parenti. Non ho nessuno. In fondo, io non vi ho preferito che allo Stato, col quale non ho mai avuto nulla di comune, e agli istituti di beneficenza, che il più delle volte beneficano i loro amministratori. Nè più, nè meno. LIVIA -(sempre guardando il soffitto)- Ciò non diminuisce la mia gratitudine. IL DUCA In questo momento sono io grato a voi che non vi sia parso anco una volta disgustevole di dirmi una parola gentile. LIVIA Mi accorgo che poco fa non mi avete compresa. -(Stendendogli un braccio)- Via, datemi la vostra mano. Sarebbe veramente una cattiva cosa che proprio questa conversazione creasse qualche equivoco fra noi o lasciasse qualche pena nell'animo vostro! IL DUCA -(andando a lei e stringendole la mano fortemente)- Sì, Livia, avete ragione. Io sono in una condizione di spirito... terribile! LIVIA Lo vedo. IL DUCA -(sovreccitandosi e spasimando)- Io ho bisogno di dolcezza. Ho bisogno... -(quasi non vorrebbe pronunziare la parola)- ho bisogno di bontà. Ne sono come assetato. Per quanto ciò vi possa parere un fenomeno maraviglioso, credetemi, credetemi, Livia, ve ne prego! LIVIA -(si è alzata e gli si trova di faccia, fissandolo come per penetrarne il pensiero e per ispirargli fiducia.)- Vi credo. -(Un silenzio.)- IL DUCA -(cercando di calmarsi)- Io, Livia, vi farò delle confidenze. Le farò a voi.... Siete oramai la persona a me più vicina.... Vi farò delle confidenze strane. E sarà strano, soprattutto, che a tante ore pazze che abbiamo passate insieme ne succedano delle altre... così diverse, così piene di tristezza! -(I suoi sguardi errano nel vuoto. Poi, egli sorride quasi stupidamente. Poi, si rivolge a lei con timidità)- Volete accogliere le mie confidenze? LIVIA -(fermamente)- Sì. IL DUCA Per assistere un condannato a morte, sarà pur necessario che cerchiate nel fondo del vostro cuore qualche cosa che somigli alla tenerezza. E forse la troverete davvero. La nostra natura ha complicazioni imprevedibili.... -(Pausa.) (Scrutando sè stesso, tutto assorto, siede.)- LIVIA -(gli resta accanto, dritta in piedi.)- IL DUCA Io, per esempio, da quando ho cominciato a sospettare non lontana la mia fine, ho vagamente, inconsapevolmente, cercato di mettere in pace la mia coscienza. E quando più tardi ho potuto ascoltare la condanna sicura, ho avuta immediatamente la consapevolezza di questo mio desiderio di pace intima. -Io!- Capite?... Inesplicabile! E ho rivangata tutta la mia vita. Distinguere bene ciò che era stato biasimevole non sapevo, e non saprei nemmeno adesso. A lungo andare se ne perde il concetto preciso. E, inoltre, l'impossibilità assoluta di riparare suggerisce il dubbio che quello che si chiama -pentimento- non sia... non sia che una burletta, molto comoda. E poi!... Pentirsi solamente è un'impotenza! E questa impotenza è asfissiante, è umiliante!... Un uomo come me, abituato a non vedere ostacoli dinanzi alla propria volontà, non dovrebbe potersi soltanto pentire. Pentirsi, va bene; ma anche -fare, fare, fare- qualche cosa! -(Pausa.)- E... per uno solo degli episodi della mia vita, io ho tentato, ho insistentemente tentato di tradurre in -fatto- il pentimento! Ne avevo un ricordo che mi tormentava più di ogni altro ricordo. Ai suoi tempi, quell'episodio non ebbe nessuna importanza; ma nel ricordarmene assumeva un aspetto severo, concreto, implacabile: un aspetto di colpa senza attenuanti. LIVIA -(misurando le parole)- Probabilmente, voi ingrandite l'aspetto di questa colpa. IL DUCA -(reciso)- No, perchè io ho la sicurezza di avere una figlia! LIVIA -(ha un sussulto. Poi si ferma.)