Tragedie dell'anima
Roberto Bracco
ROBERTO BRACCO
TEATRO
VOLUME TERZO
DON PIETRO CARUSO -- LA FINE DELL'AMORE --
FIORI D'ARANCIO -- *TRAGEDIE DELL'ANIMA*.
3ª EDIZIONE.
REMO SANDRON -- Editore
Libraio della Real Casa
MILANO-PALERMO-NAPOLI-GENOVA
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United States
of America.
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PROPRIETÀ LETTERARIA
-I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
tutti i paesi, non escluso il Regno di Svezia e quello di
Norvegia.-
È assolutamente proibito di rappresentare queste produzioni
senza il consenso scritto dell'Autore -(Art. 14 del Testo Unico
17 Settembre 1882)-.
Copyright by Roberto Bracco and Miss Dircé St. Cyr in the United
States of America.
Off. Tip. Sandron -- 148 -- I -- 290514.
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TRAGEDIE DELL'ANIMA
-Dramma in tre atti-.
Rappresentato per la prima volta al teatro -Paganini- di Genova dalla
compagnia -Tina Di Lorenzo-Flavio Andò-, nel -gennaio- del -1899-.
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PERSONAGGI:
-Caterina Nemi-
-Ludovico Nemi-
-Francesco Moretti-
-La signora Teresa-, -nonna di Caterina-
-Elena-
-Felsani-
-Betta-
-Luisa-
-Lena-
-Biagio-
Epoca attuale.
ATTO PRIMO.
-In casa di Ludovico Nemi-.
-Una camera severa. Forma ottagonale. Se ne vedono cinque pareti. Alla
prima parete a destra, una porta. Un'altra porta alla seconda.
Un'altra--che è la «comune»--alla parete in fondo. Alla prima parete a
sinistra, un caminetto. Alla seconda a sinistra, una finestra. Quasi
davanti al caminetto, un'ampia scrivania, con su molti libri. È sera.-
SCENA I.
LUDOVICO -e- FRANCESCO, -indi- BETTA.
-Ludovico e Francesco sono seduti quasi nel mezzo della camera, Ludovico
sopra una poltroncina, Francesco su una sedia. I loro ginocchi si
toccano. Ludovico, con le braccia penzoloni, cerca di stare immobile.
Francesco, con le braccia piegate, lo fissa negli occhi acutamente
e il suo viso, cachettico, emaciato, ha, nell'atteggiamento
dell'ipnotizzatore improvvisato, qualche cosa di comico e di sinistro.
Con una sigaretta fra le labbra, fuma avidamente. Durante tutta la
scena, egli fumerà di continuo: appena consumata una sigaretta ne
accenderà un'altra.-
-(Passa qualche minuto nel silenzio.)-
-Ludovico-
-(muove un po' il capo.)-
-Francesco-
E no!... Tu ti distrai.... Lo fai apposta.
-Ludovico-
Io ci metto tutta la mia buona volontà a non distrarmi. Sei tu che non
vali niente. -(Passa ancora un minuto.) (Trattenendo il riso)- Ma sai
che mi vien da ridere?
-Francesco-
-(celiando con acredine)- E dire che mi farebbe tanto piacere vederti
piangere!
-Ludovico-
-(celiando, al contrario, bonariamente, si alza.)- Va' là che sei un
impostore.
-Francesco-
Io non t'ho mica detto che sono sicuro di me. T'ho detto solamente che
da un certo tempo in qua io credo di avere un po' di quella facoltà
suggestiva che hanno gl'ipnotizzatori.
-Ludovico-
Neanche per sogno!
-Francesco-
E intanto, l'altra sera, ho fatto, senza volerlo, un bellissimo
esperimento.
-Ludovico-
Con chi?
-Francesco-
Con la piccola Jeannette, la nuova pupilla inventata da quel rudero di
Fanny.... Sono persone che tu non conosci.
-Ludovico-
E che cosa accadde? Sentiamo.
-Francesco-
O Dio! I tuoi orecchi casti non mi permettono di raccontartelo.
-Ludovico-
Ah! Ho capito di che genere è stato il tuo bellissimo esperimento. Di'
un po': quanto ti è costato? Io non me ne intendo, ma suppongo che per
quella gente lì non ci sia nulla di più suggestivo che un biglietto da
mille.
