PAOLINA -(quando si è perduta l'ultima nota, resta assorta, tacendo, quasi udisse ancora, nell'aria, la melodia.)- NUNZIO -(animandosi)- Come ti pare? PAOLINA È bella. NUNZIO -(posando sul letto l'archetto ed il violino)- E quando ti accompagnerai tu stessa con la chitarra, e quando io suonerò meglio di così, sentirai che effetto! -(Con giocondità)- La gente ce ne dovrà dare dei soldi! PAOLINA Ma è difficile accompagnarsi con la chitarra. NUNZIO A poco a poco, imparerai. Anche per me è ancora difficile suonare il violino. Ma per questo dobbiamo studiare. -(Gaiamente)- I maestri non mancano, perchè il maestro tuo sono io, e il maestro mio è l'orecchio. -(Ridendo un po')- E dànno lezione gratis tutt'e due. PAOLINA La chitarra, intanto, ce l'ha mastro Giuseppe. NUNZIO Ce l'ha per accomodarla. Era già così vecchia quando la comperammo! PAOLINA Sì, ma dico: se l'è presa sin da stamattina. Aveva promesso di riportarcela in giornata. NUNZIO Non avrà avuto ancora il tempo di venire. Andrò io da lui. Meglio che non venga. PAOLINA Perchè? NUNZIO No, per niente. Dammi, dammi il cappello e il bastone. Ci vado sùbito, anzi. PAOLINA E solo vuoi andarci? NUNZIO Che novità! Cammino rasentando il muro a destra, e piano piano ci arrivo. Oramai, sono pratico. E, d'altronde, è bene che mi abitui a camminar solo. -(Come un'ombra gli passa sul volto.)- Non si sa mai.... PAOLINA -(va a prendere il bastone, che è in un angolo, e il cappello, che è appeso al muro.)- DONNA COSTANZA -(attraversa la strada. Indugia un po' dinanzi alla porta e guarda dentro, tossendo lievemente.)- PAOLINA -(le fa un gesto sgarbato, come per dirle: «vattene, non mi seccare».)- DONNA COSTANZA -(si allontana.)- NUNZIO Chi è che tossiva presso la porta? PAOLINA Non ho visto. -(Gli si avvicina e posa sulla tavola il cappello e il bastone.)- NUNZIO Pensavo: quanti progressi abbiamo fatti da che fuggimmo insieme! Sette anni fa, io non potevo dare un passo nella strada senza che qualcuno mi conducesse. E tu! Che cosa eri allora? Eri cieca anche tu. Più cieca di me. E come eravamo perseguitati, maltrattati, battuti! PAOLINA -(ha un brivido per tutto il corpo.)- NUNZIO Che ne sarà stato di coloro che ci maltrattavano tanto? -(Si stringe nelle spalle.)- PAOLINA -(presa da un timor panico)- Ci voglio venire anch'io da mastro Giuseppe. NUNZIO No, Paolina, no.... Quel vecchio è diventato non so come.... E nella sua bottega, poi, si riuniscono sempre dei giovinastri impertinenti, che, quando mi vedono con te, mi punzecchiano, si divertono; e questo mi dà fastidio. PAOLINA La sera andiamo per i caffè e per le osterie. Non è lo stesso? NUNZIO Non è lo stesso. Se si burlano di me nei caffè e nelle osterie, non me lo fanno capire, perchè, in certo modo, ci devono rispettare. Eppure, da un certo tempo in qua, accade qualche cosa che non mi fa piacere. PAOLINA Che accade? NUNZIO Non so... ma, quando tu vai attorno col piattino per raccogliere i soldi dagli avventori, io mi mortifico.... E in quel momento vorrei poter suonare cento chitarre e cento violini insieme per farmene rintronare il suono nelle orecchie. PAOLINA -(abbassa gli occhi, e sente come se le si piegassero le ginocchia.)