- Dov'è questa figlia? IL DUCA Non lo so. L'ho cercata. Ma non avevo nè una traccia, nè un indizio. Sua madre mi sembrava d'averla riveduta, una sola volta, di sera, allo sbocco d'un angiporto sinistro della vecchia Napoli, nella penombra. Uno dei fantasmi della prostituzione più umile. Ne avevo avuto un senso di fastidio momentaneo. Poi, più nulla. E dimenticai. Ebbene, in questo periodo di risveglio della mia coscienza, in quell'angiporto sono tornato io stesso più volte. Ma erano passati altri nove anni! Nessuno seppe darmi notizie. Quel mondo, laggiù, è un immenso mare che l'occhio non vede e che pur trasporta di qua e di là, capricciosamente, come nel buio, creature vive a guisa di corpi morti. Talvolta le ingoia addirittura, tal'altra le scompone, le ricompone, le trasforma, le nasconde, le avvolge di mistero impenetrabile. Dove sono? Che fanno? Che sono diventate?... Impossibile sapere! LIVIA -(pallida, sempre più acuendo il pensiero nella sua abituale concentrazione, si allontana, siede.)- Devo dirvi lealmente quello che penso? IL DUCA Lo desidero. LIVIA Io non so capire come il genere di donna a cui avete accennato possa darvi la sicurezza che vi tormenta così. Che cos'era, infine, questa donna? IL DUCA Che cos'era?... Niente. Era un misero corpicino umano, insignificante, inerte. La più completa assenza di volontà. La più completa assenza del discernimento di qualsiasi diritto. Un istinto di umiltà e di sottomissione da innocua bestiolina domestica. Un povero cervello d'idiota smarrita nella folla. Diciotto anni. Due occhi assai belli. E una verginità scampata, per caso, alla curiosità degli uomini. Ecco quello che era. LIVIA E voi...? IL DUCA Io non ebbi altro scopo che d'impiegare in una qualunque brutalità nuova dieci minuti d'una giornata noiosa! -(Breve pausa)- Questa piccola operaia senza lavoro, che era venuta a chiedermi non so quale raccomandazione, uscì di casa mia con un po' di denaro, baciandomi le mani e benedicendomi. Mi promise di non darmi nessuna noia, e mantenne la promessa per circa un anno. Ma un giorno, la trovai dinanzi alla mia casa. Lattava una bambina bruna. Mi disse timidamente, tremando: -- Eccellenza, questa bambina è vostra. -- Finsi di non credere. Mi sottrassi a lei con uno sgarbo disdegnoso. Per mezzo d'un servo le mandai ancora del danaro e l'ordine preciso di non farsi più vedere. Ella volle che il servo mi riferisse le parole della sua riconoscenza.... E non la vidi più. -(Un silenzio.)- LIVIA -(stentando a mostrarsi calma)- Sicchè, se le ricerche da voi tentate non fossero riuscite infruttuose, voi avreste raccolta e riconosciuta come vostra la figlia di quella sciagurata? IL DUCA Certamente. LIVIA Anche se l'aveste trovata già nella perdizione, già nel fango, già in un lupanare? IL DUCA -(si alza esaltandosi)- In tal caso l'avrei raccolta con una più grande gioia, perchè mi sarebbe parso di compendiare nello sforzo della riparazione tutti i sacrifizi necessari a ripagarmi la tranquillità. E di questa tranquillità io sento l'urgenza, Livia! LIVIA È un'aberrazione! IL DUCA È una febbre, è una febbre atroce, che mi possiede e che cresce di minuto in minuto. Io, vedete, non solo vorrei trovare mia figlia ma vorrei pure... vorrei pure scorgerla attraverso un ostacolo da superare, attraverso un pericolo, attraverso le fiamme di un incendio per poter giungere a lei dopo essermi gettato in quelle fiamme, dopo aver sentito nella carne viva le scottature più dilanianti, le trafitture delle piaghe più profonde! -(Cade abbattuto sopra una poltrona.)