. Parla!
-Caterina-
-(volgendosi a lui e restandogli di fronte, ha gli occhi lampeggianti
d'istantanea fierezza.)- E sia!
-Ludovico-
-(corre verso di lei con ansia incalzante.)-
-Caterina-
-(comincia coraggiosamente)- Quando tu... -(Ma subito porta la mano alla
gola come se si sentisse strozzare)-.... No, no, no, non è possibile!
non è possibile!... -(Con desolazione lagrimosa)- Come si possono
pronunziare certe parole!?...
-Ludovico-
-(sempre più febbrilmente)- Parla, parla!
-Caterina-
Ma nessun lume d'intuizione ti soccorre ancora? Non senti ancora
penetrare tutta intera la verità dentro di te? Non la leggi qui, qui,
nei miei occhi?
-Ludovico-
-(quasi tremante e girando lo sguardo altrove)- Caterina!...
-Caterina-
-(afferrandolo per le braccia, costringendolo a guardarla e accostando
il volto al volto di lui)- Fissami bene in faccia, Ludovico!... Non
volgere gli sguardi altrove, come un fanciullo pauroso.... Fissami con
coraggio, e comprendimi, e non obbligarmi a pronunziare le parole
roventi.... Leggi, leggi qui.... Liberami tu stesso da questo incubo....
Ricòrdati tutto, Ludovico.... Ricòrdati.... Ricòrdati la tua assenza di
un anno fa... la tua lunga assenza....
-Ludovico-
-(segue con terrore la catena delle reminiscenze, ansimando come per un
soffocamento progressivo.)-
-Caterina-
Ricòrdati il tuo ritorno.... Ricòrdati...! Giungesti, di sera, lieto,
espansivo, amoroso come un innamorato; e io ti ricevetti con un impeto
pazzo che ti parve uno scoppio di giovinezza esuberante.... Eppure...
ricòrdati, ricòrdati.... Il nostro amplesso fu preceduto da una certa
mia resistenza, da un tremito che mi prese tutta, da un dibattito
insolito, e terminò in una profonda tetraggine quasi funebre! E..., dopo
un periodo breve, sopravvennero i primi sintomi della maternità e le
prime ribellioni alla tua esultanza, e poi seguì la nascita del
piccolino con tutte le torture che mi costò, e seguirono gli scatti di
rancore, gli scatti di ferocia contro me stessa e l'infrenabile sdegno
per tutto ciò che m'indicava la tua contentezza di padre, la tua
fiducia, la tua tranquillità, le tue illusioni.... Mi comprendi, ora? Mi
comprendi? Mi comprendi?...
-Ludovico-
-(con le pupille dilatate, guardandola sempre, atterrito ma attonito, e
facendosi entrare l'idea orrenda nel cervello--con voce soffocata)- Non
è... mio figlio?!
-Caterina-
-(senza fiato, eppure con un moto di sollievo)- Finalmente, l'hai detto!
-Ludovico-
-(staccandosi da lei e, come un pazzo, mutando stranamente tono)- Ah no!
Non è vero! Non è vero! Tu m'inganni! Non riesco a intendere la ragione
di questa follia menzognera, ma è certo che tu m'inganni, perchè se tu
non m'ingannassi, se mi avessi detto la verità, ti affretteresti ora a
difenderti per diminuire, almeno, la tua colpa.... Ne sentiresti la
necessità, ne sentiresti l'urgenza; e invece tu non aggiungi una parola
in tua difesa.... Tu non ti difendi!
-Caterina-
Io non sono qui per difendermi, Ludovico; sono qui per accusarmi. Io non
amo l'uomo che mi ha posseduta, non l'ho amato mai, non l'amerò mai; ma
non so e non è indispensabile ch'io sappia se ciò attenui l'infamia o
sia piuttosto un'aggravante. Per difendermi bene dovrei dirti d'essere
stata costretta con l'arma alla mano.... Ma dicendoti questo, mentirei.