- NUNZIO Sì, Paolina,... quella notte, sette anni fa, prima che noi ci decidessimo a fuggire, tu mi dicesti una bugia. PAOLINA -(sinceramente)- Che bugia ti dissi? NUNZIO Io ti domandai: «Come sei tu, Paolina? Come sei?» E tu mi rispondesti: «Io sono brutta.» -(Breve pausa.)- Non era vero. -(La cerca con le mani.)- PAOLINA -(gli si avvicina per farsi trovare.)- NUNZIO -(le tocca la fronte, gli occhi, i capelli, le guance, le labbra. Indi, con dolcezza:)- Non era vero. Io me ne sono accorto da un pezzo. E se pure non me ne fossi accorto io stesso? La sera, appunto come ti dicevo, quando vai attorno, io capisco, capisco tutto, e afferro ora un mormorìo, ora un complimento, ora una celia.... E poi, già, è inutile: io lo sento nell'aria, ecco, lo sento nell'aria!... PAOLINA -(con le lacrime agli occhi e il pianto nella gola)- Che colpa ne ho io se non sono tanto brutta come credevo di essere? NUNZIO Che colpa? Non si tratta di colpa. Anzi. E se potessi togliermi dagli occhi questa cortina nera almeno per un momento, almeno per vederti una volta sola, io sarei felice di trovarti diversa da come mi avevi detto e te ne ringrazierei anche, perchè di quel solo momento io riempirei tutto il ricordo degli anni in cui non sei stata che mia! PAOLINA E dunque? NUNZIO Ma io ho parlato d'un miracolo che non posso fare; e, se tu sei bella, Paolina,... questo bene non sarà mai per me. -(Pausa.) (Egli prende di su la tavola il cappello ed il bastone.)- PAOLINA -(interdetta, confusa, vorrebbe protestare e non ne ha il coraggio, nè la chiaroveggenza. Con gli occhi bassi, gli sguardi erranti, le mani aggrappate tra loro, si torce le dita cercando qualche parola e qualche idea.)- NUNZIO -(continuando)- Purtroppo, se tu sei bella, un giorno o l'altro, te ne andrai. Te ne andrai per la tua via. Io sono il tuo destino..., e io stesso te l'avrò preparata. Ma non la conosco. Non la vedo. Te ne andrai, e sarà giusto. Tanto, adesso, sono in condizioni di poter tirare avanti la vita da me. Questo, te l'assicuro. Ma -- giacchè siamo a tale discorso -- io ti chiedo un favore. Quando starai per andartene, non me lo dire. No, perchè, naturalmente, anche non volendo, io riuscirei a trattenerti, e ti farei forse del male, o crederei di fartene, e ne avrei uno scrupolo di coscienza sino alla morte. No, non me lo dire, Paolina. Soltanto, affinchè io non ti aspetti tante ore, tante ore, inutilmente, con una vana speranza nel cuore, sai in che modo devi avvertirmi?... Come il vento smorzò la candela -- ti ricordi? -- nella notte in cui fuggimmo insieme, così tu, prima d'andartene, smorzerai quella lampada dinanzi alla Madonna.... Sempre che tu non sei in casa, io ho l'abitudine di accostarmi molte volte a lei, e sento sulla faccia il calore della lampada accesa. Ebbene, quando non sentirò più quel calore, io penserò: «Se n'è andata!» -(Le lacrime gli rigano il volto. Si mette il cappello e, facendo precedere ai piedi la punta del bastone, lentamente esce.)