- -(Un breve silenzio.)- LIVIA -(col volto contratto dall'interno rodìo)- Continuate a cercare, e... chi sa! IL DUCA Non ne avrò più il tempo!... Ne sono così persuaso che se mi facessi saltare le cervella o ingoiassi un veleno, non mi parrebbe di compiere un suicidio, ma soltanto mi parrebbe di evitare a me stesso il fastidio dell'agonia. LIVIA -(ha un lampo passeggiero negli occhi.)- IL DUCA Ci pensate voi all'agonia d'un uomo come me? -(Rabbrividisce.)- Ci pensate all'agonia spasmodica di quest'uomo, che ha solamente goduto e non lascia nessuna traccia di bene e non vede intorno a sè che il vuoto... il vuoto o le ombre delle vittime fatte dal suo egoismo? Ci pensate, voi, Livia? Ci pensate a tutto questo? LIVIA -(fissandolo negli occhi)- Ma... voi non commetterete nessuna follia?! IL DUCA -(anch'egli in piedi, fissando lei alla sua volta)- E siete sincera esortandomi a non commetterla? LIVIA -(ha un moto di sdegno e di asprezza felina che tradisce la sfinge.)- SCENA IV. -Il servo- GAETANO, -il- DUCA, LIVIA, LOLOTTE, GUIDOLFI. -Il servo- GAETANO -(dalla destra)- Eccellenza, sono venuti la signora Lola Bernardi e il signor Guidolfi. LOLOTTE -(di dentro)- Ma che cos'è quest'etichetta? Che novità stupide! Io posso entrare da per tutto. -(Sulla soglia, voltandosi indietro)- Tu no, tu non puoi. -(Il servo esce.)- GUIDOLFI -(di dentro)- Scusa, tu entri da per tutto perchè sei in casa del duca di Vallenza; ed io entro da per tutto perchè sono in casa di Livia Blanchardt. -(Entrando e scorgendo Livia)- Eccola lì, difatti. Ne avevo sentito l'odore. IL DUCA Siete due -blagueurs-! GUIDOLFI -(va a stringere la mano a Livia.)- LOLOTTE -(è una donnina molto graziosa, dal viso capricciosetto, un po' avariato e un po' imbellettato. Ha una- toilette -ricca e gaia. Il suo- décolleté -rivela che la sua primavera tramonta.) (Corre verso il Duca.)- Duchino mio, come stai? Da quanto tempo non ci vediamo! È un secolo! Hai fatto bene, sai, a invitarmi. Meriti un bacino e te lo do. GUIDOLFI -(a Livia:)- Ed io lo do a te. -(Sta per darglielo.)- LIVIA -(scansandosi)- No. GUIDOLFI Oh, oh! Che aria da duchessa! LOLOTTE -(al Duca:)- Ma come sei sciupato, duchino! Hai una faccia pallidissima, sai! Dunque non era un -canard-. Me lo avevano detto, sai, che eri stato tanto male. IL DUCA Ho una malattia inguaribile, mia cara Lolotte. LOLOTTE Dio mio, quale? IL DUCA Invecchio. -(E siede come stanco.)- LOLOTTE Che mi dici!! Invecchi?... Livia, tu senti?... E non lo smentisci?... All'epoca mia, sai, io avrei potuto attestare della sua gioventù. GUIDOLFI Aveva dodici anni di meno. LOLOTTE Ma tu sei pazzo! Io non l'ho mica conosciuto dodici anni fa. Dodici anni fa io portavo ancora le vesti corte, sai! GUIDOLFI Sfido io: facevi la ballerina! LOLOTTE Avevo tredici anni ed ero una ragazzina onesta, capisci! GUIDOLFI Onesta sei anche adesso, almeno con me. Non mi costi niente. LOLOTTE Dovresti vergognartene. GUIDOLFI Io sono superiore a certi pregiudizi. E poi, visto che le donne si affaticano a diventare uomini, è giusto che gli uomini ne profittino per fare delle economie. LIVIA -(è in disparte, biecamente assorta.)