Ho mentito già troppo. Basta ora. Io devo salvarti dalla profanazione di
ogni altra menzogna. -(Umilmente)- No, non sono stata costretta. Ci deve
essere nelle donne come me una strana sensibilità di cui esse non sono
consapevoli: una sensibilità che dorme nel pudore, nell'onestà,
nell'orgoglio.... Il suo risveglio è inaspettato, Ludovico, è
imprevedibile... ed è l'opera di chi meno pare ne abbia il potere. Oh la
fragile creatura trascinata dal turbine! Non è un pervertimento il suo,
nè un'esaltazione, no; è semplicemente la soppressione repentina della
coscienza, è la tirannia, occulta, ma imperiosa, d'una grande forza che
agisce in una grande debolezza. Si cede! Si precipita! Si precipita!
-(Con terrore e avvilimento)- E la perdizione è completa! Quando il
turbine è passato, quando ritorna la coscienza, qualunque sforzo si
faccia col cervello, non si riesce a distinguere il punto di
partenza.... Si è percorsa in un momento solo una strada abietta che
sembra lunga lunga lunga e di cui si vede la fine e non si scorge più il
principio. Se ne prova un'ipocondria di male inguaribile... un ribrezzo
asfissiante... la nausea... il raccapriccio... uno spasimo indicibile
che il ricordo accresce, ogni giorno, ogni giorno, spietatamente... e
non se ne trova il rimedio, e non c'è speranza di trovarne mai!...
-(Affranta, ammiserita)- Così vivo io, Ludovico; ed ora fa tu di me
quello che vuoi!
-Ludovico-
-(con la fisonomia d'un vero folle--brutalmente)- E di': chi è stato il
tuo amante di cinque minuti? Chi è stato l'uomo irresistibile, l'essere
soprannaturale per cui ti sei gettata nella melma?... -(Terribile, ma
sottovoce)- Tu mi dirai il suo nome, Caterina!
-Caterina-
No! Non te lo dirò!
-Ludovico-
-(fremendo)- Io devo saperlo!
-Caterina-
Non te lo dirò!
-Ludovico-
Io t'infliggerò la tortura!...
-Caterina-
Non te lo dirò!
-Ludovico-
-(minaccioso)- Bada, Caterina!...
-Caterina-
Ma che vorresti, tu? Vorresti ch'io ti mandassi a cercare nella folla un
individuo che fortunatamente è persuaso di non essere stato niente per
me, un individuo ch'io avrei scacciato perfino dalla mia memoria se
purtroppo il disgusto non avesse reminiscenze così persistenti? Vorresti
ch'io incaricassi te di dirgli: «Sai, fra quella madre e quel figlio tu
sei -qualcuno-, non lasciarti frodare...», e io dovrei consentirti di
creare in quell'uomo il convincimento di avere un'importanza che sinora
egli non saprebbe sospettare? Dovrei, per mezzo tuo, ricacciarlo, vivo o
morto, come un aspide, nella mia esistenza?... Ah no! Torturami,
battimi, mettimi pure una morsa alla gola: io mi lascerò soffocare cento
volte senza mai proferire il suo nome!
-Ludovico-
-(più terribile e più fremente)- Ma dunque io non potrò neanche
vendicarmi? Tra le rovine di ogni mio bene, d'ogni mia illusione, io
sarò costretto a vedermi perennemente dinanzi il fantasma d'un uomo
senza connotati, un'ombra schernitrice e inafferrabile, e sarò costretto
a sentirmi quotidianamente come schiaffeggiato da una mano ignota?!... E
questo non è nulla a confronto di tutto il resto!... C'è il frutto
dell'obbrobrio, c'è il documento vivo della vergogna, della nefandezza,
c'è la personificazione della sciagura che mi colpisce!... C'è un
bambino che oggi balbetta e piange, e che ben presto mi chiamerà «babbo»
e che sarà più crudele, più offensivo, più beffardo d'una platea di
curiosi! E se anche, per una umiltà di paziente, per una nostalgia di
pace, per una frenesia d'innamorato, io volessi perdonare a te come un
Cristo, no, quel bambino non me lo permetterebbe perchè esso resterà lì,
sempre lì, attaccato a sua madre, e si farà grande, e sarà un uomo, e la
sua presenza, ostinata, invadente, alimenterà di ora in ora, di minuto
in minuto, le mie sofferenze, il mio odio, le mie angosce!... Nessuna
vendetta, non è vero? E nessun mezzo per abbreviare la durata del
tormento?... Nessuno?... Nessuno?... Nessuno?... Proprio nessuno?...