- SCENA II. PAOLINA, DONNA COSTANZA, BARBACANE. PAOLINA -(resta stranamente impressionata, immobile. A vederla, sembrerebbe pensosa, ma il suo cervello non sa veramente pensare. Esso è soltanto attraversato da impressioni, le quali non sono soccorse dal discernimento. In quel cervello, le idee spuntano, in uno stato quasi formale, per la concatenazione dei ricordi recenti e non per una vera cogitazione di essere pensante. Ora, nel succedersi dei ricordi recenti, quello della canzone del passero, testè imparata, ha un qualche rilievo. Ed ella, sempre immobile, ne ripete, senza le parole, con la bocca chiusa, lieve lieve, la cantilena.)- -(Compariscono, in fondo, nel vicoletto, DONNA COSTANZA e CIRO BARBACANE, confabulando.)- DONNA COSTANZA -(sottovoce, a Barbacane:)- No, non vi fate vedere, voi. Se capisce che sono spalleggiata, crederà che voglio farle del male. BARBACANE -(sottovoce anche lui)- Ma, a ogni buon fine, io resto di guardia qui dietro. DONNA COSTANZA Va bene. BARBACANE -(sparisce.)- DONNA COSTANZA -(è una vecchia popolana, brutta, dall'aspetto bieco; ma nella voce ha qualche cosa d'insinuante che rivela come ella agisca in piena buona fede. -- Porta sul braccio un involto. Si accosta a Paolina senza fargliene accorgere e le sussurra alle spalle:)- L'uccello che sta in gabbia non canta per amore, canta per rabbia. PAOLINA -(voltandosi spaurita)- Un'altra volta venite a seccarmi? DONNA COSTANZA Stupida! PAOLINA Lasciatemi in pace. DONNA COSTANZA Stupida! Stupida! Vuoi morire qua dentro come sta morendo poco lontana di qua la figlia di Filomena Carrese? PAOLINA La figlia di Filomena Carrese sta morendo?! -(Con un atto di desolazione)- Oh! DONNA COSTANZA È agli estremi. Adesso ci andava anche il Viatico. Passando, ho voluto vederla. Che pietà! PAOLINA Ma poi, come c'entra? Assunta ha presa la mala salute nella tintoria. DONNA COSTANZA E tu la piglierai dormendo con questo cieco malaticcio, in questo angolo di vicolo oscuro e solitario, in questa scatola umida, dove, se non si sta con la porta spalancata, si crepa per mancanza d'aria e di luce, e dove, per non farti guardare, quando ti spogli e ti vesti, da qualche straccione vizioso che viene apposta a passare davanti alla tua porta, hai dovuto appendere queste belle drapperie -(indicando la cortina composta di luridi brandelli)-, che farebbero rivoltare lo stomaco perfino a un cenciaiuolo. Se due anni fa la figlia di Filomena Carrese avesse sentito i consigli miei, a quest'ora sarebbe bella e fresca come una rosa di maggio. Ma volle fare la scrupolosa, ed ecco che se ne muore sopra un materasso di paglia. Ha presa la mala salute nella tintoria? Sì sì! È la miseria! È la miseria! PAOLINA Per me, la miseria non è niente. Ci sono nata dentro. DONNA COSTANZA Bella ragione! Ma intanto il veleno cammina per il corpo e te lo infracida. È un peccato mortale! La Provvidenza ti ha dati questi tesori che hai sulla faccia, e tu, ingrata, ti metti a vivere con un uomo che non può guardarti nemmeno! PAOLINA Questo è vero, ma che ne sapevo, io? DONNA COSTANZA Di gente che ti può guardare ce n'è quanta ne vuoi! PAOLINA Donna Costanza, voi siete peggio del diavolo tentatore. DONNA COSTANZA Non ci pensare più. Vieni con me. Che aspetti? Di farti vecchia? PAOLINA Voi mi tentate, e io lo so che farei bene a venire con voi; ma Nunzio come potrei lasciarlo? Mi ci sono affezionata, oramai. Io e lui siamo una sola persona. Io campo perchè c'è lui; ed egli campa perchè ci sono io. DONNA