- LOLOTTE Duchino, tu non la pensavi così. Sei ancora un galantuomo, tu, con le donne. GUIDOLFI È lui che guasta la piazza! LOLOTTE -(al Duca:)- Se ti ripescassi, duchino? IL DUCA -(celiando)- Tenta. GUIDOLFI Per me, accomodatevi pure. Ma bisogna fare i conti con Livia Blanchardt. LOLOTTE Che ne dici, Livia? LIVIA Niente. LOLOTTE -(al Duca:)- È di cattivo umore? IL DUCA -(che sinora è stato con le spalle volte a Livia, torce il collo per vederla)- Forse. -(Nota l'atteggiamento pensoso e sinistro di lei.)- LIVIA No, tutt'altro! Ascolto volentieri. LOLOTTE Sei proprio mutata, sai. Una volta eri più matta di me. Già, intendo. Oramai, è diverso. Anzi, a proposito, -(al Duca e a Livia:)- è poi vero che vi sposate? Dopo tutto, sarebbe una cosa di spirito. GUIDOLFI Specialmente per lui! -(Un lungo silenzio imbarazzante.)- GUIDOLFI A che ora si pranza? IL DUCA Alle sette. Prendi un -vermouth-? GUIDOLFI No, grazie. IL DUCA E tu, Lolotte? LOLOTTE Nemmeno io. Prima di pranzo preferisco di fumare, per non avere appetito a tavola. Se mangio, ingrasso; e allora, come si fa? IL DUCA Lassù ci sono delle sigarette. LOLOTTE No, no. Ne offro io a te. -(Cava fuori un portasigarette e lo porge al Duca.)- Sono deliziose. IL DUCA -(ne prende una.)- -(Fumano il DUCA e LOLOTTE.)- GUIDOLFI Gliele ha regalate a Nizza, Mister Colbin, ex Presidente degli Stati Uniti. IL DUCA Quando è che gli Stati Uniti hanno avuto per Presidente un Colbin? GUIDOLFI Mai; ma non importa. Nei viaggi che fa senza di me, Lolotte ha sempre l'occasione di respingere la corte di un re spodestato o di un ex presidente di repubblica. Lei me lo racconta e io mi guardo bene dal contraddirla. In fondo, ciò sodisfa il mio amor proprio. LOLOTTE Sei molto banale, sai. IL DUCA Vieni qua, Lolotte. Di' a me: come è andata questa faccenda dell'ex Presidente degli Stati Uniti? -(Le circonda la vita col braccio, e la fa sedere sul bracciolo della poltrona.)- LOLOTTE Mister Colbin era un ex Presidente che mi faceva una corte spietata. Questa è la pura verità. Aveva una moglie splendida, sai. E quando io gli facevo osservare che sua moglie era un ostacolo, egli mi rispondeva di no, e diceva che, essendo io e lei di due generi diversi, l'uno non escludeva l'altro. GUIDOLFI Ecco gli Stati Uniti! LOLOTTE -(al Duca:)- Ma io ritirai i ponti.... GUIDOLFI -(rifacendola)-... sai! IL DUCA Lasciala parlare. -(A Lolotte:)- Perchè ritirasti i ponti? LOLOTTE Perchè di questa vitaccia ne ho abbastanza. A lungo andare, ci si stanca. Non è così, Livia? LIVIA È proprio così. IL DUCA -(torcendo il collo, nota di nuovo il contegno di Livia e un chiodo gli si mette nel cervello.)- GUIDOLFI Lolotte vuole maritarsi. LOLOTTE -(con festevolezza)- E avere dei bambini! IL DUCA Una bella idea! LOLOTTE Perchè no? Io sarei una madre eccellente. IL DUCA Non ne dubito. Ma, a trovarlo un marito! LOLOTTE Ti garantisco che lo trovo. Ho la mia dote, sai. E me la son fatta da me. GUIDOLFI Questo è innegabile. IL DUCA -(a Guidolfi:)- Io poi dico: sposala tu, giacchè il matrimonio sembra anche a te una cosa spiritosa. LOLOTTE Ah! Lui sì che vorrebbe. IL DUCA Ebbene? LOLOTTE Sono io che non voglio. Sposarlo addirittura, sarebbe troppo! GUIDOLFI Mi piacerebbe di sapere chi è che vuoi per marito. LOLOTTE Un uomo per bene. GUIDOLFI Ma gli uomini per bene non sposano più neanche le fanciulle! LOLOTTE La mia amica Zizì d'Arnau non sposò forse un conte vero? GUIDOLFI Che c'entra! Quello lì era un imbecille. LOLOTTE Ma un imbecille per bene, sai. GUIDOLFI Il marito imbecille non fa a' casi tuoi. E la ragione è semplice. Tu hai questa particolarità: se l'uomo che ti sta accanto non si accorge delle infedeltà che gli commetti, tu sei profondamente infelice. Con me sei felicissima. Ma perchè? Perchè io me ne accorgo. LOLOTTE -(alzandosi)- Non sempre, sai! IL DUCA -(ride ostentatamente)- Parola d'onore, siete più divertenti del solito. LIVIA -(va alla finestra.)