-(Con un moto di ribellione cupa e feroce)- Ah no!... Il mezzo c'è! Il
mezzo c'è!... -(Trionfalmente)- Io l'ho trovato!... -(Col viso acceso,
con gli occhi di fuoco)- Ti giuro che l'ho trovato!
-Caterina-
-(intuisce d'un subito ed è invasa dallo spavento)- Ludovico!
-Ludovico-
Bisogna eliminare la causa maggiore! Bisogna distruggere il documento
vivo!
-Caterina-
Ludovico!
-Ludovico-
Bisogna sopprimere questa creatura che è nata per crucifiggermi!
-Caterina-
-(atterrita)- Ludovico!
-Ludovico-
-(come per precipitarsi nella stanza a destra)- Sì, io te l'ucciderò!
-Caterina-
-(parandosi davanti a lui, con un grido)- No, Ludovico! Pietà!...
Pietà!... Pietà di me!...
-Ludovico-
-(si arretra e si abbandona disfatto su una sedia.)-
-Caterina-
-(aspetta, lungamente, in un'atroce trepidanza.)-
-Ludovico-
E sta bene!... Avrò pietà di te! -(Si passa una mano sui capelli e
lascia scorgere d'aver presa una decisione. Guarda il suo orologio. Si
alza nervosamente. Tocca due volte il bottone del campanello. Va alla
porta comune come per evitare che la cameriera entri. Resta sulla soglia
parlando a lei:)- Betta, prendete le mie valige, portatele giù in
portineria... e dite a Luigi che faccia fermare una carrozza.
-(Rispondendo a qualche domanda della cameriera)- Ma sì, c'è tutto....
Voi non avete che a chiuderle.... Sbrigatevi.
-Caterina-
-(immobile, lo avvolge dei suoi sguardi pavidi.)-
-Ludovico-
-(attraversa la stanza in fretta, dirigendosi verso la porta a destra.)-
-Caterina-
-(ne ha un nuovo sussulto di spavento.)-
-Ludovico-
-(prima di varcare la soglia, si arresta.--Si sorveglia.--Si rivolge a
lei)- Pigliami, ti prego, il soprabito e il cappello.
-Caterina-
-(guardandolo supplichevolmente, obbedisce e va.--Rientra subito recando
il cappello e il soprabito, che pone sopra la scrivania.)-
-Ludovico-
-(assorto nella risoluzione presa, verifica il suo portafogli. Quindi
afferra soprabito e cappello come per andarsene.)-
-Caterina-
-(timida, implorante)- Ma dove vai?
-Ludovico-
Non lo so.
-Caterina-
E quando tornerai, Ludovico?
-Ludovico-
Non tornerò.
-Caterina-
Mi lasci per sempre?...
-Ludovico-
E che altro mi resta a fare?!
-(Un breve silenzio.)-
-Caterina-
Io... t'ho detto tutto... con la speranza di risentirmi degna di te, con
la speranza di offrirti la mia vita purificata, e invece, ecco, ti
perdo!... Avrei potuto ancora mentire, mentire ogni giorno, mentire sino
alla morte; ma l'amor mio non ha voluto permettere alla mia voce, ai
miei occhi, ai miei baci la facile viltà d'ingannarti! E ho tanto
sofferto -(piange)- e ho affrontato il sacrificio della confessione per
poter aspirare al diritto di essere la tua compagna... per ridiventare,
sinceramente, la moglie tua. Ah, se ti avessi amato meno, avrei
risparmiato a te questo supplizio e a me la condanna di perderti così!
-Ludovico-
-(dibattendosi fra due urgenze opposte ed eccitandosi al pensiero d'una
soluzione liberatrice)- Vuoi... vuoi veramente liberarmi da questo
supplizio?
-Caterina-
-(irradiandosi)- E me lo domandi?
-Ludovico-
Vuoi veramente ch'io abbia l'eroismo di considerare la tua colpa come il
delirio di un'inferma?