COSTANZA Senza di te, camperà ugualmente. E se combina una società con altri suonatori ambulanti, il professore mette tavola sera e mattina. Che ragione hai di sacrificarti tanto, cuore mio? PAOLINA Mi ha insegnate tante cose. DONNA COSTANZA Per utile suo. PAOLINA Mi ha preso dalla strada ch'ero una pezzente, senza madre nè padre.... DONNA COSTANZA Gli faceva comodo di avere la cantante, che chiama danaro, e la femmina in casa. PAOLINA Ma il pane non mi manca. DONNA COSTANZA -(incalzando)- E vorresti che ti lasciasse anche morire di fame? -(Con affettuosità lusingatrice)- Tu non l'hai capito ancora quello che meriti. PAOLINA -(provando una sensazione nuova di vanità sciocca)- E che merito, io? DONNA COSTANZA Quando lo vedrai, ne riparleremo. PAOLINA Ma ditemi più o meno. DONNA COSTANZA Per esempio, una casa come ce l'hanno i signori: una casa con gli specchi, con i divani, con i tappeti.... PAOLINA La mamma mi diceva d'averne vista una ch'era la più bella di tutte! DONNA COSTANZA E poi,... il pranzo cucinato ogni giorno,... la pettinatrice per questa gioia di capelli che paiono velluto,... abiti di costo come quelli che porta in carrozza la moglie di don Gennaro Streglia quando va alla festa di Montevergine.... PAOLINA -(ascoltando, ha negli occhi dei barbagli di desiderio incosciente.)- DONNA COSTANZA -(aprendo l'involto sulla tavola)- Guarda.... Per oggi ho già qualche cosa per non farti sembrare una malata che puzzi ancora di ospedale. Sarebbe una rovina! Se ti vedessero per la strada così vestita insieme con me, lo scorno sarebbe mio. E cattive figure io non sono abituata a farne. Prendi. Questa è una bella sottana di seta a righe. Questa è la gonnella.... PAOLINA -(animandosi)- Tutta celeste! DONNA COSTANZA Già. Questa è la camicetta.... PAOLINA -(animandosi sempre di più)- Color di rosa! Mi piace! Che stoffa è? DONNA COSTANZA Non so come la chiamano, ma è di prima qualità. Questo è un pajo di calze tutte di filo; e questo poi è un paio di scarpini di pelle fina, così aggraziati che, quando te li metti, tu vedi i piedi di una pupa, tal'e quale. PAOLINA -(prendendoli con cura e guardandoli attentamente)- Come sono lucenti! DONNA COSTANZA Spìcciati dunque, chè quel cieco della malora sa anche camminare in fretta, quando vuole. PAOLINA -(d'un sùbito, si rabbuia. Alla luminosità dei suoi occhi che irradiava tutta la fisonomia, succede un'espressione di pena invincibile. Lascia cadere sulla tavola gli scarpini. Indi, le sue labbra hanno il lieve tremito che prelude il pianto infantile)- No... no! Con voi non ci vengo. DONNA COSTANZA Ma vuoi farmi impazzire?! PAOLINA -(convulsa, vibrante, quasi con l'urgenza di liberarsi da una tentazione)- Prendetevi questa roba.... Prendetevela.... Prendetevela.... E andatevene sùbito, donna Costanza!... Non vi voglio più vedere!... DONNA COSTANZA -(inviperita)- E mi scacci anche, adesso? PAOLINA -(angosciosamente, come un'allucinata, sospingendola un po' verso la porta)- Vi scaccio, sì, vi scaccio... vi scaccio.... DONNA COSTANZA Non mettermi le mani addosso, chè te la faccio scontare! PAOLINA Non vi voglio più vedere!... Non vi voglio più vedere!... -(Continua a sospingerla, quando a un tratto entra CIRO BARBACANE, e, alla vista di quell'uomo, ella, perdendo quel po' di energia fittizia onde si è ribellata alla vecchia, indietreggia con le mani sul capo, assalita dal terrore come dinanzi ad una belva.)