- GUIDOLFI Il che non impedisce alla duchessa... Livia di essere lugubre come non l'ho vista mai. IL DUCA Non tormentarla. -(Con finta credulità)- In fondo, è preoccupata per la mia salute. GUIDOLFI Preoccupata per la tua salute? Che gentile pensiero! LIVIA -(in un falso tono di gaiezza)- Vengono in comitiva tutti gli altri. Una vera carovana! Io vado, Paolo. IL DUCA Sì, fate gli onori di casa intanto che io metto il frac -(Si leva.)- Vi raggiungo subito. E... compiacetevi, Livia, di ordinare che il pranzo sia servito alle sette precise. Guidolfi ha fame. -(La segue con lo sguardo.)- LIVIA -(senza affrettarsi, esce dalla destra.)- LOLOTTE -(andando allegramente alla finestra)- Vediamo chi altro hai invitato, duchino. -(Guardando attraverso le invetriate, con uno scatto di entusiasmo)- C'è anche Riccardo Dalgas! -(In fretta, abbracciando il Duca)- Duchino, tu sei un angelo! -(Esce correndo dalla destra.)- IL DUCA -(a Guidolfi:)- E tu non vai? -(È agitatissimo, impaziente, angosciosamente cogitabondo.)- GUIDOLFI -(osservando dalla finestra gl'invitati che giungono, risponde al Duca.)- Preferisco di arrivare dopo l'incontro di Dalgas e Lolotte. Che vuoi! Dalgas è il più timido dei miei rivali, ed io ho per lui una speciale considerazione. IL DUCA -(senza averlo ascoltato, ansimando)- Fammi un favore, Guidolfi. Prega Livia di venire qui immediatamente. GUIDOLFI Che hai? IL DUCA Nulla, nulla. Non è altro che una curiosità... una semplice curiosità. GUIDOLFI -(esce.)- SCENA V. -Il- DUCA, -poi- LIVIA. -E poi le voci di- GUIDOLFI, -di- LOLOTTE -ed altre-. -(Nelle stanze attigue, un po' di cicaleccio.)- IL DUCA -(Come per difendersi dall'indiscrezione, chiude l'uscio di fondo con la chiave. Cerca di concretare il suo pensiero. Cerca di riflettere, e conclude fermamente:)- Voglio sapere quello che nasconde nel suo silenzio! LIVIA Vi sentite male, Paolo? IL DUCA -(padroneggiandosi, scrutandola acutamente)- Sì, appunto, mi era parso di non sentirmi bene! LIVIA Volete un medico? IL DUCA No, grazie. Sto già meglio. E, in verità, non per questo vi ho fatto chiamare. LIVIA Avete da dirmi qualche cosa? IL DUCA Precisamente! LIVIA Parlate, dunque! Ma presto, perchè di là ci aspettano, e.... IL DUCA Livia, io esigo che voi, guardandomi in faccia, rispondiate alla domanda che vi ho rivolta pocanzi! LIVIA -(in tono dissimulatore)- A quale domanda? IL DUCA Quando qui, qui, dieci minuti fa, io vi ho parlato della tentazione di risparmiare a me stesso il martirio di un'agonia tremenda, mi avete voi esortato sinceramente a non affrettare la mia fine? LIVIA Sospettate in me un'impazienza infame! IL DUCA Ebbene, disgraziatamente la sospetto! Siete voi che dovete liberarmi da questo incubo! LIVIA -(furibonda)- Non c'è nessun mezzo. Dalla vostra accusa brutale, io non debbo difendermi. IL DUCA -(incalzando)- E potreste giurare in questo momento che voi mi augurate di vivere?! LIVIA -(con uno scatto di fierezza crudele)- Non è il mio augurio che può guarire il vostro spirito più malato del vostro