-Francesco-
Non posso darti delle spiegazioni. Sei troppo ingenuo. A chi legge i
tuoi libri, tu sembri un uomo di mondo, ma a me, che non li leggo, tu
non sembri che un fanciullone.
-Ludovico-
Soltanto perchè non conosco Jeannette e Fanny?
-Francesco-
Ecco, tu ne parli con disprezzo, ed hai torto. -(Alzandosi e continuando
con enfasi mefistofelica)- Le donne come quelle lì portano scritto in
fronte il -menu- della loro esistenza. Niente d'impreveduto. Si sa quel
che ci si trova. Sono, nel loro sesso, ciò che, fra i giuochi, è una
brava partita al -whist- o all'-écarté-. Un po' di buona memoria, un po'
di praticaccia... e si va avanti. I limiti della perdita o del guadagno
sono fissati a principio di partita. Ma quelle altre--le oneste--non
sono, mio caro, che dei giuochi di azzardo. Dove si arriva? Che cosa
vogliono? Che cosa danno? Che cosa ci si può rimettere di nervi, di
cervello, di cuore? Mistero! -(Pausa.)- No?
-Ludovico-
-(rabbuiandosi molto)- Eh!... C'è del vero in quello che dici!
-Francesco-
-(risedendo a cavalcioni d'una sedia)- Sì, ma non farmi quella faccia da
vittima. In tutto questo, tu non ci entri per nulla. Tu sei un uomo
ammogliato e il tuo matrimonio è già una partita vinta e stravinta. Non
seccarmi con le tue lamentazioni, veh!...
-(Un silenzio.)-
-Ludovico-
-(passeggia inquieto.)-
-Francesco-
Che c'è? Qualche novità?
-Ludovico-
Purtroppo, no.
-Francesco-
Perchè «purtroppo»?
-Ludovico-
Vieni a stuzzicarmi? Non lo sai che il contegno di lei mi esaspera?
-Francesco-
È la tua immaginazione.
-Ludovico-
Già, la mia immaginazione!... Stamane, ne ho parlato anche a sua
nonna....
-Francesco-
-(sùbito)- Che t'ha detto la nonna?
-Ludovico-
Ha convenuto perfettamente che Caterina non è tranquilla; e t'assicuro
che quella vecchietta le sa leggere nell'anima come in un libro aperto.
-Francesco-
Se non t'ha detto altro, non mi pare che la sua lettura sia molto
proficua.
-Ludovico-
Ma io non le ho poi fatto un interrogatorio.
-Francesco-
Male! Se io fossi al tuo posto....
-Ludovico-
Che faresti?
-Francesco-
O non mi darei nessuna pena, o andrei diritto sino in fondo.
-Ludovico-
Che pensi, adesso?! Caterina è un angelo.
-Francesco-
Non sono io che lo nego.
-Ludovico-
Tanto meno io.
-Francesco-
E allora di che ti preoccupi?
-Ludovico-
Giusto perchè è un angelo la sua malinconia mi turba, la sua freddezza
mi affligge. È virtuosa, è onesta, è fedele: di questo sono convinto....
-Francesco-
-(interrompendolo)- Alla buon'ora!
-Ludovico-
Ma a che serve tutto ciò? Serve a garantire l'onor mio ed il suo. Serve,
cioè, a un fatto che non ha niente di comune con la nostra vita
interiore, con la nostra unione.... Io sono innamorato di mia moglie,
capisci? Ne sono ogni giorno più innamorato; e se nel primo anno di
matrimonio io potevo qualche volta astrarmi da lei e preferirle i miei
studii e l'esercizio d'una chimerica missione umanitaria, adesso no, non
lo posso, perchè al di sopra di ogni mio ideale io vedo lei--lei
-moglie-, lei donna, donna nel senso più complesso della parola--e non
so pensare al bene del prossimo che subordinatamente ad un egoismo, che
non avevo mai provato e che in lei concentra l'attività più essenziale e
più sincera del mio spirito.
-Francesco-
-(con umorismo freddo e sarcastico)- Glielo hai mai detto che ne sei
innamorato?