- Madonna mia cara, proteggetemi voi! BARBACANE -(È un uomo piuttosto vecchio e piccolo, ma forte e tarchiato. Ha la testa grossa, il collo corto, le spalle quadrate, i capelli crespi e grigi, gli occhietti scintillanti, il naso rincagnato da- bull-dog. -Non porta nè barba nè mustacchi, ma ha sul viso l'ombra bluastra che lasciano i folti ed ispidi peli rasati di fresco. Sulla fronte bassa, una cicatrice. Veste sudicissimamente; ma gli pende dal panciotto una grossa catenella d'oro. Ha alle mani e sui calzoni qualche macchia rossigna.) (Calmo, freddo, semplice, sincero, addirittura bonario nel gesto e nell'accento.) (A Paolina, dopo un silenzio.)- E non parli più? Non fai più la prepotente? -(Pausa.)- Mi conosci? PAOLINA -(balbetta appena)- No, non vi conosco. BARBACANE E, senza conoscermi, tu hai fatto come se avessi visto il diavolo? PAOLINA Ho avuto paura. BARBACANE Mi dispiace. E mi maraviglio, poi, che volevi accoppare una vecchia. Non sta bene. Tu sei una buona ragazza. E perchè sono qua, io? Per non farti avere seccature. Io ti voglio trattare come una figlia. Ma tu devi ragionare. Fammi capire com'è che ti sei incaponita così. DONNA COSTANZA -(sorvegliando alla porta)- Dice che non vuole lasciarlo, il cieco. Quello è la spina. BARBACANE -(a Paolina:)- E se quello è la spina, noi te la toglieremo sùbito, perchè con lui non si faranno cerimonie. PAOLINA -(assalita di nuovo dal terrore, spalanca gli occhi.)- BARBACANE Se fosse per me, non gli torcerei un capello, e gli direi: «Tieniti la ragazza, chè io non so che farmene.» Non è per disprezzare, no. Avessi tu le bellezze del sole, per me, sarebbe lo stesso. Che me ne importa delle femmine? Io ho bottega di macelleria, e ho bisogno di altro bestiame. Ma c'è alle mie spalle chi mi comanda e ha il diritto di comandarmi, e io sono nè più e nè meno che come il soldato che va alla guerra. Se proprio non vuoi venire, il cieco, poveretto,... è condannato. E, per quanto è vero che mi chiamo Ciro Barbacane, ne avrei una pena che non ti so dire a pigliarmela con quel disgraziato che non ha neppure gli occhi per vedere come sono fatto. PAOLINA -(oscillando in tutto il corpo come per freddo, scoppia a piangere disperatamente, e, senza gridare, ripete ancora:)- Madonna mia cara, proteggetemi voi! BARBACANE Ma le tue lagrime non acconciano niente, oggi, e non faranno risuscitare il morto, domani. Desideri veramente di salvargli la pelle? A te sta. Pensa bene a quello che fai, e concludiamo. PAOLINA Madonna mia cara, proteggetemi voi! BARBACANE -(con le braccia incrociate, tranquillamente, aspetta.)- -(Giunge dalla strada il suono cadenzato d'un campanello: due tocchi ed una pausa, due tocchi ed una pausa. Indi, insieme col suono ritmico, un salmodiare sommesso che si ode appena come un fioco mormorìo monotono.)