corpo. Forse guarirete o crederete di guarire riprendendo quello che voi avete voluto darmi! Fatelo. Io non vi impedisco di cercare ancora vostra figlia. Ma non aspetterò che l'abbiate trovata. Me ne vado adesso! -(Prendendo il suo mantello con gesto risoluto e violento)- Addio! IL DUCA -(stranamente concitato, afferrandola per un braccio)- Ah, no! Non mi lasciare! Io della tua malvagità raffinata non dubito più.... Ne ho il convincimento, e ne gioisco! Tu hai avuto or ora l'audacia di giuocare tutto per tutto! Ed hai vinto. No, non cercherò più, non cercherò più mia figlia! Io scorgo in te lo strumento perfezionato della fatalità di cui sono stato il giocattolo e mi riprometto un piacere nuovo ed enorme: quello che inconsciamente ho invocato ed ho aspettato, quello che sarà l'ultimo gradino della mia abiezione: stringerti fra le braccia sentendomi dilaniare dal rimorso! -(Traendola a sè e avvinghiandosi a lei in uno spasimo di ebbrezza morbosa)- E quanto più ti comprendo, quanto più ti disprezzo, quanto più mi fai soffrire, quanto più mi fai paura, tanto più ti desidero e ti chiedo aiuto! Sii perfida! Sii mostruosa! Mi piaci così, e ti merito così! -(Stringendola forte)- Non mi lasciare!... LIVIA Sei mio, di', sei mio?! IL DUCA Come un dannato!! -(Restano avvinti.)- -(Giungono delle voci graziosamente allegre e scherzose, appena distinguibili, attraverso l'uscio di fondo.)- UNA VOCE È finito, sì o no, quest'idillio? UN'ALTRA VOCE Ma si può vedere finalmente a occhio nudo questo Duca felice? -La voce di- LOLOTTE Duchino, io muoio d'invidia, sai! -La voce di- GUIDOLFI Ed io muoio di fame! IL DUCA -(a Livia, staccandosi da lei:)- Va! LIVIA -(esce a destra.)- -(Dopo un istante, si ode lieve, velata, come un'esclamazione corale)- Oooh! -(Silenzio profondo.)- -La voce di- GUIDOLFI -(lontanissima)- A tavola, a tavola! IL DUCA -(barcollando, si toglie la giacca, prende il frac, va innanzi allo specchio. Appena infilato l'abito, porta la mano al cuore.)- O Dio.... Che cos'è questo?!... Io soffoco... soffoco... -(Gli manca il respiro. Gli manca la voce.) (Si sorregge a una sedia. Fa uno sforzo per gridare.)- Aiuto... -(La parola gli si spegne nella gola stretta.) (Ha come un lampo di chiaroveggenza. Balbetta:)- Il testamento!... A lei, no... no... no... -(Cerca di trascinarsi fino alla scrivania. Ma, come le sue braccia si stendono e le sue mani si aggrappano al cassetto, egli è vinto dalla paralisi e cade pesantemente -- morto.)- -(Un po' di vocìo festoso giunge di nuovo a traverso l'uscio.)- -(Sipario.)- ATTO TERZO. -L'abitazione di Nunzio e Paolina: una stamberga. È un pianterreno che potrebbe servire da stalla. Non una finestra, non uno spiraglio. L'aria entra soltanto dalla grande porta che si apre nel mezzo della parete in fondo. Il livello del pavimento è inferiore a quello della strada, sicchè dalla strada si accede scendendo un gradino. I muri sono screpolati e grommati di muffa. Il soffitto basso mostra le travi scoperte. Accosto alla parete destra, un letto per due persone, con le scranne di ferro senza spalliera. Verso il lato sinistro della stamberga, una tavolaccia, due o tre seggiole, una panchetta. A sinistra della porta, un cassettone con su una statuina di Madonna, dinanzi alla quale arde una bella lampada di ottone. Dalla stessa parte, nell'angolo, un focolaretto, con pochi utensili da cucina, in creta. L'altro angolo, a destra, è tutto nascosto da una gran cortina fatta