-Ludovico-
Che sciocchezza! Non sono forse suo marito, io?
-Francesco-
Ragione di più per dirle delle cose di cui i mariti sono raramente
capaci. Come fa una povera moglie a sapere che suo marito è innamorato
di lei? Quando l'amore è un dovere, è molto facile dubitarne.
-Ludovico-
Caterina non ne dubita.
-Francesco-
Ma non ti contraccambia.
-Ludovico-
Non è esatto neanche questo. Se tu sapessi quante volte io sorprendo, in
un suo sguardo quasi furtivo, o in un tremito di voce, o nella frase
interrotta, un sentimento uguale al mio, un orgasmo di vera femminilità
palpitante! Se tu sapessi quante volte la vedo penare come me, più di
me, in una tensione nervosa che pare l'attesa febbrile della passione!
Eppure..., appena io mostro di essermene accorto, ella si chiude in sè e
s'immerge sempre più nella sua malinconia glaciale e misteriosa.
-Francesco-
-(seguendo il corso delle proprie idee, sogghigna e ride un po')- Ah ah!
-Ludovico-
E tu ti diverti?
-Francesco-
Sì... piuttosto....
-Ludovico-
Ti ringrazio.
-Francesco-
Ma non è di te che io mi diverto: è di me.
-Ludovico-
A che proposito?
-Francesco-
Idee che mi passano pel capo; non ci badare. -(Pausa.)- E la tua
malinconica sfinge non è visibile, stasera? Già, con me ella è d'una
scortesia deliziosa.
-Ludovico-
-(senza convinzione)- Con te? T'inganni! Probabilmente, non sa che tu
sei qui. -(Tocca il bottone del campanello due volte.)-
-Francesco-
Che è?
-Ludovico-
La faccio chiamare.
-Francesco-
Ma no.... Ho scherzato.... E poi, vedi, me ne vado, me ne vado
subito....
-Betta-
-(entra dal fondo.)-
-Ludovico-
Dite alla signora Caterina che il signor Moretti, prima d'andarsene,
vorrebbe salutarla.
-Betta-
-(esce per la prima porta a destra.)-
-Francesco-
Non era il caso d'incomodarla.
-Ludovico-
Lascia che venga. Fa piacere anche a me di trarla fuori dalle sue
stanze. Quando vi si rincantuccia, diventa più lugubre del solito.
-(Oltre la seconda porta a destra, si vede Betta attraversare la stanza
attigua.)-
-Francesco-
Se è per l'incremento della felicità coniugale, sta benissimo.
SCENA II.
FRANCESCO, LUDOVICO -e la signora- TERESA.
-Teresa-
-(dalla prima porta a destra, fa capolino, curva, con la sua testa
bianchissima, dal profilo sereno.)- È permesso? -(La sua vocetta è tanto
dolce.)-
-Francesco-
-(piano, a Ludovico)- Ah ah! Viene la vecchia.
-Ludovico-
-(festosamente)- Avanti la bisnonna.
-Francesco-
Buona sera, signora Teresa!
-Teresa-
Vengo proprio per voi....
-Francesco-
Un'eccellente idea!
-Teresa-
Eh! Lo so che non vi vado a genio.
-Ludovico-
Come! Come! -(A Francesco)- Non le fai più la corte?
-Francesco-
Se sono stato respinto!
-Teresa-
Meglio tardi che mai!
-Ludovico-
Ah dunque, fraschetta, lei confessa che ce n'è stato del tenero!
-Teresa-
Che volete! Con un seduttore di quella forza c'è poco da scherzare!
-(Ride ostentatamente)- Ah ah ah!
-Francesco-
-(sarcastico)- Parlate d'oro, parlate! E la signora Caterina?
-Teresa-
Stavo appunto per dirvelo.... Sono qui per farvi le sue scuse. Il bimbo
è un po' inquieto stasera, ed ella non si scosterà da lui se non quando
lo vedrà addormentato. Ci è anche la balia, è vero, ma quattro occhi
vedono meglio di due.
-Francesco-
È giusto, è giusto, è molto giusto! -(A Ludovico)- Mi duole, caro signor
marito, ma non siamo riusciti a snidare la selvaggina.
-Ludovico-
Poveretta, se sta vicino al suo figliolo, bisogna perdonarla.