-Caterina-
-(ansiosa)- Sì!
-Ludovico-
Vuoi che io compia il prodigio di dimenticare... anzi, no, meglio,
meglio ancora, di ricominciare da capo, di rivivere nella illusione,
nella certezza della tua innocenza e della tua fedeltà?
-Caterina-
-(avidamente)- Sì, Ludovico!...
-Ludovico-
Ebbene... ebbene, vieni come me.... Andiamo via, andiamo via.... No, io
non ti ucciderò il tuo bambino; ma è necessario che io non lo veda più,
ch'io non lo senta, ch'io non ne sappia più nulla, è necessario ch'io
non ricordi che tu sei madre, è necessario che egli non mi tolga nè un
minuto, nè un battito, nè un pensiero, nè un sorriso, nè una lagrima
della tua vita. -(Lascia cadere a terra cappello e soprabito.)-
-Caterina-
-(sente passare a traverso il suo animo tutte le parole di Ludovico, ne
trema, ne soffre, ne ha orrore, ne ha dolcezze profonde, e, a poco a
poco, ne sarà presa, conquistata, e, senza che il suo cervello possa più
funzionare, il suo cuore e i suoi nervi cederanno a lui completamente.)-
-Ludovico-
-(con frenesia, prendendole dapprima le mani, poi cingendola
freneticamente con le braccia e parlandole sulla bocca)- Tu lo affiderai
alla tua buona nonna, ai tuoi parenti, a chi vorrai, e noi provvederemo
a tutto, alla sua educazione, al suo avvenire, alla sua ricchezza....
Sì, anche alla sua ricchezza. E se un giorno crederà che io sia stato un
malvagio costringendoti a rinunziare a lui, io non mi lamenterò, non mi
difenderò mai dalle sue accuse, mai, mai, mai; ma adesso andiamo via....
-Io devo- andarmene immediatamente... perchè -(con preoccupazione [pg
318] sinistra)- la notte mi atterrisce e mi tenta, e non c'è nessuna
enormezza di cui io non mi sentirei capace in questa casa, dove io l'ho
visto nascere, dove egli respira, dove egli vive. Vieni, vieni,
Caterina...: se non hai la forza di separartene in questo momento, non
potrai averla mai più!... Vieni con me.... Dimostrami che hai affrontato
il sacrifizio per essere ancora la mia compagna.... Dimostrami che io
solo ti sono indispensabile. Noi andremo lontano come due profughi del
passato e non saremo che due amanti assetati di godimento....
Distaccandoci da tutto ciò che è pieno di ricordi, noi ritroveremo noi
stessi, riallacceremo le nostre anime, ricostruiremo il nostro
paradiso....
-Caterina-
-(è fra le braccia di lui, affascinata.)-
-Ludovico-
... e chi sa quante nuove ebbrezze, quali nuove delizie, quale nuovo
benessere, quale nuova felicità ci riserba la nostra giovinezza! Di',
di', Caterina: -(stringendosela forte al petto)- ci verrai con me? ci
verrai? ci verrai?
-Caterina-
-(perdutamente)- Sì... sì... ci voglio venire.... Non lo capisci che ci
voglio venire? Non lo vedi che non hai bisogno d'insistere affinchè io
ti segua dovunque? Non vedi che sono già solamente tua? Non vedi che io
sono già pronta a tutto?... a separarmi da lui... -(con un accento
d'inconsapevole pietà)- ad abbandonarlo... a fuggirlo... a strapparmelo
anche dal cuore.... Ma tu, tu, Ludovico, tu che sei migliore di me,...
impediscimi di commettere questo delitto!
-Ludovico-
-(udendo la parola- «delitto», -la respinge bruscamente. Si riconcentra
in se medesimo. Raccoglie il soprabito e il cappello, e, dopo una pausa,
in un tono tra di comando e di concessione, le dice:)- Resta!
-(Si guardano a lungo, intensamente, dubbiosamente, l'uno sperando
ancora ch'ella lo segua, l'altra sperando ancora ch'egli non se ne
vada.)-
-Ludovico-
-(con poca voce)- Addio! -(E fugge.)-
-Caterina-
-(immota, col volto trasformato, terreo, come se finalmente avesse
consumato il sacrifizio necessario)- È finita! -(Indi, va alla finestra:
attraverso i vetri vede Ludovico che si allontana. Estenuata, quasi
inebetita, col passo malfermo si avvia verso l'uscio della sua camera.