di pannolini di diversi colori, qua e là rattoppati, la quale pende da una cordicella stesa in alto, di traverso, tra i due muri. Alla parete sinistra sono conficcati dei chiodi in modo che vi si possa appendere qualche cosa. La porta è tutta aperta. Si scorgono le finestre e i balconcini d'un vicoletto angusto e bieco, illuminato dalla poca luce che penetra tra i muri altissimi delle vecchie casupule accavalcate le une alle altre. Si vede, molto di rado, passare per il vicoletto qualche femminuccia del volgo affaccendata, qualche popolano, qualche figura indefinibile.- SCENA I. PAOLINA -e- NUNZIO, -poi- DONNA COSTANZA. -(PAOLINA veste un abito succinto, povero, scuro: scarpacce grosse e sporche: capelli ravviati con semplicità. È seduta sopra il letto, con le gambe penzoloni. -- NUNZIO le sta accanto, in piedi, col violino sotto il braccio, l'archetto in una mano, occupato ad insegnarle la canzone del «Passero sperduto».)- NUNZIO Le parole, prima di tutto. Le ricordi bene? PAOLINA Sì. -(Ripete monotonamente le parole della canzone senza intenderne abbastanza il significato e pur dando ad esse, involontariamente, una vaga tinta di mestizia.)- Un passero sperduto e abbandonato su d'una casa bianca si posò. Lì c'era un bambinello appena nato che urlava tanto!... E il passero tremò. E, vinto dal timore, il poverino fuggì da quella casa e dal bambino. Andò a posarsi in mezzo a una foresta tutta frescura e tutt'erba odorosa. Lì vide un uomo, e poi... vide una vesta, e il passero comprese qualche cosa. Gli disse l'uom: -Questa foresta è mia.- Il passero gettò due penne, e via! NUNZIO -(fa il gesto analogo.)- PAOLINA Più tardi si posò su di una chiesa piena di fiori e piena di lacchè, Un principe sposava una marchesa... Piangevan tutti e due -- chi sa perchè! Il passero pensò: «Oh, che allegria!»... NUNZIO -e- PAOLINA -(terminando insieme la strofa.)- E andò a cercare un'altra compagnia. PAOLINA -(non ricorda più, e tace.)- NUNZIO -(dandole lo spunto.)- Allora si fermò... PAOLINA Allora si fermò quand'ebbe scorta una capanna sopra una montagna. C'era lì dentro una vecchietta morta. Ei mormorò: «-Questa è la mia compagna.-» Entrò, si mise accanto alla dormente, e vi rimase in pace, finalmente! NUNZIO -(facendo l'eco)- «Finalmente.» Benissimo! Adesso vediamo se ricordi la musica. PAOLINA La musica unita con le parole? NUNZIO S'intende. PAOLINA Ma falla tu pure col violino. NUNZIO La faccio pure io. -(Si mette in posizione per suonare.)- PAOLINA -(discende dal letto, e, in un atteggiamento di riflessione, gli occhi rivolti in su, le mani unite sulla schiena, canta con la sua vocetta un po' tremula ma intonata e toccante, quasi macchinalmente, la prima strofa della canzone.)- NUNZIO -(l'accompagna, all'unisono, col violino, portando la battuta col piede.)- -(È un canto semplice e gentile: è una musica piana che semplicemente racconta.)-[1] PAOLINA -(cantando:)- Un passero sperduto e abbandonato su d'una casa bianca si posò. Lì c'era un bambinello appena nato che urlava tanto!... e il passero tremò. E, vinto dal timore, il poverino fuggì da quella casa e dal bambino[3]. [3] -Musica- a pag. 369: Numero I. NUNZIO Lo vedi che va bene? PAOLINA E come fa il ritornello? NUNZIO Non c'è ritornello. Invece, a ogni strofetta, c'è la risposta del violino, che è dolce assai: dolce come se fosse una voce di consolazione per il povero passero vagabondo. Senti se ti piace. -(Suona. La sua inesperienza non impedisce che le note della breve e lenta melodia si effondano teneramente soavi.)