- DONNA COSTANZA -(che è presso la porta, s'inginocchia con la faccia volta alla strada, sospirando:)- Ah, povera giovane! BARBACANE Che è? DONNA COSTANZA È il Viatico per Assunta la tintora. Ci è andato passando per i gradini del Rosariello, e ora se ne torna per il vicolo della Tofa. BARBACANE -(si accosta a Donna Costanza, si toglie il berretto, si inginocchia come lei con la faccia volta alla strada, col capo chino come sotto un peso invisibile.)- DONNA COSTANZA -(vedendo con la coda dell'occhio che Paolina è in piedi, le si rivolge severamente:)- E inginòcchiati anche tu, scomunicata! PAOLINA -(cade ginocchioni, piegandosi nella vita, stendendo le braccia a terra, toccando la terra con la bocca.)- -(Si odono ora solamente i singhiozzi di PAOLINA, il suono del campanello e il mormorìo fiochissimo.)- -(Nella strada, alcune femminucce sgusciate dai loro tuguri e qualche viandante col capo scoperto fanno gruppo, genuflessi e raccolti: si direbbero quasi accasciati. Il tintinnìo cadenzato e le salmodie si allontanano, si allontanano, e si perdono nel silenzio. BARBACANE e DONNA COSTANZA si levano. Il gruppo della strada dilegua. PAOLINA resta a terra, con le braccia distese, lagrimando.)- BARBACANE -(andandole vicino)- Dunque? PAOLINA -(sollevando la testa, parlando angosciosamente nel pianto dirotto ed infrenabile)- Va bene, va bene.... Farò quello che volete voi.... Ci verrò... ci verrò.... BARBACANE E non piangere più, chè ti consumi gli occhi e diventi brutta come un accidente! DONNA COSTANZA -(che è sempre all'uscio)- Eccolo, eccolo! BARBACANE Il cieco? DONNA COSTANZA Sì. Ma s'è fermato davanti alla porta di Filomena Carrese. BARBACANE -(tranquillamente)- Be', io me ne vado. -(A Paolina:)- A rivederci, amica. -(Esce.)- PAOLINA -(con uno sforzo istantaneo, trattiene le lagrime restando ancora ginocchioni, abbattuta, annientata.)- DONNA COSTANZA -(corre a lei, come per dirle: «andiamo».)- PAOLINA Fatemi la carità.... Datemi almeno una mezz'ora di tempo. Fra mezz'ora, mi troverete nella Piazza del Carmine.... DONNA COSTANZA Non ti credo. Tornerò io stessa a cercarti con un buon pretesto. Intanto, vèstiti come meglio puoi.... Il professore non se ne accorgerà. PAOLINA A casa vostra mi vestirò. DONNA COSTANZA E poi ritarderemo troppo. Ho data la mia parola. -(Duramente)- Obbedisci, e zitta! PAOLINA Non dico più niente. DONNA COSTANZA Attenta chè egli è qua. -(Sgattaiolando, esce.)- PAOLINA -(si drizza in piedi come se temesse d'essere proprio veduta da Nunzio in quello stato. Va difilata alla porta, poi torna, raduna la roba di su la tavola, e, vedendo entrare Nunzio, imbarazzata, quasi che egli potesse sorprenderla, getta tutto in un cantuccio.)- SCENA III. NUNZIO -e- PAOLINA, -la voce di- FILOMENA CARRESE. NUNZIO -(entra con in mano la chitarra)- Paolina! PAOLINA Sono qua, Nunzio. -(Ma non osa avvicinarsi a lui.)- NUNZIO Dove? PAOLINA -(gli si accosta timidamente)- Qua. Eccomi. NUNZIO Hai sentito? PAOLINA Che cosa? NUNZIO La povera Assunta... è morta. PAOLINA Già morta?! NUNZIO Or ora. PAOLINA Sapevo che era agli estremi. NUNZIO Che tristezza! -(Pausa.)- Era una ragazza che non faceva male a nessuno. Onesta.... Amava il lavoro.... PAOLINA È vero. -(Un lungo silenzio.)- NUNZIO -(posa la chitarra sulla tavola, si toglie il cappello e siede. Cambia discorso, cercando di recuperare un po' di gaiezza.)