Le forze le mancano. I ginocchi le si piegano. Stramazza. Poi si
sorregge a una sedia, si leva, e, soccorsa dalla suprema volontà,
oltrepassa la soglia.)-
SIPARIO.
[Illustrazione: note della cantilena]
ATTO SECONDO
-La scena come al primo atto.-
SCENA I.
-La signora- TERESA, LUISA, BETTA.
-(La signora Teresa si è addormentata sopra una poltrona. Betta è
seduta, in fondo, con le braccia piegate. Le imposte della finestra sono
socchiuse. La stanza è nella penombra.)-
-Luisa-
-(entrando, affaccendata, dalla prima porta a destra, e rivolgendosi a
Betta, a bassa voce)- Dov'è la biancheria pulita?
-Betta-
-(piano)- Quella lì, sulla sedia, è già pronta.
-Luisa-
-(prende in fretta la biancheria e sta per uscire.)-
-Betta-
E di': che te ne pare di quel medico?
-Luisa-
A vederlo, mi pare il più bravo di tutti. -(Esce dalla porta da cui era
entrata.)-
-Betta-
-(getta un sospiro.)-
-Teresa-
-(svegliandosi)- Cos'è? È già tramontato il sole?
-Betta-
-(alzandosi)- No, signora Teresa. È ancora giorno.
-Teresa-
Così buio?
-Betta-
Ho socchiuso le imposte per lasciarvi riposare un poco. Sono tre notti
che voi e la signora Caterina non avete dormito.
-Teresa-
Apri, apri.... Alla mia età non bisognerebbe mai dormire, perchè non c'è
più tempo da perdere....
-Betta-
-(apre le imposte. L'ambiente si rischiara.)-
-Teresa-
Ho fatto un bel sogno, sai?
-Betta-
Che avete sognato, signora Teresa?
-Teresa-
Ho sognato tanti fiori, tanti fiori, più di quanti ce ne sono nel nostro
giardino.
-Betta-
E poi?
-Teresa-
E poi, nient' altro. Sognando, ho avuto l'idea di regalarli tutti al
piccino, ma ora sto riflettendo che... il profumo dei fiori potrebbe
fargli male.
-Betta-
S'intende.
-Teresa-
Se invece ne regalassi alla Madonna? Che ne dici?
-Betta-
Fareste bene.
-Teresa-
-(si alza)- Vado a raccoglierne io stessa.
-Betta-
Ma no, signora Teresa. A questo, penserò io. Andate piuttosto di là,
voi; andate a sentire un po' quest'altro medico.
-Teresa-
Un altro?
-Betta-
La balia mi ha assicurato che è il più bravo di tutti.
-Teresa-
E non me ne avvertivi, benedetta?! -(Si avvia.)-
SCENA II.
FELSANI, CATERINA, -la signora- TERESA -e- BETTA.
-(Felsani è un vecchio dall'aspetto nobilissimo e severo. In ogni sua
parola, in ogni suo atto, egli è prudente, lento, misurato, pensoso.)-
-Caterina-
-(precedendo Felsani, entra dalla prima porta a destra)- Per di qua,
dottore. -(Va alla scrivania.)-
-Felsani-
-(seguendola)- Mi favorisce da scrivere?
-Caterina-
S'accomodi, se non le dispiace. -(Indica la sedia che è presso la
scrivania.)-
-Betta-
-(si trae in disparte.)-
-Felsani-
-(siede.)-
-Caterina-
-(guarda il dottore con occhio ansioso, scrutatore, interrogativo.)-
-Felsani-
Le prescrizioni del medico curante sono inappuntabili.
-Caterina-
Niente da mutare? Niente da aggiungere?
-Felsani-
-(stringendosi nelle spalle)- Niente.
-Caterina-
E allora?
-Felsani-
Io scriverò la mia diagnosi.
-Caterina-
Sarà utile, non è vero?