-[4] [4] -Musica- a pag. 369: Numero II. . . , 1 , , 2 , . 3 , . 4 5 6 7 - ( ) - . 8 9 10 11 12 . 13 14 15 16 . - ( 17 ) - , . 18 19 ' ! 20 21 22 23 - ( ) - , , 24 . . . . ! 25 26 27 28 . 29 30 31 32 - ( ) - . 33 . . . - ( ) - 34 . . 35 , , , , ! 36 37 38 39 - ( , 40 . ) - . 41 42 - ( . ) - 43 44 45 46 - ( ) - , , . 47 . . . . . . . . 48 . , , 49 . . . , 50 ! - ( . , 51 . , ) - 52 ? 53 54 55 56 - ( ) - . 57 58 59 60 , 61 . 62 . 63 . . . . - ( . ) ( , , 64 . ) - 65 66 67 68 - ( , . ) - 69 70 71 72 , , 73 , , , 74 . , 75 76 . - ! - ? . . . ! 77 . , 78 . . 79 , , ' 80 - - . . . 81 , . ! . . . ' ! 82 , ! . . . , 83 , 84 . , ; - , 85 , - ! - ( . ) - . . . 86 , , 87 - - ! 88 . , ' 89 ; , , 90 : . 91 92 93 94 - ( ) - , ' 95 . 96 97 98 99 - ( ) - , ! 100 101 102 103 - ( . . ) - ' ? 104 105 106 107 . ' . , . 108 ' , , , 109 ' , . 110 . 111 . , . . , 112 , ' 113 . ! 114 . , , ' 115 , , 116 , . 117 , ' , , , 118 , . ? ? 119 ? . . . ! 120 121 122 123 - ( , 124 , , . ) - 125 ? 126 127 128 129 . 130 131 132 133 134 . ' , , 135 ? 136 137 138 139 ' ? . . . . , , 140 . . 141 . 142 . 143 ' . . . 144 , , . 145 . 146 147 148 149 . . . ? 150 151 152 153 ' 154 ' ! - ( ) - 155 , 156 , ' , 157 . , 158 . , 159 . . , : - - 160 , . - - . 161 . ' 162 ' . 163 164 . . . . . 165 166 - ( . ) - 167 168 169 170 - ( ) - , 171 , 172 ? 173 174 175 176 . 177 178 179 180 ' , , 181 ? 182 183 184 185 - ( ) - ' 186 , 187 . 188 ' , ! 189 190 191 192 ' ! 193 194 195 196 , , 197 . , , 198 . . . , 199 , 200 , 201 , 202 ! - ( . ) - 203 204 - ( . ) - 205 206 207 208 - ( ' ) - , . . . 209 ! 210 211 212 213 ! . . . 214 , 215 , 216 ' . 217 218 219 220 - ( . ) - 221 222 223 224 ' ' ? - ( . ) - 225 ' ' , 226 227 . . . ? 228 , , ? ? 229 230 231 232 - ( ) - . . . ? ! 233 234 235 236 - ( ' , ) - 237 ? 238 239 240 241 - ( . ) - 242 243 244 . 245 246 - - , - - , , , . 247 248 249 - - 250 251 - ( ) - , 252 . 253 254 255 256 - ( ) - ' ' ? ! 257 . - ( , ) - , 258 . 259 260 - ( . ) - 261 262 263 264 - ( ) - , 265 ; 266 . - ( ) - , . 267 ' . 268 269 270 271 - - ! 272 273 274 275 - ( . ) - 276 277 278 279 - ( , , ' 280 ' . - - . - 281 - . ) ( . ) - 282 , ? ! ! 283 , , . . 284 285 286 287 - ( : ) - . - ( . ) - 288 289 290 291 - ( ) - . 292 293 294 295 , ! ! 296 297 298 299 - ( : ) - , ! , 300 ! - - . , , 301 . 302 303 304 305 , . 306 307 308 309 , ? 310 311 312 313 . - ( . ) - 314 315 316 317 ! ! ? . . . , ? . . . ? . . . 318 ' , , . 319 320 321 322 . 323 324 325 326 ! ' . 327 , ! 328 329 330 331 : ! 332 333 334 335 , ! 336 337 338 339 , . . 340 341 342 343 . 344 345 346 347 . , 348 , 349 . 350 351 352 353 - ( , . ) - 354 355 356 357 , . , , 358 . 359 360 361 362 ! 363 364 365 366 - ( : ) - , ? 367 368 369 370 - ( ) - . 371 372 373 374 , . . 375 376 377 378 , ? 379 380 381 382 . 383 384 385 386 - ( : ) - ? 387 388 389 390 - ( , 391 ) - . - ( ' . ) - 392 393 394 395 , ' ! . 396 397 398 399 , . . , . 400 , . , , - ( : ) - 401 ? , . 402 403 404 405 ! 406 407 - ( . ) - 408 409 410 411 ? 412 413 414 415 . - - ? 416 417 418 419 , . 420 421 422 423 , ? 424 425 426 427 . , 428 . , ; , ? 429 430 431 432 . 433 434 435 436 , . . - ( 437 . ) - . 438 439 440 441 - ( . ) - 442 443 - ( . ) - 444 445 446 447 , , 448 . 449 450 451 452 ? 453 454 455 456 ; . , 457 ' 458 . 459 . , . 460 461 462 463 , . 464 465 466 467 , . 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