-Teresa-
E io chiedo licenza e vado a letto.
-Francesco-
Di già? Restate, restate un pochino con noi. Fate le veci di quella
scontrosa di vostra nipote. Tanto, parlando con voi pare sempre di
parlare, in certo modo, anche con lei.
-Ludovico-
È vero, è vero: due corpi e un'anima.
-Francesco-
Deve essere imbarazzante per quest'anima il trovarsi contemporaneamente
in un corpo di venticinque anni e in un altro di.... Suggeritemi voi,
signora Teresa....
-Teresa-
Di ottantadue, se non vi dispiace.
-Ludovico-
Non credere a ciò che ti dice questa civettona. Ne ha appena...
ottantuno. L'accrescersi gli anni è una civetteria della vecchiezza.
-Francesco-
Non è una noia il vivere a quest'età, signora Teresa?
-Teresa-
-(con devota dolcezza, guardando il cielo)- Si vive per obbedire a Dio.
-Francesco-
E questo è il divertimento!
-Teresa-
-(avviandosi per uscire)- Vado a dormire, io, vado a dormire....
-Francesco-
E chi dorme non fa peccati.
-Teresa-
-(uscendo)- Ah, se dormiste un poco di più, voi!
SCENA III.
FRANCESCO, LUDOVICO.
-Francesco-
-(astioso)- È arguta la vecchietta!
-Ludovico-
Tu la tormenti troppo.
-Francesco-
Di': perdo di rispetto anche alla vecchiaia? Non è così? Fammi una
predica, adesso.
-Ludovico-
Volentieri.
-Francesco-
-(alzandosi)- Ma io ti saluto, caro. -(Prende il paltò.)-
-Ludovico-
Te ne vai davvero?
-Francesco-
Eh sì. Ti ho già troppo distolto dal tuo lavoro.
-Ludovico-
Nulla di urgente.
-Francesco-
-(infilando il paltò)- E poi, qua dentro fa un freddo indemoniato.
-Ludovico-
Accenderò il caminetto.
-Francesco-
Lasciami andar via. Sono aspettato.
-Ludovico-
A quest'ora?
-Francesco-
A quest'ora.
-Ludovico-
E da chi? Ah! Capisco: hai delle donne....
-Francesco-
-(accendendo ancora una sigaretta)- Può darsi.
-Ludovico-
Ma bada che ciò è rovinoso per la tua salute.
-Francesco-
Oramai!...
-Ludovico-
Ed è ridicolo, per giunta. Dopo tutto, sei un uomo d'ingegno.
-Francesco-
Secondo te, le donne sono il monopolio dei cretini?
-Ludovico-
Non fingere di fraintendere. Se fosse sempre la stessa donna, non avrei
niente a ridire.
-Francesco-
Ma, scusa, per non cambiare di donne dovrei io trovarne una che non
cambiasse di uomini. E questo è il problema! Cercherò di fabbricarmela
da me.
-Ludovico-
Non si tratta di fabbricarsela. In fondo, tutto sta ad innamorarsi.
-Francesco-
E ad innamorare.
-Ludovico-
Comincia con l'innamorarti tu.
-Francesco-
E che ne sai ch'io non l'abbia già fatto?
-Ludovico-
Troppe volte.
-Francesco-
Una volta sola!
-Ludovico-
E lei?
-Francesco-
Lei? -(Ride amaramente)- Eh eh eh! -(Pausa.--Poi, a un tratto, prendendo
il cappello)- Be', buona notte, Ludovico.
-Ludovico-
No, non voglio che tu te ne vada, ora. Vieni qua.... Fammi le tue
confidenze.... E non fumare tanto: mi sembri un fumaiuolo. Siedi.
Parliamo tra noi.
-Francesco-
-(obbedendo di malavoglia, resta, senza sedere.)- Mi secchi.
-Ludovico-
Ma come! Io ti dico ogni mio segreto, io ti metto a parte di tutto ciò
che mi riguarda, io ti mostro ogni piega dell'animo mio, e tu, invece,
sei così poco espansivo con me, così misterioso, così... autonomo....
-Francesco-
-(interrompendolo)- Magnifica parola: «autonomo»!