- Mastro Giuseppe voleva vendermi una chitarra nuova. Mi diceva: «Siamo in estate, e l'estate è la stagione dei canti e dei suoni: i suonatori ambulanti guadagnano bene; sicchè, questa spesa potete farla allegramente. Se non avete il danaro -- aggiungeva lui -- pagherete quando potrete pagare.» Ma io non ho voluto. I debiti non mi fanno dormire. Per ora, dico io, potremo cavarcela con quest'osso vecchio. Chè, poi, nell'estate dell'anno venturo, -(sorridendo bonariamente)- se il ministro delle finanze ce lo permetterà, compreremo anche la chitarra nuova. PAOLINA -(comincia a sbottonarsi il corpetto.)- NUNZIO Non ti pare giusto? PAOLINA -(con gli occhi rossi, sogguardando con una espressione di paura la roba gettata in un cantuccio)- Mi pare giusto. NUNZIO Che hai? PAOLINA Niente ho. NUNZIO Niente?... Ci sono le lagrime nella tua voce. PAOLINA No. -(Si cava una manica.)- -(Un viandante losco indugia con curiosità presso l'uscio. Ella se ne avvede, raccoglie subito la roba, e si nasconde dietro la cortina.) (Il viandante continua per la sua via.)- NUNZIO Non negare. Io ho capito che la notizia di Assunta ti ha impressionata. E non hai da vergognartene. Al contrario. Questo mi consola. Tu, una volta, non eri così. Eri una piccola selvaggia: un animaluccio insensibile. Ma, vivendo accanto a me, ti sei mutata. Ogni giorno che passa, tu mi somigli un poco di più. E poi forse anche tu... forse anche tu non eri selvaggia proprio per istinto. Mi ascolti, Paolina? PAOLINA -(di dietro la cortina, alzando alquanto la voce per fargli credere d'essere più vicina)- Sì, ti ascolto. NUNZIO Già, hai ragione. Io ti parlo sempre troppo... -difficile-. Per te dev'essere una fatica l'ascoltarmi. Tuttavia, verrà il tempo in cui tu intenderai tutto e mi ascolterai volentieri. -(Una nube gli passa sul volto)- Che vuoi! Io t'ho detto mezz'ora fa: «Tu te ne andrai, Paolina....» Ma la verità è che qualche volta io lo credo veramente e mi pare che per te sarebbe una fortuna, e qualche altra volta, invece, non lo credo affatto e mi pare che se tu te ne andassi sarebbe una sventura per te come per me. E sai quando mi pare che sarebbe una sventura? Quando vedo intorno a me peccati e sofferenze d'ogni sorta. Allora penso che noi due siamo più forti e migliori degli altri solamente perchè siamo uniti; e penso che, continuando a vivere insieme, possiamo andare sempre un poco più su, sempre un poco più su, come abbiamo fatto finora. -(Con vivace gaiezza umoristica mista di malinconia)- Che ci sarebbe di meraviglioso, in sostanza, se un giorno diventassimo tu una cantante sul serio e io un violinista coi fiocchi? Della stessa creta sono fatti i pupazzi più diversi!... E dunque, che ne sappiamo noi di quel che potremo essere un giorno? -(Pausa.)- Tu non mi ascolti, Paolina? PAOLINA Sì, Nunzio, t'ascolto. NUNZIO Che fai lì dietro? PAOLINA -(infilando la camicetta viene fuori sùbito come per rassicurarlo. Ha tuttora gli occhi gonfi di lagrime, il volto terreo, i capelli scarmigliati, il passo mal fermo, il petto ansimante, tutto il corpicino corso dai brividi.)- Io... metto un po' d'ordine. NUNZIO -(con un sorriso d'ironia mite)- Eh! Ne vale la pena! PAOLINA -(ha già indossata la breve sottana a righe, che lascia scoperti i garetti, e già i suoi piedini paiono trasformati nelle calze ben tirate e negli scarpini di pelle nera lucidissima.) (Smuove qualche seggiola per fare un po' di rumore.)