-Felsani-
Può darsi. -(Mette i suoi occhiali d'oro. Si dispone a scrivere.)-
-Betta-
-(con timidità, a Caterina)- Badi, signora, in quel calamaio
l'inchiostro si è disseccato. -(Abbassando molto la voce, quasi
all'orecchio di lei)- Non si adopera da quando andò via il signor
Ludovico....
-Caterina-
Già. -(A Felsani)- Abbia pazienza, dottore.... -(A Betta)- Porta subito
un altro calamaio.
-Betta-
-(via dal fondo.)-
-Teresa-
-(a Felsani, avanzandosi un po')- Sa, siamo tutti intontiti in questa
casa: vorrà perdonarci se....
-Felsani-
Prego, prego.
-Caterina-
-(indicando Teresa)- È la mia avola materna.
-Teresa-
Ottantadue anni.
-Felsani-
-(guardandola)- Assai ben portati.... È una buona notizia per chi ne ha
settanta come me. -(Girando lo sguardo intorno)- E... suo marito,
signora, non è in casa?
-Caterina-
-(che non s'aspettava questa domanda)- No... non è in casa.
-Felsani-
Lo conosco di fama: è un vero umanitario....
-Caterina-
-(imbarazzata)- Senza dubbio.
-Felsani-
Avrei voluto parlare con lui.
-Caterina-
Con lui?
-Felsani-
Sì, e sarà necessario ch'io gli parli.... -(Sta per soggiungere qualche
cosa, ma, vedendo Betta, s'interrompe.)-
-Betta-
-(mette un calamaio sulla scrivania.)-
-Felsani-
-(a Betta, con un gesto di congedo)- Grazie. -(E comincia a scrivere.)-
-Caterina-
-(è tutta intenta a leggere ciò che Felsani scrive.)-
-Teresa-
-(quasi presso l'uscio a destra, guarda un po' nelle stanze dov'è il
bimbo e un po' il dottore.)-
-Betta-
-(piano, a Teresa)- Che fa il piccino?
-Teresa-
Pare che riposi: vedo che la balia se ne sta tranquilla con le braccia
piegate.
-Betta-
E questo medico che dice?
-Teresa-
Parla come una sibilla... ma aspetta che glie la tiro io di bocca la
verità.
-Betta-
Senza che la signora se n'accorga, veh! Non si sa mai!...
-Teresa-
Bisognerebbe che restassi sola con lui....
-Betta-
Quando starà per andarsene, non vi sarà difficile.
-Teresa-
Lascia fare a me.
-Betta-
Ma state attenta!...
-Teresa-
E tu non dimenticare i fiori.
-Betta-
Ve ne raccolgo un fascio... un fascio così. -(Via per la seconda porta a
destra.)-
-Felsani-
-(firmando la diagnosi)- Ecco, signora.
-Caterina-
-(ha letto attentamente.)- Non capisco le ultime parole.
-Felsani-
E io non desidero che rendergliele del tutto comprensibili. Ma....
-(Accenna con uno sguardo prudente alla signora Teresa.)-
-Caterina-
-(a voce alta)- Oh... è la mia confidente.
-Felsani-
Ebbene, mi permette qualche domanda?
-Caterina-
Naturalmente.
-Felsani-
Non crede lei che suo marito sia vittima egli stesso d'una qualche legge
d'atavismo inesorabile?
-Caterina-
-(scossa)- ... No, dottore.
-Felsani-
In tal caso, signora, si è indotti a supporre che, nella sua prima
gioventù, quando era libero, quando non sapeva di dover diventare un
marito, egli non sia riuscito a sfuggire alla... corruzione che logora
la sostanza umana. Non è così?
-Caterina-
-(sforzandosi di rispondere)- No, non è così.
-Felsani-
Per lo meno, però, egli deve avere pazzamente noncurata la sua vita
fisica. Mi negherebbe lei anche questo?
-Caterina-
-(umilmente)- Sì, dottore, glie lo nego.
-Felsani-
In conclusione, signora, secondo lei, il padre di quel bambino è un uomo
valido, sano, perfetto?
-Caterina-
-(profondamente turbata, siede.)-
-Felsani-
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