-Ludovico-
-(continuando)- E io vedo che dentro di te c'è un altro mondo, e che
questa aridità che t'imponi ti rende peggiore. È un grande conforto il
poter rivelare a qualcuno le proprie angosce. Quando l'anima trova nella
voce e nella parola l'espressione d'un suo dolore, tutto quel che c'è in
esso di più acre se ne va, e ne resta quel tanto che può essere almeno
sopportato con una certa rassegnazione. Non mi credi?
-Francesco-
Sicuro! Ma ci sono degli uomini che provano una voluttà particolare
appunto in ciò che il dolore ha di più acre. -(Si eccita morbosamente.)-
Essi non ammettono la rassegnazione, ed è forse per questo che non
vogliono crearne nemmeno la possibilità. Per essere espansivi, s'ha da
essere buoni come sei tu. Io, per esempio, io sono cattivo, e mi
compiaccio d'esserlo. Mi ci trovo bene. L'uomo buono, guarda, è un
creditore dell'umanità; l'uomo cattivo ne è un debitore: e la parte del
creditore non mi conviene nè punto nè poco, visto che l'umanità non paga
mai i suoi debiti. -(Eccitandosi sempre più)- Insomma, se ti credessi
tale da sapermi trasformare, io ti pregherei di non incomodarti e di
lasciarmi essere tranquillamente una canaglia. Mi sono spiegato? Mi hai
capito? No? No?... E non ci capiremo mai, e non è proprio necessario di
capirci. Tu stai al nord, io al sud. Tu ami, io invidio. Tu vedi tutto
roseo, io tutto nero. Tu sei un fortunato, io un disgraziato. Tu sei un
uomo sano, io un infermo. Tu sei uno sciocco che ha del genio, e io sono
un uomo d'ingegno che non ha niente! Ed ora, mettiti a lavorare, e a
rivederci domani.
-(Esce.)-
SCENA IV.
LUDOVICO, CATERINA, -poi- LUISA.
-Ludovico-
-(riflettendo e scrollando il capo)- È veramente un infelice, povero
Francesco! -(Si scuote, si alza, si decide a fare un po' di fuoco nel
caminetto. Mette la legna, accende la carta e col soffietto ravviva le
fiamme.)-
-Caterina-
-(di dentro, canta fievolmente la ninna-nanna, che è una monotona e
semplice cantilena:)-
Ninna-nanna,
un vecchio canuto
ha trovato
il sonno perduto.
-Ludovico-
-(resta in ascolto, quasi assorto, come se quella cantilena fosse per
lui una carezza.)-
-Caterina-
-(di dentro)-
Ninna-nanna,
al bimbo egli viene
e gli porta
col sonno ogni bene.[1]
[1] -Le note della cantilena- sono a pagina 320.
-Ludovico-
-(vedendo la legna accesa, si frega le mani)- Ottimamente: dove c'è
fuoco, c'è vita!... -(Si accosta al primo uscio a destra e chiama:)-
Caterina!
-Caterina-
-(dietro l'uscio)- Che c'è?
-Ludovico-
Si è addormentato?
-Caterina-
Sta per addormentarsi.
-Ludovico-
Vengo a dargli un bacino?
-Caterina-
Ma no! Se vieni tu, spalanca tanto d'occhi e siamo da capo.
-Ludovico-
Ci vengo?
-Caterina-
-(impaziente)- Ti dico di no!
-Ludovico-
Ih!... Hai paura che me lo mangi? -(S'allontana e poi, sorridendo, pensa
tra sè:)- Però, questa volta ha ragione lei. -(Siede presso la sua
scrivania. Borbotta scherzosamente:)- Laboremus! -(Apre uno scartafaccio
e si riconcentra nella riflessione.)-
-Caterina-
-(di dentro)-
Ninna-nanna,
un vecchio canuto
ha trovato
il sonno perduto.
Ninna-nanna,
al bimbo egli viene
e gli porta
col sonno ogni bene.