- NUNZIO -(si alza.)- PAOLINA -(nel vederlo alzare ha un sussulto violento)- Vuoi qualche cosa? NUNZIO -(celiando)- No... metto un po' d'ordine anch'io. NUNZIO -(appende al muro il cappello e la chitarra.)- PAOLINA -(si abbottona la camicetta, e va a tirare la gonnella fuori della cortina.)- NUNZIO Il violino dov'è? PAOLINA Eccolo qua. -(S'affretta e gli porge il violino e l'archetto con la mano tremante, mentre nell'altra mano ha la gonna.)- Era sul letto. NUNZIO -(prendendo)- Ih, che tremarella! Temevi di romperlo? Una bestia così delicata non è. PAOLINA -(infila adesso la gonna, davanti a Nunzio, seguendo ogni movimento di lui con gli sguardi imploranti.)- NUNZIO -(accostandosi alla tavola)- Piuttosto, è traditore. Questo sì! -(Quasi ridendo)- E quando, poggiato sulla spalla, pare che stia per baciarti, all'impensata, ti tradisce, e mette fuori una nota che è un castigo di Dio! Vuoi sentire? -(Si dispone a suonare.)- -La voce di- FILOMENA CARRESE -(dalla strada, in lontananza, in un tono di disperazione pazza)- Ho perduta la figlia mia! Ho perduta la figlia mia! NUNZIO -(rabbrividendo, abbandona sulla tavola il violino.)- -La voce di- FILOMENA CARRESE -(sempre più lontana)- Meglio se avesse gittato il suo onore in mezzo alla strada! NUNZIO -(mormora:)- Che tristezza! Che tristezza! -(Siede, avvilito.)- SCENA ULTIMA. DONNA COSTANZA, PAOLINA, NUNZIO. DONNA COSTANZA -(dal fondo)- È permesso? PAOLINA -(si sente mancare il respiro.)- NUNZIO Chi è? DONNA COSTANZA Sono io, donna Costanza. NUNZIO Oh, donna Costanza? Da quanto tempo?... Favorite. DONNA COSTANZA -(restando sotto l'arco della porta)- No, grazie, non serve. Volevo pregare Paolina.... NUNZIO Dite pure.... DONNA COSTANZA .... Là, in casa della Carrese, c'è bisogno di qualcheduno. Quella povera mamma si dispera e si strappa i capelli, e farà così per tre giorni e per tre notti. Ma, intanto, si ha da pensare alla morta.... Io sola non posso, e.... NUNZIO Capisco. Va, va, Paolina. Non si può dire di no. È carità cristiana.... -La voce di- FILOMENA CARRESE -(lontanissima)- Gente correte! Gente non mi abbandonate!... DONNA COSTANZA -(dà un sospiro.)- PAOLINA -(scoppia di nuovo a piangere.)- NUNZIO -(che ode quei singhiozzi mal repressi, si commuove anche lui.)- Tu piangi, Paolina?... È vero, sì, è uno strazio!... E se proprio non hai il coraggio.... -(Ha le lagrime agli occhi.)- DONNA COSTANZA -(fissa su Paolina gli sguardi terribili.)- PAOLINA -(cercando, invano, di soffocare il pianto, esce precipitosamente.)- DONNA COSTANZA -(senza profferir parola, segue con cupidigia la sua preda.)- -(Una breve pausa.)- 1 2 - ( ' , , , 3 , ' , . ) - 4 5 6 7 - ( ) - ? 8 9 10 11 . 12 13 14 15 - ( ' ) - 16 , , 17 ! - ( ) - ! 18 19 20 21 . 22 23 24 25 , . 26 . . - ( ) - 27 , , ' . 28 - ( ' ) - ' . 29 30 31 32 , , ' . 33 34 35 36 ' . ! 37 38 39 40 , : ' . 41 . 42 43 44 45 . . 46 . 47 48 49 50 ? 51 52 53 54 , . , . , 55 . 56 57 58 59 ? 60 61 62 63 ! , 64 . , . , ' , 65 . - ( ' . ) - . . . . 66 67 68 69 - ( , , , 70 . ) - 71 72 73 74 - ( . 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