-Ludovico-
-(guardando ciò che aveva scritto)- Che volevo dire, qui? -(Leggendo le
ultime parole:)- «Assodata la differenza essenziale tra il perdonare e
il dimenticare, noi ci rivolgiamo una domanda dalla cui sottigliezza, a
prima giunta, siamo turbati...» -(Pensa)- Ah, ecco, ci sono! -(Scrive.)-
-Caterina-
-(entra.--Ha l'aria preoccupata. Sta per chiudere la porta e dà ancora
uno sguardo nella stanza donde è venuta, chiamando sottovoce:)- Luisa!
Luisa!
-Luisa-
-(si avvicina all'uscio e resta sulla soglia.)-
-Caterina-
Spegni il lume e accendi la lampada da notte.
-Luisa-
Sì, signora. -(Via.)-
-Caterina-
-(chiude l'uscio con precauzione.)-
-Ludovico-
-(vedendola)- Che onore!
-Caterina-
Sei solo?
-Ludovico-
-(scherzando)- Crederei di sì.
-Caterina-
Il tuo amico è andato via?
-Ludovico-
Non lo vedi?
-Caterina-
-(attraversa la stanza, va sino alla porta in fondo e guarda fuori.)-
-Ludovico-
Oh, che ti salta in mente? Ch'egli si metta a spiare dietro gli usci?
-Caterina-
Stai lavorando?
-Ludovico-
-(lasciando la penna)- Cominciavo appena....
-Caterina-
-(tossendo un po')- Quanto fumo in questa camera! Si soffoca....
-Ludovico-
Abbi pazienza: è Francesco che ha divorato una decina di sigarette. Apri
un po' la finestra. Fa rinnovare l'aria.
-Caterina-
-(eseguendo)- Ma lèvati di là, tu: viene la corrente alle spalle.
-Ludovico-
Che che! Non ne ho paura, io. -(Scrive di nuovo.)-
-Caterina-
-(guardando la finestra)- Nevica.
-Ludovico-
-(in tono buono)- Meglio. Il gelo della strada ci fa amare di più il
tepore della casa.
-Caterina-
Oh, come nevica!
-Ludovico-
Attenta che il freddo non s'insinui nelle stanze da letto.
-Caterina-
Le porte sono ben chiuse.
-Ludovico-
E il tuo piccolo padrone che fa?
-Caterina-
-(serrando la finestra)- Adesso sì che dorme.
-Ludovico-
-(alzandosi giovialmente)- E adesso sì che ci vado.
-Caterina-
No, lascialo stare.
-Ludovico-
Neanche vederlo? Che gelosa! Che gelosa!
-Caterina-
Come c'entra la gelosia?
-Ludovico-
Sì, sì: proprio gelosa. Ogni volta che mi accosto a quel bambino, non so
che ti piglia; e se riesco a baciarlo, uh!, apriti cielo! Sei un bel
tipo, sai? E anche ora... guàrdati in uno specchio.... Vedi che cèra hai
fatta! E perchè?... Perchè io volevo dare la buona notte al piccino.
-Caterina-
E corri.... Io non te l'impedisco.... Ma se me lo fai svegliare....
-Ludovico-
Va' là, che glie la ricanto io la ninna-nanna. -(Canzonandola
affettuosamente:)-
Ninna-nanna,
un vecchio canuto....
Che credi? Non è una cosa tanto difficile....
-Caterina-
E corri.... Fa il comodo tuo....
-Ludovico-
Dio! Che faccia di rabbia! -(Pausa.--Diventando triste)- Ma sta
tranquilla: non ci andrò. Non mi piaci più quando metti quel muso.
-(Risedendo presso la scrivania e celiando come se parlasse tra sè:)-
Andate a fare dei figliuoli sul serio, vedete quel che vi capita! -(A
lei, in tono fanciullesco)- Del resto, io mi vendico; e come mi
vendico!... Gli dedico dei versi....
-Caterina-
A chi?!
-Ludovico-
Oh bella! A mio figlio. Da che campo, è la prima volta che commetto
questa corbelleria. Ma che vuoi! Ho capito che in certi casi si debba
sentire il bisogno di... verseggiare. Decisamente, ci sono cose le quali
non si possono pensare che in versi.... Siedi, siedi vicino a me. Te ne
voglio offrire un saggio.... È tanto tempo che non mi stai vicino
mentr'io lavoro!
-Caterina-
-(sedendogli dirimpetto)- Per non farti distrarre....
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